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30 gennaio 2013 3 30 /01 /gennaio /2013 10:42

Il trading continua una corsa per guadagnare soldi on-line. Conosciuto anche con l'acronimo inglese TOL, è la compravendita di strumenti finanziari tramite internet.

Nasce in Italia solo nel 1999, quando il "Nuovo Regolamento Consob di attuazione del Testo Unico dei mercati finanziari" ne ha regolamentato gli aspetti.

Questo servizio consente appunto l'acquisto e la vendita on-line di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, future, titoli di stato, ecc. I vantaggi nell'uso di servizi di questo tipo on-line sono i minori costi di commissione richiesti all'investitore e la possibilità di quest'ultimo di potersi informare bene sull'andamento di un particolare titolo o della borsa in generale (la visualizzazione di grafici e informazioni utili sui titoli) per effettuare con maggiori dati le scelte d'investimento.La preparazione tecnica è quella di più semplice attuazione, perché l’unico metodo per raggiungerla è quello di studiare le tecniche e le strategie dei trader che guadagnano veramente, oltre a trascorrere molto del proprio tempo con gli occhi puntati sul grafico – di un conto di pratica – per testarle, finché non si arriva ad avere la giusta padronanza per applicarle. Bisogna dunque trovare un proprio metodo di trading in base a tecniche già testate e vincenti, fino a raggiungere risultati positivi.

Questo tipo di pratica comprende vari modi di operare da parte degli investitori. In base all'orizzonte temporale si avrà lo scalping, ovvero l'apertura e la chiusura di posizioni su vari prodotti finanziari (nella maggior parte dei casi azioni) in un brevissimo arco temporale, dell'ordine di qualche minuto; coloro che operano con un orizzonte temporale giornaliero sono detti day trader, mentre gli open trader entrano nel mercato nella fase "random".

In Italia esistono moltissime società atte a svolgere questo tipo di attività. Trattandosi pur sempre di speculazione, prima di affidarsi ad una di queste è regola ricordarsi che si ha a che fare con un servizio di trading ad alto livello di rischio.

In tanti sono rimasti scottati con il Forex perché si sono buttati ciecamente in un mercato che non conoscevano, attratti dalle promesse di alti guadagni che broker e società di gestione promettevano.

In moltissimi ci hanno rimesso parecchi soldi. E le parole Forex Trading o Forex online e truffa (scam in inglese) sono state accostate molto spesso da allora.

Conosco molto da vicino questo ambiente e conosco anche diversi trader che vivono di Forex e gestiscono soldi per altri. Il Forex offre un’opportunità di guadagno incredibile, ma solo per chi si avvicina a questo mondo con il giusto approccio e aspettative realistiche.

Se si vuole iniziare a fare trading...si prepari 100 euro... per iniziare; e come avete letto, dovrete essere bravi. Altrimenti?

Per limitare la componente rischio ed avere le maggiori probabilità di successo è necessario che il Trading System sia costruito in modo tale da rispettare cinque regole.
La prima regola, che può sembrare banale ma non lo è, dice che il Trading System deve essere profittevole.
Se un Trading System è profittevole, allora il suo Average Net Profit (di seguito ANP) è maggiore di zero, ossia il profitto medio per operazione è superiore a zero. Quindi le operazioni in guadagno generano un profitto superiore alla perdita imputabile alle operazioni chiuse negativamente.
Ma ciò non basta: l’ANP deve essere sufficientemente positivo per coprire anche i costi di transazione dovuti alle commissioni e allo slippage (ciò è particolarmente vero per quei sistemi che operano intraday, sui future, con un’operatività molto spinta). Infine l’ANP, depurato dai costi suddetti, deve essere ancora sufficientemente ampio per ripagare del rischio associato al trading, garantire performance positive anche in fasi di mercato meno favorevoli, in scenari ostili, ed infine minimizzare il rischio di rovina ossia la probabilità di esaurire il capitale a disposizione, la materia prima, ritrovandosi così nell’impossibilità di proseguire il trading. Quest’ultimo rischio è infatti inversamente proporzionale all’ammontare dell’ANP. Maggiore è l’ANP minore è il rischio di rovina. La seconda regola alla base di un buon Trading System è la semplicità. Un Trading System deve essere basato su poche regole di trading. Un modello di analisi semplice risulta in generale più efficace e robusto e sicuramente più stabile nel tempo. La capacità di generare profitti in modo costante su banche dati con un modello semplice fornisce maggiori garanzie sulla capacità di protrarre i guadagni nel futuro, che è il vero obiettivo di un Trading System. L’impiego di modelli complessi, basati su molte regole e con un numero elevato di variabili che possono essere modificate per regolare il comportamento del sistema porta spesso ad una sovra-ottimizzazione: ottime performance sul passato, pessime performance sul futuro. Inoltre l’impiego di un numero elevato di regole porta a contraddizioni, sovrapposizioni, diminuzione dell’operatività e del profitto. Lo studio su banca dati diviene inoltre tanto più complesso e bisognoso di dati storici estesi quanto maggiore è la complessità ed il numero di regole del Trading System. La terza regola ci dice che un Trading System deve essere robusto.
La robustezza è misurata dalla capacita del Trading System di generare profitto e mantenere un comportamento uniforme in condizioni differenti rispetto a quelle di test. Le condizioni differenti sono generate sia da diversi dati sia da settaggi differenti dei parametri di regolazione. Per variazioni contenute delle condizioni di test si devono avere variazioni contenute dei risultati. È importante ricercare sistemi stabili e robusti che garantiscano una maggiore continuità delle performance piuttosto che chimere con performance strabilianti su banche dati, sul passato, ma del tutto incapaci di affrontare condizioni di mercato differenti. Non dimentichiamoci mai che il mercato futuro sarà certamente diverso da quello passato.
La quarta regola per la costruzione di un buon Trading System ci indica la necessità di gestire in modo appropriato il rischio.
La gestione del rischio si esplica in buoni segnali di uscita in grado di tagliare subito le perdite e lasciar correre i profitti. Inoltre è necessario applicare il sistema in modo coerente con l’ammontare del conto a disposizione. È molto importante difendere il capitale a disposizione. La quinta ed ultima regola impone che il Trading System sia completamente meccanico.
Solo in queste condizioni hanno senso i test e le verifiche su banche dati, gli studi del comportamento del sistema in condizioni diverse. Inoltre i vantaggi dell’operatività basata su sistemi automatici possono esplicarsi solo delegando interamente l’operatività al Trading System senza alcun intervento, senza alcuna correzione umana.

Tirando le somme...se fosse così facile, saremmo tutti ricchi.

 

 

 

 

E’ nella natura dell’uomo ricercare la scorciatoia. Ed ecco perché slogan del tipo “Guadagna il 200% in due giorni”, “Compra per 50€ il Software che fa trading in automatico per te anche quando dormi”, oppure ancora “Società di gestione Forex, guadagni garantiti 150% all’anno”… sono ancora presenti ovunque in internet.Per gli aspiranti trader, l’americano Joe Ross è uno dei più importanti punti di riferimento. Nato e cresciuto in una famiglia di trader che hanno fatto della professione la loro fortuna, diventa celebre per la facile applicazione e funzionalità delle sue strategie. Nei suoi libri spiega come si muovono i prezzi di un mercato finanziario e come operare in ogni circostanza in base alla realtà del grafico, con entrate e limiti definiti. Precisa inoltre che – quando si fa trading – non bisogna assolutamente farsi condizionare dalle opinioni altrui o dalle notizie esterne.

La diffusione massiccia del Trading online, attraverso Internet e utilizzando il proprio ufficio come unico reale punto di appoggio, ha portato grandi benefici al Forex: ha dato l’opportunità a chiunque di cimentarsi nel commercio di valute, garantendo a tutti la possibilità di aggiornarsi costantemente, rimanere aggiornati sugli indici e quant’altro.

Ma dall’altra parte, proprio a causa del fatto che chiunque può decidere di investire nel Forex, anche questa realtà si è ritrovata al centro di truffe e raggiri non indifferenti.

Nel trading di tutti gli strumenti finanziari, non solo nel mercato valutario, si parte sempre calcolando e gestendo il rischio in primo luogo e solo successivamente si pensa al possibile guadagno. Questo è un punto fondamentale che approfondiremo prossimamente a proposito del rapporto tra il Rischio e il Controllo negli investimenti.

L’opportunità grossa che offre il Forex è il fatto di essere un mercato molto liquido e poco manipolato, cosa che lo rende ideale per fare trading. La possibilità di usare la leva lo rende ancora più attraente perché si è in grado di controllare delle somme di capitali che non saresti in grado di controllare altrimenti.

La leva finanziaria è una dei concetti meno capiti nel mondo finanziario e di questo parlerò più approfonditamente in seguito. Per ora dico solo che mentre per la maggior parte delle persone la leva è un pericolo, per me è un’opportunità che, gestita correttamente, diventa una tua grande alleata.

 

Il segreto del Forex

Come detto il segreto del successo nel trading è la gestione del rischio prima ancora del guadagno.

Ecco che in quest’ottica puoi capire meglio la mia opinione sulla leva finanziaria: il pericolo della leva è che può ingigantire i profitti ma anche le perdite. Se però stabilisci il rischio a priori non potrai mai avere brutte sorprese dalla leva. E’ una questione di conoscere gli strumenti che si usano.

Nessun software automatico è in grado di farvi depositare pochi soldi nel conto e – promettendovi una leva (troppo) alta – di farvi guadagnare migliaia di euro al mese, magari con voi che siete lì a guardare. “Tanto il software lavora in automatico”, penserete con sicurezza e convinzione.

Nulla di più falso. E del resto basta chiedersi (e rispondersi): perchè mai i Trader più esperti studiano e operano manualmente? Perchè anche loro per ottenere un profitto portano avanti analisi, sfruttano indici, indiscrezioni, notizie?

Non potrebbero anche loro utilizzare un semplice software automatico?

In realtà niente si ottiene gratuitamente o con investimenti gestiti da Robot dotati di fantomatiche potenzialità miracolose. Niente di tutto ciò è reale.

Molta gente parla della leva senza realmente conoscere cosa sia. La leva, non solo nel trading, non è un pericolo in sé, né un obbligo, ma un’opportunità. Sta all’investitore imparare a usarla sapientemente. Altrimenti meglio non usarla per niente.Studenti, precari e disoccupati fanno trading – part time o full time – impegnandosi a guadagnare (e a perdere) del denaro con investimenti sul Forex. Tale pratica è accessibile a tutti i portafogli, grazie all’utilizzo dell’effetto leverage. Con pochi spiccioli infatti è possibile muovere un capitale tante volte maggiore quanto misura la leva finanziaria. Ma fare trading sul Forex può diventare un vero e proprio lavoro o è soltanto una truffa pubblicitaria ideata dai broker online che speculano sulle esigenze economiche della gente?Fare il trader con successo – così come per tutti i mestieri – comporta studio e impegno quotidiano. L’improvvisazione causa soltanto la perdita completa del proprio capitale investito ed una conseguente concezione del trading sul Forex come una truffa. Sono in tanti a riuscire a vivere di trading ed altrettanti che invece perdono il proprio denaro. Il trucco, per far parte della categoria di chi guadagna, è quello della competenza sia dal punto di vista tecnico che emotivo.

Il trading quindinon è per niente una truffa ma una grossa opportunità se hai le conoscenze per capire se quello che ti stanno proponendo è realistico o una fregatura.In definitiva possiamo asserire che il trading sul Forex può essere un lavoro ma, affinché sia un business remunerativo, è necessario non sottovalutare i mercati e le proprie capacità operative, accontentandosi di piccoli ma costanti profitti.

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27 gennaio 2013 7 27 /01 /gennaio /2013 19:27

Il 46,3% della popolazione newyorkese vive da sola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella città che non dorme mai, avere uno spazio per sdraiarsi comodamente a letto può risultare superfluo.
Di sicuro sono sempre più le persone che vorrebbero vivere a New York.
Soprattutto per questo il sindaco della città, Michael Bloomberg, ha lanciato un concorso per architetti che ha lo scopo di realizzare degli appartamenti micro, grandi al massimo 25-28 metri quadri.
Una tendenza che è arrivata dall'Oriente. In Corea del Sud per esempio sono molte le abitazioni di questo tipo.
COMODI, INTIMI E ACCOGLIENTI. L'obiettivo di New York è «sviluppare nuovi appartamenti, innovativi e a prezzi accessibili: oltre ad essere accoglienti, comodi e intimi, dotati di bagno e cucina, zona letto e zona pranzo, i mini-appartamenti devono avere un sostanziale accesso all'aria e alla luce, per creare un senso di apertura».
Queste le direttive del bando del concorso, chiamato «adAPT NYC», che ha previsto la realizzazione di un intero edificio nella zona di Kips Bay, nella parte Sud orientale di Midtown Manhattan, a Nord dell'East Village.
Il progetto newyorkese è in realtà un'iniziativa pilota per modificare la grandezza minima degli appartamenti della Grande mela, rendendoli di almeno 37 metri quadrati.
IL 46,3% DEI CITTADINI VIVE SOLO. Più che sufficienti per chi vive solo.
Secondo alcune ricerche infatti la città dispone solo di 1,8 milioni di abitazioni per una o due persone e di fatto Manhattan è la capitale di coloro che vivono da soli: ben il 46,3% della sua popolazione, in base a un censimento del 2010.
Un dato in salita al 76% se si prendono in considerazione coloro che dividono l'abitazione con un'altra persona: la sfida infatti è pagare l'affitto.
©mir.no

 Il trend newyorkese si sta assestando su piccoli nuclei famigliari, di una o due persone. Per rispondere a questo nuovo modello sociale, è necessario intervenire sulla legislazione in materia di nuove costruzioni. Scelto tra 33 proposte, il progetto vincitore «My Micro Ny» utilizzerà la costruzione modulare e i moduli saranno prefabbricati localmente dalla Capsys Corporation. La squadra, composta da Monadnock Development, Actors Fund Development Corporation e nArchitects, si è concentra sulla qualità e la vivibilità attraverso una progettazione che utilizza la luce e l'aria, soffitti alti tre metri e mini balconcini per ottimizzare e massimizzare lo spazio.

Ogni unità sarà divisa in due aree: una conterà la cucina, il bagno e il ripostiglio, l’altra sarà la zona living e letto. Anche l’interior design sarà efficiente: i letti saranno a scomparsa, le sedie si potranno trasformare in scale e i tavolini in poltrone.
Al piano terra è prevista un'area comune destinata alle attività sociali.

Il 40% delle dimore è destinato a cittadini con reddito medio-basso. La struttura dovrà essere completata entro il 2015.

Proposta per il primo micro appartamento di New York. (Courtesy of the Mayor's Office)

"Queste regolamentazioni sono basate su dei valori, ma non sono basate sulla [nostra attuale] realtà", ha detto.

La progettazione

Il design degli appartamenti è pensato per utilizzare ogni singolo centimetro possibile. Nella mostra, il muro della cucina poteva diventare un ripostiglio e gli armadietti contenere stoviglie sufficienti per servire 12 persone. L'appartamento includerà un soppalco di 4 metri e 88 centimetri. La sua cucina potrà contenere una dispensa estraibile, un frigorifero e un microonde.

I costruttori useranno la costruzione modulare per i micro appartamenti. Si dice che sia più rispettosa dell'ambiente ed efficiente, in quanto l'impianto idraulico, quello elettrico e la costruzione, vengono completati all'interno.

Il risparmio derivante dalla costruzione modulare permette agli sviluppatori di ospitare residenti a basso reddito con sussidi governativi.

I moduli saranno prefabbricati alla Brooklyn Navy Yartd e saranno le prime multi unità di Manhattan a essere costruite con la costruzione modulare, che richiederà due settimane per issarli al loro posto.

La costruzione, tuttavia, non comincerà prima della fine del 2013

Nel frattempo il museo della città di New York offre una mostra chiamata Making room: new models for housing new yorkers, che mostra la proposta vincente e quattro altre proposte degne di nota.

"Con questa mostra, il museo della città di New York e Alloggiamento cittadini e consiglio di pianificazione stanno dando ai Newyorkesi uno squarcio sul futuro degli alloggiamenti nella nostra città", ha detto Susan Henshan Joney, Ronay Menschel director del museo della città di New York.

Proposte degne di nota includono mini studi per adulti single, nuove opzioni di alloggi condivisi e unità accessorie per famiglie estese per diverse nicchie del mercato immobiliare.

Sarah Watson, importante analista per Alloggiamento cittadini e consiglio di pianificazione, ha detto che il modulo per le unità fatte per le famiglie estese verrà applicato maggiormente in aree come il Queens, dove ci sono molti immigrati che vivono in famiglie estese.

 

 

 

 

 

 

 

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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 20:23

http://coolzig.com/wp-content/uploads/2012/06/E-Cigarette.jpg?f22064

Era solo questione di tempo, e alla fine anche la sigaretta elettronica sara' vietata nei luoghi pubblici!

Lo stop, di norma, è negli stessi luoghi pubblici in cui vige il divieto anti-fumo della legge Sirchia. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, che sta portando avanti un'inchiesta sulla pericolosità del'e-fumo, ha formulato la sua proposta al ministero della Salute: all'articolo 51 della legge 3 del 2003 sul divieto di fumo non si cita espressamente il fumo di tabacco. Quindi il divieto vale per tutte le sostanze. Trenitalia, Alitalia e Ntv si adeguano alla linea dell'Oms: niente e-sigarette su treni, men che meno sugli aerei, ma neppure negli scali e nelle stazioni. A livello pubblico non va meglio. Per rinforzare il concetto, il sindaco leghista di Lomazzo, Gianni Rusconi, ha emesso un'ordinanza che vieta anche agli e-smokers di fumare negli uffici pubblici. Divieto per cittadini e dipendenti comunali, s'intende. A ruota seguito da altri esempi, soprattutto nei locali pubblici, cinema compresi. Troppo fumo elettronico e spettacolo rovinato. Meglio evitare sul nascere liti tra gli spettatori.
Ma l'e-vapore farà male? - È uno dei grandi dubbi che circondano il dibattito sulla sigaretta elettronica, il fenomeno del momento. Posto che il fumatore elettronico risparmia ai propri bronchi e polmoni almeno 4.000 sostanze tossiche, di cui un'ottantina cancerogene, mancano ancora conferme scientifiche sulla sicurezza del vapore emesso dai dispositivi elettronici. Sono tante le marche in circolazione. Sotto esame anche le ricariche, il vero vantaggio economico per gli svapatori: permettono di risparmiare più di 100 euro al mese per chi fuma un pacchetto al giorno. Questione non da poco, capire se anche quello della sigaretta elettronica è "fumo passivo" per le autorità sanitarie che dovranno decidere su un business che "già ora vale più 160 milioni di euro ed è destinato a crescere", spiega Massimiliano Mancini, presidente della neonata Anafe, l'Associazione nazionale fumo elettronico. "Negli Usa il bacino degli e-fumatori - continua Mancini - è raddoppiato nell'ultimo anno, da noi potrebbe triplicare".http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2013/01/15/article-2262868-16F5C612000005DC-876_468x304.jpg Sempre se i divieti non si metteranno di traverso. Dopo l'invito alla precauzione spedito dai tecnici dall'Istituto Superiore di Sanità al ministero della Salute si moltiplicano le ricerche. "Certo una passeggiata in alta montagna - spiega Mancini - è sempre meglio di fumare, ma qui il problema è un altro: meglio la sigaretta e le malattie correlate o qualcosa che a confronto libera dai pericoli".  

Christina Gratziou,presidente del Comitato per il controllo del tabacco Ers  dice: "Non sappiamo ancora se questi dispositivi siano più sicuri rispetto alle sigarette normali, nonostante vengano sponsorizzati così. La ricerca ci aiuta a capire come questi prodotti possano essere potenzialmente dannosi. Abbiamo rilevato un immediato aumento della resistenza delle vie aeree nel nostro gruppo di partecipanti, il che suggerisce che le sigarette elettroniche possono causare un danno immediato dopo che sono state utilizzate. Saranno necessarie ulteriori ricerche per capire se questo danno abbia anche effetti nel lungo termine”.

 

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23 gennaio 2013 3 23 /01 /gennaio /2013 22:01

 

                           


Prima di leggere l'articolo, vi consiglio di dare un'occhiata a questo link cosi' da poter capire cosa realmente stiamo andando a leggere e vedere! Conoscevate quest' uomo? Sapete cosa faceva nel suo laboratorio? Ecco a voi John Hutchinson!

Dato accesso a tali energie, c'e' poco da meravigliarsi che l'Effetto Hutchison produca fenomeni così bizzarri cosi' come visto nel link che vi ho prima fornito. Attualmente e' difficile riprodurre i fenomeni con qualsiasi regolarità. L'obiettivo su cui concentrarsi in futuro, quindi, e' prima di tutto aumentare la frequenza di occorrenza degli effetti, quindi ottenere qualche grado di precisione nel loro controllo.L'effetto Hutchinson fu una scoperta fatta dallo scienziato John Hutchinson nell'anno 1979. 
 http://www.rexresearch.com/hutchisn/john.jpgTale esperimento permetteva di sollevare letteralmente qualsiasi peso, anche di considerevole portata, fusione di materiali anche di diversa composizione fisica, disgregazione di metalli, con cambiamenti sia permanenti che temporanei. L'Effetto Hutchison si verifica come il risultato di interferenze di onde radio in una zona di spazio volumetrico avvolto da sorgenti di alto voltaggio, solitamente un generatore Van de Graff, e due o piu' bobine di Tesla.
Gli effetti prodotti includono levitazione di oggetti pesanti, fusione di materiali dissimili come metallo e legno (esattamente come ritratti nel film, "l'esperimento Philadelphia"), il riscaldamento anomalo di metalli senza bruciare i materiali adiacenti, rotture spontanee di metalli (i quali si separano con modalita' di scorrimento laterale ), e cambiamenti sia provvisori che permanenti nella struttura cristallina e delle proprieta' fisiche dei metalli.

La levitazione di oggetti pesanti dall'Effetto Hutchison non e' - ripeto non e' - il risultato di semplice levitazione elettrostatica o elettromagnetica. Dichiarare che queste forze da sole possano spiegare il fenomeno, e' palesemente ridicolo e confutato facilmente solo provando ad utilizzare tali metodi per duplicare quello che l'Effetto Hutchison ha ottenuto, che e' stato documentato bene sia su film che su videotape ed e' stato presenziato molte volte da numerosi scienziati e ingegneri forniti di credenziali.
Gli sfidanti devono notare che il loro apparato deve essere limitato all'uso di 75 watt di potenza da una 120 Volt AC di uscita, come quello che e' tutto cio che usa l'apparato di Hutchison per fare levitare una palla di cannone da 60 pound (27,2 Kg).

http://files.abovetopsecret.com/images/member/e4d71c7ead70.jpgLa fusione di materiali dissimili, che e' estremamente eccezionale, indica chiaramente che l'Effetto Hutchison ha un'influenza potente sulle forze di Van der Waals (nota 1). In una contraddizione impressionante e sconcertante, le sostanze dissimili possono riconciliarsi semplicemente "insieme", tuttavia le singole sostanze non si dissociano.
Un blocco di legno puo' semplicemente "penetrare dentro" una barra di metallo, tuttavia ne' la barra di metallo ne' il blocco di legno si sfasciano. Inoltre, non c'e' alcuna prova di spostamento (o spiazzamento), tale si verificherebbe se, ad esempio, come quando accade calando una pietra in una coppa d'acqua.

Il riscaldamento anomalo di metalli senza alcuna prova di bruciare o bruciacchiarsi dei materiali adiacenti (di solito legno) e' un'indicazione chiara che la natura del calore potrebbe non essere stata completamente capita. Questo ha implicazioni di vasta portata per la termodinamica, che dipende completamente dalla presunzione di tale conoscenza.
Si dovrebbe notare che l'integrita' della termodinamica e' rappresentata dalla parte infrarossa dello spettro elettromagnetico, la quale e' insignificante in un contesto da 0 Hz a infiniti Hz. Il riscaldamento anomalo esibito dall'Effetto Hutchison mostra chiaramente che abbiamo molto da imparare, specialmente la dove si incontrano termodinamica ed electromagnetismo.

http://www.computergenie.ca/hutchisoneffect/images/hutchison_effect_steel_turn_to_jelly.jpgLo spaccarsi spontaneo dei metalli, cosi' come si verifica con l'Effetto Hutchison, e' specifico per due ragioni: (1) non c'e' alcuna prova di una "forza esterna" che causi lo spaccarsi e (2) il metodo con cui il metallo si separa, implica un movimento scorrevole in una direzione trasversale, orizzontalmente. Il metallo semplicemente si sfalda (disfa).

John Hutchison con alcuni esempi di effetti sugli oggetti:
user posted image

Alcuni cambiamenti temporanei della struttura cristallina e delle proprieta' fisiche dei metalli sono piuttosto reminiscenti della "curvatura di cucchiaio" di Uri Geller, eccetto che non ce nemmeno un campione di metallo quando hanno luogo i cambiamenti. Un video mostra un cucchiaio che sbatte su e giù come uno straccio molle in una brezza. Nel caso di cambiamenti permanenti, una barra di metallo sara' dura ad una estremita', come acciaio e morbida avanzando verso l'altra estremita', come piombo polverizzato. Ancora, questa e' l'evidenza di una influenza forte sulle forze di Van der Waals.

http://www.skepdic.com/graphics/hutchison.jpgLe interferenze di onde radio implicate nella produzione di questi effetti, sono prodotte da piu' di quattro o cinque differenti sorgenti radio, tutte operanti a bassa potenza. Tuttavia, la zona in cui le interferenze hanno luogo e' stressata da centinaia di chilovolts.

Si suppone, da alcuni ricercatori, che quello che Hutchison ha fatto, sia aprire il rubinetto nell'Energia del Punto Zero (ZPE). Questa energia prende il suo nome dal fatto che e' evidenziata da oscillazioni a zero gradi Kelvin, dove e' supposto che tutte le attività in un atomo cessino.
Questa energia e' associata ad emissioni spontanee e annichilazione di elettroni e positroni che provengono dal cosidetto "vuoto quantico". La densità dell'energia contenuta nel vuoto quantico e' stimata da alcuni, a dieci alla tredicesima (10^13) Joules per centimetro cubo, che è riferita essere sufficiente a far evaporare via gli oceani della Terra in un momento.

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21 gennaio 2013 1 21 /01 /gennaio /2013 23:09

Se le unghie possono essere indubbiamente un modo per abbellire la mano di una donna con deliziose colorazioni e divertenti disegni, abbassare la guardia e non pensare che qualcosa di nascosto diventa la cosa più facile: non è possibile avere delle belle mani se le unghie non sono curate. E unghie curate non significa necessariamente lunghe. Infatti una donna può decidere di avere le unghie corte perché il suo lavoro lo richiede, o perché lo considera più pratico, o perché si spezzano… e poi scegliere di avere delle unghie più lunghe in certi occasioni. E allora come fare? La soluzione può essere quella di indossare unghie artificiali. Una volta l’applicazione delle unghie artificiali poteva essere fatta solo dall’estetista o dal manicure, ma oggi sono disponibili kit completi, che con un minimo di pratica ci permettono di farla anche a casa da sole. Solo che alcuni Kit contengono una colla in un tubetto che contiene dibutilftalato (DBP), sostanza vietata nei prodotti cosmetici dalla Direttiva sui cosmetici 76/768/CEE.

unghie finte dibutilftalato

Il dibutilftalato è un liquido incolore filmante, poco volatile, impiegato come mezzo solvente in profumeria e come plastificante per materie plastiche. e quindi viene comunemente usato negli smalti per farli durare più a lungo. Alcuni studi hanno dimostrato che si tratta di un distruttore endocrino. L’apparato endocrino è anche formato dalle ghiandole, le quali svolgono fondamentali processi di produzione ormonale, ed una giusta regolazione produttiva di questi ormoni mantiene in salute il nostro organismo.

A conferma della pericolosità di questa sostanza vi è uno studio del Dipartimento per le Sostanze Tossiche della California, riportato dal sito ‘The daily green’, nel quale si afferma che gli smalti e le colle usati per la decorazione e fissaggio delle unghie conterrebbero un trio tossico di sostanze chimiche, il dibutilftalato, il toluene e la formaldeide. Secondo lo studio, nonostante sulle etichette degli smalti sia riportata la dicitura ”non contiene sostanze pericolose”, in realtà questi tre elementi ci sarebbero e costituirebbero un fattore di rischio non tanto per le donne che ‘indossano’ lo smalto ma per i lavoranti del

A tale proposito Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, invita le società produttrici di smalti ad utilizzare componenti innocui per la salute nei loro prodotti.. Inoltre sollecita leggi nuove che facciano piazza pulita di vecchie norme che non tutelano la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori i quali ne hanno abbastanza di dover avere a che fare con un sistema che tollera queste situazioni..

fonte

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20 gennaio 2013 7 20 /01 /gennaio /2013 00:29

Il 19 gennaio dello scorso anno Kim Schmitz, da tutti conosciuto come Kim Dotcom, il fondatore dell’impero Megaupload, venne arrestato ad Auckland in Nuova Zelanda insieme ad altre sei persone. Esattamente un anno dopo, il 19 gennaio, Megaupload rinasce dalle sue ceneri. Il conto alla rovescia sul sito di ‘Dotcom’ è iniziato da giorni e si concluderà con lo scoccare delle 19, ora italiana: in quel momento i riflettori si accenderanno sul grande palco da rockstar che ha preparato per il lancio e si assisterà al lancio del nuovo Mega. Dopo il sequestro dei server controllati negli States dalla società di hosting Carpathia, le autorità federali avevano chiesto al governo canadese di autorizzare il rilascio di tutti i contenuti presenti nei 32 server gestiti da Equinix. Nella visione del governo di Washington, i server nordamericani di Megaupload sarebbero pieni zeppi di informazioni rilevanti nello scontro legale con il mega-impero di Kim Dotcom.

Che cosa sarà Mega? Le indiscrezioni si susseguono frenetiche da settimane e iniziano ad arrivare anche le prime certezze da chi ha già avuto accesso alla piattaforma. Sarà un servizio di cloud storage, uno spazio virtuale in cui poter caricare e scaricare file. E fin qui tutto come ai tempi di Megaupload. In realtà la nuova versione che, secondo le dichiarazioni dello stesso Dotcom, dovrebbe trovare il consenso legislativo, assomiglia molto di più ai classici servizi di storage online come i più conosciuti DropBox e SkyDrive di casa Microsoft. Per ora la grande differenza sta nella quantità di spazio che viene messo a disposizione degli utenti: 50 Gb gratuiti, contro i 2 Gb di DroBox e i 7 di SkyDrive. Si potrà inoltre aumentare lo spazio a disposizione diventanti utenti premium: 9,99 euro al mese per 500 Gb, 19,99 euro per 2 Tb, 29,99 per 4 Tb. Curioso il metodo di pagamento: nessun versamento diretto al sito perché ci si dovrà rivolgere ai partner commerciali. La vera novità sarà nel sistema di gestione dei file che viene messa in mano agli utenti e non più ai gestori del servizio. Gli utenti iscritti potranno caricare liberamente musica, film e documenti che verranno immagazzinati e che potranno essere recuperati solo attraverso una chiave d’accesso. Né Kim Dotcom, né i gestori del servizio avranno l’accesso a questi file che saranno quindi completamente in mano degli utenti.In sostanza, un esperto forense dovrà analizzare il contenuto dei 32 server di Equinix per capire se le informazioni presenti siano di effettiva utilità per il prosieguo delle indagini. Il DoJ è ancora a caccia di prove schiaccianti per ottenere l'estradizione di Dotcom e soci entro la fine del 2013. L'avvocato Rothken si è detto soddisfatto della decisione del giudice, per la tutela della privacy degli utenti del file hosting.

Un sistema che blinda Mega da ogni responsabilità nella condivisione di file protetti da copyright e che rimette tutte le responsabilità a chi utilizza il servizio. “Sarà molto innovativo, abbiamo inventato cose che internet non ha ancora sperimentato”, ha dichiarato alla vigilia del super-party che lo vede protagonista di un lancio mediatico che sta facendo tremare concorrenti e legislatori. Per l’evento, oltre ad un maxi palco come nella grandi occasioni, è prevista una festa con tanto di distribuzione di gelati gratuiti per tutti i partecipanti. “Più grande. Migliore. Più veloce. Più forte. Più sicuro”, si legge sul sito che ospiterà tra qualche ora il nuovo servizio. Un punto, quello della sicurezza dei file, su cui Dotcom scherza: “Ho fatto un bel sogno. Tutti i paesi che il governo degli Stati Uniti sta spiando, cominciano ad usare Mega e io vinco il Premio Nobel per la crittografia”. C’è chi giura che le sorprese tenute nascoste siano ancora molte, così come ci sono ancora riserve sul prossimo lancio di Megabox, un portale musicale con l’intento di tagliare il cordone tra musica e major discografiche. Mega sarà tutto questo o molto di più: non bisogna far altro che attendere qualche ora per scoprirlo.

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15 gennaio 2013 2 15 /01 /gennaio /2013 22:38

Il nome (redditometro)  che mostra di per se, una semplice nota di controllo dei redditi dei cittadini e delle loro spese, nasconde qualcosa che ci sfugge: le 100 voci che caratterizzeranno il nuovo redditometro sono una delle poche cose certe di questo strumento, per tutto il resto il condizionale è d’obbligo. Questo redditometro è lo strumento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che quest'ultimo ha effettuato, grazie ad una serie di indici fissati a priori, e successivamente convocarlo, per chiedergli di giustificare lo scostamento tra spese effettuate e reddito dichiarato.  Se siamo tanto disarmati dinanzi agli apparati tributari è perché il rapporto tra il cittadino e lo Stato è del tutto squilibrato. Il potere si autorappresenta come il legittimo titolare dei beni di tutti noi e questo perché la sua azione ha, o meglio "avrebbe", una dignità superiore. A partire da qui, non solo il sistema pubblico può stabilire in modo legale una tassazione da esproprio, ma può pure controllare i nostri conti bancari e l'utilizzo che facciamo dei soldi lì depositati, spingendosi pure a proibire o limitare l'uso del contante.

Queste voci dovranno rappresentare tutti gli aspetti della vita quotidiana e porteranno alla stima del nostro reddito. Sono riconducibili a 7 macrocategorie comprendenti: abitazione, assicurazioni e contributi, mezzi di trasporto, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti in mobili e immobili e altre spese significative (come antiquariato, gioielli preziosi, donazioni, ecc.).

Attraverso modelli matematici e statistici il tutto verrà confrontato a gruppi di riferimento di famiglie ”standard”, catalogate in 55 tipi per composizione e area geografica, e per ogni famiglia verranno individuate realtà ritenute normali. Da qui, con dei correttivi, ogni italiano contribuente sarà confrontato con la situazione di normalità.

Sarà interessante valutare quanto incida la collocazione territoriale, le aree geografiche determinate sono Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole. Per ora però non è dato sapere se un immobile ha lo stesso peso nella stessa area a prescindere dalla provincia e se non avviene differenziazione tra zone dello stesso comune.

La cosa non è di poco conto, se si tiene presente che possedere un immobile nel centro di Roma non è la stessa cosa che possederlo in periferia.

Il nuovo redditometro per un certo verso “somiglia”agli studi di settore: al riguardo, le categorie professionali hanno di fatto osservato che l’utilizzo non deve tradursi in un mezzo per emettere accertamenti di massa fondati su presunzioni, ma uno strumento che vada a colpire con precisione dove serve.

La determinazione sintetica del reddito viene effettuata mediante un calcolo basato su alcuni "indicatori di capacità contributiva". In pratica, vengono considerate tutte le spese di un certo tipo che sono a conoscenza del fisco le quali vengono moltiplicate per dei coefficienti legati alla "classe" attribuita al contribuente, sulla base di tre caratteristiche:

  • composizione famigliare (single, coppie con e senza figli, monoparentali);
  • età (fino a 35 anni; 35-64 anni; oltre 65 anni);
  • area geografica (Nord, Centro, Sud).

La moltiplicazione delle spese per i coefficienti porta alla determinazione del reddito presunto. Dopo averlo determinato, l'Agenzia delle Entrate invita il contribuente a comparire di persona (o per mezzo di rappresentanti), per giustificare lo scostamento tra spese e reddito, fornendo dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento. Successivamente, il contribuente potrà avviare il procedimento di accertamento con adesione.

L'avviso di accertamento e la riscossione coattiva

L'avviso di accertamento (ai fini sia delle imposte sui redditi, sia dell'Iva) che l'Agenzia delle Entrate emette, contiene l'intimazione a pagare - entro il termine di presentazione del ricorso - gli importi indicati, oppure il 50 per cento delle maggiori imposte accertate - a titolo provvisorio - nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.

Dopo 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste viene affidata agli agenti della riscossione, senza notifica della cartella di pagamento ("riscossione coattiva"). In caso di "giustificato pericolo per il positivo esito della riscossione", la riscossione coattiva può essere messa in atto entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso di accertamento. Infine, l'agente della riscossione è tenuto ad attivare l'espropriazione forzata entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo.

Il termometro del redditometro

Possiamo immaginarlo come un termometro diviso in due parti. Una verde, nella quale sono presenti i beni (investimenti) considerati con un indice inferiore all’unità, come ad esempio prima casa e obbligazioni. Essi avranno un peso minore nella stima finale del reddito.

Nella zona rossa troveremo in salire spese per animali domestici, auto non di lusso, pay tv, circoli ricreativi, gioielli, per finire con auto di lusso e imbarcazioni (chiaramente più saliamo, e più i beni in questione assumono peso nella stima).

Queste spese verranno considerate a un valore superiore a quello unitario per arrivare alla stima del reddito.

E’ online il “ReddiTest” (Qui trovate il software dell’Agenzia Entrate) il software per sperimentare tramite le associazioni di categoria, gli ordini professionali e le organizzazioni sindacali, il funzionamento del nuovo redditometro fino alla conclusione della fase di test, prevista per la fine di febbraio. E’ stato messo online questo software proprio per testare il redditometro e, anche se sarà in grado di fotografare in maniera reale e adeguata la spesa delle famiglie italiane, non risulta completamente chiaro poichè tale strumento misurerà sì il reddito potenzialmente ascrivibile alla famiglia, ma ciò non ha fondamento giuridico, poiché la famiglia non è un soggetto passivo fiscale.
L’Ae sottolinea che i dati inseriti rimarranno anonimi e verranno usati esclusivamente per testare la coerenza del nuovo redditometro.

Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione in commissione finanza di ieri 31 gennaio, aggiorna il calendario del nuovo strumento di accertamento sintetico.

Attualmente è in test presso sindacati, ordini professionali, e associazioni di categoria, il via ufficiale sarà da giugno 2012. Il test ha preso in oggetto oltre 22 milioni di famiglie, per circa 50 mln di persone, una base che, spiega Befera, è servita “per determinare i cluster per poggiare i reali e nuovi dati dei contribuenti”.

Lo scostamento del 20%

E’ la differenza sul reddito dichiarato che farà scattare il redditometro. In pratica scatterà l’accertamento quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato (nel vecchio redditometro la percentuale era pari al 25%).

Da segnalare che il nuovo redditometro funzionerà anche come strumento preventivo. In futuro, infatti, sarà disponibile un software per tutti i cittadini per verificare “fai da te” quale sia il reddito corretto da dichiarare ed evitare così l’accertamento.

Il redditometro, presente già dal 1973, è stato potenziato nel 2010, con il Decreto legge n. 78 del 2010 (articolo 22), destinato ad entrare in vigore nel 2011.

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13 gennaio 2013 7 13 /01 /gennaio /2013 23:31

Ci saranno sempre truffe online che mireranno a rubare soldi a chiunque: a risposta, ci saranno sempre persone che metteranno in allarme rosso questo rischio e sul come cercare di evitarlo:

Agevolazione nella ricerca di lavoro
La truffa consiste nel proporre un impiego su misura con frasi del tipo: "Il lavoro perfetto per te ti sta aspettando. Noi ti aiutiamo a ottenerlo". Così, le vittime sono spinte a pagare delle cifre, anche piuttosto alte, per avere accesso al posto di lavoro sognato. Che poi, naturalmente, non arriva. Oppure, per essere messi in lista d'attesa per il lavoro richiesto, ai malcapitati viene domandato di fornire i propri dati bancari con il pretesto della raccolta delle informazioni personali necessarie all'assunzione.

Servizi per ridurre i debiti
I truffatori si propongono come persone in grado di aiutarvi a cancellare o a ridurre i vostri debiti. In cambio di una percentuale di quello che dovete alle banche o in genere ai vostri creditori, promettono di estinguere o rinegoziare gli obblighi finanziari che avete contratto. Il risultato? I consumatori gabbati si trovano ad avere debiti più elevati rispetto a quelli di partenza.

Lavoro da casa
In questo caso, il raggiro punta a convincere le vittime che lavorando da casa si possono avere guadagni migliori che in ufficio. I criminali propongono, sotto pagamento, di insegnare i segreti per fare soldi online acquistando prodotti da rivendere a prezzo più alto oppure invitano a diventare un mystery shopper (un acquirente "fantasma" pagato per testare la qualità delle merci e dei servizi delle aziende). I bersagli di queste truffe sono gli impiegati stanchi del lavoro d'ufficio: in molti casi, senza saperlo, diventano dei mediatori per la rivendita di beni rubati. In altre parole, ricettatori. Alla fine, anziché guadagnare denaro, si finisce con il perdere migliaia di euro in azioni legali contro i delinquenti.

Intermediazioni immobiliari
Avete bisogno di vendere la vostra casa al mare ma non avete il tempo per farlo? Affidatevi a noi e in cambio di piccole commissioni porterete a termine la vendita con successo e in poco tempo. Con slogan del genere, i frodatori che si fingono agenti immobiliari riescono a raccogliere migliaia di euro in commissioni ma poi, nel momento in cui le compagnie truffaldine devono vendere gli immobili scompaiono con il bottino. E le case restano invendute.

Offerte di prova gratuite (ma non troppo)
Uno degli inganni online più diffusi. Nelle mail, sono presenti inviti a provare gratuitamente dei prodotti o dei servizi. Il pagamento degli stessi beni offerti avviene solo se si accetta di continuare a usufruire di quanto proposto. Il problema è che anche quando i clienti non vogliono proseguire nell'utilizzo delle merci offerte, i truffatori fanno in modo che diventi quasi impossibile cancellarsi dal meccanismo e, dopo la prima "promozione", continuano a spillare soldi ogni mese.

Riparazioni domestiche
Donne, è arrivato l'arrotino online. Si potrebbe sintetizzare così questo tipo di frode su Internet. Ecco cosa succede: sedicenti aziende che si occupano di fare riparazioni in casa si propongono di fare lavori di tutti i tipi (dall'aggiustare il tetto a tagliare gli alberi) per tariffe dimezzate rispetto a quelle di mercato. L'obiettivo dei truffatori, in questo caso, è quello di ottenere degli anticipi in denaro prima ancora di fare i lavori. Perché, ovviamente, quei lavori non verranno mai effettuati, lasciando i malcapitati con la casa ancora da riparare e il portafogli "più leggero".

Premi già vinti
L'esca in questo tipo di raggiro è semplice: "Hai vinto 5.000 euro. Ecco come fare per intascarli". In pratica, si fa credere alle vittime di essere i vincitori di una lotteria o di un ricco concorso a premi, specificando che l'unico step necessario per passare alla fase della riscossione è quello di pagare le tasse relative alla vincita. Chi cade nella trappola, paga il tributo perché vede che è molto inferiore alla somma promessa. Quella cifra però non arriva mai. Ma nel frattempo la tassa è già stata versata. E l'unico a festeggiare è il truffatore.

Prestiti
"Hai bisogno di un prestito? Nessun problema. Noi sappiamo come fartelo avere". Attraverso promesse del genere, i protagonisti di questi raggiri riescono a spillare denaro alle vittime sotto forma di "commissioni per avviare la pratica". E le cifre trafugate possono arrivare anche a migliaia di euro. Come prevedibile, alla fine i prestiti non vengono mai concessi.

Restituzione di piccole somme di denaro
Questa tecnica, meno diffusa di altre, è tra le più raffinate. I truffatori riescono a carpire dati sugli ultimi pagamenti in entrata ricevuti dai bersagli delle loro frodi. A quel punto, fingendosi i soggetti che hanno versato le somme comunicano alle vittime che nella transazione eseguita è stato inviato più denaro rispetto a quello dovuto. E aggiungono: "Siete pregati di restituirci questa piccola quota aggiuntiva che non vi spetta". Trattandosi di importi molto bassi, alcuni consumatori tendono a fidarsi e mandano la cifra richiesta. Non si accorgono, però, che il destinatario di quel denaro non è l'individuo o la società che li ha pagati ma un impostore.

Furto di identità
I delinquenti propongono affari online non chiedendo nessuna somma in denaro ma solo la conferma di alcuni dati. Ovviamente, tra quei dati ci sono anche quelli bancari o le informazioni sensibili (tra cui le password) utili ad aprire linee di credito presso le banche del soggetto truffato o direttamente per rubare soldi. I furti di identità sono quelli che costringono le vittime a passare più tempo nel tentativo di riparare a tutti i danni fatti dai ladri.

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13 gennaio 2013 7 13 /01 /gennaio /2013 23:10

Se  siamo tentati a effettuare operazioni di qualunque genere su internet, è meglio essere informati sulle truffe che girano a discapito delle persone ingenue e oneste:Le truffe online delle finte vendite su internet. Gli acquisti su internet sono una comodità e una vera e propria manna dal cielo per la concorrenza. Occorre tuttavia stare attenti. Il rischio di incappare in una truffa online è sempre elevato. In particolar modo se state consultando uno degli innumerevoli siti di vendita tra privati o un sito di aste online tra privati. Per comprendere bene il meccanismo di una truffa online (ed evitare di caderci) è opportuno spiegare prima come avviene una vendita online corretta.

  • Il venditore pubblica un annuncio di vendita di un bene ad un determinato prezzo. Spesso si tratta di prodotti usati da poco ed il prezzo è particolarmente conveniente. L'annuncio è pubblicato su siti di annunci, di aste online o su siti web e-commerce.
  • Gli utenti interessati ad acquistare il bene entrano in contatto con il venditore tramite email all'interno del sito di annunci o di aste. Per acquistare il prodotto pagano in anticipo il prezzo di vendita al venditore tramite bonifico o carta di credito.
  • Nel momento in cui il venditore riceve il pagamento provvede alla spedizione del prodotto all'indirizzo dell'acquirente. Fin qui la transazione di vendita è regolare.

Mancata spedizione. Gran parte delle truffe online sono caratterizzate dalla mancata spedizione del prodotto. Il venditore riceve i soldi dall'acquirente (tramite bonifico, ricariche telefoniche, contanti o assegno via posta ecc) ma non effettua alcuna spedizione postale della merce. Tramite queste truffe i venditori incassano per un breve periodo numerose vendite ed alla fine scompaiono improvvisamente nel nulla. Per prendere tempo i truffatori tendono a rispondere alle prime lamentele degli acquirenti asserendo d'aver effettivamente spedito la merce e incolpando il sistema postale del ritardo della consegna. La situazione diventa, invece, più complicata in caso di spedizione del pacco vuoto.

Come evitare le truffe online

Come evitare le truffe online. Prima di procedere all'acquisto online è consigliabile adottare un atteggiamento di prudenza e ricercare informazioni sul venditore (o sul negozio online). Abbiamo individuato alcuni consigli pratici nella lista che segue:

  • Reputazione sui siti di aste e annunci online Se state consultando un sito di aste online tra privati verificate sempre la reputazione del venditore e soprattutto la data d'iscrizione. Se la data è troppo recente il rischio d'incappare in un venditore fasullo è maggiore.
  • Vendita in contrassegno Se state consultando un sito e-commerce finora sconosciuto verificate sempre la possibilità di acquistare la merce in contrassegno.
  • Siti su domini italiani E' preferibile dare maggiore credibilità ai siti e-shop su domini con estensione .IT i quali a differenza dei domini internazionali (.com, .net ecc) necessitano di una iscrizione formale presso l'ente di registrazione domini italiano e sono più agevolmente individuabili sotto il profilo della responsabilità legale.
  • Cercare informazioni sui motori di ricerca Fare una breve ricerca sui motori di ricerca può aiutare a comprendere meglio se il sito e-shop che state consultando ha una storia passata. Se il sito e-shop risulta poco conosciuto dai motori di ricerca e non sembra avere una storia passata è consigliabile adottare un atteggiamento di prudenza.
  • Verificare la presenza di un telefono fisso sul sito web. In caso di problemi è molto importante avere la reperibilità telefonica del venditore. E' preferibile un numero di telefonia fissa. Facendo attenzione che non sia un telefono voip. Del resto non c'è ragione perché un venditore si nasconda dai propri clienti (suggerimento inviato da un utente).
  • Verificare la presenza della partita iva sul sito web. Le attività commerciali online sono obbligate per legge a pubblicare il proprio numero di partita iva. L'assenza del numero di partita iva è un altro indizio di scarsa serietà del sito e-commerce (suggerimento inviato da un utente). E' anche vero, come ci fa giustamente notare un lettore, che la partita iva anche se presente potrebbe essere falsa o copiata da altri. E' quindi opportuno verificare sempre la coincidenza dell'indirizzo e della partita iva sulle Pagine Gialle online (se disponibile) o presso le Camere di Commercio del luogo ove il venditore ha la propria sede.

     

     

     

Se provate a scrivere su un motore di ricerca italia-programmi.net , oltre al sito incriminato compariranno una miriade di risultati al quanto incredibili. Si tratta di una vera e propria truffa a danno dei consumatori che accedono al sito per il download di programmi gratuiti. Ma la brutta sorpresa è dietro l’angolo: dopo una registrazione con nome, cognome e indirizzo mail si procede al download del programma che presenta una licenza di tipo ‘ freeware software’ ossia programma gratuito. Al termine, sulla propria casella postale arriverà una mail in cui si richiede il pagamento tramite bonifico bancario di 96 € intestato alla società «Estesa Limited» registrata alle Seychelles e al quale indirizzo corrisponderebbe un negozio di kebab!

Dopo diverse segnalazioni, l’Antitrust avrebbe imposto ai gestori di inserire l’avviso in home page di pagamento. Un avviso che compare e ricompare in determinate fasce orarie e che come suddetto nel momento del download apre una finestra con le indicazioni del programma con indicazione di licenza ‘free’ cioè ‘gratis’.
Mentre la Procura di Roma indaga sulla questione, ai nostri sportelli arrivano nuove segnalazioni risalenti a ‘ipotetici’ contratti di circa una quindicina di giorni fa quando in teoria , secondo le direttive dell’Antitrust e la relativa condanna per pratica di vendita scorretta, sul sito sarebbe dovuto esser presente l’avviso di programmi a pagamento; ma nulla di tutto ciò era presente.

Molti utenti , caduti nella trappola, continuano a ricevere avvisi di pagamento in cui si segnala da parte della società la volontà a procedere per vie legali, non considerando addirittura il parere espresso dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

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13 gennaio 2013 7 13 /01 /gennaio /2013 21:40

http://cdn.blogosfere.it/hightech/images/equitalia-logo-hacker-infophoto.jpgEcco a voi, vi presento Equitalia, la società per azioni che dal 2007 si occupa della riscossione delle imposte a livello nazionale, dal canone televisivo alla nuova IMU, l’imposta municipale sugli immobili. Equitalia, infatti, riscuote anche per conto dei comuni e quindi il suo campo d’azione arriva fino alle multe automobilistiche. Il cosiddetto decreto “Salva Italia” del dicembre 2011 ha stabilito però che la riscossione per conto dei comuni finirà a partire dal 1 gennaio 2013. In tutta Italia, Equitalia impiega attualmente circa 8.000 persone.

 

"Equitalia", oltre ad applicare tassi di interesse pazzeschi (in pochi anni la cifra dovuta raddoppia, triplica...) strappa alle famiglie in difficoltà economica la casa, spesso pagata in anni e anni di rinunce e sacrifici:

Con le nuove normative approvate recentemente (in silenzio) Equitalia potrà prelevare i soldi direttamente dai conti correnti, e pignolare le case in SOLI 2 MESI dalla partenza delle procedure: (vedi questo articolo) la cosa che fa ancora più schifo, viene le case dei poveri vengono SVENDUTE all'asta, a qualche ricco speculatore (magari un evasore fiscale che ricicla i soldi sporchi, anche tramite prestanome) che la acquista a prezzo stracciato, per rivenderla con calma, al doppio: anche se impiega 2,3 anni per venderla, è sempre un ottimo investimento...

Facciamo un esempio:
La tua casa vale 200.000 Euro:
con gli interessi di un mutuo ventennale, ne hai restituiti 350.000:

Se la casa non viene venduta alla prima asta, viene ripetuta, e il prezzo di partenza di abbassa di volta in volta: pertanto diventa una prassi, che alla prima non venga mai venduta:

Alla prima asta, il prezzo di partenza è di 130.000: niente!

L'asta si ripete: partendo da 100.000..... niente!

alla terza asta, si parte da 70.000 ... e viene venduta.

Poniamo che il tuo debito nei confronti di equitalia sia stato di 30.000 Euro: (magari l'importo dovuto è di 10.000 ma tra interessi e penali, in qualche anno è arrivato a 30.000) per recuperarli, svendono la tua casa a 70.000, dopodiché ti trattengono i 30.000 del tuo debito, ti addebitano le spese (dell'asta e delle pratiche) per un importo di ulteriori 5.000 e ti restituiscono........... 35.000 euro!

Per sanare un debito iniziale di 10.000 Euro, ti hanno privato della tua casa che hai pagato 350.000 euro, restituendoti 35.000 Euro: in pratica, quel debito ti è costato la bellezza di 305.000 Euro... visto che ti hanno tolto la casa che hai pagato 350.000 euro, ai quali scaliamo i 10.000 del debito iniziale sommati ai 35.000 che ti hanno restituito dopo la vendita all'incanto.

 TUTTO QUESTO è LEGALE, E AVVIENE NEL TUO PAESE: SI CHIAMA "EQUITALIA".. (potevano risparmiarsi di coinvolgere la parola "equità"

 

 http://ilgraffionews.files.wordpress.com/2012/01/equitalia_uccide.jpg?w=450&h=336

 

Equitalia non fa direttamente controlli o accertamenti per la lotta all’evasione, che sono effettuati invece dall’Agenzia delle Entrate con il supporto della Guardia di Finanza. All’Agenzia delle Entrate spetta anche risolvere i contenziosi legali sul pagamento delle imposte. Concretamente, l’azione di Equitalia si traduce spesso nell’invio di cartelle di pagamento ai contribuenti che non hanno versato gli importi dovuti nei modi e nei tempi stabiliti, con l’aggiunta di eventuali interessi e sanzioni.

La tempistica è di solito la seguente, semplificando una procedura estremamente complessa e con diverse possibilità di ricorsi e sospensioni: il contribuente riceve una cartella e ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso. Un mese dopo la scadenza dei termini del ricorso inizia – insieme al conto degli interessi, che sono calcolati giornalmente – la cosiddetta “riscossione coattiva”, ovvero quella forzata. Gli agenti incaricati della riscossione lo notificano all’interessato con una raccomandata, ma la procedura si attiva in concreto dopo sei mesi. Gli strumenti che ha a disposizione Equitalia sono ipotecare i beni immobili del debitore, bloccare le sue auto (tramite fermo amministrativo) e in casi estremi pignorare i beni immobili e persino i conti correnti e gli stipendi. 

 

A Equitalia va il 9 per cento del totale delle somme incassate. Il suo direttore, Attilio Befera, dice che con quei soldi vengono “coperti i costi”: il resto della somma va alle amministrazioni statali a cui è dovuta l’imposta. 

 

Per qualcuno è la fine di un incubo. Equitalia, la società pubblica incaricata della riscossione dei tributi, smetterà di incassare per conto dei comuni. La cessazione obbligatoria e definitiva della sua attività per le imposte locali scatterà il 30 giugno 2013 ma le amministrazioni comunali possono trovare concessionari alternativi o riscuotere in proprio fin da subito. Un provvedimento che dovrebbe mettere - ma il condizionale è d'obbligo - la parola fine all'epoca delle "cartelle pazze".

La data del 30 giugno è stata fissata dal decreto sugli enti locali (Dl 174/2012) che ha prorogato di 6 mesi la precedente scadenza prevista dal decreto "salva-Italia" il quale stabilisce che Equitalia Spa e la società Riscossione Sicilia Spa "cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate".

 http://www.100news.it/site/wp-content/uploads/2012/01/100news-equitalia1-600x378.jpg

Tuttavia, un emendamento allo stesso decreto sugli enti locali approvato in fase di conversione in legge, dà ai comuni la facoltà di lasciare Equitalia da prima: fin dal prossimo 1° gennaio potranno decidere di non usare più i suoi servizi e gestire in proprio la riscossione dei tributi o passare l'incarico a un altro esattore.

Sono in molti ad aspettare con ansia questo momento con la speranza di mettere fine a una gestione che si è attirata molte critiche: procedure lente che producono sensibili aumenti degli interessi sulle imposte dovute, una certa disinvolture nel ricorrere a strumenti di riscossione coatta (le cosiddette "ganasce fiscali") anche per debiti di importo modesto e soprattutto il fenomeno delle cosiddette "cartelle pazze", cioè con dati e importi richiesti sbagliati, spesso anche di molto, sulle quali peraltro il governo ha già varato un apposito Ddl di annullamento.

Ora il decreto enti locali deve concludere il suo iter in parlamento per diventare definitivamente legge. Ma salvo sorprese dell'ultim'ora dovrebbe essere imminente il ritorno dei comuni alla piena autonomia fiscale. 

 

Come questa esperienza che state per leggere, vi accorgerete che quotidianamente centinaia di persone affrontano questa terribile esperienza contro equitalia, chi e' piu' debole non resiste a tanta sofferenza e a volte crede che la soluzione piu' giusta sia togliersi la vita, altri sono piu' coraggiosi e tentano in tutti i modi di non soccombere di fronte a tanta arroganza e come la chiama Beppe Grillo " Ergastolo finanziario" .

 http://4.bp.blogspot.com/-AXAogzC753A/T228KFPQSTI/AAAAAAAAH0E/wCZdPgUvGLY/s1600/equit.jpg

"Mi ci è voluto qualche giorno per riacquistare la necessaria lucidità ad esporre in modo comprensibile la condizione kafkiana nella quale sono stato catapultato. Spero di aver recuperato a sufficienza le facoltà mentali e di conseguenza riuscire ad essere esplicito, nei limiti del possibile sintetico e comprensibile.
La scorsa settimana ricevo una telefonata dalla banca dove ho il mio conto corrente, quello su cui mi viene accreditato lo stipendio e attraverso il quale pago le utenze della casa che ho in affitto e dove vivo; la signorina mi comunica che un decreto ingiuntivo arrivato da Equitalia impone alla banca il sequestro del mio conto corrente e di tutti i versamenti che su di esso dovessero arrivare in futuro. Ovviamente mi viene detto che anche l'utilizzo del bancomat è abrogato e che non verrà saldato il conto della carta di credito ad esso correlata. In buona sostanza non ho più i soldi per comprare nemmeno un pezzo di pane raffermo e finirò nella centrale rischi degli insolventi, cosa che per me non ha precedenti. Tutto questo senza che io abbia ricevuto nessun altra comunicazione che la telefonata della banca."

Condannato a pagare 695.000 euro di spese di giustizia


Ho iniziato una trafila che mi ha mostrato quanta sommersa disperazione le barbare pratiche di Equitalia stanno provocando nelle persone più deboli ed esposte e non a solo loro. Il 28 dicembre avevo ricevuto un avviso da Equitalia che mi ritiene debitore nei confronti dello Stato, per spese di giustizia, di 695.000 euro, l'ente creditore è la Corte d'Appello di Brescia e l'ufficio di Equitalia quello di Cremona.
La cifra è già di per se inconcepibile, se si considera il reddito di un lavoratore medio e che normalmente viene concessa in questi casi la remissione del debito, poiché non si tratta ti tributi evasi, e di conseguenza l'articolo 72 della legge che permette di lasciare una persona senza nemmeno i soldi per comprare un bicchier d'acqua, oltre ad essere immorale ed incivile, non potrebbe essere stata applicata.
Mi reco immediatamente in Tribunale a Brescia, dove il mio legale aveva depositato l'8 febbraio, un'istanza di remissione del debito sulla quale il magistrato di sorveglianza non si è ancora pronunciato ed il cui accoglimento avrebbe dovuto quanto meno sospendere l'esecuzione del provvedimento. L'astronomica cifra che mi viene chiesta era in solido a tutti gli imputati di un procedimento risalente al 2001, ma mentre agli altri imputati è stata concessa la remissione del debito. Il magistrato mi comunica che la mia istanza è inammissibile a causa di un rapporto disciplinare. L' ammontare, a seguito di un incasso di 250.000 euro era diventato di 488.000, ma gli interessi che Equitalia ha calcolato hanno riportato la cifra quasi all'importo originario e interamente addebitata a mio carico. Si tratta sostanzialmente di un ergastolo finanziario.
L'istanza che il mio legale aveva presentato in Tribunale era corredata da una serie di documenti che certificano il mio impegno ed il successo nel reinserirmi in un contesto civile, senza gravare sui servizi sociali e quant'altro, dopo aver (credevo) pagato i miei debiti con la giustizia a seguito di una vicenda di contrabbando risalente appunto al 2001, i documenti comprendevano i miei contratti di lavoro, i miei Cud degli ultimi cinque anni, il mio contratto d'affitto, la dichiarazione della madre di mio figlio che avevo sempre contribuito al mantenimento dello stesso ed alla sua educazione etc...
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Socialmente annullato 


In questi anni ho fatto una discreta carriera in ambito professionale e le aziende per cui lavoro mi stimano, ma non possono farsi carico di problemi personali che non sarebbero di loro competenza, i miei colleghi di lavoro ed i miei amici mi hanno dimostrato solidarietà ed affetto offrendomi aiuto concreto, mio padre e tutti i miei famigliari lo han fatto per primi.
Poiché io non ho ancora ricevuto comunicazioni ufficiali del provvedimento, avrei potuto firmare un assegno che sarebbe risultato scoperto al momento dell'incasso, aggravando ulteriormente la mia situazione. Se mi fossi trovato, come spesso è successo in questi anni per ragioni professionali, in trasferta in altra città ed avessi dovuto saldare un conto d'albergo, mettere gasolio nella macchina pagare l'autostrada, non sarei stato in condizione di poterlo fare. Senza carta di credito non posso noleggiare una macchina, se mi servisse per ragioni professionali, questo potrebbe sarebbe deleterio per il mio lavoro di account, cosi come pure il dover chiedere alle aziende per cui lavoro di pagarmi in contanti, cosa che per altro adesso è vietata per legge, ed i motivi sono fin troppo chiari, altrimenti come potrebbero in qualunque momento avere il potere di annullarci socialmente?
Mi sono recato in banca, ed il vicedirettore mi ha spiegato che non è il primo caso a cui assistono, anzi, pare che la pratica di mettere le persone in condizioni di totale indigenza sia piuttosto comune e che se la banca non collabora, bloccando immediatamente tutto quanto è nelle sue disponibilità è anch'essa sanzionabile. La cosa mi è stata confermata da una mia conoscente avvocato che lavora all'ufficio legale di un altra banca. Mi reco allora in Equitalia con una copia dell'istanza timbrata dal Tribunale per cercare una qualunque forma di mediazione, poiché pensavo che si potesse raggiungere un accordo, credevo di dovermi mio malgrado rassegnare a cedere 1/5 delle mie entrate per tutta la vita a queste moderne sanguisughe con metodi da mafiosi. Nei loro uffici ho assistito a scene indegne di un paese civile: ho visto persone anziane e disperate ridotte sul lastrico, senza la più pallida idea di ciò che potevano fare e completamente private dei loro diritti, uomini che mendicavano una rateizzazione, donne senza ceffi da criminali che si lasciavano sfuggire, quasi vergognandosi “Fanno bene a mettervi le bombe” ed ho visto rispondere impiegati gentili e perfettamente istruiti ad interpretare il ruolo del muro di gomma. In buona sostanza pare che non vi sia via d'uscita e ciò che percepisco è la perdita di ogni diritto, compreso quello di vivere nel paese dove son nato, dove mio figlio sta crescendo e dove sono seppelliti i miei morti. Non ho denaro per andarmene e le conseguenze dello stato di completa indigenza in cui da un giorno all'altro mi hanno messo, senza che nessuno ne sia apparentemente il diretto responsabile e senza che nessuno abbia autorità ad intervenire in un contesto demente con un minimo di buon senso, non ho idea di quali potranno essere. La sola cosa che mi tiene in piedi e mi permette di mangiare è la rete di solidarietà umana nata spontaneamente intorno a me, non senza che il mio orgoglio commosso ne risenta e lo manifesti in forma psicosomatica . Il mio rendimento professionale è sostanzialmente e credo comprensibilmente azzerato. Il tempo fisico e mentale che la vicenda sta sottraendo alla mia attività è ciò che non permette di esserci per raccogliere le opportunità e rischia di segnarne la fine. Ovviamente la mia relazione sentimentale è stata stroncata da una situazione economicamente e umanamente poco sostenibile, ma questi sono aspetti che non rientrano in nessun disegno di legge ed in nessuna giurisdizione. Intanto i giorni passano e nessuno dei tanti uffici da me interpellati attraverso le loro mail reperibili in rete in un ottica di semplificazione e trasparenza attraverso la telematica, che dovrebbe renderli accessibili e disponibili, mi ha risposto, ma in compenso ricevo molte mail da sedicenti agenzie per ripianamenti del debito (che siano in contatto con Equitalia?). Il mio avvocato, che tra l'altro non pago perché non posso permettermelo, sostiene che non vi siano azioni concrete che si possano compiere, oltre a quelle già messe in atto. Il limbo nel quale sono sospeso e totalmente dipendente dal buon cuore e dall'altrui affetto non permette uno svolgimento ottimale della mia professione, che come dicevo ha un rendimento pessimo. Non mi pare che vi sia un informazione risaltante su tutto questo che credo non capiti soltanto a me, per questo ho cercato di esporre in questa mia un paradosso nel quale vorrei sapere se, anche con declinazioni differenti, vi siano altri che si riconoscono. Non ho intenzione di suicidarmi lasciano un cartello con scritto “Adesso pignorate questo” e nemmeno di mettere bombe a Equitalia, ma non voglio diventare un parassita per la stessa società che pare volermi espellere per presunte colpe delle quali non è riuscita a convincermi. La sola cosa che posso fare è scrivere e condividere questa lettera e sperare che arrivi alle orecchie del Gabibbo o delle Iene o di Beppe Grillo, non senza pensare che se la difesa, o presunta tale, dei diritti civili la fanno solo giullari o comici, forse c'è una concreta speranza che il sistema imploda per osmosi ed io torni a poter respirare.

 

Maurizio Gazzoni 

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