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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 23:06

Intervieni a ‘Le Iene’? L’ospedale ti licenzia…

 

La notizia sta rimbalzando sul web ed è stata anche attivata una petizione a sostegno di Michela De Petris, licenziata dal San Raffaele di Milano. La dottoressa, dietologa libera professionista anche presso il Centro di Medicina Antroposofica Artemedica, è un’esperta in alimentazione vegetariana, vegana e nella terapia nutrizionale del paziente oncologico.

L’episodio è la partecipazione al programma televisivo Le Iene andato in onda il 5 marzo. Nel servizio di Pablo Trincia, la Dott.ssa De Petris conferma di aver seguito Antonio, malato di tumore. Tra il 2003 e il 2009 Antonio è stato operato due volte per un tumore prima al polmone destro e poi al polmone sinistro e ha seguito un ciclo di chemioterapia. Antonio, nel 2011, ha scoperto di avere una massa tumorale con edema al cervello; si è sottoposto, allora, ad un ciclo di radioterapia. Il tumore grazie a questa cura si è ridotto ma è rimasto un residuo di 2 cm, per cui l’oncologo lo ha invitato a sottoporsi ad un ciclo di chemioterapia.

Antonio, questa volta, ha deciso di non sottoporsi alla cura, arrendendosi alla malattia. Il figlio, invece, non accettando la decisione del padre, ha cominciato a documentarsi; nel web ha trovato diversi libri, tra i quali The China Study, in cui si parla di una correlazione tra alimentazione e malattia: “Ho scoperto che le proteine animali tendono ad aumentare i fattori di crescita del tumore e si poteva provare a invertire la cosa togliendole via; in questo modo il tumore non avendo nutrimento si spera che muoia o che regredisca.”

Così ha proposto al padre un drastico cambiamento alimentare e Antonio, accettando l’invito del figlio, ha deciso di farsi seguire da una specialista in nutrizione oncologica. E qui entra in ballo la dott.ssa De Petris, la quale ha dato la sua disponibilità a raccontare al programma e agli spettatori i benefici che i suoi pazienti traggono da una dieta vegana tendenzialmente crudista. Lei ha dichiarato di aver seguito Antonio, costruendo per lui, “un programma alimentare bilanciato, vario, che consiste nello spostare il più possibile l’alimentazione sui cibi vegetali. Oramai è evidente e scientificamente provato che le proteine di origine animale e i cibi raffinati infiammano e acidificano l’organismo; più ci spostiamo su una dieta a base vegetale tanto maggiori sono i benefici e le probabilità di guarigione” ha dichiarato la dottoressa.

Dopo tre mesi di cura, il tumore di Antonio è completamente scomparso. Sono passati due anni e mezzo e il tumore non è più tornato. Alla domanda “se l’alimentazione può fare la differenza” la dott.ssa De Petris ha risposto: “Bisogna valutare la gravità della patologia, se ci sono altre patologie concomitanti, ma non c’è una malattia che non trovi giovamento del miglioramento dello stile di vita alimentare. Cambiando alimentazione in tanti casi è possibile guarire da patologie quali allergie, patologie dermatologiche, risponde benissimo il diabete soprattutto di tipo 2, rispondono benissimo le patologie infiammatorie intestinali, colesterolo alto, calcolosi, le malattie autoimmuni, molto spesso, patologie tumorali. Ci sono dei tumori, soprattutto quelli ormonosensibili (mammella, colon, prostata) che possono guarire, e soprattutto, si può ridurre l’incidenza di recidive. Sicuramente migliorare l’alimentazione può rendere più efficace la terapia ufficiale, ridurre gli effetti collaterali e migliorare la prognosi”.

“Se fosse vero che si ottengono buoni risultati con la terapia alimentare allora perché non si applica ovunque” gli ha chiesto allora Pablo Trincia. La dottoressa ha risposto che “purtroppo è ignoranza, è consuetudine e abitudine. Durante la laurea in medicina e chirurgia l’alimentazione non viene minimamente toccata mentre l’alimentazione e il cibo sono prioritari. Le cose stanno cambiando. Si sta verificando una rivoluzione e come tutte le vere rivoluzioni partono dal basso. I pazienti arrivano con il ritaglio del giornale, riportano quello che hanno sentito dire e “obbligano” i medici ad informarsi, ad aggiornarsi, a rimettersi in discussione, a modificare atteggiamenti che spesso sono poco vantaggiosi soprattutto per i pazienti”.

Dopo la puntata è arrivato il comunicato stampa del San Raffaele in cui l’ospedale ha precisato che la dott.ssa De Petris, nell’intervista ha espresso opinioni personali e ha puntualizzato che il caso clinico del servizio si riferisce ad una persona che non è stata seguita dalla dottoressa presso il San Raffaele, ma in altre strutture sanitarie. Dopo pochi giorni il licenziamento! A. Bavaro conclude il suo comunicato dicendo “Michela è una grande professionista. Guardandomi negli occhi mi ha detto che lo rifarebbe altre cento volte, perché è molto più importante informare le persone piuttosto che lasciarle all’oscuro di certe cose così importanti solo per interessi economici”.

Il mio sostegno e la mia stima alla dott.ssa Michela De Petris che ho avuto il piacere di ascoltare in tantissime conferenze.


tratto da: http://www.giornalettismo.com

(Fonte Fb)

LA NOTIZIA DEL LICENZIAMENTO – A dare notizia del “licenziamento” della De Petris è Angelo Bavaro sulla pagina Biohaus Raw Vegan Food: «Il giorno dopo ha iniziato a ricevere migliaia di chiamate da tutta Italia a cui lei sta cercando di dare risposte, perché è una persona eticamente corretta. L’ho incontrata oggi e mi ha detto che ieri il suo primario del S.Raffaele l’ha chiamata e l’ha licenziata in tronco». «Lei – sottolinea Bavaro – mi ha spiegato che il suo ospedale prende molti soldi dalle cure farmacologiche che danno ai pazienti malati di tumore e quindi, per interessi prettamente economici, il suo intervento ha danneggiato la struttura. Capite? Se ne fottono della salute dei pazienti!». La nota prosegue ribadendo la versione della specialista: «Ebbene, Michela, che è una grande professionista, guardandomi negli occhi mi ha detto che lo rifarebbe altre cento volte, perché è molto più importante informare le persone piuttosto che lasciarle all’oscuro di certe cose così importanti solo per interessi economici. Se volete, aiutatemi a diffondere la notizia. Queste sono esattamente le parole di Michela, quindi non è una mia interpretazione. Lei stessa mi ha chiesto di aiutarla a diffondere la verità al fine di aiutarci. Grande stima da parte mia, cara Michela». Il post è diventato virale nell’arco di poco tempo. Non tutti però sono d’accordo: «Non nego – commenta sotto un utente – gli effetti benefici di un alimentazione vegana ma condanno la cultura “bloggarola” e qualunquista che sfoggiate senza ritegno». On line è partita anche una petizione su Firmiamo.it.


PETIZIONE

Sostegno alla Dott.ssa DePetris, licenziata ingiustamente

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/
di Tamara Mastroiaco

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/news-varie/558-licenziata-in-tronco-perche-va-contro-gli-interessi-di-big-pharma#.UzSvy8vQepo

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24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 22:44

E' in continuo aumento il bilancio delle vittime di una misteriosa malattia dei cani che preoccupa i veterinari inglesi. In totale sono 48 i casi sospetti in quattrozampe di diverse taglie e razze in tutto il Regno Unito: 24 quelli confermati, con 21 morti in meno di 18 mesi. La causa della malattia resta sconosciuta, ma i suoi sintomi includono lesioni cutanee sulle zampe e sul petto, letargia, perdita di appetito e vomito. Attacca poi i reni del cane, portando a una morte spesso estenuante. La malattia sembra simile, dicono gli esperti, alla tristemente nota 'Alabama Rot', nome di una grave vasculopatia emerso nei levrieri in Alabama nel 1980 e causata, forse, da una rara forma di E.coli.

I casi della malattia sono stati confermati nello Yorkshire, in Cornovaglia, nel Worcestershire, nella contea di Durham, nel Surrey e nel Dorset, ma i casi si sono concentrati intorno a New Forest. Il veterinario David Walker del Anderson Moores Veterinary Specialists - riporta il 'Daily Mail' - sta conducendo indagini sulla malattia misteriosa da quando è emersa nel novembre 2012 e spiega che "in molti casi la malattia è fatale, anche se alcuni cani sono sopravvissuti e non sappiamo perché. Non capiamo quale sia il motivo per cui si innesca la malattia, cosa che la rende molto difficile da trattare. Non ci sono schemi che si ripetono tra i cani che sono morti e in più è stata colpita una vasta gamma di razze. Senza sapere che cosa provoca la patologia è incredibilmente difficile dare consigli ai proprietari e dato che ci sono stati casi in tutto il Paese non possiamo nemmeno indicare aree più a rischio da evitare. L'unica cosa che possiamo dire è di uscire e godervi il vostro cane, ma di essere vigili, e se trovate qualcosa di strano sul vostro cane, come lesioni cutanee, portatelo subito dal veterinario".

 

Adnkronos

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15 marzo 2014 6 15 /03 /marzo /2014 23:04
Scenari Politici, Tecné, Ixè ed Ipr Marketing: sono questi gli istituti di ricerca che negli ultimi giorni hanno realizzato sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani in vista delle Elezioni Europee del 25 maggio, fornendo le prime importanti indicazioni sulla composizione del gruppo di parlamentari che dovranno rappresentarci nell’aula di Strasburgo. Secondo queste rilevazioni sono solo cinque le liste che sarebbero in grado oggi di superare la soglia di sbarramento del 4% prevista per partecipare all’assegnazione dei seggi: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, L’Altra Europa (lista Tsipras) e Lega Nord.

 

sondaggi elezioni europee al 14 marzo

 

M5S SECONDO PARTITO – Il Pd di Matteo Renzi, come nei sondaggi relativi alle intenzioni di voto alle Politiche, si conferma primo partito con un consenso medio vicino al 29% (28,8%), oscillando precisamente dal 27,5% indicato dal sito Scenari Politici (nella rilevazione effettuata con interviste web tra il 25 e il 28 febbraio) al 30,4% stimato dall’istituto Tecné (dati raccolti l’11 marzo e diffusi due giorni dopo dal canale all news di Mediaset TgCom24). Il Movimento 5 Stelle, intanto, con il 23,5% medio di voti potenziali si muove dal 21,8 al 25,4% e batte il partito di Silvio Berlusconi.

TSIPRAS E LEGA OLTRE IL 4%Forza Italia, infatti, nei primi sondaggi si ferma al 22,8% di consenso, variando dal 20 al 24,4%. Buoni segnali arrivano anche per L’Altra Europa e Lega Nord. La lista Tsipras in 3 rilevazioni su 4 supera il 5% dei voti stimati, fino a raggionede il 6,5% (nel sondaggio realizzato il 12 marzo dall’istituto Ixé e diffuso oggi nel corso della trasmissione di Raitre Agorà). Mentre il Carroccio viene stimato in media al 4.8%.

NCD E CENTRISTI IN DIFFICOLTÀ – Le cifre sono negative per il Nuovo Centrodestra e i centristi di Scelta Civica e Udc. Il partito di Angelino Alfano non va oltre il 4,5% indicato da Ipr Marketing (nella rilevazione effettuata e resa nota ieri nel corso del programma di Raiuno Porta a Porta) e mediamente si ferma poco sotto la soglia di sbarramento. Un’ipotetica lista Alde, ancora secondo Ipr Marketing invece otterrebbe oggi solo il 3% dei voti.

20 SEGGI SU 73 AI GRILLINI – Se le urne confermassero i dati odierni dei sondaggi, dunque, il Movimento 5 Stelle otterrebbe circa 20 dei complessivi 73 seggi destinati ai parlamentari italiani, contro i 19 di Forza Italia e i 25 del Partito Democratico. La sinistra radicale con L’Altra Europa conquisterebbe invece 5 seggi. La Lega Nord 4. Nessun rappresentante infine per Fratelli d’Italia, Ncd, Udc, Scelta Civica e altre formazioni di centro.

(Fonte foto: archivio LaPresse / Giornalettismo)

http://www.giornalettismo.com/archives/1410117/sondaggi-elezioni-europee-2014-beppe-grillo-batte-berlusconi/

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7 marzo 2014 5 07 /03 /marzo /2014 22:39

E’ una neve artificiale: non si scioglie e non produce acqua a contatto con fonti di calore, ma si brunisce ed emette un forte odore di plastica bruciata.

Il disastro di Fukushima e diaboliche sperimentazioni sono all’origine di quest’altro fenomeno meteorologico indotto. Molti testimoni, tra l’altro, riferiscono che i cani, i quali amano scorrazzare sui prati innevati, sono, invece, riluttanti anche solo ad uscire all’aperto, dopo la caduta di questa neve polimerica. In Romania sono stati analizzati alcuni campioni da un laboratorio certificato: di seguito gli inquietanti risultati.

Siamo al cospetto di una neve a base di polimeri altamente igroscopici, prodotti attraverso un processo chimico che vede coinvolto l'uranio impoverito. Ne consegue un materiale idoneo a catturare l'umidità atmosferica ed indebolire le perturbazioni, facilitando le comunicazioni radar-satellitari che, come già dimostrato in questo articolo, non tollerano presenza di acqua nelle nubi. L'effetto al suolo è quanto osservato dallo scorso mese di febbraio (2014).

Quali sostanze chimiche dannose si trovano nella neve? Ecco i risultati delle analisi di laboratorio I.C.A.. Chi avrebbe mai pensato che la neve può essere estremamente dannosa? Contiene molti veleni, tra cui metalli pesanti, nitrati e DDT, un pesticida particolarmente dannoso per gli esseri viventi.

Come è possibile che la neve sia contaminata? La contaminazione avviene attraverso il ciclo naturale dell'acqua. I composti nocivi penetrano nelle falde freatiche, le cui acque che si riversano nei fiumi e nei laghi. Con l’evaporazione gli inquinanti si concentrano nelle nuvole, infine nelle precipitazioni.

“Sono veleni destinati ad incidere per decenni sulla salute delle persone", ha dichiarato, il Dottor Gheorghe Mencinicopschi, direttore dell'A.C.I..

Il piombo nella neve caduta a Bucarest arriva a 76.72 mg / litro. È un livello otto volte superiore al massimo consentito. Questo è incredibile! L'avvelenamento da piombo causa la caduta di unghie e capelli. Danneggia anche il sistema nervoso soprattutto nei bambini.

Il cadmio (tipico ingrediente delle chemtrails, ritrovato anche a bordo di un Ryanair... n.d.t.) è in concentrazioni di 0,075 mg / litro. È un metallo pesante altamente tossico. Nei bambini si accumula nei reni e può provocare la morte.

I nitrati raggiungono 11.35 mg / litro. “Una concentrazione di 50 mg / litro può uccidere un bambino in poche ore. Non è uno scherzo”, ha spiegato Mencinicopschi.

I nitriti toccano gli 0.16 mg / litro. Essi possono provocare neoplasie al sistema linfatico.

Lindano, 0,0593 microgrammi / litro. È un pesticida neurotossico oncogeno.

DDT, 0,0415 microgrammi / litro. È un pesticida vietato nei paesi industrializzati sin dal 1970 perché cancerogeno.

Olî lubrificanti, 28 mg / decimetro cubo. “Sono oncogeni e la loro concentrazione risulta molto elevata", ha asserito Mencinicopschi.

 

Fonti: tankerenemy.com - Scie Chimiche (Chemtrails) - TANKER ENEMY TV - tankerenemymeteo.blogspot.co.uk

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4 marzo 2014 2 04 /03 /marzo /2014 22:32

Si chiama Mayra Rosales, ha  32 anni ed è la donna più grassa del mondo o almeno lo era. La donna, diventata famosa nel 2008 per essersi auto accusata per la morte del nipote a causa del peso del proprio corpo, soprannominata per questo motivo Half-Ton Killer, ha intrapreso un percorso che l’ha portata a perdere in cinque anni circa 300 chilogrammi. La scelta di intraprendere questo lungo ed estenuante percorso che le ha salvato la vita, è iniziato in seguito al processo per omicidio che ha scosso la sua vita e, infine, le ha dato una seconda possibilità con una sentenza di assoluzione. Mayra è riuscita a perdere una quantità incredibile di peso grazie a interventi chirurgici, terapia fisica, riabilitazione ed enormi cambiamenti alla sua dieta. Ma ora, con il suo nuovo corpo da 180 chili, deve imparare a svolgere le normali attività che non aveva mai fatto, come fare la spesa e cercarsi un lavoro.  Nel trailer dell’episodio, che andrà in onda il 4 dicembre, Mayra – che pesava ben 544 chili e 300 grammi nel momento in cui ha pesato di più, – viene portata fuori dalla sua casa, dopo che dei muratori fanno un buco nel muro per farla uscire. La donna viene poi trasportata su una barella e caricata su un mezzo apposta, dal momento che è troppo grossa e pesante per entrare in un’ambulanza normale. ”A questo punto, se le cose non cambiano, io sto per morire“, dice la donna. Ecco com’è oggi.

Mayra Rosales.
Mayra Rosales.
Mayra Rosales.
Mayra Rosales.


Mayra Rosales.
Mayra Rosales.

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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 22:40

polio_virus

E’ ALLARME IN CALIFORNIA PER UN VIRUS SCONOSCIUTO APPARENTEMENTE SIMILE ALLA POLIOMIELITE, che ha paralizzato almeno 5 bambini, secondo quanto accertato dalla University of California di San Francisco. La notizia è riferita dalla Nbc News, mentre sul sito di Bbc Health si parla di una ventina di persone colpite dall’infezione della quale si parlerà anche nel corso del meeting annuale della American Academy of Neurology a Philadelphia. In particolare, i piccoli (tra i 2 ei 16 anni) sono risultati positivi all’enterovirus-68, un agente infettivo che però – a differenza degli altri enterovirus più comuni – è stato in precedenti ricerche associato a sintomi simili a quelli della poliomielite. Ad ogni modo, l’infezione è ancora molto rara “e non c’è motivo di diffondere allarmismo”, dice Emmanuelle Aubant, autrice degli studi principali sul tema. ”I virus vanno e vengono, possono diffondersi e scomparire. Sono stati registrati casi simili in Asia e Australia” aggiunge l’esperta.

Polio-virus

Polio-virus

 

LA POLIOMIELITE E’ UNA GRAVE MALATTIA INFETTIVA CHE COLPISCE IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE agendo soprattutto sui neuroni motori del midollo spinale. E’ provocata da tre polio-virus che, rapidamente, distruggendo le cellule neurali colpite, causando una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli USA nel 1952 con oltre 21mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono diagnosticati oltre 8mila casi. L’ultimo negli Stati Uniti risale al 1979, mentre nel nostro paese è stato notificato nel 1982. Nel caso in oggetto non è ancora chiara la causa delle patologie. “Al momento ci sono ancora poche certezze e molte cose da chiarire, proprio perché i numeri sono così bassi. Certo il cluster confinato in California è un dato interessante. che merita di essere indagato” commenta il professor Massimo Andreoni, infettivologo all’Università di Tor Vergata.
 

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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25 febbraio 2014 2 25 /02 /febbraio /2014 23:12

tratto da: http://www.comedonchisciotte.org

DI ERIK BRYNJOLFSSON E ANDREW MCAFEE
The Atlantic

Nella guerra in corso dell’uomo contro le macchine per la salvaguardia del posto di lavoro, cosa succederebbe se l'uomo non dovesse prevalere?

Fin dal 1811, quando i seguaci di Ned Ludd [personaggio fra storia e fantasia, presunto fondatore del “luddismo”, ndt] fracassarono i telai meccanizzati, i lavoratori si preoccupano fortemente per i posti di lavoro distrutti dall’automazione.
Gli economisti li hanno sempre rassicurati sul fatto che, a fronte dell’eliminazione dei vecchi posti di lavoro, molti altri se ne sarebbero creati … e per oltre 200 anni hanno avuto ragione. Nonostante la massiccia automazione, e fino al termine del XX° secolo, ad ogni fine decennio un numero sempre maggiore di americani aveva trovato un posto di lavoro.

Questa considerazione, tuttavia, è assolutamente empirica, e nasconde uno sporco segreto. Nessuna legge dell’economia ha mai sostenuto che “tutti” beneficeranno in modo automatico del progresso tecnologico. Chiunque sia in possesso della pur minima formazione economica, non può non cogliere il punto. Non può non capire, in altre parole, che alcuni lavoratori potrebbero perdere la gara contro le macchine.

 

Ironia della sorte, i migliori economisti sono spesso quelli che più resistono a quest’idea, visto che i modelli standard di crescita economica presuppongono implicitamente che questa vada a vantaggio di tutti i residenti di un paese. Ma il progresso tecnologico non può essere considerato come una specie di marea che solleva automaticamente tutti i redditi, come ha dimostrato lo stesso Paul Samuelson [Nobel per l’economia]. L'outsourcing [esternalizzazione di alcune fasi del processo produttivo, ndt] e l’offshoring [l’outsourcing fatto verso paesi stranieri, ndt] non aumentano necessariamente il benessere di tutti i lavoratori.

Anche se la ricchezza dovesse aumentare in modo generalizzato, potrebbero esserci, e di solito ci sono, dei vincitori e dei vinti. Ed i perdenti non saranno necessariamente una piccola parte di un qualche piccolo segmento della forza lavoro, come i produttori di fruste per cavalli. In linea di principio potrebbero anche essere la maggior parte della popolazione, finanche il 90%.

Se i salari potessero essere liberamente “aggiustati”, allora i “perdenti” potrebbero mantenere i loro posti di lavoro accettando salari sempre più bassi, parallelamente al miglioramento delle tecnologie. Ma c'è ovviamente un limite, a quest’aggiustamento.

Dopo che i “luddisti” cominciarono a distruggere le macchine che pensavano minacciassero il loro posto di lavoro, l'economista David Ricardo – che in un primo momento credeva che i progressi della tecnologia avrebbero beneficiato tutti – sviluppò un modello astratto, che dimostrava la possibilità di una “disoccupazione tecnologica”.

L'idea di base era che, ad un certo punto, il “salario di equilibrio” potesse scendere, per i lavoratori, al di sotto del livello minimo di sussistenza. Conseguentemente, un essere umano razionale non comprenderebbe la ragione per cui lavorare, ed allora quel lavoratore diventerebbe un disoccupato, ed al suo posto ci sarebbe una macchina. Questo, naturalmente, era solo un modello astratto. Ma nel libro “A Farewell to Alms”, l’economista Gregory Clark ha fatto un esempio parecchio inquietante di questo fenomeno:

C'era un tipo di lavoratore, all'inizio della seconda “Rivoluzione Industriale”, il cui lavoro ed i cui mezzi di sostentamento in gran parte scomparvero, agli inizi del XX° secolo. Quel lavoratore era il cavallo. I cavalli impegnati in attività  lavorative raggiunsero il picco nel 1901, molto tempo dopo l’inizio della seconda “Rivoluzione Industriale” [1850] – in Inghilterra ce n’erano 3.250.000. Nonostante fossero stati sostituiti dalla ferrovia [per le lunghe distanze] e dai motori a vapore [per l’azionamento dei macchinari], i cavalli erano ancora utilizzati per arare i campi, per trainare carri e carrozze sulle brevi distanze, per tirare le barche lungo i canali, per faticare nelle miniere e portare gli eserciti in battaglia. Ma i motori a combustione interna, alla fine del XIX° secolo, soppiantarono rapidamente  questi “lavoratori”, al punto tale che, nel 1924, ne erano rimasti meno di due milioni. C'era sempre, comunque, un “salario” al quale tutti questi cavalli avrebbero potuto continuare ad essere occupati. Ma quel “salario” era così basso, da non essere sufficiente per la loro alimentazione.

Mentre la tecnologia continua ad avanzare, prendendosi posti di lavoro ed attività che prima appartenevano solo agli uomini, possiamo senz’altro immaginarci un tempo futuro nel quale quantità sempre maggiori di lavori saranno più economici se fatti dalle macchine piuttosto che dagli esseri umani. Ed in effetti i salari dei lavoratori non qualificati hanno mostrato, negli ultimi trent’anni, una tendenza al ribasso, almeno negli Stati Uniti.

Abbiamo capito, inoltre, che la disoccupazione tecnologica può verificarsi anche quando i salari sono ancora ben al di sopra del livello di sussistenza, se ci sono rigidità verso il basso che impediscono loro di cadere più rapidamente di quanto richiesto dai progressi della tecnologia. Le leggi sul salario minimo, l’assicurazione sanitaria e quella contro la disoccupazione, la vigente normativa sui salari e sui contratti a lungo termine – per non parlare dei problemi legati alle consuetudini ed alla psicologia – rendono difficile una rapida riduzione dei salari.

I datori di lavoro, inoltre, trovano spesso che i tagli salariali siano dannosi per il morale dei lavoratori. Non solo, anche la letteratura sul “salario efficiente” sostiene che questi tagli possono essere demotivanti, e causare alle aziende la perdita delle loro persone migliori.

Ma anche la completa flessibilità salariale non sarebbe una panacea. Contro la minaccia di “disoccupazione tecnologica”, salari che fossero sempre in caduta [per quote significative della forza lavoro] non rappresenterebbero una soluzione molto attraente. A parte il danno agli standard di vita dei lavoratori interessati, una retribuzione sempre minore non servirebbe che a posporre il giorno della resa dei conti. La cosiddetta “Legge di Moore” [secondo cui le prestazioni dei microprocessori raddoppiano ogni 18 mesi, ndt] non si riduce ad un mero blip, ma si sviluppa in modo fortemente esponenziale.

La minaccia costituita dalla “disoccupazione tecnologica” è reale. Per capirla fino in fondo, proponiamo la suddivisione dei vincitori e dei vinti in tre categorie, generate dal cambiamento tecnologico: (1) lavoratori altamente qualificati controlavoratori poco qualificati, (2) superstars contro tutti gli altri, ed infine (3) capitale contro lavoro.
Ognuna di queste tre categorie ha alle spalle dei fatti ben documentati e dei links alla tecnologia digitale. Questi tre gruppi, inoltre, non si escludono a vicenda, perché il vincitore di ogni singola categoria ha notevoli possibilità di esserlo anche nelle altre due, la qual cosa ne amplifica le conseguenze.

La teoria economica, in ogni caso, è molto chiara. Anche quando il progresso tecnologico aumenta la produttività e la ricchezza complessiva, insieme a queste due va ad influenzare anche la suddivisione dei premi, ponendo alcune persone in una situazione potenzialmente peggiore di quanto non lo fosse prima dell’innovazione tecnologica. In un'economia in crescita, i guadagni dei vincitori possono essere più grandi delle perdite subite da chi ha perso, ma questa è una piccola consolazione per chi è stato trattato particolarmente male rispetto agli altri.

In conclusione, le conseguenze del progresso tecnologico sul lavoro sono certamente un fatto empirico, che però può essere meglio definito esaminando i dati. Per le tre categorie di “vincitori e vinti”, comunque, la notizia è preoccupante.

Diamo allora un'occhiata ad ognuna di esse.

wages productivity inequality.png

1 . LAVORATORI ALTAMENTE QUALIFICATI CONTRO LAVORATORI POCO QUALIFICATI

Inizieremo con il cosiddetto “skill-biased technical change” [passaggio a tecnologie altamente qualificate, ndt] che è, forse, quello più attentamente studiato. E’ il caso in cui il cambiamento tecnologico aumenta la domanda di lavoro altamente qualificato, e riduce o elimina, al contempo, quella per lavori poco qualificati. Molte delle automazioni che sono state introdotte nelle fabbriche rientrano in questa categoria: le lavorazioni di routine vengono girate alle macchine, mentre le ben più complesse “programmazione, gestione e marketing" restano di competenza degli esseri umani.
Un recente articolo degli economisti Daron Acemoglu e David Autor evidenzia la crescente divergenza retributiva tra lavoratori dotati di differenti livelli d’istruzione. Negli ultimi 40 anni i salari settimanali dei diplomati si sono ridotti, mentre quelli dei laureati non hanno subito riduzioni. I lavoratori con un’istruzione universitaria, in altre parole, hanno visto un significativo progresso nei loro guadagni, che è stato ancor più grande per coloro che hanno completato la formazione di laurea [Figura 3.5 – Il ciclo di studi è quello statunitense, diverso da quello europeo, ndt].
Ma c'è di più, l’aumento del prezzo [costo] relativo dei lavori altamente specializzati, arriva in un periodo in cui anche l'offerta [per questi tipi di lavoro] è aumentata. La combinazione di un alto salario con un’offerta crescente punta inequivocabilmente ad un aumento della domanda relativa di lavoro qualificato. Considerando che chi ha una minore istruzione aveva già da prima un salario più basso, questo cambiamento tecnologico non ha fatto altro che aumentare la disuguaglianza nei redditi complessivi.

E' chiaro, dal grafico in Figura 3.5, di quanto le divergenze salariali si siano accelerate nell'era digitale. David Autor, Lawrence Katz e Alan Krueger, così come Frank Levy, Richard Murnane e molti altri, hanno documentato con degli studi accurati che l'aumento della domanda relativa di lavoro qualificato è strettamente correlata ai progressi della tecnologia, ed in particolare di quella digitale. Da qui l’appellativo di "skill-biased tecnical change", anche conosciuto con l’acronimo SBTC.

Ci sono due distinte componenti, nel recente SBTC. Tecnologie come ad esempio la robotica, le macchine a controllo numerico, il controllo computerizzato del magazzino e la trascrizione automatica, vengono utilizzate sempre di più per compiti di normale routine, rendendo inutile il lavoro umano.

Altre tecnologie, invece, come la visualizzazione dei dati, l’analitica, la comunicazione ad alta velocità e la prototipazione rapida, hanno aumentato considerevolmente la necessità di contributi al ragionamento di sintesi data-driven [basato sui dati, ndt], aumentando il valore intrinseco di queste tipologie di lavoro [ovvero di chi li fa, ndt].

Il “passaggio a tecnologie altamente qualificate” [SBTC] è stato importante anche in passato. Per la maggior parte del XIX° secolo, circa il 25% di tutta l'agricoltura si basava sulla trebbiatura del grano. Questo lavoro è stato automatizzato nel 1860. Il XX° secolo è stato invece caratterizzato dalla meccanizzazione accelerata non solo dell’agricoltura, ma anche del lavoro in fabbrica.

Riecheggiando il primo vincitore del Nobel per l'economia, Jan Tinbergen, gli economisti Claudia Goldin e Larry Katz [Harvard] hanno descritto questo passaggio [SBTC] come una "gara tra istruzione e tecnologia". I notevoli investimenti nell’istruzione, aumentando il livello medio culturale della forza-lavoro americana, hanno aiutato a prevenire dei picchi elevati di disuguaglianza, conseguenti alla crescente automatizzazione [dei lavori non qualificati].

Seppur l'istruzione non possa essere definita come sinonimo assoluto di abilità, ne è però il correlato più facilmente misurabile … questo modello, quindi, suggerisce che la domanda per lavoratori altamente qualificati sia aumentata più velocemente dell’offerta.

Gli studi descritti in questo libro [scritto da Erik Brynjolfsson, Timothy Bresnahan, Lorin Hitt  e Shinku Yang] hanno svelato un aspetto fondamentale: il “passaggio a tecnologie altamente qualificate” [SBTC] non si basa solo sulle competenze di chi lavora con i computers, ma è rappresentato soprattutto dai ben più ampi cambiamenti portati nell'organizzazione del lavoro, resi possibili dalla tecnologia dell'informazione [IT].

Le imprese più produttive hanno reinventato e riorganizzato i percorsi decisionali, i sistemi d’incentivazione, i flussi informativi, i sistemi di assunzione [del personale] ed altri aspetti dell’organizzazione del capitale, per ottenere il massimo dalla tecnologia. Tutto ciò, a sua volta, ha richiesto livelli di competenza radicalmente diversi, ed in generale più elevati, nel mondo del lavoro.

Ma c'è di più, ogni dollaro speso nello hardware ha catalizzato più di 10 dollari d’investimenti in capitale organizzativo complementare [1 a 10]. Le attività organizzative immateriali sono quelle che di solito sono più difficili da cambiare, ma sono anche quelle più importanti per il successo dell'organizzazione.

Parallelamente con il dispiegarsi del XXI° secolo, l'automazione ha interessato settori lavorativi sempre più ampi. Finanche i bassi salari percepiti in Cina non hanno isolato i lavoratori dall’essere poco competitivi, rispetto sia ai nuovi macchinari che ai complementari cambiamenti organizzativi ed istituzionali.

Terry Gou, ad esempio, fondatore e presidente della Foxconn [leader mondiale nella produzione di meccanismi elettronici di base, ndt], ha annunciato un piano per l’acquisto di 1 milione di robots, nel corso dei prossimi tre anni, per sostituire gran parte della sua forza lavoro. Ai robots saranno affidati i lavori di routine, come ad esempio la verniciatura a spruzzo, la saldatura e l'assemblaggio di base. Foxconn ha attualmente 10.000 robots, ma il prossimo anno ne avrà altri 300.000.

2 . SUPERSTARS CONTRO TUTTI GLI ALTRI

La seconda categoria è quella che abbiamo chiamato “superstars contro tutti gli altri”. Molte industrie sono del tipo “winner-take-all [il vincitore prende tutto]”, o “winner-take-most [il vincitore prende la maggior parte di …]”, nell’ambito delle quali alcuni individui fanno la parte del leone nelle ricompense. Pensate alla musica pop, all’atletica professionale e al “mercato” degli Amministratori Delegati.

Le tecnologie digitali aumentano la dimensione e la portata di questi mercati, e non si applicano solo ai beni d’informazione, ma sempre di più anche ai processi aziendali. Come risultato finale, il talento, l’intuizione e le decisioni di una singola persona possono dominare un mercato nazionale e persino mondiale. Nel frattempo i concorrenti locali, buoni ma non eccezionali, vengono sempre più esclusi dai loro mercati. Le superstars di qualsiasi settore possono guadagnare dei premi, a questo punto, molto più grandi di quanto avrebbero potuto nei decenni precedenti.
Gli effetti sono evidenti nella parte superiore della distribuzione del reddito. L’insieme costituto dal 10% in cima alla distribuzione dei salari, fa molto meglio rispetto al resto della forza lavoro … ma anche all'interno di questo gruppo c’è una crescente disuguaglianza. In altre parole, anche per il 10% dell’insieme costituito come sopra [ovvero il 10% del 10%, pari all’1% del totale] il reddito è cresciuto più rapidamente rispetto al resto del gruppo. Ed a sua volta, la parte superiore di quest’ulteriore insieme [ovvero il 10% dell’1%, pari allo 0,1%, ndt] ha visto crescere il proprio reddito ancor più velocemente rispetto al resto del gruppo … e così via.

Non è la conseguenza di un ordinario “passaggio a tecnologie altamente qualificate”, ma piuttosto un riflesso dell’unicità delle superstars [coniugato in termini di reddito]. Sherwin Rosen, egli stesso un economista superstar, ha fissato i concetti dell’economia delle “superstars” in un articolo del 1981.

In molti mercati, i consumatori sono disposti a pagare un premio per avere “il meglio”. In quest’ottica, se esistesse una tecnologia che consentisse di replicare a basso costo i servizi di “un unico” venditore, allora il fornitore del servizio [replicato] con la qualità più alta potrà catturare la maggior parte di quel mercato, o anche tutto. Il “secondo miglior fornitore” potrebbe ottenerne, al più, solo una piccola frazione.

La tecnologia può convertire un mercato ordinario in un mercato caratterizzato da superstars. Prima dell'era della musica registrata, il cantante migliore avrebbe potuto riempire delle grandi sale da concerto ma, nel corso di un anno, non avrebbe raggiunto che poche migliaia di ascoltatori.

Ogni città può avere le proprie stelle locali, ed anche un paio di top performers impegnati in tours a livello nazionale, ma anche il miglior cantante di tutta la nazione non potrebbe raggiungere che una parte relativamente piccola del potenziale pubblico di ascoltatori. Tuttavia, quando si è potuto registrare e distribuire la musica a costi marginali molto bassi, un piccolo numero di top performers ha potuto catturare la maggior parte dei ricavi di quel mercato, dalla musica classica di Yo-Yo Ma al pop di Lady Gaga.

Gli economisti Robert Frank e Philip Cook hanno documentato che il mercato de “il vincitore prende tutto” [winner-take-all] si è profilato parallelamente allo sviluppo della tecnologia, che ha trasformato non solo la musica registrata, ma anche il software, il teatro, lo sport ed ogni altro settore che poteva essere trasmesso come bit digitale.
Questa tendenza ha accelerato in modo notevole, visto che la maggior parte dell’economia si basa, più o meno esplicitamente, sul software. Nel nostro articolo “2008 – Harvard Business Review”, abbiamo visto che le tecnologie digitali permettono di replicare non solo i bits, ma anche i sistemi.

Aziende come la CVS [catena per la vendita di prodotti farmaceutici, ndt], ad esempio, hanno incorporato, nei sistemi informativi aziendali, procedure come quella per la prescrizione di medicinali. Ogni volta che la CVS fa un miglioramento, questo si propaga a livello nazionale, attraverso 4.000 punti vendita, amplificandone il valore. Di conseguenza, la portata e l'impatto di una decisione esecutiva – come ad esempio l’organizzazione di un processo aziendale – è corrispondentemente più grande.

Coerentemente, il rapporto fra il salario del CEO [amministratore delegato] e quello dei lavoratori  [livello retributivo medio], è passato da “70” [nel 1990] a “300” [nel 2005], e gran parte di questa crescita è legata al maggiore utilizzo della IT [Information Technology], secondo una recente ricerca che Erik ha fatto con il suo allievo Heekyung Kim.
Hanno scoperto che anche i compensi degli altri top-executives [alti dirigenti] hanno seguito un modello similare, seppur meno estremo. Aiutati dalle tecnologie digitali, imprenditori, amministratori delegati, stelle dell’intrattenimento ed operatori della finanza, sono stati in grado di sfruttare i loro talenti in tutti i mercati globali, ed ottenere delle ricompense precedentemente inimmaginabili.

Ad essere precisi, però, la tecnologia non è l'unico fattore in grado d’influenzare i redditi. Svolgono un ruolo importante anche i fattori politici, la globalizzazione, i prezzi degli assets e, nel caso degli amministratori delegati e degli operatori della finanza, la “corporate governance” [l’insieme dei principi, delle istituzioni e dei meccanismi che regolano “il potere” all’interno di un’azienda, ndt].

Il settore dei servizi finanziari, in particolare, è cresciuto notevolmente in termini di quota del PIL, ed è cresciuto in misura ancora maggiore rispetto ai profitti ed ai compensi, soprattutto nella parte alta della distribuzione del reddito.
Un’efficiente gestione finanziaria è essenziale in un'economia moderna, ma sembra che una quota significativa del rendimento dei grandi investimenti [fatti nel corso degli ultimi dieci anni su persone e tecnologie, come ad esempio i sofisticati programmi per il commercio computerizzato] sia derivata dalla redistribuzione delle rendite, piuttosto che da una vera e propria creazione di ricchezza.

Altri paesi, con diverse istituzioni ed con una più lenta adozione di IT, hanno visto cambiamenti meno estremi nella disuguaglianza. I cambiamenti globali negli Stati Uniti, invece, sono stati notevoli. Secondo l'economista Emmanuel Saez, l'1% al top delle famiglie statunitensi ha ottenuto il 65% di tutta la crescita economica, a partire dal 2002. Saez riferisce, inoltre, che la parte superiore di questo insieme, ovvero lo 0,01% [le 14.588 famiglie con un reddito superiore a 11.477.000 dollari], ha visto la sua quota del reddito nazionale passare dal 3% al 6%, fra il 1995 ed il 2007.

3. CAPITALE CONTRO LAVORO

La terza categoria che abbiamo identificato è quella costituita da “capitale contro lavoro”. La maggior parte delle produzioni richiede la presenza sia dei macchinari che del lavoro umano. Secondo la “teoria della contrattazione”, la ricchezza che generano è suddivisa fra di loro sulla base del potere contrattuale relativo, che a sua volta riflette il contributo dato da ognuno di essi al processo produttivo. In altre parole, se la tecnologia diminuisce l'importanza relativa del lavoro umano, in un particolare processo produttivo, allora i proprietari dei beni strumentali saranno in grado di conseguire una quota maggiore dei proventi derivanti dai beni e dai servizi prodotti.

Per meglio approfondire, i proprietari del capitale sono anch’essi degli esseri umani – quindi non è che la ricchezza scompaia dalla società – ma sono parte di un gruppo molto diverso e molto più piccolo rispetto a quello di cui fa parte la maggior parte dei lavoratori, la qual cosa non può che influenzare la distribuzione del reddito.

Questo sta accadendo sempre di più, negli ultimi anni. Kathleen Madigan ha notato che da quando è finita la recessione [3° trimestre 2009, ndt], la spesa reale per le attrezzature e per il software è salita del 26%, mentre i salari sono rimasti sostanzialmente piatti. E’ chiaro che, negli ultimi anni, il capitale ha catturato una quota crescente del PIL. Il grafico 3.6 dimostra che i profitti aziendali hanno superato notevolmente i livelli pre-recessione.

 

corp profit book.png

Secondo i dati recentemente aggiornati del “Dipartimento per il Commercio” statunitense, i recenti profitti aziendali hanno rappresentato il 23,8% del totale del reddito d'impresa conseguito nel paese – una quota record, più alta di 1 punto percentuale rispetto a quella precedente. In percentuale del PIL, sono ai massimi degli ultimi 50 anni, mentre il compenso del lavoro [in tutte le sue forme, inclusi i salari ed i benefits] è ai minimi degli ultimi 50 anni. Il capitale, quindi, ha una quota sempre maggiore della torta – ovviamente a scapito del lavoro.

La recessione ha esacerbato questa tendenza, che comunque fa parte dei cambiamenti di lungo termine dell'economia. Come notato dagli economisti Susan Fleck, John Glaser, e Shawn Sprague, la linea di tendenza della “quota lavoro”, nel PIL, è rimasta sostanzialmente invariata, tra il 1974 ed il 1983, ma da allora è in calo. Quando si pensa a lavoratori che in luoghi come le fabbriche della Foxconn saranno sostituiti dai robots, è facile immaginarsi che le quote relative del reddito da lavoro potrebbero cambiare [ridursi].

E' importante notare che la “quota lavoro", nei dati del “Bureau of Labor Statistics”, include anche i salari pagati ai CEO, agli operatori della finanza, agli atleti professionisti ed alle altre "superstars". In questo senso, il declino della “quota lavoro” sottovaluta quanto male se la sia cavata il lavoratore medio! La “quota lavoro”, comunque, potrebbe essere stata lievemente sottovalutata rispetto alla “quota capitale”, perché i CEO e gli altri top managers potrebbero aver conseguito delle "quote di capitale sociale [azioni]", altrimenti spettanti ai proprietari delle azioni ordinarie.

ERIK BRYNJOLFSSON E ANDREW MCAFEE

The Atlantic

Link: Why Workers Are Losing the War Against Machines

Scelto e tradotto per Come Don Chisciotte da FRANCO

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25 gennaio 2014 6 25 /01 /gennaio /2014 23:38

 

di: Silvia Ribeiro
Silvia Ribeiro è direttrice per l'America Latina del Gruppo ETC e del Gruppo d'azione per Erosione, Tecnologia e Concentrazione, che è dedicato alla conservazione e alla promozione della diversità culturale e ambientale e dei diritti umani.
Tradotto da  Alba Canelli

Nel 2012, un team scientifico guidato da Gilles-Eric Séralini ha pubblicato un articolo che mostrava come i topi alimentati con mais OGM della Monsanto, per tutta la vita, hanno sviluppato il cancro nel 60-70% dei casi (contro il 20-30% del gruppo controllo), oltre a problemi epato-renali e morte prematura. Ora, la rivista che lo pubblicò ritratta in un altro vergognoso esempio di corruzione in ambiti scientifici, in quanto la motivazione addotta non si applica a eguali studi della Monsanto. L'editore ammette che l'articolo di Séralini è grave e non pecca di inesattezze, ma i risultati sono inconcludenti, qualcosa che colpisce un gran numero di articoli e fa parte della discussione scientifica.

La ritrattazione arriva dopo che la rivista ha assunto come redattore speciale Richard Goodman, un ex funzionario della Monsanto, e come corollario di un'aggressiva campagna di attacchi contro il lavoro di Séralini, orchestrato dalle multinazionali. Il caso ricorda la persecuzione che ha sofferto Ignacio Chapela quando pubblicò sulla rivista Nature che c'era contaminazione transgenica nel mais contadino di Oaxaca.

In un altro contesto, ma sullo stesso argomento, Randy Schekman, insignito del Premio Nobel per la Medicina nel 2013, nel ricevere il premio chiese un boicottaggio delle pubblicazioni scientifiche come "Nature, Science e Cell" (e avrebbe potuto inserire ora quella che ha ritrattato Séralini) per il danno che stanno facendo alla scienza, per essere più interessati all'impatto dei media e ai guadagni che alla qualità degli articoli. Schekman ha assicurato che mai più pubblicherà lì e ha chiesto di pubblicare in riviste ad accesso aperto, con processi trasparenti. Unendosi ad altre denunce riguardo le relazioni incestuose delle industrie con tali riviste, per ottenere l'approvazione del prodotto attraverso la pubblicazione di articoli scientifici.

Lo studio di Séralini è molto importante per il Messico, perché i topi sono stati alimentati con mais 603 di Monsanto (MON603, N.d.T.) , lo stesso che la transnazionale chiede di piantare in oltre un milione di ettari nel nord. Se approvato, questo mais entrerà massicciamente nella dieta quotidiana delle grandi città del paese, che fornisce principalmente tortilla in quegli stati. Poiché il Messico è il paese in cui il consumo umano diretto di mais è il più alto del mondo e per tutta la vita, il paese diventerà una ripetizione dell'esperimento di Séralini, con le persone al posto dei ratti, con un'alta probabilità di sviluppare il cancro in pochi anni, in un lasso di tempo sufficiente affinché sia cambiato il governo e le aziende neghino ogni responsabilità, sostenendo che è passato molto tempo e non si può dimostrare che il mais OGM è la causa diretta.
 
L'articolo di Séralini è stato pubblicato sulla rivista Food and Chemical Toxicology, a seguito di un riesame di mesi da parte di altri scienziati. A poche ore dalla sua pubblicazione e in modo assolutamente non scientifico (non potevano valutare seriamente i dati in questo lasso di tempo) gli scienziati coinvolti con l'industria biotecnologica hanno cominciato a ripetere critiche parziali e imprecise, stranamente simili in quanto provenienti da un Centro di divulgazione Scientifico, finanziato da Monsanto, Syngenta, Bayer e altre multinazionali.
 
Per ritrattare l'articolo, ora si sostiene che il numero di ratti nel gruppo di controllo era molto basso e che i ratti Sprague-Dawley usati nell'esperimento sono inclini ai tumori. Omettendo di dire che la Monsanto ha utilizzato esattamente lo stesso tipo e la stessa quantità di ratti di controllo in un esperimento pubblicato nella loro rivista nel 2004, ma solo per 90 giorni, riferendo che non c'erano problemi, e ottenendo l'approvazione del Mon603. Séralini ha prolungato lo stesso esperimento es esteso a tutta la vita dei ratti, e i problemi cominciarono a manifestarsi dal quarto mese. Chiaramente la rivista applica un doppio standard: uno per la Monsanto e uno per altri che mostrano risultati critici.
 
La squadra di Séralini ha spiegato che il numero di ratti utilizzati è standard in esperimenti di tossicologia OECD, ma per gli studi sul cancro se ne utilizzano di più.  Però il suo studio non cercava il cancro, ma i possibili effetti tossici, che sono stati ampiamente provati. Il maggior numero di ratti in studi di cancro ha lo scopo di scartare falsi negativi (che ci sia il cancro e che non si vede), ma in questo caso la presenza di tumori è così grande che anche per tale valutazione sarebbe sufficiente. Inoltre la sua squadra segnalò fin dall'inizio che si dovevano effettuare studi più specifici sul cancro.
 
A livello globale ci sono diversi comunicati firmati da centinaia di scienziati che difendono lo studio di Séralini, ma in Messico il Cibiogem (commissione per la biosicurezza) mostrando la sua mancanza di obiettività e di impegno per la salute della popolazione, pubblica solo il lato della controversia che favorisce le transnazionale, ignorando le risposte di numerosi scienziati indipendenti.
 
Questo è più preoccupante in quanto il governo sostiene che il rilascio di mais transgenico in Messico sarà deciso secondo criteri scientifici. Tuttavia, consulta solo scienziati come Francisco Bolívar Zapata, Luis Herrera Estrella, Peter Raven e altri che hanno conflitti di interesse a causa del loro rapporto con l'industria biotecnologica. Il tema del mais in Messico supera gli aspetti scientifici, ma qualunque consultazione deve essere aperta con scienziati che non hanno alcun conflitto di interessi. Ad esempio, tenendo conto dei documenti dell'Unión de Científicos Comprometidos con la Sociedad (UCCS, N.d.T.), sostenuta da più di 3000 scienziati di tutto il mondo.
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23 gennaio 2014 4 23 /01 /gennaio /2014 22:15

Una morte terribile ed avvolta nel mistero, causata da una pistola utilizzata sul set e non debitamente caricata a salve. La pellicola infatti, è tristemente famosa per essere l’ultima interpretata da Brandon Lee, figlio del celebre campione di arti marziali e attore Bruce Lee, morto proprio durante le riprese, a soli 28 anni.

Visto il clamoroso successo del film, sono stati girati diversi rifacimenti che in breve tempo sono finiti nel dimenticatoio, mancando di quel particolare carisma che ha caratterizzato il loro originario protagonista. A Hollywood però c’è ancora chi punta su questo film, ed ha messo quindi in cantiere un nuovo sequel.

L’attenzione dei media era puntata sulla scelta dell’attore designato, nuovo interprete de Il Corvo, che, visto i trascorsi accadimenti, avrebbe dovuto essere anche persona non superstiziosa.

La parte l’ha avuta Luke Evans, l’attore gallese conosciuto al grande pubblico per aver recitato nel Robin Hood di Ridley Scott ed in Fast and Furious 6. Per permettere la promozione proprio del sesto capitolo sulle avventure delle macchine super veloci, l’inizio delle riprese è stato posticipato. Il ruolo era stato proposto a Tom Hiddleston e Bradley Cooper, che per motivi diversi hanno rifiutato. Le riprese avranno inizio nel 2014, anno impegnativo per Luke Evans che sarà presente sul grande schermo con Dracula, ennesima versione tratta dal romanzo di Bram Stoker.

Anche il fumetto di James O’Barr da cui è tratto il film, ebbe fama di storia maledetta che da sempre avvolge Il Corvo, in qualunque formato venga proposto. O’Barr infatti non è mai riuscito a staccarsi completamente dalla sua creatura più famosa. Gli altri fumetti che ha prodotto e continua a produrre non hanno nemmeno sfiorato la popolarità de Il Corvo, finendo inesorabilmente dimenticati.
Sulla morte di Brandon Lee molte cose si sono dette, teorie e storie che hanno contribuito ad alimentare la leggenda metropolitana secondo cui l’attore rimase ucciso in una scena che venne lasciata nella versione definitiva della pellicola The Crow.

Dichiarazioni recenti del regista Alex Proyas, sfatano questo mito. Ogni volta che si guarda il film, verso la fine, nella scena della sparatoria generale, c’è sempre qualcuno che esclama “ecco, questa è la scena dove Brandon Lee è rimasto ucciso”. Invece è falso.
Brandon Lee morì mentre stava girando Il Corvo, ma la scena dove rimase ferito venne tolta dalla versione definitiva del film. Vediamo quindi com’è andata esattamente.

Era il 31 marzo del 1993, quando negli studi di Los Angeles, dopo due mesi di lavorazione e ad otto giorni dalla conclusione de Il Corvo, venne girata la scena mortale in cui Eric Draven (Brandon Lee) entrando nel suo appartamento con la spesa viene aggredito da alcuni malfattori e colpito con un colpo di pistola da Funboy (l’attore Micheal Masee). Il colpo era a salve, ma in canna era rimasto il frammento di un’altra cartuccia sparata in una delle riprese precedenti.

Morte accidentale, quindi, e non addirittura omicidio, come si era ipotizzato, arrivando anche a sospettare che il proiettile a salve fosse stato sostituito da uno vero. La scena fu ripresa anche da un’altra telecamera laterale, dove si sarebbe dovuta vedere molto più chiaramente, ma quel nastro non è mai stato ritrovato.

Il regista, Alex Proyas, dichiarò : “Lo vidi crollare a terra, con un lamento, il foro del proiettile mi parve perfettamente simulato e il sangue era forse fin troppo abbondante, ma nel complesso la scena era riuscita a meraviglia e dopo aver gridato stop dissi che ne avremmo girata un’altra, più che altro per sicurezza”. Peccato che sul set tutti si mossero per girare la nuova scena e Brandon Lee rimase disteso al suolo, immobile.

Visto che non si muoveva, mi avvicinai a lui – ricorda il regista- notai che la macchia di sangue continuava ad allargarsi. Mi chinai, toccai con il dito quel liquido. Era tiepido e denso, come sangue… sangue vero… sul set cadde un silenzio di morte. La prima persona a capire fu Eliza Hutton, fidanzata di Brandon, che faceva parte del cast come assistente alla produzione. Lanciò un urlo e si precipitò verso Brandon, mentre io mi rendevo conto che respirava debolmente e che le sue condizioni dovevano essere gravi”.

Brandon Lee venne trasportato d’urgenza al più vicino ospedale. I medici trovarono un corpo metallico nello stomaco, che gli aveva provocato la ferita mortale. Il giovane attore morì di lì a poco e la morte fu dichiarata accidentale. Il film fu terminato utilizzando la tecnica digitale ed alcune scene furono interpretate da un sosia, di fatto, non c’è nessuna sequenza in cui si vede Brandon Lee entrare nel suo appartamento con la spesa.

L’attore fu sepolto vicino alla tomba del padre Bruce Lee, e ne condivide il triste destino di essere morto giovane. Brandon avrebbe dovuto sposare Eliza Hutton subito dopo la conclusione delle riprese del film “maledetto”. Ed ecco giustificata la dedica finale “For Brandon and Eliza”.
Non rimane che augurare buona fortuna alla nuova versione del film e soprattutto a Luke Evans. Del resto, “Non può piovere per sempre!”.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

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13 gennaio 2014 1 13 /01 /gennaio /2014 22:16

Uno dei mali più grossi del momento che stiamo vivendo è il primato dell’efficientismo.

È in nome dell’efficientismo, ad esempio, che lo Stato impone tasse sempre più pesanti ai suoi cittadini; l’efficientismo del dover far quadrare i conti ed i bilanci, del dover far rispettare leggi indipendentemente dal significato, dalla reale utilità e dalle conseguenze che tali leggi possono produrre.

In tal modo, secondo la logica dell’efficientismo, nessuno è più responsabile delle proprie azioni. Tutti sono dei semplici esecutori, occupati a far rispettare regole e provvedimenti che qualcun altro ha deciso; non è lo Stato, ad esempio, che decide in prima persona ciò che accade ai suoi cittadini e quindi, non si ritiene nemmeno responsabile, in quanto si limita ad applicare indicazioni e parametri imposti da organismi superiori e sovraordinati (l’Europa, l’Onu ecc). 

Le principali conseguenze di questo meccanismo sono la deresponsabilizzazione e la perdita di potere, il che significa che anche chi occupa posizioni e ruoli di rilievo (di potere) non ha più alcun potere reale sul suo operato. Il vero potere, infatti, non è legato a un qualche tipo di riconoscimento formale ma è un attributo personale, e coincide con la percezione della propria capacità di influenzare le cose e poter cambiare se stessi e le proprie circostanze esterne.

Pensiamo, ad esempio, all’impiegato dello sportello a cui ci rivolgiamo per sbrigare delle pratiche, o all’insegnante o anche al medico; schiacciati dalle incombenze burocratiche, rischiano di perdere di vista il senso del loro lavoro come servizio, che ha come obiettivo primario la soddisfazione della persona e dei suoi bisogni. Prioritario, invece, diventa il rispetto delle procedure ad ogni costo, il rispondere a criteri di efficientismo e di burocrazia, perseguendo obiettivi di risultato; le persone diventano dei numeri, pratiche chiuse con successo o ancora da evadere, studenti nella norma o “problematici”, casi risolti o malattie incurabili.

Questa ricerca esasperata e sempre più diffusa dell’efficientismo crea una 'massa critica' che finisce per travolgere l’individualità del singolo, alimentando nelle persone una percezione di perdita di potere e un senso di sfiducia e d’impotenza. Cos’è la 'massa critica'? Semplicemente un insieme di pensieri, convinzioni e prassi consolidate e sedimentate nel tempo, al punto tale da diventare patrimonio collettivo e condizionare l’atteggiamento mentale e il comportamento della massa delle persone, indipendentemente dal fatto che ne siano consapevoli.

Un fenomeno socio-economico indotto dall’alto arriva così a condizionare milioni di persone.

Per svincolarci da questo enorme processo manipolatorio, che del resto è la causa principale della nostra insoddisfazione e infelicità, è quindi necessario riprenderci il nostro potere personale, uscendo dagli schemi e dai condizionamenti limitanti che la cultura e i mass-media ci propongono. Come? Come primo passo, semplicemente riappropriandoci di ciò che è già nostro, ovvero recuperando la consapevolezza (perduta) del nostro potere, della nostra grandezza e delle potenzialità che sono in noi. 
  
Questo richiede un cambio di prospettiva, capovolgendo l’idea che abbiamo del potere, il modo in cui ce lo rappresentiamo.

Immaginiamo un’orchestra col suo direttore. A prima vista, o perlomeno secondo i filtri attraverso cui siamo abituati a vedere le cose, si potrebbe pensare che il direttore è la persona che ha maggior potere di tutti; ma cosa succederebbe se mentre il direttore alza la bacchetta e comanda di iniziare a suonare nessuno dei musicisti lo facesse? Il ruolo del direttore diventerebbe improvvisamente inutile e il suo presunto potere svanirebbe nel nulla. 

Chi dunque detiene realmente il potere e la capacità di decidere e di influenzare ciò che gli accade intorno? Il singolo musicista, naturalmente e, fuor di metafora, ognuno di noi, a patto che sia disposto ad accettarlo e a riconoscerselo. 

In tal senso niente e nessuno ha potere su di noi se non siamo noi stessi a darglielo.

La portata di questa affermazione è rivoluzionaria in quanto ci restituisce responsabilità e potere laddove tutto tende a togliercelo: pensiamo al sistema sanitario che ci vede pazienti passivi e dipendenti dalle cure che qualcuno ha deciso per noi, nonostante le recenti scoperte delle scienze mediche confermino la naturale capacità d’auto-guarigione del nostro corpo; pensiamo al contesto politico e socio-economico che decide per noi e ci considera semplici risorse da sfruttare quando invece potremmo essere protagonisti della nostra vita e artefici del nostro destino. 

Per non parlare del sistema della salute mentale, che considera la tristezza e il disagio psicologico come una conseguenza dei geni ereditati; il che significa che non ci resta che soffrire a denti stretti, quando invece ogni persona ha in sé la capacità (il potere) di uscire dalla propria situazione di sofferenza semplicemente riscoprendo e imparando ad utilizzare le proprie risorse e potenzialità interiori.
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