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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 21:26
Introduzione

Ovunque siamo circondati e influenzati dalle onde, dalle radiazioni di luce e colore, ai suoni che vibrano attraverso la nostra atmosfera, ai cicli delle maree, e della notte e del giorno, e dei movimenti delle nostre vite sembra che tutto arrivi a onde, o come cicli che si muovono all'interno di onde.L'azione d'onda è il modo fondamentale in cui l'energia è trasportata e trasmessa. Le onde sono un'espressione del ritmo universale che orchestra e manda avanti tutta la creazione e lo sviluppo della vita sulla terra. Forse è per questo che la contemplazione e lo studio delle onde marine sono così affascinanti, così avvincenti.Le onde marine sono tra i più complicati fenomeni naturali della terra, eppure quando ci immaginiamo le onde in astratto, le nostre menti potrebbero evocare un'immagine di perfette increspature concentriche che si propagano dal punto in cui un ciottolo è entrato in immobili acque stagnanti. Quelle onde - le onde ideali della nostra immaginazione - sono oscillazioni sinusoidali, e sebbene esistano in forma relativamente pura in condizioni controllate, non è probabile trovarle nel più complesso ambiente oceanico. Ecco perché le onde vengono studiate in vasche di laboratorio, dove è possibile generare un unico treno di onde e isolare e semplificare la meccanica del moto ondoso.Le onde del mare e le onde di laboratorio hanno le stesse caratteristiche fondamentali: una cresta (il punto più alto dell'onda), un cavo o valle (il punto più basso), un'altezza (la distanza verticale dal cavo alla cresta), una lunghezza d'onda (la distanza orizzontale tra due creste consecutive) e un periodo (il tempo in secondi necessario affinché una cresta percorra una distanza pari alla lunghezza d'onda). Se ci si trova su un molo o su una diga, o seduti a cavalcioni su un surf, il rapido avvicinarsi di un'onda marina dà l'impressione di una muraglia d'acqua che avanza verso di voi. in realtà, l'onda si muove verso di voi, ma non l'acqua. Se l'acqua si movesse con l'onda, l'oceano e tutto ciò che sta su di esso andrebbe a finire sulla costa con risultati catastrofici. invece, l'onda si muove attraverso l'acqua, lasciando l'acqua più o meno dov'era. Un'onda marina che passa attraverso acqua profonda fa sì che una particella sulla superficie si muova descrivendo un'orbita quasi circolare, trascinando la particella prima verso l'onda che avanza, poi in alto all'interno dell'onda, poi in avanti con essa, poi - quando l'onda si lascia dietro la particella - indietro al punto di partenza. Essendo la velocità maggiore nella parte superiore dell'orbita che non nella parte inferiore, la particella non ritorna esattamente alla posizione d'origine dopo il passaggio di un'onda, ma si sposta leggermente nella stessa direzione dell'onda. il raggio di questa orbita circolare decresce con la profondità. In acqua più bassa, le orbite diventano sempre più ellittiche finché, in acqua molto bassa - sulla spiaggia - il moto verticale sparisce quasi del tutto.La sua definitiva scomparsa in acqua bassa conclude le tre fasi della vita di un'onda. Dalla nascita alla maturità alla morte, un'onda è soggetta alle stesse leggi di qualsiasi altra cosa "vivente" e, come altre cose viventi, ogni onda assumesse per un certo tempo una miracolosa individualità che, alla fine, viene riassorbita nel grande oceano della vita.

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Le onde che ondulano la superficie del mare sono in genere prodotte da tre cause naturali: il vento, i motisismici e l'attrazione gravitazionale esercitata dalla luna e dal sole. Gli oceanografi le chiamano tutte etre onde "di gravità", giacché una volta che sono state generate, la gravità è la forza che agisce su di loro tentando di riportare la superficie marina a una piatta distesa. Le onde che ondulano la superficie del mare sono in genere prodotte da tre cause naturali: il vento, i moti sismici e l'attrazione gravitazionale esercitata dalla luna e dal sole. Gli oceanografi le chiamano tutte e tre onde "di gravità", giacché una volta che sono state generate, la gravità è la forza che agisce su di loro tentando di riportare la superficie marina a una piatta distesa.Nell'oceano ci sono anche altre onde. Ai margini delle correnti calde e fredde, scorrimenti sottomarini di masse d'acqua di diversa densità, sovrapponendosi, si ondulano facendo insorgere onde "interne" lente. A volte si possono osservare le onde interne in condizioni di calma dato che le loro correnti influiscono sulla riflessività della superficie marina, producendo aree di trasparente levigatezza alternate a struttura increspata.

Genesi delle
onde da vento

 

Il vento è il risultato dell'azione dell'energia solare sull'atmosfera terrestre. I grandi modelli di circolazione - i venti globali - danno origine alla varia dinamica di alta e bassa pressione, di calma e burrasca. I grandi sistemi del Pacifico settentrionale o dell'Atlantico settentrionale o dell'Antartico generano onde enormi. Differenziali termici più localizzati agitano la superficie dell’oceano con vivaci modelli di energia .Le acque costiere oscillano dolcemente per gli ultimi echi di burrasche lontane mezzo mondo.
Come fa il vento a generare le onde? Il primo meccanismo della genesi dell'onda è l'attrito tra l'atmosfera e la superficie dell'oceano. Una bava di vento di meno di due nodi solleverà quasi immediatamente sulla superficie minuscole increspature (chiamate onde capillari). Se cade il vento, queste onde rapidamente spariscono a causa della resistenza della tensione superficiale dell'acqua, che tende a ristabilire la superficie uniforme. Tuttavia, con una brezza di due nodi o più che spira per un certo periodo di tempo, cominciano a formarsi le onde di gravità" in quanto il vento incontra la resistenza dell'acqua. Dapprima increspature, queste onde continuano a crescere fìnché il vento continua a soffiare più a soffiare. In realtà, diventa sempre più facile per il vento trasferire la sua energia all'acqua giacche ora può esercitare una pressione diretta sul dorso delle increspature.
Più la superficie è frastagliata e irregolare, e più il vento trova dove esercitare la sua pressione. Le increspature si trasforrnano in rnaretta (periodi da uno a quattro secondi) che poi quando la lunghezza d'onda della maretta in una data area supera i cinque secondi circa, prende nome di cavalloni. Via via che le onde continuano a crescere, la superfice che oppone resistenza al vento diventa sempre più ripida e più alta, rendendo ancor più efficace il compito del vento di trasferire energia all'acqua. Ma c,è un limite alla grandezza che possono raggiungere queste onde. La ripidità è il rapporto tra l'altezza di un'onda e la sua lunghezza e il suo limite massimo è di circa 1:7. Questo significa che un'onda lunga 2 metri non può avere una cresta più alta di 30 centimetri. In effetti, il massimo angolo di profilo stabile di una cresta d'onda è intorno ai 120 gradi quando essa supera questo angolo l'onda frange.

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Le dimensioni delle onde generate dalla forza del vento dipendono da tre fattori:La velocità del vento (forza) , quanto dura l’azione del vento (durata) e l’estensione di mare aperto su cui spira il vento (fetch). Questo indicherebbe che il 45% di tutte le onde marine sono alte meno di 1,20 metri e l'80% sono alte meno di 3,6 metri. Solo il 10% sono alte più di 6 metri. La più alta onda registrata in maniera attendibile aveva un'altezza stimata di 34 metri. La incontrò il 7 febbraio 1933, durante una lunga burrasca, la petroliera Ramapo nel Pacifìco settentrionale. In tutta la loro immensa varietà, le onde danno struttura, movimento e carattere ai mari del mondo. Suscitate dal vento e riunite in schiere irradianti energia, le onde possono percorrere grandi distanze, trasportando quasi intatti i loro messaggi dal sole.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 20:49

Pochi animali hanno una fama triste e immeritata come i pipistrelli vampiro.

Triste perche’ li si associa sempre a nobili transilvani dei film di serie B di Hollywood, laddove invece tutti i pipistrelli vampiro vivono in centro e sud America. Immeritata perche’ l’etologia di questi animali e’ incredibilmente complessa e affascinante, ma ci si ricorda di loro solo per la dieta a base di sangue.

Di pipistrelli vampiro ne esistono tre specie: il pipistrello vampiro comune (Desmodus rotundus), il pipistrello vampiro dalle zampe pelose (Diphylla ecaudata) e il pipistrello vampiro dalle ali bianche (Diaemus youngi).

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Pipistrelli vampiro dalle ali bianche ( Diaemus youngi). Foto (C) Dan Riskin

Tutti e tre hanno una dieta basata esclusivamente sul sangue, il che li identifica come un raro esempio (forse l’unico) di mammifero parassita: non bevono acqua e non ingeriscono mai niente di solido, e per questo i loro apparati digerente ed escretore hanno dovuto subire pesanti modifiche, come accade in tutti i parassiti. In origine infatti l’antenato di questi animali era un pipistrello insettivoro della famiglia dei Phyllostomidae, (che significa “bocca a foglia”, per via dell’escrescenza carnosa a forma di foglia sul naso che fa parte del sistema sonar). La preferenza verso il sangue e’ stato cosi’ un successo che dall’antenato comune sono derivate addirittura tre specie. Cio’ pero’ deve essere accaduto molto tempo fa in quanto le tre specie, sebbene uniche e diverse dagli altri pipistrelli, hanno ciascuna un proprio genere, con una specie per parte, e le proprie caratteristiche uniche.

I caratteri che accomunano questi pipistrelli sono innanzi tutto i due incisivi, lunghi e appuntiti come canini, che servono a perforare la pelle delle vittime in modo che ne fuoriesca il sangue (attenzione: a dispetto del loro nome i vampiri non succhiano il sangue, ma lo leccano dalle ferite  man mano che sgorga). I denti sono cosi’ acuminati che perforano facilmente gli spessi guanti di pelle dei ricercatori che studiano i pipistrelli neotropicali, il che li rende odiosi persino agli zoologi sia per questo sia perche’ sono agili e veloci e liberarli dalle reti e’ un incubo. Ci sono altri problemi seri legati ai morsi dei vampiri ma per conoscerli temo che dovrete continuare a leggere questo post sino in fondo. La saliva dei vampiri contiene un polipeptide chiamato, poco fantasiosamente, “draculina“, che e’ un potente anticoagulante e fa si che il sangue continui a fuoriuscire per tutto il tempo che l’animale si nutre, il che di solito dura una ventina di minuti. Per quanto li si possa detestare per il loro parassitismo, molti esseri umani oggigiorno devono la loro vita ai vampiri poiche’ la draculina e’ somministrata alle persone a rischio di infarto o con altri problemi legati alla coagulazione del sangue. Il Dr. Van Helsing deve essersi ricreduto ad un certo punto, evidentemente.

Altri caratteri comuni e unici sono il muso corto e tozzo che rende piu’ facile leccare il sangue, le orecchie piccole e la mancanza di “foglia” sul naso o altri sistemi ricettivi, associati ad un sonar molto rudimentale (tanto non devono mica cercare zanzare, una mucca son buoni tutti a vederla), la mancanza di coda e la capacita’, unica tra tutti i pipistrelli, di camminare agevolmente per terra, correre, saltare e arrampicarsi sugli alberi, in modo da poter attaccare dal basso, non visti, la loro preda. Volano anche benissimo, naturalmente.

Il vampiro comune si nutre quasi esclusivamente di mammiferi, bestiame per lo piu’, o se non ne trova tapiri, agouti, pecari, cervi e leoni marini. Se ne trova di addormentati, non disdegna neanche gli esseri umani. Il vampiro dalle ali bianche (che in realta’ di bianco ha solo il bordo dell’ala), molto raro,  si nutre prevalentemente di pollame e di piccoli uccelli selvatici con un peso variabile da 15 a 200 g; non e’ infrequente che si arrampichi in un nido e salti addosso agli inermi pulcini, il che e’ particolarmente inpressionante perche’ il pulcino puo’ non sopravvivere all’attacco, al contrario di una mucca che quasi non se ne accorge. All’occorrenza pero’ questo pipistrello non disdegna il sangue dei mammiferi, prevalentemente capre, maiali e bovini: un adattamento recente, a quanto pare, all’importazione di bestiame da parte degli europei, laddove prima i mammiferi erano piccoli ed elusivi. Il vampiro dalle zampe pelose, molto raro anche lui, e’ il piu’ docile dei tre e non morde i ricercatori quando lo maneggiano, il che lo rende mediamente piu’ simpatico. Probabilmente pero’ dipende solo dal fatto che non gradisce molto i mammiferi e si nutre quasi esclusivamente di sangue di uccelli. In cattivita’ morde i polli alle zampe o nella regione anale (povere bestie!), o anche sul collo, mentre non si conoscono bene le sue abitudini allo  stato selvatico. Al contrario delle altre due specie, che hanno un canaletto sul labbro inferiore per far scorrere il sangue nella bocca, questo vampiro ha la superficie inferiore della lingua canalicolata. Il principio pero’ non cambia.

Una volta che la preda e’ stata identificata, il vampiro le atterra vicino e percorre saltando o camminando lo spazio sino alla vittima, dopo di che, con grande delicatezza in modo che non se ne accorga, le sale addosso. Posizionato sul naso vi e’ un sensore termico che aiuta il pipistrello ad individuare le zone piu’ calde della pelle, che corrispondono a quelle con i vasi sanguigni piu’ superficiali.  Individuata l’area giusta, se e’ necessario, la depila con i denti affilati usandoli come rasoio e quindi, delicatamente, solleva una piccola porzione di pelle da cui comincia a leccare il sangue che ne fuoriesce. A volte dalla stessa ferita si nutrono contemporaneamente piu’ vampiri. Cio’ accade particolarmente quando la madre svezza il piccolo e gli mostra come fare, o tra gruppi di giovani pipistrelli imparentati tra loro.

Un vampiro comune ha bisogno di circa 20 grammi di sangue al giorno per sopravvivere, e li prende tutti in una volta nel suo unico pasto giornaliero, che dura una ventina di minuti. Siccome si tratta di animali piccini, che pesano in media 40 g o meno (il corpo e’ lungo al massimo 7 cm), significa che ad ogni pasto un pipistrello vampiro ingerisce sangue per meta’ del proprio peso, dopo di che deve riuscire a decollare e allontanarsi velocemente. Ingerire una simile quantita’ di liquido in cosi’ poco tempo e poi tornare a casa e’ un’impresa impossibile anche per il piu’ esperto binge-drinker londinese abituato alla chiusura dei pub alle 11. La soluzione adottata pero’ e’ simile in entrambi i casi: espellere l’acqua in eccesso riduce il volume nello stomaco. Non conosco esattamente gli adattamenti fisiologici degli alcolisti inglesi, ma i vampiri adottano un sistema ingegnoso: il plasma del sangue ingerito, poco nutriente, passa rapidamente ai reni iperefficienti dove viene filtrato: un vampiro comune comincia ad urinare dopo due minuti dall’inizio del pasto e continua per tutta la sua durata. Alla fine ha comunque un bel pancino teso e deve darsi uno slancio energico con i piedoni (i tarsi sono molto lunghi) per decollare. Se non altro i londinesi possono chiamare un taxi per tornare a casa. Spesso un vampiro ritorna, notte dopo notte, allo stesso mucca-pub dove riapre la ferita che ha fatto la notte precedente, per piu’ e piu’ notti, e scaccia i vampiri estranei dall’avvicinarsi al suo sangue alla spina. Il prelievo di sangue, nel caso del Desmodus rotundus, e’ irrisorio, perche’ 20 g di sangue equivalgono a due cucchiai rasi e per un bovino sono niente: le zanzare nelle steppe russe prelevano dalle renne in un giorno solo oltre mezzo litro di sangue!

Dal canto loro i vampiri ali bianche sono dei piccoli geni del travestimento. I polli, portati dagli europei, sono una delle loro principali fonti di cibo. Ebbene sembra che i vampiri abbiano scoperto facilmente, nel corso di poche centinaia di anni, e se lo tramandano per via culturale (l’evoluzione non avrebbe potuto agire cosi’ rapidamente) che c’e’ un punto sul petto della gallina, senza piume e molto vascolarizzato, che serve al volatile per tener calde le uova durante la cova e i pulcini dopo, ed e’ un punto molto sensibile. Se un vampiro riesce ad avvicinarsi tanto da saltare sulla gallina evitandone le beccate che potrebbero ucciderlo, tramite il sensore termico individua quel punto e vi si aggrappa infilandosi tra le piume. La gallina, molto piu’ stupida del pipistrello, reagisce istintivamente come farebbe con un pulcino, si accuccia, arruffa le penne e socchiude gli occhi, mentre viene “vampirizzata”, credendo di stare covando un pulcino.

Capita a volte che un pipistrello non riesca a nutrirsi, ad esempio perche’ la sua vittima lo ha percepito e allontanato, e torna al posatoio a pancia vuota. Un animale volante cosi’ piccolo, a sangue caldo, ha un metabolismo elevatissimo e se passasse anche solo 2-3 giorni digiuno morirebbe. Per sopravvivere allora i vampiri adottano una strategia interessante e rarissima nel regno animale, dato che prevede cortesia e reciprocita’: si fanno prestare il sangue. Al rientro al nido tutti i vampiri si dedicano ad un’attivita’ di reciproche pulizie dopodiche’ il vampiretto affamato (di solito sono i giovani inesperti che tornano a pancia vuota: una notte ogni tre per un giovane sotto i due anni, una notte ogni dieci per un vampiro adulto piu’ navigato) comincia a leccare il muso di un conspecifico. Cio’ induce in questi,  ma solo se lo ritiene opportuno, il rigurgito di un po’ di sangue che viene leccato dalle labbra, in una posizione tipo quella di un bacio alla francese. Il problema e’: il pipistrello donatore di sangue ci rimette. Come fare a garantirsi che il prestito non sia a fondo perduto e che il favore possa un giorno essere ricambiato? Per capirlo bisogna osservare la struttura sociale di questi animali.

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Colonia di Pipistrelli vampiro comuni (Desmodus rotundus).  Foto: www1.umn.edu

I vampiri comuni formano grandi colonie che arrivano anche a 2000 individui in posti completamente bui, come grotte, miniere, alberi cavi. All’interno della colonia pero’ si possono individuare gruppetti piu’ piccoli, da una ventina a un centinaio di esemplari. Ogni gruppo e’ formato da femmine, genericamente imparentate tra loro ma anche estranee: se si comportano bene, le estranee vengono accolte senza problemi; dai cuccioli (ne viene di solito partorito uno solo per volta, che resta con la madre anche tutta la vita se e’ femmina) e da un maschio adulto dominante. I giovani maschi si allontanano in genere all’eta’ di 12-18 mesi, in genere per un conflitto col maschio dominante (il che fa dei vampiri i pipistrelli con le piu’ lunghe cure parentali), e possono riunirsi in gruppetti di una decina di esemplari non imparentati tra loro. All’esterno di ogni “clan” ci sono sempre dei maschi subordinati che aspettano un momento di distrazione del maschio dominante. Questi infatti e’ in genere il padre di solo meta’ dei pipistrellini nati, non essendo la fedelta’ una virtu’ cardinale nel mondo dei chirotteri. In genere il ruolo di maschio dominante viene mantenuto per un paio di anni, sino alla perdita di una lotta con un altro maschio.

I vampiri ali bianche vivono invece in colonie miste composte da una trentina di individui e quelli zampe pelose anche prediligono colonie piccole, una dozzina di animali circa, sebbene in una caverna a Puebla (Messico) ne siano stati trovati 500 tutti insieme. Tutti pero’ hanno in comune la vitale attivita’ di prestarsi il sangue: e’ stato calcolato che se cosi’ non fosse l’80% dei pipistrelli vampiro morirebbe di fame entro il primo anno di vita. Col prestito di sangue invece e’ facile trovare femmine selvatiche di 15 anni di eta’.

Si diceva, come fare ad assicurarsi la reciprocita’ del prestito? Ci vogliono garanzie. E’ stato dimostrato che il sangue viene “prestato”  solo ed esclusivamente ad animali che abbiano condiviso lo stesso posatoio diurno per almeno il 60%  del tempo, indipendentemente dalle parentele. Se so dove abita, quando mi serve posso andare a pretendere la restituzione, sarebbe suicida dar sangue ad un estraneo. Un pipistrello affamato perde peso piu’ velocemente di uno che si e’ nutrito, quindi per il donatore restare a pancia mezza vuota e’ meno drammatico che per un pipistrello che non si e’ nutrito affatto, se poi c’e’ la possibilita’ di ricevere in cambio il favore quando si e’ nei guai. Ma come fare ad essere sicuri che uno non sia solo un miserabile, avido scroccone che pretende sangue anche dopo essersi nutrito? Il prestito di sangue avviene solo dopo l’attivita’ di grooming, ovvero di pulizie reciproche, durante le quali ci si rende facilmente conto se un pipistrello ha la pancia piena e tesa oppure no. Quindi se un ciccione viene a chiedere sangue solo perche’ lo rivuole indietro subito, di solito viene mandato al diavolo. Se poi un pipistrello bara, e non restituisce il sangue dopo averlo ricevuto, subisce un sistema di ostracismo per cui nessuno gliene presta piu’ dopo un po’, quindi non conviene a nessuno barare sapendo che la notte in cui si torna a pancia vuota e’ vicina.

L’unica eccezione a questa ferrea regola sono le madri, che dopo i tre mesi di eta’ del cucciolo gli integrano il latte con del sangue rigurgitato. Non solo e’ un ulteriore supplemento di calorie durante lo svezzamento, ma e’ anche una fonte di ceppi di batteri intestinali che favoriscono la digestione. Questa donazione di sangue unidirezionale dalla madre al cucciolo dura almeno un anno. I vampirotti allevati a mano nei centri di recupero e’ noto che hanno dei biberon con un contenuto speciale e unico tra i mammiferi: si fa una miscela contenente meta’ latte per gattini e meta’ sangue (di bovino o di pollo a seconda della specie di vampirello). Sempre meglio in effetti dei bruchi frullati che aggiungevo al latte del baby-Pipistrellus pipistrellus che ho svezzato qualche anno fa.

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Baby-vampiro comune in svezzamento in un centro di recupero. Foto (C) batconservation.org

Questo comportamento e’ stato ben studiato nel pipistrello vampiro comune ma nelle altre due specie, anche se si sa che avviene, non se ne conoscono con precisione i dettagli.

Sino a qui si direbbe che i nostri vampiri, sebbene un po’ scrocconi di sangue altrui, non siano piu’ nocivi di una zanzara troppo cresciuta ma purtroppo non e’ cosi’. C’e’ un problema correlato al loro morso che li rende pericolosi. Mi riferisco alla trasmissione della rabbia paralitica, una malattia virale il cui agente si annida nelle ghiandole salivari dei mammiferi e viene trasmessa con la saliva. questa malattia puo’ essere fatale per gli esseri umani che vengono accidentalmente morsi, sia per lavoro (zoologi e affini che si ostinano a star svegli la notte e catturare tutto quel che si muove, come se fosse divertente), sia per pura e semplice sfortuna, perche’ magari si abita dove una mandria di bovini e’ appena stata spostata in un altro pascolo e i vampiri sono costretti a cercare altre prede per non morire di fame. Anche i pipistrelli in realta’ muoiono per questa malattia ma cio’ e’ peggio perche’ prima di morire diventano lenti e torpidi, e’ piu’ facile catturarli e quindi essere morsi accidentalmente. La rabbia in realta’ e’ responsabile per il crollo della popolazione di intere colonie di vampiri e volendo e’ molto piu’ pericolosa per loro (che se la scambiano tramite le donazioni di sangue) che per noi, che ci vacciniamo. Nel 2005 in Brasile sono morte almeno 23 persone di rabbia a causa del morso dei vampiri, ma anche la popolazione di pipistrelli e’ crollata, sia per la rabbia che per la perdita di habitat per via della deforestazione.

Come sempre accade, e come ci insegnano i finali dei film dell’orrore, noi siamo molto piu’ pericolosi per i vampiri di quanto lo siano i vampiri per noi.

Nota di folklore: Congratulazioni a Christopher Lee che e’ appena stato nominato Baronetto (Sir) dalla regina Elisabetta per meriti artistici.

Alcune Referenze:

Carwardine, M. (2007) Animal Records. Natural History Museum, London.

Reid, F. (1997) A field guide to the mammals of Central America and Southeast Mexico. OUP, New York.

Withaker J. O., (2006) Bat Blood Donors. In: The Enciclopedia of mammals, OUP, New York

Wilkinson, Gerald S. (1984) Reciprocal Food Sharing in the Vampire Bat. Nature. 308: 181-184

Wilkinson, Gerald S. (1985a) The Social Organization of the Common Vampire Bat I. Pattern and Cause of Association. Behavioral Ecology and Sociobiology. 17: 111-121

http://news.bbc.co.uk/1/hi/4398660.stm

http://www.britannica.com/bps/additionalcontent/18/34801868/THE-CURIOUS-BLOODY-LIVES-OF-VAMPIRE-BATS

http://www.lorologiaiomiope.com/lavis-volante-i-pipistrelli-vampiro/

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22 agosto 2014 5 22 /08 /agosto /2014 21:45

zanzaraEP

Quali sono i sintomi e i possibili rimedi all’allergia alle zanzare? E come ci si può curare con l’omeopatia? Le punture di zanzara possono causare importanti reazioni allergiche con sfoghi cutanei estesi, fastidiosi e duraturi. L’allergia al veleno degli insetti, infatti, è una reazione anomala alla loro puntura causata da una sensibilizzazione allergica verso alcune componenti iniettate al momento del morso. Per quanto riguarda le zanzare, l’elemento incriminato è un antigene contenuto nella loro saliva. Si parla, quindi, di allergia alle sostanze iniettate dagli insetti quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa, grave e duratura. Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. In alcuni casi si può anche verificare febbre e malessere generale. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Dermatology, questo tipo di allergia è abbastanza comune fra i bambini, tanto che nel 75-80% dei piccoli di circa sei anni con una reazione abnorme alla puntura il test allergologico è risultato positivo (immunoglobuline E presenti in circolo).Sintomi
La maggior parte delle persone non è allergica alle punture di zanzara e sviluppa una reazione cutanea caratterizzata unicamente da gonfiore e prurito. In caso del fenomeno allergico noto come “Sindrome di Skeeter“, invece, le eruzioni cutanee presentano bolle, notevole gonfiore e lividi. Inoltre, il gonfiore non sarà circoscritto unicamente alla zona della puntura, bensì interesserà gran parte dell’arto (gamba o braccio). Questo tipo di sintomi in genere durano ore e, nei casi più gravi, anche giorni. Forme particolarmente rare comportano gonfiore e bolle che scoppiano in tutto il corpo. La risposta allergica più grave è l’anafilassi. Essa colpisce vari organi e causa abbassamento della pressione sanguigna, orticaria, gonfiore e difficoltà respiratorie.
Rimedi e omeopatia
La cura più efficace consigliata in caso di allergie è quella a base di farmaci antistaminici. Per prevenire le punture di zanzare, comunque, è utile evitare di soggiornare in ambienti e località troppo umide, utilizzare un repellente specifico da applicare sulla pelle, preferire detergenti neutri, creme non troppo profumate e abiti leggeri di tessuti naturali e traspiranti. Qualora si preferisca ricorrere ai rimedi naturali e all’omeopatia, Apis mellifica è indicata per tutte le punture che danno un rigonfiamento roseo e caldo, con sensazione locale di aghi o spilli. Ledum palustre si utilizza se il rigonfiamento è bianco bordato di rosso, e sembra freddo. Urtica urens viene utilizzata in presenza di punture analoghe a quelle curate dall’Apis mellifica, ma qualora l’acqua fredda peggiori il dolore e il bruciore. Arsenicum album è indicato se dopo la puntura c’è un intenso stato di prostrazione e la persona è molto spaventata. Tarentula cubensis, infine, va preferita se la lesione diventa di colorito cupo e violaceo.

Allora proviamo a fare una trappola, oltre a ultrasuoni, creme, prese elettriche:

 

Nessuna sostanza chimica artificiale, niente 'spiralette' né diffusori di 'profumi' da attaccare alla presa di corrente. Ecco cosa occorre:

  • 1 grammo di lievito di birra

  • 4 cucchiai di zucchero

  • 200 ml di acqua

  • Una bottiglia di plastica da 2 litri

  • Cartone o cartoncino nero

  • Scotch

  • Un contenitore per riscaldare l'acqua.

Per prima cosa, occorre tagliare la bottiglia di plastica e farlo un centimetro prima che inizi a diminuire la sua circonferenza. Dovrebbe essere tagliata in modo uniforme ed orizzontalmente.

1

Nel frattempo, si riscalda l'acqua e vi si versa lo zucchero, mescolando fino a quando non si sarà sciolto. La soluzione va lasciata raffreddare. È preferibile far bollire l'acqua circa 10 minuti per eliminare eventuali tracce di cloro. Successivamente l'acqua zuccherata va versata nella parte inferiore della bottiglia.

2

A questo punto, all'acqua sarà fredda si aggiunge il lievito senza mescolarlo in modo che la reazione chimica duri di più. Ciò produce diossido di carbonio (CO2) in piccole quantità, la principale 'attrattiva' per le zanzare. Mettere la parte superiore della bottiglia capovolta come un imbuto e inserirla dentro l'altra metà. Sigillare con nastro adesivo attorno ai bordi, in modo che la CO2 si concentri solo al centro del contenitore.

3

Rivestire l'intera bottiglia di cartoncino nero. Attenzione, la parte superiore non va coperta. La trappola deve essere posta in un angolo buio e preferibilmente umido. Per gli esterni, basta metterla in un angolo o appesa al soffitto, perforando il contenitore.

4

Dopo due settimane, basta staccare il cartoncino per vedere il risultato. Allora, l'”imbuto” andrà smontato per eliminare le zanzare intrappolate all'interno. Basta poi riempire la bottiglia con gli ingredienti già utilizzati per creare una nuova trappola. (Francesca Mancuso

http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/10231-trappola-zanzare-bottiglia-di-plastica

http://www.tantasalute.it/articolo/allergia-alle-zanzare-sintomi-rimedi-e-omeopatia/46099/

 

 

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18 agosto 2014 1 18 /08 /agosto /2014 21:45

L’arte di convincere i consumatori ad acquistare è diventata una scienza. Che si basa su studi psicologici, indagini sul comportamento, tecnologie d’avanguardia.

neuroz_0129 

L’arte di convincere i consumatori ad acquistare è diventata una scienza. Che si basa su studi psicologici, indagini sul comportamento, tecnologie d’avanguardia:
colori, profumi, trucchi e strategie.
Viaggio nei meandri del neuromarketing, la disciplina che ci muove a consumare.


RTX9338PJS. Strana la sigla, ancora più strano il prodotto: una bomboletta spray che contiene aroma di cheeseburger al bacon. Lo stesso che spruzzato abbondantemente nei condotti dell’aerazione dei fast food fa vendere più hamburger. Mentre i clienti si inebriano di quello che credono odore sincero di barbecue e invece, senza saperlo, si arrendono all’ultima frontiera del marketing: il sensory branding.

Profumo d'acquisto
Di che si tratta? In breve di una serie di strategie a cui sono sottoposti i nostri sensi di consumatori. Nei fast food e non solo.
Nel 2007 lo psicologo Eric Spangenberg ha per esempio scoperto che diffondere profumo di vaniglia in un negozio di abbigliamento femminile faceva raddoppiare le vendite. E gli ingegneri di una nota azienda di caffè solubile hanno fatto gli straordinari per realizzare barattoli in grado di rilasciare la massima quantità di profumo quando si apre il coperchio. Facile? Mica tanto: il caffè liofilizzato infatti di suo odora poco. Ma noi consumatori questo non dovremmo saperlo. Così come dovrebbe sfuggirci il motivo per cui il banco del pane, nei supermercati, 9 volte su 10 si trova vicino all’entrata (l’odore del pane fresco stimola il nostro appetito e ci fa percepire come freschi anche prodotti che non lo sono).

 

Il colore dei soldi
E l’olfatto non è l’unico senso ad essere preso di mira. Avete fatto caso che il guscio delle uova negli anni è diventato marroncino, da che era bianco? Non è una mutazione genetica delle galline, ma ancora una volta una trovata degli esperti di marketing. Il marroncino pare richiami scenari bucolici, e vende di più. E si accompagna meglio al giallo carico di certi tuorli, anche esso poco casuale: per ottenere uova così, lo sanno bene gli allevatori, basta dare vitamine alle galline. Ma vuoi mettere l’effetto nel piatto?

Il libro dei segreti
Di questi e altri inganni sensoriali si parla nel libro Neuromarketing (Apogeo editore). L’autore, Martin Lindstrom, è uno dei più grandi esperti al mondo di seduzione delle merci. In 228 pagine svela cosa ci spinge ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro e quali strategie usano i grandi marchi per accalappiarci. Nulla infatti nel mondo dello shopping globale è frutto del caso, quanto del lavoro di persuasori che ogni giorno ci mettono alla prova con trovate subdole e geniali.

La religione dell'iPod
Di esempi Lindstrom ne fa tanti. C’è chi come la Apple punta sull’effetto religione, allestendo negozi come fossero cattedrali tecnologiche ed eventi scanditi secondo una precisa liturgia (ve lo ricordate Steve Jobs con l‘iPad in mano, come fossero le tavole della legge di Mosè?). E chi, come lo stilista Calvin Klein, si fa pubblicità con dei manifesti erotico-scioccanti che mirano dritto al nostro senso del pudore. Anche se - sorprendentemente - spiega Lindstrom non è il ricorso al sesso ad attirare la nostra attenzione, di quello forse siamo anche stufi, ma la provocazione in sé. E il fatto che se ne parli.

Come cavie da laboratorio
Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di leggende metropolitane, raccolte da un critico della società dei consumi. Non è così.

 
Neuromarketing. Attività cerebrale e comportamenti d'acquisto
di  Martin Lindstrom

Acquista su Focus Bookstore

Lindstrom tutte queste cose le sa perché svolge egli stesso ricerche sui consumatori per conto dei grandi marchi. Veri e propri esperimenti che, come racconta in Neuromarketing, richiedono addirittura l’uso di strumenti medico/scientifici come la tac o la risonanza magnetica per scoprire cosa succede al nostro cervello quando ci troviamo in presenza di un prodotto sugli scaffali del supermercato o quando assistiamo a uno spot in tv.
E allora perché scriverci un libro? La risposta la da lo stesso Lindstrom nell’introduzione: “… quante più aziende conosceranno i nostri bisogni e i nostri desideri inconsci, tanto più utili potranno essere i prodotti che potranno mettere sul mercato”. Insomma anche il marketing ha un’anima.

Eugenio Spagnuolo, 8 marzo 2010

 

 

Supermarket
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16 agosto 2014 6 16 /08 /agosto /2014 21:35

Google-Baseline

 

DOPO AVER MAPPATO IL PIANETA TERRA ,LA LUNA, MARTE E LA VOLTA CELESTE Google inc. si appresta a realizzare una nuova impresa: mappare il corpo umano. Obiettivo del progetto (che coinvolgerà migliaia di partecipanti e quasi cento ricercatori) è identificare i “segni biologici” che precedono la comparsa delle malattie. Google si è imbarcata in quello che è forse il suo progetto scientifico più ambizioso di sempre: mappare l’intero corpo umano. Si chiamerà Baseline Study e raccoglierà, in forma anonima, i dati molecolari e genetici prima di 175 persone, poi di migliaia in più. Lo scopo è creare la più completa figura di ciò che dovrebbe essere un individuo in perfetta salute, favorendo la prevenzione di malattie spesso ereditarie come quelle cardiovascolari o il cancro. Ne parla il Wall Street Journal. Il progetto sarà coordinato da Andrew Conrad, un biologo molecolare che è stato assunto dai laboratori di Google X nel marzo 2013 e guiderà un team composto da decine di altri scienziati. Baseline non è certo il primo studio genetico “di massa”, ma la quantità di informazioni che punta ad analizzare è senza precedenti. Google metterà a disposizione i suoi potenti computer per aiutarli a scovare il punto centrale del progetto: i “segni biologici” che determinano o impediscono lo sviluppo delle patologie.

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google

 

AD ESEMPIO PARAGONANDO I DATI GENETICI di chi riesce a smaltire i grassi più facilmente con quelli di altri individui, si potrebbero identificare i tratti distintivi che favoriscono un minore livello di colesterolo, e indirizzare le cure o l’industria farmaceutica in modo più preciso. Finora la maggior parte di questi “segni” (o “biomarkers”, in inglese) scoperti dalla scienza sono legati alla fase terminale di certe malattie perché gli studi tradizionalmente si focalizzano sui pazienti già malati. Ma Baseline punta sui grandi numeri perché vuole identificare qualsiasi tipo di “segno”, anche quelli che forniranno poche informazioni utili per curare le malattie. L’impresa è comunque un grande passo verso l’ignoto e richiederà molto tempo prima di produrre risultati concreti, dice Conrad al Wall Street Journal. Ma rispetto al passato questo tipo di studi sono enormemente più economici, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie. Baseline non sarà orientata alla creazione di prodotti o servizi commerciali e i dati raccolti, promette Google, non saranno venduti a nessuna altra azienda. Ma i laboratori di Mountain View stanno nel frattempo sviluppando diversi dispositivi portatili che consentono il monitoraggio dell’attività biologica, come un modello di lenti a contatto che controllano i livelli di glucosio nel sangue e che verranno testati proprio sui partecipanti al progetto Baseline prima di arrivare sul mercato.
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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11 agosto 2014 1 11 /08 /agosto /2014 20:40

Il teschio, motivo ricorrente nell’iconografia classica di molte culture, è sicuramente uno dei simboli più controversi.

Se ad una prima osservazione potrebbe esprimere un valore negativo di morte, nella tradizione popolare degli abitanti di Tibet, Laddak ed India, così come per le genti del Sud America (anche se in un contesto più complesso: basti infatti pensare alla Festa dei Morti in Messico), ed ancora per le razze del nord, come quella Celtica, è considerato molto positivo. Per gli orientali è visto come la rappresentazione della conoscenza, della saggezza degli antenati desiderosi della guarigione del e per il proprio popolo. In Tibet, dov’è particolarmente amato, viene ritenuto emblema della caducità della vita, immagine di ciò che è stato e di ciò che è, dell’esistenza che in esso è stata contenuta e che rappresenta.

skull, teschio, simbologia, significato, oriente

Personificazione dell’impermanenza, esso riporta all’esperienza della morte ed al desiderio di sconfiggerla, alla sua inevitabilità ed alla necessità di vivere pienamente la vita esercitando la compassione, ed acconsente alla comprensione dei limiti della conoscenza umana. Nei rosari buddhisti, i teschi aiutano ad intuire il senso della vita e della morte durante la preghiera e la meditazione.

sugar skulls, calaveras, dia de los muertes, mexico

Il concetto di accettazione della fine terrena è ciò che sta alla base della famosa festa messicana El Dia de los Muertos, rituale che coinvolge le popolazioni degli altopiani montuosi del centro e del sud del paese, in particolare ad Oaxaca, dove i teschi, chiamatiCalaveras, sono raffigurati in ogni possibile variante, dai dipinti alla gioielleria tipica per l’occasione, ai coloratissimi dolci di zucchero.

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Questa solennità, fortemente sentita ed alla quale partecipa in massa la cittadinanza locale, ironizza e si fa gioco della morte, ed i teschi hanno la funzione di tramite tra i vivi ed i cari defunti; il trapasso è parte necessaria, imprescindibile ed ineluttabile dell’esistenza umana e questo rito vuole onorare la continuità e la persistenza della vita.

 

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A tal proposito, è interessante e piacevole da leggere il breve testo che segue, testimonianza di Paola Guajardo, messicana che vive in Cina e che ricorda e conferma la grande partecipazione del proprio popolo a questa straordinaria celebrazione.

 

"Hanno un lungo cammino di fronte a sé per arrivare al luogo degli Dei" dice Paola Guajardo, ammirando un luccicante dolce di zucchero a forma di teschio. Queste delizie sono per Leonora Carrington, una pittrice surrealista morta nel maggio 2011, e Paola sta dando gli ultimi ritocchi per un altarino del Giorno dei Morti in suo onore all’ambasciata messicana di Pechino.

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Per guidare l’artista lungo la strada verso la sua prossima vita, file di candele sfarfallano sui vari ripiani a livelli dell’altare, già infiammati da carta crespa arancione, il colore tradizionale del lutto per i messicani.

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"Non riusciamo a procurarci i fiori qui", dice Guajardo, riferendosi alle calendule arancione intenso che vengono utilizzate in tali occasioni sin dai tempi degli Aztechi.

Quando gli spagnoli giunsero nella penisola dello Yucatan, si imbatterono in una festività di mezza estate dedicata ai bambini ed ai morti, celebrata con fuoco ed incenso, costumi in pelli di animali, immagini dei defunti ed offerte di oggetti personali, i loro cibi preferiti, bevande e fiori.

In un non particolarmente vincente tentativo di cristianizzare l’evento, i conquistatori spostarono la festività il 2 di Novembre, il giorno di Ognissanti, dove tutt’oggi cade.

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Mentre la tradizione messicana sembra somigliare al giorno della memoria Cinese, l’atmosfera è differente, dice Paola, il quale marito Jorge è ambasciatore messicano in Cina .

"El Dia de los Muertos è un giorno dedicato non tanto al lutto, quanto al celebrare ed accettare la morte con ironia ed umorismo", ci svela lei.

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Le veglie nei cimiteri sono inondate dalle calendule native, dando alla festa un tocco di Halloween, una festività con la quale condivide il periodo e lo spirito nei confronti del tema della morte. Quest’atteggiamento così irriverente, può essere scioccante per i cinesi, che hanno invece un approccio molto solenne nei confronti dei rituali in onore dei propri antenati: per loro, infatti, questo giorno è consacrato al culto degli antenati, chiamato Quing Ming Festival o Tomb Sweeping Day, perché per l’occasione i familiari fanno visita alle tombe dei propri cari, pulendole bene ed abbellendole con fiori, e sulle quali porteranno cibo e frutta che poi consumeranno sui sepolcri spazzati.

La tradizionale festività del Giorno dei Morti è stata dichiarata "un’intoccabile eredità culturale per l’umanità" dall’UNESCO nel 2003 ed iscritta nella Lista Rappresentativa nel 2008.

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Per quattro anni, Paola ha creato altari per diverse celebrità decedute ed ammette di avere un certa affinità con gli artisti: l’anno scorso l’onore è andato a Frida Kahlo. Nonostante approfitti di questa ricorrenza per condividere una fetta della propria cultura con la comunità cinese di Pechino, anche per lei si è trattato di un vero proprio percorso ricco di scoperte: in quanto nativa del Messico settentrionale, non è cresciuta con quel tipo di tradizioni tipiche di altre regioni.

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Carrington, dal canto suo, probabilmente avrebbe apprezzato un altare punteggiato di teschi di zucchero ed umorismo di carattere personale.

 

Il desiderio dell’uomo di piegare la morte si manifesta appunto con la derisione di essa, ed il miglior modo per esprimere questo pensiero è utilizzare uno dei suoi simboli, il teschio, per esorcizzarla e acclamare alla vita, alla sua completezza ed estensione.

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Più a nord, e precisamente tra le popolazioni Celtiche, esso assume significati articolati e compositi: è visto come la sede del potere, l’essenza e la dimora dell’anima e dell’essere umano e per questo è ritenuto emblema di autorità, divinità e creazione, viene inoltre considerato luogo dell’intelligenza, spirito e origine della vita stessa.

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Impiegati in rituali e sacrifici, i teschi sono stati rinvenuti anche in fondo a pozzi sacri, dove probabilmente venivano gettati per depurare le acque profonde e vengono per questo legati alla simbologia della purificazione dell’anima e del suo rinnovamento. Intesi anche come degli avvertimenti, si credeva potessero eliminare qualsiasi tipo di malattia ed influenza negativa, e che indossandoli garantissero benessere e protezione, come dei numi tutelari posti a guardia degli uomini.

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In epoche ancora più antiche ebbero il ruolo di trofei di guerra, legati alla morte del nemico ed all’acquisizione, conservandoli, delle caratteristiche e del valore della persona sconfitta.

Il teschio, dunque, in tutte le culture e tradizioni, con le molteplici varianti e particolarità, contempla in sé un significato collettivo: la consapevolezza dell’uomo della inevitabilità della morte, ma, al tempo stesso, l’ambizione di poterla sottomettere utilizzando allegorie che la rappresentano.

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http://www.gioielliorientali.com/index.php?simboli-gioielli-e-tessuti-orientali_109/rest-ye-merry-riposa-in-allegria-_131/
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9 agosto 2014 6 09 /08 /agosto /2014 19:51

La mia salute ogni tanto sprizza scintille e un grazie doveroso, lo devo sempre ai medici che oltre a seguirmi professionalmente, mi sopportano e stanno imparando a comprendere le mie continue batutte che qualcuno sembra ormai apprezzare. Hanno già capito che quando mi metto con il pc portatile di fronte a me, sono all' opera e sono anche loro al corrente che....il blog del conte rovescio è il mio!

A breve sono sicuro che mi porteranno il pasto con il nome conte rovescio...

A parte gli scherzi, la convalescenza continua e con piccoli risultati, ogni giorno posso dire che la guarigione va avanti e nell' arco di una decina di giorni, ritengo che sarò fuori dall' ospedale per beccarmi un bel temporale, dato che al nord ormai sembra quasi consuetudine. Posso parlare dell' ospedale Molinette, dato che ne sono ospite, no?

L’ospedale Molinette è opera di Mollino. Ma non di Carlo, l’architetto-designer-fotografo-pilota-maestro di sci-scrittore eccetera eccetera, bensì di suo padre Eugenio, professionista tutto d’un pezzo dall’immaginazione creativa totalmente diversa da quella del figlio. 

Il grande complesso ospedaliero, realizzato tra il ’27 e il ’34 (su un incarico risalente addirittura al 1915) al margine della città, lungo una direttrice che si dimostrava appropriata in virtù della preesistenza delle facoltà scientifiche, si definisce su un impianto a struttura ortogonale di diciannove padiglioni di altezza variabile dai due ai quattro piani, collegati da gallerie vetrate a due livelli. Il 21 luglio 1928 venne firmata una convenzione con cui si stabilì la sede del futuro ospedale, chiamata la Città Ospedaliera, lungo la sponda sinistra del Po nei pressi di un vecchio mulino chiamato “La Molinetta”: da qui il nome del complesso. 

Ne venne fuori una sobria, lineare e rigorosa architettura funzionale che filtra la modularità della struttura spaziale in calcestruzzo armato, e che rifugge da qualsiasi orpello decorativo interno o esterno e da qualsiasi enfasi retorica. Come hanno scritto Magnaghi, Monge e Re nel loro “Guida all’architettura moderna di Torino”, «Al di fuori dalle polemiche tra razionalisti e tradizionalisti, rivoluzionaria nella refrattarietà alle mode formali e tutta intesa alla concreta problematica della costruzione, questa realizzazione pare nell’edilizia civile in qualche modo parallela all’architettura industriale di Mattè Trucco: e, come quella, denuncia il proprio limite nell’assenza di adattabilità». Ecco il motivo che sta spingendo verso lo spostamento del più importante ospedale del Piemonte in un nuovo sito, nonostante i numerosi interventi di trasformazione che si sono succeduti negli anni, dettati da necessità di capienza e dall’evoluzione funzionale dell’ospedale. 

Tornando alla sua storia, l’ospedale venne inaugurato in pompa magna, presenti le autorità cittadine e il re Vittorio Emanuele III attorniato da una folla di personalità politiche e militari, il 9 novembre 1935. Il suo costo fu pari a 61 milioni, di cui 35 spesi dal Municipio, 21 dal Governo, 5 dall’Ospedale Maggiore (destinati all’arredamento) e 10 versati dalla famiglia Abegg. Durante la seconda guerra mondiale le Molinette rimasero agibili solo per metà a causa degli ingenti danni dovuti ai bombardamenti destinati alla Fiat Lingotto, alla Riv, alla linea ferroviaria, garantendo comunque i servizi e i ricoveri d’urgenza. Nel cortile di corso Bramante fu allestito anche un rifugio antiaereo dove vennero ricoverati i malati durante le incursioni aeree. 

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31 luglio 2014 4 31 /07 /luglio /2014 21:36

 

Con la morte  cessano quelle  funzioni biologiche che definiscono gli organismi viventi. La morte si riferisce sia ad un evento specifico sia ad una condizione. Con la morte, termina l'esistenza di un individuo.

Dopo la morte nel cadavere si verificano una serie di trasformazioni: prima si verifica l'algor mortis (raffreddamento del cadavere), poi il rigor mortis (rigidità cadaverica) ed il livor mortis (ristagno e coagulazione del sangue). La decomposizione della salma, in realtà, inizia immediatamente dopo l'arresto della circolazione sanguigna (e quindi dell'ossigenazione), sebbene i suoi effetti più evidenti si manifestino solo dopo alcune ore.
ll destino del corpo della persona defunta, a seconda della cultura del popolo o delle particolari scelte dettate da consuetudini o motivazioni particolari può essere molto diversificato. A questo si aggiunge il rango del defunto, che influenza ogni decisione in merito.
Già durante il neolitico, in Italia, era diffuso il culto dei morti, ai quali si dava sepoltura secondo un rituale che prevedeva il rispetto per il defunto e una cura particolare per la tomba. In altre culture i riti e le usanze sono state differenti; ad esempio, presso gli antichi Persiani per i quali sia la terra sia il fuoco erano sacri, i cadaveri non erano seppelliti o bruciati per non contaminare i due elementi, ma lasciati a decomporsi su piattaforme sopraelevate; tale modalità fu in uso anche presso alcune tribù di nativi americani. Presso le tribù Yanoami, della zona amazzonica, è in uso una forma di cannibalismo del defunto, perché il corpo prima viene cremato, e poi le sue ceneri vengono impastate con una pappa a base di banana e mangiate da tutta la tribù. In tal modo si crede che l'anima del morto rimanga tra i suoi cari
Nella cultura occidentale, il corpo del defunto , deposto in una bara, può solitamente subire tre destini diversi:
  • INUMAZIONE - La bara, ermeticamente chiusa e di solo legno, viene sepolta in terra.
  • TUMULAZIONE - La bara, ermeticamente chiusa, viene murata in un loculo o in tomba privata, anche di grande dimensione.
  • LA CREMAZIONE - Prevede l'incenerimento della salma in bara dentro forni speciali. Le ceneri, raccolte in una urna, possono essere tumulate in loculo o in tomba o sparse in ambiente (aria, mare, terra) o in appositi spazi nei cimiteri. In questo caso la legislazione si differenzia da paese a paese.

 

Nella quasi totalità delle culture, si celebra una cerimonia commemorativa detta funerale, che può essere spesso religiosa, ma anche civile.

 

Le tombe si trovano generalmente accorpate in terreni civici destinati a tale scopo, detti cimiteri ove il necroforo si occupa poi materialmente della sepoltura e delle altre operazioni tecniche e pratiche riguardanti le salme.
I cimiteri sono generalmente considerati luoghi sacri o di rispetto.Oggi, come in passato, quando a morire è una personalità importante, si procede talvolta ad una sorta di imbalsamazione, sul modello degli antichi faraoni egizianiTale destino è riservato ai papi o ad alcune personalità politiche, come Lenin o Mao.

ALCUNE CREDENZE 
RIGUARDO  LA MORTE 
SONO LE SEGUENTI
  • Se si odono 3 forti colpi sulla testata del letto di un ammalato o del letto di un suo parente ,la morte è vicina.
  • Se il vento spegne una candela sull'altare della chiesa , il sacerdote morirà presto.
  • I cani che ululano senza motivo apparente contro una porta aperta ,si dice preannunciano la morte.
  • Un'antica tradizione Ebrea dice che sia possibile conoscere quale dei 2 coniugi morirà per primo , calcolando il valore numerico delle lettere dei loro nomi : A=1 B=2 eccetera. Se il totale è pari ,si dice che morirà prima il marito, se è dispari morirà prima la moglie.
  • si dice che se ,un morto ha gli occhi aperti , stia aspettando che qualcun'altro  lo raggiunga.
  • In genere , si dice che le anime di  chi muore di morte violenta vagheranno per la terra fino a quando saranno liberate .
  • L'anima di una vittima di un omicidio , si dice che rimanga sulla terra fino a quando non si sia trovato il colpevole o fino a quando non venga sepolto indossando le scarpe che portava al momento dell'omicidio.

RIGUARDO ALLA VITA DOPO LA MORTE :
Su questo argomento è stato scritto tantissimo 
da molti ricercatori , io mi limito a mostrarvi questo  video
sulla vita oltre la vita  spero di soddisfare la vostra curiosità...

 
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28 luglio 2014 1 28 /07 /luglio /2014 21:09

Chi da bambino non ha mai sognato di avere una casa tutta sua costruita in cima ad un albero, un paradiso sicuro da dove osservare il mondo senza essere visti?
Fortunatamente le case sugli alberi non esistono solo nei sogni e nelle fiabe. Ci sono infatti molti architetti che hanno realizzato quello che è il sogno di tutti e hanno costruito delle case sugli alberi da lasciare senza fiato.

La cosa interessante è che in alcuni posti del mondo la casa sull’albero non è un mero luogo esotico, ma è l’abitazione permanente delle popolazioni del posto, rappresentando quindi un’esigenza di vita. In Nuova Guinea per esempio le popolazioni Korowai vivono in modo permanente nelle loro case sugli alberi, per via dell’esigenza di proteggere il cibo e e le proprie cose dagli animali e dalle alluvioni mantenendo qualsiasi cosa al di sopra del livello terreno.

Ebbene si è possibile realizzare i nostri sogni infantili e catapultarci in queste abitazioni da sogno. Perché infondo nelle case sugli alberi c’è sempre qualcosa di tremendamente magico! 

 Noi vi proponiamo la selezione delle case sugli alberi più spettacolari al mondo. Uno scenario di architetture mozzafiato ed eco-sostenibili.

Teahouse Tetsu (Yamanashi, Japan)

L’architetto Terunobu Fujimori ha realizzato questa casa meravigliosa in cima a tre alberi di castagno, in una combinazione unica di minimalismo e fantasia. La casa che letteralmente significa “Casa da Thè troppo alta” è raggiungibile mediante una scala, e gli ospiti una volta all’interno possono gustare un thè e godere della vista mozzafiato. Mentre l’interno della casa è molto semplice, l’esterno appare come un disegno in uno scenario che rispecchia il mondo incantato delle fiabe.

immagine-2-Teahouse-Tetsu-di-Terunobu-Fujimori

Free Spirit Spheres (Vancouver Island, Canada)

Disegnate da Tom Chudleigh queste fantastiche case a sfera sono sospese fra gli alberi della foresta pluviale sulla costa occidentale dell’isola di Vancouver in Canada. Si tratta di un quartiere di case a sfere di legno eco-friendly create affinchè possano coesistere con l’ambiente della foresta senza risultare invadenti. Sei sei curioso di saperne di più guarda il video del tour riportato di seguito.

http://www.youtube.com/watch?v=Kxsyo6cGxu4

Qui il link ufficiale della struttura freespiritspheres.com

immagine-3

Yellow treehouse (Nuova Zelanda)

immagine-4-Yellow-trehouse-Nuova-Zelanda

La forma rimanda subito ad un bozzolo di farfalla queste case sono dei particolarissimi ristoranti costruiti direttamente su una sequoia ad Auckland. Il ristorante ha uno spazio per 18 posti a sedere e dispone anche dell’angolo bar. Le strutture realizzate dalla Pacific Environments Architects presentano una stilizzazione suggestiva soprattutto di notte il treehouse con i particolari effetti di luce assume un aspetto suggestivo e magico. L’integrazione con la natura è spettacolare e l’effetto incredibile. Sito ufficiale http://www.yellowtreehouse.co.nz/

immagine-5-Yellow-Tree-House-suggestivo-effetto-notturno-in-Nuova-Zelanda

Temple of the Blue Moon (Fall City, Washington)

Progettata da Pete Nelson a Issaquah, Washington, questa suggstiva casa sugli alberi è una struttura costruita su un albero secolare di 300 anni, ad un’altezza di 360 metri.

immagine-6Temple-of-the-Blue-Moon,-Fall-City,-Washington

La struttura immersa nella foresta può essere raggiunta dai visitatori attraverso una passerella sospesa nel vuoto.

Immagine-7-Temple-of-the-Blue-Moon,-Fall-City,-Washington

Se desiderate avere maggiori informazioni a riguardo visitate il sito ufficiale http://www.treehousepoint.com/temple-treehouse.html

Hang Nga treehouse (Dalat, Vietnam)

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Conosciuta anche come “crazy house” si tratta di un vero capolavoro di design , realizzato dall’architetto Dang Viet Nga (anche nota come la figlia del secondo presidente del Vietnam, defunto Truong Chinh). È un capolavoro architettonico e rappresenta una vera e propria esperienza al di là dei confini con la realtà.

immagine-9-Vietnam Crazy House

Varcata la soglia di queste abitazioni di ha la sensazione di essere catapultati in un mondo fantastico. Le grotte adibite a corridoi attraverso i quali si raggiungono le varie stanze contribuiscono a conferire un’atmosfera surreale e fantastica esaltata da elementi quali la presenza di scale a chiocciola, le torrette contorte e le ragnatele fatte di corda. Una zona della casa è stata adibita a guesthouse dove è possibile pernottare.

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Three Story treehouse (British Columbia, Canada)

Una delle più grandi case sugli alberi è la Three Story nella foresta incantata della British Columbia.

immagine-11Three-Story-Treehouse-(British-Columbia,-Canada)

La foresta incantata situata a 23 km a ovest di Revelstoke è una delle attrazioni più famose del Canada.

immagine-12Three-Story-Treehouse-(British-Columbia,-Canada)

Una passeggiata attraverso questa magnifica foresta vi condurrà a salire sull’albero più alto della British Columbia dove si trova appunto la Three story treehouse e godere di un’atmosfera da favola.

4Treehouse (Ontario, Canada)

E’ stata progettata da Lukas Kos, e costruita sul lago di Muskoka in Ontario, una struttura che rispetta il concetto di eco-sostenibilità proprio perchè è stata progettata per ridurre al minimo l’impatto ambientale sugli alberi e la natura circostante.

immagine-13-4-treehouse-Ontario-canada

Il nome attribuito alla casa, “casa4” deriva dal fatto che è stata costruita attorno alla base di quattro alberi. La costruzione ha un aspetto moderno dato soprattutto dal suo sistema di illuminazione. I visitatori possono accedere alla casa attraverso una scala a chiocciola.

Nescafè treehouse (Kamishihoro, Giappone)

La struttura erastata realizzata da Takashi Kobayashi appositamente per girare uno spot pubblicitario della Nescafè.

immagine-14-Nescafe-treehouse

È uno dei più famosi costruttori di case su alberi al mondo. La casa dalla forma di un nido che ha realizzato in un campo di Kamishihoro a 12 metri di altezza raggiungibile mediante una scala a chiocciola. Per quanto bellissima purtroppo la casa-nido non è accessibile ai visitatori.

immagine-15-Nescafè-treehouse-spot
Molte sono le strutture in cui è possibile soggiornare e trascorrere una vacanza totalmente immersi nella natura, all’insegna del relax più totale, o semplicemente visitarle. Queste treehouses non fanno altro che riprendere e ripercorrere i sogni di tutti i bambini: avere un rifugio, un posto accogliente e avvolgente dove nascondersi, e stare a contatto con la natura!

 

http://www.trendylife.it/2014/05/archivio/spettacolari-case-sugli-alberi/

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26 luglio 2014 6 26 /07 /luglio /2014 21:10

Il 18 marzo 1314 Jacques de Molay, ultimo maestro dell’ordine dei Cavalieri del Tempio, i Templari  e il nobile Goffredo di Charney si avviavano verso sull’isola della Senna detta dei giudei, nei pressi di Notre Dame; entro poche ore si sarebbe consumata la vendetta di Filippo IV il Bello, detto anche il Falsario, verso l’Ordine che aveva osato sfidarlo, diventando un potere nel potere, probabilmente più forte del potere reale, sicuramente molto più ricco.
Come racconta Goffredo di Parigi, che assistette a quello che potremmo definire un assassinio di stato, De Molay si comportò più che dignitosamente, andando incontro alla morte su una pira che era stata preparata per lui e per il suo inseparabile amico di Charney. Ecco le parole del testimone: “” Il Gran Maestro, quando vide il fuoco acceso, si spogliò senza esitazioni. Riferisco come lo vidi.

Egli si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con aspetto tranquillo, senza affatto tremare, sebbene lo spingessero e lo scuotessero molto. Lo presero per assicurarlo al palo e gli legarono le mani con una corda, ma egli disse ai suoi carnefici:” almeno, lasciatemi congiungere un po’ le mani e dire a Dio la mia preghiera, poiché questo ne è il momento, essendo in punto di morte; e Dio sa, ingiustamente. Ma accadranno ben presto disgrazie a coloro che ci condannano senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte; muoio con questa convinzione. Quanto a voi, Signore, rivolgetemi la faccia, vi prego, verso la Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo (Cattedrale di Notre Dame de Paris)”.

Gli fu concessa questa grazia e la morte lo prese così dolcemente, in questo atteggiamento, che ognuno ne restò meravigliato”Molte cronache dell’epoca riportano come veritiere le parole che De Molay avrebbe pronunciato rivolto a Filippo IV e al suo degno compare di complotto, il papa Clemente V, quel “Dio vendicherà la nostra morte”, riportandole come ” Davanti a Dio intimo a Filippo il Bello e Clemente V di comparire davanti a lui entro un anno da oggi”
Pochi minuti dopo che il rogo venne acceso, di De Molay e di Goffredo di Charney non restava che la cenere; con loro scomparivano 196 anni di storia tumultuosa, fatta di atti eroici compiuti dai Cavalieri templari offuscati solo dal processo, costruito da Filippo il Bello, con prove false, con confessioni estorte con la tortura e la violenza, grazie alla complicità di Clemente V,colui che Dante descrisse così:
“chè dopo lui verrà di più laida opra,(papa Bonifacio VIII NDR)
di ver’ ponente, un pastor sanza legge
Nuovo Iasón sarà, di cui si legge
ne’ Maccabei; e come a quel fu molle
suo re, così fia lui chi Francia regge Filippo il Bello NDR)
e che confinò nell’inferno della Divina Commedia,(XIX.83), ovvero Bertrand de Gouth, eletto dopo la morte di Bonifacio VIII e passato anche alla storia per essere stato il Papa della cattività avignonese, cioè colui che trasferì la sede del papato da Roma ad Avignone.
Un periodo di tempo che durò dal 1309 al 1377; ma Clemente V sopravvisse solo 5 anni alla decisione storica di spostare la sede del papato e di pochi mesi soltanto all’infamia di aver avallato la fine dell’Ordine del Tempio; come del resto successe al re Filippo il Bello, morto anche lui nello stesso anno, come vaticinato da De Molay e come accadde all’anima nera dello stesso re, Guglielmo di Nogaret, l’uomo che si era reso protagonista dello schiaffo di Anagni e che aveva imbastito il processo contro i templari.


 Tre uomini uniti dallo stesso destino; morire in quel 1314, anno funesto in cui la chiamata a correo di De Molay si trasformò in una sinistra predizione che puntualmente si avverò, generando la leggenda della maledizione dei Templari.Il rogo del 18 marzo 1314

Ma cosa accadde realmente ai tre personaggi implicati nella storia?
Clemente V morì improvvisamente a Roquemaure-Gard il 20 aprile del 1314; erano passati soltanto 33 giorni da quel tragico rogo di Parigi;le cronache dicono che il papa morì di dissenteria, a causa di un’indigestione, ma qualcuno riporta la testimonianza del papa sul letto di morte con i lineamenti stravolti e la lingua nera, chiaro sintomo di avvelenamento.
Filippo IV il Bello ( meglio sarebbe il falsario) morì in maniera altrettanto improvvisa a Fontainebleau, il 29 novembre 1314, in seguito alle conseguenze di una caduta da cavallo accorsa mentre partecipava ad una battuta di caccia.
Infine Guglielmo di Nogaret, il primo a morire, nel marzo del 1313, un anno prima del rogo.
Tre morti improvvise, come del resto accadeva spesso nel medioevo; ma tre morti pesanti, perchè in qualche modo, se escludiamo il Nogaret, morto prima degli ultimi maestri templari, le scomparse improvvise di Filippo il Bello e di Clemente V appaiono decisamente sospette.
Lungi dal voler attribuire le due scomparse a fenomeni sovrannaturali, ci si può soffermare, però, sulle strane combinazioni che portarono alla morte dei due personaggi.
Come già detto, Clemente V morì ufficialmente per un’indigestione; il papa era odiato, disprezzato e mal visto un pò da tutti.
Era stato un papa simoniaco, sul quale si allungavano ombre cupe dovute come già detto alla sua elezione, voluta fortemente dal re falsario, per finire con la sua smodata avidità.
Aveva di fatto accumulato grandi ricchezze, usando mezzi indegni del vicario di Cristo; nepotista, aveva eletto a cariche importanti molti familiari, non riuscendo però a conquistarsi l’affetto di nessuno.
Lo prova quello che accadde dopo la sua morte, quando con il cadavere ancora caldo, servi e amici corsero a impossessarsi di tutto quello che il papa aveva lasciato.Uno dei suoi servitori fece cadere dei ceri sul letto di morte del papa, con la conseguenza che buona parte dei suoi resti mortali andarono bruciati, quasi a confermare in qualche modo la sinistra predizione di De Molay. Difficile dire se morì davvero per un’indigestione: con tanti nemici, ci può essere stato qualcuno, manovrato dai templari, che abbia somministrato al papa stesso del veleno, contribuendo cosi alla scomparsa di quello che i cavalieri stessi consideravano il braccio armato del re falsario.
In quanto al Re falsario, mori con sospetta coincidenza il 29 novembre del 1314 esattamente nell’arco temporale previsto da Jaques de Molay; molti libri di storia concordano nel descrivere, come causa della morte, una caduta da cavallo. Non tutti, va detto. Altri sono abbastanza fumosi sull’argomento e non chiariscono le cause del decesso. Con lugubre puntualità, una serie di sciagure colpì la progenie del re: appena due anni dopo la morte di Filippo, mori Luigi X di Francia, detto l’Attaccabrighe, figlio di Filippo ed erede designato al trono di Francia.Aveva appena 27 anni, e lasciò la moglie incinta dell’erede al trono, quel Giovanni I, detto il Postumo che visse solo 5 giorni, sotto la tutela del futuro re di Francia, suo zio Filippo V detto Il Lungo. Una morte improvvisa, molto sospetta, sul quale si scatenarono illazioni a non finire; a molti sembrava quasi di vedere la mano di De Molay allungare un dito e maledire le generazioni successive al re falsario.Per pura combinazione, anche Filippo V visse molto poco: morì nel 1322, quando aveva 29 anni, in maniera oscura. Si ammalò improvvisamente e in cinque mesi morì, lasciando la Francia senza un erede designato.
Quando a morire a soli 34 anni fu il successore di Filippo V, ovvero Carlo IV,il quindicesimo in linea dinastica nella stirpe dei Capetingi, sembrò davvero che la maledizione dell’ultimo maestro templare diventasse reale.L’ultimo re Capetingio scomparve senza lasciare eredi maschi al trono, rendendo quindi attuale il funesto vaticinio di De Molay. Alla morte del re, difatti, si apri la famosa Guerra dei Cent’anni, periodo durante il quale il trono francese si trovò ad essere conteso tra due pretendenti, i due nipoti di Filippo IV: Filippo di Valois, figlio di Carlo di Valois, ed il re d’Inghilterra Edoardo III, figlio di Isabella di Francia.
Un periodo denso di fatti difficilissimo da seguire sopratutto nelle lotte tra i pretendenti al trono di Francia e che non ha più a che fare con quanto raccontato sinora.
Come abbiamo visto, in qualche modo la vendetta di De Molay si compì per intero; a parte Nogaret, sia Clemente V che Filippo e i suoi successori ebbero vita breve e travagliata.
E quando il 21 gennaio 1793 Luigi XVI sali lentamente sul palco dove era eretta la ghigliottina che lo avrebbe decapitato, sembrò che la maledizione di De Molay arrivasse a  compimento quasi cinque secoli dopo quel rogo sulla Senna. La leggenda narra che subito dopo che Sanson lo ebbe decapitato, peraltro in maniera orribile, perchè come raccontarono alcuni, la lama della ghigliottina non cadde sul collo, provocando un macabro maciullamento del capo, un uomo abbia sollevato il capo di Luigi e abbia gridato “Jacques de Molay sei stato vendicato”Un’altra raffigurazione del rogo della Senna

Da ricerche che ho fatto in lunghi anni di studio sui templari, sulle leggende che ne hanno contaddistinto la bicentenaria storia, quella sulla presunta maledizione è sicuramente la più suggestiva, anche perchè il caso ha voluto che le parole di De Molay, ammesso che siano state pronunciate davvero, abbiano poi avuto un effetto devastante sulla casa reale francese.
Nulla vieta di pensare che qualche cavaliere abbia dato davvero una mano al destino, entrando in qualche modo nelle morti sospette dei vari protagonisti.
Prove storiche, ovviamente, non ci sono.
Tanti indizi, tante curiose coincidenze ma nient’altro.Certo, per i patiti dei complotti, per coloro che vogliono ad ogni costo vedere il sovrannaturale in ogni cosa la serie di eventi funesti è un’occasione troppo ghiotta; resta però un punto interrogativo enorme sulle parole di De Molay (furono pronunciate o sono solo frutto di leggenda?), sullo stesso episodio della decapitazione di Luigi XV, con quell’uomo che afferra il capo ghigliottinato dell’ultimo re di Francia e pronuncia parole non riportate dagli storici.
Tante ipotesi, tanti indizi, che però non fanno una prova.
Ma che hanno alimentato, per secoli, la leggenda della maledizione dei Templari

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Published by il conte rovescio - in Curiosita'
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