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30 aprile 2014 3 30 /04 /aprile /2014 21:54

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Questa mattina alle 11 (ora locale del Giappone) è stata rinvenuta una pescata anomala, i pesci in oggetto erano di colore nero e sono stati presi a poco più di 70 metri di profondità ed in 105 esemplari tra i 10 ed i 25 cm di lunghezza, si tratta di una specie molto simile ad un pesce da alto fondale della famiglia dei Chauliodontidaes. In pratica questi pesci, hanno mascelle da squalo, corpo d’anguilla e le teste di un salmone rosa. Questi sono stati recuperati morti e non dovrebbero comunque esistere in quei fondali, ed in quel posto nella costa di Capo Nuroto. Uno dei pesci è stato preso vivo ed ora gli scienziati stanno svolgendo analisi  per comprendere se si tratti di una mutazione genetica di un pesce già esistente, ma che vive lontano ed in estremi fondali marini o di una nuova specie. E’ possibile che l’aumento di radiazioni nel mare, causato dalle continue perdite di liquidi radioattivi di Fukushima abbia causato la mutazione dei pesci ed abbia spinto questi fuori dal proprio habitat.

Trovate due video del pesce vivo nella fonte della News qui

 

Di Gabriele Lombardo

http://gabrielelombardo.altervista.org/strani-pesci-pescati-in-giappone/

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28 aprile 2014 1 28 /04 /aprile /2014 21:31

    Mahashta Murasi

 

"Ho 179 anni, la morte si è dimenticata di me": questa è la spiegazione che Mahashta Murasi si è dato per giustificare una longevità senza precedenti. Quest'uomo vive nel nord dell'India e stando a quanto ha dichiarato, sarebbe nato nel 1835. Se fosse vero, il calzolaio di Varanasi non sarebbe solo l'uomo più anziano del mondo attualmente in vita, bensì anche il più longevo della storia.

Le autorità indiane e i documenti d'identità in possesso di Murasi sembrano confermare le sue parole, ma l'età non è stata verificata da alcun medico attraverso esami o accertamenti ad hoc. Murasi sembrerebbe addirittura sopravvissuto all'ultimo dottore che lo ha visitato, morto nel 1971, un dettaglio che fa dubitare dell'intera storia ormai rimbalzata agli onori della cronaca e ripresa delle più importanti testate mondiali.

L'uomo sarebbe nato a Bangalore il 6 gennaio nel 1835. Nel 1903 si è trasferito a Varanasi dove ha lavorato come calzolaio fino a quando non è andato in pensione, all'incredibile età di 122 anni.

"Ho vissuto così tanto, che i miei pronipoti sono morti da un pezzo", ha raccontato l'uomo. "Sembra che la morte si sia dimenticata di me. Ho perso ogni speranza, nessuno campa fino a 150, figuriamoci 170. Sarò immortale... A questo punto potrebbe anche farmi piacere!". 

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25 aprile 2014 5 25 /04 /aprile /2014 21:39

Jason Padgett, dopo aver preso un colpo in testa è divenuto un genio dei numeri e delle figure.

E’ stato forse il sogno di molti, e perlmeno dei meno bravi coi numeri a scuola: diventare di colpo un talento della matematica senza fare alcuno sforzo. Incredibile a dirsi ma questa assurda sorte è toccata al 31enne americano Jason Padgett, che dopo una scazzotata in un pub, nella quale ha ricevuto alcuni forti fendenti alla testa, si è risvegliato – è il caso di dirlo – con il bernoccolo della matematica, dimostrando una indiscutibile destrezza con le cifre, e soprattutto con le figure geometriche, mai manifestata in precedenza. In particolare, infatti, Jason ha dote, rarissima, di riuscire a disegnare a mano complessi frattali, quelle figure che si ripetono una dentro l’altra su scale diverse rimanendo sempre uguali tra di loro. Da ormai 12 anni Padgett vede poligoni e forme ovunque: la panna versata nel caffè mattutino disegna una spirale, nelle foglie individua teoremi di Pitagora, e così via, come racconta lo stesso Padgett in un libro fresco di pubblicazione negli Stati Uniti, e intitolato “Struck by Genius” (“Fulminato dal genio”).

Ai più scettici, e a coloro che non credono che un pugno possa cambiare così a fondo le abilità cognitive di un individuo, bisognerà far notare che prima dell’evento Jason non era esattamente quello che si dice un genio della matematica. La sua grande passione erano la palestra e i locali notturni, e aveva abbandonato l’università. Ma va pur detto che chi lo conosce racconta che l’abbandono degli studi è stato dovuto molto più alla mancata voglia di studiare che alla mancanza di doti intellettive adeguate. Inoltre tutti descrivono Jason, prima dell’evento, come un ragazzo socievole e amante dalla vita, che si è trasformato dopo il traumatico risveglio in un individuo fobico e ossessionato dai germi. Per comprendere meglio, poi, il mondo dei numeri che gli è entrato di colpo nella testa, Padgett è tornato all’università, e si è messo a studiare fisica e matematica.

Fatto sta che oggi anche i test medici testimoniano che Jason manifesta capacità che prima non sembrava possedere. Ciò che lo ha colpito, oltre alla raffica di pugni, è infatti il fenomeno conosciuto come “savantismo”: persone non istruite, spesso affette da carenze intellettive, divengono capaci di eseguire calcoli impossibili per persone comuni, o memorizzare quantità stupefacenti di nozioni, con abilità più meccaniche che di vera e propria intelligenza, ma davvero soprendenti. Il savantismo può essere congenito o acquisito, ed è notoriamente presente in misura maggiore nelle persone affette da autismo così come in quelle colpite da danni cerebrali. Le supercapacità che questi individui manifestano sembrano essere, d’altra parte, abilità normalmente inibite da funzioni superiori, che in questi casi non sono del tutto attive. Nel caso di Padgett, poi, i test hanno rivelato una lesione all’emisfero cerebrale destro e una conseguente super attivazione del lobo parietale sinistro.

Fenomeni come questo rappresentano una straordinaria occasione per lo studio dei comportamenti del cervello, e in particolare della sua plasticità. Chissà, quindi, che da quella rissa in un pub di 12 anni fa non emergano straordinarie scoperte, in grado di aprire uno spiraglio a differenti forme di intelligenza e a una più approfondita conoscenza del potenziale intellettivo dell’uomo.

https://it.notizie.yahoo.com/jason-padgett-prende-un-pugno-in-testa-e-diventa-un-genio-della-matematica-214812874.html

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19 aprile 2014 6 19 /04 /aprile /2014 22:08

Ogni anno, le solite diatribe. Mangiare a Pasqua il classico agnellino da latte, per molti è consuetudine e rito per la festività, senza pensare che effettivamente, mangiare una agnellino da latte, è come mangiare un neonato, in termini di vita. Troppo piccolo per ogni cosa, gustoso ed invitante per chi della sua vita non gli importa nulla. Cosa distingue quindi un agnellino, da un vitellino e altri animali nati da poche settimane, per essere uccisi per soddisfare la nostra gola?

                                                                        NIENTE.

 

 

Cambia solo che l' agnellino viene fatto nascere in gran numero per essere ucciso. Quindi, quando scambiamo auguri e ci riteniamo persone che non farebbero mai male ad un piccolo di animale... pensiamoci. Aumenta persino di un’inezia il Pil in questi giorni, che poi sono quelli in cui chi fa la spesa al supermercato, dopo essere passato dalla cassa, guarda con stupore la lista della spesa: non crede di aver comprato per quella cifra che compare in fondo.

Nessuno conosce più il perché la Pasqua si celebri. Per i bimbi degli anni Duemila Pasqua è il giorno dei dolciumi. Nei templi del consumismo si celebra il rito sempre più stantio di inventarsi nuovi dolci. La colomba simbolo di resurrezione si riempie di cioccolato o di crema pasticcera; il coniglio, anch’esso simbolo pasquale nei paesi anglosassoni, si ammanta di zuccheri. Poi ci sono le praline, le torte, le ciambelle, ed ovviamente il simbolo consumistico per eccellenza: le uova. L’ipermercato Auchan ostenta quest’anno per l’occasione un uovo di cioccolata gigante da trenta chilogrammi, molto conveniente (meno di 150 euro), ma anche molto pericoloso, dovesse cascare in testa allo sfortunato bimbo.

Le stesse creature che San Francesco ci ha insegnato a considerare come nostri Fratelli minori. Come lui, altri grandi uomini della Chiesa ci hanno insegnato ad amare e rispettare il Creato e la Vita: per San Tommaso d’Aquino era “evidente che se un uomo mostra una pietosa compassione per gli animali, ancor più egli è disposto a comportarsi pietosamente verso i propri simili”. Anche Papa Pio XII, si rifece ancora a tale principio: “Ogni impulso di uccidere gli animali senza giustificazione, ogni maltrattamento e ogni crudeltà verso di loro vanno senz’altro condannati. Anche perchè tale comportamento esercita una nefasta influenza sull’animo dell’uomo e lo rende abietto”. San Basilio vescovo di Cesarea scriveva: “O Dio, rafforza in noi il senso di fratellanza con tutte le cose viventi, con i nostri piccoli fratelli a cui hai dato questa terra come rifugio assieme a noi. Possiamo noi renderci conto che essi non vivono soltanto per noi, ma per se stessi e per Te, e che essi amano la dolcezza della vita tanto quanto noi, e Ti servono meglio nel luogo in cui sono che noi nel nostro”. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, ancora vivo nel ricordo di tutti, nell’udienza pubblica del 10 gennaio 1990, riferendosi agli animali ebbe a dire che “anche loro derivano da un Soffio Divino”; commentando alcuni salmi del Libro della Genesi, il Pontefice ha parlato dell’azione creatrice dello Spirito divino spiegando che gli animali sono frutto di tale azione. Tali insegnamenti ci invitano ad amare e rispettare tutte le creature di Dio cercando di vivere in armonia con esse.

Gli adulti non si distaccano dalla tradizione godereccia, che li vuole con “le zampe sotto il tavolo ed azione” sia a Pasqua che a Pasquetta. Anche per loro la resurrezione della carne è solo un vago ricordo, che vada bene, mentre la carne c’è eccome sulle loro tavole, con preferenza di agnelli. Ed è davvero singolare come gli animali simbolo della Pasqua, colombe, conigli ed agnelli, oggi arricchiscano le tavole imbandite.

 

 

Quest' anno anzichè l' articolo sulle uova, sui conigli, sulla religione, ho preferito affrontare un tema molto controverso.

Buona Pasqua a tutti.

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15 aprile 2014 2 15 /04 /aprile /2014 22:08

I cani e l'amoreAnche quando una persona sente una forte vicinanza emotiva con il proprio cane, non è detto che l'animale contraccambi l'affetto. Lo sostiene un nuovo studio basato sui risultati di una versione modificata del test della paura dell'estraneo, ideato originariamente per valutare la sicurezza dell'attaccamento dei bambini ai genitori di Jason J. Goldman

Certo, i padroni di cani amano il proprio animale. Ma il cane ricambia l'amore? Uno studio di ricercatori scandinavi ha cercato la risposta, ottenendo risultati piuttosto sorprendenti.

I cani sono molto attenti a cogliere e interpretare i segnali del comportamento umano: sono animali che vivono in simbiosi con noi, sono considerati i nostri partner sociali. Quindi, se un proprietario ha una visione positiva del rapporto con il suo cane, è probabile che tra i due vi siano frequenti interazioni positive, il che spinge il cane a percepire una stretta e reciproca relazione con il suo proprietario. O almeno, questa è l'ipotesi.
 
A metterla alla prova è uno studio, pubblicato su "Applied Animal Behavior Science" a firma di Therese Rehn, della Swedish University of Agricultural Sciences, e colleghi, che ha coinvolto 20 coppie cane-padrone. Agli esseri umani è stato somministrato un apposito questionario, la Monash Dog Owner Relationship Scale (MDORS), progettato per valutare l'intensità della relazione dal punto di vista del proprietario.

La MDORS è formata da 28 domande, divise in tre gruppi. Il primo valuta la natura delle interazioni cane-padrone, con domande come: “Quanto spesso abbracci il tuo cane?”. Il secondo rispecchia la vicinanza emotiva che il proprietario sente nei confronti dell'animale, e chiede di dichiararsi d'accordo con affermazioni come: “Vorrei non dovermi mai separare dal mio cane”. Il terzo, infine, riguarda la percezione dell'investimento necessario per prendersi cura di un cane (“Il mio cane costa troppo”).

Per valutare i cani, invece, è stata utilizzata una versione modificata del test della strange situation

- noto in italiano anche come “paura dell'estraneo” - originariamente progettato dalla psicologa canadese Mary Ainsworth per misurare la forza delle relazioni genitori-figli nell'essere umano.

E l'uomo incontro il cane (ma non il suo amore...)© Corbis 

Poiché misura il comportamento di ricerca della vicinanza valutando il senso di sicurezza percepito dal cane grazie alla presenza del padrone, e poiché il rapporto padrone-cane è spesso paragonato al rapporto genitore-figlio, il test è sempre più usato con successo per studiare il legame tra cani ed esseri umani. Il paragone è meno azzardato di quanto possa sembrare: i proprietari che hanno riferito relazioni più solide con i loro cani avevano anche più alti livelli di ossitocina nelle urine.

La versione modificata della strange situation inizia con il proprietario seduto su una sedia che ignora il suo cane. Dopo pochi minuti, uno sconosciuto entra nella stanza e, ignorando anch'esso l'animale, parla al padrone. Lo sconosciuto tenta di giocare con il cane, e il padrone lascia la stanza. Lo sconosciuto continua a coinvolgere il cane in un gioco, e poi esce dalla stanza, lasciando solo l'animale. Il padrone rientra, saluta il cane, e ricomincia a ignorarlo. Lo sconosciuto rientra, saluta il cane, e poi lo ignora nuovamente. Infine, il padrone lascia la stanza una seconda volta.

Quando il test viene effettuato con i bambini, la sua natura leggermente angosciante - essere lasciati soli, dover interagire con uno sconosciuto - attiva un sistema adattativo innato che spinge il bambino a cercare la vicinanza del genitore. Osservando attentamente il bambino e soppesando i suoi comportamenti di ricerca di consolazione rispetto a quelli più indipendente di esplorazione, si può stabilire se il bambino ha un “attaccamento sicuro” a mamma o papà.

Com'era prevedbile, i ricercatori hanno trovato che se i proprietari riferivano di avere un elevato livello di interazione con i loro cani, questi ultimi cercavano con più frequenza il contatto fisico con loro ed erano meno propensi a giocare in maniera indipendente. In un bambino, la mancanza di esplorazione indipendente riflette un attaccamento insicuro; per i cani invece è probabilmente una conseguenza del rinforzo positivo dell'interazione con i loro proprietari.

Questo studio segna uno dei primi tentativi di studiare scientificamente il rapporto tra la percezione che i cani hanno del legame con i loro proprietari e quella che hanno i padroni del legame con i cani. Una comprensione più completa delle relazioni cane-padrone può arrivare considerandoli non separatamente ma come insieme.

Ma in conclusione non si può evitare di dare una brutta notizia a tutti gli amanti dei cani che sono sicuri che il loro amore è ricambiato: secondo lo studio, non esiste alcuna correlazione tra la parte del questionario MDORS riguardante la “vicinanza emotiva percepita” e il comportamento dei cani nella strange situation. I ricercatori lo affermano senza mezzi termini, scrivendo che “non vi è alcuna prova a sostegno della tesi secondo cui se una persona sente un forte legame emotivo con il proprio cane questo implica che sia lo stesso per l'animale”.

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 21 novembre. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

Irradiazioni d'amore

 

“la vita che procede,
e l’antica amicizia,
la felicità d’essere cane e d’essere uomo trasformata in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe e una coda
con rugiada”

(Ode al cane – Pablo Neruda)

 

 

http://www.lescienze.it/news/2013/12/02/news/cane_amore_proprietario-1910667/


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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 21:42

Test positivi. L'obiettivo ora è diminuire la dipendenza degli Usa dal petrolio.

Trasformare l'acqua di mare in carburante: è l'operazione riuscita in laboratorio dagli scienziati della Marina militare americana, che sperano in futuro di diminuire la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio e rendere anche le navi più ecosostenibili.

L'idea di partenza è semplice: gli idrocarburi sono composti da carbonio e idrogeno, presenti in grande quantità nell'acqua del mare. Catturando il biossido di carbonio (Co2) e l'idrogeno contenuti nell'oceano, è possibile produrre un cherosene utilizzabile nei motori di navi e aerei. I ricercatori del Naval Research Laboratory hanno dimostrato la fattibilità del progetto, riuscendo a far volare con il nuovo carburante un aeromodello. "E' un'enorme tappa" ha commentato il viceammiraglio Philip Cullom.

La Marina, nel 2011, ha consumato quasi due milioni di tonnellate di carburante; la trasformazione dell'acqua di mare in cherosene potrebbe costare tra i 3 e i 6 dollari al gallone (3,8 litri), secondo i ricercatori, al lavoro sul progetto da nove anni. "Per la prima volta - ha commentato la ricercatrice Heather Willauer - siamo stati capaci di mettere a punto una tecnologia per catturare in modo simultaneo la Co2 e l'idrogeno contenuti nell'acqua di mare, facendone un carburante liquido. E' un passaggio molto importante". Il carburante ottenuto è molto simile al cherosene convenzionale, anche nell'odore, e il grande vantaggio è che può essere utilizzato già con i motori di navi e aerei attualmente in commercio.

Al momento, la produzione di questo carburante è limitata a piccole quantità in laboratorio. Il potenziale profitto del progetto deriva dalla capacità di produrre scorte di carburante direttamente in mare, riducendo la logistica, gli oneri ambientali e rafforzando di conseguenza la sicurezza e l'indipendenza energetica della Marina. I ricercatori hanno comunque già spento i facili entusiasmi: serviranno almeno altri dieci anni prima che le navi americane siano in grado di produrre a bordo il carburante di cui hanno bisogno.

 

 http://www.wallstreetitalia.com

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2 aprile 2014 3 02 /04 /aprile /2014 20:43
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31 marzo 2014 1 31 /03 /marzo /2014 21:58

Pittura Zen

 

Fonte: Sesshutoyo.com
Studiare le diverse religioni in modo oggettivo e distaccato (per quanto possibile!) è utilissimo per comprendere quanto quello che il credente chiama “divino”, in realtà sia la proiezione di ciò che di più profondo esiste in ogni uomo.
Da sempre, in modo diverso a seconda del luogo geografico e degli eventi storici, l’intelligenza di cui siamo dotati ci porta spontaneamente a stupirci dell’esistenza, formulare sistemi di pensiero per appagare lo spirito, cercare un fondamento etico per la vita quotidiana, inventare una realtà trascendente cui prima o poi tutto si dovrà ricongiungere.
La relativa parzialità dei miei studi mi impone di limitare il discorso ad una contrapposizione superficiale tra cultura europea e cultura orientale di Cina e Giappone, ma penso che nei loro tratti fondamentali queste fonti siano esemplari anche del pensiero di altri paesi e quindi credo di poter parlare di Oriente ed Occidente in generale.
Entrando in contatto con filosofia, storia, arte, lingua, letteratura e fenomeni di costume di queste due parti del mondo salta subito all’occhio l’esistenza di una grande diversità di base da cui si possono far derivare poi tutte le altre: il rapporto dell’uomo con il mondo circostante.

Nella cultura occidentale in cui siamo immersi viene data un’enorme importanza all’individuo in quanto essere pensante. Il “dono” della ragione, la caratteristica che ci distingue dagli altri esseri viventi, è stato assunto come valore assoluto: l’uomo è al centro dell’universo, domina tutto il resto, razionalizza, elabora, sperimenta. Da questo postulato originario deriva tutta una serie di conseguenze che caratterizzano la nostra cultura, come la concezione lineare del tempo, la distinzione tra bene e male, l’importanza della realtà oggettiva, della scienza, del progresso, della gloria, della vittoria, dell’affermazione di sé, l’invenzione di divinità antropomorfe.

Avvicinandomi in punta di piedi alla cultura orientale ho scoperto che esiste un mondo completamente diverso derivato da un altro modo di vedere la questione: se l’uomo è solo una delle tante parti che compongono l’universo, e non esiste niente che ci permetta di pensare che l’intelletto debba essere una dote superiore rispetto ad esempio alla fotosintesi clorofilliana, allora il tempo diventa un cerchio, non esistono divinità ma forze invisibili, si ampliano i concetti di realtà e di bene e male, diventano fondamentali valori come tolleranza, amore, comprensione e compassione verso tutti gli esseri e le cose.
Intrisa com’ero di studi umanistici e di abitudine ad un certo tipo di pensiero, devo ammettere che la scoperta mi ha sconvolta! ‘E stato molto difficile comprendere veramente fino in fondo questa diversità, mi veniva spontaneo fare riferimento alle mie categorie di pensiero, o riallacciarmi a qualcosa di simile che avevo letto, sentito o vissuto, ma non esiste niente di davvero uguale: infine ho capito che bisogna conoscere a fondo la cultura che per nascita ci condiziona, per poterla osservare dall’esterno avendo scoperto quali sono i vizi di forma del nostro modo di ragionare; solo dopo ci si può esercitare a sospendere ogni giudizio e con mente sgombera lasciare entrare nuove suggestioni.
Allo stesso modo, prima di studiare qualsiasi aspetto della cultura orientale è fondamentale comprendere lo spirito essenzialmente buddhista che sta alla base di quel pensiero, altrimenti, visto con i nostri occhi, tutto ci potrebbe sembrare affascinante ma incomprensibile, inutile, bizzarro, kitsch. Ad esempio, dipingere “fiori e uccelli[1] non è che uno sfondo, un esercizio, una minima parte della nostra cultura figurativa fatta di ritratti e pale d’altare; oppure ci sembra inutile il doversi concentrare per una cosa naturale come la respirazione, o spendere tempo ed energia per fabbricare cose effimere; un dramma è comunemente da noi considerato noiosissimo per via della lentezza, della musica monotona, della capitale importanza di particolari microscopici; la filosofia Zen, per via della bizzarra irrazionalità dovuta al carattere non logico dei suoi assunti, stenta ad essere annoverata da noi tra i sistemi filosofici “seri”, che possono condurre ad una più chiara visione della realtà; lo haiku [2] è un esempio perfetto di espressione culturale lontanissima dalla nostra capacità di comprensione. La cultura giapponese è influenzata alla radice dal Buddhismo Zen, esso è “penetrato in quasi tutti gli aspetti della vita di quel popolo: architettura, poesia, pittura, giardinaggio, atletica, professioni e mestieri; ha pervaso il linguaggio e il pensiero di ogni giorno della gente più ordinaria. Infatti, per l’ingegno di alcuni monaci, come Dōgen, Hakuin e Bankei; di poeti come Ryōkan e Bashō; e di un pittore come Sesshū, lo Zen è divenuto straordinariamente accessibile alla mente comune”[3]. Tra le altre cose, questa influenza è dimostrata dal fatto che, in base alla concezione giapponese di arte, sia possibile creare qualcosa che muova l’animo in profondità solo attraverso un processo creativo intuitivo, perché è la cosa che più ci avvicina al mistero della vita[4]. Occorre utilizzare un metodo non scientifico, brutale, disumano, irrazionale per risvegliare il “genio” che si trova in ognuno di noi, poiché esso è una cosa al di là della conoscenza: bisogna esaurire ogni altra risorsa ed essere completamente vuoti, diventare strumenti passivi dell’ispirazione. Il misticismo giapponese è fatto di calma e amore per ogni più piccolo aspetto della natura, di raccoglimento e ricerca del vuoto, ma soprattutto di silenzio: quando si prova qualcosa di profondo non si può esprimere con parole perché sarebbe un modo di interferire eccessivamente con il proprio io nella verità pura dell’universo.
Ho fatto questa introduzione per non dare per scontato e banale il pensiero alla base di una tesi su un argomento spirituale come la pittura ad inchiostro: il fatto cioè che questa espressione artistica, la cui bellezza non è puramente formale e materiale, parla ad ognuno di noi, perchè tutti, volenti o nolenti, possediamo anche solo a livello inconscio una “religione”, intesa in senso etimologico come credenza alla base di tutto ciò che facciamo o pensiamo, ed è proprio con quella parte nascosta di noi che il suiboku-ga[5] entra in contatto.
Ritengo necessario inoltre, prima di passare all’argomento principale di questa tesi, cioè l’analisi del Rotolo lungo delle quattro stagioni di Sesshū Tōyō, scrivere qualcosa riguardo la filosofia Zen, l’estetica che ne deriva e la storia del Giappone, perché “un’opera d’arte non è un insetto, i suoi rapporti col mondo non sono accessori o casuali ma entrano a costituirla in modo tale che appare rischioso ridurla ad un gioco astratto di strutture comunicative ed equilibri relazionali”[6] .
avanti

[1] Categoria pittorica tra le più classiche in Oriente. [2] Forma poetica tipicamente giapponese famosa per la sua brevità: uno haiku è composto da soli tre versi , rispettivamente di cinque, sette e cinque sillabe. Il contenuto degli haiku classici riguarda sempre la natura e le stagioni.
[3] Alan W. Watts La via dello Zen, ed. Feltrinelli, Milano, 1971. Pag. 119
[4] Vedi capitoli secondo e terzo.
[5] Nome giapponese per la pittura ad inchiostro. Specificazione rispetto al termine più generale “sumi-e” (lett. “pittura ad inchiostro”) usato per classificare questo genere di pitture, la parola suiboku-ga significa più ampiamente “dipinto a inchiostro ed acqua”, enfatizzando così la sfumatura di colore piuttosto che la materia con cui il dipinto viene realizzato.
[6]Umberto Eco Opera aperta cit in Massimo Firpo Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo ed. Einaudi, Torino 1997.
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29 marzo 2014 6 29 /03 /marzo /2014 22:44

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I peperoncini hanno origine in Bolivia e in alcune parti del Brasile. Da lì vengono propagati in tutto il continente americano dagli uccelli, del tutto immuni all'azione della capsaicina. Gli aztechi furono i primi a incorporare il peperoncino nella loro alimentazione e nei loro rituali religiosi: le più antiche testimonianze della coltivazione di questa pianta risalgono al 5500 a.C. Dal nuovo continente il peperoncino giunse in Europa con le spedizioni di Cristoforo Colombo, e in seguito si diffuse in Africa e in Asia, dove in alcuni paesi è ormai parte della tradizione culinaria locale, come è avvenuto anche in molte regioni del meridione dell'Italia. Guardando la foto sarebbe difficile scorgere qualcosa di diverso da un comunissimo peperoncino, ma il Trinidad Moruga Scorpion, o Scorpione di Trinidas, nasconde già nel suo nome la sua caratteristica che lo rende unico al mondo. Si tratta del peperoncino più piccante del mondo: a conferirgli il titolo il Chile Pepper Institute dell'Università del New Mexico, che ha condotto una ricerca commissionata da diverse case di produzione di salse piccanti.

 Peperoncino infernale - 1,2 milione di gradi di capsaicina: in altri termini, un peperoncino "pericoloso" come uno spray anti aggressione. Viene chiamato lo "Scorpione di Trinidas":..

Lo Scorpione di Trinidad ha le dimensioni di una palla da golf ed è talmente piccante che nella scala di Scoville, che misura la capsaicina all'interno dei peperoncini, non si erano mai registrati un valore simile: 1,2 milioni di gradi. Per intenderci, un dato simile a quello registrato dallo spray irritante anti aggressione, 240 volte più piccante di un normale peperoncino. Qualche altro esempio: i famosi jalapenos messicani misurano dai 2500 ai 5000, il tabasco dai 30.000 ai 40.000. Giusto per rendere l’idea della “pericolosità” di tale piccantezza.

Se siete particolarmente avventurosi da addentare e masticare un tipico peperoncino calabrese da 15.000 gradi Scoville, vi sentirete la bocca in fiamme. Sappiate però che la temperatura della vostra bocca non è affatto aumentata. Quando percepiamo una sensazione di "caldo" o "freddo" vengono stimolati dei termorecettori che si attivano quando la temperatura raggiunge un certo valore di soglia. In pratica, quando la temperatura supera un certo valore, una proteina delle cellule nervose presenti nella pelle o nella bocca, induce la cellula a mandare un segnale al cervello. Due recettori appena scoperti, chiamati VR1 e VRL-1, si attivano quando la temperatura supera rispettivamente i 43 e i 52 gradi Celsius. La capsaicina ha la forma giusta per interagire con questi recettori, e - agendo come una chiave - apre un canale nella membrana cellulare che permette l'immissione di ioni calcio, che causano la trasmissione di un segnale di "dolore" che raggiunge il cervello.

Paul Bosland, un esperto in peperoncini di fama mondiale e direttore dell'Istitute Chili, si è così espresso: "Prendi un morso. Non sembra così male, ma poi diventa sempre più piccante. Quindi è molto cattivo". Tale specie deriva dal Capsicum chinense, e il nome gli è stato dato da Butch Taylor, proprietario di un’azienda australiana, The Chilli Factory, che l’ha creato. Se lo maneggiate senza guanti protettivi, le mani vi scotteranno per i due giorni seguenti, almeno secondo quanto Marcel de Wit, comproprietario dell’azienda. Se invece lo si avvicina troppo con gli occhi, potrebbe addirittura procurare una cecità temporanea.

L’utilizzo di questo peperoncino è riservato esclusivamente alla produzione di salse piccanti: quando hanno preparato per la prima volta la salsa Scorpion Strike, che contiene un quantitativo di Scorpione di Trinidad pari al 58%, è stato essenziale indossare maschere e tute protettive per proteggersi dai fumi emessi durante il processo di cottura.

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26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 23:13

PS4 Project Morpheus cop

PS4. Sony lancia Project Morpheus, il casco che integra la console con la realtà virtuale. Il dispositivo, che fa concorrenza all’Oculus Rift di BeAnother Lab, è di fatto un visore per la PS4, e più in particolare in combinazione con i controller DualShock 4 e Move, oltre che con la Playstation Camera, ed è dotato di tecnologia audio 3D che ricrea suoni stereoscopici in tutte le direzioni.

“Questa nuova tecnologia ci darà la sensazione di essere presentisi legge sul blog della PS4 - Al giocatore sembrerà veramente di essere all’interno del gioco e percepirà emozioni in modo più reale. Questo sia per le sofisticate tecnologie video che per quelle audio, assicurano gli sviluppatori. Il nuovo arrivato di casa Sony segue l’app per realtà aumentata annunciata la scorsa estate.

Il prototipo è dotato di display con risoluzione di 1080p e di un campo visivo di 90 gradi. È costruito inoltre con sensori accelerometro e giroscopio integrati sia sulla testa del casco che sulla PlayStation Camera, in modo che gli utenti possano seguire accuratamente la dinamica del gioco contestualmente ai movimenti della testa.

PS4 Project Morpheus

Il casco funziona inoltre con 4 controller wireless Dual Shock e PlayStation Move per facilitarne l’utilizzo, oltre un jack audio per il collegamento di cuffie. Per quanto riguarda il design, gli sviluppatori garantiscono che Project Morpheus non pesa su naso o guance, e che è stato progettato per permettere all’aria di passare, impedendo l’appannamento del display.

L’azienda ha dichiarato che il dispositivo è in sviluppo da oltre tre anni e che sarà fornito agli sviluppatori di videogiochi accompagnato dagli strumenti software per creare games in realtà virtuale per PS4.

Il prototipo è stato presentato al Game Developers Conference 2014, in corso a San Francisco dal 17 al 21 marzo, ma non sono stati rivelati né i tempi né i prezzi di vendita.

Roberta De Carolis

Foto: Sony 

 

 http://www.nextme.it/tecnologia/realta-aumentata/7388-progetto-morpheus-playstation-4-realta-virtuale

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Published by il conte rovescio - in Curiosita'
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