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11 agosto 2014 1 11 /08 /agosto /2014 19:40

Nuova giornata in ospedale e recupero in progresso: ne sono bene contento. Nella sala dove mi ospitano, siamo in 3 ed oggi per il mio vicino di 92 anni portati non troppo bene, è arrivato il momento di trasferirsi in altro loco, più appropriato e meglio gestito alle sue esigenze...buon per lui e gli auguro di arrivare ai 100 anni, alla faccia delle malelingue che finora in ospedale, non erano molto daccordo alla sua guarigione.

Meno fortunato è l' altro mio vicino che con 83 anni, la sua fortuna non eguaglia di certo quella dell' altro vicino citato prima. Oggi i medici sono stati tristemente sinceri ed espliciti: difficilmente supera la notte in quanto le sue complicazioni di salute sono veramente tante.

Oggi sentivo chiaramente una forza invisibile che si opponeva alla sua dipartita e quella forza...era la moglie. Gran donna, umile, amorevole in ogni secondo della giornata nonostante anche per lei la stanchezza non sia facile gestirla. Mentre la signora vestita di nero aleggiava sopra di lui, lei lo copriva e gli impediva di avvicinarsi, ma tutto a livello invisibile, solo a percezione. E' come se la morte avesse visto e non attaccato quell' essere pieno di amore, concedendo a quest' uomo, ancora un alito di vita. Ritengo più plausibile che in questo lasso di tempo, sia stato concesso l' ultimo bacio, saluto per la famiglia. Parlando con la moglie oggi, quest' uomo negli ultimi anni è stato praticamente bombardato da ogni disgrazia e ogni volta, si è rialzato ed è riuscito a vivere ancora.

Degna nota ai medici che hanno sempre seguito e dato anni di vita al paziente:

IL VOSTRO LAVORO, PER QUANTO DIFFICILE E IMPORTANTE, SPESSO REGALA ANNI DI VITA E PARECCHIIE VOLTE INVECE NON VA A BUON FINE. 

Solo vivendo a contatto con queste esperienze si comprende meglio il vostro lavoro. Spesso comprendo che se un antibiotico sembra far male, a volte è l' unico che può combattere quel determinato batterio. Se così non fosse, non starei scrivendo queste righe se non aveste avuto ragione spiegandomelo.

Così mentre io scrivo queste righe, a fianco a me ci sono delle persone che assistono il proprio caro fino al momento del trapasso.

DOLOROSO E CREANTE UN DOLORE IMMENSO.

Mi sono mancate le parole oggi, con la moglie, quando anzichè provare a dargli forza, le uniche parole che sono riuscito a dire sono state...  fa molto male.

A poco valevano le parole che potevo offrire, quello era un suo momento di dolore e come tale lo ho rispettato.

Non parli di niente, ne di vita dopo la morte, ne di esperienze di altre persone, come si potrebbe?

Non parli di corpo e anima, ti rendi conto che tutto quello che puoi dire, si ferma dinanzi a quel forte dolore che non si può bloccare.

Noi parleremo di altro, come sempre, èerchè informazione quantaltro, il conte ve lo offre sempre.

Un abbraccio.

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10 agosto 2014 7 10 /08 /agosto /2014 19:29

Convalescenza in lento proseguo: cambio di reparto e una visione della vita da un punto di vista legato alla vita stessa.

La domanda su cui ci si pone sempre la stessa, monotona ed eterna domanda:

 

CHE SENSO HA LA VITA?

 

 

Quando ci si trova dinanzi alla propria vita e a quella degli altri esseri viventi, messa in un gioco che sembra o assomiglia, ad un sottile filo invisibile che sarebbe la vita, in un contorto intreccio di emozioni, solitudine, rabbia, amore, monotonia, che si aggrovigliano, in una spirale che solo noi gestiamo, mi sorge una riflessione che molti di voi possono condividere o meno.

In questi giorni, la dolce signora in nero ha sfiorato la mia esistenza con la sua falce, accarezzando la mia vita e facendomi ricordare qualcosa che stavo dimenticando. Una dimenticanza che nell' arco della mia vita, ho condotto ritenendo che per certi versi, delle giornate che divengono anni, possano essere prese con leggerezza, nella noia e nel lamento della monotonia dei propria vita quotidiana, come se il giorno dopo si ripresentasse e messo nella nostra bilancia continuamente.

Una leggerezza che ognuno di noi commette, ritenendo una scelta ben fatta: di cosa parlo?

Parlo di un certo momento in cui ti ritrovi senza volerlo perchè ritieni di essere invincibile, in un letto di ospedale, dove vedi negli occhi dei pazienti che possono stare meglio o peggio di te, capire che la vita in quel momento può essere breve o alla fine.Apprezzi una semplice passeggiata al di fuori di quel corridoio, della lamentela delle persone che passano, della luce che sta al di fuori di quella stanza dove ti trovi.

Che senso ha la vita?

Lo comprendi in pochi attimi. Nessuna spiegazione, nessun complicato sistema complesso ed intreccio di vite e dimensioni parallele.

La vita ha il senso che tu vuoi che abbia. Noi siamo la più semplice risposta e la più complessa domanda che ogni giorno ci poniamo. Comprenderlo vuol dire, capire che la vita è un attimo che non perdi, in nessun caso, ma che scegli solo tu per te stesso.

Un incredibile intreccio di fato destino e casualità, si anellano e si fondono in uno speciale formato della vita che ricopre per un tempo che non possiamo dare per definito o logico.

Il senso della vita: qualcuno o tanti, potranno dire o chiedere il perchè i nuovi nati, muoiono, o affronteranno una vita destinata alla sofferenza. Nel nostro cuore sappiamo perchè accadono determinate situazioni, le comprendiamo ma non vogliamo accettare perchè la nostra coscienza, ci impone a dire che non è giusto, un perchè a cui non possiamo dare una risposta.

Ma lo sappiamo, non dipende da noi. Non dipende neanche da Dio o qualsiasi altro Dio a cui rendiamo la nostre fede e credenza religiosa. Nella semplice mortalità della vita, possiamo solo accettare e comprendere e imparare.

Nel nuovo reparto dove mi trovo, le persone con cui condivido la stanza mi dimostrano che la vita ha una fine spesso ingiusta e ingloriosa, ma non è una scelta. Possiamo solo confidare in noi stessi ed essere protettori della vita.

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8 agosto 2014 5 08 /08 /agosto /2014 19:12

Un nuovo giorno è passato non senza problemi. Una degenza in ospedale del genere preferirei non averla mai fatta ma dopotutto, la vita insegna che volente o nolente, si è soggetti a determinate leggi della salute che se non le rispetti, saranno quelle stesse leggi a ricordartelo nel modo più aggressivo.

Se sono qui in ospedale, è proprio perchè ho sottovalutato una serie di avvertimenti che avrei dovuto ascoltare a livello fisico e correre ai ripari molto prima.

Sensazioni molto fastidiose di caldo, mani e piedi bollenti e da incosciente a immergermi braccia e collo sotto acqua ghiacciata, hanno dato l' innesco ad un sintomo di malessere che è cresciuto. Nonostante le avvisaglie del medico dove mi diceva esplicitatamente di stare attento a colpi d' aria ed evitare di uscire per recarmi al supermercato dove l' aria condizionata non manca, hanno dato colpi di grazia che nel giro di pochi giorni, mi hanno fatto aumentare un dolore acuto alla schiena. Non capendo ancora l' entità del mio malessere, nonostante febbre e difficoltà a stare in piedi, ho fatto una lastra d' urgenza ai polmoni, delineando un focolaio di broncopolmonite. Ma la testardaggine è troppa e l' essere convinto di essere invincibile, mi è costato caro.

Recatomi nuovamente al pronto soccorso delle Molinette, hanno riscontrato un grosso peggioramento del mio stato di salute e mi hanno gentilmente fatto accomodare su un lettino. Mia moglie che mi ha seguito tutto il tempo, non ha potuto fare altro che vedermi andare via nelle corsie dell' ospedale per le varie procedure ed esami. Alla fine del giro degli esami, lo staff medico mi ha accomodato in una sala media con un altro paziente che per sua sfortuna, sta molto peggio di me.

Non posso fare altro che continuare a lodare il lavoro svolto dai medici e daq tutto il resto del personale.

Ci tengo a dirvi, amici miei, di non fare finta di niente quando non state bene, perchè il corpo che abitiamo, è unico e solo. Noi dobbiamo pensare al nostro corpo e in cambio, sarà il nostro corpo a renderci unici e speciali. Ma per prima cosa, la salute serve per costruire, è la base di tutto. 

Sono frasi banali, certo...lo sono sempre. Ma è sempre meglio dirle che non dirle.

Un ABBRACCIO,

il vostro conte rovescio.

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2 agosto 2014 6 02 /08 /agosto /2014 21:56

(AGI) - Rimini, 2 ago. - Dieci anni dopo, la morte di Marco fa ancora notizia: la procura di Rimini ha deciso di valutare le ipotesi contenute in un esposto presnetato dal legale della famglia secondo cui il campione di ciclismo sarebeb stato ucciso.

 

(AGI) - Rimini, 2 ago. - Dieci anni dopo, la morte di Marco fa ancora notizia: la procura di Rimini ha deciso di valutare le ipotesi contenute in un esposto presnetato dal legale della famglia secondo cui il campione di ciclismo sarebeb stato ucciso. "Omicidio con alterazione del cadavere e dei luoghi" e' l'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti. L'atleta dunque, potrebbe non essere deceduto per suicidio il 14 febbraio 2004.

Nella camera d'albergo di Cesenatico, ci sarebbe stato qualcun altro. La procura di Rimini, dieci anni dopo la morte del grande campione, ha dunque deciso di riaprire il caso. Marco Pantani, secondo la nuova ipotesi dell'inchiesta, riportata dal quotidiano sportivo, "sarebbe stato picchiato e costretto a bere la cocaina mentre era nella propria stanza d'albergo". Secondo le indiscrezioni di Gazzetta dello Sport e La Repubblica, il Pirata sarebbe stato ucciso. Pesano le conclusioni della nuova perizia realizzata dal professore Avato, secondo la quale le grandi quantita' di stupefacente trovate nel corpo di Pantani si possono assumere solo se diluite in acqua. "16 anni fa, 2 agosto, Marco vinceva il Tour e quest'anno, a 10 anni dalla sua morte, mentre Cesenatico festeggiava la sua notte gialla non piu' dedicata a lui do una notizia a tutti i tifosi e a quelli che hanno creduto e voluto bene al mio Marco: il caso e' aperto per omicidio".

Lo scrive su Facebook Tonina Pantani, mamma di Marco, morto 10 anni fa in un albergo di Rimini, confermando le indiscrezioni di "Gazzetta" e "Repubblica" secondo cui la Procura di Rimini avrebbe deciso di avviare una nuova inchiesta sulla morte del Pirata accogliendo un esposto della famiglia. Procuratore Rimini: atto dovuto, studieremo carte "E' un atto dovuto: c'e' un esposto che ha fatto la madre di Pantani, lo stiamo studiando: indagheremo" ha detto il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli. L'ipotesi contenuta nel fascicolo e' ora omicidio volontario: i magistrati dovranno accertare, secondo quanto denunciato dalla famiglia (Pantani sarebbe stato picchiato e costretto a bere della cocaina), l'esistenza o meno di incongruenze nelle indagini che seguirono la morte del pirata, tenendo conto della nuova perizia agli atti e delle risultanze del processo sul caso. (AGI) .

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29 luglio 2014 2 29 /07 /luglio /2014 21:32

 

Missioni militari, il Governo concede la proroga e stanzia altri 450 milioni di euro Nel silenzio generale di (quasi) tutti i media, il Governo Renzi ha prorogato le missioni militari e stanziato altri 450 milioni di euro, come ha riportato Fanpage: una vergogna assoluta buttare dalla finestra mezzo miliardo di euro in un periodo di crisi nera come quello che stiamo vivendo.
E a pagare saranno, ancora una volta, i cittadini, le cui tasse serviranno per far giocare Renzi&Co. alla guerra. Il Consiglio dei ministri ha approvato nella seduta del 23 luglio il decreto legge “Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e stabilizzazione”. Si tratta di un provvedimento, di iniziativa dei ministri degli Esteri, della Difesa e dell’Interno, che serve a finanziare fino al 31 dicembre 2014 le missioni militari italiane all’estero, nonché le iniziative di cooperazione nelle quali sono impegnati i nostri militari. La somma complessivamente stanziata dal Governo ammonta a oltre 446 milioni di euro: una cifra che non mancherà di sollevare polemiche nei passaggi parlamentari, dal momento che non si evidenziano riduzioni rispetto alle spese degli anni precedenti (qui abbiamo analizzato le singole voci di spesa per le missioni militari).
Ovviamente le risorse maggiori sono per la missione in Afghanistan, che solo negli ultimi 12 mesi ci è costata quasi 350 milioni di euro, mentre vale la pena di sottolineare come la spesa per le diverse missioni in Palestina non arrivi nemmeno a 2 milioni di euro (tecnicamente abbiamo impegnato circa 2,5 milioni di euro l’anno per la formazione delle forze di polizia palestinesi). Le spese avallate dal Governo sono le seguenti (dati dal sito del Governo): 1. EUROPA Sono autorizzate a decorrere dal 1° luglio 2014 al 31 dicembre 2014 le seguenti spese: euro 36.002.777 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni nei Balcani (Multinational Specialized Unit, European Union Rule of Law Mission in Kosovo Security Force Training Plan in Kosovo, Joint Enterprise); euro 138.933 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata EUFOR ALTHEA; euro 2.742.940 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell’area balcanica; euro 652.610 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione dell’Unione europea denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) e di euro 31.830 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK); euro 133.921 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Peacekeeping Force in Cyprus (UNFICYP); euro 7.732.311 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour. 2.
ASIA Sono autorizzate a decorrere dal 1° luglio 2014 al 31 dicembre 2014 le seguenti spese: euro 185.082.639 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL Afghanistan; 9.124.600 per la proroga dell’impiego di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan; euro 333.009 per l’impiego di personale appartenente al Corpo militare volontario e al Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana per le esigenze di supporto sanitario delle missioni internazionali in Afghanistan e negli Emirati Arabi Uniti; euro 76.223.973 per la proroga della partecipazione del contingente militare italiano alla missione delle Nazioni Unite in Libano, denominata United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), compreso l’impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, e per la proroga dell’impiego di personale militare in attività di addestramento delle forze armate libanesi; euro 1.236.817 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione denominata Temporary International Presence in Hebron (TIPH2) e per la proroga dell’impiego di personale militare in attività di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi; euro 61.100 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, denominata European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah); euro 64.230 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione dell’Unione europea in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS); euro 188.558 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione di vigilanza dell’Unione europea in Georgia, denominata EUMM Georgia. 3.
AFRICA Sono autorizzate a decorrere dal 1° luglio 2014 al 31 dicembre 2014 le seguenti spese: euro 5.182.970 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea in Libia, denominata European Union Border Assistance Mission in Libya (EUBAM Libya), e per la proroga dell’impiego di personale militare in attività di assistenza, supporto e formazione delle forze armate libiche; euro 45.370 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione dell’Unione europea in Libia, denominata European Union Border Assistance Mission in Libya (EUBAM Libya); euro 1.672.971 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione in Libia, per garantire la manutenzione ordinaria delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico e per lo svolgimento di attività addestrativa del personale della Guardia costiera libica, in esecuzione degli accordi di cooperazione tra il Governo italiano e il Governo libico per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani euro 23.958.858 per la proroga della partecipazione di personale militare all’operazione militare dell’Unione europea denominata Atalanta e all’operazione della NATO denominata Ocean Shield per il contrasto della pirateria; euro 17.836.535 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni dell’Unione europea denominate EUTM Somalia e EUCAP Nestor e alle ulteriori iniziative dell’Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d’Africa e nell’Oceano indiano occidentale,nonché per il funzionamento della base militare nazionale nella Repubblica di Gibuti e per la proroga dell’impiego di personale militare in attività di addestramento delle forze di polizia somale euro 1.408.035 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite in Mali, denominata United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali (MINUSMA), e alle missioni dell’Unione europea denominate EUCAP Sahel Niger ed EUTM Mali, nonché per la partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea denominata EUCAP Sahel Mali; euro 2.987.065 per la partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea nella Repubblica Centrafricana, denominata EUFOR RCA. - See more at: http://www.infiltrato.it/inchieste/missioni-militari-il-governo-concede-la-proroga-e-stanzia-altri-450-milioni-di-euro#sthash.lph6d5ga.dpuf L'Infiltrato
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23 luglio 2014 3 23 /07 /luglio /2014 21:07

 

 

 

Rigalleggiamento

La nave può portare bei ricordi, quando si tratta di crociere e in giro per il mondo. Eppure possono succedere degli''imprevisti'', e portare disperazione e morte, come è successo per questo colosso del mare.

Sembra un piccolo puntino quando si è lontani dalla sua presenza che gli abitanti dell' isola del Giglio, hanno dovuto avere per 2 anni dinanzi a loro. E così, è iniziato l'ultimo viaggio della Costa Concordia. Due anni e mezzo dopo il naufragio, il relitto ha lasciato le acque del Giglio. "Sarà una bella giornata per il Paese", ha detto l'ammiraglio Stefano Tortora, collegamento tra pubblico e privato nelle operazioni per il rigalleggiamento del relitto della Costa Concordia. "Questo trasferimento - ha detto - restituisce alla Concordia un minimo di dignità".

Saranno quattro rimorchiatori a trasportarla (due a prua e due ausiliari a poppa) alla velocità media di due nodi. Percorrerà circa 200 miglia nautiche (370 chilometri) prima di arrivare in Liguria dove verrà “smaltita”.

Il gigante che riemerge

Le ombre della Concordia riemersaLe fasi di demolizioni e reciclo (quattro le principali) di quel che rimane del gigante che per oltre due anni e mezzo ha costeggiato l’isola del Giglio sono gestite dal consorzio Saipem e San Giorgio del Porto, che sarà al lavoro, da programma, per quasi due anni sul relitto (22 mesi) con il proprio progetto (che vale, secondo quanto vociferato, circa 100 milioni di euro).

Durante questo periodo le zone che ospiteranno il relitto saranno attrezzate con una barriera di contenimento, a protezione dell’ambiente circostante (per evitare il rilascio e la dispersione di sostanze quali schiumi, olii o oggetti più o meno galleggianti). Queste barriere (installate sia presso la Diga Foranea del Porto di Voltri, che presso il Molo Ex Superbacino, che ospiteranno le prime fasi dello smantellamento), saranno costituite da un parte galleggiante e da una parte invece che raggiunge fino il fondale. Oltre alle barriere fisiche però anche il monitoraggio continuo delle acque e dei sedimenti marini saranno garantiti come strumento di controllo ambientale (insieme al monitoraggio dell’aria e dei rumori).

In queste condizioni avranno luogo le quattro fasi principali che porteranno allo smantellamento e al riciclo del relitto. La prima parte delle operazioni sarà l’alleggerimento della nave, ovvero la rimozione degli arredi interni e degli allestimenti dei ponti esterni, a partire dal ponte più alto (il 14°). In questo modo sarà possibile ridurre il pescaggio del relitto (la parte della nave che rimane sommersa), così da favorirne il trasferimento presso il Molo Ex Superbacino, dove si trova l’area delle riparazioni navali. Qui le operazioni di alleggerimento continueranno, con lo smantellamento delle strutture dei ponti (dal 14° al secondo).

Successivamente, durante quella che è stata identificata come fase tre del progetto di smaltimento del relitto, verranno rimossi i cassoni, e avviate le procedure di pulizia delle cambuse e delle cellule frigo al ponte 0, al termine delle quali la nave (o meglio quel che ne rimarrà) verrà trainata al Bacino di Carenaggio n°4. Qui verrà completato lo smantellamento, con la rimozione finale di tutti gli allestimenti interni e la pulizia delle aree, per esempio, e il trasporto per lo smaltimento o il recupero dei materiali derivanti dalla demolizione del relitto.

 

 

 

http://www.wired.it/attualita/ambiente/2014/07/23/smantellamento-costa-concordia-genova/

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22 luglio 2014 2 22 /07 /luglio /2014 21:42

Chi vince, nella gara di ipocrisia? Obama che “non può fare nulla” per fermare Israele, che ha armato fino ai denti, o l’insignificante Italia, che pure ha fornito a Tel Aviv i velivoli-scuola per addestrare i piloti dei caccia che fanno piovere missili sulle case di Gaza?

 I cacciabombardieri che martellano Gaza sono F-16 e F-15 forniti dagli Usa a Israele (oltre 300, più altri aerei ed elicotteri da guerra), insieme a migliaia di missili e bombe a guida satellitare e laser, scrive Manlio Dinucci sul “Manifesto”. Come documenta lo stesso Congresso Usa l’11 aprile 2014, Washington si è impegnata a fornire a Israele, tra il 2009 e il 2018, un aiuto militare di 30 miliardi di dollari, cui l’amministrazione Obama ha aggiunto nel 2014 oltre mezzo miliardo per lo sviluppo di sistemi anti-razzi e anti-missili. Israele dispone a Washington di una sorta di “cassa continua” per l’acquisto di armi statunitensi, tra cui sono previsti 19 F-35 del costo di 2,7 miliardi. Può inoltre usare, in caso di necessità, le potenti armi stoccate nel “Deposito Usa di emergenza in Israele”.
«Al confronto, l’armamento palestinese equivale a quello di chi, inquadrato da un tiratore scelto nel mirino telescopico di un fucile di precisione, cerca di


 Il bombardiere italiano M-346
difendersi lanciandogli il razzo di un fuoco artificiale», aggiunge Dinucci, nel servizio ripreso da “Come Don Chisciotte”. Ma attenzione: un consistente aiuto militare a Israele viene anche dalle maggiori potenze europee. «La Germania gli ha fornito 5 sottomarini Dolphin (di cui due regalati) e tra poco ne consegnerà un sesto. I sottomarini sono stati modificati per lanciare missili da crociera nucleari a lungo raggio, i “Popeye Turbo” derivati da quelli Usa, che possono colpire un obiettivo a 1.500 km». E l’Italia, che consente ai top gun di Tel Aviv di condurre esercitazioni con armamenti letali in Sardegna, sta fornendo a Israele i primi dei 30 velivoli M-346 da addestramento avanzato, costruiti da Alenia Aermacchi (Finmeccanica). Aerei che possono essere usati anche come caccia per l’attacco al suolo in operazioni belliche reali.
La fornitura dei caccia M-346, continua Dinucci, costituisce solo una piccola parte della cooperazione militare italo-israeliana, istituzionalizzata dalla legge 94 promulgata nel 2005. Legge che «coinvolge le forze armate e l’industria militare del nostro paese in attività di cui nessuno (neppure in Parlamento) viene messo a conoscenza». La norma stabilisce infatti che tali attività sono «soggette all’accordo sulla sicurezza», e quindi segrete. «Poiché Israele possiede armi nucleari – conclude il giornalista del “Manifesto” – alte tecnologie italiane possono essere segretamente utilizzate per potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari israeliani», e inoltre «possono essere anche usate per rendere ancora più letali le armi “convenzionali” usate dalla forze armate israeliane contro i palestinesi», che come vediamo sono soprattutto civili, donne e bambini inclusi, sacrificati anche questa volta per la pulizia tecnica di stampo terroristico mirata a sfrattare la popolazione palestinese da quella che viene definita “la più grande prigione a cielo aperto esistente al mondo”.



 Manlio Dinucci
«La cooperazione militare italo-israeliana – aggiunge Dinucci – si è intensificata quando il 2 dicembre 2008, tre settimane prima dell’operazione israeliana “Piombo Fuso” a Gaza, la Nato ha ratificato il “Programma di cooperazione individuale”». Il programma comprende lo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence, la connessione di Israele al sistema elettronico Nato, la cooperazione nel settore degli armamenti e l’aumento delle esercitazioni militari congiunte. In quel quadro rientra “Blue Flag”, la più grande esercitazione di guerra aerea mai svoltasi in Israele, cui hanno partecipato nel novembre 2013 Stati Uniti, Italia e Grecia. «La “Blue Flag” è servita a integrare nella Nato le forze aeree israeliane, che avevano prima effettuato esercitazioni congiunte solo con singoli paesi dell’Alleanza, come quelle a Decimomannu con l’aeronautica italiana». Le forze aeree israeliane, sottolinea il generale Amikam Norkin, stanno sperimentando nuove procedure per potenziare la propria capacità, «accrescendo di dieci volte il numero di obiettivi che vengono individuati e distrutti». Ciò che sta facendo in questo momento a Gaza, grazie anche al contributo italiano, di cui la stampa mainstream evita accuratamente di parlare.

Fonte

http://olivieromannucci.blogspot.it/

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17 luglio 2014 4 17 /07 /luglio /2014 21:51
video bimbo ciclope

Un nuovo video sta facendo il giro del web, tra chi crede che sia tutto reale e chi invece pensa che si tratti dell'ennesimo fake del genere, ovvero della trovata di un qualche burlone che vuole prendersi gioco, coplice la viralità del tema, di qualche milione di persone sparse per il mondo.

Secondo i sostenitori delle veridicità di questo "bambino ciclope" nato in Israele c'è chi sostiene che il piccolo è nato così perchè i genitori sono stati sottoposti a radiazioni che hanno modificato  il loro Dna. Oppure la causa è da rintracciare nei fumi prodotti dai carri armati Sospettano radiazioni nel DNA dei genitori, o fumi prodotti dai carri armati e inalati dalla madre 


IL PRECEDENTE - Un bimbo “ciclope”, con un solo grande occhio al centro della fronte, era nato lo scorso anno in India. Purtroppo però il piccolo non era riuscito a sopravvivere e era morto a causa della presenza di acqua nel cervello che i medici non sono riusciti a drenare in tempo.

             Guarda il video

 

                                     (foto by Cbs)
Un altro caso di questa raro caso fu:

Tale malattia cromosomica rara, che colpisce circa un bambino su un milione, è caratterizzata dalla presenza di un solo occhio posizionato frontalmente, la totale assenza di setto nasale e la fusione del cervello in un unico emisfero, quest’ultima condizione è definita anche sindrome holoprosencephaly.

Generalmente diagnosticata già durante la gravidanza, tale malformazione può verificarsi nel caso in cui la madre soffra di colesterolo estremamente basso o diabete, oppure è dovuta all’introduzione, durante il periodo della gestazione, di un agente estraneo.

Bambina nato con un solo occhio All’epoca fu ritenuto giusto pubblicare la notizia in quanto il caso suscitò molto scalpore, non per la “stranezza” della piccola, bensì per ciò che concerne le cause.

I medici del Kasturba Gandhi Hospital for Women and Children di Chennai infatti riconobbero due possibili cause per tale “difetto” di nascita:

Malattia cromosomica rara non diagnosticata in precedenza;

Presunta assunzione di Cyclopamine, un farmaco sperimentale utilizzato da alcune compagnie farmaceutiche americane per combattere il cancro, da parte della madre durante il periodo di gestazione.La donna infatti, durante il suo ricovero d’urgenza, raccontò ai medici che effettuarono il parto di essersi rivolta mesi addietro ad una clinica della fertilità, che non fu resa nota alla stampa, così come non fu dichiarato il trattamento eseguito dalla stessa nel periodo precedente alla nascita della bambina, particolari che non consentirono di effettuare ulteriori indagini.

La donna infatti, durante il suo ricovero d’urgenza, raccontò ai medici che effettuarono il parto di essersi rivolta mesi addietro ad una clinica della fertilità, che non fu resa nota alla stampa, così come non fu dichiarato il trattamento eseguito dalla stessa nel periodo precedente alla nascita della bambina, particolari che non consentirono di effettuare ulteriori indagini.

Bambina nato con un solo occhio Dopo 6 anni di tentativi falliti nella speranza di poter avere un bambino, la coppia decise di chiedere aiuto alla scienza, anche se in molti in quel periodo ipotizzarono che, al fine di poter risparmiare, i due si fossero rivolti a dei ciarlatano, aggravando così la loro situazione.

Rimasta poi incinta, la donna ha effettuato la sua prima ecografia soltanto alla fine del terzo trimestre di gravidanza, esame che ha immediatamente evidenziato la grave malformazione del feto. Troppo tardi per abortire, la gestante è stata sottoposta ad un parto indotto.

 “Siamo rimasti tutti scioccati – ha raccontato al succitato portale il Dr. Sathya Latha, responsabile di pediatria dell’ospedale La mia prima reazione fu quella di sentirmi molto dispiaciuto per la madre che aveva aspettato così a lungo per il suo bambino”. 

Bambina nato con un solo occhio Non avendo ricevuto ulteriori informazioni sul trattamento eseguito dalla donna precedentemente, i medici non sono riusciti infine a determinare la causa della malformazione della bambina, registrata con il nome di “baby of Gomathi” in quanto non le fu dato nessun nome.

Sopravvissuta più a lungo degli altri bambini affetti da questa rara malattia, la piccola morì nella prima settimana di settembre a causa di complicazioni dovute alla sua estrema condizione.

 

 

http://www.vitadamamma.com/70169/bambino-ciclope-nato-con-un-solo-occhio-foto.html

 

 

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12 luglio 2014 6 12 /07 /luglio /2014 21:16

Gli abitanti dell' isola del Giglio contano le ore: abreve potranno tornare ad ammirare il mare senza una nave semiaffondata, per colpa di una leggerezza costata la vita di passeggeri della nave in crociera. Se le operazioni di rigalleggiamento del relitto, previste a partire da lunedì prossimo, procederanno senza intoppi, la Costa Concordia, trainata da rimorchiatori, lascerà l'isola del Giglio lunedì 21 luglio. Lo rende noto Costa Crociere. La nave è naufragata il 13 gennaio 2012, durante una infelice operazione di saluto all'isola e persero la vita 32 persone.


 

Le operazioni di rigalleggiamento - conferma Costa Crociere - partiranno alle ore 6.00 di lunedì mattina. La prima fase prevede che la Concordia sia rigalleggiata di circa due metri dalle piattaforme e poi spostata, con l'aiuto dei rimorchiatori, 30 metri verso Est. Su indicazione di Arpat sara’ fatto divieto di balneazione per la durata delle operazioni nella spiaggia in prossimita’ del Demo’s Hotel, proprio davanti al relitto.

 

A quel punto la nave sarà saldamente ormeggiata e i tecnici potranno completare l'installazione e il tensionamento di alcuni cavi e catene e abbassare i cassoni del lato di dritta per far loro raggiungere la posizione definitiva. Seguirà poi il rigalleggiamento vero e proprio: un ponte alla volta dal ponte 6 al ponte 3 compreso. Complessivamente le operazioni richiederanno circa 6 o 7 giorni.La nave dovrebbe giungere a Genova, di buon mattino, il 24 o il 25 luglio: arriverà con la prua verso Ponente davanti all’imboccatura del Vte e sarà trainata in porto dai mezzi della Rimorchiatori riuniti a “marcia indietro” per essere ormeggiata alla diga foranea proprio in faccia al sesto modulo. L’operazione, molto delicata, durerà diverse ore e dovrà essere eseguita alla luce del giorno per questioni di sicurezza.

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Published by il conte rovescio - in Cronaca
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8 luglio 2014 2 08 /07 /luglio /2014 21:52

pirhayati20121113210450680Mentre l’attenzione del mondo s’è fissata sulla rapida avanzata e conquista del territorio del SIIL in Iraq, un chiaro cambio nella retorica e nell’analisi ha avuto luogo contro il Primo ministro Nuri al-Maliqi e il suo governo. Anche se è stato elogiato da Washington mentre le truppe statunitensi  rimanevano sul suolo iracheno, nei quasi tre anni dalla loro ritirata s’è magicamente trasformato in un autocrate settario e brutale evocando gli aspetti peggiori del regime di Saddam e dei suoi vicini e alleati sciiti in Iran. Cosa potrebbe spiegare un tale drammatico voltafaccia? La questione allora è: il mondo ha semplicemente preso atto della dittatura di Maliqi, sullo sfondo della guerra contro il SIIL? Oppure può darsi che il racconto muta perché l’ordine del giorno e gli interessi degli Stati Uniti sono cambiati e, quindi, anche l’immagine di Maliqi. Da rappresentante democratico della maggioranza religiosa/etnica a feroce tiranno volto alla distruzione delle minoranze sunnite e curde, Maliqi ha subito un restyling politico scioccante. Infatti, Maliqi non è il primo, né è probabilmente l’ultimo, capo appoggiato, armato e sostenuto politicamente e militarmente dagli Stati Uniti divenire la proverbiale “maggiore minaccia a pace e stabilità regionali”. Tale fu il destino di Sadam, così pure di Jean-Bertrand Aristide ad Haiti. E sembra ora che Maliqi, come innumerevoli altri aspiranti burattini statunitensi che improvvisamente scoprono i propri interessi nazionali, è magicamente divenuto il centro del male in Iraq e nella regione. Va notato che l’esame di come la narrativa su Maliqi sia mutata non deve essere considerata un avallo di tutte le sue azioni politiche. Al contrario, una tale analisi si basa sull’esame di fatti e condizioni materiali, piuttosto che un appello emotivo a “schierarsi” e “sostenere il popolo”. Queste e altre frasi vuote hanno adornato le tesi di molti analisti su tale problema, nelle scorse settimane, senza esaminare a fondo le reali forze in gioco. In quanto tali, le frasi vuote diventano analisi superficiali che producono confusione sull’Iraq di oggi.

Washington, Teheran e le ‘colpe’ di Maliqi
Non sorprenderebbe nessuno, anche moderatamente consapevole di come la politica estera e la propaganda degli Stati Uniti operino storicamente, che la demonizzazione di Maliqi sia direttamente legata all’incapacità di Washington di controllarlo, o altrimenti detto, il suo rifiuto di accettare i diktat degli Stati Uniti. Di conseguenza, è diventato un capo cattivo, piuttosto che un leader che tenta di creare istituzioni indipendenti, in un Paese in cui tutte le istituzioni sono state create dalle autorità di occupazione militare. Quindi, la domanda è Maliqi cerca semplicemente di consolidare  il suo potere? O Maliqi tenta di eliminare dal governo agenti, clienti, marionette e altri uomini degli statunitensi? Come spesso accade, la risposta sarà nel mezzo. Ascoltando i punti del dipartimento di Stato, esperti ed “esperti di sicurezza”, si potrebbe pensare che l’amministrazione Obama e l’élite politica statunitense siano d’accordo che Maliqi sia un dittatore autocratico. Tuttavia, Obama disse tutto il contrario quando il Primo ministro iracheno giunse alla Casa Bianca meno di due anni e mezzo fa. Il 12 dicembre 2011, poche settimane prima del ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Iraq, il presidente Obama accanto a Maliqi fece le seguenti osservazioni: “Oggi sono orgoglioso di accogliere il Primo Ministro Maliqi, leader legittimo di uno Stato sovrano, l’Iraq autosufficiente e democratico… che affronta grandi sfide ma che oggi riflette l’impressionante progresso che gli iracheni hanno compiuto. Milioni di persone hanno votato, alcune rischiando o dando la vita, per votare in elezioni libere. Il primo ministro guida ancora il governo iracheno più inclusivo. Gli iracheni lavorano per costruire istituzioni efficienti, indipendenti e trasparenti”. Esaminando queste e altre osservazioni di Obama e Bush prima di lui, appare chiaro che uno spostamento tettonico s’è verificato su come Maliqi sia visto da Washington. Una volta flessibile regime cliente, Maliqi è ormai l’incarnazione di corruzione, settarismo e brama di potere. Cosa avrà motivato un cambiamento così drastico?
In primo luogo gli atteggiamenti e le politiche di Maliqi verso l’occupazione e la presenza di personale militare e non militare statunitensi. In realtà, Maliqi si rifiuta di accogliere la richiesta degli Stati Uniti di mantenere basi militari nel Paese dopo il ritiro, inducendo i primi attacchi contro lui e il suo governo. Fu allora che l’immagine di Maliqi quale fantoccio iraniano è diventata veramente popolare, almeno nei media occidentali. Infatti, come The Guardian ha rilevato, al momento, “Il Pentagono voleva le basi per facilitare la lotta contro la crescente influenza iraniana in Medio Oriente. Solo pochi anni fa gli Stati Uniti avevano piani per lasciarsi alle spalle quattro grandi basi, ma di fronte alla resistenza irachena, il piano viene ridimensionato quest’anno a una forza di 10000. Ma anche questo era troppo per gli iracheni“. Maliqi ha anche compiuto il passo monumentale di chiudere Campo Ashraf ed eliminare od espellerne gli abitanti. Lungi dall’essere un campo per “esiliati politici iraniani”, come i media occidentali hanno tentato di ritrarre, Ashraf era la base dell’organizzazione terroristica iraniana Mujahidin-e-Khalq (MeK), un’organizzazione sostenuta a pieno dai neocon (così come dalla maggioranza dei “liberali”) nella sua guerra terroristica continua contro l’Iran. Naturalmente, poiché Maliqi ha osato purificare l’Iraq da tale teppa terroristica, fu immediatamente condannato dalla corte dell’opinione pubblica statunitense che ha descritto l’operazione come assalto ai “combattenti per la libertà” iraniani. Sappiamo fin troppo bene cosa significa per gli Stati Uniti quando descrive dei terroristi come combattenti per la libertà. E così, rifiutando i diritti alle basi, di estendere immunità e protezioni legali ai mercenari statunitensi che operano in Iraq, e spazzando via Campo Ashraf e il MEK, Maliqi è diventato il cattivo. Più precisamente, fu il suo rifiuto di consentire  che gli Stati Uniti e i alleati usassero l’Iraq come baluardo militare e politico contro l’Iran che gli valse l’ira dell’occidente. Lungi dal voler “un Iraq sovrano, autonomo e democratico”, come Obama eloquentemente proclamò, Washington aveva bisogno che il Paese rimanesse uno Stato cliente usato come arma dalla politica estera degli Stati Uniti nella regione. Rifiutandosi, Maliqi all’improvviso è diventato “un dittatore”. Ma il Maliqi dittatore è diventato un potente strumento per plasmare la narrativa sull’Iraq. Uno dei metodi principali di tale narrativa è indicare, e ribadire costantemente, che Maliqi ha consolidato il proprio potere eliminando dal governo i rivali politici. Mentre vi è indubbiamente qualcosa di vero nel fatto che Maliqi abbia cercato di emarginare alcuni personaggi politici che non volevano “giocare a palla” con il suo regime a Baghdad, questa è solo metà della storia, la sola che i media occidentali fanno ascoltare. L’altra metà di tale storia è il fatto che Maliqi ha ricevuto dagli Stati Uniti un governo fazioso e con personaggi che non rappresentavano l’Iraq ma gli interessi politici e finanziari occidentali. Uno dei modi con cui gli accusatori di Maliqi indicano come esempio della sua dittatura è l’epurazione di figure chiave dalle principali istituzioni irachene. Tuttavia, questi stessi accusatori non menzionano mai esattamente chi sia stato eliminato, e perché.
Uno degli esempi principali di tale epurazione di Maliqi è il licenziamento di due figure chiave nella dirigenza bancaria dell’Iraq. In particolare, Maliqi ha cacciato Sinan al-Shabibi, governatore della Banca Centrale dell’Iraq, e Husayn al-Uzri, ex-capo della Banca commerciale statale. Questi licenziamenti furono indicati come una presa del potere. Tuttavia, quasi mai si parla del fatto fondamentale che tali individui, molto potenti nella struttura finanziaria irachena, fossero amici e collaboratori di Ahmad Chalabi. Un nome che dovrebbe allarmare coloro che hanno seguito la tragedia dell’Iraq in questi ultimi dodici anni; Chalabi era il beniamino di Bush, Cheney e neocon.  Stretto alleato politico, Chalabi originariamente fu indicato da Cheney and Co. come capo del nuovo Iraq, un Iraq suscettibile agli interessi politici e corporativi statunitensi nel Paese. Sebbene Chalabi venisse respinto dal popolo iracheno, e non potesse mai imporsi politicamente, al momento lui e i suoi amici neocon poterono arraffare dal loro popolo gli istituti bancari iracheni, permettendo così l’effettivo controllo statunitense sul credito nel Paese. Come è da sempre noto, il potere sulle finanze è l’autorità politica de facto. Così, Maliqi cerca di consolidare tutto il potere a sé? O cerca di liberare le banche irachene dagli agenti corrotti del capitale finanziario occidentale imposti proprio dalle stesse forze che hanno propugnato con entusiasmo la distruzione dell’Iraq? Un altro dei gravi crimini di Maliqi è attaccare le compagnie petrolifere occidentali che cercano di trarre enormi profitti dai vasti giacimenti energetici dell’Iraq. Forse l’esempio più noto si ebbe nel 2012, quando la ExxonMobil firmò un accordo di esplorazione petrolifera nella regione semi-autonoma del Kurdistan nel nord dell’Iraq. Maliqi respinse la validità della transazione, rilevando che tutti i contratti petroliferi devono essere negoziati con il governo centrale di Baghdad, piuttosto che il governo filo-USA di Barzani ad Irbil. Il portavoce di Maliqi ne prese atto: “Maliqi vede tali offerte come un’iniziativa molto pericolosa che può provocare delle guerre… (e) spezzare l’unità dell’Iraq … Maliqi è pronto a fare il massimo per preservare la ricchezza nazionale e la necessaria trasparenza nell’investimento sulle ricchezze degli iracheni, in particolare sul petrolio… inviando un messaggio al presidente statunitense Barak (sic) Obama, la scorsa settimana, per sollecitarlo ad intervenire per evitare che ExxonMobil vada in tale direzione”. Non è un segreto che la volitiva resistenza di Maliqi a tale accordo, oltre al suo rifiuto di versare ad ExxonMobil 50 milioni di dollari per migliorare la produzione di un importante giacimento di petrolio del sud, ha spinto la compagnia petrolifera a ritirarsi dal lucroso progetto West Qurna-1. In sostanza, quindi, Maliqi ha affrontato potenti compagnie petrolifere (BP non è amica di Maliqi), cercando di avere un accordo migliore per l’Iraq. Sarebbe lecito ritenere che la corruzione endemica in Iraq avrebbe reso più facile a Maliqi e soci arricchirsi con tangenti e/o ricevendo versamenti da altri interessi petroliferi. Tuttavia, ciò è secondario rispetto al “crimine” principale di mettere in discussione l’egemonia delle compagnie petrolifere in Iraq. Maliqi non si rende conto che gli Stati Uniti hanno combattuto la guerra in Iraq anche per proteggere e promuovere gli interessi delle proprie compagnie petrolifere?
Senza dubbio, il maggiore peccato di Maliqi agli occhi di USA-NATO-Israele-GCC è il suo sostegno costante alla Siria e ad Assad. Maliqi s’è rifiutato di abbandonare Assad quando la macchina da guerra USA-NATO si stava preparando a bombardare la Siria. Proclamò a gran voce il suo sostegno ad Assad e la sua resistenza contro qualsiasi tentativo di convincere e persuadere l’Iraq ad allearsi contro di lui. Così, Maliqi ha affermato l’alleanza Teheran-Baghdad-Damasco-Hezbollah contro l’asse USA-NATO-Israele-CCG, e mettendosi in cima alla lista dei nemici di Washington. Alla fine del 2013, Maliqi, assieme ad Assad e alle autorità iraniane, partecipò al proseguimento dei negoziati sul gasdotto Iran-Iraq-Siria che porterà il gas iraniano e iracheno sul Mediterraneo attraverso la Siria, dando così a questi Paesi l’accesso diretto al mercato europeo. Naturalmente, ciò fu visto come sfida diretta all’alleato degli USA Qatar e al suo predominio sul commercio del gas mediorientale in Europa. Va notato che non è un caso che l’esplosione della guerra in Siria coincida perfettamente con i primi negoziati sul gasdotto. Quindi, piuttosto che un leader che difende gli interessi nazionali tentando d’impegnarsi nello sviluppo economico indipendente al di fuori dell’egemonia dei poteri politici e corporativi occidentali, Maliqi viene dipinto come un corrotto e brutale tiranno deciso a distruggere sunniti, curdi e chiunque altro l’ostacoli. Non è forse qualcosa che riguarda il fantoccio Maliqi contrario alla guerra contro la Siria? Quasi come un ripensamento, vi sono ancora altri motivi per cui Maliqi è demonizzato. Ha acquistato notevole materiale militare dalla Russia, come elicotteri d’attacco, piuttosto che fare esclusivamente affidamento sull’assistenza militare degli Stati Uniti. Maliqi ha permesso al vicepresidente iracheno Hashimi, politico noto per essere vicino a Qatar e Stati Uniti, di essere incriminato e processato quale mandante di un assassinio. Maliqi ha riorganizzato la vita politica irachena spezzando alcune istituzioni politiche deliberatamente disfunzionali create dagli occupanti statunitensi dopo la guerra. Ha cercato di utilizzare prestiti e crediti per ricostruire alcune infrastrutture distrutte. Ha rifiutato di permettere che la politica sciita sia territorio esclusivo dei sadristi ed altri. Queste ed innumerevoli altre azioni, ovviamente dimostrano a Stati Uniti ed alleati che “Maliqi deve andarsene”, come amano dire.

Gli Stati Uniti sostengono davvero Maliqi?
Uno degli aspetti più perniciosi della copertura del conflitto in Iraq è la propaganda mainstream e di certi media non tradizionali secondo cui gli Stati Uniti “sostengono” e “puntellano” Maliqi. Decine di articoli e interviste sono apparse nelle ultime settimane, in cui esperti sposano l’idea che l’amministrazione Obama cerca di mantenere al potere Maliqi. Nonostante le giravolte su logica e  fatti, tale racconto si diffonde ovunquei ed è la base su cui molti sostengono de facto il SIIL e gli insorti sunniti loro deboli alleati. Sembrerebbe che coloro che sostengono che gli Stati Uniti vogliano conservare la posizione di Maliqi in Iraq non facciano attenzione. Infatti, titoli come “I capi americani vogliono che l’iracheno Nuri al-Maliqi si dimetta in cambio degli attacchi aerei degli Stati Uniti sul SIIL“, dell’International Business Times, o “L’Iraq deve formare il nuovo governo, Kerry mette in guardia Baghdad” del Financial Times, mettono in discussione tale affermazione. In realtà, non è Maliqi che gli Stati Uniti cercano di preservare, ma la propria influenza sull’Iraq. Questo è il punto che molti cosiddetti esperti hanno totalmente omesso di cogliere; Maliqi non fa ciò che gli dicono, quindi gli Stati Uniti vogliono mettere al suo posto qualcuno che lo faccia, usando l’avanzata del SIIL come conveniente pretesto per il cambio di regime. E quale nome emerge dal dibattito su con chi gli Stati Uniti vorrebbero sostituire Maliqi? Nientemeno che il buon vecchio Ahmad Chalabi, lo stesso fantoccio che Bush e Co. tentarono di piazzare all’inizio. Ayad Alawi, altro politico iracheno con stretti legami con gli Stati Uniti, è anche in lizza. Così, due falliti fantocci statunitensi sono ora promossi a futuro “democratico” e “inclusivo” della politica irachena. E’ abbastanza per non fare ridere nessuno, o star male. E’ anche divertente sentire i cosiddetti esperti che parlano di come gli Stati Uniti inviano truppe in Iraq per aiutare Maliqi. Tale analisi superficiale rivela totale mancanza di comprensione di questioni militari e del modo di operare degli Stati Uniti all’estero. L’autorizzazione all’invio di 300 militari in Iraq non è la prova del tentativo di salvare Maliqi, ma di preservare certe infrastrutture politiche, finanziarie ed energetiche degli interessi occidentali. Gli Stati Uniti non proteggono Maliqi, ma se stessi e loro investimenti da Maliqi, se tentasse di aggrapparsi al potere. Quei soldati proteggeranno l’ambasciata statunitense, e anche saranno i consulenti chiave per la protezione dei giacimenti petroliferi e dei lavoratori petroliferi stranieri. Ciò non può essere scambiato con il sostegno militare a Maliqi, a meno che naturalmente  coloro che sposano tali assurdità convincano il mondo che Maliqi sia l’”uomo degli Stati Uniti in Iraq”.
Oggi l’Iraq è in guerra e rischia di frantumarsi. Con islamisti e insorti sunniti che combattono una guerra contro il governo di Baghdad, il Paese è vicino al collasso totale e alla partizione. Ma questa guerra non è iniziata con il SIIL che conquista Mosul. Non inizia con Maliqi che consolida il potere. E’ iniziata prima che le ultime truppe statunitensi lasciassero l’Iraq. Tutto è iniziato quando Maliqi decise di non farsi intimidire da minacce e diktat statunitensi, iniziando a cercare d’affermare un secondo Iraq indipendente. Perciò l’Iraq paga un prezzo vitale.

iraqEric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online ” New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

http://aurorasito.wordpress.com/category/covert-operation/

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