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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 22:30

Le navi da guerra assumeranno ben presto un nuovo volto: il varo della USS Zumwalt, considerata la nave da guerra più sofisticata del mondo, avrà la sua gloria l' anno prossimo, nel 2013. Il vascello sarà operativo entro la fine del 2016, e rappresenterà una vera rivoluzione nel mondo dei cacciatorpedinieri.

il 60% delle forze navali degli Stati Uniti sarà di stanza nel Pacifico, un massimo storico che riflette la crescente importanza strategica dell'Asia negli Stati Uniti, come pure per quanto riguarda la Cina che flette il suo potere nella regione.

La presenza estesa degli Stati Uniti include la Marina di nuova generazione di navi da guerra, il cacciatorpediniere DDG-1000 classe Zumwalt, dal nome del ex capo delle operazioni navali ammiraglio Elmo Zumwalt Jr. La prima di queste 600 piedi, 15.000 tonnellate navi si sta costruendo da General Dynamics nel Maine a Iron Works vasca da bagno, che dovevano costruire 40 milioni di $ possibilità di ospitare il progetto.


Viene definita "cacciatorpediniere" qualunque nave da guerra veloce e maneggevole, utilizzata genericamente per la scorta di vascelli più imponenti e difficili da manovrare, o come gruppo di battaglia sul mare.
I cacciatorpedinieri di classe Arleigh Burke, ad esempio, sono lunghi 155 metri, possono superare agevolmente i 30 nodi (oltre 50 km/h), e hanno un'autonomia superiore alle 4.000 miglia nautiche a velocità di crociera.

Il cacciatorpediniere nuovo è stato progettato per operare sia in mare aperto e in acque basse e in mare aperto. E incorpora caratteristiche invisibili, tra cui: un'onda di perforazione dello scafo che non lascia quasi nessuna scia, un soppressore di scarico per ridurre la nave a raggi infrarossi (calore) la firma, e un esterno che si inclina verso l'interno con un angolo ripido, la creazione di una firma radar disse a essere non più grande di un di pesca dalla barca.


Ma la USS Zumwalt non è un cacciatorpediniere tradizionale, tanto da essersi meritata una categoria a parte (nuova classe "Zumwalt"): sarà più lunga di 30 metri rispetto ad ogni altra nave della stessa categoria, e avrà un profilo stealth, oltre ad una vasta gamma di gadgets tecnologici tali da garantire la supremazia militare in determinate scenari bellici.

La USS Zumwalt è stata concepita come una nave in grado di colpire bersagli terrestri senza essere avvistata, o rientrare nel raggio delle armi difensive del nemico. Può scatenare una devastante potenza di fuoco per centinaia di chilometri nell'entroterra, supportando la fanteria, lo sbarco di mezzi anfibi, o distruggendo le difese aeree nemiche.
I cacciatorpedinieri tradizionali creano un'ampia traccia radar per via del loro stesso profilo: la serie di torrette, di armi e di "alberi" creano un'eco perfettamente distinguibile da qualunque strumento passivo di difesa, situazione non ideale per un attacco a sorpresa.
La USS Zumwalt, sebbene sia più grande del 40% rispetto ai cacciatorpedinieri di classe Arleigh Burke, lascia una traccia radar 50 volte inferiore ad un normale cacciatorpediniere, l'equivalente dell'impronta che lascerebbe un piccolo peschereccio.
Il profilo della nave, inoltre, è affusolato, per diminuire le increspature nell'acqua causate dal movimento di un mezzo di queste dimensioni ed essere meno visibile dall'alto.
In aggiunta, i sistemi di riduzione del rumore rendono il suono prodotto dai motori del tutto simile a quello di un sottomarino americano di classe Los Angeles.
La USS Zumwalt può navigare in acque molto basse, fino a 10 metri di profondità, scandagliando il fondale a colpi di sonar alla ricerca di pericoli.
La nave è dotate di un sistema computerizzato in grado di controllare ogni aspetto della gestione delle armi a bordo. Le torrette da 155 millimetri spareranno proiettili dotati di GPS e capaci di aggiustare la loro traiettoria in volo; il sistema missilistico di difesa, invece, sarà composto da batterie di missili SM-2, Tomahawks e torpedo per sottomarini, ospitati in un apposito magazzino delle munizioni gestito interamente dal software di bordo.
I proiettili intelligenti della Zumwalt, definiti Long Range Land Attack Projectile, sono a tutti gli effetti dei razzi in miniatura: trasportano 11 kg di esplosivo, e hanno un margine di errore circolare di 50 metri ad una distanza di 154 km. La nave potrà trasportarne fino a 750 all'interno della stiva munizioni automatizzata.


La USS Zumwalt produrrà molta più energia di quanto effettivamente ne consumi: sarà alimentata da quattro turbine a gas in grado di produrre 78 megawatt di elettricità, circa 10 volte la quantità disponibile ad un cacciatorpediniere tradizionale. I motori spingeranno la Zumwalt ad oltre 30 nodi, ma a velocità di crociera il consumo di elettricità sarà ridotto a solo 1/4 del totale prodotto.
La nave ha un sistema robotico e computerizzato così sofisticato da poter essere manovrata da un equipaggio di sole 146 persone, circa la metà di un grosso cacciatorpediniere tradizionale di ultima generazione.
Ma la USS Zumwalt non sembra essere esente da problemi: il profilo dello scafo è adatto alla navigazione in acque vicine alla costa, e non in mare aperto. Potrebbe capovolgersi nel caso di grosse onde provenienti da poppa.
I costi, inoltre, sono velocemente aumentati per un cambio di strategia: attualmente, gli USA stanno convogliando parte della loro flotta nel bel mezzo del Pacifico, e la USS Zumwalt non ha le caratteristiche ideali per uno scontro in mare aperto. La Marina ha quindi deciso di acquistare solo 3 dei 32 vascelli inizialmente prenotati, con costi di produzione di 1 miliardo di dollari superiori rispetto al previsto (escludendo i quasi 10 miliardi di ricerca e sviluppo).
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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 21:31

http://static.tuttogratis.it/628X0/donna/tuttogratis/it/wp-content/uploads/2011/10/Come-eliminare-i-pesciolini-dargento-da-casa.jpg

 

 

Ho sentito tantissimi metodi per eliminare questi stupidissimi insetti fastidiosi!

Dall'acido borico all'ammoniaca, dal vapore alle foglie di alloro fino ad arrivare al mocio imbevuto di intonaco!

il pesciolino d’argento o Lepisma Saccharina è un animaletto notturno, vive sotto i mobili, dietro i battiscopa, sotto i frigoriferi, nelle fessure del muro, tra le carte ammucchiate…Purtroppo ci sono in tutte le case, anche quelle più pulite!
Il pesciolino d'argento viene spesso considerato insetto infestante, sebbene i danni provocati da questo animaletto siano trascurabili e la sua presenza non comporti alcun pericolo per la salute. Negli edifici, i pesciolini d'argento sopravvivono solo in presenza di umidità e di fessure in cui nascondersi; eliminando almeno una di queste condizioni, spariranno.

 

Tutti metodi secondo me molto fittizi!

Vi postero' oggi un metodo che personalmente ho provato e che mi sta dando parecchie soddisfazioni! Le vittime sono parecchie e sono sicuro che con questo metodo vincero' la mia battaglia personale con questi extraterrestri casalinghi!

 

   

Istruzioni

1) Il loro cibo preferito è l'amido, che trovano e gradiscono sui muri coperti con tappezzeria o, in determinate condizioni di umidità, anche nella carta e nelle rilegature dei libri. Vivono inoltre molto bene nei locali più umidi della casa, come la cucina e il bagno. Un metodo semplice ma estremamente efficace per eliminare il problema consiste nell'incastrare i pesciolini d'argento prendendoli per la gola, sfruttando per catturarli la loro incapacità di arrampicarsi sulle superfici lisce come il vetro.


2) Si procede prendendo il barattolo di vetro, e lo si passa sulle pareti esterne con la colla a base di amido, oppure applicandovi delle strisce di carta adesiva, tenendo ovviamente la parte ruvida all'esterno e avendo cura che le strisce entrino per qualche centimetro anche all'interno del barattolo.


3) Si piazza quindi il contenitore nei pressi del punto in cui, seppur di sfuggita, si è notata la presenza dei piccoli insetti, non prima di avervi inserito anche qualche cucchiaio di farina mista ad acqua. I pesciolini, attratti dall'amido, si arrampicheranno sulla superficie del barattolo finendovi dentro, senza essere più in grado di uscirne.

 

4) Una miscela 1:1 di borace e zucchero è un'esca efficace per uccidere i pesciolini d'argento.

 

5) L'odore di soluzioni a base di ammoniaca dovrebbe scacciare i pesciolini d'argento nell'arco di 24 ore

 

6) Per catturare i pesciolini d'argento, spruzzare intonaco su uno strofinaccio umido e bianco, e lasciarlo per tutta la notte in un angolo, vicino alla tana dei pesciolini.

 

7) Un'altra tecnica consiste nel lasciare nei pressi della tana degli insetti, sempre di notte, una patata grattugiata. La mattina dopo la patata può essere gettata via insieme ai pesciolini che vi saranno rimasti.
8) Per allontanarle dai libri è sufficiente inserire tra i volumi qualche foglia di alloro.

 

 

 

 

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19 ottobre 2012 5 19 /10 /ottobre /2012 20:44

http://dariosoldani.interfree.it/antichi/ck4/25roma.jpgNel IV secolo vennero realizzati diversi compendi di opere storiche delle età precedenti.
Tra queste il Prodigiorum liber di Giulio Ossequente, in cui vennero elencati tutti gli avvenimenti insoliti ed i fatti prodigiosi (dagli eventi paranormali alle nascite mostruose, dagli scudi volanti alle piogge di latte e carne) avvenuti dal 190 all’11 a.C., che l'autore
leggeva negli Ab Urbe condita libri di Tito Livio, opera a noi giunta solo in parte.

Il Prodigiorum liber offre pertanto importanti informazioni su aspetti della vita sociale e religiosa romana non altrimenti attestati. Il testo latino è quello dell'edizione teubneriana Rossbach del 1910.

Duemila anni fa la scienza non esisteva; esistevano fenomeni “strani”, chiamati prodigi, che
venivano spiegati attribuendoli ai capricci di decine di dèi diversi, quasi uno per ogni fenomeno
esistente; in onore degli dèi venivano compiuti sacrifici e cerimonie nella speranza che cessassero di
manifestare tali prodigi: nascite di bambini con due sessi (ermafroditi), prontamente gettati in mare
o nei fiumi e seguiti da riti propiziatori di 27 vergini; misteriosi lampi nel cielo, rumori sotterranei,
piogge di roccia, latte o sangue. Tutti fenomeni che, bene o male, oggi sappiamo spiegare e non ci
spaventano più di tanti; esplosioni di supernove, bolidi, meteoriti, terremoti, oggetti che ricadono
dopo essere stati sollevati e trasportati lontani da trombe d’aria.
Eppure ancora oggi, come allora, alcuni eventi occorsi decine di secoli fa rimangono inspiegabili:
due o tre soli visibili contemporaneamente in cielo, o un sole che compare nella notte, getti di luce
che scaturiscono dal terreno; ma anche strane palle luminose che planano dolcemente dal cielo: le
prime osservazioni degli ancora misteriosissimi fulmini globulari?E ancora, fiumi di sangue o di latte, lana che cresce sulle piante, persone misteriose che appaiono e scompaiono dal nulla animali che parlano.
E poi le armi e gli scudi volanti  fenomeni impossibili da spiegare, allora come oggi. Secondo la storia ufficiale, l’uomo è riuscito a costruire le prime macchine volanti solo nel 1800 dopo Cristo. E allora, cos’è che “combatteva nel cielo da est a ovest” nel 104 avanti Cristo ?
Forse lo scopriremo tra altri 2000 anni?

http://www.propheties.it/nostradamus/prodigiorum/1557__lycosthenes_001.jpg

Libro completo con traduzione dal latino lo trovate qui' :  http://win98.altervista.org/libro-prodigi-tradotto.pdf

Altri link utili:

 http://www.propheties.it/nostradamus/prodigiorum/prodigiorum1.html 

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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 22:26

 

 

Sono piccole, sono tante e sono sempre un problema di chi nelle abitazioni civili, le ha in casa e non sa come mandarle via, con le buone maniere o con le cattive intenzioni della strage di massa: nei mesi estivi si possono presentare all'improvviso a casa nostra senza alcun avvertimento. No, non stiamo parlando dei soliti parenti o pseudo-amici... Stiamo parlando delle formiche che nei mesi caldi diventano ancora più voraci e spesso ci invadono la casa.

 

Qui di seguito sono elencati sette rimedi per sbarazzarsi delle formiche utilizzando sostanze o prodotti comuni e a portata di mano, facilmente reperibili e assolutamente "naturali".Gli intetticidi, per quanto possano essere efficaci, possono essere anche pericolosi per noi, quindi prima di tutto, pensiamo alla nostra salute.

 

 La prima linea di attacco consiste nel rimuovere tutte le possibili cose che attirano le formiche, tipo briciole o avanzi di cibo. Chiudete per bene il contenitore dello zucchero e mettete i barattoli di miele in un sacchetto di plastica chiuso.Eliminate le fonti d'acqua, come piatti lasciati in ammollo o a sgocciolare durante la notte.

 

 

 

 

 Leggete l'elenco che segue, troverete una lista dei rimedi che funzionano e di quelli che conviene lasciar perdere:

 

Pepe di Caienna: la capsaicina presente nel pepe di cayenna è irritante per le formiche e le fa stare alla larga. Depositare del pepe nel punto di "ingresso delle formiche" funziona davvero.

 

Menta: lo sapevate che una formica può trasportare fino a 50 volte il proprio peso? quindi possono trasportare facilmente anche foglie di menta stritolate. Il concetto è che, anche se si legge spesso di usare questo rimedio, le formiche sono attratte dal profumo della menta ... quindi meglio lasciar perdere.

 

Borotalco per neonati: l'amido di mais presente nel borotalco è un altro irritante per le formiche, come il pepe di Caienna. Le formiche scapperanno via.

 

Farina di mais: questa è una delle tante leggende che circolano online. Le formiche mangiano la farina, poi bevono acqua e esplodono per il rigonfiarsi della farina. Niente di più assurdo! Il rischio semmai è di creare un vero e proprio banchetto a cui parteciperanno ancora più invitati.

 

Vodka e acqua: una soluzione di tre parti a uno di vodka e acqua versata in un flacone spray e spruzzata per tutta la cucina è un rimedio che funziona ma potrebbe creare un problema serio. La cucina puzzerà di vodka e se entra qualcuno in casa potrebbe avere un'impressione sbagliata.


Detergente per piatti diluito in acqua: questo è il rimedio più efficace e meno faticoso per cacciare le formiche. Due cucchiai di detergente diluiti in mezzo litro d'acqua. Versate la soluzione in un flacone spray. Spruzzate vicino alle finestre, porte e crepe senza strofinare. Questo metodo è in grado di eliminare la scia odorosa che richiama le formiche. Poi, spruzzate anche le formiche rimaste in giro con questa stessa soluzione. E' uno dei rimedi migliori e più pratici, anche se non proprio naturale.


Bucce di cetriolo: disponete bucce di cetriolo in cucina o nel punto da cui le formiche arrivano. Le formiche hanno una naturale avversione al cetriolo. I cetrioli amari e immaturi funzionano meglio.

 

Aceto: pulite il lavabo, il pavimento e qualsiasi altro luogo dove ci sono le formiche con una miscela 50/50 di aceto bianco e acqua. Ripetere più volte al giorno. Le formiche, ma non solo loro, odiano l'odore dell' aceto.

Si possono anche depistare le formiche, guidate da un olfatto molto sviluppato: usate ,caffè o erogatori di profumo, in modo che vengano attratte da questi e non vadano verso i cibi. Cospargete le zone più a rischio ed attiratele, poi aspirate tutto. Se potete svuotate il sacchetto all'aperto, lasciando libere le formiche, lo scopo non è ucciderle ma evitare che vadano sul cibo.

Si possono anche bloccare i punti d'accesso delle formiche con del silicone: fatelo se siete certi di un buco da cui escono, se fanno giri lunghi e articolati è difficile capire la provenienza e rischiate di fare manutenzione dove non serve. Utilizzate invece della farina di granturco, mettendola vicino al punto di origine, la prenderanno e porteranno nel nido per nutrirsene, lasciando stare la vostra cucina.

Ultimo consiglio: lavate il pavimento con acqua unita a chiodi di garofano, foglie di pomodoro o un pizzico di pepe: le formiche odiano questi odori e se ne andranno a gambe levate.

 

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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 21:28

A cura dell Dottoressa Anna Chiara Venturini, psicologa psicoterapeuta a Roma

 

http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/10/tradimento_1-300x197.jpgUn aforisma del pittore John Harington dice” Il tradimento non trionfa mai: qual è il motivo? Perché se trionfa e diventa un grande amore, nessuno osa chiamarlo tradimento.”
Ognuno di noi ha una parte segreta, quella parte segreta che non vuole essere scoperta e non vuole scoprire, quella parte segreta che fantastica ed ha al contempo paura di conoscere. Le bugie e il tradimento dà voce a quest’aspetto recondito di noi, sia come traditori che come traditi, portandoci inevitabilmente a riflettere, a crescere e maturare, indipendentemente dalla nostra età e mettendoci di fronte ad una nuova autonomia. Sotto quest’aspetto si potrebbe parlare di una funzione quasi terapeutica del tradimento, proprio perché porta comunque con sé un momento di crisi e quindi di rinnovamento, sia personale che della coppia; ci riporta immancabilmente coi piedi a terra e ci fa rendere consapevoli dei nostri limiti e della nostra fragilità, ricordandoci la nostra parte più autentica che risiede nella capacità di risollevarsi. Ma perché tradiamo? Partendo dalle considerazioni dell’antropologa americana Fisher, secondo cui il tradimento sarebbe scritto nel patrimonio genetico della specie umana ( una volta che i piccoli di scimmia sono grandi,il maschio può andare in cerca di altre scimmie con cui accoppiarsi) nonostante l’adulterio sia stato da sempre condannato e represso dalla nostra cultura e dalla nostra religione, la dirompenza e l’imprevedibilità dell’istinto sessuale hanno avuto la meglio anche sui più terribili divieti sociali, arrivando quasi a far considerare la vera trasgressione il rimanere fedeli! Oggi come oggi la tentazione erotica per un’altra persona appare come trasgressione e desiderio di un’avventura, qualcosa di nuovo che sia in grado di regalarci un brivido diverso, qualcosa che ci faccia sentire le farfalle nello stomaco e che ci faccia sentire irresistibili. Nell’immaginario collettivo il tradimento diviene così quell’atto che permette di superare la noia del rapporto facendoci sentire nuovamente vivi, come se il rapporto di coppia debba essere sempre all’insegna dei fuochi d’artificio altrimenti c’è il rischio delle corna. Ma immaginate che stress nel rapporto se tutto deve essere calcolato in funzione di evitare un tradimento? Nessuna donna andrebbe più in giro per casa in tuta e nessun uomo metterebbe su la pancetta o si piazzerebbe davanti al televisore se ci si dovesse dar da fare per evitare un “terzo incomodo”. Questa però sarebbe una coppia serena? E soprattutto quale sarebbe il motivo dell’unione? Al di là quindi del motivo che spinge a tradire, forse sarebbe bene chiedersi cosa ci spinge ad essere fedeli, se il piacere o il bisogno reciproco; di riflesso si comprenderà la radice dell’adulterio. Nella prima ipotesi, infatti, sarà più facile il tradimento, ma sarà anche più “salutare” per la coppia, perché diviene la spia che il legame non rende più felici i partner e si può allora lavorare sulla rinascita del sentimento; nel caso in cui invece, il rapporto si regga sul bisogno reciproco, difficilmente uno tradirà l’altro, ma l’unione diverrà una specie di gabbia dorata in cui i due soffocheranno nella reciproca dipendenza e nel totale estraniamento dagli altri, visti come potenziali elementi destabilizzanti.
http://www.alessiaangeli.com/wp-content/uploads/2008/01/tradimento.jpgL’infedeltà può assumere quindi diverse finalità: consolatoria, compensatoria, di rappresaglia o d’evasione: in ogni caso risponde ad una esigenza psicologica che rispecchia la salute della coppia.
Ma come ci sentiamo quando veniamo traditi? Malissimo, e va bene così. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima. Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi da parte, sostituiti, annullati. All’improvviso avvertiamo quell’impossibilità di essere amati incondizionatamente, di essere unici e insostituibili per il nostro partner. Lui ha guardato, desiderato, avuto un’altra donna. Dopo l’incredulità del primo momento, veniamo sopraffatti dalla rabbia, dal desiderio di fare sentire al mondo il nostro grido di dolore. Iniziamo ad elaborare il lutto del nostro ideale di coppia “incontaminata”, un processo lungo, faticoso e doloroso in cui l’immagine fissa nella nostra mente è quella dell’intimità violata. Ma dopo questa fase ci troviamo di fronte ad un bivio che è quello dove si trovano due parti di noi che ci appartengono: la nostra parte narcisista ed estremamente fragile che sta in un angolo a leccarsi le ferite, e la nostra parte che invece riesce a mettersi in discussione ed è pronta ad imbattersi nella sofferenza e nella riflessione, cercando di capire cosa non è andato e usando le informazioni per accrescere la conoscenza di sé e del proprio essere in coppia. Se quindi da un lato diciamo “E’ finita, non voglio vederlo mai più, ha scelto lei… ma poi cosa avrà mai quella più di me!?” chiudendoci nel dolore più cupo e nel rimuginio, dall’altro potremmo pensare “E’ finita, ok, ma cosa ho fatto io affinchè lui finisse con un’altra? Non ho ascoltato, non ho capito, non ho saputo dire?”
Ma chi tradisce? Chi è e come si sente? Spesso, come dice il vecchio proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio, e chi si trova per una volta nel letto di un altro, probabilmente ci si troverà ancora. Si tratta del traditore-traditrice seriale, ovvero chi tradisce spesso lo fa per provare la propria efficienza sessuale, insomma per rassicurarsi circa la propria virilità o femminilità. Il più delle volte si tratta di persone insicure, alla ricerca di costanti rassicurazioni e conferme e che necessitano di questo copione per tenere costantemente sotto controllo il proprio livello di autostima. Ci può essere chi tradisce perché spaventato inconsciamente dalla forza del legame, e chi invece ha paura di divenire dipendente da un rapporto profondo e quindi lo evita, ad ogni modo chi tradisce lo fa senza pensare alle conseguenze. Ma una volta che la bomba è scoppiata cosa provano? Molti si sentono sporchi, provano a trovare giustificazioni più o meno fondate, altri invece capiscono che la relazione è giunta al capolinea e la “boccata d’aria è servita”per raggiungere questa consapevolezza. Alcuni dicono “Mentre lo facevo pensavo a te”; “Avevo bevuto”; “Fa più male a te che a me”; “Con lei è stato solo sesso, con te faccio l’amore”… parole che in realtà nascondono una verità più grande che magari l’altro non è ancora pronto a vedersi svelata.
Come sopravvivere al tradimento? Ecco alcuni consigli:
· Prenderlo come un’occasione per riflettere su se stessi e sulla propria relazione, su cosa si desidera veramente.
· Concedersi del tempo per riflettere, forse dimenticare sarà impossibile, ma il tempo ci aiuterà ad essere più lucidi e meno arrabbiati.
· Pensare a se stessi. Dedicarsi ai propri interessi, alla cura del proprio corpo a ciò che piace veramente e che ci possa far trascorrere dei momenti piacevoli che siano solo nostri. Riprendersi i propri spazi e i propri tempi aiuta a migliorare la propria autostima.
· Pensare a qualcosa che ci gratifichi davvero. Svolgere attività creative aiuta a spostare i nostri pensieri da “lui”o da “lei” e ad incanalare le nostre energie verso aspetti più salutari. Senza considerare che potremmo scoprire nuove passioni a cui dedicarci!
· Praticare sport. L’attività fisica ci rende più belli e sereni e non per ultimo, ci aiuta a contenere l’aggressività e l’ansia.
· Prendersi cura di un animale. Giocare con un cane o con un gatto ha effetti positivi per il nostro benessere psicofisico dovuto al gioco e al divertimento.
· Domandarsi se si è in grado di perdonare davvero il partner o se restare con lui è solo un modo per non stare da soli.
· Stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi nel continuare la relazione.
· Se decidiamo di perdonare, evitare di assillare il partner con domande sull’altro. Sapere i dettagli più intimi non servirà a farci stare meglio e, cosa più importante, non cambierà la realtà.
· Comunicare i propri sentimenti utilizzando la prima persona, ad esempio: “io mi sento ferito quando tu…” ed evitare invece di dire: “tu mi ferisci quando…”. In questo modo non si rischia di peggiorare la situazione colpevolizzando eccessivamente l’altro aiutando a migliorare la comunicazione
· Pensare che non si può avere il controllo su tutto e tanto meno sul partner.
· Evitare di colpevolizzarsi. Se si è stati traditi, è meglio parlarne insieme e individuare il problema, che spesso appartiene alla coppia.
Le nostre parti oscure non possono, non vogliono sapere come nemmeno svelare… le nostre parti oscure spesso ci proteggono da mali peggiori o ci fanno immergere in dolori che ci cambiano la vita e che la renderanno di certo migliore, le nostre parti oscure sono lati dell’animo che obbediscono alla nostra autenticità. 

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15 ottobre 2012 1 15 /10 /ottobre /2012 21:54

di Remo Pezzuto

La difesa per il lavoratore deve essere nuovamente un punto di forza per i cittadini italiani e non, in rispetto verso loro stessi: la modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’art.8 della dl. 138/2011 si inseriscono in una linea di politica del diritto che è stata portata avanti dai partiti di centro-destra nelle fasi in cui è stata al governo del paese. Ad onor del vero, la modica dell’art. 18 dello Statuto, vede in questo caso, anche il consenso del principale partito del centro-sinistra, da cui parte nel lontano 1997 , con il “Pacchetto Treu”, uno tra i primi attacchi della politica “liberale” al mercato del lavoro con l’introduzione del concetto di “flessibilità” nella giurisdizione italiana.  Tuttavia, il momento più significativo di questa linea di politica del diritto, emerge nel d.lgs 276/2003 (Legge Biagi), che ha condotto ad una inedita frammentazione del mercato del lavoro, all’abrogazione della legge che regolava l’insidiosa prassi delle dimissioni in bianco, della successiva modifica normativa sul contratto a tempo determinato, poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale; e, infine, nell’abbassamento della soglia di sicurezza relativa agli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Si è assistito, nel giro di pochi anni, ad una martellante attività parlamentare, volta per un verso ad affermare il “primato dell’impresa” e la conseguente marginalizzazione del “lavoro”, sempre più considerato come mero fattore della produzione; per altro verso, a erodere il ruolo della giurisdizione, ritenuto il principale ostacolo al libero dispiegarsi delle dinamiche economiche-finanziarie.

Questa offensiva di stampo regressivo, da un lato ha trovato infatti, un robusto complemento nelle altrettanto profonde modificazioni delle relazioni sindacali, volte a una drastica riduzione del pluralismo e all’emarginazione delle organizzazioni tuttora votate a esercitare un ruolo conflittuale: modificazioni che hanno preso avvio con gli accordi separati del 2009 e che si sono poi tradotte, in termini implosivi, negli accordi relativi agli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. Ma da sempre, principale obiettivo, di questa politica, concorde con quanto richiesto dagli industriali, è stato disporre del lavoratore, come merce, da poter assumere e licenziare a proprio piacimento. Il Governo Berlusconi, sin dal suo primo insediamento, aveva tentato di aprire il dibattito in parlamento sull’abolizione dell’art. 18 dello Stauto, a cui si rispose nel 2003 con il Referendum sull’applicazione di questo articolo anche alle ditte con meno di 15 dipendenti, ma non si raggiunse il quorum. Nuovamente, con la L. 183/2010 (cd. Collegato Lavoro) si è tentato di eludere la forza deterrente contro i licenziamenti senza giusta causa, scampata grazie all’intervento illuminato del Presidente della Repubblica, che aveva sottolineato la problematica, rinviando alle camere il testo del disegno di legge. Tuttavia con l’art 8 della finanziaria di Agosto del 2011, le aziende potranno derogare a piacimento dai contratti nazionali. Si opera così, tra l’altro, una divisione inaccettabile tra i dipendenti delle aziende con maggior o minore potere contrattuale, eliminando di fatto per tutti i lavoratori la certezza di poter accedere alle condizioni garantite dal contratto nazionale di categoria.

L’attacco al contratto nazionale e all’art. 18 va inserito quindi all’interno di un lungo processo volto alla completa destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Si approfitta della crisi finanziaria, non solo per ottenere rendite sproporzionate attraverso la lievitazione degli interessi sul debito pubblico, ma come occasione per eliminare le garanzie conquistate dal mondo del lavoro attraverso percorsi durati diversi decenni. Con le modifiche alla legislazione varate dai Governi di Monti e Berlusconi, senza alcun accordo con le parti sociali, si sono andate a smontare le principali difese, sia individuali che collettive, per chi lavoro, alterando irrimediabilmente i rapporti di forza nei luoghi di lavoro e gravando ancora di più la situazione del lavoratore inteso quale “contraente debole”. La L. 92/2012 (Legge Fornero) per quanto riguarda i licenziamenti, aderisce alla visione del tutto ideologica, in quanto fondata su assunti indimostrati e criticati da qualsiasi ricerca seria, che le regole sulla flessibilità in uscita dell’ordinamento Italiano, siano caratterizzare da maggiore rigidità rispetto agli altri paesi e che, attenuando il regime di tutela contro i licenziamenti ingiustificati, sia possibile creare nuova occupazione e ridistribuire il modo più equo le tutele del lavoro. Naturalmente si tratta di una politica del diritto a ribasso, dove, invece di estendere a tutti le stesse tutele, le si toglie a tutti.

Con la riforma del diritto del lavoro, appena varata dal governo Monti, si trasforma quindi l’art. 18 dello Statuto, dove la nuova formulazione (al contrario di quello che dice il Ministro del Lavoro) non introduce nessuna nuova causa di licenziamento, ma incide solo sul trattamento sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi, ovvero su quale sia la conseguenza per il lavoratore ed il datore di lavoro una volta che sia stata accertato il fatto che il licenziamento è stato comminato in violazione delle leggi esistenti in materia, in quanto privo di giusta causa o di giustificato motivo. In tal caso si stabiliscono tetti massimi irrisori ai risarcimenti che saranno disposti in favore dei lavoratori licenziati illegittimamente, risarcimenti che vanno dai sei mesi (paradossalmente per la violazione più palese, il licenziamento privo di motivazione), fino a ventiquattro mesi. La reintegrazione viene di fatto abolita, sia per il licenziamento che verrà definito, strumentalmente, come disciplinare, rimanendo la stessa limitata a casi marginali, che per il licenziamento che verrà definito, strumentalmente, come “economico”, nel quale il reintegro previsto sulla carta è limitato ad ipotesi del tutto impraticabili, così come per i licenziamenti collettivi illegittimi, aprendo la strada ad espulsioni di massa di lavoratori.

In nome delle politiche di austerità e di liberalizzazione del mercato del lavoro volute dall’Unione Europea quindi, cancellando l’art. 18, si realizza ciò che fu impedito al governo Berlusconi. L’attuale riforma non contrasta ma facilita il dilagare della precarietà, non potenzia gli ammortizzatori sociali per renderli universali ma li riduce nei processi di riconversione industriale. Il progetto del Premier Monti e del Ministro Fornero è stato fatto proprio dalla maggioranza PD-PdL-UDC che ha approvato addirittura emendamenti peggiorativi rispetto al testo del Governo. Ad esempio si raddoppia il periodo di durata massima dei contratti precari che possono essere stipulati a prescindere da esigenze di natura oggettiva, ovvero a-causali, da 6 a 12 mesi. Rimane intanto quasi immutato l’ampio spettro di possibilità di contratti di lavoro precari introdotto dalla d.lgs 276/2003. Con l’entrata in vigore della nuova normativa un datore di lavoro, potrà, del tutto legittimamente, costruire pressoché la propria intera forza lavoro di basso livello su contratti precari purché rinnovati ogni dodici mesi.

Il comitato promotore dei referedum costituito dai leader dei partiti che hanno promosso i Referendum sul lavoro (Idv, Sel, Pdci, Prc, Verdi) , dai leader della Fiom e delle componenti Cgil Lavoro e Società, la Cgil Che vogliamo, da associazioni della società civile come Alba, Articolo 21, da giornalisti e docenti universitari, si propone come obiettivo proprio l’abrogazione delle due leggi del Governo Monti e Berlusconi, che hanno di fatto cancellato l’articolo 18 dello statuto dei Diritti dei Lavoratori e l’articolo 8 della legge finanziaria. Proprio quest’ultima, approvata lo scorso agosto dal governo Berlusconi, ha dato un colpo mortale al contratto nazionale. Certamente il referendum non è lo strumento più consono ed efficace nella regolamentazione delle relazioni e dei rapporti sociali, ma oggi lo diventa in quanto il lavoro, oltre a non trovare alcuna rappresentanza politica, non è più considerato un soggetto portatore di interessi autonomi all’interno della mediazione sociale. Bisogna perciò avversare, questa lotta intrapresa dalla classe dominante nei confronti della classe lavoratrice, avallata dalla quasi generalità dello schieramento politico, per fare del mondo del lavoro un universo ricattabile, nel quale la mancanza di tutela reale renderà impossibile la rivendicazione di diritti, di migliori condizioni, di tutela della salute, e la lotta alle discriminazioni.

I difensori del contratto nazionale e dell’articolo 18 non parlano solo alla generalità del disperso mondo del lavoro, ma parlano ai giovani disoccupati, ai precari perché sono tra i più importanti capisaldi della civiltà e rappresentano la chiave di volta verso la riunificazione del mondo del lavoro, attraverso la conquista di nuovi diritti e per una più sostenibile organizzazione del lavoro. La vittoria del fronte referendario comporterebbe quindi miglioramenti sostanziali nella condizione materiale di milioni e milioni di lavoratori. Una vittoria dei referendum non abrogherebbe solo leggi che hanno fatto tornare indietro di decenni i diritti dei lavoratori, ma comporterebbe soprattutto una trasformazione radicale dell’orizzonte complessivo. Quella che si prospetta è una battaglia di “democrazia” così come per i referendum del giugno 2011 su acqua e nucleare. I quesiti referendari riguardano direttamente la vita quotidiana e le condizioni di lavoro. Politicamente, però, determinare dal basso, grazie a un esercizio di democrazia diretta, l’inversione di rotta su due questioni che hanno assunto anche un fortissimo significato simbolico, avrebbe conseguenze persino più significative. Verrebbe per la prima volta bloccata la strategia, feroce e oltretutto perdente, che cerca di competere sul mercato internazionale abbassando il costo del lavoro ed eliminando i diritti dei lavoratori invece che puntando su strategie industriali coraggiose, innovazione e ricerca, crescente coinvolgimento dei lavoratori Per questo firmare per i referendum e poi vincerli riguarda tutti i lavoratori e tutti i cittadini italiani. Nessuno escluso.

 

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15 ottobre 2012 1 15 /10 /ottobre /2012 21:39

 Proprio oggi, commentando con persone a riguardo dell' articolo 18 e delle sue modifiche, passate silenziosamente sotto i nostri piedi, mi sono domandato quanti di voi sappiano effettivamente come sia cambiato: ridimensionata la tutela reale, introdotto il licenziamento per motivi economici. Modifiche anche ai contratti a termine e a progetto. Rafforzato l’apprendistato. Stretta sulle partite iva. Introdotto l’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego, sostituirà le indennità di disoccupazione e mobilità.

l43 lavoro fornero 120320220627 big 638x425 Riforma del lavoro: cosa cambia su contratti, licenziamenti e art. 18

 Molteplici le novità in ambito di licenziamenti, confermate le modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (la legge n. 300 del 1970), apportate importanti modifiche a dei contratti molto diffusi nel mondo del lavoro precario italiano: il contratto a termine ed il contratto a progetto.

Torniamo ai licenziamenti: dopo tantissimi anni ed una difesa ferrea da parte dei laboratori, la tutela reale contro i licenziamenti illegittimi, la disciplina dei licenziamenti è stata modificata. Viene introdotto il licenziamento per motivi economici, libero dall’obbligo di reintegro nel posto di lavoro, anche per le aziende con più di 15 dipendenti. Viene indebolita l’autonomia dei giudici nei licenziamenti disciplinari. Salvo solo il licenziamento discriminatorio, che è il più grave ed intoccabile. Importanti novità anche per i contratti di lavoro diversi dal contratto di lavoro a tempo indeterminato. Dalle modifiche sul lavoro a progetto, a quelle relative al contratto a termine, fino alla presunzione di subordinazione per i lavoratori autonomi con partite Iva con meno di 18.000 euro di reddito, tutta la linea della riforma è improntata nel combattimento delle forme nascoste di lavoro subordinato e indeterminato. Così come viene inasprita la lotta contro le dimissioni in bianco. Una cosa è certa, tali tipologie di contratto ne escono fortemente ridimensionate, almeno nella convenienza aziendale ad utilizzarli come forma contrattuale. Rafforzato dalla manovra solo il contratto di apprendistato rivolto ai giovani.

Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, anche in questo caso c’è una svolta molto importante: l’introduzione dell’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego. Sostituisce l’indennità di disoccupazione, sostituirà l’indennità di mobilità. Confermata anche l’una tantum cocopro. Vediamo tutte le misure, una per una.

Le novità su licenziamenti e sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori

Licenziamenti economici. Dopo 40 anni viene modificato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Viene previsto un reintegro del lavoratore, in caso di licenziamento economico (per giustificato motivo oggettivo), solo se c’è manifesta insussistenza delle ragioni che hanno portato al licenziamento. Solo in questo caso c’è il reintegro più un risarcimento massimo di 12 mensilità. Il licenziamento per motivi economici, se ritenuto illegittimo, porta quindi ad un indennizzo e non più ad un reintegro, come era con l’applicazione della tutela reale.

L’indennizzo è pari ad un’indennità che va da un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale. Il giudice per determinare l’indennità spettante tra il minimo e il massimo previsto tiene conto delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione.

Licenziamenti disciplinari. Viene ridotta la discrezionalità del giudice in caso di licenziamento illegittimo. Nei casi di licenziamenti disciplinari illegittimi, infatti, il reintegro nel posto di lavoro potrà essere scelto dal giudice ma solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi. Nel caso di licenziamento illegittimo per mancanza di giusta causa o di giustificato motivo soggettivo viene introdotto un doppio regime sanzionatorio (la normativa finora in vigore prevedeva l’obbligo di reintegrazione per le aziende oltre i 15 dipendenti, la tutela reale).

Se il fatto non sussiste, o è riconducibile a condotte che possono essere punite con una sanzione minore, rispetto al licenziamento, sulla base di quanto previsto dai contratti collettivi e dai codici disciplinari (e quindi non anche dalle previsioni di legge), il giudice dispone il reintegro del lavoratore e riconosce un’indennità risarcitoria pari ad un massimo di 12 mensilità.

In tutti gli altri casi, pur se dichiarato illegittimo il licenziamento, scatta solo il pagamento di un’indennità risarcitoria tra le 12 e le 24 mensilità, calcolata in relazione all’anzianità del lavoratore e tenuto conto del numero degli occupati in azienda e delle dimensioni della stessa.

Licenziamenti discriminatori. Se il licenziamento intimato dal datore di lavoro è riconosciuto come discriminatorio, per ragioni di credo politico o fede religiosa, di discriminazione razziale, di lingua o di sesso, è previsto il reintegro automatico del lavoratore nel posto di lavoro, a meno che il lavoratore non opti di sua volontà per il pagamento di un indennizzo. La riforma del lavoro sul licenziamento discriminatorio conferma le norme attualmente in vigore. Quindi il reintegro del lavoratore viene riconosciuto a prescindere dalla dimensione aziendale. L’indennità di risarcimento verrà commisurata all’ultima retribuzione maturata dal momento del licenziamento fino al momento dell’effettiva reintegrazione nel posto di lavoro e comunque l’indennizzo non può essere inferiore alle 5 mensilità. Il dipendente, come accennato, può chiedere il pagamento di 15 mensilità di indennizzo rinunciando al reintegro. In questo caso si ha la contestuale risoluzione del rapporto di lavoro.

Le modifiche ai contratti di lavoro

Apprendistato per i giovani. La riforma dell’apprendistato voluta dal Governo l’anno scorso era un preciso segnale: l’apprendistato sarà il contratto principale con cui i giovani entreranno nel mercato del lavoro ed avrà una durata non inferiore a 6 mesi, fatte salve le attività stagionali. Sono previsti dei paletti contro gli abusi del contratto di apprendistato: nelle aziende con meno di 10 dipendenti il rapporto tra apprendisti e maestranze specializzate e qualificate deve essere 1 a 1. Mentre negli altri casi, le aziende più grandi, il numero di apprendisti non può superare il rapporto di 3 a 2. Inoltra l’assunzione di apprendisti deve essere subordinata alla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato di almeno il 50% degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro. Per i primi 36 mesi di entrata in vigore della legge il limite scende al 30%.

Le modifiche al contratto a termine. Per il contratto a tempo determinato consistenti novità: sarà possibile una stipula del primo contratto tra le parti senza indicare ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, e con durata di un anno (prima era 6 mesi). Sono stati prolungati gli intervalli di tempo tra un contratto a termine e l’altro affinché non ci sa la trasformazione in un contratto a tempo indeterminato: dai 10 giorni attualmente previsti ai 60 giorni in caso di contratti di durata inferiore a 6 mesi, dai 20 attuali ai 90 giorni successivamente ad un contratto di durata superiore a 6 mesi.

I CCNL nazionali però possono prevedere, in casi specifici (come l’avvio di una nuova attività, il lancio di un prodotto o di un servizio innovativo, ecc.) la riduzione dei nuovi intervalli a 20 giorni per i contratti inferiori a 6 mesi e 30 giorni per quelli superiori. Aumenta anche il costo per le imprese essendo stato introdotto un contributo aggiuntivo dell’1,4% che va a finanziare l’Aspi (di cui parleremo in seguito).

Contratto a progetto solo per progetti specifici. Questa tipologia contrattuale, agevolata nei costi per la sua contribuzione previdenziale in misura ridotta e quindi molto utilizzata nel mondo del lavoro italiano, è stata fortemente ridimensionata dalla riforma. Il contratto a progetto stipulato tra le parti deve essere riconducibile solo a progetti specifici e tali progetti non possono essere solo la mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente. Si tratta di una stretta contro quei contratti a progetto che nascondono una natura subordinata. Quindi non più “programmi di lavoro o fasi di questi ultimi” ma “progetti specifici”. Dovrà essere indicato nel contratto il risultato finale che si intende conseguire.

Inoltre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, sono considerati rapporti di lavoro subordinato, sin dalla costituzione del rapporto, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe rispetto a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente. Altra novità, il corrispettivo riconosciuto al collaboratore non potrà essere inferiore ai minimi stabiliti per ciascun settore di attività. In pratica nasce una sorta di salario base per i co.co.pro.

Partite Iva, collaborazione e presunzione di lavoro subordinato. Le imprese rischiano ad avere collaboratori pagati per le loro prestazioni tramite la partita Iva e la fatturazione, ma di fatto presenti in azienda per tutto l’anno. E’ diventato molto più facile dimostrare la presenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti: vige la presunzione di lavoro subordinato.

Sono stati stabiliti nuovi vincoli: sono considerati rapporto di collaborazione coordinata e continuativa nel caso in cui sussistano due presupposti, ossia che la collaborazione sia superiore a 8 mesi nell’arco di un anno solare e che il ricavo dei corrispettivi percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare superi la misura dell’80% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dell’anno solare stesso. Infine che il collaboratore abbia una postazione fissa di lavoro presso il committente.

Partite Iva vere se il reddito è di almeno 18.000 euro. Un’altra importante novità, collegata alla presunzione di subordinazione precedentemente descritta, è la presunzione di veridicità della partita Iva di un lavoratore autonomo solo se il suo reddito annuo lordo è di almeno 18.000 euro. In caso contrario scattano gli indicatori di rischio che fanno supporre che la partita Iva sia falsa. La presunzione non opererà in caso di lavoratori iscritti ad un ordine professionale.

Tirocinio. Sono previste delle azioni atte a contrastare l’uso improprio del tirocinio formativo e di orientamento. Verrà prevista una congrua indennità per gli stagisti e delle sanzioni per i trasgressori. Saranno emanati decreti legislativi che fisseranno i principi fondamentali ed i requisiti minimi dei tirocini formativi e di orientamento. Saranno individuate sanzioni amministrative in misura variabile da 1.000 a 6.000 euro.

Buoni lavoro voucher numerati e datati. Un’altra importante novità riguarda lo strumento di pagamento della retribuzione nel caso di lavoro occasionale di tipo accessorio, ossia i buoni lavoro (c.d. voucher). Sempre per evitare abusi, i buoni d’ora in poi saranno numerati progressivamente e datati. Nel settore agricolo arriva il via libera per l’utilizzo dei voucher per le attività di carattere stagionale ma alle seguenti condizioni: le aziende al di sotto dei 7.000 euro di fatturato non avranno problemi, mentre quelle sopra tale soglia potranno utilizzare i voucher solo per i pensionati e gli studenti sotto i 25 anni, se iscritti regolarmente ad un ciclo di studi di ogni ordine e grado o ad un ciclo di studi universitari.

Introdotta la comunicazione preventiva per il lavoro intermittente. Per il Job on call, per evitare che nasconda un rapporto di lavoro subordinato, viene introdotta la comunicazione preventiva del datore di lavoro alla Direzione territoriale del lavoro competente. Tale adempimento potrà essere effettuato anche tramite sms, fax o posta elettronica certificata. La durata della prestazione lavorativa non deve essere superiore a 30 giorni. Il limite di età del lavoratore viene abbassato da 25 a 24 anni, mentre il limite massimo viene innalzato da 45 a 55 anni.

La lotta contro le dimissioni firmate in bianco. Arriva una decisa stretta sulle dimissioni, che unitamente alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, saranno condizionate dalla convalida secondo quanto sarà previsto da un decreto del Ministero del Lavoro. Le dimissioni della lavoratrice madre dovranno essere convalidate dalla DPL non più se avvengono entro un anno di vita del bambino ma entro i primi tre anni. In alternativa ci dovrà essere una sottoscrizione di apposita dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione unilav di cessazione del rapporto di lavoro. Il datore di lavoro che abusi del foglio firmato in bianco dalla lavoratrice al fine di simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto sarà punito con la sanzione da 5.000 a 30.000 euro.

Assicurazione sociale per l’impiego e le novità sugli ammortizzatori

Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi). Nasce una nuova indennità di disoccupazione, nasce un ammortizzatore sociale di tipo universale chiamato “Assicurazione sociale per l’impiego”. Ogni tipo di tutela contro la disoccupazione confluirà in questa nuova assicurazione che avrà una durata minima di 12 mesi, fino a 54 anni, e massima di 18 mesi, oltre i 55 anni. Verrà in questo modo superata l’indennità di mobilità. La fase transitoria si completerà nel 2017. La prestazione previdenziale è estesa anche agli apprendisti, artisti ed ai dipendenti a termine della Pubblica amministrazione.

I requisiti di accesso sono i seguenti: un’anzianità assicurativa di almeno 2 anni e 52 settimane di contribuzione nell’ultimo biennio. L’importo massimo dell’Aspi è di 1.119,32 euro. Sarà previsto un abbattimento dell’indennità del 15% dopo i primi 6 mesi e di un’ulteriore 15% nei successivi 6. Per chi non ha i requisiti è introdotta la Mini aspi, che può essere concessa in presenza di almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi ed avrà un importo dell’indennità in misura pari a quello dell’Aspi.

Una tantum per i co.co.pro. Questa prestazione previdenziale erogata dall’Inps esiste già da qualche anno. Con la riforma del Lavoro voluta dal Ministro Fornero, l’una tantum cocopro sarà rafforzata dal 2013, quindi i collaboratori a progetto, iscritti esclusivamente alla Gestione separata, che hanno lavorato per almeno 6 mesi in regime di monocommittenza avranno 6.000 euro di una tantum.

 

 

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9 ottobre 2012 2 09 /10 /ottobre /2012 22:30

 

                              

  Occasione mancata, per la nuova prova di coraggio e sicurezza per il lancio di Baumgartner: il record da battere non tutti sanno che è di  Joseph William Kittinger e con il solo ausilio di una tuta da astronauta dei primissimi anni '60 si è lanciato da 31.333 metri di altezza in caduta libera. Era il 1960 e il colonnello e pilota tentò l'impresa più folle di sempre.
Con una mongolfiera ad elio raggiunse la quota desiderata. Là dove la luce del sole non arriva, le nuvole sono lontane e la terra è una sfera blu. Per poi lanciarsi con il suo paracadute.
Toccò il suolo esattamente dopo 15 minuti.  
Ma torniamo alla questione per cui il lancio, non è stato possibile effettuarlo: alla quota prestabilita di 36576 metri di altezza, il pallone aerostatico che avrebbe dovuto portarlo non si è mai alzato dal suolo. A cosa è dovuto questo insormontabile problema a cui ci si è trovati davanti?   Il lancio con cui Baumgartner voleva mettere in gioco la vita era già stato cancellato ieri dalla Air Center Space di Roswell, New Mexico. Le condizioni meteo, non sono state molto favorevoli alla spettacolare esibizione che in molte parti del mondo, la gente aspettava di vedere davanti ad uno schermo televisivo ed invece...data destinata a essere rinviata fino a nuovo momento propizio.Quel vento rischiava di rompere il pallone di elio durante la risalita, e allora sì che sarebbe stata una disgrazia. Il comando quindi ha optato per lo stop alle operazioni. Baumgarter ripeteva "io sono pronto ad andare". Non oggi però: "Vi terremo aggiornati su quando sarà il prossimo lancio", dicono adesso dal team Red Bull. Ancora incerto se la data del nuovo salto possa coincidere con domani oppure un altra data ancora: il forte vento e la sabbia che può creare ulteriori problemi non possono essere sottovalutati. Il pallone che deve portarlo in quota, una volta staccatosi da terra, impiega circa 3 ore per raggiungere la stratosfera. L’estrema fragilità del pallone riempito di elio rende impossibile il “decollo” se non in quasi totale assenza di vento. 

Senza la tuta pressurizzata, che serve anche alla prevenzione di emboli, il sangue e gli altri fluidi organici dell'austriaco comincerebbero a bollire per mancanza di pressione atmosferica sopra i 20 mila metri.L'uomo, che ha all’attivo oltre 2.500 lanci, è sponsorizzato da Red Bull.  Baumgartner, che vive in Svizzera, è un 'saltatorè professionista che si è paracadutato con successo da una serie di strutture ma che avrebbe, per sua stessa ammissione, deciso di "mettere la testa a partito" con la fidanzata limitandosi d'ora in poi a missioni di soccorso in elicottero tra Europa e Stati Uniti. Quando sarà possibile effettuare questa impresa, ricordate:

Discesa che durerà circa tra i 15 e i 20 minuti; cinque in caduta libera, durante i quali, più o meno a 30 chilometri di quota, Baumgartner supererà la velocità del suono, circa 310 m/s a quelle altitudini. L'atterraggio è previsto nel deserto del New Messico negli Stati Uniti. Senza vento...
News per il nuovo lancio: clicca qui per leggerlo!
 
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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 21:57

Riceviamo e volentieri inoltriamo:

Dopo aver riempito le prime pagine dei quotidiani avendo costretto il presidente della Regione Luca Zaia a prendere una posizione netta sulla fattibilità di un referendum per l’indipendenza, il movimento Indipendenza Veneta preparato il grande evento di massa per il 6 ottobre a Venezia, ha riscosso le prime avvisaglie reali di cittadini che vogliono dire basta ad un governo che chiede solo e non aiuta nessuno. Secondo le prime stime, sabato 6 ottobre  e domenica 7 ottobre Indipendenza Veneta ha portato più gente a Venezia di quanta ne abbia portata la lega nord.“Nel 1997 i veneti determinati a proclamare l’indipendenza con la propria presenza nella capitale si contavano su due mani” ha dichiarato il segretario del movimento Indipendenza Veneta, Lodovico Pizzati. “Ma oggi abbiamo conferma certa della partecipazione di oltre 20.000 indipendentisti alla nostra storica azione questo sabato.”

Dopo aver consegnato ufficialmente a Zaia una petizione referendaria con 20 mila firme, il mese scorso, e aver subito ottenuto dal presidente del consiglio regionale veneto, Clodovaldo Ruffato, una discussione in consiglio regionale su questo tema, gli indipendentisti sono determinati a prendere d’assalto il Consiglio Regionale con un corteo di massa.
Ma ad una domanda che ha puntualizzato che il consiglio è chiuso di sabato, Pizzati ha risposto laconico: “abbiamo intenzione di raggiungere il Consiglio Regionale via mare, dato che si affaccia sul Canal Grande.”

 

Il salto di qualità del movimento è confermato dall’enorme successo che sta riscuotendo in una serie molta lunga di eventi sul territorio, culminati con la convention di Treviso del 27 settembre scorso, dove più di 500 persone hanno acclamato la linea di Indipendenza Veneta.
Dopo le manifestazioni di massa per l’indipendenza della Catalogna e della Scozia, e dopo le affermazioni “rivoluzionarie” dello stesso Zaia, gli indipendentisti sono convinti che il momento di agire sia ora. Nel sito web del movimento (www.indipendenzaveneta.net) sono state pubblicate le 4 pagine di dichiarazione di indipendenza che migliaia di veneti andranno a sottoscrivere prima della consegna di sabato 6 ottobre durante la manifestazione di massa.

CONTI PUBBLICI STATO VENETO (2012)
ENTRATE (€ miliardi) SPESE (€ miliardi)
Imposte Dirette 19.2 -15% Previdenza 22.2 +5%
Imposte Indirette 16.8 -25% Sanita’ 10.6 +30%
Contributi Sociali 13.6 -25% Amministrazione generale 6.2  
Altro* 6.4   Istruzione 5.1 +30%
      Viabilita’ 1.6 +30%
      Altro** 10.2  
TOTALE 55.9 -20% TOTALE 55.8 +10%

*Altre Tasse: su immobili, lotteria, bolli auto…
**Altre Spese: difesa, energia, telecomunicazioni…

Riduzione della pressione fiscale

La pressione fiscale calerà di circa il 20% (dai €70 miliardi di tasse che ci prendono gli italiani, a immediatamente €55 miliardi nei primi anni di indipendenza).

A. Le imposte indirette saranno ridotte del 25%. Questo significa che l’IVA sarà abbassata dall’attuale 20% a un 15%. Come primo impatto è meglio non abbassare di più per attendere che il mercato si adegui (e che ulteriori tagli non vengano compensati da margini più alti dei rivenditori). Dopo competerà ad ogni provincia decidere se abbassare o alzare la propria IVA secondo un vero sistema federale. Ma intanto, con uno Stato Veneto Indipendente tutti i prodotti costeranno immediatamente il 5% di meno.

B. I contributi sociali non saranno più prelevati direttamente dal datore di lavoro, ma saranno inclusi nella busta paga (come avviene in Danimarca). Questo significa che un operaio che al netto riceve €1200 al mese, e che al lordo di Irpef e di quelli che vengono chiamati “contributi a carico del lavoratore” se ne vedeva €1900 al mese, con uno Stato Veneto Indipendente riceverà in busta paga il vero lordo (quello che lui effettivamente vale per il datore di lavoro) di €2500, che comprende anche il 26,5% di contributi aggiuntivi che il lavoratore non vede, ma che lo stato riceve ogni mese a suo nome. I contributi sociali saranno ridotti del 25% e invece di pagare €600 il versamento per il nostro operaio scenderà a €450. Nei prossimi anni tali contributi saranno versati allo Stato Veneto, ma non appena saremo meglio organizzati, ogni lavoratore potrà anche affidare i versamenti per la sua pensione ad una assicurazione previdenziale privata.

C. Come imposte dirette vi sarà all’istante una tassa unica e fissa al 20% (dopo è probabile che saremo costretti ad abbassarla ancora per effetto dell’inevitabile ciclo virtuoso dovuto a questo stimolo economico che ci regalerà ulteriori surplus). Portare le tasse sul reddito al 20% non significa il tracollo delle entrate fiscali. Per effetto della misera distribuzione del reddito in Italia, tanti già ora pagano poco di più. Il nostro operaio del punto precedente probabilmente pagherà ora il 27% di tasse dal suo stipendio. L’impatto totale sarà un -15% sulle casse dello stato.

In conclusione il nostro operaio si troverà €2500 in busta paga e al netto, togliendo €450 di contributi sociali e €400 di tasse (al 20%), otterrà una busta netta di €1700. Rispetto ai €1000-€1200 di adesso, è un bel 50% in più per andare a far la spesa e pagare pure il 5% in meno (per effetto dell’IVA abbassata) su tutto.

Questa non è fantaeconomia, si chiama aritmetica. Dobbiamo renderci conto di quanto ci costa restare in Italia, per capire perché in giro per l’Europa c’è più benessere.

Aumento dei servizi pubblici

Pur con tutta questa riduzione di tasse ci restano ancora €5 miliardi abbondanti di surplus che potremo impiegare per una crescita media dei servizi pubblici del 10%. E’ pur vero che ci sono tanti sprechi, ma è anche vero che l’Italia ci ha ridotto a servizi pubblici vergognosi.

A. Potremo benissimo permetterci di aumentare immediatamente del 30% la spesa pubblica per la sanità (da €8,1 a €10.6 miliardi). Per assicurarci che non finiscano nei soliti appalti di dubbia necessità, questo incremento deve essere indirizzato per la maggior parte sul personale: più dottori e infermieri, e pagati decisamente meglio. Non ci rendiamo conto ma a confronto ad altri stati industrializzati i nostri dottori e infermieri vengono pagati molto di meno. Abbiamo il dovere di assicurare una paga dignitosa per il servizio che ci prestano.

B. Abbiamo il dovere di investire pesantemente nell’istruzione. Minimo un 30% in più per scuole ed università (da €3,9 a €5,1 miliardi). Uscendo da un sistema retrogrado, investire immediatamente €1,2 miliardi in più sulle nostre scuole è obbligatorio. Non solo per lo stipendio delle nostre maestre e professori delle scuole medie e superiori, ma anche per incentivare la ricerca nelle nostre università, che deve servire da supporto per le nostre industrie. Al momento siamo molto arretrati negli investimenti in ricerca e sviluppo, ma davvero tanto: ultimi in Europa.

C. 30% di fondi in più per la viabilità. €400 milioni in più per strade, treni e aeroporti non sono neanche troppi. Fondamentale che tale danaro non venga gestito a livello centrale, ma sia amministrato direttamente dai comuni. Questo per evitare appalti di opere faraoniche, quando invece abbiamo necessità di manutenzione (dare una mano di bianco alle strisce pedonali, chiudere i buchi sull’asfalto…) su tutto il territorio.

D. Anche con tutti questi miliardi spesi in più, ci resta abbastanza per alzare comodamente la pensione dei nostri anziani di un 5% (da €21,1 a €22,2 miliardi per la previdenza). Nel complesso un pensionato disporrà di una pensione più alta del 5% e dei prezzi di mercato più bassi del 5% (effetto riduzione IVA). Un bel 10% di benessere in più per passare una vecchiaia serena, e consolarsi per le perdite sui BOT italiani che molti si saranno purtroppo ostinati a tenere fino all’ultimo.

Anche tenendo conto delle riduzioni di tasse e questo generoso aumento di spesa pubblica, il bilancio veneto resta in surplus di €159 milioni, pressapoco lo 0,1% del PIL veneto.

Questo è un possibile programma per i primi anni di gestione dei conti pubblici dello Stato Veneto Indipendente. Non è fantaeconomia, è aritmetica. Questi calcoli si basano sull’enorme divario di risorse prelevate ai veneti dallo stato italiano, e le cifre ufficiali del Ministero del Tesoro. Il programma si limita a gestire questo surplus di risorse, senza tener conto di ulteriori risparmi ottenuto da una amministrazione veneta più efficiente. Non viene inoltre preso in considerazione il ciclo virtuoso che si creerà per l’economia veneta grazie a meno burocrazia, meno tasse e più investimenti su nuove industrie che stimoleranno la creazione di nuovi posti di lavoro ben pagati e di qualità.

Se lo vogliamo, questo è il futuro che ci aspetta. Andiamo a prendercelo.

Lodovico Pizzati

Traduzione in lingua italiana dell’originale articolo pubblicato da Lodovico Pizzati.

Tradotto da Claudio G.

 

 

 

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2 ottobre 2012 2 02 /10 /ottobre /2012 21:56

Un grave stato di disagio, accompagnato da panico e apprensione da parte dei cittadini e dalla modifica del loro stile di vita, tanto che in molti preferiscono trascorrere le notti in auto”: e’ la situazione che il sindaco di Mormanno, Guglielmo Armentano, descrive a proposito dello sciame sismico in atto da oltre un anno sul Pollino, in una comunicazione inviata al Dipartimento nazionale della Protezione civile ed al presidente della Regione Calabria, Scopelliti. ”Anche se, al momento, non sono stati registrati danni visibili – aggiunge Armentanoin ogni caso resta la massima allerta verso questo fenomeno imprevedibile e difficilmente gestibile”. Il sindaco di Mormanno chiede al capo della Protezione civile ”di convocare la Commissione Grandi Rischi per esaminare la situazione e porre in essere ogni utile azione che la gravita’ del caso richiede. E’ necessario, inoltre, potenziare, con ulteriore strumentazione, il monitoraggio del fenomeno da parte dei tecnici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, gia’ attivi da tempo sul nostro territorio”.

 

Diverse scosse di terremoto registrate la scorsa notte nell’Area del Pollino sono state nettamente avvertite dalla popolazione di Mormanno e dei centri circostanti, segnando un discreto aumento dell’attività sismica che ormai da oltre due anni sta interessando tutta l’area. La situazione – informa una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale – ha generato apprensione tra i cittadini di quel territorio e indotto in particolare il sindaco di Mormanno Guglielmo Armentano a chiedere l’intervento della Protezione civile. Il sottosegretario della Regione Franco Torchia dal canto suo si è sentito telefonicamente con il sindaco Armentano, ricordando tutte le iniziative che la Protezione civile regionale, d’intesa con il Dipartimento, ha attivato nell’Area del Pollino e dichiarandosi disponibile a qualsiasi tipo di ulteriore iniziativa. Torchia ha fatto sapere anche di aver chiesto il parere del Professore Ignazio Guerra del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, il quale a sua volta ha comunicato che “il fenomeno rientra nel normale modo di esplicarsi dell’attività sismica, essendo noto che i terremoti tendono a verificarsi raggruppati nel tempo e nello spazio. In proposito si può ricordare che la stessa sequenza in atto al confine calabro-lucano, cominciata nell’agosto-settembre del 2010, si è sviluppata attraverso un’alternarsi di alti e bassi nel grafico del rilascio di energia. I massimi più appariscenti sono riscontrabili nell’autunno del 2010; in quello del 2011, quando l’attività si è spostata verso nord-est, interessando così direttamente anche il territorio lucano di Rotonda e Viggianello oltre a quello di Mormanno; tra maggio e giugno del 2012, quando il baricentro dell’attività si è spostato sul versante meridionale della catena montuosa dando luogo alla scossa del 28 maggio che resta la più energetica finora registrata; ed infine nel periodo da Ferragosto a tutt’oggi.” “Il professore Guerra – ha continuato il sottosegretario Torchia - ritiene che la durata della sequenza attuale è decisamente inusuale, di gran lunga maggiore di quelle precedenti. E comunque essa rientra nel comportamento abituale di quest’area interessata da uno stillicidio di microterremoti (tecnicamente si parla di microterremoti per scosse di magnitudo inferiore a 3.0). Esistono infatti documenti che attestano il verificarsi a Mormanno e dintorni di serie sismiche analoghe nel 1888, nel 1973-74, nel 1980. Grazie alla notevole quantità di dati raccolti, il professore Guerra ritiene che si potranno trarre utili informazioni sulla struttura geologica e sulla dinamica di un’area, che, pur non risultando tra le più intensamente colpite dai terremoti in tempi storici, presenta aspetti molto interessanti dal punto di vista della geodinamica. Per questo motivo un’intensificazione delle osservazioni già in atto ed una loro integrazione mediante l’applicazione di tecniche che fin qui non è stato possibile impiegare sarebbe auspicabile, in quanto sulla base delle esperienze pregresse è lecito attendersi anche una pausa anche di qualche decennio quando la sequenza in corso si sarà esaurita: i dati relativi ai terremoti del passato sono quelli più utili per capire cosa potrà succedere nel futuro.”

Ovviamente – ha dichiarato ancora Torchiala scienza fa il suo encomiabile lavoro che deve servire alla politica per operare sulla prevenzione, che è l’unica arma vincente, attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti del sistema locale di Protezione civile, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, materiali ed immateriali, e puntando quindi in modo prioritario sull’informazione da dare alla popolazione sul corretto comportamento da adottare in caso di evento sismico. E’ quello che abbiamo fatto con la complessa attività di pianificazione intrapresa da oltre un anno su tutto il territorio regionale. E’ appena il caso di ricordare gli importanti investimenti effettuati dalla Protezione Civile della Regione Calabria per realizzare i sistemi di monitoraggio relativi all’Osservatorio Sismico delle Strutture, al potenziamento della Rete Accelerometrica Nazionale ed al Sistema GPS regionale. Ma non basta. Occorre creare oggi maggiori sinergie per il più ottimale utilizzo dei dati a disposizione e per il recupero della rete sismica regionale della Calabria, con specifiche convenzioni che mirino al suo potenziamento ed alla possibilità di creare in Calabria un Centro di Competenza che possa competere con le altre istituzioni scientifiche in materia di terremoti”.

Dunque - conclude il Sottosegretario – la Protezione Civile Regionale sul territorio insieme alle istituzioni scientifiche, consapevole che la diffusione di informazioni sui rischi naturali sia una responsabilità collettiva, a cui tutti dovremmo contribuire. Un nuovo metodo di lavoro ed un nuovo concetto di protezione civile che porterà la Protezione Civile Regionale, con analoghe iniziative, al fianco di tutti i cittadini calabresi”.

 

 

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