Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 22:16

Quello degli Elohim è un tema che ha aperto innumerevoli dibattiti. Le informazioni sugli Elohim spesso sono confuse, legandosi a discorsi che vanno dall’ufologia all’ambito religioso; le definizioni tendono ad essere contorte, li descrivono come “archetipi della storia” oppure “entità multidimensionali legate all’elemento luce”: definizioni che lasciano molti dubbi. Proprio per questo è interessante cercare di dare un senso a tutto ciò e chiarire le informazioni che abbiamo.

La parola ebraica “Elohim”, in realtà, vuole solo dire “dio” o divinità. Se sia singolare o plurale, però, è difficile da dire, infatti anche su questo dettaglio è aperto il dibattito.
Secondo alcune teorie, gli Elohim sono entità provenienti dallo spazio, quindi degli extraterrestri, dotati di grandi capacità intellettive e di un alto livello spirituale.
Nel mondo, diversi individui considerati “contattasti” hanno affermato di avere rapporti con queste entità aliene. Tra i più famosi c’è sicuramente il francese Claude Virilhon, che fondò il Movimento Raeliano (vedere articolo MOVIMENTO RAELIANO ED ELOHIM). Virilhon sostenne di essere in contattato con gli Elohim, che gli fornirono importanti informazioni sull’origine dei terrestri: essi crearono ogni forma di vita sulla Terra attraverso l’ingegneria genetica.
Anche in Italia un uomo si è fatto avanti per affermare di essere entrato in contatto con gli Elohim, ed il suo nome è Eugenio Siragusa. Stando alle affermazioni attribuite a Siragusa, questi alieni sono in possesso di informazioni molto importanti, su com’è avvenuta la formazione del nostro Sistema Solare e come si è evoluta la vita sulla Terra. Inoltre, gli Elohim hanno affermato di non condividere le nostre idee sullo spazio e sul tempo, in quanto si spostano in dimensioni spazio/temporali diverse dalla nostra. Anche in questo caso, gli Elohim avrebbero dichiarato di aver contribuito alla creazione della vita sulla Terra e di essere gli Dei della storia.

Insomma, tutte affermazioni che danno ancora più forza alla teoria per cui gli extraterrestri hanno creato l'homo sapiens unendo il DNA dell’homo erectus al loro. Il legame tra religione ed ufologia potrebbe essere estremamente profondo (vedere articolo RELIGIONE ED UFOLOGIA), ed un interessante punto in comune tra varie teorie e testimonianze, inoltre, è quello di un possibile ritorno degli Elohim sulla Terra.

Il 13 dicembre 1973 Rael, a quell'epoca giornalista in Francia, venne
contattato da un visitatore proveniente da un altro pianeta che gli
chiese di costruire un'Ambasciata per accogliere questi esseri al loro
ritorno sulla Terra.

L'extraterrestre era alto circa un metro e venti, aveva lunghi capelli
neri, occhi a mandorla, carnagione olivastra e trasmetteva armonia ed
umorismo. Egli disse a Rael:

"noi siamo quelli che hanno creato la vita sulla Terra,"
"ci avete scambiato per Dei"
"noi siamo all'origine elle vostre principali religioni"
"Adesso che siete abbastanza maturi da comprendere tutto ciò,
vorremmo stabilire un contatto ufficiale attraverso un'Ambasciata"


I MESSAGGI

I messaggi dettati a Rael spiegano come la vita sulla Terra non sia il
risultato di un'evoluzione casuale, e neanche l'opera di un "Dio"
soprannaturale. Essa è una creazione deliberata, voluta da un popolo
scientificamente avanzato che, attraverso l'utilizzo del DNA, ha creato
gli esseri umani letteralmente a propria immagine. Possiamo definire
questo processo creativo come "creazionismo scientifico". Riferimenti a
questi scienziati ed alla loro opera, come pure al loro simbolo
dell'infinito, si possono trovare nei testi antichi di molte culture.
Per esempio nella Genesi, il resoconto biblico della creazione, la
parola "Elohim" è stata tradotta erroneamente con la parola "Dio" al
singolare, ma questo termine è invece un plurale che significa "coloro
che sono venuti dal cielo".

Pur lasciando la nostra umanità progredire da sola, gli Elohim
mantennero il contatto con noi attraverso i profeti, inclusi Buddha,
Mosè, Gesù e Maometto. Tutti questi messaggeri del passato furono
scelti ed istruiti da loro. Il compito dei profeti era di educare
progressivamente l'umanità attraverso i messaggi che essi insegnavano,
adattati di volta in volta alla cultura ed al livello di comprensione
del tempo. Essi dovevano anche lasciare una testimonianza
dell'esistenza degli Elohim, perché così, quando saremmo stati
abbastanza progrediti scientificamente per comprendere, avremmo potuto
riconoscerli come nostri creatori ed esseri umani proprio come noi.

L'AMBASCIATA

Ora che l'uomo ha messo piede sulla luna ed i nostri scienziati stanno
creando la vita attraverso la sintesi del DNA, siamo finalmente in
grado di comprendere i nostri creatori scientificamente, invece di
mistificarli ed adorarli stupidamente. Per questa ragione gli Elohim
hanno contattato il giornalista francese Rael. Essi gli hanno chiesto
di far conoscere il loro messaggio finale a tutto il mondo e di
costruire per loro un'ambasciata dove essi si incontreranno
ufficialmente con noi e con i governi del nostro pianeta.

libri di Rael in e-book gratuito, formato pdf.
http://www.rael.org/italian/index.html

 

  

 

Nei "jewish UFO files", i racconti ebraici delle origini, abbondano i riferimenti ad apparizioni UFO nel Medioriente antico. Molte altre apparizioni, decontestualizzate, rilette in chiave mistica ed inserite in un contesto biblico a posteriori, potrebbero celare nuovi sconcertanti episodi.

Pur non appartenendo tutti alla tradizione ebraica, i cosiddetti "vangeli apocrifi" (cioè quelli non riconosciuti come canonici dalla versione dei Settanta) mostrano spunti assai interessanti per gli studiosi di ufologia; va altresì sottolineato che negli ultimi decenni è parere di una élite di studiosi internazionali che almeno il 90% degli scritti neotestamentari rinnegati dalla Chiesa possa godere di una credibilità pari a quella degli scritti ufficializzati. Una simile presa di posizione ha acceso in passato aspre diatribe, e non è un segreto che i vari testi apocrifi, come i Rotoli del Mar Morto esposti negli anni Novanta sia nei musei americani che vaticani, siano stati volutamente celati per molti anni, affinché non ne venisse divulgato il contenuto, esplosivo per gli uni, eretico e deviante per gli altri.

Occorre anche sottolineare che molti di questi testi, che rivelano presunte predicazioni di Gesù o riscrivono molti episodi cronachistici neotestamentari, sono stati effettivamente inventati di sana pianta o inquinati, anche a più riprese nel corso dei secoli con cancellazioni ed aggiunte, da gruppi gnostici e filosofici che nulla avevano a che spartire con l'ebraismo delle origini (esistono addirittura vangeli neoplatonici e musulmani). Le dottrine in essi contenute venivano solitamente attribuite a Gesù per conferire loro maggior credibilità. Aldilà di queste mistificazioni evidenti, non si può peraltro escludere che alcuni episodi cronachistici, come certe apparizioni di nubi volanti o certe "apparizioni", venissero propagandate proprio in questi scritti, ma inserite in un contesto religioso, in quanto interpretate come-manifestazioni soprannaturali.

 

 

http://reffbux.com/izWXf

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
27 settembre 2013 5 27 /09 /settembre /2013 22:01

Per la serietà e la sicurezza delle vedute, per una preparazione veramente particolare in fatto di tradizioni religiose, miti e simbolismi e specialmente di dottrine orientali, per una costante cura nell’affrontare tutti i dettagli pur mantenendo sempre un punto di vista di sintesi, l’opera del Guénon non è da paragonarsi a quella di altri che hanno trattato problemi consimili.

La posizione del Guénon è una posizione di blocco. Si tratta di accettare o meno un dato sistema di riferimento: ma aderendovi è difficile non seguirlo nelle deduzioni che ne trae.

I vari libri del Guénon obbediscono ad un piano prestabilito, che essi vanno ordinatamente svolgendo, il compito iniziale è puramente negativo e se ne può chiarire il senso come segue. Chiuso nella tenaglia del materialismo, l’Occidente negli ultimi decenni è stato preso da un èmpito confuso verso qualcosa di «altro», non sapendo però giungere che a forme equivoche, superstiziose e inconsistenti le quali, contraffacendo la vera «spiritualità», hanno costituito, alla fine, un pericolo altrettanto reale quanto quello del materialismo contro cui erano partite. È così che il Guénon, per primo, ha creduto opportuno prendersela con i «neospiritualismi» più in voga, eseguendone una demolizione sistematica e, a nostro avviso, salutare.

 

Primo a cadere sotto i suoi colpi è stato lo spiritismo. Il suo libro L’Erreur Spirite, del 1923, merita veramente di esser letto, perché in nessun altro si trova una mise au point del genere. Bisogna, a questo proposito, comprendere l’attitudine del Guénon: egli non contesta la realtà dei fatti, ritenendosi anzi fondato ad ammettere molto più di quel che non possa qualsiasi spiritista. Quel che egli afferma, conformandosi all’opinione di chi, come gli Orientali, purtuttavia erano così addentro in fatto di fenomeni psichici – quel che egli afferma è che tali fatti (medianità, ecc.) non hanno nessun valore spirituale; che ogni interesse extrasperimentale per essi è malsano e incentivo di degenerescenza; che l’ipotesi spiritica oltre che arbitraria, è in sé stessa contraddittoria e che è soltanto aberrante la pseudoreligione che in certi ambienti ne deriva. Spiragli oltre il «normale» possono pur aprirsene, ma con ben altri metodi e con ben altra attitudine interiore, se si deve parlare di «spiritualità».

Il secondo colpo cade sulla teosofia anglo-indiana e le sue derivazioni più o meno «occultistiche», per le quali vien proposto il termine di «teosofismo» (Le Théosophisme. Histoire d’une pseudo-réligion, 1921). Il Guénon si dimostra terribilmente informato di tutti i retroscena privati del movimento. Simultaneamente, se pur non sistematicamente (e per questo il primo volume è migliore), egli si dà a mostrare quanto, nel teosofismo, si risolva in una morbosa divagazione di menti confuse, mista a singolari travisamenti di dottrine orientali per opera dei peggiori pregiudizi occidentali. Ed anche qui, come l’antispiritismo del Guénon, non vuol dire filisteismo materialista, ma proprio il contrario, così pure il suo antiteosofismo parte unicamente dal bisogno di difendere certe posizioni e dottrine spirituali e tradizionali a cui lo stesso teosofismo vorrebbe rifarsi, non giungendo invece che a delle contraffazioni più dannose.

Ma l’opera negativa del Guénon non si arresta a tanto. Dopo le velleità «neospiritualiste» ecco che l’intera cultura dell’Occidente diviene l’oggetto dei suoi attacchi (Orient et Occident, 1924; La crise du monde moderne, 1927; ed anche: Introduction générale à l’étude des doctrines hindoues, 1921). Più semplicemente, si tratta di ciò a cui l’Occidente ha dato luogo partendo, ad un dipresso, dall’Umanesimo e dalla Riforma. Guénon non esita a riconoscere la perversione più completa di ogni ordine ragionevole di cose. Per chi voglia seguire il Guénon, qui il terreno comincia a farsi difficile, perché difficile, per i più, è il rendersi conto del punto di riferimento assunto dall’ autore.

Il Guénon sostiene che la causa della crisi del «mondo moderno» risiede principalmente in un perduto contatto con la «realtà metafisica» e nel conseguente estinguersi di tradizioni che avessero il deposito di un corrispondente corpus di principi di valori e di insegnamenti.

Per la comprensione del termine «realtà metafisica» come l’usa Guénon, è d’uopo retrocedere a dottrine «premoderne» e «superare», nell’opinione della moderna filosofia: alla scolastica, per esempio, o a Plotino o alle grandi scuole speculative orientali. Di là da tutto ciò che è spaziale e temporale che è soggetto a cangiamento, che è intriso di particolarità, di individualità e di sensibilità, esisterebbe un mondo di essenze intellettuali, ma non come ipotesi o come astrazione della mente, sibbene come la più reale delle realtà. L’uomo potrebbe «realizzarlo», cioè averne un’esperienza diretta così certa, come quella datagli dai sensi fisici, quando riesca ad elevarsi ad uno stato «soprarazionale» di «intellettualità pura», cioè ad un atto trascendente dell’intelletto scisso da ogni elemento propriamente umano, psicologistico, affettivo-soggettivo e così pure «mistico» e individualistico; ed è in relazione a ciò, e non nel riferimento ad una speculazione filosofica, che viene usato il termine: «metafisico».

Cose, come ognuno vede, tutt’altro che nuove. Ma il Guénon a priori si dichiara avversario irriducibile di tutto ciò che è «nuovo» e «moderno»; e nell’idea che l’esser «originale» e «personale», anzi che l’esser vera, decida dell’importanza di una dottrina, egli accusa una delle più singolari deviazioni della mentalità contemporanea.

Dal contatto con la «realtà metafisica» l’uomo, come si è detto, ricaverebbe un insieme di principi, che renderebbero possibile una visuale non-umana per considerare e ordinare le cose umane: avrebbe dei punti fermi, da cui per adattazione ai vari piani potrebbero esser dedotti principi per conoscenze particolari e varie, ma sempre ordinate «gerarchicamente» intorno ad un asse unico sovrannaturale. Questo, per il Guénon, sarebbe stato il carattere delle «scienze tradizionali» conosciute negli antichi cicli di cultura, in opposto alle scienze moderne, induttivo-esterioristiche, particolaristiche, prive di un punto unitario di riferimento, incapaci di conoscere oltre che di «sapere», puramente «profane».

D’altra parte, trasportata sul piano dell’azione, la «conoscenza» relativamente alla «realtà metafisica» darebbe dei punti di vista superiori, dei principi per dirigere gli interessi terreni, per inquadrare le attività mondane, per prolungare, insomma, la «vita» in qualcosa che è più che «vita».

E a questa seconda applicazione non va dato un valore puramente ideale o contrappuntistico: ciò che non comincia né finisce nell’elemento «uomo», proietta dei precisi rapporti di distinzione e di «dignità» nelle forme di vita; e così nasce la possibilità di quella «gerarchia», che antiche organizzazioni sociali conobbero: nell’India, nell’Estremo Oriente, anche nei centri paleomediterranei sino a quel medioevo cattolico-feudale al quale il Guénon, rivendica uno speciale significato di valore. Invece che un gioco di forze esterne, sarebbe dunque stata l’azione universale e, diciamo così, «catalittica» della «conoscenza metafisica» a instaurare simili strutture d’ordine sin nella vita concreta e politica.

Per la sua natura non-umana, una tale «conoscenza» avrebbe un carattere universale, di una universalità concreta basata sopra un’esperienza trascendente, ripetiamolo, e non astratta o comunque razionale. E come secondo antiche teorie, la potenza del fuoco esisterebbe sempre e ubiqua, per quanto non si manifesti visibilmente che quando siano presenti dati determinismi e ora sotto questa o quella forma contingente, così pure la conoscenza metafisica avrebbe per sue manifestazioni il corpus degli insegnamenti di varie tradizioni e religioni, varie secondo il tempo e il luogo, ma pure riconducibili all’«invariante» di una Tradizione unica o «primordiale», espressione, questa, da prendersi però non in senso temporale e storico, ma in senso metafisico e spirituale.

Dall’Umanesimo in poi, il Guénon vede costituirsi una cultura «involutiva» in quanto basata unicamente sull’«umano». Sono le facoltà razionali che prendono il posto dell’«intellettualità pura»: l’astrazione filosofica si sostituisce alla conoscenza metafisica, l’immanenza alla trascendenza, l’individuale all’universale, il movimento alla stabilità, l’antitradizione alla tradizione. Simultaneamente il polo materiale e pratico della vita si ipertrofizza, si ispessisce, prende la mano su tutto il resto. Nuove manifestazioni dell’«umano», il moralismo, il sentimentalismo, l’esaltazione dell’«io», dell’incomposto agitarsi (attivismo), della tensione senza luce («volontarismo») balenano dappertutto nel mondo moderno, fra una completa mancanza di «principi», fra un caos sociale e ideologico, fra una contaminazione mistica della «vita» e del «divenire» che batte il ritmo ad una specie di corsa verso l’abisso, sotto il cielo arimànico di una grandiosità puramente meccanica e materialistica. E dall’Europa il male si estende altrove come una nuovissima barbarie: l’antitradizione insinua dappertutto il suo standard of living, «modernizzando» quelle civiltà che, come l’Islam, l’India e la Cina, sia pure in lontani riflessi ancora conservano valori dell’altro ordine. Onde – giustamente, a parer nostro – il Guénon dice contro Massis che, se mai, non di un «pericolo orientale» per l’Occidente, bensì di un «pericolo occidentale» per l’Oriente si deve parlare. E gli scatti di reazione, si è visto già dove conducono, in Occidente: sono le deviazioni neospiritualistiche e spiritistiche che esse stesse, riflettono la tirannia delle facoltà infraintellettuali e l’incomprensione per una realtà che si può esser talvolta mostrata, per spiragli luciferinamente socchiusi. E quand’anche non si tratti di teosofismi, spiritismi e simili, la stessa riviviscenza cristiana in sette e in «ritorni» è la più lontana di tutto dal senso di quel severo contenuto di conoscenza ascetica e simbolica, che attraverso il cristianesimo, potrebbe condurre ad un rinnovato contatto con la «realtà metafisica» e con la «Tradizione», al titolo di una liberazione e di una reintegrazione dell’io.

Il panorama dell’«età moderna» si presenta dunque al Guénon in modo non troppo luminoso. Né egli ammette transazioni: dice no allo spirito occidentale preso in blocco e dubita che si sia ancora in tempo per arrestare la corsa che forse già precipita verso un epilogo di catastrofe. Ad ogni modo, a ciò si richiederebbe anzitutto formare delle élites, nelle quali si ridesti il senso della realtà metafisica. Ma fra queste élites (che, fra l’altro, potrebbero già esistere, più o meno fra le quinte) e le grandi masse della società moderna, come si può pensare che si stabilisca una comunicazione? E allora, anche fatto questo passo, la «Tradizione», in senso grande, non resterebbe nuovamente un problema?

Il tentativo di partire da una delle tradizioni ancora esistenti e da là procedere per «integrazione», forse avrebbe migliori possibilità. A questo riguardo, lo sguardo del Guénon si è portato sul cattolicesimo. Egli, come si è detto, ritiene che, più di ogni altra, la tradizione cattolica abbia avuto in Occidente il deposito della «Tradizione primordiale»: deposito anzitutto ricevuto in una forma religiosa e poi, al giorno d’oggi, passato allo «stato latente» come corpo di simboli e di dottrine, nella cui comprensione non entra ormai niente più di metafisico. Occorrerebbe invece che nel cattolicesimo si formasse una élite capace di tanto; e alla reintegrazione, secondo il Guénon, potrebbe servire la conoscenza di dottrine orientali che, come quella vedantina di cui il Guénon ha dato una buona esposizione: L’homme et son devenir selon le Vedanta, 1925, conserverebbero tuttora l’insegnamento «ortodosso» in una forma più pura e più metafisica. Allora il cattolicesimo potrebbe rianimarsi e costituirsi come un principio positivo contro la crisi del mondo moderno.

Quanto siano chimeriche speranze del genere, qui non staremo a rilevarlo: e il Guénon lascia quasi comprendere una certa sua delusione dopo certe «esperienze» personali in proposito. Ma, in ogni caso, resterebbe questo problema: sino a che punto lo stesso cattolicesimo, anche così reintegrato, si può pensare che possa riorganizzare nell’unità di una Tradizione universale il mondo moderno? Come «base», non bisogna illudersi: il cattolicesimo ormai è estraneo al centro del mondo moderno: ed anche là dove ancora domina, il suo dominio è tutto in superficie e non impedisce che la direzione principale della vita e degli interessi miri a tutt’altra cosa, sia laica e antitradizionale.

Diciamo di più: la stessa comprensione della realtà metafisica, come il Guénon la presenta, è tale da essere essa stessa in contrasto con lo spirito dell’Occidente non pure post-umanistico, ma altresì classico, nordico-germanico, ellenico; onde il Guénon deve forzatamente vedere una via senza uscita e ridursi ad un verdetto di condanna privo di effetti. Tuttavia ci si può chiedere: il modo con cui il Guénon concepisce il metafisico è forse l’unico possibile e legittimo?

Qui siamo al punto fondamentale ove la cinta di difesa del Guénon lascia una zona scoperta. Si è che il termine di «intellettualità pura» usato dal Guénon per l’organo della «conoscenza metafisica» cela un equivoco, anzi un paralogismo, perché effettivamente esso vuol dire «realizzazione» e ogni «realizzazione» comprende due aspetti, due possibilità che sono: azione e contemplazione. Il Guénon surrettiziamente identifica il punto di vista metafisico con quello in cui la contemplazione domina sull’azione, laddove è di uguale dignità l’altro, in cui l’azione invece domina sulla contemplazione e viene a fornire essa stessa una via e una testimonianza della trascendenza, così come nelle tradizioni di sapienza eroica degli kshatriya (guerrieri) conosciute dallo stesso Oriente, se pure in frequente contrasto con quelle più predominanti dei brahmana, alle quali si rifà l’attitudine del Guénon. Ma dal punto di vista brahmano, l’antitesi con l’Occidente si fa aspra ed irriducibile, perché lo spirito dell’Occidente ha appunto una tradizione essenzialmente guerriera, epperò rivela possibilità di latenti vie di reintegrazione solamente quando gli si vada incontro partendo dai principi e dalla comprensione del metafisico che sono propri ad una sapienza guerriera: e quei valori occidentali, come quelli dell’affermazione individuale, della pluralità, della libera iniziativa e dell’immanenza, più che negazione, apparirebbero come elementi allo stato materiale da elevare ad un piano spirituale, secondo l’anima di una tradizione veramente occidentale, cioè guerriera.

Si può dunque dire che l’opera del Guénon è positiva nella sua parte negativa e negativa nella sua parte positiva, perché qui la sua leva manca del punto d’appoggio necessario per poter agire su quella realtà, su cui vorrebbe agire. È invece comprendendo la radice guerriero-eroica che tuttora sta dietro alle forme oscure del mondo moderno e mostrando per quale via si possa liberarla da tale piano e condurla a riaffermarsi in un ordine superiore – quelle antiche tradizioni, in cui l’Eroe, il Signore e il Re apparivano simultaneamente come portatori di valori e di influenze non-umane potrebbero, a questo proposito, insegnarci più di una cosa – che si può giungere in Occidente a qualcosa, più che ad una sterile negazione, che ne disconosce la fisionomia.

A Guénon resta comunque il merito di aver affermata la necessità del ritorno ad un punto di vista «non-umano» nel senso più integrale, chiaro e virilmente ascetico e soprarazionale del termine: giacché questo è il principio, ciò che, anzitutto, importa e senza di cui il problema dello spirito moderno sarebbe condannato a rimanere tale.

* * *

Tratto dalla presentazione del volume Considerazioni sulla Via Iniziatica di René Guénon.

 

 

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/esoterismo/283-l-esoterismo-di-rene-guenon#.UkYCSkdH6po

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
25 settembre 2013 3 25 /09 /settembre /2013 22:04

La tesi di Biglino è quella che la creazione e tanti episodi biblici, per come sono presentati e simboleggiati nel catechismo e nella teologia ufficiale, non sono assolutamente corrispondenti al quadro reale. Ma attenzione. Questo non significa che la Bibbia dica delle storie. Anzi, per Biglino è una fonte storica autorevole e preziosa, al cui studio dedica il suo tempo, le cui descrizioni di fatti luoghi e dettagli è spesso avvalorata da quanto riportato in tavolette sumere, steli con geroglifici ed antichi codici.

Tornando al tema chiave per l'autore l'esperimento di ingegneria genetica sul dna che portò alla “creazione dell'uomo moderno” fu operato da entità aliene circa 4500 anni prima della nascita di Cristo. Insomma Jahweh è il creatore del mondo ma solo uno dei tanti elhoim che controllava l'area mediorientale.

Riguardo alla vicenda della costola di Adamo, Biglino teorizza: «Prelevarono qualcosa dal fianco e chiusero la carne. Un fatto che parla di cellule staminali e clonazione che ha fatto sì che uomini-scimmia iniziarono a capire ordini e linguaggi trasformandoli in una sorta di operai massa». Solo in questo modo si spiegherebbe l'incredibile salto di conoscenza che portò in breve tempo alla costruzione di monumenti come le piramidi (che potrebbero essere dei catalizzatori di energia).

Se leggessimo la storia dell’umanità a ritroso, vedremmo i resoconti storici sfumare nell’indefinito e nel paradossale man mano che penetriamo in epoche antiche, fino al punto in cui la razionalità smette di accettare i fatti come sono presentati nei testi: in modo assolutamente arbitrario allora, decide che quella non è più storia ma mitologia.
Non può esserci distorsione più grande di questa quando ci confrontiamo con delle fonti antiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se leggessimo la storia dell’umanità a ritroso, vedremmo i resoconti storici sfumare nell’indefinito e nel paradossale man mano che penetriamo in epoche antiche, fino al punto in cui la razionalità smette di accettare i fatti come sono presentati nei testi: in modo assolutamente arbitrario allora, decide che quella non è più storia ma mitologia.
Non può esserci distorsione più grande di questa quando ci confrontiamo con delle fonti antiche.

 

Un occasione per conoscere Mauro Biglino

 

 

 

 Mauro Biglino il prossimo ospite di "Border Nights", in onda martedi 1 ottobre dalle 22 all'1 su Web Radio Network (www.webradionetwork.eu) Per le vostre domande scrivete entro venerdi sera a bordernights@virgilio.it Oltre che in diretta web su Wrn (www.webradionetwork.eu) La trasmissione andrà in contemporanea fm su Radio Sicilia Avola, Radio Rcs e Radio Raffaella Uno. Studioso di storia delle religioni è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collaborazione che si è conclusa una volta iniziata la carriera da scrittore in cui porta alla luce le sorprendenti scoperte fatte in 30 anni di analisi dei cosiddetti testi sacri che da sempre sono state omesse. Da oltre 10 anni si occupa inoltre di Massoneria in quanto riconosciuta come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nella storia dell’occidente. “Il Dio Alieno della Bibbia” è il suo quarto libro preceduto dal libro rivelazione “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”, “Resurrezione Reincarnazione”, “Chiesa Romana Cattolica e Massoneria”.

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
24 settembre 2013 2 24 /09 /settembre /2013 21:47

Aumentano le evidenze scientifiche dell'esistenza di un "sesto senso". Sono moltissimi i casi di persone che hanno avuto una esperienza di pre-morte; per esempio il signor Pam Reynolds che abita ad Atlanta. Nel 1991 Reynolds ha subito un intervento chirurgico per un aneurisma cerebrale. La procedura richiesta era quella di drenare tutto il sangue dal suo cervello. Reynolds è stato tenuto in stato di morte cerebrale da parte del team chirurgico per ben 45 minuti. Pur essendo clinicamente morto, quando Reynolds è stato rianimato ha descritto alcune cose incredibili. Ha raccontato dell’incontro con i parenti defunti e riferito, nei minimi particolari, come era avvenuta la sua operazione, compresa l’apertura del suo cranio con una sega. Anche se notevole, l’esperienza di Reynolds non è l’unica ed anche la scienza sta cercando di capirci. Due diversi esperimenti sono stati condotti nel 2007 in base all’esperienza di Reynolds. Ma possono spiegare le esperienze NPE (Near Death Experience ) o OBE (Out of Body Experience) quanto succede in questi casi? Ben il 18% delle persone riportate in vita dopo un attacco di cuore ha detto di aver avuto una NDE. Mentre per la religione la cosa può non sorprendere, per la scienza non è concepibile che un cervello morto possa continuare a vivere ed a riportare perfettamente dei ricordi.

esperienze-di-pre-morte

 

 

Uno scienziato britannico afferma che vi sono convincenti evidenze che una porzione significativa della popolazione possieda poteri psichici. L'Associazione britannica per l'Avanzamento della Scienza ha detto che un numero notevole di esperimenti sostiene la teoria del "sesto senso"- un'abilità che può avere le sue radici nel nostro passato, quando sentire la presenza di un predatore era questione di vita o di morte.

L'idea che la gente sia capace di poteri paranormali, come premonizioni, telepatia, e viaggi fuori dal corpo è sostenuta da una nuova ricerca dell'Istituto di Psichiatria, che suggerisce che la mente umana può esistere fuori dal corpo come un specie di campo magnetico impercettibile. La ricerca è condotta dal Dr Peter Fenwick, un neuro-psichiatra dell'Università Londinese, che ha appena completato un esame su pazienti cardiopatici che hanno avuto una NDE dopo che i loro cuori avevano cessato di battere.

"Vi é convincente evidenza a sfida della teoria corrente che afferma che la coscienza può esistere solo all'interno del cervello e se vi può essere coscienza senza un'associata funzione cerebrale, ciò é enormemente importante per la nostra comprensione della mente".

Per la sua ultima ricerca sono stati intervistati 60 pazienti del Southampton Hospital nel reparto di cura coronarica dopo che un infarto aveva loro causato temporanea morte cerebrale. Sette hanno riportato esperienze di NDE - definite dalla caratteristica sensazione di lasciare il corpo, passare in un tunnel ed entrare in un'area di "amore, beatitudine e coscienza."

"E significativo che dopo un arresto cardiaco, si perde coscienza in otto secondi; in 11 le onde cerebrali divengono piatte, e dopo 18 non c'è nessuna possibilità per il cervello di creare un modello del mondo - così il cervello è come se fosse spento" ha dichiarato il Dr Fenwick.

"Ancora, ogni qualvolta abbiamo chiesto quando é avvenuta la NDE, i pazienti hanno detto che accade durante l'incoscienza. Se ciò è vero, la loro esperienza accadeva quando non c'era nessun flusso di sangue attraverso il cervello - e quindi la coscienza sembrerebbe esistere al di fuori del cervello."

Si potrebbe rilevare che le loro esperienze sono accadute nei pochi secondi intercorsi tra il ripristino delle funzioni del cervello ed il ritorno della coscienza. Ma una recente ricerca su un paziente negli Stati Uniti, dove tracce di attività elettrica nel cervello sono state attentamente monitorizzate, suggerisce che questo non é il caso.

"Questo ed altri studi evidenziano che la mente ed il cervello non sono la stessa cosa, sembra che la mente possa operare in parte aldifuori del cervello come una sorta di campo elettromagnetico, allo stesso modo in cui un televisore riceve i programmi attraverso l'etere. La domanda principale cui cerchiamo di rispondere è se la teoria del cervello-identità realmente tiene, sicché il prossimo passo è trovare più gente che ha avuto esperienze di premorte, ponendo simboli sul soffitto o sui muri della rianimazione e controllare se qualcuno può vederli."

Il Dr Fenwick ha detto che l'idea di una mente che esiste al di fuori del corpo, aiuta a spiegare la crescente mole di evidenza scientifica, tesa a dimostrare la veridicità dei fenomeni psichici. Per esempio, test condotti negli Stati Uniti, hanno mostrato che donne che cercavano di restare incinte con la fertilizzazione in-vitro, avevano il doppio delle probabilità di concepire se venivano loro indirizzate preghiere da gruppi di persone mai conosciute, distanti anche centinaia di chilometri.

Ed ecco uno stralcio di un altro articolo da Sightings di Jeff Rense sempre nella traduzione della Pagina degli amputati.

Dottori alla ricerca dell' anima trovano che c'é vita dopo la morte

Basato su interviste con sopravvissuti ada infarto nell'unità coronarica dell'Ospedale Generale di Southampton, lo studio é stato pubblicato nel 2001 sull'autorevole rivista medica "Resuscitation" (Rianimazione). Gli autori, il Dr Pietro Fenwick [neuropsichiatra, N.d.T.] consulente all'Istituto di Psichiatria di Londra, ed il Dr Samuele Parnia, un collega ricercatore, clinico ed archivista al Southampton Hospital, ribadiscono che c'e' bisogno di ulteriori ricerche.

Il Dr Parnia ha detto: "Queste persone avevano queste esperienze quando non ce lo saremmo aspettato, quando il cervello non dovrebbe essere capace di produrre processi lucidi e la formazione di ricordi duraturi. Il che potrebbe dare una risposta alla domanda se la mente o coscienza è prodotta davvero dal cervello o se il cervello è una specie di intermediario per la mente, la quale esisterebbe indipendentemente."

Il Dr Fenwick ha detto:"Se la mente e il cervello possono essere indipendenti, allora siamo portati a farci domande in merito alla sopravvivenza della coscienza dopo la morte. Ne nasce anche la domanda circa una componente spirituale degli esseri umani e su un universo che possiede uno scopo significativo piuttosto che un universo dominato dal caso."

Durante il periodo dello studio 63 pazienti con arresto cardiaco sono sopravvivuti ed essi sono stati intervistati entro una settimana. Di questi 56 non avevano nessuno ricordo del loro periodo d'incoscienza, un risultato che ci si sarebbe potuto aspettare in tutti i casi. Sette sopravvissuti, comunque, avevano ricordi, ma solo quattro hanno superato la scala Grayson, ovvero i severi criteri medici per stimare le esperienze di pre- morte.

Questi quattro hanno parlato di sentimenti di pace e di gioia mentre il tempo scorreva a velocità maggiore, che i loro sensi erano più intensi ed anche di aver perso la consapevolezza di avere un corpo, di aver visto una luce brillante, di entrare in un altro mondo, di aver incontrato un essere mistico e dell'arrivo ad un "punto di non ritorno."

Tre di loro si sono descritti come anglicani non-praticanti, mentre il quarto era un "tiepido" cattolico. Esaminando l'archivio medico, i ricercatori hanno detto che l'affermazione di molti critici, che cioé le esperienze di pre- morte fossero il risultato del crollo delle funzioni del cervello causato dalla mancanza di ossigeno, é molto improbabile. Nessuno di quelli che hanno subìto l'esperienza aveva bassi livelli di ossigeno.

I ricercatori hanno anche potuto escludere che fossero imputabili a combinazioni insolite di medicinali, perché la procedura di rianimazione nell'unità coronarica dell'ospedale era la stessa in ogni caso.

Il Dr Parnia, che ha fatto pratica con i Colleghi della scuola medica alla St Thomas' University di Londra, ha detto: "Ho cominciato come scettico, ma su tutto ha pesato l'evidenza, ora penso che c'è qualche cosa che continua ad esistere. Essenzialmente, si ritorna alla domanda se la mente, o la coscienza, siano prodotte dal cervello. Se possiamo verificare che la mente è prodotta dal cervello, non penso ci sia qualcosa dopo che moriamo perché essenzialmente siamo esseri consapevoli."

"Se, al contrario, il cervello è come un intermediario delle manifestazioni della mente, agendo come un televisore, nel trasformare le onde presenti nell'aria in un quadro o in un suono, possiamo dimostrare che la mente è ancora là dopo che il cervello è morto. E' questo ciò che credo che indichino queste esperienze di pre- morte."

Christopher French, un Dottore in psicologia al Goldsmiths College presso l' Università di Londra, ha detto che non aveva esaminato il nuovo studio, ma è rimasto scettico. "Le NDE POTREBBERO indicare che l' anima o la mente lascino il corpo, ma potrebbero essere solo il tentativo del cervello di spiegarsi un evento molto insolito".

Fonte:
http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/09/medici-britannici-nde.html

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
11 settembre 2013 3 11 /09 /settembre /2013 22:07

Divaldo Pereira Franco è nato il 5 maggio 1927 a Feira de Santana, nello Stato di Bahia. Quando era bambino, l'amicizia sincera con un piccolo Spirito ha rallegrato i suoi giorni. Era l'indigena Jaguaruçu, che vuol dire "Giaguaro Grande". Lei andava a giocare con Divaldo nel cortile di casa sua tutti i giorni.

Divaldo ha frequentato la Scuola Normale Rurale di Feira de Santana, ricevendo il diploma di professore di Scuola Elementare nel 1943.

Spiritista convinto, ha fondato il Centro Spiritico Cammino della Redenzione il 7 settembre 1947. Due anni dopo ha iniziato il compito della psicografia. Diversi messaggi furono scritti attraverso lui. Sotto l'orientamento dei Benefattori Spirituali ha custodito quello che ha scritto, finché ha ricevuto la raccomandazione di bruciare questi scritti, in quanto erano semplici esercizi. Col tempo, vennero nuovi messaggi, firmati da diversi Spiriti, tra cui Joanna de Ângelis, che per  molto tempo si è presentata come "Uno Spirito Amico". Nel 1964, Joanna de Ângelis scelse tra i suoi messaggi, riunendone alcuni nel libro "Messe d'Amore" che diventò il primo libro psicografato da Divaldo. Attualmente il medium ha più di 240 titoli pubblicati, inclusi quelli biografici che trattano della sua vita e delle sue opere.

Oltre che per la psicografia, Divaldo fu riconosciuto uno dei maggiori oratori spiritisti dell'attualità e il maggiore divulgatore della Dottrina Spiritica. Questo lavoro, iniziato 60 anni fa, portò Divaldo Franco nei paesi più lontani del mondo. Così, superò le 11000 conferenze in più di 2000 città in Brasile e in 63 Paesi diversi.

Nel 1952 fondò a Salvador, insieme a Nilson de Souza Pereira, la "Mansão do Caminho", istituzione che accoglie ed educa bambini, sotto il regime di focolari sostituti e che oggi è un complesso di educazione che accudisce ogni giorno 3000 bambini e giovani di famiglie con basso reddito. Divaldo ha attualmente più di 600 figli adottivi e più di 200 nipoti. La maggior parte di loro mantiene rapporti con Divaldo e Nilson.

Il suo lavoro per la pace mondiale lo distingue in Brasile e all'estero.

 

Dal libro "Risveglio verso la felicita" Divaldo Pereira Franco, spirito Joanna di Angelis:

 

Tre nemici 

 

Il  messaggio della Vita è armonia.

Ovunque smuove I'equilibrio che deriva dalle Leggi Cosmiche.

La creatura umana è predestinata all'amore, percorrendo il sentiero dell'ordine per raggiungere le aree del benessere.

Nello svolgimento delle attività a cui si dedica é spesso sorpresa dalla fatica del lavoro e della lotta.

Se si abbandona allo scoraggiamento, smette di crescere.

Se si permette I'amarezza, s 'intossica.

Se si abbandona alla violenza, perde I'armonia e impazzisce.

La condotta raccomandata é quella che deriva dalla vigilanza che si mantiene sempre attenta ai primi segni di squilibrio, ristabilendo cosi immediatamente il ritmo dell'azione.

Pertanto é indispensabile rimanere in sintonia con iI Pensiero Universale, che vibra in tutte le parti, mantenendo la fiducia in Dio e imparando con iI tempo le preziose lezioni dell'equilibrio.

L'apporto della preghiera, la meditazione e le discipline morali completano iI quadro terapeutico per la conservazione della salute spirituale.

Numerosi avversari lavorano contro la pace.

Ne individuiamo tre, che sono crudeli, per la perfidia dei mezzi di cui si servono.

Appaiono quando meno ci si aspetti e assumono atteggiamenti di minaccia che finiscono per generare squilibrio, portando al fallimento.

Sentimenti nobili, forti capacità di lotta, spiriti coraggiosi, quando raggiunti da essi, cadono rovinosamente, lasciando tristi macerie dove prima agivano con gioia.

Hanno un potere di contaminazione simile a quello di un gas velenoso e, prima che I'individuo se ne renda conto, é già infetto e si libera della presenza nociva dei suoi invasori solo dopo molti sforzi.

Sottili o violenti, utilizzano cattiverie perverse e si stabiliscono pericolosamente nel cuore e nella mente, scatenando stati di turbamento della ragione e di disinteresse per la vita.

Ci riferiamo alla depressione, al risentimento e all'esaltazione.

Quando la cerchia di problemi diventa apparentemente irrimediabile, i caratteri più delicati cadono nella depressione. La depressione sembra la notte scesa improvvisamente in pieno giorno. E una nuvola minacciosa che oscura il sole. E' un tossico che avvelena lentamente le più belle manifestazioni dell'essere.

II risentimento é come la muffa che produce putrefazione nel punto in cui si posa. Si serve di momenti propizi per svilupparsi e invariabilmente, dove si fissa, raggiunge il potere di distruzione.

L'esaltazione, identica alla scintilla dell'elettricità divoratrice, colpisce i nervi e produce lampi di pazzia con tuoni carichi di rivolta e offese, che debilitano gli ideali della vita e fanno a pezzi quelli che cadono nelle sue reti.

La preghiera, il proseguimento del lavoro e l'amare disinteressato e incessante sono invece i mezzi che portano alla salvezza.

Per la depressione é necessario usare immediatamente il vaccino del coraggio per la preghiera.

Per il risentimento é necessario il ragionamento lucido, per mezzo dell'amore senza interesse.

E per I'esaltazione é necessario il conforto della meditazione, che ricompone le energie.

In un contesto storico dove il vizio é di casa, la crudeltà riceve applausi, I'insensatezza é appoggiata e la corruzione predomina sullo statuto delle leggi, il cristiano deciso affronta molte difficoltà.

I comportamenti di scarso livello morale danno la misura degli uomini mediocri e delle donne dissennate nelle loro condotte.

È naturale che la cupidigia, I'arroganza e la violenza si divulghino in modo dominante, al fine di preservare lo status quo.

Però, invitato da Gesù a diventare una fortezza invincibile, non puoi concordare con i metodi e i costumi che predominano in certe fasce della società contemporanea.

E siccome ti mantieni al margine di quello stile di vita, i nemici infidi spargono quei gas tossici che ti portano alla depressione o al risentimento o all'esaltazione.

Mantieniti vigile, internamente gioviale e tranquillo, considerando l'onore di star compiendo un dovere che chiedesti e che svolgerai sotto la benedizione di Dio.

 

JOANNA DE ÂNGELIS

Parleremo un poco della vita di Joanna de Angelis, lo Spirito Guida di Divaldo Franco.

Uno Spirito che irradia tenerezza e saggezza, svegliandoci per vivere l'amore nella sua più elevata espressione, anche se, per viverlo, ci viene imposta una grande quantità di sacrifici. Trattasi dello Spirito conosciuto col nome di Joanna de Ângelis e che, nel corso dei secoli, troviamo nella dolce figura di Joana di Cusa, una discepola di Francesco d'Assisi, nella grandiosa suora Juana Ines de la Cruz e nella coraggiosa Joana Angélica de Jesus.joanna-de-angelis

JOANA DI CUSA

Joana di Cusa, secondo informazioni dello Spirito Humberto de Campos nel libro "La Buona Novella", era una persona che possedeva la vera fede. Narra l'autore che "tra la moltitudine che invariabilmente accompagnava Gesù nelle prediche del lago, trovavasi sempre una donna di grande dedizione e nobile carattere, delle più altamente collocate nella società di Cafarnaum. Trattavasi di Joana(Giovanna), moglie di Cusa, intendente di Antipa, nella città dove si riunivano interessi di commercianti e pescatori."

Suo marito, alto funzionario di Herodes, non condivideva i suoi desideri di spiritualità, non tollerando la dottrina di quel Maestro che Joana seguiva con immenso amore. Curvata al peso delle imposizioni domestiche, afflitta per l'incomprensione e l'intolleranza del marito, cercò la parola di conforto di Gesù che, invece di invitarla a seguirlo per le vie e le strade della Galilea, le consigliò di seguirlo a distanza,  servendolo all'interno del proprio focolare, diventando un vero esempio di persona cristiana, nella cura del prossimo più prossimo: suo marito, che avrebbe dovuto con amorosa dedizione, essendo fedele a Dio, amando il compagno del mondo come se fosse suo figlio. Gesù le tracciò una linea di condotta che  l'aiutò a vivere con rassegnazione il resto della sua vita. Più tardi, divenne madre.

Con il passare del tempo, i compiti aumentarono. Il marito, dopo una vita tumultuosa e infelice,  deceduto, lasciò Joana senza alcun mezzo e con un figlio da crescere. Coraggiosa, cercò di lavorare. Dimenticando "ilconforto della nobiltà materiale, si dedicò ai figli di altre madri, si occupò delle più umili incompenze domestiche, affinché suo figliolo avesse pane". Lavorò fino alla vecchiaia. Già anziana, con i capelli imbiancati, fu portata al circo dei martiri, insieme al  giovane figlio, per testimoniare l'amore a Gesù, il Maestro che aveva illuminato la sua vita promettendole un domani felice. Narra Humberto de Campos nel libro citato:

-"Davanti allo schiamazzo del popolo furono ordinate le prime flagellazioni.

-"Abiura!...-esclama un esecutore degli ordini imperiali, con sguardo crudele e oscuro.

L'antica discepola del Signore contempla il cielo, senza una parola di negazione o di lagnanza. Allora la sferza vibra sopra il ragazzo seminudo, che esclama, tra lacrime:

-"Ripudia  Gesù,  madre mia!...Non vedi che noi abbiamo perso?! Abiura!...per me, che sono tuo figlio!.."

Per la prima volta, dagli occhi della martire corre la fonte abbondante delle lacrime. Le suppliche del figlio sono spade di angoscia che le spezzano il cuore.

Ricordando la sua esistenza, risponde:

-"Taci  figlio mio! Gesù era puro e non disdegnò il sacrificio. Sappiamo soffrire nell'ora dolorosa, perché, la più importante delle felicità transitorie del mondo, è il bisogno di essere fedele a Dio!"

Poco dopo, le fiamme consumano il suo corpo invecchiato, liberandola per la  compagnia del suo Maestro, che così bene ha saputo servire e con cui ha imparato a sublimare l'amore. Ciò è successo il 27 agosto 68.

UNA DISCEPOLA DI FRANCESCO DI ASSISI

Poco si sa di questa sua incarnazione in Italia nel tempo del "Poverello di Assisi". È possibile che abbia seguito Chiara di Assisi, fondatrice dell'ordine delle Clarisse. La sensibile ammirazione di Joanna per Francesco di Assisi, ci fa pensare che ci sia tra loro un legame più grande di quello che ci è permesso sapere.

SUORA JUANA INÉS DE LA CRUZ

Rinasce nel 1651 nella piccoa San Miguel Nepantla, a 80 km circa della citta del Messico, con il nome d Juana de Asbaje Y Ramirez de Santillana, figlia di padre basco e madre indigena.

Dopo 3 anni, innamorata delle lettere, osservando sua sorella che imparava a leggere e scrivere, inganna la professoressa dicendo che sua madre aveva chiesto di insegnarle le prime lettere.
A 5 anni cominciò a scrivere versi. A 6 anni dominava perfettamente l'idioma patrio, oltre a possedere abilità   per il ricamo e altri lavori comuni alle donne dell'epoca.
Nella capitale, verso i 12 anni, Juana imparò il latino in 20 lezioni e ilportoghese da sola. Inoltre  parlava nahuati, una lingua indigena. Il marchese di Mancera, volendo creare una corte brillante, invitò la fanciulla prodigio di 13 anni per fare la dama di compagnia di sua moglie. A corte incantò a tutti con sua bellezza, intelligenza e grazia, suscitando ammirazione, anche per le sue poesie.
Ma la sua sete di sapere era più forte dell' illusione  di continuare a brillare a Corte.
A causa della sua incessante ricerca di unione con il divino, ansiosa di comprendere Dio attraverso la sua creazione, decise di entrare nel Convento delle Carmelitane  Scalze a16 anni. Non abituata alla vita rigida, si ammala e ritorna alla Corte. Seguendo l'orientamento del suo confessore, entra nell'ordine di San Jeronimo da Conceição, che aveva  obbligazioni religiose meno rigide, e così  poté dedicarsi alle lettere e alla scienza. Ricevette il nome di Suora Juana Inés de la Cruz. Lì, circondata da strumenti musicali, libri, globi terrestri, Juana studiava, scriveva i suoi poemi, pezzi religiosi, canti di Natale e musica sacra. Era conosciuta come  monaca della biblioteca.
Si immortalò per difendere il diritto della donna di essere intelligente, capace di insegnare e predicare liberamente.
Nel 1695 ci fu un'epidemia di peste nella regione. Juana soccorse giorno e notte le religiose, che insieme alla maggioranza della popolazione erano ammalate. A poco e poco le sorelle morirono una dopo l'altra e quando più nessuna religiosa rimase in vita, lei, ammalatasi, morì, aveva 44 anni.

SUORA  JOANA ANGELICA DE JESUS

Passati 66 anni del suo ritorno alla Patria Spirituale, tornò adesso nella città di Salvador, nello stato di Bahia, in Brasile, nel 1761,come Joana Angélica, figlia di una ricca famiglia. All'età di 21 anni entrò nel Convento della Lapa, come fancescana, con il nome di Joana Angélica de Jesus, facendo la professione della fede come suora delle Religiose Riformate di Nostra Signora della Concezione. È stata sorella, scrivana e vicaria e nell'anno 1815 diventò badessa. Il giorno 20 febbraio 1822, difendendo coraggiosamente il Convento, la casa del Cristo, così come l'onore delle giovani che vi abitavano, fu assassinata dai soldati che lottavano contro l'Indipendenza del Brasile.
Nei piani divini  c'era già un programma per questa sua venuta in Brasile, quando ancora era reincarnata come suora Juana Inés de la Cruz in Messico. Infatti così si spiega la sua estrema facilità ad imparare il portoghese. È che nelle brasiliane erano reincarnati e reincarnerebbero Spiriti legati a lei e che desiderava aiutare. Tra di loro Amélia Rodrigues, poetessa, educatrice, che ha vissuto alla fine del XIX secolo.

JOANNA NELLA SPIRITUALITÀ

Quando, nella metà del secolo XIX, un movimento di rinnovamento si sparse per l'America e per l'Europa, facendo suonare per tutto il pianeta la canzone di speranza con la rivelazione della vita immortale, Joanna de Ângelis fondò il gruppo dello Spirito della Verità, per il lavoro di impianto del Cristianesimo redivivo, del Consolatore promesso da Gesù.
In "Il Vangelo Secondo gli Spiriti" troviamo due messaggi firmate da "Uno Spirito Amico". Il primo nel capitolo IX tratto 7, con il titolo "La Pazienza", scritta a Havre, 1862. Il secondo nel capitolo XVIII, tratti 13 e 15 intitolato "A chi ha sarà dato". Se osserviamo bene, vedremo la stessa Joanna che ci scrive oggi, dettare nel passato una bella pagina, come modello delle nostre attitudini, in qualsiasi situazione. Nel mondo spirituale, Joanna abita in una bella regione, vicina alla Terra.
Quando molti Spiriti legati a lei, antichi cristiani equivocati, si prepararono a reincarnare, riunì tutti e progettò la costruzione, sulla Terra, sotto il cielo di Bahia, di una copia, anche se imperfetta, della Comunità dove abitava nel Piano Spirituale, con l'obiettivo di redenzione degli antichi cristiani, creando un'esperienza educativa che dimostrasse la possibilità di vivere in una communità, realmente cristiana, nei giorni attuali. Spiriti gravemente infermi sarebbero venuti nella condizione di orfani, offrendo opportunità di miglioramento, liberandosi dalle ingiunzioni carmiche più dolorose e avanzando verso Gesù.
Quando tutto era tracciato, Joanna cercò Francesco d'Assisi, chiedendogli di esaminare i suoi piani e di aiutarlae nella realizzazione nel piano materiale.
Il "Poverello di Dio" concordò con la Guida e si prestò a collaborare con l'opera affinché "in questa Communità non fosse mai dimenticato l'amore per gli infelici del mondo o negata la Carità ai "figli del Calvario", ´né si stabilisse la presunzione che è verme a distruggere  più grandi edificazioni del sentimento morale.
Passò quasi un secolo, quando gli operai del Signore iniziarono nella Terra, nell'anno 1947, la materializzazione dei progetti di Joanna, che ispirava e orientava, aiutata da tecnici spirituali dedicati che sparsero ozono speciale nella regione scelta, dove sarebbe stata costruita la Mansão do Caminho.
I collaboratori si reincarnarono in posti diversi, in epoche differenti, con istruzioni diverse ed esperienze diversificate, per essere pronti quando sarebbero stati chiamati per accudire ai compromessi assunti nella spiritualità.
L'Istituzione crebbe sempre compromessa dai caduti nelle prove, coloro che si trovano a un passo della pazzia, i sofferenti della Terra. Grazie alle attività sviluppate nel piano spirituale e nel piano materiale, con la terapia di emergenza a nuovi disincarnati e cure speciali, la Mansãodo Caminho ha acquistato una vibrazione di spiritualità che soppianta le umane vibrazioni di coloro che lì abitano e collaborano.

Estratto di un sito brasiliano di Joanna de Ângelis, che a sua volta fu estratto dal libro "La Veneranda Joanna de Ângelis, di Celeste Carneiro e Divaldo Pereira Franco.

 

 

http://www.vitaoltrelavita.it/divaldo-pereira-franco.html

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
10 settembre 2013 2 10 /09 /settembre /2013 21:58

La visione Psicoenergetica dell’uomo

 

psicoenergetica 

 

 

 

Il modello della psicoenergetica ci aiuta a sviluppare una nuova conoscenza scientifica, che consente di unificare i diversi campi finora separati del sapere, in un unico corpo sintetico e multidisciplinare.

 

L’uomo, inteso come coscienza, è un vasto campo di energie e di forze, suddiviso in “orbite” o livelli che lo compongono, costituenti la sfera della coscienza e in continua interazione tra loro. Energie e forze dunque animano la coscienza.

 

Un aspetto fondamentale della Psicoenergetica è la struttura della coscienza umana costituita da questi diversi livelli di espressione. Essi sono i piani di manifestazione, le varie “orbite” in cui è suddiviso il campo di coscienza dell’uomo. Li possiamo definire come livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.

 

Il livello fisico è la manifestazione visibile dell’uomo, che percepiamo attraverso i cinque sensi.

 

Il livello emotivo è il piano sul quale “sentiamo”, dove proviamo la marea di emozioni e sentimenti che ci sono tanto familiari. Esso è considerato un piano “liquido”, soggetto a continui sbalzi e riflussi.

 

Il livello mentale dell’uomo è la sede della funzione pensiero, intesa come attività mentale concreta, e ha in più la capacità di volgersi verso il livello superiore della mente, quello mentale astratto, per cogliere le intuizioni, le ispirazioni, le idee.

 

In riferimento al funzionamento della mente ordinaria, noi parliamo di pensiero logico, mente concreta, o funzione pensiero, in rapporto invece a ciò che si apre al livello superiore, parliamo di mente astratta, pensiero analogico, funzione intuitiva.

 

Le due menti nel loro complesso costituiscono il “piano mentale”, e da un buon funzionamento di questo piano dipende l’andamento della nostra vita.

 

Abbiamo fin qui parlato dei tre livelli di manifestazione della personalità, quella complessa e multiforme struttura psichica che porta ciascuno di noi a operare nel mondo degli effetti e a procurarci le esperienze più varie. Per personalità si intende quindi la caratteristica energetica risultante dall’integrazione sempre più serrata tra le forze del corpo fisico, quelle del corpo emotivo e quelle del corpo mentale.

 

Man mano che si sviluppa la volontà, la personalità si integra sempre di più, stabilendo una gerarchia di valori e affermandola all’interno e all’esterno, così da ridurre al minimo i conflitti interiori.

 

La coscienza può essere vista anche come un campo elettromagnetico, con un suo polo positivo e uno negativo: è quindi un sistema bipolare. Il polo positivo è l’essenza, quello negativo è la sostanza, che diviene forma attraverso la vibrazione emessa.

 

Che parallelo esiste tra le leggi dell’elettromagnetismo e il funzionamento della coscienza?

 

La corrente elettrica, percorrendo un conduttore, genera nello spazio circostante un campo magnetico, la cui intensità, in un qualunque punto dello spazio, è direttamente proporzionale all’intensità della corrente che percorre il conduttore e inversamente proporzionale alla distanza del punto stesso dal conduttore. Analogamente l’elemento nucleare dell’uomo, il Sé, genera nello spazio della coscienza un campo magnetico. In fisica per “campo” si intende una porzione di spazio in cui si fa sentire l’effetto di una forza. Anche in Psicoenergetica si parla di campo per indicare un’area particolare dello spazio nella quale l’energia psichica favorisce il ripetersi di eventi. L’uomo è un campo di energie al centro del quale si trova un magnete, o nucleo, che è il Sé transpersonale.

 

Ecco che appare il livello superiore, che nelle culture e nelle religioni di ogni tempo e di ogni luogo viene definito come aspetto spirituale o divino. Esso è un’area della nostra coscienza, esattamente come le altre appena descritte, ma che di norma non viene percepito in quanto esso vibra a una frequenza maggiore e quindi non è sperimentabile attraverso i cinque sensi ordinari, che sono adatti a rispondere alle vibrazioni del mondo visibile.

 

Scrive Roberto Assagioli: “La Psicoenergetica ha solide basi scientifiche, poiché deriva dai progressi della fisica moderna e soprattutto dalla scoperta che la materia è energia o, più precisamente, che è uno stato speciale dell’energia. Tale rapporto è stato espresso da Einstein con la famosa equazione e=mc². Questo è un rapporto matematico, cioè basato su di una legge matematica. Ma le leggi matematiche sono razionali, sono di natura mentale, cioè frutto di un pensiero. Perciò l’astronomo Eddington potè affermare, già nel 1932, che “la sostanza del mondo è sostanza mentale”. E il fisico Sir James Jeans ha espresso la stessa cosa in modo ancora più esplicito: “La corrente della conoscenza procede verso una realtà non-meccanica, l’universo comincia ad apparire più simile ad un grande pensiero che a una grande macchina”.

 

In psicoenergetica, una definizione di Energia che può essere utile come punto di riferimento è la seguente: “È qualcosa di primordiale, che sta alla base di tutte le manifestazioni della vita del mondo, un impulso vitale, qualcosa che muove il mondo, che trasmette le forme, che ispira l’evoluzione; si intende soprattutto il potere costruttore, ma anche purificatore e distruttore dell’eterna trasformazione, questa energia che pervade il tutto può essere anche chiaramente spirito o energia psichica”.

 

Secondo le culture orientali, l’Energia è un Principio fondamentale dell’universo che pervade tutte le manifestazioni vitali. Nel mondo occidentale, all’inizio del secolo scorso, Einstein mise in evidenza l’identità di sostanza tra materia ed energia secondo la ben nota formula che si può così interpretare: “L’energia contenuta in una porzione di materia è uguale alla sua massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce”.

 

Si può dire che la materia inerte non esista: ciò che appare statico e immobile è invece un insieme di particelle in rapidissimo movimento; questo ha fatto dire al fisico Planck: “In realtà la materia non esiste e tutto è energia”. In sintesi le scoperte della fisica moderna ci dicono che materia e energia sono la stessa cosa: la realtà essenziale dell’universo è energia; la materia è energia in stato di condensazione; l’energia è materia allo stato radiante.

 

Possiamo definire quindi l’uomo un campo di energie in manifestazione. Essendo un campo, egli è descrivibile secondo i termini adottati nella descrizione della fisica dei campi; ciò presuppone l’esistenza di un centro, di un nucleo, che alimenta e mantiene in vita il campo stesso, che possiamo definire il Sé.

 

Quando le energie assumono una forma che si manifesta in una identità ordinariamente percepita e si identifica in modelli di vita costruiti e abituali, parliamo di “forze” e creazione di engrammi, cioè di “schemi di funzionamento” viventi nelle diverse orbite della personalità.

 

L’energia, dunque, vive nell’orbita supercosciente della psiche mentre le forme, o forze, sono relative all’orbita della nostra personalità e ai suoi tre livelli: fisico, emotivo e mentale.

 

La coscienza dell’uomo è vista anche come un modulo di trasformazione dell’energia.

 

 http://www.esonet.org/articoli-psicologia-esoterica/la-visione-psicoenergetica-dell-uomo

 

 

 

Monica Bregola

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
3 settembre 2013 2 03 /09 /settembre /2013 22:02

Il rock esoterico oggi esiste ancora ..ma diventa sempre più necessario diffidare dalle facili rappresentazioni mansoniane o proto doom metal da tipico video in programmazione serale su MTV e date in pasto ad un pubblico avido di facili e veloci evasioni a suon di riff e growl più o meno dannati.

Oggi come all’epoca, il vero rock esoterico esiste ma richiede discrezione, riservatezza, prudenza ed è ben lontano dalla facile fruizione di massa.

Per scoprirlo bisogna andarlo a scovare, a cercare nei meandri più nascosti del web o nel geloso passaparola di qualche amico fidato, ma non sempre è detto che si riveli facilmente a chi lo stia cercando. Perché l’esoterismo, ancor prima del rock che lo accompagna, si avvale di tutto un universo di dottrine e precetti riservati ai soli iniziati, ai quali -e solo ai quali- sarà data la possibilità della rivelazione della verità occulta.

Per scoprirlo dunque bisognerà in un certo senso essere predisposti e chissà magari anche un pò predestinati, ragion per cui non sarà forse il caso ad aver condotto il lettore fino qui. Quella che segue è infatti l’unica traccia che verrà pubblicata online di un’illuminante intervista con Trevor Tyrelle, leader del gruppo Weird Owl e autore di uno dei pochi video realmente rock esoterici che si possa ancora trovare sul web. Unica avvertenza necessaria: prima di proseguire nella lettura è vivamente consigliata la visione del video disponibile qui sotto, prestando particolare attenzione alle reazioni emotivo-sensoriali suscitate dal susseguirsi di immagini e suoni.

 

 

 

Alcune immagini di questo video sembrano essere state prese da un film anni ’70 sul satanismo e le messe nere. E’ solo un’impressione data dalla luce e dalla risoluzione dei fotogrammi? In caso contrario, puoi allora svelarci il nome del film dal quale sono state ispirate?

Il video è stato girato interamente da me e mia moglie. Tutte le scene sono state concepite e realizzate al fine di dare proprio l’impressione che si trattasse di un film tipo di Kenneth Anger o di Alejandro Jodorowsky. Sono immagini appositamente misteriose e granulose, con un’adeguata aggiunta di ambiguità, pericolo e seduzione.

 

Qual’é stata l’idea che ha inspirato questo video? E qual è il messaggio principale che si vuole far passare?

L’idea del video viene dalla canzone stessa. “Skin the dawn” (“Pelle dell’alba“, ndr) è stata una sorta di meditazione, d’indagine sulle proprietà vivificanti del continuumluce sole-sangue“. Gli esseri umani tendono a creare dei drastici confini mentali al fine di descrivere e “conoscere” il mondo intorno a loro, ma il più delle volte si tratta di delimitazioni arbitrarie che tendono a distorcere la vera comprensione delle relazioni, dei processi, ecc. In un certo senso, le persone in questo mondo tendono a non avere l’immagine completa di ciò che accade intorno a loro. La luce del sole arriva sulla terra dallo spazio, il corpo assorbe e utilizza l’energia contenuta nella luce solare per mantenere la sua vitalità. Il sole è anche una stella, così il corpo può essere considerato come un contenitore di energia interstellare. Quando ci si taglia e si sanguina, ciò che fuoriesce è un vero e proprio fluido cosmico.

Il video stesso sceglie come immaginario simbolico e occulto di rappresentare un rito di unificazione tra due poli opposti: l’Essere bianco e lo Stregone. Questi possono essere visti come due realtà fittizie senza alcuna entità, forse costruite artificialmente. Una volta che però sono riuniti insieme, ne derivano nuova vita e nuovo sangue, nuovo potere e conoscenza (gnosi).

 

Perché l’uomo nel video ha dei guanti di plastica rossi e la faccia verde?

Il personaggio dello Stregone (interpretato da me), indossa guanti di tela rossa per creare un collegamento tra il suo lavoro (lavoro manuale) e i poteri e le proprietà del sangue. La sua pelle è di colore verde -non solo perché la divinità egizia della vita dopo la morte, Osiride, è tradizionalmente raffigurata con la pelle verde- ma anche perché il verde è il colore della rinascita.

Anche, nel “Il mago di Oz“, la Strega cattiva dell’Ovest aveva la pelle verde e questo è una cosa che mi ha impressionato e terrorizzato sin da bambino. Al fine di rovesciare la situazione e padroneggiare questa mia fobia, ho voluto impersonificare io stesso la causa dalla forte reazione emotiva che avevo avuto da piccolo.

 

Qual è esattamente il significato del sangue che cola dappertutto?

Come ho detto prima, il sangue è un’immagine iper-simbolica della vita, soprattutto in relazione alla luce del sole in virtù della quale assume la sua valenza interstellare. Tutto, a partire dalle leggende del Santo Graal (il calice che conteneva il “vino”, ovvero il  sangue di Cristo versato durante l’Ultima Cena), alle pratiche magiche di Austin Osman Spare, fino alla scrittura di Philip K. Dick, hanno trattato il sangue come un elemento molto importante e potente in grado di trasferire le proprietà psichiche ed intellettive attraverso il suo corretto utilizzo nei rituali.

 

La traccia “Skin the dawn”, è tratta dal vostro ultimo album “Build your beast a fire” (alla lettera “Costruisci alla tua bestia un fuoco”, ndr): ancora una volta un messaggio criptico che si riferisce a qualche oscuro rituale, o solo un modo di vedere la realtà, voglio dire una sorta di filosofia di vita?

Si tratta di un’esortazione psicologica a liberare l’elemento oscuro che si ha dentro di sé. Se si lascia che la Bestia continui a nascondersi nelle ombre, eserciterà un controllo impercettibile ma visibile sulle parti di sé che rimarranno illuminate dal sole. Una volta che si fa un fuoco (una sorta di piccolo sole) che illumina di luce la Bestia, si comincia ad integrare i lati opposti del nostro essere, missione fondamentale che ciascuno di noi dovrebbe intraprendere.

 

Come definiresti la tua musica? E’ l’espressione «rock psichedelico» esaustiva?

Ad essere onesto, mi sono veramente stancato del termine “psichedelico”. Anche se a volte continua ad essere molto appropriato. Ma per la maggior parte dei casi trovo che sia un termine troppo generico e ambiguo. I generi sono qualcosa per i giornalisti, sempre li a cavillare su ogni caso. Come ho detto prima, un sacco di definizioni arbitrarie e divisioni sono in ultima analisi nient’altro che un esercizio di futilità astratto. Ho chiamato la nostra musica “New Age” per un po’. Ma non come la dozzinale ed insignificante new age anni ‘80, forse siamo più una sorta di “New New Age”.

 

È la musica che influenza il tuo modo di essere o viceversa? Voglio dire ascoltando la tua musica e guardando il video, si ha come l’impressione che tu viva in un’altra dimensione, o con un altro livello di consapevolezza. È vero? E se si, tu sei sempre stato cosi o la tua stessa musica ha giocato un ruolo fondamentale in questo?

È una falsa premessa assumere che vi è solo una realtà empirica che noi tutti sperimentiamo e viviamo. Agisco dal punto di partenza che la coscienza è uno dei mattoni fondamentali dell’universo e che la coscienza è infinitamente malleabile.

Ogni persona può creare un multiplo universo di realtà e questa è proprio una delle principali funzioni dell’artista. Se ho intenzione di esprimermi musicalmente, la mia musica avrà bisogno di un intero cosmo in cui essa può permeare se stessa, altrimenti sto semplicemente dando vita ad un surrogato di sub-realtà a partire da quella creata da qualcun’altro.

Si può perdere un sacco di fatica ed essere molto determinati, ma alla fine si dà vita all’universo che si abita, quindi è meglio fare un buon lavoro su di esso e soprattutto non pensare che il consenso che deriva dall’esterno e dagli altri abbia a che fare con il proprio lavoro.

 

Il nome della tua band “Weird Owl” (alla lettera «Strano Gufo», ndr) deriva da?

In una vista passata era l’incisione su di una pietra ai piedi dell’Atlantide, scritta in grezzi geroglifici decifrati attraverso uno speciale occhiale concepito in sogno. A volte dicono che la scritta si trova sui muri.

 

Attualmente stai lavorando ad un nuovo album?

Abbiamo in preparazione un mini-LP che uscirà ad ottobre. Sarà intitolato “Healing” (“Guarigione” ndr). Sarà realizzato in un doppio vinile 10’’, quindi sarà un bel oggetto sia musicalmente che per i collezionisti.

 

Siete mai stati in Europa per un tour?

No, ma ci piacerebbe molto.

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
22 agosto 2013 4 22 /08 /agosto /2013 20:03
Fonte: Sogno lucido *

Il sogno lucido talora si presenta spontaneamente. Tuttavia LaBerge sostiene che solo un individuo su dieci sia un sognatore lucido "naturale" [Hooper, Teresi, 1986, p.338]. Le cifre delle stime dell’incidenza dei sognatori frequentemente lucidi, variano da un minimo di 15% [Gackenbach, 1978], ad un massimo di 28.5% [Palmer, 1974]. Esistono, però, diverse tecniche di induzione sviluppate da diversi autori, nelle diverse culture e nelle diverse epoche. In un articolo che analizza queste tecniche Robert F. Price e David B. Cohen [1988, p.131] concludono che la possibilità di sperimentare il sogno lucido sia aperta agli individui molto motivati a vivere quest’esperienza. Naturalmente, come per tutte le capacità, la facilità e i tempi differirebbero da individuo a individuo.
Un primo rilievo riguarda la motivazione: nelle tecniche descritte qui di seguito la motivazione sembra essere una condizione necessaria. Come dire: per avere un sogno lucido, innanzi tutto, bisogna desiderarlo. Purtroppo la motivazione non è qualcosa che possa essere appresa attraverso una tecnica o un esercizio. Può essere presente in diversi gradi nelle diverse persone o nei diversi momenti, tuttavia c’è o non c’è, e , nel secondo caso, non può essere trasmessa attraverso una procedura.
Una osservazione interessante riguarda la pratica della meditazione. Nei soggetti che meditano abitualmente, anche se non ricercano l’esperienza del sogno lucido, questa sembra comparire come effetto secondario [Reed, 1977]. In questo caso, dunque, la fenomenologia del sogno lucido appare in seguito ad una specifica pratica, ma in assenza di una motivazione diretta.
Il secondo rilievo riguarda la consapevolezza degli stati di coscienza. Gran parte delle seguenti tecniche coinvolgono l’individuo in un lavoro sul proprio stato di coscienza: questi impara a chiedersi in quale stato di coscienza si trova nel momento attuale, se sta sognando o no, e gradualmente sviluppa un’attitudine critica circa la propria vita mentale. L’obiettivo di sviluppare questa capacità discriminatoria può essere perseguito direttamente, ad esempio mediante l’esercizio di porsi il quesito circa il proprio stato di coscienza varie volte al giorno, ovvero può essere ottenuto indirettamente, attraverso visualizzazioni o ripetizioni di frasi del tipo: "Il prossimo sogno che avrò sarà un sogno lucido". Ad esempio nella tecnica MILD il soggetto si esercita a visualizzare sogni realmente avuti in precedenza, divenendo via via sempre più consapevole, ossia pronto a cogliere la diversità dei due stati di coscienza: la veglia e il sogno Questo stato di vigilanza, di "presenza di spirito" o di "aumentata consapevolezza", la prontezza, dunque, nel discriminare un sogno dalla veglia rappresenta il trampolino di lancio verso l’esperienza del sogno lucido, ne è la condizione sufficiente. Le diverse tecniche tentano di promuovere questa condizione durante la fase REM del sonno, e lo fanno secondo metodologie diverse. Così la suggestione post-ipnotica mira a far sorgere questa capacità discriminatoria durante la fase del "sonno paradosso" per mezzo della suggestione dell’ipnotista. Anche le tecniche che utilizzano segnali tattili, uditivi o visivi per "ricordare" al sognatore che sta sognando, promuovono il suddetto "aumento di consapevolezza", questa volta attraverso apparecchiature automatizzate che riconoscono la fase REM e segnalano questa informazione al dormiente. Altre tecniche propongono una serie di esercizi per incrementare la suddetta capacità discriminatoria nello stato di veglia, nell’ipotesi che venga conservata anche mentre ha luogo il sogno. Questa ipotesi riguarda la maggior parte delle tecniche conosciute, come ad esempio: la MILD, la FAST, la tecnica di Castaneda e quelle di Tholey. La meditazione merita una considerazione a sé. La meditazione, o per lo meno una larga parte delle pratiche che si celano dietro questo nome, mira a sviluppare la consapevolezza dei propri contenuti mentali e quindi del proprio stato di coscienza, condizione sufficiente, come si è visto, affinché l’esperienza del sogno lucido abbia luogo. Il sogno lucido, che rappresenta un effetto secondario non direttamente ricercato della meditazione, si manifesterebbe, in questo caso, solamente in un secondo momento e nel lungo periodo.
Il sogno lucido può avere inizio a partire dallo stato di sonno, dallo stato ipnotico e dallo stato di veglia. La descrizione delle diverse tecniche seguirà questo ordine:

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
20 agosto 2013 2 20 /08 /agosto /2013 20:59
Fonte: Innernet *

Il dialogo fra uno scienziato occidentale, diventato monaco buddista, e di un buddhista orientale, diventato scienziato… la scienza e la spiritualità rischiarano entrambe la vita degli uomini: non potrebbero essere complementari? Sono davvero troppo estranee l’una all’altra perché il loro confronto possa essere diverso da un dialogo tra sordi?
L’universo ha un inizio? La sorprendente sintonia dell’universo è forse un segno che, nel nostro mondo, è all’opera un “principio della creazione”? E in tal caso, significa che esiste un Divino Creatore? L’interpretazione radicale della realtà offerta dalla fisica quantistica è conforme al concetto di realtà buddhista, o no?
Matthieu Ricard (ex ricercatore biologo del prestigioso Isitituo Pasteur, e da trent’anni monaco buddhista in Nepal) e Trinh Xuan Thuan (astrofisico, professore all’università della Virginia) dimostrano che questo antagonismo, quando è animato da sincero desiderio di comprensione reciproca, pian piano si dissolve a profitto delle convergenze e di una riconciliazione durevole.

Ha senso un dialogo tra la scienza e il buddhismo? Può il buddhismo portare un contributo valido là dove i limiti della scienza lasciano un vuoto da colmare? Ed è in grado la fisica moderna di fornire al buddhismo degli elementi per la sua esplorazione della realtà?
Matthieu: È impressionante che tu sia passato dal Vietnam a una vita da astrofisico negli Stati Uniti. Che cos’è che ti ha spinto verso la scienza?
Thuan: Gli anni Sessanta sono stati l’età d’oro dell’astrofisica. La radiazione fossile (il calore residuo del big bang) e i quasar (astri di una favolosa luminosità situati ai confini dell’universo, che emettono l’energia di una galassia intera in un volume poco più grande di quello del sistema solare) erano appena stati scoperti. Al mio arrivo negli Stati Uniti l’esplorazione del sistema solare grazie ai satelliti spaziali aveva raggiunto il culmine. […] Al centro di questo fermento intellettuale, era inevitabile che diventassi astrofisico. […]
E tu? Che cosa non ti soddisfaceva nella tua carriera scientifica? Lasciare un laboratorio di biologia a Parigi per un monastero tibetano in Nepal è perlomeno un percorso insolito!

M. – Per me, questa evoluzione si è svolta in una continuità naturale, nel corso di una ricerca sempre più entusiasmante del senso dell’esistenza. […]
Come condurre la mia esistenza? Come vivere in mezzo agli altri? Che cosa mi è possibile conoscere? Sono i tre interrogativi sui quali l’umanità si è arrovellata nel corso dei secoli. L’ideale sarebbe vivere in modo da conseguire un senso di pienezza che ispiri ogni istante e ci consenta d’essere senza rimpianti al momento della morte. Vivendo in mezzo agli altri dovremmo sviluppare un senso di responsabilità universale. Il nostro sapere dovrebbe rivelarci la natura del mondo che ci circonda e quella della nostra mente.
Questi stessi interrogativi sono al centro della scienza, della filosofia, della politica, dell’arte, dell’azione sociale e della spiritualità. Chiudere in modo artificiale in compartimenti stagni queste attività, come accade spesso ai giorni nostri, significa inevitabilmente restringere la nostra visione dell’esistenza. […]
Dal XVII secolo, l’epoca della rivoluzione scientifica, fino ai nostri giorni, un crescente numero di persone ha considerato la scienza come sinonimo di sapere. La crescita esponenziale di informazioni che si accumulano, alimentata dalla scienza, non accenna a rallentare. Parallelamente, la pratica religiosa ha subìto un declino all’interno delle società laiche e democratiche e si è spesso radicalizzata nelle società rette da religioni di Stato. […] Sia che avessero carattere dogmatico o esperienziale, le grandi tradizioni spirituali offrivano, oltre alle loro concezioni metafisiche, regole etiche che costituivano punti di riferimento, talvolta illuminanti, talvolta vincolanti. Al giorno d’oggi, essendosi a poco a poco attenuati questi riferimenti, la maggior parte degli uomini non fonda più i propri pensieri né i propri atti su precetti religiosi, anche se, per tradizione, aderisce a una religione. Si fida più volentieri dei “lumi” della scienza e dell’efficacia della tecnologia, che permetterà, così spera, di risolvere tutti i problemi futuri. Alcuni ritengono tuttavia che la pretesa della scienza di conoscere tutto di tutto sia illusoria: la scienza è fondamentalmente limitata al campo di studio che essa stessa ha definito. E se la tecnologia ha portato immensi benefici, ha  provocato danni perlomeno altrettanto grandi. […]
Gli scienziati non sono né migliori né peggiori degli altri individui e cozzano, come tutti, contro i problemi etici sollevati dalle loro scoperte. La scienza non genera saggezza. Ha dimostrato di poter agire sul mondo, ma solo le qualità umane virtuose possono guidarci a far buon uso del mondo. Ora, queste qualità possono nascere solo da una “scienza spirituale”, o da ciò che qui chiameremo “spiritualità”. Una tale spiritualità non è un lusso, ma una necessità.
Nel corso degli ultimi vent’anni si è instaurato un dialogo tra la scienza e il buddhismo, caldeggiato dal Dalai Lama e da altri pensatori buddhisti. A partire dal 1987, per volontà dell’uomo d’affari Adam Engle e del neurobiologo Francisco Varela, sono stati organizzati periodici incontri tra il Dalai Lama ed eminenti scienziati (neurologi, biologi, psichiatri, fisici e filosofi). […]
La differenza più grande fra la scienza e il buddhismo risiede nelle loro finalità. Per il buddhismo, l’acquisizione di conoscenze avviene prima di tutto per uno scopo terapeutico. Si tratta di liberarsi dalla sofferenza, la cui causa è una forma particolare di ignoranza: una concezione erronea della realtà esterna e un asservimento al punto di vista dell’“io”, che immaginiamo risieda al centro di noi stessi. Il buddhismo pone l’accento sull’importanza di ottenere una visione chiara della natura della mente attraverso un’esperienza contemplativa diretta. […]
Per quanto profonde siano le scoperte del buddhismo, è importante tenere presente, leggendo quest’opera, che l’insegnamento del Buddha non è dogmatico. Si presenta piuttosto come un diario di viaggio che permette di camminare sulle orme di una guida. […]
Le conversazioni che seguono non hanno come obiettivo quello di imprimere alla scienza un’andatura propria del misticismo né di fornire conferme al buddhismo attraverso le scoperte della scienza. Si tratta di collocare la scienza in una concezione più vasta della vita che tenga conto del ruolo essenziale dell’esperienza soggettiva. Si tratta anche di collegare l’apparenza e l’essenza delle cose, mostrando che il buddhismo è in grado di risolvere l’opposizione tra il realismo, che ritiene che i fenomeni esistano nel modo solido e reale in cui sembrano esistere, e le scoperte della scienza moderna (soprattutto nel campo della fisica), che vanno contro questo attaccamento tenace alla realtà intrinseca delle cose. Esso può offrire, proprio da questo punto di vista, un inquadramento di pensiero e di azione coerente per il nostro tempo. […]
Questo dialogo riflette anche due spaccati di vita: quello di un astrofisico nato in una famiglia buddhista che desidera mettere a confronto le sue conoscenze scientifiche con le fonti filosofiche della sua tradizione, e quello di uno scienziato occidentale diventato monaco buddhista e indotto dall’esperienza personale a mettere a confronto due diversi approcci alla realtà. […]
Uno degli interrogativi da sempre più affascinanti per la scienza, e allo stesso tempo denso di implicazioni etiche e religiose, è se l’universo abbia o meno avuto un inizio.
Thuan: Allo stato attuale delle conoscenze, la teoria che meglio descrive l’origine dell’universo è quella del big bang. Si pensa che l’universo sia nato circa quindici miliardi di anni fa in una folgorante esplosione a partire da uno stato di inimmaginabile piccolezza, calore e densità, che avrebbe dato origine anche allo spazio e al tempo. Da allora l’universo è in espansione ed è diventato sempre meno denso e meno caldo. […]
All’inizio la teoria del big bang ha fatto fatica ad imporsi. Tuttavia, alcuni scienziati avevano preso sul serio l’idea di un’esplosione primordiale.
M. – Ma come si è prodotto un tal inizio?
T. – I fisici ci dicono che l’universo è nato dal vuoto. Ma non si tratta del vuoto calmo e tranquillo, privo di ogni sostanza e attività, che potremmo immaginare: il vuoto quantico è ribollente di energia, pur essendo completamente sprovvisto di materia. […]
M. – Un dotto amico tibetano al quale l’ho esposta, ha esclamato: «L’universo, il tempo e lo spazio che cominciano con un grande “bum”, ex nihilo, senza una causa? Ma così si ritorna a postulare l’esistenza di un Creatore che è causa di se stesso!»
Secondo il buddhismo, il tempo e lo spazio sono solo concetti legati alla nostra percezione del mondo fenomenico, e non hanno esistenza propria. In altri termini, non sono “reali”. L’idea di un inizio assoluto del tempo e dello spazio è quindi difettosa secondo il buddhismo: nulla, neppure l’inizio apparente del tempo e dello spazio, si può manifestare senza cause e condizioni, o per dirla in altro modo, nulla può cominciare ad esistere o cessare di esistere. Quindi il big bang può solo essere un episodio all’interno di un continuum senza inizio né fine.
T. – Sollevi la sconcertante questione di cosa sia successo “prima” del big bang. “Prima” tra virgolette, perché se il tempo è apparso con il big bang, questo concetto non era definito.
La scienza ci permette di risalire fino all’istante della creazione? La risposta è no. Per ora esiste un muro della conoscenza che chiamiamo il “muro di Planck”, dal nome del fisico tedesco che per primo si è dedicato ad esaminare questo problema. Il muro di Planck non costituisce un limite fondamentale alla conoscenza: è solo il segno della nostra incapacità di rendere compatibili la meccanica quantistica e la relatività. Dietro il muro di Planck si nasconde una realtà ancora sconosciuta ai fisici: alcuni pensano che la coppia spazio-tempo, così solida nel nostro mondo attuale, vada in frantumi; che il tempo cessi di esistere, e che i concetti di “prima”, “adesso” e “dopo” perdano ogni significato. Lo spazio, separato da quel suo compagno che è il “tempo”, è solo una schiuma quantica informe.
M. – Il buddhismo vede la realtà dell’universo in una prospettiva molto diversa, ritenendo che i fenomeni non siano veramente “nati”, nel senso di passare dall’inesistenza all’esistenza. Essi esistono solamente secondo la nostra verità “relativa”, ma sono privi di realtà ultima o assoluta. La verità relativa, o convenzionale, corrisponde alla nostra esperienza empirica del mondo, al modo ordinario in cui lo percepiamo, e cioè attribuendo alle cose una realtà oggettiva. Per il buddhismo questa percezione è ingannevole. In ultima analisi, i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca, e questa è la “verità assoluta”. In questo caso, il problema della creazione è un falso problema, o perlomeno non si pone in termini così acuti come nel caso di una creazione ex nihilo di un universo dotato di esistenza propria. La creazione diventa un problema solo quando reifichiamo i fenomeni.
Questa posizione non esclude tuttavia il dispiegarsi del mondo dei fenomeni. È evidente che i fenomeni non sono non esistenti, ma se esaminiamo il modo in cui esistono, ci accorgiamo che non possiamo considerarli come una serie di entità autonome esistenti di per sé.
Dal punto di vista della verità assoluta, non c’è né creazione, né durata, né cessazione. […]
Possiamo concepire il big bang come un’apparizione del mondo dei fenomeni che sorge da una potenzialità infinita ma non manifesta (che il buddhismo chiama in modo immaginifico “particelle di spazio”). Quest’espressione non designa delle entità concrete, ma una potenzialità dello “spazio”, che si potrebbe forse accostare al vuoto dei fisici, a condizione di non reificare questo vuoto. Ma non può esserci creazione ex nihilo. […]
T. – Allora quale spiegazione dà, il buddhismo, di come sia apparso l’universo? Ha una sua cosmologia?
M. – Sì, senza che questa descrizione sia presentata come un dogma. […]
È importante tenere presente che il concetto di formazione dell’universo appartiene alla verità relativa, al campo delle apparenze. In termini di verità relativa, quindi, il buddhismo parla di “particelle di spazio” intese non come oggetti, ma come potenziale di manifestazione. Si parla poi dell’espressione di questo “vuoto pieno” sotto forma di cinque “venti” o energie (prana in sanscrito), che si manifestano sotto forma di cinque luci colorate che si materializzano a poco a poco in cinque elementi: aria, acqua, terra, fuoco e spazio. La loro combinazione genera un “brodo”, un oceano di elementi che, scosso per effetto dell’energia iniziale, produce i corpi celesti, i continenti e le montagne, e infine gli esseri viventi. Ecco quindi come si forma un universo, nell’infinità di quelli esistenti. Non è prevista una creazione iniziale, perché l’idea di una causa unica è insostenibile.
T. – Nonostante il linguaggio immaginifico, questa descrizione dell’inizio del mondo ha delle risonanze sorprendenti con le idee moderne sulla nascita dell’universo. Siamo lontani da una concezione del mondo come risultato degli amori e degli odi degli dèi. Sono particolarmente incuriosito dalla somiglianza fra la nozione di “vuoto pieno” della scienza e quella del buddhismo.
M. – Certo, ma attenzione: c’è una differenza molto importante. La scienza parla di un universo-oggetto. Per il buddismo l’universo non è indipendente dalla coscienza, e senza cadere per questo nell’idealismo (secondo il quale il mondo sarebbe solo una proiezione della coscienza), diremo che il soggetto e l’oggetto si plasmano a vicenda.
L’accumulazione di concetti e informazioni permette di raggiungere la conoscenza assoluta? Potrebbe, la scienza, rispondere un giorno a tutte le nostre domande sul mondo, e rivelare la “verità assoluta”? Come differisce l’approccio razionale e analitico della scienza dai metodi della scienza contemplativa buddhista?
T.: Nella scienza, i metodi fondamentali delle scoperte sono la sperimentazione e la teoria fondata sull’analisi. Se il buddhismo certo non ignora la ragione e l’analisi, sembra tuttavia che il suo metodo principale sia la contemplazione. Puoi dirmi se la parola “conoscenza” ha lo stesso senso per un buddhista e per uno scienziato? Il tipo di conoscenza che si acquisisce con la meditazione è della stessa natura di una conoscenza razionale? Il contemplativo non deve forse abbandonare il processo analitico della conoscenza scientifica e purificare la sua mente da ogni forma di pensiero e concetto? Non deve forse ridurre il pensiero al silenzio, per arrivare a cogliere la realtà in modo non mediato?
M.: In base ai trattati buddhisti, il termine “logica” (pramana in sanscrito) significa “mezzo di conoscenza corretto”. Questa logica si impone in quasi tutti gli aspetti della conoscenza, scientifici o contemplativi. Si distingue però una conoscenza valida cosiddetta “convenzionale” da una conoscenza valida ultima, o assoluta. La prima ci informa circa l’apparenza delle cose (e ci permette di distinguere uno specchio d’acqua da un miraggio, una corda da un serpente), ma soltanto la seconda ci permette di cogliere la natura assoluta dei fenomeni (la vacuità, l’assenza di esistenza propria). Sono entrambe valide nel loro rispettivo registro.
La logica e la ragione sono anch’esse strumenti che vengono usati nella meditazione analitica, quando si osserva il funzionamento dei pensieri e si mettono in evidenza i meccanismi della felicità e della sofferenza. Si tratta allora di riconoscere il modo in cui funziona la mente: come procede, per percepire una cosa ed elaborarne un’immagine mentale? Quale tipo di eventi mentali favoriscono la nostra pace interiore, e aprono agli altri la nostra mente? Quali processi avranno invece un effetto distruttivo? Questa analisi ci conduce a capire come i pensieri si concatenino per, alla fine, incatenare noi. […]
T.: L’Illuminazione rappresenta forse un livello di conoscenza ancora più elevato?
M.: Vi sono diverse differenze fra l’Illuminazione e la conoscenza ordinaria. Per cominciare, l’Illuminazione non è una conoscenza della molteplicità dei fenomeni esterni e degli eventi mentali, bensì della loro natura essenziale. Anche la modalità conoscitiva è diversa: scompare il dualismo fra soggetto e oggetto, e l’intelletto raziocinante lascia il posto a una coscienza diretta, chiara e risvegliata che si mescola alla natura assoluta delle cose tanto da diventare una con essa. […]
Per essenza, la conoscenza assoluta (l’Illuminazione) è al di là dei concetti. Gli altri mezzi di conoscenza sono tutti incompleti. Una teoria può descrivere solo un aspetto della realtà, giacché si serve di proposizioni limitate dalla natura stessa del pensiero concettuale. Questo limite non ti ricorda il famoso teorema dell’incompletezza del matematico austriaco Kurt Gödel?
T.: Il teorema di Gödel implica che effettivamente esistano, se non altro in matematica, dei limiti al ragionamento razionale. In generale, questo teorema viene considerato come la più importante scoperta logica del XX secolo. […] Nel 1931, propose un teorema che è forse il più straordinario e il più misterioso di tutta la matematica. Mostrò che un sistema aritmetico coerente e non contraddittorio contiene inevitabilmente degli enunciati “su cui non si può decidere”, ossia degli enunciati matematici di cui non si può dire, fondandosi sulla logica, se sono veri o falsi. D’altra parte è impossibile dimostrare che un sistema è coerente e non contraddittorio solo sulla base di assiomi (proposizioni prime, ammesse senza dimostrazione) contenuti in quello stesso sistema. Per dimostrare la coerenza e la non contraddittorietà, bisogna “uscire dal sistema”, e imporre assiomi supplementari che sono esterni a esso. In tal senso, il sistema può solo essere incompleto in se stesso. Ecco perché il teorema di Gödel è molto spesso chiamato anche “teorema dell’incompletezza”. […]
M.: Il buddhismo ha spesso affermato che il pensiero lineare e la logica discorsiva hanno limiti intrinseci; la via dell’Illuminazione non rifiuta la ragione, ma ne trascende i limiti. La ragione non basta per esprimere la verità assoluta, giacché i limiti inerenti alla struttura del ragionamento impediscono una conoscenza diretta dell’assoluto. Per avere una comprensione reale della natura della mente, bisogna spezzare il guscio dei nostri costrutti mentali. L’Illuminazione trascende il pensiero discorsivo che funziona nell’ambito di una dualità soggetto-oggetto.
T.: Lo straordinario risultato di Gödel ha dimostrato che c’è un limite naturale nella conoscenza scientifica; per trascendere questo limite, credo che dovremo fare appello ad altri modi di conoscenza, come quelli che stai descrivendo. […]
T.: La scienza non è effettivamente così obiettiva nell’analisi quanto la descrizione ideale del metodo scientifico potrebbe lasciarci credere. Lo scienziato lavora all’interno di una società e di una cultura e, consciamente o no, è influenzato dalle visioni metafisiche di questa società e di questa cultura. Nell’interpretare i risultati, è influenzato dalla sua formazione professionale: l’apprendistato a fianco dei suoi maestri, le interazioni con i colleghi, la lettura delle opere pubblicate. Dunque, una volta realizzate le osservazioni del mondo esterno e gli esperimenti, l’analisi e l’interpretazione avvengono alla luce dell’universo interiore, fatto di concetti e di teorie, proprio di ogni scienziato. […]
Ma i pregiudizi scientifici non sono tutti negativi. Possono anche essere una grande fonte di ispirazione per il lavoro di uno scienziato. Effettivamente, senza opinione preconcetta, in assenza di qualsiasi paradigma, come potrebbe scegliere, lo scienziato, fra le molteplici informazioni che la Natura gli invia, e decidere quali sono più cariche di significato, quali sono più probabilmente capaci di rivelare leggi e principi nuovi? Questo smistamento della realtà costituisce una tappa essenziale nell’approccio scientifico. I più grandi scienziati sono quelli che hanno saputo esercitare meglio quest’arte, in modo di andare all’essenziale e trascurare ciò che è insignificante. […]
Per uno scienziato, la felicità intellettuale nata dalla scoperta, quando un piccolo lembo del velo che nasconde i segreti della natura si solleva, rivelando aspetti dell’universo fino a quel momento sconosciuti, è molto stimolante. Ma questo non basta a riempire una vita umana. Quegli istanti in cui la verità si svela sono folgoranti, ma brevissimi. Fin dalla nascita della scienza moderna, nel XVI secolo, la nostra conoscenza ha conosciuto una crescita esponenziale, ma non ci ha resi più saggi. La scienza contemplativa può aiutarci ad acquisire questa saggezza. La situazione è urgentissima, perché ora l’uomo ha il potere di disturbare l’equilibrio ecologico del pianeta intero, e persino quello di autodistruggersi; i problemi etici oggi si pongono in modo molto più acuto (soprattutto nel campo della genetica), mentre la differenza fra i poveri e i ricchi non fa che aumentare…
Estratto dall’omonimo libro
Di Matthieu Ricard e Trinh Xuan Thuan
Edizioni Amrita, 2009, per gentile concessione dell’editore.

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento
19 agosto 2013 1 19 /08 /agosto /2013 20:57
Shree Peetha Nilaya l'Assunzione di Maria in Cielo
Fonte: Vishwananda-it


Domenica 15 agosto è stata celebrata a Shree Peetha Nilaya l'Assunzione di Maria in Cielo(o anche Dormizione).

Lo scorso anno, durante la liturgia a Lei dedicata, era presente solo un piccolo gruppo di residenti. La celebrazione, molto semplice ed intima, si concluse con una breve processione durante la quale una bellissima icona della Madonna venne trasportata lungo la proprietà dell'ashram, accompagnata da inni dedicati alla Madre Divina. Una volta tornati nella cappella, l'icona fu di nuovo posta sul piedistallo, circondata dai fiori che ognuno di noi aveva potuto offrire durante la cerimonia. Terminati i riti, alcuni di noi si fermarono nella cappella, in meditazione o in preghiera. L'atmosfera e l'energia erano indescrivibili, e la presenza della Madre tra di noi era quasi palpabile. Non ricordo chi per primo si accorse di ciò che stava succedendo, ma la notizia si diffuse in un baleno in tutto l'ashram: l'icona aveva cominciato a rilasciare olio profumato, che stava lentamente scendendo verso il volto di Maria e del Bambin Gesù.
Qualche tempo dopo a Guruji fu posta questa domanda proprio in relazione a questa icona: perchè questo fenomeno accade? perchè la Madonna "rilascia" olio profumato? La risposta di Guruji, seppur detta con il Suo solito tono noncurante e con il sorriso sulle labbra, ebbe comunque un impatto fortissimo: "Oh, è perchè la Madre si sta sciogliendo davanti all'amore dei suoi bambini." In quel momento pensai a quel piccolo gruppetto di "bambini" che in modo semplice e in un certo senso anche ingenuo (proprio come bambini), avevano trascorso un paio d'ore a cantare il proprio Amore per la Madre Divina. Ed Ella aveva risposto...

Repost 0
Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
scrivi un commento

 FORUM

Cerca

VIDEO IN EVIDENZA

http://www.loguardoconte.info/video/esperimenti-umani-condotti-da-alieni-154833/

Testo Libero

statistiche accessi

IL CONTE E IL DUCA

 

      thumbnail

 http://i.imgur.com/53qQJ.jpg