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4 marzo 2020 3 04 /03 /marzo /2020 23:24
Il vaccino che salverà gli esseri umani conterrà un chip?

Oramai, si discute solo della nuova pandemia: il CORONAVIRUS COVID19, che sta interessando quasi tutto il mondo con la sua velocissima propagazione e mutogena caratteristica a seconda del luogo, patologia, tempistica in maniera asintomatica o meno... anche se la mortalità rimane bassa, sembra inarrestabile e si aspetta con ansia il vaccino che ci salverà da questa influenza estremamente aggressiva: parliamo proprio del vaccino.

Come potremo avere certezze e sicurezza che questo virus, una volta scongiurato, non tornerà ai primi freddi degli anni prossimi? Come potremo essere tranquilli? Dunque...si discute non ora ma anni a riguardo, su come avere un controllo globale delle popolazioni con dei microchip e quale potrebbe essere una soluzione per volerlo da tutti, addirittura desiderarlo?

Dal 2013 Rfid obbligatorio negli Stati Uniti – Ago.  2011
Non poche polemiche sono nate a proposito del disegno di legge sulla salute presentato da Obama e che a partire dal 2013 renderà obbligatorio per tutti i cittadini statunitensi l’impianto di un microchip Rfid che contenga tutte le informazioni relative a ogni americano.
L’intento dichiarato è quello di facilitare il monitoraggio e il controllo della salute di ogni singolo individuo, con la creazione di un apposito registro nazionale in cui ogni chip – e quindi ogni persona – sia registrato.
Fin troppo facile lanciarsi in speculazioni in degne dell’orwelliano Grande Fratello, ma il nuovo progetto sulla salute – l’HR 3200 – adottato di recente dal Congresso prevede la necessità di impiantare il chip per identificare tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario.
Il progetto era già in studio nel 2004, come rivelano alcuni documenti della Food and Drug Administration, con il nome di Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient identification and Health information (Sistema di transponder impiantabile a Radiofrequenze per l’identificazione dei Pazienti e le informazioni relative alla salute).
Di fatto, con il pretesto di garantire una migliore assistenza sanitaria, gli Stati Uniti stanno cercando di marcare ogni cittadino, senza tra l’altro, aver previsto alcun tipo di regolamentazione per l’impianto e l’uso dei microchip Rfid, cosa che potrebbe causare conseguenze impreviste – almeno non da noi comuni mortali – per la vita anche democratica dei cittadini americani.

 

CDC: un ex lavoratore per i CDC, riporta che il Rapporto Nazionale US utilizzera’ le vaccinazioni per Ebola per impiantare un chip RFID a tutta la popolazione Statunitense ! – Ottobre 2014
Un informatore dei CDC ha recentemente verbalizzato una deposizione per esporre i nefasti piani del governo che userebbero l'imminente pandemia "Ebola" come un'opportunità per impiantare la tecnologia RFID (chips sotto pelle) in cittadini americani.
Brent Hopskins era un imprenditore che lavorava per i CDC, prima di presentare le gravi accuse contro il suo ex datore di lavoro.
Hopskins sostiene che un vaccino contro l'Ebola è stato preparato per il pubblico in forma di usa e getta, con un uso di siringhe sterili. Lo svantaggio, tuttavia, è che ognuna di queste siringhe conterrà non solo il vaccino, ma anche un micro chip RFID.
funzionari dei CDC intendono emettere questi pacchetti siringa per più di 200.000 famiglie dal 1 ° dicembre 2014. I consumatori avranno anche la possibilità di richiedere il vaccino Ebola al loro negozio locale di farmaci (farmacia).
Hopskins indica anche che il chip RFID permettera’ più facilmente di identificare e separare quelli che sono stati inoculati e coloro che non lo sono stati. Le persone che si rifiutano di ricevere la vaccinazione Ebola si troveranno ad affrontare gravi ostacoli nel trovare un impiego, visitare luoghi pubblici, ottenere in futuro cure mediche, e anche il potenziale di imprigionamento.

Durante la corrispondenza sul Rapporto nazionale, Brent Hopskins è citato e detto, "Non posso stare a guardare come queste atrocità si svolgono ... Il governo americano vuole impiantare chip RFID in ogni uomo, donna e bambino. Essi stanno ora utilizzando la minaccia di Ebola per spingere a questo nefasto complotto. Il pubblico è costretto a prendere una decisione tra la fine orribile che offrirebbe Ebola, o rinunciare a ogni grammo della loro privacy da ottenere un chip RFID impiantato sotto la loro pelle.

Molti americani hanno espresso la preoccupazione che i funzionari del CDC stiano collaborando con il governo per utilizzare questo nuovo sistema come un modo per introdurre la legge marziale.
Altri, come popolare conduttore radiofonico, Alex Jones, insistono sul fatto che il virus fu volutamente impiantato-trasportato sul suolo americano per assottigliare la popolazione sempre crescente.
Come Hopskins dice, "Questo è un piccolo passo verso il controllo totale delle masse che sono cresciute sempre più frustrate e diffidenti nei confronti dei poteri costituiti.
L'obiettivo finale del governo degli Stati Uniti è quello di ridurre in schiavitù tutte le persone che cadono per paura sotto una particolare fascia, per imporre loro il vaccino di Ebola; nei fatti è come stiano gia’ andando a farlo".
Fonte: spiritualconnectedness.com/

Microchip per tutti
“Se posso mettere un microchip al mio cane per ritrovarlo quando scappa, perché dovrebbe essere illegale fare lo stesso con un messicano?”. La provocazione a dir poco delirante è stata lanciata dal candidato repubblicano al Congresso USA Pat Bertroche. In attesa che la proposta di siglare gli stranieri irregolari o non regolari sul territorio sbarchi anche in terra Padana, l’argomentazione ha suscitato un putiferio in America. Il pensiero è corso subito ai tatuaggi dei deportati nei campi di concentramento nazisti.


Si sbaglierebbe chi ritenesse questo genere di proposta soltanto una provocazione estrema in materia di sicurezza. Il ricorso a microchip sottocutanei per  “mappare”, controllare e, chissà, manipolare a distanza gli individui non interessa soltanto gli stranieri. Le iniziative da stato fascista globale si stanno infatti insinuando in campo medico grazie anche ai democratici.
Quale metodo migliore per controllare la popolazione che dotarla di microchip come le bestie dietro motivazioni sanitarie ?
Violare i diritti civili di stranieri per quanto illegale desterà sempre reazioni contrastanti, anche violente perché i detrattori della proposta faranno appello a concetti quali razzismo, violenza sui più deboli, etc. Ma se si convincesse invece la popolazione della necessità dell’inserimento di chip sottocutanei in ogni membro del Paese per il proprio bene - come nel caso di vaccini forzati per contrastare fantomatiche pandemie – allora si raccoglierebbero minori resistenze. Ci verrà detto che è per il nostro Bene e molti di noi cadranno nella trappola facendosi impiantare i dispositivi sottocutanei, senza riflettere prima sulle conseguenze.

La paura come metodo
Per la costituzione di uno stato totalitario che ceda  progressivamente il passo un nuovo ordine mondiale, il primo passo è manipolare il pensiero, le credenze delle persone, inserendo emozioni di terrore, destabilizzazione, rabbia, ansia, per poi proporre una soluzione alle paure collettive. È il sistema di azione-reazione descritto ampiamente da David Icke nei suoi saggi. Creare un sistema di paura pubblica con l’identificazione di un nemico visibile o invisibile che sia – terroristi, epidemie, crisi finanziarie -  alimentare costantemente queste paure fino al parossismo bombardando le persone con immagini o notizie quotidiane di violenza, scardinando ogni sicurezza per poi costringere i cittadini ad accettare delle limitazioni alla propria privacy come ovvie misure di sicurezza.
Una limitazione delle proprie libertà civili. Da qui le ben note norme contenute nel Patriot Act, l’introduzione di telecamere, bodyscanner negli aeroporti o nei luoghi ad alto rischio attacco, satelliti, intercettazioni di conversazioni telefoniche o mail private etc. Un graduale allentamento delle libertà individuali per garantire la sicurezza dal nemico che si aggira tra noi.
Un insieme di limitazioni che Obama, lungi dal sopprimere come promesso in campagna elettorale, sta portando avanti seguendo le orme di George W. Bush: con la notizia della “morte” di Osama bin Laden – vera o falsa che sia – gli USA si sono visti “costretti” a incrementare gli investimenti sul fronte Sicurezza. Dal 2001 a oggi la Difesa americana ha stanziato 2 mila miliardi di dollari in programmi di antiterrorismo.
Ma anche in Europa siamo mappati, marchiati, monitorati e neanche ce ne rendiamo conto. O forse ci fa comodo non rendercene conto per aggrapparci a quell’idea di sicurezza effimera che ci propinano i governanti. Alle norme di controllo globale per garantire la sicurezza – attraverso l’accrescimento delle paure collettive - si affianca un processo più strisciante che affonda i propri tentacoli in quell’apparato che dovrebbe invece garantire la salute delle persone: la sanità. L’introduzione dei microchip passerà in primis dal campo psichiatrico, dove le vittime sono da sempre le più deboli…

I Verichip per salvarvi la vita
La FDA (Food and Drug Administration) ha infatti concesso il permesso alla vendita dei Verichip, prodotti in Florida dalla Applied Digital Solution, e al loro impiego in campo medico. Il dispositivo, della grandezza ormai di un granello di sabbia, verrebbe inserito sotto la pelle del braccio o della mano con una siringa. Contiene un numero per l’identificazione del paziente.
Il portatore del dispositivo, una volta arrivato in ospedale anche in stato incosciente, se dotato di Verichip, sarebbe in grado di trasmettere una cifra legata alla cartella personale. In questo caso il beneficio promesso sarebbe la possibilità di effettuare diagnosi più veloci e la riduzione di rischi legati a somministrazione di farmaci sbagliati qualora vi siano delle intolleranze o allergie.
Per favorire l’utilizzo del Verichip negli USA la Applied Digital ha gentilmente promesso gratuitamente a più di 200 ospedali e istituti privati gli scanner per leggere i dispositivi sottocutanei. Lo scenario di orwelliana memoria assume contorni più chiari in vista della Riforma Sanitaria di Obama: se tutti possono accedere alle cure, tutti possono essere altresì curati e sottoposti a trattamenti obbligatori quali vaccini o impianti…

I VeriChip sono già realtà
Vi sembrano teorie fantascientifiche?
Sappiate invece che il VeriChip è già approdato in Messico, dove la società distributrice Solusat ha già impiantato diverse migliaia di pazienti. Il dispositivo è arrivato anche in Europa. In Italia è ancora al vaglio.

Una popolazione di ibridi
Con l’aumento degli attentati veri o presunti, del terrore, di stragi o sparizioni di bambini la popolazione mondiale si sentirà obbligata ad accettare l’inserimento dei chip sottocutanei per tutelarsi dalle “atrocità” che ogni giorno si sentono in televisione o ci raccontano i giornali. Con spontaneità l’obbligo ai microchip diventerà globale e la popolazione diventerà infine simile a un gregge schedato di pecore. Chi si rifiuterà di divenire un “ibrido di intelligenza elettronica e anima” - citando il dottor Peter Zhou, creatore del microchip Angelo Digitale - verrà bollato come probabile criminale, avendo sicuramente qualcosa da nascondere. Verrà segnalato alle autorità, costretto a piegarsi o a vivere fuori dalla società.

I VeriChip non sono gli unici dispositivi per ora sul mercato. La Motorola ha prodotto per la Mondex Smartcard dei dispositivi dotati di GPS che i Paesi dell’Unione Europea stanno pensando di adottare per la semplificazione dell’unificazione monetaria.
Dall’anamnesi del paziente passiamo così alla giustificazione dell’impianto per i pagamenti! Così come il VeriChip misura 7 mm di lunghezza e 0,0775 di larghezza, contiene un transponder e una batteria a litio ricaricabile tramite la temperatura corporea.
La Mondex, che ha acquisito il 51% del pacchetto azionario della Mastercard, ha speso 1,5 milioni di dollari per effettuare studi sul Biochip.
Da queste ricerche sarebbe emerso che i posti più adatti per inserire il dispositivo sarebbero il capo sotto la fronte e nella mano destra. In questo caso la ragione ufficiale per l’impianto sarà la facilitazione del pagamento in sostituzione di denaro corrente o carta di credito, a cui si andrà ad affiancare la procedura di riconoscimento della persona e il ritrovamento di persone scomparse, siano essi bambini oppure criminali… Insomma una carta d’identità elettronica munita di GPS per essere rintracciati ovunque.
Ed ecco che il Grande Fratello è realtà! Inoltre per evitare la clonazione dell’impianto o meglio l’estrazione individuale del chip, il dispositivo contiene litio che nell’ipotetico tentativo di estrazione si romperebbe creando una vescica sottocutanea e la dispersione di sostanze chimiche dannose. Oltre, ovviamente, a essere rintracciati immediatamente dai Sorveglianti…
Manipolazione a distanza
Tra i teorici del complotto a insistere sull’ipotesi di un progetto segreto di ricerca sul controllo mentale mediante microchip, a fianco di David Icke si schiera la meno nota dottoressa Rauni-Leena Luukanen-Kilde, ex medico finlandese nota tra gli appassionati di ufologia per i suoi saggi nel campo UFO. La Rauni Kilde sostiene che sia possibile controllare il comportamento delle persone e influenzarne a distanza le azioni medianti l’impianti di microchip nel cervello, simili a quelli che le entità aliene impianterebbero nell’encefalo degli addotti nella zona ipofisaria. Sul giornale Spekula la Rauni Kilde pubblicò un lungo articolo sugli impianti sottocutanei mettendo in guardia gli americani dal pericolo di controllo di massa imminente. Ecco alcuni stralci: “È tecnicamente possibile inserire ad ogni neonato un microchip che potrebbe servire per identificare una persona per il resto della sua vita. Simili piani sono stati discussi segretamente negli Stati Uniti, senza nessuna esposizione delle questioni relative alla privacy […]
Gli esseri umani con impianti possono essere seguiti ovunque: le funzioni cerebrali possono essere monitorate a distanza da supercomputers e persino alterare mediante il cambiamento delle frequenza. Cavie di esperimenti segreti sono stati detenuti, soldati, malati di mente, bambini portatori di handicap, audiolesi, ciechi, omosessuali, donne single, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato marginale dalle elites di sperimentatori”.

La Rauni Kilde cita come esempi di primi esperimenti i dispositivi cerebrali impiantati chirurgicamente nel 1974 nello stato dell’Ohio, ma anche in Svezia a Stoccolma: “Elettrodi cerebrali furono inseriti nei crani di bambini, nel 1946, senza che i genitori ne fossero a conoscenza. Negli anni ’50 e ’60, impianti elettrici furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento umano e i suoi atteggiamenti. Influenzare il funzionamento del cervello umano divenne un obiettivo importante dei servizi segreti e militari”.
E ancora: “Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può simultaneamente seguire e gestire milioni di persone.
Ognuno di noi ha un’unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con stimoli cerebrali completamente decodificati dalle frequenze elettromagnetiche, segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello creando la voce desiderata ed effetti visivi, perché vengano percepiti dal soggetto prescelto.
È una forma di guerra elettronica”. Stando alla teoria della Rauni Kilde sarebbe possibile non solo la costituzione di un esercito composto da cyber soldati da controllare a distanza, ma anche la manipolazione di individui normalissimi che potrebbero essere “accesi” in qualsiasi momento e indotti a credere alla realtà di impulsi elettromagnetici quali allucinazioni visive o uditive creati ad hoc. Allo stesso modo si potrebbe torturare una persona dotata di microchip causandole dolore insopportabile e piegandola alla propria volontà.
Retroingegneria: chi copia chi ?
La persona dotata di chip può esser manipolata in molti modi. Usando frequenze diverse, si può modificare la vita emotiva di una persona creando una specie di realtà virtuale – come sembra accada anche nelle abductions - attraverso la stimolazione dell’encefalo: “La si può rendere aggressiva o letargica. La sessualità può venire influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e le riflessioni del subconscio possono essere letti, i sogni influenzati e persino indotti, tutto senza che la persona con l’impianto lo sappia o acconsenta”. La somiglianza con i rapimenti alieni pone alcuni quesiti che approfondisco in L’altra faccia di Obama: chi copia chi ?
I militari terrestri hanno adottato la retroingegneria aliena piegandola ai propri obiettivi, oppure le abductions si riducono per lo più a MILABS, ovvero rapimenti da parte di militari che ricostruiscono scenari virtuali in cui sarebbero entità extraterrestri ad agire sugli addotti? Come se questo scenario non fosse abbastanza agghiacciante, ecco aggiungersi in parallelo all’irradiamento tramite impulsi elettromagnetici, i metodi chimici di controllo delle masse.
E qua il pensiero corre alle misteriose scie chimiche di più recente comparsa e agli esperimenti che ufficialmente dovrebbero modificare il clima. Droghe, sostanze chimiche tossiche  e gas da inalazione potrebbero essere diffusi nell’aria o negli acquedotti.


Se negli USA il metodo per influenzare la popolazione a scegliere di farsi impiantare un microchip passerà molto probabilmente per la via della riforma sanitaria, in Europa i governi sembrano aver scelto la strada della moneta unica: sostituire il denaro corrente, carte di credito e bancomat con un chip. La crisi, il caos economico non sarebbero altro che scorciatoie per condurre la popolazione il più velocemente possibile verso il controllo globale.

Un Neurochip legge i segnali neurali
In Germania alcuni ricercatori hanno elaborato una nuova tecnologia dei semiconduttori che consentirà agli scienziati di leggere e registrare i segnali elettrici delle cellule nervose viventi.
Roland Thewes, direttore anziano di ricerca collegiale presso la Infineon di Monaco, è riuscito con successo a registrare i segnali elettrici dei neuroni, le cellule specializzate che costituiscono il sistema nervoso degli organismi viventi e che comunicano reciprocamente tramite impulsi elettrici.
I ricercatori della Infineon hanno lavorato assieme agli scienziati del Max Planck Institute, situato fuori Monaco, al nuovo chip biosensore, denominato il "Neuro- Chip". Delle dimensioni di un'unghia, è dotato di 16.000 sensori che monitorano gli impulsi elettrici delle cellule immerse in fluido nutriente elettrolitico che riveste il semiconduttore e mantiene in vita i neuroni.
Gli amplificatori incastonati nel circuito consentono a ciascun sensore di individuare ed elaborare i segnali a bassa tensione attraverso i diversi strati della cellula; i dati possono quindi essere trasmessi ad un computer ed infine trasformati in un'immagine a colori destinata all'analisi.

“Quando le nostre funzioni cerebrali saranno ormai connesse ai supercomputers, tramite impianti radio e microchips, sarà ormai troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere sconfitta solo istruendo il pubblico” ha avvisato la Rauni Kilde.
E con uno scenario del genere meglio essere pronti e passare per pazzi che farsi trovare impreparati, o come diceva Karl Popper, “il prezzo della libertà è la costante vigilanza”.

By d.ssa Enrica Perucchietti - Tratto da: disinformazione.it

Il principale motivo che vorrete avere per avere un microchip, quindi sarà proprio per non avere a che fare con questa influenza COVID19. Un perfetto controllo al minimo sorgere di una patologia che rientrerà nei CORONAVIRUS e...un perfetto controllo su di voi per qualsiasi motivo: la scelta non verrà valutata.

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30 gennaio 2020 4 30 /01 /gennaio /2020 22:49

Nonostante non ci siano ancora le caratteristiche del contagio mortale a livello mondiale, il coronavirus, interessa alla fine di gennaio molte città sparse in tutto il globo. Dalla Cina ove è iniziato a dilagarsi velocemente, è arrivato in Germania, Francia, Australia, Giappone, Italia nelle ultime ore da turisti cinesi  e non tarderà a mostrarsi in altri paesi: un tardivo messaggio è stato lanciato dopo che questo virus è stato lasciato libero di passare da uomo a uomo. Inutile lamentarsi, le potenti nazioni, sono al lavoro per creare un vaccino che permetterà di fare tornare tutto alla normalità ed evitare il nome che tutta la popolazione ha il timore di sentire o leggere: la Pandemia.

Era il 31 dicembre 2019 quando la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan aveva per la prima volta inviato una segnalazione all’OMS nella quale informava l'agenzia di avere registrato in tutta la provincia di Hubei un rilevante numero di casi di polmonite derivanti da cause ignote.

 

La diffusione di quello che verrà chiamato 2019-nCoV era iniziata verso la metà del mese (mentre i primi casi di persone che manifestavano i sintomi del contagio erano stati individuati già l'8 dicembre). Il 10 gennaio per la prima volta veniva determinata la sequenza genomica del virus: si tratta di un betacoronavirus correlato a quello che ha causato la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV) e a quello della Sindrome respiratoria acuta grave (SARSCoV). Le ricerche sono proseguite e il 20 gennaio la National Health Commission (NHC) cinese ha scoperto la trasmissibilità da essere umano a essere umano del coronavirus.

Ma cosa rende questo virus così facile da trasmettere? Si è sentito parlare di diversi termini ed uno di questi, è ASINTOMATICO:che vuol dire? In pratica se hai preso il virus, senza avere sintomi visibili, sei un portatore alla massima distanza di 1 metro, vale a dire che se parli in un luogo chiunque è debole a livello immunitario, avrà una data probabilità di essere contagiato. Ecco perchè stanno isolando tutte le persone nel modo migliore possibile senza creare allarmismo(?) appena vedono dei sintomi simili alla influenza o febbre.

Giuseppe Conte a Palazzo Chigi: «Ci sono due casi confermati in Italia, Si tratta di due turisti cinesi che sono venuti nel nostro Paese a gennaio». Il presidente del Consiglio ha poi evidenziato: «Il ministro Speranza ha già adottato un’ordinanza che chiude il traffico da e per la Cina. Siamo il primo paese che adotta una misura cautelativa di questo genere». Attesi aggiornamenti nel corso delle prossime ore: non è escluso che vengano applicate ulteriori misure di prevenzione nei confronti di coloro che sono entrati in contatto con la coppia.

Avere il coronavirus non vuol dire che annuncia una morte anticipata: è una influenza grave che va  isolata e curata. La principale ragione non è quanto sta accadendo in Cina, ma quanto avviene in altri paesi», ha detto il capo dell' Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in una conferenza stampa a Ginevra. Il timore, ha spiegato, è che il coronavirus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari più deboli.

Cina, alcuni pazienti guariti. Diverse province e municipalità della Cina oggi hanno reso noto che altri pazienti infettati dal nuovo coronavirus (2019-nCoV) sono guariti e hanno lasciato gli ospedali in cui erano ricoverati. Nella provincia orientale cinese dello Jiangxi 4 pazienti sono guariti e sono stati dimessi, dopo altre tre guarigioni riportate in precedenza. 

​​​​​​​

Edward Luttwak, politologo, esperto di strategia militare con un passato al Pentagono, tra i tanti saggi scritti ne ha firmato, tempo fa, uno dal titolo Il risveglio del drago. La minaccia di una Cina senza strategia. Il Tempo, in edicola mercoledì 29 gennaio, lo ha intervistato sul coronavirus che sta spaventando il mondo. "I cinesi hanno laboratori militari ma non lavorano su un agente come questo coronavirus che non è molto letale, comparato ad altri agenti, e non è controllabile come sono altri agenti. Se distribuisci spore di antrace controlli la loro distribuzione. Sa, sono piccolissime, invisibili ma le puoi depositare, buttare da un aeroplano e nessuno se ne accorge. Ne mangi una, entra nel tuo corpo e fa qualcosa. Questo invece è un virus che può andare ad uccidere Xi Jinping. Questo coronavirus non lavora per il governo cinese, lavora per se stesso". Il suo suggerimento? "Gli esperti nel controllo di epidemie suggerirebbero di evitare il blocco dei movimenti, perché guando blocchi i movimenti delle persone finisci con il produrre il contrario, dei movimenti accelerati dal panico di restare chiusi dentro, in questo caso dentro una città. E così porti queste persone da condizioni controllate, dove conosci i loro indirizzi e tutto il resto quindi li puoi visitare - a situazioni dove scappano e si nascondano. E quando uno di questi in fuga si ammala non andrà all'ospedale perché lì sarebbe subito identificato: città, provenienza, eccetera. Quindi si nasconderà, rischiando di contagiare tutti. Il massimo che puoi fare è evitare che, se a Wuhan c'è una epidemia, la gente da fuori non si precipiti a Wuhan ma eviti di andarci. Aver fatto l'opposto di quello che hanno fatto avrebbe senso: per favore non venite a Wuhan! Ma bloccarli dentro comporta la moltiplicazione delle incertezze. In Occidente bisogna disinibirsi nel nostro dialogo collettivo con la Cina. Ci sono casi in cui rispettare la cultura altrui è un terribile errore. Questo concetto contemporaneo che bisogna rispettare la cultura di tutti è molto pericoloso nel caso cinese. Ci sono due temi verso i quali l'Occidente dovrebbe manifestare un disprezzo non stop.

Uno è l'intera medicina cinese che sta distruggendo le ultime tigri perché hanno questa idea di usare le ossa delle tigri per dei loro preparati. Una cretinata che sta distruggendo le tigri, le antilopi dell'Asia centrale ed una serie di altre creature che appaiono nella medicina cinese. La medicina cinese deve essere ridicolizzata e delegittimata perché sta distruggendo molte specie rare. I serpenti, per esempio, sono quasi scomparsi - e anche questo si lega alla medicina cinese - perché sono convinti che il sangue di serpente aumenti la virilità? Bisogna delegittimare la medicina cinese, è una cazzata. A Wuhan, come in tutte le città cinesi, c'è anche un mercato dove si vendono apertamente animali rari per essere mangiati. Nel caso di Wuhan vendevano i lupetti, piccoli lupi neonati e poi i pipistrelli e altro. In ogni città cinese vendono animali esotici, rari, che dovrebbero essere lasciati in pace. Bisogna esprimere disgusto per il fatto che loro mangiano animali perché come tutti sanno guando un virus salta all'uomo da un animale domestico è pericoloso ma meno di guando arriva all'uomo da un animale esotico. Perché l'animale domestico convive con l'uomo da migliaia di anni mentre quello esotico no, e non essendoci stata la convivenza è più pericoloso".

fonte

Coronavirus: il virus mondiale del 2020
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20 gennaio 2020 1 20 /01 /gennaio /2020 23:03

Il Taal è uno stratovulcano attivo situato nella regione di Calabarzon, provincia di Batangas, sulla costa occidentale dell'isola di Luzon, nelle Filippine. Il vulcano è costituito da un basso cono di tufo che sorge nel mezzo del lago Taal, all'interno di una grande caldera del diametro di 25 chilometri. A nord delle Filippine  a circa 70 chilometri dalla capitale Manila, in un'area metropolitana abitata da oltre 12 milioni di persone, vi è un'enorme caldera vulcanica con un diametro di oltre 20 km.
Praticamente per darvi un'idea dimensioni superano anche i nostri 
Campi Flegrei.

Un vulcano che, solo in questi ultimi giorni ha dato non poche preoccupazioni a migliaia di persone che abitano troppo vicino ad esso: il vulcano ha dato un tangibile segno di voler eruttare con una forza spaventosa. Il governo, ha dato ordine di abbandonare tutte le case e di non tornare per evitare vittime;  nonostante questo molte persone sono ritornate a prendere cose a casa o a dar da mangiare ai loro animali.

 

Secondo il governo filippino, l’eruzione avrebbe già provocato danni all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca per oltre 53 milioni di euro. Le autorità hanno allontanato 50mila persone che abitavano in zone pericolose nelle province di Batangas e Cavite e ha allestito 200 campi per accoglierle. Intanto le città, i campi e le foreste attorno sono state completamente ricoperte di cenere. Il 14 gennaio la colonna eruttiva si è interrotta: ciò vuol dire che “questa fase di picco esplosivo è scemata”, ma l'eruzione è ancora in corso e “può evolvere in un'eruzione di tipo esplosivo, finire, o magari dare origine esplosioni violente di acqua e rocce (dette di tipo freatico) che possono andare avanti per un tempo lungo”, ha spiegato all'Ansa Piergiorgio Scarlato, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il fatto che sia stata decisa un'evacuazione di tipo preventivo “con un così alto numero di persone indica che un'evoluzione esplosiva di tipo Pliniano (come quella di Pompei nel 79 d.C.) è un'ipotesi reale, decisa su un principio di cautela”, ha detto ancora Scarlato.

 

In questo caso però l'impatto sarebbe ben maggiore dell'area di 25 chilometri quadrati evacuata e avrebbe ricadute “ben più ampie, per centinaia di chilometri. Basti pensare che nel raggio di 100 chilometri vivono 20 milioni di persone”.  I vulcani filippini sono autentiche bombe atomiche, che esplodono con una violenza inaudita: il più noto, nel 1991, è stato il monte Pinatubo, che dopo 500 anni, il 15 giugno, aveva sventrato una montagna in pochi secondi e le sue ceneri miste a pietre erano salite fino a 32 km di altezza, ricadendo poi e lasciando sul terreno un totale di 722 morti con 200 mila persone senza tetto. Non sappiamo ancora se il vulcano Taal entrerà nella storia delle catastrofi, speriamo proprio di no.

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26 dicembre 2019 4 26 /12 /dicembre /2019 23:47

DVB-T2: entro il 2022 milioni di persone dovranno sostituire il TV o acquistare un decoder per il passaggio ai nuovi standard. Ecco cosa cambia.

Con il passaggio al nuovo digitale dovrò cambiare il televisore? Questa la domanda che in molti si staranno ponendo in vista del prossimo switch off.

Si inizia il 1° gennaio 2020: a partire da questa data tutti i canali DTT inizieranno ad abbandonare l’attuale standard di codifica MPEG-2 per passare all’MPEG-4, ossia quello che ad oggi viene usato solo per i canali HD. Il nuovo standard DVB-T2, infatti, grazie al codec di compressione video HEVC/H.265, permetterà di vedere tutti i canali TV gratuiti fino a 4K Ultra HD.

 

Questo significa che per sintonizzarsi sulle nuove frequenze i TV senza supporto MPEG-4 dovranno essere sostituiti. In alternativa si potrà acquistare un nuovo decoder DVB-T2 esterno in grado di ricevere il segnale con la nuova codifica. A stabilirlo sono le normative europee per l’“Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G”.

Per agevolare questo passaggio, lo Stato ha predisposto un bonus TV. Attivo dal 18 dicembre 2019 fino al 31 dicembre 2022, consiste in uno sconto fino a 50 euro applicato dal rivenditore al momento dell’acquisto di un TV, decoder DVB-T2 e apparecchiature per il cavo (come TivùSat). Basta presentare dichiarazione sostitutiva contenente: nucleo familiare, reddito ISEE fino a 20.000 euro e attestazione che i componenti dello stesso nucleo non hanno già usufruito del bonus.

Nuovo DVB-T2: chi deve cambiare il TV

Per sapere se dovrete sostituire il televisore vi basta sintonizzarsi a un canale HD, come per esempio 501 (Rai Uno HD) o 502 (Rai Due HD).

Se prende vuol dire che il vostro TV supporta il nuovo formato e non ha bisogno di essere rimpiazzato né affiancato da un apparecchio esterno.

Gli italiani che possiedono un televisore considerato obsoleto possono stare tranquilli, almeno per un primo periodo. Fino al 2020, infatti, continueremo a vedere la TV come sempre. Dopodiché ci sarà lo switch off (ovvero lo spegnimento delle trasmissioni attuali) e i dispositivi dovranno essere o sostituiti con TV standardizzati o collegarli a un decoder esterno.

Per il settore console non cambierà niente. Si è parlato, infatti, dell’eventualità, per XBox One e PS4, di gestire i nuovi codec tramite software e senza acquistare nuove versioni dotate di questi standard, ma in questo caso parliamo di pacchetti hardware/software più potenti e flessibili di quelli della media delle TV attuali.

Sostituire TV per passaggio a nuovo digitale: cosa cambia

Per il 30 giugno 2022, però, gli italiani dovranno adeguarsi e passare anche al nuovo sistema DVB-T2, altrimenti non potranno vedere le normali trasmissioni.

Lo spegnimento delle attuali trasmissioni digitali terrestri e lo switch off al DVB-T2 è dovuto al restringimento delle frequenze delle trasmissioni TV con la cessione al 5G della banda 700 stabilita dall’UE. Si parla di 40 milioni di televisori che necessiteranno la sostituzione con un modello di nuova generazione, e il processo sarà simile a quello già vissuto nel 2012 con il passaggio dall’analogico al digitale. Lo switch off al DVB-T2, però, sarà graduale e non avverrà in tutta Italia con le stesse tempistiche.

 

Ricordiamo che dal 1° gennaio 2017 la vendita di “vecchie” TV sprovviste di DVB-T2 e/o codec HEVC non è più consentita, a meno che non venga fornito un decoder esterno in bundle con le caratteristiche imposte dalla legge, e che i televisori in questione siano stati acquistati dal rivenditore prima di luglio 2016.

L’obiettivo del Governo è quello di attuare un aggiornamento forzato dell’hardware in previsione di un passaggio definitivo allo standard DVB-T2 HEVC che avverrà tra il 2020 e il 2022. Per questo motivo le nuove TV sono tutte Future Proof.

Cosa sono DVB-T2 e HEVC

I veri televisori Future Proof, ossia a prova di futuro, sono quelli dotati di tecnologia DVB-T2 e HEVC. Ma cosa significa? Cosa sono il DVB-T2 e l’HEVC?

Il DVB-T2 è il nuovo standard del digitale terrestre che andrà a sostituire la versione attuale, il DVB-T (quella che nel 2012 subentrò alla TV analogica). Insieme al codec di nuova generazione, il DVB-T2 ci permetterà di godere di una migliore qualità video, e più alta definizione dell’immagine, con un uso più efficiente e stabile delle frequenze e minor rischio di interferenze.

Quale TV comprare?

Il consiglio per chi è intenzionato ad acquistare un TV (specie se di seconda mano) è di assicurarsi che l’apparecchio disponga di tuner DVB-T2 e di decodifica HEVC. Delle due caratteristiche solo la prima, seppure meno rilevante, è riportata nella scheda tecnica, mentre l’HEVC non appare quasi mai sui siti di retailer. Questa è la scelta più opportuna per non incorrere in eventuali problemi con la visione dei contenuti TV in futuro.

 

In ogni caso la lista dei televisori e decoder compatibili che si possono comprare con il bonus TV 2019 sarà presto disponibile sul sito del MiSe.

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29 novembre 2019 5 29 /11 /novembre /2019 23:16

La dendroclimatologia è una branca della paleobotanica, che ricostruisce  il clima passato sulla base soprattutto di studi riguardanti la dendrocronologia cioè l’analisi degli anelli di sviluppo delle piante.

Attraverso l’analisi degli anelli d’ accrescimento dell’albero si possono ricostruire piovosità, temperature, umidità di una data zona. La formazione di un anello  è legato ad esempio a  fasi di stress come la siccità, che ne riducono lo sviluppo.

Nell’ effettuare uno studio di dendrocronologia si confrontano  le sequenze anulari di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo di tempo (cross-dating). L’esempio di cross-dating  è nella figura sottostante in cui anelli di crescita di piante esistenti si sovrappongono a legnami usati in fabbricati e a resti di legno. Questo processo permette una ricostruzione dendrocronologia di parecchi secoli.

Cliccare immagine per ingrandire

Spesso è stata data una valenza globale ad alcuni lavori scientifici  (ad esempio l’ hockey stick). Invece sia la dendroclimatologia  che la dendrocronologia presentano molteplici limiti e problematiche che rendono difficile una ricostruzione precisa del clima a livello mondiale .

Limiti  e problemi degli  studi  dendrocronologici e della  dendroclimatologia

Per eseguire uno studio di dendrocronologia deve esistere una netta distinzione tra la stagione estiva e invernale per favorire nella pianta  uno sviluppo di un anello di accrescimento facilmente visibile. Se durante la primavera sono presenti dei ritorni di freddo oppure in autunno si creano di freddi intensi e precoci la pianta può sviluppare un falso anello. Inoltre non si possono fare studi di dendrocronologia in zone equatoriali dove la mancanza di variazioni stagionali provoca negli alberi l’assenza di  anelli di accrescimento. Gli studi  di dendroclimatologia hanno anche  il grosso limite di non considerare le zone oceaniche. Quindi escludendo le zone equatoriali, e gli oceani rimane meno di un terzo della superficie globale interessato dagli studi di dendrocronologia.

Esiste anche il  problema della risoluzione dell’anello: la pianta entra in forte stress  e per superarlo necessita a volte di diversi anni in cui lo sviluppo dell’anello sarebbe rallentato.

Gli studi di dendrocronologia ci segnalano l’andamento dell’ambiente in condizioni di vegetazione (fra primavera, e autunno) mentre risulta impossibile avere informazioni dell’andamento delle temperature e delle precipitazioni nel periodo invernale in quanto le piante sono in riposo vegetativo.

 

Negli studi di dendrocronologie ci si basa sul principio che alberi  della stessa specie legnosa, viventi nella medesima area geografica, producono nello stesso periodo di tempo serie anulari simili, ma a mio avviso sono sufficienti piccole variazioni genetiche e  pedoclimatiche a indurre uno sviluppo differente delle piante. Un esempio di variazione genetica è che all’interno della stessa specie legnosa possono svilupparsi ecotipi maggiormente resistenti agli stress ambientali (esempio siccità).  Un esempio di variazione pedo-climatica è dato dalla natura del terreno sabbioso oppure argilloso in cui la pianta si trova a crescere che danno una risposta differente per nutritivi (azoto, fosforo, potassio, ecc) e disponibilità d’acqua.
Un’altra problematica è dovuta alla considerazione dei fattori di crescita (precipitazioni, umidità, temperature) da un punto di vista lineare al crescere del fattore aumenta lo sviluppo dell’anello; nella realtà  questo è vero solo fino ad un certo limite al disopra del quale si possono avere effetti non lineari (eccessi di precipitazioni che ristagnando sul terreno portano la pianta in stress).
Infine esiste il problema della divergenza delle temperature osservate e quelle ricavate dagli anelli degli alberi. Dal 1950  valori strumentali e gli studi di dendrocronologia hanno mostrato delle divergenze nella ricostruzione del clima.

Twenty-year smoothed plots of averaged ring-width (dashed) and tree-ring density (thick line), averaged across all sites, and shown as standardized anomalies from a common base (1881-1940), and compared with equivalent-area averages of mean April-September temperature anomalies (thin solid line). From Briffa, K. "Trees tell of past climates: but are they speaking less clearly today?", Proceedings of the Royal Society 1998

Spero di aver chiarito perché ritengo che certe ricostruzioni fatte con gli anelli degli alberi non possano avere una valenza globale ed essere valide nella ricostruzione del clima nel periodo attuale.

 

 

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28 novembre 2019 4 28 /11 /novembre /2019 22:27

Il sesto senso esiste realmente. L’hanno dimostrato degli scienziati statunitensi e olandesi, i quali hanno successivamente pubblicato il risultato dei loro studi sulla rivista Current Biology. Lo studio è stato concretizzato utilizzando un soggetto, cieco a causa di un ictus, il quale ha dimostrato di possedere questo cosiddetto “sesto senso”, una potenzialità nascosta del nostro cervello che gli permette di evitare ostacoli senza vederli e senza l’ausilio di bastoni o cani per ciechi. In un percorso a ostacoli, il soggetto ha dimostrato di poter raggiungere senza difficoltà la metà prefissata. La cosa strana è che lui non se ne rende nemmeno conto, perché secondo lui cammina lungo un rettilineo. Invece, il soggetto evita gli ostacoli, come se li vedesse, per “istinto”.

 Il sesto senso esiste davvero ma è la modalità con cui il nostro cervello analizza e reagisce a situazioni particolari, arrivando a conclusioni rapide che superano quelle che si potrebbero ottenere utilizzando gli altri cinque sensi. L’intuito, in parole povere. Che secondo nuovi studi avrebbe un’origine ancestrale legata all’istinto di sopravvivenza degli umani.

 

Questo è un grande passo avanti per la scienza, perché finalmente è stata provata scientificamente l’esistenza di un “potere” invisibile, il sesto senso. E’ risaputo, da tempo che molti poteri della mente che paradossalmente dimenticati o solamente in una zona del cervello in attesa. La causa, paradossalmente, sembrerebbe legata all’evoluzione dell’uomo, se questo si può dire evoluzione o semplicemente adattamento e condizionamento evolutivo. Secondo gli scienziati autori dello studio tra cui troviamo anche un italiano, Marco Tamietto dell’Università di Torino, tale facoltà sarebbe latente e molto antica dal punto di vista evolutivo , a quanto pare, questi rimangono potenzialmente dentro di noi e basta poco per risvegliarli. Si schiudono così le porte a un mondo d’indagine per lo più sconosciuto, quello de cosiddetto “paranormale”. Anche l’intuito è corrispondente al sesto senso:

L’intuito è una facoltà di tutti gli esseri umani, ma alcuni lo sviluppano di più, altri meno. Si tratta di una forma di intelligenza molto profonda, in grado di leggere e decodificare i segnali provenienti dagli altri esseri umani, anche quelli non verbali e impercettibili. Le emozioni a volte inspiegabili o le reazioni che sembrano impulsive o immotivate hanno una radice nell’intuito, spesso molto più preciso del ragionamento.

Sì, il sesto senso esiste davvero e a dimostrarlo ci sono anche una serie di ricerche scientifiche. Tra le più interessanti c’è quella messa a punto nel 2015 dalla Scuola Normale Superiore di Parigi secondo cui il nostro cervello è dotato di una sorta di senso del pericolo che si attiva solo nei momenti di crisi: quando si attiva basterebbero meno di 200 millisecondi per captare una situazione pericolosa e fornire un input per reagirvi. Il sesto senso umano, dunque, sarebbe un residuo dell’evoluzione, una capacità che ci permetteva di riconoscere il pericolo e mettersi in salvo quando vivevamo nel rischio di essere attaccati dai predatori. Il sesto senso premonizione del pericolo, dunque. Un altro studio statunitense del 2016, invece, ha legato il sesto senso alla presenza della proteina Piezo2, elemento da cui dipende la propriocezione, ovvero la capacità di percepire sia il proprio corpo nello spazio, sia il modo in cui i muscoli si muovono in questo spazio. Proprio grazie a questo sesto senso donne e uomini riuscirebbero, ad esempio, a camminare anche con gli occhi bendati o a riconoscere la posizione dei propri arti senza vedere dove si trovino.

 

Tradizionalmente, sono le donne ad essere più intuitive, perché per cultura sono meglio predisposte alla comunicazione e alle relazioni, infatti l’empatia e l’intuito sono indispensabili per agire efficacemente in società, ma anche per eccesso la debolezza caratteriale è altresì più accentuata nelle donne. Concludendo il genere femminile possiede la più ampia varietà di espressione con picchi massimi di intuizione che corrispondono altrettanti contrari.

 Si dice che il sesto senso sia una qualità molto più sviluppata nei bambini.

Si tratta, in realtà, di una conseguenza del loro modo di comunicare, differente da quello degli adulti. A cui a volte gli adulti aggiungono del loro quando riportano, per paura che le capacità del piccolo non vengano apprezzate come loro credono che meritino. I “grandi”, infatti, hanno una comunicazione molto precisa e attenta ai contenuti verbali, mentre quella non verbale è molto più controllata, a volte addirittura nascosta. 

I bambini badano meno alle parole: la loro comunicazione va oltre le parole e si concentra molto su gesti, espressioni facciali e movimenti. Di conseguenza, sono molto più attenti anche in fase ricettiva alla comunicazione non verbale e riescono a riconoscere lo stato emotivo degli adulti o dei loro coetanei anche senza che questi facciano ricorso alle parole. Da questo punto di vista, i bambini sono davvero dotati di un sesto senso molto sviluppato. Ma si tratta di un mistero del cervello umano che non smetterà mai di affascinarci. “La fede è una sorta di sesto senso che opera nei casi in cui la ragione non può competere”, diceva Gandhi. “Un buon investigatore è un individuo con un sesto senso per le persone”, dice lo scrittore britannico Lee Child. 

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21 novembre 2019 4 21 /11 /novembre /2019 22:55
 
Das Geländer der Einheit 731.

IL PERIMETRO DELL'UNITÀ 731. IMMAGINE: WIKIMEDIA COMMONS | CC BY-SA 3.0

UNA VITTIMA NON IDENTIFICATA DELL'UNITÀ 731. IMMAGINE: WIKIMEDIA COMMONS | GEMEINFREI

Unit 731 non è solo una canzone degli Slayer ma anche un noto comparto dell'esercito giapponese nel quale, durante la seconda guerra sino-giapponese e la Seconda Guerra Mondiale, venivano condotti esperimenti sugli esseri umani. La mente geniale dietro tutto questo era il microbiologo Shiro Ishii—un uomo da cui persino Josef Mengele aveva qualcosa da imparare in quanto a crudeltà e cialtroneria.

 

Il repertorio di Ishii prevedeva: vivisezione senza anestesia, congelamento, scongelamento e amputazione degli arti (anche questa senza anestesia.) Alle vittime venivano ricucite le gambe e le braccia amputate su altre parti del corpo e venivano iniettati per endovena sangue di animali e acqua di mare. Inoltre, i malcapitati venivano infettati con malattie sessualmente trasmissibili e persino centrifugati fino alla morte. Per testare le armi, invece, spesso venivano posizionati a diverse distanze da una granata—che poi veniva fatta esplodere.

 

Per lo sviluppo di nuove armi biologiche venivano usati come cavie i cinesi. Gli aerei a bassa quota bombardavano città e villaggi nemici con pulci infettate con la peste. Il problema, in quel caso, fu che le pulci infettarono anche le stesse truppe giapponesi, perciò, dopo il primo tentativo su vasta scala, l'esperimento fu interrotto.

In seguito alla disfatta del Giappone, nel 1945, un aereo pieno di americani atterrò davanti al complesso. I soldati si trovarono di fronte a uno spettacolo raccapricciante, ma allo stesso tempo interessante in un periodo storico in cui iniziava la corsa agli armamenti. Shiro Ishii, in possesso della chiave dell'Unità 731, propose agli americani un accordo: se fosse stato risparmiato insieme a tutti i suoi uomini avrebbe mostrato i risultati della sua ricerca. Morì a 67 anni di morte naturale e senza aver trascorso un solo giorno in prigione.

C'è da precisare che anche l'Unione Sovetica, la Corea del Nord e altri regimi si sono macchiati di crimini simili.

E adesso, finalmente, una buona notizia: esiste una marea di convenzioni che cercano di impedire questo tipo di trattamenti, come ad esempio la Dichiarazione di Helsinki. E una cattiva notizia per concludere: questi accordi non vengono quasi mai rispettati.

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19 novembre 2019 2 19 /11 /novembre /2019 23:33

Un po’ di tempo fa i dott. Lai e Singh (Università di Washington) hanno dimostrato il danno al DNA, la rottura dei filamenti doppi, dopo essere stato esposto a radiazioni dei cellulari.

Il loro lavoro coincideva con le conclusioni del dottor Andrew Goldsworthy, il quale affermava che: “Se una frammentazione del DNA simile si verificasse in tutto l’organismo, la conseguenza sarebbe un aumento del rischio di cancro, dal momento che i geni che controllano la divisione cellulare possono essere danneggiati o distrutti”.

 

Nel 2009 a Capitol Hill, numerosi esperti hanno rilasciato testimonianze sugli effetti sulla salute degli utenti di telefoni cellulari:

  • Il Dr. John Bucher, direttore associato del National Institutes of Health, programma nazionale di tossicologia, ha testimoniato: “A partire da ora, con l’esposizione già a soli 10-12 anni di radiazioni elettromagnetiche, e a causa di un utilizzo sempre crescente, vi è la preoccupazione di un aumento delle probabilità di cancro al cervello. I bambini hanno una configurazione del cranio che permette una più profonda penetrazione delle radiazioni del telefono cellulare con un rischio potenzialmente maggiore”.
  • Dr. Siegal Sadetzki, direttore radiazione del Chaim Sheba Medical Center (Israele) ha condotto 10 anni di ricerca in questo settore e ha pubblicato nel 2008 risultati preoccupanti di tumori delle ghiandole salivari con l’uso pesante di cellulari. Il Dr. Sadetski ha osservato anche che i tumori apparivano sempre sullo stesso lato della testa su cui era tenuto il telefono.
  • Il Dr. Davis raccomanda, viste le evidenze date dalle affermazioni di Sadetzki, Lai e Singh, di tenere il telefono cellulare a una distanza di un pollice dal corpo. Il suo suggerimento è lo stesso che si trova sui manuali di Blackberry e iPhone.

Anche il National Cancer Institute (NCI) ha sollevato qualche preoccupazione sull’ampio uso del telefono cellulare.

Il NCI spiega che i cellulari emettono energia a radiofrequenza sotto forma di radiazioni non ionizzanti. In parole povere, un cellulare permette che vengano assorbite onde radio dai tessuti del corpo con cui viene in contatto.

Se una persona porta un telefono in tasca tutto il giorno, l’energia può essere assorbita su un lato del tronco.

Ma mentre il NCI afferma che non è stata dimostrata l’attività cancerogena delle radiazioni non ionizzanti di un telefono cellulare, altri studi recenti potrebbero dimostrare il contrario.

L’uso del cellulare per più di 15 ore al mese può triplicare il rischio di cancro al cervello

Alcuni scienziati francesi stanno segnalando un nuovo studio che mostra come un uso massiccio e prolungato del telefono cellulare possa aumentare il rischio di cancro al cervello. Lo studio, inserito nel nuovo numero della rivista britannica Occupational and Environmental Medicine (Leggi qui lo studio), ha dimostrato che i rischi di cancro al cervello sono triplicati nelle persone che usano i telefoni cellulari per più di 15 ore al mese.

Questo studio coincide con una relazione del 2011 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che ha dimostrato che i telefoni cellulari rilasciano frequenze radio in grado di far sviluppare un’attività cancerogena in alcuni soggetti.

In questo nuovo studio francese, i tumori glioma e meningioma al cervello si sono manifestati tre volte più spesso del normale nei pazienti che avevano fatto un uso prolungato del telefono cellulare per lavoro o comunque giornalmente.

“Il nostro studio va in questa direzione, ma i risultati devono ancora essere confermati”, ha detto Isabelle Baldi, dell’Università di Bordeaux, nel sud ovest della Francia, che ha partecipato allo studio.

Quelli che si oppongono a questo studio ritengono che i risultati non possano essere confermati e non forniscano un quadro preciso dell’uso reale del telefono cellulare nel corso della vita, visto che non considerano altri fattori (ad esempio il fumo).

Inoltre con l’evoluzione della tecnologia dei cellulari, sono cambiati i livelli di radioattività emessi da diversi telefoni, tanto che è quasi impossibile poter fare un collegamento con il cancro.

Lo studio ha anche riconosciuto questo risultato: “La rapida evoluzione della tecnologia ha portato ad un notevole aumento dell’uso dei telefoni cellulari e ad una parallela diminuzione dell’intensità delle onde radio emesse dai telefoni.”

“È difficile definire un livello di rischio, soprattutto nel mondo di oggi, in cui la tecnologia cellulare è in continua evoluzione.”

Il rischio di cancro è tre volte più alto nelle persone che fanno ampio uso del cellulare

Nello studio di coorte, diversi gruppi di persone sono stati seguiti per un certo periodo di tempo. Nello studio sono stati osservati 253 casi di glioma e 194 casi di meningioma tra il 2004 e il 2006. Gli stili di vita dei pazienti sono stati confrontati con quelli di 892 individui sani.

I ricercatori hanno esaminato l’uso del telefono cellulare di tutti gli individui in un periodo che andava da due a dieci anni, con un periodo medio di osservazione di cinque anni. Dopo aver analizzato i dati di incidenza del cancro, i ricercatori si sono trovati di fronte a risultati sorprendenti.

In media, i pazienti con glioma e meningioma erano quelli che avevano utilizzato per più tempo i telefoni cellulari per motivi di lavoro e stile di vita. Quindi il maggior tempo di utilizzo del telefono ha probabilmente contribuito ad una maggiore incidenza di cancro al cervello.

I risultati coincidono con quelli di uno studio di coorte svedese condotto tra il 1997 e il 2003 che ha evidenziato un aumento del rischio di glioma dovuto ad un uso prolungato del telefono cellulare.

I rischi di cancro aumentano se si fa uso del telefono cellulare prima dei 20 anni

Le ricerche hanno analizzato e confrontato l’uso del telefono cellulare in 1.251 pazienti affetti da tumore al cervello e in 2.438 sani e hanno evidenziato un aumento del rischio di glioma nei pazienti che hanno iniziato ad usare i telefoni cellulari prima dei 20 anni.

 

Probabilmente il rischio di cancro al cervello aumenta quando si fa un uso prolungato del telefono cellulare (oltre 15 ore a settimana) e quando si comincia ad usarlo in giovane età, sotto i 10 anni. Ma questi dati risalgono a perlomeno a 10 anni, le tecnologie nuove hanno permesso nuovi orizzonti sulla frontiera dei social e internet ma può costare un prezzo troppo alto sulla pelle persone che anche sapendo quali problemi crea, non riescono a stare attenti sul come prevenirlo.

Quindi, cosa fare per cercare di prevenire?

1: auricolare con filo, quando sei in giro a piedi

2 usa il vivavoce in auto e le funzioni automatiche vocali, eviti le multe e guidi più attento alla strada

3 evita il contatto prolungato con la tua persona, quell' oggetto non ti è amico e se lo sottovaluti ne potrai pagare le conseguenze con la tua salute

4 Quando dormi, tieni il telefono un po distante dalla tua faccia (almeno 1 metro), oppure usa la funzione: aereo

E LA RETE 5G?

Nonostante ci sia una accesa guerra di studi tra maldicenti e bendicenti, il 5g ha una emissione di decine di gigahertz:

Frequenza Tecnologia Attuale utilizzo 
1800 MHz FDD 2G/4G
2100 MHz FDD 3G/4G
2600 MHz FDD 4G
2600 MHz TDD 4G (in futuro)
Bande assegnate ai vari Operatori per il 5G
 
 
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
dettaglio banda dei 700 Mhz
( Banda: 28 )

 

In breve, rimane il medesimo rischio di gliomi all' orecchio e cervello in particolari casi da sovra utilizzo dell' apparecchio, quindi...state attenti, sempre.

Fonti: Natural News

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6 novembre 2019 3 06 /11 /novembre /2019 23:47

Dopo 718 giorni passati in orbita, il misterioso shuttle spaziale dell’Us Air Force è atterrato domenica 7 maggio 2017 al Kennedy Space Center della Nasa in Florida. Un vero e proprio record di permanenza nello Spazio per un veicolo automatico del genere, di cui però non è ancora stato rivelato il compito. La missione di carattere militare, conosciuta come X-37b Otv-4 (Orbital Test Vehicle-4), ha così concluso il suo quarto volo spaziale: tutti e quattro i voli, infatti, sono partiti dalla Air Force Station di Cape Canaveral. I primi tre voli si sono conclusi alla Vandenberg Air Force Base in California, mentre quello che è avvenuto domenica scorsa è stato il primo atterraggio sulla storica Shuttle Landing Facility del Ksc, che aveva visto gli atterraggi del programma Space Shuttle dal 1984 al 2011.

 

Poco si sa su queste missioni, se non che i due veicoli X-37B, costruiti da Boeing sono lunghi 8,8 metri ciascuno, quindi molto più piccoli dei vecchi Space Shuttle (tanto da non poter ospitare un equipaggio). Alcune voci sostengono che il piano spaziale potrebbe essere un’arma di qualche tipo, forse un modo per interferire con i satelliti “nemici”. Ma i funzionari dell’Air Force hanno sempre negato, sottolineando che il veicolo ha semplicemente lo scopo di testare alcune tecnologie in orbita. “Le tecnologie che vengono testate nel programma comprendono guida, navigazione e controllo avanzati, sistemi di protezione termica, avionici, strutture ad alta temperatura, sistemi di volo elettromeccanici leggeri e volo orbitale, rientro e atterraggio automatici”.

Quale verità nasconderanno?

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25 settembre 2019 3 25 /09 /settembre /2019 21:43

Siamo alle porte di una catastrofica e definitiva svolta mondiale sul nostro clima: nonostante i richiami di scienziati, studiosi nel campo climatico e di un rapido cambio di direzione che aiuterebbe tutto il genere vivente del nostro pianeta, nonostante persino una ragazza di nome Greta sia divenuta una portavoce mondiale per salvare il pianeta per la sopravvivenza del genere umano, ci si sofferma a ridacchiare e a fregarsene per queste situazioni che non hanno nulla di comico: centinaia di migliaia di persone sono già morte per questi voltafaccia pazzeschi.

Il 25 settembre, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto L’oceano e la criosfera in un clima che cambia per presentare gli effetti dei cambiamenti climatici sui nostri oceani e sui nostri mari, tra cui lo scioglimento dei ghiacci, l’acidificazione delle acque e la perdita di ossigeno, le ondate di calore, nonché la perdita di corallo e la fioritura di alghe.
Il documento diffuso oggi dal Principato di Monaco (dove sono riuniti i ricercatori per la stesura finale) va ad integrare quello uscito a maggio (“Cambiamento climatico e territorio”), e quello su “Riscaldamento globale a 1,5 gradi” uscito nell’ottobre del 2018.

La perdita globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura della neve e nella estensione dei ghiacci artici sono destinati a continuare, a causa dell’aumento della temperatura dell’aria in superficie, con inevitabili conseguenze per straripamenti di fiumi e rischi locali. La grandezza di questi cambiamenti della criosfera è destinata ad aumentare ulteriormente nella seconda metà del 21° secolo“, scrive l’IPCC nel report.
Nel ventunesimo secolo, a causa del riscaldamento globale, gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e dell’acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini. “La perdita di massa globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura nevosa e nell’estensione dei ghiacci artici è destinata a continuare nel periodo 2031-2050, a causa degli aumenti della temperatura di superficie, con conseguenze inevitabili per straripamenti di fiumi e rischi locali“.
Nel 21° secolo, secondo l’IPCC gli oceani sono destinati a “condizioni senza precedenti di aumento di temperature, maggiore stratificazione dei livelli superficiali, ulteriore acidificazione, declino dell’ossigeno e alterata produzione primaria netta. Ondate di calore marine ed eventi estremi come El Niño e La Niña sono destinati a diventare più frequenti. Eventi estremi di livello del mare che erano storicamente rari (uno al secolo nel passato) sono destinati ad avvenire più di frequente (almeno una volta all’anno) in molte zone al 2050, specialmente nelle regioni tropicali. L’aumento del livello del mare continuerà anche oltre il 2100“.

 

Per il Panel, “una diminuzione nella biomassa globale degli animali marini, nella loro produzione e nel potenziale di pesca, e un cambiamento nella composizione delle specie è previsto nel 21° secolo negli ecosistemi oceanici. I cambiamenti futuri nella criosfera sulla terraferma (i ghiacciai montani e le coperture polari) sono destinati a colpire le risorse idriche e i loro usi, come l’idroelettrico e l’agricoltura. Gli incendi si prevede che aumenteranno in modo significativo per il resto del secolo nella tundra e nelle regioni boreali, cosi’ come in alcune regioni montane“.
Gli oceani si sono riscaldati senza interruzione dal 1970 e hanno assorbito più del 90% del calore in eccesso del sistema climatico. Dal 1993, il tasso del riscaldamento dell’oceano è più che raddoppiato. Le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dal 1982 e stanno aumentando in intensità“.  “Assorbendo più CO2, l’oceano è stato sottoposto a un aumento della acidificazione della superficie. Una perdita di ossigeno è avvenuta dalla superficie fino ai 1000 metri di profondità“. “Il livello medio del mare sta salendo – rilevano gli esperti – con una accelerazione nei decenni recenti a causa dell’aumento dei tassi di perdita di ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide“. “Dalla metà del 20° secolo la riduzione della criosfera nell’Artico e nelle aree di alta montagna ha portato a impatti in gran parte negativi su sicurezza alimentare, risorse idriche, qualità dell’acqua, mezzi di sussistenza, salute e benessere, infrastrutture, trasporti, turismo e tempo libero, specie per le popolazioni indigene“. “Lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost sulla terraferma e il riscaldamento dei mari hanno modificato gli ecosistemi marini, costieri e terrestri, modificando la vegetazione e costringendo gli animali a spostarsi“.

 

Entro il 2050, molte megalopoli costiere e piccole nazioni insulari subiranno ogni anno catastrofi climatiche, anche con un’aggressiva riduzione delle emissioni di gas serra, sostiene il rapporto ONU. Più di un miliardo di persone, entro la metà del secolo, vivranno in zone soggette a cicloni, inondazioni su larga scala ed altri eventi meteorologici estremi amplificati dall’innalzamento dei mari. “Le persone con la più alta esposizione e vulnerabilità sono spesso quelle con la più bassa capacità di risposta“: le comunità costiere “sono esposte a molteplici rischi legati al clima, compresi cicloni tropicali, livelli del mare estremi, inondazioni, ondate di calore, perdita di ghiacci e scioglimento del permafrost“. “Rendere possibile la resilienza climatica e lo sviluppo sostenibile dipende nettamente da urgenti e ambiziose riduzioni delle emissioni, associate con coordinate, continuate e sempre più ambiziose azioni di adattamento“.

Nature condivide con Science e PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) l'onore di essere considerate alla pari come le tre riviste scientifiche più prestigiose del mondo ed un articolo non viene pubblicato in queste riviste a meno che non abbia superato un peer-review estremamente rigoroso. Così i negazionisti climatici non avranno alcuna credibilità professionale nell'attaccare lo studio, come ci si aspetta che facciano i fratelli Koch ed i loro amici, visto che hanno un così grande profitto da ciò che causa il riscaldamento globale – la combustione di combustibili basati sul carbonio.
Secondo questo studio, i tropici, che sono la regione nei pressi dell'equatore di questo pianeta che sono quasi al 100% impoveriti e che quindi hanno contribuito quasi per niente al riscaldamento globale, cominceranno il periodo di catastrofe permanente circa nel 2020, ma i paesi (più freddi) delle medie latitudini, come Nord America ed Europa, cominceranno questo periodo catastrofico nel 2047 o giù di lì.
Ciò non significa dire che le cose non continueranno a peggiorare dopo di allora, significa soltanto dire questo è, come sarà intitolato l'articolo, “La tempistica prevista della deviazione climatica dalla recente variabilità”.
Questo articolo di riferimento è stato scritto da una squadra di 14 scienziati del clima. L'articolo recita: “Climi senza precedenti si verificheranno prima ai tropici e fra i paesei a basso reddito”. Spiega che la ragione di ciò è che i paesi vicino all'equatore hanno di gran lunga meno variabilità nella loro meteorologia di quella che hanno i paesi a clima moderato, quindi le specie che costituiscono gli ecosistemi lì non possono tollerare temperature al di fuori della loro gamma ridotta, che è stata in quella gamma ridotta per migliaia di anni. Di conseguenza, le estinzioni di specie aumenteranno molto più rapidamente e prima che qui (Stati Uniti, ndt). Le economie povere esistenti entro i circa 4000 chilometri introno all'equatore (dove i redditi medi pro capite sono meno del 10% della media di quelli dei paesi delle medie latitudini come il nostro), diventeranno invivibili.
Questo studio osserva la “ovvia disparità fra coloro che beneficiano del processo di portare il cambiamento climatico e coloro che dovranno pagare per gran parte dei costi ambientali e sociali”. Naturalmente, “coloro che beneficiano del processo di portare il cambiamento climatico” sono le società del petrolio, del carbone e del gas naturale, quelle di distribuzione e dei servizi ed alla fine i loro proprietari, in particolare le famiglie aristocratiche che le controllano. Sarebbe falso ipotizzare che qualsiasi persona povera, anche in paesi come gli Stati Uniti, avrà benefici dalla continuazione del “processo che porta al cambiamento climatico”. Tuttavia, alcuni dei sostenitori finanziari del Partito Repubblicano e di altri partiti politici conservatori nei paesi di media latitudine hanno benefici enormi da questo “processo”. Così, molta gente che non avrà benefici dal cambiamento climatico finiscono per votare il cambiamento climatico e, naturalmente, i loro figli e i successivi discendenti soffriranno molto a causa dei loro voti.
Niente di tutto ciò è fantascienza, sono tutti fatti scientifici, anche se i fratelli Koch ed i loro amici fanno tutto quello che è loro possibile per ingannare le masse che non sia vero e che la cospirazione per ingannare l'opinione pubblica si deve cercare fra il 97% abbondante di scienziati del clima che dicono che il riscaldamento globale sta avvenendo e che la sua causa principale sono le emissioni di carbonio atmosferico umane. Anche se il numero di babbei che seguono i Koch potrebbe essere in declino, è già troppo tardi. I Koch ormai hanno avuto successo per troppo tempo per evitare il disastro. Da adesso in avanti gli sforzi per ridurre il cambiamento climatico saranno sforzi per ridurre la portata della catastrofe, non per prevenirla.

Il pianeta Terra non morirà così facilmente: per gli esseri viventi il problema sarà il tempo che gli resta.

 

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2019/09/oceano-criosfera-clima-cambia-ipcc-megalopoli-costiere-subiranno-catastrofi-entro-2050/1318457/#Suo2qf4gIcRgSL5l.99

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Nel-2020-sara-catastrofe-climatica

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