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8 settembre 2014 1 08 /09 /settembre /2014 21:29

“Scrivo non per i miei, ma per le estreme generazioni future, per gli uomini che verranno”. Cosi’ esordisce, in uno dei libri che prendono il suo nome, il patriarca biblico Enoch. Profeta ebraico, settimo nella discendenza di Adamo e ricordato in numerosi passi della Bibbia, Enoch appare per la prima volta nel libro della Genesi (5,18), ove si dice: “Visse in tutto 365 anni e cammino’ con Dio, poi non fu piu’ veduto perche’ Iddio lo prese”.

Enoch

Di Enoch non si sa molto. Non conosciamo il periodo esatto in cui visse, ne’ il luogo; con buona probabilità i diversi testi apocrifi a lui attribuiti sono stati scritti da altri, raccogliendo antichissime tradizioni orali. Sappiamo pero’ che in queste opere si parla di un uomo saggio, per cio’ scelto da Dio, al quale viene concesso di salire al cielo e scoprire la storia segreta del mondo. E di tornare sulla Terra con dei misteriosi “libri della saggezza divina” in cui si racconta, in una chiave che oggi definiremmo ufologica, dei primi contatti degli ‘angeli’ con gli esseri umani.
La grande attualità di questi scritti, che il lungimirante profeta rivolge proprio alle generazioni future, e’ nell’immediatezza delle descrizioni di Enoch, moderno giornalista, vero e proprio cronista di un’epoca, definito ‘scriba’ nei testi apocrifi, scelto come portavoce dagli angeli perché ‘scrittore e uomo giusto di verita”.

I TESTI ENOCHIANI
Tre sono i libri principali attribuiti ad Enoch, in realtà una collezione di scritti a più mani risalenti ad un periodo compreso fra il 170 a.C. ed il IIº sec. d.C., e contenenti anche altri testi apocrifi come il ‘Libro dei Giubilei’ (quest’ultimo narra dettagliatamente la caduta degli angeli ribelli).

Il ‘Libro di Enoch’ etiopico (IIº-Iº sec. a.C.) e’ il più completo e il piu’ conosciuto, tradotto da piu’ antiche versioni ebraiche ora perdute; lo slavo (30-70 d.C.) e’ presumibilmente una rielaborazione del primo; l’ebraico (IIº sec. d.C.) e’ invece un testo meno storico e dichiaratamente mistico, forse una manipolazione, ad opera di un certo rabbino Ismael Ben Elisha, di un antichissimo originale ebraico mai rinvenuto.

Quale sia l’importanza di questi scritti, un tempo accettati dalla Chiesa tra i libri canonici ed in seguito esclusi perche’ non in linea con le Sacre Scritture, e’ presto detto. In essi il patriarca e profeta narra in maniera oltremodo dettagliata i primi incontri, antidiluviani, tra gli angeli del Signore e gli uomini di questo pianeta; la caduta dei primi, corrottisi perche’ innamorati delle donne della Terra; la composizione delle schiere angeliche; l’ordinamento del cosmo e del creato. In pratica in Enoch troviamo spiegati in maniera finalmente comprensibile tutti quegli episodi biblici che nei testi sacri canonici sono a malapena accennati.

IL VIAGGIO DI ENOCH
“Io Enoch stavo benedicendo il Signore”, racconta il patriarca nel primo Libro della versione etiope, ” quando gli angeli mi chiamarono e mi presero. E mi portarono in un mondo i cui abitanti erano come fuoco fiammeggiante e, quando lo desideravano, apparivano come uomini”. “Una visione mi apparve”, aggiunge Enoch in un’altra parte, “e nubi mi avvolsero e persi conoscenza. E divenni sempre piu’ veloce, come una stella cadente e come i fulmini. E nella visione un vento impetuoso mi sollevò e mi porto’ in cielo. Io vidi l’aria, l’etere ancora piu’ in alto. E mi portarono nel primo cielo, e mi indicarono un mare piu’ grande del mare della Terra. E i venti, nella visione, mi facevano volare e mi portarono su, sino a un muro di cristallo, circondato da lingue di fuoco. Cio’ comincio’ ad incutermi spavento. Io entrai nelle lingue di fuoco e mi avvicinai alla Grande Casa che era costruita di cristallo. E le pareti di quella casa erano come mosaico di una tavola pittorica in pezzetti di cristallo; e il pavimento era di cristallo. Il soffitto era come il corso delle stelle e dei fulmini: e in mezzo a loro, cherubini di fuoco; e il loro cielo era acqua. E vi era fuoco che bruciava intorno alle parti e le porte ardevano per il fuoco…E io vidi un’altra cosa, costruita con lingue di fuoco. Il pavimento era di fuoco e, su di esso, il fulmine. Io guardai e, all’interno, vidi un alto trono.

E io vidi i Figli dei Santi camminare sul fuoco ardente; i loro abiti erano bianchi e i loro volti trasparenti come cristallo”. Questa narrazione, verbalizzata oltre duemila anni or sono da persone totalmente digiune di conoscenze scientifiche, e’ a dir poco sorprendente, se messa a confronto con i racconti dei moderni rapiti dagli UFO. In Enoch troviamo la stessa meraviglia, lo stesso stupore di chi oggi racconta di essere stato sollevato in aria da un fascio di luce e portato all’interno di una strana macchina volante con sedili, combustibili e congegni elettrici (“il fuoco e il fulmine”), al cospetto di esseri scafandrati, “dal volto di cristallo”.

L’INTERVENTO DEGLI ANGELI RIBELLI
Fra i primi studiosi che hanno sottolineato questa somiglianza c’e’ lo scrittore francese Robert Charroux, che negli anni Settanta commentava: “Onestamente questi ‘angeli’ hanno pensieri e comportamenti tipicamente umani, assolutamente inconciliabili con una natura divina. Se ad essi attribuiamo la natura dei cosmonauti, di esseri provenienti da un altro pianeta, tutto si chiarisce”.

L’esperienza a bordo della strana macchina volante, che in alcuni passi viene indicata come ‘la Gloria del Signore’, e’ per Enoch sconvolgente. Il patriarca scopre che l’universo e’ abitato e ricco di pianeti, sorvegliati da angeli detti Veglianti o Vigilanti. In una delle tante versioni derivate dal testo etiopico, il testo ‘Libri segreti di Enoch’, il profeta racconta: “Mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento angeli che hanno autorita’ sulle stelle e sui servizi del cielo; essi volano con le loro ali e vanno intorno ai pianeti”.

Qualcosa di simile raccontano alcuni moderni rapiti dagli UFO, molti dei quali insistono su certe conoscenze astronomiche fornite dagli alieni. Lo stesso avviene con Enoch, al quale vengono mostrate “le stelle del cielo”. “Vidi come venivano pesate”, racconta, “a seconda della loro luminosita’, della loro lontananza nello spazio e del giorno della loro comparsa”. Utilizzando, quindi, il medesimo sistema in uso alla moderna astronomia. Ma e’ forse un caso che in ebraico Enoch significhi ‘il conoscitore’?

E a bordo della macchina volante Enoch apprende direttamente dal ‘Signore’, colui che sedeva su un grosso trono, della ribellione dei veglianti della Terra. Questo episodio viene brevemente accennato anche nella Genesi (6,2), ma Enoch e’ molto più accurato. La versione etiope cosi’ descrive l’accaduto: “Fra i figli dell’uomo vi erano figlie belle e seducenti. E gli angeli, i figli del cielo, le videro e le desiderarono e dissero tra loro: ‘Andiamo, scegliamoci delle mogli che ci partoriscano dei figli’. E Semyaza, il loro capo, e tutti e duecento scesero, nei giorni di Jared, sulla cima del monte Hermon. E tutti presero delle mogli e cominciarono a unirsi a loro e a sollazzarsi con loro. Ed insegnarono loro vezzi ed incanti e a tagliare radici e a conoscere e distinguere le piante. Ed esse vennero fecondate e partorirono grandi giganti, che si volsero contro gli uomini e divorarono l’umanita'”.

CORRUZIONE DELL’UMANITA’
Rileggendo con occhi moderni l’episodio biblico della Creazione, citato nel precedente articolo, si ha l’impressione di trovarsi dinnanzi ad una razza di colonizzatori, i Veglianti o Vigilanti, che tradiscono l’iniziale obiettivo, presumibilmente la mera osservazione a distanza della Terra, e si mescolano agli uomini, offrendo conoscenze e tecnologie per le quali la razza umana e’ impreparata.
Quest’idea e’ ribadita nel pezzo che segue, allorché un Vigilante insegna agli uomini una forma primitiva di tecnologia, sino ad allora sconosciuta, e l’arte della guerra. ” E Azazel”, riferisce il testo, “insegno’ agli uomini a far spade e pugnali e scudi e corazze e fece loro conoscere i metalli”.

Questa vera e propria ‘civilizzazione’ dall’esterno si risolve di fatto in cio’ che i sociologi chiamano ‘shock culturale da confronto’. In pratica assistiamo alla contaminazione di una razza umana incapace di assimilare conoscenze per le quali e’ impreparata, che da quel momento perde la propria identità. E comincia a conoscere i mali del mondo, come la guerra.

La stessa unione fra umani e Veglianti genera mostruosita’. I ‘figli degli angeli’ sono delle creature abnormi che mettono in pericolo l’esistenza stessa della Terra. Costoro non necessariamente sono frutto di un rapporto sessuale. In un passo del Libro di Enoch si accenna chiaramente alle manipolazioni genetiche che i Vigilanti, come i moderni alieni Grigi, sperimentano. “E Kas, il figlio del serpente, insegno’ ai figli degli uomini tutte le punture degli spiriti e le trafitture dell’embrione nell’utero”.

E’ interessante notare, inoltre, la qualifica di ‘figlio del serpente’. Essa, al di la’ della tradizionale rilettura in chiave satanica, ci riporta all’interpretazione ufologica della Bibbia realizzata nel 1960 dallo studioso inglese Lord Clancarty che, nel libro ‘The sky people’, giunge alla conclusione che gli antichi patriarchi ebraici ebbero contatti con un popolo dello spazio che aveva come simbolo un serpente, il cui culto ricorre nelle mitologie antiche di tutto il mondo. Quasi a supporto di questa ardita tesi valga la straordinaria somiglianza del nome del capo degli angeli ribelli, Semyaza, con Semjase, l’astronauta extraterrestre con cui si dicono in comunicazione diversi medium americani ed un contattista svizzero. Semjase proverrebbe dalle Plejadi; curiosamente lo stesso gruppo stellare al cui centro, secondo alcuni credo di derivazione ebraica come il culto mormone, vivrebbe Dio con i suoi angeli.

Se, come molti studiosi di clipeologia, concordiamo sul fatto che i Veglianti fossero in realta’ visitatori spaziali la cui natura venne misinterpretata (e divinizzata) dagli antichi ebrei, notiamo forzatamente un altro punto. Gli angeli caduti di Enoch hanno ben poco in comune con i diavoli con corna e coda dell’iconografia cristiana, come pure con l’episodio biblico della ribellione degli angeli. Essi, e questo tradisce la loro natura umanoide, sono solo degli osservatori affascinati dalle bellezze della Terra, che non hanno saputo resistere alle debolezze della carne e che si sono contaminati, contaminando a loro volta. Cio’ e’ successo, spiega Enoch, in quanto, a differenza dei Cherubini e dei Serafini, “essi non possedevano tutte le conoscenze dell’Universo”. La natura umanoide dei Veglianti si ricava anche dall’esame di altri brani,

allorche’ Enoch, rapito in cielo, inizia a descrivere altre creature. Alcune spirituali, quali gli arcangeli, i giusti, gli eletti e i ‘non dormienti’, che stanno dinnanzi a Dio; altre infernali, come i ‘Grigori’, i diavoli che hanno rinnegato Dio; altre non meglio identificate, come “gli uomini dalla testa bianca”, frutto dell’unione con i “figli del Signore”. Fra questi ultimi vi sarebbe anche Noe’ che, nella versione slava del Libro di Enoch, si vede costruita dagli angeli – e non dai propri figli – la celebre arca che lo salvera’ dal diluvio mandato per distruggere i giganti.

LA MISSIONE DEGLI OSANNINI
Rileggendo oggi il Libro di Enoch in chiave moderna, e alla luce delle ultime conoscenze sui fenomeni di rapimento UFO, notiamo di avere a che fare con una narrazione mitizzata di eventi ben noti nella casistica ufologica. Il primo dato che salta all’occhio, da un’attenta lettura del testo, e’ che nell’universo mistico di Enoch esistono due categorie ben distinte di ‘angeli’. I primi sono creature tipicamente bibliche, esseri di luce superiori all’uomo per natura e per saggezza, in diretto contatto con l’Altissimo; sono chiamati Cherubini, Serafini e ‘Osannini’ (Osannes, termine affine agli Oannes, gli ‘spaziali’ sumeri portatori di civilta’) e sono soliti fornire messaggi rapendo in cielo le persone o, come precisa la versione slava del Libro, “penetrando in camera da letto”. I secondi, detti Veglianti o Vigilanti, sono una razza decaduta che il Libro di Enoch definisce “un tempo santi, puri spiriti, viventi di vita eterna, contaminatisi con il sangue delle donne”, padri di una stirpe di “giganti, esseri perversi chiamati spiriti maligni”, sterminati dal diluvio. Circa questi ultimi non si puo’ fare a meno di notare come il loro nome, Veglianti o Vigilanti, risulti identico al termine ‘Watchers’ (Guardiani), utilizzato dai moderni rapitori alieni nel presentarsi ai terrestri sequestrati in camera da letto e portati a bordo di un UFO.

Se da una parte il comportamento degli antichi Vigilanti ricorda straordinariamente quello dei Grigi, nella casistica sulle abduction, dall’altra gli Osannes o Osannini corrispondono alla perfezione ai maestri cosmici dei contattisti. Queste entita’ di luce, la cui esistenza e’ stata messa in dubbio dagli ufologi proprio per questa natura cosi’ palesemente angelica, sarebbero incaricate di rimediare alla contaminazione antica ristabilendo un’evoluzione spirituale, persa dai terrestri dopo il contatto con i Vigilanti. E’ quanto sembra voler sottolineare Enoch stesso, dedicando il proprio libro ai posteri, come “discernimento della verita'”.

IL CADUCEO DEGLI DEI
Ma l’intervento di questi esseri non si e’ limitato ad ammaestramenti spirituali, lo abbiamo visto. Spesso la loro tecnologia e’ stata in qualche modo copiata dai primitivi abitanti della Terra.

Ricordo che una volta mi fu chiesto: “E’ mai possibile che in migliaia di anni di visite aliene sulla Terra non sia mai stato identificato un manufatto extraterrestre?”. La risposta potrebbe essere si’ e no. No, in quanto non ci risulta essere nelle mani degli ufologi alcun oggetto o materiale di tipo sicuramente non terrestre (i vari frammenti di UFO recuperati dal ’47 ad oggi sono sempre stati fatti ‘sparire’ misteriosamente da ‘qualcuno’); si’, visto che in molte raffigurazioni artistiche protostoriche diversi archeologi non ortodossi hanno identificato la presenza di manufatti impossibili per l’epoca. Iin molti sono a conoscenza delle strane incisioni a forma di razzo in Giappone, degli aerei nelle tombe dei faraoni, delle raffigurazioni di lampadine a Dendera, dell’esistenza di pile irakene vecchie di 2000 anni e di mappe turche mostranti la Terra cartografata dall’alto. Tutti questi ‘indizi’ sottintendono un’antica forma di contatto fra i visitatori spaziali e i nostri progenitori.

LA SFERA CON LE ANTENNE
Passando al vaglio le centinaia di rappresentazioni insolite risalenti all’inizio della civilta’, una spicca particolarmente, la ‘sfera ad antenne’, un simbolo continuamente presente nelle culture mediorientali.

Gia’ Erich Von Daeniken, nel suo illustratissimo ‘Enigmi dal passato’ (Sugarco, 1973), aveva notato la stranezza di questa rappresentazione in una statuina in oro alta 7,2 cm e raffigurante il faraone Ramsete II. “Che cos’e’ la strana sfera che il faraone regge sulla testa?”, si domandava lo scrittore svizzero. “E’ certo che la sfera sopra una testa eminente simboleggia sempre il sole, ma e’ incerto il significato delle protuberanze a forma di antenna che si dipartono da questa. Esse simboleggiano forse un antico contatto dei sovrani con il cosmo?”.

In realta’ il significato simbolico di queste rappresentazioni e’ evidente. Si pensi agli strani copricapo egizi indossati da Osiride e Iside, simboleggianti il sole e la luna, ovvero il principio maschile e quello femminile, dalla cui unione e’ nato l’universo. Entrambe le divinita’ portano, sopra la testa, la sfera con le due antenne. Curiosamente questo ‘simbolo’, la cui funzione per l’archeologia ufficiale e’ esclusivamente rituale, ricorre in molte culture antiche, presso i fenici, i greci, i romani; e questo induce ad ipotizzare una funzione differente rispetto ad un banale simbolo.

Presso i romani la sfera con le antenne veniva stilizzata nel caduceo di Mercurio, un magico bastone con due serpenti avviticchiati che serviva al dio per entrare nel regno dei morti, nell’altra dimensione. Sempre in relazione all’idea di un viaggio, lo stesso simbolo compare in alcune incisioni cartaginesi.

Di quest’idea e’ l’archeologo bolognese Mario Pincherle che, nel 1979, ha sostenuto che il caduceo di Mercurio era in realta’ un’avveniristica bussola pelasgica (ovvero atlantidea), la cui funzione venne in seguito dimenticata dalle civilta’ che si sostituirono agli abitatori dell’antica isola atlantica. Nel volume ‘E li chiamarono divini’ (Filelfo Editrice), Pincherle riproduce alcune raffigurazioni provenienti dall’antico recinto cartaginese di Tanit, ove si vede il caduceo, come una sfera con due serpenti montata su un bastone, sulla tolda di una nave. “Si trattava di una bussola perfezionata”, commenta Pincherle. “Correggeva automaticamente la ‘deriva’ dovuta ai venti grazie a due nastri che, mossi dalla brezza, sembravano due serpentelli. La sfera era in realta’ un giunto girevole sensibilissimo, che permetteva la rotazione della bussola causata dal flusso magnetico. La bussola dei pelasgi, nel correre dei millenni, si e’ trasformata nell’appariscente ed inutile caduceo di Mercurio. Il suo ricordo venne deformato. Greci e romani non ne intuirono la reale utilita'”.

Questa tesi e’ stata recentemente ripresa e autenticata dalla rivista scientifica ‘Teknos’, nel numero di dicembre 1996; si tratta di un evento clamoroso, dato che per la prima volta una pubblicazione legata a Piero Angela e al gruppo ultrascettico CICAP attinge a materiale ‘esoterico’ (ovviamente nell’articolo ci si ‘dimentica’ di dire che Pincherle sostiene l’esistenza di Atlantide, del paranormale e dei poteri della Grande Piramide).

LA BUSSOLA DEGLI DEI
Chi non la pensa come Pincherle sono i fantarcheologi, come il tedesco Ulrich Dopatka, che ritengono la sfera divina una sorta di bussola extraterrestre utilizzata dagli dei. In questo senso l’accostamento simbolico con il viaggio sottintende non già il passaggio da una dimensione all’altra, ma da un pianeta all’altro. Dopatka fa notare come Mercurio venisse identificato dai romani con la stella Sirio, per inciso uno dei luoghi di provenienza degli alieni, secondo diversi ufologi e contattisti. A Mercurio-Sirio era dedicata l’antica cerimonia egizia della mummificazione del faraone. “Essa durava 70 giorni ed era in rapporto con la scomparsa di Sirio sotto l’orizzonte”, ha scritto Dopatka nel suo ‘Lexikon der Prae-Astronautik’ (Verlag 1979). “Quanto ai greci, Luciano di Samostata raccontava di una sanguinosa battaglia combattuta anticamente da 5000 guerrieri dal muso di cane provenienti da Sirio a cavalcioni di ghiande volanti, gli UFO storici…”

Se vogliamo seguire la tesi dei fantarcheologi, secondo cui il caduceo rappresentava il ricordo distorto di un tramite per altri mondi, non possiamo non sottolineare il fatto che la sfera pelasgica ricordi molto la sezione di uno dei motori antimateria studiati dal fisico Bob Lazar nella famigerata Area 51. In questa base militare del Nevada i servizi segreti americani custodirebbero un motore alieno ricavato da un disco volante precipitato e capace di alterare la materia e di creare un varco fra due dimensioni, come il mitico caduceo. Quest’ultimo oggetto e’ il frutto di un ricordo mitizzato e deformato dell’esame di una tecnologia aliena, osservata e non compresa dai nostri progenitori, primi testimoni di un contatto extraterrestre? E’ un’ipotesi da considerare attentamente.

Forse non solo gli alieni sono tra noi, ma, interferendo cosi’ pesantemente nella nostra cultura, lo sono da tanto, tanto tempo…

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30 agosto 2014 6 30 /08 /agosto /2014 22:24

quantistica

Esiste l’anima? Fino a qualche decennio fa, questa domanda era lecita solo nell’ambito di una riflessione teologica. Oggi, invece, entra a pieno diritto nelle domande fondamentali della fisica teorica. Henry P. Stapp, fisico teorico presso la University of California-Berkeley, non vuole dimostrare l’esistenza dell’anima, ma che essa si inserisce all’interno delle leggi della fisica.

Quando parliamo di anima, siamo nel campo della metafisica o della fisica?

Prima dell’avvento della “fisica quantistica”, tutto ciò che travalicava i confini del visibile, era tema di ricerca della metafisica, ovvero quella disciplina che indaga sulle cose “al di là” della fisica. Oggi, invece, all’indomani della scoperta del bizzarro mondo dei quanti, ciò che non è visibile e che non è determinabile è diventato oggetto di studio della fisica. Più recentemente, alcuni studiosi hanno cominciato a inquadrare pionieristicamente questioni come la coscienza umana, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, come oggetti di studio all’interno della fisica teorica.

Tra questi c’è Henry P. Stapp, fisico teorico presso la University of California-Berkeley che ha lavorato con alcuni padri fondatori della meccanica quantistica, secondo il quale avere fede nell’anima non è ascientifico. Con la parola “anima”, lo scienziato si riferisce ad una dimensione della persona umana indipendente dal cervello o dal resto del corpo che può sopravvivere alla morte. “I forti dubbi circa la sopravvivenza della personalità oltre la morte, basate esclusivamente con la convinzione che sia incompatibile con le leggi della fisica, sono infondati”, scrive Stapp nell’articolo “Compatibility of Contemporary Physical Theory With Personality Survival”. Stapp ha collaborato alla stesura dell’Interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, l’interpretazione della meccanica quantistica maggiormente condivisa fra gli studiosi. Essa si ispira fondamentalmente ai lavori svolti nella capitale danese da Niels Bohr e da Werner Karl Heisenberg attorno al 1927, ricevendo una formulazione meglio definita a partire dagli anni cinquanta.

Stapp spiega che i fondatori della teoria quantistica sostanzialmente hanno costretto gli scienziati a dividere il mondo in due parti: al di sopra del taglio, vi è la matematica classica con la quale è possibile descrivere i processi fisici empiricamente osservati; sotto il taglio, vi è la matematica quantistica che descrive un regno completamente al di fuori del determinismo fisico.

“In generale, si è compreso che lo stato evoluto del sistema sotto il taglio non può essere abbinato a nessuna descrizione classica delle proprietà visibili all’osservatore”, scrive Stapp. Dunque, come fanno gli scienziati ad osservare l’invisibile? Scelgono particolari proprietà del sistema quantistico, sviluppando un modello per vedere i suoi effetti sui processi fisici “sopra il taglio”. La chiave è la scelta dello sperimentatore. Il problema è che quando si lavora su un sistema quantistico, la scelta dell’osservatore ha dimostrato di influenzare l’andamento, con effetti visibili nel sistema al di sopra del taglio.

Stapp cita l’analogia pensata da Bohr per spiegare la curiosa interazione tra lo scienziato e i risultati del suo esperimento: “È come un cieco con un bastone: quando il bastone viene tenuto debolmente, il confine tra la persona e il mondo corrisponde al divario tra la mano e il bastone; ma se il bastone viene tenuto saldamente, esso diviene parte del soggetto: la persona sente che egli stesso può estendersi fino alla punta del bastone”. Dunque, il mondo fisico e il mondo mentale sono collegati in modo dinamico. La spiegazione quantistica su come la mente e il cervello possono essere separati, ma collegati con le leggi della fisica, “è una rivelazione benvenuta”, scrive Stapp. Essa risolve un problema che ha afflitto la scienza e la filosofia per secoli, con la scienza che vedeva la necessità di equiparare la mente con il cervello, e la filosofia-teologia, incaricatasi di considerare la mente come qualcosa di indipendente dal cervello.

La Teoria fisica classica può solo eludere il problema, e i fisici classici possono solo lavorare per etichettare questa intuizione come un prodotto della confusione umana. La scienza, continua Stapp, dovrebbe invece riconoscere gli effetti della coscienza come un problema fisico. Inoltre, tale prospettiva, secondo Stapp è indispensabile a conservare la moralità umana, spiegando alle persone di essere qualcosa di più che semplici macchine fatte di sangue e carne. In un altro articolo, intitolato “Attention, Intention, and Will in Quantum Physics”, Stapp scriveva:

“È opinione ormai ampiamente diffusa nelle persone la visione scientifica secondo la quale ogni essere umano è fondamentalmente un robot meccanico, prospettiva che rischia di avere un impatto significativo e corrosivo sul tessuto morale della società”.

Fonte: ilnavigatorecurioso.it

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30 agosto 2014 6 30 /08 /agosto /2014 22:20

Le Anime Salve sono anime solitarie, ma non per forza anime sole. Sono fra i pochi spiriti al mondo che non vedono nella solitudine l’accezione negativa di una follia, di un disagio, di una disfunzione, di una malattia.
Per le Anime Salve la solitudine non è da curare, ma, all’opposto, è una fonte di guarigione, un momento fecondo in cui conoscersi, parlarsi, scrutarsi, capirsi.
Per le Anime Salve la solitudine è come la interpretava Seneca, ovvero un qualcosa che è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo.

Amare la solitudine significa non temere i propri pensieri, non avere paura di sé stessi e delle proprie debolezze. Solo se vissuta in questo modo la solitudine permette alle Anime Salve di essere libere, di arricchirsi e di produrre qualcosa di meraviglioso.Bisogna essere molto forti per amare la solitudine.

Le Anime Salve sono un po’ ovunque.
Potreste incontrarle al tavolino di un caffè, mentre scarabocchiano i propri pensieri sui tovagliolini di carta, oppure sedute su una panchina, accoccolate sopra le scalinate di una chiesa o sotto i portici di una piazza, ad osservare la gente che passa.

Le Anime Salve, infatti, amano le persone.
Sanno di poter indovinare i loro pensieri e i loro perché semplicemente studiando il loro modo di camminare, misurando la curvatura delle spalle o incrociando uno sguardo.
L’uomo è corpo e spirito, e grazie a questo ha la possibilità di vedersi dal di fuori così come di viversi dal di dentro.  Il corpo, in particolare, è la manifestazione visibile dei nostri desideri interiori, e questo le Anime Salve lo sanno molto bene.

Le Anime Salve sono curiose, incontentabili, affamate e insaziabili, avide di racconti, di vite, di Storie. Le raccolgono un po’ ovunque, per strada, nei dipinti, nei libri o nei film che amano, per poi conservarle nella propria memoria, una ad una, come preziosissimi gioielli.
Per questo potrà capitarvi di incrociare un’Anima Salva in una libreria, mentre annusa furtiva le pagine dei libri, o nella penombra di una biblioteca, avviluppata nella rete di parole di un vecchio manoscritto ammuffito dimenticato dal mondo.

Altre volte le Anime Salve amano nascondersi nelle tenebre di un teatro, celate dietro le quinte o aggrappate ai cornicioni delle gallerie, o, ancora, nelle sale di un cinema di periferia, con gli occhi incollati allo schermo, a ridere fino alle lacrime o a piangere fino a ridere di sé stesse, impregnate dell’odore stantio di popcorn, sigarette e poltroncine di velluto.

Dove c’è buona musica, sicuramente, troverete anche qualche Anima Salva.
Magari è la ragazza che avete accanto, quella che, in mezzo alle lacrime, urla a squarcia gola il nome di quel tizio che suona sul palco. Oppure quel ragazzo tarantolato dall’altra parte, che sa a memoria tutte le parole della canzone e che balla, che si dimena come un dannato, come se la sua vita dipendesse solo da quello; o quell’altro individuo poco lontano, che ha troppa vergogna per fare qualsiasi cosa, ma che vorrebbe incendiare il mondo con la propria passione. Glielo si legge negli occhi.

Le Anime Salve, a volte, non hanno un aspetto particolare, un modo di parlare o un stile immediatamente riconoscibile. Possono celarsi nel corpo di un medico chirurgo che ogni giorno salva una vita, oppure fra gli stracci di un vagabondo, che divide il marciapiede con un cane randagio.
Posso essere letterati o poeti, pittori, attori, musicisti, giocolieri, professori, operai o casalinghe.

Non sono facili da scovare, ma i loro occhi non potranno mai mentirvi .
Nel loro sguardo c’è tutto: c’è l’oceano e c’è il cielo, c’è il verde dell’erba e c’è il rosso del fuoco, ci sono i rimpianti di una vita e c’è l’amore di un attimo, c’è il vuoto di una perdita e c’è la volontà di vivere.

Ma ciò che ogni Anima Salva condivide con le sue compagne è una caratteristica che non potrà ingannarvi, se saprete riconoscerla. Le Anime Salve possiedono la grazia.
La grazia è una qualità essenziale per sopravvivere nella crescita e nella morte, così come nella tragedia e nell’amore. Ti impedisce di bruciarti troppo presto, di distruggere te stesso con follia, di perdere il senno, il sonno o la speranza, “di afferrare la pistola troppo in fretta”.
La grazia, in poche parole, ti tiene vivo.

Le Anime Salve hanno qualcosa da condividere con il mondo, ma non sempre ci riescono.  A volte l’unica cosa che possiedono sono sogni frustrati, vite non capite, passioni mortificate. Tuttavia, può accadere che il vento della provvidenza soffi a loro favore. Questo sospiro di speranza le rende incredibilmente vive e sfolgoranti, una supernova di talento, in grado migliorare il mondo con la propria splendida arte.

Le Anime Salve, infatti, come delle vere e proprie comete, emanano luce propria, invisibile ai loro occhi, ma evidente a chiunque si soffermi con lo sguardo e con la mente su di loro.
Evidente a chiunque sia disposto a vederla.

Questo blog nasce con la precisa intenzione di individuare qualcuna di queste scintille di luce e di provare a condividerla con tutti voi. Non sarà facile, ma tanto vale tentare.
Se con le mie semplici parole riuscirò a farvi vedere anche solo un fioco barlume delle splendide Anime Salve che incontrerò sul mio cammino, beh… il mio obiettivo sarà raggiunto.

Con tutto il mio Amore,  Laura

Più mi lasciano sola, più splendo
Alda Merini

 

http://leanimesalve.wordpress.com/chi-sono-le-anime-salve-2/

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17 agosto 2014 7 17 /08 /agosto /2014 21:35

 

“All’ignoto dava Jung il nome di ‘regno dei morti’. Se questa bolla di esistenza che ci appartiene è il mondo dei vivi, tutto l’ignoto che la circonda è il mondo dei morti. Morto è ciò che per noi non ha luogo o senso o vista. E tuttavia accade che, a volte, il mondo di fuori invada la nostra piccola bolla coscienziale. Molto poco allora di quello che entra è per noi comprensibile e tutto resta oscuro ed inquietante, come un segno indecifrabile. Non si dà in tal caso alcuna spiegazione possibile come all’eco confusa di un suono troppo lontano. Così l’uomo che vive nel mondo terreno è lontano dal mondo di fuori e dai suoi segnali”
(V.)

“La dimensione non è che un attributo di un universo, valida solo in quell’universo. Da qualunque altro punto di vista, un universo non è che un punto senza dimensione
(“Assurdo Universo” Friedrich Brown)

L’umanità è un fiume di luce che scorre dall’esterno all’eterno
(Gibran)

 

Mentre dormiamo qui, stiamo svegli dall’altra parte/ e dunque ogni uomo è due uomini
(Borges)

La scrittura automatica è un messaggio che arriva alla mano o alla mente di un sensitivo ricevente, provenendo da un altro livello e riferibile o a una entità che è sempre stata disincarnata o a una persona che è realmente vissuta su questa Terra.
Abbiamo letto delle visioni proteiche con cui Jung aveva presentito l’esplodere del primo conflitto mondiale. Nel 1916, due anni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, Jung ricevette una scrittura automatica durante tre sere successive, per un totale di 14 pagine. Per lo stile e il contenuto, l’autore sembrava essere un filosofo realmente esistito, di nome BASILIDE, che aveva avuto un certo successo con opere di teologia a partire dal 140 d.C. e nei tre secoli successivi, specialmente in Egitto. Apparteneva al filone detto GNOSTICISMO e aveva elaborato uno dei primi tentativi di strutturare la dottrina cristiana al di là della vita e del messaggio del Cristo, delle sue predicazioni e dei suoi miracoli.
Come Jung cominciò a fare le immersioni nella Nekuia, le sue capacità paranormali si dilatarono ed egli entrò in un arco di 29 anni di massima espressione nel paranormale, con voci dirette, visioni, modificazioni ambientali e altri segnali che attestavano che i suoi esperimenti avevano aperto un canale molto solido con realtà di altre dimensioni. La scrittura automatica si palesò all’interno di queste aperture della mente e portò la sua attenzione allo Gnosticismo, uno dei primi movimenti di pensiero cristiani. Jung lo studiò per otto anni.

Jung era stato un sensitivo naturale fin da piccolo e aveva testimoniato le visioni della madre che era un medium, come lo era il nonno paterno. Anche due dei suoi figli avevano queste capacità come la cugina alle cui sedute medianiche Jung aveva partecipato per 9 anni.

Lo scritto automatico di Basilide era interessante per molti motivi.
Prima di tutto la sua teoria apriva l’eone cristiano come ricerca di una sistematizzazione teologica del cristianesimo, e Jung invece chiudevo quello stesso eone. Un pensatore antico comunicava con lui da una distanza di 1800 anni, dall’inizio di un’era alla sua fine.
Poi Basilide era stato una delle prime vittime della persecuzione della Chiesa di Roma, che aveva distrutto sistematicamente i suoi scritti, per cui se ne sapeva poco, e quel poco era pura diffamazione. Era molto strano che alla fine dei duemila anni del cristianesimo uno dei primi pensatori e dei primi perseguitati si manifestasse con uno scritto che sintetizzava il suo pensiero su Dio.
Infine Basilide affrontava il problema del male, che secondo Jung la Chiesa di Roma aveva rimosso e che era diventato acutissimo in Europa con la Prima Guerra Mondiale e ancor più per quello che sarebbe avvenuto nel trentennio successivo con la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori del fascismo, del nazismo e del comunismo.
Da ultimo perché lo studio dello Gnosticismo portò Jung ad affrontare in modo nuovo il concetto di Dio e si collegò al flusso di visioni e di immagini che scaturivano dall’inconscio profondo, finalizzate alla riunione delle parti della psiche, a una nuova unione dell’uomo con l’uomo e, infine, a un nuovo rapporto dell’uomo con la Natura che si svilupperà in seguito nella sua vita come ricerca sull’ALCHIMIA.

Ora che i duemila anni dell’era dei Pesci stavano finendo, Basilide riportava Jung al pensiero cristiano delle origini, al mondo degli GNOSTICI, un pensiero che si era diffuso prima che la Chiesa ufficiale fissasse i paradigmi della nuova fede. Questo ritorno alle origini serviva a Jung per capire cos’è che nell’era dei Pesci aveva alla fine rovesciato il messaggio d’amore primitivo e come mai il messaggio unitivo del Cristo si era trasformato in un’arma di divisione e di separazione, degli uomini della natura, degli uomini tra loro, e della parte maschile da quella femminile nella psiche di ognuno.

Jung era stato spesso al centro di fenomeni di infestazione o di invasamento fin da bambino e aveva partecipato da spettatore con smarrimento e spavento alle manifestazioni della madre. Spesso sentiva che forze non ordinarie cercavano di esprimersi nell’ambiente circostante, producendo fenomeni paranormali, e si predisponeva come strumento di accoglienza, si metteva a scrivere o a disegnare o si lasciava andare alle visioni, e le energie si incanalavano in lui, prendendo ordine e forma. Spontaneamente si offriva a essere medium, cioè canale. Pensava che i fenomeni paranormali fossero energie ignote che cercavano di comunicare usando la sua mente o gli oggetti attorno a lui.
Non fece mai nulla per definire queste forze o capirle. La sua idea era che noi viviamo in un mondo di cose conosciute, ma attorno abbiamo una realtà ignota di cui non sappiamo nulla e che è anche inutile spiegare con gli strumenti che abbiamo.
A volte da questa realtà ignota ci arrivano segnali; non sappiamo cosa siano, ma stanno comunque a testimoniare che oltre al nostro mondo ordinario esiste una realtà più ampia. Di quello che possiamo immaginare.
Jung si prestava a questi segnali, trasformandoli in qualcosa di percepibile, pensando che opporsi alla loro canalizzazione poteva portare a effetti disastrosi.
Noi conosciamo il mondo ordinario della percezione, ma abbiamo vie interiori che possono orientarci verso il mondo non ordinario. Il nostro corpo si espande orizzontalmente ma la nostra mente ha una dimensione verticale che può canalizzare fenomeni paranormali.

Nel 1916, Jung produce una scrittura automatica. ‘I SETTE SERMONI DEI MORTI’ .Sette perché sette è una cifra simbolica del mondo sette sono gli angeli che lo creano, sette sono le frequenze della luce, le note dei suoni….
La capacità medianica di Jung è ora completa. Sappiamo che era entrato in comunicazione con presenze invisibili fin da bambino e che sempre il mondo degli invisibili lo aveva circondato, ma dopo i 40 anni sembrò che le entità invadessero la sua vita. I Sette Sermoni dei Morti è uno scritto che convoglia le energie invisibili, dando loro voce. Jung chiama questo fenomeno, che è insieme esterno e interno, “una costellazione inconscia, la cui atmosfera è il numen di un archetipo che gira qui attorno, nell’aria”. L’archetipo non è solo una matrice psichica, può essere una energia che esiste in un altro tempo e in un altro spazio, o una memoria storica del passato che si riattiva canalizzandosi in un ricevente attuale e riprendendo voce anche dopo duemila anni.
Aion aveva portato Jung a esplorare la fine dell’era cristiana, adesso Basilide lo spingeva a studiare le sue origini.
Prima dell’emersione della scrittura automatica, nella casa si erano verificati fenomeni paranormali, erano apparse presenze inquietanti, che coinvolsero non solo Jung ma anche una figlia, mentre un’altra si sentì strappare più volte la coperta, il figlio piccolo ebbe un incubo, il campanello di casa suonava da solo e Jung sentì che una folla di presenze lo assediava. Chiese loro cosa volessero e la risposta fu: “Ritorniamo da Gerusalemme, dove non abbiamo trovato ciò che cercavamo“.
I sette sermoni cominciano con queste parole.

Gerusalemme è il centro del Cristianesimo, lo spirito è andato dunque al cuore della religione tradizionale a cercare qualcosa che non trova, perché il Cristianesimo è cambiato, è diventato un’altra cosa rispetto al messaggio del Cristo, le sue parole e il suo pensiero sono state manipolati.
Gerusalemme simboleggia il punto di partenza della storia della Chiesa, è la città spirituale che deve essere liberata. C’è una Gerusalemme celeste fatta da Dio e una Gerusalemme terrena fatta dagli uomini; la prima è il mistero del sacro, la seconda è la religione storica codificata.
Nell’arco di duemila anni, i simboli della Gerusalemme terrena si sono allontanati dal loro significato originario, e ora accadeva, dunque, che proprio uno dei primi filosofi cristiani costringesse Jung a scrivere il proprio pensiero per mostrargli come era la fede alle origini.
Come Jung comincia a scrivere in stato di trance, le energie cessano di manifestarsi nell’ambiente, perché hanno trovato il loro canale. Jung compone così un piccolo libro che fa pubblicare privatamente e regala agli amici. Il testo riporta frasi e concetti di BASILIDE, un filosofo gnostico realmente vissuto nel secondo secolo d:C., le cui opere e sono comparse nel bacino del Mediterraneo dopo il 120 d.C.
La scrittura automatica riporta i suoi concetti e il suo stile ermetico.

Abbiamo visto come lo scopo di tutta la ricerca di Jung fosse l’armonizzazione di tutte le parti psichiche, per un uomo che fosse in grado di percepire i legami che uniscono tutti gli uomini, tutte le culture e tutte le civiltà nella matrice comune dell’Inconscio Collettivo, e abbiamo visto come egli non ponesse separazioni tra il soggetto e l’oggetto e come, nella sincronicità, accettasse che psiche e natura comunicassero come due vie parallele ma in sintonia.
La realtà è una sola, realtà coesa che collega tutti gli uomini della Terra, quelli del passato con quelli del presente e del futuro, facendo corrispondere i fatti psichici con quelli naturali e portando tutti gli uomini a Dio.
Dio, Anima e Natura fanno parte di uno stesso quadro. L’uomo è al centro di tutto ciò che esiste, il visibile come l’invisibile, e la sua conoscenza può andare oltre la sua percezione ordinaria su una scala di progressiva evoluzione spirituale.
Il sensitivo sa che la realtà non si esaurisce in quello che vediamo e che oltre a quello esiste un ignoto senza fine che può mandarci i suoi segnali. Jung dà a questo ignoto che ci circonda il nome di MONDO DEI MORTI, senza riferirlo a persone defunte o fantasmi. Pensa a una realtà globale che contiene cose che vediamo e cose che non vediamo, pensa al Tutto in modo induista come a un intero coeso, in parte manifesto e in parte latente.

La mente cognitiva ha una prospettiva in cui riceve la percezione sensibile di ciò che è materiale e una prospettiva in cui coglie la percezione straordinaria di ciò che non è materiale.
Se l’anima è capace di percezioni telepatiche, chiaroveggenti e precognitive (e i fatti dimostrano che ciò accade) si trova almeno in parte a vivere in un ‘continuum’, che sta fuori del tempo e dello spazio”.
Questa ipotesi può cambiare molto la nostra vita e anche la nostra considerazione della morte.
Già Aniela Jaffé aveva detto che i fenomeni paranormali sono più o meno simili in ogni tempo e luogo, come se provenissero da una totalità sempre uguale a se stessa, secondo modi di agire universali: “I fenomeni paranormali possono esprimersi con simboli, essi sono realtà intermedie tra l’al di qua e l’al di là, tra coscienza e inconscio. Il simbolo non è né astratto né concreto, né razionale né irrazionale, né reale né irreale. E’ ogni volta le due cose insieme. Considerati simbolicamente, i fenomeni paranormali acquistano un valore particolare, in quanto trasmettono l’intuizione dell’unità di ‘tutto ciò che è”.
Il paranormale mette in scacco la mente razionale ma, come avviene nel paradosso zen, è proprio il suo limite ad aprire vie che comunicano direttamente con l’inconscio, dunque con l’ignoto, e permettono all’ignoto di palesarsi al di là di ogni ragionevolezza.

Jung non intende spiegare la natura di questi fatti, ritiene che la loro natura ci sia ignota. Li considera dei segni che ci portano a riflettere su una realtà più ampia, infrangendo la certezza delle conoscenze relative di un livello di esperienza ordinario e limitato.
I livelli dell’Essere sono tanti e noi siamo su quello più basso, come diceva anche Basilide. Alcuni uomini sono affogati nel piano materiale, altri hanno in se stessi un anelito che li porta ad ascendere a piani superiori. Il simbolo o la visione sono ponti tra un livello e un altro. Il simbolo appare sul livello materiale ma parla di concetti che stanno su un livello spirituale. Non tutti comprendono il significato dei simboli (Freud per esempio non li comprendeva, pensava che fossero dei sostituti), ma per l’uomo che si apre al loro segreto, essi costituiscono una scala verso l’infinito.
Penetrare nel livello del simbolo o intuire una sincronicità tra anima e natura vuol dire accettare che la realtà sia ampia più di quel che conosciamo e accettare il mistero di un mondo infinito diffusa su vari livelli. Questa era stata la concezione di Basilide: un universo che si dispiega a livelli frequenziali diversi, ma che, comunque, resta UNO in virtù dell’energia divina che tutto lo permea e lega ogni esistente con connessioni visibili e invisibili in una scala progressiva di consapevolezza.
Questa prospettiva di un universo infinito dilata la mente con un senso di vertigini, ci pone come creature limitate e finite in una immenso quadro visibile-invisibile in cui siamo collegati tra di noi e al Tutto in un senso più ampio, uscendo dalla singolarità per intuirci in un cosmos, un universo unico e ordinato, che si dispiega secondo un ordine superiore.
In questa realtà totale, trascendente e immanente si collegano; e la mente può ascendere dal caos del mondo frammentato al mistero della realtà divina in una nuova percezione che rende ogni evento e ogni essere sacro e prezioso.
La realtà in noi e fuori di noi è UNICA e infiniti segni si fanno messaggeri di una totalità superiore.

Emanazionismo: Basilide immagina un mondo che procede per emanazione. Sopra ogni cosa c’è Dio che è la fonte infinita ma per l’uomo è inconoscibile tanto che non si potrebbe nemmeno nominarlo, come il dio ebraico Yhawèh, YHW. Egli è la luce infinita da cui nasce per emanazione il mondo, come una sorgente che ruscella su piani via via inferiori fino ad arrivare al livello più basso che è la materia, in cui la luce divina è oscurata. E tuttavia anche la materia grossolana e oscura ha in sé l’anelito a risalire di livello in livello verso Dio che, come il Dio di Dante, muove a sé ogni cosa, come l’oggetto amato muove verso di sé chi lo ama “l’amor che move il sol e l’altre stelle”. Dante chiama Dio “eterno lume” “o luce eterna”.
Gli uomini vivono nel livello più basso della creazione e molti sono così radicati nella materia da non provare alcun desiderio di elevazione. Altri, invece, per grazia o nascita provano il vivo impulso di elevarsi, di evolvere, di risalire verso la luce. Questo è uno dei punti che la Chiesa attaccò perché faceva sembrare la differenza tra giusti e dannati qualcosa di fatale che negava il libero arbitrio. Ma Basilide rinforza anche molto l’idea di un dio duplice che, avendo costruito questo mondo su gradi diversi di consapevolezza, crea dunque anche il Male, è insieme Bene e Male, un archetipo completo, come pensava anche Jung, mentre per la Chiesa questa era una eresia e si doveva pensare a Dio come a un essere totalmente e unicamente buono. Il Male, nella concezione della Chiesa, può essere solo privazione di Bene.
La Chiesa temeva sopra ogni altra cosa di confondersi col Manicheismo che aveva posto due divinità contrapposte di pari grado che si combattevano nel cuore dell’uomo, per cui egli diveniva una specie di burattino buono o cattivo a seconda di quale divinità vincesse, e tacciò di manicheismo anche il pensiero di Basilide.
A Jung invece piaceva questa teoria emanazionista che immaginava il mondo diffuso su livelli successivi a diversa frequenza. E posso dire che anche altri sensitivi hanno avuto rivelazioni di questo tipo.

Per penetrare la visione totale, la ragione non basta o addirittura è di intralcio. L’uomo non vive di solo intelletto e la ragione è un grande strumento, ma, lasciata a se stessa, è pericolosa. Di fronte alle grandi passioni della vita, ai mutamenti dell’energia, al dolore, alla morte, all’ignoto… la ragione è insignificante. C’è un piano concreto di realtà su cui la mente razionale può riflettere, e un piano superiore di fronte a cui è del tutto insufficiente.
Jung dice: “Dobbiamo trovare parole semplici per dire le grandi verità. Abbiamo lasciato troppo spazio all’intelletto e l’intelletto produce tenebre. La coscienza discrimina, giudica, analizza, sottolinea le contraddizioni. Un lavoro necessario fino a un certo punto, poi l’analisi uccide. Dobbiamo trovare il modo di ristabilire il nesso che ci lega a tutte le cose, opporci al vizio dell’intelletto e vedere finalmente che capire non basta”.

Ogni volta che Jung si sente inquieto, interroga la sua Anima. L’Anima gli manda una immagine e il senso di oppressione svanisce. L’Anima è la messaggera dell’inconscio, comunica con una realtà più vasta, extratemporale e universale. Per anni Jung colloquia con la sua Anima, analizza ogni immagine, chiede all’Anima come interpretarla, si comporta come uno sciamano che interroga i suoi spiriti. L’emozione funziona da intermediario per mettere il conscio in comunicazione con l’inconscio, e, quando questo accade, le emozioni si placano, l’ordine ritorna e l’energia ritrova il suo ritmo.
Le immagini c’erano sempre state ma, come egli cominciò a praticare la Nekuia
Si scatenò un flusso incessante di fantasie, e feci del mio meglio per non perdere la testa…Ero inerme di fronte a un mondo estraneo dove tutto appariva difficile e incomprensibile…Le tempeste si susseguivano, e che potessi sopportarle, era solo questione di forza bruta. Per altri hanno rappresentato la rovina: così per Nietzsche, Hoelderlin, e molti altri…Nel reggere a questi assalti dell’inconscio ero sostenuto dal saldo convincimento di obbedire a una volontà superiore”.

Jung trascrive il suo cammino coscienziale nel LIBRO NERO, sei piccoli volumi rilegati in pelle nera, che poi assumeranno una veste più artistica nel LIBRO ROSSO a cui lavorerà per 16 anni, curando con grande attenzione i disegni, i colori, i mandala, i tratti gotici, vergati accuratamente con inchiostro di china. Il Libro Rosso è una conversazione senza fine con le figure della sua interiorità. Qui egli interpreta il flusso di visioni che mettono la sua coscienza in comunicazione col mondo ignoto; dipinge le immagini, studia i simboli, riflette su di essi; compie un lavoro minuzioso e impeccabile simile ad una meditazione, un cui ogni atto ha la funzione di un rito.
Solo così riesce a controllare il flusso delle visioni, che, lasciate libere nell’inconscio, lo porterebbero alla psicosi. Attraverso l’ordine del Libro Rosso la comunicazione diventa armonia e bellezza, si sostanzia in disegni e pensieri e gli permettono di regolare il flusso disordinato e selvaggio che proviene da “una matrice mitopoietica, una immaginazione straordinaria, che sembra scomparsa dalla nostra epoca razionalistica“.
Così, attraverso visioni e disegni, egli giunge al luogo sacro degli archetipi, le forme essenziali, le sorgenti dell’energia, da cui scaturiscono i miti, la poesia, l’arte, l’intuizione e la bellezza delle civiltà umane.
L’immaginazione attiva è un canale simile a quello del medium che pone l’io a contatto col mondo dell’altrove. Aprire questo canale significa dar luce alla coscienza e anche impedire che essa anneghi nell’oceano dei contenuti inconsci. La comunicazione medianica da una parte apre conoscenze ignote e dall’altra ha un effetto terapeutico come una disciplina dell’anima.

Per non inflazionare la coscienza, Jung pone a se stesso una disciplina con vari limiti.
Intanto, al di fuori di questi incontri straordinari con l’ignoto, svolge una vita normale, col suo lavoro di analista, i suoi libri, i pazienti, gli allievi, gli amici, una moglie che ama, una amante che ama anch’essa, cinque figli, la casa di famiglia e la casa sul lago. La sua vita è realizzata e felice. I suoi fondamenti etici sono stabili e ben centrati. Così i momenti iniziatici trovano il giusto posto e portano avanti una evoluzione armonica, realizzando le tappe del suo percorso d’anima senza squilibrare la sua psiche.
Poiché le visioni sono disarticolate perché l’inconscio non ha centro, occorre costruire questo centro per dare stabilità alla via e Jung lo fissa nell’IMPERATIVO MORALE. Conoscere è poco, se la conoscenza non diventa etica, se non si socializza, se non entra nel fluire globale del mondo, altrimenti l’Io può cadere in un rovinoso istinto di potenza. Solo il comando morale può tenere insieme la psiche e salvarla dalla disgregazione ed evitare l’ipertrofia dell’ego. Gli elementi dissociati possono rendere schizofrenica la psiche, se non sono legati da qualcosa e Jung li lega nell’imperativo morale: la vita come compito. Anche qui Basilide gli offre una via. Lo Gnosticismo era stato una forma di mistica: il dover risalire a Dio su una scala di progressiva illuminazione e non solo per se stessi ma per aumentare la luce del mondo. In India si dice che molte sono le scale per arrivare al Gange, cioè molte sono le vie per risalire a Dio. La via della conoscenza è una di queste, la Gnosi, o conoscenza salvica, ma deve essere attuata senza fini egoistici o materiali di potere o di lucro, bensì solo per l’amore che ci riporta a Dio.

Anche Jung è un viaggiatore di conoscenza, anche lui è spinto su una strada di evoluzione verso progressive illuminazioni, ed egli sente che questa via gli comanda di confrontarsi maggiormente con l’inconscio, secondo un imperativo morale simile a quello che guida un santo, un imperativo così forte che, per seguirlo, Jung decide di lasciare la docenza universitaria (che tiene da 8 anni) per occuparsi solo di questo compito. Fama e gloria per lui non significano nulla; deve seguire la sua via di ascesi, deve cercare di risalire i livelli della sua visione. La decisione comporta un nuovo grande passo verso l’interiorità e anche una scelta di solitudine perché ogni mutamento è una nuova solitudine. “C’è una soglia che ci attende da sempre, possiamo svegliarci e varcarla, o non svegliarci mai “ .

Attraverso la Nekuia, Jung ha individuato il proprio mito, il senso che guida la sua vita, l’eroe che muore e rinasce; l’esistenza nel rapporto non più tra Io e mondo esterno, ma tra coscienza e inconscio. E’ attraverso tale rapporto che l’io può entrare nel grande fiume di energia da cui provengono la storia, la cultura, la religione, l’arte… secondo un significato umano e insieme extraumano. Lo stimolo alla vita non viene dall’esterno ma da una elaborazione interna profondamente trasformativa dell’uomo, che continuamente rinnova la sua libertà e il suo senso su una scala progressiva ed evolutiva.
Ma camminare verso il Sé è anche un compito sociale, ciò che l’uomo fa per sé disinteressatamente sulla scala dell’evoluzione lo fa per il mondo, perché è una scala unitiva che porta ognuno a sentire maggiormente i legami con gli altri uomini, con la Natura e con Dio, in un mondo comune dove non c’è più separazione tra gli uomini tra loro, tra l’uomo e le cose, tra soggetto e oggetto.

Siamo nel 1916. E’scoppiata la prima Guerra Mondiale. Un mondo è andato in frantumi. L’Europa è preda di una angoscia senza fine e Jung se ne fa portatore nei turbamenti della propria anima e nelle sue visioni terrificanti e profetiche.
Quando un eone finisce, tutto sembra precipitare nel caos. Il tempo di passaggio tra un eone e l’altro è segnato da disastri, sciagure, stragi, grandi sconvolgimenti storici. L’era dei Pesci era iniziata con la crisi dell’Impero romano. Roma aveva significato la costituzione di un grande Impero, concetti, princìpi, leggi, strade, uno stile di vita, acquedotti, mura, città,… Tutto l’Occidente era parso unito nella pax romana. Poi, dopo mille anni (753 a.C- 476 d.C.), quella enorme costruzione socio-politica era andata in pezzi, in una catastrofe progressiva. Nel 453 d. C, l’impero poteva considerarsi finito e si apriva il buio millennio del Medioevo, ma il cristianesimo veniva a riempire il vuoto lasciato dalle armi romane con la nuova mentalità dell’eone dei Pesci.

Nel 1916, quando Jung compone la sua scrittura automatica, di nuovo un eone si chiude e di nuovo l’Europa sembra precipitare nel caos. Siamo a metà della prima guerra mondiale che avrebbe devastato l’Europa, e avrebbe aperto alla seconda guerra mondiale, un trentennio di guerre, di orrori, di stragi, col fascismo, il nazismo, il comunismo, la persecuzione dei diversi, i lager, la distruzione di una civiltà.
L’eone dei Pesci si era aperto con una crisi profondo e si chiudeva con un’altra crisi di devastazione e tragedia.
Se agli inizi dell’eone c’erano state le persecuzioni degli eretici e a metà la grande caccia alle streghe e ai cercatori di scienza, alla fine ci sarebbero state le persecuzioni degli ebrei, dei comunisti, dei diversi politici o sessuali, delle donne, degli islamici… L’archetipo dei Pesci che aveva come eone la grande figura del Cristo mostrava il suo lato oscuro, il Bene si rovesciava nel Male, l’amore generava l’odio. La Chiesa cristiana che doveva essere promotrice di unione di fratellanza si rovesciava nel suo opposto e generava predominio e persecuzione.
L’esplosione del nazismo hitleriano e del comunismo staliniano sarebbero state le punte estreme del Male e contro di loro le religioni non avrebbero fatto nulla anzi i simboli religiosi sarebbero stati a fianco dei nuovi stermini. Sei milioni di donne torturate e bruciate come streghe durante l’Inquisizione, sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento, milioni di vittime nei regimi efferati di destra o di sinistra. E spesso la Chiesa di Cristo sarebbe stata vicina ai nuovi Anticristo senza alcun temperamento dell’orrore.
Con l’avvento del nazismo, nel 1933, Jung in quanto cristiano svizzero poteva salvarsi. Una sorte peggiore ebbe Freud, in quanto ebreo, che in una Austria diventata nazista conobbe la persecuzione e la messa al bando, il rogo dei suoi libri e due sorelle finite in un lager, mentre lui stesso doveva fuggire a Londra.

Accadeva dunque che BASILIDE, un filosofo perseguitato all’inizio dell’eone cristiano comunicasse a Jung che viveva, al termine di quello stesso eone, nuove persecuzioni, da una lontananza di 1800 anni e che rivelasse a lui quella teoria che la Chiesa del suo tempo aveva distrutto e rimosso. Quel filosofo era stato uno dei primi che aveva cercato di dare un’ossatura filosofica alla nascente dottrina cristiana. Apparteneva a un filone chiamato GNOSTICISMO, che si rifaceva a una delle correnti più mistiche del tempo di Gesù, la comunità degli ESSENI. Lo gnosticismo cercava di arrivare a Dio attraverso la conoscenza sacra e l’oggetto di questo dettato medianico era l’Essere supremo e le sue manifestazioni.
Basilide aveva intuito la sua visione di Dio in un momento terribile dell’Umanità, alla fine dell’impero romano, quando il messaggio del Cristo aveva annunciato una nuova era, così le sue parole risuonavano adesso, alla fine dei duemila anni dell’era cristiana, mentre di nuovo l’Occidente sembrava andare in frantumi.
La rivelazione che attraversava i millenni sconvolse Jung a tal punto che per otto anni egli non fece che studiare gli Gnostici, riprendendo l’analisi dell’archetipo divino con tutte le sue pesanti opposizioni. Prima di tutto il mistero del dolore. Com’era possibile la contraddizione di un Dio di solo Bene con l’esplosione di una guerra, con gli abomini delle dittature, con le sofferenze di milioni di esseri umani? Come si poteva giustificare l’Amore infinito di Dio col Male crudelissimo del mondo, con le guerre, le distruzioni, le stragi? Se Dio è infinito Amore, cosa spiega il Male?
Sotto l’influsso dello gnosticismo, le immagini lo portavano verso una nuova strada di conoscenza. Occorreva ricostruire ciò che l’uomo aveva spezzato, occorreva che gli uomini ritrovassero in Dio i loro legami interrotti e che riprendessero l’antico legame che un tempo li aveva uniti alla Natura e che l’eone dei Pesci aveva spezzato.
Cristo aveva portato un messaggio di amore ma la Chiesa istituzionalizzata lo aveva deformato e manipolato per costringere invece il mondo a sottostare al suo monopolio di potere, creando una realtà fatta di divisioni in cui l’uomo si separava dagli altri uomini e li combatteva, si separava da se stesso rinnegando la propria parte femminile e si separava dalla Natura facendone un oggetto di depredazione e sfruttamento fino a mettere a rischio lo stesso pianeta. La Chiesa di Roma aveva diviso gli uomini, emarginato la donna, estromesso la Natura, colpevolizzato la scienza. La storia del cattolicesimo, invece di essere l’applicazione della legge di amore del Cristo, aveva prodotto una scia sanguinario di orrori: le persecuzioni degli eretici, le guerre religiose, le crociate contro l’Islam, la prevaricazione missionaria, lo sradicamento di altre religioni e di altre culture, i legami politici con le peggiori dittature, l’accaparramento del potere materiale, l’emarginazione della donna, lo sfruttamento dei bambini, la scomunica della scienza …

All’inizio le comunità di cristiani, le ecclesiae, erano formate da coloro che avevano conosciuto il Cristo e ne davano testimonianza, riportando i suoi miracoli o le sue predicazioni, poi i fedeli si raccolsero attorno a quelli che avevano conosciuto i testimoni diretti e così via. In queste prima comunità i più anziani godevano di rispetto e furono i primi preti. Tra essi si distinsero alcuni saggi nelle città più importanti dell’Impero: Roma, Antiochia, Alessandria, Bisanzio… e furono chiamati ‘patriarchi’, il patriarca di Roma fu detto ‘Papa’..
Avanzando il disfacimento dell’Impero romano, Costantino vide che ovunque era il caos e tentò di dare una parvenza di ordine. Pensò dunque che fosse saggio scegliere una delle tante religioni di Roma, quella che aveva più successo, e farne una religione di Stato. Fu una scelta a freddo, fatta a tavolino, per motivi di ordine interno, e la scelta cadde sulla Chiesa cristiana. Costantino si accordò con i capi di questa chiesa e giunsero a un compromesso: Roma avrebbe imposto a tutti il cristianesimo, in cambio esso si sarebbe adeguato ai principi e valori romani: la lex romana, il maschilismo romano, l’idea imperiale.. Fu il primo grande compromesso storico. Per il popolino fu inventato la leggenda che Costantino aveva visto in battaglia una croce sfolgorante nel cielo e aveva sentito le parole “In hoc signo vinces” decidendo di convertirsi al cristianesimo. E la Chiesa si inventò anche l’altra leggenda che Costantino avrebbe donato un territorio al Papa da cui poteva iniziare la fondazione di uno stato temporale, al pari di qualunque monarca terreno.
Col patto con Costantino, il cristianesimo cessò di essere una religione perseguitata e ottenne sicurezza e potere ma perse spiritualità e purezza, e la legge dell’amore fu sostituita dalla prevaricazione e dal monopolio assoluto.
Poiché, tra tutti i patriarchi, quello di Roma aveva assunto maggiore prestigio, si decise che vi fosse un solo capo e che fosse il papa di Roma. Coloro che decisero di non sottostare a questo ordine imposto costituirono chiese separate, come i copti o gli ortodossi.

Nel Concilio di Nicea nel 325, sotto Costantino, i capi religiosi decisero anche di scegliere quali tra le vite del Cristo dovesse essere quella ufficiale, come dovesse essere la sua personalità, quali storie della sua vita accettare e quali no, e misero all’indice tutte le versioni che si diversificavano da quella.
Una volta che la chiesa di Roma ebbe riconosciuto il suo potere dallo Stato, lo rese monopolistico e dispotico, avversando tutte le fedi diverse, da perseguitata divenne persecutrice, dichiarando guerra non solo alle religioni pagane, ma a tutte quelle interpretazioni del Cristo che non aderivano alle dichiarazioni ufficiali. Iniziò così il periodo delle lotte alle eresie.
Al Concilio di Nicea parteciparono 318 Padri della chiesa che stabilirono le regole della nuova religione, fissarono la domenica, il Natale, la Pasqua (che in contrapposizione al calendario ebraico venne fissata sul calendario di Cesare), il dogma della Trinità per cui Dio, Cristo e Spirito Santo erano una sola sostanza e scrissero le parole del Credo come professione di fede.
Dopo Nicea cominciò per il cristianesimo una storia nuova. Costantino si accordò per dare a Roma un ruolo privilegiato di capitale della Cristianità e al vescovo di Roma il titolo di papa, con sempre più potere rispetto agli altri patriarchi, fino a dichiararsi infallibile in materia di dogmi.
Costantino non agì mosso da fede religiosa ma da calcolo politico. Le lettere che scrive al prete Ario e al vescovo Alessandro lo dimostrano, dice chiaramente che la gente non deve usare il cervello o diventerà incontrollabile. Il prete Ario vedeva in Cristo un grande uomo ma pur sempre un uomo e negava la sua essenza divina, questa interpretazione avrebbe reso debole la chiesa di Roma, mentre stabilire che Cristo era Dio l’avrebbe resa più forte, per cui fu scelta questa soluzione. Il Cristianesimo divenne religione di stato seguendo un calcolo di convenienza politica non una riflessione religiosa. Si seguì la ragion di stato che non ha mai aderito alla verità alla giustizia ma solo all’autoconservazione. Costantino dette riconoscimento ufficiale alla Chiesa di Roma ed essa divenne centro di una religione di stato, consolidando la sua struttura sociale e politica in senso misogino e gerarchico, fino ai giorni nostri.

Basilide era stato uno dei primi teologi, uno dei primi filosofi che aveva cercato di sostanziare in una teoria la dottrina della Chiesa, al di là della predicazione del Cristo. Ma la Chiesa ufficiale decise che la sua teoria era troppo imbevuta di zoroastrismo e di manicheismo e la rifiutò, attaccandolo duramente e diffamandolo. Egli entrò a far parte della schiera dei perseguitati religiosi, e sulle sue orme Jung si avvierà a studiare un altro gruppo di perseguitati, gli alchimisti del tardo Medioevo.
Mentre la Chiesa aveva messo al bando la Natura e le scienze, gli alchimisti si erano sentiti in profonda comunione con la Natura e con le sue energie ed avevano ideato una scienza spiritualizzata, in cui lo scienziato, fosse egli astronomo o chimico, metallurgico o erborista, comunicava spiritualmente con le forze della Natura. Nell’opera alchemica l’anima dello scienziato si univa all’anima del mondo e procedevano insieme. Nasceva una scienza con l’anima, in cui l’uomo riprendeva l’antico legame con le energie naturali, quello che le antiche civiltà avevano sempre avuto e che le civiltà orientali avevano ancora, quel legame che la Chiesa aveva interrotto nella sua aspirazione estrema di voler tutto controllare e regolare e nella sua ostilità a qualunque divinità immanente. Dio doveva essere solo trascendente così che la Chiesa fosse l’unica mediatrice tra Dio e il fedele, l’unica che interpretava la sua volontà e dispensava i sacramenti. Nella sua funzione di mediatrice, la Chiesa si rendeva indispensabile e la gestione assolutistica del sacro costituiva il potere con cui essa poteva regolare la vita dell’uomo.
L’alchimia era stata il tentativo di una scienza con l’anima, ma, dopo il 1600, una nuova scienza senz’anima tenterà il dominio di una natura materializzata, non più pervasa da energie spirituali e questo avrebbe portato gradatamente alla devastazione del pianeta fino alle sciagurate conseguenze del nucleare di oggi a una scienza non più capace di moderare le proprie follie.

Da Basilide agli alchimisti, si apriva per Jung un nuovo viaggio di conoscenza verso l’eone dell’Acquario, che sarebbe stato dominato da un nuovo legame degli uomini tra loro e degli uomini col mondo della natura contro tutte le distruzioni possibili in un salto quantico che avrebbe portato molti a un livello più alto nella scala dell’essere e a una modificazione totale dello stile di vita e dei fini umani.
La crepa nel mondo cristiano si era aperta quando la Chiesa aveva respinto gli elementi unitivi del Cristo (uomo/donna, uomo/natura, legge dell’amore universale sostituita dalla primazia e dal possesso), riproponendo fattori dissociativi e separativi. Al movimento verso l’unione rappresentato dall’amore del Cristo si era contrapposto un movimento verso la separazione rappresentato dal potere terreno, in un nuovo tentativo imperiale.

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La Chiesa cristiana aveva spezzato l’archetipo divino Bene/Male, assolutizzando il Bene e rendendosi incapace di spiegare il Male, ma Basilide riportava l’archetipo divino alla sua interezza nella visione di ABRAXAS, il Dio/diavolo degli gnostici, evocato spesso da Jung.
Come scriveva Hermann Hesse, nello stesso periodo, nel romanzo Demian: “Noi possediamo un Dio venerato, ma egli rappresenta soltanto una metà del mondo arbitrariamente staccata (il mondo “chiaro”, ufficiale, lecito). Si deve però poter venerare il mondo intero e perciò o si deve avere un Dio che è anche diavolo o bisogna introdurre accanto al servizio divino anche un servizio diabolico. Ed ecco ora Abraxas, il Dio che è Dio e diavolo insieme”.
Questi concetti, espressi da Herman Hesse, sono molto vicini a quelli che Jung andrà elaborando negli anni seguenti, con il procedere parallelo dei suoi studi sullo gnosticismo e sull’alchimia, tanto vicini da farci sospettare che il Demian del romanzo ‘Il lupo nella steppa’ di Hesse sia lo stesso Jung. Ricordiamo che Jung portò fino alla morte un anello con un castone alessandrino raffigurante Abraxas e che Hesse venne per qualche anno in analisi da lui “ma non riuscì ad andare in fondo”. Hermann Hesse e Jung ebbero rapporti stretti, lo scrittore tentò un’analisi col dottor Lang che era allievo di Jung e sua figlia fu paziente di Jung stesso. E’ chiaro che molti archetipi junghiani sono presenti nelle opere di Hesse e Jung disse più volte di aver influenzato la sua opera più nota: ‘Siddharta’.

Non solo Jung ed Hesse ma anche il grandissimo Borges hanno parlato di Abraxas
Il nome Abraxas avrebbe potere apotropaico, legato al valore numerico delle sue sette lettere che, sommate secondo la numerazione greca, danno 365. Ovvero il numero dei giorni di un anno ma anche, secondo lo gnostico Basilide, il numero dei cieli (o livelli) di cui era costituito il mondo materiale. A reggere ogni cielo un dio, a capo del più alto, Abraxas “.
La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax) è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. Il nome si trova anche in manoscritti greci attinenti alla magia. Le fonti dirette sono alcuni testi gnostici facenti parte dei codici di Nag Hammadi (il Vangelo degli Egiziani e l’Apocalisse d’Adamo). Quest’ultimo rotolo ci rivela che Abraxas è un grandissimo Eone cioè una figura che domina un’era e che potrebbe essere il Cristo. Egli siede sul Trono del cielo più alto.
Associando ad ogni lettera (in greco) un numero (A=1, B=2, R=100,A=1,X=60,A=1,S=200) otteniamo 365, che sono i giorni dell’anno solare e indicano un ciclo di vita crescita-morte-rinascita nel quale l’influenza divina si dispiega, e dal quale l’uomo gnostico si deve sottrarre, e 365 sono, per Basilide, i livelli vibrazionali dell’essere Tutto.
Abraxas è colui che regge l’ultimo dei cieli, quello più alto, dove lo spirito è oramai liberato dall’influenza della materia, ed è simboleggiato dal Sole, come del resto Mitrha e Horus.
Il dettato automatico di Jung dice:
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio. Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole. Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l’ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L’inefettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al dì sopra del demonio. E’ probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
Il sole ha un effetto definito, e così pure II demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi di Abraxas che è indefinito. Egli è forza, durata e mutamento.
Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme.
Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto.
Perciò Abraxas è terribile.
E’ splendido come il leone nell’attimo in cui abbatte la preda.
E’ bello come un giorno di primavera.

Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo.
E’ Priapo.
E’ il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia.
E’ l’ermafrodito del primissimo inizio.
E’ il signore dei rospi e delle rane che vivono nell’acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte.
E’ la pienezza che si unisce col vuoto.
E’ il santo accoppiamento,
E’ l’amore e il suo assassinio,
E’ il santo e il suo traditore,

E’ la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia,
Vederlo significa cecità,
Conoscerlo è malattia,
Adorarlo è morte,
Temerlo è saggezza …”

Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas.” .
Dunque il Dio così configurato è l’unione di tutti gli opposti, l’insieme di tutti gli estremi. In lui pensiero, volontà, e oggetto sono una cosa sola.
Non si può conoscere Abraxas, lo si può solo indicare con simboli.

Basilide è considerato uno dei massimi padri dello Gnosticismo, nacque ad Alessandria e diventò molto noto tra il 120 e il 140 d.C. sotto gli imperatori Adriano e Antonino. Sappiamo che la sua dottrina fu continuata da suo figlio Isidoro e si diffuse in Egitto per un paio di secoli. La chiesa di Roma lo attaccò e distrusse i suoi scritti, così quel che ne sappiamo è poco e spesso falso perché esce dalla diffamazione cristiana.
Si dice che avesse dei discepoli a cui imponeva una iniziazione di silenzio di 5 anni.
La sua dottrina viene chiamata EMANAZIONISMO. Esiste, come abbiamo visto, un Dio dal nome mistico di ABRAXAS di cui non si sa nulla e non si può dire nulla, energia suprema e fonte originaria dell’universo che discende da lui attraverso progressive emanazioni. Abraxas è il duce di 365 cieli. Da lui deriva NOUS o NUN, la Mente, da questa il LOGOS o Verbo, poi PHRONESIS, la Prudenza. Abbiamo così una prima triade, da cui sono emanati successivamente una coppia di eoni, Sophia (Saggezza) e Dynamis (Forza). Da questi discendono le Virtù, i Principati, gli Angeli Primi (costruttori del primo cielo), e successivamente gli altri 365 cieli (uno per i giorni dell’anno). Gli angeli dell’ultimo cielo, che contiene la manifestazione tutta, si divisero il dominio ma fra loro ve ne era uno più forte di tutti gli altri e che corrisponde al Dio degli Ebrei. Questo duce volle sottomettere tutte le genti del mondo, al proprio potere e al popolo a sé prediletto, muovendo così l’opposizione di tutti gli altri. Il Padre Ineffabile per sanare la situazione inviò l’eone Nous (Cristo) sulla Terra. Compito del Cristos era quello di liberare coloro (gli gnostici) che credevano in lui, dal potere di YHWH.
Basilide elaborò una delle prime teorie sulla doppia natura del Cristo (detta DOCETISMO dal verbo greco dokéin, che significa apparire), asserendo che non fu Cristo ad essere messo in croce e a patire la passione, ma Simone Cireneo. Il Cristo si salvò, e, compiuta la sua missione redentrice, fece ritorno in Cielo. Questa teoria di Cristo che non morì sulla croce riapparve nei processi dei Templari. Secondo i docetisti, non era concepibile che in Gesù Cristo potessero convivere contemporaneamente natura umana e divina, essendo queste rappresentazioni, rispettivamente, del Male e del Bene. Dunque Cristo non poteva avere un corpo umano reale, ma solo un corpo etereo o apparente, e quindi non sarebbe potuto nascere da Maria, né morire, e neppure resuscitare. Infine nell’eucarestia non vi potrebbe essere il corpo di Cristo e tutto ciò che riguarda la natura umana di Gesù si risolverebbe allora in una pura illusione dei sensi. Data l’opposizione tra spirito (il Bene) e Male (la materia) la redenzione dell’uomo passa attraverso la purificazione progressiva dalla materia al fine di trasformarsi in puro spirito. Solo così il Verbo non si sarebbe degradato diventando carne o materia. Nella storia successiva il docetismo riapparve più volte, nei Bogomili, negli Anabattisti, o nella moderna teosofia.
Sul Dio originario, nella dottrina di Basilide, Ippolito riporta quanto segue: “Ci fu un tempo in cui nulla esisteva, non la sostanza, non la forma, non l’accidente, non il semplice, non il composto, non l’inconoscibile, non l’invisibile, non l’uomo, non l’angelo, non Dio, né alcuna di quelle cose, che sono indicate con nomi; e che sono percepite sia dalla mente, sia dalle facoltà sensitive; Iddio non ente (che Aristotele chiama pensiero del pensiero, e questi eretici non Ente) senza riflessione, senza percezione, senza proposito, senza programma, senza passione, senza cupidigia, volle creare il mondo. Dico volle, tanto per esprimermi; perché non aveva volontà, né idee, né percezioni; e per mondo, non intendo quello attuale, sorto per estensione e scissione, bensì il seme del mondo. Il seme del mondo, comprendeva in sé, come il grano di senapa, tutte le cose, sorte poi per evoluzione, come le radici, i rami, le foglie, sorgono dal grano della pianta. Era questo il seme che racchiude in sé i semi universali, e che Aristotele indica come il genere suddiviso in infinite specie...”

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Attraverso i tempi avviene una redenzione tramite la Luce che scende dall’alto, e il timore che si insinua nel basso per il proprio peccato di Orgoglio e Ignoranza, e avrà termine solamente quando tutte le scintille saranno ricongiunte al Padre oltre la Soglia, in modo che non esista più altro oltre la stessa.

Purtroppo quel poco che ci arriva di Basilide viene da due pensatori cristiani che sembrano dire cose opposte, Ireneo e Ippolito. Ireneo mostra un Basilide dualista e docetista, mentre Ippolito tratteggia un Basilide panteista.
Ancora diverso è Clemente Alessandrino, per cui in Basilide la fede e la preghiera sono fondamentali per la salvezza; ma la vera fede è una rivelazione superiore che alcune anime hanno ancor prima della nascita. Cristo vivifica questa forza latente. In un certo senso questo riappare nel movimento protestante di Lutero per cui ognuno è salvo o dannato indipendentemente dalle sue opere.

Il Cristianesimo era nato su un errore voluto e quell’errore diventava adesso il male che lo portava alla dissoluzione. Tutto era contenuto nelle origini; il peccato delle origini del Cristianesimo non era stato il peccato originale dell’Eden ma l’aver voluto separare la totalità dell’energia universale, maschile-femminile, privilegiando il maschile, aver separato l’unità Bene/Male assolutizzando il Bene, aver separato uomo e Natura portandolo a disprezzare la Natura. Queste separazioni avevano rovinato la storia dell’uomo,ora occorreva ricomporle.
Gli gnostici nei primi secoli del Cristianesimo avevano rispettato l’interezza dell’essere divino, i due lati dell’archetipo, ma la Chiesa storica successiva aveva rotto il patto di equilibrio, rinnegando l’interezza salvica del Cristo, spezzando il mondo in antinomie irresolubili.
Quell’errore aveva portato lontano su una via di contrapposizione e negazione.
Il glifo dei Pesci coi suoi due movimenti contrari indicava un’opposizione mai risolta fino al collasso, all’Apocalisse, alla fine del mondo o di un’era.
I valori dimenticati della Madre, l’esilio della Dea, il rinnegamento della Natura, l’oblio dell’Amore avrebbero squilibrato il mondo nella lacerazione e nella guerra. La razionalità, la prevaricazione, l’avidità avrebbero fatto rischiare la fine al pianeta.
Se si voleva riconciliare l’uomo con Dio. il Cielo con la Terra, il maschile col femminile, la ragione col sentimento, la scienza con la Natura, e ricomporre l’unità spezzata, doveva essere ripreso il filo che aveva sempre attraversato l’era cristiana ma che la Chiesa ufficiale aveva cercato ogni volta di stroncare e annichilire, congelando le lateralizzazioni in opposizioni, le parti nate per essere complementari in una gerarchia rigida.
Il percorso cristiano iniziava dagli gnostici e proseguiva nelle ricerche degli alchimisti; era una via che intendeva rivalutare il lato femminile del mondo, la qualità femminile dell’energia, la Natura, l’Anima, l’intuizione, la partecipazione mistica col creato. In Oriente il Tao aveva riproposto lo stesso problema, riconoscendo il carattere complementare dello Yin e dello Yang ma ridefinendo poi nel sociale categorie gerarchiche che spezzavano l’umanità tra chi teneva tutto il potere e chi non ne aveva affatto.

La seconda metà della ricerca di Jung comincia, dunque, con una trance, con un dettato straordinario in cui un filosofo gnostico che aveva aperto l’era cristiana comunica con uno psicoanalista svizzero che chiude la stessa era.
Il bambino dominato dalle segrete alchimie della Madre si ritrova a metà della sua vita a dover riportare alla luce i valori del femminile universale, aprendo l’era nuova della donna con le due anfore, il grande contenitore dell’energia, l’eone dell’Acquario.
Nella lezione dell’Inconscio Collettivo, il tempo e lo spazio diventano indifferenti, tutto si collega, ciò che conta è l’evoluzione. Contro le aporie di un’epoca che segna con la guerra e la distruzione del pianeta la propria crisi, lo Spirito riallaccia i fili di una evoluzione che procede per vie misteriose.
La fine dell’era cristiana ci ricollega al suo inizio per ripartire dalle origini, per cercarvi i segni di ciò che in duemila anni l’ha portata al disfacimento, come se questo oscuro ed ermetico ritorno aprisse i passi di un nuovo cammino.
L’era nuova, di cui ancora Jung non parla, si presenta così, in una realtà meta-temporale e metastorica dove i morti comunicano con i vivi per indicare un cammino possibile, un’ascesa attraverso la conoscenza, un cambio di livello vibrazionale.

L’inconscio collettivo è il maestro di Jung, è il Grande Ignoto, la realtà misteriosa che ci trascende e ci circonda, e si affaccia a noi attraverso simboli o immagini che fungono da indicatori. L’invisibile maestro Filemone, lo aveva detto: “Tu credi di essere creatore dei tuoi pensieri, ma ci sono pensieri che entrano nella mente come persone o uccelli che entrano in una stanza”.
In assoluto l’inconscio è ignoto, ‘l’altra realtà’, ciò con cui l’intelletto non ha facili rapporti, invisibile e indefinibile, non cosa, non luogo, non struttura né entità. E’ un’altra terra, al di là della conoscenza ordinaria e della percezione sensibile, contrapposta alla terra dei vivi, o mondo coscienziale, e dunque metaforicamente ‘terra dei morti’. E’ l’Isola Felice dei Celti, il Luogo degli Antenati dei nativi americani, la Terra dei Sogni degli aborigeni australiani, il luogo-non luogo dello psichismo totale.
E tuttavia, di questa terra ignota, l’anima può avere immagini-guida, che danno volto e forma a ciò che altrimenti non ne avrebbe.
I Morti non sono i defunti, ma i segnali misteriosi ed enigmatici che toccano visibilmente o invisibilmente l’uomo per indicargli una realtà più grande.
I Sette Sermoni sono un codice di contenuti inconsci che parlano di Dio attraverso lo spirito di un filosofo realmente esistito, un elemento misterico che si appalesa in forma storica.
Jung esplora le immagini che arrivano da questo mondo alieno come un pioniere che si inoltra in un paese misterioso ed inquietante: “Fu allora che mi dedicai totalmente al servizio dell’Anima, l’amavo e l’odiavo, ma l’Anima era la mia più grande ricchezza“.
Il periodo di irruzione dell’inconscio è a rischio di psicosi, ma è così importante, che le opere scritte negli ultimi 50 anni della vita di Jung non sono che un continuo lavoro di interpretazione di queste immagini iniziali. Ed è strano che la parte più ricca e matura di Jung sia proprio quella che nemmeno gli studiosi junghiani si danno la pena di studiare.

Mentre la civiltà moderna, basandosi sul piacere o sul possesso, fa di ogni uomo un universo chiuso e rapace, esasperando l’individualismo personale, nella crisi di ogni legame e relazione, l’Inconscio Collettivo è rivelazione di un Sé comune che unisce gli uomini in un sogno condiviso.
Molte sono le vie che portano all’autorealizzazione. Basilide come Jung hanno privilegiato la via della conoscenza divina, o GNOSI.
I messaggi medianici si inseriscono in questo cammino verso il Sé, atto di attenzione, ascolto, apertura e amore e annichilimento dell’Io personale nell’ascolto dei messaggi che arrivano dall’altrove.

I messaggi medianici, o dettati automatici, sono di diversi tipi. Il loro valore è molto vario, si va da contenuti a carattere affettivo-consolatorio a messaggi spirituali, diversi per grado e profondità, a indicazioni predittive.
In alcuni casi sembrano manifestarsi intelligenze pure che non hanno mai avuto un corpo, in altri personaggi del passato realmente esistiti, a volte con forte spessore storico.
Avviene che i messaggi più elevati parlino del mondo nella sua realtà essenziale, il divino, la creazione, la distribuzione delle energie, i piani dell’essere… la metafisica.
I contenuti sembrano tuttavia provenire da intelligenze di vari livelli. I più alti sono simili ai testi sacri, così che si può ipotizzare che gran parte dei testi rivelati siano arrivati all’uomo proprio per la via medianica.

Gli Gnostici pensavano che si potesse arrivare a Dio non solo con la fede ma anche attraverso la ricerca filosofica, una Conoscenza di Dio alta e simbolica che si pone essa stessa come una via di salvezza e veniva indicata con la parola GNOSI che vuol dire conoscenza del divino, forma di sapere che rende gli uomini migliori, che è essa stessa una ascesi.
Chi si impegnava intellettualmente in questa ricerca era chiamato ‘spirituale’ (o ‘pneumatico’).
La Gnosi è una conoscenza sacra ma anche una via di redenzione, un sapere soprarazionale, acquisibile partendo dalla ragione ma che prende poi vie segrete ed esoteriche, un sapere mistico trasmesso da maestro a iniziato, che si sviluppa non perché c’è un maestro ma perché e quando l’allievo è pronto e si apre da se stesso alla verità. E’ proprio questo atto di autonomia e di appercezione diretta della divinità, che scavalca qualunque mediazione, che la Chiesa ufficiale considera eretico perché essa intende tenere il fedele assoggettato al suo potere in una mediazione perenne.

Jung non ha difficoltà a leggere nella Gnosi lo stesso processo di autoconsapevolezza portato avanti dalla psicoanalisi, tanto che Trevi dirà: “La psicoanalisi è il più autorevole sistema gnostico e salvico del nostro secolo”.
La psicologia del profondo di tipo junghiano ha senso infatti solo se è una via di auto-liberazione. Essa ci mostra che il mondo è una rappresentazione e che noi lo conosciamo in quanto vi proiettiamo delle immagini tratte dall’inconscio, come se il mondo fosse il nostro specchio. Arrivare alla consapevolezza significa ritirare progressivamente queste proiezioni fino alla realtà intrinseca. Sono proiezioni di noi i complessi, le coazioni a ripetere, le corazze caratteriali, le nevrosi, le immagini dell’altro, le maschere, i condizionamenti sociali, le induzioni culturali..
Il processo di guarigione in senso junghiano è un processo di salvezza che tende al proprio Sé, al dispiegamento della propria natura spirituale, integrando il rimosso psichico, sublimando le energie, armonizzando le contrapposizioni.

Lo Gnosticismo restò fino al VII secolo, come primo tentativo di sistematizzare il messaggio cristiano. Produsse un’ampia letteratura che la Chiesa ufficiale distrusse totalmente, quando cambiò le sue premesse e fissò i suoi dogmi, respingendo come eretico tutto ciò che le si opponeva. Lo Gnosticismo fu il primo tentativo del Cristianesimo di darsi una filosofia, ma la Chiesa ufficiale lo negò e lo rimosse dalla civiltà occidentale, finché non emerse in tempi diversi come una fonte mai sopita. Fondandosi su rivelazioni o su tradizioni segrete che si presumeva venissero da Cristo o dai suoi apostoli, gli Gnostici dettero al cristianesimo un’interpretazione trascendente, accessibile ai soli iniziati, una classe di sapienti, gli ‘spirituali’, superiori agli ‘psichici’ (i cristiani comuni che non sono in grado di penetrare il mistero) e gli ‘ilici’ o viscerali, chiusi nella materialità e nell’ateismo. Non sappiamo nulla di come gli Gnostici agissero per stimolare l’evoluzione. Non conosciamo le loro iniziazioni. I padri della Chiesa hanno distrutto tutto. Ma sappiamo che non era una religione per le masse, ma la ricerca fatta da un gruppo selezionato di filosofi.
Oggi sembra che nella Chiesa gli iniziati siano scomparsi e che anche il messaggio che essa manda sia improntato a una bassa materialità.
Ma non si è perdita l’immagine bellissima di Basilide di un universo scandito in più piani vibrazionali, per cui, spostando la frequenza della coscienza, si può passare da un livello all’altro, risalendo verso Dio, un Dio che, misteriosamente, è Tutto ed è in tutto: “Dio è anche nella polvere”, come dicono gli induisti. E “tutto ciò che è in alto è anche in basso”, come diranno gli alchimisti, per cui l’’uomo è un microcosmo strutturato come il macrocosmo.
I 365 livelli simbolici di Basilide si rispecchiano negli 11 livelli vibrazionali della Cabbalah, l’albero delle sephiroth, o nei livelli della fisica quantistica, e presuppongono altrettanti livelli di conoscenza che l’uomo può risalire, come nella Scala di Giacobbe ove gli angeli (energie o stati di coscienza) salgono e scendono. Noi siamo ancorati, per ragioni sconosciute, allo stato di coscienza più basso che corrisponde all’universo materiale, ma alcuni di noi sono nati con le capacità di risalirli e questo è il loro imperativo morale.

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E’ veramente curioso che il pensiero rimosso di Basilide emerga dopo 1900 anni nella psiche di Jung nella forma di un dettato automatico. Ciò che la Chiesa terrena aveva distrutto riemergeva nella sua interezza al di là del tempo e dello spazio nella mente di un pensatore svizzero per spingerlo a fare ricerche sullo Gnosticismo.
Pochi anni dopo accadeva un fatto ancora più inquietante: tra il 1947 e il 1956, proprio nel deserto presso il Mar Morto, ebbe luogo il più grande ritrovamento archeologico del ventesimo secolo: i manoscritti di Qumran, una raccolta di testi in lingua ebraica, ritrovati in 11 grotte nel deserto, in una località detta Qumran. Il carbonio 14 ha datato gli scritti ritrovati a un tempo che sta tra il secondo secolo prima di Cristo e il 68 d.C.

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In questo luogo e in quel tempo viveva una comunità di ESSENI, che fu attiva fino al 68 d. C. e produsse centinaia di manoscritti, su pelli di capra e di pecora. Essa costituì una delle più antiche comunità di gnostici.
Quando nel 68 d.C. arrivò a Qumran l’esercito romano, essi fuggirono rifugiandosi nella vicina fortezza di Masada, che i Romani assediarono per tre anni. Quando la fortezza alla fine fu presa, i 967 abitanti di Masada, che avevano resistito eroicamente ai Romani, si uccisero tutti piuttosto che arrendersi.
Prima di rifugiarsi nella fortezza, gli Esseni avevano nascosto i manoscritti che costituivano la loro biblioteca in giare poste entro caverne sotterranee. Pensavano di riprenderli quando il pericolo fosse passato ma nessuno di loro tornò e la biblioteca rimase nascosta nel deserto per 1900 anni.

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Gli ESSENI erano una comunità ebraica che seguiva una dottrina di ascetismo e purezza. Il loro capo era chiamato Maestro di Giustizia, predicava una vita di povertà lontana dalla ricchezza, accoglieva in parità uomini e donne, che si dividevano i frutti del loro lavoro e cercavano Dio attraverso lo studio e la riflessione dei testi sacri. La comunità di Qumran apparteneva al gruppo degli Esseni, uno dei principali gruppi del giudaismo (altri erano i Sadducei e i Farisei).
Non sappiamo esattamente chi fossero. Il termine aramaico ‘hassaya’ sembra significasse ‘uomo pio’ o ‘guaritore’.
La comunità di Qumran aveva scelto di vivere isolata, separandosi non solo dagli influssi dell’ellenismo e del paganesimo, ma anche dall’ebraismo ufficiale di Gerusalemme, dei sacerdoti, dei Sadducei e dei Farisei, che essi ritenevano non conformi alla Torah ed alla volontà divina e corrotti.
Sembra che gli Esseni aspettassero un Messia o liberatore che doveva condurli ad una guerra santa per riportare il culto del Tempio alla purezza originaria e alla liberazione dal dominio romano e forse pensavano ad un Messia guerriero.

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Nel 1947 (il dettato automatico di Jung sullo gnostico Basilide è del 1916 quindi 30 anni precedente) un pastore beduino che cercava una capra smarrita nel deserto vide franare la sabbia e aprirsi un buco e scoprì una grotta sotterranea con delle giare antichissime che contenevano frammenti di pergamena scritti in ebraico e aramaico, avvolti in bende di lino e sigillati col bitume. In seguito furono trovate altre grotte e altre pergamene per un totale di 11 ritrovamenti che portarono alla scoperta di testi perfettamente conservati grazie alla secchezza dei luoghi: 870 fra rotoli interi e frammentati su cui era riportata la più antica Bibbia esistente. Fu una scoperta sensazionale che mise in subbuglio il mondo dei biblisti. Il ritrovamento era eccezionale, perché si trattava della più antica Bibbia mai ritrovata, per tre religioni: il cristianesimo, l’ebraismo e l’islamismo.
C’erano anche dei documenti attribuibili agli stessi membri della comunità degli Esseni, essenziali per comprendere l’ideologia della confraternita, tra cui la ‘Regola della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre’, poi statuti, regole, ordinamenti…
I rotoli furono immediatamente acquistati dall’università ebraica di Gerusalemme che iniziò una ricostruzione meticolosa e sofisticata dei frammenti usando le strumentazioni più moderne (tecniche della Nasa) e ricorrendo anche al Dna delle bestie usate per le pelli per mettere insieme i frammenti appartenenti alla stessa pelle. Non fu un avvenimento solo storico ma anche politico che mosse i servizi segreti e gli agenti di spionaggio di mezzo mondo, perché i testi ritrovati potevano mostrare le manipolazioni che le tre chiese avevano fatto in epoche successive a fini di solo potere materiale e si temeva quindi per la stessa stabilità e credibilità di tre grandissime religioni. Alcuni testi furono rubati e arrivarono misteriosamente negli Stati Uniti, ma Israele riuscì a riprenderseli con una fitta serie di colpi di spionaggio internazionale. Tutti i documenti furono collocati nel ‘Santuario del Libro ’ del Museo ebraico di Gerusalemme, e affidati a un’équipe internazionale di studiosi, i quali cominciarono a pubblicare piccoli distillati dei frammenti con una lentezza esasperante. Per timore di sabotaggi a causa dei terroristi palestinesi, copie in microfilm dei rotoli furono messe a disposizione di varie istituzioni internazionali con uno stretto vincolo al segreto. Si disse subito che tale segreto era dovuto al timore di sconvolgere le dottrine delle chiese ufficiali; si parlò anche di un complotto del Vaticano per tenere all’oscuro quanto ritrovato. Tuttavia di colpo, contravvenendo a questo obbligo, la Huntington Library di Pasadena, in California, nel 1991 rese pubblici i documenti che doveva custodire, nell’esultanza di quanti accusavano gli studiosi di voler nascondere il pensiero del cristianesimo primitivo.

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I manoscritti pubblicati parlano molto degli ideali della comunità di Esseni di Qumran e si ritiene che essi fossero simili ai cristiani primitivi, per cui la dottrina del Cristo non sarebbe stata un apporto originale ma avrebbe ricalcato le loro credenze.
Secondo i rotoli, Gesù sarebbe stato uno dei ‘Maestri di Giustizia’. Predicava la povertà, l’umiltà, l’amore per il prossimo, l’obbedienza alla legge di Mosè, perfezionata nella predicazione, si presentava come il Messia, fu perseguitato e messo a morte, ma risorse per tornare alla fine dei secoli per il giudizio universale.
La maggioranza degli interpreti afferma che la personalità del Cristo è molto forte e si centralizza sul comandamento dell’amore. Alcuni frammenti sembrano essere il più antico Vangelo di Marco conosciuto, di appena 20 anni successivo alla morte del Cristo, quando ancora la sua figura non era ancora stata mitizzata.
Gli Esseni studiavano rigorosamente la Torah, la legge ebraica contenuta nei primi 5 libri della Bibbia. Per essere accolti nella comunità si doveva superare un difficile tirocinio iniziale. La comunità era organizzata in una rigida gerarchia, si veneravano i Maestri, soprattutto il misterioso e carismatico ‘Maestro di giustizia’.
Cristo fu probabilmente un membro della comunità e forse fu un Maestro di Giustizia. Il Vangelo dice che restò lontano dalla sua famiglia per lungo tempo per studiare, poi tornò e iniziò le sue predicazioni e possiamo pensare che abbia compiuto i suoi studi proprio presso questa comunità del deserto.
Gli Esseni parlano di pentimento immediato in vista dell’avvento del regno di Dio, di battesimo nello Spirito Santo, di cena comune, e usano le stesse forme con cui predicherà poi il Cristo. Prima di lui, anche il Giovanni Battista viene considerato vicino agli Esseni.
Lo studioso Eisenman, che ha curato la pubblicazione di alcuni manoscritti, fa molte affermazioni contestate dalla Chiesa, in quanto sembra che nei manoscritti viene detto che Maria ebbe molti figli, che Giacomo era fratello di Cristo e probabilmente capo di una comunità di Esseni, che Cristo aveva avuto due mogli, di cui una era la Maddalena, che aveva avuto dei figli, ed infine che non era morto sulla croce ma era stato drogato per apparire come morto ma era poi andato in India. La Chiesa naturalmente nega tutto questo, in quanto nel corso di duemila anni, ha codificato in forma fissa non solo i dogmi e la dottrina ma anche la figura e la storia del Cristo, per cui si oppone ferocemente a qualsiasi variazione di ciò che ha fissato per i fedeli.

I frammenti che furono ritrovati nel 1945, a Nag Hammadi, nel deserto egiziano, a 60 km da Luxor, da due contadini, riportano proprio uno dei più antichi pensieri della GNOSI. Una giara d’argilla conteneva un rotolo di lino cerato e bitumato con 50 manoscritti in lingua copta, che formavano una intera biblioteca, di essa si erano salvate 1350 pagine.
Nei manoscritti compare il VANGELO DI TOMMASO, detto quinto vangelo, che è il Vangelo più antico che sia mai stato ritrovato. Una parte di esso si distacca dai Vangeli canonici e disegna una figura del Cristo molto diversa da quella tradizionale, un Cristo che vince la forza del male attraverso la conoscenza. La lingua dei codici è il copto, una lingua poco diffusa in Egitto che riporta a gruppi ristretti di eruditi.
I codici di Nag Hammadi costituiscono una preziosa biblioteca del pensiero gnostico.
 

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Sempre in Egitto, a Ossirinco, dal 1897 erano stati ritrovati dei papiri con frasi in greco relative al Vangelo di Tommaso. Il Cristo vi appare con caratteri simili a quelli del Buddhismo, Induismo e Sufismo e incita a cercare la divinità dentro di noi con una speculazione mistica su Dio simile a quella dello Gnosticismo.
Gli Gnostici si sviluppano soprattutto nel secondo e nel terzo secolo d. C. erano gruppi di adepti riuniti attorno a un maestro per apprendere una dottrina segreta a carattere esoterico relativa al divino. I principali maestri furono Valentino, Marcione e Basilide. Essi strutturano una dottrina filosofica molto elaborata che mostra la realtà come teatro di lotta tra due energie opposte, Bene e Male; Dio è Luce suprema; il mondo materiale è dominio del Male; la fonte dell’essere si irradia secondo livelli diversi che vanno dal Dio alla materia, dalla luce più alta al grado più basso di oscurità secondo una gerarchia al cui vertice sta Dio, inconoscibile e trascendente, da cui emanano le energie divine secondarie che via via si allontanano. (Plotino riprenderà questa dottrina delle emanazioni).
A un capo di questo universo sta la prima intelligenza che è il Demiurgo o PLEROMA, creatore del mondo; all’estremo inferiore si trova la materia, in cui permane una scintilla divina che permette di risalire ai livelli superiori. Il corpo è il carcere dell’anima (platonismo) e l’anima è una particella divina che deve attuare la propria liberazione.. Nella condizione attuale l’uomo è materia oscurata e addormentata, che ha dimenticato la sua natura e il suo compito ma Alcuni uomini possiedono un corpo astrale, che può risalire una dopo l’altra i livelli vibrazionali, purificandosi progressivamente
La GNOSI è la conoscenza superiore che libera l’anima, stimola una ricerca spirituale, permette di vedere le cose sacre, porta a Dio e illumina l’uomo materiale così da farlo gradatamente uscire dal proprio livello inferiore. Non tutti riescono a fare questa liberazione, solo alcuni eletti, detti ‘spirituali’. L’illuminazione salvica è l’ascesi con cui l’uomo si libera progressivamente dai legami inferiori.
Sono termini gnostici: annoia = possibilità latente di conoscenza; gnosi = conoscenza del divino; agnosia = ignoranza del divino; pleroma = totalità divina; naas=serpente vitale del mondo, onda di energia o corso di acqua viva che pervade tutto; hieròs gàmos = nozze sacre, unione delle valenze energetiche opposte; protanthropos = padre dell’uomo spirituale ovvero scintilla del sacro che, come l’atman, è celata nell’uomo, sepolta nella materia come in un cadavere; hybris razionalista = spinta mentale che porta l’uomo a realizzarsi nel materiale perdendo lo slancio dello spirito.

Gli Gnostici furono stroncati dalla Chiesa, ma molti dei loro motivi ispiratori sopravvissero nei secoli, riapparendo in tempi successivi, nella riforma protestante, per esempio, in cui solo Dio salva e non la Chiesa, o nella rivoluzione francese che ripropone su piano politico l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge e nei loro diritti fondamentali, nel marxismo col suo attacco alla proprietà privata, fino ai giorni nostri con la liberazione progressiva dei chakra delle tecniche buddiste o induiste in Occidente.
Essi credevano che al momento della morte sopraggiungessero forze oscure pronte a immettere l’anima in un altro corpo, legandolo di nuovo al mondo materiale e che queste forze potevano essere esorcizzate con riti e preghiere, in modo analogo al Lamaismo tibetano.
La Chiesa ufficiale attaccò gli gnostici diffamandoli con dicerie incredibili, per esempio dicendo che disprezzavano il matrimonio e la procreazione. Ma nel Vangelo di Filippo ciò non risulta, perché si dice: “Grande è il mistero del matrimonio! Senza di esso non ci sarebbe il mondo”. Addirittura il matrimonio terreno è visto come l’immagine sensibile del matrimonio spirituale e si dice che l’unione carnale priva di unione spirituale è simile alla prostituzione. La sessualità, tanto colpevolizzata dalla Chiesa, è invece vista bene dagli Gnostici che le uniscono all’amore e la vedevano come uno dei modi per realizzare l’unione spirituale, ma anche questo punto venne eliminato dalla dottrina della Chiesa.

Nei primi secoli erano in molti a pensare che la dottrina di Gesù non fosse solo quella dei quattro Vangeli tradizionali, riconosciuti dalla Chiesa come ispirati, ma anche quella contenuta nei Vangeli apocrifi (non riconosciuti) che hanno spesso un carattere esoterico. Secondo gli gnostici, i Vangeli canonici sono essoterici, cioè rivolti al popolo, mentre altre tradizioni sul Cristo sono esoteriche, cioè contengono una dottrina segreta destinata a pochi eletti. Questi testi sono: ‘La Sofia di Gesù Cristo’, ‘Il Vangelo apocrifo di Giovanni’, ‘Il Vangelo di Tommaso’ ecc.
Per quanto la Chiesa ufficiale abbia fatto di tutto per distruggerli, caratteri gnostici confluirono nelle dottrine di gruppi religiosi successivi, in età medievale, come i Bogomili o i Catari e la Chiesa combatté anche questi per un monopolio di interpretazione che diventava potestà politica.
Nell’Umanesimo e nel Rinascimento si parla di nuovo degli gnostici grazie a Marsilio Ficino e al ritrovamento nel 1463 del famoso ‘Corpus Hermeticum’ di cui molto si parla in alchimia.
Rivendicheranno caratteri gnostici gli studiosi dell’alchimia, della cabala, della teosofia del 1800. Se ne riparlerà nell’esistenzialismo e nella ricerca fatta da Jung.
Jung apprezza la loro visione dualistica, come se si fossero confrontati con le immagini dell’inconscio collettivo in un’opera visionaria e numinosa. In loro troviamo molti elementi junghiani: la sintesi tra maschile e femminile, le energie complementari che devono integrarsi, l’ascesi attraverso la conoscenza.
Il Dio degli gnostici unisce valenza femminile e maschile, è insieme Padre e Madre. Questa doppia valenza scompare nel maschilismo della Chiesa ufficiale per riapparire fugacemente in Papa Luciani, nella sua affermazione, che destò molto scalpore, che Dio è Madre.

La visione paritaria del divino si riverberava naturalmente nella società gnostica in una concezione paritaria tra uomo e donna, senza discrimini sessuali, per cui nelle loro comunità anche le donne avevano diritto al sacerdozio e potevano esercitare il potere politico. Ma anche questa parità scomparve nella visione maschilista della Chiesa di Roma che riprese l’ordinamento sociale romano, ereditando i suoi principi gerarchici, patriarcali e maschilisti, che emarginarono le donne dal potere e dal sacro e imposero un Dio tutto al maschile (persino nella Trinità è assente qualsiasi valenza femminile).

Sparì il dualismo, e anche la parità tra maschile e femminile, la donna fu emarginata dai luoghi del potere e dalla spiritualità, relegata in posizione subordinata e fino al 1300 addirittura privata del riconoscimento dell’anima. Ogni valenza femminile fu eliminata dall’Olimpo religioso cristiano, insieme all’amore sessuale e alla natura, e si consolidò una delle poche religioni al mondo rigorosamente al maschile (Padre, Figlio e Spirito Santo); lo Spirito Santo riempì il vuoto lasciato dall’abolizione dei valori femminili. La Chiesa cristiana tradì dunque ogni modalità del femminile, con conseguenze sociali enormi sulla storia dell’Occidente, dei suoi costumi, del suo pensiero, della politica e della gerarchia dei valori, riducendo le risorse umane a una sola metà del cielo. La Chiesa cattolica negò alle donne non solo l’accesso al sacro, ma anche la guida dei fedeli, tradendo la sua missione che era quella di camminare nel luogo dello Spirito e non del Potere mondano, dell’unione e non della divisione. Ancor oggi il delitto che la Chiesa perdona meno e contro cui scaglia scomuniche, il delitto più grave anche della pedofilia, è l’apertura alle donne al sacerdozio. La pedofilia è perdonata, l’apertura al femminile non lo è. L’esclusione del femminile è uno dei caratteri dell’Occidente cristiano e ancor oggi ne paghiamo le conseguenze.
Papa Giovanni predisse l’avvento di un’era delle donne, intendendo che il mondo si sarebbe salvato solo se avesse riattivato in sé i valori del femminile: la cura e la conservazione della vita e della Terra, contro il dominio, lo sfruttamento e l’arbitrio, che sono le cattive valenze del maschile quando si coniuga alla prevaricazione. Simile fu il pensiero di Papa Luciani, che però morì in circostanze oscure e dopo di lui il suo messaggio fu represso e dimenticato. Eppure il Cristianesimo nacque e si diffuse soprattutto come movimento delle donne che nel messaggio evangelico si erano sintonizzate sui valori femminili dell’amore e della compassione e nella sua fede avevano sognato un nuovo riscatto. Ma nei primi secoli dopo Cristo ogni comunità cristiana affrontò a modo suo il ruolo della donna. La setta fondata da Paolo di Tarso riprodusse i pregiudizi ebraici e romani, rifacendosi all’Antico Testamento, che delineava una situazione maschilista patriarcale; le comunità gnostiche invece avevano riabilitato la donna come persona di pari grado.
San Paolo, detto anche ‘il 13° apostolo’, aveva una netta posizione misogina e dice chiaramente: “Non permetto alla donna di insegnare, né di avere autorità sull’uomo, essa può stare solo in silenzio. Adamo, infatti, fu creato per primo e poi Eva. Non fu Adamo a essere sedotto, ma fu la donna a essere sedotta dalla trasgressione”. Per Paolo la donna non ha lo stesso valore dell’uomo, perché Eva si lasciò sedurre dal diavolo, trascinando l’uomo nel peccato, essa è la tentatrice per eccellenza e la prima allieva di Satana.
Tertulliano definirà la donna “porta del demonio” e chiederà che porti il velo. Similmente San Gerolamo la chiama “strumento del diavolo”. Invece nel Vangelo apocrifo di Tommaso (gnostico), a Pietro che dice: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita” Gesù ribatte: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a noi maschi. Poiché ogni femmina che si fa uomo (cioè persona), entrerà nel regno dei cieli”. Secondo gli gnostici, Gesù rompe con la tradizione, affermando per la prima volta la totale uguaglianza tra uomo e donna, ma la Chiesa vincente tradisce in seguito questo mandato, ristabilendo la tradizione, e dalla sua scelta discriminante derivano poi posizioni dure odierne come l’indissolubilità del matrimonio e il divieto dell’aborto.

Le comunità gnostiche rifiutano l’Antico Testamento per l’ideologia reazionaria che vi si rappresenta e riaffermano in modo forte il ruolo della donna nella comunità, attribuendo uno dei principali Vangeli proprio a una donna, Maria Maddalena. Gli Gnostici disprezzano Paolo, chiamandolo “l’uomo della menzogna” e gli contrappongono Giacomo, Maestro di Giustizia; dicono che Paolo era capo di una comunità di Esseni, che era stata espulsa come eretica. Gli gnostici invece intendevano mantenersi fedeli alla tradizione pura degli Esseni che è quella del Cristo.
Come vi è una sessualità maschile e femminile, così vi è uno psichismo maschile e uno femminile, ma la cultura occidentale non accetta questa distinzione né accetta che vi sia complementarietà, perché è nata da tre matrici: l’immaginario greco, quello ebraico e quello cristiano, tutte al maschile. Il pensiero di Jung invece si avvicina al pensiero orientale, più rispettoso, almeno in teoria, dei due aspetti dell’energia.

Jung apprezza gli gnostici, trova nei loro concetti straordinarie affinità con le visioni dei mistici medievali, i simboli dell’Oriente e il patrimonio spirituale dell’inconscio. Studia lo gnosticismo dei primi secoli e insieme la filosofia naturalistica del Medioevo, che vede Dio come un enorme spirito vitale immanente, insito in tutte le cose , contro la trascendenza cristiana.
Basandomi sui simboli cristiani, gnostici e alchemici del Sé, ho cercato di far luce sulla trasformazione della psiche all’interno dell’eone cristiano”.

I Sermoni non sono di facile lettura, ma è facile vedere che contengono in sintesi il pensiero di Basilide e il futuro pensiero di Jung, come se l’uno confluisse nell’altro. Vi ritroviamo la dualità degli opposti, il principio di individuazione, il Sé, le qualità di Dio, la comunione con la natura, il concetto di ascesi…il concetto di Dio come ABRAXAS, spiritualità contrapposta alla materia: “Questo è il solo Dio che l’uomo deve pregare / La preghiera cresce la luce delle stelle / getta un ponte sopra la morte/prepara la vita per il mondo più piccolo / e lenisce i desideri senza speranza del mondo più grande”.

Il testo finisce con un anagramma: NAHTRIHECCUNDE
GAHINNEVERAHTUNIN
ZEHGESSURKLACH
ZUNNUS
ma Jung non spiegò mai che cosa significasse.

..

http://masadaweb.org

(Questa è la lezione 11 del quarto corso su Jung, tenuto a Bologna dalla Prof. Viviana Vivarelli seguendo il suo libro “Lo specchio più chiaro”)

 

http://www.fuoriradio.com/2011/04/jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

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3 agosto 2014 7 03 /08 /agosto /2014 21:33
Il metodo è semplicissimo. Basta far girare a vuoto (e nel silenzio più completo) un normalissimo registratore audio e nel riascoltare ciò che è rimasto impresso, spesso si risentono suoni indistinti che paiono (e, per alcuni, sono) voci di trapassati.  

 

papa Giovanni XXIII

parole dall'altro mondo:

la voce di papa Giovanni

 

Si verificano talvolta fenomeni strani, che alcuni attribuiscono all'intervento degli spiriti. Suoni, lamenti, sospiri e, a volte, anche parole, solitamente rassicuranti per chi ascolta. Questo tipo di contatto è ricercato infatti da persone che hanno vissuto l'esperienza tragica di morti premature o improvvise di parenti giovani. Queste persone traumatizzate e sconsolate cercano di risentire la voce di chi non c'è più. Spesso, credono di averla ascoltata. Tante volte si tratta, in realtà, di interferenze, onde-radio, rumori della strada; in pochi altri casi potrebbe trattarsi di apporti di diversa natura. Finora però, nessuna registrazione è risultata accettabile ai controlli scientifici delle piste sonore. Confrontata la voce (registrata in vita) di una persona scomparsa, con quella del messaggio dall'Aldilà della stessa entità disincarnata, il grafico disegnato da un oscilloscopio non dà lo stesso tracciato. In un solo caso si sarebbe avuto un riscontro perfetto: la voce al registratore era identica a quella di Giovanni XXIIII, quando il Papa era in vita. Questo nastro, però, non è stato dato a chi chiese di controllarlo.

 

la storia delle voci dall'aldilà

Nel 1958 il regista svedese Friedrich Jurgenson scoprì per caso una strana prospettiva di contatto con il mondo dei morti. Stava registrando, per un programma radiofonico, rumori e suoni della campagna, quando - al momento del riascolto del nastro - gli parve di risentire voci di persone defunte che aveva conosciuto anni prima.

Da quel momento, più di Jurgenson, fu Konstantin Raudive (un intellettuale spiritualista originario della Lettonia) a diffondere il nuovo metodo per il "contatto con l'Aldilà". L'intensa opera di questo divulgatore ha reso il fenomeno soprattutto noto come "effetto Raudive".

Dopo decenni di ricerche e un primo libro di psicotronica, che risale agli anni Settanta, Roberto Volterri torna ora con Manuale di psicotronica sperimentale, testo completo e aggiornatissimo, che ci informa sulle esperienze di natura parapsicologica.
Come dice l'Autore stesso nell'introduzione, questi fenomeni appartengono a vari campi di studio, tra cui la fisica, la chimica, la biologia e anche la psicologia: quindi le energie che si manifestano possono essere registrate, misurate e analizzate, non essendo "esclusivo appannaggio del 'mistico' e 'dell'iniziato', i quali accedono a dette esperienze attraverso vie diverse, meno scientifiche, anche se in taluni casi... più efficaci".

Il manuale è diviso in sette capitoli, ciascuno dei quali prende in esame un fenomeno, fornendone i dati storici, gli studi fino a oggi e le indicazioni per costruire da sé alcune semplici apparecchiature per indagare a fondo e constatare di persona i risultati:

- L'effetto Kirlian e i campi bioplasmatici, che rievocano gli studi per fotografare l'aura psichica umana, iniziati da Semyon Davidovich Kirlian e da sua moglie: come si deve interpretare l'alone che appare intorno ai soggetti fotografati? E' forse il nostro corpo astrale, quello di cui parlano magisti e mistici? Si tratta di un "effetto corona", banale fenomeno dovuto alla ionizzazione dell'aria? Poiché queste apparecchiature sono molto costose, chi è animato da spirito di sperimentazione (e ha pazienza e capacità manuali) potrà seguire le semplici istruzioni e costruirsi una Camera Kirlian a prezzo contenuto.

- L'effetto Backster e le possibilità di percezione sensoriale delle piante, su cui esiste addirittura una corrente di pensiero, che sostiene che le piante "sentono", cioè hanno reazioni emotive di fastidio, paura, dolore, gioia, benessere, tristezza molto simili a quelle umane e addirittura, al momento della morte, liberano una specie di "anima" sotto forma di energia elettrica. L'Autore riassume tutti gli studi in materia e ci insegna a realizzare un sistema di rilevamento che ci permetta di testare amori e idiosincrasie delle nostre amiche piante.

- Elettronica e onde cerebrali, che ci porta negli stati alterati di coscienza provocati da pratiche come lo yoga, la meditazione trascendentale, l'ipnosi e lo sdoppiamento. E' possibile controllare la mente e raggiungere la consapevolezza, l'illuminazione, come sostengono molti Maestri Spirituali? Gli studi compiuti su questo tema hanno portato a conclusioni stupefacenti...

- Le facoltà extrasensoriali, capitolo al quale molti nostri lettori correranno subito, appena aperto il libro! Le prime esperienze di controllo sulle facoltà paranormali furono fatte con le Carte Zener, raffiguranti cinque simboli che il soggetto in esame doveva indovinare. Oggi si usano sistemi elettronici, ma lo scopo è sempre lo stesso: individuare poteri superiori negli esseri umani, quali la telepatia, la trasmissione del pensiero, la localizzazione di persone scomparse, acqua nel sottosuolo e anche minerali.

- La psicocinesi, che prosegue il discorso iniziato nel capitolo precedente: è possibile spostare oggetti col pensiero? Questo è l'ipotetico potere mentale più studiato (in particolare sui medium) e più amato (nei personaggi dei film e dei libri che praticano la magia e riescono a spostare mobili in pochi attimi e a catapultare i nemici attraverso le stanze con poca fatica e grande soddisfazione). Con un semplicissimo elettroscopio casalingo potrete testare anche voi questa facoltà.

- L'effetto Raudive, che prende nome da Kostantin Raudive, psicologo e filosofo lettone, che studiò la psicofonia, che è la registrazione di voci provenienti da altre dimensioni. Le strane voci, la cui scoperta fu del tutto casuale (fatta durante la realizzazione della colonna sonora di un documentario sulla vita degli uccelli), furono interpretate come messaggi dai defunti, ma da altri furono presi per interferenze radiofoniche o addirittura interventi psicocinetici fatti dallo stesso operatore, anche se inconsciamente. Da qualunque parte vengano, è abbastanza facile registrarle e, se volete mettervi in contatto con l'altra dimensione, l'Autore vi spiegherà come farlo.

- La mummificazione di piccoli corpi organici, effetto che alcune persone riescono a ottenere con l'emissione di una radiazione dalle loro mani, senza l'ausilio di mezzi tecnici, disidratando un corpo fino a renderlo duro come il legno e inalterabile nel tempo. Ma come può accadere questo?

Completano il libro tre appendici molto utili per gli sperimentatori in erba, che spiegano come si realizzano i circuiti stampati, come si sviluppano le carte fotografiche utilizzate per gli esperimenti Kirlian, come si realizza un alimentatore, come si lavora con transistor e circuiti integrati, come si preparano i cavetti coassiali. E per chi si trovasse a mal partito con questi termini, un comodo dizionarietto tecnico. Tutti i fenomeni illustrati sono corredati da disegni esplicativi e fotografie: un libro per i semplici curiosi, per gli studiosi di parapsicologia e per gli sperimentatori più audaci.
Recensione a cura della Redazione.

Il Dottor Roberto Volterri ‘vede la luce’ (forse non per la prima volta) a Roma... a metà dell'altro secolo. Laureato in Archeologia con una tesi sperimentale in Archeometria – ma con ‘non omeopatiche conoscenze’ nel campo dell’Elettronica, della Fisica, della Biologia e di qualche altra Scienza ancora da inventare – si occupa da tempo di Archeometallurgia in ambito universitario, studiando reperti soprattutto metallici mediante amene tecniche di indagine, quali la Microscopia Elettronica a Scansione (SEM), la Diffrattometria X e la Microanalisi a Dispersione di Energia (EDS). Si interessa dai primi anni Sessanta dell’altro secolo di fenomenologia ESP e degli aspetti meno consueti della realtà, successivamente studiati con semplici apparecchi elettronici da lui stesso progettati, realizzati, messi a punto e poi descritti in alcuni libri dedicati alla ricerca sulla Extra Sensory Perception, quali Psicotronica (SugarCo, 1976); Enigma Uomo (SugarCo, 1977); Alla ricerca del Pensiero (SugarCo, 1979); Psicotronica, in lingua spagnola, (Martinez Roça, 1981); Dimensione tempo (Aquarius, 1991 e, aggiornato, SugarCo 2004). Si è poi dedicato a ricerche articolate più in ambito storico-archeologico, ma inquadrate da un punto di vista ‘di frontiera’:  ha pubblicato Narrano antiche cronache… (HeraBooks, 2002); L’Universo magico di Rennes-le-Château (SugarCo, 2004); Rennes-le-Château e il mistero dell’Abbazia di Carol  (SugarCo, 2005); I mille volti del Graal (SugarCo, 2005); Archeologia dell’Impossibile (Edizioni Hera, 2005); Baphomet. Sulle tracce del misterioso idolo dei Templari (SugarCo, 2006); Archeologia dell’Introvabile (SugarCo, 2006); Archeologia dell’Invisibile (SugarCo, 2007) ; Manuale di Psicotronica sperimentale (Eremon Edizioni 2008); Miracoli? (Acacia Edizioni, 2008); Gli ‘stregoni’ della Scienza (Eremon Edizioni, 2009); Archeologia dell’Impossibile (Eremon Edizioni, 2010) e Il Laboratorio del Dr. Frankestein (Eremon Edizioni, 2011).
A Marzo del 2012 – quindi ben prima dell’improbabilissima “fine del mondo”! – uscirà Odissee di sangue (Eremon Edizioni), dove si potranno incontrare molti personaggi… da incubo: da Vlad III Tepeş, l’Impalatore, a Herzèbeth Bàthory, per finire con Sawney Bean e famiglia, ben poco raccomandabili bulimici cannibali! Prima o poi terminerà anche la stesura (e la sperimentazione…) di Contatto con l’Inumano, lavoro che procede molto, troppo lentamente (la ‘lentezza’ sembra sia dovuta a banali ‘problemi tecnici di comunicazione’…). Oltre a circa trecento articoli dedicati alle tematiche ‘misteriose’ pubblicate fin dagli anni Settanta su gli Arcani, su Abstracta, sul Giornale dei Misteri e, dal 2000, sulla scomparsa rivista Hera (di cui è stato anche il Consulente scientifico), ha partecipato (alquanto ‘malvolentieri’…) ad alcune trasmissioni radiofoniche (Totem, su RTL 102,5) e televisive sia su reti RAI (Voyager) sia su emittenti private (Stargate e Il Sogno dell’Angelo). Per i prossimi decenni minaccia di pubblicare altri ‘incomprensibili’ libri su queste nostre misteriose tematiche…

 

http://www.leonardoderasmo.com/24.a.html

http://www.specchiomagico.net/volterriroberto6.htm

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3 agosto 2014 7 03 /08 /agosto /2014 21:23

La religione è progettato per focalizzare l'attenzione e l'energia della gente in un essere supremo, immutabile, senza compromessi e invisibile che avrebbe creato una razza umana inferiore solo perché una società ave e amare se stesso più e poi avrebbe imposto un set arbitrario e oppressivo, in alcuni casi, su di loro, che se rotto incontrato con le norme di punizione inimmaginabili.

 


In questo modo i seguaci in un costante stato di paura e rispetto.

Hanno paura di mettere in discussione le intenzioni di questo essere invisibile e la paura anche esprimere la propria individualità in molti casi. Cristiani e gli altri sono insegnato che non hanno praticamente nessun potere di fare nulla, ma pregare, adorare e le buone opere.

 

Essi sono tenuti a praticare l'abnegazione e ha detto che la sua volontà è del tutto irrilevante. Seguaci religiosi credono che stanno pagando la loro volontà su una persona benevola cosmico che ha da sola ha creato l'intero universo e ha i vostri interessi a cuore, quando in realtà stanno dando loro libertà volontà e ai gruppi nascosti delle élites religiose per le élite stessi guadagno personale. Sembra che la religione dovrebbe degradare e umiliare i suoi seguaci al fine di glorificare Dio e aumentare la sua costante. Purtroppo, molte persone sembrano disposte a dare il loro potere e autorità sembrano avere un bisogno o anche il desiderio di essere governata e disciplinata da essa.

 

Dei culto è inutile ed è solo una vecchia usanza primitiva praticata da persone di mente debole e superstiziosa. Non ha alcun posto nel 21 ° secolo. La ragione per cui abbiamo la vita in questo mondo è quello di sperimentare la vita in questo mondo, non spendere tutta la nostra vita a studiare un vecchio libro, alzò gli occhi al cielo e adorare un governante invisibile in un altro regno. Il metodo principale con cui i cristiani, in particolare, sono intrappolati e ingannati è il messia o salvatore storia. Questo è legato alla storia di "peccato originale", che è progettato per imporre un sacco di colpa per l'intera umanità. I credenti sono così molto grato di essere stato salvato dal Figlio di Dio 2000 anni prima della nascita, in alcuni casi, abbandonare ogni ragione, la logica e il buon senso di obbedire e adorare questo dio e suo figlio.

 

Chiunque crede che questa storia è, in realtà, perché ha perso a credere che Dio ha mandato il suo unico figlio per aiutarci, solo per vedere suo figlio farsi torturato e ucciso, e poi, invece di scatenare la sua rabbia, solo ci esime di tutti i crimini del passato e del presente, è pura follia per non dire altro.

 

Dove è la lezione per noi in questo? Ciò che è stato raggiunto? Nessuna lezione o scopo, perché è di massa schiavitù psicologica e di impotenza. Chiamata di Dio si aspetta che il culto è senza dubbio solo un dittatore uomo di paglia ordito dalle élites religiose per controllare le masse.

 

Se un creatore primordiale in questo universo, allora è improbabile che egli avrebbe interferito e di imporre a noi imporre le loro leggi arbitrarie, per non parlare della necessità e la domanda per il nostro culto frivolo e cieca obbedienza. Nessuna di queste cose richiede alcun livello di abilità mentale o la creatività. Intelligenza e abilità che è stato dato a molti ha completamente andato via.

 

Molti hanno abbassato la pratica spreco di culto dell'eroe. Inoltre, il Cristianesimo, l'Islam e altre religioni sono religioni polarizzati. Essi sono polarizzati contro l'altro. Uno si crede di essere buono e l'altro è visto come male. La cosa divertente è, è che ognuno pensa a loro è buono e l'altro cattivo. Nella maggior parte dei modi che sono entrambe sbagliate. L'unica buona tipo di religione è una situazione di stallo e di ogni amore uno.

 

Religioni polarizzati sono stati creati da leader influenti dell'élite di giocare le persone una contro l'altra. Questo può sconfiggere l'élite e schiavizzare la popolazione praticamente senza muovere un dito. La religione è come una droga per alcuni. E hanno bisogno di un eroe 2000 anni per salvare - da soli è!

 

Le chiese non permettere che i loro seguaci ad avere qualche verità e la conoscenza reale, perché sarebbe permettere alle persone troppo, in modo da dar loro da mangiare cucchiaio storie per bambini, mezze verità, distorsioni e persino menzogne ​​e seguaci molto apprezzato anche se deve passare il resto della loro vita solo dargli un senso.

 

L'ironia è che la religione è più o meno artificiale, in modo che l'umanità ha davvero portato questo su se stessi.

 

Élites religiose non sono del tutto da biasimare per un sacco di gente piace molto ascoltare le storie che suonano mistica, l'esecuzione di rituali, costumi e tradizioni, interpretando ruoli in drammi e polarità e ingaggiando battaglie contro ciò che percepiscono come un uomo diavolo boogie. Essi hanno anche un segreto di essere dominato e governato con pugno di ferro da un capo supremo o king fetish.

 

Dopo tutti questi secoli, le persone non hanno ancora imparato a riconquistare il loro potere e iniziare a prendere la responsabilità per se stessi. 

da Andrew Werner
da ReligionExposed Web
Spanish Version

http://veritas-boss.blogspot.it/2014/06/cual-es-el-proposito-basico-de-la.html

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2 agosto 2014 6 02 /08 /agosto /2014 22:13

A volte ci si ritrova a chiedersi se sia reale volteggiare nel vuoto e carpirne la sua semplicità, o stare con i piedi per terra e sentire il peso del proprio corpo, incatenato nalla legge della gravità che il tuo stesso pianeta natale ti obbliga a rispettare. Quando si è distante anche poco dal proprio corpo base, ha tutto una vibrazione diversa. Pensieri, dolore, preoccupazione riesci chiaramente ad avvertirli in te stesso come per nulla importanti, possono esssere messi da parte o ignorati. Così inizi a volteggiare, notanto quello che ti circonda come trasparente e facilmente superabile. Ti chiedi fino a dove puoi spingerti in quella forma di luce, perchè sei così facilmente libero e pieno di comprensione che tutto sembra realizzabile solo percependolo. Ma che differenza esiste allora , tra quello che siamo tutti i giorni e quello di cui sto parlando?

E' possibile creare e dare logica a due mondi del tutto diversi e allo stesso tempo così vicini e percepibili? Si.

Fino a che la logica continuerà ad essere nella nostra mente, questo, non avrà significato e ritenuto come follia, sogno,scherzo. Entrare a contatto, anche superficialmente, con la dimensione prossima più vicina, ci potrà rendere cosciente che per quanto poco abbiamo iniziato a capire, diventiamo sempre più piccoli e insignificanti dinanzi all' immenso. Eppure abbiamo modo di avere la fortuna di provare questa sensazione, senza imbroglio, senza secondo fine. Appena si entra nello stato di risonanza, tutto smette di avere senso e inizia ad avere una semplice visione di cosa stai facendo. Un detto di Gesù è sempre stato il migliore ed ancora oggi, vale.

IL POTERE PIù GRANDE LO NASCONDERò ALL' INTERNO DEL CUORE DI OGNI UOMO, POICHè ALTROVE, L' UOMO UN GIORNO POTRà ARRIVARCI CON I MEZZI CHE COSTRUIRà.

Per entrare all' interno del proprio cuore, devi abbandonare tutto quanto ti circonda ed entrare all' interno di te stesso, dove soldi e potere non hanno senso. Non hanno senso.

Puoi vedere il cosmo, universi, soli che nascono e che muoiono, galassie, e chissà quali altri cose esterne a noi, solo per comprendere che noi siamo esattamente ciò che siamo. Una parte di tutto.

 Siamo prigionieri di un mondo che non vuole liberarci dalle nostre catene? Possono le catene imprigionare qualcosa che è parte integrante del tutto? Fisicamente si, tangibili, forti, difficili da rompere, nostre torturatrici. Vale sempre e solo a livello fisico, poichè sarebbe come dire che incateno un morto e gli impedisco di scappare. Non ha più nessun senso, a meno che non si voglia provare a dare credito a superstizioni e riti wodoo.Rimane sempre e solo a livello terreno, tutto la nostra inventiva malefica e arcigna.

Quel livello di cattiveria che sfocia dal primo sottile strato della dimensione sottile, pùò,  effettivamente colpire qualcosa della nostra essenza.S i entra in profondità e si danneggia in egual modo, da ogni lato, una armonia che richiede molto tempo per poter rientrare nei propri limiti.  Chi utilizza determinati riti come malocchio, fatture, si ritroverà a fornteggiare luoghi senza luce e senza tempo, ma con un solo interrogativo. Non finisce.

 

il conte rovescio

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1 agosto 2014 5 01 /08 /agosto /2014 21:31

    Create a revolution of consciousness within

 Voglio testimonare visioni e sottili dimensioni parallele sulle quali mi sono trovato ad accarezzare con il mio corpo astrale. La domanda sulla quale tutti ci poniamo sempre la medesima, la posso dare come risposta sulla base di ciò che ho visto e percepito. Cosa esiste dopo la morte? Sarebbe più giusto poter dire cosa ci sia nel mezzo, tra la vita e la morte.Ogni cosa che conosciamo, come forza, gravità, logica, perde di significato di fronte a cio di cui vi parlerò. Persino i colori non hanno piu una logica.

La sensazione libera di guardare il cielo con le nuvole a pecorelle, tutte, vicine, conpatte, quasi ad annunciare la pioggia a breve: adesso inizia.

    Il cielo inizia a vibrare e a muoversi come una grande onda...inizia ad avvicinarsi a me diventando schiumoso e fluttuante...ma perchė? Che succede? Adesso sono io che mi avvicino alle nuvole sempre piu velocemente e mi accorgo che le nuvole, non sono piu tali, anzi..sono rasente all acqua e con una spinta di gambe, esco dal mare, comprendendo che quanto visto prima, era un illusione.

Adesso sono solo nel mare mosso, immenso, senza riferimenti, ma dura poco. Sto levitando in aria in un mondo opaco, senza luce vera ma soffusa, come se vedessi senza maschera sott' acqua. Ci si trova a librarsi in una dimensione assolutamente infinita, la nostra essenza alla mercè di ogni più piccola variazione fluttuante, quasi come se fosse un piccolo puntino in un universo contorto che non offre né casa né senso di appartenenza. Esseri assolutamente immensi come pianeti che volteggiano, scivolano, girano, disgregandosi e ricompattandosi in modo continuo, ti guardano con occhi socchiusi gialli ma attenti alle tue mosse. Non puoi fare niente, sei cosciente del fatto che tu sei ancora meno del nulla ma che partecipi in una situazione che ti vuole  involontario soggetto.

Se nel mondo fisico possiamo pensare di avere una posizione sociale, avere oggetti materiali, sentimenti, coscienza e libertà di pensiero, al contrario, nella seconda dimensione, tutto questo, scompare. Ci si può anche chiedere che senso ha tutto questo dopo, la risposta non ha più senso. Perchè noi stessi non ricerchiamo più una risposta, non ha più un senso ricercare nulla.  Nel mondo terreno molti vogliono togliersi la vita poichè ritengono troppo pesante, una situazione psicologica pesante da gestire...se solo sapessero che quanti hanno come problema non è da paragonare al dopo della vita.

E' come tenere in mano un bicchiere d' acqua ed essere sicuri che hai tutta l' acqua del mondo nella tua mano, senza girarti e non sapere che dietro hai un oceano che non deve dimostrarti niente, è immenso e non dimostra niente, in quanto esiste anche se tu sei sicuro del contrario. Il tuo mondo d' acqua lo hai nella mano e ne sei sicuro. Al contrario, di colpo, ti ritrovi a osservare l' oceano e riconosci che ti senti minuscolo, quasi nulla, per spostarti ancora di livello e vedere che l' oceano non è neanche una goccia d' acqua di fronte all' immenso infinito che hai davanti. Si scompare dinanzi al tutto e ciò che pensavi di essere, smette di avere senso. 

Chi vuole non avere a che fare con la vita terrena, può rendersi conto adesso poichè può leggere e comprendere, che dopo il passaggio vita-morte ci si ritrova ad essere in balìa di forze immense sulle quali non si ha controllo di nulla, ci si rende conto che dopo, non si ha niente ne al proprio interno ne all' esterno. Solo nella vita terrena si può avere la possibilità di modificare determinate condizioni del dopo-morte, solo nella coscienza più libera, ci si può rendere conto che ogni dogma, sigillo e regola imporsto da altri, non vale niente per ogni singola persona, ma seguita e rispettata solo per dare ordine e quiete nella vita mondana.  

Seguite il vostro cuore e le sensazioni di amore e lasciate stare tutto il resto. La vita è vostra, la vita è, ed è creata per dare una continuo e significato all' anima che solo evolvendosi, potrà avere un bagaglio sufficiente per poter crescere e diventare grande. 

 

il conte rovescio  www.sonoconte.over-blog.it

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1 agosto 2014 5 01 /08 /agosto /2014 21:22

Da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza

 

"Quando impariamo, noi ascoltiamo solo i nostri pensieri. Per questo motivo non ci è possibile accogliere nuovi pensieri, a meno di non ricorrere a nuovi metodi di ascolto e di studio." - Londra, 13 febbraio 1922

« IO, CHI SONO? »
Essentuki, 1918 circa

Affrontando vari argomenti, ho notato quanto è difficile comunicare la propria comprensione, anche quando si parla dell'argomento più comune e ci si rivolge a una persona ben conosciuta. Il nostro linguaggio è troppo povero per poter fornire delle descrizioni esatte e complete. E ho scoperto che questa mancanza di comprensione tra gli uomini è un fenomeno matematicamente regolato con la stessa precisione della tavola pitagorica. La comprensione dipende, in generale, dalla cosiddetta « psiche » degli interlocutori, e più in particolare dallo stato di questa « psiche » nel momento considerato.

L'esattezza di questa legge si può verificare a ogni passo. Per una reciproca comprensione, non è sufficiente che chi parla sappia come parlare, è anche necessario che chi ascolta sappia come ascoltare. Per questo motivo posso affermare che se parlassi nel modo che ritengo esatto, tutti coloro che sono qui, con pochissime eccezioni, penserebbero che sono pazzo. Ma dal momento che devo parlare a questo uditorio così com'è, e che i partecipanti mi devono seguire, occorre prima di tutto porre le basi per una comprensione comune.

Nel corso del nostro incontro dovremo fissare dei punti di riferimento affinché la conversazione risulti efficace. Per ora vorrei soltanto proporvi di provare a osservare le cose, i fenomeni che vi circondano, e soprattutto voi stessi, da un punto di vista diverso da quello che vi è abituale o naturale. Osservare soltanto, perché fare di più non è possibile se non con la volontà e la cooperazione dell'ascoltatore, quando esso smette di ascoltare passivamente e comincia a fare, cioè quando entra in uno stato attivo.

Molto spesso, parlando con la gente, sentiamo esprimere più o meno apertamente l'idea che l'uomo, così come l'incontriamo nella vita ordinaria, è in qualche modo il centro dell'universo, la « corona della creazione » o, per lo meno, un'entità grande e importante; che le sue possibilità sono quasi illimitate, e i suoi poteri quasi infiniti. Ma, contemporaneamente, vengono avanzate un certo numero di riserve: perché l'uomo sia così, si dice che occorrono delle condizioni eccezionali, delle circostanze speciali, l'ispirazione, la rivelazione, e così via.

Tuttavia, se studiamo questa concezione dell'uomo, ci accorgiamo subito che essa è costituita da un insieme di caratteristiche che non appartengono a un unico uomo, ma a più individui reali o immaginari. Nella vita reale non incontreremo mai un uomo del genere, né nel presente, né come personaggio storico del passato. Infatti ogni uomo ha le proprie debolezze e, se lo guardiamo da vicino, il miraggio di grandezza e di potenza svanisce.

D'altra parte, il fatto più interessante non è che gli uomini vedano gli altri attraverso questo miraggio, ma che, per una particolare caratteristica del loro psichismo, essi, come per riflesso, lo trasferiscano a se stessi e se l'attribuiscano; e se non proprio per la totalità, almeno in parte. Così, pur essendo delle nullità o quasi, essi immaginano di corrispondere a questo tipo collettivo, o di non esserne molto lontani.

Ma se un uomo sa essere sincero verso se stesso, non sincero come s'intende abitualmente, ma spietatamente sincero, allora, di fronte alla domanda: « Che cosa sei? » non conterà su una risposta rassicurante. E ora, senza aspettare che arriviate da soli all'esperienza di cui sto parlando, e perché possiate comprendere meglio ciò che intendo dire, vorrei suggerire a ciascuno di voi di porsi la domanda: « Che cosa sono? » Sono certo che il 95% di voi si troverà in imbarazzo, e che finirete per rispondervi con un'altra domanda: « Che cosa significa? »

Questa è la prova che un uomo ha vissuto tutta la vita senza porsi tale domanda, e che ritiene scontato di essere « qualcosa », addirittura qualcosa di molto prezioso che non è mai stato messo in dubbio. Nello stesso tempo egli è incapace di spiegare che cos'è questo qualcosa, incapace persino di darne una minima idea, dal momento ch'egli stesso l'ignora. E se l'ignora, non è forse perché questo « qualcosa » molto semplicemente non esiste, ma solamente si suppone che esista? Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso? Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale.

Per la verità, non è sempre così. Non tutti si guardano così superficialmente. Ci sono degli uomini che cercano, che hanno sete della verità profonda e si sforzano di trovarla, che tentano di risolvere i problemi posti dalla vita, di arrivare all'essenza delle cose, dei fenomeni, e di penetrare in se stessi. Se un uomo ragiona e pensa in modo corretto, qualunque strada segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a sé e cominciare a risolvere il problema di ciò che egli stesso rappresenta e di qual è il suo posto nel mondo che lo circonda. Infatti, senza questa conoscenza, la sua ricerca sarà priva di un centro di gravità. Le parole di Socrate: « Conosci te stesso » restano il motto di tutti coloro che cercano la vera conoscenza e l'essere.

Ho appena usato una parola nuova: l'« essere ». Per garantirci che con questa parola intendiamo tutti la stessa cosa, sono necessarie delle spiegazioni.

Ci siamo appena chiesti se ciò che un uomo pensa di se stesso corrisponde a ciò che egli è in realtà, e voi vi siete interrogati su ciò che siete. Qui ci sono un medico, un ingegnere, un artista. Essi sono realmente ciò che noi pensiamo che siano? Possiamo ritenere che la personalità di ciascuno di essi sia assimilabile alla professione, all'esperienza che tramite la professione, o per la sua preparazione, essi hanno acquisito?

Ogni uomo viene al mondo simile a un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l'educazione, le lezioni di morale, il sapere che chiamiamo conoscenza, tutti i sentimenti di dovere, onore, coscienza ecc. E ogni educatore proclama il carattere immutabile e infallibile dei metodi ch'egli stesso utilizza per innestare questi rami all'albero della « personalità » umana. A poco a poco il foglio si macchia, e più è macchiato di pretese « conoscenze », più l'uomo è considerato intelligente. Più sono numerose le scritte nel posto chiamato « dovere », più il possessore è considerato onesto; e così via per ogni cosa. Il foglio così sporcato, accorgendosi che le macchie vengono scambiate per meriti, le considera preziose. Ecco un esempio di ciò che chiamiamo «uomo », cui aggiungiamo spesso delle parole come « talento » e « genio ». Eppure il nostro « genio » vedrà il suo umore guastarsi per tutto il giorno se al mattino, svegliandosi, non trova le pantofole accanto al letto.

L'uomo non è libero, tanto nelle sue manifestazioni che nella vita. Non può essere ciò che vorrebbe essere, e nemmeno ciò che crede di essere. Non somiglia all'immagine che ha di se stesso, e le parole « uomo, corona della creazione » non gli si adattano.

« Uomo »: una parola altisonante, ma dobbiamo chiederci di che tipo di uomo si tratta. Non certo l'uomo che si irrita per delle sciocchezze, che presta attenzione a delle meschinità si lascia coinvolgere da tutto ciò che gli succede intorno. Per avere il diritto di chiamarsi uomo, bisogna essere un uomo, e « essere un uomo » è possibile soltanto grazie alla conoscenza di sé, e al lavoro su di sé nella direzione indicata da tale conoscenza.

Avete mai provato a osservare ciò che vi succede quando la vostra attenzione non è concentrata su un problema preciso? Suppongo che per molti di voi questa sia una condizione abituale, sebbene ovviamente pochi l'abbiano osservata sistematicamente. Forse siete consapevoli del modo in cui il nostro pensiero procede per associazioni fortuite, quando sfilano scene e ricordi senza alcun rapporto, quando tutto ciò che cade nel campo della nostra coscienza, o semplicemente lo sfiora, ci suscita delle associazioni casuali. Il filo dei pensieri sembra svolgersi senza interruzione, tessendo insieme frammenti di immagini di precedenti percezioni, estratte da diverse registrazioni immagazzinate nella nostra memoria. E mentre queste registrazioni scorrono e si svolgono, il nostro apparato formatore tesse incessantemente la trama dei pensieri a partire da questo materiale. La registrazione delle nostre emozioni scorre nello stesso modo: piacevole e spiacevole, allegria e preoccupazione, riso e irritazione, piacere e dolore, simpatia e antipatia. Qualcuno vi loda, e voi siete contenti; qualcuno vi rimprovera, e il vostro umore si guasta. Qualche novità vi attira, e immediatamente dimenticate ciò che tanto vi interessava un attimo prima: in poco tempo questa nuova cosa assorbe il vostro interesse al punto da sommergervi completamente; e d'un tratto voi non la dominate più; siete spariti> vi trovate legati a questa cosa, dissolti in essa; in realtà, è la cosa a dominarvi, a tenervi prigionieri.

Questo smarrimento, questa propensione a lasciarsi dominare è, sotto svariate forme, propria a ciascuno di noi è questo che ci lega e ci impedisce di essere liberi. E, quel che è peggio, questo fatto assorbe tutte le nostre forze e il nostro tempo, e ci toglie ogni possibilità di essere oggettivi e liberi, due qualità essenziali per chi decide di seguire la via della conoscenza di sé.

Dobbiamo lottare per liberarci, se vogliamo lottare per conoscerci. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L'uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili.

Che cosa permetterà all'uomo di consacrare utilmente il proprio tempo alla ricerca, se non la libertà da ogni attaccamento?

Libertà e serietà. Non la serietà delle sopracciglia aggrottate, delle labbra tirate, dei gesti accuratamente calcolati, delle parole misurate fra i denti, ma la serietà che vuol dire determinazione e perseveranza nella ricerca, intensità e costanza, in modo che l'uomo, anche nei momenti di riposo, persegua il suo obiettivo principale.

Chiedetevi: « Sono libero? » Molti saranno tentati di rispondere di sì, se si trovano in una condizione di relativa sicurezza materiale, senza preoccupazioni per il domani, e se non dipendono da nessuno per la propria sussistenza o per la scelta delle proprie condizioni di vita. Ma è quella la libertà? É soltanto una questione di condizioni esteriori?

 

Hai parecchi soldi, vivi nel lusso e godi del rispetto e della stima generale. Alla testa delle importanti aziende da te controllate si trovano uomini capaci, che ti sono profondamente devoti. In poche parole, la tua vita è un vero letto di rose. Pensi di essere totalmente libero, poiché, dopo tutto, il tuo tempo ti appartiene. Sei un patrono delle arti, dai disposizioni su problemi mondiali sorbendo una tazza di caffè, e ti interessi allo sviluppo dei Poteri spirituali nascosti. Non sei estraneo alle cose spirituali e ti senti a tuo agio di fronte alle questioni filosofiche. Sei colto e istruito. Grazie alle tue conoscenze che coprono i più svariati campi del sapere, hai la reputazione di uomo intelligente in grado di risolvere qualunque problema. Sei il modello dell’uomo raffinato. In breve, sei una persona da invidiare.

Questa mattina ti sei svegliato sotto l'influsso di un brutto sogno. Questo leggero malumore è scomparso rapidamente, ma ha lasciato qualche traccia: una specie di lentezza, di esitazione nei movimenti. Vai allo specchio per spazzolarti i capelli e, inavvertitamente, lasci cadere la spazzola. Appena la raccogli, ti sfugge di nuovo. La riprendi con un po' di impazienza, e per la terza volta ti scivola dalle mani. Cerchi di afferrarla al volo, e invece la mandi a colpire lo specchio. Inutilmente cerchi di fermarla. Crac! Una stella di frammenti compare sullo specchio antico di cui andavi così fiero. Accidenti! I nastri del disappunto cominciano a girare. Hai bisogno di scaricare l'irritazione su qualcuno. Accorgendoti che il tuo domestico si è dimenticato di posare il giornale accanto al caffè del mattino, il vaso trabocca e decidi che quel buono a nulla non può stare più a lungo in casa tua.

É venuta l'ora di uscire. Dal momento che è una bella giornata e non hai da fare molta strada, decidi di andare a piedi, mentre l'automobile t' segue al passo. Il bel sole ti fa un effetto rilassante. Un assembramento formatosi all'angolo della via attira la tua attenzione. Avvicinandoti, scorgi un uomo svenuto sul marciapiede. Con l'aiuto dei passanti, qualcuno lo adagia su un taxi che lo porta all'ospedale. Tu osservi che il viso stranamente familiare del tassista ti ricorda per associazione l'incidente che ti è capitato l'anno scorso. Stavi rientrando a casa dopo aver festeggiato allegramente un anniversario, c'erano dei pasticcini così deliziosi! Quel dannato domestico,dimenticandosi il giornale del mattino, ti ha rovinato la colazione. Non si può rimediare a questo guaio? Dopo tutto, i dolci e il caffè hanno la loro importanza! Eccoti proprio davanti al famoso caffè dove vai ogni tanto con gli amici. Ma perché ti era venuto in mente l'incidente? Hai quasi dimenticato i fastidi della mattinata... E adesso, il dolce e il caffè sono proprio così buoni?

To! Due belle ragazze al tavolo vicino. Che bionda incantevole! Ella ti lancia uno sguardo malizioso e sussurra all’amica: “Ecco il tipo di uomo che mi piace“. Certamente nessun fastidio merita più la tua attenzione, né val la pena di prendersela per delle sciocchezze. C'è bisogno di farti notare com'è cambiato il tuo umore mentre facevi conoscenza con la bella bionda, e come si è mantenuto per tutto il tempo passato in sua compagnia?

Ritorni a casa canticchiando un motivetto allegro, e persino lo specchio rotto può solo strapparti un sorriso. Ma... e l'affare per cui eri uscito stamattina? Solo ora te ne sei ricordato... Niente di grave! Dopo tutto, si può sempre telefonare.

Stacchi il ricevitore e la centralinista ti passa un numero sbagliato. Chiami un'altra volta, e l'errore si ripete. Un uomo ti avverte sgarbatamente che lo stai seccando. Tu rispondi che non dipende da te; ne segue una discussione dalla quale apprendi con stupore che sei un cafone, un idiota, e che se chiami ancora...

Il tappeto che ti si è arricciato tra i piedi ti esaspera, e dovresti sentire con che tono di voce sgridi il domestico che ti porta una lettera. É la lettera di una persona che tu stimi e la cui opinione ti preme molto. Il contenuto del messaggio è così lusinghiero che la tua irritazione a poco a poco svanisce, per lasciare il posto a quella deliziosa sensazione di imbarazzo che è solita suscitare l'adulazione. Al termine della lettera, sei di ottimo umore.

Potrei continuare a lungo a descrivere la vostra giornata, o voi, uomini liberi! Pensate forse che esageri? No, sono dell'istantanee prese dal vivo.

Quella che vi ho raccontato era una giornata di un uomo importante e di fama internazionale, ricostruita e descritta dal medesimo quella sera stessa, come esempio vivente di pensieri e sentimenti associativi.

Dov'è allora la libertà, quando le persone e le cose dominano un uomo al punto ch'egli dimentica il suo umore, i suoi affari e se stesso? Un uomo soggetto a cambiamenti del genere è in grado di avere un atteggiamento almeno un po' serio verso la propria ricerca?

Ora siete in grado di capire meglio che un uomo non è necessariamente quel che sembra, e che non sono i fatti esteriori o le situazioni che contano, ma la struttura interna dell’uomo e il suo atteggiamento in rapporto a quei fatti.

Ma forse pensate che quanto abbiamo appena detto sia vero soltanto per le associazioni passeggere. Forse la situazione è diversa rispetto alle cose che l'uomo « conosce».

Ma io chiedo a tutti voi: se per qualche motivo vi fosse impossibile mettere in pratica per molti anni le vostre conoscenze, che cosa ne resterebbe? Non sarebbe come avere del materiale che col tempo vapora e diventa secco? Ricordatevi del foglio di carta bianca. É un dato di fatto che nel corso della nostra vita impariamo continuamente delle cose nuove. E chiamiamo « conoscenza » i risultati di questa accumulazione. Ma, a dispetto di tutte queste conoscenze, non siamo spesso lontani dalla vita reale, e quindi disadattati? Noi siamo sviluppati a metà, come i girini, o, più spesso ancora, semplicemente «istruiti», cioè in possesso di frammenti di informazioni su tante cose, ma tutte vaghe e inadeguate. E infatti si tratta soltanto di informazioni: non possiamo chiamarle « conoscenze ». La conoscenza è una proprietà inalienabile dell'uomo, non può essere né più grande né più piccola di lui. Infatti un uomo « conosce » soltanto quando egli stesso « è » quella conoscenza.

Quanto alle vostre convinzioni, non le avete mai viste cambiare? Non sono soggette anch'esse a delle oscillazioni, come tutto ciò che è in noi? Non sarebbe più corretto chiamarle opinioni anziché convinzioni, visto che dipendono tanto dal nostro umore che dalle nostre informazioni, o anche, semplicemente, dallo stato della nostra digestione in quel momento?

Ognuno di voi non è che un banale esemplare di automa animato. Probabilmente pensate che, per fare ciò che fate e per vivere come vivete, siano necessari un'«anima» e persino uno «spirito». Ma forse basta una chiavetta per ricaricare la molla del vostro meccanismo. La vostra razione quotidiana di cibo contribuisce a ricaricare questa molla e a rinnovare continuamente l'inutile sarabanda delle vostre associazioni. Da questo sfondo emergono dei pensieri slegati, che voi cercate di connettere insieme presentandoli come preziosi e personali. E, altrettanto, coi sentimenti e le sensazioni passeggere, con gli umori e le esperienze vissute, ci creiamo il miraggio di una vita interiore. Ci vantiamo di essere coscienti, capaci di ragionamento, parliamo di Dio, dell'eternità, della vita eterna, e di argomenti elevati; parliamo di tutto ciò che si può immaginare; discutiamo, definiamo e valutiamo, ma omettiamo di parlare di parlare di noi stessi e del nostro reale valore oggettivo.

Infatti siamo tutti convinti che se ci manca qualcosa, possiamo sicuramente acquisirlo.

Se con tutte le cose che ho detto sono riuscito a chiarire, anche minimamente, in quale caos vive quest'essere che chiamiamo uomo, voi stessi sarete in grado di trovare una risposta alla domanda di ciò che gli manca, di ciò che può aspettarsi restando com'è, di quali valori può aggiungere al valore che ha.

Ho già detto che certi uomini hanno fame e sete di verità: se un uomo del genere si interroga sui problemi della vita ed è sincero con se stesso, si convincerà presto che non gli è più possibile vivere come ha vissuto, né essere ciò che è stato finora; che ha bisogno a ogni costo di trovate una via d'uscita da questa situazione, e che un uomo può sviluppare dei poteri e delle capacità nascoste soltanto ripulendo la propria macchina da ogni incrostazione accumulata nel corso della vita. Per cominciare razionalmente questa pulita, è necessario vedere ciò che va pulito, dove e come; ma vederlo da sé è quasi impossibile. In questo campo, per cogliere una cosa qualunque, è necessario osservare dall'esterno: ecco perché è indispensabile l'aiuto reciproco.

Se ricordate l'esempio di identificazione che vi ho fatto prima, potrete capire quanto un uomo sia cieco quando si identifica ai propri umori, sentimenti e pensieri. Ma la nostra dipendenza si limita a ciò che possiamo cogliere a prima vista, a ciò che è così evidente che non mancherà di attirare la nostra attenzione? Vi ricordate quanto abbiamo detto circa il modo in cui giudichiamo il carattere delle persone, dividendole arbitrariamente, in buone e cattive?. Man mano che un uomo comincia a conoscersi, scopre continuamente dentro di sé nuove zone di meccanicità, che chiameremo automatismo: zone in cui la sua volontà, il suo « io voglio » non ha alcun potere, e dove tutto è così confuso e sfuggente, che gli è impossibile raccapezzarsi senza essere aiutato e guidato dall'autorità di qualcuno che sa.

 

Riassumendo, ecco lo stato delle cose per quanto riguarda la conoscenza di sé: per fare, bisogna sapere, ma per sapere, bisogna scoprire come sapere; e questo non possiamo scoprirlo da soli.

Ma c è un altro aspetto della ricerca: lo sviluppo di sé. Vediamo un po' qui come stanno le cose. É chiaro che un uomo, abbandonato a se stesso, non può imparare dal proprio mignolo come sviluppare se stesso, né tanto meno che cosa, precisamente, deve sviluppare.

Ma a poco a poco, incontrando persone che cercano, parlandone, leggendo libri sullo sviluppo di sé, viene attratto nell'orbita di questi problemi.

E cosa troverà? In primo luogo un abisso di ciarlataneria spudorata, interamente basata sull'avidità, sul desiderio di rendersi la vita facile, ingannando gli ingenui che cercano di uscire dall'impotenza spirituale. Prima di aver imparato a separare il grano dal loglio, passerà molto tempo, durante il quale il bisogno di scoprire la verità rischia di vacillare e di spegnersi, o di pervertirsi. Privo di fiuto, l'uomo può lasciarsi trascinare in un labirinto che finisce dritto dritto sulle corna del diavolo. Se riesce a tirarsi fuori da questo primo pantano ' egli rischia di cadere in una nuova palude, quella della pseudoconoscenza.

In questo caso la verità gli verrà servita in una forma così vaga e indigesta da dare l'impressione di un delirio patologico. Gli verrà indicato il modo di sviluppare poteri e capacità nascoste che, a condizione di perseverare, gli consentiranno certamente, senza troppi guai, di poter dominare qualsiasi cosa, dalle creature animate alla materia inerte e agli elementi. Tutti questi sistemi, fondati sulle più diverse teorie, sono straordinariamente seducenti, ovviamente proprio per la loro vaghezza. Essi attirano particolarmente le persone « semiistruite » che hanno un'infarinatura nel campo della conoscenza positivista.

Dal momento che la maggior parte delle questioni studiate dal punto di vista delle teorie occulte o esoteriche oltrepassa i limiti delle nozioni accessibili alla scienza moderna, tali teorie guardano quest'ultima dall'alto in basso: pur riconoscendo i meriti della scienza positiva, ne minimizzano l'importanza e lasciano capire che la scienza è un fallimento, e anche peggio.

A che scopo andare all'università e consumarsi sui testi ufficiali, se teorie di questo genere permettono di disdegnare tutte le altre conoscenze e di pronunciarsi definitivamente su tutte le questioni scientifiche?

Ma lo studio di queste teorie non riesce mai a darci una cosa essenziale: esso, ancor meno della scienza, non genera l'oggettività in materia di conoscenza. Questo studio tende a offuscare il cervello dell'uomo e a ridurre la sua capacità di ragionare e di pensare in modo giusto, col risultato di condurlo alla psicopatia. Ecco l'effetto di queste teorie sull'uomo semi istruito che le scambia per autentiche rivelazioni. D'altra parte, la loro azione non è molto diversa nei confronti di quegli scienziati che sono stati anche minimamente toccati dal veleno dell'insoddisfazione per come vanno le cose.

La nostra macchina mentale ha la proprietà di poter essere convinta di qualunque cosa, purché venga sottilmente influenzata nella direzione voluta, in modo ripetuto e persistente. Una cosa che all'inizio può apparire assurda, finirà per sembrare razionale, purché la si ripeta con insistenza e convinzione sufficienti. E mentre un particolare tipo di uomo si limiterà a ripetere le frasi fatte che gli sono rimaste impresse nella mente, un altro cercherà prove e paradossi sofisticati per giustificare le proprie asserzioni. Ma entrambi sono da compiangere nello stesso modo. Tutte queste teorie fanno delle affermazioni che, come i dogmi, non possono essere verificate: in ogni caso, non coi mezzi che abbiamo a disposizione.

A questo punto, al ricercatore verranno suggeriti dei metodi di sviluppo di sé, ritenuti in grado di condurre a uno stato in cui le loro affermazioni possono essere verificate. In linea di principio, non ci sarebbe nulla da ridire. Ma, in realtà, la pratica prolungata di questi metodi rischia di condurre il ricercatore troppo zelante a risultati del tutto spiacevoli. Un uomo che aderisce alle teorie occulte e si crede dotato in questo campo, sarà incapace di resistere alla tentazione di applicare i metodi che ha studiato, cioè passerà dalla teoria alla pratica. Potrà anche agire con prudenza, evitando i metodi che, a suo parere, comportano dei rischi, e scegliendo i mezzi più sicuri e autentici. Potrà anche prenderli in esame con la massima cura. Tuttavia, la tentazione di applicarli e l'insistenza con cui gli sollecitano la necessità di farlo, magnificandogli la natura miracolosa dei risultati e tenendone accuratamente nascosti gli aspetti negativi, tutto ciò porterà quest'uomo a provarli.

Può darsi che, sperimentandoli, scopra dei metodi che sono inoffensivi. Può addirittura trarne dei benefici. Ma, molto spesso, i metodi di sviluppo di sé che vengono proposti alla verifica, sia come mezzi che come fini, sono contraddittori e incomprensibili. Dal momento che questi metodi vanno applicati a una macchina così complessa e mal conosciuta come organismo umano, e coinvolgono contemporaneamente quell’aspetto della nostra vita che gli è intimamente legato, che chiamiamo psichismo, allora il minimo errore di applicazione, la minima inavvertenza, il minimo eccesso di pressione, possono provocare alla macchina danni irreparabili. È già fortunato chi riesce a uscire indenne da questo vespaio!

Purtroppo, la maggior parte di coloro che si dedicano allo sviluppo di poteri e facoltà spirituali terminano la loro carriera in manicomio, oppure si rovinano la salute e la psiche al punto da ridursi a essere dei malati incapaci di adattarsi alla vita. Le loro fila vengono ingrossate da coloro che sono attirati verso lo pseudo occultismo dal fascino del mistero e delle cose miracolose. Ci sono poi degli individui dalla volontà estremamente debole, che sono dei falliti nella vita e che, per certe mire personali, sognano di sviluppare il potere e la capacità di sottomettere gli altri. Infine, ci sono quelli che cercano semplicemente delle novità, che cercano un modo per dimenticare le preoccupazioni o per sottrarsi alla noia della routine quotidiana, così da sfuggire a ogni conflitto.

Mari mano che svaniscono le speranze di raggiungere i poteri cui mirano, costoro cadono facilmente in una ciarlataneria più o meno consapevole. Mi ricordo sempre un classico esempio di ricercatore di poteri psichici un uomo agiato, molto istruito, che aveva girato il mondo in cerca di cose miracolose. Alla fine aveva perduto tutti i suoi beni, e nello stesso tempo aveva perduto ogni illusione circa le sue ricerche. Dovendo escogitare nuovi mezzi di sopravvivenza, gli venne in mente di utilizzare la pseudo conoscenza che gli era costata tanti soldi ed energie. Detto e fatto. Scrisse un libro, con uno di quei titoli che spiccano sulle copertine dei libri di occultismo, qualcosa come “Metodo di sviluppo delle forze nascoste dell'uomo”.

L'opera si presentava sotto forma di sette conferenze, e costituiva una breve enciclopedia di metodi segreti per sviluppare il magnetismo, l'ipnotismo, la telepatia, la chiaroveggenza, i viaggi nel mondo astrale, la levitazione, e altre seducenti facoltà. Lanciato con gran pubblicità, questo metodo fu messo in vendita a un prezzo spropositato, ma alla fine veniva concesso uno sconto notevole (fino al 95%) ai clienti più recalcitranti o più parsimoniosi, a patto che ne raccomandassero la lettura agli amici.

A causa dell'interesse generale suscitato da tali questioni, il successo superò tutte le aspettative dell'autore.

Ben presto egli cominciò a ricevere numerose lettere di acquirenti che, in termini entusiasti, rispettosi e deferenti, gli si rivolgevano come « Caro Maestro » e « Molto Saggio Iniziatore », esprimendo la loro più profonda riconoscenza per la pregevole esposizione di quelle istruzioni preziosissime, che avevano loro consentito di sviluppare diverse facoltà occulte in modo sorprendentemente rapido.

In breve tempo ne raccolse una bella collezione, e ogni lettera era per lui una sorpresa. Alla fine ne arrivò una con la rivelazione che, grazie al suo metodo, lo scrivente, in meno di un mese, era riuscito a levitare. Egli raggiunse allora il colmo dello stupore.

Ecco le esatte parole che disse in quell'occasione: « Sono stupefatto dell'assurdità di ciò che sta succedendo. lo stesso, che sono l'autore di questo metodo, non ho affatto le idee chiare circa la natura dei fenomeni che insegno. E questi idioti non solo sguazzano in questi discorsi senza capo né coda, ma si industriano persino di cavarne qualcosa. E adesso un superidiota ha imparato addirittura a volare. Che assurdità... Se ne vada al diavolo! Presto gli metteranno la camicia di forza in piena levitazione, e sarà un bel sollievo. Si vive meglio senza imbecilli del genere tra i piedi ».

Signori occultisti, siete d'accordo con le conclusioni dell'autore di questo manuale di sviluppo psichico? Se si ha questa consapevolezza, allora non è escluso che si possa trovare accidentalmente qualcosa di vero in un'opera del genere, perché spesso un uomo, benché ignorante, è in grado di parlare con singolare correttezza di molte cose, senza nemmeno saperne il motivo. Ma poiché, contemporaneamente, dice un'enormità di sciocchezze, tutte le verità enunciate ne restano completamente sommerse, e risulta praticamente impossibile isolare da quel mucchio di scempiaggini la perla vera.

 

Voi chiederete: « Come si spiega questo mistero? » Il motivo è semplice. Come ho già detto, noi non abbiamo delle conoscenze che ci appartengano, cioè forniteci dalla vita stessa in modo tale che non ci possano essere sottratte. Tutte le nostre conoscenze non sono altro che semplici informazioni, e possono essere tanto utili quanto inutili. Assorbendole come spugne, noi possiamo facilmente restituirle parlandone con logica e convinzione, pur senza capirci nulla. E con la stessa facilità possiamo perderle, perché non sono nostre, ma sono state riversate dentro di noi come un liquido in un recipiente. Briciole di verità sono sparse dappertutto, e per coloro che sanno e comprendono, è impressionante constatare come la gente viva a contatto con la verità, e tuttavia sia cieca e incapace di penetrarla.

Per l'uomo che cerca la verità, è molto meglio non addentrarsi negli oscuri meandri della stupidità e dell'ignoranza umana, piuttosto che avventurarsi da solo. Infatti, senza le indicazioni di qualcuno che sa, egli può subire a ogni passo una modificazione impercettibile della macchina, che lo obbligherà in seguito a perdere molto più tempo a ripararla di quanto ne abbia impiegato a danneggiarla.

Che pensereste voi di un tipaccio grande e grosso che si presenta come un « essere di dolcezza angelica », aggiungendo che «nessun altro intorno a lui è in grado di giudicare il suo comportamento, dato ch'egli vive su un piano mentale cui le regole della vita psichica non si applicano»? In verità, da molto tempo tale comportamento avrebbe dovuto subire un esame psichiatrico. Questo è l'esempio di un uomo che con coscienza e perseveranza « lavora » su se stesso ogni giorno per delle ore, di un uomo, cioè, che consacra tutti i suoi sforzi ad approfondire e ad aggravare una deformazione psichica ormai così seria che, sono convinto, verrà presto rinchiuso in manicomio.

Potrei citarvi centinaia di esempi di ricerche mal dirette e spiegarvi dove vanno a finire. Potrei farvi i nomi di persone molto note nella vita pubblica, che sono state squilibrate dall'occultismo e vivono in mezzo a noi, sorprendendoci per la loro eccentricità. Potrei dirvi esattamente quale metodo li ha deviati, cioè in quale campo hanno « lavorato » e si sono « sviluppati », e come e perché questi metodi hanno colpito il loro psichismo. Ma questo argomento costituirebbe da solo il tema di una lunga conversazione e, per mancanza di tempo, non mi permetterò di dilungarmici ora.

 

Più un uomo si rende conto degli ostacoli e degli imbrogli che lo attendono a ogni passo in questo campo, più si convince che è impossibile seguire la via dello sviluppo di sé tramite istruzioni date a caso da persone incontrate per caso, o tramite informazioni raccolte qua e là in letture e conversazioni fortuite.

Contemporaneamente, egli comincia a intravedere, prima come un tenue barlume, poi sempre più chiaramente, la viva luce della verità che non ha mai smesso di illuminare l'umanità attraverso le epoche remote. Le origini dell'iniziazione si perdono nella notte dei tempi. Da un'epoca all'altra si delineano culture e civiltà emerse dalle profondità di culti e misteri che, perpetuamente in trasformazione, compaiono e scompaiono per poi nuovamente riapparire.

La Grande Conoscenza viene trasmessa per successione di era in era, di popolo in popolo, di razza in razza. I grandi centri iniziatici in India, Siria, Egitto, Grecia, rischiarono il mondo di vivida luce. Di generazione in generazione, vengono tramandati con reverenza i nomi venerati dei grandi iniziati, portatori viventi della verità.

La verità, fissata per mezzo di scritti simbolici e di leggende, viene trasmessa alle masse per essere conservata sotto forma di costumi e di cerimonie, di tradizioni orali, di monumenti, di arte sacra, tramite il messaggio segreto della danza, della musica, della scultura e dei vari riti. La stessa verità viene comunicata apertamente, dopo particolari prove, a coloro che la cercano, e viene conservata intatta per trasmissione orale lungo la catena di coloro che sanno.

Ma, dopo un certo tempo, i centri iniziatici si estinguono uno dopo l'altro, e l'antica conoscenza si ritira in fiumi sotterranei, sottraendosi agli occhi dei ricercatori. Anche i portatori di questa conoscenza si nascondono, e pur risultando sconosciuti a coloro che li circondano, non per questo cessano di esistere. Ogni tanto emergono in superficie delle correnti isolate, rivelando che da qualche parte, in profondità, anche ai nostri giorni scorre il possente fiume dell'antica conoscenza dell'essere.

Aprirsi un varco fino a questa corrente, trovarla, ecco l'obiettivo e lo scopo della ricerca; poiché, una volta trovata, un uomo può coraggiosamente affidarsi alla via nella quale si impegna; in seguito, non gli resta che « conoscere » per «essere» e « fare». Su questa via, un uomo non sarà mai completamente solo; nei momenti difficili, riceverà un sostegno e una direzione, perché tutti coloro che seguono questa via sono collegati in una catena ininterrotta.

Forse, come unico risultato positivo di tutte le divagazioni nei meandri dell'occultismo l'uomo che cerca potrà sviluppare in sé, a condizione di conservare la capacità di pensare e giudicare correttamente, quella speciale facoltà di discriminazione che si può chiamare fiuto. Quest'uomo respingerà le strade della psicopatia e dell'errore, e cercherà instancabilmente le vie autentiche. E anche qui, come per la conoscenza di sé, il principio che ho già citato resta sovrano: « Per fare, bisogna sapere; ma per sapere, bisogna scoprire come sapere ».

L'uomo che con tutto il proprio essere, con il proprio « io » più profondo, cerca la verità di questo principio, arriva inevitabilmente alla convinzione che per « scoprire come sapere per fare », deve trovare innanzitutto colui dal quale può imparare ciò che significa realmente « fare », cioè una guida illuminata, sperimentata, che comincerà a dirigerlo spiritualmente e diventerà il suo maestro.

Ed è qui che il fiuto di un uomo assume tutta la sua importanza, Egli stesso si sceglie una guida. Naturalmente, la condizione indispensabile è di scegliere un uomo che sa; altrimenti tutto il senso della sua scelta è perduto. Chi può dire dove vi può condurre una guida che non sa!

Ogni ricercatore sogna una guida che sa. La sogna, ma è raro che si domandi oggettivamente e sinceramente: « Sono degno di essere guidato? Sono pronto a seguire la via? »

 

Esci una sera sotto il vasto cielo stellato, alza gli occhi a quei milioni di mondi sopra la tua testa. Forse su ognuno di essi formicolano miliardi di esseri simili a te, persino superiori a, te per costituzione. Guarda la Via Lattea. In quell'infinità, la Terra non può nemmeno essere considerata un granello di sabbia. La Terra vi si dissolve, sparisce, e con essa sparisci anche tu. Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi? Dove vuoi andate? L'impresa cui ti stai accingéndo non potrebbe essere pura follia?

Di fronte a tutti quei mondi, interrogati sui tuoi scopi e le tue speranze, sulle tue intenzioni e i mezzi per realizzarle, su ciò che si può esigere da te, e domandati fino a che punto sei preparato a rispondere. Ti attende un viaggio lungo e difficile; ti stai dirigendo verso un paese strano e sconosciuto. La strada è infinitamente lunga. Non sai se ti potrai riposare, né dove ciò sarà possibile. Devi prevedere il peggio. Devi prendere con te tutto ciò che è necessario per il viaggio.

Cerca di non dimenticare nulla, perché poi sarà troppo tardi per rimediare all'errore: non avrai tempo di ritornare a cercare ciò che hai dimenticato. Valuta le tue forze. Sono sufficienti per tutto il viaggio? Quando sarai in grado di partire?

Ricordati che più tempo passerai per strada, più avrai bisogno di portarti delle provviste, cosa che ritarderà ulteriormente la tua marcia, e allungherà pure la durata dei preparativi. E ogni minuto è prezioso. Una volta che ti sei deciso a partire, perché perdere tempo?

Non contare sulla possibilità di tornare. Questa esperienza potrebbe costarti carissima. La guida si è impegnata soltanto a condurti alla meta, non è obbligata a riaccompagnarti indietro. Sarai abbandonato a te stesso, e guai a te se ti infiacchisci o perdi la strada, potresti non ritornare mai più. E anche se la trovi, resta il problema: tornerai sano e salvo?

Ogni sorta di disavventure attendono il viaggiatore solitario che non conosce bene la via, né le regole di condotta che essa comporta. Tieni a mente che la tua vista ha la proprietà di presentarti gli oggetti lontani come se fossero vicini. Ingannato dalla prossimità della meta verso cui tendi, abbagliato dalla sua bellezza e non avendo misurato le tue forze, non noterai gli ostacoli sulla via; non vedrai i numerosi fossati che tagliano il sentiero. In mezzo a prati verdi cosparsi di splendidi fiori, l'erba alta nasconde un profondo precipizio. É molto facile inciampare e cadervi dentro, se gli occhi non sono attenti a ogni passo che stai per fare.

Non dimenticarti di concentrare tutta la tua attenzione su ciò che ti sta immediatamente intorno. Non occuparti di mete lontane, se non vuoi cadere nel precipizio.

Però non dimenticare il tuo scopo. Ricordatene continuamente e mantieni vivo il desiderio di raggiungerlo, per non perdere la direzione giusta. E una volta partito, stai attento; ciò che hai oltrepassato, resta indietro e non si ripresenterà più: ciò che non osservi sul momento, non lo osserverai mai più.

Non essere troppo curioso, e non perdere tempo con ciò che attira la tua attenzione ma non ne vale la pena. Il tempo è prezioso, e non deve essere sprecato per cose che non sono direttamente in relazione con la tua meta.

Ricordati dove sei e perché sei lì.

Non aver troppa cura di te, e rammenta che nessuno sforzo viene mai fatto invano.

E adesso puoi metterti in cammino.

 

Da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza

tratto da: http://www.riflessioni.it/

brano segnalato da Claudio B.

 

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30 luglio 2014 3 30 /07 /luglio /2014 21:17

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Bohm parte da una famosa esperienza di meccanica quantistica, condotta nel 1982 dal fisico Alain Aspect partendo da un'ipotesi di lavoro di Einstein, Podolsky e Rosen (il cosiddetto "paradosso EPR"). In questo esperimento, due oggetti (due particelle) inizialmente legate tra di loro vengono separate e quindi analizzate simultaneamente. Si trova così che il tipo di esperimento condotto su di una particella (deciso dopo che queste erano state separate) influenza i risultati delle misure sulla seconda. Questo è incompatibile con l'idea che ciascuna particella abbia uno stato fisico definito prima della misura: le due particelle, nel loro insieme, formano infatti un sistema singolo, anche se esteso. La cosa è particolarmente problematica perché le misure sono condotte simultaneamente e, per spiegare un collegamento tra le due, occorrerebbe ipotizzare una comunicazione più veloce della luce.

Comunque la teoria della relatività è salva: non è possibile con questo tipo di esperimenti comunicare informazioni da uno sperimentatore all'altro. Le "influenze" sono correlazioni statistiche che si possono evidenziare solo mettendo insieme i risultati delle due misure. Ciascuno sperimentatore, misurando una singola particella, vede solo risultati casuali, determinati esclusivamente dal processo che ha prodotto le due particelle ma non da quello che il suo collega fa all'altra particella. Inoltre la connessione tra le due particelle è estremamente labile e infatti è stato possibile condurre l'esperimento solo con particelle elementari che possono essere fatte viaggiare assolutamente indisturbate per diversi metri.

Per tentare di spiegare questi risultati, Bohm ha ipotizzato che al di sotto della realtà che osserviamo ci sia un'ulteriore livello che non è locale. In altre parole, il livello sottostante assomiglia  a un ologramma, un modo di registrare un'immagine tridimensionale in una lastra fotografica in cui i singoli elementi dell'immagine sono distribuiti su tutta la lastra e in cui, viceversa, ogni elemento della lastra contiene elementi di tutta l'immagine. In questo modo sarebbe possibile spiegare come i risultati di una misura su di una particella condotta qui possano influenzare quelli di una misura condotta a distanza, senza che sia possibile una comunicazione tra le due. Le due particelle in realtà sarebbero l'immagine di qualcosa di sottostante, unitario, un super-ologramma che si estende attraverso tutto l'universo fisico che percepiamo.

Quest'ipotesi è affascinante, ma è solo una delle molte proposte per tentare di spiegare gli aspetti paradossali e sconcertanti della meccanica quantistica. A oggi nessuna di queste ipotesi è convincente e la maggior parte dei fisici semplicemente si astiene dal pronunciarsi a riguardo, limitandosi a descrivere come la realtà si comporta (cosa che la meccanica quantistica fa comunque molto bene). In particolare il problema di queste ipotesi è che non esistono metodi per verificarle, per confrontarle tra di loro e vedere se descrivano effettivamente la realtà. Da quest'ipotesi Talbot, probabilmente senza neppure capirla, trae conseguenze decisamente estreme. La realtà che osserviamo sarebbe solo una finzione, una specie di proiezione solo apparentemente solida, ma in realtà priva di una sua oggettività.



Sarebbe in teoria possibile accedere attraverso connessioni non locali a qualsiasi evento, addirittura a eventi distanti nel tempo. Come in un ologramma ogni frammento della lastra fotografica contiene tutta l'immagine, così ogni singolo frammento di realtà, anche un singolo elettrone, contiene tutto l'Universo. La realtà che osserviamo sarebbe poi solo una delle molte possibili, il super-ologramma conterrebbe anche realtà alternative e la nostra coscienza, in ultima analisi, selezionerebbe da questa totalità la realtà che percepiamo.

Tutto questo semplicemente non ha basi. Come detto sopra non è possibile trasmettere informazione sfruttando le caratteristiche non locali della meccanica quantistica, e queste sono estremamente delicate e facilmente distrutte. L'esperimento di Aspect non dimostra le tesi di Bohm, e nessuno sostiene che la realtà sia solo un'illusione.


Inoltre il paragone con gli ologrammi, se spinto appena più in là di quanto faccia Bohm, non ha le caratteristiche che gli attribuisce Talbot. In un ologramma vengono registrati tutti i raggi di luce che attraversano la lastra fotografica in un modo dettagliato che comprende la direzione in cui questi viaggiano.
Quando l'ologramma viene illuminato in modo opportuno, questi raggi vengono riprodotti e noi vediamo l'immagine di ciò che stava dietro la lastra. Ma non è vero che l'immagine è contenuta nella sua interezza in ogni elemento della lastra. Ogni elemento contiene solo i raggi che passavano di lì, e anche se, con opportune contorsioni, posso guardare buona parte dell'immagine muovendo l'occhio (come quando sbircio da uno spioncino) vedo comunque solo l'immagine presente da quel punto di vista.
Gli altri elementi della lastra contengono l'immagine vista da punti di vista differenti che sono appunto immagini differenti, anche se non di molto. E se il frammento di lastra è troppo piccolo non contiene che un'immagine sfumata, sfuocata, di quella originale. Se volessi guardare con un binocolo un panorama olografico, avrei bisogno di un frammento di lastra grande almeno come le lenti del binocolo.

Il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, ha utilizzato il paragone con un ologramma, in un contesto completamente differente, per tentare di spiegare come funzioni la memoria. In questo caso il paragone serve a indicare che i singoli ricordi sono sparsi su aree del cervello estese, che funzionano in modo coordinato. Ma anche qui non credo proprio che Pribram sostenga che ogni neurone contenga tutti i ricordi o che le sue teorie abbiano qualcosa a che fare con la meccanica quantistica. Inoltre l'analogia, per quanto utile come quadro interpretativo, non può essere spinta troppo in là. Il cervello infatti ha meccanismi che sono comunque molto differenti da quelli fisici di un ologramma.

Ancora Talbot dimostra di non capire granchè di come funziona un ologramma quando afferma che questi consentono densità di informazione elevatissima. In realtà un ologramma contiene la stessa quantità di informazione di un'immagine tradizionale, il vantaggio delle memorie olografiche, proposte per i computer, sarebbe quello di poter immagazzinare informazione in un volume, anziché in una superficie come accade per esempio in un disco di computer. Ma il salto di qualità, per così dire, avviene quando Talbot mette insieme queste due ipotesi, collegate solo dalla parola "olografico": siccome la memoria, e quindi il cervello è olografico, allora è lui che agisce, interpretandolo e costruendo la realtà sensibile, sul super-ologramma che sottostà alla realtà sensibile, che in realtà non esiste. Saremmo "una sorta di ricevitori che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma." Le percezioni extra sensoriali, le esperienze di pre-morte, gli stati alterati di coscienza sarebbero situazioni in cui la mente olografica accede a livelli differenti del super-ologramma. Siccome tutto è collegato, allora telepatia, chiaroveggenza, esperienze extra-corporee sarebbero possibili.
Siccome la realtà è solo immaginata, diventerebbe possibile modificarla cambiando il nostro livello di percezione. Anzi, sarebbe la mente a creare l'illusione di un corpo, di un cervello fisico che la contiene. Potremmo modificare il nostro corpo, e quindi determinare la nostra salute, cambiando con la mente il nostro ologramma corporeo.

Niente di tutto questo è ovviamente dimostrato. Il libro contiene una lunga serie di eventi aneddotici, molti dei quali già abbondantemente analizzati e smontati da indagini serie. Si va dai classici cucchiaini piegati, oramai parte del repertorio di qualsiasi prestigiatore, a esperienze di incredibili sciamani in grado di far sparire e riapparire un intero boschetto. Purtroppo basta che i racconti originali siano riferiti con la fedeltà con cui sono riportati i risultati di Aspect o le idee di Pribram per garantirne l'assoluta inaffidabilità.


Insomma, l'idea di un universo olografico rappresenta un buon esempio di come delle idee vaghe, paragoni utilizzate da scienziati seri per cercare di fornire un quadro interpretativo a concetti differenti, possano essere presi da gente che non li ha capiti, stravolti e forzati a dire cose che non hanno senso, considerati come teorie scientifiche e non come idee guida, e infine collegati a idee del tutto differenti per sostenere idee preconcette e completamente campate in aria.


Fonte:  Chiedi a Ulisse

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