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7 settembre 2014 7 07 /09 /settembre /2014 20:51

 

 

L'Alban Arthuan è una raccolta codificata nei tempi moderni di antichi aforismi e detti dei Bardi d'Irlanda e Galles. E' un prontuario tecnico e filosofico per chi si appresta su quello che gli Antichi chiamavano il Cammino della Chioma di Llyr, ovvero lo studio delle arti mistiche.

Il codice non ha alcun valore storico, e questo lo premettiamo a scanso di ogni equivoco, ma le sue pagine sono tanto evocative ed intense da valer la pena di essere diffuse per la prima volta al "grande pubblico" ove, fino ad oggi, erano riservate agli appartenenti ad associazioni druidiche.

La sua presentazione è oltremodo esplicita riguardo le tematiche che verranno affrontate:

" Nelle vite degli infiniti esseri vi sono infinite vie.
Così nel cuore di queste infinite vie risiede il cuore degli infiniti esseri.
Infinite volte in un giorno gli infiniti esseri scelgono infinite vie.
Alcuni esseri imparano, lungo il corso di molteplici esistenze,
che l'infinito è Uno e che tutte le vie sono la Via.
Costoro, diffondendo il sapere e la concordia,
consolando e astenendosi dal giudizio,
scelgono per sè stessi e per gli altri il più nobile dei sentieri.
In questo modo essi trovando perdono e perdendo trovano;
guadagnano la libertà e sovrastano l'intero universo
con la luce dei loro cuori"
.



LA PRATICA DELLE ARTI
Leggiamo, nel primo paragrafo del primo capitolo, quello dedicato ai "consigli":
"Chi persegue la Via degli Antichi sovente esercita un'arte. Quale arte conviene esercitare? In verità gli Antichi sostenevano che "chiunque possieda un'arte è elevato al rango degli Dei". Infatti chi esercita la sua arte vive della vita riservata agli Dei, purchè nulla pretenda dal suo impegno, ma semplicemente, come il granchio appena nato che si getta per la prima volta nell'oceano, egli incessantemente canti la maestà del divino. Infatti l'artista è tale poiché è capace di far risplendere il divino anche nelle brutture del nostro tempo. Questo spiega perché ogni cosa è un'arte."
IL CORAGGIO

Improvvisamente, il secondo paragrafo parla del rapporto con la morte, quasi a ricordare all'artista come nulla sia distinto, come egli non sia diverso dalle altre persone. Spicca il leitmotiv del tempo come un "eterno, danzante presente".
"Noi siamo soltanto pollini nel vento. L'essenza delle cose è il mutamento e tutto è mutamento. Chi si aggrappa alle consuetudini è solamente un pazzo. Il cuore dell'eterno è il non desiderare situazioni eterne. Non avere timore di nulla e vivi l'inafferrabile tempo presente. La Regola determina che ogni cosa nasca, viva e muoia e che questa è la sua eternità. Se ciò non ti aggrada, è meglio per te abbandonare il sentiero. Non temere alcunché e vivi la magnificenza della vita quanto della morte, con compassione e coraggio".
L'ATTEGGIAMENTO DI CHI VUOLE IMPARARE

Si può osservare come il linguaggio dell'Alban Arthuan sia spesso duro ed assuma un tono che non accetta repliche. In questo si distacca dai pur numerosi coinvolgimenti con la filosofia greca e con la sua dialettica, smentendo quasi quel "gusto celtico per la disputa verbale". Questo modus scribendi è sintomo del fatto che il codice fu pensato e scritto per allievi che avessero già dato prova di solidità e di determinazione interiore.
Il settimo paragrafo esorta a non trincerarsi dietro un'illusione di conoscenza, ma di trarre ogni insegnamento possibile da tutto ciò che ci circonda.
"Il misurare le cose con il proprio limitato punto di vista è un comportamento che conduce all'egoismo. Nell'oceano nessuna onda si muove da sola. Quindi se vuoi essere saggio attingi alla saggezza che ti circonda e se vuoi che la tua saggezza perduri confrontala continuamente con gli altri"

 L'ESEMPIO DI CHI CI HA PRECEDUTO E LA VITTORIA SULLA SOFFERENZA
Vorrei ora citare l'ottavo e il nono paragrafo del capitolo primo, l'unico dal quale presenterò citazioni in questa antologia on line, in quanto i successivi capitoli sono con ogni evidenza rivolti a coloro che sono "dentro il giardino" ovvero che hanno già ampiamente vissuto e sperimentato nella pratica determinati passi del loro cammino.
L'ottavo paragrafo tratta del rapporto con coloro i quali ci hanno preceduti; un ottimo espediente psicologico per donare continuità ad una azione che per sua natura travalica i tempi, e rimarcando il concetto dell'eterno presente. Sono dei passaggi che hanno sempre evocato in me le suggestioni del buddismo zen. Ma in fondo non è vero che "molteplici strade portano alla cima del monte"?
"Migliaia di spiriti eccelsi hanno percorso questa Via prima di noi. Non gettiamo vergogna su di loro e su noi stessi dimostrandoci indegni dinanzi al loro esempio, ma riconosciamo la loro opera e ringraziamo la benedizione della loro esperienza. Essi vegliano continuamente su di te con benevolenza e ti sono accanto lungo le asperità del sentiero, sempre. Il ringraziarli più volte durante il giorno e la notte è un comportamento saggio. Non affidarti troppo, però, al loro intervento. Ricorda che la tua esperienza personale è più preziosa di qualsiasi racconto o di qualsiasi sapere. Le cose hanno le loro stagioni e queste spesso non vengono comprese. Facendo troppo affidamento sulle parole altrui potresti restare deluso, oltre che agire nel modo sbagliato. Gli Antichi e i nostri antenati nello spirito sono la nostra memoria e la nostra carne".
"Se soffri, non incolpare nulla o nessuno. Se proprio vuoi incolpare qualcuno, prenditela con te stesso a causa della tua incapacità ad ignorare la sofferenza. Le difficoltà sono una grande benedizione. Esse sono come le asperità del monte che salvano la vita allo scalatore. Come potresti raggiungere la cima di un monte liscio come l'olio? Più asperità incontrerai, più esse ti condurranno in alto nella scalata, divenendo il tuo appoggio. Piuttosto che perdere tempo ad imprecare contro l'oscurità, fa' la cosa più saggia: va' ad aprire la finestra".


Concluderò questo piccolo assaggio di saggezza celtica contemporanea con uno dei "chiodi fissi" dell'insegnamento bardico: il mettere in pratica. Nessuna conoscenza ha valore se essa non si dimostra costruttiva tanto per la nostra interiorità quanto nel rapporto con ciò che ci circonda.
"La via del druido esige che tra la parola e il pensiero, i sentimenti e le azioni vi sia totale unità. Metti quindi in pratica i concetti di neutralità, di astensione dal giudizio, disamore per la ricchezza, sterminio dell'egoismo, ricerca della verità, amore per tutti gli esseri, con coraggio, perseveranza e fiducia".
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3 settembre 2014 3 03 /09 /settembre /2014 22:58

Le persone speciali, sono quelle che si commuovono spesso,
per la bellezza che viene venerata attraverso gli occhi semplici e il cuore puro di chi non ha bisogno di mentire a se stesso.

Le persone speciali sono quelle che si dimenticano di quanto bene fanno, ed ignorano il male ricevuto, ma non riescono a lasciare insoluto un debito morale.

Le persone speciali si dimenticano dell’avere, per essere.

Le persone speciali, sono quelle che parlano con i silenzi,
ed usando poche parole, nei momenti difficili,
ma forti come le radici di un albero secolare.

Le persone speciali sono quelle che danno lezioni di vita con la propria vita,
senza esserne consapevoli,
ma con le azioni ed i fatti, non solo  a parole.

Le persone  speciali non dicono di essere, sono.

Le persone speciali non hanno pregiudizio e non conoscono il pettegolezzo,
ed usano pochi aggettivi qualificativi, perchè non conoscono giudici o vittime.
Ma usano spesso gli aggettivi positivi, senza accorgersene.

Le persone speciali non guardano la televisione o la  guardano molto poco,
ma consapevoli che spesso è il modo più inutile per investire il tempo.
E sanno difendersi dalla dipendenza.

Le persone speciali fanno ciò che serve,
anche se consapevoli che i giudizi potranno essere opinabili;
ma l’autenticità e la sincerità con cui lo fanno, li rende immuni dalle critiche o dalla solitudine.

Le persone speciali non hanno pensieri bassi, e se li hanno li eliminano immediatamente.

Non hanno bisogno di pensare ai soldi,
perchè non ne sono schiavi, pur avendone necessità.

Le persone speciali, riescono a ripartire da ogni istante e non pensano che non sia difficile,
ma sanno che è un dovere farlo.

Le persone speciali non si trovano mai a dover affrontare cose indegne,
poiché davanti ad esse, le cose indegne cambiano direzione.

Le persone speciali hanno paura come o più degli altri,
ma la affrontano  con la saggezza e la corretta visione della realtà.

Le persone speciali soffrono,
a volte più degli altri,
ma mai troppo a lungo,
ed ogni volta la biblioteca delle esperienze, si arricchisce e diventa sempre più completa.

Ma non camuffano la loro sofferenza se non in casi necessari.

Le persone speciali le riconosci dal fatto che non si fanno riconoscere,
ma i cuori e le anime simili, sanno già tutto ,
senza domandare.

Le persone speciali, non sono quelle che dicono di esserlo,
e neanche quelle che ti “festeggiano” solo davanti agli altri,
per simulare stima e amicizia comoda.
Sono invece quelle che ti salutano in punta di piedi,
ma senti subito la loro mancanza e vorresti già rivederle l’attimo dopo.

Le persone speciali leggono le cose giuste, e ricordano le cose utili.
Sono coerenti e rimangono coerenti,
anche se il prezzo da pagare è alto,
ma saranno ricompensati dalla legge di causa effetto.

Le persone speciali sanno usare il cuore con la maestria di un samurai,
ed il loro valore non va sprecato come il talento di un arrogante.

Le persone speciali non lasciano la scia, sono onde quadre che chiudono i cerchi quando li aprono.

Quando le hai vicino, ti irrorano di energia,
e quando se se ne vanno non ti lasciano che un ennesimo momento da ricordare.

Le persone speciali non usano la parola “Io”.

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1 settembre 2014 1 01 /09 /settembre /2014 23:04



Nel 452 DC l’impero Romano viveva gli ultimi anni della sua millenaria esistenza.

Sul trono di Roma sedeva l’inetto Valentiniano,mentre quello che era una volta l’impero che si estendeva fino alla Britannia a nord e fin quasi in India a est ,si era dissolto in breve tempo.
Sotto la spinta fortissima e inesorabile delle popolazioni barbare,che dalla Britanna alla Germania alla Francia,premevano contro quelli che una volta erano i confini blindati del suolo italico,le legioni romane,in rotta,ripiegavano sempre più,a difesa della città eterna,dove la popolazione ormai viveva nell’apprensione di attacchi sempre più feroci e determinati dei popoli barbari.

Proprio nel 452 la minaccia di un’invasione si fece concreta quando il popolo unno,sotto la guida del feroce Attila,piombò in Italia,distruggendo senza pietà alcune città italiane,come Aquileia,che venne rasa al suolo e la cui popolazione venne sterminata integralmente.
A Roma la notizia giunse come un fulmine suscitando costernazione:la via per la città era praticamente libera,e l’esercito romano non era in grado di opporre praticamente resistenza a quello barbaro.

Fu così che si scelse di inviare un’ambasciata incontro al re unno,e l’incontro tra i messaggeri romani e la corte di Attila avvenne in un paesino sul Po ,Roncoferraro.
Cosa sia successo realmente in quell’incontro è materia di studio da secoli,ma in mancanza di documenti storici assolutamente certi,si è sempre stati costretti a congetture e ipotesi.
Alcuni storici,fa i quali il Prisco,sostennero la tesi che Attila,superstizioso come molti barbari,si sia lasciato convincere dal ricordo della fine di Alarico,che dopo aver conquistato Roma morì in circostanze misteriose mentre ritornava in patria.
Altri si dicono sicuri che il re unno,dopo aver occupato molte città in Italia,era ormai allo stremo delle forze,e che quindi non era più in grado di portare l’assedio a Roma,che seppure in decadenza,era comunque difesa da mura altissime e da un esercito ancora abbastanza forte.
Alcuni citano il leggendario incontro tra il re unno e il papa Leone I,in seguito al quale il re,inspiegabilmente,aveva accettato di ritirare le truppe.

L’ultima ipotesi,probabilmente la più veritiera,è quella che vuole che gli ambasciatori,fra i quali il papa,abbiano portato con loro una grossa quantità d’oro,che,unita alla effettiva debolezza dell’esercito unno,abbia contribuito in maniera decisiva alla ritirata dell’esercito unno.
Attila ritornò quindi in patria,carico di gloria e soprattutto di bottino.
Qui si dedicò al trionfo,imbandendo,per giorni e giorni,colossali tavolate per festeggiare i suoi trionfi.
E fu durante uno di questi banchetti che il re,esagerando oltre misura con il mangiare,ebbe un colpo
apoplettico e morì improvvisamente.

Anche in questo caso dobbiamo avvalerci della parola di prisco,lo storico latino,perché le versioni sulla morte del grande re ono diverse.
Secondo alcuni il re venne ucciso dalla sua ultima moglie,per motivi non chiari,ma la versione di prisco,contemporaneo di Attila è la più accreditata.
Il re venne sepolto in tre bare ,una di ferro,la seconda d’argento e la terza,la più grande,di oro.
Tutto il bottino a lui spettante,conquistato in anni di razzie e ruberie per tutta l’Europa venne sepolto con lui;tutto il corteo funebre,gli uomini che avevano scavato la tomba e i guerrieri che vigilavano sulla sua persona vennero uccisi e sepolti in sua compagnia,per rendere segreta la sua sepoltura.

Il ricordo della sua tomba si perse per sempre,anche se ovviamente divenne una delle mete più ambite;si sa per certo che il corredo funebre era di una magnificenza tale da sbalordire anche coloro che erano vicini al re.
La leggenda che è durata di più nel corso dei secoli,vuole che la tomba sia scavata nei pressi di Tisza,vicino al Danubio,in Ungheria.
Vero o no che sia,la tomba di Attila non è mai più stata ritrovata,così come quella di Alarico,l’altro re barbaro che venne sepolto con un corredo funebre straordinario ,probabilmente in Italia.
La sua figura visse,dopo la sua morte,nelle parole dei cantastorie barbari,diventando,con il passare dei tempi,una saga che durò fino alla nascita di quelle su re Artù e i suoi cavalieri

http://www.misteriemisteri.splinder.com

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29 agosto 2014 5 29 /08 /agosto /2014 22:16

OSHO - L'uomo nuovo.....



"...Non rimanete attaccati al vecchio. Questo vecchio tipo di uomo si è preparato in ogni modo per commettere un grande suicidio, un suicidio universale. L'uomo vecchio è pronto a morire, ha perso la voglia di vivere. Ecco perchè tutti gli stati sono pronti a fare la guerra. La terza guerra mondiale sarà una guerra totale. Nessuno ne uscirà vincitore, in quanto nessuno sopravviverà ad essa. Non verrà distrutto soltanto l'uomo, ma l'intera vita sulla terra. State attenti. Fate attenzione ai vostri uomini politici - sono tutti degli aspiranti suicidi. Attenti al vecchio condizionamento che vi divide tra indiani, tedeschi, giapponesi, americani.

L'uomo nuovo deve essere universale. Trascenderà le barriere di razza, religione, sesso, colore della pelle. L'uomo nuovo non sarà nè occidentale nè orientale; l'uomo nuovo pretenderà che l'intero pianeta sia la sua casa. Solo così l'umanità potrà sopravvivere - e non solo sopravvivere...!

Il mondo è sempre lo stesso; è sempre stato lo stesso: sottosopra, folle, squilibrato. In realtà c’è una sola cosa nuova che è accaduta nel mondo ed è la nostra consapevolezza del fatto che siamo folli, che siamo sottosopra, che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato in noi. E questa consapevolezza è una grande benedizione. Naturalmente è solo un inizio, solo l’abc di un lungo processo; è solo un seme, ma di grande significato.
Il mondo non è mai stato consapevole come lo è oggi dei modi folli in cui funziona.

È sempre stato così. In tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre. Puoi dire forse che questa umanità è sana di mente? Non possiamo ricordarci nemmeno di un momento nella storia umana in cui le persone non si sono distrutte a vicenda in nome della religione o in nome di dio o persino in nome della pace, dell’umanità, della fratellanza universale ....

Ma oggi sta accadendo una cosa buona: almeno alcune persone giovani e intelligenti si stanno rendendo conto che tutto il nostro passato è sbagliato e che occorre un cambiamento radicale. “Abbiamo bisogno di rompere con il passato. Vogliamo ricominciare dal principio, dobbiamo farlo."
L'uomo nuovo è in arrivo. Naturalmente è una minoranza, ma i nuovi mutanti sono arrivati, sono giunti i nuovi semi. E tutto dipende da voi.

OSHO “La grande sfida”, Bompiani editore
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28 agosto 2014 4 28 /08 /agosto /2014 22:04

Se solo avessimo saputo‚ (documentario) in DVD, presente all'interno del libro "Guarire Con Il Metodo Gerson" Un testo indispensabile per conoscere e approfondire l'efficacia del Metodo Gerson nella cura del cancro e delle malattie croniche. Il film documentario che offre, grazie a interviste, testimonianze e approfondimenti, un quadro completo sul metodo di cura del cancro e delle malattie degenerative messo a punto dal Dr Max Gerson. Grazie ai successi che si possono ottenere dalla sua applicazione, la terapia Gerson ‚sì basata principalmente su una dieta di succhi di verdure, ricette vegetariane e rimedi fitoterapici ‚ oggi conosciuta e applicata da medici e terapeuti, ospedali e cliniche in ogni parte del mondo.


Il Libro arricchito dalla presentazione di numerosi casi-testimonianza, poggia su un‚ aggiornatissima bibliografia, che comprova la validità scientifica del Metodo e approfondisce temi di grande attualità come le interazioni di questa terapia con chemioterapia e radiazioni, il ruolo dello stress nella genesi e guarigione dal cancro, quello delle vaccinazioni, delle epatiti, di alcool e nicotina.
Il film documentario Se solo avessimo saputo‚ i grandi risultati del metodo Gerson, di Steve Kroschel, illustra la terapia Gerson e i risultati che è possibile ottenere grazie ad essa nell‚ambito delle cure alternative del cancro. Nel film vengono intervistati medici e pazienti sia favorevoli che contrari e vengono riportate le testimonianze raccolte nei vari centri e ospedali Gerson nel mondo. Oltre ad un ricco approfondimento sul metodo Gerson, il documentario rappresenta una testimonianza importante sullo stato attuale della scienza medica: da esso emergono infatti gli interessi dell' industria farmaceutica, i concatenamenti della scienza ufficiale, le ottusità degli scienziati schierati e le accuse ai medici non convenzionali. Il libro "Guarire Con Il Metodo Gerson" con il relativo documentario DVD si può aquistare nelle librerire. Autore: Charlotte Gerson, Beata Bishop Editore: Macro Edizioni Data pubblicazione: Aprile 2009

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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 21:26
Introduzione

Ovunque siamo circondati e influenzati dalle onde, dalle radiazioni di luce e colore, ai suoni che vibrano attraverso la nostra atmosfera, ai cicli delle maree, e della notte e del giorno, e dei movimenti delle nostre vite sembra che tutto arrivi a onde, o come cicli che si muovono all'interno di onde.L'azione d'onda è il modo fondamentale in cui l'energia è trasportata e trasmessa. Le onde sono un'espressione del ritmo universale che orchestra e manda avanti tutta la creazione e lo sviluppo della vita sulla terra. Forse è per questo che la contemplazione e lo studio delle onde marine sono così affascinanti, così avvincenti.Le onde marine sono tra i più complicati fenomeni naturali della terra, eppure quando ci immaginiamo le onde in astratto, le nostre menti potrebbero evocare un'immagine di perfette increspature concentriche che si propagano dal punto in cui un ciottolo è entrato in immobili acque stagnanti. Quelle onde - le onde ideali della nostra immaginazione - sono oscillazioni sinusoidali, e sebbene esistano in forma relativamente pura in condizioni controllate, non è probabile trovarle nel più complesso ambiente oceanico. Ecco perché le onde vengono studiate in vasche di laboratorio, dove è possibile generare un unico treno di onde e isolare e semplificare la meccanica del moto ondoso.Le onde del mare e le onde di laboratorio hanno le stesse caratteristiche fondamentali: una cresta (il punto più alto dell'onda), un cavo o valle (il punto più basso), un'altezza (la distanza verticale dal cavo alla cresta), una lunghezza d'onda (la distanza orizzontale tra due creste consecutive) e un periodo (il tempo in secondi necessario affinché una cresta percorra una distanza pari alla lunghezza d'onda). Se ci si trova su un molo o su una diga, o seduti a cavalcioni su un surf, il rapido avvicinarsi di un'onda marina dà l'impressione di una muraglia d'acqua che avanza verso di voi. in realtà, l'onda si muove verso di voi, ma non l'acqua. Se l'acqua si movesse con l'onda, l'oceano e tutto ciò che sta su di esso andrebbe a finire sulla costa con risultati catastrofici. invece, l'onda si muove attraverso l'acqua, lasciando l'acqua più o meno dov'era. Un'onda marina che passa attraverso acqua profonda fa sì che una particella sulla superficie si muova descrivendo un'orbita quasi circolare, trascinando la particella prima verso l'onda che avanza, poi in alto all'interno dell'onda, poi in avanti con essa, poi - quando l'onda si lascia dietro la particella - indietro al punto di partenza. Essendo la velocità maggiore nella parte superiore dell'orbita che non nella parte inferiore, la particella non ritorna esattamente alla posizione d'origine dopo il passaggio di un'onda, ma si sposta leggermente nella stessa direzione dell'onda. il raggio di questa orbita circolare decresce con la profondità. In acqua più bassa, le orbite diventano sempre più ellittiche finché, in acqua molto bassa - sulla spiaggia - il moto verticale sparisce quasi del tutto.La sua definitiva scomparsa in acqua bassa conclude le tre fasi della vita di un'onda. Dalla nascita alla maturità alla morte, un'onda è soggetta alle stesse leggi di qualsiasi altra cosa "vivente" e, come altre cose viventi, ogni onda assumesse per un certo tempo una miracolosa individualità che, alla fine, viene riassorbita nel grande oceano della vita.

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Le onde che ondulano la superficie del mare sono in genere prodotte da tre cause naturali: il vento, i motisismici e l'attrazione gravitazionale esercitata dalla luna e dal sole. Gli oceanografi le chiamano tutte etre onde "di gravità", giacché una volta che sono state generate, la gravità è la forza che agisce su di loro tentando di riportare la superficie marina a una piatta distesa. Le onde che ondulano la superficie del mare sono in genere prodotte da tre cause naturali: il vento, i moti sismici e l'attrazione gravitazionale esercitata dalla luna e dal sole. Gli oceanografi le chiamano tutte e tre onde "di gravità", giacché una volta che sono state generate, la gravità è la forza che agisce su di loro tentando di riportare la superficie marina a una piatta distesa.Nell'oceano ci sono anche altre onde. Ai margini delle correnti calde e fredde, scorrimenti sottomarini di masse d'acqua di diversa densità, sovrapponendosi, si ondulano facendo insorgere onde "interne" lente. A volte si possono osservare le onde interne in condizioni di calma dato che le loro correnti influiscono sulla riflessività della superficie marina, producendo aree di trasparente levigatezza alternate a struttura increspata.

Genesi delle
onde da vento

 

Il vento è il risultato dell'azione dell'energia solare sull'atmosfera terrestre. I grandi modelli di circolazione - i venti globali - danno origine alla varia dinamica di alta e bassa pressione, di calma e burrasca. I grandi sistemi del Pacifico settentrionale o dell'Atlantico settentrionale o dell'Antartico generano onde enormi. Differenziali termici più localizzati agitano la superficie dell’oceano con vivaci modelli di energia .Le acque costiere oscillano dolcemente per gli ultimi echi di burrasche lontane mezzo mondo.
Come fa il vento a generare le onde? Il primo meccanismo della genesi dell'onda è l'attrito tra l'atmosfera e la superficie dell'oceano. Una bava di vento di meno di due nodi solleverà quasi immediatamente sulla superficie minuscole increspature (chiamate onde capillari). Se cade il vento, queste onde rapidamente spariscono a causa della resistenza della tensione superficiale dell'acqua, che tende a ristabilire la superficie uniforme. Tuttavia, con una brezza di due nodi o più che spira per un certo periodo di tempo, cominciano a formarsi le onde di gravità" in quanto il vento incontra la resistenza dell'acqua. Dapprima increspature, queste onde continuano a crescere fìnché il vento continua a soffiare più a soffiare. In realtà, diventa sempre più facile per il vento trasferire la sua energia all'acqua giacche ora può esercitare una pressione diretta sul dorso delle increspature.
Più la superficie è frastagliata e irregolare, e più il vento trova dove esercitare la sua pressione. Le increspature si trasforrnano in rnaretta (periodi da uno a quattro secondi) che poi quando la lunghezza d'onda della maretta in una data area supera i cinque secondi circa, prende nome di cavalloni. Via via che le onde continuano a crescere, la superfice che oppone resistenza al vento diventa sempre più ripida e più alta, rendendo ancor più efficace il compito del vento di trasferire energia all'acqua. Ma c,è un limite alla grandezza che possono raggiungere queste onde. La ripidità è il rapporto tra l'altezza di un'onda e la sua lunghezza e il suo limite massimo è di circa 1:7. Questo significa che un'onda lunga 2 metri non può avere una cresta più alta di 30 centimetri. In effetti, il massimo angolo di profilo stabile di una cresta d'onda è intorno ai 120 gradi quando essa supera questo angolo l'onda frange.

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Le dimensioni delle onde generate dalla forza del vento dipendono da tre fattori:La velocità del vento (forza) , quanto dura l’azione del vento (durata) e l’estensione di mare aperto su cui spira il vento (fetch). Questo indicherebbe che il 45% di tutte le onde marine sono alte meno di 1,20 metri e l'80% sono alte meno di 3,6 metri. Solo il 10% sono alte più di 6 metri. La più alta onda registrata in maniera attendibile aveva un'altezza stimata di 34 metri. La incontrò il 7 febbraio 1933, durante una lunga burrasca, la petroliera Ramapo nel Pacifìco settentrionale. In tutta la loro immensa varietà, le onde danno struttura, movimento e carattere ai mari del mondo. Suscitate dal vento e riunite in schiere irradianti energia, le onde possono percorrere grandi distanze, trasportando quasi intatti i loro messaggi dal sole.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 20:49

Pochi animali hanno una fama triste e immeritata come i pipistrelli vampiro.

Triste perche’ li si associa sempre a nobili transilvani dei film di serie B di Hollywood, laddove invece tutti i pipistrelli vampiro vivono in centro e sud America. Immeritata perche’ l’etologia di questi animali e’ incredibilmente complessa e affascinante, ma ci si ricorda di loro solo per la dieta a base di sangue.

Di pipistrelli vampiro ne esistono tre specie: il pipistrello vampiro comune (Desmodus rotundus), il pipistrello vampiro dalle zampe pelose (Diphylla ecaudata) e il pipistrello vampiro dalle ali bianche (Diaemus youngi).

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Pipistrelli vampiro dalle ali bianche ( Diaemus youngi). Foto (C) Dan Riskin

Tutti e tre hanno una dieta basata esclusivamente sul sangue, il che li identifica come un raro esempio (forse l’unico) di mammifero parassita: non bevono acqua e non ingeriscono mai niente di solido, e per questo i loro apparati digerente ed escretore hanno dovuto subire pesanti modifiche, come accade in tutti i parassiti. In origine infatti l’antenato di questi animali era un pipistrello insettivoro della famiglia dei Phyllostomidae, (che significa “bocca a foglia”, per via dell’escrescenza carnosa a forma di foglia sul naso che fa parte del sistema sonar). La preferenza verso il sangue e’ stato cosi’ un successo che dall’antenato comune sono derivate addirittura tre specie. Cio’ pero’ deve essere accaduto molto tempo fa in quanto le tre specie, sebbene uniche e diverse dagli altri pipistrelli, hanno ciascuna un proprio genere, con una specie per parte, e le proprie caratteristiche uniche.

I caratteri che accomunano questi pipistrelli sono innanzi tutto i due incisivi, lunghi e appuntiti come canini, che servono a perforare la pelle delle vittime in modo che ne fuoriesca il sangue (attenzione: a dispetto del loro nome i vampiri non succhiano il sangue, ma lo leccano dalle ferite  man mano che sgorga). I denti sono cosi’ acuminati che perforano facilmente gli spessi guanti di pelle dei ricercatori che studiano i pipistrelli neotropicali, il che li rende odiosi persino agli zoologi sia per questo sia perche’ sono agili e veloci e liberarli dalle reti e’ un incubo. Ci sono altri problemi seri legati ai morsi dei vampiri ma per conoscerli temo che dovrete continuare a leggere questo post sino in fondo. La saliva dei vampiri contiene un polipeptide chiamato, poco fantasiosamente, “draculina“, che e’ un potente anticoagulante e fa si che il sangue continui a fuoriuscire per tutto il tempo che l’animale si nutre, il che di solito dura una ventina di minuti. Per quanto li si possa detestare per il loro parassitismo, molti esseri umani oggigiorno devono la loro vita ai vampiri poiche’ la draculina e’ somministrata alle persone a rischio di infarto o con altri problemi legati alla coagulazione del sangue. Il Dr. Van Helsing deve essersi ricreduto ad un certo punto, evidentemente.

Altri caratteri comuni e unici sono il muso corto e tozzo che rende piu’ facile leccare il sangue, le orecchie piccole e la mancanza di “foglia” sul naso o altri sistemi ricettivi, associati ad un sonar molto rudimentale (tanto non devono mica cercare zanzare, una mucca son buoni tutti a vederla), la mancanza di coda e la capacita’, unica tra tutti i pipistrelli, di camminare agevolmente per terra, correre, saltare e arrampicarsi sugli alberi, in modo da poter attaccare dal basso, non visti, la loro preda. Volano anche benissimo, naturalmente.

Il vampiro comune si nutre quasi esclusivamente di mammiferi, bestiame per lo piu’, o se non ne trova tapiri, agouti, pecari, cervi e leoni marini. Se ne trova di addormentati, non disdegna neanche gli esseri umani. Il vampiro dalle ali bianche (che in realta’ di bianco ha solo il bordo dell’ala), molto raro,  si nutre prevalentemente di pollame e di piccoli uccelli selvatici con un peso variabile da 15 a 200 g; non e’ infrequente che si arrampichi in un nido e salti addosso agli inermi pulcini, il che e’ particolarmente inpressionante perche’ il pulcino puo’ non sopravvivere all’attacco, al contrario di una mucca che quasi non se ne accorge. All’occorrenza pero’ questo pipistrello non disdegna il sangue dei mammiferi, prevalentemente capre, maiali e bovini: un adattamento recente, a quanto pare, all’importazione di bestiame da parte degli europei, laddove prima i mammiferi erano piccoli ed elusivi. Il vampiro dalle zampe pelose, molto raro anche lui, e’ il piu’ docile dei tre e non morde i ricercatori quando lo maneggiano, il che lo rende mediamente piu’ simpatico. Probabilmente pero’ dipende solo dal fatto che non gradisce molto i mammiferi e si nutre quasi esclusivamente di sangue di uccelli. In cattivita’ morde i polli alle zampe o nella regione anale (povere bestie!), o anche sul collo, mentre non si conoscono bene le sue abitudini allo  stato selvatico. Al contrario delle altre due specie, che hanno un canaletto sul labbro inferiore per far scorrere il sangue nella bocca, questo vampiro ha la superficie inferiore della lingua canalicolata. Il principio pero’ non cambia.

Una volta che la preda e’ stata identificata, il vampiro le atterra vicino e percorre saltando o camminando lo spazio sino alla vittima, dopo di che, con grande delicatezza in modo che non se ne accorga, le sale addosso. Posizionato sul naso vi e’ un sensore termico che aiuta il pipistrello ad individuare le zone piu’ calde della pelle, che corrispondono a quelle con i vasi sanguigni piu’ superficiali.  Individuata l’area giusta, se e’ necessario, la depila con i denti affilati usandoli come rasoio e quindi, delicatamente, solleva una piccola porzione di pelle da cui comincia a leccare il sangue che ne fuoriesce. A volte dalla stessa ferita si nutrono contemporaneamente piu’ vampiri. Cio’ accade particolarmente quando la madre svezza il piccolo e gli mostra come fare, o tra gruppi di giovani pipistrelli imparentati tra loro.

Un vampiro comune ha bisogno di circa 20 grammi di sangue al giorno per sopravvivere, e li prende tutti in una volta nel suo unico pasto giornaliero, che dura una ventina di minuti. Siccome si tratta di animali piccini, che pesano in media 40 g o meno (il corpo e’ lungo al massimo 7 cm), significa che ad ogni pasto un pipistrello vampiro ingerisce sangue per meta’ del proprio peso, dopo di che deve riuscire a decollare e allontanarsi velocemente. Ingerire una simile quantita’ di liquido in cosi’ poco tempo e poi tornare a casa e’ un’impresa impossibile anche per il piu’ esperto binge-drinker londinese abituato alla chiusura dei pub alle 11. La soluzione adottata pero’ e’ simile in entrambi i casi: espellere l’acqua in eccesso riduce il volume nello stomaco. Non conosco esattamente gli adattamenti fisiologici degli alcolisti inglesi, ma i vampiri adottano un sistema ingegnoso: il plasma del sangue ingerito, poco nutriente, passa rapidamente ai reni iperefficienti dove viene filtrato: un vampiro comune comincia ad urinare dopo due minuti dall’inizio del pasto e continua per tutta la sua durata. Alla fine ha comunque un bel pancino teso e deve darsi uno slancio energico con i piedoni (i tarsi sono molto lunghi) per decollare. Se non altro i londinesi possono chiamare un taxi per tornare a casa. Spesso un vampiro ritorna, notte dopo notte, allo stesso mucca-pub dove riapre la ferita che ha fatto la notte precedente, per piu’ e piu’ notti, e scaccia i vampiri estranei dall’avvicinarsi al suo sangue alla spina. Il prelievo di sangue, nel caso del Desmodus rotundus, e’ irrisorio, perche’ 20 g di sangue equivalgono a due cucchiai rasi e per un bovino sono niente: le zanzare nelle steppe russe prelevano dalle renne in un giorno solo oltre mezzo litro di sangue!

Dal canto loro i vampiri ali bianche sono dei piccoli geni del travestimento. I polli, portati dagli europei, sono una delle loro principali fonti di cibo. Ebbene sembra che i vampiri abbiano scoperto facilmente, nel corso di poche centinaia di anni, e se lo tramandano per via culturale (l’evoluzione non avrebbe potuto agire cosi’ rapidamente) che c’e’ un punto sul petto della gallina, senza piume e molto vascolarizzato, che serve al volatile per tener calde le uova durante la cova e i pulcini dopo, ed e’ un punto molto sensibile. Se un vampiro riesce ad avvicinarsi tanto da saltare sulla gallina evitandone le beccate che potrebbero ucciderlo, tramite il sensore termico individua quel punto e vi si aggrappa infilandosi tra le piume. La gallina, molto piu’ stupida del pipistrello, reagisce istintivamente come farebbe con un pulcino, si accuccia, arruffa le penne e socchiude gli occhi, mentre viene “vampirizzata”, credendo di stare covando un pulcino.

Capita a volte che un pipistrello non riesca a nutrirsi, ad esempio perche’ la sua vittima lo ha percepito e allontanato, e torna al posatoio a pancia vuota. Un animale volante cosi’ piccolo, a sangue caldo, ha un metabolismo elevatissimo e se passasse anche solo 2-3 giorni digiuno morirebbe. Per sopravvivere allora i vampiri adottano una strategia interessante e rarissima nel regno animale, dato che prevede cortesia e reciprocita’: si fanno prestare il sangue. Al rientro al nido tutti i vampiri si dedicano ad un’attivita’ di reciproche pulizie dopodiche’ il vampiretto affamato (di solito sono i giovani inesperti che tornano a pancia vuota: una notte ogni tre per un giovane sotto i due anni, una notte ogni dieci per un vampiro adulto piu’ navigato) comincia a leccare il muso di un conspecifico. Cio’ induce in questi,  ma solo se lo ritiene opportuno, il rigurgito di un po’ di sangue che viene leccato dalle labbra, in una posizione tipo quella di un bacio alla francese. Il problema e’: il pipistrello donatore di sangue ci rimette. Come fare a garantirsi che il prestito non sia a fondo perduto e che il favore possa un giorno essere ricambiato? Per capirlo bisogna osservare la struttura sociale di questi animali.

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Colonia di Pipistrelli vampiro comuni (Desmodus rotundus).  Foto: www1.umn.edu

I vampiri comuni formano grandi colonie che arrivano anche a 2000 individui in posti completamente bui, come grotte, miniere, alberi cavi. All’interno della colonia pero’ si possono individuare gruppetti piu’ piccoli, da una ventina a un centinaio di esemplari. Ogni gruppo e’ formato da femmine, genericamente imparentate tra loro ma anche estranee: se si comportano bene, le estranee vengono accolte senza problemi; dai cuccioli (ne viene di solito partorito uno solo per volta, che resta con la madre anche tutta la vita se e’ femmina) e da un maschio adulto dominante. I giovani maschi si allontanano in genere all’eta’ di 12-18 mesi, in genere per un conflitto col maschio dominante (il che fa dei vampiri i pipistrelli con le piu’ lunghe cure parentali), e possono riunirsi in gruppetti di una decina di esemplari non imparentati tra loro. All’esterno di ogni “clan” ci sono sempre dei maschi subordinati che aspettano un momento di distrazione del maschio dominante. Questi infatti e’ in genere il padre di solo meta’ dei pipistrellini nati, non essendo la fedelta’ una virtu’ cardinale nel mondo dei chirotteri. In genere il ruolo di maschio dominante viene mantenuto per un paio di anni, sino alla perdita di una lotta con un altro maschio.

I vampiri ali bianche vivono invece in colonie miste composte da una trentina di individui e quelli zampe pelose anche prediligono colonie piccole, una dozzina di animali circa, sebbene in una caverna a Puebla (Messico) ne siano stati trovati 500 tutti insieme. Tutti pero’ hanno in comune la vitale attivita’ di prestarsi il sangue: e’ stato calcolato che se cosi’ non fosse l’80% dei pipistrelli vampiro morirebbe di fame entro il primo anno di vita. Col prestito di sangue invece e’ facile trovare femmine selvatiche di 15 anni di eta’.

Si diceva, come fare ad assicurarsi la reciprocita’ del prestito? Ci vogliono garanzie. E’ stato dimostrato che il sangue viene “prestato”  solo ed esclusivamente ad animali che abbiano condiviso lo stesso posatoio diurno per almeno il 60%  del tempo, indipendentemente dalle parentele. Se so dove abita, quando mi serve posso andare a pretendere la restituzione, sarebbe suicida dar sangue ad un estraneo. Un pipistrello affamato perde peso piu’ velocemente di uno che si e’ nutrito, quindi per il donatore restare a pancia mezza vuota e’ meno drammatico che per un pipistrello che non si e’ nutrito affatto, se poi c’e’ la possibilita’ di ricevere in cambio il favore quando si e’ nei guai. Ma come fare ad essere sicuri che uno non sia solo un miserabile, avido scroccone che pretende sangue anche dopo essersi nutrito? Il prestito di sangue avviene solo dopo l’attivita’ di grooming, ovvero di pulizie reciproche, durante le quali ci si rende facilmente conto se un pipistrello ha la pancia piena e tesa oppure no. Quindi se un ciccione viene a chiedere sangue solo perche’ lo rivuole indietro subito, di solito viene mandato al diavolo. Se poi un pipistrello bara, e non restituisce il sangue dopo averlo ricevuto, subisce un sistema di ostracismo per cui nessuno gliene presta piu’ dopo un po’, quindi non conviene a nessuno barare sapendo che la notte in cui si torna a pancia vuota e’ vicina.

L’unica eccezione a questa ferrea regola sono le madri, che dopo i tre mesi di eta’ del cucciolo gli integrano il latte con del sangue rigurgitato. Non solo e’ un ulteriore supplemento di calorie durante lo svezzamento, ma e’ anche una fonte di ceppi di batteri intestinali che favoriscono la digestione. Questa donazione di sangue unidirezionale dalla madre al cucciolo dura almeno un anno. I vampirotti allevati a mano nei centri di recupero e’ noto che hanno dei biberon con un contenuto speciale e unico tra i mammiferi: si fa una miscela contenente meta’ latte per gattini e meta’ sangue (di bovino o di pollo a seconda della specie di vampirello). Sempre meglio in effetti dei bruchi frullati che aggiungevo al latte del baby-Pipistrellus pipistrellus che ho svezzato qualche anno fa.

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Baby-vampiro comune in svezzamento in un centro di recupero. Foto (C) batconservation.org

Questo comportamento e’ stato ben studiato nel pipistrello vampiro comune ma nelle altre due specie, anche se si sa che avviene, non se ne conoscono con precisione i dettagli.

Sino a qui si direbbe che i nostri vampiri, sebbene un po’ scrocconi di sangue altrui, non siano piu’ nocivi di una zanzara troppo cresciuta ma purtroppo non e’ cosi’. C’e’ un problema correlato al loro morso che li rende pericolosi. Mi riferisco alla trasmissione della rabbia paralitica, una malattia virale il cui agente si annida nelle ghiandole salivari dei mammiferi e viene trasmessa con la saliva. questa malattia puo’ essere fatale per gli esseri umani che vengono accidentalmente morsi, sia per lavoro (zoologi e affini che si ostinano a star svegli la notte e catturare tutto quel che si muove, come se fosse divertente), sia per pura e semplice sfortuna, perche’ magari si abita dove una mandria di bovini e’ appena stata spostata in un altro pascolo e i vampiri sono costretti a cercare altre prede per non morire di fame. Anche i pipistrelli in realta’ muoiono per questa malattia ma cio’ e’ peggio perche’ prima di morire diventano lenti e torpidi, e’ piu’ facile catturarli e quindi essere morsi accidentalmente. La rabbia in realta’ e’ responsabile per il crollo della popolazione di intere colonie di vampiri e volendo e’ molto piu’ pericolosa per loro (che se la scambiano tramite le donazioni di sangue) che per noi, che ci vacciniamo. Nel 2005 in Brasile sono morte almeno 23 persone di rabbia a causa del morso dei vampiri, ma anche la popolazione di pipistrelli e’ crollata, sia per la rabbia che per la perdita di habitat per via della deforestazione.

Come sempre accade, e come ci insegnano i finali dei film dell’orrore, noi siamo molto piu’ pericolosi per i vampiri di quanto lo siano i vampiri per noi.

Nota di folklore: Congratulazioni a Christopher Lee che e’ appena stato nominato Baronetto (Sir) dalla regina Elisabetta per meriti artistici.

Alcune Referenze:

Carwardine, M. (2007) Animal Records. Natural History Museum, London.

Reid, F. (1997) A field guide to the mammals of Central America and Southeast Mexico. OUP, New York.

Withaker J. O., (2006) Bat Blood Donors. In: The Enciclopedia of mammals, OUP, New York

Wilkinson, Gerald S. (1984) Reciprocal Food Sharing in the Vampire Bat. Nature. 308: 181-184

Wilkinson, Gerald S. (1985a) The Social Organization of the Common Vampire Bat I. Pattern and Cause of Association. Behavioral Ecology and Sociobiology. 17: 111-121

http://news.bbc.co.uk/1/hi/4398660.stm

http://www.britannica.com/bps/additionalcontent/18/34801868/THE-CURIOUS-BLOODY-LIVES-OF-VAMPIRE-BATS

http://www.lorologiaiomiope.com/lavis-volante-i-pipistrelli-vampiro/

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22 agosto 2014 5 22 /08 /agosto /2014 21:45

zanzaraEP

Quali sono i sintomi e i possibili rimedi all’allergia alle zanzare? E come ci si può curare con l’omeopatia? Le punture di zanzara possono causare importanti reazioni allergiche con sfoghi cutanei estesi, fastidiosi e duraturi. L’allergia al veleno degli insetti, infatti, è una reazione anomala alla loro puntura causata da una sensibilizzazione allergica verso alcune componenti iniettate al momento del morso. Per quanto riguarda le zanzare, l’elemento incriminato è un antigene contenuto nella loro saliva. Si parla, quindi, di allergia alle sostanze iniettate dagli insetti quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa, grave e duratura. Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. In alcuni casi si può anche verificare febbre e malessere generale. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Dermatology, questo tipo di allergia è abbastanza comune fra i bambini, tanto che nel 75-80% dei piccoli di circa sei anni con una reazione abnorme alla puntura il test allergologico è risultato positivo (immunoglobuline E presenti in circolo).Sintomi
La maggior parte delle persone non è allergica alle punture di zanzara e sviluppa una reazione cutanea caratterizzata unicamente da gonfiore e prurito. In caso del fenomeno allergico noto come “Sindrome di Skeeter“, invece, le eruzioni cutanee presentano bolle, notevole gonfiore e lividi. Inoltre, il gonfiore non sarà circoscritto unicamente alla zona della puntura, bensì interesserà gran parte dell’arto (gamba o braccio). Questo tipo di sintomi in genere durano ore e, nei casi più gravi, anche giorni. Forme particolarmente rare comportano gonfiore e bolle che scoppiano in tutto il corpo. La risposta allergica più grave è l’anafilassi. Essa colpisce vari organi e causa abbassamento della pressione sanguigna, orticaria, gonfiore e difficoltà respiratorie.
Rimedi e omeopatia
La cura più efficace consigliata in caso di allergie è quella a base di farmaci antistaminici. Per prevenire le punture di zanzare, comunque, è utile evitare di soggiornare in ambienti e località troppo umide, utilizzare un repellente specifico da applicare sulla pelle, preferire detergenti neutri, creme non troppo profumate e abiti leggeri di tessuti naturali e traspiranti. Qualora si preferisca ricorrere ai rimedi naturali e all’omeopatia, Apis mellifica è indicata per tutte le punture che danno un rigonfiamento roseo e caldo, con sensazione locale di aghi o spilli. Ledum palustre si utilizza se il rigonfiamento è bianco bordato di rosso, e sembra freddo. Urtica urens viene utilizzata in presenza di punture analoghe a quelle curate dall’Apis mellifica, ma qualora l’acqua fredda peggiori il dolore e il bruciore. Arsenicum album è indicato se dopo la puntura c’è un intenso stato di prostrazione e la persona è molto spaventata. Tarentula cubensis, infine, va preferita se la lesione diventa di colorito cupo e violaceo.

Allora proviamo a fare una trappola, oltre a ultrasuoni, creme, prese elettriche:

 

Nessuna sostanza chimica artificiale, niente 'spiralette' né diffusori di 'profumi' da attaccare alla presa di corrente. Ecco cosa occorre:

  • 1 grammo di lievito di birra

  • 4 cucchiai di zucchero

  • 200 ml di acqua

  • Una bottiglia di plastica da 2 litri

  • Cartone o cartoncino nero

  • Scotch

  • Un contenitore per riscaldare l'acqua.

Per prima cosa, occorre tagliare la bottiglia di plastica e farlo un centimetro prima che inizi a diminuire la sua circonferenza. Dovrebbe essere tagliata in modo uniforme ed orizzontalmente.

1

Nel frattempo, si riscalda l'acqua e vi si versa lo zucchero, mescolando fino a quando non si sarà sciolto. La soluzione va lasciata raffreddare. È preferibile far bollire l'acqua circa 10 minuti per eliminare eventuali tracce di cloro. Successivamente l'acqua zuccherata va versata nella parte inferiore della bottiglia.

2

A questo punto, all'acqua sarà fredda si aggiunge il lievito senza mescolarlo in modo che la reazione chimica duri di più. Ciò produce diossido di carbonio (CO2) in piccole quantità, la principale 'attrattiva' per le zanzare. Mettere la parte superiore della bottiglia capovolta come un imbuto e inserirla dentro l'altra metà. Sigillare con nastro adesivo attorno ai bordi, in modo che la CO2 si concentri solo al centro del contenitore.

3

Rivestire l'intera bottiglia di cartoncino nero. Attenzione, la parte superiore non va coperta. La trappola deve essere posta in un angolo buio e preferibilmente umido. Per gli esterni, basta metterla in un angolo o appesa al soffitto, perforando il contenitore.

4

Dopo due settimane, basta staccare il cartoncino per vedere il risultato. Allora, l'”imbuto” andrà smontato per eliminare le zanzare intrappolate all'interno. Basta poi riempire la bottiglia con gli ingredienti già utilizzati per creare una nuova trappola. (Francesca Mancuso

http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/10231-trappola-zanzare-bottiglia-di-plastica

http://www.tantasalute.it/articolo/allergia-alle-zanzare-sintomi-rimedi-e-omeopatia/46099/

 

 

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18 agosto 2014 1 18 /08 /agosto /2014 21:45

L’arte di convincere i consumatori ad acquistare è diventata una scienza. Che si basa su studi psicologici, indagini sul comportamento, tecnologie d’avanguardia.

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L’arte di convincere i consumatori ad acquistare è diventata una scienza. Che si basa su studi psicologici, indagini sul comportamento, tecnologie d’avanguardia:
colori, profumi, trucchi e strategie.
Viaggio nei meandri del neuromarketing, la disciplina che ci muove a consumare.


RTX9338PJS. Strana la sigla, ancora più strano il prodotto: una bomboletta spray che contiene aroma di cheeseburger al bacon. Lo stesso che spruzzato abbondantemente nei condotti dell’aerazione dei fast food fa vendere più hamburger. Mentre i clienti si inebriano di quello che credono odore sincero di barbecue e invece, senza saperlo, si arrendono all’ultima frontiera del marketing: il sensory branding.

Profumo d'acquisto
Di che si tratta? In breve di una serie di strategie a cui sono sottoposti i nostri sensi di consumatori. Nei fast food e non solo.
Nel 2007 lo psicologo Eric Spangenberg ha per esempio scoperto che diffondere profumo di vaniglia in un negozio di abbigliamento femminile faceva raddoppiare le vendite. E gli ingegneri di una nota azienda di caffè solubile hanno fatto gli straordinari per realizzare barattoli in grado di rilasciare la massima quantità di profumo quando si apre il coperchio. Facile? Mica tanto: il caffè liofilizzato infatti di suo odora poco. Ma noi consumatori questo non dovremmo saperlo. Così come dovrebbe sfuggirci il motivo per cui il banco del pane, nei supermercati, 9 volte su 10 si trova vicino all’entrata (l’odore del pane fresco stimola il nostro appetito e ci fa percepire come freschi anche prodotti che non lo sono).

 

Il colore dei soldi
E l’olfatto non è l’unico senso ad essere preso di mira. Avete fatto caso che il guscio delle uova negli anni è diventato marroncino, da che era bianco? Non è una mutazione genetica delle galline, ma ancora una volta una trovata degli esperti di marketing. Il marroncino pare richiami scenari bucolici, e vende di più. E si accompagna meglio al giallo carico di certi tuorli, anche esso poco casuale: per ottenere uova così, lo sanno bene gli allevatori, basta dare vitamine alle galline. Ma vuoi mettere l’effetto nel piatto?

Il libro dei segreti
Di questi e altri inganni sensoriali si parla nel libro Neuromarketing (Apogeo editore). L’autore, Martin Lindstrom, è uno dei più grandi esperti al mondo di seduzione delle merci. In 228 pagine svela cosa ci spinge ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro e quali strategie usano i grandi marchi per accalappiarci. Nulla infatti nel mondo dello shopping globale è frutto del caso, quanto del lavoro di persuasori che ogni giorno ci mettono alla prova con trovate subdole e geniali.

La religione dell'iPod
Di esempi Lindstrom ne fa tanti. C’è chi come la Apple punta sull’effetto religione, allestendo negozi come fossero cattedrali tecnologiche ed eventi scanditi secondo una precisa liturgia (ve lo ricordate Steve Jobs con l‘iPad in mano, come fossero le tavole della legge di Mosè?). E chi, come lo stilista Calvin Klein, si fa pubblicità con dei manifesti erotico-scioccanti che mirano dritto al nostro senso del pudore. Anche se - sorprendentemente - spiega Lindstrom non è il ricorso al sesso ad attirare la nostra attenzione, di quello forse siamo anche stufi, ma la provocazione in sé. E il fatto che se ne parli.

Come cavie da laboratorio
Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di leggende metropolitane, raccolte da un critico della società dei consumi. Non è così.

 
Neuromarketing. Attività cerebrale e comportamenti d'acquisto
di  Martin Lindstrom

Acquista su Focus Bookstore

Lindstrom tutte queste cose le sa perché svolge egli stesso ricerche sui consumatori per conto dei grandi marchi. Veri e propri esperimenti che, come racconta in Neuromarketing, richiedono addirittura l’uso di strumenti medico/scientifici come la tac o la risonanza magnetica per scoprire cosa succede al nostro cervello quando ci troviamo in presenza di un prodotto sugli scaffali del supermercato o quando assistiamo a uno spot in tv.
E allora perché scriverci un libro? La risposta la da lo stesso Lindstrom nell’introduzione: “… quante più aziende conosceranno i nostri bisogni e i nostri desideri inconsci, tanto più utili potranno essere i prodotti che potranno mettere sul mercato”. Insomma anche il marketing ha un’anima.

Eugenio Spagnuolo, 8 marzo 2010

 

 

Supermarket
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16 agosto 2014 6 16 /08 /agosto /2014 21:35

Google-Baseline

 

DOPO AVER MAPPATO IL PIANETA TERRA ,LA LUNA, MARTE E LA VOLTA CELESTE Google inc. si appresta a realizzare una nuova impresa: mappare il corpo umano. Obiettivo del progetto (che coinvolgerà migliaia di partecipanti e quasi cento ricercatori) è identificare i “segni biologici” che precedono la comparsa delle malattie. Google si è imbarcata in quello che è forse il suo progetto scientifico più ambizioso di sempre: mappare l’intero corpo umano. Si chiamerà Baseline Study e raccoglierà, in forma anonima, i dati molecolari e genetici prima di 175 persone, poi di migliaia in più. Lo scopo è creare la più completa figura di ciò che dovrebbe essere un individuo in perfetta salute, favorendo la prevenzione di malattie spesso ereditarie come quelle cardiovascolari o il cancro. Ne parla il Wall Street Journal. Il progetto sarà coordinato da Andrew Conrad, un biologo molecolare che è stato assunto dai laboratori di Google X nel marzo 2013 e guiderà un team composto da decine di altri scienziati. Baseline non è certo il primo studio genetico “di massa”, ma la quantità di informazioni che punta ad analizzare è senza precedenti. Google metterà a disposizione i suoi potenti computer per aiutarli a scovare il punto centrale del progetto: i “segni biologici” che determinano o impediscono lo sviluppo delle patologie.

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google

 

AD ESEMPIO PARAGONANDO I DATI GENETICI di chi riesce a smaltire i grassi più facilmente con quelli di altri individui, si potrebbero identificare i tratti distintivi che favoriscono un minore livello di colesterolo, e indirizzare le cure o l’industria farmaceutica in modo più preciso. Finora la maggior parte di questi “segni” (o “biomarkers”, in inglese) scoperti dalla scienza sono legati alla fase terminale di certe malattie perché gli studi tradizionalmente si focalizzano sui pazienti già malati. Ma Baseline punta sui grandi numeri perché vuole identificare qualsiasi tipo di “segno”, anche quelli che forniranno poche informazioni utili per curare le malattie. L’impresa è comunque un grande passo verso l’ignoto e richiederà molto tempo prima di produrre risultati concreti, dice Conrad al Wall Street Journal. Ma rispetto al passato questo tipo di studi sono enormemente più economici, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie. Baseline non sarà orientata alla creazione di prodotti o servizi commerciali e i dati raccolti, promette Google, non saranno venduti a nessuna altra azienda. Ma i laboratori di Mountain View stanno nel frattempo sviluppando diversi dispositivi portatili che consentono il monitoraggio dell’attività biologica, come un modello di lenti a contatto che controllano i livelli di glucosio nel sangue e che verranno testati proprio sui partecipanti al progetto Baseline prima di arrivare sul mercato.
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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