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25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 22:52


Durante l'arco dell'ultima decade abbiamo assistito al crollo semi assoluto dell'evoluzione umana, dettato dal fraintendimento delle nuove speranze evolutive costruite su basi genuine ma portato al decadimento naturale, grazie alle specializzazioni distopiche della cultura preponderata, cioè precostituita, con la sola intenzione di corrompere il potenziale integro delle idee per dirottarle verso uno spiaggiamento quasi del tutto definitivo della scoperta coscienziale.

Nel marasma generale delle convulsioni epilettiche dell'umanità nel suo incedere -pseudo- virtuoso verso una qualche imprecisata meta della strutturazione evolutiva della tecnologia, è stato inevitabile imbattersi nelle diverse e sempre attuali profezie sulla fine del mondo.
C'è sempre un qualche santo, una quale stele di pietra di chissà quanti millenni prima, che annuncia il capitolo finale dell'umanità; si è preparato il terreno, si è seminato, se n'è parlato per anni con tutti i mezzi di comunicazione immaginabili. E finalmente eccola che arriva. Quando?
Facciamo un passo indietro e fermiamoci.

Non è mia intenzione, nè scopo di questo post, sparare qualche data a casaccio, qualche canalizzazione aliena o un santo random per avallare una qualche teoria nuova di zecca sulla fine dei tempi. Al contrario: il tema, per quanto possa sembrare assurdo ai più, ha un forte ascendente su determinati individui -meno del venti percento della popolazione mondiale- senza un motivo apparente.
La Coscienza non è plurale ma singola e unica, impermanente, che ha scelto la strada della simultaneità e del parallelismo per esperire sé stessa nei vari punti d'unione da essa emanata: si tratta quindi di causa ed effetto. Un esempio molto semplice eppure assai eloquente è quello dello scrittore: quando scrivi un libro tu sei tutti i personaggi, tutte le ambientazioni e conosci tutta la trama. Puoi decidere di cambiarla in corso d'opera, mentre vivi quella storia nell'atto stesso di crearla, o scegliere di compiere un piano prestabilito che hai architettato ben bene prima e seguirne il corso per arrivare alla fine. La coscienza è lo scrittore: tutto, tutti e qualsiasi cosa. L'esprimere e sperimentare sé stessa attraverso la molteplicità, in un singolo istante, è il modo migliore per evolvere.

Questa premessa è comunque necessaria per far comprendere che quel venti percento di popolazione di cui si parla è semplicemente a conoscenza di quanto andrò a illustrare, e benchè anche il resto del mondo ne sia a conoscenza, tende a rimuoverlo, a spingerlo nella primordialità informe del pensiero.
Potremmo definirlo, quindi a buon titolo, un "archetipo prima dell'archetipo", un segnale inscritto nella coscienza -e non nella monade- per richiamare all'attenzione mono-coscienziale quel frangente di esperienza che costituisce il principio e il fine ultimo della vita umanamente intesa.

Nelle esperienze oniriche, taluni hanno vissuto una sorta di Apocalisse -anche con un certo tasso di lucidità- causata da diverse tipologie di catastrofe.

-C'è quello che sogna di morire per una frana, viene giù una montagna. Archetipicamente l'elemento Terra è associato al corpo, il golem, l'abito delle componenti metafisiche.
-La catastrofe potrebbe essere causata da Fuoco (meteoriti, fuoco dal cielo, vulcani) o dall'Acqua: un'alluvione, più spesso tsunami (l'ormai arcinoto sogno dell'onda), che rispettivamente si collocano a simboleggiare archetipicamente la morte per causa di Spirito e per causa di Mente.
-Paradossalmente, la distruzione da parte del Vento (tornado et similia) nei sogni porta solo sconvolgimenti, pesanti danni, senza però uccidere nessuno.

Questo perchè il Vento, essendo archetipo dell'Anima, non può portare la fine -essendo immortale- ma solo il "cambiamento".

Questa piccola parte accenna a una condizione precostituita in cui, quando la coscienza si deforma e ottiene un grado di lucidità fenomenica ben più grande della percezione quotidiana del reale socialmente accettato, si ha automaticamente accesso a una gamma di esperienze particolarmente più vasta su qualsiasi livello esperienziale. La condanna, volendola considerare tale, è quella di avvalersi completamente di una percezione distorta del tempo che si adegua permanentemente allo stato normale percettivo. Considerando questo, si ha quindi la sensazione che l'Apocalisse accada continuamente, ogni giorno.
Certe affermazioni risultano essere indigeste: si ha la speranza che arrivi davvero, una fine.
Questo si riallaccia completamente, abbraccia totalmente, quello che ho già espresso nei miei post precedenti qui e qui.

L'alienazione come singolarità di coscienza nel punto cruciale della storia umana, all'interno quindi di una molteplicità che si esplica tale solo a livello illusorio percettivo dello status mentale ordinario, sembra scaturire proprio da questo evento interiore. E' una speranza, una fede nell'io cosciente che ha la certezza di un'imminente fine per completare un ciclo e intraprenderne un altro, diverso in maniere tali che sono per noi inesplicabili.

Non esiste profezia, non potrà mai esistere, perché l'Apocalisse avviene dentro di noi, continuamente; e quando sarà permanente allora essa non avrà significato di morte, ma di una fine che sa di vittoria, di supremazia coscienziale, di risveglio centrale al reale.

Se credi ancora che quanto vivi ogni giorno non sia un sogno, rifletterci meglio.

 

Parsifal A. Drake


*

 
-Acquistabile online il libro-

La Spada nella Roccia
Vol. 1
L'introspezione evolutiva tra spiritualità e coscienza
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24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 23:07
La Riserva della Biosfera Kafa, si trova nell'omonima regione dell'Etiopia, a circa 460 chilometri a Sud-Ovest di Addis Abeba.
Si tratta di una vasta area (circa 760 mila ettari), che rappresenta un'importante luogo di conservazione sia sotto il profilo storico (fu sede dell'antico Regno di Kafa, dal 1390 al 1897) sia sotto il profilo culturale e naturalistico.
L'area è ritenuta il luogo d'origine della più popolare varietà di caffè al mondo, la specie coffea arabica (circa l'80 del caffè bevuto al mondo) che ancora oggi è la principale risorsa agricola della riserva (oltre che pianta spontanea) e costituisce complessivamente un importante quota del prodotto interno lordo dell'Etiopia.

Nel 2010 l'area è stata inserita tra le Riserve della Biosfera dall'UNESCO.

Il territorio della riserva occupa un'area composta da montagne (dai 500 ai 3300 metri di altitudine), ricche e fertili vallate, corsi d'acqua, altopiani e foreste fitte.
le zone della riserva
Secondo la convenzione sulle Riserve della Biosfera, l'area comprende una zona chiamata core (riserva integrale, ad oggi divisa in 11 zone) di circa 28 mila ettari (sebbene vi siano altri 210 mila ettari che sono stati proposti di diventare tali) dove sono possibili solo studi e ricerche.
Vi è poi un'area denominata buffer, di circa 161 mila ettari, dove vi sono insediamenti e attività economiche e produttive sostenibili e infine un'area chiamata di transizione, oltre 337 mila ettari, dove vive la maggior parte della popolazione residente nella riserva (circa 610 mila abitanti, in maggioranza di etnia kapecho) e dove si svolgono le attività economiche più importanti.

Sotto il profilo naturalistico la Riserva di Kafa offre un interessante panorama con diverse specie di mammiferi tra cui varie tipologie di antilopi e scimmie oltre che iene, ippopotami e bufali; una grande varietà di rettili, anfibi e invertebrati e 210 specie diverse di uccelli. Innumerevoli le specie endemiche vegetali.


Ecco il sito ufficiale della Riserva della Biosfera, dove è possibile trovare ogni informazione, dalla tipologia di ricerche che vengono effettuate nella riserva fino alle modalità per visitare l'area
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17 marzo 2014 1 17 /03 /marzo /2014 22:31

La Pasqua, festa cristiana dai mille significati, ricorre sempre, ogni anno, la prima domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera.
Nella magia delle campagne capita che si possano fondere elementi considerati di tradizione pagana (brutta parola dal significato nullo) con quelli cristiani. Questo avviene perchè nelle campagne la cristianità ha da sempre lasciato solchi molto profondi, nel bene e nel male o anche perchè le feste cristiane (ricordiamo che il cristianesimo è giovane come datazione per l'umanità rispetto ad altri culti precedenti e ben radicati) si sono appropriate degli usi e delle date festive proprie delle ricorrenze più antiche, legate ad altri celebrazioni in onore anche della Madre Terra. Sta di fatto che non a caso la pasqua rientra anche nelle celebrazioni delle streghe anche se con ben altri significati.
Nel 325 dopo Cristo, il Concilio Cattolico di Nicea, stabilì che la solennità della Pasqua sarebbe stata celebrata sempre "nella domenica seguente il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera", forse anche per "occupare" quel posto del calendario da secoli destinato a dei riti antichi ben precisi.
Lo scopo sarebbe stato, ovviamente, quello di scalzare il precedente culto ma così non è stato. Entrambi si sono fusi.
Ma iniziamo dal principio.
Prima abbiamo l'equinozio di primavera, poi il plenilunio successivo (che festeggiamo per assorbire forza dalla luna e per ringraziare Iside dei suoi favori), poi abbiamo la pasqua.

L'Equinozio di Primavera

L'Equinozio di Primavera è chiamato anche Festa degli Alberi, Anna Perenna
(antichissima divinità romana femminile festeggiata nel bosco sacro a lei dedicato durante le Idi di Marzo) o Lady Day, che significa " il giorno della
Dea Luna ". I Piccoli Misteri Eleusini venivano festeggiati proprio in questo mese posto sotto il dominio di Marte simbolo delle forze maschili fecondatrici.
Astrologicamente parlando ci troviamo sotto il segno dell'ariete che racchiude in se questo simbolismo maschile fecondante. Durante l'Equinozio (da equi nox, equidistante) i pianeti assumono una nuova posizione rispetto al periodo invernale. La terra si porta in un punto equidistante dal sole.
Questa è la festa degli opposti, del binario, della dualità delle forze maschili e femminili rappresentate simbolicamente dal giorno e dalla notte che hanno la stessa durata e dall’equilibrio cosmico che generano garantendoci vita e abbondanza.
Si celbra quindi la fertilità, la vita sotto ogni sua manifestazione compresa quella degli uomini e della natura tutta. I simboli della fertilità sono il coniglio, i fiori e le uova. Queste ultime sono la rappresentazione della forza femminile (l'albume) e della forza maschile (il tuorlo) mentre il guscio, fusione perfetta di due simboli geometrici ( il cerchio e la piramide ) ne protegge i due preziosi elementi. Tutto cio' che vive ha origine dalle uova, mammiferi, esseri umani e piante che siano e attraversol'uovo o il seme, che ha anche esso la stessa struttura di un uovo ( la vita protetta da un guscio esterno ) da sempre perpetuano la vita. Rispettare ogni tipo di vita è importante per non essere causa di squilibrio in questo grande disegno perfetto che continuamente si rigenera chiamato universo.

" Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma "
diceva il grande Democrito.

 

http://www.bethelux.it/eostara.htm

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15 marzo 2014 6 15 /03 /marzo /2014 22:50

Pomelo

 

Il pomelo.

Un frutto che non è molto conosciuto ma che negli ultimi anni, ha iniziato a fare la sua comparsa nei supermercati italiani. Il suo peso, normalmente, si aggira intorno al chilo e si presenta come un enorme pompelmo. Un gusto che quando il frutto è maturo, assume un gradevole sapore di pompelmo e mandarino.

 

Ma come è arrivato sulla nostra penisola, come è nato? Comparso in Europa quasi mille anni fa, e' presente nelle aree agrumicole, nei giardini botanici e negli istituti sperimentali. E' coltivato nella Cina meridionale e nel Sud-Est asiatico. Il pomelo è il frutto della pianta Citrus maxima o Citrus grandis, originaria della Cina, ritenuta una delle tre specie da cui derivano tutti gli agrumi oggi conosciuti, assieme al cedro ed al mandarino. Viene chiamato anche Pomelo, Pummelo, Pampaleone, sciadocco, da non confondere con il Pompelmo che è un suo ibrido. È il più grande degli agrumi. Cresce fino ai 30 cm di diametro e può pesare fino ai 10 kg. Tipica per questa specie è l’abbondante presenza della sostanza bianca spugnosa sotto la buccia detta albedo; di albedo è costituita addirittura tutta la parte superiore del frutto, cioè la parte stretta della forma a pera.La pianta del pomelo, Citrus maxima o Citrus grandis, è resistente al gelo, ma cresce meglio in climi caldi e piovosi. Ideali sono le zone tropicali e subtropicali, con terreni umidi e paludosi. In alcune zone del mondo si trovano spesso allo stato selvatico lungo le rive dei fiumi e dei torrenti. La pianta è molto vigorosa, spinosa, con germogli angolari, foglie grandi, ellittico-ovali, con picciolo alato. I fiori sono grandi disposti sia in grappoli che isolati. Il pomelo si propaga soprattutto per innesto.

 Pummelo - Citrus grandis

Pomelo

La forma del pomelo non è sferica. Si presenta spesso con una forma a pera. La buccia è liscia, verdina, alle volte rosata, mentre la polpa raggiunge i colori dal giallo paglierino al rosa fino al rosso. Il sapore è simile al pompelmo. Non ha niente a che vedere con la mela, come il nome potrebbe far pensare.Forma alberi a portamento ampio e arrotondato, alti fino a 6 m. I rametti sono dapprima pubescenti e poi spinosi. Ha foglie grandi, ovato-ellettiche, con apice appuntito, verde scuro sopra e pubescenti sotto. I fiori sono bianchi, grandi, solitari o in piccoli gruppi.La buccia è spessa e la polpa acidula, gustosa e con molti semi. Per il consumo, gli spicchi vanno sbucciati uno a uno. In Liguria è chiamato "sciaddocco" (dall'inglese shaddock).
Viene coltivato anche in Italia (Sicilia).
Tratto da: http://www.alimentipedia.it/pomelo.html
Copyright © Alimentipedia.it

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13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 22:42

Datagate di NSATrojan, reti di server nascosti, impersonificazione di siti noti, laptop manipolati. Esposta da Der Spiegel e da Jacob Applebaum la cassetta degli attrezzi del Datagate

Der Spiegel e il ricercatore di sicurezza Jacob Applebaum, quest’ultimo nella doppia veste di collaboratore della testata tedesca e di relatore al congresso annuale Chaos Computer Club.

Jacob Applebaum è anche uno degli sviluppatori di Tor e in questa conferenza (purtroppo solo in inglese per adesso - vedi video alla fine del post) affronta il problema della militarizzazione di internet.

Oggi hanno aperto la “stanza degli orrori” della Nsa svelando ALCUNE delle tecniche e degli strumenti, usati dall’agenzia americana per praticare una sorveglianza di massa e globale delle comunicazioni.

- Un invio a tappeto di spyware sui computer target.

- Intercettazioni telefoniche effettuate in un’area geografica attraverso l’uso di finte stazioni mobili GSM (costo: sui 40mila dollari).

- La manipolazione diretta di hardware e laptop ordinati via internet dai target.

- L’uso di una rete segreta di server per battere sul tempo i fornitori di servizi cloud come Yahoo e inviare del malware impersonando il sito visitato da un utente.

- E addirittura l’uso di unità portatili che “irradiano” i target per visualizzare i loro monitor.

Si tratta di un fiume di informazioni e di dettagli che andranno vagliati con calma, ma per iniziare ad avere un’idea di cosa si tratta stiamo parlando di: malware che riescono a creare delle backdoor nei prodotti di Microsoft, Cisco, Huawei, Dell, Juniper, HP, Seagate, Samsung; attacchi al Bios dei computer, il che significa che anche se l’hard disk viene formattato e installato un nuovo sistema operativo, la backdoor non viene eliminata; attacchi che sfruttano i messaggi di errore di crash di Microsoft Windows: i rapporti inviati dal computer a Microsoft sul malfunzionamento del sistema per la NSA sono un’occasione ghiotta per spiare l’attività del PC, o meglio per ottenere un primo accesso passivo alla macchina. Significa che il computer non è ancora controllabile da remoto, ma che si possono vedere i dati inviati dallo stesso su internet. Questo tipo di informazione è usata quindi come trampolino di lancio per sfruttare altre vulnerabilità del computer e inserire del malware.

Tra l’altro l’operazione, secondo gli ingegneri della NSA, sarebbe così divertente che in una slide interna il messaggio di errore di Microsoft è stato sostituito con l’avviso: “Questo dato può essere intercettato da un sistema di Sigint (Signal intelligence) straniero per avere informazioni e violare meglio il tuo PC”.

A fare il lavoro sporco è l’unità TAO (Tailored Access Operations, “operazioni di accesso su misura”) della Nsa, l’Agenzia di sicurezza nazionale che presiede al sistema di sorveglianza globale esposto in questi mesi dal cosiddetto Datagate. La sua esistenza, come élite di hacker governativi d’attacco che spaziano dal controterrorismo ai cyber attacchi allo spionaggio tradizionale, era già emersa mesi fa, ma ora sono usciti molti dettagli interessanti sugli strumenti utilizzati da queste spie digitali.

Der Spiegel, significativamente, li chiama una “squadra di idraulici”, chiamati in causa quando falliscono metodi più tradizionali di accesso a un target. Il loro motto è “ottenere quello che è impossibile da ottenere” (getting the ungettable): diversamente da altri programmi di sorveglianza della Nsa qui non si punta alla pesca indiscriminata di informazioni, ma a una raccolta più qualitativa. Che però avviene usando tecniche che vanno ben oltre gli attacchi usati dai cybercriminali.

Uno degli aspetti più inquietanti del sistema utilizzato dalla Nsa per spiare utenti internet si chiama però QUANTUMTHEORY (vedi le slides), ed in parte era già emerso. Solo che ora ci sono molti più dati sul suo funzionamento. Si tratta di un sofisticato sistema per infettare computer target, che va oltre la tradizionale pratica di inviare mail spam con link malevoli, ancora oggi uno dei sistemi più diffusi per entrare nel pc di qualcuno. Questa tecnica viene usata soprattutto quando i target visitano siti come Facebook, Yahoo, LinkedIn (aziende i cui data center erano giù stati oggetto di spionaggio da parte della Nsa) ed è stata impiegata ad esempio dalla GCHQ (i servizi inglesi che collaborano con la Nsa) per attaccare la telecom belga Belgacom.

Il sistema si basa su una rete parallela e segreta di computer usati dalla Nsa, un network ombra di router e server controllati di nascosto dagli americani, ottenuta in molti casi hackerando computer altrui. La rete setaccia quello che le passa fra le maglie alla ricerca di impronte digitali di possibili target: elementi cioè che aiutino a identificarli, come indirizzi mail e cookies. Una volta raccolte abbastanza informazioni sulle abitudini dei target, la squadra TAO passa alla modalità di attacco: dunque non appena arriva fra le sue mani un pacchetto di dati associabile al target, il sistema si attiva, determina quale sito il target sta per visitare e fa intervenire uno dei suoi server coperti, ovvero la rete nota in codice come FOXACID. A quel punto il target viene fatto connettere al sito finto della Nsa e non a quello autentico che cercava di raggiungere. Così la pagina manipolata dalla Nsa trasferisce del malware all’utente sfruttando delle vulnerabilità del suo software. La tecnica è una vera e propria corsa, una gara di velocità tra server, perché il punto è battere sul tempo quelli dei siti che si “impersonano”. A volte per fortuna, non riesce, ma spesso funziona.

Un sistema di questo tipo è stato utilizzato dalla Nsa per hackerare il sito del consorzio SEA-Me-We, il quale opera l’omonimo cavo sottomarino che attraversa il Mediterraneo passando anche per Palermo: tra le aziende che lo gestiscono c’è pure Telecom Italia Sparkle.

Il cavo era giù stato indicato come uno dei possibili elementi “attenzionati” della GCHQ, ma ora abbiamo un’indicazione più precisa. Infatti il 13 febbraio 2013 gli hacker del TAO hanno ottenuto accesso al sito di gestione del consorzio raccogliendo informazioni sul network, dopo aver violato il sito interno di uno degli operatori del consorzio.

Perché la difesa della sovranità nazionale dell'Italia e della sua sicurezza cybernetica si ferma al largo dei nodi della sua rete domestica. Di Mazara del Vallo e di Olbia, di Otranto e Civitavecchia, di Savona e Palermo (fonte Repubblica)

“La Nsa vuole spiare su di voi, non solo sulle vostre macchine: vuole la sorveglianza totale”, ha dichiarato Applebaum nel corso della sua applauditissima presentazione. Dove ha esposto numerosi sistemi di monitoraggio della agenzia americana, collegati al sistema QUANTUM appena descritto. Tra questi, TURBINE che pratica la deep packet injection; cioè dopo aver vagliato i flussi di pacchetti che scorrono in alcuni punti controllati della Rete (attraverso la deep packet inspection di un programma chiamato TURMOIL), inietta un attacco. In alcuni casi, ha spiegato il ricercatore – che è tra i principali sviluppatori di Tor“se visiti alcuni siti vieni colpito automaticamente: allora mi spiegate che tipo di attacco personalizzato sarebbe? Questa è la militarizzazione di internet, siamo sotto una legge marziale. È una strategia che punta a rendere internet insicura e a lasciare noi vulnerabili personalmente e socialmente: tutto ciò viene fatto nel nostro nome ma senza il nostro consenso”.

E senza che i politici e i giudici che dovrebbero sovraintendere a certi processi riescano anche solo a capire di che si tratta, ha aggiunto il giovane. Del resto basti pensare che la Nsa conserva i dati raccolti per ben 15 anni.

Ciliegina sulla torta del discorso di Applebaum: alcune slide mostrano come la Nsa usi anche degli strumenti che irradiano i target con un generatore a onde continue CW (continuos wave radar unit) per riuscire a visualizzare i loro monitor. Proprio ieri sera Julian Assange, intervenuto via Skype al congresso del CCC, aveva ammonito la platea dicendo che la sua (la nostra) è l’ultima generazione libera.

 

Fonte: lagrandeopera.blogspot.it

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7 marzo 2014 5 07 /03 /marzo /2014 22:49

Con nuove turbine eoliche a imbuto il 600% in più di energia

 

Un nuovo modello di turbine eoliche potrebbe consentire di potenziare sino al 600% l'energia sviluppata. È il progetto di un'azienda, la Minnesota SheerWind, che ha messo a punto queste speciali turbine "a imbuto". Come riferisce tuttogreen gli ingegneri della Sheerwind che hanno realizzato questo innovativo aerogeneratore -ribattezzato "Invelox" dichiarano di poter produrre il 600% di energia in più rispetto ai tradizionali sistemi eolici. Il tutto sia limitando l'invasività paesaggistica delle pale, grazie alle ridotte dimensioni delle turbine, che riducendo i rischi per gli uccelli e l'avifauna selvatica, poiché tutti i componenti del sistema sono integrati all'interno della struttura.

Invelox non ha le tradizionali pale esterne e non presenta una forma affusolata e verticale ma ha invece una parte superiore a forma di imbuto che presenta prese di aspirazione capaci di convogliare le correnti ventose, provenienti da ogni direzione, verso la turbina, posizionata alla base della struttura.

Invelox riesce a funzionare anche con poco vento, poiché cattura anche le più piccole brezze, che poi acquisiscono notevole velocità all'interno del sistema grazie ad una serie di bocchette e tubi che le canalizzano verso la turbina vera e propria, deputata a trasformare l'energia cinetica del vento in elettricità.

Stando ai dati trasmessi da SheerWind, il sistema riesce a "velocizzare" notevolmente le correnti ventose prima dell'operazione di conversione in energia elettrica: per esempio un vento che tira a 16 km/h cresce ad una velocità di 64 km/h, prima di raggiungere la turbina. Si sfrutta sostanzialmente un fenomeno fisico chiamato "effetto Venturi", secondo il quale la pressione di una corrente fluida aumenta col diminuire della velocità. In pratica, quindi, questa tecnologia accresce la velocità del vento e diminuisce la pressione, in tal modo accelerando la turbina eolica posta alla base.

Roma, 7 mar. (TMNews)

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6 marzo 2014 4 06 /03 /marzo /2014 22:23

E' la storia delle religioni l’esistenza di un principio spirituale preesistente alla nascita è, assieme con quella della sorte dell’anima nel post mortem, una delle questioni più dibattute. Per quel che concerne nello specifico la storia del pensiero occidentale, si deve a Platonela tesi in forma di mito secondo cui ogni anima dopo la morte torni alla stella da cui era discesa.

In epoca cristiana la tesi della preesistenza dell’anima al corpo fu sostenuta da alcuni Padri come Origene, ma venne combattuta dai Cappadoci nel IV secolo, in particolare da Gregorio di Nissa sostenitore della dottrina avversa secondo cui le anime sono create singolarmente da Dio e non preesistono in alcun modo all’atto creativo. Infine nel concilio di Costantinopoli del 540, la tesi di Platone sarà ufficialmente condannata dalla Chiesa come eretica.

La credenza nella preesistenza di un principio spirituale prenatale è ancora viva tra gli indigeni dell’Australia centrale, dove si ritiene che perché nasca un bambino nel corpo della madre sia necessario che uno degli ‘spiriti-bambini’ dei singoli clan totemici si incarni nel corpo di una donna. Simili concezioni presenti nelle culture di popoli primitivi non devono tuttavia essere scartate a priori come mitologie di popoli arretrati e fuori dalla civiltà, se pensiamo che la visione tradizionale generale della vita contemplava simili vedute e presupposti.

L’uomo tradizionale considerava infatti il visibile come effetto di cause di un ordine superiore. Perciò, il nascere secondo una data nascita, uomo o donna, con alcuni connotati fisici, psichici, di razza e schiatta, non era ritenuto un puro caso, ma trovava ragione di sé nella corrispondenza che il principio divenuto “Io” umano fu trascendentalmente prima di nascere.

enneadiSimilmente nelle Enneadi Plotino asserisce che “l’anima ha dapprima scelto il proprio dèmone e la propria vita”, ma anche che “il corpo è stato formato ad immagine dell’anima che esso racchiude” (Plotino, Enneadi, III, iv, 5; I, i, 11). Fu Platone a dire che: “Non già un dèmone vi sceglierà, ma voi stessi vi sceglierete il dèmone vostro. Voi stessi sceglierete la sorte di quella vita, in cui poi vi troverete, stretti da necessità”. Parimenti il mistico renano del XIII secolo Meister Echkart sostiene che: “In quell’essere di Dio in cui Egli è al di sopra di ogni essere e di ogni differenza, là ero io stesso, volevo me stesso e conoscevo me stesso per creare quest’uomo che io sono. Perciò io sono causa originaria del mio essere, che è eterno, e non secondo il mio divenire, che è temporale.” (Meister Eckhart, Sermone “Beati pauperus spiritu”). Ma anche nella filosofia moderna abbiamo una reminiscenza di tali concezioni, come in Kant e Schopenauer circa il cosiddetto “carattere intelligibile” o “noumenico”, precedente il mondo dei fenomeni, secondo cui il carattere empirico deve render nel corso d’una vita l’immagine del carattere intelligibile, e non può riuscir diverso da come richiede l’essenza di quest’ultimo.

Curioso a tal proposito è l’episodio immortalato da Dante nella Divina Commedia, quand’egli avendo già attraversato la sfera della Luna dove ha incontrato le prime anime beate s’interroga riguardo la sorte assegnata dalla Provvidenza a queste anime, che sono «qui rilegate per manco di voto» sì, ma anche per un motivo di carattere astrologico, stante il vecchio adagio per cui «astra inclinant, non necessitant»: durante la loro vita terrena questi spiriti infatti sono andati soggetti all’influenza del primo cielo, da cui hanno ricevuto una naturale inclinazione alla volubilità.

La stessa visione olistica dell’esistenza umana, ritenuta in rapporto con tutto ciò che esiste, nondimeno che con gli astri, è presente nella dottrina della regalità sacra, per cui le anime si orienterebbero secondo affinità verso un determinato pianeta, al quale corrisponderanno le caratteristiche di quell’anima umana, e il re si riteneva aver percorso la linea delle influenze solari.

Agli occhi dei moderni simili affermazioni sanno di follia e sembra cosa del tutto arbitraria che la nascita determini la posizione sociale e l’attività che un uomo svolgerà nella vita, per il semplice fatto che la nascita è ritenuta un caso. Per i nostri contemporanei vale infatti ciò che il De Maistre ebbe a dire dei suoi: “Si giudica un tempo in cui gli uomini vedevano gli effetti nelle cause con la mentalità di un tempo in cui gli uomini a fatica risalgono dagli effetti alle cause, o si dice che è inutile occuparsi della cause, o non si sa quasi più che cosa sia una causa” . Ma come compatirli!

 

tratto da: http://www.centrostudilaruna.it/

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28 febbraio 2014 5 28 /02 /febbraio /2014 22:58

La pubblicità può essere descritta come la scienza di fermare l’intelligenza umana abbastanza a lungo da ricavarne denaro”, Stephen Leacock

Nel 1957 il giornalista Vance Packard scrisse “I persuasori occulti”, un libro che svelava i trucchi psicologici e le tattiche usate dal marketing, per manipolare le nostre menti e convincerci a comprare.
Libro inquietante per l’epoca. Oggi però, i pubblicitari sono diventati più bravi, furbi e spietati.
Grazie ai nuovi strumenti tecnologici, alle scoperte nel campo del comportamento, della psicologia cognitiva e delle neuroscienze, sanno cosa ha effetto su di noi molto meglio di quanto noi stessi possiamo immaginare.
Scansionano i nostri cervelli e mettono in luce le paure più nascoste, i sogni, i desideri; ripercorrono le orme che lasciamo ogni volta che usiamo una tessera fedeltà o la carta di credito al supermercato.
Sanno cosa ci ispira, ci spaventa e cosa ci seduce, e alla fine, usano queste informazioni per celare la verità, manipolarci mentalmente e persuaderci a comprare.
Vediamo alcune strategie messe in atto dai “persuasori”.

Il Kids marketing
Gran parte del budget del marketing è impiegata per impiantare i brand (marchi) nel cervello dei piccoli consumatori, perché le nostre preferenze per i prodotti attecchiscono dentro di noi ancora prima di nascere. Il linguaggio materno è udibile dall’utero, ma quello che non si sapeva è che la musica lascia nel feto un’impressione duratura in grado di plasmare i gusti che avranno da adulti.
Le ultime scoperte confermano che ascoltare reclame e jingle pubblicitari nell’utero ci predispone favorevolmente nei confronti dei brand associati. Il marketing lo sa e ha iniziato ad escogitare modi per capitalizzare tale spregiudicato fenomeno…
Con il kids marketing si coinvolgono i bambini nei giochi, monitorando il loro comportamento e preferenze, il tutto per aggiornare gli assortimenti dei supermercati: ridisegnare forma e colore degli scaffali, arricchire i totem posizionati di fianco alle casse, ecc. Non a caso giocattoli e merendine sono disposti a circa un metro da terra, alla portata dei più piccoli.
I bambini sotto i tre anni (guardano 40.000 spot pubblicitari all’anno e conoscono più nomi di personaggi pubblicitari che animali), solo negli Usa, rappresentano un mercato da 20 miliardi di dollari!
A 6 mesi i bambini sono in grado di formarsi un’immagine mentale di loghi, e infatti i biberon e passeggini vengono decorati con personaggi ad hoc. I loghi riconosciuti a 18 mesi saranno preferiti anche da adulti.
Per finire, condizionando i bambini agli acquisti si condizionano anche i genitori: il 75% degli acquisti spontanei può essere ricondotto a un bambino e una madre su due compra un alimento che è stato chiesto dal figlio.

Marketing della paura e nostalgia
La paura è un’emozione che stimola la secrezione di adrenalina, scatenando il riflesso primordiale del combatti o fuggi. Tale riflesso produce a sua volta un altro ormone, l’epinefrina che determina un piacere estremo.  Il sangue affluisce ad arti e muscoli, per cui il cervello ne sarà privato, e questo ci rende incapaci di pensare con lucidità: la paura è persuasore molto efficace (psicofarmaci, vaccini, ecc.). Le case farmaceutiche spendono decine di miliardi di dollari per inventare nuove malattie e alimentare le nostre paure. Risultato? Le vendite di farmaci da ricetta in America raggiungono i 235 miliardi di dollari all’anno.
Spesso l’approccio consiste nell’evocare emozioni negative, indi presentare l’acquisto del prodotto come l’unico e veloce modo di liberarsi di quell’emozione. Pubblicità più sofisticate adoperano invece l’umorismo come rinforzo positivo: far ridere è un ottimo mezzo per far simpatizzare con il prodotto.
Viceversa, struggersi nei ricordi migliora l’umore, l’autostima e rafforza le relazioni.
La nostra predilezione per la nostalgia dipende dal fatto che il cervello è programmato per ricordare le esperienze passate come più piacevoli di quanto le avessimo ritenute nel momento. Tendiamo a valutare gli eventi passati in una luce più rosea.
Anche la nostra età percepita è un fattore cruciale nelle decisioni di acquisto: più invecchiamo e più rimpiangiamo il passato. Il “marketing della nostalgia” è una strategia di grande efficacia, con cui i pubblicitari riportano in vita immagini, suoni e spot del passato per venderci un brand.

Le dipendenze
I cibi ricchi di grassi e zuccheri (cioccolate, patatine, merendine...) sono tra i prodotti che generano più dipendenza. Le aziende arricchiscono appositamente i loro prodotti con sostanze che creano assuefazione (glutammato monosodico, caffeina, sciroppo di mais, aspartame, zucchero).
Uno studio pubblicato su “Nature Neuroscience”, dimostra che questi alimenti agiscono sul cervello in modo quasi identico alla cocaina e all’eroina!
Lo zucchero stimola la secrezione della dopamina, il neurotrasmettitore del benessere, mentre la caffeina ne inibisce il suo riassorbimento, facendoci sentire briosi e vivaci, e dall’altra  stimola l’adrenalina che ci fa sentire carichi.
Anche i giochi danno una dipendenza fisiologica fortissima, il cervello infatti reagisce rilasciando più dopamina. Per questo le aziende cercano di aumentare le vendite di Playstation e Wii, anche perché hanno scoperto che quando i giochi sono progettati a dovere, non fanno sviluppare soltanto una dipendenza dal gioco stesso, ma possono riprogrammare il cervello rendendo dipendenti dall’atto di comprare, dallo shopping.
Usano i videogiochi per trasformarci in drogati dello shopping: brandwashing.

Vanity sizing
E’ un bieco trucco con cui alcuni negozi vendono abiti più larghi per farci credere di indossare una taglia più piccola.
Le taglie riportate nelle etichette di abbigliamento spesso non corrispondono a quelle reali: sono di una taglia più bassa. Il neuromarketing sa benissimo che ambo i sessi comprano più volentieri un prodotto che li fa sembrare più magri, anche se ciò non è vero.

Celebrity marketing
Sfruttano la fama delle celebrità (attori, sportivi, ecc.) per lavarci il cervello, perché un prodotto associato a una persona famosa esercita un ascendente subliminale potentissimo.
Il “celebrity marketing” fa leva sul fatto che sogniamo di diventare famosi, belli e popolari, vogliamo essere loro o almeno essere come loro.
Non a caso il numero delle persone famose si è moltiplicato negli ultimi anni, grazie a programmi creati ad arte: reality show, intrattenimento, ecc. Aumentano i testimonial per poterli usare per la pubblicità.

Data mining
Si tratta di un business enorme che consiste nel tracciare e analizzare il comportamento dei consumatori, per poi categorizzare ed elaborare i dati e usarli per persuaderci a comprare e, a volte, a manipolarci.
Le aziende possono conoscere le nostre abitudini, l’etnia, il sesso, l’indirizzo, il telefono, il numero dei componenti della famiglia e molto altro ancora. Il nome tecnico è “Ricerca motivazionale”, e in pratica vanno alla ricerca delle motivazioni che stanno alla base dei comportamenti di acquisto dei consumatori.
Analizzando i dati delle carte fedeltà e incrociandoli con quelli delle carte di credito, è possibile scoprire delle cose inquietanti su tutti noi.
I “programmi fedeltà” infatti esistono solo per persuaderci a comprare di più.
Ogni volta che usiamo tali carte, viene aggiunta al nostro archivio digitale l’indicazione di quello che abbiamo comprato, le quantità, l’ora, il giorno e il prezzo. Quando usiamo le carte di credito, l’azienda archivia la cifra e la tipologia merceologica: ad ogni transazione è assegnato un codice di quattro cifre che indica la tipologia di acquisto.
Dove questi dati vadano a finire è facile da immaginare.

Percorsi e orientamento
Sapevate che si spende di più se ci muoviamo nel negozio in senso antiorario?
Il braccio destro ha più margine di movimento per afferrare i prodotti; la guida delle auto, tranne alcuni paesi, è a destra e leggiamo da sinistra a destra, per cui i nostri occhi tendono a seguire questo movimento anche quando si è davanti a uno scaffale.
I supermercati sono pensati per favorire la circolazione dei clienti da destra a sinistra, col risultato che le cose più acquistate sono sempre sugli scaffali a destra. Le grosse industrie, sapendo questo, posizionano i loro prodotti civetta sempre a destra.
La porta d’ingresso è sempre a destra, e questo è un modo subdolo nel determinare il flusso d’acquisto antiorario.
Infine i percorsi contorti all’interno servono per farci camminare lentamente, e più lentamente ci muoviamo, più prodotti vedremo…e saremo tentati di comprare.
I beni di prima necessità come sale, zucchero, ecc., sono posizionati lontanissimo dall’ingresso e difficili da scovare, obbligandoci a ripercorrere più volte le corsie facendoci girare l’intero supermercato. Addirittura in molti supermercati cambiano di posto i prodotti una volta al mese, per impedirci di trovare facilmente quello che cerchiamo.
L’istituto ID Magasin, specializzato in ricerche comportamentali e di mercato, ha messo a punto un dispositivo per registrare ciò che il cliente guarda da quando entra a quando esce, scoprendo che l’area più osservata negli scaffali è a circa 20 centimetri al di sotto del nostro orizzonte visivo.
Un prodotto collocato a un metro e mezzo d’altezza ha la massima probabilità d’essere notato e quindi di essere acquistato.

La musica è servita
Quale musica è meglio: rock, metallica, samba o sinfonica?
A questo ci pensano aziende come Muzak, gli “architetti audio”, che hanno progettato 74 programmi musicali in 10 categorie diverse, che spaziano dal rock, alla classica, e tutte sortiscono un effetto psicologico ben preciso e diverso.
Anche la velocità e il ritmo sono importanti. Nei supermercati la musica è lenta perché dobbiamo muoverci più lentamente per comprare di più, mentre nei fast-food e ristoranti è più veloce allo scopo di accelerare il ritmo della masticazione, in questo modo ci spingono ad andarcene prima per servire più clienti.

I carrelli della spesa
Nel 60% dei carrelli si trovano batteri coliformi, gli stessi dei bagni pubblici. Uno studio ha trovato più batteri di tutte le altre superfici analizzate, inclusi water e poggiatesta dei treni.
Il carrello è stato inventato nel 1938, con l’unico intento di stimolare gli acquisti, e nel corso degli anni le dimensioni sono aumentate permettendo di contenere più prodotti.
Oggi si trovano carrelli di dimensione ridotta dedicati ai bambini, e in questa maniera da una parte vengono abituati e indottrinati fin da piccoli a usarlo, dall’altra possono riempirlo con i prodotti posizionati alla loro altezza.

Esposizioni
Le industrie pagano per posizionare i loro prodotti dove possono essere visti più facilmente dalle persone: un metro e mezzo da terra, a destra e a fine corsia.
Posizionano a fine corsia, dove c’è anche più spazio, prodotti ad alto profitto, come le cioccolate e che ispirano acquisti compulsivi.
Le persone comprano il 30% in più di prodotti che sono posizionati nelle esposizioni di fine corsia, rispetto quelli a metà corridoio, perché si pensa che “il vero affare è alla fine”.

Attenzione agli amici
Paradossalmente il persuasore occulto più potente sono proprio gli amici. Il marketing e le aziende non possono nulla in confronto all’influenza esercitata da un consumatore sull’altro. Nulla è più persuasivo quanto osservare una persona che conosciamo e rispettiamo intenta a usare un prodotto.
Quando un brand ci è raccomandato da un’altra persona, nel nostro cervello le aree razionali e procedurali si disattivano. Tali meccanismi spiegano come mai la pubblicità basata sul passaparola ci resta in testa per settimane, mentre non ricordiamo gli spot televisivi visti alla mattina.

Conclusione
Aveva ragione Edward L. Bernay, padre della Propaganda, quando scrisse nel 1928 che “gli uomini raramente sono consapevoli delle vere ragioni che stanno alla base delle loro azioni”.
Questo articolo è incompleto perché il materiale su tali argomenti è faraonico, ma dopo questa lettura forse saremo un po’ più consapevoli del piano diabolico del neuromarketing.
La consapevolezza, assieme a un percorso di crescita evolutivo-spirituale, rimangono gli strumenti più potenti per difendersi dalla persuasione….e non solo.
Partendo da hic et nunc, qui e ora, è molto importante essere presenti il più possibile nella nostra vita. La tv, in quanto strumento prìncipe della manipolazione, meno la guardiamo e meglio è per tutti, soprattutto per i bambini. Infine, evitare di fare la spesa durante gli orari di pranzo e cena, perché lo stimolo della fame incentiva acquisti compulsivi, non usare il carrello e portarsi sempre la lista della spesa.
Questi consigli sono banalità o possono far tremare i polsi alle multinazionali? Lo sapremo solo se li metteremo in pratica…

Tratto da:

- "Neuroschiavi: tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa", Marco Della Luna e Paolo Ciono, ed. Macro
- "Le bugie del neuromarketing: come le aziende orientano i nostri consumi", Martin Lindstrom, ed. Hoepli
- "Neuromarketing",Martin Lindstrom, ed. Apogeo
- "Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere", ed. Tascabili Newton
- "Propaganda: dalla manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia", Edward Louis Bernays, ed. Fausto Lupetti
- "I persuasori occulti", Vance Packard, ed. Einaudi


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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 22:11

Il buco della Corea del Nord-Redazione- La fotografia scattata durante la notte dalla Stazione Spaziale Orbitante e diffusa dalla Nasa riprende la parte orientale dell'Asia. Un'immagine come tante, di cui se ne vedono spesso e volentieri, ma che colpisce per una peculiare caratteristica: un pesate vuoto in un'area dove in realtà dovrebbe esserci una nazione.Per comprendere meglio basti pensare che lo scatto è costellato di un'infinità di puntini luminosi determinati dall'illuminazione artificiale delle città e delle metropoli durante le ore notturne ma, laddove c'è la Corea del Nord, appare un profondo vuoto, una zona di oscurità che ha come unica eccezione la sola capitale, Pyongyang.Un'assenza larga 122mila chilometri quadrati, tanto è la superficie della nazione guidata da Kim Joung-Un e che conta circa 25 milioni di abitanti, che trasforma i vicini del Sud in una sorta di isola tra la Cina e il Giappone.Una situazione che si può intuire pensando a quelli che sono i consumi di energia: per lo stato a sud del trentottesimo parallelo si superano i 10mila chilowatt pro-capite, mentre per quelli a nord poco più di 700, secondo le stime. A determinare questa disparità potrebbe essere semplicemente la necessità di limitare le spese statali riducendo al minimo anche il consumo di energia elettrica 
-Redazione- La fotografia scattata durante la notte dalla Stazione Spaziale Orbitante e diffusa dalla Nasa riprende la parte orientale dell'Asia. Un'immagine come tante, di cui se ne vedono spesso e volentieri, ma che colpisce per una peculiare caratteristica: un pesate vuoto in un'area dove in realtà dovrebbe esserci una nazione.Per comprendere meglio basti pensare che lo scatto è costellato di un'infinità di puntini luminosi determinati dall'illuminazione artificiale delle città e delle metropoli durante le ore notturne ma, laddove c'è la Corea del Nord, appare un profondo vuoto, una zona di oscurità che ha come unica eccezione la sola capitale, Pyongyang.Un'assenza larga 122mila chilometri quadrati, tanto è la superficie della nazione guidata da Kim Joung-Un e che conta circa 25 milioni di abitanti, che trasforma i vicini del Sud in una sorta di isola tra la Cina e il Giappone.Una situazione che si può intuire pensando a quelli che sono i consumi di energia: per lo stato a sud del trentottesimo parallelo si superano i 10mila chilowatt pro-capite, mentre per quelli a nord poco più di 700, secondo le stime. A determinare questa disparità potrebbe essere semplicemente la necessità di limitare le spese statali riducendo al minimo anche il consumo di energia elettrica.

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22 febbraio 2014 6 22 /02 /febbraio /2014 22:57

Quando il futuro diviene sempre più presente, ecco che un articolo interessante pubblicato sul Fatto Quotidiano ieri 21 Febbraio 2014, che parla dei progetti della NASA che insieme all’USAF   di realizzare un drone simile ad un disco volante, velivolo privo di pilota comandato a distanza.  Ovviamente sappiamo già che gli Stati Uniti nascondono il loro tesoretto cosmico, parte dei famosi Black Project, dove nelle basi segrete come l’Area 51, vengono creati e sperimentati velivoli ultra top secret ma di origine extraterrestre (retro-tecnologia aliena).

Ora sembra che la NASA e l’USAF, hanno brevettato lo scorso anno un DRONE che possiede la forma di un disco volante terrestre e funziona trasformando l’aria circostante in carburante. L’idea è sperimentare alcuni sistemi alternativi di propulsione al plasma, un gas ionizzato, considerato dagli scienziati una sorta di quarto stato della materia, dopo quello solido, liquido e gassoso.

 

 

Sembrano in tutto e per tutto degli Ufo, con la tipica forma a disco che colpisce l’immaginario collettivo evocando pellicole di fantascienza. Ma l’acronimo, nel loro caso, è quantomeno inappropriato. Non si tratta, infatti, di “oggetti volanti non identificati”. Il loro marchio di fabbrica è infatti ben noto, “made in Usa”, quello di una delle più prestigiose agenzie spaziali del Pianeta, la Nasa. L’agenzia americana progetta di trasformare la fantascienza in scienza e realizzare, insieme alla Us Air Force, un drone, velivolo privo di pilota comandato a distanza, dalla classica forma a disco volante.

L’idea della Nasa è sperimentare alcuni sistemi alternativi di propulsione al plasma, un gas ionizzato, considerato dagli scienziati una sorta di quarto stato della materia, dopo quello solido, liquido e gassoso. “Si tratta di un disco e di un elicottero insieme – commenta Subrata Roy, ingegnere aerospaziale dell’Università della Florida, ideatore del progetto -. Un’idea nuova che, se dovesse avere successo, potrebbe essere rivoluzionaria”. Concepito per la videosorveglianza terrestre e capace di decollare verticalmente, “potrebbe essere perfetto – secondo lo studioso americano – anche per l’esplorazione spaziale”.

 

 

“I motori al plasma sono già largamente impiegati nello spazio, perché consentono un notevole risparmio di propellente – sottolinea Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -. La missione BepiColombo dell’Esa, il cui lancio è previsto nel 2016, userà, per l’appunto, dei propulsori a ioni per il suo viaggio verso Mercurio. E quella della Nasa Dawn, con a bordo uno strumento italiano, prima in orbita intorno a Vesta e ora in viaggio verso Cerere, due oggetti della fascia degli asteroidi, è spinta proprio da motori al plasma. Il limite principale di questi motori, però – precisa lo scienziato – è la spinta molto bassa rispetto ai motori chimici. Inoltre, a causa delle maggiori difficoltà nel prevedere il comportamento del plasma, legata a equazioni ben più complesse di quelle dei modelli adoperati per i motori più tradizionali, quando si iniziano le prove di sviluppo a volte i risultati sono diversi da quelli aspettati. Altre problematiche da affrontare – aggiunge Flamini – sono la vita operativa di migliaia di ore dei motori al plasma e la loro compatibilità con gli altri sistemi di bordo, dato che utilizzano parte della potenza elettrica disponibile”.

 

 

Brevettato negli Usa lo scorso anno, il disco volante terrestre funziona trasformando l’aria circostante in carburante. La spinta propulsiva del drone, denominato “Weav” – Winged electromagnetic air vehicle, letteralmente veicolo aereo dalle ali elettromagnetiche -, è basata sulla magnetoidrodinamica, una branca della fisica che studia fenomeni legati al plasma, come le forze generate quando una corrente o un campo magnetico passano attraverso un fluido conduttore. Fluido che, nel progetto della Nasa, sarà creato da elettrodi che rivestono la superficie del velivolo, in modo da strappare elettroni al gas circostante trasformandolo in plasma, in grado a sua volta di respingere l’aria e trascinare il drone nel vuoto generato. “Un’atmosfera ionizzata è più rarefatta di una neutra. Quindi – spiega Flamini -, se realizzo un mezzo che ha una faccia ionizzata ed una no, questo tenderà a muoversi nella direzione del lato ionizzato. La forma più consona per questo tipo di velivolo è il disco. Per questo, i disegni dei progetti circolati finora ricordano da vicino i cosiddetti ufo”.

 

Per adesso, tuttavia, il drone vola solo nello spazio virtuale delle simulazioni computerizzate. Esistono, infatti, ancora dei nodi irrisolti, legati allo stesso plasma che li dovrebbe far volare. Potrebbe, per esempio, interferire con le onde elettromagnetiche che permettono all’operatore di teleguidarlo. “Tutti i materiali necessari alla fabbricazione di questi velivoli esistono già – commenta Roy, ottimista sulla realizzazione dei droni a forma di disco volante -. In fondo, il plasma è la più abbondante forma di materia nell’universo”. Di parere opposto lo studioso italiano: “Da quello che sappiamo finora, questi mezzi non potranno muoversi nello spazio tra i pianeti. Manca, infatti, il mezzo da ionizzare. Inoltre – conclude Flamini – nel vuoto la forma aerodinamica non serve”.

tratto da: fonte

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