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25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 21:46

Riporto questo genere di informazione poichè, negli altri paesi, sembra che la popoliazione non sia per niente daccordo, con i loro governi e quindi come si muove? Manifestando apertamente, dimostrando il loro diniego verso un istituzione che non tiene più conto di sapere cosa vuol sapere affrontare sacrifici reali ogni giorno, con difficoltà ad affrontare giornate senza un futuro.

La Spagna con i loro INDIGNADOS, che non si sono più sentiti nominare, non hanno risolto i problemi, e così, Migliaia di persone provienenti da tutta la Spagna si preparano a marciare intorno al Congresso per chiedere nuove elezioni. Davanti a loro 1.300 poliziotti in tenuta antisommossa: Oggi in Spagna il parlamento ha l'aspetto di una fortezza che si prepara a difendersi dall'assalto delle forze nemiche. La polizia ha infatti alzato le barricate prima che parta nel pomeriggio la protesta contro la gestione maldestra della crisi economica da parte del governo guidato dal partito conservatore di Mariano Rajoy.

Nel Portogallo, ben più grande il movimento dei garofani, che smuove una folla enorme:

richiede il primo ministro Coelho di lasciare il paese, altrimenti porterà a un movimento per rovesciare, la difesa della democrazia e I diritti democratici.
L’Associação de Praças (AP) mentre accusa la coalizione di governo portoghese che “distruggendo il paese” e che “il popolo ha trasformato il paese in cavie per esperimenti sociali con le nuove misure di austerità. E ‘evidente che le politiche imposte da questo governo hanno fallito. Si sono concentrati sui lavoratori ekthemeliosi e dei diritti sociali attraverso l’imposizione di austerità sempre più, più disoccupazione e più insicurezza “tra gli altri punti forti nella comunicazione della Associação de Praças (AP).Nella sua comunicazione, gli stati AP che vuole restare un semplice osservatore “, come questo attacco spregevole era in fase di preparazione”, sottolineando che “non è la cultura dell’esercito per evitare situazioni” e continuerà a sollecitare il primo ministro di lasciare immediatamente il paese. “Signor Primo Ministro, per il bene del Portogallo e il portoghese fare loro un favore e dimettersi ora lasciare il paese”. AP definisce anche portoghese militare per assistere le concentrazioni di Sabato ‘e sono i cittadini. “
L’AP accusa anche il governo del Portogallo che ha “trasformato i poveri poveri e la classe media in neoptochous leader di un paese devastato, senza alcun obiettivo nell’abisso.” E l’affermazione che si conclude con un chiaro avvertimento che “le forze armate portoghesi saranno costretti a prendere le sorti del paese nelle loro mani!”
“Non permetteremo che la Troika e nessun altro per continuare. Abbiamo avere il diritto di difendere la Costituzione portoghese e non possiamo, né non abbandonare una nazione con 900 anni di storia svaniscono, perché avete deciso di fare ostaggio Portogallo per gli ambienti finanziari internazionali. Tutto il personale delle forze armate del paese ha promesso di difendere il paese, a guardia della Costituzione e le leggi della Repubblica e categoricamente denunciare le politiche perseguite, perché è in contrasto con ciò che le forze armate hanno giurato “.
Il governo portoghese è attualmente sotto pressione per dare le dimissioni, in particolare dopo le proteste di un milione di persone in 32 città.
Si noti che la “Associação de praças” è a sinistra e deriva storicamente dalla rivoluzione dei garofani.
 - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

In Italia, il 29 settembre ci sarà una manifestazione importante in molte città contro la sovranità monetaria.  L’appuntamento in tutta Italia è per il 29 settembre, a Udine il corteo organizzato da Forza Nuova è fissato per il 28. Motivo della protesta del gruppo politico di estrema destra è la perduta sovranità monetaria dell’Italia. Gli slogan lanciati dai militanti inneggiano all’uscita dall’euro e a tornare a battere moneta nazionale. Questioni quelle della politica monetaria che sono estremamente d’attualità. Su facebook, intanto continua l' ottima tattica del passaparola, che continua tuttora a riscuotere consensi e approvazioni:

In Francia, il 30 settembre, anche il popolo francese dirà la sua contro il governo: come?

No all’austerità permanente. Rifiutiamo il Patto di bilancio, apriamo il dibattito in Europa! Il documento di convocazione delle forze della sinistra francese e dei movimenti sociali per la manifestazione nazionale.

Il Presidente della Repubblica vuole fare ratificare al più presto dal Parlamento il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) dell’eurozona, più noto sotto il titolo di «Patto di bilancio», così come è stato firmato da Nicolas Sarkozy il 25 marzo scorso. Ma le deboli misure «di crescita» annunciate il 29 maggio scorso non costituiscono per niente la «rinegoziazione », promessa dal candidato François Hollande, di un trattato che «aggiunge austerità all’austerità».
Questo Patto di bilancio aggrava le politiche neoliberiste attuate da anni e che hanno portato ai problemi attuali dell’eurozona. Innanzi tutto è un’assurdità economica. Imponendo che il «deficit strutturale» di uno Stato sia inferiore allo 0,5% obbligherà a tagli drastici nelle spese pubbliche. Priverà i poteri pubblici di mezzi indispensabili per attuare politiche che permettano di avviare la transizione sociale ed ecologica. Ora, al contrario, noi abbiamo bisogno di sviluppare e rinnovare i servizi pubblici e la protezione sociale per rispondere ai numerosi bisogni non soddisfatti, ridurre le ineguaglianze sociali e realizzare l’uguaglianza tra donne e uomini. Abbiamo bisogno di investimenti pubblici considerevoli per finanziare la transizione energetica, ridurre gli inquinamenti, assicurare la riconversione ecologica dei modi di produzione e di consumo, creare milioni di posti di lavoro. L’obbligo dell’equilibrio di bilancio permanente sarà un freno fortissimo ad affrontare la crisi sociale ed ecologica.
In una Europa in cui i clienti degli uni sono i fornitori degli altri, questo orientamento iniziato da due anni conduce oggi alla recessione generalizzata. Le difficoltà della PSA e di altre imprese derivano direttamente dal crollo della domanda nell’Europa del Sud. Oggi il potere d’acquisto stagna o regredisce, le imprese e le collettività locali riducono i loro investimenti: in un tale contesto, tagliare le spese pubbliche non farà che aggravare la disoccupazione. Secondo uno studio dello stesso FMI, riportare il deficit della Francia all’obiettivo posto dal governo del 3% del PIL, creerà 300 000 disoccupati in più dal 2013. La riduzione delle entrate fiscali che ne deriverà renderà ancora più difficile la riduzione dei deficit, che l’austerità avrebbe dovuto favorire, «giustificando» in tal modo un nuovo giro di vite, e così via.
Stupido dal punto di vista economico, questo Patto di bilancio è socialmente insopportabile poiché i «programmi di aggiustamento strutturale» oggi imposti alla Grecia e agli altri paesi in difficoltà riducono le protezioni, accrescono le ineguaglianze e colpiscono più duramente le parti più precarie della popolazione: donne, giovani, operai/e, immigrate/i. Lungi dall’evitare ai paesi del Nord-Europa di subire la sorte di quelli del Sud, questo Patto trascina tutta l’Unione in una spirale depressiva che rischia di generalizzare la povertà. Sarebbe un ritorno indietro senza precedenti dalla Seconda Guerra mondiale.
Infine, questo Patto di bilancio rappresenta una negazione della democrazia. Non solo prevede sanzioni quasi automatiche in caso di non rispetto, ma marginalizza i Parlamenti nazionali e quello europeo, e fa della Commissione e della Corte europea di giustizia, organismi non eletti, i giudici dei bilanci nazionali. Istituisce un federalismo autoritario che nega la sovranità popolare. Mette l’economia in stato di pilotaggio automatico, sottoposta a norme destinate a rassicurare dei mercati finanziari la cui potenza non viene messa in discussione. Noi non lo accettiamo.
Le crisi mondiali: sociale, ecologica e finanziaria, si aggravano. Sono cariche di pericoli, come dimostra il rafforzamento delle estreme destre xenofobe e nazionaliste. Queste crisi necessitano di una mobilitazione dell’Europa, ma di una Europa fondata sulla solidarietà e la democrazia, di una Europa che si libera dalla presa dei mercati finanziari. Il Patto di bilancio, al contrario, rafforzerà le contraddizioni interne dell’eurozona e potrebbe portare alla sua disgregazione. Il rifiuto da parte della Francia di ratificare il trattato sarebbe un segnale forte mandato agli altri popoli europei per aprire un dibattito sulla costruzione di un’altra Europa.
Per questo noi, le organizzazioni firmatarie di questo appello, rifiutiamo questo Patto di bilancio che compromette l’avvenire. Noi chiediamo che si tenga un ampio dibattito democratico affinché i cittadini possano impadronirsi di questo soggetto decisivo e pronunciarsi in proposito. Vogliamo mettere il Presidente della Repubblica, il suo governo, i parlamentari, di fronte alle loro responsabilità.

Per creare tale dibattito democratico, facciamo appello a rafforzare i collettivi locali già esistenti – in particolare quelli per l’audit cittadino del debito pubblico – ed eventualmente a crearne dei nuovi; noi organizzeremo insieme una serie di dibattiti pubblici in tutta la Francia; ci rivolgeremo, e inviteremo tutti i cittadini a rivolgersi, a ciascun deputato e senatore della maggioranza parlamentare, e organizzeremo manifestazioni, e tra queste una grande manifestazione unitaria a Parigi domenica 30 settembre. Si costituisce immediatamente un comitato di organizzazione per assicurare il successo di queste iniziative.

 

 

 



 

Secondo le stime la manifestazione, organizzata sotto lo slogan 'Occupy Congresso', dovrebbe attirare migliaia di persone provienenti da tutta la Spagna. Per contrastarli e impedire che le proteste sfocino in violenze, la delegazione del ministero dell'Interno ha detto che 1.300 poliziotti anti sommossa saranno schierati.

I manifestanti hanno assicurato che non hanno alcuna intenzione di prendere d'assalto il Congresso e ripetere quanto successo gia' ad Atene in passato, ma che l'idea invece e' quella di marciare intorno all'edificio legislativo in segno di protesta. I 'ribelli' chiedono nuove elezioni, denunciando l'esecutivo di aver impostato misure di austerita' contrariamente alle promesse fatte in campagna elettorale. Il partito popolare e' salito al governo piu' o meno in contemporanea con Mario Monti, lo scorso novembre, ma al contrario del professore della Bocconi e' stato eletto democraticamente dal popolo spagnolo.

La Spagna sta facendo i conti con la sua seconda fase di recessione in tre anni e con un tasso di disoccupazione che si avvicina al 25%. Madrid ha introdotto riforme economiche nel tentativo di convincere i suoi partner stranieri e gli investitori nell'area euro che e' davvero determinata a ridurre il suo deficit, che si stima sara' pari al 6,3% del Pil a fine 2012 e al 4,5% l'anno successivo.Le preoccupazioni per le finanze pubbliche del paese sono evidenti ogni volta che il Tesoro si rivolge al mercato primario per cercare di rifinanziarsi. Al momento i tassi a dieci anni dei titoli pubblici iberici scambiano poco sotto il 6%.

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22 settembre 2012 6 22 /09 /settembre /2012 23:19

 

 

 

 

Privacy: Facebook elimina il riconoscimento facciale

Dopo pochi anni, facebook mostra un suo lato debole ed importante: l' anno scorso, si rendeva nota questa idea, non condivisa da tutti ma in larga parte sociale, di utilizzare un riconoscimento facciale:

 il servizio che identifica in automatico le persone nelle foto su Facebook, annunciato a metà dicembre 2009, raggiunge ora il grande pubblico. Partito in sordina (il social network non ama sbandierare le novità introdotte), è uno strumento comodo per chi lo usa, ma potenzialmente fastidioso per chi lo subisce. C’è un grosso punto interrogativo anche accanto alla privacy. Certo, è possibile disabilitare l’opzione. E chi, come alcune società di sicurezza informatica, consigliano vivamente di farlo.

C’È CHI SCONSIGLIA - L’azienda di sicurezza informatica Sophos mette in guardia: sul blog della società spiega che molti utenti di Facebook riferiscono di avere avuto l'accesso all'opzione di riconoscimento facciale negli ultimi giorni senza essere stati informati in proposito. Infatti: i profili di ciascun utente possono essere associati a foto in cui vengono ritratti, senza alcun loro consenso. Com'è da abitudine per Facebook, la novità viene applicata di default. Sta dunque all’utente stesso disattivarla se desiderato. Ciò nonostante, Facebook permette anche di rimuovere i tag già assegnati con un clic. Tuttavia, chi vuole rimuovere completamente una foto che lo ritrae, deve accordarsi con colui che l’ha memorizzata. Su Facebook si possono eliminare soltanto le foto caricate di persona. Aggiunge Sophos: «Solamente pochi utenti sono abbastanza informati ed esperti per configurare correttamente le impostazioni di privacy».

LE FACCE DI GOOGLE - Decisamente contrari all’introduzione di questa funzione automatica anche i vari gruppi per la privacy. Il motore di ricerca Google aveva già sviluppato in precedenza una simile tecnologia per il riconoscimento facciale, tuttavia aveva interrotto un ulteriore sviluppo a causa proprio di timori sulla privacy. All’agenzia Ap il colosso Facebook ha ammesso di aver dovuto «comunicare meglio» l’attivazione di questa funzione.

E così, questa storia prende una svolta importante a settembre del 2012:

La decisione definitiva di Facebook di rinunciare al riconoscimento dei volti potrebbe creare seri problemi all’azienda di Mark Zuckerberg appena quotata a Wall Street.

DUBBI SULLA PRIVACY – I vertici del social network hanno infatti promesso alle autorità europee, preoccupate per le eventuali violazioni della privacy, di rinunciare ad ogni funzionalità che consente di individuare automaticamente l’identità delle immagini postate dagli utenti (e che consente il suggerimanto tag, per intenderci). Ma le foto costituiscono le Facebook indubbiamente una delle risorse vitali. Il blocco del riconoscimento facciale, tecnologia solitamente applicata alle immagini delle telecamere di sicurezza, potrebbe dunque generare uno svantaggio intermini di profitti e valore dell’azienda, andando nella direzione opposta a quella gradita dagli investiori. Chi ha scommesso in Facebook, infatti, attende che venga trasformata in ricchezza, e dividendi, l’immensa gamma di dati che il social network può controllare.

PROBLEMA DI LIBERTA’ – Le perplessità delle autorità europee sono le stesse dei massimi esperti della normativa sulla privacy. “Lo sviluppo di questi strumenti nel settore privato riguarda direttamente le libertà civili”, ha spiegato riferendosi alle tecnologie per il riconoscimento facciale Chris Hoofnagle, docente di diritto presso l’Università della California di Berkeley, specializzato in privacy online. “Dobbiamo mettere in pratica questi modelli per la videosorveglianza o per identificare automaticamente le persone per scopi di marketing?”, è la domanda che pone il docente.

LA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO – Il software di riconoscimento facciale utilizzato da Facebook è stato utilizzato dalla società israeliana Face.com, acquistata dal social network nel mese di giugno. Il suggerimento dei nomi da taggare nelle immagini postate dagli utenti è stato sospeso alcuni mesi fa. Facebook non ha ancora comunicato se e quando sarà possibile usufruire del servizio, ma ha anche reso noto che non lo farà senza l’approvazione delle autorità europee. La promessa del social alle autorità di controllo dell’Ue è conseguente ad un’istruttoria che intende verificare se la raccolta di dati di alcune società sono conformi alle normative in vigore.

300 MILIONI DI FOTO AL GIORNO – L’Europa costituisce una ampia fetta di mercato per Facebook. Circa un quarto degli utenti del social network si connette dal Vecchio Continente, dal quale oltretutto arrivano poco meno di un terzo degli introiti pubblicitari. Complessivamente su Facebook vengono postate circa 300 milioni di foto al giorno. L’azienda di Zuckerberg è riuscita conquistare il settore della condivisione immagini dopo l’acquisto di Instagram, suo principale concorrente in quel campo. Perplessità sull’operato del social sono sorte anche oltreoceano. Il senatore democratico americano Al Franken, eletto in Minnesota, al Congresso degli Stati Uniti ha descritto Facebook come “la più grande banca dati privata senza consenso esplicito degli utenti”.

E per chi ancora ha seguito l' informazione su facebook, riguardo alla privacy, leggete anche:

Numerosi lettori  hanno segnalato che su Facebook sta spopolando questo messaggio di stato che dovrebbe, secondo qualche strana logica, proteggere contro le violazioni della privacy.

fonte

Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario.

Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC - 1 - 308 - 1-103.

Facebook è ora un'entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l'uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.

Questa è una variante:

"AVVISO PRIVACY: Warning - qualsiasi persona e / o istituzione e / o di agente e / o l'agenzia di qualsiasi struttura governativa, compreso ma non limitato ai governi federali e provinciali del Canada, Stati Uniti o qualsiasi paese che tenta di utilizzare o controllare / user questo sito web o uno dei suoi siti affiliati, non hanno il permesso di usare una delle mie informazioni di profilo o di qualsiasi documento contenuto, compreso ma non limitato le mie foto e / o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra "immagine" di arte pubblicato sul mio profilo. Si consiglia di non divulgare, copiare, distribuire, diffondere, o prendere qualsiasi altra azione contro di me per quanto riguarda questo profilo e il suo contenuto. I divieti sopra riportati sono validi ai vostri dipendenti, agenti, studenti o qualunque membro del personale sotto la sua direzione o di controllo. Il contenuto di questo profilo è privato e protetto dalla legge e informazioni riservate, e la violazione della mia privacy è punibile dalla legge. UCC 1-103 1-308 TUTTI I DIRITTI RISERVATI senza pregiudizi."


Premesso che richiedere la privacy dei dati pubblicati in un social network è un po' come chiamarsi Kate Middleton e lamentarsi se pubblicano le tue foto in topless all'aperto, affiggere questo genere di clausola burocratica non fornisce alcuna protezione legale reale ed è quindi perfettamente inutile pubblicarla.

Come ben spiegato da Snopes.com, chi si iscrive a Facebook sottoscrive infatti un contratto vincolante, che non può essere alterato unilateralmente, né da Facebook, né dall'utente iscritto, senza il consenso di entrambi. Queste condizioni di contratto prevedono che “l'utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.”
Inoltre pubblicare una clausola come questa non limita in alcun modo i poteri legali di terzi, compresi quindi quelli dei governi citati. Tanto vale nascondersi dietro una lastra di vetro e pensare che chiudendo gli occhi si diventi invisibili.

fonte

 

 

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22 settembre 2012 6 22 /09 /settembre /2012 23:06

Qualcuno ancora si domanda, al nome dell' oktober fest, dove si svolga: a Monaco di Baviera! Inizia tra la fine di Settembre e l'inizio di Ottobre, su tre week-end, per la durata complessiva di 2 settimane; si respira come sempre atmosfera di festa in ogni angolo della città, e come al solito ci sono anche tanti italiani che partecipano a questa kermesse. Quest’anno vince il low cost: molte le prenotazioni via web e molti last minute, ma a questa festa non si rinuncia, anche se sarà un’edizione un po’ più ridotta rispetto allo scorso anno, annuncia il sito ufficiale. Si brinda con un boccale che quest’anno costa tra 9,10 e 9,50 euro e per qualche giorno si dimentica lo spread. Questa è una festa spensierata, ma è anche un business da capogiro che fa fatturare oltre 800 milioni di Euro e che fa scorrere 7 milioni di litri di birra . Per chi non ha prenotato in tempo, si corre per assicurarsi un posto in uno dei tendoni della birra contattando direttamente gli osti dell’Oktoberfest.

 

Come ogni parco divertimenti che si rispetti non mancano certo bancarelle di souvenirs, chioschetti con panini, birre, wurstel e naturalmente l'immancabile Pretzel, un pane salato distribuito in quantità industriale.

Tutti possono entrare all'Oktoberfest e dentro tutti i padiglioni gratuitamente.
Non è necessario alcun biglietto per entrare, l’ingresso infatti è libero.
E 'possibile prenotare posti a sedere in anticipo, meglio il più presto possibile, di solito addirittura di anno in anno. Infatti già dal mese di Febbraio o Marzo non c'è più spazio per le prenotazioni.
Per prenotare posti a sedere, bisogna contattare direttamente le tende. Se non si riesce a prenotare un posto nelle tende più grandi o si preferisce sperimentare l'intimità di tende più piccole, si consigliano appunto le tende piccole oppure quelle medie.
E’ vivamente consigliato di arrivare all’Oktoberfest il prima possibile.
Per esempio, durante la settimana, arrivare entro e non oltre 2.30 di pomeriggio e nei fine settimana è sicuramente meglio andare al mattino.
In caso contrario si corre il rischio di non essere in grado di entrare nelle varie tende perché strapiene.
I gruppi più numerosi devono aspettare in fila come tutti gli altri – non verrà comunque servita birra a chi non ha un posto a sedere!

 

 

 



All'interno di ciascun Festhalle oltre alla birra vengono serviti anche polli arrosto, wurstel di tutti i tipi e piatti bavaresi a base di carne di maiale: purtroppo i prezzi non sono affatto economici; infatti ogni portata ed ogni boccale di birra costa in media 10 euro, ma il clima della festa, la musica e l'atmosfera che si respira non vi faranno pensare certo a qualche euro speso in più.

 

 

Se poi cercate un cappello, una maglietta o un souvenir di qualsiasi genere basta aspettare un pò e al vostro tavolo passerà di sicuro qualche ragazza stracarica di ogni articolo e di solito sempre disponibile per qualche foto ricordo.

 

Principali Stands dell'Oktoberfest
I principali stand che caratterizzano l'Oktoberfest corrispondono alle 6 marche di birra principali: Paulaner, Spaten, Hofbräu, Hacker-Pschorr, Augustiner e Löwenbräu. Ciascuno di essi si caratterizza oltre che per la birra anche per il tipo di musica che viene suonata all'interno e quindi per l'atmosfera che vi si viene a creare all'interno.
In cima alla lista c'è sicuramente lo Schottenhamel Spaten (da non confondere con lo Spaten Brau) che nei weekend si trasforma in una vera e propria bolgia dantesca, con musica rock suonata dal vivo e 10.000 persone in piedi sulle panche a cantare. I gruppi che si avvicendano propongono cover di pezzi classici (Brian Adams, Queen...) e pezzi attuali alternati a canzoni popolari bavaresi.
Altro stand sicuramente al top è Hacker-Pschorr: molto frequentato dai tedeschi di Monaco durante la settimana, ha le pareti completamente dipinte con scene di vita della Monaco del secolo scorso.

Il primo sabato della festa, l'intera città di Monaco si ferma per assistere alla sfilata dei carri delle varie birrerie che trasportano i fusti di birra verso l'area di Theresienwiese: al suono della banda con il sindaco a guidare la parata ci si avvicina al momento dell'inaugurazione della festa.

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17 settembre 2012 1 17 /09 /settembre /2012 22:05


di Sergio Di Cori Modigliani

Già da qualche anno , socifera che l' uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.

Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera.
Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio- Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea. Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.
Talmente “perfetta” nella sua esecuzione (questo era il vero e autentico Senso del suo essere “perfetta”) da passare completamente sotto silenzio, non commentata, non dibattuta, non analizzata. Per i detentori del potere, la “perfezione” consiste nell’omertà e nel silenzio acquiescente. Loro devono essere liberi di poter operare a loro piacimento nell’ombra. Per loro i parlamenti, la Politica, le persone, sono un impaccio.
Avevano ragione quelli che annunciavano”la tempesta perfetta”.All’italiana, si intende, ovvero “a nostra insaputa”.
Approfittando della sonnolenza culturale e della complicità corrotta di chi deve informare, non hanno spiegato che la “cosiddetta speculazione” si muove da sempre –per definizione- su un binario, perché così funziona il mercato finanziario: rialzo e ribasso. Per il mercato finanziario che i titoli siano positivi o siano negativi è del tutto irrilevante, ciò che conta è lo spostamento del capitale in anticipo. Esempio pratico e banale: se io so che il 15 agosto la Tizio & associati varrà -6%, siccome io sono furbo, allora vendo le azioni il 30 luglio così evito un salasso; ma se un altro è più furbo di me e sa che la Tizio & associati il 15 agosto varrà -6% ma il 30 agosto varrà +12% perché il 16 agosto per evitare la bancarotta venderà il proprio pacchetto azionario al miliardario Vattelapesca che li riempirà di soldi, allora io sarò il primo a spingere al ribasso così le compro a un prezzo molto basso (e tutti avranno pena di me pensando che io mi sto rovinando e non so come va il mercato) e addirittura scommetto sopra che il 30 agosto varranno +12% e tutti arriveranno convinti che io sia un demente e accettano la scommessa puntandomi contro. Così il 31 agosto io mi ritrovo con azioni che ho sottopagato e incasso anche il premio delle scommesse vinte perché io sono stato più furbo dei furbi. Il mercato funziona così.
In Italia, invece, hanno fatto credere –per ovvi motivi- che il concetto di “speculazione finanziaria” viaggia su una linea retta singola piuttosto che su un binario parallelo. Questo Falso induce la gente a credere ciò che i telegiornali e il Sole24 ore & co. annunciano quando lo spread sale, le borse perdono, e le aziende denunciano insolvenza, e cioè: “la speculazione si sta accanendo approfittando della situazione di crisi e quindi le borse soffrono” ecc.,ecc. Questa argomentazione è falsa e fuorviante.
La verità che ogni novizio sa molto bene -assunto il giorno prima alla borsa di Milano- consiste nel fatto che è del tutto irrilevante dove punti l’indice; non ha nessuna importanza se le aziende colano a picco o godono di ottima salute, perché in aperto regime iper-liberista finanziario non conta più il bilancio, la produzione, il consumo, la circolazione della moneta, bensì ciò che conta “è la capacità di saper operare con tempismo ed efficacia sul mercato, prevedendo lo spostamento delle curve finanziarie per riuscire ad intervenire preventivamente e quindi essere in grado di spostare ingenti quantità di capitale finanziario dal mercato al ribasso al mercato dove si sta per manifestare il rialzo” (base dei principia economici della teoria della moneta di Milton Friedman sulla auto-regolamentazione dei mercati, basata sul principio che è la finanza ad avere il controllo di chi produce merci e non l’imprenditoria attiva, perché ciò che conta non è la produzione di ricchezza, indivuale e collettiva, bensì la produzione di “danaro puro” che consente al mercato la “possibilità di garantirsi accumulazione del capitale all’infinito grazie alla capacità di massimo impiego della libertà di investimento che consente al capitale finanziario di produrre capitale finanziario”).
Tradotto in parole chiare e nette: l’irruzione sul mercato della carta straccia, ovvero il virtuale che prende il posto del reale. Piuttosto che produrre lavatrici e correre il rischio di non venderle tutte perché io sono Pinco e invece Pallino le fa più belle e più economiche e quindi la concorrenza mi batterà, mi conviene investire i miei soldi, non nella produzione di lavatrici più belle e più economiche, ma in un fondo di investimento finanziario che gestisce il capitale di Pallino, così lo frego sul mercato perché anche se ha ordini di acquisto per tutte le sue lavatrici e le sue lavatrici sono le più belle e le più richieste al mondo, alla fine vinco io che neppure le produco perché siccome gestisco i suoi soldi dentro un modesto ufficio anonimo, posso –in qualunque momento io lo desideri- interrompere la catena negandogli l’accesso al flusso di cassa necessario a Pallino per produrre merci, distribuirle, pagare i salariati. Pallino ha 200 Tir pieni di lavatrici al parcheggio ma io banca non gli do i soldi per acquistare la benzina e trasportarli, quindi o Pallino mi paga l’interesse che io gli propongo oppure butta via le lavatrici.
Per far sì che questo meccanismo funzioni ho bisogno di “produrre e inventare crisi economiche cicliche”. Il punto centrale della teoria iper-liberista di Milton Friedman consiste proprio nella spiegazione di come si costruisce, si programma e si gestisce una crisi economica. Come Mario Monti, ormai in chiaro delirio di onnipotenza, ha candidamente confessato di aver fatto, tre giorni fa.
Ma qual’era lo scopo della “tempesta perfetta”?
E adesso veniamo alle notizie.
Questa noiosa premessa era necessaria per comprendere che cosa sta accadendo nel nostro paese, e capire, quindi, anche, alcuni sommovimenti politici.
Grazie alla crisi economica, grazie al crollo del consumo, grazie all’aumento del debito pubblico, grazie all’eccessiva spesa pubblica volutamente non contenuta, il governo ha fatto credere (e qui c’è “l’invenzione della tempesta perfetta”) di essere talmente nei guai, talmente in crisi, e talmente rovinati, da chiedere, pretendere e ottenere (come straripante vittoria della volontà) dalla BCE e dall’Europa e dai cosiddetti mercati, una copertura finanziaria che consenta il superamento della crisi stessa. Ha fatto credere alla gente che la tempesta è stata evitata perché grazie alla BCE c’è qualcuno che impedirà la “speculazione al ribasso” e quindi ci sono i soldi.
E i soldi sono arrivati.
E Monti e Passera annunciano che la luce è in fondo al tunnel.
E la borsa va su e i conti “magicamente” migliorano.
La cupola mediatica tira un sospiro di sollievo e definisce Monti e Draghi una coppia di maghi meravigliosi che ha evitato la “tempesta perfetta”.
E invece c’è stata, eccome.
La raccontano perfino sui giornali. Tanto la gente non si rende neppure conto di ciò che sta leggendo. L’inflazione bulimica dell’uso indiscriminato del termine “informazione” ha fatto dimenticare il fatto che, senza adeguata formazione, le informazioni sono inutili.
L’Italia industriale, oggi 14 settembre 2012 non è più l’Italia industriale del 14 giugno 2012.
Questa è la notizia in prima pagina nel mio quotidiano surrealista economico.
Ci stanno portando via la spina dorsale della nazione nel silenzio generalizzato.
La prima banca italiana non è più italiana.
Monti e Passera hanno gestito la ricapitalizzazione di Unicredit la scorsa primavera in modo tale da assicurare il pacchetto di maggioranza al fondo del Qatar, il quale si è alleato al Dubai, all’Arabia Saudita, all’Oman e al gruppo di Emirati Arabi del Golfo Persico e subito dopo si sono presi per qualche centinaio di milioni di euro Valentino e la Marzotto (è l’inizio dell’addio del made in Italy nel settore tessile/moda/stile) e si sono impossessate di circa 50.000 aziende medio/piccole nel settore. Dopodichè sono andate all’attacco delle telecomunicazioni riempiendo di soldi il gruppo decotto di Mediaset che sta svendendo tutte le proprie consociate al pool di arabi e infine (notizia del giorno) sotto gli occhi di tutti, hanno iniziato lo smantellamento dell’ENI. I principali fondi di investimento arabi hanno dato inizio ad acquisizioni di pacchetti azionari di fondazioni bancarie italiane completamente decotte, le quali, essendo proprietarie delle banche, detteranno legge su che cosa bisogna produrre, ma soprattutto dove e a che prezzo: ovvero in Africa e in Asia Minore. Non più in Europa. Ieri è stata formalizzata la vendita di un pacchetto azionario nell’ordine di 1,7 miliardi di euro a soggetti in teoria anonimi senza alcun commento da parte di chicchessia. Il tutto gestito da J.P. Morgan di New York che risulta “ufficialmente” il mediatore e gestore dei nuovi pacchetti azionari.
Se tutto ciò fosse accaduto quando era vivo Enrico Mattei, a quest’ora ci sarebbero venti interrogazioni parlamentari con il coltello fra i denti.
Questi sono i risultati della “tempesta perfetta” pienamente riuscita.
Una gigantesca operazione di speculazione al rialzo che comporta una immissione di capitale finanziario all’interno del sistema Italia che NON VA AFFATTO ad inserirsi all’interno del mercato produttivo industriale che potrebbe quindi creare lavoro, occupazione e ripresa del paese, bensì lo de-industrializza, lo de-localizza, lo annienta. Con l’ottima scusa che, così facendo, si finisce per rispettare il pareggio di bilancio perché si eviterà un aumento dell’Iva. In termini economici secchi, ciò vuol dire che i conti “nudi e crudi” miglioreranno, ma aumenterà la disoccupazione; altre aziende chiuderanno senza che vi sia nessun impatto né sulla borsa nè sui mercati finanziari (e quindi zero notizie da dare) perché seguiteranno a salire in borsa i titoli di banche, finanziarie e aziende che valgono sempre di meno in termini reali, ma sempre di più in termini virtuali, spostando l’Italia dal suo baricentro geo-politico e spingendola, inevitabilmente, nella periferia delle nazioni che contano. L’amministratore dell’Eni, Paolo Scarano, annuncia di aver già dato avvio alle dismissioni nell’azienda Snam progetti (cavallo di battaglia strategico dell’autonomia energetica nazionale, del proprio investimento in innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo, per renderci sempre più autonomi): un’altra fetta dell’Azienda Italia che se ne va.
Tra un po’ toccherà a Telecom, il Milan verrà venduto agli arabi, il 40% dell’industria tessile e del mobile marchigiano sta passando sotto il controllo di capitali stranieri, la cui conduzione è sempre gestita da J.P.Morgan e sono già pronti i piani strategici creati da architetti e ingegneri per andare a costruire gigantesche aziende produttrici di cucine, lavatrici, mobili, nello sterminato deserto arabo-saudita. Al posto di operai salariati garantiti –come in Italia- ci saranno gli schiavi sicuri in Asia Minore. Hanno bisogno di avere, proprio là, grandi aziende che producano acciao e alluminio, in modo tale da abbattere i costi di trasporto. E’ ciò che stanno facendo.
Questa è la vera “tempesta perfetta”.
Anonima, silenziosa, clandestina (ancorchè legale) con la totale complicità della classe politica italiana e l’apporto della cupola mediatica. Se andate su Il sole24 ore, oggi trovate quattro articoli a firma Celestina Dominelli, quasi incomprensibili, perché intrisi di termini inglesi, che raccontano la vendita dell’Eni, la dismissione dello Snam, ma quasi tra parentesi. Leggendo questi articoli non si capisce nulla. Il Senso è che l’Eni gode di ottima salute e svende tutto, il che –in teoria- sarebbe incomprensibile. Qual è la famiglia che si va a impegnare al monte di pietà i gioielli ereditati se ha i conti correnti in banca a posto?
Qui di seguito uno degli articoli del quotidiano di Confindustria di cui non si capisce nulla.
Lo propongo perché facciate caso al linguaggio usato, tutto zeppo di terminologia finanziaria anglo-sassone, senza nessun commento alla notizia POLITICA che viene quindi ridotta a meno che zero: ovverossia “L’ENI si sta scorporando ed è già iniziata la svendita a saldo d’autunno senza che nessuno lo sapesse”. Il Sole24ore è stato costretto a scrivere (si fa per dire) questo articolo perché ne parlano sulla stampa economica internazionale e quindi qualcosa bisognava pur dire anche da noi.
Ecco il testo: “Eni chiude il primo semestre 2012 con un utile netto a 3,84 miliardi di euro, in crescita dell'1,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 (0,23 miliardi nel trimestre), e l'utile netto adjusted in salita dell'8%, a 3,94 miliardi (1,46 miliardi nel trimestre, +2 per cento). La crescita dell'esplorazione e della produzione, corroborata dalla ripresa delle attività in Libia, spinge poi, nei primi sei mesi dell'anno, a +19% l'utile operativo adjusted delle continuing operations, a quota 10,37 miliardi di euro (4,24 miliardi nel trimestre, +14%), mentre l'utile netto adjusted si attesta a 3,79 miliardi, in aumento del 4% (1,38 miliardi nel trimestre, +0,3%).
Risultati che l'amministratore delegato Paolo Scaroni definisce «eccellenti». «Sono particolarmente soddisfatto dei nostri successi esplorativi e dell'ingresso in nuove aree ad elevato potenziale», prosegue. «In Gas & Power e Refining & Marketing abbiamo contenuto l'impatto della crisi dei mercati di riferimento. Le dismissioni già avviate delle nostre quote in Snam e Galp ci assicureranno una struttura finanziaria adeguata a sostenere, in qualunque circostanza di mercato, una robusta crescita di
lungo termine». E, intanto, nel breve periodo, Eni assicura ai suoi azionisti un acconto di 54 centesimi sulla cedola 2012 (0,52 euro nel 2011). Poi, davanti agli analisti, Scaroni esclude «dividendi straordinari» e fissa la linea. «Rivedremo la politica di remunerazione con la nostra futura presentazione strategica. Penseremo a un dividendo sostenibile e daremo un'ulteriore remunerazione agli azionisti attraverso il piano di buyback», deliberato a luglio.
Trainato dai profitti del l'E&P, il gruppo è riuscito così a compensare la flessione registrata nei settori Gas & Power e Refining & Marketing a causa della contrazione della domanda. Nel secondo trimestre 2012, le vendite di gas ammontano infatti a 20,15 miliardi di metri cubi con una riduzione del 4%, mentre la produzione di idrocarburi è pari a 1,647 milioni di boe/giorno (+10,6% rispetto allo stesso periodo 2011).
Tornando ai conti, il flusso di cassa netto da attività operativa delle continuing operations è stato poi di 4,2 miliardi di euro (8,3 miliardi nel semestre) e, insieme a 774 milioni di incassi da dismissioni, ha consentito di coprire i fabbisogni finanziari connessi agli investimenti tecnici - 3,02 miliardi nel secondo trimestre concentrati su giacimenti e upgrading della flotta Saipem - e al pagamento di 2,3 miliardi di dividendi (di cui 1,8 per il saldo della cedola 2011), con l'indebitamento netto sceso di 1,1 miliardi di euro rispetto a fine 2011, a 26,9 miliardi di euro «che tiene conto - chiarisce Eni - dell'operazione di rifinanziamento con istituzioni creditizie terze di una parte del debito intercompany di Snam (1,5 miliardi di euro).
Proprio dalla spa dei gasdotti, in procinto di passare a Cdp, Eni ha ottenuto, come chiarisce il cfo Alessandro Bernini davanti agli analisti, «già 2,5 miliardi di euro» rispetto agli 11,2 di esposizione complessiva verso il Cane a sei zampe. E, a stretto giro, «entro settembre-ottobre», prosegue Bernini, Snam dovrebbe essere in grado di rimborsare l'intero ammontare. Quanto alla cessione della quota residua in Snam (dopo il collocamento accelerato di un primo 5%), Scaroni è chiarissimo. «Stiamo parlando con diversi potenziali investitori e in base alle
condizioni di mercato valuteremo come procedere», ma ogni operazione avverrà dopo il closing dello scorporo, previsto in autunno. Nessuna fretta, dunque…..ma, aggiunge Scaroni, «se anche andiamo al di sotto, magari a 10, ci sentiamo perfettamente a nostro agio».
Eni guarda poi con fiducia ai futuri progetti come il South Stream («la final investment decision è prevista tra fine anno e inizio 2013», confermano i vertici).
Anche in rete seguitano a non parlarne, ad esclusione di “Delusi dal bamboo” ottimo sito di “formazione del pensiero critico” non a caso gestito da un ingegnere intellettuale.
Possiamo ancora cercare di rompere qualche uova nel paniere.
Se non altro, facendo loro capire che siamo consapevoli dei veri giochi.
Se non altro, chiarendo, in tal modo (una volta per tutte) che chi fa dell’anti-politica oggi, sono i funzionari dei partiti che tutto ciò non lo dicono e non lo spiegano.
Se non altro, per spiegare ai cittadini che il vero populismo, la vera demagogia, il vero allarmismo, il vero terrorismo intellettuale è quello operato da coloro che hanno dato il via a una strategia complessiva anti-patriottica, che finirà per spazzare via la Azienda Italia dal nòvero delle nazioni industrializzate avanzate.
Se non altro per denunciare la complicità della cupola mediatica.
E la criminale connivenza dei partiti che si accontentano delle briciole che cadono dal tavolo dei Signori Ragionieri, pur di sopravvivere.
Sulle spalle degli italiani ignari.
“Devono andare tutti alle isole Barbados”.
Prima che siano loro, in un domani prossimo, a spedirci a noi nei Caraibi, in catene.
Come facevano i negrieri nel XVIII secolo perché avevano bisogno di forza lavoro gratis.
Non fatevi venire l'ansia ma soprattutto non fatevi mettere paura, è ciò che vogliono.
La paura sono loro a doverla avere.
Devono capire che noi i loro trucchetti da baraccone li abbiamo capiti perfettamente.
Così, li potremo disinnescare.
Auguro a tutti un buon week end.

Fonte: Libero Pensiero

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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 23:49

La celebre azienda texana Halliburton, nota soprattutto per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi in un centinaio di Paesi del pianeta, si è resa recentemente protagonista di un episodio quanto meno bizzarro: lo smarrimento di materiale radioattivo.
Iniziamo dalle basi: la Halliburton, come tutti gli estrattori di petrolio, sfrutta una tecnica chiamata "fracking" (fratturazione idraulica), che consiste sostanzialmente nell'iniettare un fluido ad alta pressione in una frattura della roccia per creare delle spaccature più grosse.
In campo petrolifero, il fracking consente di aumentare la produzione di petrolio del giacimento, oltre che recuperare parte degli idrocarburi che andrebbero perduti durante il processo estrattivo.
Per determinare se una regione di un giacimento è adatta alla fratturazione idraulica, gli estrattori utilizzano degli strumenti che contengono materiale radioattivo, come la combinazione americio-241 e berillio. Ed è proprio parte di uno di questi strumenti, un cilindro metallico radioattivo, ad essere stato smarrito durante il trasporto da Pecos ad Odessa. Texas.
L'apparecchio ha la forma di un cilindro, e riporta le scritte “Danger radioactive” e “Do not handle”, con un il bel simbolo, ormai globalmente riconoscibile, della radioattività. "Non si tratta di qualcosa che produce radiazioni in forme estremamente dannose" spiega Chris Van Deusen, portavoce del Texas Department of State Health Services. "Ma è meglio che la gente rimanga a distanza, a 7-8 metri".
Il congegno, quindi, emette radiazioni. E se è necessaria una distanza di 7-8 metri dal dispositivo, non mi sembra uno smarrimento di poco conto.
"In presenza di berillio, le particelle alfa emesse dall'americio-241 reagiscono per formare neutroni" spiega Tom Hei, direttore associato del Columbia University's Center for Radiological Research. "Per le particelle alfa, si può posizionare un foglio di carta di fronte al dispositivo per avere un'adeguata schermatura. Non è il caso dei neutroni, che richiedono una schermatura molto più efficace o una distanza superiore dalla sorgente".
E' difficile dire se l'apparecchio sia totalmente sicuro anche a 7-8 metri di distanza. I neutroni emessi dal cilindro hanno un impatto biologico 10 volte superiore dei raggi-X, e definire con certezza una distanza di sicurezza avrà sempre un ampio margine di errore, a meno che non si sappia con esattezza quanto materiale radioattivo è contenuto nel cilindro.
Sebbene la combinazione berillio/americio-241 sia considerata come un rischio di categoria 3, l'esposizione a materiale radioattivo di categoria 3 può provocare danni permanenti a persone che lo maneggiano per qualche ora senza le dovute protezioni. Nell'arco di giorni o settimane, inoltre, potrebbe addirittura avere conseguenze fatali.
Non è ancora chiaro come un contenitore di materiale radioattivo sia riuscito a "scappare" durante un percorso di 200 km. Negligenza nel trasporto?Tentativo di furto?
Tre impiegati sono stati interrogati dall'FBI. "Gli agenti sostengono solo di credere che non ci sia stata attività criminale coinvolta nella scomparsa dell'apparecchio" sostiene un portavoce della Halliburton.
Il cilindro sembra essere scomparso lo scorso 11 settembre. Diversi veicoli attrezzati hanno percorso il tragitto del camion diverse volte a 10 miglia orarie, senza trovare alcuna traccia del materiale radioattivo.
 
 
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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 23:27
Sei navi da guerra cinesi sono entrate ieri nelle acque delle isole Diaoyu/Senkaku, controllate dal Giappone ma rivendicate da Pechino. Le unità si sono avvicinate alle isole "per far rispettare la legge" e dimostrare la giurisdizione cinese, stando a quanto affermato dal governo di Pechino. La guardia costiera giapponese ha lanciato un allarme e messo in guardia le unità cinesi in avvicinamento; due di queste si sarebbero a questo punto allontanate, senza incidenti, le altre sarebbero invece rimaste nelle acque contese.
Il governo nipponico ha formato un gruppo di emergenza per affrontare la situazione e l'ambasciatore cinese a Tokyo è stato convocato, ricevendo una nota di protesta formale.
Nelle ultime settimane le tensioni tra i due paesi a proposito delle isole sono aumentate bruscamente dopo la decisione di Tokyo di acquistare tre delle isole dal privato che le possedeva; ci sono stati anche sbarchi di elementi nazionalisti dell'una e dell'altra parte, con bandiere e slogan.

.Sessantamila cinesi sono scesi in ventiquattro piazze per manifestare contro Tokyo che vuole nazionalizzare le isole Senkaku, contro il parere di Pechino che vuole invece riconquistarle. Nel frattempo le proteste si sono fatte violente. Ecco cosa sta succedendo

Le isole contese sono la scintilla che ha trasformato la Cina in un enorme palcoscenico rissoso: i cittadini lanciano pietre contro l’ambasciata giapponese e si scagliano addosso alla polizia, che è dovuta ricorrere alla tenuta antisommossa. Si parla di un numero importante di persone indignate, 60 mila voci nelle strade e le forze dell’ordine faticano a contenere il flusso: le immagini parlano di caschi, manganelli e incendi. In alcune città, il dissapore è contenuto, in altre “le bandiere del Giappone si danno alle fiamme e la stessa sorte tocca alle macchine nipponiche” ha fatto sapere l’agenzia Kyodo. Le isole, completamente disabitate salvo alcune guardie di frontiera nipponiche, sono amministrate dal Giappone in base a un accordo bilaterale con gli Stati uniti, che le avevano occupate alla fine della Seconda Guerra mondiale e le hanno quindi affidate a Tokyo negli anni '50. La Cina però non riconosce quell'accordo e sostiene che le isole, conquistate dai giapponesi alla fine dell'Ottocento e da loro rinominate Senkaku, appartengono storicamente all'impero cinese col nome di Diaoyu - infatti anche la Cina nazionalista di Taiwan le rivendica come sue. Il contrasto si è fatto più forte negli ultimi anni, dopo la scoperta di ricchi giacimenti di idrocarburi sotto il fondo marino nelle acque circostanti, e dopo che l'incremento del traffico navale globale ha portato molte rotte commerciali importanti a passare nelle vicinanze delle isole.

Anti-Japan Protests Erupt In China  Anti-Japan Protests Erupt In China

In realtà, il Giappone controlla da anni le isole disabitate di Senkaku (Diaoyu, in cinese) ma la Cina ha visto l’acquisto come un affronto: venti milioni di euro, è la cifra offerta alla famiglia Kurihara che le possedeva. L’azione è ritenuta uno smacco perché, a detta di Pechino, le isole sarebbero cinesi e per questo sono già partite sei navi di sorveglianza a difesa della sovranità ma il Giappone la pensa allo stesso modo. I politici dell’opposizione, in Giappone, chiedono azioni ferme contro Pechino: “Il messaggio deve essere chiaro: noi non torneremo indietro” ha fatto sapere Shigeru Ishiba, ex ministro della Difesa giapponese.

Un’impennata di violenze e gesti dimostrativi cinesi si è registrata in questi tre giorni, dopo che le autorità di Tokyo hanno annunciato l’acquisto delle isole Senkaku, lo scorso 10 settembre. Il governo di Tokyo non non ha rivelato quale sia il prezzo dell’operazione anche se, secondo alcune indescrizioni di stampa, si aggirerebbe intorno ai 2,05 miliardi di yen (26 milioni di dollari). I cinesi, però, non accettano l’accordo.

Ieri, sei motovedette di Pechino sono arrivate nelle acque attorno all’arcipelago per quella che il ministro degli Esteri cinese ha definito come una prima missione di pattugliamento “per proteggere i propri diritti marittimi”. “Riflette la nostra giurisdizione sulle isole Diaoyu”, ha detto un portavoce riferendosi al nome cinese dell’arcipelago che si trova in prossimità di Taiwan.

La risposta dei cinesi è stata quella di presentarsi di fronte all’ambasciata giapponese a Pechino per protestare: gli studenti hanno gridato slogan contro il paese ritenuto usurpatore. Il disordine ha invaso le strade del paese e la folla dei manifestanti cresceva a dismisura. Mentre il traffico era in tilt, un uomo ha detto: “Non possiamo perdere le isole Diaoyu, non possiamo dimenticare la nostra vergogna nazionale” ricordando l’occupazione del Giappone, durante la Seconda Guerra Mondiale. Si lanciano uova, pietre e bottiglie contro l’ambasciata: “Ridateci le nostre isole! Odiamo il Giappone, l’abbiamo sempre odiato perché ha invaso la Cina e ucciso persone innocenti” ha gridato un lavoratore della regione meridionale di Guangxi. “Non vogliamo la guerra ma un’azione più ferma contro il Giappone: non dobbiamo vendere le nostre terre” ha detto un altro riferendosi ai fondali ricchi di gas e petrolio.

Non si vedeva una protesta così numerosa dal 1972, anno di normalizzazione dei legami bilaterali. “Ci sono state manifestazioni per tutta la settimana e inizialmente erano tutte pacifiche” ha riferito l’emittente NHK. “Avrebbero potuto fermarci se avessero voluto ma non l’hanno fatto. È il governo che ci ha insegnato a essere anti-Giappone e se vogliono farci smettere sanno bene come fare. Credo che ci stiano incoraggiando” ha detto un manifestante. La stampa cinese parla di reazione armata: “La Cina non può fare marcia indietro e le forze cinesi dovrebbero aumentare le strategie di difesa e intensificarle contro il Giappone. La Cina non può fuggire se il Giappone decide di ricorrere alle armi”.

Gli Stati uniti hanno affermato in una nota di non voler prendere parte nella disputa e hanno fatto appello a entrambe le parti perché mantengano "la testa fredda"; il segretario alla Difesa Leon Panetta effettuerà una missione-lampo a Tokyo e Pechino nei prossimi giorni.

Come nel Medio Oriente, consolati, ambasciate e semplici cittadini residenti all’estero sono diventati bersaglio di minacce e violenze. Il consolato nipponico a Shanghai ha notizie di almeno sette episodi di violenza contro i connazionali. Nel distretto urbano di Baoshan, un cinese ha innalzato due cartelli con le scritte «Sconfiggiamo i diavoli giapponesi» e «Diavoli giapponesi ritornate a casa», ha incendiato la sua Honda Civic dinanzi ad una concessionaria della casa giapponese, provocando il blocco della circolazione. Per evitare di essere aggrediti, ristoranti, negozi e persino automobili private dei cittadini nipponici in Cina, stanno iniziando ad esporre bandiere cinesi e a coprire ogni segno di riconoscimento del proprio Paese.

 

 

 

 

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 22:14

Le sigarette fatte con la cacca di topo

Fuma che ti passa...il vecchio motto che anni addietro si usava per i fumatori incalliti: ma come reagirebbero le persone  se le sigarette che ogni giorno, con tanta esasperata voglia di non rinunciare a fumare, nascondessero un segreto? Il business delle ‘bionde taroccate’, per molti retaggio del passato, torna in grande spolvero con la crisi che incalza. I numeri la dicono lunga: le sigarette illecite fumate nel mondo ammonterebbero a 360 miliardi, per una quota di mercato pari al 10,5%. In Italia, nel 2010, il mercato illegale e’ stimabile in un totale di 2,8 miliardi di sigarette. A lanciare l’allarme e’ la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, che ha stilato una relazione ad hoc presentata oggi in una conferenza stampa a Montecitorio. C’e’ anche sterco di topi in alcuni stock di sigarette contraffatte finite sotto sequestro e passate sotto la lente d’ingrandimento dagli investigatori.     

Il business delle ‘bionde’ false “fa gola alla criminalita’ organizzata, che, non a caso, in questo mercato illecito investe moltissimo e mostra capacita’ operative e gestionali assimilabili alle grandi multinazionali del tabacco”, spiega il presidente della Commissione, Gianni Fava (Lega Nord). Producendo “danni alla salute dei consumatori, ma anche alle casse dello Stato in termini di mancate entrate fiscali”. A preoccupare di piu’, pero’, i contraccolpi per la salute dei consumatori di sigarette contraffatte. “Se il fumo fa male di per se’ – sottolinea Fava – questi prodotti possono provocare danni di gran lunga maggiore e nuocere ancor piu’ gravemente alla salute”. Secondo le diverse verifiche effettuate, alcune marche di sigarette contraffatte sarebbero risultate prodotte utilizzando anche foglie di tabacco contaminate, o comunque di qualita’ non adeguata, al punto che, nell’impasto finale, sarebbero emersi livelli di nicotina, catrame, monossido di carbonio, piombo, cadmio e arsenico molto piu’ alti rispetto a quelli presenti nelle sigarette originali. Non solo catrame, anche monossido di carbonio: sono queste le tre sostanze contenute in maniera superiore al consentito nelle false Philip Morris. Le percentuali sono notevolmente superiori a quelle dichiarate: per la nicotina, 1,30 milligrammi per sigaretta a fronte di 0,80; per il catrame, 14,5 milligrammi per sigaretta a fronte di 10; per il monossido di carbonio 15,9 milligrammi per sigaretta a fronte di 10.

 Quanto alla presenza di sostanze tossiche restano i dubbi, dal momento che la Direzione per le accise non è stata in grado di rispondere ai quesiti del pm: «In merito all’accertamento relativo all’eventuale presenza di sostanze tossiche, si comunica che l’Istituto superiore di Sanità, interessato al riguardo, ha comunicato che, allo stato attuale, non è in grado di eseguire analisi della specie». uova di insetti, zanzare ovviamente morte, peli di topo, filamenti di metallo, plastica, capelli, feci animali e anche umane, tracce di sangue e perfino un cerotto, ovviamente sporco. Ecco che cosa si trova nelle sigarette contraffatte, quelle fabbricate nei laboratori clandestini di Cina, Ucraina, Russia, Polonia, e vendute di contrabbando in mezzo mondo. Fumare fa male, si sa, ma se alla nicotina, al monossido di carbonio e al catrame delle sigarette normalmente in commercio aggiungiamo gli elementi della lista iniziale, accorciamo notevolmente la nostra esistenza.

CINA - E anche stavolta, a detta della Commissione, i pericoli maggiori arrivano dalla Cina. “Oltre a rappresentare il principale Paese di origine delle sigarette contraffatte che arrivano in Europa – spiega Anna Teresa Formisano (Udc) – la Cina e’ destinata a diventare il principale produttore di tabacco lecito al mondo, con l’effetto, dal punto vista dell’attivita’ criminale, che il maggiore afflusso di prodotto lecito in entrata potra’ rappresentare un’ulteriore opportunita’ anche per l’ingresso di merce contraffatta prodotta in quel Paese ed inserita nella logistica della distribuzione mondiale”. La Relazione mette in guardia anche dai pericoli che viaggiano sul web. “Anche nel caso del contrabbando di sigarette – spiega infatti Formisano – e’ emerso il crescente ricorso a Internet, utilizzato sia dai consumatori per l’acquisto di sigarette contraffatte, sia dai criminali per velocizzare le transazioni e lo scambio di informazioni”.

 Il business delle ‘bionde taroccate’ rischia poi di diventare ancor piu’ temibile “con l’arrivo del cosiddetto pacchetto bianco”, ovvero confezioni di sigarette prive di brand, potenziale arma nella lotta al fumo. “Per le Forze dell’Ordine – fa notare Fava – diventerebbe ancor piu’ complicato individuare la merce contraffatta”. La Relazione verra’ ora inviata alla capigruppo per chiederne la calendarizzazione nei lavori dell’Aula. Ogni anno i governi europei perdono circa 10 miliardi di euro a causa del contrabbando e della contraffazione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che nel 2020 le sigarette di contrabbando supereranno quelle vendute legalmente e l’agenzia americana per alcol, tabacchi e armi da fuoco denuncia diversi legami tra le organizzazioni dedite al contrabbando e il terrorismo internazionale.

Attenzione a cosa fumi, quindi.

 

 

 



Come se fossero una specie di polizia, quelli della Ait intelligence unit della Bat si incontrano con i colleghi delle altre multinazionali (Philip Morris, Japan Tobacco International, Imperial) due volte all’anno e insieme cercano di tracciare le linee comuni alla lotta alla contraffazione e al contrabbando. Ci sono laboratori molto artigianali, come quelli cinesi, che sfornano tonnellate di sigarette la cui confezione è assai approssimativa e quindi facilmente riconoscibile. In alcuni di questi, per esempio, non vengono usate macchine per impacchettare ma solo bambini che hanno le mani «tarate» apposta per prendere 20 sigarette alla volta, non una di più, e tutto viene fatto a mano, con conseguenti carenze igieniche. Ma ce ne sono altri dove gli stessi esperti dell’unità anticontraffazione devono faticare non poco per riconoscere il pacchetto taroccato da quello originale.

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 21:18

Lo aspettavamo con trepidazione: il programma che tratta innumerevoli scoperte e documenti inediti, ritorna su rai2 più in forma che mai.

Roberto Giacobbo, oramai noto al pubblico come figura portante del programma voyager, inizierà con un argomento davvero interessante: il rapporto corpo e mente, principalmente per quanto riguarda i rapporti benefici della preghiera secondo uno studio condotto dall’ Università di Harvard, di cui sara' intervistato Herbert Benson, un uomo che ha dedicato tutta la sua carriera allo studio del rapporto tra preghiera e salute. In oltre 35 anni ha pubblicato 175 articoli accademici e 11 libri che hanno venduto più di 4 milioni di copie in tutto il mondo. Religione ma anche meditazione e non solo dunque, gli argomenti che saranno al centro della puntata di domani sera, che vedrà Giacobbo in prima linea nell’indagine di fenomeni tra scienza e parascienza, in uno studio tutto nuovo in grado di accogliere la sempre maggiore richiesta di partecipazione diretta da parte del pubblico troveranno spazio i nuovi temi della stagione.

Tanto da non preoccuparsi neanche delle critiche che vedrebbero le indagini di Voyager in una dimensione paranormale più che scientifica: “Voyager è un programma di indagine che completa l’offerta Rai, che analizza quello che si sta studiando, che va a caccia di domande, non di risposte -ha affermato - Una sorta di libro che ancora si sta scrivendo. Usiamo l’indicativo quando va usato l’indicativo e il condizionale quando serve il condizionale. Ma se andiamo avanti da nove anni, vuol dire che un po’ di serietà, in quel che facciamo, ce la mettiamo”.

Per chi fosse interessato ad accedere all' inero archivio di voyager, cliccate qui.

Roberto Giacobbo si è anche mostrato in un luogo piuttosto discusso da sempre, sorprendendo molti visitatori che se lo sono ritrovato davanti ai loro occhi: ''Il sito di Stonehenge, in Inghilterra, ogni anno ospita un milione di turisti e si tratta di un sito rifatto nel 1901. Li c'e' solo un millesimo della storia che voi avete in questi posti. Appunto per questo voi dovete diventare i primi promulgatori della vostra grande storia''. Con queste parole Roberto Giacobbo, vice direttore di Rai Due e ideatore della trasmissione televisiva ''Voyager'', ha salutato nel Museo di Capocolonna i ragazzi che partecipano a ''Calabria Jones'', il progetto di educazione all'archeologia che coinvolge 4 mila studenti della scuole medie.

Dunque, tornando al programma, non ci rimane che guardare il programma e scoprire nei dettagli, quali siano gli argomenti che nella prima puntata della 22 esima edizione, saranno discussi

 

 

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11 settembre 2012 2 11 /09 /settembre /2012 22:00

 

Il TAR ha accolto il ricorso di LAC, Pro Natura e SOS Gaia. Stop alla nuova stagione venatoria

 

Dopo la grande delusione per l’abolizione del referendum sulla caccia, ora una vittoria sperata ma non data per scontata ha risollevato gli animi dei tanti che amano e difendono gli animali.

Con Ordinanza del 7 settembre 2012 il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Piemonte ha accolto il ricorso presentato contro il calendario venatorio 2012/2013 dalle associazioni LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), Pro Natura e SOS Gaia, ed ha sospeso la caccia in tutto il Piemonte.

Domenica 16 settembre 2012, giorno previsto per l’apertura della caccia, non ci sarà nessuna attività venatoria: la caccia per ora si ferma e non parte in tutto il Piemonte.


Piero Belletti di Pro Natura intervistato per Shan Newspaper

Un risultato clamoroso, una prima tappa di una causa nata dal ricorso di tre associazioni ambientaliste e animaliste, assistite dagli avvocati Andrea Fenoglio e Mia Callegari, non nuovi a questo tipo di ricorso. Ricordiamo infatti la vittoria del ricorso, lo scorso maggio, contro la cattura e l’abbattimento degli scoiattoli grigi all’interno dei Parchi del Piemonte, presentato anche questo da LAC e SOS Gaia insieme a ENPA, OIPA, LAV, assistiti da Fenoglio e Callegari.

La richiesta delle tre associazioni ambientaliste era quella di annullare la delibera dell'11 giugno con cui la giunta regionale ha approvato il calendario venatorio, delibera che comprendeva anche l’estensione della stagione venatoria nelle aree private come aziende faunistiche e agriturismi.

Anche i caprioli e i cinghiali quindi possono tirare un sospiro di sollievo: la sospensione comprende i piani di prelievo selettivo dei caprioli in azienda agrituristica e faunistica e degli ungulati nei comprensori alpini e delle aziende agri-turistico-venatorie.

Il ricorso è stato basato su tre elementi fondamentali. Il primo riguarda la mancanza del piano faunistico venatorio, previsto dalla legge nazionale sulla caccia, ma assente in Piemonte. Le associazioni che hanno presentato il ricorso ritengono questa mancanza aggravata dall’abrogazione della legge regionale 70/96, effettuata evidentemente al solo fine di evitare il referendum. Infatti lo stop alla caccia è anche la conseguenza del vuoto creato dall'abrogazione della legge sulla caccia avvenuta a maggio in maniera da poter abolire il referendum.


Roberto Piana, presidente della LAC Piemonte, durante l’intervento alla manifestazione di protesta del 3 giugno contro l’abolizione del referendum

Il secondo elemento riguarda la mancata valutazione dell'incidenza della caccia sulle aree della rete europea "Natura 2000". Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari. Inoltre, e qui siamo al terzo elemento su cui si basava il ricorso, la giunta regionale, nella preparazione del calendario, non ha rispettato il parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per quanto riguarda i periodi della caccia.

L’ISPRA aveva inviato lo scorso 27 agosto una nota a tutte le Regioni italiane, e per conoscenza ai Ministeri competenti, che descriveva i provvedimenti di regolamentazione dell'attività venatoria che andrebbero assunti dalle Amministrazioni Regionali. Le condizioni climatiche estreme che hanno caratterizzato la stagione estiva possono determinare un notevole stress per le popolazioni di fauna selvatica del Paese. La nota dell’ISPRA era mirata a ridurre il rischio di gravi danni alle popolazioni selvatiche che attraversano condizioni di particolare vulnerabilità a causa del perdurante periodo di siccità. Tuttavia la giunta regionale del Piemonte non ha tenuto conto dei rilievi dell’ente, e questo ha costituito un ulteriore elemento per il ricorso.

Per le associazioni che hanno vinto il ricorso è un momento di gioia, ma lo è anche per tutti coloro che vedono nella caccia una pratica aberrante e contro ogni sviluppo di civiltà e di progresso.


Rosalba Nattero, fondatrice di SOS Gaia, con Michelle

Ricordiamo che il Piemonte è stato recentemente il teatro di una lotta pacifica, condotta con le armi della democrazia, per l’istituzione di un referendum che si aspettava da ben 25 anni. 60.000 firme raccolte non sono bastate per indire un referendum che voleva limitare la caccia. A ridosso della consultazione, quando ormai tutte le città e i comuni piemontesi erano tappezzati di manifesti elettorali e la campagna referendaria era all’apice, la Regione Piemonte è riuscita a impedire il referendum abrogando la legge che il referendum chiedeva di modificare. Un espediente, un “trucchetto legislativo”, così come lo hanno definito i promotori del referendum.

Una decisione che ha provocato indignazione in tutta Italia, non soltanto negli animalisti ma in quanti hanno visto nella decisione della Regione Piemonte una posizione antidemocratica che non teneva conto della volontà della maggioranza dei cittadini.

La decisione del TAR di sospendere l’attività venatoria in tutto il Piemonte ha ridato ossigeno al movimento anti-caccia e ha risollevato il morale di coloro che da 25 anni si battono per abolire o quantomeno limitare uno sport anacronistico e primitivo che si basa sull’uccisione di animali selvatici per puro divertimento.


Al corteo del 3 giugno contro la soppressione del referendum sulla caccia hanno partecipato più di 3000 persone. Nella foto: Belletti, Nattero e Piana

“Per l’Assessore regionale alla caccia Sacchetto una sonora lezione. Punita la sua arroganza. Ora si dimetta, magari portandosi dietro il “compare” Vignale, con lui principale protagonista dello scippo del referendum regionale contro la caccia” ha affermato Roberto Piana, Presidente della Sezione Piemonte della LAC.

Ma i veri protagonisti di questa vittoria sono gli animali selvatici, che potranno ancora per qualche tempo godere della loro libertà di vivere.

“Per gli animali selvatici è una grande vittoria e un grande giorno” ha dichiarato Piero Belletti di Pro Natura. “Ora aspettiamo con fiducia che Napolitano sciolga il Consiglio regionale colpevole del furto di democrazia del maggio scorso. Ancora una volta lo Studio legale Fenoglio-Callegari di Torino si è distinto in una battaglia difficilissima per la difesa della fauna selvatica. Gli animali ringraziano”.

Cosa succederà ora? L'udienza finale del ricorso è fissata per l’ottobre 2013. Ma sarebbe troppo ottimistico sperare in una intera stagione venatoria annullata. Sarebbe troppo fantascientifico sperare in una presa di coscienza da parte di quei politici che sostengono la caccia pur sapendo di scontentare la stragrande maggioranza dei cittadini.

Dalle statistiche emerge che otto italiani su dieci vogliono abolire la caccia, soprattutto i giovani. I cacciatori si stanno estinguendo, in 25 anni si sono dimezzati e oggi hanno un’età media di settant’anni. Eppure la caccia continua ad essere praticata e difesa dalla legge.

Sappiamo che la decisione del TAR rappresenta solo una battuta d’arresto. Ma per adesso godiamoci questa vittoria storica, e andiamo a dormire con il sorriso sulle labbra, con la consapevolezza di aver contribuito a salvare qualche migliaio di creature dal massacro. E non è cosa da poco!

 

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9 settembre 2012 7 09 /09 /settembre /2012 21:44

La conferenza che si è tenuta a Zurigo pochi giorni fa, tanto attesa per la rivoluzionaria produzione di energia pulita, all’auditorium del Technopark, l’ingegnere italiano Andrea Rossi, ha spiegato le novità sul catalizzatore da salotto, sullo stato dello sviluppo e le prospettive di commercializzazione che ne deriveranno, per tutti. Ma come funziona? l’E-Cat termico è una "fonte di energia a bassissimo costo per calore di processo e riscaldamento. La macchina, genera calore sotto forma di acqua calda o vapore e può sviluppare anche temperature elevate".L' ing. Rossi, notare, ha spiegato che consentirà di sfruttare le eccellenze e le esperienze specifiche dei suoi componenti per raggiungere nuovi clienti e diventare così un punto di riferimento per il mercato italiano nello strategico settore energetico, proponendo apparati industriali per la generazione termica e magari, in futuro, anche per la produzione elettrica".

E-Cat Rossi: ultime notizie su programma e diretta streaming evento

Per ora, si sa che la licenziataria degli impianti termici di taglia industriale alle imprese del Nord e del Centro Italia è la Prometeon srl di Bologna coordinata dal direttore commerciale e amministratore unico Aldo Proia.

Nel campo della fusione fredda va segnalata la presentazione del reattore LENR da parte di Francesco Celani, già vicepresidente della Società Internazionale di Scienze Nucleari della Materia Condensata, al National Instruments Week 2012. I risultati sembrano soddisfacenti. Spiega il ricercatore indipendente Dennis Letts: "Lo abbiamo testato, visto che produceva calore in eccesso, spento e siamo andati a casa. La mattina di lunedì siamo tornati al mio laboratorio, lo abbiamo disassemblato e riassemblato il reattore presso il Centro Congressi. Dal momento in cui abbiamo riattivato l’energia elettrica ha immediatamente ricominciato a produrre calore, senza tempi d’incubazione".L’E-cat di Francesco Celani funziona: con la collaborazione della National Instruments, il ricercatore, vicepresidente della Società Internazionale di Scienze Nucleari della Materia Condensata, ha dimostrato che il suo dispositivo, basato su un sistema nichel/idrogeno, è in grado di generare energia in eccesso mediante una possibile reazione nucleare a bassa energia (Lern).

L’E-Cat, per la precisione il modello industriale da 1 MW, ha ottenuto tutti i certificati sulla sicurezza necessari per andare sul mercato. Lo ha annunciato il suo creatore, Andrea Rossi, rispondendo ad un commento sul Journal of Nuclear Physics. Il lettore faceva due domande specifiche:

Nei mesi scorsi lei è stato molto ottimista in merito a due argomenti nei commenti su questo sito:

  1. Ci saranno presto abbastanza informazioni confermate e verificate sulle LENR per i media generalisti e per i giornalisti che scrivono per i loro lettori con linguaggio profano.
  2. Ci sarà presto la certificazione per l’E-Cat industriale.

Ha ancora questa visione positiva su entrambe le questioni?

Sulla possibilità di fornire a breve informazioni alla stampa Rossi ha risposto con un laconico “yes”. Sulle certificazioni ha confermato che il processo è già completato e che entro ottobre sarà terminato e pubblicato un test indipendente, svolto da una non meglio precisata università, che conferma il funzionamento del catalizzatore di energia LENR.

Le buone notizie per i fan di Andrea Rossi, però, finiscono qui. A quanto pare, infatti, la ricarica dell’E-Cat sarà più costosa di quanto si potesse inizialmente pensare perché per eseguirla sarà necessario chiamare un tecnico specializzato di una ditta a sua volta certificata. Questo perché la polvere di nichel contenuta nella cartuccia di ricarica è tossica.

L'ingegnere italiano ha chiarito che non si tratta di report definitivi dato che le rilevazioni sul prodotto devono essere ripetute molte volte prima che questo possa essere considerato sicuro. Per questo è necessario ripetere ancora i test ma l'inventore ha concluso che, nonostante molto lavoro sia ancora da farsi, è stata imboccata la strada giusta.

a seguito, il documento in pdf per ultriori informazioni :  DOWNLOAD FILE

Sulla trasmutazione da nichel al rame - quando hanno iniziato il lavoro, Rossi e Focardi hanno pensato che questa trasmutazione è stata al centro di questo processo, ora hanno cambiato il loro modo di pensare. Rossi è convinto questo è un effetto collaterale che proviene dalla produzione di raggi gamma a bassa energia. Il rame è prodottaoin solo piccole quantità - 'picogrammi'. La Trasmutazione non è il processo principale. La sua teoria è 'sostanzialmente cambiata'.

Ora sono molto concentrati sulla produzione di energia elettrica - non fare ricerca di base ma  sull'utilizzo di materiali diversi dal nichel. Dice che se possono fare elettricità che saranno in grado di adattare il sistema in modo che possano creare un energia all'  infinito - realizzare il sogno di Nikola Tesla. Vuole fare la differenza nella lotta alla povertà nel più breve tempo possibile.

 

 

 

 

 

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