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20 febbraio 2014 4 20 /02 /febbraio /2014 19:40

Nonostante ci siano state diverse catastrofi legate al clima, come in Inghilterra, come in America, ecc... , notizie che leggiamo dovunque proprio inerenti ad un drastico cambio di tendenza climatica a livello planetario, le abbiamo sempre. Di notizie invece, che trattano la fine del mondo, ne abbiamo ormai una certa abitudine, forse perchè ormai si tende a sdrammatizzar in questo modo, enfatizzando piccole conseguenze catastrofiche e trascurando le effettive catastrofi che stanno interessando il pianeta e di conseguenza....chi lo abita.

A prescindere dalla piccola parentesi, abbiamo da un pò di tempo, la profezia vichinga del 22 febbraio 2014 che tratta guardacaso, la fine del mondo. Siamo nuovamente sotto l' influenza invisibile delle profezie mancate ma che in qualche modo, caratterizzano una concreta similitudine con le catastrofi che tanto si narrano nelle apocalissi.

Veniamo al dunque, allora:

la tradizione Norrena e’ alquanto sconosciuta per i popoli mediterranei, anche se pone le sue radici in tempi molto antichi. Il termine Ragnarok nella lingua vichinga significa “destino degli Dei” e questa profezia parla appunto dell’apocalisse intesa come termine ultimo degli Dei vichingi. Per essere precisi, cosi’ come in realta’ era anche per i Maya, la maggior parte dei popoli antichi non parlano quasi mai di fine dei tempi, ma credono in un ciclo di eventi che sistematicamente si ripete nel corso dei secoli. Anche nel caso del Ragnarok, si parla di grandi eventi, naturali e non, che avvengono con cadenza regolare e che riportano il mondo ad un equilibrio pre-esistente. Possiamo vederlo come un riazzeramento dei tempi ed una ripartenza da un punto stabile.

 

Cosa dovrebbe accadere durante il Ragnarok?

Spariranno quindi Sól (il Sole) e Máni (la Luna): i due lupi (Skǫll e Hati) che, nel corso del tempo, perennemente inseguivano i due astri finalmente li raggiungeranno, divorandoli, privando il mondo della luce naturale. Anche le stelle si spegneranno.

Yggdrasill, l’albero cosmico, si scuoterà, e tutti i confini saranno sciolti: terremoti, alluvioni e catastrofi naturali.

Le creature del caos attaccheranno il mondo: Fenrir il lupo verrà liberato dalla sua catena, mentre il Miðgarðsormr emergerà dalle profondità delle acque. La nave infernale Naglfar leverà le ancore per trasportare le potenze della distruzione alla battaglia. Al timone ci sarà il dio Loki.

I misteriosi Múspellsmegir cavalcheranno su Bifrǫst, il ponte dell’arcobaleno, facendolo crollare. Heimdallr, il bianco dio guardiano, soffierà nel suo corno, il Gjallarhorn, per chiamare allo scontro finale Odino, le altre divinità, e i guerrieri del Valhǫllr (gli einherjar).

Nel grande combattimento finale, che avverrà nella pianura di Vígríðr, ogni divinità si scontrerà con la propria nemesi, in una distruzione reciproca. Il lupo Fenrir divorerà Odino, che quindi sarà vendicato da suo figlio Víðarr. Þórr e il Miðgarðsormr si uccideranno a vicenda, e così Týr e il cane infernale Garmr. Surtr abbatterà Freyr.

L’ultimo duello sarà tra Heimdallr e Loki, che si uccideranno a vicenda, quindi il gigante del fuoco Surtr, proveniente da Múspellsheimr, darà fuoco al mondo con la sua spada fiammeggiante.

Personalmente, leggendo tutti questi nomi, mi sembra di leggere il Signore degli Anelli, non essendo un appassionato di questo genere di letteratura. In soldoni, come e’ chiaro, si capisce molto bene lo scontro che avverrebbe tra le varie Divinita’ vichinge che in questo modo si uccideranno a vicenda.

Cosa accadrebbe alla fine del Ragnarok?

Come anticipato, il mondo non finirebbe ma ripartirebbe di nuovo azzerando tutto. Ecco il pezzo che lo spiega:

Di seguito, dalle ceneri, il mondo risorgerà. I figli di Odino, Víðarr e Váli, e i figli di Thor, Móði e Magni, erediteranno i poteri dei padri. Baldr, il dio della speranza e Hǫðr suo fratello, torneranno da Hel, il regno della morte. Troveranno, nell’erba dei nuovi prati, le pedine degli scacchi con cui giocavano gli dèi scomparsi. La stirpe umana verrà rigenerata da una nuova coppia originaria, Líf e Lífþrasir, sopravvissuti nascondendosi nel bosco di Hoddmímir.

Dunque, due novelli Adamo ed Eva sopravviveranno e riformeranno il genere umano.

Ovviamente, come sempre avviene nei culti antichi, eventi di questo tipo non arrivano da un momento all’altro, ma sono sempre preannunciati da una serie di eventi che fanno capire agli uomini che il destino ultimo sta arrivando. Nella cultura norrena, il Ragnarok sarebbe annunciato da chiari ed inequivocabili eventi che non potrebbero certo passare inosservati. Ecco un sunto:

Ragnarǫk verranno preceduti dal Fimbulvetr, un inverno terribile della durata di tre anni, in seguito al quale avverrà lo sfascio dei legami sociali e familiari, in un vortice di sangue e violenza al di là di ogni legge e regola.

Oltre a questo, qualcuno parla anche del suono di un corno che verra’ avvertito dagli uomini per tre volte e che sarebbe suonato dalle Divinita’ per indicare l’imminenza del Ragnarok.

Secondo i nostri amici catastrofisti, quali sono gli eventi che stiamo vivendo oggi e che coincidono con quanto riferito al Ragnarok?

Per prima cosa, il suono del corno sarebbe stato ascoltato diverse volte, nelle prime ore del mattino, nella cittadina inglese di York, zona con fortissimi radici culturali nordiche. Secondo altri ancora, il suono del corno sarebbe rappresentato dai suoni dell’apocalisse ascoltati numerose volte a partire dal 2012.

Si dice che prima dell’avvento del Ragnarok, il fratello combattera’ contro il fratello. Dimostrazione? Tutti i fatti di cronaca che mostrano come la famiglia non sia piu’ un luogo di unione e pace. Davvero? Premessa la gravita’ dei fatti di cronaca sempre, non mi sembra che ci sia stata un’impennata negli ultimi giorni, mesi o anni. Purtroppo, lo dico e lo ribadisco, la cronaca non fa altro che raccontare fatti di sangue anche nelle famiglie. Questo dovrebbe spingerci a riflettere sullo stato umano attuale. E’ alquanto fuori luogo parlare di questi fatti solo perche’ fa comodo far credere che sia in arrivo il Ragnarok.

I confini saranno sbriciolati ….

Qui raggungiamo veramente il massimo dell’invenzione. Sapete chi e come ha sbriciolato i confini? Internet! Perche’? Semplice, ci consente di poter comunicare con chiunque nel mondo come se fosse vicino a noi.

Davvero?

Secondo voi, possiamo parlare di internet che ha sbriciolato i confini oggi? Sicuramente la cosa puo’ essere condivisibile, ma non mi sembra certo qualcosa che e’ iniziata o aumentato quest’anno.

Detto tra noi, mi sembra che nel caso del Ragnarok, si stia veramente forzando la mano, creando delle connessioni molto fantasiose. Personalmente, trovo la mitologia norrena molto interessante e affascinante, ma le ipotetiche evidenze dell’avvento del Ragnarok che si stanno chiamando in causa sono inventate proprio male e non stanno in piedi.

Come detto all’inizio, e come ripeto senza mezzi termini, non si fa altro che cercare nuove date per la fine del mondo solo ed esclusiavamente poer interesse personale ed economico di qualcuno.

Prima di chiudere, e’ interessante farsi un’ultima domanda: perche’ propio oggi viene chiamato in causa il Ragnarok?

In realta’, la risposta e’ molto semplice. Come scritto, si parla di 22 Febbraio, ma nel Ragnarok, a parte eventi che lo annunciano, non c’e’ nessuna indicazione temporale specifica. La data del 22 Febbraio e’ stata scelta solo perche’ e’ il giorno della chiusura del festival vichingo di Jolablot:

- Jolablot festival

si tratta di uno degli eventi piu’ sentiti della tradizione vichinga. Se proprio vogliamo essere maliziosi, la cultura vichinga non e’ ancora molto conosciuta nel resto d’Europa, cosi’ come il festival di Jolablot. Creare attenzione intorno alla fine del mondo, e sicuramente ci si riesce per i motivi gia’ citati, non fa altro che pubblicizzare il festival.

E la speranza che era riposta nel riscatto di questo mondo ispirò ancora la profezia che prevedeva la rinascita del pianeta. "Sarà allora", diceva la profezia, "quando tutto sembrerà finito per sempre, che dalla solitudine planetaria del nostro mondo emergerà nuovamente, rigenerata, la terra dal mare, verde e bella come mai era stata prima di allora. Sulla superficie della rigogliosa terra cresceranno fiori e piante, matureranno spontaneamente le messi senza che nessuno le debba seminare.
Sebbene gli antichi dei saranno oramai tutti morti rimarranno miracolosamente in vita i figli degli antichi dei a ricordare le rune e le imprese dei loro padri.
Ma questi non saranno soli nell'universo. Sulla terra, da due esseri umani, sopravvissuti all'incendio e alla distruzione, al riparo di un bosco magico, rinascerà la nuova stirpe umana.
E sarà allora, secondo l'antico mito, che il ruolo e il potere delle ventidue rune si riveleranno in tutta la loro potenza cosmica.
La conoscenza che custodiscono consentirà infatti di ricostruire sull'antica terra una rinnovata civiltà per una nuova umanità felice e sapientemente forgiata sulle antiche esperienze vissute.
Una umanità che saprà ricordare i tempi antichi, ma che guarderà anche alle stelle per tracciare il proprio futuro di conoscenza e di libertà assieme all'amore che avrà imparato a conoscere e a vivere con le altre creature del cosmo.
Tutto questo", conclude l'antica profezia, "leggendo e interpretando le rune, ricordo e dono di antichi dei che hanno terminato il loro ciclo cosmico nell'universo, ma che continueranno a vivere nel comune Mistero in cui tutto trova significato".


con essa, una piccola cosetta di Pablo Ayo:

"Tempo di spade, tempo di asce, gli scudi andranno in pezzi; età di bufere, età di uomini che si fanno lupi, prima che il mondo rovini".

Così i Norvegesi e gli Svedesi narravano la "Fine dei Tempi". Un inverno di tre anni (Fimbulvetr, l’Inverno degli Inverni) chiuderà la Terra nella morsa del gelo. Poi i due lupi Skoll e Hati divoreranno la Luna e il Sole, mentre le stelle cadranno dai loro punti fissi. Persino Yggdrasil, l’albero della vita, verrà scosso con violenza. "Le montagne si scuoteranno, le foreste si sradicheranno dal suolo, i monti rovineranno alla cima, ostacoli e vincoli saranno spezzati. E il lupo Fenrir si libererà dalle catene". Il gigantesco lupo Fenrir, l’immenso Serpente di mare Jormungand e la dea degli inferi Hel vennero generati dal malefico dio Loki e a Ragnarok (la fine dei tempi) saranno liberati. Appare evidente il nesso con le tre "bestie" di cui parla l’Apocalisse di Giovanni, forse rappresentazioni allegoriche delle forze distruttrici di cielo, terra e mare. "I Troll, i Giganti dei ghiacci e le schiere dei dannati di Hel muoveranno battaglia verso Asgard, la dimora degli dei". Come una sorta di Arcangelo Michele, Heimdall, la sentinella degli dei, suonerà il suo corno Gjallhorn, svegliando i guerrieri che riposano nel Valhalla. Questi correranno verso la battaglia, guidati dallo stesso Odino. Lo scontro – allegoria dell’infuriare degli elementi – sarà tremendo: Odino verrà ucciso dal lupo Fenrir, ma prontamente vendicato da suo figlio Vidar. Thor, il dio del tuono, uccide Jormungand, ma muore poco dopo per il veleno del serpente. È un mirabile scontro tra la potenza della tempesta e quella dei mari… poi Freyr (il dio dei raccolti) viene ucciso da Surt il fiammeggiante, come a dire che i campi una volta rigogliosi bruceranno. Heimdall e Loki (le forze creative e distruttive) si annienteranno a vicenda, e periranno anche "i figli degli uomini, i nani e gli elfi, i giganti delle montagne e quelli del fuoco e del gelo, i mostri e le fiere…". Ma infine, quando tutto sarà passato, "una nuova Terra sorgerà dal mare: sarà verde e bella, scrosceranno le cascate, l’aquila volerà alta sopra le rocce, i campi e gli alberi cresceranno là dove nessuno ha seminato, il male si tramuterà in bene". Una nuova generazione di uomini e dèi, sopravvissuti al cataclisma, ripopolerà il pianeta, illuminato da un nuovo Sole e una nuova Luna. "Se la fine dei tempi sarà quale è stata predetta, questo, non meno certo, sarà l’inizio".

(Pablo Ayo)

 

http://psicosi2012.wordpress.com/2014/02/17/22-febbraio-2014-avanti-il-prossimo/

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10 febbraio 2014 1 10 /02 /febbraio /2014 22:45

Certo parlare di catastrofi diventa all' ordine del giorno, eppure notizie del genere farle passare inosservate diventa incredibile.Purtroppo si tratta di una delle notizie più sconvolgenti di cui abbiamo mai scritto su questo blog: il 98% dei fondali della California è cosparso di creature marine morte.
I media non lo hanno ancora diffuso, ma quanto sta accadendo nell’oceano californiano è sconvolgente.
La notizia è stata lanciata da National Geographic: fino a Marzo 2012 solo l’1% dei fondali del suddetto oceano era composto da creature defunte. Da Luglio di quest’anno si parla invece del 98%. E’ come se l’intera area si fosse trasformata in una sorta di cimitero marino, brulicante di cadaveri in decomposizione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, non ha ancora dimostrato alcuna correlazione con Fukushima, ma non è difficile immaginare uno stretto legame tra i due avvenimenti, anche perchè negli ultimi 24anni non si era mai verificato nulla del genere.
La zona analizzata è la stazione M, che si trova a 145 miglia al largo tra le città californiane di Santa Barbara e Monterey.
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Niente più Vita Marina, niente più Ossigeno
Sembra che i governi e i media vogliano che noi tutti dimentichiamo Fukushima ed il catastrofico danno ambientale che ha procurato al nostro pianeta. Ma non potranno coprire la verità per sempre: la vita umana è strettamente legata alla salute degli oceani ed in particolar modo all’ossigeno che la vita marina crea e rilascia nella nostra atmosfera.

Il percorso del pulviscolo radioattivo proveniente dai reattori giapponesi di Fukushima è stato tracciato dall’ente realizzatore dello studio, il Centre of Excellence for Climate System Science, che tramite il Dr. Erik van Sebille (tra gli autori dello studio) fa sapere come i livelli di radiazioni non dovrebbero però allarmare gli statunitensi:

Gli osservatori della costa occidentale degli USA potranno vedere un misurabile aumento nei materiali radioattivi tre anni dopo l’evento. Ad ogni modo gli abitanti della costa non dovranno preoccuparsi troppo della concentrazione di materiale radioattivo visto che i suoi livelli di pericolosità scendono rapidamente sotto la soglia di attenzione stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una volta superate le acque giapponesi.

Correnti marine come la oltre che giganteschi mulinelli presenti lungo il tragitto contribuiranno secondo gli esperti a ridurre la pericolosità del materiale in viaggio, che tuttavia non rispecchieranno ovunque questo rassicurante scenario. Secondo quanto afferma il Dr. Vincent Rossi la concentrazione dei materiali radioattivi non sarà uniforme lungo tutta la costa e alcuni punti potranno essere più colpiti rispetto ad altri:

Anche se alcune concentrazioni rimarranno più o meno simili a quelle previste e che potranno essere osservate, abbiamo mostrato senza ambiguità che il contatto con la parte nord ovest della costa americana non sarà identico ovunque.
A San Francisco, 1000 persone hanno allineato i loro corpi per scrivere sulla spiaggia “FUKUSHIMA IS HERE” ed essere fotorafati dal cielo:Il percorso di spostamento verso est delle nubi radioattive di Fukushima interesserà in via quasi esclusiva l’emisfero nord, con l’Australia e gli altri Paesi dell’emisfero sud solo in minima parte interessati dal fenomeno.
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3 febbraio 2014 1 03 /02 /febbraio /2014 22:44

 

Quest' anno è iniziato con catastrofi potenziali legate all' acqua: non mi dilungherò a parlarvi dell' era dell' Acquario che prevedeva questo genere di situazioni, che continueranno a mostrarsi nella loro forza e impossibilità di contrastarle. Possiamo solo tenere conto che la situazione climatica è cambiata e dobbiamo necessariamente affrontarla senza pensare che sia la fine del mondo.Nei giorni scorsi, durante il weekend, una serie di violentissime mareggiate, con onde gigantesche alte fino a più di 9-10 metri, ha duramente flagellato le coste atlantiche di Inghilterra, Irlanda meridionale, Francia e Spagna settentrionale, cagionando enormi danni. In qualche caso, lungo le coste di Cornovaglia, Bretagna, Vandea e Paesi Baschi si sono abbattute ondate davvero maestose, con “Run-Up” di oltre i 10 metri, che hanno sommerso con spruzzi bianchi, alti più di 20 metri, molti fari e il muro frangiflutti all’ingresso del porto di Santander.
mareggiateLa poderosa mareggiata, proveniente dal vicino Atlantico, ha anche richiamato la curiosità di decine di persone che si sono appostate sulle rispettive scogliere di Cornovaglia, Bretagna e Paesi Baschi, riprendendo, con centinaia di video e fotografia, la furia dell’Atlantico in tempesta. Alcune di queste foto, scattate dall’alto, sono veramente impressionanti e mettono in evidenza come può essere pericolo l’oceano quando diviene molto grosso (forza 8 Douglas), o addirittura tempestoso (forza 9 Douglas). Le grandi ondate, anche in questo caso, sono state sollevati dai fortissimi venti di tempesta, da Ovest, O-NO e NO, che per oltre 48 ore hanno spazzato il tratto di oceano ad ovest dell’Irlanda e a nord del Golfo di Biscaglia, con raffiche che hanno toccato e superato picchi di 140-150 km/h (secondo anche la ricostruzione dell’Ascat).

Il profondissimo vortice depressionario responsabile delle forti mareggiate che hanno travolto le coste di Inghilterra, Francia e Spagna

Il profondissimo vortice depressionario responsabile delle forti mareggiate che hanno travolto le coste di Inghilterra, Francia e Spagna

Questi venti di tempesta si sono attivati lungo il margine sud-occidentale di una profondissima depressione extratropicale che dal tratto di oceano a sud dell’Islanda si è rapidamente spostata in direzione delle coste occidentali scozzesi, con un minimo barico al suolo molto profondo, sceso sotto i 950 hpa. Questa profonda circolazione depressionaria, alimentata lungo il bordo occidentale sia dal “getto polare” che dalla discesa di masse d’aria fredda di origine polare marittima, si è contrapposta al solidissimo anticiclone delle Azzorre, il quale ha continuato a mantenere il proprio baricentro a ridosso dei 35° di latitudine nord, con massimi barici di oltre i 1035 hpa in mezzo all’Atlantico.  Le strettissime isobare cicloniche legandosi parzialmente al bordo più orientale dell’anticiclone oceanico, ubicato nel cuore dell’Atlantico centro-settentrionale, hanno eroso parte della figura anticiclonica in mezzo all’Atlantico, determinando una fortissima compressione del “gradiente barico orizzontale” tra l’Atlantico britannico e quello francese, dove si sono attivati venti piuttosto tempestosi, da NO e O-NO, che hanno dominato la scena lungo tutto il settore post-frontale dell’intera depressione extratropicale. Qui i venti molto forti, localmente anche violenti, agendo su un ampio tratto di oceano, hanno reso l’oceano da molto grosso (forza 8 Douglas) tempestoso (forza 9 sulla scala Douglas), generando onde alte più di 10-12 metri che si sono propagate molto rapidamente verso est, estendendosi in direzione della Cornovaglia, e delle coste di Bretagna, Vandea, fino alle Asturie e coste dei Paesi Baschi, dove sono sopraggiunte ondate molto alte, con “Run-Up” superiori ai 8-9 metri.

L'impressionante immagine della potente mareggiata che ha travolto le coste della Cornovaglia

L’impressionante immagine della potente mareggiata che ha travolto le coste della Cornovaglia

Queste ondate, spingendosi verso sud-est, fino alle coste dei Paesi Baschi e il mare Cantabrico, si sono abbattute con tutta la loro forza, con spettacolari spruzzi che si sono alzati per decine di metri sopra le scogliere. Purtroppo non sono mancate neppure le disgrazie, come in Galizia, dove un ragazzino di 15 anni, mentre era in bicicletta su un molo, è stato trascinato via da una violenta ondata. A dare l’allarme è stata la guardia costiera spagnola, in un Tweet, mentre continuano le ricerche del ragazzo. Nei Paesi Baschi, le onde hanno invaso le strade della città turistica di San Sebastian, allagandola completamente. Qui le imponenti ondate hanno completamente sommerso l’area del lungomare della città basca, causando danni davvero ingenti. Ma anche le zone costiere attorno la città di Santander sono state duramente colpite dalla forza devastante delle onde dell’Atlantico, che in qualche caso sono riuscite ad inondare i centri abitati limitrofi alla costa, causando tanti disagi alla popolazione. Ma le forti mareggiate, oltre alle coste della Galizia, tradizionalmente esposte alle furiose tempeste oceaniche provenienti da Ovest, hanno flagellato pure i litorali del Portogallo settentrionale, con ondate alte più di 6-7 metri. Particolarmente colpita è risultata la costa nei pressi di Praia do Norte, fuori dalla città di Nazare, dove l’oceano in tempesta ha dato il meglio di se, sfornando cavalloni alti come palazzi che si sono infranti rumorosamente, e con impressionanti colpi di mare, sul rispettivo litorale che ha subito pure una forte erosione. Le ondate, alte fino a 10 metri, hanno cominciato a scadere dal pomeriggio di ieri, indebolendosi in modo rapido, specie lungo le coste della Galizia e dei Paesi Baschi. Ma nei prossimi giorni, in questi stessi paesi già duramente flagellati, arriveranno nuove potenti tempeste oceaniche che saranno in grado di produrre altre forti mareggiate, specie lungo le coste dell’Irlanda meridionale, Cornovaglia e Bretagna. Entro mercoledì il passaggio di una profondissima “depressione-uragano” attiverà venti di tempesta, da S-SO e SO, che dal vicino Atlantico si spingeranno verso l’Irlanda meridionale e il sud dell’Inghilterra, sollevando onde davvero imponenti che attiveranno nuove spettacolari mareggiate sulle coste dell’Irlanda meridionale, Cornovaglia e Bretagna, con “Run-Up” capaci di superare picchi di oltre gli 8-9 metri. Purtroppo queste tempeste, giorno dopo giorno continueranno ad erodere le coste di Irlanda, Scozia, Inghilterra, Francia e Spagna settentrionale, creando enormi disagi e purtroppo danni ingenti nei vari centri abitati ubicati in prossimità della linea di costa.

174233548-0d682690-46b1-4042-b539-1e584eb98ccdE nei prossimi giorni e settimane l’Atlantico continuerà, senza sosta, a creare nuove profondissime depressioni extratropicali accompagnate da ampi sistemi frontali e venti tempestosi pronti a spazzare le Isole Britanniche e il nord della Francia. Questa situazione, piuttosto anomala per l’inverno, è strettamente connessa ad un tipo di assetto configurativo, da “AO” e “NAO” positivi, che tende ad intensificare notevolmente il “gradiente barico orizzontale” (notevolissimi divari pressori fra l’Islanda e le isole Azzorre) lungo tutto il medio-alto Atlantico, dove si viene a creare un fitto groviglio di isobare fra la profonda depressione islandese, che domina sull’Atlantico settentrionale, e il promontorio anticiclonico azzorriano, disteso in modo zonale sull’Atlantico centro-settentrionale, con massimi barici al suolo posizionati fra i 30° e i 35° di latitudine nord. Questa fitta contrapposizione barica fra l’alta pressione delle Azzorre e la depressione (semi-permanente) d’Islanda, è all’origine delle frequenti tempeste oceaniche che negli ultimi mesi hanno flagellato le Isole Britanniche, ed in misura minore pure la Spagna, Francia, il Belgio e l’Olanda, con venti a tratti anche violenti, che hanno oltrepassato la soglia dei 140-160 km/h.

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1 febbraio 2014 6 01 /02 /febbraio /2014 23:14

Questa breve esposizione mira a sollecitare una riconsiderazione di ciò che noi sappiamo sulla meteorologia classica. Forse sarebbe più opportuno dire “ci hanno insegnato” in quanto buona parte del discorso gira intorno a questa sottile ma grande differenza.

Mi interesso di questa materia da quando, già a dieci anni, costruivo modelli di aerei veleggiatori i quali, per volare in alto senza motore, avevano bisogno di determinate condizioni meteorologiche. In seguito, a 18 anni, ho iniziato a volare con piccoli aerei a motore ed alianti.

Questo mi ha portato ad approfondire molto la materia, sia per necessità che per passione. Già in questa fase notavo grosse incongruenze tra la teoria e l’osservazione diretta, sia quando ero in volo che da terra.

La svolta definitiva verso un nuovo modo di vedere quello che succede nella nostra atmosfera è avvenuta da quando, nel giugno del 2003, sensibilizzato da quello che leggevo sulla rivista Nexus,  ho iniziato ad osservare il “fenomeno” delle scie chimiche. Questo mio interesse mi ha portato a controllare 24 ore al giorno le foto satellitari su scala nazionale delle varie nazioni europee, su scala continentale per l’Europa ed in parte per l’America e il Nord Africa. Dal giugno del 2003 ad oggi ho raccolto mediamente 500 foto e cartine delle pressioni al mese, che ho integrato con le registrazioni delle pressioni fatte dal 1899.

Come in tutte le altre materie, gli “scienziati” sembrano essere anche qui condizionati al punto di riuscire a dire e insegnare solo parte del tutto e, una discreta parte di ciò, è falsa.Questo può sembrare anche qui legato all’ ignoranza o essere una conseguenza di una serie di errori. Non lo è.

La ragione di questo, per quanto riguarda la materia in esame, credo sia il cercar di nascondere i veri meccanismi che regolano la nostra atmosfera e di cercar di far passare il sistema “Terra” come un sistema molto ma molto più chiuso verso il sistema solare e il cosmo di quello che in verità non è. Questa bugia è talmente grande che coinvolge enti spaziali, enti che studiano la meteorologia a livello planetario e locale, università ecc..

Per nascondere la verità è stato costruito un castello di teorie che, anche se non si guarda con la massima attenzione, si vede bene il come non stia in piedi. La prima conseguenza di ciò è la fallosità delle previsioni del tempo e l’incapacità di prevedere catastrofi da parte degli “scienziati”  addetti. Poi, se si va a guardare un poco più in profondità, si vedono particolari misteriosi nei vari fenomeni meteo, che vengono spiegati male o non vengono spiegati affatto.

Quanto ho osservato si integra benissimo con gli studi e le osservazioni di molti personaggi scomodi del passato recente come W. Reich, N. Tesla, V. Schauberger, G. Lawkosky, M.Todeschini (1). Per tenere in piedi questa bugia ho notato che vengono fatte delle cose che implicano un impegno veramente considerevole e devono coinvolgere anche un notevole numero di persone. Ad esempio vengono mascherate, tagliate e ritoccate delle immagini satellitari che riprendono nubi e sistemi nuvolosi, vengono truccate le cartine della distribuzione delle pressioni sulla crosta terrestre ecc..

Apro una parentesi seria che proverei poi a sviluppare in fondo ma che ritengo importante accennare ora: c’è una profonda collusione tra chi gestisce l’attività legata alle scie chimiche e chi gestisce la scienza meteorologica ai massimi livelli e con disponibilità di mezzi enormi.

Cominciamo con la genesi delle alte e le basse pressioni: nessuno è in grado di spiegare in maniera soddisfacente questo determinante fenomeno. Inoltre nessuno spiega come mai la tendenza media della circolazione va sempre da ovest verso est,  oppure la genesi esatta di un tornado;  la causa della sua lunga vita e la sua immensa potenza sono ancora un mistero.

Nel mistero sono ancora avvolti innumerevoli incidenti aerei più o meno gravi avvenuti in decine di anni e dove si suppone una forte componente legata a qualche fenomeno meteo non ben conosciuto o meglio specificato. Nessuno spiega la rotazione terrestre, componente importantissima della meteorologia. Le cause che hanno scatenato le ere glaciali e la causa della temperatura interna della terra sono spiegate a mo' di favola. La genesi e la formazione dei cirri è “incerta” e la caduta di grandi blocchi di ghiaccio è un fenomeno che si tende a rimuovere.

Altra cosa che gli scienziati non riescono a spiegare sono le variazioni del comportamento dell’atmosfera che avvengono di anno in anno. Tutto viene attribuito all’inquinamento legato all’attività umana, fenomeno sicuramente gravissimo, ma che porta a ipotesi in totale contrapposizione: c’è chi dice che ci scaldiamo troppo e chi invece nota un raffreddamento ecc.. Vediamo ora se, inserendo la variabile che “qualcuno” (molto ben organizzato) ci vuol nascondere, i nostri conticini possano tornare meglio.

Questa variabile è a mio avviso il vento cosmico.

Anche qui, per confonderci le idee, il “qualcuno” ce lo vende come puro vento solare. Sicuramente esiste anche il vento solare e tra i due c’è una interazione che ci influenza in maniera determinante ma della quale forse conosciamo poco i meccanismi. Quello che prevale in assoluto è sicuramente il vento cosmico a cui anche il nostro microscopico sole (visto su scala cosmica) è totalmente sottomesso. Probabilmente, io direi sicuramente, è questo vento cosmico che crea e distrugge tutto, pertanto ha delle caratteristiche per noi comprensibili se non in maniera infinitesimale sia dal punto di vista della sua composizione che da quello comportamentale. Vediamo ora se alcune delle osservazioni dei summenzionati scienziati eretici possono aiutarci.

Tutti e cinque menzionavano una forza con caratteristiche incredibili di cui sono riusciti a dimostrare l’esistenza facendo cose nuove e molto interessanti. In comune hanno avuto anche l’essere pesantemente ostacolati sempre da questo “qualcuno” attraverso i suoi tentacoli. I nomi da loro usati erano diversi: orgone, takione, forza biologica, universione, etere. Da notare che ogni cultura antica ha un nome per questa energia. Per menzionarne alcuni: prana, vril, od, ki e tanti altri. Gli studi che dei cinque forse riguardano di più la meteorologia sono quelli del W. Reich e del V. Schauberger. Tutto ciò che ci hanno lasciato questi cinque grandi personaggi è così integrabile che le differenze sono irrilevanti e sono differenze che non vanno in contrasto tra di loro.

Riassumendo molto: Reich parlava di correnti orgoniche che, sovrapponendosi in una circolazione spiraloide, ad un certo punto, intorno ad un angolo di incontro di 62°, iniziavano a creare vita e materia con una pulsazione che andava da una massima espansione ad una massima contrazione, Schauberger spiegava i fenomeni implosivi e la biosintesi che avviene in natura e specialmente nell’ acqua e nell’aria all’interno dei vortici.

Ecco un altro tabù: l’implosione. Proviamo ora a mettere in piedi questo modello di meteorologia considerando questi nuovi elementi.

 Il vento cosmico arriva in vortici e da una direzione che coincide circa con la zona in cui si trova la stella polare, è fatto di particelle subatomiche e di questa energia cosmica, nome che riassume gli altri. Il vortice che avvolge la terra ne determina sicuramente anche la rotazione. La rotazione viene garantita dall’azione di questo vento sull’atmosfera che fa da cuscinetto tra esso e la terra. Questo spiegherebbe la tendenza media costante dell’atmosfera di superare, nella stessa direzione, la rotazione terrestre di circa 30-50 km/h. Visto dalla posizione della stella polare ha un senso di rotazione sinistrorso. Questo vento è incostante sia dal punto di vista della velocità che della densità: la velocità media è di 350 km/sec, ma può scendere a 200 e salire fino a1.000. Anche la densità può andare da 1 particella/cm cubo a 40 particelle.

Pertanto ci troviamo di fronte ad una forza immensa e con variazioni enormi.

Questo non significa che molti degli studi fatti dai vari meteorologi degli ultimi duecento anni non abbiano fondamento, ma per spiegare la circolazione generale dell’atmosfera e togliere pesanti lacune alle loro teorie, occorre considerare appunto l’influenza del vento cosmico.

Quest'ultimo,  avvicinandosi ai corpi celesti, si modifica in funzione della loro costituzione energetico/materiale e crea degli effetti diversi da corpo a corpo. Probabilmente viene influenzato molto dalla composizione materiale del corpo stesso che funge da transponder e comunica quindi al vento informazioni caratteristiche. Diciamo che ogni pianeta ha un suo modo specifico e unico di interpretare il vento cosmico.

Schauberger ci spiega come, attraverso un vortice, avvengono cambiamenti di tipo molecolare ed atomico negli elementi, e questa da lui chiamata biosintesi, implica un implosione del volume della materia e dello spazio. Sempre lui ci spiega che le forze implosive, essendo legate ad un vuoto non solo fisico ma anche energetico, superino circa di 126 volte quello che noi consideriamo la forza generata dal vuoto atmosferico spinto.

Pertanto, se noi immaginiamo delle bolle circoscritte e delle lingue di questo vento cosmico penetrare più o meno in profondità nella nostra atmosfera e cambiare di stato durante questa fase di penetrazione, lo scenario meteorologico cambierebbe in maniera radicale.

Le ere glaciali sono legate alla quantità e densità del vento cosmico. Quando ne arriva più del solito -sia come velocità che come densità e per periodi lunghi- la sua implosione forma enormi quantitativi di acqua e genera temperature bassissime. Anche i grandi blocchi di ghiaccio che cadono possono generarsi in questa maniera in brevissimo tempo .

Gli scienziati provano a spiegare questo terrificante fenomeno provando a sostenere che i blocchi si formino sulle superfici degli aeroplani di linea e che ad un certo punto si stacchino e cadono giù. Ebbene, non molto tempo fa, in un lago ne fu trovato uno che galleggiava ed aveva un diametro di circa sei metri. Se si osservano attentamente foto e filmati dal satellite di quello che avviene in atmosfera, si può visualizzare bene questo fenomeno. In fondo al testo c’è una lista con breve spiegazione e riferimenti alle foto.

Le basse pressioni sono quasi solo lingue di questo vento che penetrano in atmosfera, implodono più o meno dolcemente e creano questo tipo di circolazione. Anche l’acqua che portano attraverso la pioggia è in parte sintesi di questo fenomeno.

Sulla rivista Nexus n° 61 pag. 45  c’è un interessante articolo sulla dimensione del nostro pianeta che, nel corso delle ere, è aumentato in maniera considerevole: “SI’, LA TERRA SI STA ESPANDENDO”. Ebbene credo che la eventuale ragione di ciò sia da cercare non solo nell’apporto diretto di materia cosmica o come sostenuto nell’articolo di una espansione del nucleo terrestre, ma anche di quelle sostanze che arrivano insieme all’acqua per biosintesi durante il fenomeno dell’implosione descritto prima e di particelle che riescono a penetrare a grandi profondità nella crosta terrestre.

I fenomeni temporaleschi, ad esempio, vanno divisi, a mio avviso, in due categorie: quelli che si sviluppano da sotto e quelli che si sviluppano da sopra. I primi hanno il tipico decorso descritto dai classici che considerano l’innalzamento di masse d’aria umida o per convezione o per sollevamento da parte di fronti freddi; ci sono però casi, sempre più frequenti, dove questo fenomeno non si riesce a spiegare nè col modello convettivo nè con quello del sollevamento. In questo caso tutta l’accademismo tace. Ebbene, la maggior parte di questi casi fuori orario per quanto riguarda la convezione ed in assenza di fronti freddi, sono temporali che vengono da sopra.

Sono bolle più o meno grandi o lingue di vento cosmico che sono riuscite a superare indenni la barriera elettromagnetica terrestre, che è probabilmente ciò che innesca le trasformazioni, e si sono introdotte nella bassa atmosfera. Li, prima o poi, implodendo, creano fulmini, vento anche vorticoso, acqua e freddo intenso. Il fenomeno misterioso dei fulmini globulari è collegabile a questo.

I cirri  sono le teste o le punte delle lingue e se si osservano le foto sotto, è interessante vedere come proprio le punte si pieghino e formino i famosi uncini in quanto, ad un certo punto, questi incontrano gli strati più densi di atmosfera e si ripiegano su se stessi.

                                           

 

Se si osservano i picchi di freddo in cima ai sistemi ciclonici delle zone equatoriali (v. foto sotto) si possono notare facilmente temperature di –80°C .

                                    

 

Anche questo non si spiega assolutamente nè con i fenomeni convettivi nè con la circolazione generale dell’atmosfera in quanto questa, dal polo all’equatore, è divisa in almeno tre celle. Ben evidente, in quanto arriva in questo caso a valori limite, è questo fenomeno negli uragani. Se si osserva un tornado in tutti i suoi particolari, si possono notare pesanti incongruenze con quanto sostenuto dai classici. Anche qui occorre differenziare i tornados che vengono da sotto da quelli che vengono anche da sopra.

Quelli che nascono e vengono alimentati da sotto sono molto più piccoli, di vita più breve degli altri e non mostrano da sopra un occhio grande e definito, la cosiddetta “tromba” si crea sin da subito, il nuvolone sovrastante si crea dopo la nascita dei vortici ed hanno la caratteristica di somigliare ad una esplosione.  Quelli invece che nascono da sopra, prendono indubbiamente anche tutta l’energia accumulata nell’acqua e nell’aria sottostanti ma lo fanno dopo la nascita e, l’energia che viene dal vento cosmico, è di gran lunga superiore. Questi vortici, oltre ad avere una vita che può durare oltre alle due settimane dalla nascita alla morte, hanno una energia incalcolabile, caratteristiche fisiche particolari e una persistenza quasi regolare per periodi di anche qualche giorno . Il loro aspetto somiglia al vortice che si crea dopo un poco in una vasca da bagno piena d’acqua quando si toglie il tappo: questo si alimenta da sopra.

Come il vortice dello scarico che nasce da un leggero cono generato dalla depressione e dal vorticare dell’acqua fino a diventare un vortice lungo che finisce dentro al buco dello scarico, anche dai tornado che nascono da sopra e da una nuvola nera, ad un certo punto scende il vortice che arriva a terra. Contemporaneamente, da sopra, attraverso l’occhio, continua a scendere energia che alimenta il sistema.

Prendendo un recente caso limite di casa nostra, possiamo aggiungere elementi a questa diversa visione delle cose: il nubifragio di Vibo Valentia del 3 luglio 2006.

In allegato “A” vi sono commenti e domande che ritengo intelligenti trovate su un forum e fatte da gente del posto. Il sunto dei discorsi è che gente normale un pochino esperta e attenta a ciò che succede, non riesce a dare una spiegazione al pesante fenomeno, e lo stesso esperto Francesco Nuocera, dopo una discreta lista di ipotesi, ammette tra le righe l’inspiegabilità del caso: 202 mm di pioggia persistente nel giro di 4-5 ore. L’equivalente di 6-8 mesi di pioggia che normalmente cade da quelle parti.

La persistenza per ore è proprio la caratteristica che manca ai fenomeni temporaleschi a modello classico anche violenti. Tuttavia, per abbozzare un poco di credibilità, questo esperto menziona una possibile “ formazione di un sistema convettivo alimentato dal flusso in quota,…” non specificando però nè caratteristiche nè provenienza del flusso, considerando che, oltre alla nuvola su Vibo, non ce n'erano altre di significanti, in giro per il Mediterraneo.

Ebbene, se si guardano le foto sottostanti, si vede solo questo nuvolone allungato con nessun altro sistema davanti che lo possa alimentare, ma solo una striscia con un paio di curve che potrebbe essere proprio la lingua che è arrivata ed entrata in atmosfera.

           

Sempre il Noucera dice che la zona si trovava in un promontorio anticiclonico, inoltre dalle cartine di pressione non si evidenzia nessun forte vento da NW che invece sembra proprio esserci, vista la forma del nuvolone e delle altre nuvolette presenti sull’Italia anche il giorno prima. Se si osserva bene la cartina si nota che quasi su Vibo V. è stata riportata una bassa pressione di 1011 mb, a riprova di questo fenomeno implosivo.

Ebbene, il nuvolone di Vibo Valentia del 3 luglio 2006 delle ore 10,00 potrebbe proprio essere una lingua di vento cosmico entrata in profondità in quel punto che ha persistito per quelle 4-5 ore. Se si guardano le foto dell’Italia del giorno prima ad esempio, si vedono fenomeni analoghi ma più limitati in giro per il territorio.

                                                    

La cosa da considerare è che se l’arrivo di questo vento persiste specialmente in mare aperto, dove non ci siano ostacoli per l’innescarsi di movimenti vorticosi nel vento,  potrebbe partire un uragano con conseguenze molto più pesanti che non quelle viste a Vibo Valentia.

La cosa sospetta da provare a mettere in evidenza, a questo punto, è la strana analisi della distribuzione delle pressioni registrata sulle apposite cartine che, tra l’altro, non si prende molto spesso con quello che evidenziano le nubi sia su larga scala che su scala più ristretta.

La strana tendenza è di battezzare le zone più con alte pressioni di tipo anticiclonico che non viceversa. Questo strano comportamento sembra a volte scivolare nel ridicolo per quanto è poco obbiettivo. La pressione media standard riportata nei testi ed usata anche come punto di riferimento altimetrico in aeronautica è di 1013 mb. Da questo valore in giù di solito si definiva “bassa pressione” ed invece in su si definiva “alta pressione”. L’altro parametro determinante era il gradiente in crescita o in diminuzione dal centro verso la periferia a prescindere dai valori. Naturalmente, per poter battezzare una zona, occorreva, una volta, un gradiente di qualche millibar ed anche una vita di alcune decine di ore. Ultimamente, invece, questa modalità è stata stravolta dalla tendenza ad abbassare sia i tempi di vita che i valori e la dimensione, diventata piccolissima, a cui aggiudicare il nome “alta”. Se questa tendenza fosse solo una conseguenza della sensibilizzazione degli strumenti e degli analizzatori, la stessa sorte dovrebbe valere per le zone di bassa pressione.

Vero è che anche per queste sono stati ristretti sia i parametri legati alla dimensione dell’area che a quelli legati alla loro vita, ma non è stato alzato il valore a partire dal quale si inizia a chiamare “bassa”. La ragione di ciò non la conosco e mi limito ad avere dei sospetti che per ora non ritengo sia giusto esprimere in quanto legati a speculazioni su qualcosa di molto serio ma anche molto tenue e comunque ancora in fase di valutazione.

Potrebbe anche essere che quello che viene mostrato sulle cartine sia in parte vero, allora occorre velocemente riconoscere che nella nostra atmosfera da pochi anni è cambiato qualcosa in maniera pesante o per forza naturale o artificiale. Se addirittura quello che viene mostrato è vero del tutto e, come scritto più sopra, non coincide con l’evidenza mostrata dalle nubi, allora la situazione è, direi, molto seria, a prescindere che l’origine possa essere di tipo naturale o artificiale.

Un' ultima cosa da prendere molto sul serio, sono le stasi nella circolazione atmosferica. Anche su questo tema vi sono latitanze e disinformazioni pesanti. Questo fenomeno, a mio avviso, è legato prevalentemente alla molto misteriosa faccenda delle scie chimiche(2).

(Autore:Lorenzo de Curtis. Le immagini sono di pubblico dominio)

Note:

1)-Oltre ai cinque scienziati veri che sapevano gran parte di queste cose, ve ne erano anche altri e specialmente in antichità. Sarebbe un grave errore per esempio non ricordare Giordano Bruno il quale forse sapeva quasi tutto. Quello che forse sapeva tutto era Ermete Trismegisto e invito a riconsiderare la Tavola di Smeraldo a lui attribuita.

2)-Per approfondimenti: http://www.sciechimiche.org/

http://www.duepassinelmistero.com/Meteorologianuova.htm


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1 febbraio 2014 6 01 /02 /febbraio /2014 22:42

Giungono raggelanti – è proprio il caso di dirlo – notizie un po’ da tutto il mondo. La neve caduta copiosa in questo inverno polare contiene veleni di ogni sorta: metalli pesanti, polimeri e persino uranio impoverito (Synthetic procedure for uranium oxide supported MCM-41). E’ una neve artificiale: non si scioglie e non produce acqua a contatto con fonti di calore, ma si brunisce ed emette un forte odore di plastica bruciata. Il disastro di Fukushima e diaboliche sperimentazioni sono all’origine di quest’altro fenomeno meteorologico indotto.

Molti testimoni, tra l’altro, riferiscono che i cani, i quali amano scorrazzare sui pr ati innevati, sono, invece, riluttanti anche solo ad uscire all’aperto, dopo la caduta di questa neve polimerica. In Romania sono stati analizzati alcuni campioni da un laboratorio certificato: di seguito gli inquietanti risultati. 

Siamo al cospetto di una neve a base di polimeri altamente igroscopici, prodotti attraverso un processo chimico che vede coinvolto l'uranio impoverito. Ne consegue un materiale idoneo a catturare l'umidità atmosferica ed indebolire le perturbazioni, facilitando le comunicazioni radar-satellitari che, come già dimostrato in questo articolo, non tollerano presenza di acqua nelle nubi. L'effetto al suolo è quanto osservato in questi giorni.



Quali sostanze chimiche dannose si trovano nella neve? Ecco i risultati delle analisi di laboratorio I.C.A. Chi avrebbe mai pensato che la neve può essere estremamente dannosa? Contiene molti veleni, tra cui metalli pesanti, nitrati e DDT, un pesticida particolarmente dannoso per gli esseri viventi. 

Come è possibile che la neve sia contaminata? La contaminazione avviene attraverso il ciclo naturale dell'acqua. I composti nocivi penetrano nelle falde freatiche, le cui acque che si riversano nei fiumi e nei laghi. Con l’evaporazione gli inquinanti si concentrano nelle nuvole, infine nelle precipitazioni. 

"Sono veleni destinati ad incidere per decenni sulla salute delle persone", ha dichiarato, il Dottor Gheorghe Mencinicopschi, direttore dell'A.C.I.

Il piombo nella neve caduta a Bucarest arriva a 76.72 mg / litro. E’ un livello otto volte superiore al massimo consentito. Questo è incredibile! L'avvelenamento da piombo causa la caduta di unghie e capelli. Danneggia anche il sistema nervoso soprattutto nei bambini.

Il cadmio (tipico ingrediente delle chemtrails, ritrovato anche a bordo di un Ryanair... n.d.t.) è in concentrazioni di 0,075 mg / litro. E’ un metallo pesante altamente tossico. Nei bambini si accumula nei reni e può provocare la morte. 

I nitrati raggiungono 11.35 mg / litro. “Una concentrazione di 50 mg / litro può uccidere un bambino in poche ore. Non è uno scherzo ", ha spiegato Mencinicopschi. 

I nitriti toccano gli 0.16 mg / litro. Essi possono provocare neoplasie al sistema linfatico. 

Lindano, 0,0593 microgrammi / litro – E’ un pesticida neurotossico oncogeno. 

DDT, 0,0415 microgrammi / litro. E’ un pesticida vietato nei paesi industrializzati sin dal 1970 perché cancerogeno. 

Olî lubrificanti, 28 mg / decimetro cubo. "Sono oncogeni e la loro concentrazione risulta molto elevata", ha asserito Mencinicopschi.



Fonteecomagazin.ro



http://www.tankerenemy.com/

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30 gennaio 2014 4 30 /01 /gennaio /2014 22:47

Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella.

I cittadini siciliani e gli attivisti No MUOS esprimono fortissime preoccupazioni riguardo le conseguenze dell'istallazione di tale sistema su: salute umana, ecosistema della Sughereta di Niscemi, qualità dei prodotti agricoli, diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla pace e alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti.

Foto Corrierediragusa.it

Sono stati ultimati i lavori per il posizionamento delle tre antenne paraboliche della stazione di terra Muos. Si tratta di tre torri alte fino a 150 metri (nella foto) con una parabola di 20 metri di diametro. La stazione non è comunque operativa e lo sarà solo tra alcuni mesi dopo che saranno completati tutte le varie fasi del delicato test per l´attivazione delle tre gigantesche parabole ed il definitivo via libera da parte del Ministero della Difesa. Tranquillizzante il comunicato ufficiale dell´Ambasciata statunitense di Roma che dice: "I rappresentanti del governo statunitense opereranno a stretto contatto con gli interlocutori italiani durante le fasi finali della costruzione, confermando l´impegno nei confronti del popolo siciliano a garantire che il sito non sarà pienamente operativo fino al completamento di tutti i test di sicurezza e finché non verrà installato un sistema di monitoraggio. In base ai test finora effettuati da autorità italiane e americane e ai dati relativi alle altre tre stazioni Muos già operative negli Stati Uniti e in Australia, abbiamo piena fiducia che il sistema non presenterà rischi per la salute."

Ci vorranno diversi mesi per essere assolutamente sicuri che non sono presenti dei rischi, ma i test realizzati in precedenza dimostrano già che la popolazione non ha nulla da temere". Secondo una proiezione attendibile il Muso entrerà in funzione a novembre. I comitati No Muos hanno programmato due manifestazioni per denunciare l´illegittimità del Muos. Il 22 febbraio saranno davanti alla Prefettura di Caltanissetta ed il 1° marzo è stato programmato un grande raduno davanti alla base.

I comitati No Muos insistono nella loro mobilitazione e vogliono coinvolgere l´opinione pubblica. In un documento di questi giorni si legge: "Ad indurci alla mobilitazione bastano i rapporti sui probabili gravissimi rischi derivanti dai forti campi elettromagnetici che queste gigantesche parabole produrranno. Rischi aumentati anche dalla sismicità dei nostri luoghi.

Rischi per le interferenze che questi sistemi potrebbero avere con gli aeroporti (Comiso è a soli 60 km). La base di Sigonella, scelta in un primo momento, è stata scartata proprio perchè i tecnici americani hanno temuto di non poter garantire il corretto funzionamento dei sistemi d´arma. Rischi derivanti anche dal fatto di diventare obiettivo strategico in caso di conflitti armati. Quello di Niscemi è uno dei quattro sistemi MUOS esistenti al mondo e quindi è facile pensare che in caso di guerra diventerebbe obiettivo prioritario per mettere in tilt le comunicazioni dell´esercito USA.

I MUOS, inoltre, comanderebbero i famosi droni, gli aerei senza pilota che già adesso vengono usati per operazioni di spionaggio e pare anche per uccidere terroristi e persone scomode al sicuro da occhi indiscreti. Il luogo scelto è, fra le altre cose, anche zona SIC (sito di interesse comunitario), ma la tutela del paesaggio e dell´ambiente non sembra essere, in questo caso, nell´agenda del governo Italiano e della Regione Siciliana e men che meno dell´esercito USA.

In ultimo, ma non meno importante, si consideri che la longamanus della mafia pare sia presente in questo lucroso affare e cerca di condizionare, anche se ancora con la sola presenza di personaggi "discussi", la partecipazione dei niscemesi.

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21 gennaio 2014 2 21 /01 /gennaio /2014 22:40

 

 Attenzione: è partito un altro conto alla rovescia. Allarme rosso. Correva la primavera dell’anno 2012 e l’esperto di turno Alessandro Martelli, direttore del Cnr di Bologna annunciava pubblicamente - urbi et orbi - un sisma del settimo grado della scala Richter nel Mezzogiorno d’Italia entro due anni. L'ingegnere ha confermato successivamente la sua predizione in audizione al Parlamento. Più recentemente (aprile 2013) il capo della Protezione Civile,Franco gabrielli (già al vertice dei servizi segreti civili) ha ribadito la preoccupante tesi.
Vittime designate le regioni del Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, 
Sicilia. Ad ulteriore conferma del pericolo in corso e dell'ennesimo disastro che si abbatterà su di noi: c'è perfino uno studio di alcune università e centri specializzati di ricerca. A quanto pare manca davvero poco al grande botto programmato. Qualche dubbio? Bene, anzi male: i testimoni diretti - da nord a sud, isole comprese - dei terremoti verificatisi nello Stivale negli ultimi 4 anni parlano di esplosioni e boati che di naturale hanno ben poco, se non proprio nulla. Altra porcata dello Stato è la classificazione truccata del territorio sismico della Penisola, come ben sanno gli addetti ai lavori. Chi specula sulla pelle del popolo ignaro?

 

Secondo gli scienziati italiani non è possibile fare previsioni sui terremoti. Eppure, nell aprile 2009 - esattamente qualche giorno dopo la strage aquilana, singolare coincidenza - la Nasa ha annunciato di essere in grado di prevedere terremoti a partire dal quinto grado della scala Richter, analizzando le aberrazioni della ionosfera (H.A.A.R.P.).

 

 

 

Allora, le autorità  istituzionali fanno sciacallaggio per terrorizzare la popolazione, o dicono una volta tanto la verità? Chi manomette i sismogrammi ufficiali dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, edulcorando la gravità della situazione ed occultando le cause?

 

 

 

 

 

 

 

 

Perchè lo Stato italiano si prepara all ennesima strage annunciata? Infatti è in atto un appalto targato Protezione Civile per 12 mila soluzioni abitative in emergenza, ovvero prefabbricati per terremotati. L perazione è affidata ufficialmente allaConsip, una società per azioni, costituita nel 1997, che dipende dal Ministero dell Economia e Finanze. Particolare significativo: questa Spa ha in mano il controllo del bilancio statale, nonchè la sicurezza informatica della Pubblica Amministrazione.

 

 

Nel bando si legge: «Gara Consip, per conto del Dipartimento della Protezione Civile, suddivisa in tre Lotti, per la conclusione di un Accordo Quadro per la fornitura, il trasporto ed il montaggio di Soluzioni Abitative in Emergenza ed i servizi ad esse connessi. Consip SpA ha indetto una Gara, per conto del Dipartimento della Protezione Civile, suddivisa in tre Lotti, per la conclusione di un Accordo Quadro ex art. 59 del D.Lgs. n. 163/2006 per la fornitura, il trasporto ed il montaggio di Soluzioni Abitative in Emergenza ed i servizi ad esse connessi. Il bando di gara è stato pubblicato il 10 aprile 2013 e il termine per il ricevimento delle offerte o delle domande di partecipazione è fissato alle ore 12.00 del 10 giugno 2013». 




Lo Stato tricolore ha già calcolato il numero esatto di vittime umane, l'entità dei danni a strutture ed infrastrutture? Un esempio dimenticato: i luminari della sismologia italiota, Bertolaso & Boschi, in una pubblicazione edita dalla regione Umbria, predissero il terremoto aquilano dell'aprile 2009, stimando tempi, numero di vittime e danni. Avevano forse una sfera di cristallo? Oppure la premiata ditta era stata imbeccata da chi indossa la divisa, sperimenta segretamente e detta legge in Italia?

L'Aquila, 6 aprile 2009 - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



 

I dettagli. In ogni caso, ora la situazione è strana: non è stato pubblicato alcun decreto a contrarre l’impegno di spesa, né agli atti (pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale) si rileva almeno uno straccio di carta con il timbro della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La tipologia contrattuale è “forniture”. L’aggiudicatrice è la stessa “Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Durata dell’appalto: “6 anni. Importo a base asta (IVA esclusa): 684.000.000,00 €”.
 



 
A proposito dei prefabbricati per circa 60 mila persone, nel bando è scritto: "Le S.A.E. dovranno essere realizzate mediante assemblaggio di elementi prefabbricati, la cui struttura portante potrà essere realizzata in legno, calcestruzzo prefabbricato, ovvero in altro materiale diverso dai precedenti che ne consenta il completamento nel rispetto dei tempi previsti dal presen. Capitolato Tecnico al paragrafo 5.2.5. Per ciascuna delle tipologie costruttive indicate sono previste, inoltre, 3 differenti categorie dimensionali,
 
che rispondono alla necessità di dover insediare nuclei familiari di diversa composizione e natura: - S.A.E. 40, con Superficie netta pari a 40 mq (tolleranza ammessa ± 3%) destinata ad ospitare nuclei familiari composti da 1 – 2 persone; - S.A.E. 60, con Superficie netta pari a 60 mq (tolleranza ammessa ± 3%) destinata ad ospitare nuclei
 
familiari composti da 3 - 4 persone; - S.A.E. 80, con Superficie netta pari a 80 mq (tolleranza ammessa ± 3%) destinata ad ospitare nuclei familiari composti da 5 - 6 persone".
 

Anche i sassi sanno che per i terremoti l’unica azione positiva è la prevenzione. Ma su questo fronte si registra il vuoto, il nulla, il niente assoluto, se non iniziative ridicole e grandi manovre militari sotto le direttive della NATO (alla voce Eurogendfor). Tranquilli: è l’italietta di burocrati, servi, depistatori, imbonitori e consumatori lobotomizzati che dai salotti televisivi tracima anche sul web.
 



 
Parliamoci tra i denti. Qualcuno spieghi alla popolazione italiana il senso della direttiva di guerra emanata dal "nostro" ministro della Difesa per l'anno 2013, in ossequio al diktat del Pentagono. 
 

 
Nella repubblichetta degli omissis e dei segreti che occultano crimini altolocati, i padroni stranieri a stelle e strisce fanno strage di popolo impunemente dall’alto della loro tecnologia bellica. E tutti zitti e a cuccia, guai a fiatare ed uscire fuori dal recinto assegnato dai traditori della Patria. Una cosa è certa: non è colpevole la Natura: Gaia è stata solo scossa da artifici disumani.  




 
Post ScriptumNon sono un eroe, ma un uomo con i suoi limiti che ama il suo Paese, l'Italia. So per certo che per questo tipo di impegno civile tenteranno di eliminarmi, dopo aver messo in atto alcuni attentati ed avermi minacciato di morte! Il piano intimidatorio su cui la magistratura italiana brancola ancora nel buio dopo 4 anni dal primo evento criminoso, non ha funzionato. In Parlamento giacciono decine di interrogazioni sul mio caso senza alcuna risposta, sia dal governo Berlusconi sia dal governo Monti.Che si sappia in giro: non ho  alcuna intenzione di suicidarmi. Se accadrà il peggio si tratterà di un incidente ben organizzato..
di Gianni Lannes -

 

 

http://terrarealtime.blogspot.it/2014/01/allarme-rosso-previsto-un-terremoto.html#more

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19 gennaio 2014 7 19 /01 /gennaio /2014 21:55

 



Gli alchimisti hanno menzionato la "Grande Opera" mediante simboli oscuri e allegorie profondamene velate. Di che cosa si tratta? La realizzazione della Grande Opera significa la trasmutazione della materia in luce, ossia cambiare il piombo in oro. Questa trasmutazione concerne il corpo umano che è la materia dell’opera. La Grande Opera dovrebbe essere il fine di un essere consapevole del suo stato mortale che aspira all’immortalità. Il pericolo che minaccia l’umanità è quello di lanciarsi nella trasmutazione inversa che i sacerdoti della scienza nera stanno preparando. Questa inversione della Grande Opera è la liberazione dell’energia atomica. L’energia contenuta nell’atomo deve essere spiritualizzata e non liberata in maniera caotica e selvaggia. Occorre pertanto opporsi in modo categorico all’uso dell’energia nucleare in qualsiasi forma essa sia. La liberazione dell’energia contenuta nell’atomo è l’inversione diabolica della liberazione spirituale.

Vi è un evidente legame tra la scienza nucleare e l’ideologia comunista. L’ateismo è il rifiuto di tener conto dell’ordine universale. Se non esistono leggi divine all’origine della manifestazione, allora è consentito influire sulla vita e sulla natura che, in tal caso, non sono altro che effetti del caso. Questa è la fede atea. La natura può essere modificata dalla volontà umana poiché quest’ultima è anch’essa frutto del caso. Quando nulla ha senso, l’uomo si sente autorizzato a imporre il suo ordine: nessun freno morale lo trattiene quando si tratta di progresso.

 

Il rapporto tra l’approccio scientifico ateo e il comunismo è chiaramente evidenziato dalla personalità dei ricercatori in energia nucleare e dagli ideatori della bomba atomica, la maggior parte dei quali erano ferventi marxisti. L’americano Oppenheimer, responsabile del progetto della bomba atomica, era un militante comunista, così come lo era del resto la maggior parte degli scienziati che vi hanno collaborato. [C.R.O.M.: In Francia, abbiamo Irène Joliot-Curie, membro del Partito comunista, che diresse l’Istituto per l’energia atomica sotto De Gaulle.]

Se si crede nel progresso materiale in modo unilaterale, la conseguenza logica è che l’applicazione sociale delle scoperte scientifiche porterà al comunismo, di cui il marxismo è il sistema razionale. Einstein completa l’opera di Marx quando scopre la sua equazione che identifica l’energia alla materia. Il suo intervento sarà determinante nella corsa alla bomba atomica, dato che si è avvalso della sua autorevolezza di scienziato sperimentato per mostrare a Roosevelt che, essendo giusta la teoria, la bomba poteva essere realizzata.

Einstein è quindi il padrino di Hiroshima, essendo stato l’iniziatore della bomba atomica. La sua particolare struttura mentale non era in grado di percepire le conseguenze sull’insieme della natura. Lo spirito analitico funziona senza riferimenti spirituali, poiché l’unica cosa che conta è il risultato. La Loggia Nera utilizza cervelli di questo tipo in tutti i settori della società. Potete quindi constatare come funziona la logica analitica in modo ottimale suddividendo i problemi, soppiantando così completamente il pensiero morale.


Il fine occulto della fissione atomica

Oltre alle applicazioni funzionali dell’energia nucleare, occorre comprenderne gli aspetti occulti e magici. Poche persone sanno che la fissione atomica è un processo destinato a liberare calore per riscaldare dell’acqua al fine di produrre vapore. Quest’ultimo fa girare delle turbine che generano elettricità. Un processo così complesso per ottenere, in definitiva, una semplice emanazione di vapore acqueo! Tutto questo merita una riflessione. Sapevate che per la fissione nucleare occorre una tale quantità di carburante naturale per avviare la combustione dell’uranio che i costi superano i benefici?

Noi che capiamo queste cose, siamo costretti a chiederci: qual è lo scopo principale della fissione atomica? La risposta è: produrre radioattività.

L’argomento della produzione di elettricità domestica è un inganno per mascherare l’intenzione reale della lobby nucleare: ottenere un’emissione massiccia di radiazioni radioattive. Ci fanno credere che queste emissioni radioattive sono una spiacevole conseguenza del processo nucleare, mentre in realtà è proprio lo scopo ricercato.

Le autorità aumentano costantemente la soglia ammissibile delle norme di radioattività fino al giorno in cui non ci forniranno più alcuna indicazione. La natura assorbe il veleno e muta.

I reattori nucleari in attività sono 1500, senza contare i sottomarini e altri vascelli di guerra. Gli Stati Uniti e la Francia vantano la più grande concentrazione di centrali atomiche. Numerosi paesi effettuano costantemente, in segreto, esplosioni atomiche sotterranee. Le scorie si ammassano sotto i mari, contenute in fusti di metallo la cui resistenza è limitata. Le scorie vengono altresì riciclate per produrre superveleni che emettono una radioattività infernale.

Tutto questo ci autorizza a credere che questa emanazione energetica deve avere qualche utilità su una dimensione inframaterica della stessa natura vibratoria della radioattività. Quindi, l’aggettivo infernale sembra davvero appropriato!


Le potenze inframateriche

In uno strato interno della Terra si sono concentrate delle potenze, chiamate Asuri, nome di origine sanscrita che significa «anti-dèi». Si tratta di forme inferiori di vita che sono state cacciate verso il basso e si sono trovate unite creando forme demoniache terrificanti. Queste formazioni inframateriche sono, per così dire, i rifiuti dell’evoluzione e il loro sistema vibratorio non corrisponde a quello della natura e dell’atmosfera. All’aria libera non potrebbero sopravvivere dato che sono confinate su un piano vibratorio ben al di sotto del livello della nostra dimensione materiale.

La mitologia indù identifica gli Asuri con i demoni, ma questo tipo di formazione demoniaca è diverso da quelle che brulicano sulla dimensione astrale. Sono demoni infra, forme energetiche strane e invisibili alla percezione fisica o addirittura a quella chiaroveggente.

Queste potenze possono emergere nel mondo umano soltanto attraverso certe frequenze vibratorie: la radioattività e i sistemi elettromagnetici della tecnologia informatica.

In futuro, l’unione dell’energia nucleare e della rete Internet produrrà un campo magnetico che imprigionerà l’umanità.

L’emanazione energetica di un’esplosione sotterranea è una vera e propria liberazione per gli Asuri che si nutrono della forza e si sprigionano così dalla loro zona di ripiego in cui sono stati confinati. Ogni forma di vita desidera vivere e sopravvivere. Gli Asuri hanno l’opportunità di essere risvegliati e di cominciare un ciclo evolutivo in una natura trasformata a loro immagine. Questi dèi inferiori ricreano un mondo su misura per loro grazie alla tecnologia inspirata dalla Loggia Nera.

Volete capire la politica delle élite che lavorano all’unificazione mondiale in tutti i settori? La politica ha un unico scopo: dare forza e potenza alla «Bestia», come rivela l’Apocalisse di Giovanni.

È nel centro sperimentale del CERN, in Svizzera, che è stata effettuata la connessione tra atomo e Internet. Dopo aver trovato una nuova energia vitale mediante la fissione nucleare, gli Asuri dispongono ormai di un cervello artificiale grazie al serbatoio di informazioni di Internet. Possono circolare sulla rete planetaria in una dimensione che appare virtuale ma che è la loro realtà.

Non crediate che tutto questo assomigli a un film dell’orrore. No, questa situazione è già operativa, e voi vi trovate tranquillamente nel mezzo come un figurante, seduto davanti al vostro schermo. A poco a poco la vostra libertà di pensare svanirà senza che non ve ne rendiate nemmeno conto. In modo insensibile, abdicate ogni giorno davanti all’ineluttabile trasformazione del vostro modo di vita, del vostro ambiente, del vostro comportamento, e dell’inversione dei vostri processi di coscienza.

Poche persone comprendono che non sono più ciò che erano, e che nella loro anima si sta operando una mutazione, indolore e invisibile: il regno della «Bestia» si estende attraverso la coscienza dell’umanità e, presto, questa umanità non sarà più che un corpo abbandonato alla volontà asurica.

Messo in linea il: 12.04.11

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/esoterismo/464-lo-scopo-segreto-della-radioattivita-liberazione-delle-potenze-intramateriche#.UtxMq8Vd6po

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13 gennaio 2014 1 13 /01 /gennaio /2014 22:04

 

Nuova eruzione del Vulcano Sinabung, scuote l'Indonesia nei primi giorni del Gennaio 2014. Credit: AP Photo


Il Monte Sinabung, nel Nord della Sumatra, in Indonesia, ha continuato ad eruttare sporadicamente sin dallo scorso settembre, gettando occasionalmente collone gigantesche di gas e cenere. La più recente serie di eruzioni violente è iniziata il 4 Genanio, con centinaia di eruzioni già registrate da allora. Oltre 20.000 persone sono state evacuate. Ecco alcune delle immagini più d'impatto di questa nuova recente serie di eruzioni.

Cenere e lava dal Monte Sinabung, nel distretto di Karo, nel Nord Sumatra, il 9 Gennaio 2014. Credit: ATAR/AFP/Getty Images

Un gatto in mezzo ad un boschetto completamente coperto dalla cenere vulcanica, nel villaggio di Sebintun, il 9 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Persone radunate a guardare la nube di gas piroclastico e cenere dopo l'eruzione del Monte Sinabung. 11 morti sono state registrate da quando il vulcano ha ripreso l'attività. La foto risale al 8 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Bambini portano sacchi di plastica per coprirsi dalla cenere in seguito ad un'eruzione del Monte Sinabung, il 4 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Lava scorre sui fianchi del Monte Sinabung dal nuovo domo appena formato, il 5 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Il Monte Sinabung è uno stratovulcano alto ben 2460 metri, risalente al pleistocene, oltre 230 milioni di anni fa. La sua attività geologica è legata a quella di un'intero arco sismico chiamato Arco della Sonda, che è una catena vulcanica che unisce la Cintura Alpide con la Cintura di Fuoco.

Vulcano Sinabung getta cenere nell'aria durante un'eruzione nel distretto di Karo, nel Nord della Sumatra, l'8 Gennaio 2014. Credit: Sutanta Aditya/AFP/Getty Images

Una donna porta sulle spalle sua figlia, in un piccolo villaggio nei dintorni del Monte Sinabung. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Cenere in discesa nel Distretto di Karo, Nord Sumatra, il 7 Gennaio 2014. Credit: Sutanta Aditya/AFP/Getty Images

Vulcano Sinabung rilascia cenere dopo un'eruzione vista dal villaggio Tiga Pancur, nel Distretto Karo, Nord Sumatra, il 6 Gennaio 2014. Credit: Roni Bintang/Reuters

Abitanti del villaggio Sibintun si radunano per guardare l'eruzione del Vulcano Sinabung, il 6 Gennaio 2014. Credit: AP Photo/Binsar Bakkara

Cenere copre un motorino sulle strade nei dintorni del Vulcano Sinabung, il 4 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Chicchi di caffè coperti dalla cenere dal Monte Sinabung, nel villaggio di Sibintun, il 9 Gennaio 2014. Molta dell'economia della regione si basa sull'agricoltura, ora rovinata. Credit: Reuters/Beawiharta

Bicicletta coperta dalla cenere dopo l'eruzione del Monte Sinabung, fuori da una casa di Sibintun, nel Nord della Sumatra, il 7 Gennaio 2014. Credit: AP Photo/Binsar Bakkara

Bottiglie abbandonate e coperte di cenere, nel villaggio Berastepu, il 9 Gennaio 2014. Credit: Reuters/Beawiharta

Piede di una donna del posto, completamente coperto di cenere, nel villaggio Payung, il 9 Gennaio 2014. Credit: Reuters/Beawiharta

Eruzione del Monte Sinabung, fotografata presto la mattina del 3 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Lava scende dal Monte Sinabung, il 4 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Un cane ha perso la vita e resta nella strada, coperto dalla cenere, vicino al Villaggio di Tiga Pancur, l'8 Gennaio 2014. Credit: Reuters/YT Haryono

Una donna mostra il riso completamente coperto dalla cenere, in seguito all'eruzione del Monte Sinabung. Siamo nel villaggio di Payung, il 9 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Un'arancia, coperta dalla cenere, nel villaggio Sibintun, il 10 Gennaio 2014. Credit: Reuters/Roni Bintang

Una gallina in mezzo ad una stradina coperta dalla cenere, nel villaggio Sebintun, dopo l'eruzione del Vulcano Sinabng, il 9 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Le precedenti eruzioni del Vulcano Sinabung, viste il 4 Dicembre 2013, dall'aereo. Credit: Ade Sinuhaji/AFP/Getty Images

Studenti di una scuola elementare a Sukan Debi, nel Nord Sumatra, portano maschere per proteggersi dalla cenere. Credit: AP Photo/Binsar Bakkara

Cenere, gas e detriti scendono dai fianchi del Monte Sinabung, visto qui dal Villaggio Berastepu, il 10 Gennaio 2014. Credit: Reuters/Beawiharta

Donne portano i loro bambini verso un centro di evacuazione dopo un'eruzione particolarmente violenta del Vulcano Sinabung, nel villaggio Payung, l'8 Gennaio 2014. Credit: let Ifansasti/Getty Images

Contadini evacuano un maiale per proteggerlo dall'eruzione vulcanica del Monte Sinabung, il 9 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Lava incandescente scende sui fianchi del Monte Sinabung, il 5 Gennaio 2014. Credit: Ulet Ifansasti/Getty Images

Colata piroclastica dai fianchi del Monte Sinabung, fotografata l'8 Gennaio 2014. Credit: Sutanta Aditya/AFP/Getty Images

Gas e cenere scendono su una foresta sottostante, nel Vilaggio Berastepu, nel Nord Sumatra, l'8 Gennaio 2014. Credit: Retuers/Beawiharta

Un fiore, circondato dalla cenere, dopo l'eruzione del Monte Sinabung, il 9 Gennaio 2014. Credit: Reuters/Beawiharta

http://en.wikipedia.org/wiki/Mount_Sinabung

http://www.bloomberg.com/slideshow/2014-01-07/mount-sinabung-volcano-eruption.html

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10 gennaio 2014 5 10 /01 /gennaio /2014 22:47

DiluvioSicuramente, fra tutte le leggende tramandate in varie parti del mondo, quella di un’immane catastrofe mondiale, sotto forma di diluvi e altri cataclismi, non solo è la più ricorrente nei quattro angoli del globo, ma anche la più affascinante, anche nel suo aspetto più catastrofico e tremendo.Cataratte di acqua che si riversano dal cielo, inondazioni che spazzano via popoli e città, terremoti, eruzioni vulcaniche, terre che sprofondano e altre che riemergono.Un intero arsenale di fenomeni degno del miglior film holliwodiano, con tanto di effetti speciali.Eppure, almeno tenendo in giusto conto tutti i miti antichi, sembra che questo scenario non sia stato solo frutto di fantasiose trame cinematografiche, ma qualcosa di più tangibile, vero e immane: un qualcosa che ha lasciato un ricordo indelebile nelle memorie storiche di tutti i popoli del mondo. Da sempre l’idea che dà il diluvio (o forse sarebbe meglio dire i diluvi, vista la gran quantità di miti su quest’argomento) è quella di un fenomeno caratterizzato da grandi precipitazioni, talmente elevate da coprire, così come sostiene la Bibbia “ le più alte vette di almeno 15 cubiti (Un cubito è circa 56 centimetri) ”.Ma se questo fosse vero dovremmo chiederci dove sia mai defluita tutta quest’acqua, riversatasi sulla Terra. Forse gli antichi osservatori, intimoriti e spaventati da un qualcosa che non seppero spiegare se non in termini di voleri divini, associarono l’effetto più spaventoso di tutta quella catastrofe, cioè un’immane inondazione che dovette percorrere il globo intero, ad uno solo di tanti eventi che dovettero concomitare in quei tempi cupi, cioè una pioggia torrenziale dovuta a cause che scopriremo dopo?In effetti potrebbe essere andata così e dopotutto la stessa Bibbia fa un riferimento esplicito ad “acque che si ritirarono”, quindi è implicito il richiamo a masse acquose che più che cercare sfoghi naturali, sembrano ritornare ai loro antichi letti.Nonostante questo punto di vista, però rimangono irrisolti i problemi che concernono un simile spostamento di una così estesa massa liquida.

image001.jpgQuali forze potrebbero permettere una simile rovina e in qual periodo potrebbe essersi verificata?In effetti, ancora una volta possiamo collegare i miti antichi a riferimenti storici, a date prestabilite, e nel nostro caso c’interessa non una data ma un arco di tempo che oscilla tra i 10000 e i 13000 anni fa.Questo periodo e questo lasso di tempo, che geologicamente e storicamente non è tanto improbo visto che spesso sia la geologia che la storia possono essere descritti in migliaia di anni, sembra ricorrere molto spesso nella nostra cronologia, andandosi speso a concatenare con altri eventi.Vediamo di analizzare bene questo lasso di tempo.

1)Circa 13000 anni fa termina l’ultima grande glaciazione, detta di Wurms.

2)Circa 12000-13000 anni fa scompare la megafauna per tutto il globo terrestre o per lo meno nelle parti in cui esisteva: animali come il mammut e la tigre dai denti a sciabola, o i cervi giganti paiono scomparire, geologicamente parlando, da un giorno all’altro.

3)Secondo alcuni studiosi sembra che l’ultimo slittamento dei poli si sia verificato per l’appunto 12000 anni fa.

4)Circa 12000 anni fa sembra essere esplosa l’ultima supernova più vicina al nostro sistema solare.

5)Circa 9000 anni fa sembra nascere, spontaneamente, in tutto il mondo, il fenomeno dell’agricoltura: fatto ancora più curioso è che sembra nascere in altura.

6)Molte mappe antiche sembrano identificare luoghi (in particolare modo l’Antartide) in condizioni tali come non è stato più possibile osservarle da circa 12000 anni a questa parte. Questo nonostante che molti di questi luoghi siano stati scoperti, esplorati e cartografati solo dal 1600 in poi!

7)Ultima annotazione, per gli amanti del mito: Platone colloca la scomparsa dell’Atlantide a 9000 anni prima di lui, quindi 11000 anni al conto d’oggi: solo coincidenze?

Possono essere solo coincidenze tutte queste date che sembrano rincorrersi per poi unirsi in un unico solo obiettivo?Cerchiamo di spiegarle dando a loro un unico filo logico, un collante e partiamo proprio dall’ultima glaciazione.Il Pleistocene è l’era a noi più vicina, benché iniziata milioni di anni fa.Quest’epoca fu caratterizzata da immense e implacabili glaciazioni che strinsero in diverso tempo tutto il globo in una tenace morsa. Ma, tra una glaciazione e un’altra, la Terra ebbe modo di verificare anche climi più miti, tant’è vero che nel Tamigi abitavano coccodrilli e sulle sue rive c’erano le palme, presupponendo, di fatto, un clima più mite, rispetto a quello odierno, di almeno una decina di gradi.

A noi interessa guardare il quadro della Terra nell’ultimo periodo del Pleistocene, quello caratterizzato dalla fine dell’ultima sua glaciazione, quella indicata col nome di Wurms.Nell’America Settentrionale i ghiacciai ricoprivano interamente il Canada orientale e si spingevano a sud, fino a lambire quella parte di costa degli odierni USA, dove oggi è collocata New York. In Europa un’unica calotta copriva la penisola scandinava, il Baltico, il Mare del Nord, gran parte della Gran Bretagna, la Germania, la Polonia e la Russia, spingendosi più a sud ancora. Anche sul nostro territorio erano visibili le tracce di questa glaciazione: le Alpi erano un immenso ghiacciaio ramificato che scendeva sino alle valli circostanti. In quasi tutti i continenti, il livello delle nevi perenni era situato a circa 1500 metri più in basso dell’attuale. Persino in Australia e in Tasmania era possibile osservare ghiacciai.

Dall’analisi di carotaggi effettuati nell’anno Geofisico del 1949, sembra che l’Antartide fosse divisa in due distinte parti e attraversata da fiumi, questo in coincidenza con quello che sembrano volerci dire alcune antiche mappe e qui possiamo collegarci al punto 5 (vedi “Cartografia Antica” dello stesso autore).Quest’immensa coltre di ghiaccio, che qualcuno ha quantificato in 9 milioni di chilometri quadrati di terre coperte, sottrasse di per sé acqua agli oceani quindi si può abbondantemente calcolare in circa 130 metri di media di livello marino più basso rispetto all’odierno.Oggi giorno la quantità di acqua inglobata nei ghiacciai polari è tale che, se arrivasse a liberarsi dal suo stato solido, provocherebbe un innalzamento dei livelli marini di circa 80 metri.Per considerare in una giusta ottica l’innalzamento dei livelli marini 12000 anni fa consideriamo che durante la glaciazione di Wurms la quantità dei ghiacci era più del doppio rispetto ad oggi!!Contrariamente ad oggi le condizioni di terre come la Siberia erano sicuramente più favorevoli alla crescita e allo sviluppo di forme di vita animali. Infatti, la stessa Siberia godeva di un clima più mite e i ghiacciai erano relativi solo alle sue catene montuose. L’abbassamento dei livelli del mare faceva sì che le isole artiche formassero con la stessa Siberia un’unica pianura in cui prosperava una delle più ricche comunità ecologiche di allora.

Comunità improvvisamente decimata circa 12000 anni fa, lì come in tutto il resto del mondo, collegandoci, di fatto, al punto 2: la scomparsa della megafauna.Ipotesi più varie tendono per una o più motivazioni per questa misteriosa quanto drammatica estinzione di un gran numero di specie di animali. Si va dalla causa batteriologica ad una meno precisata follia collettiva degli animali che avrebbero cercato spontaneamente il suicidio gettandosi in burroni e gole(?) luoghi dove vengono ancora oggi trovati ammassati numerosi resti di quella fauna animale.Paragonando l’uomo paleolitico a quello moderno si arriva persino ad incolpare di questo massacro ambientale all’estenuante caccia da parte dell’uomo, insomma una mostruosa carneficina. Migliaia di capi abbattuti per procurarsi quello che bastava per la sopravvivenza alimentare, usando il fuoco per spingere le mandrie di mammut nei burroni, colpendo, di fatto, anche tutte le altre specie presenti nell’habitat di allora. Quello che in America, con il solito esponenziale di effetto cinematografico, gli scienziati chiamano “ Pleistocene Overkill”.Ma la prova più drammatica che non sono queste le cause le abbiamo proprio dai resti che ritroviamo ancora oggi.

Così come i massi erratici sono elementi trasportati da immani inondazioni, anche in questo caso possiamo attribuire all’acqua forse la causa definitiva: milioni di animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante.Nelle regioni degli odierni poli probabilmente cadde subito la neve ricoprendo questo orribile carnaio in una bara di eterno ghiaccio, facendoli diventare, ai giorni nostri, mute e dolorose testimonianze di ciò che successe.Quindi l’ipotesi migliore potrebbe essere quella di un cambiamento climatico: ma di quale portata, per avere effetti così catastrofici?Per analizzare meglio la portata di questi cambiamenti ritorniamo all’analisi della scomparsa della megafauna sopra citata e osserviamo quello che ci dicono i resti di uno degli animali più conosciuti e studiati del Pleistocene: il mammut.Ancora oggi vengono rinvenuti nei ghiacciai siberiani resti interi di corpi di mammut, congelati.

E proprio questo loro stato se da un alto ci dà delle notizie interessanti, dall’altro ci pone interrogativi inquietanti.Dall’analisi del cibo ingerito ma non ancora metabolizzato, al momento in cui il mammut viene “congelato” nella sua bara di ghiaccio, scopriamo che sicuramente il clima di quei posti era più mite, visto che nel loro stomaco spesso si ritrovano vegetali dalle più svariate forme, dai frutti maturi alle erbe, ai fiori per finire a teneri arbusti, tutti elementi che sembrano non coincidere con l’idea generalizzata che questi animali vivevano in climi freddi per non dire glaciali.Ma queste scoperte, come detto sopra, ci aprono anche inquietanti interrogativi: cosa ha potuto colpire quest’ecosistema al punto tale da “sigillarli” in una bara di ghiaccio così repentina?Infatti, è ingiurioso pensare che una semplice glaciazione, con il suo protarsi geologicamente nei secoli, abbia potuto colpire questi luoghi.

Qui bisognerebbe supporre qualcosa di più catastrofico e immediato.E l’unica teoria che ci riporta a quest’ipotesi è quella citata nel punto 3: lo slittamento dei poli.Prove per accertarsi della posizione antica dei poli possono essere estratte dalle tracce di magnetismo residuo nelle rocce. La lava che esce da un vulcano si raffredda e si magnetizza secondo la direzione del campo magnetico di quella zona, dando così, ai geologi, importanti informazioni. Ma anche la presenza di determinati esemplari di flora e fauna in determinati periodi contribuisce a darci un quadro indicativo del fenomeno. Questi sono solo due dei principali metodi per studiare e stabilire, epocalmente, la posizione dei poli.Considerando la Siberia di 12000 anni fa e il suo clima più mite dobbiamo, di fatto, considerare che questa zona fosse più lontana dall’attuale Polo Nord, il quale potremmo identificarlo nel Canada orientale, zona dalla quale nasceva una delle più grandi aree glaciali, conosciuta anche come calotta del Wisconsin.Ma mentre la calotta glaciale europea sembra formarsi e avere il suo picco massimo circa 80000 anni fa, quella canadese è relativamente più “giovane”, potendola sicuramente datare, grazie a numerose datazioni disponibili, a circa 50000 anni fa, quando invece quell’europea si era in gran parte ritirata.

Quindi dovremmo di fatto considerare più spostamenti dei poli in varie epoche.Molti scienziati, fra cui Hapgood, noto per le sue ricerche sulle antiche mappe, propendono per la tesi che questi spostamenti dei poli nascono a causa di slittamenti della crosta terrestre, dovuti ai più svariati motivi.Ma questo non basta a spiegarci la repentina nuova posizione che sembrano assumere i poli circa 12000 anni fa, l’epoca della glaciazione di zone sino allora temperate come la Siberia e della scomparsa “istantanea” della megafauna, in principal modo i mammut.Infatti, il quadro che ci si presenta innanzi è quello di uno sconvolgimento immediato, o comunque nell’ordine di giorni, settimane, mesi, non sicuramente anni, come potrebbe far giustamente propendere la tesi del dislocamento della crosta terrestre.Per cui dobbiamo propendere ad uno spostamento dei poli dovuto ad una subitanea inclinazione dell’asse terrestre.E’, infatti, l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, il fattore predominante per l’esistenza delle stagioni e delle più svariate condizioni climatiche, inclinazione che oggi è di 23°, ma che in passato può aver avuto grani oscillazioni.Un asse terrestre verticale rispetto all’eclittica comporterebbe un‘eterna primavera, con un giorno lungo esattamente dodici ore per tutti i 365 giorni. Ma questo comporterebbe anche le condizioni ideali per una glaciazione, poiché, a fronte di queste condizioni primaverili, la neve comunque caduta al di sopra di una certa quota non si scioglierebbe mai e le precipitazioni, a tale quota, sarebbero di carattere nevoso. Fiocco dopo fiocco, neve su neve, lo spessore aumenterebbe man mano.

image003.jpgIl ghiaccio scenderebbe sempre più a valle, non trovando mai una temperatura abbastanza elevata da scioglierlo completamente e rapidamente, riuscendo così ad accumularsi ed ad aumentare lo spessore sino a trovare zone effettivamente più calde, dove la sua avanzata deve per forza arrestarsi.In tutte le zone libere dai ghiacci regnerebbe un clima costante e in quelle parzialmente interessate dai ghiacciai, l’acqua che scende a valle, procurata dal loro scioglimento parziale, contribuirebbe a formare zone rigogliose di fauna e flora.In questa prospettiva la Luna avrebbe un’attrazione gravitazionale maggiore rispetto ad oggi, ed essendo in fin dei conti la Terra come una gigantesca trottola finirebbe per avere saltuari cambiamenti dell’asse che si inclinerebbe ciclicamente di 12-15° per poi tornare in condizioni verticali.

Questo spiegherebbe il perché il Pleistocene fosse caratterizzato da più glaciazioni e più deglaciazioni.Ma quest’asse terrestre, probabilmente, 12000 anni fa deve aver subito un repentino e brusco spostamento, tale da fargli assumere la sua posizione odierna: 23° d’inclinazione sull’eclittica!Fra le cause più probabili per uno spostamento dell’asse terrestre possiamo considerare sicuramente la caduta di un grosso meteorite o di un asteroide e potremmo spiegare la sua “mancanza di tracce” col fatto che la Terra è composta di due terzi d’acqua e che quindi sia possibile che sia caduto in mare, così come il meteorite che 65 milioni di anni fa, cadendo nel Golfo del Messico, provocò l’estinzione dei Dinosauri.Ma basterebbe questa considerazione a spiegare tutto ciò? Non del tutto.Un meteorite o una pioggia di loro non è del tutto in grado di distruggere un pianeta o di modificarne l’asse. C’è bisogno di qualcosa di più grande del più grande dei pianeti stessi coinvolti.Solo un corpo celeste conosciuto corrisponde alla descrizione e ci riporta al punto 4: un massiccio frammento di stella che esplode.In tal caso è bene citare che mi limito a citare e riassumere i gli studi di scienziati sicuramente più formati di me in tale tematica, senza quindi attribuirmi meriti non miei.

Da quando l’umanità ha avviato studi astronomici, gli astronomi hanno frequentemente notato la comparsa di quelle che sembrano essere stelle nuove. La parola Nova (che significa appunto nuova) fu coniata per descriverle.Ma con l’approfondirsi della conoscenza, apparve chiaro che il termine era errato. Le così dette “stelle nuove”, non lo erano affatto. Erano semplicemente stelle troppo poche luminose per essere viste, ma che all’improvviso iniziavano a brillare. Ora si ritiene che le nove siano antiche stelle con un eccesso di elio negli strati esterni, che provoca un grado di espansione troppo rapido per essere contenuto. Quando ciò acca­de, brillano diverse migliaia di volte in più della loro luminosità originale in un tempo che va dai giorni alle ore. La causa del baglîore è un’emissione esplosiva di gas.Circa una dozzina di stelle diventano delle nove nella nostra galassia ogni anno.

Il processo è localmente distruttivo – la vita o qualsiasi pianeta orbitante non sopravvivrebbero – ma normal­mente non ci si aspetterebbe che si estendesse molto oltre il sistema della stessa stella. Le supernove sono qualcosa di diver­so.L’esplosione di una supernova è molto più spettacolare e distruttiva di quella di una nova. Mentre le nove aumentano in luminosità di un fattore di mille, le supernove brillano letteral­mente miliardi di volte in più.Gli astronomi non sono ancora sicuri del perché le supernove esplodano, eccettuato nel caso di stelle massicce in cui la pres­sione creata dai processi del nucleo centrale non è abbastanza da sopportare il peso degli strati esterni. Avviene allora un collasso gravitazionale e la stella esplode. Diversamente da una nova, quest’esplosione è generalmente più o meno totale, e scaglia detriti in tutte le direzioni, lasciando spesso poco più di un guscio gassoso.

La nebulosa di Crab, una delle molte bellezze dell’os­servazione astronomica, è il risultato dell’esplosione di una supernova avvenuta nel 1054 d.C. L’articolo riportato sopra è tratto dalla rivista Le Scienze ed è come un piccolo campanello d’allarme, ma quanti di noi lo conoscono?Molti astronomi hanno da tempo indicato i rischi della possibile esplosione di una supernova nei pressi del nostro pianeta. Secondo Narciso Benítez, della John Hopkins University, un simile evento è già successo almeno una volta, circa due milioni di anni fa, causando un’ondata di estinzioni. Gli astronomi hanno, infatti, calcolato che vicino alla Terra una, o più, supernova esplose più o meno contemporaneamente all’estinzione. L’idea, descritta sulle «Physical Review Letters», è supportata da un eccesso di ferro-60 osservato in alcuni strati sedimentari.Secondo gli astronomi, una struttura nota come Bolla Locale, una regione di plasma particolarmente caldo e rarefatto con un diametro di 490 anni luce potrebbe essere stata creata dall’esplosione di una serie di supernove. Le esplosioni, secondo i calcoli, sarebbero avvenute circa due milioni di anni fa, quando il gruppo di stelle al centro della bolla si trovava a soli 130 anni luce da noi. Ora, per via della rotazione della galassia il gruppo è molto più lontano. L’ipotesi spiegherebbe anche un inusuale deposito di ferro-60 osservato nella crosta terrestre in strati risalenti ad un periodo successivo alle esplosioni.

image005.jpgIl ferro in se non avrebbe influenzato in alcun modo la vita sulla Terra, ma potrebbe essere la firma delle supernove.”Ma nonostante queste previsioni, c’è anche chi afferma che l’esplosione di una supernova vicina alla nostra galassia sia stata molto più recente e con effetti molto più distruttivi.Nonostante solo quattro supernove sono state identificate con successo nella documentazione storica – la più recente il 24 feb­braio 1987 – queste gigantesche esplosioni stellari attualmente avvengono nella nostra galassia col ritmo di una ogni 30 anni circa. Una fu quella di Vela. In termini astronomici, Vela era situata molto vicino al nostro sistema solare a 45 anni luce di distanza. Secondo le stime più accurate, esplose tra i 14.000 e gli 11.000 anni fa.Prendendo come punto di partenza questa gigantesca esplosione stellare, diventa possibile costruire un quadro di ciò che potreb­be aver avuto luogo nel nostro sistema solare, sul nostro pianeta all’epoca del Diluvio.Verso la fine del Pleistocene, una stella esplose nella costella­zione di Vela. Enormi frammenti infuocati furono scagliati nello spazio, lasciando solo una pulsar neutronica che ruotava ad altissima velocità e che può essere ancora osservata dagli astro­nomi ai giorni nostri..Uno di tali frammenti, più grande del più grande dei pianeti conosciuti, venne scagliato dalla tremenda esplosione verso il nostro sistema solare, con una velocità eguale a quella della luce, impiegando un secolo o pochi più per raggiungerlo.

Forse si stava avvicinando quello che la tradizione biblica indica come l’Angelo dell’Apocalisse!Allora il nostro sistema solare era molto diverso dal nostro, con i pianeti che avevano orbite molto più vicine alla circonferenza esatta e magari con l’esistenza di un altro pianeta, un gigante gassoso, dove oggi vi è la fascia di asteroidi di Kuiper. Ma come collegare il tutto al mito universale del diluvio: basta semplicemente osservare gli effetti che ebbe l’intruso sul nostro sistema solare e sulla Terra e capire così perché i nostri antenati pensarono ad una punizione divina, ad una guerra combattuta nei cieli.Il primo indizio del fatto che qualcosa non andava può essere stata un’osservazione dell’intruso stesso. Come frammento supernova, il corpo potrebbe ben aver mantenuto i suoi fuochi nucleari e quindi si sarebbe presentato come una stella viaggian­te in miniatura che brillava di luce propria come il sole. Nonostante gli scienziati ora presumano che i nostri lontani antenati non possano aver sviluppato strumenti ottici che si addi­cessero ai loro interessi astronomici, le documentazioni storiche (ma la scoperta di alcune lenti ottiche sembra contraddirli) mostrano chiaramente che essi erano ben consapevoli della pre­senza dei pianeti e dei satelliti invisibili ad occhio nudo.Figura: una lente ottica trovata durante degli scavi in Mesopotamia.Gli antichi sumeri conoscevano i principi dell’ottica?Dall’uso di queste lenti per telescopi attingevano per la loro cultura astronomica?L’abilità di osservazione, con tutta probabilità, permetteva loro di indivi­duare l’intruso che si avvicinava. Il frammento di supernova, nella sua folle corsa nel nostro sistema solare dovette arrecare danni imponenti a Saturno, Uranio e Venere, colpendoli e frammentando le loro lune Ma anche se le cose non sta­vano così, gli astronomi dell’antichità non pos­sono non aver notato l’esplosione che diede vita alla Fascia di Kuiper, probabilmente impattando un pianeta allora esistente e presente in tutte le tradizioni astronomiche antiche. A quel punto, senza dubbio, una nuova stella apparve nei cieli, e ciò significava un nuovo dio.Quando un corpo celeste di grandi dimensioni si avvicina ad un altro, diverse forze entrano in gioco. Una è la forza di gravità, un’altra quell’elettrica, o, più propriamente, elettromagnetica. Nel caso che stiamo esaminando, un altro fattore può essere stato il semplice scambio di calore.

Infatti, è assolutamente possibile che il frammento di Vela bruciasse proprio come un sole.Chiaro è oramai che l’intruso deve essere alla fine giunto così vicino alla Terra da passare all’interno dell’orbita lunare. Questo è l’unico tipo di approccio che avrebbe permesso che la Luna fosse forzata all’interno di un’orbita più grande. Ma molto prima che ciò accadesse, Vela-F (come lo chiameremo d’ora in poi per comodità) avrebbe dominato i cieli notturni, per poi apparire alla luce del giorno man mano che si avvicinava.I primi ad essere stati sperimentati, con tutta probabilità, furono gli effetti gravitazionali, di quadruplice natura. Il forte campo gravitazionale dell’intruso e dei suoi nuovi compagni avrebbe:

1) disturbato l’antica orbita della Terra;

2) causato lo slittamento dell’asse planetario;

3) diminuito la velocità di rotazione;

4) creato le variazioni che sperimentiamo durante la precessione degli equinozi.

Nonostante fosse il più drammatico, il primo di questi avrebbe poi causato i minori problemi alla vita sulla Terra. Il cambia­mento nell’orbita sarebbe stato più evidente nella posizione e nella comparsa del sole, con alcune corrispondenti differenze nelle osservazioni stellari e planetarie. Ma, anche se significativo per i sacerdoti-astronomi, qualche dubbio resta su quanta attenzione la massa di persone comuni possa aver prestato a questo cambiamento. Gli altri effetti avrebbero provveduto a forni­re molte altre cose di cui preoccuparsi.Allorché l’influsso gravitazionale di Vela-F proseguiva, il guscio del nostro pianeta iniziò a spaccarsi. Le fratture furono enormi. Una è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico.

La lar­ghezza della valle varia da pochi chilometri a più di 160 km.La rottura della crosta terrestre fu accompagnata da drammati­ci cambiamenti nel nucleo fuso. L’antico sistema di circolazione del calore andò completamente in panne mentre flussi di magma sotto la superficie venivano attratti sempre più verso l’intruso, allo stesso modo in cui le maree oceaniche vengono provocate dall’attrazione gravitazionale della Luna.L’astenosfera liquida non fu l’unica ad essere coinvolta. Persino la crosta rocciosa della litosfera non fu immune a questa fatale attrazione. Già sotto pressione a causa delle fratture provocate dall’inclinazione planetaria, vaste distese della litosfera iniziarono a deformarsi e collassate. Le grandi catene montuose dei giorni nostri si ripiegarono per poi risollevarsi, quasi come in un tributo di saluto al nuovo elemento comparso nei nostri cieli.L’attività vulcanica si intensificò come mai prima.

Oggi vi sono circa 1300 vulcani attivi al mondo. Allora, fiumi di lava colava­no lentamente da centinaia di migliaia di nuove fessure. I vulcani eruttavano con violenza senza precedenti. Milioni di tonnella­te di cenere bollente furono scagliati nell’atmosfera.Per darci un’idea di quello che potrebbe essere successo 12000 anni fa con un’intensa attività a livello mondiale di vulcanismo consideriamo alcuni fra i più noti casi di esplosioni vulcaniche, considerando che comunque questi sono eventi isolati e non accumulati nello stesso momento.Le esplosioni di vulcani come il Krakatoa (1883) e il Tambora, negli ultimi due secoli, hanno ricoperto di cenere l’atmosfera della terra per svariati anni, consentendoci di osservare albe e tramonti fra i più spettacolari.

Il Tambora, esploso nel 1815, provocò, grazie ai suoi circa 170 km cubici di pomici espulse, gravi danni all’agricoltura sia in Europa che in America settentrionale, dato che l’estate che seguì alla sua esplosione fu documentata come fra le più fredde, causando oltre alla perdita del raccolto anche una susseguente carestia.Si pensi che la temperatura si abbassò tanto repentinamente anche fra paesi lontani come la Svizzera e l’America, tanto che quell’anno fu denominato “l’anno senza estate”. In America nevicò in giugno e il 21 agosto un freddo gelo distrusse, come sopra detto, le colture e orti dal Maine sino al Connecticut.Nel 1783, dopo l’eruzione dello Skaptar-jokùll, in Islanda, a detta dei cronisti dell’epoca, il mondo restò oscurato per diversi mesi.La Montagna Pelèe, in Martinica, quando esplose, nel 1902, provocò una nube di ceneri più pesanti che scese a valle con una velocità superiore ai 150 km l’ora, radendo al suolo e incendiando la città di Saint-Pierre. Questa nube uccise, bruciò e asfissiò tutto ciò che trovò sulla strada, demolendo costruzioni in pietre e polverizzando quelle in legno, con una temperatura stimata vicino agli 800°C!!!!I morti accertati furono quasi 40000, insomma l’intera cittadinanza di Saint-Pierre!!!Ma torniamo al nostro ospite di 12000 anni fa.Mentre l’infuocato Vela-F si avvicinava, le radiazioni di questo secondo Sole iniziarono ad innalzare la temperatura planetaria.E non è tutto; la Terra aveva ancora molto da sopportare. Il cambiamento nella rotazione planetaria scatenò tempeste di vento di violenza inaudita. Questi “tornado globali” erano in grado di radere al suolo intere foreste e sollevare tonnellate di polvere e detriti nell’atmosfera, che si andavano ad aggiungere alla cenere vulcanica già presente. Il mondo si ritrovò in un incu­bo spaventoso di buio sempre crescente, illuminato solo dai tre­mendi fuochi vulcanici.Mentre vaste aree della crosta terrestre si fratturavano, fiumi, laghi, mari e oceani del mondo cambiarono il loro corso, defluendo nelle valli appena create, nelle depressioni del terre­no, nei bassopiani.Con una coltre di ghiaccio in tutto il mondo che andava subitaneamente sciogliendosi, dovettero verificarsi immani inondazioni, come sono verificabili ancora oggi negli strati sedimentari del Wisconsin.Questo sarebbe anche provato dall’improvvisa caduta di salinità che colpì le acque del Golfo del Messico, guarda caso circa 12000 anni .Quest’acqua “sciolta”o per meglio dire “liberata” si dovette aggiungere alla massa liquida presente nel nostro pianeta (ricordiamo che durante l’ultima glaciazione, il livello dei mari era mediamente più basso di circa 130 metri), la quale, dapprima continuerebbe per inerzia la sua solita “corsa” nel senso di rotazione della Terra, ma quando questa invertirebbe il proprio moto, le masse liquide la seguirebbero, provocando lo stesso effetto che si può notare in un recipiente in cui si faccia oscillare del liquido.Mentre Vela-F si avvicinava, le acque degli oceani, già in movi­mento a causa della massiccia attività tettonica, iniziarono a flui­re verso nord grazie all’inesorabile attrazione gravitazionale esercitata dall’intruso. Si generarono quindi dei maremoti, ma con una potenza mai vista.Circa il 70,8% della superficie terrestre è coperto dalle acque, con una profondità media che non supera i 4 m.

La massa degli oceani è approssimativamente uno su 4400 del totale della massa della Terra. Questa gran quantità d’acqua forma ciò che gli oceanografi definiscono Oceano Mondiale. (La suddivisione in vari oceani e mari è puramente di comodità.). Fu sull’Oceano Mondiale nella sua interezza che Vela-F esercitò la sua minac­ciosa forza provocando maremoti e facendo defluire inimmagi­nabili quantità d’acqua verso nord.Quando l’azione gravitazionale raggiunse il culmine, avvenne un fenomeno non solo sconosciuto oggi, ma letteralmente incon­cepibile. Le acque della Terra iniziarono ad accumularsi, le une sulle altre, formando una gigantesca onda verticale, risucchiata verso l’immensa massa infuocata che allora riempiva i cieli.Il terrore provocato nell’umanità da questo caos improvviso può facilmente essere immaginato. In pochi giorni, la pacifica Terra si trasformò in un caos urlante di tempesta, oscurità, terre­moti e inondazioni.Le costruzioni di pietra crollarono come modellini fatti con i fiammiferi.

L’acqua s’inquinò, e i rifornimen­ti si seccarono. La terra si gonfiava e si deformava sotto ai piedi. Gas vulcanici soffocanti si diffondevano ovunque. Un’oscurità fatta di ceneri era impenetrabile anche alle torce. Vi era frastuo­no ovunque, giorno e notte.Mentre Vela-F si avvicinava, accadde un nuovo e terrifican­te fenomeno. Le forze di campo generate dalla Terra e dall’in­truso in arrivo, cercavano di bilanciare il potenziale nello scam­bio d’immensi fulmini luminosi elettrici. Dal punto di vista dei nostri antenati, questo era l’inizio di un temporale globale mai sperimentato. Forse proprio da qui nacque la tradizione dei ful­mini di Giove, scariche assassine che scuotevano il terreno con la loro violenza.E così le cose andarono avanti, col caos che si sovrapponeva al caos.

Non più in grado di sopravvivere nelle vecchie abitazioni. Le popolazioni preferirono abbandonare le città distrutte e rifu­giarsi nelle caverne o in qualsiasi altro luogo che offrisse un’ap­parenza di sicurezza. Alcuni si murarono all’interno, nella spe­ranza di sfuggire alle saette ed alle tempeste. E Vela-F si stava ancora avvicinando.Non ci fu una collisione diretta, altrimenti il pianeta Terra non sarebbe sopravvissuto. Una porzione di supernova in grado di distruggere un pianeta gigante oltre l’orbita di Marte non avreb­be avuto alcuna difficoltà a distruggere il nostro. Come Fetonte e il suo cocchio, la massa infuocata di Vela-F si avvicinò, in ter­mini astronomici, fino a sfiorare la Terra già torturata, e poi si precipitò avanti verso Venere e il Sole. Ma uno o più dei fram­menti che lo accompagnavano, staccatisi dal corpo del pianeta esploso oltre Marte, superarono il Limite di Roche ed esplosero. Il grande bombardamento meteoritico della Terra ebbe inizio.Il bombardamento di meteoriti può essere stato ciò cui qui ci si riferisce con grandine, anche se, come vedremo, può esser­ci stata anche una fonte propriamente letterale per questa descri­zione.

La caduta di un massiccio meteorite è certamente imper­sonata nella leggenda di un angelo che scaglia un macigno. Non sorprende il fatto che l’autore parli di un nuovo cielo e di una nuova Terra. L’antico ordine planetario del nostro sistema sola­re era stato spazzato via dall’intruso proveniente da Vela e la superficie del nostro pianeta aveva cambiato aspetto per sempre. Persino i mari conosciuti erano fluiti verso bacini diversi. Ma forse non per molto. Nell’Apocalisse 12 e 14 è scritto:E allora il serpente gettò fuori dalla gola come un fiume di acqua… e la Terra spalancò la sua bocca e divorò il fiume che il dragone aveva getta­to dalla sua gola… E udii venire dal cielo un urlo paragonabile alla voce delle grandi acque…L’apocrifo Libro di Enoch insiste che questi eventi siano accaduti in un periodo in cui «l’Arca galleggiava sulle acque». Non sarebbe possibile che il cataclisma generato da Vela-F fosse in qualche modo connesso con il diluvio biblico?L’inclinazione dell’asse tero L’estremo nord cominciava a raffreddarsi. L’inclinazione del­l’asse terrestre l’aveva improvvisamente strappato alle antiche zone temperate e al calore del Sole.

Con i vulcani di tutto il mondo che vomitavano cenere e altre sostanze inquinanti nel­l’atmosfera, il calore e la luce del Sole non riuscivano a filtrare, nonostante l’intruso stesso aggiungesse le proprie radiazioni a quelle del Sole e l’attività tettonica aumentasse localmente il calore del globo. Il risultato di quest’insolito insieme di circo­stanze – in particolare la collezione di goccioline d’acqua intor­no alle particelle atmosferiche – fu la pioggia; un diluvio immenso frustato da venti costanti che avevano la forza degli uragani. Questa pioggia, che sulle regioni settentrionali era diventata neve, è la realtà che sta dietro il familiare racconto biblico:Allora Iddio disse a Noè: «La fine di ogni mortale è giunta dinanzi a me, perché la Terra è piena di violenza per causa loro; ecco io li sterminerò insieme alla Terra… poiché fra sette giorni io farò piovere sulla Terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò dalla faccia della terra tutti gli esseri che ho creato».Ma anche se il diluvio precedette l’inondazione, di certo non ne fu la causa.

Ciò che accadde fu infinitamente più drammatico e distruttivo di qualsiasi lento sollevarsi delle acque. Torniamo per un attimo a quanto detto sopra circa le acque del globo e il loro cammino distruttivo.Nelle terre settentrionali di un mondo spazzato dalle piogge, le acque del pianeta, intrappolate, iniziarono a liberarsi. L’onda verticale si ruppe. Come l’intruso celeste scomparve, la vera ­inondazione ebbe inizio.Immense ondate gigantesche, che, alte da poche decine a centinaia di metri, percorrerebbero tutto il globo e si abbatterebbero sulle coste e penetrerebbero sino all’interno (i famosi tsunami) abbattendo, distruggendo e ricoprendo tutto ciò che incontrano.Anche qui, come sopra per le eruzioni vulcaniche, apriamo un piccolo spiraglio analizzando gli effetti di alcuni dei maremoti più famosi, al fine di comprendere meglio quale immane disastro dovette accadere circa 12000 anni fa.I tsunami non si sollevano come creste, come fanno le onde normali, ma si spostano uniformemente come un unico muro, gigantesco, d’acqua, con acqua ancora più alta dietro di loro. Infatti, dopo la prima ondata, anche a distanza di minuti, è molto probabile che ne arrivino altre, altrettanto letali.Il tsunami che seguì il terremoto di del 1896 a Sanriku, in Giappone, fu registrato a San Francisco (a 8000 km di distanza), dieci ore dopo.

Esso si propagò ad una velocità di circa 800 km l’ora e si abbatté a Sanriku con un‘onda alta 33 metri. Milioni di tonnellate di acqua si abbatterono sulla cittadina, penetrando per centinaia e centinaia di km all’interno, uccidendo circa 27000 persone!Il 1 aprile del 1946, gli abitanti della cittadina di Lauapahoehoe (Hawaii) osservarono un fenomeno insolito: le acque dell’oceano si ritiravano. Ma non era né uno scherzo (vista la data) né un nuovo esodo biblico. Molti di loro, incuriositi, andarono sul fondo marino oramai all’asciutto, dove molti pesci agonizzavano. Ma all’improvviso un mostruoso muro d’acqua si precipitò verso loro, come una locomotiva a vapore lanciata a folle corsa, distruggendo edifici e spazzando via persone e piante come fossero fuscelli. Ancora oggi questo è indicato come il più grande tsunami di questo secolo.Una frana causata da un terremoto provocò, in Alaska, nel 1958, un’onda anomala, dovuta alla caduta di circa 80 milioni di tonnellate di materiale, alta circa 530 metri. Un effetto simile a quello che si è potuto osservare nel 2003 a Stromboli.Il terremoto in Cile nel 1960 provocò tsunami alti fra i 4 e 5 metri che inondarono le città e distrussero porti, navi e edifici, per poi ritirarsi e lasciare il posto ad una gigantesca onda alta quasi 10 metri alla velocità di 125 km l’ora.Dietro di essa arrivarono altre onde ma non trovarono più niente da distruggere.

Il numero di cileni morti venne quantificato in più di un migliaio. Ma questo è niente perché onde concentriche si irradiarono in tutto il Pacifico, spianarono Hilo (Hawaii), devastando circa 230000 km quadrati e uccidendo 6000 persone. Ancora non del tutto sazia, nella sua corsa omicida, l’onda continuò il suo percorso e, quasi un giorno dopo, andò a portare morte e distruzioni nelle isole giapponesi di Honshu e Hokkaido, uccidendo circa 180 persone.L’esplosione del Krakatoa generò onde sismiche alte fino a 40 metri che uccisero più di 40000 persone, non direttamente sull’isola, che era disabitata, ma allorquando onde gigantesche colpirono ripetutamente l’isola di Sumatra e Giava.Una nave olandese, la Berouw, fu trasportata sino ad un chilometro e mezzo all’interno dell’isola di Sumatra. La cittadina di Merak che aveva subito pochi danni alla prima serie d’ondate, venne colpita da un’onda che, all’inizio alta 15 metri, grazie al fatto che accumulò acqua su acqua, penetrando nella stretta baia, divenne ben presto alta più di 40 metri!!

Quest’immane muro d’acqua, composto di milioni e milioni di tonnellate liquide, si abbatté su Merak cancellandola completamente con tutta la popolazione.Nel 1992 il villaggio di Riangkroko fu colpito da un‘onda stimata alta circa 22 metri. Alcune delle 263 persone che morirono lì e nei villaggi limitrofi furono trovati, cadaveri, appesi sugli alberi.In tempi più recenti (1994) Giava e Bali furono colpite da un tsunami alto circa 5 metri a Giava e ben 15 a Bali, uccidendo circa 200 persone.Il terremoto di Lisbona (1755) provocò un‘onda anomala (testimonianze dicono anche alta 15 metri) che insieme al sisma contribuì ad uccidere circa 60000 persone e i cui effetti si ripercossero anche su Madeira, al nord dell’Inghilterra, a sud dell’Africa (le città di Fez e Meknes furono gravemente danneggiate), fino al Nordamerica e ai Carabi.La storia dell’inondazione, da come appare nel Corano, è più vicina ad una realtà del genere, in quanto ci dice che l’arca cer­cava di farsi strada tra onde alte «come montagne». Quando il figlio decise di cercare rifugio fuori dell’Arca, Noè lo avvertì che non avrebbe trovato riparo alcuno in nessun luogo, perché questo sarebbe spettato solo a coloro cui Dio avrebbe conces­so la grazia, e rimase a guardare impotente mentre questi veniva trascinato via da un’altra ondata. Non è questa, chiaramente, una descrizione di acque che s’ingrossano lentamente, con la furia della rabbia di Dio.Immenso flusso d’acqua che tornava dalle terre nordiche deve essere iniziato lentamente, aumentando sempre più allorché l’at­trazione onale diminuiva.

Quando l’onda verticale si ruppe, il flusso divenne Fu proprio il muro d’acqua a sollevare gli erratici. Nel 1877, una tempesta nella Scozia settentrionale sollevò onde abbastan­za potenti da trascinar via un molo del peso di 2600 t, perciò sono pochi i dubbi sulla capacità di quest’incommensurabile massa d’acqua di spostare immensi carichi per grandi distanze. Questa gigantesca inondazione non aveva il problema fisico dei ghiacciai nell’arrampicarsi su per colline e montagne: le som­merse semplicemente come un’onda immensa, depositando detriti sulle facce settentrionali e spesso mimando l’erosione del ghiaccio sugli strati rocciosi. Allorché le acque fluivano a riempire nuovi mari e nuovi ocea­ni nei bacini appena formatisi su una Terra tormentata, l’umanità emerse dal peggior incubo mai vissuto e si ritrovò in un mondo desolato e distrutto. I miti dei popoli scandinavi, del Vicino Oriente, del Nordamerica, ricordano l’avvenimento. Vi era fango ovunque. La lussureggiante e abbondante vegetazione dell’Età dell’Oro non esisteva più. La maggior parte della Terra era stata resa sterile dalla lava. Intere foreste erano state rase al suolo dall’uragano planetario. Neanche il fango era fertile.

Mentre le acque si prosciugavano, i sopravvissuti notarono il bianco manto di sale.Il diluvio che inzuppò le latitudini meridionali cadde sotto forma di neve nelle terre settentrionali. Lo slittamento dell’asse terrestre aveva portato le antiche zone temperate, con le foreste ampie, le pianure fertili e la cacciagione, nella fredda oscurità della notte artica. La transizione fu brutale. In Siberia, i mammut furono congelati in un batter d’occhio sul posto, con l’erba del loro ultimo pasto ancora mezzo digerita nello stomaco.Quando i mari e gli oceani del globo furono inesorabilmente tra­scinati verso nord, il volume d’acqua e il calore latente che conser­vavano garantirono che non gelassero. Ma una volta che Vela-F passò oltre, che l’onda verticale si ruppe e l’Oceano Mondiale defluì di nuovo verso sud, i resti settentrionali della grande pri­mordiale inondazione si solidificarono subito sotto forma di ghiaccio.Quando le acque dell’alluvione si ritirarono, il nuovo ambiente era estraneo e brutalmente ostile all’uomo. Nei climi più freddi, il naturale congelamento trasformava il paesaggio in un frigori­fero di carcasse da mangiare, ma nelle regioni temperate questa moltitudine di cadaveri – animali e umani – sparpagliati per il nudo e fangoso paesaggio iniziò presto a putrefarsi con un conseguente insopportabile fetore e un sempre maggior rischio di diffusione di malattie. Solo il drammatico calo nelle presenze umane, ed animali, impedì la diffusione della peste come nel Medioevo. L’umanità ora si stipava in piccole ed isolate comu­nità.

La mancanza di una vera e propria fauna animale che consentisse sia la cacciagione che una sorta di nomadismo costrinse le poche comunità createsi a cercare maggior sostentamento dalla terra stessa, scavando radici e piantando nuove colture. La presenza, per molto altro tempo ancora, di acque nelle pianure e il susseguente impoverimento delle stesse, dovuto al massiccio fangoso sulle terre colpite dall’inondazione, costrinse gli uomini a sviluppare l’agricoltura nelle zone alte dei monti, fatto incontestabilmente bizzarro se non si vede da quest’ottica, ricollegandoci così al punto 5.Infatti, inizialmente, la zona di sviluppo dei vegetali più coltivati è situata nella zona compresa fra i 20 e i 45° di latitudine Nord, zona in cui sono presenti le maggiori catene montuose, dall’Himalaya all’Hindu Kush, dai Balcani agli Appennini, mentre nel continente americano corrisponde ad una zona longitudinale comunque conforme alla direzione delle grandi catene montuose.

Nelle piccole comunità, formatisi dopo la tragedia, forse la sera ci riuniva intorno ai fuochi, che servivano a scaldarsi soprattutto nelle fredde stagioni invernali che mai prima l’uomo aveva conosciuto, e i vecchi solevano raccontare e tramandare oralmente quello che loro o i loro antenati avevano visto in quei terribili giorni e alle domande dei giovani che, curiosi, chiedevano il perché, essi, non potendo dare una certa risposta, alzando gli occhi al cielo, non potevano far altro che affermare che era stato il volere degli dei. Dei irati che avevano voluto punirli per non meglio precisate colpe, forse perché all’apice della loro civiltà avevano cercato di sostituirsi agli stessi dei o quanto meno li avevano ignorati, chiusi in un guscio di superbia.La grande civiltà marittima ipotizzata da Hapgood e da Platone era scomparsa, forse, come lo stesso Platone affermava, nelle nuove profondità di un Atlantico postdiluviano, o semplicemente sommersa sotto le coltri di ghiaccio che intrappolavano terre un tempo ricche e rigogliose.Ma era nato il mito del Diluvio Universale.

[ via LeonardoDaVinci ]

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