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17 luglio 2012 2 17 /07 /luglio /2012 22:15
Le statistiche che vengono elaborate sull' Italia non lasciano molti spazi a dubbi e incertezze: li sentiamo su di noi i pesanti fardelli che ci costringono a non condurre più una vita che fino a qualche anno fa era nella normalità: oltre 8 milioni i poveri in Italia, pari all'11,1% delle famiglie, stanno avendo enormi disagi sulla propria vita e famiglia.  Sono dati scioccanti quelli rivelati dall'Istat nel rapporto "La povertà in Italia". Secondo quanto si legge nel documento, inoltre, il 5,3% degli italiani è in uno stato di "povertà assoluta". La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 1.011,03 euro. I dati di quest'anno, spiega l'Istat, si devono a un "peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati".
 
 
 
 Codacons: "Urge decreto anti-povertà". Un "decreto anti-povertà, teso a salvare le famiglie riducendo il tasso di povertà, nella consapevolezza che per un paese civile contare 8 milioni di poveri è una vergogna e una infamia". A chiederlo al governo Monti è Carlo Rienzi, presidente del Codacons, secondo cui i dati diffusi oggi dall'Istat sono "estremamente preoccupanti" e "dimostrano come lo stato di povertà in cui versano ben 8 milioni di persone sia un vero e proprio 'allarme sociale'". "Oltre ai poveri 'ufficiali' e a chi sta poco sopra la soglia di povertà - denuncia Rienzi - ad aggravare la situazione del nostro paese è l'enorme numero di famiglie che presentano difficoltà nell'arrivare alla fine del mese, pari al 40% del totale

Cresce la povertà relativa: +10%tra le famiglie

Sono dati che parlano di un'impennata della cosiddetta povertà relativa. L’incidenza del fenomeno è aumentata quest'anno dal 40,2% al 50,7% per le famiglie senza occupati e pensionati, e dall’8,3% al 9,6% per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro, essenzialmente anziani soli e in coppia.

Più povero chi è alla ricerca di un lavoro

Tra gli anziani aumenta anche l’incidenza di povertà assoluta (dal 4,5% al 5,5%), in crescita anche tra le famiglie in cui la persona di riferimento si è ritirata dal lavoro (dal 4,7%al 5,4%), e se non ci sono redditi da lavoro e almeno un componente è alla ricerca di occupazione (dall’8,5% al 16,5%). L’incidenza di povertà assoluta cresce anche tra le famiglie con a capo una persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi: famiglie di operai (dal 6,4% al 7,5%), con licenza elementare (dall’8,3% al 9,4%) o di scuola media inferiore (dal 5,1% al 6,2%).

In difficoltà chi ha figli

Peggiora la condizione delle famiglie con un figlio minore, sia in termini di povertà relativa (dall’11,6% al 13,5%), che di povertà assoluta (dal 3,9% al 5,7%). A fronte della stabilità della povertà relativa al Nord e al Centro, nel Mezzogiorno si osserva un aumento dell’intensità della povertà relativa: dal 21,5% al 22,3%. In questa ripartizione la spesa media equivalente delle famiglie povere si attesta a 785,94 euro (contro gli 827,43 e 808,72 euro del Nord e del Centro).
 
 Alle otto di ieri sera, ora italiana, è arrivato l’annuncio ufficiale: i possessori privati di debito greco hanno detto sì alla proposta di accettare la perdita di oltre metà del loro denaro.

È stato così rinviato alle calende greche il rimborso del resto e i creditori si sono accontentati, per questo lungo periodo, di un tasso di interesse molto basso.

Siccome l’adesione è stata volontaria - anche se certo non spontanea, viste le pressioni sui fondi e sulle banche che detenevano grandi quantità di titoli greci - la Grecia non è in fallimento; la valanga dei rimborsi sui Cds, i titoli-scommessa sul fallimento di Atene, ben più temibili del debito stesso, stimati in 1000-1500 miliardi di euro non si abbatterà quindi sulla finanza mondiale. A causa di questa valanga, alcuni grandi della finanza internazionale avrebbero potuto soccombere, ancora più facilmente della Grecia.

L’equilibrio di fondo della finanza globale appare comunque salvo, per il momento; la testardaggine del cancelliere tedesco, temperata dai suoi partner italiani e francesi, consente ora a tutti di tirare un sospiro di sollievo. L’indice Dow Jones - leggendario termometro dei capitalismo finanziario - può riprendere la marcia verso quota 13 mila, superata di un soffio prima di ricadere nei giorni scorsi, proprio per il pericolo di un cedimento dell’euro.

In questa situazione l’Italia incassa un bonus particolare: l’ormai famoso «spread», ossia la distanza tra i bassi rendimenti dei titoli decennali emessi dallo Stato tedesco e gli equivalenti emessi dallo Stato italiano, è sceso sotto il livello del 3 per cento. Siamo di nuovo un Paese rispettabile e l’estero non sembra dare gran peso al cicaleccio politico esploso improvvisamente due giorni fa, considerandolo normale amministrazione. Il che significa che lo Stato spenderà meno per ottenere il rifinanziamento dei debiti in scadenza nelle prossime settimane (e sperabilmente nel resto dell’anno). E gli spagnoli, nostri «cattivi» cugini, che hanno apertamente sfidato l’Europa annunciando che nel 2012 non rispetteranno l’obiettivo di deficit a loro assegnato, hanno avuto la «punizione» che si meritano: per la prima volta da molti mesi il loro «spread» è (un po’) più alto del nostro. Le distanze sono ristabilite, le normali gerarchie sono rispettate.

Di fronte a questo complicato e fragile ritorno alla normalità occorre evitare manifestazioni premature di giubilo. E questo per tre motivi. Il primo è che quello che abbiamo fatto alla Grecia trascende i confini dell’economia: premesso che i Greci sono stati dei grandi mentitori (ma l’Europa finanziaria per anni ha voluto credere alle loro menzogne senza darsi la pena di indagare) va denunciato che il resto d’Europa li sta trattando, per certi aspetti, peggio di come gli alleati della seconda guerra mondiale trattarono la Germania sconfitta. L’accordo che mette al riparo l’euro, condanna infatti la Grecia: tra il 2009 e il 2011 il prodotto lordo greco ha già subito una caduta del 10 per cento e scenderà ancora (secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale) almeno del 2 per cento nel 2012. La disoccupazione è raddoppiata, le retribuzioni dei pubblici dipendenti sono state decurtate del 20 per cento.

A fronte di questi enormi sacrifici, la Grecia non ha alcuna certezza che la cura funzioni. Può anzi trasformarsi in una trappola crudele: le imposte pagate da un’economia che si contrae in questa maniera si contraggono fortemente anch’esse e il sospirato pareggio di bilancio che sembra a portata di mano sfugge quando si crede di averlo afferrato. E’ già successo con il primo tentativo di salvataggio della Grecia, potrebbe succedere di nuovo. Impedendole di dichiarare ufficialmente il fallimento, l’Europa sta costringendo la Grecia a dissanguarsi goccia a goccia senza una chiara possibilità di ripresa. A questa tortura un giornale di Vienna ha dato il nome appropriato di «genocidio finanziario»: stiamo condannando quel Paese ad almeno 15 anni di relativa povertà.

Dalla parte dell’Unione Europea non tutto è tranquillo. Il presidente della Banca Centrale Europea (Bce) ha potuto ieri suonare il «cessato allarme» per l’euro e rallegrarsi pubblicamente per il superamento dell’ostacolo e il successo delle due recenti operazioni di finanziamento a tre anni, per complessivi mille miliardi di euro, che hanno fornito all’economia europea almeno una parte dell’ossigeno necessario per sopravvivere. La stessa Bce ha però ancora una volta tagliato le stime della crescita europea che ora oscilla tra -0,5 e +0,3 per cento, il che significa stagnazione. L’inflazione è prevista tra il 2,1 e il 2,7 per cento, in significativo aumento rispetto all’1,5-2,5 per cento di dicembre, soprattutto per l’aumento del prezzo del petrolio. Non è proprio un buon segnale. Lo stesso Draghi, inoltre, ha dovuto difendersi dalle critiche dei «falchi» della Bundesbank, arrivate ai giornali grazie a un’insolita indiscrezione tedesca: dietro l’unità di facciata dei banchieri europei vi sono differenze profonde e molta incertezza.

In questa prospettiva si colloca l’incerta situazione italiana; il rallegramento per i risultati raggiunti negli ultimi quattro mesi non deve far dimenticare che la strada che il Paese deve percorrere è lunghissima. Abbiamo scalato una collinetta, appena una piccola asperità che fa da anticima alla montagna del nostro debito, accumulato in una generazione. Stiamo andando di buon passo, ma la strada davanti a noi è ancora davvero molta.

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12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 18:26

http://www.cospirazione.net/images/stories/ufologia/rapimenti.jpg

Si discute da un po’ di tempo della scomparsa incredibile di diverse migliaia di persone in circostanze misteriose, eventi inquietanti che pian piano stanno attirando massicciamente l’attenzione dell’opinione pubblica e ovviamente degli organi di stampa. Tutti i tentativi effettuati dalle forze dell’ordine allo scopo di capirci qualcosa sono sfociati miseramente in un nulla di fatto, un insuccesso eclatante e spaventoso e ritengo mai accaduto prima con queste modalità a dir poco rabbrividenti.

Dove va a finire, questa gente? E’ possibile che si dilegui nel nulla? Scomparsa come può sparire la pula al vento?

Perché la Legge non imbocca una nuova strategia di ricerca? Ecco, è proprio qui il mistero. E’ necessario che la Giustizia (un termine che prediligo assai più dell’altro) faccia uno sforzo per capire che ormai, dinanzi a tanti casi misteriosi di sparizioni, bisogna fare uno sforzo di fantasia per incamminarsi verso lo studio di ipotesi alternative magari nebulose e poco o punto ortodosse che certamente possono apparire del tutto fantastiche e campate in aria, ma che possono darci delle risposte che altrimenti non avremo mai. I casi di tanti sparizioni di adulti e bambini hanno dei punti in comune che inquietano. In tutti questi sinistri avvenimenti esseri innocenti subiscono e forse continuano a subìre un destino atroce.

Che significa? Come è possibile immaginare che in uno Stato di Diritto come il nostro si possa assistere senza reagire a questi fatti agghiaccianti?

Perché si riescono ad acciuffare i più esperti e incalliti delinquenti e non si riesce a cavare un ragno dal buco quando si tratta di casi così apparentemente semplici da risolvere, tenendo conto ad esempio che la Legge oggi come oggi può disporre di sistemi di sorveglianza basati sull’utilizzo ad esempio dell’informatica applicata alla telefonia? Perché non si riesce a saperne un bel niente nonostante si disponga di satelliti militari in grado di fotografare un ago in un pagliaio? A cosa servono le intercettazioni telefoniche (che hanno buon gioco nell’imputazione di individui sospetti), quando spariscono dalla faccia della Terra bambini e adulti del tutto incolpevoli? Sono certo interrogativi terribili, ma la Legge dovrebbe porseli e credo che se li ponga.

Ad ogni modo ritengo che ci sia alla base di questi fatti un MISTERO, un mistero che deve restare tale e che non deve essere portato a conoscenza degli uomini, non si spiegherebbe altrimenti il fatto che si cerca di tacere appunto su queste che io definisco ipotesi alternative.

Specificare con altri termini più precisi cosa io intendo veramente quando parlo di ipotesi alternative non riesco ad immaginarlo, ma che ci siano alla base di questi casi fatti oscuri e poco approfonditi non ci piove. Non so ovviamente quali potrebbero essere questi fatti oscuri e tenebrosi, ma ultimamente mi sembra che si succedano troppi eventi strani per scrollarseli di dosso con semplici ipotesi di nessuna valenza investigativa.

Ovviamente, non posseggo alcuna verità e quindi mi guarderò bene dar dire e affermare che le mie teorie siano da accettare in toto, e tuttavia sono convinto  che quello che sta succedendo apra scenari nient’affatto ortodossi sui quali è bene spendere qualche parola.

Mi riferisco precisamente alla teoria ufologica dei cosiddetti rapimenti alieni, le famose abduction di cui è piena la letteratura in questione, un’ipotesi certo assai azzardata ma che ad ogni caso può aiutare in qualche modo ad indirizzare le ricerche verso un campo certo assai spaventoso ma nient’affatto da scartare a priori.

Ripeto che siamo nel campo delle teorie, d'altronde sono una persona seria e onesta e non mi sognerei mai di avanzare un’ipotesi qualunque senza passarla al vaglio della razionalità e della logica.

Tuttavia devo fare un'ulteriore affermazione: molti parlano di organizzazioni dedite all’asportazione illegale di organi umani; diverse pubblicazioni ufologiche parlano di casi in cui sono stati asportati misteriosamente organi da animali e in qualche caso anche da esseri umani, particolarmente nei paesi in via di sviluppo; si è sempre accennato al cosiddetto "patto scellerato" tra uomini e alieni, patto nebuloso e sul quale ovviamente non esistono certezze, quantunque vi siano certi indizi e siano anche in un certo senso documentati seppure da ricercatori non ortodossi, un patto che prevederebbe lo scambio di tecnologia aliena in cambio di una sorta di lasciapassare per gli extraterrestri affinché possano fare esperimenti sul corpo umano.

Non traggo da ciò chissà quale verità, mi viene solo un dubbio: chi sono queste organizzazioni di cui si mormora senza mai parlarne chiaramente, dimodochè sembra che sulla materia esista una specie di censura? E’ solo un dubbio e mi pare giusto proporlo all’attenzione del pubblico, affinché capisca in quale mare stiamo navigando a vista e senza alcuna certezza.

Per avvalorare la mia tesi secondo la quale vi è in queste strane sparizioni un mistero intricatissimo degno di studio approfondito a 360 gradi, riporto dal sito Il Messaggero.it la seguente notizia insieme ad alcuni brani (riporto solo quelli che più mi sembrano significativi) di un’intervista rilasciata dal nuovo Commissario per la ricerca degli scomparsi, Gennaro Monaco, nominato da poco dal Governo Italiano:

di Cristiana Mangani

ROMA (17 giugno) - Ogni volta che si sente parlare della scomparsa di una persona si prova sconcerto e preoccupazione, perché sembra impossibile che qualcuno improvvisamente tagli i ponti con la vita senza lasciare una traccia, una indicazione. Resta la disperazione delle famiglie che non riescono a trovare una ragione per metabolizzare dolori di questo tipo. Sono trentamila le persone scomparse nel nostro Paese, un numero enorme. È come se una mattina il Laurentino 38, uno dei quartieri più popolosi della Capitale, o l’intero stato del Liechtenstein, si risvegliassero vuoti. Senza più nessuno. La fuga da casa, la sparizione, il rapimento, sono diventate vere e proprie emergenze, al punto che sono stati gli stessi cittadini a segnalarne la gravità. E così il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha deciso di istituire un commissario straordinario per le persone scomparse.

Per guidarlo ha chiamato un poliziotto di razza, passato per tutte le carriere investigative: Gennaro Monaco, detto Rino, in Polizia dal 1969, prefetto, e ora anche “Commissario”. Nel suo curriculum, da capo della squadra mobile a questore di Roma, a capo dello Sco, il Servizio centrale operativo.

«Quello degli scomparsi è un fenomeno complesso e sfaccettato che riguarda non solo minori, adolescenti, adulti, ma anche tante persone anziane. In Italia mancava un tavolo di regia innovativo, capace di raccordare una materia che interessa principalmente le forze dell’ordine ma anche altre realtà, come il ministero della Sanità e la Protezione civile………. Se Angela Celentano fosse scomparsa adesso, forse, le cose sarebbero andate diversamente. Avremmo avuto l’aiuto della Protezione civile, quello del ministero della Sanità. E chissà se la bambina sarebbe stata ritrovata. Per questo istituiremo una figura di riferimento all’interno delle Prefetture che ci comunichi ogni novità. E poi prenderemo contatti con la Comunità europea, per lo scambio delle informazioni. Il mio ufficio non potrà fare indagini, ma potrà coordinare le forze. E riusciremmo a farlo solo se avremo a disposizione dati reali e non numeri al lotto………Ci collegheremo con prefetture e forze di polizia e poi creeremo i rapporti con le forze che operano sul territorio. Cominceremo subito, già da giovedì prossimo, quando avremo la prima audizione, insieme con l’associazione Penelope, davanti alla I Commissione affari costituzionali, presieduta da Luciano Violante. Siamo pronti a partire».

Ho voluto riportare solo alcune affermazioni del nuovo Commissario perché mi sembrano assai importanti e allusive, specie se consideriamo attentamente il perché degli strani riferimenti al Ministero della Sanità, alla Protezione civile e alla Commissione affari costituzionali, perché mi pare da un certo punto di vista di poter arguire che il problema non è allora solo di carattere investigativo ma va ben oltre, coinvolgendo Autorità e Istituzioni che apparentemente non c’entrano nulla se s’inquadra il fenomeno solo quale manifestazione meramente criminale.

 

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7 luglio 2012 6 07 /07 /luglio /2012 23:28
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Norvegia non ha debito pubblico, per svariate ragioni che ora vi esporrò. Il motivo principale però resta principalmente uno ed uno solo: non ha aderito al sistema schiavista della moneta debito e, udite udite, la sua banca centrale è una delle ultime in Europa in mano ad uno stato. Insomma la sintetizzo così: una sola moneta, la Corona, una sola banca. E tutto quanto statale.

La Banca Centrale Norvegese non solo è rimasta una delle ultime banche europee controllate dallo Stato,e non dai banchieri Privati, ma gestisce perfino il Fondo Pensioni norvegese in attivo,un altro miracolo specie in tempi di crisi! Ed è per questi fatti che la Norges Bank non vuole far parte del sistema Euro. Ovviamente non sono scemi i Norvegesi. Beati loro... Ma vediamo gli altri punti di forza che fanno della Norvegia un paese simbolo da emulare:

Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona. E l'avevamo detto.

Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor). Qui da noi invece, la legge 111 del 15 luglio permette la dismissione del capitale pubblico! E visti i precedenti, Iri ad esempio, non c'è da star tranquilli...

Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.

I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, non fa parte dell'OPEC. (Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma). Tornando alla Norvegia, spulciando un attimo si scopre che il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale "incidente". Poi se spulciate ancora un altro po' sai che potreste scoprire? Non ci crederete ma la Norvegia ha fondato un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Ahhh! E noi non potremmo fare lo stesso dato che l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma? Ovviamente si, manca la materia prima che prenda le decisione.. Comunque alzo proprio le mani....

Perché questi Norvegesi sono davvero forti. E mica si sognano di privatizzare l'acqua o la raccolta dei rifiuti, come vorrebbero fare i nostri politici... Vedete, la scusa del debito pubblico legata ai costi dello stato è una SCUSA! Il problema è la moneta debito.. Ed è così evidente specie ora che vi cito un altro dato: la Norvegia ha un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 119% del nostro PIL...

Finisce qui? Ma manco per sogno! Proseguiamo! C'è da segnalare che la Norges Bank è la prima banca Centrale in assoluto ad aver citato in giudizio nel 2009 per truffa sui derivati la City Group, il più grande gruppo d'affari del Mondo. Immaginiamoci gli esiti delle sentenze che il Tribunale amministrativo di Stato norvegese dovrebbe emettere...

Va poi ricordato che il Governo norvegese ha firmato qualche mese fa un importante Trattato con accordi del confine acqueo nel Mare del Nord con la Federazione Russa, al fine di un congiunto sfruttamento gas-petrolifero, escludendo di fatto le "7 sorelle" multinazionali globali, storicamente "coinvolte" in tali frangenti e rappresentanti gli interessi primari di Canada e USA ,ovviamente contrarie a tale accordo. Sottolineo poi che la Norvegia dopo un iniziale appoggio ha ritirato le truppe dalla Libia,aggiungendo alla Nato un'ulteriore difficoltà "politica". Il Governo norvegese è stato il primo ad aver evidenziato un futuro riconoscimento della Palestina come Stato sollevando molti consensi ma anche dure e aspre critiche.

Dopo aver elencato così tanti aspetti positivi della Norvegia viene naturale chiedersi:
ma se l'Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall'euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell'acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?
Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?
 
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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 20:13

Nel 2011 quasi 56mila famiglie hanno subito un provvedimento di sfratto per morosità. In testa alla classifica Roma e Torino

http://www.unonotizie.it/immagini/DEMOLIZIONE2.jpgI numeri della crisi sono impietosi e nella loro oggettività  permettono sempre di misurare il malessere sempre più diffuso tra i cittadini. Sono i dati del 2011, ancora incompleti, e forniti dal Ministero degli Interni, a parlare chiaro a proposito di sfratti e inquilini morosi. Nel 2011 infatti quasi 56 mila famiglie italiane hanno subito un provvedimento di sfratto per morosità. Il dato risulta essere in linea con quello dell’anno precedente, ma in cinque anni, ovvero da quando la crisi era ancora un termine sconosciuto, ad oggi, gli sfratti per morosita' sono aumentati del 64% (nel 2006 erano 33.893).

La difficoltà ad arrivare a fine mese, e anche ad onorare il canone di affitto, riguarda l'87% dei casi di sfratto che nel 2011, sempre secondo i primi dati ufficiali, sono stati complessivamente pari a 63.846. Solo 832 i provvedimenti di sfratto emessi invece per necessità del locatore; per finita locazione sono stati 7.471. Le richieste di esecuzione presentate all'Ufficiale giudiziario sono state 123.914, mentre gli sfratti eseguiti 28.641.

 E' la città di Roma a contare il maggior numero degli sfratti per morosità: nel 2011, secondo i dati del ministero degli Interni, sono stati emessi 4.678 provvedimenti. Gli sfratti eseguiti nella Capitale con l'intervento dell'ufficiale giudiziario sono stati 2.343. Tra le altre città spiccano i dati di Torino (2.523 sfratti per morosità), Napoli (1.557 in città e 1.255 nel resto della provincia), Milano (1.115 nel capoluogo ma ben 3.244 nel resto della provincia).

 

 

 

 

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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 18:57

Le prove orali sono già iniziate e i candidati che ancora devono sostenere il colloquio temono di non riuscire a prepararsi in tempo: ecco alcuni consigli per sostenere al meglio l’orale

 

 Gli esami orali, iniziati già da alcuni giorni continuano il loro svolgimento e intanto migliaia di maturandi si stanno preparando per affrontare quella che sappiamo essere la prova più temuta dell’intero esame di Stato: il colloquio orale.

Il terrore dei ragazzi viene alimentato dalla paura di non riuscire a fronteggiare la commissione. In realtà, basta seguire qualche consiglio pratico ed avere quel pizzico di impegno sufficiente a esorcizzare la paura e evitare di arrivare davanti alla commissione senza la sufficiente preparazione.

Sappiamo bene che c’è ormai pochissimo tempo per finire il ripasso quindi, prima di tutto, occorre organizzarlo bene. Quindi è indispensabile prendere carta e penna e fare una tabella in cui dividere le ore della giornata in base alle materie da studiare.
Inutile specificare che è bene dedicare un’attenzione maggiore alle materie in cui il candidato crede di avere le lacune più grandi. È opportuno inserire nella tabella delle pause che serviranno per staccare un po’ dallo studio e a permettere allo studente di memorizzare meglio. Nell'organizzazione dello studio bisogna considerare che la prova orale si compone durerà circa 60 minuti divisi in tre momenti: l'esposizione della tesina, le domande libere dei commissari e la discussione delle prove scritte.


Il lavoro finale, che sia un tesina o un percorso, sarà il biglietto da visita che permetterà ai commissari esterni di formarsi un’opinione sul candidato, proprio per questo motivo, quest’ultimo dovrà dimostrare una spiccata conoscenza dell’argomento approfondito. Se lo studente non è riuscito a ultimare la tesina, nei pochi giorni che restano prima dell’esame orale farà meglio a concentrarsi sulla preparazione di un un percorso.

Questo aiuterà a focalizzare l’attenzione sugli argomenti sui quali incentrare la vostra esposizione. L’ideale sarebbe preparare un percorso con una presentazione PowerPoint che permetterà di connettere diversi argomenti proprio nel momento dell’orale tenendo vivo anche l’interesse della commissione.

È necessario preparare un discorso che illustri il lavoro finale e che non duri più di una ventina di minuti: un tempo di esposizione maggiore potrebbe annoiare la commissione che preferirà interrompere porre altre domande.

È molto difficile che durante il colloquio orale vengano fatte domande su argomenti che non sono di competenza della commissione. Quindi, è bene informarsi sulle materie che ciascun docente della commissione insegna e su qualle in cui sono abilitati, per poi focalizzare l’attenzione su di esse. Per fare ciò basta andare sul sito del Miur.

A questo punto, con la tesina sott’occhio è bene provare a pensare quali domande potrebbero fare i prof della commissione. Infatti, è proprio a partire dal vostro lavoro finale che la commissione solitamente si collega andando a formulare domande sugli argomenti vicini a quelli toccati dai candidati.

Un altro momento fondamentale del colloquio orale è proprio la discussione degli scritti. Infatti in sede di esame orale, i commissari generalmente ricontrollano gli elaborati scritti per discutere insieme al candidato gli errori fatti. Quindi, è bene non farsi trovare impreparati, ma sapere già quali sono stati gli  errori spiegando ai prof perché sono stati commessi. Farlo non sarà difficile: basterà confrontare l’elaborato svolto con le soluzioni delle prove.

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2 luglio 2012 1 02 /07 /luglio /2012 17:00

Gironzolavo per il web e mi imbatto stranamente su questa frase, pesante da pronunciare per qualcuno, ma molto facile per altri!

"Dio non esiste" ha molti significati , si riferisce ad una entita' conosciuta quando invece realmente non ne sappiamo la reale consistenza materiale!

In rete c'e' davvero tanto e per il solo piacere di farvi legger qualcosa in merito, vi faro' una breve raccolta!

Questo e' quello che pensa un certo:

Orabasta

Utente bannato
Data registrazione: 22-01-2008
Messaggi: 1
"Ebbene sì, proprio così. Lo so per certo e quando dico CERTO, intendo SICURO, verificato, provato, visto e toccato con mano.
Sull'inesistenza di questo personaggio non ho + dubbi di quanti ne abbia sull'inesistenza di Babbo Natale.

Devo anche fare una precisazione; di tutti i significati che alla parola "Dio" si possono attribuire, quello che qui intendo è ben delineato e presto detto: "Entità cosciente e dotata di volontà, arteficie diretto dell'intero universo".
Il che abbraccia una gran quantità di religioni a cominciare dalla Cattolica che ancora tristemente imperversa e fa danni nel ns paese.

Le ragioni del mio scetticismo, sono le solite identiche ragioni che mi facevano dubitare da bambino quando iniziavano i primi condizionamenti cattolici; dubbi che repressi per questioni di "autorità"; dopo N volte che un "grande" dall'aria premurosa e sapiente tratta le tue legittime contestazioni come infondate ed ingenue e ti porge un'insostenibile verità salvifica, e lo fa facendoti capire che se non l'accetti soffrirai per l'eternità..... Bhe, è facile per un bambino cadere nel tranello, sarebbe certamente insolito il contrario.

"Ma se Dio è onnipotente e tanto buono, perchè c'è tanta sofferenza al mondo?"

Questa è forse la più evidente contraddizione che l'ipotesi di questo bizzarro personaggio fa saltare agli occhi.
Il mondo che percepiamo, il mondo che conosciamo non sembrerebbe in linea con la presunta benevolezza ed onnipotenza di Dio. Come si fa a credere ad un Dio onnipotente e buono che lascia che il mondo vada come attualmente sta andando? E non mi si venga a dire che le sofferenze del mondo sono tutte colpa degli uomini, non sono gli uomini a causare terremoti, tsunami, alluvioni, epidemie, tutte queste sarebbero create direttamente da Dio che sarebbe pertanto il diretto responsabile della sofferenza e morte di tutti i bambini innocenti che si sono trovati in quel momento proprio sotto la "benevola volontà di Dio".
Questa cosa, questa palese e lampante evidenza è in assoluta contraddizione con l'idea di un Dio onnipotente e benevolo. Per quanto ci si giri intorno, per quanto ci si possa impegnare, nessuno è in grado di spiegare perchè il buon Dio riservi tanta sofferenza ai suoi figli. Non esiste papa, prete, imam, padre pio o altro che possa dare una sopiegazione ragionevole e sensata di questa contraddizione. Il massimo che si può ottenere è il mitico ed inossidabile "tappabuchi spirituale" che ben si adatta a tutte le occasioni in cui la realtà non è coerente con le bizzarre ipotesi teiste. Il mitico "tappabuchi spirituale", quello che mette a tacere ogni dissenso, quello che disarma in modo totale il più armato degli atei...... "MISTERO DELLA FEDE" noi uomini siamo troppo piccoli per capire l'immenso disegno universale.

Il che fa un po' sorridere poichè, generalmente, chi ci propina ciò, non è ne Dio ne qualcuno in grado di capire 'sto disegno universale. Generalmente chi ci dice ciò, spesso con la pretesa di essere creduto, è prioprio un'altro essere umano.... Che pertanto, per sua stessa ammissione, non può come tale capire ciò che ci sta spiegando. Inzomma, non ci può far capire niente, semplicemente ci offre un'opzine che possiamo solamente scegliere di credere.
...a voi la scelta."
Poi c'e' qualcuno che inventa cose che non avrei mai pensato potessero esistere "lo Sbattezzo"
Leggete un po' qua', fa scompisciare dalle risate:

Sbattezzo

Liberiamoci dal male!

Qualche idea per una simpatica cerimonia di sbattezzo.

 

Volantino sbattezzoPer lo sbattezzo ecco un volantino e un attestato già pronti. Usateli liberamente se avete intenzione di fare qualche iniziativa per convincere la gente a sbattezzarsi o per fare pubblicità allo sbattezzo.

Per il volantino ho disegnato un'illustrazione simpatica, è una parodia dal "Battesimo di cristo" di Piero della Francesca. Non è di umorismo del tutto immediato, ma ho visto che nelle altre nazioni ci sono molti che usano il phon per il rito dello sbattezzo (ha la sua logica), per cui mi sembrava interessante riprendere l'idea.

Se avete voglia di organizzare una giornata dello sbattezzo pubblica, vi consiglio di fare una cosa vivace, con qualche "carnevalata" che attiri la stampa e vi faccia guadagnare qualche titolo sui giornali. Alla gente piacciono i riti, per cui sarebbe divertente un piccolo rito per gli sbattezzandi, officiato da un/una "Gran sacerdote/ssa della Ragione".
Il/la Gran sacerdote/ssa della Ragione dovrebbe avere un costume in tono. L'ideale sarebbe una tunica decorata con simboli matematici, logici, geometrici e simili. La tunica può essere economicamente realizzata procurandosi un caffettano, oppure, in mancanza di meglio, una camicia da notte. I simboli possono essere disegnati a mano, o, per i più bravi, realizzati in "prespaziato" (del tipo che si usa per decorare le magliette) e applicati con il ferro da stiro.

Per ogni sbattezzato/a si potrebbe fare una brevissima cerimonia, in cui il/la "celebrante" potrebbe pronunciare qualche parola, tipo: "Io ti sbattezzo, nel nome di Chares Darwin, di Albert Einstein e di Bertrand Russel, e ti dò il benvenuto nella comunità delle forme di vita intelligenti".

Il pCertificato di sbattezzohon, essendo il contrario dell'acqua del battesimo che ti bagna la testa, è un simpatico gadget per lo sbattezzo. Si può usare un phon a batteria, in modo da poter dare per davvero un colpo d'aria alla testa dello/a sbattezzando durante la "cerimonia".

Alla fine della cerimonia il "celebrante" consegnerà quindi allo "sbattezzando" un attestato umoristico, di cui vi ho preparato un modello.

Se vi interessa saperne di più sullo sbattezzo andate qui: http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/

 

Qui' andiamo sul pesante, tenetevi forte!

 

Dio non è, Dio non c'è

DioQuesta truce affermazione non sia offensiva per chi crede, non lo vuole essere; d’altra parte l’ asserzione che è impossibile che un dio esista non va ridotta a una semplice offesa, pur sapendo che sul tema molti credenti – chissà perché – hanno una permalosità sproporzionata. Questa affermazione merita ben di più. Solo filosofia, dirà qualcuno; no, si tratta di concreta e interessante logica. Applichiamo la logica ogni giorno nei discorsi e nelle cose che facciamo, perché allontanarla da noi parlando di Dio?
Io asserisco che il ragionamento stia all’ opposto dell’ allucinazione. Chi ragiona non confonde quel che desidera con quello che «è», non è disponibile a credere finché non si accerta oggettivamente della concretezza dell’ oggetto della credenza. La base della questione è l’ «essere» nel senso kantiano del temine, ossia tutto ciò che può toccarsi, vedersi, e soprattutto percepirsi.

 Chi asserisce che qualcosa «è» senza poter essere percepita, asserisce delle allucinazioni.
La «percezione» quindi è la chiave di volta. «Essere» significa ciò che può venir sperimentato attraverso la percezione; non si è se non si viene percepiti; e si percepisce solo attraverso i sensi.
I credenti oppongono la domanda: chi vi autorizza a escludere un Essere di natura diversa, che non ha bisogno di scorrere nel tempo e di occupare uno spazio? Questi credenti non sono soltanto quelli di tipo religioso; io stesso, da ragazzino, forse affascinato da fumetti e film della fantascienza classica, mi attardavo a chiedermi se potessero esistere i «marziani», per poi spingermi molto in là e ipotizzare Esseri tanto alieni da poter essere per noi incomprensibili. Trovavo queste audaci speculazioni fondate e legittime, non capivo perché non le si potesse fare.

Purtroppo è così! Non posso dire che 2x2 è uguale a 5 senza essere un folle; asserire che può esistere un Essere diverso da ciò che noi intendiamo per Essere, è folle; tutti sappiamo di cosa ha bisogno qualcosa affinché «sia», affinché «esista»: un tempo in cui scorrere e uno spazio in cui distendersi. Solo da queste logiche premesse derivano tutti gli altri attributi che rendono esistente qualunque Essere: la forma, la qualità, le caratteristiche, il significato, ecc. Questo è, per noi, un «essere», sia esso una sedia piuttosto che nostro cugino. Asserire che possa esistere un Essere che prescinde da questo che a noi stessi è necessario per concepire l’essere, è quindi pura follia, è allucinazione. Cos’è un «solido»? Ciò che impedisce di passarci dentro; questo è «solido» per noi? No, è «solido» comunque, non solo perché ne abbiamo noi un’opinione.
C’è perfino una questione... grammaticale che conforta questo ragionamento intorno all’»essere». La frase «il corpo è ciò che è esteso nello spazio» è un giudizio analitico, cioè il soggetto (corpo) comprende il predicato (esteso). Se si cancella il predicato, si cancella pure il soggetto. Di conseguenza, ciò che è non-esteso è un non-corpo, non è un corpo di altra specie.
Allo stesso modo, la frase «Essere è ciò che è sensibilmente percepibile» è un giudizio analitico, detta pure definizione nominale. Se si leva il predicato (sensibilmente percepibile) si leva il soggetto (Essere), per cui non si va verso un altro Essere ma verso un non-Essere.

Il concetto di Essere, proprio perché è nostro, si regge solo nella sfera della nostra mente, e al di là di essa non c’è nulla.
L’applicazione di tali ragionamenti alla sfera teologica è immediata.
In passato, nel mondo omerico, Dio fu un essere «possibile», tangibile e visibile. Si appalesava nella vita di tutti i giorni, scendeva ad aiutare i combattenti, soffriva di passioni e dei difetti degli umani, era un dio, insomma, «umano» e quindi percepibile.
Ben presto la filosofia si accorse che quello non era dio, non poteva essere un dio: troppo fragile, troppo fallace, troppo grezzo. E allora lo purificò di tutti gli attributi che gli erano incompatibili: lo rese eterno, immutabile, onnipresente, fuori dallo spazio/tempo. Un’operazione necessaria, se si voleva proiettare Dio talmente fuori dalla sfera umana da renderlo mitologico. Tuttavia, così facendo la filosofia gli tolse i caratteri dell’Essere, che invece si regge sulla visibilità e sulla tangibilità.

E’ l’epoca in cui incombe la teologia negativa, sia cristiana sia vedantina: essa nega a Dio l’Essere, il concetto di «è» non gli si può applicare. Scoto Erigena chiama Dio «stante sopra l’Essere». Agostino stabilisce che nessuna delle categorie di Kant si possono applicare a Dio; ma poi furbamente precisa nel senso di Dio sommo Essere. Tutte parole senza concetti. La teologia negativa non fa che confermare la follia del credere in Dio. Dio infatti è inesistente proprio perché non ha le forme dell’Essere: spazio, tempo e categorie.
Si percepisce forse in altro modo, interiormente a noi? E’ ciò che sostiene chi parla di «esperienza religiosa». Ma è solo un problema di equivocità del linguaggio. Un’ «esperienza» è solo quella che ha spazio, tempo e categorie; senza di questi contenuti, quell’esperienza è una non-esperienza, una fantasticheria. Per dimostrare la realtà obiettiva abbiamo bisogno non solo di intuizioni ma sempre di intuizioni esterne; senza il dato sensibile, rimane solo la costruzione immaginaria, il nulla. La cosiddetta «esperienza religiosa» è esattamente il contrario di un’esperienza; è un fatto psicologico non un fatto cognitivo.

Da trenta secoli si «dimostra» Dio e ciononostante non solo ne sono ancora persuasi in pochi ma questi pochi diminuiscono. Se per trenta secoli si volesse dimostrare il sole, questo fatto significherebbe che il sole esiste o che non esiste? E’ evidente che insistere per questa dimostrazione dimostrerebbe solo che l’esistenza del sole è... dubbia. Se fosse certo, basterebbe indicarlo col dito: il sole è là, lo vedono tutti, tutti ne sentono il calore. A noi si rivela il sole, l’albero e la pietra, perché mai l’Essere per eccellenza no?
I teologi, in difficoltà, rispondono a questa argomentazione così: la certezza dell’esistenza di Dio potrebbe condizionare l’Uomo, invece Dio vuole conservare all’Uomo la sua libertà.
Ma un «padre» che si comportasse così sarebbe un pessimo padre. Lasciare all’oscuro i propri figli ottiene il solo risultato di ingolosirli ancora di più, e ciò causa loro pene e sofferenze: quel padre quindi prova gusto a punire. E’ un padre cattivo, quindi non-dio.

Un’ultima questione riguarda gli attributi divini: personalità, mente, bontà e attività.
Da un certo punto di vista, Dio non può non essere persona. Se fosse solo «forza», sarebbe Dio pure l’istinto di un animale, una legge naturale, la selezione. Da un altro punto di vista, la personalità indica la limitazione, distinguere fra il sé e il non-altrui; ma dal momento che questa personalità fosse allargata agli altri (Dio uno e tutti) l’io si confonderebbe con tanti non-io e la personalità svanirebbe: Dio non può neppure essere persona.
La mente. Dio deve essere la mente suprema, ma può possedere una mente? Mente significa pensare, e pensare è un’attività dinamica, fa passare da un’idea a quella successiva, fa raggiungere risultati ulteriori. Ma la mente di Dio si concepisce solo perfetta e completa, quindi immobile, fissa, una mente cioè che non può pensare. Senza la catena di idee che la contraddistingue, la mente sparisce e il pensiero con essa.
 
La bontà. Dio ci serve per porre una barriera di bontà al male che vediamo. Ma è ancora divina una bontà che serve a noi egoisticamente per stare bene?
L’attività. Dobbiamo attribuirgliela, però è inconciliabile. Dio può compiere azioni solo attraverso il tempo e lo spazio. Non si può intendere un essere senza che esso si estenda nello spazio. Lo spazio è una forma ineliminabile per intendere un essere. Quindi, se Dio si estende, è materiale per cui non è più Dio. Sul tempo: se Dio è fuori dal tempo, significa che è una cosa immota, morta. Non ha nulla da fare perché tutto è fatto. Se è dentro il tempo, allora pure esso cambia e si evolve. Ma un Dio che o è morto o è cangiante non può essere Dio.
Il pensiero umano ha creato Dio, e queste contraddizioni lo provano. Cosicché non solo Dio non è, ma è assurdo che sia.

(testo ispiratore: «Apologia dell’ateismo» di Giuseppe Rensi) 

http://www.calogeromartorana.it/dionone.htm

 

Questa breve lettura avra' presto un continuo e verra' presto aggiornata! Seguiteci!

 


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30 giugno 2012 6 30 /06 /giugno /2012 23:03

 

http://www.clandestinoweb.com/wp-content/uploads/maratea-430x200.jpgSpiagge europee promosse nel 92% dei casi: quasi la totalità delle coste del vecchio continente supera l’esame di balneabilità realizzato dall’Agenzia europea dell’ambiente che ha stilato una pagella delle 22 mila aree marine e lacustri del territorio, promuovendo con un buon voto ben il 77% delle coste. Il 92% riesce comunque a raggiungere la sufficienza.

L’Italia si piazza molto bene in classifica con l’82,3% delle sue spiaggie che strappa un punteggio alto, facendo così meglio della Spagna (79,9), della Francia (60,8%) e della media europea. Ci battono però Cipro (99,1%), Malta e Croazia (97,7%), Grecia (94,1%), Romania e Germania (87,8%), Portogallo (84%). Ad essere bocciati invece l’Olanda (47,4%), la Bulgaria (49,5 %) e il Belgio (52,1%).

Il tren rispetto al 1990 è di certo in netto miglioramento, ma la strada da fare è ancora lunga, come spiega Jacqueline McGlade, la biologa che dirige l’European Environment Agency: “La nuova direttiva tutela ancora di più i nostri cittadini. Servirà ad alzare ulteriormente lo standard di depurazione: in alcuni paesi ci sono ancora problemi legati alle sostanze chimiche usate in agricoltura e all’insufficienza della rete fognaria. Dobbiamo fare un altro sforzo”. Per l’Italia in particolare, il lavoro da fare si deve concentrare soprattutto sul versante dei fiumi, dei laghi e delle acque sotterranee.

 

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29 giugno 2012 5 29 /06 /giugno /2012 22:56

Il 2003 è stato un anno estivo con temperature che hanno causato in tutta Italia, morti e siccità.  Le nazioni dell’Europa Centro-occidentale, l’Italia e la Penisola Iberica furono le  Regioni maggiormente colpite. Per 3 mesi o addirittura 4, se si considera l’Europa Sud-occidentale, l’alta pressione Africana si estese sul nostro continente senza concedere tregua, dando luogo ad una ondata di calore lunga un’intera stagione e così intensa da non avere paragoni. In quel periodo la popolazione dell’Europa occidentale fu stremata dal caldo con migliaia di vittime, specialmente in Francia. Da allora, ogni volta che l’Estate si avvicina, aumentano i timori che un simile evento possa tornare. Ma quali sono le cause che resero così rovente l ‘Estate di quell’anno? Prima di rispondere a questa domanda vediamo cosa è cambiato nella circolazione estiva negli ultimi 2 decenni.Negli ultimi 20 anni sull Mediterraneo e sull’Europa Occidentale, l’invadenza degli anticicloni è aumentata in qualsiasi stagione dell’anno con una diminuzione della piovosità ed un aumento delle ondate di calore nel semestre caldo.

 

 

L’elemento chiave è il fatto che a regolare il tempo dell’Europa e del bacino mediterraneo,  non è più l’anticiclone delle Azzorre, ma quello subtropicale Africano: a partire dagli inizi degli anni ’90 l’anticiclone delle Azzorre ha spostato il suo centro d’azione in pieno Atlantico, con una forte propensione a disporsi lungo i meridiani. Al suo posto, cioè nei pressi delle Isole Azzorre, si è andata spesso a formare una vasta lacuna barica che di fatto ha convogliato a sè le perturbazioni atlantiche, normalmente destinate all’Europa. Questo stato di cose ha innescato una  risalita di masse d’aria calda e secca dal Deserto del Sahara in direzione del Continente. Proprio per questo motivo le ondate di calore sono divenute sempre più durature e frequenti tanto è che già estati come quelle del 1994, 1997, 1998 sono state lunghe e calde. Tuttavia, anche in queste stagioni infuocate non erano mancati alcuni periodi di refrigerio cosa che invece non è accaduta nel 2003.

Alla fine di Aprile 2003, l’anticiclone africano invade il Mediterraneo Centro Occidentale, vengono oltrepassati i 30 gradi nei Paesi Mediterranei. Con l’avvento di Maggio l’Anticiclone si radica sul Mediterraneo. Continui affondi Atlantici verso le Canarie incentivano l’anticiclone Africano a conquistare gran parte d’Europa.  Le carta illustra la situazione relativa al 26 Aprile, 5 Giugno, 22 luglio e 11 Agosto 2003. Come si vede l’anticiclone Africano rimane continuamente disposto verso l’Europa. Con il progredire della Stagione il caldo sfiora i 40 gradi su molti paesi Europei, Italia compresa, ed il continuo aumento del tasso di umidità contribuisce a rendere opprimente il periodo. Il culmine del caldo arriva l’11 Agosto del 2003, in quella che viene ricordata la giornata più calda dell’intera stagione in Europa ed in Italia. Soltanto con la fine di Agosto l’anticiclone Africano collassa su se stesso, ponendo fine al caldo eccezionale.

 

Nell' attuale situazione per quanto concerne il 2012 e la sua estate, sembra ripetersi il caldo asfissiante e duraturo di in periodo che avrà un vanto simile a quello registrato nel 2003.Nuovamente il ciclone sub tropicale si affaccia sull' Europa e lascia l' impressione di voler stazionare per un periodo di tempo abbastanza prolungato.Nuovamente si ripropone la sitazione della siccità sui campi e raccolti di frutta e verdura.Il sole ha fatto anche salire il livello di ozono, rimasto comunque sotto il livello di allarme. Intanto sono otto le sale operative attivate da Palazzo Marino per il 'piano caldo'.L’arrivo dell’ennesimo l’anticiclone africano che ha iniziato a spingere dall’entroterra tunisino e algerino verso il mediterraneo, determinera’ nei prossimi tre giorni l’arrivo di un’ondata di calore di livello tre, con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche. Il caldo di quest' anno sarà articolato in ondate di roventi sbuffate derivanti dall' Africa, sempre più in maniera incisiva: qualcosa è cambiato nel nostro clima e dovremo aspettarci in modo più diretto, problemi derivanti da un clima che oramai assomiglia al tropicale: quanto durerà questo caldo raramente alternato a rinfrescate atlantiche?Quest' anno sarà diverso da altri, forse il primo di una serie che è già stato definito come l' anno del cambiamento.Anche in altre zone del mondo, forti variazioni di temperature interessano intere nazioni: una intensa ondata di calore ha colpito nuovamente i territori contigui degli Stati Uniti d’America, con la caduta di numerosi record mensili e assoluti in più giorni. Stavolta l’intensa onda di calore, proveniente dall’entroterra desertico messicano, si è concentrata tra gli stati del Colorado, Nebraska e Kansas. La risalita di masse d’aria molto calde e “roventi” dalle regioni desertiche del Messico settentrionale ha dato luogo all’inusuale scaldata che è divenuta davvero insopportabile, visto gli elevatissimi valori termici raggiunti. In molte località di questi stati la colonnina di mercurio ha ampiamente sfondato il muro dei+40° +42°, con picchi sui +44° +45° all’ombra. L’ondata di calore è stata davvero forte, tanto da permettere di eguagliare il record assoluto di caldo dello stato del Colorado. Las Animas è riuscita a stabilire una temperatura massima di ben +45.6°, eguagliando cosi il record assoluto di caldo dello stato del Colorado che era stato stabilito dalla stessa Las Animas, ma il 1 Luglio 1933.

 Gli effetti psicologici delle ondate di calore come quella che sta per interessare il nostro paese sono stati descritti in diversi studi, e tutti puntano a uno ‘scompenso’ dovuto alla temperatura. “A temperature piu’ alte sono associati tassi maggiori di aggressioni, stupri, furti, ma non di omicidi – scrive ad esempio l’associazione internazionale Psychologists for Social Responsibility in un documento sui cambiamenti climatici – forse perche’ piu’ persone escono di casa quando fa caldo, e l’omicidio tende ad essere commesso di piu’ in casa”. Con l’aumento della temperatura, affermano ad esempio le statistiche dell’Fbi, i crimini violenti possono salire fino al 20%, mentre un’analisi delle chiamate alla polizia per le violenze domestiche pubblicata da biometeorology ha trovato un raddoppio quando la temperatura supera i 30 gradi. Secondo alcuni studi il fenomeno avverrebbe solo fino a una certa soglia: “Sopra i 32 gradi il tasso comincia ad abbassarsi”, scrivono ad esempio James Rotton ed Ellen Cohn della Florida International University su Environment and Behavior a partire dai dati della citta’ di Minneapolis – ma la temperatura cambia a seconda della citta’ presa in considerazione”. Oltre alle spiegazioni ‘comportamentali’, basate sul fatto che si esce di piu’, ce n’e’ anche una ‘biologica’: “Il corpo umano genera adrenalina e testosterone in risposta a un caldo eccessivo – scrive John Simister della University of London su Stress and Health – questo tiene la temperatura entro limiti accettabili, ma ha come effetto collaterale un aumento dell’aggressivita’”. Anche senza arrivare alla violenza, il calore eccessivo ha molti effetti psicologici negativi: un tentativo di misurarli e’ ad esempio quello dell’Hospital del Mar di Barcellona, che ha studiato i ricoveri in due reparti psichiatrici durante l’ondata di calore del 2003: “Non c’e’ differenza nel numero di ricoveri, ma cambiano molto le patologie – scrivono sugli Actas Espanolas de Psiquiatria – l’ondata di calore e’ associata a una maggiore propensione ai comportamenti violenti e all’abuso di sostanze, mentre calano l’ansia e l’uso di benzodiazepine”. Secondo i dati raccolti i ricoveri legati all’abuso di alcol raddoppiano, mentre aumentano del 10% circa i casi di schizofrenia e del 23% quelli di depressione, mentre quelli per uso di droghe arrivano a triplicare. Dall’altra parte cala l’ansia, i cui ricoveri calano di un terzo. Tra le precauzioni per affrontare le ondate di calore, e’ bene ricordare di limitare per quanto possibile la permanenza all’aperto nelle ore piu’ calde della giornata, tra le ore 11 e le 17, di bere molto e spesso, anche quando non si ha sete, evitando alcol e caffeina, bibite gassate o contenenti zuccheri e, in generale, bevande ghiacciate o fredde. Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea, utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non piu’ di 6/7 gradi rispetto a quella esterna. Se si utilizzano ventilatori, infine, evitare di rivolgerli direttamente sul corpo. Particolare attenzione va prestata nei confronti dei bambini molto piccoli, degli anziani con patologie croniche, ad esempio i diabetici che devono assumere insulina o le persone con scompenso cardiaco, o che vivono da soli, di chi ha difficolta’ ad orientarsi nel tempo e nello spazio, delle persone non autosufficienti, oltre che di quanti lavorano all’aperto o in ambienti nei quali c’e’ produzione di calore.

 

fonte (in parte)

 

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27 giugno 2012 3 27 /06 /giugno /2012 05:38

Secondo i dati raccolti nel 2005 dalla rete Spes (Sorveglianza pediatri sentinella) dell’Iss, la varicella è stata la malattia infettiva più frequente in Italia, con un’incidenza di 40 casi per 1000, leggermente in calo rispetto al 2004 e senza rilevanti differenze per area geografica. I principali picchi di incidenza si sono osservati in primavera (marzo-maggio) e a dicembre. La fascia di età più colpita è stata quella dei bambini tra 1 e 4 anni di età, con un’incidenza di 73 casi per 1000.

L' epidemia di varicella che è in corso in diverse regioni italiane, soprattutto nel Nord,  non e’ prevista la vaccinazione generalizzata. Provvidenziale, quindi, che  molti asili ancora aperti fino a fine giugno, dovranno chiudere per una riduzione dei contagi.Il disagio dei genitori è notevole, dato che non tutti potranno trovare in tempi rapidi, opzioni secondarie: meglio il bimbo con la varicella o un disagio?

La varicella è una malattia comune tra i bambini, in particolare tra quelli al di sotto dei 12 anni. Un rash di macchie pruriginose che somigliano a vesciche si possono manifestare su tutto il corpo e possono essere accompagnate da sintomi simil-influenzali, sintomi che di solito scompaiono senza trattamento.Poiché l’infezione è molto contagiosa, un bambino infetto da varicella deve rimanere a casa e riposarsi fino a quando i sintomi non sono scomparsi del tutto.

La varicella è causata dal virus varicella-zoster (VZV). I bambini possono essere protetti dal virus responsabile della varicella attraverso la somministrazione del vaccino contro la varicella :  Prendere il vaccino contro la varicella abbassa notevolmente nel bambino la possibilità di contrarla, anche se non esclude lo sviluppo dell’herpes zoster in seguito.

L’ondata di casi quest’anno si e’ presentata in maniera piu’ aggressiva, con un ritardo di un mese a causa della bella stagione che si e’ fatta attendere. Quindi ora l’epidemia si sta prolungando in questi giornate di caldo, “con tutti i disagi per i piccoli pazienti afflitti dalle fastidiose vescicole tipiche della malattia“, spiega Susanna Esposito, presidente della Societa’ italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) e direttore della prima clinica pediatrica del Policlinico Milano. “Negli anni scorsi – spiega l’esperta all’Adnkronos Salute – con l’arrivo precoce delle belle giornate primaverili i contagi rimanevano contenuti grazie al tempo passato dai bambini all’aria aperta. Il lungo periodo di maltempo al Nord dei mesi passati ha invece spostato in avanti e prolungato l’epidemia“.

 

 



La varicella è contagiosa da circa 2 giorni prima dell’eruzione cutanea fino a che tutte le vesciche hanno sviluppato la crosta e oltre; il periodo di incubazione, su cui non tutte le fonti concordano, è stimabile fra i 10 ed i 20 giorni.

  L’Italia è il primo Paese europeo ad aver registrato il vaccino contro la varicella in uso negli USA e potrebbe essere anche il primo a raccomandare l’uso della vaccinazione. Dibattito aperto, però, sulle strategie di utilizzo e sulle modalità dell’offerta vaccinale, a cui è stato dedicato un incontro all’Istituto superiore di sanità lo scorso 12 febbraio 2012, promosso dal reparto di malattie infettive del Leb.

       Una vaccinazione può rendersi quasi obbligata per evitare disagi futuri.

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24 giugno 2012 7 24 /06 /giugno /2012 20:57

 

L'iniziativa è già stata avviata dal 16 giugno, i distributori ENI hanno voluto aumentare la loro popolarità in un modo molto particolare, abbassando di 20 cent al litro, il costo ormai altissimo del carburante.Benzinai e distributori Eni Station Torino: promozione carburante di sabato e domenica
Dalle ore 13.00 di sabato fino alle 24 di domenicaTorino ci sono diversi distributori che posso indicarvi, in modo da non dover girare nella città per trovare gli sconti sopracitati:



- largo Palermo 69
- corso Potenza, angolo via Calabria
- via Botticelli 62
- corso Casale 292
- corso Giulio Cesare 318
- piazzale San Gabriele di Gorizia 202
- corso Vercelli 272
- lungo Stura Lazio 101
- via Guido Reni 163
- strada Comunale di Altessano 160
- corso Orbassano 269
- strada San Maurizio 139
- corso Francia 401
- corso Traiano 146
- via Onorato Vigliani 176
- strada Settimo 308

ovviamente l' iniziativa non rigurda solo Torino, la pubblicità in televisione parla chiaro.Riguarda tutta l' Italia, quindi se dovete fare benzina...programmatevi il fine settimana per farlo!

 

 

 

 



 



Potrebbe interessarti: http://www.torinotoday.it/economia/distributori-benzinai-eni-station-torino-promozione.html
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