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22 luglio 2019 1 22 /07 /luglio /2019 22:54

Secondo un recente rapporto redatto dall'Ispa, intitolato "Il Clima futuro in Italia", entro la fine del secolo si installerà nel nostro Paese lunghe estati di stampo tropicale, con un aumento della temperatura fra 1.8 e 5.4 gradi, con picchi sino a +7°C tra luglio e agosto.

 

Il famigerato tetto dei 2°C entro il 2100 sembra quindi sempre più restrittivo. Una soglia che se superata potrebbe portare a estati tropicali anche in Italia con temperature che di notte non scenderebbero sotto i 20°C, aumentando così mediale tra le 14 e 59 annualmente. Di conseguenza aumenterebbero le giornate estive, ovvero con temperature oltre i 25°C, e diminuirebbero le notti di gelo. Secondo Franco Desiato, responsabile del settore clima e meteorologia applicata dell'Ispra, le precipitazioni complessive potrebbero non diminuire, ma le piogge saranno più intense e concentrate.

 

Purtroppo un trend confermato anche degli ultimi dati. Gli indicatori del clima in Italia nel 2014 ma anche nei primi mesi del 2015  -  prosegue Desiato  -  abbiamo registrato anomalie e temperature più calde della norma. Secondo i dati del Cnr a maggio il termometro è salito di 1,78 gradi sopra la media, con piogge ridotte del 31%.

 

A detta di Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Il nostro paese si trova alla frontiera tra la zona subtropicale e quella delle medie latitudini. Se il cambiamento climatico farà slittare questo confine di alcune centinaia di chilometri verso nord, la Terra potrebbe sopravvivere senza grandi traumi, ma per noi la trasformazione sarebbe epocale. Nello scenario peggiore le precipitazioni diminuiranno del 15-20%. Il tutto dipenderà da quanti gas serra verranno immessi nei prossimi decenni in atmosfera, così che la temperatura potrebbe aumentare anche meno di 2°C oppure toccare anche i 5/7°C.

 

A maggio di quest'anno, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration americana, l'anidride carbonica ha superato la barriera di 400 parti per milione. È la prima volta che avviene sulla Terra in due milioni di anni. E anche rispetto alle ere geologiche del passato in cui la CO2 era in aumento, oggi il tasso di crescita è 100 volte più rapido. 

 

Tale articolo, è sol di 4 anni fa, facente studio su un obiettivo del 2100, entro tale data conseguenti cambiamenti cambiamenti irreversibili. Nel 2019 tali cambiamenti sono già a livello pratico, tutti accaduti e in corso. Esiste una accelerazione sul riscaldamento del nostro continente europeo che sembra alquanto insolito. Assistiamo da semplici spettatori, con nessuna attenuante di un bello spettacolo.

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24 giugno 2019 1 24 /06 /giugno /2019 22:08

In questi giorni estivi appena scoccati dall' equinozio dell' estate, una bolla d' aria rovente ha iniziato la sua risalita dall' Africa, con la seria intenzione di ricordare a tutti il famoso 2003, quando un lungo periodo afoso e asfissiante colpì l' Italia con un caldo record sia di giorno che di notte. Ci furono molte vittime, forse per un mancato interessamento ad un serio pericolo dovuto al caldo. Si doveva stare in luoghi più freschi e avere a portata di mano acqua fresca, mangiare più frutta, ecc... ma così non fu. Migliaia di vittime vennero mietute dalla calura africana. 

Copione simile si preannuncia in questi giorni, ma con una differenza sostanziale: questo caldo durerà meno ma sarà più intenso, quindi potenzialmente pericoloso e non da trascurare; non siamo eroi e non servono eroi che combattono il caldo con il menefreghismo, questo caldo non è uno sfidante.

Saranno previsti almeno 5 giorni ci caldo estremo, precisamente sul nord Italia, centro Italia e una grande parte dell' Europa: parliamo di circa 40 gradi se non di più e le minime, saranno poco meno i 30 gradi.

Martedì 25 giugno

Il caldo inizia ad intensificarsi sul nord della Spagna, in Francia e nel Nord Italia con le temperature pomeridiane che saliranno già oltre i +35°C in alcune aree.

Mercoledì 26 giugno

Si sviluppa un caldo estremo mentre continua la forte avvezione calda su Francia e Regno Unito. I modelli indicano temperature pomeridiane massime di oltre +40°C nella Francia centro-meridionale, mentre temperature di oltre +35°C sembrano probabili sulla Francia nordorientale, la Germania occidentale, la Spagna nordorientale e il Nord Italia.

Giovedì 27 giugno

L’ondata di caldo raggiunge il picco giovedì quando si attendono le temperature pomeridiane più estreme. Alcuni modelli, come ARPEGE e ICON-EU, spingono le temperature fino a +43-46°C in Auvergne e nella valle dell’Ebro. Il modello GFS, invece, indica temperature pomeridiane massime fino a +42°C. Giornate estremamente calde sono attese anche sulle pianure del Nord Italia e sulla Germania occidentale e sudoccidentale, con temperature che si avvicineranno ai +40°C!

 

Venerdì 28 giugno

L’ultimo giorno dell’ondata di caldo estremo sulla Francia, prima che un fronte freddo spinga la massa d’aria verso sud-est. La maggior parte dei modelli simula ancora un caldo estremo con temperature pomeridiane massime di oltre +40°C, soprattutto su parti della Francia meridionale e della Spagna nordorientale. ARPEGE e ICON-EU sono ancora i modelli più aggressivi, indicando +45°C in alcune valli! Nella gallery anche i meteogrammi per le principali città della Francia, cioè Parigi, Nantes e Tolosa. L’estrema anomalia termica è ben visibile con 25-26°C al livello di 850hPa (circa 1600m s.l.m) su Parigi e Nantes, mentre Tolosa si spinge incredibilmente in alto con quasi +30°C a questo livello!

Ricapitolando, parti dell’Europa si stanno preparando per un’ondata di caldo potenzialmente storica e letale con temperature oltre i +40°C da mercoledì 26 a venerdì 28 giugno. Anche il Nord Italia è nel mirino di questo caldo estremo in arrivo dall’Africa. Ecco di seguito l’elenco dei record storici di caldo assoluto in Italia, da confrontare con le temperature dei prossimi giorni.

Record assoluti di caldo nelle stazioni meteo ufficiali della rete ENAV-Aeronautica Militare al Nord Italia
  • Forlì Aeroporto +43,0°C (4 agosto 2017)
  • Firenze Peretola +42,6°C (26 luglio 1983)
  • Ferrara Aeroporto +41,2°C (4 agosto 2017)
  • Perugia Sant’Egidio +41,0°C (3 e 4 agosto 2017)
  • Roma Ciampino +40,6°C (4 agosto 1981)
  • Roma Urbe +40,5°C (25 agosto 2007)
  • Arezzo Aeroporto +40,5°C (26 luglio 1962)
  • Piacenza San Damiano +40,4°C (11 agosto 2003)
  • Grosseto Aeroporto +40,2°C (2 agosto 1959, 5 e 6 agosto 2003)
  • Bologna Borgo Panigale +40,1°C (4 agosto 2017)
  • Viterbo Aeroporto +40,1°C (29 luglio 2005 e 2 agosto 2017)
  • Treviso Sant’Angelo +40,0°C (5 agosto 2003)
  • Treviso Istrana +39,9°C (5 agosto 2003)
  • Parma Aeroporto +39,2°C (28 luglio 1947)
  • Bolzano Aeroporto +39,1°C (21 luglio 1983 e 11 agosto 2003)
  • Verona Villafranca +39,0°C (11 agosto 2003)
  • Bergamo Orio al Serio +39,0°C (29 luglio 1983)
  • Roma Fiumicino +38,6°C (25 agosto 2007)
  • Genova Sestri +38,5°C (7 agosto 2015)
  • Pisa San Giusto +38,5°C (22 agosto 2011)
  • Brescia Ghedi +38,4°C (11 agosto 2003)
  • Udine Rivolto +38,2°C (21 luglio 2006)
  • Trieste Barcola +38,0°C (5 agosto 2017)
  • Milano Linate +37,8°C (2 agosto 2017)
  • Torino Caselle +37,1°C (11 agosto 2003)
  • Milano Malpensa +37,0°C (21 e 29 luglio 1983)
  • Novara Cameri +36,6°C (11 agosto 2003)
  • Venezia Tessera +36,6°C (21 luglio 2006)

Al Sud, invece, il caldo rimarrà nella norma, senza eccessi.


Per approfondire http://www.meteoweb.eu/foto/previsioni-meteo-ondata-caldo-40c-spagna-francia-nord-italia/id/1277808/#TzTg2CWUXvX6OIYg.99

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20 giugno 2019 4 20 /06 /giugno /2019 22:04
In occasione del vertice mondiale del Consumer Goods Forum (Cgf), in corso a Vancouver, che riunisce le principali multinazionali del settore alimentare, tra cui Nestlé, Mondelēz e Unilever, Greenpeace ha presentato  il rapporto “Countdown to Extinction” nel quale denuncia che «Tra il 2010 e il 2020 almeno 50 milioni di ettari di foresta, un’area delle dimensioni della Spagna, saranno stati distrutti per fare spazio alla produzione industriale di materie prime agricole».
L’organizzazione ambientalista ricorda che «Nel 2010 i membri del Cgf si erano impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2020 attraverso “l’approvvigionamento responsabile” di materie prime come carne, soia e olio di palma. Ma il 2020 è alle porte e ancora non sembrano esserci i presupposti per il rispetto degli impegni presi».  Infatti, «Dal 2010, la produzione e il consumo di prodotti agricoli legati alla deforestazione – tra cui carne, soia, olio di palma e cacao – sono aumentati vertiginosamente e continuano ad aumentare».
Martina Borghi, responsabile campagna foreste di Greenpeace Italia, sottolindea che «L’ottanta per cento della deforestazione globale è causata dall’agricoltura industriale. Invece di discutere su come agire con urgenza per ripulire le proprie catene di approvvigionamento dalla deforestazione, queste multinazionali sembrano solo intenzionate ad aumentare ulteriormente la domanda di materie prime la cui produzione ha gravi impatti sulle foreste del Pianeta»,
All’inizio di quest’anno Greenpeace ha scritto a più di 50 multinazionali chiedendo di indicare i propri fornitori e dimostrare i progressi fatti per eliminare la deforestazione dalle proprie filiere, ma dice che «Nessuna di queste, però, è stata in grado di dimostrare uno sforzo significativo per porre fine al legame fra produzione di materie prime agricole e deforestazione».
Gli ambientalisti rivelano che «Le multinazionali che hanno consegnato a Greenpeace la lista dei propri fornitori si riforniscono da alcuni dei principali commercianti di materie prime del mondo, come ADM, Bunge e Cargill. Questi operatori, a loro volta, si riforniscono di soia da aziende agricole accusate di accaparramento delle terre e distruzione del Cerrado brasiliano – la savana più ricca di biodiversità del mondo – e di olio di palma da aziende legate alla distruzione delle foreste indonesiane. Solo due multinazionali hanno divulgato informazioni riguardanti i propri fornitori di cacao, rivelando di aver acquistato questa materia prima da Barry Callebaut, Cargill e Olam, operatori legati alla deforestazione in Costa d’Avorio o in Ghana. Sebbene circa il 90 percento della soia prodotta venga utilizzato per nutrire gli allevamenti di bestiame, nessuna multinazionale ha incluso la mangimistica – né l’esatta quantità e tantomeno la provenienza – nella propria analisi per l’ottenimento di una catena di approvvigionamento libera dalla deforestazione».
Greenpeace è convinta che «Per porre fine a questo scempio sia fondamentale che le aziende e gli operatori di materie prime impongano precise regole ai propri fornitori. Provvedimenti necessari per affrontare con serietà l’emergenza climatica ed ecologica che stiamo vivendo. Come infatti indicano anche i rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES), secondo i quali occorre ripristinare e proteggere le foreste del Pianeta anche attraverso una riforma radicale dell’industria agricola e del sistema alimentare».
La Borghi conclude: «on c’è tempo per false soluzioni. Da un lato, le multinazionali devono agire immediatamente per ripulire le loro filiere da deforestazione e violazione dei diritti umani. Dall’altro, anche governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta».
Rapporto Greenpeace: l’insostenibile produzione industriale di materie prime agricole
www.greenreport.it

 

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17 giugno 2019 1 17 /06 /giugno /2019 22:14

Oramai negli ultimi anni abbiamo assistito ad un escalation di dati riguardanti il meteo, di ogni genere, i nomi che vengono associati sono molteplici: passiamo da '' caldo infernale'' a mostri temporaleschi'', a apocalisse di ghiaccio, oltrechè fenomeni distruttivi... ogni giorno cambiamo terminologia, ogni anno abbiamo la preoccupazione di cosa ci aspetterà la settimana prossima, se avremo caldo asfissiante o rinfrescate con rovesci e di nuovo caldo, caldo, freddo, freddo...

Tutto questo ci porta ad essere quasi ansiosi di cosa ci aspetta dietro l' angolo, a leggere di continuo le notizie meteo per poi criticarle dopo pochi giorni proprio perchè variano di continuo.

Colpa dell' inquinamento globale sia oggettivo che invisibile come onde radio, wi fi, e chissà cos altro ancora; una previsione meteo ci lascia stanchi e stufi di vedere ogni volta il cielo e dire...ma non doveva essere nuvoloso oggi ed invece abbiamo un cielo azzurro?

Stress.

Ovviamente io patisco estremamanete il caldo e quindi darò una delucidazione per quanto ne concerne: il caldo causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente, il corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni fisiche e ambientali questo non è sufficiente. Se, ad esempio, l’umidità è molto elevata, il sudore non evapora rapidamente e il calore corporeo non viene eliminato efficacemente. La temperatura del corpo, quindi, aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare diversi organi vitali e il cervello stesso. 


Chi è più a rischio?

  • Le persone anziane hanno condizioni fisiche generalmente più compromesse e l’organismo può essere meno efficiente nel compensare lo stress da caldo e rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura; tra questi chi soffre di malattie cardiovascolari, di ipertensione, di patologie respiratorie croniche, di insufficienza renale cronica, di malattie neurologiche è a maggior rischio.

  •  

  • Le persone non autosufficienti poiché dipendono dagli altri per regolare l’ambiente in cui si trovano e per l’assunzione di liquidi
  • Le persone che assumono regolarmente farmaci che possono compromettere la termoregolazione fisiologica o aumentare la produzione di calore.
  • I neonati e i bambini piccoli per la ridotta superficie corporea e la mancanza di una completa autosufficienza, possono essere esposti al rischio di un aumento eccessivo della temperatura corporea e ad una disidratazione, con possibili conseguenze dannose sul sistema cardiocircolatorio, respiratorio e neurologico.
  • Chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all’aria aperta può disidratarsi più facilmente degli altri.

I problemi di salute legati al caldo possono presentarsi con sintomi minori, come crampi, lipotimia ed edemi, o di maggiore gravità, come il colpo di calore, la congestione, la disidratazione.

CRAMPI
Sono causati da uno squilibrio elettrolitico oppure da una carenza di sodio, dovuta alla perdita di liquidi, oppure derivano da una insufficienza venosa, spesso associata ad edema alle caviglie. 
Nel primo caso (squilibrio elettrolitico), i crampi si verificano negli anziani che assumono pochi liquidi o in persone che svolgono attività fisica senza reintegrare a sufficienza i liquidi persi con la sudorazione.
Nel secondo caso (carenza di sodio), i crampi compaiono in persone non acclimatate che, pur bevendo a sufficienza, non reintegrano i sali minerali persi. 
In questo caso, le persone possono presentare, oltre ai crampi anche altri sintomi come cefalea, stanchezza e affaticamento, e vanno reidratate con una abbondante assunzione di acqua. 
Nella malattia venosa degli arti inferiori i crampi compaiono spesso durante la notte o dopo una prolungata stazione eretta. In questo caso è consigliabile far assumere al paziente una posizione con gli arti superiori sollevati di almeno 4 cm rispetto al cuore, rinfrescando con acqua fredda gli arti inferiori. 

EDEMA
L’edema è la conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata, che causa un ristagno di sangue nelle estremità inferiori che, con l’aumento della pressione intravasale, provoca un travaso di liquidi nell’interstizio. Un rimedio semplice ed efficace è tenere le gambe sollevate ed eseguire di tanto in tanto dei movimenti dolci per favorire il reflusso venoso, oppure, effettuare delle docce fredde agli arti inferiori, dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno sino alla sommità della coscia. Si tratta comunque di un sintomo da non sottovalutare poiché può essere associato a scompenso cardiaco. 

LIPOTIMIA
La lipotimia (svenimento) è caratterizzata da un’improvvisa perdita della coscienza. 
La causa è un calo di pressione arteriosa dovuto al ristagno di sangue nelle zone periferiche con conseguente diminuzione dell’apporto di sangue al cervello. 
Lo svenimento può essere prevenuto se, ai primi sintomi, quali vertigini, sudore freddo, offuscamento visivo o secchezza delle fauci, si fa assumere al paziente una posizione distesa, con le gambe sollevate rispetto al cuore.

STRESS DA CALORE
E' un sintomo di maggiore gravità e si manifesta con un senso di leggero disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia ed ipotensione, oliguria, confusione, irritabilità. La temperatura corporea può essere leggermente elevata ed è comune una forte sudorazione. Se non viene diagnosticato e trattato immediatamente, può progredire fino al colpo di calore. 
La diagnosi può essere facilmente confusa con quella di una malattia virale. 
Il trattamento d’urgenza consiste nello spostare la persona in un ambiente fresco e reintegrare i liquidi mediante bevande ricche di sali minerali e zuccheri. Nei casi più gravi, la persona deve essere rinfrescata togliendo gli indumenti, bagnandola con acqua fresca o avvolgendo il corpo in un lenzuolo bagnato.

COLPO DI CALORE
E' la condizione più grave e rappresenta una condizione di emergenza vera e propria. Il ritardato o mancato trattamento può portare anche al decesso. 
Il colpo di calore avviene quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa e la temperatura corporea raggiunge valori intorno ai 40°C. Si può presentare con iperventilazione, anidrosi, insufficienza renale, edema polmonare, aritmie cardiache, sino allo shock accompagnato da delirio che può progredire sino alla perdita di coscienza.
Il colpo di calore richiede, specie se colpisce neonati od anziani, l’immediato ricovero in ospedale. In attesa dell’arrivo dell’ambulanza, bisogna spogliare e ventilare il malato, rinfrescarlo bagnandolo con acqua fresca e applicare impacchi di acqua fredda sugli arti.

CONGESTIONE
La congestione è dovuta all'introduzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, durante o subito dopo i pasti.
L'eccessivo afflusso di sangue all’ addome può rallentare o bloccare i processi digestivi. 
I primi sintomi sono costituiti da sudorazione e dolore toracico.

  • Sospendere ogni attività.
  • Far sedere o sdraiare l'infortunato in un luogo caldo e asciutto.
  • Se in poco tempo la congestione non si risolve è necessario consultare un medico.
DISIDRATAZIONE
La disidratazione è una condizione che si instaura quando la quantità di acqua persa dall’organismo è maggiore di quella introdotta.
Normalmente si assumono circa 1,5 litri di acqua al giorno, grazie allo stimolo della sete.
L’organismo si disidrata e incomincia a funzionare male quando:
  • è richiesta una quantità di acqua maggiore come in caso di alte temperature ambientali
  • si perdono molti liquidi, come in caso di febbre, vomito e diarrea
  • una persona non assume volontariamente acqua a sufficienza.
I sintomi principali sono:
  • sete
  • debolezza
  • vertigini
  • palpitazioni
  • ansia
  • pelle e mucose asciutte
  • ipotensione
EFFETTI SULLA PRESSIONE ARTERIOSA
Le persone ipertese e i cardiopatici, soprattutto se anziani, ma anche molte persone sane, possono manifestare episodi di diminuzione della pressione arteriosa, soprattutto nel passare dalla posizione sdraiata alla posizione in piedi (ipotensione ortostatica). 
In questi casi, è consigliabile:
  • evitare il brusco passaggio dalla posizione orizzontale a quella verticale, che potrebbe causare anche perdita di coscienza
  • non alzarsi bruscamente dal letto, soprattutto nelle ore notturne, ma fermarsi in posizioni intermedie (esempio: seduti al bordo del letto per alcuni minuti) prima di alzarsi in piedi.

 

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10 giugno 2019 1 10 /06 /giugno /2019 22:06

Una situazione climatica senza controllo, negli ultimi anni la stiamo vivendo senza nessuna preoccupazione da parte di chi alimenta questo massacro meteo che sembra non avere nessun freno. L anno prima è stato diffuso una bozza del sesto rapporto dell'Ipcc sul clima: “Temperatura media globale a +1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali già nel 2040”.

Se il mondo continuerà ad emettere CO2 ai ritmi attuali, non soltanto non si riusciranno a centrare gli obiettivi fissati dalla comunità internazionale nell’Accordo di Parigi. Ma, già nel 2040, la temperatura media sulla superficie di oceani e terre emerse risulterà di 1,5 gradi centigradi più alta rispetto a quella dell’epoca pre-industriale. L’allarme – l’ennesimo – sul deragliamento del climadella Terra è contenuto in una prima bozza del nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc).

Secondo una bozza del sesto rapporto dell’Ipcc, i cui contenuti sono stati diffusi dall’agenzia Reuters, gli esperti ritengono che la traiettoria attuale non consentirà di centrare gli obiettivi che la comunità mondiale si è fissata in materia di lotta ai cambiamenti climatici L’Ipcc: “Trend insostenibile, così non si centreranno gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”I contenuti del documento, che avrebbe dovuto rimanere segreto, sono stati pubblicati dall’agenzia Reuters.

Se ne evince un quadro tutt’altro che roseo. I governi, infatti, secondo gli esperti dell’Ipcc potrebbero ancora riuscire a rispettare gli impegni assunti nel 2015 al termine della Cop 21, ma a patto di avviare una transizione “rapida e di grande ampiezza dell’intero sistema economico mondiale”. Altrimenti, il mondo è destinato alla catastrofe climatica: una conclusione alla quale gli scienziati sono giunti dopo aver ascoltato il parere di migliaia di esperti e aver consultato una vastissima letteratura.

Oltre al clima, l’altro problema è il consumo di suolo

Certo, l’impressione è che stia aumentando la frequenza degli scrosci temporaleschi intensi, ancora più dannosi in un territorio fortemente cementificato come il nostro. “In effetti non sembrano aumentati i quantitativi medi di pioggia nell’arco di una giornata, quanto piuttosto gli scrosci temporaleschi intensi della durata minore di un’ora”. Che non permettono al terreno di assorbire l’acqua alimentando le falde e anzi risultano molto dannosi. Questo perché “a parità di pioggia, quella caduta oggi fa più danni rispetto a 100 anni fa. Abbiamo trasformato i territori, una volta agricoli, in luoghi carichi di infrastrutture: ciò vuol dire che l’acqua scorre più velocemente e raggiunge più in fretta aree potenzialmente vulnerabili”.

In pochi decenni abbiamo radicalmente modificato il nostro tessuto urbano. Per alcuni l’eccessiva cementificazione potrebbe essere correlata al fenomeno della desertificazione e a quello della “siccità al contrario”, che quest’anno vede gli invasi siciliani pieni di acqua e il Po in secca. Mercalli non è di questo avviso: “La desertificazione che sta interessando alcune zone del Mezzogiorno e delle isole è strettamente legata all’aumento delle temperature e all’eventuale dilatazione del periodo di siccità estiva”.

Quanto al secondo punto, “in effetti la Sicilia quest’anno ha visto tanta acqua come non ne vedeva da tempo; ma per definire un trend ci vogliono decine di anni, potremmo ancora trovarci di fronte a un caso di normale variabilità meteorologica”. Di certo il clima sta cambiando. E per far fronte a una situazione sempre più complessa è necessario ridurre le emissioni di CO2 rispettando l’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015: l’unica strada percorribile per evitare l’aumento delle temperature medie di due gradi entro il 2100, che avrebbe effetti devastanti sul nostro ecosistema. Ma si tratta di una sfida che l’Italia non può affrontare senza il sostegno delle grandi potenze mondiali. “Il nostro Paese – sottolinea Mercalli – contribuisce solo per il 2 per cento alle emissioni globali; noi dobbiamo fare la nostra parte, ma molto dipende dalle scelte che faranno Paesi come la Cina o gli Stati Uniti”. Una prospettiva preoccupante perché a causa della sua particolare collocazione geografica nel cuore del Mediterraneo, l’Italia è molto esposta agli effetti dei fenomeni climatici estremi. 

In sostanza “in un futuro non troppo lontano potremo trovarci a contrastare i danni provocati da altri, e c’è un’unica strada da percorrere: investire in infrastrutture che favoriscano l’adattamento al clima che cambia”.

 

Non varrà a sminuire la portata dell’evento la considerazione dell’effetto prodotto dal fenomeno di El Niño (riscaldamento dell’oceano pacifico equatoriale), per altro praticamente esaurito e comunque non superiore ad altri analoghi fenomeni del passato. Né è possibile sottovalutare le conseguenze di una deriva senza precedenti: per esempio, l’estensione del ghiaccio marino nell’artico (polo nord) è ai suoi minimi storici assoluti dal 1980 (anno in cui grazie ai satelliti ne è iniziato il monitoraggio sistematico), mostrando un anticipo dello scioglimento di almeno un mese proprio nel periodo di più rapido ritiro. Gli effetti di quest’ultimo fenomeno potrebbero essere di vasta portata: dal contributo all’ulteriore scioglimento dei ghiacciai terrestri della Groenlandia al conseguente aumento del livello dei mari (già aumentato in media di 12 centimetri), allo sconvolgimento della circolazione atmosferica almeno nell’emisfero nord (freddo e tempeste sull’Europa centro-settentrionale), fino al contributo a un riscaldamento ulteriore grazie al fatto che il mare aperto (scuro) assorbe molto più calore rispetto al ghiaccio (bianco). L’ex capo della divisione climatica della Nasa, James Hansen, vede un futuro ancora più cupo in un recente importante articolo, che coinvolge anche lo scioglimento di parte del ghiaccio terrestre antartico. In termini economici, senza considerare gli impatti sulle popolazioni (e i costi conseguenti), gli asset reali (non finanziari) che potrebbero essere distrutti dal cambiamento climatico nel corso dei prossimi decenni sono stati stimati fino al controvalore stellare di 24mila miliardi di dollari, cioè il 17% del totale.

 

Assumendo che tutto questo sia vero, e un eventuale complotto è da considerare quanto meno molto improbabile, non è possibile evitare di osservare con rabbia le candide passerelle come quella dello scorso mese al palazzo dell’Onu a New York, di cui si è ampiamente riportato su queste colonne, dove a sfilare e pontificare sono stati in massima parte i vincitori del secondo conflitto mondiale e da 70 anni conduttori del mondo, prima in tandem con l’altra faccia – comunista – del capitalismo, quindi da 25 anni in beata solitudine e tuttavia fedeli epigoni di quel mondialismoche è prima causa della drammatica insostenibilità globale. In altre parole, la soluzione del problema dovrebbe essere escogitata dagli stessi soggetti che lo hanno creatomediante l’esportazione forzata delle tecnologie e dei consumi verso aree impreparate ad assorbirli e l’importazione nei paesi sviluppati delle eccedenze umane provenienti da quelle medesime aree, sia l’uno che l’altro processo a danno dei popoli che si erano conquistati in secoli e millenni il diritto a una vita dignitosa.

 

Non potrà stupire allora che le soluzioni immaginate dalle élite finanziarie e dalla propria servitù politica transnazionale prevedano sempre più esplicitamente la compressione dei consumi e la distruzione dei diritti sociali tra i popoli più avanzati, lo sradicamento delle comunità e la creazione di uno sterminato proletariato globale senza volto, senza identità e senza voce. La reazione dei popoli, a tratti e spesso confusamente già timidamente in corso con l’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti, l’inattesa resistenza della Russia di Putin e la crescita dei movimenti identitari in Europa, non potrà allora essere bollata di cinismo ed egoismo, piuttosto alla legittima aspirazione a riappropriarsi del proprio futuro e ricostruire un assetto mondiale e nazionale in equilibrio con le specifiche culture, capacità e competenze, risorse disponibili. I residui strumenti elettorali ancora disponibili sono quello che rimane prima di un’evoluzione molto meno piacevole, in un senso o nell’altro.

 

fonte  fonte

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9 maggio 2019 4 09 /05 /maggio /2019 22:04

meteoropatia

Ecco che cosa ha portato il clima negli ultimi mesi: pollini, piogge improvvise e torrenziali, freddo persistente seguito da caldo afoso e l’organismo si adatta, o quanto meno cerca di trovare un proprio adattamento in un ambiente dal clima sempre più imprevedibile. Come può il clima influire sul nostro sistema immuno endocrino  e causare alterazioni del tono dell’umore note come meteoropatia?

 

Meteoropatia  è un termine utilizzato per indicare la correlazione esistente tra gli eventi atmosferici, quali ad esempio un improvviso innalzamento dell’umidità, e un disturbo esperito dal soggetto.

Intorno agli anni ’30 si è iniziato a studiare questo fenomeno e negli anni ’70 si è scoperto come il10-15% della popolazione soffrisse di disturbi legati alle variazioni climatiche. Oggi, i soggetti meteoropatici sono il 25-30% della popolazione mondiale (Lopez del Val LJ, Rubio E, Calatayud V, Lopez del Val JA, Sanchez E 1986). Tale indice di incidenza risulta particolarmente allarmante, se si parte dal presupposto che vi sia una reale corrispondenza tra tale sindrome ed i principali problemi della nostra era: l’inquinamento e lo stress.

Fino ad oggi questo fenomeno non è stato preso in seria considerazione ed è stato spesso sottovalutato proprio da familiari ed amici di coloro che soffrono dei cambiamenti climatici. Tuttavia, la meteoropatia viene considerata una vera e propria malattia dalla comunità scientifica.

 

In cosa consiste la meteoropatia?

La meteoropatia indica un insieme di disturbi a livello fisico e psichico di tipo neurovegetativo che si manifestano in certe condizioni meteorologiche. Si tratta di un disturbo caratterizzato da una serie di sintomi  e di reazioni patologiche che si manifestano in seguito ad un graduale o improvviso cambiamento climatico in una specifica area geografica. Con fattori meteorologici si intendono la temperatura, l’umidità relativa, la velocità del vento, la pressione atmosferica, la pioggia e le tempeste con i tipici effetti da esse prodotti : ionizzazione, stato elettrico e turbolenza. Gli effetti prodotti da tali agenti atmosferici sono maggiormente evidenti quando più fenomeni (pioggia, umidità, freddo o caldo improvvisi) sono coinvolti e si manifestano nello stesso momento.

I principali sintomi della meteoropatia sono mal di testa, deflessione del tono dell’umore (depressione), ipotensione, affaticabilità, difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, insonnia.

Chi sono i meteoropatici?

Le persone che risultano maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici sono coloro che risultano essere più instabili a livello emotivo, che fronteggiano la vita con una gamma di emozioni varia e di rilevante intensità, a volte a livelli scarsamente giustificati dalla realtà dei fatti. Si tratta di pesone con disturbi a livello del sistema neurale, ansiose e difficilmente adattabili a contesti ed eventi nuovi, che non riescono a funzionare normalmente a livello psicosociale quando si manifestano cambiamenti climatici.

 Generalmente il meteoropatico sviluppa un malessere diffuso prima che si verifichino cambiamenti a livello climatico, dimostrando di esperire una fase acuta che corrisponderebbe al mutamento del clima ed una rapida attenuazione seguita da una scomparsa dei sintomi con la fine delle variazioni climatiche.

Ad oggi l’instabilità del sistema neurale risulta una problematica in aumento a causa dell’incremento di negativi che possono pesare nella vita quotidiana, quali ad esempio: stress, lutto, divorzio, difficoltà a trovare lavoro o problematiche legate al pensionamento, inquinamento e traffico, competitività a livello professionale.

Quali sono le risposte del nostro corpo ai cambiamenti climatici?

Di solito all’incirca un giorno o due giorni prima dell’arrivo di una perturbazione climatica, le persone particolarmente sensibili ed instabili a livello neurale possono esperire svariati sintomi che sommati tra loro costituiscono il disturbo meteoropatico e che investono e coinvolgono il soggetto a livello psicosomatico.  Essi sono: ipertensione, aumento di depressione, mal di testa, desiderio di rimanere in casa, aumento del dolore ai muscoli ed alle articolazioni, difficoltà a respirare e pesantezza di stomaco. Possono presentarsi anche disturbi dell’umore, irritabilità e problemi a livello cardiovascolare come palpitazioni o dolori allo sterno. Questi sintomi tendenzialmente permangono per qualche giorno, per andare diminuendo man mano che il tempo si stabilizza o cambia nuovamente, grazie ad un processo di adattamento attuato dal nostro organismo.

Esistono svariate forme di meteoropatia: le anemopatie (ad esempio la sindrome dello scirocco, quella del Phoen e così via), le sindromi dei periodi temporaleschi, quelle del fronte ciclonico, quelle secondarie ( acutizzazioni di sintomi a livello fisico correlate a cambiamenti climatici).

Le meteoropatie più diffuse sono quelle connesse alla comparsa di cambiamenti climatici inerenti forti venti e temporali, accompagnati da una variazione della pressione atmosferica, da pioggia, nuvolosità e umidità.

di Gaia del Torre

 

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19 marzo 2019 2 19 /03 /marzo /2019 23:01

Il clima della Terra, fin dalla creazione ha seguito una logica ben definita, con enormi cambiamenti terrestri senza che l' uomo ci sia ritrovato nel mezzo delle apocalissi territoriali. Avremmo visto asteroidi impattarsi sulla Terra, con conseguente ''fine del mondo'', avremmo visto continenti separarsi dalla pangea alla pantalassa, emergere nuove terre e inabissarsi altre. l' uomo non esisteva ancora, fine gravosa ed ingloriosa la hanno subita altre specie animali che possiamo riportare solo con la storia che leggiamo nei libri. 

Non esisteva inquinamento, riscaldamento globale(o si?) eppure apocalissi si sono verificate ugualmente.

Ad oggi, l' uomo grazie alle sue meraviglie tecnologiche e ausilio di evoluzione dell' intelletto, si trova ad occupare il suolo del pianeta con  7,69 miliardi di persone. Ogni persona richiede un suo fabbisogno giornaliero di calorie e di inquinamento ambientale e ognuno crea un piccolo problema all' ecosistema ove vive.

 Le emissioni di gas serra stanno aumentando più rapidamente del previsto e gli effetti si stanno palesando prima di quanto si potesse supporre solo pochi anni fa.

 

Il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici come l’innalzamento del livello del mare, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani.

Questi fenomeni avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo,danneggeranno la produzione alimentare e minacciano specie di importanza vitale, gli habitat e gli ecosistemi.

Nonostante nella comunità scientifica ci sia un consenso pressoché unanime sul fatto che il cambiamento climatico sia in atto e che esso derivi particolarmente dalle emissioni di gas serra derivanti dalle attività antropiche, i governi e le aziende stanno rispondendo con colpevole lentezza, come se il cambiamento climatico non rischiasse di mandare a pezzi  le fondamenta della civilizzazione umana e dell’economia.

Anche se i paesi soddisfacessero tutti gli impegni di mitigazione finora assunti, il mondo continuerebbe a confrontarsi con una minaccia di aumento medio della temperatura globale di almeno 4°c rispetto alla temperatura media dell’epoca preindustriale. E’ evidente che gli impegni assunti sinora non sono sufficienti.

Mentre dobbiamo lavorare sodo per ridurre le emissioni, dobbiamo contemporaneamente cominciare ad adattarci agli impatti del cambiamento climatico ormai in atto e crescenti.

Ma se l’aumento di temperatura raggiungesse e superasse la soglia di 2°C, le conseguenze sarebbero in ogni caso molto difficili da affrontare con i mezzi a disposizione.

 

Oggi gran parte della comunità scientifica indica la soglia di rischio in 1,5°C: questo allerta è facilmente comprensibile se si pensa a tutti i fenomeni già in atto con l’attuale aumento che è di 0,8°C.

Quali sono i gas serra che creano l’effetto serra

Nel giro di poco tempo si scopre che non è solo l’anidride carbonica (CO2, nota anche come diossido di carbonio) a causare il riscaldamento globale, bensì un gruppo di gas quali il metano (CH4), l’ossido di diazoto (N2O), l’ozono (O3) e, in maniera indiretta, il vapore acqueo (H2O). Tutti concorrono a dar vita al cosiddetto “effetto serra”. A questi vanno aggiunti anche gas di derivazione chimica come i CFC, ossia clorofluorocarburi, che però sono stati regolati dal Protocollo di Montréal del 1987 poiché responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono.

Alcuni calcoli pubblicati già nel 1985 dimostravano che tutti questi altri gas messi assieme influiscono sul riscaldamento globale in misura pari alla CO2, rendendo la questione doppiamente seria e problematica rispetto a quanto previsto in precedenza.

deforestazione, cambiamenti climatici

La deforestazione contribuisce all’aumento di CO2 in atmosfera e ai cambiamenti climatici © Lou Levit

L’effetto serra, però, è un fenomeno naturale che può essere descritto come la capacità dell’atmosfera che circonda il nostro pianeta di assorbire e trattenere entro un certo livello di equilibrio l’umidità e il calore dei raggi del sole. La presenza di questi gas è dunque fondamentale per permettere la vita sulla Terra. Senza i gas serra, cioè senza l’atmosfera terrestre, la temperatura media, infatti, sarebbe intorno ai -18 gradi Celsius mentre l’effetto serra fa sì che la temperatura media globale sia intorno ai 14-15 gradi.  (fonte)

Nonostante un impegno di tutti nel capire e affrontare questo problema che ogni giorno che passa accelera sempre di più in direzione catastrofe, eventi climatici di notevole forza interessano sempre di più tutte le zone del mondo.

 

Le ultime notizie portano centinaia di migliaia di animali che muoiono per ondate di calore e migliaia di esseri umani che muoiono per eventi climatici legati ad un territorio che non è stato preparato per sopportare la forza della natura.

Ogni sacrificio e sforzo per rientrare in determinati parametri per la nostra stessa sopravvivenza, non ci esulerà dal comprendere che il nostro modo di vivere danneggerà solo noi stessi, creando a sua volta una nuova lezione di vita e rispetto per il pianeta Terra.

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21 gennaio 2019 1 21 /01 /gennaio /2019 23:16

Un team di ricercatori è sicuro di essere sul punto di riportare alla vita i mammut lanosi.

Sotto la guida del genetista anticonformista George Church, un team di ricercatori si appresta a creare embrioni di mammut in laboratorio. Il passo successivo sarà quello di farli crescere in uteri artificiali per i 22 mesi che saranno probabilmente necessari per lo sviluppo dei feti. Insomma, tutto sarebbe pronto per la rinascita del grande mammifero estinto circa 4000 anni fa.

Nelle prossime settimane il team pubblicherà una serie di articoli che spiegheranno in modo dettagliato le tecniche che saranno utilizzate per raggiungere questo ambizioso obbiettivo ma le basi sono abbastanza conosciute. Sappiamo che l’intero genoma del mammut lanoso è stato completamente sequenziato da diverso tempo ed è stato raffrontato con il genoma del suo più vicino parente esistente: l’elefante asiatico.

Questa tecnica ha permesso di individuare i cambiamenti genetici che si verificarono nei mammut permettendogli di sopravvivere nel rigido clima siberiano. Il team è stato in grado di selezionare questi geni, per esempio quello che li rende lanosi, quello che gli da orecchie piccole rispetto agli altri elefanti, quello che permette la formazione di spessi strati di grasso sottocutaneo e quello che forma il sangue antigelo, – e li ha reinseriti nel genoma dell’elefante asiatico per creare una specie ibrida.

 
 

 

Ovviamente, questo non sarebbe un “vero” mammut lanoso clonato ma piuttosto una specie di ibrido che mostra tutti i tratti e le funzioni ecologiche che avevano gli animali originali. “L’intento non è quello di creare copie perfette dei mammut estinti, ma di concentrarsi sugli enormi adattamenti necessari per gli elefanti asiatici a prosperare nel clima freddo dell’Artico” scrivono.

Di cosa sono fatti i mammut? hangingpixels / Shutterstock

Tuttavia, poiché l’elefante asiatico in sé è una specie in via di estinzione, non sarebbe etico per il team tentare la fecondazione in vitro con embrioni di mammut creati artificialmente, soprattutto considerando che le probabilità di successo dell’impianto sarebbero minime. Invece, sperano di creare un grembo artificiale e far crescere i feti fino al termine della gestazione naturale in laboratorio.

Una domanda più interessante potrebbe essere non sul come faranno ma sul perché. Perché spendere tutto questo tempo, denaro e sforzi per riportare in vita una specie che ha smesso di camminare sulla Terra circa 4.000 anni fa?

Bene, un buon argomento potrebbe essere il fatto che questa tecnologia potrebbe un giorno essere utilizzata per aiutare a salvare le specie in via di estinzione oppure per riportarle in vita una volta estinte. Si spera anche che, capire i cambiamenti che si sono verificati nel mammut quale adattamento ad un ambiente più freddo potrebbe contribuire a facilitare l’adattamento della fauna selvatica attuale ai cambiamenti climatici in corso.

Effettivamente, riportare in vita una specie estinta, potrebbe potenzialmente contribuire ad impedire future estinzioni.

Gli scienziati coinvolti nel progetto sperano anche che liberando mandrie di mammut al pascolo nella tundra siberiana, si potrebbe  aiutare a rallentare il cambiamento climatico. L’idea è che per mantenere il pianeta freddo servono enormi praterie, conosciute come steppa, nelle regioni subpolari. Con l’estinzione dei mammut, l’estensione della steppa cominciò a ridursi, soppiantata da vaste foreste.

Ciò ebbe un impatto drammatico sulla capacità dell’ambiente di assorbire e trattenere il carbonio, in particolare quando il permafrost sottostante si sciolse. Si spera che, riportando grandi erbivori come i mammut, che si nutrivano delle fronde degli alberi, si possa ripristinare questo ecosistema come era, preservando il permafrost e prevenendo il possibile rilascio massiccio dell’enorme quantità di metano che vi è intrappolato sotto.

fonte

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31 ottobre 2018 3 31 /10 /ottobre /2018 23:36

Gli anziani della tribù degli Inuit hanno notato cambiamenti climatici nello scioglimento dei ghiacciai, nel deterioramento della pelle di foca, e la lenta scomparsa del ghiaccio marino. Attribuiscono questi cambiamenti climatici a cambiamenti avvenuti nel cielo. Gli anziani della tribù sostengono che il sole non sorge più dove erano abituati a vederlo sorgere. I giorni si riscaldano più velocemente e durano più a lungo. Anche le stelle e la luna sono in punti diversi nel cielo e questo influenza le temperature. Si tratta di una popolazione che si basa sul collocamento della luna e delle stelle per la loro sopravvivenza in quanto vivono nel buio totale durante un lungo periodo dell’anno.

Gli anziani dicono che non sono più in grado più prevedere il tempo, come lo hanno fatto in passato. Osservano che i venti caldi stanno cambiando le zone innevate, rendendo la loro capacità di navigazione e via terra più difficile. Inoltre le popolazioni di orsi polari sono in aumento, il che fa sì che gli orsi vagano spesso nei quartieri degli Inuit.

man_labrador_inuit 2

Uomo Inuit del Labrador

Ciò che gli scienziati riferiscono.

Il 20 aprile 2011, la CNN News riferisce che un fortissimo terremoto ha spostato l’isola principale del Giappone di 8 piedi (2,4 metri), spostando la Terra sul suo asse. Hanno citato Kenneth Hudnut, geofisico della US Geological Survey, come dire, “A questo punto, sappiamo che una stazione GPS si è spostata (8 piedi), e abbiamo visto una mappa del GSI (Geospatial Information Authority) in Giappone, che mostra il modello di spostamento su una vasta area che è coerente con lo spostamento della massa della terra”.

Hanno citato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in Italia, che ha stimato che “il terremoto di magnitudo 8,9 ha spostato il pianeta sul suo asse da quasi 4 pollici (10 centimetri).” Gli astronomi concordano sul fatto che non vi è stato uno spostamento dell’asse di rotazione terrestre, ma che ci sono stati cambiamenti polari sottili negli ultimi dieci anni. Questo è un cambiamento in quello che viene chiamato asse di figura.

Questi cambiamenti sono causati dalla deriva dei continenti, che stanno spostando la posizione del Polo Nord verso sud di circa 10 cm l’anno negli ultimi 100 anni. Squadre presso l’Università del Texas con GRACE, satellite della NASA, hanno scoperto che la normale deriva del Polo Nord verso quello Sud è cambiato nel 2005 e da allora, la deriva si dirige verso est. Hanno rilevato un cambiamento di 1,2 metri dal 2005 al 2013. Essi concludono che lo spostamento è causato dai cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale.

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Le immagini rilasciate dalla NASA che mostrano la costa nord-orientale del Giappone prima, a sinistra, e dopo l’allagamento dello tsunami indotto dal fortissimo terremoto.

 

Le misurazioni e i calcoli condotti dalla NASA non mentono : l’asse di inclinazione si è spostato di oltre 10 metri, con una media circa 10 centimetri all’anno. Ricordiamo che l’asse terrestre è attualmente inclinato di 23.5°rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica e che questa inclinazione non è mai costante ma varia nel corso dei millenni : in particolare varia da un minimo di 22.5° ad un massimo di 24.5° nell’arco di 41 mila anni. L’inclinazione di 10 metri corrisponde ad pochissimi millesimi di grado.

QUALI LE CAUSE?

 

Per il principio fisico noto come la “conservazione del momento angolare della quantità di moto” l’asse terrestre rimane ben saldo al suo posto in assenza di forze esterne astronomiche che agiscono. Quindi è da escludere l’intervento di altre forze esterne non rilevate dai centri astronomici. Per forza di cose si è trattato di motivi “interni” al “sistema Terra”. Le cause di questa ulteriore inclinazione di 10 metri sono due : i terremoti e lo scioglimento dei ghiacci polari.

Come ben sappiamo i forti terremoti, specie quelli superiori alla magnitudo 9.0 sulla scala richter, sono in grado di spostare di pochi centimetri l’asse terrestre a causa dell’enorme energia che sono in grado di liberare (superiore a migliaia e migliaia di bombe atomiche).

Lo scioglimento dei ghiacci indotto dai cambiamenti climatici è l’altra causa di questo spostamento dell’asse ed è stato dimostrato da recenti studi. In particolare l’effetto che ha determinato questa modifica può essere denominato come “rimbalzo glaciale” (letteralmente “glacial rebound”) : in pratica le vaste masse di ghiaccio attorno ai poli hanno depresso la superficie terrestre proprio come un materasso si comprime quando ci si siede su di esso- Quando il ghiaccio si scioglie la Terra torna alla sua posizione originale ed è proprio quello che sta accadendo negli ultimi decenni. 
Secondo gli scienziati lo scioglimento dei ghiacci è responsabile solo di un terzo dello spostamento dell’asse : i restanti due terzi sono da attribuire ai forti terremoti.

Circa il popolo Inuit o Eschimo

Il popolo Inuit vive nel lembo settentrionale dell’Artico canadese e lo fanno da molti secoli. La zona in cui abitano è quasi sempre congelata sotto uno strato spesso di permafrost. Per mesi consecutivi, le loro giornate iniziano e finiscono nelle tenebre. Popolo nomade, costruiscono tende o tepee di pelle di caribù nei mesi più caldi, e vivono in igloo in inverno. In precedenza, erano conosciuti come Eschimesi. La parola Eschimo deriva da una parola che nella loro lingua significa “mangiatore di carne cruda.” Questo gruppo di abitanti dell’Artico è stato ribattezzato Inuit, una parola che significa “il popolo.” Inuk è la parola per descrivere un membro della tribù, o “una persona.” Gli Inuit parlano molti dialetti diversi che provengono dalla lingua Eschimaleut o Inuit-Aleut. Sono principalmente cacciatori, e si basano sulla fauna selvatica dell’Artico per la loro sopravvivenza. Cacciano pesci e mammiferi marini, come foche trichechi, e mammiferi terrestri, come lepri artiche e caribù e usano la pelle di foca e il loro grasso per farne abbigliamento, tende, e ricavarci carburante. La maggior parte della loro dieta è costituita da carne cruda in quanto vi sono pochissime piante nel loro ambiente.

Fonte: http://www.naturalnews.com/048906_Inuit_Elders_NASA_earth_axis.html

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20 ottobre 2018 6 20 /10 /ottobre /2018 13:59

La prima avventura su cui ci poniamo davanti è trovare un parcheggio. Una volta parcheggiato a debita distanza...., ci troviamo davanti una lunga strada piena di gente e macchine parcheggiate dovunque.

 

All'interno della Casa di Carità di via Pacchiotti è stato realizzato un incredibile lavoro di stand bancarelle, ognuna che si collega incantesimi, artefatti, magie che si collegano tutte al mondo di Harry potter. La piccola cittadina di Giaveno non è nuova a eventi legati a questo genere, ha avuto esperienza nel 2017.

 

A Giaveno sono state impiegate diverse settimane dedicate appositamente alla realizzazione di ogni stand ideato per la magia, pronta a soddisfare ogni esigenza di ogni bambino. Dopotutto Harry Potter è piaciuto a tutto il mondo non solo dei piccoli ma anche quello dei grandi.

 

Dentro Giaveno possiamo trovare molti negozi che si sono adoperati per divenire interessanti fermate per ogni genere di gadget, all' insegna di Harry Potter.

Harry potter a Giaveno, il nuovo Hogwartz
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