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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 12:14

http://hearthaware.files.wordpress.com/2012/10/chakra-body.jpg?w=593&h=604Gli umani e gli Starseed sono allineati energeticamente attraverso il nostro sistema multidimensionale di chakra. Tuttavia, a causa della transiente situazione della Madre Terra, per ascendere alla quarta dimensione si serve di nuovi modelli di griglia energetica e di un ologramma con una diversa frequenza temporale.

La diretta conseguenza è che il nostro allineamento multidimensionale dei chakra potrebbe essere stato disturbato o interrotto. Di conseguenza, molti starseed hanno manifestato blocchi fisici, emotivi e mentali che hanno causato loro dolore e disagio.

Per aiutarci a riallineare i chakra e a facilitare il lavoro del regno Angelico della Terra c’è questa tecnica di auto-allineamento. Si tratta di un metodo semplice che chiunque può utilizzare per riallineare le proprie energie. Il metodo di auto bilanciamento, che si può fare da seduti ovunque, è il seguente:

1) Siediti. Inspira ed espira lentamente per tre volte e apetta finché non raggiungi la tranquillità interiore. Quindi procedi con il chiedere agli Angeli Terrestri della Madre Terra di aiutarti a riallineare le energie dei chakra.

2) Metti la mano destra quattro centimetri sotto l’ombelico (su un vortice d’energia, il chakra sacrale), quindi apri la mano sinistra e, con il palmo rivolto verso l’alto, appoggiala sopara la coscia sinistra. Inizierai a sentire l’energia che scorre attraverso la mano destra. Aspetta fino a quando non riesci più a sentire tale energia, quindi togli la mano destra, tenendo invece la mano sinistra sopra la coscia per l’intero processo.

3) Sposta la mano destra cinque centimetri sopra l’ombelico su un altro vortice d’energia (il chakra del plesso solare) e ripeti le operazioni sopra descritte. Togli la mano destra.

4) Metti la mano destra sul vortice d’energia sopra il cuore. Ripeti i passi precedenti. Togli la mano destra.

5) Metti la mano destra sulla gola, dove c’è un altro vortice di energia. Ripeti i passi precedenti.

6) Metti la mano destra sul vortice d’energia tra le sopracciglia (il chakra del terzo occhio). Ripeti i passi precedenti. Ringrazia gli Angeli della Terra per il loro aiuto.

Potrai sperimentare un rilascio energetico da ogni vortice d’energia (chakra) e, una volta finito il processo, ti sentirai più lucido, più leggero e più equilibrato. Ripeti questo semplice esercizio di auto-bilanciamento ogni volta che avverti un qualsiasi tipo di disagio.

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 22:47

Un grave pericolo sovrasta internet?

La riservatezza che circonda i lavori del World Conference on International Telecommunications (WCIT-12) autorizza davvero i peggiori sospetti?

IL TAVOLO DELLE REGOLE - L’ultima volta che la comunità internazionale si è riunita per mettere mano alle International Telecommunication Regulations (ITRs), nel 1988, internet non esisteva ancora. L’ITRs definisce i principi per le retribuzioni e le operazioni che riguardano le comunicazioni internazionali. Quelle correnti furono sanite con l’accordo di 178 paesi alla World Administrative Telegraph and Telephone Conference, a Melbourne.

 

L’INCONTRO E I TIMORI - Questa sessione si svolgerà a Dubai e vedrà i delegati trattare per 12 giorni e alla fine arrivare alla stesura delle regole destinate a sovrintendere un universo delle comunicazioni radicalmente trasformato dal 1988. I timori sono di due tipi, il primo è l’evidente volontà politica di alcuni stati di pervenire a regole che favoriscano il loro controllo sulla rete, mentre il secondo è quello che si pervenga a un sistema di distribuzione dei costi e dei carichi ricalcato su quello della telefonia.

LA DIVISIONE DEI PROFITTI - Il secondo non sarebbe meno pericoloso del primo, visto che influenzerebbe negativamente lo sviluppo e il dinamismo della rete, costituendo rendite a favore di alcuni privilegiati e rivelandosi un handicap per gli investimenti in molti paesi. Alle critiche, il comitato dell’ITU che presiede la WCIT-12 ha risposto che le proposte degli stati sono sul sito del WCIT-12 e che chiunque può controllare se contengano proposte liberticide e avanzare critiche.

TROPPO OPACO - Peccato solo che al sito sia possibile accedere solo previa iscrizione al modico costo di 4.000$ e a patto di non essere individui, che non hanno diritto d’accesso. Lo stesso si può dire dell’affermazione secondo la quale al pubblico sarebbe permesso di proporre contributi, operazione che fino ad oggi non è ancora chiaro come sarà espletabile.

LA RETE SI MOBILITA - Parte delle proposte presentate degli stati sono state pubblicate sul sito “pirata” wcitleaks.org, ma di queste non è possibile verificare o controllare l’attendibilità e provenienza. Una situazione che invece di sciogliere l’inquietudine l’ha accresciuta e così oggi anche Google ha battuto un colpo, pubblicando una pagina interamente dedicata alla questione, nella quale si chiede che la discussione sia aperta a tutti, come già accade per altri consessi internazionali dedicati agli accordi sul funzionamento della rete. L’azienda di Mountain View non si limita a descrivere i termini del problema e a presentare la sua posizione, ma esorta gli utenti della rete a far sentire a loro volta la loro voce presso i media e le autorità nazionali e internazionali.

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 19:03

 

Le 100 voci che caratterizzeranno il nuovo redditometro sono una delle poche cose certe di questo strumento, per tutto il resto il condizionale è d’obbligo.

Queste voci dovranno rappresentare  tutti gli aspetti della vita quotidiana e porteranno alla stima del nostro reddito. Sono riconducibili a 7 macrocategorie comprendenti: abitazione, assicurazioni e contributi, mezzi di trasporto, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, investimenti in mobili e immobili e altre spese significative (come antiquariato, gioielli preziosi, donazioni, ecc.).

 

Attraverso modelli matematici e statistici il tutto verrà confrontato a gruppi di riferimento difamiglie  ”standard”, catalogate in 55 tipi per composizione e area geografica, e per ogni famiglia verranno individuate realtà ritenute normali. Da qui, con dei correttivi, ogni italiano contribuente sarà confrontato con la situazione di normalità.

Sarà interessante valutare quanto incida la collocazione territoriale, le aree geografiche determinate sono Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole. Per ora però non è dato sapere se un immobile ha lo stesso peso nella stessa area a prescindere dalla provincia e se non avviene differenziazione tra zone dello stesso comune.

La cosa non è di poco conto, se si tiene presente che possedere un immobile nel centro di Roma non è la stessa cosa che possederlo in periferia.

 

Il nuovo redditometro per un certo verso “somiglia”agli  studi di settore: al riguardo, le categorie professionali hanno di fatto osservato che l’utilizzo non deve tradursi in un mezzo per emettere accertamenti di massa fondati su presunzioni, ma uno strumento che vada a colpire con precisione dove serve.

 

Il termometro del redditometro

 

Possiamo immaginarlo come un termometro diviso in due parti. Una verde, nella quale sono presenti i beni (investimenti) considerati con un indice inferiore all’unità, come ad esempio prima casa e obbligazioni. Essi avranno un peso minore nella stima finale del reddito.

Nella zona rossa troveremo in salire spese per animali domestici, auto non di lusso, pay tv, circoli ricreativi, gioielli, per finire con auto di lusso e imbarcazioni (chiaramente più saliamo, e più i beni in questione assumono peso nella stima).

Queste spese verranno considerate a un valore superiore a quello unitario per arrivare alla stima del reddito.

 

Dal 16 novembre si potrà sperimentare


E’ online il “ReddiTest” (Qui trovate il software dell’Agenzia Entrate) il software per sperimentare tramite le associazioni di categoria, gli ordini professionali e le organizzazioni sindacali, il funzionamento del nuovo redditometro fino alla conclusione della fase di test, prevista per la fine di febbraio. E’ stato messo online questo software proprio per testare il redditometro e,  anche se sarà in grado di fotografare in maniera reale e adeguata la spesa delle famiglie italiane, non risulta completamente chiaro poichè tale strumento misurerà sì il reddito potenzialmente ascrivibile alla famiglia, ma ciò non ha fondamento giuridico, poiché la famiglia non è un soggetto passivo fiscale.
L’Ae sottolinea che i dati inseriti rimarranno anonimi e verranno usati esclusivamente per testare la coerenza del nuovo redditometro.

 


 

Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione in commissione finanza di ieri 31 gennaio, aggiorna il calendario del nuovo strumento di accertamento sintetico.

Attualmente è in test presso sindacati, ordini professionali, e associazioni di categoria, il via ufficiale sarà da giugno 2012. Il test ha preso in oggetto oltre 22 milioni di famiglie, per circa 50 mln di persone, una base che, spiega Befera, è servita “per determinare  i cluster per poggiare i reali e nuovi dati dei contribuenti”.

 

Lo scostamento del 20%

E’ la differenza sul reddito dichiarato che farà scattare il redditometro. In pratica scatterà l’accertamento quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato (nel vecchio redditometro la percentuale era pari al 25%).

Da segnalare che il nuovo redditometro funzionerà anche come strumento preventivo. In futuro, infatti, sarà disponibile un software per  tutti i cittadini per verificare “fai da te” quale sia il reddito corretto da dichiarare ed evitare così l’accertamento.

 

Questa applicazione permette di calcolare il valore del c.d. Redditometro (art. 38 del DPR 600/73), cioè la stima del reddito sinteticamente attribuibile alla persona fisica in base alla sua capacità contributiva, evidenziando, inoltre, la soglia di reddito minimo da dichiarare per evitare di incorrere in un eventuale accertamento sintetico.

Del calcolo effettuato è possibile visualizzare il dettaglio a video e stamparlo.

N.B. Questa applicazione effettua i calcoli secondo quanto stabilito dall'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nella versione antecedente le modifiche apportate dal Decreto-Legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, che resta efficace per la determinazione dell'accertamento sintetico fino al periodo di imposta 2008.

(L'Agenzia delle Entrate può notificare ai contribuenti gli avvisi di accertamento entro il 31 dicembre del 4º anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Ad esempio: per i redditi dell'anno 2007, con dichiarazione presentata nel 2008, il termine per l'accertamento è il 31 dicembre 2012)

Sistema operativo

Mac OS X 10.3 o superiore (Universal Binary)

Disponibile anche per Win 

Immagini della applicazione

Vai alla pagina delle immagini della applicazione

Download

Clicca qui per scaricare il software

 
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18 novembre 2012 7 18 /11 /novembre /2012 22:05

anonymous israele

La situazione esplosiva che oramai è alle porte, nuovamente, tra Israele e la Palestina, sembra non avere altra soluzione che una guerra che ponga fine a tutto questo: in difesa della Palestina però a sorpresa, arriva un grupo di hackeristi che vuole avere un ruolo:  un attacco “politico”  di Anonymous  che  se la sono prende con Israele con l’operazione #OPIsrael in difesa di Gaza. Lo scontro in Medio Oriente ha chiamato le truppe virtuali che si oppongono alla volontà del governo israeliano di bloccare la connessione alla Rete nella Striscia di Gaza. È una vera e propria minaccia: “Se lo farete conoscerete la piena e incontenibile rabbia di Anonymous, come per gli altri governi non ne uscirete indenni”. Sono stati poi attaccati due siti come Falcon-s.co.il e Advocate-israel.com vicini al Governo e sono state diffuse indicazioni per i palestinesi per realizzare una connessione analogica sostitutiva.

Anonymous erano stati protagonisti di un altro attacco informatico lo scorso aprile. Si era attaccato il network di siti ufficiali della Formula 1, che sono rimasti oscurati per qualche ora a causa di un’intrusione del gruppo di pirati informatici. Il motivo di questa protesta online? E’ ancora una volta il tanto discusso GP di Formula 1 in Bahrain, che l’anno scorso non si era corso per sensibilizzare l’attenzione mondiale sui crimini compiuti dal Governo nella soppressione della rivolta popolare, mentre quest’anno è ritornato a essere in programma nonostante la situazione non si sia stabilizzata. Vittime i siti ufficiali F1 come www.f1.com e F1-racers.net, che sono rimasti oscurati per qualche ora prima di essere riportati alla normalità. Per quale motivo si è oscurato uno spazio, anzi due, così importanti e istituzionali? Ancora una volta gli Anonymous hanno preso di petto una questione prettamente “politica” che nulla c’entra contro major o etichette cinematografiche e musicali.

Come si poteva leggere nella dicitura del testo pubblicato, riportata anche all’interno del sito del ministero dell’Interno del Bahrain, caduto sotto i colpi degli attacchi informatici più o meno nello stesso frangente: “Il popolo del Bahrain ha combattuto contro l’oppressione del regime del re Hamad bin Al Khalifa per oltre un anno. Si sono registrati omicidi per le strade, aggressioni, gas nelle abitazioni, danneggiamenti a proprietà private da parte della polizia e sequestri. Il Regime continua la sua azione brutale ogni giorno e peggiora. Per questo motivo il GP del Bahrain andrebbe boicottato, perché i proventi dell’evento finanziano queste oppressioni“. Gli Anonymous hanno ricordato anche lo sciopero della fame che ormai prosegue da 70 giorni da parte dell’operatore umanitario Abdulhadi Alkhawaja, “Non è colpevole di nessun crimine, è perseguito solo per aver invocato il rispetto dei diritti umani per la popolazione“. Un intento lodevole, questa volta, per gli Anonymous che lo scorso 31 marzo sembrava potessero attaccare anche i giganti del web, ma si era capito subito che era solo una bufala.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 22:58

CANCELLARE IL DEBITO? SI PUO’

CANCELLARE IL DEBITO? SI PUO’, SECONDO DUE ECONOMISTI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

MARIA GRAZIA BRUZZONE 04/11/2012 La Stampa 4 novembre 2012

Eliminare il debito pubblico degli Usa con un colpo, e fare lo stesso con Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Grecia eccetera. E nello stesso tempo alimentare la crescita, stabilizzare i prezzi e spodestare i banchieri. In modo pulito e indolore, e più rapidamente di quel che si può immaginare. Con una bacchetta magica? No. Con una legge semplice, ma capace di sostituire l’attuale sistema attraverso il quale a creare denaro dal nulla sono le banche private.
Un provvedimento che obblighi le banche a una riserva del 100%.

Non lo propone Beppe Grillo, che pure dal suo blog offre analisi e proposte peraltro mica molto diverse, linkando un sito dove i militanti del M5S trovano bell’e pronto un “Kit” tutto da imparare e divulgare con disegni, tabelle e semplici ma articolate spiegazioni su “Come abbassare il debito” (anche se poi nel Programma del M5S di questi temi non si trova traccia, per ora ).

Con tutto il rispetto per Grillo& soci, parliamo di cose a ben altro livello. Dello studio di due economisti del Fondo Monetario Internazionale, Jaromir Benes and Michael Kumhof intitolato The Chicago Plan Revisited. Una proposta rivoluzionaria e “scandalosa” che sta diventando un cult in giro per il mondo, assicura il Telegraph che lo sintetizza, e suscita un dibattito acceso. Il che è già un sintomo della sua attualità.

Un mondo in debito. Che il sistema economico (capitalistico) sia inceppato lo segnala un dato: il debito globale è arrivato all’esorbitante somma di $200 trilioni (200mila miliardi), mentre il PIL del mondo è inferiore ai $70 trilioni. Vale a dire che il rapporto debito/ PIL globale rappresenta il 300% del PIL. E a detenere questa immensa montagna di debito – che continua a crescere – sono più le economie avanzate che i paesi in via di sviluppo.
Il cuore e la croce del problema è quindi in Giappone, Usa e in buona parte dell’Europa (compresa l’Italia dove gli enormi interessi sul debito continuano…ad accrescere il debito, in un circolo vizioso).
Di qui il dibattito. “Catalizzato a sorpresa dal FMI, che ha rispolverato una vecchia idea: semplicemente cancellare il debito, farlo sparire”, osserva Zerohedge, con vari link.

Allarme & Contrordine del FMI. A scatenare il recente dibattito è stato in realtà l’ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, di ottobre, che – come racconta Linkiesta – punta il dito sulle politiche di austerità volte a portare sotto controllo i debiti pubblici. Queste politiche potrebbero portare in recessione le economie, con dei costi politici oltre che economici non indifferenti.
Le politiche di austerità hanno, infatti, prodotto un effetto indesiderato e imprevisto, ossia una flessione delle economie maggiore delle aspettative.
Le conseguenze di tagli e aumenti delle tasse deprimono l’economia più di quanto si era calcolato, anche perché la politica monetaria è già espansiva, sostiene l’FMI nel suo rapporto.
(Sì, avevano sbagliato i calcoli, il post tenta anche di spiegare come e perché. Come dire che tartassare i cittadini porta benefici relativi all’economia in quanto non innesca ma anzi deprime l’auspicata “Crescita”. Una bella correzione di rotta, rispetto alle ricette seguite fin qui). (1).

Non solo. “Il Fondo Monetario e altri di quel giro sarebbero realmente preoccupati dalla prospettiva di un’altra crisi, anche peggiore di quella del 2008. Sembra che il FMI pensi che l’austerità possa essere usata per giustificare la privatizzazione di servizi pubblici e che tagliare il conto dei benefici sia stato eccessivamente enfatizzato, con conseguenze potenzialmente disastrose”. Così Business Insider, ( qui e qui) che riferisce la domanda che aleggia per Wall Street: il debito non lo si potrebbe cancellare?

Che fare? Ecco quindi la ricerca di nuove idee per frenare questa crescita immane del debito pubblico, particolarmente grave in paesi come Usa e Gran Bretagna che hanno anche messo centinaia e centinaia di miliardi nel tentativo, mica tanto riuscito, di fornire credito per rianimare l’economia ( i cosiddetti QE).
Non a caso se ne parla ad alto livello proprio a Londra, dove in discussione sono tuttavia varianti meno estreme di quella sostenuta dai due economisti di cui sopra.

Ad essere dibattuta lì – come racconta l’Linkiesta – è la possibilità/ convenienza di cancellare il debito pubblico in mano alla banca centrale inglese, la Bank of England, che è pari al 25% del debito emesso. Cancellandolo, si pagherebbero molto meno interessi, si libererebbe liquidità e si potrebbe rendere meno dura l’austerità. Il dibattito ferve sull’autorevolissimo Financial Times ( qui), su Alphaville, noto blog dello stesso FT, e ancora qui. Con una prevalenza di contrari, par di capire.

Il piano rivoluzionario. Ma torniamo alla ben più radicale proposta dei due economisti del FMI. Il lavoro è intitolato ” The Chicago Plan Revisited” in quanto rilancia e approfondisce il Chicago Plan originario di altri due economisti, Henry Simons della Chicago University – culla del liberismo – e Irving Fisher, nel bel mezzo della Grande Depressione degli anni Trenta. Lo riassume bene il Telegraph citato, dove Ambrose Evans-Pritchard segnala anche favorevoli e contrari.

Cancellare il 100% del debito. “Il trucco è rimpiazzare il nostro sistema dove il denaro è creato da banche private – per il 95-97% della disponibilità di denaro – con denaro creato dallo Stato. Vorrebbe dire tornare alla norma storica, prima che il re inglese Carlo II mettesse in mani private il controllo del denaro disponibile”. Nel 1666.

“Significa un assalto alla ‘ riserva frazionale’ delle banche (termine che ricorre da tempo su blog considerati cospirazionisti che parlano di ‘ signoraggio’). Se i prestatori vengono forzati ad avere il 100% di riserve proprie dietro i depositi e i prestiti, perdono l’esorbitante privilegio di creare denaro dal nulla.

La nazione riguadagna il controllo sulla disponibilità di denaro in giro. Non ci sono più corse agli sportelli e si riducono i perniciosi cicli di espansione/contrazione del credito”.

Un po’ di Storia. “Gli autori del primo Piano di Chicago avevano pensato che i cicli di espansione/contrazione del credito portano a una insana concentrazione di ricchezza. Avevano visto nei primi anni Trenta i creditori pignorare gli agricoltori ridotti sul lastrico, accaparrarsi le loro terre o comprarsele per un pezzo di pane.

Oggi, gli autori della nuova edizione di quel piano sostengono che il trauma del ciclo di credito che si espande/contrae – causato dalla creazione privata del denaro – è un fatto storico che si ritrova già coi giubilei del debito nell’antica Mesopotamia, e nell’antica Grecia, e a Roma, a un certo punto(2).

Il controllo sovrano (dello Stato) o del Papa sulla moneta corrente rimase tale (in Gran Bretagna) per tutto il Medio Evo, fino al 1666, quando è cominciata l’era dei cicli di espansione/contrazione. Certo, si aprì la strada alla rivoluzione agricola e subito dopo alla rivoluzione industriale al più grande balzo economico e industriale mai visto. Ma non cavilliamo” ironizza il Telegraph, che non prende partito (3).

I miti. E’ un mito – divulgato innocentemente da Adamo Smith – che il denaro si sia sviluppato come mezzo di scambio basato sull’oro, o legato ad esso, dicono gli economisti del FMI.
Come è un mito, puntualizza lo studio degli economisti del FMI, quel che si impara sui libri, che sia la Fed, la banca centrale americana, a controllare la creazione di denaro.

In realtà il denaro è creato al 95-97% dalle banche private. Attraverso i prestiti.
Le banche private infatti non fanno prestiti in quanto hanno depositi in denaro. Il processo è esattamente il contrario, spiega un post di istockanalyst, che ci pare molto ben fatto.

Ogni volta che una banca fa un prestito, scrive nel computer il credito (più gli interessi) e nel suo bilancio la passività corrispondente. Ma di quel denaro che presta la banca ne ha una minima parte. Se lo fa prestare da un’altra banca, o dalla banca centrale. E la banca centrale a sua volta crea dal nulla il denaro che presta alla banca.
Nel sistema attuale infatti la banca non è obbligata ad avere riserve proprie altro che per una frazione minima di quello che presta.
In un sistema a “riserva frazionale” ad ogni denaro creato dal nulla corrisponde un debito equivalente. Il che produce un aumento esponenziale del debito, fino al punto che il sistema collassa su sé stesso.

Gli economisti del FMI, rovesciano la situazione. La chiave è la separazione netta fra quantità di denaro e quantità di credito, fra creazione di moneta e crediti.
I prestiti sarebbero interamente finanziati da riserve, ovvero guadagni accantonati. Vale a dire che i prestatori (le banche) non potrebbero più creare nuovi depositi dal nulla ovvero generare i loro finanziamenti attraverso i prestiti, un privilegio straordinario ed esclusivo, negato ad altri business.

Le banche diventerebbero quel che erroneamente si crede che siano, puri intermediari che devono procurarsi all’esterno i loro fondi per essere in grado di fare prestiti.

La Fed – la banca centrale Usa – si approprierebbe per la prima volta del controllo sulla disponibilità di denaro, rendendo più facile gestire l’inflazione.

Di fatto, viene osservato, la banca centrale verrebbe nazionalizzata diventando una branca del Tesoro (ora la Fed fa capo a banche private). E il debito nazionale si trasformerebbe in un surplus. Le banche private dovrebbero infatti prendere a prestito riserve per compensare le eventuali passività.
Lo Stato non sarebbe più debitore, ma diventerebbe un creditore, in grado di acquistare il debito privato, assicurano gli economisti, che hanno fatto calcoli complicatissimi con metodi iper moderni, viene detto. Anche il debito privato verrebbe così cancellato.

Non c’è da stupirsi se già l’originario Chicago Plan, per quanto deliberato da commissioni del Congresso americano, non divenne mai legge, a dispetto del fatto che a caldeggiarlo furono ben 235 economisti accademici, allora e anche nel dopo guerra, compresi il liberista Friedman (nel 1967) e Tobin (il padre della Tobin tax, nel 1985), mentre allora Keynes, il padre di politiche economiche che passano per “stataliste”, lo osteggiò.

“In pratica il piano morì per la fortissima resistenza del settore bancario”.
Le stesse banche che oggi recalcitrano davanti agli obblighi di riserva un po’ più alti (ma sempre dell’ordine del 4-6%) imposti dalle regole di Basilea III, comunque insufficienti a fare da deterrente in caso di nuova crisi. Le stesse che spendono miliardi in lobbying e in contributi elettorali ai candidati presidenti. E che davanti al nuovo Chicago Plan minacciano sfracelli e sostengono che “vorrebbe dire cambiare la natura del capitalismo occidentale”.

Il che forse è vero. Magari però sarebbe un capitalismo migliore. E meno rischioso.
————————————————
NOTE (e scusate la lunghezza del post)
(1) Ricette allineate a un noto studio della BRI- la Banca dei Regolamenti Internazionali, la banca delle banche – che nel 2010, per arginare i debiti pubblici crescenti nei paesi ricchi, dove la popolazione invecchia di più, suggeriva di tagliare la spesa sociale, pensioni, lavoro, sanità e altri benefici del welfare. Peraltro, in quel rapporto il debito pubblico italiano, per quanto alto, risultava tra quelli meno in aumento.
(2) I due economisti ricordano il piano di Solone, nell’Atene del 599 A.C, che cancellò i debiti contratti verso gli oligarchi creditori, restituì le terre, fissò i prezzi delle materie prime, e ristabilì la creazione pubblica di moneta esente da debito. E la Lex Aeternia dell’antica Roma nel 454 A.C, mantenuta finché il Senato perse il controllo del denaro.
(3) In realtà già a fine ‘800 ci fu un ciclo negativo, poi la Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione – a cui tentarono di reagire gli economisti del Chicago Plan – finita di fatto con la Seconda Guerra Mondiale e l’espansione seguente, quindi ancora varie crisi, sempre più ravvicinate, fino a quella odierna, più grave perché globale e favorita da regole alla finanza sempre più lasche.

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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 23:17

 

Qualcosa inizia a muoversi in tutta l' Italia, anche se attualmente sembra che il cittadino subisca solo una situazione di cui colpe non ne ha ma che paga a caro prezzo, anche troppo. Sciopera l'Europa. Mercoledì 14 novembre i sindacati del vecchio continente in piazza contro le politiche di austerity e le ricette liberiste. All'iniziativa promossa dal Ces (Confederazione europea dei sindacati) aderisce anche Parma, o meglio la Cgil, che per la giornata ha previsto un corteo con diversi presidi. Assenti invece le altre due sigle, Cisl e Uil. Una mancanza che suscita la perplessità del segretario Patrizia Maestri: "Sconcerta che gli altri due sindacati non partecipino a manifestazioni di questo tipo". In ogni piazza italiana verrà mossa una manifestazione, contro queta situazione disperata.

Previsti disagi per chi deve muoversi in treno e nave. Escluse dall'agitazione i territori costieri della Toscana colpiti dal maltempo: Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto.

Il 14 novembre 2012 non sarà solo il giorno dello sciopero dei trasporti. In piazza scenderanno infatti anche studenti ed insegnanti. Come riferito anche sul sito del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, a scioperare sarà il personale docente. La protesta è stata indetta da COBAS, CUB scuola, UNICOBAS scuola, FLC CGIL, USI AIT scuola, NIDIL/CGIL, USI, SISA. Inoltre il Collettivo autonomo Studentesco ha indetto lo sciopero e possibili manifestazioni in tutte le città italiane. La protesta, unita a livello europeo dallo sciopero della Confederazione europea dei sindacati (Ces), vuole rivendicare i diritti del comparto scuola, l’assunzione stabile dei precari, la cancellazione delle 24 ore settimanali dell’orario di cattedra e la cancellazione del concorso per i precari, della deportazione degli “inidonei” e della legge ApreaGhizzoni. Inoltre sarà possibile anche una manifestazione nazionale, nelle giornate di mercoledì 14 novembre e di sabato 24 novembre a Roma.

 

 

 I numeri europei parlano da soli: 25 milioni di disoccupati e il 50% dei giovani - specie in Italia e Spagna - senza lavoro. Un problema che sta alimentando nuovi flussi migratori, alla quelle non si sottrae neppure l'Emilia Romagna. "Cinquemila giovani emiliani lavorano nel Regno Unito" fa notare Massimo Bussandri, organizzatore della manifestazione del 14. "Occorre - conclude Maestri - una rottura con le politiche dettate dalla finanza, quella finanza che ha impoverito imprese e lavoratori". Nel mirino anche le misure del governo Monti, con il problema esodati che rimane aperto.

In occasione dello sciopero generale di 4 ore dei lavoratori pubblici e privati, in programma per il 14 novembre, sono previsti numerosi disagi nel settore dei trasporti. L’agitazione è stata indetta in concomitanza con la giornata di mobilitazione europea promossa dalla Ces.

Queste le modalità e gli orari dello sciopero dei trasporti secondo quanto diffuso dal Ministero dei Trasporti:

  • Treni e navi traghetto FS: dalle 14 alle 18
  • Trasporto Marittimo: 4 ore di ritardo nella partenza delle navi
  • Attività Portuali: 4 ore per turno
  • Merci, circolazione e sicurezza stradale: ultime 4 ore della prestazione lavorativa

la Confederazione europea dei sindacati, ha indetto una giornata di mobilitazione contro le politiche di austerità e per quello stesso giorno, per partecipare alla mobilitazione con gli altri sindacati europei, la CGIL ha indetto uno sciopero generale nazionale di quattro ore, con manifestazioni in più di 100 città italiane. "Non si deve più aspettare a contrastare la politica di austerità e rigore che l'Europa impone a tutti gli stati", ha detto questa mattina il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso. La mobilitazione della Ces è un appuntamento molto importante per rispondere alle politiche di austerità che creano disoccupazione e peggiorano le condizioni di vita di milioni di persone in tutta Europa. Bisogna rispondere subito cambiando le politiche".

 

 

 

 

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7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 22:52

Scontri ad Atene contro l'austerity

Nel giorno in cui l'America festeggia il suo presidente, l'Europa torna ostaggio della crisi del debito. E' sulle sponde dell'Egeo che risuona lo spauracchio di una nuova Lehman Brothers. Mentre Atene è paralizzata per il secondo giorno di fila dallo sciopero generale, fra qualche ora il Parlamento greco voterà il nuovo pacchetto di misure di austerità. Ammontano a 13,5 miliardi di euro quei sacrifici di lacrime e sangue che i greci dovranno ingoiare altrimenti sarà la fine.

Le rivolte greche oramai non sono più una novità, le persone sono totalmente logore e arrabbiate da come il loro governo pensa al proprio popolo e quindi... i greci invadono la piazza davanti al Parlamento per manifestare contro l’approvazione del pacchetto che porterebbe nuovi tagli. Ed i primi scontri con la polizia, che secondo le agenzie avrebbe usato i lacrimogeni.

LE PROTESTE – La Grecia si trova allo scadere delle 48 ore previste di stop contro la quasi certa approvazione delle nuove misure di austerità che l’Europa chiede all’isola. Il primo ministro Antonio Samaras spera di mettere d’accordo tutti e di avere supporto per muovere i prossimi tagli di bilancio e la riforma del lavoro. Ue, Bce e Fmi hanno parlato chiaro e il patto, per ottenere l’accesso al fondo di di aiuti di 31, 5 miliardi di euro è che il Paese si impegni a effettuare tagli per 13, 5 miliardi entro il biennio 2013-2014. “Dobbiamo salvare il paese dal disastro. Se non riusciamo in questo, è inutile restare nella comunità europa. Questi sono gli ultimi tagli che apporteremo ai salari e alle pensioni” ha dichiarato Samaras e questo ha scatenato le proteste di due giorni. La Grecia è diventata quasi un paese fantasma: stop a trasporti pubblici, scuole chiuse, fermi i ministeri, la sanità, le farmacie, i traghetti e i cittadini sono scesi nelle strade a dire: “Basta”.


I NO – I sindacati dicono che le misure affosseranno i poveri ancora di più e che i ricchi non potranno che trarre giovamento dall’ennesima richiesta di tagli: la produzione della Grecia è calata in modo inarrestabile e la disoccupazione troneggia. “Se i parlamentari daranno l’ok, commetteranno un grande crimine contro il paese e il popolo” ha dichiarato Nikos Kioutsoukis, segretario generale di Gsee, uno dei sindacati ellenici più importanti. I nuovi tagli fiscali, e quindi l’approvazione, segnano un banco di prova per la formazione di Samaras salito al potere da giugno. “I greci devono farlo, non hanno possibilità di scelta” ha commentato Jean Claude Junker, presidente dell’eurogruppo.

 

L’economia della Grecia è sofferente e per questo il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto una riduzione del debito ma la Germania non ne vuole neppure sentire parlare: “Non possiamo prenderla in considerazione perché la cancellazione mina le norme di bilancio tedesche” ha riferito Steffen Seibert e non viene accettata neppure la proroga dal 2014 al 2016 per sistemare i conti. “Occorre trovare una soluzione rapidamente. La Grecia ha un problema da risolvere in due anni e non può farlo senza aiuti esterni” ha aggiunto Ewald Novotny, governatore della banca nazionale austriaca. E ancora: “È assurdo parlare adesso di ulteriori tagli al debito greco, perché non rispettano gli impegni” ha commentato Wolgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco. Schaeuble ritiene che l’unico mezzo per salvare la Grecia sia il riacquisto, da parte di Atene, dei propri bond già emessi.

Le possibilità di fare marcia indietro sono poche e la Bce ha spiegato il perché:

“Non possiamo prolungare né la scadenza dei bond greci né possiamo ridurre i tassi. Non possiamo operare un taglio diretto perché sarebbe come finanziare lo Stato Greco e questo non è consentito, da trattato, alla Bce” ha dichiarato Joerg Asmussen alla Bild.

Un panettiere di 58 anni, intervistato da Reuters ha dichiarato: “Si vive in uno stato costante di paura e incertezza, non sai mai cosa ti aspetta dietro l’angolo” ha dichiarato Panos Goutsis e ancora: “Quante volte hanno detto che sarebbe stata l’ultima volta? Siamo stanchi di sentirlo”. Gli oppositori saranno presenti alla votazione ma non è chiaro se voteranno a favore, mentre 16.000 persone hanno invaso piazza Syntagma per urlare il loro dissenso. “Hanno preso tutto quello che abbiamo, i nostri soldi, il nostro lavoro, le nostre vite e non si fermeranno finché gli europei non saranno soddisfatti” ha detto Popi Alexaki, 40 anni, che ha perso il lavoro ad agosto.

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6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 23:16

  ''vinco io, sono il numero 1!''

 

Alla fine i sondaggi sono tutti concordi: questa volta ha vinto Obama. Il presidente si presenta al secondo confronto televisivo con Mitt Romney reduce dalla secca sconfitta del primo dibattito. Questa volta recupera la grinta e alle domande dei cittadini risponde in modo più convincete aiutato anche da una gaffe del suo sfidante sulla strage di Bengasi che gli permette di andare a bersaglio in modo, tutto sommato, semplice. Il suo avversario è sembrato molto meno convincente rispetto alla prima uscita, spesso ripetitivo nel suo mantra "io so come rilanciare l'economia". Non c’è grande merito nell’essere mezzo afro-americano, ma per saperlo sfruttare bisogna essere fortunati, meticolosi, cinici, e Barack lo è stato. Non solo nel 2008, quando ha scritto la storia distruggendo il tabù del razzismo e insieme mostrando la faccia ecumenica del leader di tutti gli americani, “bianchi e neri” come disse.

 Ma anche nel 2012 quando ha continuato a godere di una inerzia importante, tra i bianchi che non se la sentono di liquidare il primo presidente nero dopo soli 4 anni, e tra i neri che, nel 95% dei casi, votano per “razzismo buono”. A questo sentimento settario, senza pensare più al superamento delle barriere e al futuro di una riconciliazione che gli erano serviti per tenere un atteggiamento alto la prima volta, ha fatto ampio ricorso: per esempio, ha usato il potere di governo per cercare di impedire, negli stati in cui ha potuto, il passaggio di leggi che obbligano di presentarsi al seggio con un documento munito di foto. Per questa via, non solo ha tenuto aperta la via per possibili brogli elettorali (illuminante l’esperienza del gruppo di attivisti Acorn nel 2008, che fu smascherato e sciolto dal Congresso -che lo finanziava- proprio per le irregolarità che aveva compiuto) , ma ha anche usato la sua opposizione per fare propaganda tra i neri sostenendo che i repubblicani volevano tenerli lontano dai seggi.

 Prima con la eliminazione della legge clintoniana che vietato ai gay di fare i militari ammettendo di essere omosessuali, e poi cambiando idea sulle nozze dei gay, Obama ha fatto il pieno di questi elettori, e di chi considera giusto i loro avanzamenti nella società. Nel 2008 si presentò e vinse sostenendo di essere a favore del matrimonio tra un uomo e una donna, come il suo avversario McCain. Oggi è “personalmente” convinto che gli omosessuali possano sposarsi.  A vedere i sondaggi delle ultime settimane, infatti, tra Obama e Romney è sempre stato un testa a testa. A livello nazionale, infatti, si sono alternati in testa alle preferenze, con il repubblicano capace di allungare dopo il primo dibattito tv e il presidente uscente a recuperare terreno negli ultimi giorni. Anche online i sentimenti sono ondivaghi. Basti vedere Twitter, dove giorno dopo giorno entrambi i candidati sembravano prevalere, per poi soccombere 24 ore dopo. Ma, si sa, negli Usa contano i singoli Stati e, qui, la situazione è più complessa.

Barack: "Complimenti a Romney, ha fatto una bella campagna elettorale".

Al di là delle tensioni e delle accuse reciproche, i due sfidanti hanno coronato un duello duro ma corretto, senza troppi colpi bassi almeno nelle ultime settimane. Tanto che Obama si è voluto congratulare con Romney per la "vivace" campagna elettorale "fortemente combattuta". Il tono era quello, pacato e sereno, del vincitore che rende onore all'avversario sopraffatto. Anche in questo caso, la scaramanzia non fa parte del dna degli americani. O perlomeno dei presidenti in carica.

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6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 22:59

Dopo 4 anni, l' America riavrà il suo presidente nuovo o rieletto? Le urne sono aperte da stamane alle 6 del mattino (le 13 in Italia) mentre la prima chiusura è prevista alle ore 19 (l’1 di notte in Italia) in sei Stati, tra cui la Virginia, ovvero uno degli Stati considerati indecisi per eccellenza. Sia in Virginia che in Florida, in caso di distacco inferiore allo 0,5% tra i due candidati si procede automaticamente a un riconteggio dei voti. Un nuovo picco di affluenza alle urne è previsto dopo le 17 locali, ovvero l’orario di chiusura di molti uffici pubblici e privati. La chiamata alle urne degli elettori americani non stabilirà soltanto chi tra Barack Obama e Mitt Romney guiderà il Paese per i prossimi quattro anni. Una lacrima, una sola lacrima, immortalata dai fotografi, è scorsa sul volto di Obama ieri sera in Iowa durante il suo ultimo comizio elettorale. L'emozione l'ha tradito quando ha spiegato l'origine dello slogan "fired up, ready to go!": "Ho sentito questa voce urlare dietro di me ... Ho pensato, sto correndo per la presidenza e dopo qualche minuto mi sono sentito 'acceso', pronto a partire.

 L’esito del voto sarà decisivo anche per stabilire lo schieramento del Senato, ora a maggioranza democratica, che rischia di passare in mano ai repubblicani. Ma tale ipotesi, secondo il New York Times, è sempre meno probabile. Il Senato si compone infatti di 100 seggi, di cui ora 53 sono detenuti da democratici e 47 da repubblicani, e l’esito delle elezioni stabilirà il colore di 33 posti. Ma i candidati repubblicani cruciali per riconquistare la maggioranza al Senato, come spiega il quotidiano newyorkese, sono scesi nei sondaggi nelle ultime settimane, tranquillizzando il partito avversario. Il motivo, secondo gli osservatori, sono le affermazioni troppo conservatrici rilasciate negli ultimi mesi dai rappresentanti repubblicani.  Attesa anche per i risultati del Congresso, con gli americani che votano anche per il rinnovo dell’intera camera dei deputati - attualmente in mano ai repubblicani - e per quello di un terzo del Senato fino ad oggi a maggioranza democratica. Assieme a una valanga di referendum, dalla legalizzazione della marijuana a quella delle nozze gay.

 E mentre in tutto il Paese - dalla East alla West Coast - l’affluenza sembra essere sostenuta, i due candidati seguono gli sviluppi dalle rispettive roccaforti: il presidente americano a Chicago, in Illinois, e il candidato repubblicano a Boston, in Massachusetts, lo Stato di cui è stato governatore. «Sono fiducioso di avere i voti per vincere», si è lasciato andare Obama nel corso di una visita a sorpresa in un piccolo comitato elettorale della sua città, dove militanti e volontari del partito democratico facevano le ultime telefonate sulla base di liste di elettori ancora indecisi. Romney, che in mattinata ha votato a Boston con la moglie Ann, ha invece deciso un ultimo blitz in Pennsylvania e in Ohio, prima di tornare nella sua città e attendere i risultati. E quanto sia spasmodica l’attenzione sul “Buckeye State” lo dimostrano le visite dell’ultim’ora compiute anche dai due vice Joe Biden e Paul Ryan, che all’aeroporto di Cleveland non si sono incrociati per pochi minuti: mentre Biden scendeva dall’Air Force Two, l’aereo di Ryan atterrava.

Romney, che in mattinata ha votato a Boston con la moglie Ann, - Obama aveva votato in anticipo nei giorni scorsi - ha invece deciso un ultimo blitz in Pennsylvania e in Ohio, prima di tornare nella sua città e attendere i risultati. E quanto sia spasmodica l'attenzione sul "Buckeye State" lo dimostrano le visite dell'ultim'ora compiute anche dai due vice Joe Biden e Paul Ryan, che all'aeroporto di Cleveland non si sono incrociati per pochi minuti: mentre Biden scendeva dall'Air Force Two, l'aereo di Ryan atterrava.

L'appello ad andare a votare sembra comunque essere stato accolto alla grande dagli americani. Anche in alcune delle zone colpite dall'uragano Sandy, nonostante i disagi e i seggi soppressi o improvvisati. Mentre spettrale appare Atlantic City, la Las Vegas della costa orientale devastata dall'uragano, con seggi e casinò aperti ma pressochè deserti.
Dopo una campagna elettorale da 6 miliardi di dollari caratterizzata da scivoloni su entrambi i fronti e dalle devastazioni della tempesta Sandy, sarà scelto chi tra Barack Obama e Mitt Romney sara' il 45mo presidente americano.    

 Persino il voto a Dixville Notch, il paesino del New Hampshire che e' tradizionalmente il primo a votare, ha visto un pareggio per 5 a 5. Si vota anche per rinnovare completamente i 435 seggi alla Camera dei Rappresentanti e un terzo dei cento seggi al Senato, e per eleggere i governatori di undici Stati e quelli di due 'territori liberi associati', cioe' Portorico e le Samoa Americane. Inoltre, c'e' da esprimersi su 176 referendum indetti a livello locale.



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6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 21:41

http://www.infopannellisolari.com/wp-content/uploads/2011/01/tetto_p.jpgNei pannelli solari fotovoltaici ha luogo la conversione della radiazione solare in energia elettrica. Come avviene? Il flusso luminoso proveniente dal Sole investe il materiale semiconduttore del pannello solare, normalmente realizzato utilizzando il silicio. Vediamo insieme come.

Il funzionamento del pannello solare. Gli atomi di silicio del pannello solare compongono un reticolato cristallino tridimensionale di forma tetraedrica in cui ognuno di essi mette in comune uno dei suoi quattro elettroni di valenza. L'elettrone in comune è quello con orbita più esterna mediante il quale avviene la conduzione elettrica. Gli altri tre elettroni con orbita più interna sono invece fortemente legati al nucleo dell'atomo e non partecipano alla conduzione.

Allo stato normale gli elettroni esterni si trovano in una fase di valenza e non dispongono dell'energia sufficiente per condurre elettricità. Quando ciò si verifica l'elettrone passa dalla banda di valenza a quella di conduzione ed è libero di muoversi all'interno del reticolato grazie alla stretta vicinanza degli altri atomi di silicio. Nel passaggio di banda lascia dietro di sé una lacuna. Il movimento degli elettroni esterni in banda di conduzione e delle relative lacune continua fin quando è presente l'irraggiamento solare.

La differenza con i materiali conduttori e isolanti. I materiali conduttori possiedono elettroni esterni appartenenti alla stato di valenza e di conduzione. Per questa ragione conducono ottimamente l'elettricità. Le due bande sono sostanzialmente sovrapposte. Al contrario, i materiali isolanti hanno la banda di conduzione molto distante da quella di valenza.

I semiconduttori. Nei semiconduttori, come il silicio, gli elettroni sono allo stato di valenza (come nei materiali isolanti) ma la distanza con la banda di conduzione è minima. E' quindi possibile che un elettrone esterno passi temporaneamente dalla banda di valenza a quella di conduzione. Ciò avviene quando l'elettrone è investito da un flusso luminoso in grado di liberare gli elettroni più esterni. Per ogni elettrone passato alla banda di conduzione si lascia libera una lacuna nella banda di valenza. Come l'elettrone nella banda di conduzione anche la lacuna tende a spostarsi nella banda di valenza per effetto del campo elettrico comportandosi come una carica positiva.

 

Pannello solare o pannello fotovoltaico? Vantaggi e differenze 

 

Quando si leggono articoli ed approfondimenti sull’energia prodotta dai pannelli, spesso si può fare confusione tra quelli solari e fotovoltaici. Le due tecnologie però presentano diverse differenze, in termini di utilizzo, costi e durata.
Il pannello fotovoltaico è caratterizzato dalla presenza di silicio: assorbe l’energia del sole ed insieme ad altri materiali conduttori genera energia elettrica.
Il pannello solare termico utilizza invece un raccoglitore che riscalda sostanze fluide (generalmente acqua) stabilizzandole ad una temperatura impostata direttamente dall’utilizzatore.
Quando si vuole energia elettrica per la propria abitazione, si installa quindi un impianto fotovoltaico, mentre se si necessita dell’acqua calda, si sceglieranno pannelli solari termici.
A livello di efficienza, i pannelli solari sono molto performanti, raggiungendo una percentuale di 80% di energia convertita, mentre i fotovoltaici si aggirano tra il 5 ed il 15%.

Ai nostri giorni, considerando i contributi concessi dallo Stato, appare più conveniente l’installazione di un pannello solare, che risulta meno dispendioso e più efficace: i prezzi variano da 1.400 a 3.500 euro; la durata di questi pannelli è di circa 20 anni, ma necessitano di manutenzione costante.
I pannelli fotovoltaici invece comportano un esborso variabile tra 6.000 e 12.000 euro a seconda delle capacità energetiche, fino a raggiungere cifre intorno ai 15.000 euro per i modelli più performanti; indicativamente durano 20-25 anni e consentono un evidente risparmio in bolletta.

 

http://www.qualenergia.it/sites/default/files/articolo-img/3336360975_132f4e6148_m_2.jpg?1327313078Con i prezzi e gli incentivi attuali quanto rende investire in un piccolo impianto fotovoltaico? Siamo riusciti a desumere alcune ipotesi di investimento in varie zone della Penisola per due tipologie di impianti FV: 3 e 20 kWp. I risultati confermano che il fotovoltaico resta ancora un ottimo investimento.

Come sappiamo, con la nuova versione del conto energia entrata in vigore lo scorso maggio (qui la sintesi), la quota di incentivo per kWh prodotto diminuirà progressivamente fino al 2016. Per gli impianti domestici da 3 kW sugli edifici, nel corso del 2012 gli incentivi previsti dal quarto conto energia andranno dagli 0,274 euro per kWh di inizio anno agli 0,252 €/kWh del secondo semestre; per quelli da 20 kW, sempre su tetto, il premio nei primi 6 mesi di quest’anno sarà di 0,233 €/kWh e nel secondo semestre 0,206 €/kWh.

Ma anche i prezzi in questo ultimo anno sono scesi tantissimo: per dare un’idea, il valore di mercato di un modulo FV cristallino di basso costo a novembre 2010 era attorno a 1,60 €/Wp; ora ci sono prodotti venduti anche sotto 0,90 €/W. Un crollo di prezzo che ovviamente si riflette sul costo totale degli impianti, sul quale i moduli pesano per circa il 45%.

Per i consumatori ciò significa che, seppure con una diminuzione degli incentivi, il fotovoltaico è ancora un investimento interessante con tempi di ritorno piuttosto rapidi. Lo mostrano bene le ipotesi di investimento che abbiamo ottenuto consultando diversi installatori. Come detto, si tratta di preventivi per impianti da 3 e da 20 kW installati al Nord, al Centro e al Sud Italia che ipotizziamo possano entrare in esercizio nel primo semestre del 2012.

I costi medi per kWp installato che abbiamo rilevato si aggirano intorno a 3.400 € per gli impianti da 3 kWp e scendono fino a 2.500 per impianti da 20 kWp. Con una producibilità, variabile in base allla località di installazione, avremo a Milano impianti che produrranno circa 1.200 kWh annui per kWp installato, a Roma circa 1.450, mentre a Palermo arriveranno anche fino a 1.600.

Con gli incentivi del primo semestre 2012 e con la sovrapproduzione pagata 13-14 centesimi per kWh immesso in rete (ipotesi), considerati i consumi medi di una famiglia italiana e i conseguenti risparmi in bolletta, si possono stimare tempi medi di rientro dell'investimento molto più rapidi dei 9 anni che le aziende valutano solo nel 2009.

Per impianti da 3 kWp, mediamente i tempi di ritorno dell'investimento si aggirano intorno ai 5 anni e mezzo; al Sud si riesce a scendere fino a 4 e mezzo. Secondo i preventivi più economici bastano invece 5 anni per rientrare dell'investimento per un impianto da 20 kWp a Milano e addirittura sarebbero sufficienti meno di 4 anni a Palermo.

Facciamo qualche esempio. Consideriamo un impianto da 3 kWp (con scambio sul posto), il cui costo - secondo un preventivo che si colloca nella fascia di mezzo - ammonta a 10.150 € (Iva inclusa 10%), interamente pagato con capitale proprio. A Milano con una resa di 3.648 kWh/anno, l'impianto FV frutterebbe di incentivi 1.098,21 €/anno circa, da sommare a 510,80 € di risparmio in bolletta, per un totale di circa 1.609 €/anno. L’investimento si ripagherebbe in 6,3 anni e nei 20 anni di durata dell’incentivo si avrebbero benefici economici per 32.180 €: un guadagno netto di oltre 22mila euro, cui va aggiunto il risparmio in bolletta di cui si potrà usufruire nella restante vita utile dell’impianto (25-30 anni), oltre il periodo incentivato (vedi sotto).

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/preventivo%203kW%20Milano.jpg

 


Ancora più interessanti le ipotesi di investimento più a sud: lo stesso impianto a Roma (vedi dettaglio) farebbe rientrare dal’investimento in 5 anni e renderebbe in 20 anni 40.225 euro; a Palermo (dettaglio) farebbe rientrare dal’investimento in 4,6 anni e renderebbe in 20 anni 44mila euro.

Ottimo affare, nonostante l’incentivo più basso, anche un impianto di taglia più grande (ma sempre realizzabile in ambito residenziale e con scambio sul posto). Sempre stando a un preventivo “mediano”, un impianto da 20 kWp verrebbe a costare 50.525 euro: a Milano (dettaglio) si ripagherebbe in 5,2 anni e in 20 anni renderebbe circa 195mila euro (guadagno netto circa 145 mila euro), a Roma (dettaglio) rientrerebbe in 4,1 anni e produrrebbe quasi 244mila euro, mentre a Palermo (dettaglio) si coprirebbe la spesa in 3,8 anni e in 20 anni si avrebbero entrate per poco meno di 267mila euro.

Questa la situazione per impianti pagati interamente con capitale proprio. Tuttavia circa il 90% delle installazioni fotovoltaiche realizzate in Italia è finanziata (totalmente o parzialmente) da banche. Il rendimento e i tempi di ritorno in quel caso variano, a seconda dei tassi applicati dai vari istituti di credito. Per impianti da 3 kWp il tasso di interesse si aggira in media sul 7-7,5% (al Sud il tasso è in genere superiore a quello praticato al Nord).

Ovviamente il finanziamento influisce sul rientro dell'investimento: qui vedete a confronto i grafici di rientro dell'investimento per un impianto da 3 kWp a Roma (costato 11.180 euro, leggermente più caro della media) senza finanziamento (sopra) o con prestito, per il costo totale, con capitale finanziato al tasso del 7,5% (sotto).

 

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/rendimento%20non%20finanziato.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per impianti da 20 kWp i prestiti sono invece più a buon mercato e si può avere un finanziamento a tassi medi del 5%. Qui sotto il confronto sul rientro di un impianto a Roma (costato 53.900 euro) con o senza finanziamento a un tasso del 5%.

 

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/rendimento%2020kW%20non%20f.jpg

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/rendimento%2020%20kW%20finanziato.jpg

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