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29 settembre 2012 6 29 /09 /settembre /2012 21:25

La Romania è entrata a pieno titolo nell’Unione Europea eppure nelle fogne di Bucarest bambini senza nome sniffano colla e aspettano di essere venduti. Sono carne viva, inesistenti per l’anagrafe e per la società occidentalehttp://www.stpauls.it/fc01/0122fc/images/0122f52a.jpg


La nostra guida all’inferno la incontriamo davanti alla stazione di Bucarest. Ha 15 anni, a 9 anni è scappato dall’orfanotrofio dove viveva, un grande agglomerato di edifici nella capitale rumena. Da tanto tempo, nemmeno lui ricorda da quanti anni, è un dei cinquemila abitanti delle fogne. Ma forse sono di più, ci hanno detto, e soprattutto sono per la maggior parte bambini di cui nessuno sa niente, non hanno nomi né documenti: all’inferno, in quell’inferno in cui ci apprestiamo a scendere, non esiste un’anagrafe.

La nostra guida un nome ce l’ha. Si chiama Mikel, ha il volto magro e gli abiti sporchi, sta seduto sui una panchina con altri uomini e ragazzini e una donna. Non fanno nulla. Non parlano, non si muovono, non aspettano nulla. Ci hanno detto che solo loro ci possono portare dove si nascondono e vivono gli aureolaci, i bambini che raccolgono l’elemosina ai semafori e sniffano la colla –aurolac- la marca rumena più economica – che distrugge polmoni e fegato, ma regala un attimo di stordimento e pazzia. Mikel si lascia avvicinare.

http://www.christusrex.org/www2/comuni/bimbo.jpgCome tanti qui, capisce qualche parola di italiano, nel nostro paese c’è stato di sicuro, conosce Prato, Verona, Vicenza, Viterbo: città che non si studiano a scuola e tanto meno si studiavano vent’anni fa nelle classi elementari del regime di Ceausescu. Lo capiremo presto, è uno dei tanti ragazzini comprati e venduti nell’orrenda tratta che dagli anni 80 attraversa i Balcani e porta nel nostro paese piccoli mendicanti, piccole prostitute, piccoli storpi. Qualcuno cresciuto nel terrore e nella miseria, è tornato in Romania. Ed è finito nel nuovo, personalissimo inferno che ora ha piena cittadinanza nell’Unione Europea.


Ci avevano detto che non esiste più, che è una leggenda metropolitana, che i bambini delle fogne sono scomparsi, che gli sniffatori di colla sono finiti: non è vero. Li abbiamo visti, abbiamo passato quattro orrende ore con loro. Ore eterne là sotto, Mikel e gli altri abitanti del paese sotterraneo ci vivono da sempre. Poche parole bastano a capirsi, pochi soldi sono il biglietto di ingresso. La porta che conduce alla “città dolente” sotterranea di Bucarest è proprio dietro un gigantesco centro commerciale, dove la gente va a fare spesa e a riempire i carrelli di tutto il ben di dio che può offrire l’ipermercato di una capitale europea. “Attenzione ai soldi, non fate vedere che avete il portafoglio, statemi vicini.” - dice Mikel, camminando attraverso cumuli di immondizia dall’odore rivoltante e intanto racconta la sua storia - “a nove anni me ne sono andato dall’orfanotrofio…non c’era nulla da mangiare, botte e basta…non so come sono arrivato in Italia… zingari forse… rubavo nelle case… ero piccolo e veloce… quante volte mi hanno preso e poi riconsegnato al mio padrone che diceva di essere mio padre… sono scappato… sono tornato qui dopo un anno, o forse due… con altri due ragazzi… c’era un pullman che partiva da Milano, mi hanno detto che andava a Bucarest, siamo saliti, ci siamo nascosti alle frontiere, poi qui alla stazione ho trovato altri ragazzi, ci siamo messi insieme… da allora viviamo qui… ecco stiamo arrivando.”. Non dice altro, non racconta altri orrori che si indovinano.


http://www.christusrex.org/www2/comuni/ninna.jpgGiriamo davanti ad un casermone con tante finestre e appartamenti e tanti ragazzi che entrano ed escono. E’ la casa dello studente - ci spiega la nostra guida – alle spalle dell’edificio c’è una montagnetta con tante buche e tombini sollevati da dove ci caliamo per entrare nei sotterranei. L’ingresso ai condotti delle fogne dove scorrono anche i tubi dell’acqua calda che danno un po’ di calore negli inverni gelidi della città è nascosto da una sorta di inferriata, una grata di ferro che si ripiega verso l’alto: entriamo strisciando nella palta soffocando lo schifo di quale liquido molle e putrido. Accendiamo una torcia elettrica. E il fascio di luce illumina una donna con in braccio un bambino di due anni al massimo, più in là un altro piccolo gioca per terra e altri bambini ancora, ci sono due o tre ragazze più grandi, nel buio si vede male. Mikel ci fa da interprete. La donna è venuta dalle campagne. Il bambino è malato, cancro. Ha bisogno di seimila euro per farlo operare. Ne ha raccolti solo quattromila. Non sa cosa le accadrà ora. Le diamo l’indirizzo di una associazione di beneficenza che da poco si è installata a Bucarest, chissà?...


Più in là, dove l’oscurità è ancora più fitta e le pile faticano ad illuminare le pareti del condotto, ci sono coperte gettate per terra, qualche vestito, tracce di scatolette e cibo avanzato, qualche squittio che fa trasalire di orrore e ribrezzo. E poi la lama luminosa fa brillare tanti occhi e visi sporchi e senti un odore fortissimo di colla. Mi viene in mente quello che ho letto sui verbali della polizia: quando hanno scoperto a Verona una banda di schiavisti che costringeva i bambini a rubare, nelle intercettazioni dei trafficanti c’erano dialoghi agghiaccianti, chiedevano dall’Italia ai complici rumeni: “I poliziotti hanno preso altri bambini, mandateci nuova carne vie, dicevano, carne viva…”. E la carne viva la trovi qui.

Ce lo dicono tranquillamente: tanti di questi bambini non sono mai stati registrati all’anagrafe, non compaiono nei registri dell’assistenza sanitaria, delle scuole, del comune. Farli scomparire è facile, non sono mai esistiti.

http://www.balcanicaucaso.org/var/obc/storage/images/media/gallerie/i-ragazzi-delle-fogne-paolo-siccardi-pasicc/esiccardi/43264-1-ita-IT/esiccardi_image_galerie.jpgUn odore ancora più acre ci annuncia la zona dove vivono gli aureolaci. Piccoli randagi dagli otto ai 15 anni che campano di elemosina e nascondono in sacchetti di plastica l’aurolac, ogni tanto ci affondano il viso per stordirsi. Cerco di parlare con loro, mi chiedo disperatamente cosa può convincere un bambino così che per lui c’è una possibilità , una speranza, un futuro, qualcosa insomma di più degno.

Qualcosa che abbia la dignità che spetta ad un essere umano, ad un piccolo bambino spaventato e incattivito. Qualcosa che non sembri una presa in giro, qualcosa che io possa dire, io giornalista italiano gonfio di euro e che stasera – spero – tornerà nel suo albergo con bagno, doccia e piscina e cenerà al ristorante e respingerà imbarazzato l’offerta del portiere di notte che propone una ragazza, una ragazza che potrebbe essere la sorella del piccolo che ho di fronte. Perché per la maggior parte di questi piccoli l’alternativa all’elemosina, alle fogne e all’aurolac è la prostituzione. I concittadini europei sono buoni clienti, dicono.

“Cosa me ne frega di vivere.” – dice un ragazzo – “I miei genitori non li conosco, non ho casa, non andrò a scuola, vivo nelle fogne d’inverno perché qui fa caldo, d’estate fa più fresco al parco ma qui nei sotterranei è più sicuro. Ho solo paura di quelli che rapiscono i bambini. Dicono che qualcuno sia stato trovato morto, privo di organi…”.

E’ l’ultima storia che circola qui, nelle fogne: non ci sono conferme da parte della polizia. Speriamo sia solo una leggenda… speriamo.


Certo il traffico c’è: la “carne vie” costa poco e rende tanto. Quelli che valgono di più sono gli handicappati, i bambini abili a rubare e le prostitute minorenni. Basta guardarsi in giro, per le strade di Milano e Roma. Gli handicappati stanno invadendo il mercato: non si sa perché – a parte un orrendo sospetto – abbiano mutilazioni tutte uguali, ginocchia rovesciate che li costringono a camminare come cani. A Roma, in via del Corso avevamo incontrato il ragazzo-cane, ormai lo chiamavano tutti così per via di quella sua impressionante andatura a quattro zampe provocata dalle ginocchia malformate e piegate all’indietro, come un cane appunto.

Nei condotti dell’inferno incontro Julian, è cresciuto in orfanotrofio con il ragazzo cane che gira per le strade di Roma. Lo conosce bene.

“Noi lo chiamavamo l’uomo ragno, l’unico fumetto che arrivava in istituto. Me lo ricordo quel supereroe sempre appoggiato alle mani e con le ginocchia allargate.” - ci racconta spiegando il beffardo quanto crudele nomignolo - “Quando avevamo dieci anni ci hanno buttato fuori dall’orfanotrofio. Abbiamo vissuto insieme per strada per dodici anni. Poi è scomparso.”. Ho un dischetto nella piccola telecamera che documenta il nostro viaggio, ci sono le immagini del suo amico a Roma, lo riconosce subito, gli racconto dove l’ho visto. Come c’è arrivato? Julien mi ride in faccia: “Stupido italiano, sono domande che non si fanno.”.

Mikel ora è nervoso, la telecamera ha acceso gli sguardi, i ragazzini delle fogne hanno capito che certamente abbiamo addosso soldi e merce che si può vendere facilmente, “Andiamo” dice – “ma prima dovete darmi altri soldi.”. Non discutiamo, dai cunicoli soli non si esce.


All’uscita, vicino alla stazione della m,metropolitana, ci saluta Claudia, undici anni. Un italiano perfetto, anche lei ci racconta di Viterbo, Prato, Ancona, Bergamo, Brescia: città italiane che pare strano siano familiari ad una bimbetta rumena. Dice che non ha i genitori, che vive in una casa sociale. E allora, com’è andata in Italia, e con chi?

Glielo chiediamo: lei cambia espressione, mette il broncio “vai via, vai via…”. E parla solo in Rumeno, di colpo non capisce. Se ne va con un gruppo di altri ragazzini. Si passano un sacchetto pieno di orrenda colla dal sapore nauseabondo. Annusano, barcollano storditi.

Quanti sono? Nessuno lo sa. Non esistono. Sono anonimi cittadini europei. I parametri di Maastricht non li contemplano. Ma ci sono. Fantasmi terribilmente reali. Carne vie.

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28 settembre 2012 5 28 /09 /settembre /2012 23:14

Ecco gli aumenti di gas e luce di ottobre

 

GAS E LUCE

Dal primo ottobre nuovo aumento della bolletta del gas e della luce. Secondo quanto stabilito dall’Autorita’ per l’energia, per le famiglie e i piccoli consumatori serviti in tutela, il gas aumentera’ del 1,1% e l’elettricita’ dell’1,4%. Lo rende noto l’Authority per l’Energia precisando che la maggiore spesa su base annua sara’ rispettivamente di 14 euro per il gas e di 7,6 euro per l’energia elettrica.

NEL DETTAGLIO – Dal primo ottobre, quindi, “lieve incremento dei prezzi di gas ed energia elettrica”. Secondo quanto stabilito dall’Autorita’ per l’energia, “per le famiglie e i piccoli consumatori serviti in tutela, il gas aumentera’ del 1,1% e l’energia elettrica dell’1,4%”. La maggiore spesa su base annua “sara’ rispettivamente di 14 euro per il gas e di 7,6 euro per l’energia elettrica”.A influire sulle variazioni “sono principalmente gli inaspettati rialzi delle quotazioni petrolifere che in meno di tre mesi sono saliti di oltre il 20%”, spiega l’organismo di controllo. Tuttavia, “per il gas, occorre sottolineare che l’applicazione del nuovo metodo di aggiornamento della ‘quota energia’ (Qe), approvato a giugno dall’Autorita’ (delibera 263/2012/R/gas), ha consentito di evitare, alla vigilia dei piu’ alti consumi autunnali, un aumento che sarebbe stato dell’1,7% (pari ad una maggiore spesa complessiva di 21 euro; l’esborso evitato, quindi, e’ pari a 7 euro su base annua)”.
Infatti, grazie al nuovo meccanismo, “il prezzo della materia prima gas (ovvero la Qe) e’ stato determinato con un mix di contratti di importazione di lungo periodo e una quota crescente di mercato spot, attualmente piu’ favorevole per i consumatori”. E’ prevista una nuova fase di riforma della Qe, gia’ annunciata nella Relazione Annuale e operativa dai primi mesi del 2013, “che portera’ ulteriori ribassi di prezzo alle forniture di gas alle famiglie”.(Adnkronos/Dire)

Ma cosa porterà ancora ottobre sulle tasche degli italiani?

VISURE CATASTALI A PAGAMENTO E AUMENTO DEI DIRITTI PER GLI ACCATASTAMENTI - DAL 1 OTTOBRE 2012

Art. 6

5-bis. Le Agenzie fiscali e gli agenti della riscossione di cui all'articolo 3 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203,

convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e successive modificazioni, per l'espletamento dei compiti istituzionali accedono, anche con modalita' telematiche, in esenzione da tributi e oneri, ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale e dell'anagrafe immobiliare integrata, gestite dall'Agenzia del territorio, nonche' delle banche dati del libro fondiario e del catasto gestite dagli enti pubblici territoriali.

5-ter. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, diverse da quelle indicate al comma 5-bis, per l'assolvimento dei fini istituzionali accedono, con modalita' telematiche e su base convenzionale, in esenzione da tributi, ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale gestite dall'Agenzia del territorio.

5-quater. L'accesso ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale gestite dall'Agenzia del territorio

avviene gratuitamente e in esenzione da tributi se viene richiesto presso gli uffici in relazione a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprieta' o di altri diritti reali di godimento.

5-quinquies. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia del territorio sono stabiliti modalita' e tempi per estendere il servizio di consultazione di cui al comma 5-quater anche per via telematica in modo gratuito e in esenzione da tributi.

5-sexies. Fatto salvo quanto disposto dai commi da 5-bis a 5-quinquies, per la consultazione telematica della banca dati

ipotecaria gestita dall'Agenzia del territorio sono dovuti i tributi previsti dalla tabella allegata al testo unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, e successive modificazioni, con una riduzione del 10 per cento.

5-septies. Al titolo III della tabella A allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533, convertito, con modificazioni,

dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a il numero d'ordine 2.2. e' sostituito dal seguente:

2.2. per ogni unita' di nuova costruzione ovvero derivata da dichiarazione di variazione:

2.2.1 per ogni unita' appartenente alle categorie a destinazione ordinaria (categorie dei gruppi A, B e C) e a quelle

censite senza rendita: euro 50,00;

2.2.2 per ogni unita' appartenente alle categorie a destinazione speciale (categorie dei gruppi D ed e): euro 100,00;

b dopo il numero d'ordine 3, e' aggiunto il seguente:

3-bis. Consultazione degli atti catastali:

3-bis.1. consultazione effettuata su documenti cartacei, per ogni richiedente e per ogni giorno o frazione: euro 5,00;

3-bis.2. consultazione della base informativa:

consultazione per unita' immobiliare: euro 1,00;

consultazione per soggetto, per ogni 10 unita' immobiliari, o frazione di 10: euro 1,00;

elenchi di immobili con estrazione di dati selezionati ed ogni altra consultazione, per ogni 10 unita' immobiliari, o frazioni di

10: euro 1,00.

 

5-octies. Fatto salvo quanto disposto ai commi da 5-bis a 5-quinquies, per la consultazione telematica della banca dati

catastale gestita dall'Agenzia del territorio sono dovuti i tributi previsti dal titolo III della tabella A allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, come da ultimo modificato dal presente articolo, con una riduzione del 10 per cento.

 

5-novies. I tributi per la consultazione telematica delle banche dati ipotecaria e catastale di cui ai commi da 5-sexies a 5-octies si applicano nella misura ivi prevista anche nel caso in cui i dati richiesti vengano rilasciati in formato elaborabile.

 

5-decies. Al numero d'ordine 6 della tabella allegata al testo unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, e

successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il numero d'ordine 6.1 e' sostituito dal seguente:

6.1 per ogni soggetto: euro 0,15;

b) la nota del numero d'ordine 6.1 e' sostituita dalla seguente:

l'importo e' dovuto anticipatamente. Il servizio sara' fornito progressivamente anche in formato elaborabile. Fino all'attivazione del servizio di trasmissione telematica l'elenco dei soggetti continua a essere fornito su supporto cartaceo a richiesta di chiunque, previo pagamento del medesimo tributo di euro 0,15 per ogni soggetto.

 

Ed ancora: IVA AL 23%

Il Governo tecnico dei banchieri, capitanato dal Sig. Monti, ha ora ufficializzato, attraverso il Sig. Grilli, che l’IVA al 23% sarà in vigore dal 1° ottobre 2012. Dopo l’innalzamento dell’IVA al 21% eccoci dunque all’ennesimo inasprimento dell’imposta indiretta per eccellenza. Ribadisco nuovamente la mia contrarietà a queste scelte, sempre per gli stessi motivi.

Ancora non ho trovato informazioni relativamente all’incremento dell’aliquota del 10% (previsto l’aumento ad un’aliquota IVA all’11%). 

Sicuramente è una mossa che fa muovere l’economia e fa fare cassa, ma gli unici a guadagnarci sembrerebbero essere solo lo stato e gli informatici, chiamati a modificare nuovamente i programmi di fatturazione, mentre i soliti che la pagano restano i cittadini.

Ricordiamoci, inoltre, che per chi evade il versamento dell’IVA, evadere il 23% è decisamente più conveniente che evadere il 20%… ti restano in tasca più soldi (quel 3% in più).

e... BIGLIETTI E ABBONAMENTI FERROVIARI

Scatteranno il primo novembre, non il primo ottobre come annunciato in precedenza, gli aumenti tariffari previsti per i biglietti e gli abbonamenti per le tratte ferroviarie toscane e per le linee regionali su gomma (tratte bus che collegano capoluoghi e prevedono tratti autostradali, in particolare Firenze-Siena-Grosseto e Firenze-Prato-Pistoia-Lucca-Viareggio). Gli aumenti, necessari per mantenere l’attuale offerta dei servizi nonostante i pesanti tagli alle risorse per il servizio pubblico locale operate dal Governo Berlusconi prima e dal Governo Monti successivamente, prevederanno agevolazioni in base al reddito familiare, in modo da tutelare le fasce sociali più deboli.

Il rinvio di un mese è stato deciso per dare più tempo alle biglietterie per organizzarsi, così come richiesto dagli operatori negli incontri avvenuti tra Regione Toscana, Trenitalia, TFT e le altre aziende di trasporto coinvolte. Sia sulle linee ferroviarie regionali che sulle linee autobus di competenza regionale il biglietto di corsa semplice aumenterà del 10%, mentre per gli abbonamenti l’aumento sarà del 20%, ma solo per chi ha un reddito familiare certificato Isee o Irpef superiore ai 36.000 euro. Sono ancora in via di perfezionamento le modalità per la comunicazione del reddito alle biglietterie, saranno rese note nel corso del mese di ottobre.

 

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28 settembre 2012 5 28 /09 /settembre /2012 21:53
 
 
Arriva l'evento con il quale la ABC vuole riconquistare il successo di Lost, ma per i due autori, più che di misteri qui si parla di personaggi in situazioni difficili e cospirazioni ai più alti livelli. Ma anche qui, qualcuno nasconde molte cose.

Da anni Lost è la pietra di paragone e l'iceberg contro il quale tutte le serie dopo di essa si sono schiantate affondando alla fine della prima stagione.

Quel telefilm è per molti una chimera, un richiamo irresistibile, ancora di più se sei la ABC che ancora si rammarica di aver lasciato andare il suo cavallo di battaglia.

 

Il 27 settembre, ecco arrivare il nuovo sfidante: ambizioso, imponente, Last resort è un thriller fantapolitico in cui il mondo si trova improvvisamente sull'orlo del disastro, ma è anche molto molto di più, almeno a sentire Shawn Ryan, che ha al suo attivo un altro telefilm di culto, quel The Shield che cambiò il modo di vedere i detective della polizia di Los Angeles, insieme a Karl Gajdusek, che ha realizzato la sceneggiatura del fantascientifico Oblivion con Tom Cruise.

 13 puntate che vi terranno compagnia dall' 8 ottobre su Fox

Tutto comincia mentre il sommergibile USS Colorado si trova in missione nelle acque del Pakistan per recuperare un team di Seal.

Poco dopo però il capitano Marcus Chaplin (Andre Braugher) riceve l'ordine di lanciare un missile nucleare contro la vicina nazione, ma da un canale irregolare.

Il capitano rifiuta l'ordine facendo diventare il suo sottomarino un nemico degli Stati uniti. Attaccato da un altro sommergibile, l'equipaggio approda vicino a una isola, dove si dichiarano separati dal loro paese e creano la loro società, comunicando che useranno le armi nucleari se qualcuno tentasse di attaccarli.

 

I due creatori della serie sono ben consapevoli di avere giocato una carta ambiziosa, ma per loro Last Resort è molto di più di un costoso giocattolo tecnologico: "Non consideriamo Last Resort come un technothriller a sfondo politico" ha dichiarato Gajdusek. "È una grande avventura epica, anche se gli intrighi politici hanno un ruolo importante nella narrazione. Nelle nostre intenzioni, porterà a scoprire grandi misteri e grandi momenti di tensione, ma la vera domanda che ci siamo posti è: come reagiranno i personaggi nella situazione in cui si sono venuti a trovare?"

Per Ryan "Non ci interessava fare dichiarazioni politiche, quello che vogliamo approfondire sono i personaggi."

 

Che sia ricercato o meno, il riflesso nella politica reale è comunque presente, in quanto parte del telefilm è ambientato a Washington e a casa della moglie di Sam Kendal (Scott Speedman, visto nella saga di Underworld), ovvero l'ufficiale in seconda del Colorado.

Ma per gli autori c'è una profonda differenza rispetto al mondo reale: "Può essere una situazione pre apocalittica? Andrà in quella direzione? Immagino che lo scoprirete presto."

 

Ryan ha raccontato che il telefilm è girato tra Los Angeles e le Hawaii, con il 60% della storia ambientato sull'isola, il 20% a Washington e il 20% sul sommergibile, con i vari personaggi che interagiscono anche se sono divisi da migliaia di chilometri.

Per i giornalisti presenti alla premiere, il paragone con Lost veniva spontaneo, ma lo sceneggiatore ha fatto piazza pulita di qualsiasi dubbio: "Io sono una sorta di polizia di Lost nella stanza degli sceneggiatori. Quando qualcuno propone un'idea io sono quello che dice lo hanno già fatto in Lost, per cui noi non possiamo farlo."

 

Per i due autori la differenza tra la loro serie e il grande successo precedente della ABC è che Last Resort non dipende interamente dal mistero intorno a cui ruota la storia: "Anche se risolvessimo il mistero di chi ha dato l'ordine, ci sarebbe ancora molto da scoprire su questi personaggi e le loro motivazioni."

Aggiunge Ryan "Questo è un telefilm su una situazione in via di sviluppo: problemi impellenti invece di misteri passivi. Ci siamo concentrati su cosa accadrebbe davvero in una situazione come questa: cosa farebbero gli Stati uniti? Cosa farebbe l'equipaggio? Come si comporterebbero i nativi dell'isola (che non sono "gli altri", si suppone...). Così abbiamo scoperto che si sono più storie che spingono avanti il plot principale."

E prosegue dicendo "Ci saranno minacce dall'esterno e dagli abitanti dell'isola, ma anche all'interno dell'equipaggio, perchè non tutti sono daccordo con la decisione del capitano."

 

Se è vero che il cuore del telefilm sembra nato da una costola di Tom Clancy, c'è anche una parte che parla di grandi scelte, di scelte etiche che devi fare improvvisamente quando sei tagliato fuori da tutto.

Gadjusek conclude dicendo: "Il conflitto è l'anima del telefilm: siamo vicini a una guerra e le persone sui due fronti non possono più ricongiungersi, vediamo un gruppo improbabile di persone che non possono più dividersi. È questo il cuore della storia."

 

Last Resort arriverà a tempo di record anche da noi: dall'8 ottobre andrà in onda in italiano alle 21,00 e in versione sottotitolate alle 21,50 su Fox.

Nel frattempo eccovi il trailer originale:

 


 

 

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25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 21:46

Riporto questo genere di informazione poichè, negli altri paesi, sembra che la popoliazione non sia per niente daccordo, con i loro governi e quindi come si muove? Manifestando apertamente, dimostrando il loro diniego verso un istituzione che non tiene più conto di sapere cosa vuol sapere affrontare sacrifici reali ogni giorno, con difficoltà ad affrontare giornate senza un futuro.

La Spagna con i loro INDIGNADOS, che non si sono più sentiti nominare, non hanno risolto i problemi, e così, Migliaia di persone provienenti da tutta la Spagna si preparano a marciare intorno al Congresso per chiedere nuove elezioni. Davanti a loro 1.300 poliziotti in tenuta antisommossa: Oggi in Spagna il parlamento ha l'aspetto di una fortezza che si prepara a difendersi dall'assalto delle forze nemiche. La polizia ha infatti alzato le barricate prima che parta nel pomeriggio la protesta contro la gestione maldestra della crisi economica da parte del governo guidato dal partito conservatore di Mariano Rajoy.

Nel Portogallo, ben più grande il movimento dei garofani, che smuove una folla enorme:

richiede il primo ministro Coelho di lasciare il paese, altrimenti porterà a un movimento per rovesciare, la difesa della democrazia e I diritti democratici.
L’Associação de Praças (AP) mentre accusa la coalizione di governo portoghese che “distruggendo il paese” e che “il popolo ha trasformato il paese in cavie per esperimenti sociali con le nuove misure di austerità. E ‘evidente che le politiche imposte da questo governo hanno fallito. Si sono concentrati sui lavoratori ekthemeliosi e dei diritti sociali attraverso l’imposizione di austerità sempre più, più disoccupazione e più insicurezza “tra gli altri punti forti nella comunicazione della Associação de Praças (AP).Nella sua comunicazione, gli stati AP che vuole restare un semplice osservatore “, come questo attacco spregevole era in fase di preparazione”, sottolineando che “non è la cultura dell’esercito per evitare situazioni” e continuerà a sollecitare il primo ministro di lasciare immediatamente il paese. “Signor Primo Ministro, per il bene del Portogallo e il portoghese fare loro un favore e dimettersi ora lasciare il paese”. AP definisce anche portoghese militare per assistere le concentrazioni di Sabato ‘e sono i cittadini. “
L’AP accusa anche il governo del Portogallo che ha “trasformato i poveri poveri e la classe media in neoptochous leader di un paese devastato, senza alcun obiettivo nell’abisso.” E l’affermazione che si conclude con un chiaro avvertimento che “le forze armate portoghesi saranno costretti a prendere le sorti del paese nelle loro mani!”
“Non permetteremo che la Troika e nessun altro per continuare. Abbiamo avere il diritto di difendere la Costituzione portoghese e non possiamo, né non abbandonare una nazione con 900 anni di storia svaniscono, perché avete deciso di fare ostaggio Portogallo per gli ambienti finanziari internazionali. Tutto il personale delle forze armate del paese ha promesso di difendere il paese, a guardia della Costituzione e le leggi della Repubblica e categoricamente denunciare le politiche perseguite, perché è in contrasto con ciò che le forze armate hanno giurato “.
Il governo portoghese è attualmente sotto pressione per dare le dimissioni, in particolare dopo le proteste di un milione di persone in 32 città.
Si noti che la “Associação de praças” è a sinistra e deriva storicamente dalla rivoluzione dei garofani.
 - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

In Italia, il 29 settembre ci sarà una manifestazione importante in molte città contro la sovranità monetaria.  L’appuntamento in tutta Italia è per il 29 settembre, a Udine il corteo organizzato da Forza Nuova è fissato per il 28. Motivo della protesta del gruppo politico di estrema destra è la perduta sovranità monetaria dell’Italia. Gli slogan lanciati dai militanti inneggiano all’uscita dall’euro e a tornare a battere moneta nazionale. Questioni quelle della politica monetaria che sono estremamente d’attualità. Su facebook, intanto continua l' ottima tattica del passaparola, che continua tuttora a riscuotere consensi e approvazioni:

In Francia, il 30 settembre, anche il popolo francese dirà la sua contro il governo: come?

No all’austerità permanente. Rifiutiamo il Patto di bilancio, apriamo il dibattito in Europa! Il documento di convocazione delle forze della sinistra francese e dei movimenti sociali per la manifestazione nazionale.

Il Presidente della Repubblica vuole fare ratificare al più presto dal Parlamento il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) dell’eurozona, più noto sotto il titolo di «Patto di bilancio», così come è stato firmato da Nicolas Sarkozy il 25 marzo scorso. Ma le deboli misure «di crescita» annunciate il 29 maggio scorso non costituiscono per niente la «rinegoziazione », promessa dal candidato François Hollande, di un trattato che «aggiunge austerità all’austerità».
Questo Patto di bilancio aggrava le politiche neoliberiste attuate da anni e che hanno portato ai problemi attuali dell’eurozona. Innanzi tutto è un’assurdità economica. Imponendo che il «deficit strutturale» di uno Stato sia inferiore allo 0,5% obbligherà a tagli drastici nelle spese pubbliche. Priverà i poteri pubblici di mezzi indispensabili per attuare politiche che permettano di avviare la transizione sociale ed ecologica. Ora, al contrario, noi abbiamo bisogno di sviluppare e rinnovare i servizi pubblici e la protezione sociale per rispondere ai numerosi bisogni non soddisfatti, ridurre le ineguaglianze sociali e realizzare l’uguaglianza tra donne e uomini. Abbiamo bisogno di investimenti pubblici considerevoli per finanziare la transizione energetica, ridurre gli inquinamenti, assicurare la riconversione ecologica dei modi di produzione e di consumo, creare milioni di posti di lavoro. L’obbligo dell’equilibrio di bilancio permanente sarà un freno fortissimo ad affrontare la crisi sociale ed ecologica.
In una Europa in cui i clienti degli uni sono i fornitori degli altri, questo orientamento iniziato da due anni conduce oggi alla recessione generalizzata. Le difficoltà della PSA e di altre imprese derivano direttamente dal crollo della domanda nell’Europa del Sud. Oggi il potere d’acquisto stagna o regredisce, le imprese e le collettività locali riducono i loro investimenti: in un tale contesto, tagliare le spese pubbliche non farà che aggravare la disoccupazione. Secondo uno studio dello stesso FMI, riportare il deficit della Francia all’obiettivo posto dal governo del 3% del PIL, creerà 300 000 disoccupati in più dal 2013. La riduzione delle entrate fiscali che ne deriverà renderà ancora più difficile la riduzione dei deficit, che l’austerità avrebbe dovuto favorire, «giustificando» in tal modo un nuovo giro di vite, e così via.
Stupido dal punto di vista economico, questo Patto di bilancio è socialmente insopportabile poiché i «programmi di aggiustamento strutturale» oggi imposti alla Grecia e agli altri paesi in difficoltà riducono le protezioni, accrescono le ineguaglianze e colpiscono più duramente le parti più precarie della popolazione: donne, giovani, operai/e, immigrate/i. Lungi dall’evitare ai paesi del Nord-Europa di subire la sorte di quelli del Sud, questo Patto trascina tutta l’Unione in una spirale depressiva che rischia di generalizzare la povertà. Sarebbe un ritorno indietro senza precedenti dalla Seconda Guerra mondiale.
Infine, questo Patto di bilancio rappresenta una negazione della democrazia. Non solo prevede sanzioni quasi automatiche in caso di non rispetto, ma marginalizza i Parlamenti nazionali e quello europeo, e fa della Commissione e della Corte europea di giustizia, organismi non eletti, i giudici dei bilanci nazionali. Istituisce un federalismo autoritario che nega la sovranità popolare. Mette l’economia in stato di pilotaggio automatico, sottoposta a norme destinate a rassicurare dei mercati finanziari la cui potenza non viene messa in discussione. Noi non lo accettiamo.
Le crisi mondiali: sociale, ecologica e finanziaria, si aggravano. Sono cariche di pericoli, come dimostra il rafforzamento delle estreme destre xenofobe e nazionaliste. Queste crisi necessitano di una mobilitazione dell’Europa, ma di una Europa fondata sulla solidarietà e la democrazia, di una Europa che si libera dalla presa dei mercati finanziari. Il Patto di bilancio, al contrario, rafforzerà le contraddizioni interne dell’eurozona e potrebbe portare alla sua disgregazione. Il rifiuto da parte della Francia di ratificare il trattato sarebbe un segnale forte mandato agli altri popoli europei per aprire un dibattito sulla costruzione di un’altra Europa.
Per questo noi, le organizzazioni firmatarie di questo appello, rifiutiamo questo Patto di bilancio che compromette l’avvenire. Noi chiediamo che si tenga un ampio dibattito democratico affinché i cittadini possano impadronirsi di questo soggetto decisivo e pronunciarsi in proposito. Vogliamo mettere il Presidente della Repubblica, il suo governo, i parlamentari, di fronte alle loro responsabilità.

Per creare tale dibattito democratico, facciamo appello a rafforzare i collettivi locali già esistenti – in particolare quelli per l’audit cittadino del debito pubblico – ed eventualmente a crearne dei nuovi; noi organizzeremo insieme una serie di dibattiti pubblici in tutta la Francia; ci rivolgeremo, e inviteremo tutti i cittadini a rivolgersi, a ciascun deputato e senatore della maggioranza parlamentare, e organizzeremo manifestazioni, e tra queste una grande manifestazione unitaria a Parigi domenica 30 settembre. Si costituisce immediatamente un comitato di organizzazione per assicurare il successo di queste iniziative.

 

 

 



 

Secondo le stime la manifestazione, organizzata sotto lo slogan 'Occupy Congresso', dovrebbe attirare migliaia di persone provienenti da tutta la Spagna. Per contrastarli e impedire che le proteste sfocino in violenze, la delegazione del ministero dell'Interno ha detto che 1.300 poliziotti anti sommossa saranno schierati.

I manifestanti hanno assicurato che non hanno alcuna intenzione di prendere d'assalto il Congresso e ripetere quanto successo gia' ad Atene in passato, ma che l'idea invece e' quella di marciare intorno all'edificio legislativo in segno di protesta. I 'ribelli' chiedono nuove elezioni, denunciando l'esecutivo di aver impostato misure di austerita' contrariamente alle promesse fatte in campagna elettorale. Il partito popolare e' salito al governo piu' o meno in contemporanea con Mario Monti, lo scorso novembre, ma al contrario del professore della Bocconi e' stato eletto democraticamente dal popolo spagnolo.

La Spagna sta facendo i conti con la sua seconda fase di recessione in tre anni e con un tasso di disoccupazione che si avvicina al 25%. Madrid ha introdotto riforme economiche nel tentativo di convincere i suoi partner stranieri e gli investitori nell'area euro che e' davvero determinata a ridurre il suo deficit, che si stima sara' pari al 6,3% del Pil a fine 2012 e al 4,5% l'anno successivo.Le preoccupazioni per le finanze pubbliche del paese sono evidenti ogni volta che il Tesoro si rivolge al mercato primario per cercare di rifinanziarsi. Al momento i tassi a dieci anni dei titoli pubblici iberici scambiano poco sotto il 6%.

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22 settembre 2012 6 22 /09 /settembre /2012 23:19

 

 

 

 

Privacy: Facebook elimina il riconoscimento facciale

Dopo pochi anni, facebook mostra un suo lato debole ed importante: l' anno scorso, si rendeva nota questa idea, non condivisa da tutti ma in larga parte sociale, di utilizzare un riconoscimento facciale:

 il servizio che identifica in automatico le persone nelle foto su Facebook, annunciato a metà dicembre 2009, raggiunge ora il grande pubblico. Partito in sordina (il social network non ama sbandierare le novità introdotte), è uno strumento comodo per chi lo usa, ma potenzialmente fastidioso per chi lo subisce. C’è un grosso punto interrogativo anche accanto alla privacy. Certo, è possibile disabilitare l’opzione. E chi, come alcune società di sicurezza informatica, consigliano vivamente di farlo.

C’È CHI SCONSIGLIA - L’azienda di sicurezza informatica Sophos mette in guardia: sul blog della società spiega che molti utenti di Facebook riferiscono di avere avuto l'accesso all'opzione di riconoscimento facciale negli ultimi giorni senza essere stati informati in proposito. Infatti: i profili di ciascun utente possono essere associati a foto in cui vengono ritratti, senza alcun loro consenso. Com'è da abitudine per Facebook, la novità viene applicata di default. Sta dunque all’utente stesso disattivarla se desiderato. Ciò nonostante, Facebook permette anche di rimuovere i tag già assegnati con un clic. Tuttavia, chi vuole rimuovere completamente una foto che lo ritrae, deve accordarsi con colui che l’ha memorizzata. Su Facebook si possono eliminare soltanto le foto caricate di persona. Aggiunge Sophos: «Solamente pochi utenti sono abbastanza informati ed esperti per configurare correttamente le impostazioni di privacy».

LE FACCE DI GOOGLE - Decisamente contrari all’introduzione di questa funzione automatica anche i vari gruppi per la privacy. Il motore di ricerca Google aveva già sviluppato in precedenza una simile tecnologia per il riconoscimento facciale, tuttavia aveva interrotto un ulteriore sviluppo a causa proprio di timori sulla privacy. All’agenzia Ap il colosso Facebook ha ammesso di aver dovuto «comunicare meglio» l’attivazione di questa funzione.

E così, questa storia prende una svolta importante a settembre del 2012:

La decisione definitiva di Facebook di rinunciare al riconoscimento dei volti potrebbe creare seri problemi all’azienda di Mark Zuckerberg appena quotata a Wall Street.

DUBBI SULLA PRIVACY – I vertici del social network hanno infatti promesso alle autorità europee, preoccupate per le eventuali violazioni della privacy, di rinunciare ad ogni funzionalità che consente di individuare automaticamente l’identità delle immagini postate dagli utenti (e che consente il suggerimanto tag, per intenderci). Ma le foto costituiscono le Facebook indubbiamente una delle risorse vitali. Il blocco del riconoscimento facciale, tecnologia solitamente applicata alle immagini delle telecamere di sicurezza, potrebbe dunque generare uno svantaggio intermini di profitti e valore dell’azienda, andando nella direzione opposta a quella gradita dagli investiori. Chi ha scommesso in Facebook, infatti, attende che venga trasformata in ricchezza, e dividendi, l’immensa gamma di dati che il social network può controllare.

PROBLEMA DI LIBERTA’ – Le perplessità delle autorità europee sono le stesse dei massimi esperti della normativa sulla privacy. “Lo sviluppo di questi strumenti nel settore privato riguarda direttamente le libertà civili”, ha spiegato riferendosi alle tecnologie per il riconoscimento facciale Chris Hoofnagle, docente di diritto presso l’Università della California di Berkeley, specializzato in privacy online. “Dobbiamo mettere in pratica questi modelli per la videosorveglianza o per identificare automaticamente le persone per scopi di marketing?”, è la domanda che pone il docente.

LA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO – Il software di riconoscimento facciale utilizzato da Facebook è stato utilizzato dalla società israeliana Face.com, acquistata dal social network nel mese di giugno. Il suggerimento dei nomi da taggare nelle immagini postate dagli utenti è stato sospeso alcuni mesi fa. Facebook non ha ancora comunicato se e quando sarà possibile usufruire del servizio, ma ha anche reso noto che non lo farà senza l’approvazione delle autorità europee. La promessa del social alle autorità di controllo dell’Ue è conseguente ad un’istruttoria che intende verificare se la raccolta di dati di alcune società sono conformi alle normative in vigore.

300 MILIONI DI FOTO AL GIORNO – L’Europa costituisce una ampia fetta di mercato per Facebook. Circa un quarto degli utenti del social network si connette dal Vecchio Continente, dal quale oltretutto arrivano poco meno di un terzo degli introiti pubblicitari. Complessivamente su Facebook vengono postate circa 300 milioni di foto al giorno. L’azienda di Zuckerberg è riuscita conquistare il settore della condivisione immagini dopo l’acquisto di Instagram, suo principale concorrente in quel campo. Perplessità sull’operato del social sono sorte anche oltreoceano. Il senatore democratico americano Al Franken, eletto in Minnesota, al Congresso degli Stati Uniti ha descritto Facebook come “la più grande banca dati privata senza consenso esplicito degli utenti”.

E per chi ancora ha seguito l' informazione su facebook, riguardo alla privacy, leggete anche:

Numerosi lettori  hanno segnalato che su Facebook sta spopolando questo messaggio di stato che dovrebbe, secondo qualche strana logica, proteggere contro le violazioni della privacy.

fonte

Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario.

Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC - 1 - 308 - 1-103.

Facebook è ora un'entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l'uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.

Questa è una variante:

"AVVISO PRIVACY: Warning - qualsiasi persona e / o istituzione e / o di agente e / o l'agenzia di qualsiasi struttura governativa, compreso ma non limitato ai governi federali e provinciali del Canada, Stati Uniti o qualsiasi paese che tenta di utilizzare o controllare / user questo sito web o uno dei suoi siti affiliati, non hanno il permesso di usare una delle mie informazioni di profilo o di qualsiasi documento contenuto, compreso ma non limitato le mie foto e / o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra "immagine" di arte pubblicato sul mio profilo. Si consiglia di non divulgare, copiare, distribuire, diffondere, o prendere qualsiasi altra azione contro di me per quanto riguarda questo profilo e il suo contenuto. I divieti sopra riportati sono validi ai vostri dipendenti, agenti, studenti o qualunque membro del personale sotto la sua direzione o di controllo. Il contenuto di questo profilo è privato e protetto dalla legge e informazioni riservate, e la violazione della mia privacy è punibile dalla legge. UCC 1-103 1-308 TUTTI I DIRITTI RISERVATI senza pregiudizi."


Premesso che richiedere la privacy dei dati pubblicati in un social network è un po' come chiamarsi Kate Middleton e lamentarsi se pubblicano le tue foto in topless all'aperto, affiggere questo genere di clausola burocratica non fornisce alcuna protezione legale reale ed è quindi perfettamente inutile pubblicarla.

Come ben spiegato da Snopes.com, chi si iscrive a Facebook sottoscrive infatti un contratto vincolante, che non può essere alterato unilateralmente, né da Facebook, né dall'utente iscritto, senza il consenso di entrambi. Queste condizioni di contratto prevedono che “l'utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.”
Inoltre pubblicare una clausola come questa non limita in alcun modo i poteri legali di terzi, compresi quindi quelli dei governi citati. Tanto vale nascondersi dietro una lastra di vetro e pensare che chiudendo gli occhi si diventi invisibili.

fonte

 

 

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22 settembre 2012 6 22 /09 /settembre /2012 23:06

Qualcuno ancora si domanda, al nome dell' oktober fest, dove si svolga: a Monaco di Baviera! Inizia tra la fine di Settembre e l'inizio di Ottobre, su tre week-end, per la durata complessiva di 2 settimane; si respira come sempre atmosfera di festa in ogni angolo della città, e come al solito ci sono anche tanti italiani che partecipano a questa kermesse. Quest’anno vince il low cost: molte le prenotazioni via web e molti last minute, ma a questa festa non si rinuncia, anche se sarà un’edizione un po’ più ridotta rispetto allo scorso anno, annuncia il sito ufficiale. Si brinda con un boccale che quest’anno costa tra 9,10 e 9,50 euro e per qualche giorno si dimentica lo spread. Questa è una festa spensierata, ma è anche un business da capogiro che fa fatturare oltre 800 milioni di Euro e che fa scorrere 7 milioni di litri di birra . Per chi non ha prenotato in tempo, si corre per assicurarsi un posto in uno dei tendoni della birra contattando direttamente gli osti dell’Oktoberfest.

 

Come ogni parco divertimenti che si rispetti non mancano certo bancarelle di souvenirs, chioschetti con panini, birre, wurstel e naturalmente l'immancabile Pretzel, un pane salato distribuito in quantità industriale.

Tutti possono entrare all'Oktoberfest e dentro tutti i padiglioni gratuitamente.
Non è necessario alcun biglietto per entrare, l’ingresso infatti è libero.
E 'possibile prenotare posti a sedere in anticipo, meglio il più presto possibile, di solito addirittura di anno in anno. Infatti già dal mese di Febbraio o Marzo non c'è più spazio per le prenotazioni.
Per prenotare posti a sedere, bisogna contattare direttamente le tende. Se non si riesce a prenotare un posto nelle tende più grandi o si preferisce sperimentare l'intimità di tende più piccole, si consigliano appunto le tende piccole oppure quelle medie.
E’ vivamente consigliato di arrivare all’Oktoberfest il prima possibile.
Per esempio, durante la settimana, arrivare entro e non oltre 2.30 di pomeriggio e nei fine settimana è sicuramente meglio andare al mattino.
In caso contrario si corre il rischio di non essere in grado di entrare nelle varie tende perché strapiene.
I gruppi più numerosi devono aspettare in fila come tutti gli altri – non verrà comunque servita birra a chi non ha un posto a sedere!

 

 

 



All'interno di ciascun Festhalle oltre alla birra vengono serviti anche polli arrosto, wurstel di tutti i tipi e piatti bavaresi a base di carne di maiale: purtroppo i prezzi non sono affatto economici; infatti ogni portata ed ogni boccale di birra costa in media 10 euro, ma il clima della festa, la musica e l'atmosfera che si respira non vi faranno pensare certo a qualche euro speso in più.

 

 

Se poi cercate un cappello, una maglietta o un souvenir di qualsiasi genere basta aspettare un pò e al vostro tavolo passerà di sicuro qualche ragazza stracarica di ogni articolo e di solito sempre disponibile per qualche foto ricordo.

 

Principali Stands dell'Oktoberfest
I principali stand che caratterizzano l'Oktoberfest corrispondono alle 6 marche di birra principali: Paulaner, Spaten, Hofbräu, Hacker-Pschorr, Augustiner e Löwenbräu. Ciascuno di essi si caratterizza oltre che per la birra anche per il tipo di musica che viene suonata all'interno e quindi per l'atmosfera che vi si viene a creare all'interno.
In cima alla lista c'è sicuramente lo Schottenhamel Spaten (da non confondere con lo Spaten Brau) che nei weekend si trasforma in una vera e propria bolgia dantesca, con musica rock suonata dal vivo e 10.000 persone in piedi sulle panche a cantare. I gruppi che si avvicendano propongono cover di pezzi classici (Brian Adams, Queen...) e pezzi attuali alternati a canzoni popolari bavaresi.
Altro stand sicuramente al top è Hacker-Pschorr: molto frequentato dai tedeschi di Monaco durante la settimana, ha le pareti completamente dipinte con scene di vita della Monaco del secolo scorso.

Il primo sabato della festa, l'intera città di Monaco si ferma per assistere alla sfilata dei carri delle varie birrerie che trasportano i fusti di birra verso l'area di Theresienwiese: al suono della banda con il sindaco a guidare la parata ci si avvicina al momento dell'inaugurazione della festa.

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17 settembre 2012 1 17 /09 /settembre /2012 22:05


di Sergio Di Cori Modigliani

Già da qualche anno , socifera che l' uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.

Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera.
Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio- Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea. Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.
Talmente “perfetta” nella sua esecuzione (questo era il vero e autentico Senso del suo essere “perfetta”) da passare completamente sotto silenzio, non commentata, non dibattuta, non analizzata. Per i detentori del potere, la “perfezione” consiste nell’omertà e nel silenzio acquiescente. Loro devono essere liberi di poter operare a loro piacimento nell’ombra. Per loro i parlamenti, la Politica, le persone, sono un impaccio.
Avevano ragione quelli che annunciavano”la tempesta perfetta”.All’italiana, si intende, ovvero “a nostra insaputa”.
Approfittando della sonnolenza culturale e della complicità corrotta di chi deve informare, non hanno spiegato che la “cosiddetta speculazione” si muove da sempre –per definizione- su un binario, perché così funziona il mercato finanziario: rialzo e ribasso. Per il mercato finanziario che i titoli siano positivi o siano negativi è del tutto irrilevante, ciò che conta è lo spostamento del capitale in anticipo. Esempio pratico e banale: se io so che il 15 agosto la Tizio & associati varrà -6%, siccome io sono furbo, allora vendo le azioni il 30 luglio così evito un salasso; ma se un altro è più furbo di me e sa che la Tizio & associati il 15 agosto varrà -6% ma il 30 agosto varrà +12% perché il 16 agosto per evitare la bancarotta venderà il proprio pacchetto azionario al miliardario Vattelapesca che li riempirà di soldi, allora io sarò il primo a spingere al ribasso così le compro a un prezzo molto basso (e tutti avranno pena di me pensando che io mi sto rovinando e non so come va il mercato) e addirittura scommetto sopra che il 30 agosto varranno +12% e tutti arriveranno convinti che io sia un demente e accettano la scommessa puntandomi contro. Così il 31 agosto io mi ritrovo con azioni che ho sottopagato e incasso anche il premio delle scommesse vinte perché io sono stato più furbo dei furbi. Il mercato funziona così.
In Italia, invece, hanno fatto credere –per ovvi motivi- che il concetto di “speculazione finanziaria” viaggia su una linea retta singola piuttosto che su un binario parallelo. Questo Falso induce la gente a credere ciò che i telegiornali e il Sole24 ore & co. annunciano quando lo spread sale, le borse perdono, e le aziende denunciano insolvenza, e cioè: “la speculazione si sta accanendo approfittando della situazione di crisi e quindi le borse soffrono” ecc.,ecc. Questa argomentazione è falsa e fuorviante.
La verità che ogni novizio sa molto bene -assunto il giorno prima alla borsa di Milano- consiste nel fatto che è del tutto irrilevante dove punti l’indice; non ha nessuna importanza se le aziende colano a picco o godono di ottima salute, perché in aperto regime iper-liberista finanziario non conta più il bilancio, la produzione, il consumo, la circolazione della moneta, bensì ciò che conta “è la capacità di saper operare con tempismo ed efficacia sul mercato, prevedendo lo spostamento delle curve finanziarie per riuscire ad intervenire preventivamente e quindi essere in grado di spostare ingenti quantità di capitale finanziario dal mercato al ribasso al mercato dove si sta per manifestare il rialzo” (base dei principia economici della teoria della moneta di Milton Friedman sulla auto-regolamentazione dei mercati, basata sul principio che è la finanza ad avere il controllo di chi produce merci e non l’imprenditoria attiva, perché ciò che conta non è la produzione di ricchezza, indivuale e collettiva, bensì la produzione di “danaro puro” che consente al mercato la “possibilità di garantirsi accumulazione del capitale all’infinito grazie alla capacità di massimo impiego della libertà di investimento che consente al capitale finanziario di produrre capitale finanziario”).
Tradotto in parole chiare e nette: l’irruzione sul mercato della carta straccia, ovvero il virtuale che prende il posto del reale. Piuttosto che produrre lavatrici e correre il rischio di non venderle tutte perché io sono Pinco e invece Pallino le fa più belle e più economiche e quindi la concorrenza mi batterà, mi conviene investire i miei soldi, non nella produzione di lavatrici più belle e più economiche, ma in un fondo di investimento finanziario che gestisce il capitale di Pallino, così lo frego sul mercato perché anche se ha ordini di acquisto per tutte le sue lavatrici e le sue lavatrici sono le più belle e le più richieste al mondo, alla fine vinco io che neppure le produco perché siccome gestisco i suoi soldi dentro un modesto ufficio anonimo, posso –in qualunque momento io lo desideri- interrompere la catena negandogli l’accesso al flusso di cassa necessario a Pallino per produrre merci, distribuirle, pagare i salariati. Pallino ha 200 Tir pieni di lavatrici al parcheggio ma io banca non gli do i soldi per acquistare la benzina e trasportarli, quindi o Pallino mi paga l’interesse che io gli propongo oppure butta via le lavatrici.
Per far sì che questo meccanismo funzioni ho bisogno di “produrre e inventare crisi economiche cicliche”. Il punto centrale della teoria iper-liberista di Milton Friedman consiste proprio nella spiegazione di come si costruisce, si programma e si gestisce una crisi economica. Come Mario Monti, ormai in chiaro delirio di onnipotenza, ha candidamente confessato di aver fatto, tre giorni fa.
Ma qual’era lo scopo della “tempesta perfetta”?
E adesso veniamo alle notizie.
Questa noiosa premessa era necessaria per comprendere che cosa sta accadendo nel nostro paese, e capire, quindi, anche, alcuni sommovimenti politici.
Grazie alla crisi economica, grazie al crollo del consumo, grazie all’aumento del debito pubblico, grazie all’eccessiva spesa pubblica volutamente non contenuta, il governo ha fatto credere (e qui c’è “l’invenzione della tempesta perfetta”) di essere talmente nei guai, talmente in crisi, e talmente rovinati, da chiedere, pretendere e ottenere (come straripante vittoria della volontà) dalla BCE e dall’Europa e dai cosiddetti mercati, una copertura finanziaria che consenta il superamento della crisi stessa. Ha fatto credere alla gente che la tempesta è stata evitata perché grazie alla BCE c’è qualcuno che impedirà la “speculazione al ribasso” e quindi ci sono i soldi.
E i soldi sono arrivati.
E Monti e Passera annunciano che la luce è in fondo al tunnel.
E la borsa va su e i conti “magicamente” migliorano.
La cupola mediatica tira un sospiro di sollievo e definisce Monti e Draghi una coppia di maghi meravigliosi che ha evitato la “tempesta perfetta”.
E invece c’è stata, eccome.
La raccontano perfino sui giornali. Tanto la gente non si rende neppure conto di ciò che sta leggendo. L’inflazione bulimica dell’uso indiscriminato del termine “informazione” ha fatto dimenticare il fatto che, senza adeguata formazione, le informazioni sono inutili.
L’Italia industriale, oggi 14 settembre 2012 non è più l’Italia industriale del 14 giugno 2012.
Questa è la notizia in prima pagina nel mio quotidiano surrealista economico.
Ci stanno portando via la spina dorsale della nazione nel silenzio generalizzato.
La prima banca italiana non è più italiana.
Monti e Passera hanno gestito la ricapitalizzazione di Unicredit la scorsa primavera in modo tale da assicurare il pacchetto di maggioranza al fondo del Qatar, il quale si è alleato al Dubai, all’Arabia Saudita, all’Oman e al gruppo di Emirati Arabi del Golfo Persico e subito dopo si sono presi per qualche centinaio di milioni di euro Valentino e la Marzotto (è l’inizio dell’addio del made in Italy nel settore tessile/moda/stile) e si sono impossessate di circa 50.000 aziende medio/piccole nel settore. Dopodichè sono andate all’attacco delle telecomunicazioni riempiendo di soldi il gruppo decotto di Mediaset che sta svendendo tutte le proprie consociate al pool di arabi e infine (notizia del giorno) sotto gli occhi di tutti, hanno iniziato lo smantellamento dell’ENI. I principali fondi di investimento arabi hanno dato inizio ad acquisizioni di pacchetti azionari di fondazioni bancarie italiane completamente decotte, le quali, essendo proprietarie delle banche, detteranno legge su che cosa bisogna produrre, ma soprattutto dove e a che prezzo: ovvero in Africa e in Asia Minore. Non più in Europa. Ieri è stata formalizzata la vendita di un pacchetto azionario nell’ordine di 1,7 miliardi di euro a soggetti in teoria anonimi senza alcun commento da parte di chicchessia. Il tutto gestito da J.P. Morgan di New York che risulta “ufficialmente” il mediatore e gestore dei nuovi pacchetti azionari.
Se tutto ciò fosse accaduto quando era vivo Enrico Mattei, a quest’ora ci sarebbero venti interrogazioni parlamentari con il coltello fra i denti.
Questi sono i risultati della “tempesta perfetta” pienamente riuscita.
Una gigantesca operazione di speculazione al rialzo che comporta una immissione di capitale finanziario all’interno del sistema Italia che NON VA AFFATTO ad inserirsi all’interno del mercato produttivo industriale che potrebbe quindi creare lavoro, occupazione e ripresa del paese, bensì lo de-industrializza, lo de-localizza, lo annienta. Con l’ottima scusa che, così facendo, si finisce per rispettare il pareggio di bilancio perché si eviterà un aumento dell’Iva. In termini economici secchi, ciò vuol dire che i conti “nudi e crudi” miglioreranno, ma aumenterà la disoccupazione; altre aziende chiuderanno senza che vi sia nessun impatto né sulla borsa nè sui mercati finanziari (e quindi zero notizie da dare) perché seguiteranno a salire in borsa i titoli di banche, finanziarie e aziende che valgono sempre di meno in termini reali, ma sempre di più in termini virtuali, spostando l’Italia dal suo baricentro geo-politico e spingendola, inevitabilmente, nella periferia delle nazioni che contano. L’amministratore dell’Eni, Paolo Scarano, annuncia di aver già dato avvio alle dismissioni nell’azienda Snam progetti (cavallo di battaglia strategico dell’autonomia energetica nazionale, del proprio investimento in innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo, per renderci sempre più autonomi): un’altra fetta dell’Azienda Italia che se ne va.
Tra un po’ toccherà a Telecom, il Milan verrà venduto agli arabi, il 40% dell’industria tessile e del mobile marchigiano sta passando sotto il controllo di capitali stranieri, la cui conduzione è sempre gestita da J.P.Morgan e sono già pronti i piani strategici creati da architetti e ingegneri per andare a costruire gigantesche aziende produttrici di cucine, lavatrici, mobili, nello sterminato deserto arabo-saudita. Al posto di operai salariati garantiti –come in Italia- ci saranno gli schiavi sicuri in Asia Minore. Hanno bisogno di avere, proprio là, grandi aziende che producano acciao e alluminio, in modo tale da abbattere i costi di trasporto. E’ ciò che stanno facendo.
Questa è la vera “tempesta perfetta”.
Anonima, silenziosa, clandestina (ancorchè legale) con la totale complicità della classe politica italiana e l’apporto della cupola mediatica. Se andate su Il sole24 ore, oggi trovate quattro articoli a firma Celestina Dominelli, quasi incomprensibili, perché intrisi di termini inglesi, che raccontano la vendita dell’Eni, la dismissione dello Snam, ma quasi tra parentesi. Leggendo questi articoli non si capisce nulla. Il Senso è che l’Eni gode di ottima salute e svende tutto, il che –in teoria- sarebbe incomprensibile. Qual è la famiglia che si va a impegnare al monte di pietà i gioielli ereditati se ha i conti correnti in banca a posto?
Qui di seguito uno degli articoli del quotidiano di Confindustria di cui non si capisce nulla.
Lo propongo perché facciate caso al linguaggio usato, tutto zeppo di terminologia finanziaria anglo-sassone, senza nessun commento alla notizia POLITICA che viene quindi ridotta a meno che zero: ovverossia “L’ENI si sta scorporando ed è già iniziata la svendita a saldo d’autunno senza che nessuno lo sapesse”. Il Sole24ore è stato costretto a scrivere (si fa per dire) questo articolo perché ne parlano sulla stampa economica internazionale e quindi qualcosa bisognava pur dire anche da noi.
Ecco il testo: “Eni chiude il primo semestre 2012 con un utile netto a 3,84 miliardi di euro, in crescita dell'1,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 (0,23 miliardi nel trimestre), e l'utile netto adjusted in salita dell'8%, a 3,94 miliardi (1,46 miliardi nel trimestre, +2 per cento). La crescita dell'esplorazione e della produzione, corroborata dalla ripresa delle attività in Libia, spinge poi, nei primi sei mesi dell'anno, a +19% l'utile operativo adjusted delle continuing operations, a quota 10,37 miliardi di euro (4,24 miliardi nel trimestre, +14%), mentre l'utile netto adjusted si attesta a 3,79 miliardi, in aumento del 4% (1,38 miliardi nel trimestre, +0,3%).
Risultati che l'amministratore delegato Paolo Scaroni definisce «eccellenti». «Sono particolarmente soddisfatto dei nostri successi esplorativi e dell'ingresso in nuove aree ad elevato potenziale», prosegue. «In Gas & Power e Refining & Marketing abbiamo contenuto l'impatto della crisi dei mercati di riferimento. Le dismissioni già avviate delle nostre quote in Snam e Galp ci assicureranno una struttura finanziaria adeguata a sostenere, in qualunque circostanza di mercato, una robusta crescita di
lungo termine». E, intanto, nel breve periodo, Eni assicura ai suoi azionisti un acconto di 54 centesimi sulla cedola 2012 (0,52 euro nel 2011). Poi, davanti agli analisti, Scaroni esclude «dividendi straordinari» e fissa la linea. «Rivedremo la politica di remunerazione con la nostra futura presentazione strategica. Penseremo a un dividendo sostenibile e daremo un'ulteriore remunerazione agli azionisti attraverso il piano di buyback», deliberato a luglio.
Trainato dai profitti del l'E&P, il gruppo è riuscito così a compensare la flessione registrata nei settori Gas & Power e Refining & Marketing a causa della contrazione della domanda. Nel secondo trimestre 2012, le vendite di gas ammontano infatti a 20,15 miliardi di metri cubi con una riduzione del 4%, mentre la produzione di idrocarburi è pari a 1,647 milioni di boe/giorno (+10,6% rispetto allo stesso periodo 2011).
Tornando ai conti, il flusso di cassa netto da attività operativa delle continuing operations è stato poi di 4,2 miliardi di euro (8,3 miliardi nel semestre) e, insieme a 774 milioni di incassi da dismissioni, ha consentito di coprire i fabbisogni finanziari connessi agli investimenti tecnici - 3,02 miliardi nel secondo trimestre concentrati su giacimenti e upgrading della flotta Saipem - e al pagamento di 2,3 miliardi di dividendi (di cui 1,8 per il saldo della cedola 2011), con l'indebitamento netto sceso di 1,1 miliardi di euro rispetto a fine 2011, a 26,9 miliardi di euro «che tiene conto - chiarisce Eni - dell'operazione di rifinanziamento con istituzioni creditizie terze di una parte del debito intercompany di Snam (1,5 miliardi di euro).
Proprio dalla spa dei gasdotti, in procinto di passare a Cdp, Eni ha ottenuto, come chiarisce il cfo Alessandro Bernini davanti agli analisti, «già 2,5 miliardi di euro» rispetto agli 11,2 di esposizione complessiva verso il Cane a sei zampe. E, a stretto giro, «entro settembre-ottobre», prosegue Bernini, Snam dovrebbe essere in grado di rimborsare l'intero ammontare. Quanto alla cessione della quota residua in Snam (dopo il collocamento accelerato di un primo 5%), Scaroni è chiarissimo. «Stiamo parlando con diversi potenziali investitori e in base alle
condizioni di mercato valuteremo come procedere», ma ogni operazione avverrà dopo il closing dello scorporo, previsto in autunno. Nessuna fretta, dunque…..ma, aggiunge Scaroni, «se anche andiamo al di sotto, magari a 10, ci sentiamo perfettamente a nostro agio».
Eni guarda poi con fiducia ai futuri progetti come il South Stream («la final investment decision è prevista tra fine anno e inizio 2013», confermano i vertici).
Anche in rete seguitano a non parlarne, ad esclusione di “Delusi dal bamboo” ottimo sito di “formazione del pensiero critico” non a caso gestito da un ingegnere intellettuale.
Possiamo ancora cercare di rompere qualche uova nel paniere.
Se non altro, facendo loro capire che siamo consapevoli dei veri giochi.
Se non altro, chiarendo, in tal modo (una volta per tutte) che chi fa dell’anti-politica oggi, sono i funzionari dei partiti che tutto ciò non lo dicono e non lo spiegano.
Se non altro, per spiegare ai cittadini che il vero populismo, la vera demagogia, il vero allarmismo, il vero terrorismo intellettuale è quello operato da coloro che hanno dato il via a una strategia complessiva anti-patriottica, che finirà per spazzare via la Azienda Italia dal nòvero delle nazioni industrializzate avanzate.
Se non altro per denunciare la complicità della cupola mediatica.
E la criminale connivenza dei partiti che si accontentano delle briciole che cadono dal tavolo dei Signori Ragionieri, pur di sopravvivere.
Sulle spalle degli italiani ignari.
“Devono andare tutti alle isole Barbados”.
Prima che siano loro, in un domani prossimo, a spedirci a noi nei Caraibi, in catene.
Come facevano i negrieri nel XVIII secolo perché avevano bisogno di forza lavoro gratis.
Non fatevi venire l'ansia ma soprattutto non fatevi mettere paura, è ciò che vogliono.
La paura sono loro a doverla avere.
Devono capire che noi i loro trucchetti da baraccone li abbiamo capiti perfettamente.
Così, li potremo disinnescare.
Auguro a tutti un buon week end.

Fonte: Libero Pensiero

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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 23:49

La celebre azienda texana Halliburton, nota soprattutto per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi in un centinaio di Paesi del pianeta, si è resa recentemente protagonista di un episodio quanto meno bizzarro: lo smarrimento di materiale radioattivo.
Iniziamo dalle basi: la Halliburton, come tutti gli estrattori di petrolio, sfrutta una tecnica chiamata "fracking" (fratturazione idraulica), che consiste sostanzialmente nell'iniettare un fluido ad alta pressione in una frattura della roccia per creare delle spaccature più grosse.
In campo petrolifero, il fracking consente di aumentare la produzione di petrolio del giacimento, oltre che recuperare parte degli idrocarburi che andrebbero perduti durante il processo estrattivo.
Per determinare se una regione di un giacimento è adatta alla fratturazione idraulica, gli estrattori utilizzano degli strumenti che contengono materiale radioattivo, come la combinazione americio-241 e berillio. Ed è proprio parte di uno di questi strumenti, un cilindro metallico radioattivo, ad essere stato smarrito durante il trasporto da Pecos ad Odessa. Texas.
L'apparecchio ha la forma di un cilindro, e riporta le scritte “Danger radioactive” e “Do not handle”, con un il bel simbolo, ormai globalmente riconoscibile, della radioattività. "Non si tratta di qualcosa che produce radiazioni in forme estremamente dannose" spiega Chris Van Deusen, portavoce del Texas Department of State Health Services. "Ma è meglio che la gente rimanga a distanza, a 7-8 metri".
Il congegno, quindi, emette radiazioni. E se è necessaria una distanza di 7-8 metri dal dispositivo, non mi sembra uno smarrimento di poco conto.
"In presenza di berillio, le particelle alfa emesse dall'americio-241 reagiscono per formare neutroni" spiega Tom Hei, direttore associato del Columbia University's Center for Radiological Research. "Per le particelle alfa, si può posizionare un foglio di carta di fronte al dispositivo per avere un'adeguata schermatura. Non è il caso dei neutroni, che richiedono una schermatura molto più efficace o una distanza superiore dalla sorgente".
E' difficile dire se l'apparecchio sia totalmente sicuro anche a 7-8 metri di distanza. I neutroni emessi dal cilindro hanno un impatto biologico 10 volte superiore dei raggi-X, e definire con certezza una distanza di sicurezza avrà sempre un ampio margine di errore, a meno che non si sappia con esattezza quanto materiale radioattivo è contenuto nel cilindro.
Sebbene la combinazione berillio/americio-241 sia considerata come un rischio di categoria 3, l'esposizione a materiale radioattivo di categoria 3 può provocare danni permanenti a persone che lo maneggiano per qualche ora senza le dovute protezioni. Nell'arco di giorni o settimane, inoltre, potrebbe addirittura avere conseguenze fatali.
Non è ancora chiaro come un contenitore di materiale radioattivo sia riuscito a "scappare" durante un percorso di 200 km. Negligenza nel trasporto?Tentativo di furto?
Tre impiegati sono stati interrogati dall'FBI. "Gli agenti sostengono solo di credere che non ci sia stata attività criminale coinvolta nella scomparsa dell'apparecchio" sostiene un portavoce della Halliburton.
Il cilindro sembra essere scomparso lo scorso 11 settembre. Diversi veicoli attrezzati hanno percorso il tragitto del camion diverse volte a 10 miglia orarie, senza trovare alcuna traccia del materiale radioattivo.
 
 
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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 23:27
Sei navi da guerra cinesi sono entrate ieri nelle acque delle isole Diaoyu/Senkaku, controllate dal Giappone ma rivendicate da Pechino. Le unità si sono avvicinate alle isole "per far rispettare la legge" e dimostrare la giurisdizione cinese, stando a quanto affermato dal governo di Pechino. La guardia costiera giapponese ha lanciato un allarme e messo in guardia le unità cinesi in avvicinamento; due di queste si sarebbero a questo punto allontanate, senza incidenti, le altre sarebbero invece rimaste nelle acque contese.
Il governo nipponico ha formato un gruppo di emergenza per affrontare la situazione e l'ambasciatore cinese a Tokyo è stato convocato, ricevendo una nota di protesta formale.
Nelle ultime settimane le tensioni tra i due paesi a proposito delle isole sono aumentate bruscamente dopo la decisione di Tokyo di acquistare tre delle isole dal privato che le possedeva; ci sono stati anche sbarchi di elementi nazionalisti dell'una e dell'altra parte, con bandiere e slogan.

.Sessantamila cinesi sono scesi in ventiquattro piazze per manifestare contro Tokyo che vuole nazionalizzare le isole Senkaku, contro il parere di Pechino che vuole invece riconquistarle. Nel frattempo le proteste si sono fatte violente. Ecco cosa sta succedendo

Le isole contese sono la scintilla che ha trasformato la Cina in un enorme palcoscenico rissoso: i cittadini lanciano pietre contro l’ambasciata giapponese e si scagliano addosso alla polizia, che è dovuta ricorrere alla tenuta antisommossa. Si parla di un numero importante di persone indignate, 60 mila voci nelle strade e le forze dell’ordine faticano a contenere il flusso: le immagini parlano di caschi, manganelli e incendi. In alcune città, il dissapore è contenuto, in altre “le bandiere del Giappone si danno alle fiamme e la stessa sorte tocca alle macchine nipponiche” ha fatto sapere l’agenzia Kyodo. Le isole, completamente disabitate salvo alcune guardie di frontiera nipponiche, sono amministrate dal Giappone in base a un accordo bilaterale con gli Stati uniti, che le avevano occupate alla fine della Seconda Guerra mondiale e le hanno quindi affidate a Tokyo negli anni '50. La Cina però non riconosce quell'accordo e sostiene che le isole, conquistate dai giapponesi alla fine dell'Ottocento e da loro rinominate Senkaku, appartengono storicamente all'impero cinese col nome di Diaoyu - infatti anche la Cina nazionalista di Taiwan le rivendica come sue. Il contrasto si è fatto più forte negli ultimi anni, dopo la scoperta di ricchi giacimenti di idrocarburi sotto il fondo marino nelle acque circostanti, e dopo che l'incremento del traffico navale globale ha portato molte rotte commerciali importanti a passare nelle vicinanze delle isole.

Anti-Japan Protests Erupt In China  Anti-Japan Protests Erupt In China

In realtà, il Giappone controlla da anni le isole disabitate di Senkaku (Diaoyu, in cinese) ma la Cina ha visto l’acquisto come un affronto: venti milioni di euro, è la cifra offerta alla famiglia Kurihara che le possedeva. L’azione è ritenuta uno smacco perché, a detta di Pechino, le isole sarebbero cinesi e per questo sono già partite sei navi di sorveglianza a difesa della sovranità ma il Giappone la pensa allo stesso modo. I politici dell’opposizione, in Giappone, chiedono azioni ferme contro Pechino: “Il messaggio deve essere chiaro: noi non torneremo indietro” ha fatto sapere Shigeru Ishiba, ex ministro della Difesa giapponese.

Un’impennata di violenze e gesti dimostrativi cinesi si è registrata in questi tre giorni, dopo che le autorità di Tokyo hanno annunciato l’acquisto delle isole Senkaku, lo scorso 10 settembre. Il governo di Tokyo non non ha rivelato quale sia il prezzo dell’operazione anche se, secondo alcune indescrizioni di stampa, si aggirerebbe intorno ai 2,05 miliardi di yen (26 milioni di dollari). I cinesi, però, non accettano l’accordo.

Ieri, sei motovedette di Pechino sono arrivate nelle acque attorno all’arcipelago per quella che il ministro degli Esteri cinese ha definito come una prima missione di pattugliamento “per proteggere i propri diritti marittimi”. “Riflette la nostra giurisdizione sulle isole Diaoyu”, ha detto un portavoce riferendosi al nome cinese dell’arcipelago che si trova in prossimità di Taiwan.

La risposta dei cinesi è stata quella di presentarsi di fronte all’ambasciata giapponese a Pechino per protestare: gli studenti hanno gridato slogan contro il paese ritenuto usurpatore. Il disordine ha invaso le strade del paese e la folla dei manifestanti cresceva a dismisura. Mentre il traffico era in tilt, un uomo ha detto: “Non possiamo perdere le isole Diaoyu, non possiamo dimenticare la nostra vergogna nazionale” ricordando l’occupazione del Giappone, durante la Seconda Guerra Mondiale. Si lanciano uova, pietre e bottiglie contro l’ambasciata: “Ridateci le nostre isole! Odiamo il Giappone, l’abbiamo sempre odiato perché ha invaso la Cina e ucciso persone innocenti” ha gridato un lavoratore della regione meridionale di Guangxi. “Non vogliamo la guerra ma un’azione più ferma contro il Giappone: non dobbiamo vendere le nostre terre” ha detto un altro riferendosi ai fondali ricchi di gas e petrolio.

Non si vedeva una protesta così numerosa dal 1972, anno di normalizzazione dei legami bilaterali. “Ci sono state manifestazioni per tutta la settimana e inizialmente erano tutte pacifiche” ha riferito l’emittente NHK. “Avrebbero potuto fermarci se avessero voluto ma non l’hanno fatto. È il governo che ci ha insegnato a essere anti-Giappone e se vogliono farci smettere sanno bene come fare. Credo che ci stiano incoraggiando” ha detto un manifestante. La stampa cinese parla di reazione armata: “La Cina non può fare marcia indietro e le forze cinesi dovrebbero aumentare le strategie di difesa e intensificarle contro il Giappone. La Cina non può fuggire se il Giappone decide di ricorrere alle armi”.

Gli Stati uniti hanno affermato in una nota di non voler prendere parte nella disputa e hanno fatto appello a entrambe le parti perché mantengano "la testa fredda"; il segretario alla Difesa Leon Panetta effettuerà una missione-lampo a Tokyo e Pechino nei prossimi giorni.

Come nel Medio Oriente, consolati, ambasciate e semplici cittadini residenti all’estero sono diventati bersaglio di minacce e violenze. Il consolato nipponico a Shanghai ha notizie di almeno sette episodi di violenza contro i connazionali. Nel distretto urbano di Baoshan, un cinese ha innalzato due cartelli con le scritte «Sconfiggiamo i diavoli giapponesi» e «Diavoli giapponesi ritornate a casa», ha incendiato la sua Honda Civic dinanzi ad una concessionaria della casa giapponese, provocando il blocco della circolazione. Per evitare di essere aggrediti, ristoranti, negozi e persino automobili private dei cittadini nipponici in Cina, stanno iniziando ad esporre bandiere cinesi e a coprire ogni segno di riconoscimento del proprio Paese.

 

 

 

 

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 22:14

Le sigarette fatte con la cacca di topo

Fuma che ti passa...il vecchio motto che anni addietro si usava per i fumatori incalliti: ma come reagirebbero le persone  se le sigarette che ogni giorno, con tanta esasperata voglia di non rinunciare a fumare, nascondessero un segreto? Il business delle ‘bionde taroccate’, per molti retaggio del passato, torna in grande spolvero con la crisi che incalza. I numeri la dicono lunga: le sigarette illecite fumate nel mondo ammonterebbero a 360 miliardi, per una quota di mercato pari al 10,5%. In Italia, nel 2010, il mercato illegale e’ stimabile in un totale di 2,8 miliardi di sigarette. A lanciare l’allarme e’ la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, che ha stilato una relazione ad hoc presentata oggi in una conferenza stampa a Montecitorio. C’e’ anche sterco di topi in alcuni stock di sigarette contraffatte finite sotto sequestro e passate sotto la lente d’ingrandimento dagli investigatori.     

Il business delle ‘bionde’ false “fa gola alla criminalita’ organizzata, che, non a caso, in questo mercato illecito investe moltissimo e mostra capacita’ operative e gestionali assimilabili alle grandi multinazionali del tabacco”, spiega il presidente della Commissione, Gianni Fava (Lega Nord). Producendo “danni alla salute dei consumatori, ma anche alle casse dello Stato in termini di mancate entrate fiscali”. A preoccupare di piu’, pero’, i contraccolpi per la salute dei consumatori di sigarette contraffatte. “Se il fumo fa male di per se’ – sottolinea Fava – questi prodotti possono provocare danni di gran lunga maggiore e nuocere ancor piu’ gravemente alla salute”. Secondo le diverse verifiche effettuate, alcune marche di sigarette contraffatte sarebbero risultate prodotte utilizzando anche foglie di tabacco contaminate, o comunque di qualita’ non adeguata, al punto che, nell’impasto finale, sarebbero emersi livelli di nicotina, catrame, monossido di carbonio, piombo, cadmio e arsenico molto piu’ alti rispetto a quelli presenti nelle sigarette originali. Non solo catrame, anche monossido di carbonio: sono queste le tre sostanze contenute in maniera superiore al consentito nelle false Philip Morris. Le percentuali sono notevolmente superiori a quelle dichiarate: per la nicotina, 1,30 milligrammi per sigaretta a fronte di 0,80; per il catrame, 14,5 milligrammi per sigaretta a fronte di 10; per il monossido di carbonio 15,9 milligrammi per sigaretta a fronte di 10.

 Quanto alla presenza di sostanze tossiche restano i dubbi, dal momento che la Direzione per le accise non è stata in grado di rispondere ai quesiti del pm: «In merito all’accertamento relativo all’eventuale presenza di sostanze tossiche, si comunica che l’Istituto superiore di Sanità, interessato al riguardo, ha comunicato che, allo stato attuale, non è in grado di eseguire analisi della specie». uova di insetti, zanzare ovviamente morte, peli di topo, filamenti di metallo, plastica, capelli, feci animali e anche umane, tracce di sangue e perfino un cerotto, ovviamente sporco. Ecco che cosa si trova nelle sigarette contraffatte, quelle fabbricate nei laboratori clandestini di Cina, Ucraina, Russia, Polonia, e vendute di contrabbando in mezzo mondo. Fumare fa male, si sa, ma se alla nicotina, al monossido di carbonio e al catrame delle sigarette normalmente in commercio aggiungiamo gli elementi della lista iniziale, accorciamo notevolmente la nostra esistenza.

CINA - E anche stavolta, a detta della Commissione, i pericoli maggiori arrivano dalla Cina. “Oltre a rappresentare il principale Paese di origine delle sigarette contraffatte che arrivano in Europa – spiega Anna Teresa Formisano (Udc) – la Cina e’ destinata a diventare il principale produttore di tabacco lecito al mondo, con l’effetto, dal punto vista dell’attivita’ criminale, che il maggiore afflusso di prodotto lecito in entrata potra’ rappresentare un’ulteriore opportunita’ anche per l’ingresso di merce contraffatta prodotta in quel Paese ed inserita nella logistica della distribuzione mondiale”. La Relazione mette in guardia anche dai pericoli che viaggiano sul web. “Anche nel caso del contrabbando di sigarette – spiega infatti Formisano – e’ emerso il crescente ricorso a Internet, utilizzato sia dai consumatori per l’acquisto di sigarette contraffatte, sia dai criminali per velocizzare le transazioni e lo scambio di informazioni”.

 Il business delle ‘bionde taroccate’ rischia poi di diventare ancor piu’ temibile “con l’arrivo del cosiddetto pacchetto bianco”, ovvero confezioni di sigarette prive di brand, potenziale arma nella lotta al fumo. “Per le Forze dell’Ordine – fa notare Fava – diventerebbe ancor piu’ complicato individuare la merce contraffatta”. La Relazione verra’ ora inviata alla capigruppo per chiederne la calendarizzazione nei lavori dell’Aula. Ogni anno i governi europei perdono circa 10 miliardi di euro a causa del contrabbando e della contraffazione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che nel 2020 le sigarette di contrabbando supereranno quelle vendute legalmente e l’agenzia americana per alcol, tabacchi e armi da fuoco denuncia diversi legami tra le organizzazioni dedite al contrabbando e il terrorismo internazionale.

Attenzione a cosa fumi, quindi.

 

 

 



Come se fossero una specie di polizia, quelli della Ait intelligence unit della Bat si incontrano con i colleghi delle altre multinazionali (Philip Morris, Japan Tobacco International, Imperial) due volte all’anno e insieme cercano di tracciare le linee comuni alla lotta alla contraffazione e al contrabbando. Ci sono laboratori molto artigianali, come quelli cinesi, che sfornano tonnellate di sigarette la cui confezione è assai approssimativa e quindi facilmente riconoscibile. In alcuni di questi, per esempio, non vengono usate macchine per impacchettare ma solo bambini che hanno le mani «tarate» apposta per prendere 20 sigarette alla volta, non una di più, e tutto viene fatto a mano, con conseguenti carenze igieniche. Ma ce ne sono altri dove gli stessi esperti dell’unità anticontraffazione devono faticare non poco per riconoscere il pacchetto taroccato da quello originale.

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