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16 settembre 2013 1 16 /09 /settembre /2013 21:16

vrvrLenta e inesorabile, agli occhi di tutto il mondo, la nave Concordia, incagliata e semiaffondata accanto all' isola del Giglio, ha iniziato a smuoversi dalla sua posizione coricata. Sembrava quasi che dovesse rimanere a d abbellire mostruosamente un piccolo scorcio del mare, dove al meraviglioso scintillio delle onde e il riflesso del sole sul mare, si aggiungesse un colosso di ferro che per poco non ha creato un disastro ambientale...Dopo 7 ore e mezzo dall'avvio delle operazioni, la Costa Concordia ha ruotato di circa 10 gradi e il relitto è completamente staccato dalle rocce su cui si era appoggiato; in serata, lunedì, la rotazione ha superato i 16 gradi. L'operazione, detta parbuckling, per rimettere in asse la Costa Concordia ha un passaggio chiave: quello dei 20 gradi, rispetto ai 65 di rotazione complessiva. «Quando saremo arrivati a 20 gradi - ha spiegato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli - sarà quello il momento in cui interverranno altre forze esterne: i cassoni riempiti d'acqua e la naturale gravità. La nostra tappa intermedia resta questa».


Il relitto della Concordia sarà sollevato completamente «entro l'alba» di martedì, riferisce Sergio Girotto, responsabile della procedura per la Micoperi: «Siamo soddisfatti - ha aggiunto Girotto - anche se si allungano i tempi». La parte emersa si distingue nettamente da quella che era già fuori dal fatto che è arrugginita. Si cerca anche di recuperare i due corpi dispersi di Maria Grazia Trecarichi e Russel Rebello, morti durante il naufragio.Nel corso delle operazioni di parbuckling si è registrata una «significativa deformazione della fiancata di dritta», ha spiegato nella mattinata il capo della Protezione civile, Gabrielli. Che ha poi ricordato come «la partita non è finita, gli imprevisti possono verificarsi anche nel tratto terminale». Nel tardo pomeriggio, lunedì, le operazioni si sono interrotte per un'ora e si è reso necessario l'intervento dei tecnici per far scorrere quattro cavi non più in tensione.

 

 «I tecnici si sono arrampicati sui cassoni - ha sottolineato in conferenza stampa l'ingegnere Franco Porcellacchia - Si tratta di un intervento previsto per far sì che i cavi scivolassero lungo i cassoni, per il resto tutto procede. La nave reagisce bene». E Gabrielli ha inoltre spiegato che si «andrà avanti a oltranza tutta la notte» e, alle domande dei cronisti su possibili altre problematiche, ha ribattuto: «Invece di dire "bravi" che vi siete premuniti dite: perché non avete calcolato anche la sfiga? É la logica di questo Paese». «I tecnici che si sono calati erano pronti ad intervenire - ha ribadito ancora Gabrielli - la partita non è finita come ho già detto, ma la strada è ancora abbastanza impegnativa, domani avremo finito, ma mettermi qua a fare lo spulcio delle situazioni previste nei piani, non è utile. Il problema che si è presentato è stato risolto». La Concordia è imbragata con 36 cavi di acciaio con un tiro iniziale di 60 tonnellate. Ogni incremento di tiro equivale a circa 10 tonnellate. Ogni movimento è monitorato con le apparecchiature e per mezzo di telecamere subacquee.

Costa Concordia, foto rotazione della nave da 114mila tonnellate 03

 

 

Per riportare in piedi lo scafo i cavi devono essere tirati di circa 21 metri, 3,5 metri per ogni ora in modo da effettuare un'azione costante ma non pericolosa per la struttura della nave. Per ruotare la Concordia i tecnici hanno posizionato sei piattaforme marine, di cui le tre maggiori misurano 15 metri per cinque, sorrette da 21 pali di 1.6 metri di diametro, fissati alla roccia ad una profondità di 9 metri, che assieme ai sacchi di una speciale malta cementizia (da recuperare ad operazioni ultimate) saranno il nuovo letto della nave. I martinetti idraulici collegati alle catene di acciaio sono utilizzati per «tirare» lo scafo da due lati. Tutte le operazioni avvengono da remoto, per motivi di sicurezza.

 

Costa Concordia, foto rotazione della nave da 114mila tonnellate 010

La Concordia, costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Sestri ponente, è stata varata il 2 settembre 2005, mentre la crociera inaugurale è avvenuta il 9 luglio 2006. Un colosso dei mari di oltre 114 mila tonnellate di stazza lorda, 290 metri di lunghezza e 36 di larghezza, 70 metri di altezza, 13 ponti, 1100 uomini di equipaggio e con capacità di 3800 passeggeri.

Il 13 Gennaio 2012 la nave era partita da Civitavecchia per effettuare il “percorso dei profumi” con scali a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo. Alle 21,42 la navigazione della nave terminò su uno scoglio, a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio. A seguito dell’impatto si aprìuno squarcio di 70 metri, che provocò la rotazione della nave su un fianco. I morti furono trenta, di cui due ancora dispersi e decine di feriti. Le operazioni di recupero, costano circa 600 milioni, a carico della Costa Crociere e delle compagnie di assicurazione.

Per ruotare la Concordia i tecnici hanno posizionato sei piattaforme marine, di cui le tre maggiori misurano 15 metri per cinque, sorrette da 21 pali di 1.6 metri di diametro, fissati alla roccia ad una profondità di 9 metri, che assieme ai sacchi di una speciale malta cementizia (da recuperare ad operazioni ultimate) saranno il nuovo ‘letto’ della nave. I martinetti idraulici collegati alle catene di acciaio sono utilizzati per “tirare” lo scafo da due lati. Le funi hanno un ‘tiro’ iniziale di 60 tonnellate, incrementato di 10 tonnellate ogni volta (3,5 metri all’ora per 21 metri totali).

Tutte le operazioni avvengono da remoto, per motivi di sicurezza. Per riportare lo scafo sulla linea di galleggiamento saranno poi utilizzati i cassoni di acciaio (sponsons) posizionati sui lati, che saranno riempiti di acqua e poi svuotati, in modo da dare una spinta in alto alla nave. Tutte le fasi sono monitorate costantemente nella control room, da cui partono anche i comandi in remoto sui martinetti.

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14 settembre 2013 6 14 /09 /settembre /2013 22:02

OMS: e' ufficiale la chemioterapia è un agente cancerogeno!


Non è da poco che l’OMS ha classificato la chemioterapia come agente cancerogeno, ma la notizia rimbalza nuovamente da quando il governo ci ha stupiti con la discutibile scelta di attribuire i costi di due farmaci anti-tumorali direttamente al paziente e non più alla sanità pubblica, per un costo di circa 3 mila euro a settimana. A questo punto i cittadini cominciano a chiedere maggiori risposte alla comunità scientifica che il più delle volte appare spaccata al suo interno e ricca di contraddizioni come quella relativa alle posizioni dell’OMS sull’uso dei farmaci chemioterapici.


Il paradosso della nostra medicina è proprio quello di voler guarire sapendo di danneggiare. Qualsiasi terapia accreditata potrebbe apportare benefici e, allo stesso tempo, degli effetti collaterali. Tuttavia colpisce comunque pensare che, mentre milioni di donne decidono di curare il cancro alla mammella con chemioterapie, allo stesso tempo stanno inconsapevolmente assumendo sostanze classificate come “cancerogene”. Qualcuno potrebbe obiettare che lo stesso concetto è alla base delle vaccinazioni contro molti ceppi di virus. E’ vero, ma la differenza è che il cancro non è un virus e non andrebbe, in teoria, curato con una vaccinazione a base di sostanze che provocano il cancro. Un parallelismo sicuramente non scientificamente calzante, ma che rende l’idea di quello che da diversi decenni sta accadendo in campo oncologico.

Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi industrializzati. Innumerevoli sono i fattori che possono causare l’insorgenza di questa malattia: in primo luogo l’inquinamento e le diossine che entrano nel ciclo agro-alimentare, le polveri sottili inalate, l’elettromagnetismo, fattori genetici e moltissime altre cause. Qualsiasi sia la causa che ha cagionato l’insorgenza della malattia, la terapia è sempre a base di chemio. Ne esistono di diversi tipi a seconda del tumore. In moltissimi casi vengono somministrati mix di farmaci e, in alcune cliniche, prima della terapia vengono fatte flebo con lo scopo di diminuire l’acidità del sangue. La chemio quindi è la terapia più usata per combattere alcuni tipi di cancro, ma colpisce pensare che la stessa Organizzazione mondiale della Sanità e l’American Cancer Society la classificano come “agente cancerogeno”quantificando il suo reale beneficio in una media del 2,2%. E’ stato stimato infatti che in America la media era del 2,1% mentre in Australia del 2,3%...


Non solo. Secondo gli studi e le statistiche la Radioterapia è ancora peggiore perchè causa il cancro e lo peggiora. Anzi, la radioterapia sarebbe conosciuta da medici e pazienti come una terapia che causa spesso alcune forme tumorali.

Siamo di fronte quindi al più grande fallimento della medicina?

Di fallimenti ce ne sono stati tanti durante gli ultimi decenni, in campo chemioterapico il primo e più noto fallimento dell’oncologia riguarda il farmaco DES usato per molti tipi di cancro e soprattutto per il cancro alla mammella. Questo farmaco dava effetti collaterali anche nel lungo termine ed era stato già indicato da alcuni oncologi come “farmaco pericoloso”. Correva l’anno 1938. Ma questo farmaco uscì fuori commercio solo nel 1970 lasciando il posto all’oggi discusso TAMOXIFEN. La rete pullula di materiale concernente la tossicità di questo farmaco che per altro presenta una struttura simile al DES e che oggi è ancora il farmaco più prescritto al mondo per il cancro.

Su vogliovivere.org è scritto esplicitamente che:
Il ben conosciuto ricercatore Pierre Blais descrive il tamoxifen come “farmaco spazzatura che si poneva ai vertici del mucchio di immondizia”.
Le tremende previsioni di Blais furono ignorate.
Il tamoxifen venne dapprima approvato dalla FIDA (Autorità per i medicinali e gli alimenti degli USA, ndt) per essere usato come pillola per il controllo delle nascite, poi per la prevenzione del tumore al seno.
Ben presto si rivelò invece come promotore di cancri particolarmente aggressivi all’utero ed al fegato, come causa di fatali coagulazioni di sangue ed ostacolo a numerose altre funzioni.

Come approcciare quindi a queste posizioni? Come mai la scienza resta sempre un’opinione?
La ricerca dovrebbe darci una spiegazione scientifica, cioè formulata con metodo scientifico che risponda quindi a domande universali e che sia caratterizzata da esperimenti ripetibili. Fin quando si troverà risposta a tutte queste domande sarà lecito parlare di eventuali benefici derivanti di terapie nuove e sperimentali spesso piuttosto discusse o ingiustamente temute. Soprattutto alla luce del fatto che, il nuovo decreto legge approvato dal Governo Letta addebita i costi delle cure antitumorali direttamente al paziente e non alla sanità pubblica. I consumatori e i pazienti quindi devono avere una risposta. Abbiamo posto queste domande a validi ricercatori. Presto vi informeremo delle risposte.

news.you-ng.it

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13 settembre 2013 5 13 /09 /settembre /2013 22:05

Murdoch, Rotschild e Dick Cheney: un grandioso trio che punta al potere, al petrolio, una fonte di guadagno molto ambita dai potenti della terra; questi signori  sono soci in affari per il petrolio al confine con la Siria, ma il media non ne parlano.

Quali media?

Milioni di americani prendono per buone le notizie della “Fox News”, del Wall Street Journal o si informano attraverso altri media mainstream di proprietà del magnate australiano. «Generalmente, questi organi d’informazione sono a favore di un’azione militare contro la Siria, ma non informano i loro spettatori e lettori che il signor Murdoch ha investito interessi nella guerra con la Siria», accusa Christopher Bollyn.

Che rivela: «Murdoch è comproprietario di una compagnia israelo-americana alla quale è stato concesso il diritto di cercare petrolio nelle alture del Golan – il territorio siriano occupato da Israele». E’ perlomeno «amorale», conclude Bollyn, «che la “Fox News” non riveli queste informazioni al suo pubblico», che a quel punto sarebbe costretto a dubitare dell’attendibilità delle informazioni che riceve, dal momento che Murdoch otterrebbe enormi vantaggi personali dalla caduta del regime di Damasco.

Israele, aggiunge Bollyn in un post su “The Rebel” tradotto e ripreso da “Come Don Chisciotte”, ha accordato i diritti per la ricerca di petrolio all’interno della Siria, nel Golan appunto, alla Genie Energy. L’editore Rupert Murdoch e un finanziere dal cognome che parla da solo, lord Jacob Rothschild, sono i principali azionisti della Genie Energy. La compagnia, continua Bollyn attingendo informazioni direttamente dal sito ufficiale dell’azienda, si interessa anche di gas da argille negli Stati Uniti e di olio di scisto in Israele.

testo
Lord Jacob Rothschild

E anche l’ex vicepresidente americano Dick Cheney, eminenza grigia della Casa Bianca all’epoca delle guerre di Bush, fa parte del comitato consultivo della compagnia. Secondo il diritto internazionale, dice sempre Bollyn, è illegale che Israele accordi diritti di ricerca del petrolio su territori occupati: lo chiarisce Craig Murray in un intervento apparso già nel febbraio 2013, dal titolo “Israele accorda diritti petroliferi in Siria a Murdoch e Rothschild”.

«Il tentativo di Israele di sfruttare le risorse minerarie del territorio occupato delle alture del Golan è completamente illegale per il diritto internazionale», afferma Murray. «Singapore ha fatto causa al Giappone presso la Corte Internazionale di Giustizia per lo sfruttamento del suo petrolio durante la seconda guerra mondiale».

Il contenzioso era basato sulla norma internazionale in base a cui una potenza occupante è in diritto di utilizzare pozzi petroliferi già in funzionamento e utilizzati dal paese sovrano che è stato occupato, ma questo non autorizza lo sfruttamento di ulteriori future risorse: «Tra le autorità e i precedenti legali non c’è alcun disaccordo sul fatto che la realizzazione di nuovi pozzi – per non parlare delle fratturazioni idrauliche – da parte di una potenza occupante è illegale».

Il fatto che Jacob Rothschild e Rupert Murdoch abbiano investito nei tentativi di ricerca di petrolio nei territori siriani occupati, conclude Bollyn, suggerisce che siano a favore del rovesciamento del governo Assad di Damasco, «in modo da indebolire la Siria e dividere la nazione più o meno alla stessa maniera della Jugoslavia negli anni ’90». Non stupisce, peraltro, che nell’operazione-Golan compaia il nome di una vecchia volpe come Cheney, vero e proprio veterano della tattica “distruggi e ricostruisci”, viste anche le polemiche seguite ai maxi-appalti per la ricostruzione post-bellica dell’Iraq affidati alla multinazionale texana Halliburton, da cui Cheney proveniva.

Fonte: libreidee.org

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8 settembre 2013 7 08 /09 /settembre /2013 21:51

Pesci Morti Wuhai Cina

 

Uno sversamento di prodotti chimici, in particolar modo di ammoniaca, nel fiume Fuhe, nella provincia centrale dell'Hubei, ha provocato la morte di centinaia di migliaia di pesci. 
Lo hanno ammesso oggi le autorità cinesi dopo che quest'ennesimo disastro ecologico ha avuto larga eco sui social network del Paese. 

Secondo quanto ha riferito la stampa locale, sarebbero circa 100.000 i chili di pesce morto che sono stati estratti da un tratto di 40 chilometri del fiume Fuhe, nei pressi della città di Wuhan.

Un campione del materiale emerso dal fiume, inviato all'archivio di Scienza e Tecnologia dell'Hubei per accertamenti, ha evidenziato come la densità di ammoniaca abbia raggiunto un valore di 196 mg per litro, un limite di gran lunga superiore alla norma nazionale, secondo il dipartimento provinciale di protezione ambientale.

La fabbrica responsabile degli scarichi dannosi è un impianto chimico che si trova nella città di Xiaogan; il dipartimento provinciale di protezione ambientale ha ordinato alla società di sospendere le operazioni e di verificare le sue strutture di controllo dell'inquinamento. 
Un responsabile per l'Ambiente ha confermato all'Afp che il disastro ecologico risale a lunedì.

L'incidente ha creato molta preoccupazione tra gli abitanti del villaggio di Huanghualao nel distretto Huangpi di Wuhan, dove la maggior parte dei 2.000 abitanti del villaggio vive proprio di pesca nel fiume Fuhe e i cinesi si sentono sempre più chiamati in causa dai ripetuti attacchi che subiscono i loro ecosistemi.

 

 

 

 

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6 settembre 2013 5 06 /09 /settembre /2013 21:59
 
FASE 1 ) La stabilizzazione (completata all'inizio di novembre) è avvenuta per mezzo di un sistema di ancoraggio costituito da 4 elementi sommersi (anchor block) fissati al fondale tra il relitto e la costa e in posizione centrale rispetto al relitto stesso. Successivamente è prevista l'installazione di 12 torrette di ritenuta che serviranno durante la fase di ribaltamento.
fondali
FASE 2) consiste nella preparazione del falso fondale dove poggerà il relitto dopo la sua rotazione. Previste due fasi distinte: il posizionamento di sacchi (grout bags) che verranno poi riempiti di cemento e che serviranno per riempire il vuoto tra i due speroni di roccia, dove attualmente appoggia il relitto. Fatto questo una speciale malta cementizia verrà iniettata nei sacchi stessi.
render
FASE 3) La fase del ribaltamento del relitto o rotazione in assetto verticale sarà effettuata in 24 ore. Si agirà mediante martinetti idraulici (strand jacks) che metteranno in tensione cavi di acciaio fissati alla sommità dei 9 cassoni centrali ed alle piattaforme sulle quali andrà ad appoggiare il relitto dopo il suo raddrizzamento.
FASE 4) In questa fase vengono posizionati altri 15 cassoni di galleggiamento sul lato destro (starboard) del relitto. Questi cassoni serviranno nella successiva fase di rigalleggiamento.
FASE 5) A questo punto il relitto poggia sul falso fondale a circa 30 metri di profondità. Per mezzo di un sistema pneumatico, i cassoni sui due lati del relitto verranno progressivamente svuotati dall'acqua e forniranno la spinta necessaria a fare rigalleggiare il relitto. Terminata tale operazione, la parte che rimarrà sommersa sarà di circa 18 metri.
(Fonte TitanSalvage.com)
sistemi di ritenuta
underwater

Falso fondale e
cassoni lato mare

parbuckling

The Parbuckling
(riassettosponsons verticale)

 refloating     

Cassoni di galleggiamento
lato terra

      

Rigalleggiamento

 

 
 
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5 settembre 2013 4 05 /09 /settembre /2013 20:54

Sms al posto del bancomat, i pagamenti con il cellulare crescono del 62% nel 2012

 

I dati della relazione di mercato della società di consulenza e analisi Gartner parlano chiaro: solo nel 2012 i pagamenti in mobilità attraverso l’uso di smartphone e cellulari subirà un incremento di quasi il 62 per cento rispetto all’anno scorso. Le transazioni supereranno i 171 miliardi di dollari per un numero di utenti che usufruiranno del servizio che supererà quota 212 milioni, ben oltre i 160 milioni del 2011.

Nonostante le tecnologie a disposizione degli utenti siano ancora limitate e frammentarie, si prevede che nell’arco di cinque anni i pagamenti in mobilità diventeranno il mezzo più utilizzato grazie alla forte spinta dello shopping online e dell’e-commerce. Sandy Shen, research director alla Gartner, ha commentato: “Ci aspettiamo che il volume e il valore delle transazioni attraverso tecnologie mobile a livello mondiale raggiunga una crescita media annuale del 42% tra il 2011 e il 2016, con un valore di mercato di 617 miliardi di dollari e 448 milioni di utenti nel 2016. Questo processo porterà nuovi opportunità per i fornitori del servizio che dovranno riuscire a cogliere le reali necessità per personalizzare al meglio le loro offerte”.

Il vero freno della veloce espansione a livello globale di questa tecnologia sarà però dettata dai dispositivi e dalle aziende che offriranno il servizio che, sempre secondo le previsioni della società americana, saranno ancora frammentate e poco diffuse per almeno i prossimi due anni. Se i pagamenti tramite il servizio NFC (Near Field Communicaton) non sono ancora così diffusi è sicuramente un problema dettato dalla necessità della collaborazione congiunta di diversi enti per raggiungere lo stesso scopo: dagli operatori di rete alle banche, passando per i circuiti delle carte di credito e gli stessi commercianti. Fino a qualche anno fa la tendenza di mercato sembrava andare fortemente verso la digitalizzazione delle transazioni bancarie, l’utilizzo di carte prepagate o pagamenti bancomat al posto dei più obsoleti contanti. Negli altri Paesi del continente europeo il pagamento tramite carta di credito di un semplice caffè al bar è ormai una pratica consolidata, mentre sotto questo aspetto in Italia la concezione ha iniziato ad invertire il suo andamento solo negli ultimi anni e sono ancora in molti a non possedere una carta bancomat. Nonostante la maggior parte delle persone non abbia ancora preso come abitudine quella di effettuare pagamenti online, il cambiamento prospettato dalla Gartner promette quindi di rivoluzionare completamente il mercato globale nel giro di qualche anno.

Sotto questo aspetto l’Italia sta velocemente migrando verso le transazioni digitali grazie soprattutto alle nuove generazioni e il costante aumento degli acquisti online soprattutto per quanto riguarda accessori e oggetti tecnologici. Proprio l’utilizzo delle tecnologie Web/WAP rappresenterà nel 2016 l’88% delle transazioni nel Nord America e circa l’80% nell’Europa Occidentale. Attualmente a farla da padroni continuano ad essere i pagamenti attraverso gli SMS, grazie alla loro diffusione capillare e per via delle limitazioni tecnologiche dei dispositivi mobili soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Sotto questo punto di vista è stato da poco introdotto in Italia il primo servizio di “Mobile Ticketing” a Firenze, grazie al lavoro dell’Ataf con la collaborazione dei principali operatori telefonici. Con un SMS sarà infatti possibile acquistare i biglietti urbani della durata di 90 minuti al costo di 1,20 euro senza costi aggiuntivi. Secondo Shen saranno proprio i biglietti per servizi pubblici, concerti e vendita al dettaglio ad essere da traino in questi anni per la diffusione delle tecnologie NFC.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/01/sms-al-posto-del-bancomat-pagamenti-con-cellulare-crescono-del-62-nel-2012/249238/

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28 agosto 2013 3 28 /08 /agosto /2013 20:40
euro-scheletro.jpgL’euro ha centrato il suo obiettivo: ovvero quello di distruggere le nazioni europee in soli 10 anni! “L’idea che l’Euro sia un fallimento è stupidamente errata, l’Euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dal suo ideatore e da quel 1% di oligarchi che l’hanno imposto”.

Così ha scritto il giornalista americano Greg Palast sul Guardian del 26 giugno 2012, ricordando che “l’ideatore”, Robert Mundell, ha sempre visto la sua creatura (l’euro) come l’arma che avrebbe spazzato via norme e regolamenti sul lavoro: “Ho conosciuto Mundell tramite il mio docente universitario Milton Friedman”.

Palast descrive bene l’idea di Mundell:

“L’Euro inizia davvero a svolgere il suo compito in tempi di crisi, infatti la moneta unica e soprannazionale toglie ai governi eletti la possibilità di usare politiche creditizie e fiscali capaci di farci uscire dalla crisi, in quanto pone le politiche monetarie al di fuori dalla portata dei politici (eletti) e, senza queste prerogative, l’unico modo che hanno i governi per cercare di mantenere i posti di lavoro è quello di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori, tutto nel nome della concorrenza”. Per Mundell niente deve interferire col MERCATO.

Palast continua dicendo che Mundell gli spiegava che “l’euro è tutt’uno con la Reaganomics; la disciplina monetaria impone la disciplina fiscale ed agisce anche sui politici (servi del mercato invisibile… sic), e quando la crisi morde allora alle nazioni resta ben poco da fare se non liberalizzare, privatizzare, deregolamentare e soprattutto distruggere il welfare garantito dallo Stato”.

Il termine “riforme strutturali” non è altro che un eufemismo per nascondere l’annullamento dei diritti dei lavoratori (e degli imprenditori…), Mundell sostiene che “l’unione monetaria è una guerra di classe con altri mezzi” (la classe oligarchica contro il 99% dei cittadini).

Fonte: informarexresistere.fr

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17 agosto 2013 6 17 /08 /agosto /2013 21:32

Dopo 60 anni, scoperta una base segreta Usa sotterranea

Ex Base nato di Calice Ligure

 

 

 

 

 

Ottocento metri di cunicoli a 60 metri di profondità, scavati nel Monte Settepani, alle spalle del porto di Savona. La scoperta dei tre speleologi confermerebbe la leggenda che gli anziani della città ripetono da tempo: "Quella città sottoterra al Melogno era una base militare americana"

(la slide è firmata Fortezze savonesi, gruppo speleologico - DLF Savona) 

Ad alimentarne i contenuti anche Claudio Arena, fotografo e precursore delle ricerche sui monumenti “dimenticati”, da “Fortezze savonesi” in poi. E’ suo un video postato su YouTube e rilanciato dalla stessa pagina del social network che sta riscuotendo molta curiosità e attenzione.

Si tratta de “La Base Segreta Americana del Colle del Melogno”. “Dopo anni di sole leggende, che raccontavano di camion sparire nella montagna, elicotteri che sorvolavano il Finalese di notte, o di piattaforme per missili e cunicoli lunghi centinaia di metri.. ecco oggi… la verità” osserva Arena.

La Regione Liguria ne aveva progettato la trasformazione in sito panoramico, con servizi di ristoro e sosta per gli escursionisti del Melogno. Era stato anche pensato un centro studi sulle energie rinnovabili, vista la vicinanza dell’area con le pale eoliche. Ma sinora è rimasta una “base fantasma”.

 

http://video.repubblica.it/edizione/genova/gastaldello-la-samp-mi-ha-cambiato-la-vita/137622/136167?ref=vd-auto

 

 

 

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15 agosto 2013 4 15 /08 /agosto /2013 05:43

Comunicano con pazienti in stato vegetativo

Comunicare con pazienti in stato vegetativo si può. Un gruppo di medici canadesi della Western University in Ontario ha trovato il modo di interagire con un uomo in coma da 12 anni grazie all'uso della "risonanza magnetica funzionale". Questa moderna tecnica permette di valutare e studiare la funzioni cerebrali di un paziente tramite delle immagini. Grazie alla risonanza magnetica funzionale si è visto che l'uomo era in grado di intendere e rispondere correttamente 'sì' o 'no' a una serie di domande molto elementari: per esempio è riuscito a indicare il suo vero nome di battesimo e in quale luogo si trovasse. La tecnica ha funzionato anche con un secondo paziente che si trovava invece in stato di minima coscienza, mentre un terzo, nella stessa condizione, non è riuscito a comunicare. Risultati comunque significativi per una ricerca che potrebbe portare a una nuova definizione dello 'stato di coscienza'.

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12 agosto 2013 1 12 /08 /agosto /2013 22:01

 

Potrebbero essere i dromedari i colpevoli della trasmissione all’uomo della nuova Sars, il coronavirus che da quasi un anno si è affacciato in Medio Oriente facendo vittime sia fra i residenti che fra i viaggiatori provenienti da altri contenuti.

A sostenerlo è uno studio coordinato da Chantale Reusken del National Institute for Public Health and the Environment a Bilthoven, nei Paesi Bassi, ricerca che è stata pubblicata sulla rivista The Lancet.

Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno raccolto 349 campioni di sangue da dromedari, mucche, pecore e capre provenienti da diversi paesi tra cui Oman, Paesi Bassi, Spagna e Cile. Come accade per il virus dell’aviaria (H7N9), la trasmissibilità tra gli esseri umani sembra essere molto rara, per cui è verosimile che esista una specie animale che faccia da veicolo nel trasmettere il virus all’uomo.Potrebbe essere il dromedario a trasmettere all'uomo la nuova Sars, il coronavirus del Medio Oriente (Mers-CoV) che secondo l'ultimo bollettino Oms ha infettato 96 persone in tutto il mondo, causando 46 morti.

Gli anticorpi specifici della Mers sono stati trovati in tutti i campioni di siero prelevati da cinquanta dromedari in Oman, elemento che fa supporre che il virus circoli fra gli esemplari del Paese. Secondo Marion Koopmans dell’Istituto Bilthoven

la scoperta è stata una sorpresa perché finora erano stati i pipistrelli i primi sospettati del contagio. Tuttavia, considerato che la maggior parte delle persone difficilmente entra a contatto con i pipistrelli, è probabile che il virus raggiunga l’uomo attraverso un ospite intermedio.

Nella penisola arabica il dromedario viene allevato in maniera diffusa ed è plausibile che sia all’origine del contagio.

| Agi

Foto © Getty Images

 

sars dromedario

 

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