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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 23:18

Il canone Rai può diventare una tassa. Governo e Viale Mazzini, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, stanno seriamente pensando di compiere un blitz: trasformare l'abbonamento alla tv di Stato in un prelievo da effettuarsi in sede di dichiarazione dei redditi. Né più né meno di quanto succede oggi con tante altre voci, come rifiuti o altri servizi pubblici.

In termine tecnico si chiama «fiscalità generale» ed è l'operazione che si effettua quando un costo per lo Stato viene fatto pagare all'universo dei contribuenti. In concreto si tratterebbe di trasformare il canone, che oggi è evaso per quasi mezzo miliardo di euro dagli italiani, in un balzello da cui non si può sfuggire. Un po' come accaduto in Grecia, dove il governo a un passo dal default inserì nella bolletta elettrica l'imposta sugli immobili, scatenando peraltro l'ira di tutti gli utenti.

Un'idea del genere venne anche al governo Berlusconi
quando i già deficitari conti della Rai fecero ipotizzare al Ministero dell'Economia di inserire il canone nelle bollette dell'Enel e degli altri gestori elettrici: in quel caso, soprattutto per la durissima opposizione degli uomini di Fulvio Conti, non se ne fece più nulla.


Ma stavolta il caso è diverso. I conti della tv pubblica vanno male e, per stessa ammissione degli attuali vertici, Viale Mazzini potrebbe chiudere il bilancio 2012 con una perdita di 200 milioni di euro che potrebbe mettere a rischio il pagamento delle tredicesime. Uno spettro che tutti, dal presidente Anna Maria Tarantola al direttore generale Luigi Gubitosi, vogliono assolutamente evitare.

Così è partita la campagna per cercare di ridurre i costi (si veda MF-Milano Finanza del 7 novembre), ma è evidente che a gennaio, quando verrà presentato il piano del dg, fatto di lacrime e sangue per gli appalti esterni che verranno letteralmente falcidiati, servirà tirare fuori subito un coniglio dal cilindro. E questo potrebbe essere proprio la trasformazione del canone (che peraltro si paga a gennaio) in una tassa da inserire nella dichiarazione dei redditi Irpef.

Sul punto non si conosce ancora l'opinione del premier Mario Monti né del ministro dell'Economia Vittorio Grilli, ma ci sarebbe l'assenso sulla sua praticabilità dell'Agenzia delle Entrate. Tra l'altro qualcuno pensa anche di ridurre l'importo dell'abbonamento Rai, attualmente fissato a 112 euro, magari portandolo sotto quota 100. Un livello pari all'abbonamento per i pacchetti completi mensili di Sky. In alternativa, se il progetto non passerà, c'è invece la possibilità di aumentare il canone, con il rischio che il tasso di evasione, attualmente al 45% per le famiglie (con punte sopra l'80% nel Sud) si impenni ancora di più, rendendo pressoché impossibile il recupero.

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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 23:09

Il governo pensa al bonus per le neomamme

Il contentino da parte del governo per venire incontro al disagio economico delle neomamme, arriva in un momento alquanto difficile: la gente perde il proprio posto di lavoro, la cassa integrazione avanza a gran passo e di cosa poteva essere interessato il nostro governo attuale? Alle nuove mamme che avranno un bibo a breve: un contributo di 300 euro al mese per sei mesi è questo il bonus per le neomamme che è al vaglio del governo presieduto da Mario Monti. Non si tratta di una tantum, è un bonus che lo Stato eroga per il pagamento di asili nido e babysitter. Sarà lo Stato stesso a pagare. I fondi non riusciranno a coprire tutte le neomamme, ma chi accederà a questi contributi dovrà rinunciare al congedo facoltativo successivo alla maternità.
In italia sono poche le donne che lavorano ( 46% in confronto al 58% della media europea), e molte di queste lasciano il lavoro dopo l’arrivo del primo figlio ( quasi il 27%), un massacro. Proprio per questo motivo e per cercare di “favorire il rientro nel mondo del lavoro al termine del congedo di maternità”.Le risorse economiche non sono molte, infatti è prevista una quota di 20 milioni di euro l’anno per tre anni, e se tutte le mamme chiederanno il contributo massimo (1.800 euro in sei mesi) i fondi basteranno per poco più di 11 mila madri lavoratrici.
Vengono fissati dei limiti anche per quanto riguarda il congedo dei papà. Un giorno di permesso sarà obbligatorio e pagato al 100%, con un costo per lo Stato di 78 milioni di euro l'anno. Altri due giorni pagati al 100% potrebbero essere concessi ai papà, ma solo se le mamme rinunceranno a due giorni della loro maternità obbligatoria, in modo da non gravare ulteriormente in modo economico allo Stato. Altrimenti l’unica soluzione, per i papà che si vogliono godere il neonato, rimangono le ferie
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24 novembre 2012 6 24 /11 /novembre /2012 23:29

Otto documentari per otto registi di diverse nazionalità chiamati a interrogarsi e a offrire una visone sulla povertà, su com’è nata, su chi e quante sono le persone che ne soffrono. E soprattutto a fornire la risposta di domani: si può sconfiggere la povertà?

 

Domenica, primo appuntamento, in onda Poor us. Una storia di povertà, docufilm animato diretto da Ben Lewis (guarda video) che fornisce una panoramica storica su ricchezza e povertà raccontandoci come nel tempo sia cambiata la percezione di entrambe.Il progetto cross-mediale internazionale, nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della povertà che vede il coinvolgimento in esclusiva, per l’Italia, di Rai Educational.  I poveri ci sono sempre stati, ma gli atteggiamenti nei loro confronti sono cambiati, ci dice il documentarista. A partire dal Neolitico, il regista (per lui un lungo passato in BBC) ci racconta quindi com’è cambiata la povertà.

Il progetto Why Poverty?, che in Italia venne anticipato dalla Bbc durante la scorsa edizione di Ids-Italian Doc Screeneings, per raggiungere più persone possibile, si estenderà anche su piattaforme mobili, internet e social media, con una platea stimata di oltre 500 milioni di spettatori: «Sulla rete, al sito www.raistoria.rai.it, sono già disponibili dieci cortometraggi dedicati al tema della povertà» anticipa il direttore di Rai Educational Silvia Calandrelli, puntualizzando che «non si tratta di una raccolta fondi né di un racconto di punti di vista. 
I principali temi affrontati spaziano dall`alimentazione all’educazione, dall’uguaglianza tra sessi alla corruzione, dalle guerre all`efficacia degli aiuti umanitari nelle zone depresse. In onda dal 25 novembre su Rai Storia.

 

 

 

 

 

 

Tutti gli appuntamenti di Why Poverty? sono seguiti da un approfondimento in studio condotto dal vicedirettore di Internazionale Jacopo Zanchini e arricchito da interviste a politici, attivisti e personalità della cultura, molti dei quali sono stati ospiti del Festival di Internazionale a Ferrara."Grazie a Italian Doc Screenings la RAI ha potuto aderire a questa splendida iniziativa editoriale, insieme a grandi nomi del broadcasting di tutti i continenti – ha affermato Giuseppe Giannotti direttore Rai Storia in occasione dell'anteprima europea di PARK AVENUE, documentario del Premio Oscar Alex Gibney, un'esclusiva Italian Doc Screenings organizzata in collaborazione con il Festival dei Popoli e Fondazione Mediateca Toscana

Nella prima puntata sarà presente in studio il ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi. I documentari saranno accompagnati online da dieci cortometraggi, visibili sul sito di Rai Storia.

Gli altri appuntamenti di Why Poverty? andranno in onda ogni sabato alle 23, dal 1 dicembre al 12 gennaio.

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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 12:14

http://hearthaware.files.wordpress.com/2012/10/chakra-body.jpg?w=593&h=604Gli umani e gli Starseed sono allineati energeticamente attraverso il nostro sistema multidimensionale di chakra. Tuttavia, a causa della transiente situazione della Madre Terra, per ascendere alla quarta dimensione si serve di nuovi modelli di griglia energetica e di un ologramma con una diversa frequenza temporale.

La diretta conseguenza è che il nostro allineamento multidimensionale dei chakra potrebbe essere stato disturbato o interrotto. Di conseguenza, molti starseed hanno manifestato blocchi fisici, emotivi e mentali che hanno causato loro dolore e disagio.

Per aiutarci a riallineare i chakra e a facilitare il lavoro del regno Angelico della Terra c’è questa tecnica di auto-allineamento. Si tratta di un metodo semplice che chiunque può utilizzare per riallineare le proprie energie. Il metodo di auto bilanciamento, che si può fare da seduti ovunque, è il seguente:

1) Siediti. Inspira ed espira lentamente per tre volte e apetta finché non raggiungi la tranquillità interiore. Quindi procedi con il chiedere agli Angeli Terrestri della Madre Terra di aiutarti a riallineare le energie dei chakra.

2) Metti la mano destra quattro centimetri sotto l’ombelico (su un vortice d’energia, il chakra sacrale), quindi apri la mano sinistra e, con il palmo rivolto verso l’alto, appoggiala sopara la coscia sinistra. Inizierai a sentire l’energia che scorre attraverso la mano destra. Aspetta fino a quando non riesci più a sentire tale energia, quindi togli la mano destra, tenendo invece la mano sinistra sopra la coscia per l’intero processo.

3) Sposta la mano destra cinque centimetri sopra l’ombelico su un altro vortice d’energia (il chakra del plesso solare) e ripeti le operazioni sopra descritte. Togli la mano destra.

4) Metti la mano destra sul vortice d’energia sopra il cuore. Ripeti i passi precedenti. Togli la mano destra.

5) Metti la mano destra sulla gola, dove c’è un altro vortice di energia. Ripeti i passi precedenti.

6) Metti la mano destra sul vortice d’energia tra le sopracciglia (il chakra del terzo occhio). Ripeti i passi precedenti. Ringrazia gli Angeli della Terra per il loro aiuto.

Potrai sperimentare un rilascio energetico da ogni vortice d’energia (chakra) e, una volta finito il processo, ti sentirai più lucido, più leggero e più equilibrato. Ripeti questo semplice esercizio di auto-bilanciamento ogni volta che avverti un qualsiasi tipo di disagio.

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 22:47

Un grave pericolo sovrasta internet?

La riservatezza che circonda i lavori del World Conference on International Telecommunications (WCIT-12) autorizza davvero i peggiori sospetti?

IL TAVOLO DELLE REGOLE - L’ultima volta che la comunità internazionale si è riunita per mettere mano alle International Telecommunication Regulations (ITRs), nel 1988, internet non esisteva ancora. L’ITRs definisce i principi per le retribuzioni e le operazioni che riguardano le comunicazioni internazionali. Quelle correnti furono sanite con l’accordo di 178 paesi alla World Administrative Telegraph and Telephone Conference, a Melbourne.

 

L’INCONTRO E I TIMORI - Questa sessione si svolgerà a Dubai e vedrà i delegati trattare per 12 giorni e alla fine arrivare alla stesura delle regole destinate a sovrintendere un universo delle comunicazioni radicalmente trasformato dal 1988. I timori sono di due tipi, il primo è l’evidente volontà politica di alcuni stati di pervenire a regole che favoriscano il loro controllo sulla rete, mentre il secondo è quello che si pervenga a un sistema di distribuzione dei costi e dei carichi ricalcato su quello della telefonia.

LA DIVISIONE DEI PROFITTI - Il secondo non sarebbe meno pericoloso del primo, visto che influenzerebbe negativamente lo sviluppo e il dinamismo della rete, costituendo rendite a favore di alcuni privilegiati e rivelandosi un handicap per gli investimenti in molti paesi. Alle critiche, il comitato dell’ITU che presiede la WCIT-12 ha risposto che le proposte degli stati sono sul sito del WCIT-12 e che chiunque può controllare se contengano proposte liberticide e avanzare critiche.

TROPPO OPACO - Peccato solo che al sito sia possibile accedere solo previa iscrizione al modico costo di 4.000$ e a patto di non essere individui, che non hanno diritto d’accesso. Lo stesso si può dire dell’affermazione secondo la quale al pubblico sarebbe permesso di proporre contributi, operazione che fino ad oggi non è ancora chiaro come sarà espletabile.

LA RETE SI MOBILITA - Parte delle proposte presentate degli stati sono state pubblicate sul sito “pirata” wcitleaks.org, ma di queste non è possibile verificare o controllare l’attendibilità e provenienza. Una situazione che invece di sciogliere l’inquietudine l’ha accresciuta e così oggi anche Google ha battuto un colpo, pubblicando una pagina interamente dedicata alla questione, nella quale si chiede che la discussione sia aperta a tutti, come già accade per altri consessi internazionali dedicati agli accordi sul funzionamento della rete. L’azienda di Mountain View non si limita a descrivere i termini del problema e a presentare la sua posizione, ma esorta gli utenti della rete a far sentire a loro volta la loro voce presso i media e le autorità nazionali e internazionali.

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 19:03

 

Le 100 voci che caratterizzeranno il nuovo redditometro sono una delle poche cose certe di questo strumento, per tutto il resto il condizionale è d’obbligo.

Queste voci dovranno rappresentare  tutti gli aspetti della vita quotidiana e porteranno alla stima del nostro reddito. Sono riconducibili a 7 macrocategorie comprendenti: abitazione, assicurazioni e contributi, mezzi di trasporto, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti in mobili e immobili e altre spese significative (come antiquariato, gioielli preziosi, donazioni, ecc.).

 

Attraverso modelli matematici e statistici il tutto verrà confrontato a gruppi di riferimento difamiglie  ”standard”, catalogate in 55 tipi per composizione e area geografica, e per ogni famiglia verranno individuate realtà ritenute normali. Da qui, con dei correttivi, ogni italiano contribuente sarà confrontato con la situazione di normalità.

Sarà interessante valutare quanto incida la collocazione territoriale, le aree geografiche determinate sono Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole. Per ora però non è dato sapere se un immobile ha lo stesso peso nella stessa area a prescindere dalla provincia e se non avviene differenziazione tra zone dello stesso comune.

La cosa non è di poco conto, se si tiene presente che possedere un immobile nel centro di Roma non è la stessa cosa che possederlo in periferia.

 

Il nuovo redditometro per un certo verso “somiglia”agli  studi di settore: al riguardo, le categorie professionali hanno di fatto osservato che l’utilizzo non deve tradursi in un mezzo per emettere accertamenti di massa fondati su presunzioni, ma uno strumento che vada a colpire con precisione dove serve.

 

Il termometro del redditometro

 

Possiamo immaginarlo come un termometro diviso in due parti. Una verde, nella quale sono presenti i beni (investimenti) considerati con un indice inferiore all’unità, come ad esempio prima casa e obbligazioni. Essi avranno un peso minore nella stima finale del reddito.

Nella zona rossa troveremo in salire spese per animali domestici, auto non di lusso, pay tv, circoli ricreativi, gioielli, per finire con auto di lusso e imbarcazioni (chiaramente più saliamo, e più i beni in questione assumono peso nella stima).

Queste spese verranno considerate a un valore superiore a quello unitario per arrivare alla stima del reddito.

 

Dal 16 novembre si potrà sperimentare


E’ online il “ReddiTest” (Qui trovate il software dell’Agenzia Entrate) il software per sperimentare tramite le associazioni di categoria, gli ordini professionali e le organizzazioni sindacali, il funzionamento del nuovo redditometro fino alla conclusione della fase di test, prevista per la fine di febbraio. E’ stato messo online questo software proprio per testare il redditometro e,  anche se sarà in grado di fotografare in maniera reale e adeguata la spesa delle famiglie italiane, non risulta completamente chiaro poichè tale strumento misurerà sì il reddito potenzialmente ascrivibile alla famiglia, ma ciò non ha fondamento giuridico, poiché la famiglia non è un soggetto passivo fiscale.
L’Ae sottolinea che i dati inseriti rimarranno anonimi e verranno usati esclusivamente per testare la coerenza del nuovo redditometro.

 


 

Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione in commissione finanza di ieri 31 gennaio, aggiorna il calendario del nuovo strumento di accertamento sintetico.

Attualmente è in test presso sindacati, ordini professionali, e associazioni di categoria, il via ufficiale sarà da giugno 2012. Il test ha preso in oggetto oltre 22 milioni di famiglie, per circa 50 mln di persone, una base che, spiega Befera, è servita “per determinare  i cluster per poggiare i reali e nuovi dati dei contribuenti”.

 

Lo scostamento del 20%

E’ la differenza sul reddito dichiarato che farà scattare il redditometro. In pratica scatterà l’accertamento quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato (nel vecchio redditometro la percentuale era pari al 25%).

Da segnalare che il nuovo redditometro funzionerà anche come strumento preventivo. In futuro, infatti, sarà disponibile un software per  tutti i cittadini per verificare “fai da te” quale sia il reddito corretto da dichiarare ed evitare così l’accertamento.

 

Questa applicazione permette di calcolare il valore del c.d. Redditometro (art. 38 del DPR 600/73), cioè la stima del reddito sinteticamente attribuibile alla persona fisica in base alla sua capacità contributiva, evidenziando, inoltre, la soglia di reddito minimo da dichiarare per evitare di incorrere in un eventuale accertamento sintetico.

Del calcolo effettuato è possibile visualizzare il dettaglio a video e stamparlo.

N.B. Questa applicazione effettua i calcoli secondo quanto stabilito dall'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nella versione antecedente le modifiche apportate dal Decreto-Legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, che resta efficace per la determinazione dell'accertamento sintetico fino al periodo di imposta 2008.

(L'Agenzia delle Entrate può notificare ai contribuenti gli avvisi di accertamento entro il 31 dicembre del 4º anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Ad esempio: per i redditi dell'anno 2007, con dichiarazione presentata nel 2008, il termine per l'accertamento è il 31 dicembre 2012)

Sistema operativo

Mac OS X 10.3 o superiore (Universal Binary)

Disponibile anche per Win 

Immagini della applicazione

Vai alla pagina delle immagini della applicazione

Download

Clicca qui per scaricare il software

 
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18 novembre 2012 7 18 /11 /novembre /2012 22:05

anonymous israele

La situazione esplosiva che oramai è alle porte, nuovamente, tra Israele e la Palestina, sembra non avere altra soluzione che una guerra che ponga fine a tutto questo: in difesa della Palestina però a sorpresa, arriva un grupo di hackeristi che vuole avere un ruolo:  un attacco “politico”  di Anonymous  che  se la sono prende con Israele con l’operazione #OPIsrael in difesa di Gaza. Lo scontro in Medio Oriente ha chiamato le truppe virtuali che si oppongono alla volontà del governo israeliano di bloccare la connessione alla Rete nella Striscia di Gaza. È una vera e propria minaccia: “Se lo farete conoscerete la piena e incontenibile rabbia di Anonymous, come per gli altri governi non ne uscirete indenni”. Sono stati poi attaccati due siti come Falcon-s.co.il e Advocate-israel.com vicini al Governo e sono state diffuse indicazioni per i palestinesi per realizzare una connessione analogica sostitutiva.

Anonymous erano stati protagonisti di un altro attacco informatico lo scorso aprile. Si era attaccato il network di siti ufficiali della Formula 1, che sono rimasti oscurati per qualche ora a causa di un’intrusione del gruppo di pirati informatici. Il motivo di questa protesta online? E’ ancora una volta il tanto discusso GP di Formula 1 in Bahrain, che l’anno scorso non si era corso per sensibilizzare l’attenzione mondiale sui crimini compiuti dal Governo nella soppressione della rivolta popolare, mentre quest’anno è ritornato a essere in programma nonostante la situazione non si sia stabilizzata. Vittime i siti ufficiali F1 come www.f1.com e F1-racers.net, che sono rimasti oscurati per qualche ora prima di essere riportati alla normalità. Per quale motivo si è oscurato uno spazio, anzi due, così importanti e istituzionali? Ancora una volta gli Anonymous hanno preso di petto una questione prettamente “politica” che nulla c’entra contro major o etichette cinematografiche e musicali.

Come si poteva leggere nella dicitura del testo pubblicato, riportata anche all’interno del sito del ministero dell’Interno del Bahrain, caduto sotto i colpi degli attacchi informatici più o meno nello stesso frangente: “Il popolo del Bahrain ha combattuto contro l’oppressione del regime del re Hamad bin Al Khalifa per oltre un anno. Si sono registrati omicidi per le strade, aggressioni, gas nelle abitazioni, danneggiamenti a proprietà private da parte della polizia e sequestri. Il Regime continua la sua azione brutale ogni giorno e peggiora. Per questo motivo il GP del Bahrain andrebbe boicottato, perché i proventi dell’evento finanziano queste oppressioni“. Gli Anonymous hanno ricordato anche lo sciopero della fame che ormai prosegue da 70 giorni da parte dell’operatore umanitario Abdulhadi Alkhawaja, “Non è colpevole di nessun crimine, è perseguito solo per aver invocato il rispetto dei diritti umani per la popolazione“. Un intento lodevole, questa volta, per gli Anonymous che lo scorso 31 marzo sembrava potessero attaccare anche i giganti del web, ma si era capito subito che era solo una bufala.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 22:58

CANCELLARE IL DEBITO? SI PUO’

CANCELLARE IL DEBITO? SI PUO’, SECONDO DUE ECONOMISTI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

MARIA GRAZIA BRUZZONE 04/11/2012 La Stampa 4 novembre 2012

Eliminare il debito pubblico degli Usa con un colpo, e fare lo stesso con Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Grecia eccetera. E nello stesso tempo alimentare la crescita, stabilizzare i prezzi e spodestare i banchieri. In modo pulito e indolore, e più rapidamente di quel che si può immaginare. Con una bacchetta magica? No. Con una legge semplice, ma capace di sostituire l’attuale sistema attraverso il quale a creare denaro dal nulla sono le banche private.
Un provvedimento che obblighi le banche a una riserva del 100%.

Non lo propone Beppe Grillo, che pure dal suo blog offre analisi e proposte peraltro mica molto diverse, linkando un sito dove i militanti del M5S trovano bell’e pronto un “Kit” tutto da imparare e divulgare con disegni, tabelle e semplici ma articolate spiegazioni su “Come abbassare il debito” (anche se poi nel Programma del M5S di questi temi non si trova traccia, per ora ).

Con tutto il rispetto per Grillo& soci, parliamo di cose a ben altro livello. Dello studio di due economisti del Fondo Monetario Internazionale, Jaromir Benes and Michael Kumhof intitolato The Chicago Plan Revisited. Una proposta rivoluzionaria e “scandalosa” che sta diventando un cult in giro per il mondo, assicura il Telegraph che lo sintetizza, e suscita un dibattito acceso. Il che è già un sintomo della sua attualità.

Un mondo in debito. Che il sistema economico (capitalistico) sia inceppato lo segnala un dato: il debito globale è arrivato all’esorbitante somma di $200 trilioni (200mila miliardi), mentre il PIL del mondo è inferiore ai $70 trilioni. Vale a dire che il rapporto debito/ PIL globale rappresenta il 300% del PIL. E a detenere questa immensa montagna di debito – che continua a crescere – sono più le economie avanzate che i paesi in via di sviluppo.
Il cuore e la croce del problema è quindi in Giappone, Usa e in buona parte dell’Europa (compresa l’Italia dove gli enormi interessi sul debito continuano…ad accrescere il debito, in un circolo vizioso).
Di qui il dibattito. “Catalizzato a sorpresa dal FMI, che ha rispolverato una vecchia idea: semplicemente cancellare il debito, farlo sparire”, osserva Zerohedge, con vari link.

Allarme & Contrordine del FMI. A scatenare il recente dibattito è stato in realtà l’ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, di ottobre, che – come racconta Linkiesta – punta il dito sulle politiche di austerità volte a portare sotto controllo i debiti pubblici. Queste politiche potrebbero portare in recessione le economie, con dei costi politici oltre che economici non indifferenti.
Le politiche di austerità hanno, infatti, prodotto un effetto indesiderato e imprevisto, ossia una flessione delle economie maggiore delle aspettative.
Le conseguenze di tagli e aumenti delle tasse deprimono l’economia più di quanto si era calcolato, anche perché la politica monetaria è già espansiva, sostiene l’FMI nel suo rapporto.
(Sì, avevano sbagliato i calcoli, il post tenta anche di spiegare come e perché. Come dire che tartassare i cittadini porta benefici relativi all’economia in quanto non innesca ma anzi deprime l’auspicata “Crescita”. Una bella correzione di rotta, rispetto alle ricette seguite fin qui). (1).

Non solo. “Il Fondo Monetario e altri di quel giro sarebbero realmente preoccupati dalla prospettiva di un’altra crisi, anche peggiore di quella del 2008. Sembra che il FMI pensi che l’austerità possa essere usata per giustificare la privatizzazione di servizi pubblici e che tagliare il conto dei benefici sia stato eccessivamente enfatizzato, con conseguenze potenzialmente disastrose”. Così Business Insider, ( qui e qui) che riferisce la domanda che aleggia per Wall Street: il debito non lo si potrebbe cancellare?

Che fare? Ecco quindi la ricerca di nuove idee per frenare questa crescita immane del debito pubblico, particolarmente grave in paesi come Usa e Gran Bretagna che hanno anche messo centinaia e centinaia di miliardi nel tentativo, mica tanto riuscito, di fornire credito per rianimare l’economia ( i cosiddetti QE).
Non a caso se ne parla ad alto livello proprio a Londra, dove in discussione sono tuttavia varianti meno estreme di quella sostenuta dai due economisti di cui sopra.

Ad essere dibattuta lì – come racconta l’Linkiesta – è la possibilità/ convenienza di cancellare il debito pubblico in mano alla banca centrale inglese, la Bank of England, che è pari al 25% del debito emesso. Cancellandolo, si pagherebbero molto meno interessi, si libererebbe liquidità e si potrebbe rendere meno dura l’austerità. Il dibattito ferve sull’autorevolissimo Financial Times ( qui), su Alphaville, noto blog dello stesso FT, e ancora qui. Con una prevalenza di contrari, par di capire.

Il piano rivoluzionario. Ma torniamo alla ben più radicale proposta dei due economisti del FMI. Il lavoro è intitolato ” The Chicago Plan Revisited” in quanto rilancia e approfondisce il Chicago Plan originario di altri due economisti, Henry Simons della Chicago University – culla del liberismo – e Irving Fisher, nel bel mezzo della Grande Depressione degli anni Trenta. Lo riassume bene il Telegraph citato, dove Ambrose Evans-Pritchard segnala anche favorevoli e contrari.

Cancellare il 100% del debito. “Il trucco è rimpiazzare il nostro sistema dove il denaro è creato da banche private – per il 95-97% della disponibilità di denaro – con denaro creato dallo Stato. Vorrebbe dire tornare alla norma storica, prima che il re inglese Carlo II mettesse in mani private il controllo del denaro disponibile”. Nel 1666.

“Significa un assalto alla ‘ riserva frazionale’ delle banche (termine che ricorre da tempo su blog considerati cospirazionisti che parlano di ‘ signoraggio’). Se i prestatori vengono forzati ad avere il 100% di riserve proprie dietro i depositi e i prestiti, perdono l’esorbitante privilegio di creare denaro dal nulla.

La nazione riguadagna il controllo sulla disponibilità di denaro in giro. Non ci sono più corse agli sportelli e si riducono i perniciosi cicli di espansione/contrazione del credito”.

Un po’ di Storia. “Gli autori del primo Piano di Chicago avevano pensato che i cicli di espansione/contrazione del credito portano a una insana concentrazione di ricchezza. Avevano visto nei primi anni Trenta i creditori pignorare gli agricoltori ridotti sul lastrico, accaparrarsi le loro terre o comprarsele per un pezzo di pane.

Oggi, gli autori della nuova edizione di quel piano sostengono che il trauma del ciclo di credito che si espande/contrae – causato dalla creazione privata del denaro – è un fatto storico che si ritrova già coi giubilei del debito nell’antica Mesopotamia, e nell’antica Grecia, e a Roma, a un certo punto(2).

Il controllo sovrano (dello Stato) o del Papa sulla moneta corrente rimase tale (in Gran Bretagna) per tutto il Medio Evo, fino al 1666, quando è cominciata l’era dei cicli di espansione/contrazione. Certo, si aprì la strada alla rivoluzione agricola e subito dopo alla rivoluzione industriale al più grande balzo economico e industriale mai visto. Ma non cavilliamo” ironizza il Telegraph, che non prende partito (3).

I miti. E’ un mito – divulgato innocentemente da Adamo Smith – che il denaro si sia sviluppato come mezzo di scambio basato sull’oro, o legato ad esso, dicono gli economisti del FMI.
Come è un mito, puntualizza lo studio degli economisti del FMI, quel che si impara sui libri, che sia la Fed, la banca centrale americana, a controllare la creazione di denaro.

In realtà il denaro è creato al 95-97% dalle banche private. Attraverso i prestiti.
Le banche private infatti non fanno prestiti in quanto hanno depositi in denaro. Il processo è esattamente il contrario, spiega un post di istockanalyst, che ci pare molto ben fatto.

Ogni volta che una banca fa un prestito, scrive nel computer il credito (più gli interessi) e nel suo bilancio la passività corrispondente. Ma di quel denaro che presta la banca ne ha una minima parte. Se lo fa prestare da un’altra banca, o dalla banca centrale. E la banca centrale a sua volta crea dal nulla il denaro che presta alla banca.
Nel sistema attuale infatti la banca non è obbligata ad avere riserve proprie altro che per una frazione minima di quello che presta.
In un sistema a “riserva frazionale” ad ogni denaro creato dal nulla corrisponde un debito equivalente. Il che produce un aumento esponenziale del debito, fino al punto che il sistema collassa su sé stesso.

Gli economisti del FMI, rovesciano la situazione. La chiave è la separazione netta fra quantità di denaro e quantità di credito, fra creazione di moneta e crediti.
I prestiti sarebbero interamente finanziati da riserve, ovvero guadagni accantonati. Vale a dire che i prestatori (le banche) non potrebbero più creare nuovi depositi dal nulla ovvero generare i loro finanziamenti attraverso i prestiti, un privilegio straordinario ed esclusivo, negato ad altri business.

Le banche diventerebbero quel che erroneamente si crede che siano, puri intermediari che devono procurarsi all’esterno i loro fondi per essere in grado di fare prestiti.

La Fed – la banca centrale Usa – si approprierebbe per la prima volta del controllo sulla disponibilità di denaro, rendendo più facile gestire l’inflazione.

Di fatto, viene osservato, la banca centrale verrebbe nazionalizzata diventando una branca del Tesoro (ora la Fed fa capo a banche private). E il debito nazionale si trasformerebbe in un surplus. Le banche private dovrebbero infatti prendere a prestito riserve per compensare le eventuali passività.
Lo Stato non sarebbe più debitore, ma diventerebbe un creditore, in grado di acquistare il debito privato, assicurano gli economisti, che hanno fatto calcoli complicatissimi con metodi iper moderni, viene detto. Anche il debito privato verrebbe così cancellato.

Non c’è da stupirsi se già l’originario Chicago Plan, per quanto deliberato da commissioni del Congresso americano, non divenne mai legge, a dispetto del fatto che a caldeggiarlo furono ben 235 economisti accademici, allora e anche nel dopo guerra, compresi il liberista Friedman (nel 1967) e Tobin (il padre della Tobin tax, nel 1985), mentre allora Keynes, il padre di politiche economiche che passano per “stataliste”, lo osteggiò.

“In pratica il piano morì per la fortissima resistenza del settore bancario”.
Le stesse banche che oggi recalcitrano davanti agli obblighi di riserva un po’ più alti (ma sempre dell’ordine del 4-6%) imposti dalle regole di Basilea III, comunque insufficienti a fare da deterrente in caso di nuova crisi. Le stesse che spendono miliardi in lobbying e in contributi elettorali ai candidati presidenti. E che davanti al nuovo Chicago Plan minacciano sfracelli e sostengono che “vorrebbe dire cambiare la natura del capitalismo occidentale”.

Il che forse è vero. Magari però sarebbe un capitalismo migliore. E meno rischioso.
————————————————
NOTE (e scusate la lunghezza del post)
(1) Ricette allineate a un noto studio della BRI- la Banca dei Regolamenti Internazionali, la banca delle banche – che nel 2010, per arginare i debiti pubblici crescenti nei paesi ricchi, dove la popolazione invecchia di più, suggeriva di tagliare la spesa sociale, pensioni, lavoro, sanità e altri benefici del welfare. Peraltro, in quel rapporto il debito pubblico italiano, per quanto alto, risultava tra quelli meno in aumento.
(2) I due economisti ricordano il piano di Solone, nell’Atene del 599 A.C, che cancellò i debiti contratti verso gli oligarchi creditori, restituì le terre, fissò i prezzi delle materie prime, e ristabilì la creazione pubblica di moneta esente da debito. E la Lex Aeternia dell’antica Roma nel 454 A.C, mantenuta finché il Senato perse il controllo del denaro.
(3) In realtà già a fine ‘800 ci fu un ciclo negativo, poi la Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione – a cui tentarono di reagire gli economisti del Chicago Plan – finita di fatto con la Seconda Guerra Mondiale e l’espansione seguente, quindi ancora varie crisi, sempre più ravvicinate, fino a quella odierna, più grave perché globale e favorita da regole alla finanza sempre più lasche.

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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 23:17

 

Qualcosa inizia a muoversi in tutta l' Italia, anche se attualmente sembra che il cittadino subisca solo una situazione di cui colpe non ne ha ma che paga a caro prezzo, anche troppo. Sciopera l'Europa. Mercoledì 14 novembre i sindacati del vecchio continente in piazza contro le politiche di austerity e le ricette liberiste. All'iniziativa promossa dal Ces (Confederazione europea dei sindacati) aderisce anche Parma, o meglio la Cgil, che per la giornata ha previsto un corteo con diversi presidi. Assenti invece le altre due sigle, Cisl e Uil. Una mancanza che suscita la perplessità del segretario Patrizia Maestri: "Sconcerta che gli altri due sindacati non partecipino a manifestazioni di questo tipo". In ogni piazza italiana verrà mossa una manifestazione, contro queta situazione disperata.

Previsti disagi per chi deve muoversi in treno e nave. Escluse dall'agitazione i territori costieri della Toscana colpiti dal maltempo: Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto.

Il 14 novembre 2012 non sarà solo il giorno dello sciopero dei trasporti. In piazza scenderanno infatti anche studenti ed insegnanti. Come riferito anche sul sito del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, a scioperare sarà il personale docente. La protesta è stata indetta da COBAS, CUB scuola, UNICOBAS scuola, FLC CGIL, USI AIT scuola, NIDIL/CGIL, USI, SISA. Inoltre il Collettivo autonomo Studentesco ha indetto lo sciopero e possibili manifestazioni in tutte le città italiane. La protesta, unita a livello europeo dallo sciopero della Confederazione europea dei sindacati (Ces), vuole rivendicare i diritti del comparto scuola, l’assunzione stabile dei precari, la cancellazione delle 24 ore settimanali dell’orario di cattedra e la cancellazione del concorso per i precari, della deportazione degli “inidonei” e della legge ApreaGhizzoni. Inoltre sarà possibile anche una manifestazione nazionale, nelle giornate di mercoledì 14 novembre e di sabato 24 novembre a Roma.

 

 

 I numeri europei parlano da soli: 25 milioni di disoccupati e il 50% dei giovani - specie in Italia e Spagna - senza lavoro. Un problema che sta alimentando nuovi flussi migratori, alla quelle non si sottrae neppure l'Emilia Romagna. "Cinquemila giovani emiliani lavorano nel Regno Unito" fa notare Massimo Bussandri, organizzatore della manifestazione del 14. "Occorre - conclude Maestri - una rottura con le politiche dettate dalla finanza, quella finanza che ha impoverito imprese e lavoratori". Nel mirino anche le misure del governo Monti, con il problema esodati che rimane aperto.

In occasione dello sciopero generale di 4 ore dei lavoratori pubblici e privati, in programma per il 14 novembre, sono previsti numerosi disagi nel settore dei trasporti. L’agitazione è stata indetta in concomitanza con la giornata di mobilitazione europea promossa dalla Ces.

Queste le modalità e gli orari dello sciopero dei trasporti secondo quanto diffuso dal Ministero dei Trasporti:

  • Treni e navi traghetto FS: dalle 14 alle 18
  • Trasporto Marittimo: 4 ore di ritardo nella partenza delle navi
  • Attività Portuali: 4 ore per turno
  • Merci, circolazione e sicurezza stradale: ultime 4 ore della prestazione lavorativa

la Confederazione europea dei sindacati, ha indetto una giornata di mobilitazione contro le politiche di austerità e per quello stesso giorno, per partecipare alla mobilitazione con gli altri sindacati europei, la CGIL ha indetto uno sciopero generale nazionale di quattro ore, con manifestazioni in più di 100 città italiane. "Non si deve più aspettare a contrastare la politica di austerità e rigore che l'Europa impone a tutti gli stati", ha detto questa mattina il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso. La mobilitazione della Ces è un appuntamento molto importante per rispondere alle politiche di austerità che creano disoccupazione e peggiorano le condizioni di vita di milioni di persone in tutta Europa. Bisogna rispondere subito cambiando le politiche".

 

 

 

 

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7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 22:52

Scontri ad Atene contro l'austerity

Nel giorno in cui l'America festeggia il suo presidente, l'Europa torna ostaggio della crisi del debito. E' sulle sponde dell'Egeo che risuona lo spauracchio di una nuova Lehman Brothers. Mentre Atene è paralizzata per il secondo giorno di fila dallo sciopero generale, fra qualche ora il Parlamento greco voterà il nuovo pacchetto di misure di austerità. Ammontano a 13,5 miliardi di euro quei sacrifici di lacrime e sangue che i greci dovranno ingoiare altrimenti sarà la fine.

Le rivolte greche oramai non sono più una novità, le persone sono totalmente logore e arrabbiate da come il loro governo pensa al proprio popolo e quindi... i greci invadono la piazza davanti al Parlamento per manifestare contro l’approvazione del pacchetto che porterebbe nuovi tagli. Ed i primi scontri con la polizia, che secondo le agenzie avrebbe usato i lacrimogeni.

LE PROTESTE – La Grecia si trova allo scadere delle 48 ore previste di stop contro la quasi certa approvazione delle nuove misure di austerità che l’Europa chiede all’isola. Il primo ministro Antonio Samaras spera di mettere d’accordo tutti e di avere supporto per muovere i prossimi tagli di bilancio e la riforma del lavoro. Ue, Bce e Fmi hanno parlato chiaro e il patto, per ottenere l’accesso al fondo di di aiuti di 31, 5 miliardi di euro è che il Paese si impegni a effettuare tagli per 13, 5 miliardi entro il biennio 2013-2014. “Dobbiamo salvare il paese dal disastro. Se non riusciamo in questo, è inutile restare nella comunità europa. Questi sono gli ultimi tagli che apporteremo ai salari e alle pensioni” ha dichiarato Samaras e questo ha scatenato le proteste di due giorni. La Grecia è diventata quasi un paese fantasma: stop a trasporti pubblici, scuole chiuse, fermi i ministeri, la sanità, le farmacie, i traghetti e i cittadini sono scesi nelle strade a dire: “Basta”.


I NO – I sindacati dicono che le misure affosseranno i poveri ancora di più e che i ricchi non potranno che trarre giovamento dall’ennesima richiesta di tagli: la produzione della Grecia è calata in modo inarrestabile e la disoccupazione troneggia. “Se i parlamentari daranno l’ok, commetteranno un grande crimine contro il paese e il popolo” ha dichiarato Nikos Kioutsoukis, segretario generale di Gsee, uno dei sindacati ellenici più importanti. I nuovi tagli fiscali, e quindi l’approvazione, segnano un banco di prova per la formazione di Samaras salito al potere da giugno. “I greci devono farlo, non hanno possibilità di scelta” ha commentato Jean Claude Junker, presidente dell’eurogruppo.

 

L’economia della Grecia è sofferente e per questo il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto una riduzione del debito ma la Germania non ne vuole neppure sentire parlare: “Non possiamo prenderla in considerazione perché la cancellazione mina le norme di bilancio tedesche” ha riferito Steffen Seibert e non viene accettata neppure la proroga dal 2014 al 2016 per sistemare i conti. “Occorre trovare una soluzione rapidamente. La Grecia ha un problema da risolvere in due anni e non può farlo senza aiuti esterni” ha aggiunto Ewald Novotny, governatore della banca nazionale austriaca. E ancora: “È assurdo parlare adesso di ulteriori tagli al debito greco, perché non rispettano gli impegni” ha commentato Wolgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco. Schaeuble ritiene che l’unico mezzo per salvare la Grecia sia il riacquisto, da parte di Atene, dei propri bond già emessi.

Le possibilità di fare marcia indietro sono poche e la Bce ha spiegato il perché:

“Non possiamo prolungare né la scadenza dei bond greci né possiamo ridurre i tassi. Non possiamo operare un taglio diretto perché sarebbe come finanziare lo Stato Greco e questo non è consentito, da trattato, alla Bce” ha dichiarato Joerg Asmussen alla Bild.

Un panettiere di 58 anni, intervistato da Reuters ha dichiarato: “Si vive in uno stato costante di paura e incertezza, non sai mai cosa ti aspetta dietro l’angolo” ha dichiarato Panos Goutsis e ancora: “Quante volte hanno detto che sarebbe stata l’ultima volta? Siamo stanchi di sentirlo”. Gli oppositori saranno presenti alla votazione ma non è chiaro se voteranno a favore, mentre 16.000 persone hanno invaso piazza Syntagma per urlare il loro dissenso. “Hanno preso tutto quello che abbiamo, i nostri soldi, il nostro lavoro, le nostre vite e non si fermeranno finché gli europei non saranno soddisfatti” ha detto Popi Alexaki, 40 anni, che ha perso il lavoro ad agosto.

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