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31 marzo 2014 1 31 /03 /marzo /2014 22:00

Philadelphia Experiment

 

Avete mai visto un fulmine colpire un albero in mezzo ad un campo di grano?

Finalmente verrà chiarito un concetto che uniformerà la materia e l’energia, in relazione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

Molti di voi avranno sentito parlare del leggendario “Esperimento Filadelfia” la famigerata nave “Eldridge DE-173” che lasciò il porto di Philadelphia per teletrasportarsi nello spazio e nel tempo, ebbene, lo scopo di questo articolo è, far luce sulla veridicità della storia (nel campo tecnologico) e comprendere da una nuova prospettiva alcuni meccanismi, che un giorno permetteranno al genere umano di migliorare notevolmente la conoscenza dell’universo.

Esiste una quinta dimensione oltre a quella quadrimensionale dello spaziotempo (spazio 3D + dimensione tempo) ed è l’iperspazio! La risposta è il “campo elettrico”. La scarica del fulmine è generata dalle particelle positive delle nuvole che vengono attratte dalle particelle negative presenti nel suolo. Sono stati osservati “strani” e “misteriosi” fenomeni in quanto la scarica ad altissimo potenziale “elettrico” che ha colpito l’albero nel bel mezzo di una tempesta, ha “letteralmente” fuso alcune spighe di grano all’interno della corteccia (noto effetto hutchison) un cerchione d’auto vettura si è fuso con il tronco di un albero, è stato osservato inoltre che una paglia di frumento divenne incorporata nel legno duro di un palo del telefono. Anche in presenza di tornado ed uragani si creano dei potenziali elettrici così grandi da distorcere lo spaziotempo e riprodurre i fenomeni descritti in precedenza. Per le normali leggi chimico-fisiche è impossibile trovare spiegazione logica. Qui si parla di “salto dimensionale”, il fulmine è un effetto dell’iperspazio cioè della quinta dimensione “vettoriale” che viene richiamata alla nostra dimensione 3D per mezzo del “campo elettrico”. Infatti nell’esperimento Hutchison, l’alto potenziale elettrico (125 Kv) di una superficie quadrata metallica altamente polarizzata accoppiato ad una sorgente elettromagnetica (fascio di microonde) genera il suddetto fenomeno di disturbo o interferenza elettomagnetica, causando la fusione della materia organica con la materia inorganica (come il coltello fuso nel pezzo di legno), la fusione di metallo su un foglio di carta (senza che quest’ultimo prendesse fuoco) ed infine la levitazione di una sfera da 27 Kg. Stessa e “strana” coincidenza la troviamo nelle testimonianze dell’esperimento Philadelphia, avvenuto nell’anno 1943, in cui si racconta che i marinai bruciarono per 18 giorni senza carbonizzare ed alcuni uomini furono trovati “fusi” nelle lamiere d’acciaio della paratia. St.Clair John Quincy, brevettò il “Magnetic Vortex Wormhole Generator” proprio studiando il fenomeno dei fulmini.

Non trovate dunque la corrispondenza con l’effetto Hutchison ed il salto quantico?

Ora si va ad esaminare in maniera dettagliata, scavando più affondo nella fisica e tecnologia studiata e utilizzata sulla Eldridge DE-173 per ottenere il salto quantico con teletrasporto nello spazio e nel tempo. Per cominciare a schiarir bene le idee, bisogna dapprima evitare di far confusione fra “campi elettrici” utilizzati per uno scopo e “campi magnetici” usati per un altro. Nel mondo dell’elettronica vi è infatti differenza tra corrente DC e AC, tra campi pulsati e campi rotanti, tra onde ELF e HF o frequenze delle microonde o radar; tra vettoriale e scalare. Un tecnico elettronico sa che senza una teoria dettagliata, non si possono impostare i valori di tensioni e correnti, livelli di potenza, frequenze, forme d’onda, larghezza di impulso o cicli di lavoro per cui è bene tenere presente tutto.

Secondo alcune testimonianze di scienziati militari o civili ed ingegneri elettronici si nota che:

  • C’erano 4 trasmettitori RF da 2Mw ciascuno e furono gradualmente portati a produrre un campo rotante. Essi sono stati regolati ad un duty cycle del 10 %. Quattro grandi bobine fissate sul ponte della nave generavano campi magnetici. Erano alimentate da 2 grandi generatori da 75 KVAH posti giù nella stiva della nave. Vi erano amplificatori a valvole (3000 valvole termoioniche) ed un ampliaron (amplificatore RF di grande potenza). L’alimentazione a bassa frequenza era regolamentata da circuiti speciali di sincronizzazione detti “single-end” per essere sicuri che i due generatori fossero in sincronia assoluta altrimenti non avrebbe funzionato. Uno speciale “sistema di generazione” fu costruito da Nikola Tesla con un altro “dispositivo a legami dispari” direttamente al “generatore a Tempo Zero di riferimento”. Si tratta di un sistema che si chiude semplicemente con il campo della Terra sulla struttura del campo magnetico terrestre e anche sulla sua massa di risonanza (7,8 – 30 hertz) attraverso un sistema ingegnoso a pale rotanti progettato da Tesla.

 

  • C’era un sacco di elettricità statica al campo di forza associato che scorreva, in aumento potenzialmente in senso antiorario attorno alla piccola nave sperimentale della Marina, la DE 173. L’aria intorno alla nave ruotava leggermente dopo pochi minuti, una nebbia verde come una sottile nuvola si viene a formare, questo deve essere stato una nebbia di particelle atomiche. Successivamente il DE 173 divenne rapidamente invisibile agli occhi umani. È iniziato un ronzio, rapidamente costruito a un ronzio sussurrando e poi aumentato a un ronzio fortemente frizzante. L’esperimento secondo il dottor J. Manson Valentine, era stato realizzato utilizzando generatori magnetici – conosciuti come smagnetizzatori – che sono stati progettati per pulsare a frequenze di risonanza in modo da creare una “nuvola magnetica” per scopi mimetici, cioè un campo magnetico (Bolla magnetica di Ferlini) enorme su e intorno a una nave ormeggiata.

 

  • In pratica, si tratta di campi elettrici e magnetici pulsanti, rotanti e statici come segue:
    Un campo elettrico creato in una bobina induce un campo magnetico perpendicolare al primo. Ognuno di questi campi rappresenta un piano di spazio. Ma poiché ci sono 3 piani dello spazio, ci deve essere un terzo campo – forse uno gravitazionale. Collegando generatori elettromagnetici in modo da produrre un impulso magnetico, potrebbe essere possibile produrre questo terzo campo attraverso il principio di risonanza. Una cosa che emerge, interessante, è il concetto che un campo gravitazionale puro può esistere senza un campo elettromagnetico. Ma un campo elettromagnetico puro non può esistere senza un campo gravitazionale di accompagnamento.

 

  • Noi sosteniamo che il tornado e gli uragani sono esempi di un ciclotrone in senso inverso.
    “A causa della inclinazione della Terra in riferimento alla direzione della particella ad alta velocità, la particella viene dirottata fino alle cinture del tornado o zone di uragani. Qui esistono le condizioni atmosferiche giuste per formare le lastre elettrostatiche.
    La particella ad alta energia, carica le piastre del grande condensatore (Pianeta Terra) e una smorzata oscillante di onde radio viene creata. Onde stazionarie ad alta tensione vengono create. La smorzata oscillante di onde radio, insieme con il campo magnetico terrestre, produce un’azione ciclotronica dell’atmosfera. In altre parole, viene creato un “ciclotrone” realizzato dalla Natura. A causa degli elevati potenziali elettrici creati e le alte onde stazionarie prodotte, le informazioni che costituiscono la “paglia integrata nel vetro” (fenomeno di salto quantico) al passaggio di un tornado, sono tradotte come (spostato) nel tempo. Una traduzione in tempo è una traduzione nello spazio.

 

  • La bobina caduceo se viene eccitata (opposti avvolgimenti elicoidali su un nucleo di ferrite) crea un “campo di tempo”. * Notasi che gli avvolgimenti elicoidali del circuito primario del trasformatore di Tesla di cui parlava Preston B Nichols, anch’essi generano dei potenziali di tempo alterato. Esiste un iperspazio fisico con un flusso di energia elettrica che fluisce ortogonale al nostro spazio tridimensionale. In dettaglio uno dei moduli rotanti dimensionali viene chiamato (Campo Elettromagnetico Risonante) abbreviato REF.

 

  • A differenza della risonanza magnetica, nella NER (Risonanza Elettrica Nucleare) viene influenzata sia la rotazione polare che quella assiale. La rotazione polare è direttamente correlata al campo gravitazionale. La risonanza elettrica nucleare può avvenire solo ad altissima tensione elettrica, in contemporanea ad ultra – alte frequenze AC.

 

Da queste osservazioni si conclude il campo magnetico di cui parlava Al Bielek è stato usato per ottenere l’invisibilità ottica (se sfasato a 60°). I marinai dell’esperimento Philadelphia fusi nell’acciaio della nave, non sono da considerare energia elettromagnetica come si pensava che fosse ma piuttosto parte integrante stessa del “campo elettrico” che ha permesso loro di effettuare il “salto quantico” e attraversare liberamente lo spazio ed il tempo.

 

http://mondomisteri.altervista.org/blog/salto-dimensionale/

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28 marzo 2014 5 28 /03 /marzo /2014 22:33

 

L'ESPERIENZA INTERATTIVA DEI CELTI CON L'ALDILA'.

 

Come tutti i Popoli naturali, i Celti ponevano poche barriere tra visibile e invisibile e credevano che l'accesso al mondo dell'Aldilà fosse consentito anche ai vivi.
Gli ingressi erano immaginati presso certi incroci di strade oppure vicino alle tombe. Si considerava pericoloso per i bambini e per gli ammalati avventurarsi nell'Aldilà poichè si pensava che non avessero le energie necessarie per il loro ritorno al mondo dei vivi.
Il druidismo interpretava l'esperienza dell'Aldilà come una particolare esperienza posta al di fuori dell'illusione sensoriale del visibile.
Il mondo invisibile non era inteso come un vero e proprio luogo, ma piuttosto come uno stato di coscienza e quindi come tale raggiungibile in qualsiasi momento.
Il druidismo proponeva la simulazione esperienziale delle tre morti che segnavano il cammino evolutivo dell'individuo attraverso i mondi in cui si suddivideva l'esistenza. Una era quella rappresentata dal decesso sul piano fisico e le altre due come esperienze mistiche che avrebbero portato il defunto a procedere nel mondo dell'Aldilà sino ad accedere alla conoscenza del mondo spirituale di Gwenved.
I druidi insegnavano in proposito la possibilità di giungere anche da vivi all'esperienza del mondo spirituale di Gwenved attraverso la pratica della meditazione, tacitando le pulsioni del corpo e della mente per consentire alla dimensione spirituale di poter attuare il suo risveglio al piano del mondo reale dello Shan.
Il druidismo proponeva altresì l'esperienza della simulazione della prima e della seconda morte per poter accedere alla visione e all'interazione con il mondo della matchka.
Per poter fare questo proponeva la tacitazione del solo corpo e la pacificazione della mente.
Tecniche che sono alla base dell'esperienza della Trance medianica e riprese dalla scienza moderna con gli esperimenti cosiddetti di deprivazione sensoriale di soggetti volontari posti in vasche speciali.

   

 

 

COME SPERIMENTARE UN CONTATTO CON IL MONDO DELL'ALDILA'.

I Celti attuavano il contatto con l'Autre-monde attraverso l'evocazione rituale dei morti e l'esperienza della trance che poteva avvenire in due modi:

  • la trance passiva o piccola trance Era la più semplice a realizzarsi ed era alla portata di tutti. In questa esperienza venivano utilizzati strumenti esterni all'individuo che avevano lo scopo di amplificare e rendere evidenti sul piano cosciente le manifestazioni dell'attività psichica dell'operatore.
  • la vera e propria trance Era indotta da pratiche interiorizzanti in grado di scatenare il processo percettivo, alle volte a mezzo di prassi ritualistiche o attraverso l'uso di particolari erbe. La sua realizzazione richiedeva l'impiego di persone particolari, i "medium", dotate di una specifica predisposizione personale al fenomeno.

DUE ESPERIENZE DI CONTATTO CON LA PICCOLA TRANCE.

Sulla scorta di quanto riportano le antiche tradizioni, oggi possiamo realizzare una esperienza di contatto con la dimensione misteriosa dell'Autre-monde attraverso tre situazioni facili da realizzarsi per attuare esperimenti relativi alla piccola trance:

 

  • l'uso della planchette.

     

     

    •  

    • attuare l'esperimento in un ambiente quieto e moderatamente illuminato
    • realizzare una planchette (un foglio di carta con la disposizione disegnata delle lettere dell'alfabeto, dei numeri e di un Si e un No) e procurarsi un bicchiere da tavola che va posato rovesciato al centro della planchette
    • porre da soli (meglio con altre persone) il dito indice della mano destra sul bicchiere (il dito deve essere appoggiato al bicchiere lievemente, tanto da fare contatto, assolutamente senza premere e senza contrarre il dito)
    • cercare di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanere passivi, quieti e rilassati
    • porre una specifica domanda e rimanere in attesa passiva (la domanda deve essere semplice e lineare)
    • lasciare che il bicchiere si sposti da solo senza far nulla (né fermare il bicchiere e neppure sospingerlo forzatamente ma seguire il suo movimento mantenendo lo stesso tipo di contatto indicato)
    • annotare le lettere delle caselle su cui si sofferma il bicchiere
    • al termine dell'esperienza congedarsi dall'ente richiamato

     

  • l'uso del tavolino semovente.

     

    • attuare l'esperimento in un ambiente quieto e moderatamente illuminato
    • reperire un tavolino a tre gambe e prendere posto intorno ad esso appoggiando entrambi i palmi aperti senza premere sul piano del tavolino. Si deve aver cura che i propri pollici siano in contatto tra di loro mentre le dita estreme siano in contatto con quelle degli altri.
    • inspirare e espirare lentamente e quietamente
    • ad ogni espirazione rilasciare le membra abbandonandole
    • cercare di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanere passivi, quieti, rilassati e abbandonati
    • il conduttore della seduta evoca una possibile entità presente che voglia entrare in contatto con i presenti
    • l'evento viene confermato da un improvviso e lento movimento del tavolo. Lasciare che il tavolo si alzi da solo (solitamente sulle due gambe) senza far nulla (né fermarlo e neppure sospingerlo forzatamente ma seguire con le mani appoggiate il suo movimento mantenendo lo stesso tipo di contatto indicato)
    • porre una specifica domanda e rimanere in attesa passiva (la domanda deve essere semplice e lineare)
    • la risposta sarà data dai colpi del tavolo sul pavimento:
      - ad una domanda basata sul si o sul no: un colpo per il si e due colpi per il no
      - ad una domanda che richiede una frase in risposta: un colpo per la A e così via
    • annotare le domande e le risposte
    • al termine dell'esperienza congedarsi dall'ente richiamato

 

 

Per verificare la validità dell'esperimento uno dei presenti può nascondere all'insaputa degli altri un oggetto qualsiasi nella stanza e quindi chiedere all'ente intervenuto se vuole collaborare all'esperimento indicando dove l'oggetto può essere stato nascosto

L'EVOCAZIONE RITUALE DEI DEFUNTI.

Nell'antichità il contatto con i defunti non era cercato solamente attraverso l'applicazione delle metodologie dell'esperienza della trance, ma anche con altri sistemi basati sull'evocazione rituale.

 

  • l'esperienza della Sala buia.
    In questo caso i consultanti che cercavano di avere un contatto con i defunti si chiudevano in una sala ampia e buia, ponendosi in una condizione giudicata favorevole al contatto stesso, dove non c'erano fonti di rumore o di altra distrazione.
    Qui si sedevano comodamente cercando di non farsi coinvolgere dai pensieri, rimanendo passivi, quieti, rilassati e abbandonati sui loro sedili.
    Formulavano ad alta voce le loro domande di richiesta di un incontro con i defunti mantenendo la propria attenzione e evitando di addormentarsi, rimanendo in attesa di una qualsiasi manifestazione. Dovevano fare attenzione a non impaurirsi se venivano toccati o se sentivano voci improprie o stentate poichè il loro terrore avrebbe attirato entità ostili che potevano arrecare loro danno sul piano psichico. Le tradizioni riportano che spesso in questo modo apparivano ai consultanti i defunti interpellati in forma evanescente e parzialmente luminosa tanto da mostrare le loro fattezze.
  • il caso dei "negromanti".
    Sulla base dell'antica esperienza evocativa della "sala buia" nei recenti secoli vennero attivati rituali di evocazione dei defunti per vari scopi.
    Le cronache del 1846 riportano le evocazioni del famoso occultista inglese il Dr. John Dee eseguite nei cimiteri di Londra allo scopo di risveglliare i morti e utilizzarli per "fatture" di morte e affari di cuore.
    John Dee evocava i morti con l'uso di formule magiche proteggendosi dalla loro influenza rimanendo all'interno di un cerchio magico disegnato sul terreno.
  • il caso del Voodoo.
    Un classimo modo di evocazione degli abitanti dell'Aldilà, defunti e demoni, appartiene alla cultura religiosa delle pratiche del Voodoo.
    I riti del Voodoo prevedono invocazioni religiose che possono risvegliare i morti e le divinità benevole o malvagie dell'Aldilà che prendono possesso dei danzatori e parlano con la loro voce.

Dal libro di Giancarlo Barbadoro "Antropologia dello spiritismo", Edizioni Triskel, Torino 2005

  http://www.merlino.org/dt-menu.htm

 

 

 

 

 

 

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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 23:02

"Le osservazioni di UFO non sono necessariamente provocate da viaggiatori spaziali. Il fenomeno può essere la manifestazione di una tecnologia molto più complessa. Se il Tempo e lo Spazio non hanno una struttura molto semplice come quella ipotizzata dagli scienziati, la questione è allora 'Da dove vengono'? Ciò può sembrare senza senso, ma potrebbero venire da un luogo nel Tempo. Se la Coscienza si può manifestare al di fuori del corpo, allora l'eventualità delle ipotesi può essere ancora più larga." Messaggeri di Illusioni di Jacques Vallèe

 

Per via delle sue idee Vallèe venne allontanato dal mondo degli ufologi, infatti lui si era convinto che gli alieni non fossero degli extraterrestri, ma esseri intradimensionali, e questo non fece felici i suoi colleghi. Alcuni investigatori, specialmente Ray Palmer, John Keel e Salvatore Freíxedo, hanno suggerito, sia in dichiarazioni pubbliche sia in conversazioni private con il sottoscritto, che potrebbe esistere un legame fra i fenomeni UFO e quelli occulti. A prima volta uno scienziato troverà assurda la sola idea di un simile collegamento, eppure i casi descritti in questo libro hanno già rivelato i legami fra i gruppi e le sette consacrate all'occulto da un lato e le organizzazioni coinvolte nelle ricerche UFO dall'altro. Molti dei fenomeni segnalati dai testimoni includono effetti di Poltergeist, levitazione, controllo psichico, guarigioni ed esperienze extracorporee: tutte cose familiari a chi si occupa di letteratura dell'occulto, descritte in modo particolareggiato in opere del dicíannovesimo secolo firmate dal dottor Encausse, dal barone Reichenbach, da Eliphas Levi, da Camille Flammarion e da molti altri scrittori europei.    

Comunque, adesso ti farò un elenco dei principali fenomeni raccontati dalle persone che giurano di avere avuto contatti con gli alieni, dimmi poi se ti ricordano qualcosa:

  • Vedere ombre che si muovono nella stanza.
  • Vedere creature in carne e ossa nei pressi del proprio letto.
  • Vedere esseri lunimosi nei pressi del proprio letto.
  • Vedere lampi di luce.
  • Sentire passi umani che si avvicinano oppure si allontanano (a volte anche di corsa).
  • Sentire una sorta di sparo come se un oggetto pesante fosse appena caduto.
  • Sentire fruscii.
  • Sentire i sospiri di qualcuno nella stanza.
  • Sentire voci di persone che sussurrano (spesso all’orecchio).
  • Sentire chiamare il proprio nome.
  • Sentire musica.
  • Sensazione di essere toccati.
  • Sensazione di essere schiacciati sul letto.
  • Sensazione di essere sollevati (totalmente o anche sono una parte del corpo come le gambe).
  • Immobilità e paralisi.

Questi sono solo quelli che mi vengono in mente in questo momento, ma ce ne sono molti altri che ovviamente ricordano da vicino le classiche allucinazioni ipnagogiche. Inoltre, se hai mai letto qualche testo sull’argomento saprai benissimo che esistono alieni appartenenti a varie razze e provenienti da diverse galassie/dimensioni. Ci sono i rettiliani, i grigi, i nordici, le cavallette, gli esseri di luce e tanti altri ancora. Tra di loro sembra ce ne siano anche alcuni che non vogliono il nostro male ma aiutarci ad evolvere, sarebbero buoni insomma, come i ribelli della serie Visitors.

Comunque sia, anche questo gruppo può passare attraverso i muri e le finestre, rapire le persone dai loro letti e non per portarli all’interno delle loro astronavi o in basi sotterraneee segretissime, salvo poi restituirle alla terra da dove le hanno portate via con qualche ricordino fisico come piccole ferite e segni vari.

Uno dei primo fenomeni di abduction di cui si è a conoscenza viene descritto da Eliphas Levi rifacendosi a testi scritti nell'VIII° secolo su fatti avvenuti in Francia:

"Sotto il regno di Pipino il Breve si manifestarono in Francia fenomeni assai singolari. L’aria era piena di figure umane, il cielo rifletteva immagini di palazzi, di giardini, di flutti agitati, di vascelli con le vele al vento e di eserciti in ordine d battaglia. L’atmosfera rassomigliava ad un grande sogno: tutti potevano distinguere i dettagli di questi quadri fantastici. Si trattava di un’epidemia che colpiva gli organi visivi o di una perturbazione atmosferica proiettante miraggi nell’aria condensata? L’immaginazione era trascinata da queste meravigliose fantasie quando apparivano i miraggi celesti, le figure umane fra le nubi. Si confondevano i sogni con lo stato di veglia, e parecchie persone si credettero levate in alto da creature aeree. Non si parlò che di viaggi nei paesi dei silfi… la follia s’impadronì delle menti più sagge, ed alfine la Chiesa dovette intervenire."

 

I silfi o sifilidi sono gli spiriti elementali dell’aria che nelle leggende popolari venivano raffigurati come esseri superiori, di statura molto piccola, usi ad infastidire i dormienti. Secondo le cronache dell'epoca un cabalista del Regno di Carlo Magno cercò di convincere il popolo della loro esistenza chiedendo ai Silfi di mostrarsi a loro. Essi lo fecero comparendo nel cielo, la gente però si rifiutò di credere che fossero reali. I silfi, allora, per cercare di convincere il popolo, presero a rapire uomini e donne per condurli nella loro patria, Magonia, luogo meraviglioso ed incredibile, e mostrare loro inauditi prodigi.

Nel 1979 Vallée pubblica un nuovo libro, più controverso ancora del precedente, intitolato Messengers of Deception - UFO Contacts and Cults (anche questo tradotto in Italia, col titolo Messaggeri di illusioni: il culto degli UFO, Sperling & Kupfer 1984). La preoccupazione dell'autore è rivolta alle implicazioni sociali dell'ufologia. Accanto alla componente fisica (gli oggetti osservati e la loro causa) e a quella psicologica (relativa ai singoli testimoni), Vallée vede infatti un effetto sociologico (a livello di massa) del problema UFO, che sarebbe manipolato o comunque sfruttato da qualcuno - i servizi segreti delle varie nazioni o qualche tipo di società segreta - per secondi fini. Per sostenere tale tesi, punta soprattutto su un'analisi di aspetti apparentemente marginali: le sette cultiste create attorno alle figure carismatiche dei contattisti (che rappresenterebbero una forma di "nuova religione", non spontanea ma manipolata) ed i misteriosi casi di mutilazione del bestiame che negli anni '70 hanno invaso l'America (e che sarebbero un aspetto della tecnologia psicotronica rappresentata dal fenomeno UFO: eventi fisici usati per influenzare la coscienza delle persone).

Il libro riceve una fredda accoglienza da parte dell'intera comunità ufologica. Jacques Vallée si tira quindi in disparte e scompare dalla scena per diversi anni.

 

 

 

 

 

http://www.onirolandia.com/presenze/alieni.html

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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 22:37

A.C.: Cosa volete dire esattamente con : il significato del mondo è nella sua trascendenza?

E.T.: Il mondo promette la realizzazione da qualche parte nel tempo. Molte persone si dicono: “ecco, ci sono arrivato” e poi realizzano che in effetti, no, non sono arrivati, e lo sforzo continua. Questo si esprime giusto in una corsa a ostacoli, dove si dice che la massima dell’ego è: “cercare ma non trovare”. Le persone contano di trovare la salvezza nel futuro, ma il futuro non arriva mai.

E, in fin dei conti, a forza di non trovare, si genera una sofferenza. Questo è l’inizio di un risveglio, quando c’è una presa di coscienza che “forse questa non è la via, non arriverò forse dove mi sforzo di andare, forse questo non è affatto nel tempo”. Dopo essere stato perso in questo mondo, improvvisamente, attraverso la sofferenza, si prende coscienza che le risposte non possono essere trovate fuori, in una realizzazione materiale, né nel tempo. E’ un traguardo importante da raggiungere per molte persone. Questo provoca un senso di crisi profonda: quando il mondo come lo conosco e il senso di sé che ho conosciuto, identificato nel mondo, non hanno più senso.

Mi è successo. Ero molto vicino al suicidio quando è successo qualcosa di nuovo: la morte del senso di sé, che vive attraverso l’identificazione alla mia storia, alle cose attorno a me, al mondo. La percezione intensa di uno stato di calma profonda, d’essere in vita, di essere, a quel momento è sopraggiunto. Più tardi l’ho chiamata “Presenza”. Ho realizzato che, al di là delle parole, Quello è chi io sono.

Degli anni più tardi, ho chiamato questo stato di calma “pura coscienza” e tutto il resto “coscienza condizionata”; anche gli oggetti lo sono. La coscienza condizionata è nata in quanto forma ed è da allora diventata il mondo. Così l’essere perso nel condizionato sembra necessario all’essere umano. Sembra che essere perso nel mondo, assorbito dalla mente che è la coscienza condizionata, faccia parte del suo cammino. E, grazie alla sofferenza patita quando siamo perduti, si scopre che l’incondizionato è noi stessi.

Ecco perché abbiamo bisogno del mondo per trascendere il mondo. Sono infinitamente riconoscente d’essere stato perduto. Il significato del mondo è per voi, alla fine dei conti, di perdervici. Il significato è per voi di soffrire, creare la sofferenza sembra necessario perché nasca il risveglio. E una volta che sorge il risveglio, viene con lui la presa di coscienza che la sofferenza non è più necessaria. Arrivate alla fine della sofferenza perché avete trasceso il mondo.

E’ uno stato libero dalla sofferenza. Questo sembra essere il cammino di ognuno. Forse non quello di tutti in questa vita, ma sembra essere universale. Anche senza un insegnante o un insegnamento spirituale, credo che ciascuno dovrà alla fine passare per di là. Ma per questo può volerci del tempo

A.C.: Molto tempo.

E.T.: Molto più tempo. Un insegnamento spirituale serve a risparmiare tempo. Il messaggio fondamentale di un tale insegnamento è che non avete bisogno di più tempo, non avete bisogno di più sofferenza. Alla gente che viene da me dico: “siete pronti a capirlo perché lo ascoltate. Ci sono milioni di persone fuori di qui che non lo intendono. Hanno ancora bisogno di tempo. Ma non mi rivolgo a loro. Voi capite che non avete più bisogno di tempo né di sofferenza.

Avete cercato nel tempo  nuove sofferenze” E all’improvviso sentire “non avete più bisogno di questo” può essere per alcun il momento della trasformazione. La bellezza dell’insegnamento spirituale è perciò che libera da certe vie di…

A.C.: Una sofferenza inutile.

E.T.: Si. E’ dunque bene che la gente sia persa nel mondo. Mi piace andare a New York o a Los Angeles dove la gente sembra totalmente assorbita. Guardavo da una finestra a New York. Eravamo in un gruppo vicino allo Empire State Building. Nella strada la gente si agitava in tutta le direzioni, quasi correndo. Ognuna sembrava in uno stato di tensione nervosa, di ansia. Questa è sofferenza, reale, ma non è riconosciuta tale. Mi sono domandato, ma dove corrono così? E, in effetti, correvamo tutti verso il futuro. Hanno bisogno, di andare verso un posto, che non è qui. E’ una corsa nel tempo: non ora, più tardi. Corrono verso un “più tardi”. Soprattutto, ma non lo sanno nemmeno. Ma a me, anche solo guardare questo spettacolo, procura gioia. Non mi dicevo:” “bisogna che lo sappiamo”. Loro seguono il loro cammino spirituale. Per adesso questo è il loro cammino spirituale, e va meravigliosamente bene.

Il termine “risveglio” è spesso interpretato come la fine della divisione del Sé e la simultanea scoperta di una prospettiva e di un modo di vivere che è totale, completo e libero dalla dualità. Quelli che hanno intravisto questa prospettiva affermano che la realizzazione ultima è tale che non c’è differenza tra il mondo e Dio o l’Assoluto, fra il samsra e il nirvana, tra il manifesto e il non-manifesto. Ma altri dicono che in effetti il mondo non esiste più del tutto, che in effetti il mondo non è che un’illusione, completamente privo di senso, di significato o di realtà. Secondo la nostra esperienza, il mondo è reale? E’ irreale? O tutt’è due insieme? Anche quando mi interesso alle  persone o cammino per strada, facendo cose ordinarie, sento il mondo come delle onde sulla superficie dell’ Essere. Dietro il mondo delle percezioni sensoriali e il mondo dell’attività mentale si trova l’immensità dell’Essere. C’è un immenso spazio, un immenso stato di calma e la piccola attività delle onde alla superficie non è separata, così come le onde non sono separate dall’oceano. Perciò non c’è separazione nel modo in cui percepisco. Non c’è separazione tra l’Essere e il mondo manifestato, tra il manifesto e il non-manifesto. Ma il non-manifesto è molto più vasto, più profondo  e più grande che ciò che si produce nel mondo manifesto. Ogni fenomeno del mondo manifesto ha una durata di vita così corta ed effimera che si potrebbe quasi dire che, dal punto di vista del non-manifesto, che è fuori dal tempo o Presenza, tutto ciò che si svolge somiglia davvero a uno spettacolo di ombre cinesi.

Come il vapore e la nebbia appaiono sotto nuove forme e spariscono, appaiono di nuovo e poi scompaiono. Per chi dunque è profondamente radicato nel non-manifesto, il manifesto può essere facilmente definito l’irreale. Non lo definisco irreale perché non lo vedo separato dal resto.

A.C.: Dunque è reale?

E.T.: Tutto ciò che è reale è lo stesso essere. La coscienza è tutto ciò che è, la pura coscienza.

A.C.: Volete dire che la definizione del “reale” è ciò che è libero dalla nascita e dalla morte?

E.T.: Giusto.

A.C.: Allora chi non è mai nato e non può morire è reale. E, siccome il mondo manifesto non è, in definitiva, separato dal non separato, secondo voi, si dovrebbe dire che è reale.

E.T.: Si,  e anche in ogni forma soggetta alla nascita e alla morte, si trova l’immortale. L’essenza di ogni forma è l’immortalità Anche l’essenza di un filo d’erba è l’immortalità Per questo il mondo della forma è sacro… Il campo del sacro non è esclusivamente l’Essere o il non-manifesto. Considero il mondo della forma come sacro.

A.C.: Se qualcuno vi domandasse semplicemente: “ il mondo è reale o irreale?” direste che è reale o dovreste dare una risposta sfumata.

E.T.: Probabilmente darei una risposta sfumata.

A.C.: Dicendo cosa?

E.T.: E’ una manifestazione temporanea del reale.

A.C.: Allora se il mondo è una manifestazione temporanea del reale, cosa è una relazione risvegliata del mondo?

E.T.: Per il non-risvegliato il mondo è tutto ciò che esiste. Non c’è nient’altro. Questo modo di coscienza limitato nel tempo si attacca al passato per la sua identità e ha disperatamente bisogno del mondo per la sua felicità e la sua realizzazione. Pertanto, il mondo porta un’immensa promessa, ma fa pesare, al tempo steso una  grossa minaccia. E’ il dilemma della coscienza non-illuminata: è divisa tra cercare la realizzazione nel e attraverso il mondo e essere continuamente sotto la sua minaccia.

Una persona spera che si ritroverà nel mondo, ma al tempo stesso teme che il mondo lo uccida, secondo la sua volontà. E’ lo stato di continuo conflitto al quale è condannata la coscienza non-risvegliata, essere continuamente tra il desiderio e la paura. E’ terribile. La coscienza risvegliata è radicata nel non-manifesto ed è Uno con questo. Sa di essere questo. Si potrebbe quasi dire che è lo sguardo del non-manifesto.

Anche con una cosa semplice come percepire visivamente una forma, come un fiore o un albero, se la percepisce in uno stato di grande attenzione e di calma interiore, libera dal passato e dal futuro, allora in quell’istante il non-manifesto è già presene. In quell’istante non siete più una persona. Il non-manifesto si percepisce da solo in una forma. E, in questa percezione, si trova sempre un senso di bontà. Ogni azione che viene in seguito a questo possiede una qualità completamente differente dall’azione che proviene dalla coscienza non-risvegliata, che ha bisogno di qualcosa e cerca di proteggersi. E’ realmente là dove si trovano queste qualità preziose e intangibili che chiamiamo amore, gioia e pace. Sono Uno con il non-manifesto, emergono da Quello. Un essere umano che è attaccato a questo e agisce e interagisce di conseguenza, diventa una benedizione per il pianeta, mentre l’uomo non-risvegliato è molto pesante per il pianeta. C’è una pesantezza associata al non-risvegliato. Il pianeta soffre di milioni di uomini non-risvegliati. Il fardello del pianeta è troppo pesante. A volte, posso sentirlo dire: “Oh, basta, per favore”.

A.C.: Voi incoraggiate le persone a meditare fin che è possibile su, come lo descrivete “riposare nella Presenza dell’Adesso”. Pensate che questa pratica spirituale possa sempre essere veramente interiorizzata e avere il potere di liberare se non si è già rinunciato al mondo e a ciò che rappresenta, almeno a un certo livello?

E.T.: Non direi che la pratica ha da sola il potere di liberare. E’ solo quando c’è un abbandono completo all’adesso, a ciò che è, che la liberazione è possibile. Non penso che una pratica vi porterà a un abbandono completo. Questa si attua abitualmente nel seno stesso della vita. Questa succede a voi nella vostra vita. Può succedere un abbandono parziale, poi un’apertura, e poi potete impegnarvi in una pratica spirituale. A meno che la pratica non sia giunta ad un certo livello di profondità, non potrà generare questo abbandono.

A.C.: Ho trovato nel mio insegnamento qualcosa che funziona: a meno che il mondo non sia stato visto attraverso una certa angolazione, e a meno che non ci sia una volontà basata sulla ricerca di lasciar-andar il mondo, qualunque sia l’intensità di una esperienza spirituale, non porterà ad alcun tipo di liberazione.

E.T.: E’ vero, e la volontà di lasciar-andare è l’abbandono. Ne è la chiave. Senza tale volontà non lo faranno la intensificazioni della pratica e nemmeno le sperimentazioni spirituali accumulate.

A.C.: Si, molte persone dicono che vogliono meditare o seguire una pratica spirituale, ma le loro aspirazioni non si basano sulla volontà di lasciar andare qualcosa di importante.

E.T.: No, infatti, sarebbe piuttosto il contrario: la pratica spirituale può essere un pretesto per provare a trovare qualcosa di nuovo con cui identificarsi.

A.C.: In definitiva, direste che si suppone che una pratica o un’esperienza spirituale reale ci porti al lasciar andare il mondo, alla sua trascendenza, alla rinuncia all’attaccamento al mondo?

E.T.: Si, le persone domandano a volte: “Come arrivate a questo? Sembra meraviglioso, ma come ci arrivate?” Concretamente, questo, significa dire semplicemente “si” nell’istante. E’ lo stato d’abbandono, un “si” totale a ciò che è. E non il “no” interno a ciò che è. Un “si” completo a ciò che è, è  trascendere il mondo. E’ così semplice che questo, un’apertura totale a ciò che sorge nell’istante. Lo stato solito della coscienza è di resistervi, di fuggirlo, di negarlo, di non guardarlo.

A.C.: Dunque quando dite “si” a ciò che è, volete dire di non evitare le cose, ma di affrontarle?

E.T.: Esattamente. E’ accogliere questo istante, abbracciarlo, ed è uno stato d’abbandono. E’ realmente tutto ciò che è necessario. La sola differenza tra un Maestro e il suo allievo è che il Maestro abbraccia totalmente ciò che è. La porta è aperta; il non-manifesto è là. E’ la via più efficace. Non possiamo considerarla come una pratica, perché non si situa nel tempo.

A.C.: Per la maggior parte delle persone che partecipano alla ricerca spirituale dell’Oriente all’incontro con l’Occidente, sempre più veloce in questi ultimi tempi, Gautama il Buddha e Ramana Maharshi (uno dei vedantici più rispettati oggi) spiccano tutti e due come esempi ineguagliati di risveglio, splendido e in modo molto interessante, ma, riguardo al giusto rapporto con il modo dell’aspirante spirituale, i loro insegnamenti divergono considerevolmente.

Il Buddha, che rinuncia al mondo, incoraggia i più sinceri a lasciare il mondo e a seguirlo per vivere una vita santa, liberi dalle preoccupazioni e dagli affari della vita di capofamiglia. Ramana Maharshi scoraggia da parte sua i suoi discepoli a lasciare il focolare alla ricerca di più grandi centri di interesse o d’intensità spirituale. Infatti, scoraggia ogni atto di rinuncia al mondo esteriore e incoraggia piuttosto l’aspirante a guardare in sé per trovare la causa dell’ignoranza e della sofferenza all’interno di se stesso.

In effetti, molti dei suoi adepti, in numero sempre crescente, dicono, oggi, che il desiderio di rinuncia è un desiderio dell’ego, proprio la parte di cui vogliamo liberarci. Certo, il Buddha insiste molto sulla necessità della rinuncia, del distacco, della costanza e della costruzione come veri fondamenti sui quali può basarsi la liberazione interiore.

Perché pensate che gli approcci di questi due illuminati siano così diversi? Perché il Buddha incoraggia i suoi seguaci a lasciare il mondo, mentre Ramana li incita a restare dove sono?

E.T.: Non c’è che una sola via efficace. Nelle diverse epoche, certi approcci, hanno potuto funzionare bene per una certa epoca e non avere alcun effetto in un’altra. Il mondo in cui viviamo oggi pesa molto di più, è molto più invadente. E quando dico il mondo includo la mente dell’uomo. La mente dell’uomo si è continuamente sviluppata dall’epoca di Buddha, 2500 anni fa. E’ più inquieta e invadente e gli ego sono più forti. Si è verificato un accrescimento dell’ego nelle migliaia di anni; è cresciuto fino alla follia e la follia è arrivata al suo apogeo nel XX secolo. Basta leggere la storia del XX secolo per vedere il parossismo della follia umana, se la si misura in termini di violenza inflitta a degli uomini da altri uomini. Oggi non possiamo più sfuggire al mondo; non possiamo scappare dalla mente. Abbiamo bisogno d’entrare nell’abbandono mentre siamo nel mondo. Questo sembra essere il cammino più efficace per il mondo in cui viviamo. Forse all’epoca di Buddha era molto più facile ritirarsi che non oggi. La mente dell’uomo non era così dominante.

E.T.: Bene, diede le sue ragioni, ma alla fine non sappiamo perché il Buddha insiste sul fatto di ritirarsi dal mondo piuttosto che, come dice Ramana Maharshi “agire nel mondo”. Ma mi sembra, dopo che ho osservato, che la via più efficace per le persone di oggi è l’abbandono nel mondo piuttosto che provare a ritirarsi dal mondo e creare una struttura che renda più facile l’abbandono. C’è già una contraddizione quando create una struttura per rendere più facile l’abbandono. Perché non abbandonare fin da ora? Non avete bisogno di fare nulla per rendere più facile l’abbandono perché allora non è più vero abbandono. Sono stato nei monasteri buddisti e ho potuto vedere a che punto si può fare facilmente (hanno lasciato il loro nome per adottarne un altro, si sono rasati la testa, portano i loro abiti).

A.C.: Dite che è stato abbandonato un mondo per un altro; una identificazione per un’altra; un ruolo è stato abbandonato per assumerne un altro? Niente è stato veramente abbandonato?

E.T.: E’ vero. Per questo motivo fatelo dove siete, qui e ora. Non è necessario cercare un altro posto, un’altra condizione o un’altra situazione, ma fatelo qui. Fatelo qui e ora. Là dove siete è il luogo ideale per abbandonare. Qualunque sia la situazione in cui vi trovate, potete dire “si” a ciò che è, ed è il punto di partenza di ogni azione ulteriore.

A.C.: Molti insegnanti e insegnamenti dicono oggi che questo desiderio di rinunciare al mondo è l’espressione dell’ego. Come lo vedete?

E.T.: Il desiderio di rinunciare al mondo è ancora il desiderio di raggiungere uno stato, in cui non siete attualmente. E’ la proiezione mentale di uno stato che si desidera raggiungere, lo stato di rinuncia. E’ una autoricerca attraverso il futuro. In questo senso è l’ego. La vera rinuncia non è nel desiderio di rinunciare, viene come un abbandono. Non potete avere il desiderio di abbandonare perché è un non-abbandono. L’abbandono sorge a volte spontaneamente nelle persone che non hanno nemmeno un nome da dargli. E so che l’apertura viene oggi a molte persone. Molte persone che vengono a trovarmi hanno una  grande apertura. A volte non hanno bisogno che di qualche parola per intuire immediatamente il gusto dell’abbandono, anche se non dura; ma l’apertura c’è.

A.C.: E che dire dell’appello spontaneo del cuore ad abbandonare tutto ciò che è falso e illusorio, tutto ciò che è basato sulla relazione materialista dell’ego alla vita? Per esempio, quando il Buddha decide: “devo lasciare la mia casa dietro di me”, è difficile dire che si tratta di un desiderio egoista, la ricerca di un risultato. E Gesù diceva: “venite e seguitemi, lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”

E.T.: E’ riconoscere il falso come falso, soprattutto nel campo interiore; osservare le false identificazioni, il rumore mentale, l’identificazione con immagini mentali, come l’entità “me”. Questa scoperta è bella. Un’azione allora può emergere, il riconoscimento del falso e forse potrete vederla riflettersi nelle circostanze della vostra vita, e allora potete lasciarli dietro di voi, o no. Ma il riconoscere e il rinunciare a tutto ciò che è falso e illusorio sono essenzialmente interiori.

A.C.: I due esempi di Buddha e di Gesù sarebbero così degli esempi di potenti manifestazioni esteriori di questo riconoscimento interiore.

E.T.: Si. Non si può prevedere quale sarà il risultato di questo riconoscimento interiore. E’ accaduto al Buddha perché era già un adulto quando realizzò che gli uomini morivano, si ammalavano e invecchiavano. Questa scoperta fu così forte che guardò in sé e si disse che niente aveva senso se era tutto ciò che esisteva.

A.C.: Ma poi, fu costretto a partire, ad abbandonare il suo regno. Da un certo punto di vista avrebbe potuto dirsi: “Bene, tutto è qui e ora, e tutto ciò che devo far è abbandonare, qui e ora, senza condizione”. Penso che il risultato avrebbe potuto essere molto diverso, sarebbe diventato un re illuminato!

E.T.: Ma a quell’epoca non sapeva ancora che tutto ciò che era necessario è l’abbandono.

A.C.: Quando Gesù domandava ai pescatori di lasciare le loro famiglie e le loro vite per seguirlo e, in modo simile, quando il Buddha passava nelle città e chiamava gli uomini a lasciare tutto dietro di sé, il loro abbandono era dimostrato concretamente con la loro partenza, dicendo “si” a Gesù e a Buddha e lasciando andare i loro attaccamenti interiori. In questo caso, il lasciar andare non era solo una metafora della trascendenza interiore; questo significava anche, letteralmente, lasciar andare qualsiasi cosa.

E.T.: Per certe persone è in parte vero. Possono lasciare il loro ambiente o le loro attività abituali, ma la vera domanda è sapere se hanno già visto il falso in loro. Se non l’hanno mai visto, il lasciar andare esteriore è solo una forma mascherata di stare meglio.

A.C.: Come ultima domanda, vorrei interrogarvi sulla relazione tra la vostra comprensione del risveglio o l’esperienza della coscienza non-duale, e gli obblighi mondani. Nel giudaismo impegnarsi a pieno nel mondo com’è è considerata la realizzazione della chiamata religiosa. Infatti dicono che non è vivendo con tutto il cuore i comandamenti che il potenziale spirituale della razza umana si può manifestare sulla terra. L’erudito ebreo David Ariel, ha scritto:  “Noi terminiamo il lavoro di Dio… Dio ha bisogno di noi perché siamo i soli che possono migliorare il mondo”.

Molti insegnamenti come il vostro sulla non-dualità o il risveglio, privilegiano il risveglio individuale. Ma i nostri fratelli ebrei sembrano richiamare a qualcosa di molto diverso, la spiritualizzazione del mondo attraverso la partecipazione con tutto il cuore al mondo di uomini e donne devoti. E’ vero che questi insegnamenti non-duali sul risveglio privano il mondo di questa partecipazione con tutto il nostro cuore? Questa nozione di trascendenza priva il mondo della possibilità di spiritualizzazione come figli di Dio?

E.T.: No, perché un’azione giusta non può uscire che da questo stato di trascendenza dal mondo. Ogni altra attività è motivata dall’ego e, anche fare del bene, se è motivato dall’ego, avrà conseguenze karmiche.

“Motivato dall’ego” significa che c’è un retro-pensiero. Per esempio, se diventate una persona ai vostri occhi più spirituale, questo fa risaltare la vostra immagine e vi fa bene; un altro esempio sarebbe di aspettarsi una ricompensa in un’altra vita o in Paradiso. Così, se c’è un retro-pensiero, non c’è purezza. Non può esserci vero amore nelle vostre azioni se il mondo non è stato trasceso, perché non siete connesso alla sorgente da dove nasce l’amore.

A.C.: Volete dire un’azione pura, non oscurata dall’ego?

E.T.: Si, ma rimettiamo in ordine le cose. In primo luogo ciò che viene è la realizzazione e la liberazione, per lasciare che l’azione ne esca, e sarà pura, non macchiata, e non ci sarà più karma associato. Se no, poco importa la altezza dei nostri ideali, noi rinforziamo ancora l’ego attraverso le nostre buone azioni. Sfortunatamente, non potete seguire i comandamenti, a meno di essere senza ego (e c’è poca gente che lo è); è quello che tutte le persone che hanno provato ad applicare gli insegnamenti del Cristo hanno scoperto.

“Amate il vostro prossimo come voi stessi” è uno dei principali insegnamenti del Cristo e non potete seguire questo comandamento, malgrado tutti i vostri sforzi, se non sapete chi siete al livello più profondo.

“Amate il vostro prossimo come voi stessi” significa che il vostro prossimo è voi stessi, e questo riconoscere l’Unità è Amore.

 

 

tratto da: http://www.revue3emillenaire.com/

Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/spiritualita-e-riflessione/556-che-cosa-significa-essere-nel-mondo-ma-non-del-mondo-conversazione-con-andrew-choen-e-eckhart-tolle#.Uy4THcvQepo

 

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20 marzo 2014 4 20 /03 /marzo /2014 23:09

È un neurochirurgo americano, famoso in tutto il mondo. Una meningite fulminante lo stava uccidendo. Ma dopo giorni di coma, con il cervello totalmente spento, si è risvegliato. Raccontando una storia incredibile. Eppure...

Il neurochirurgo Eben Alexander racconta la sua straordinaria esperienza: in coma per sette giorni, con il cervello "spento" da una meningite fulminante, dice di aver visto il Paradiso

Eben Alexander è un neurochirugo americano. Famoso e rispettato in tutto il mondo. Uno studioso, che crede più alla scienza che alle impressioni. Il fatto è che una meningite fulminante lo stava uccidendo. Dopo sette giorni di coma, con il cervello completamente “spento”, si è improvvisamente risvegliato. E ha cominciato a raccontare il Paradiso, che dice di aver visto. Fino all’incontro con Dio. Una storia che ha scosso la comunità scientifica. Ora, Eben Alexander ce la racconta nei dettagli, nell’intervista esclusiva pubblicata da Oggi in edicola.

 

CERTO DI NON POTER ESSERE SMENTITO – Non è la voce di un invasato né di un fervente predicatore. Ha il tono calmo e rassicurante di chi è certo di non poter essere smentito. Anche se quello che racconta è incredibile. Al telefono dalla Virginia, negli Usa, il neurochirurgo Eben Alexander parla del suo viaggio in paradiso e del suo incontro con Dio. Evoca nuvole colorate, farfalle, vallate verdeggianti, melodie celesti. E li intreccia con la meccanica quantistica e la scienza che studia il cervello.

 

L’INCREDIBILE ESPERIENZA – Alexander ha insegnato alla Medical School di Harvard, è un neurochirurgo molto rispettato. Ma nel 2008 la sua vita è cambiata. Ha rischiato di non farcela per una meningite fulminante e durante sette giorni di coma è convinto di aver avuto un’esperienza di pre-morte. La sua storia è finita in copertina sul magazine Newsweek e nel suo libro, Proof of heaven (Prova del paradiso), di prossima uscita in Italia.

 

Professore, ha davvero visto Dio? 

«Certo. E molto altro. Sono stato in Paradiso. E non posso averlo né sognato né immaginato perché la mia corteccia cerebrale era completamente fuori uso a causa della meningite da e-coli, una forma rarissima».

 

Ci descrive l’aldilà?

«Non avevo nessuna memoria della mia vita terrestre, ero senza peso, non conoscevo il concetto di essere umano. Ero fatto solo di sensi. E per me quel viaggio è durato per sempre. È cominciato sottoterra, in un ambiente buio e fangoso. Poi una melodia celestiale mi ha chiamato in alto e mi sono trovato in una splendida vallata, con migliaia di farfalle, fiori e nuvole colorate. Sopra le nubi c’erano creature meravigliose che ho chiamato angeli perché non saprei come descriverle altrimenti. I colori erano brillanti e cangianti. Intorno a me c’era una forza potentissima, era amore puro e incondizionato. Era Dio. Mi sono accorto che stavo viaggiando sull’ala di una farfalla con una donna bellissima accanto a me. Quell’essere celestiale senza parlare mi ripeteva questa frase: “Sei amato e adorato e lo sarai per sempre, non c’è nulla di cui aver paura, non puoi fare nulla di sbagliato. Ti mostreremo molte cose qui ma alla fine tornerai indietro”».

 

Quella donna aveva il volto di qualcuno che lei conosce?

«Quando l’ho incontrata non lo sapevo, ma era mia sorella. Sono stato adottato e ho ritrovato i miei veri genitori soltanto qualche anno dopo essere uscito dal coma. Mi hanno mandato la foto di mia sorella morta nel 1998 e mi è venuto un colpo. Era proprio lei. La fanciulla del mio viaggio. Quando ho chiesto alla mia mamma biologica di descrivere sua figlia mi ha detto: “Era come un angelo sulla terra”».

 

Lei è uno scienziato e prima era uno scettico. Si aspetta davvero che la gente le creda?

«Solo gli ignoranti possono non credermi. Ormai ci sono talmente tante prove, racconti, testimonianze. Quello che ho visto è reale. Non è stato partorito dal mio cervello che era come morto. È successo al di fuori di me, in un’altra dimensione».

 

Come concilia le certezze del neurochirurgo con la fede e il paradiso? 

«La mia esperienza ha dimostrato inequivocabilmente che la coscienza è indipendente da corpo e cervello ed è il potere più importante dell’universo. La scienza non è ancora stata in grado di comprenderla, nonostante i tentativi della meccanica quantistica. Io dico che la scienza dovrebbe abbracciare il potere della spiritualità. Non vedo frattura tra scienza e religione».

 

Però la vedono i suoi colleghi. Molti l’hanno invitata a rinsavire. 

«Pubblicamente. Ma tantissimi colleghi che ho interpellato sia per la mia guarigione dalla meningite, che è davvero miracolosa, sia per scrivere il mio libro e dare una spiegazione scientifica al mio viaggio, mi hanno detto che una spiegazione razionale non esiste».

 

Altri hanno scritto che il suo racconto assomiglia un po’ troppo a un viaggio sotto gli effetti della droga e contiene tutti i cliché del paradiso.

«Non vede? Tutti i racconti di pre-morte sono praticamente uguali. Vuol dire che sono reali! Un’infermiera che lavorava nei campi di sterminio della Seconda guerra mondiale ha raccontato che in tanti lettini del lager i prigionieri avevano intagliato delle farfalle. Questo perché sono comuni nelle esperienze di viaggi nell’aldilà. Compaiono anche nel Libro dei Morti degli antichi egizi. Non sono ricordi, sono reali. E tutti possono vedere Dio».

 

Intende da svegli? 

«Proprio così. Attraverso tecniche come il potenziamento acustico e la sincronizzazione atmosferica. Quando viaggiavo nel Paradiso mi sono accorto che a trasportarmi verso l’alto dal fango era la melodia. Se la seguivo mi elevavo. Attraverso la meditazione sto cercando di ritrovare quella melodia e quindi anche Dio. Possono provarci tutti. Non ci sono ancora riuscito ma, ne sono convinto, è solo questione di tempo».

 

Deborah Ameri

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17 marzo 2014 1 17 /03 /marzo /2014 23:06

La percezione extrasensoriale esiste?

 

Molti psicologi e scienziati concordano sull'esistenza delle capacità telepatiche e fenomeni simili nonostante lo scetticismo di alcuni.

Chris Carter, laureato alla Oxford University e autore di Science and Psychic Phenomena: The Fall of the House of Skeptics [Scienza e fenomeni psichici: la caduta della casa degli scettici], in un articolo da lui pubblicato l'anno scorso su Epoch Times, ha citato due sondaggi che dimostrano come la maggior parte degli scienziati creda in tali abilità.

Il primo sondaggio è stato condotto tra più di 500 scienziati, il 56 per cento ha concluso che la percezione extrasensoriale (Esp) è un «un dato di fatto» o «una probabile possibilità»; mentre nel secondo sondaggio, condotto tra più di 1.000 scienziati, il 67 per cento è arrivato alla stessa conclusione.

Ecco qualche aneddoto sulle premonizioni: alcuni sono famosi casi storici, altri sono stati condivisi attraverso i social media.

1. LA PREMONIZIONE DELLA PIZZERIA

Lavoravo alla Tiny Julius quando ho sentito che stavo per morire. Una sensazione assoluta di morte. Chiesi al mio capo di andare via e così lasciai la pizzeria. Mi sono sentito bene non appena ho preso la macchina e sono ritornato a casa.

Dopo quel giorno siamo stati rapinati a mano armata dall'altro gestore.

. UN CAPRICCIO PROPIZIO

Mio figlio (tre anni all'epoca) si era messo a fare storie prima di uscire perché «non voleva fare un incidente e morire». Alla fine si calmò e dopo circa dieci minuti era pronto.

Quando uscimmo, sulla strada di fronte casa nostra c'era un brutto incidente: proprio dove ci saremmo trovati noi se non si fosse messo a fare i capricci.

Condiviso sulla pagina Facebook Single Dad Laughing

3. IL SOGNO DI UNA BAMBINA

Nell'ottobre del 1966 ad Aberfan, in Galles, una bambina di nome Eryl Mai Jones predisse la sua morte e quella dei suoi compagni di classe.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la bambina disse alla madre che non aveva paura di morire perché sarebbe stata con Peter e June. Dopo qualche giorno, il 20 ottobre, raccontò di aver fatto un sogno in cui una sostanza nera ricopriva la scuola quando dentro non c'era nessuno.

Il giorno dopo, il 21 ottobre 1966, l'esplosione di una miniera di carbone colpì la scuola uccidendo più di cento bambini. Eryl Mai, dieci anni, morì e fu seppellita accanto ai suoi compagni di classe, Peter e June.

4. LA GUIDA DI HARRIET TUBMAN VERSO LA LIBERTÀ

Si dice che Harriet Tubman, famosa per la liberazione di centinaia di schiavi nel diciannovesimo secolo, avesse delle visioni che la guidavano con successo lontano dai pericoli. Prevedeva i punti in cui se stessa e gli altri sarebbero stati in difficoltà lungo il cammino ed evitava quelle rotte.

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(H. B. Lindsley/Biblioteca del Congresso)

5. UN BAMBINO AUTISTICO CON IL DONO DELLA PREMONIZIONE

Ero alle prese con un bambino autistico che parlava di se stesso in terza persona. Gli stavo facendo il bagno quando cominciò a dire in maniera concitata: «Sua madre sta arrivando, sua madre sta arrivando».

Pensai che la madre glielo avesse detto la sera prima, perciò preparai le sue cose e insieme aspettammo che sua madre passasse a prenderlo. Quando arrivò, le dissi che il bambino non vedeva l'ora che arrivasse, al ché lei rispose: «Non gli ho detto che sarei venuta».

Raccontò che una volta, mentre stava guidando, suo figlio al telefono le disse di fare attenzione al cervo. Non ci fece molto caso, ma rallentò. Dopo qualche minuto, un cervo attraversò la strada di corsa, nel punto in cui probabilmente lo avrebbe investito se non avesse rallentato.

Condiviso da Ben Chasteen, membro dello staff di Epoch Times

6. UN SOGNO SPAVENTOSO DIVENTA REALTÀ

Il sogno più intenso della mia vita è stato quello in cui mio padre moriva. Non c'erano immagini nel sogno, solo una completa oscurità, ma è stata la sensazione percepita che lo ha reso così intenso.

Sentivo con ogni fibra del mio essere che mio padre era morto. Non avremmo parlato mai più. Molti dei suoi sogni non sarebbero mai stati realizzati, tanti momenti non sarebbero mai stati vissuti.

Singhiozzavo così forte al punto da svegliarmi. Ero isterica. Non riuscivo a smettere di tremare. Ho pensato che fosse morto davvero. Mi corse un brivido lungo la schiena quando lo sentii russare nell'altra stanza. Allora mi resi conto che era stato solo un sogno. Ero davvero sollevata.

Morì improvvisamente due settimane dopo.

Condiviso da Idealist808, utente di Reddit

7. IL SOGNO DI ABRAHAM LINCOLN PREDICE LA SUA MORTE

Abraham Lincoln era a bordo della nave River Queen pochi giorni prima del suo assassinio. Sognò di essere alla Casa Bianca e di incontrare un gruppo di persone a lutto.

Domandò chi era morto e un soldato rispose: «Il Presidente».

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(Wikimedia Commons)

8. UN CURIOSO INDIZIO COLLEGA IL MONDO DEI SOGNI ALLA VITA REALE

Quando ero uno studente dell'ultimo anno di liceo, sognai una strana banconota da cinque dollari. Sul davanti era di una tonalità viola e sul retro, nell'angolo in basso, c'era un grande '5' dello stesso colore.

Mi svegliai ridacchiando tra me e me al pensiero di quanto fosse ridicola l'idea dei soldi viola...

Trascorse qualche mese, stavo lavorando in cassa quando un'anziana signora mi porge una banconota da cinque dollari. Notai una leggera tinta viola sul davanti e sgranai gli occhi.

La capovolsi ed eccolo lì, il grande '5' viola sul retro.

Condiviso da RatApples, utente di Reddit

9. PREVEDERE L'ESPLOSIONE DEL CHALLENGER

Da bambino sognai di scendere in strada e vedere decine di persone che piangevano indicando una grande palla di fuoco nel cielo. Nessuno mi disse cos'era successo e mi svegliai pensando che fosse esplosa una cometa.

Dopo un paio di giorni esplose lo shuttle Challenger. Il filmato dell'esplosione era esattamente quello che avevo sognato.

Condiviso da Stormydog utente di Reddit

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Lo shuttle Challenger decolla il 4 aprile 1983. (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti)

10. UNA VISIONE ORRIBILE

Ho avuto una visione semplicemente orribile di un amico di famiglia.

Lo vidi galleggiare in acqua a faccia in giù. Fu una sensazione molto forte e cercai di respingerla. Un'altra volta ho avuto la sensazione che fosse in un letto, depresso e vidi una sedia a rotelle.

È stato davvero spaventoso, la premonizione più forte che abbia mai avuto. Era chiarissima, come se stesse accadendo nella realtà. Ricordo che cercai di dire a mia madre: «Sta per succedergli qualcosa di brutto». Le spiegai quello che avevo visto, poi nessuno ci fece più caso.

15 anni dopo, guidando una moto d'acqua non si accorse di un banco di sabbia e si ruppe il collo. È quasi annegato perché era paralizzato e non riusciva a nuotare. Adesso è costretto su una sedia a rotelle.

Condiviso da LightAqua, utente di Reddit

11. IL SOGNO PASSA, L'INFORTUNIO RESTA

Ho avuto una premonizione su una collega che non vedevo da un po' (lavoriamo in sedi diverse della stessa azienda). Ho sognato che si era fatta male a un piede e doveva stare a riposo per almeno un giorno.

Ho fatto quel sogno nel fine settimana. Il lunedì l'ho incontrata per caso, l'ho presa in disparte e le ho chiesto se stava bene. Mi ha domandato che cosa volessi dire e le ho raccontato del sogno.

È rimasta a bocca aperta e mi ha fissato per qualche secondo prima di raccontarmi quello che le era successo. Così vengo a sapere che si era fatta male a un piede quando la figlia le era saltata in braccio; era seduta sul bordo della sedia con il piede sotto la coscia. Il piede ha subito l'impatto e ha cominciato a gonfiarsi. Non è riuscita a stare in piedi per tutto la domenica.

Raccontato da Stuck_in_TN, utente di Reddit

Articolo in inglese: Does ESP Exist? 11 Premonitions That Came True
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16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 23:41

PERICOLI DELLE ENERGIE STATICHE

Sul Piano Astrale sono presenti innumerevoli personaggi, ambienti e quasi ogni oggetto che può essere rinvenuto sul piano fisico. Tutto ciò che si trova nella Dimensione di Luce ed è inanimato, non solo all'apparenza ma sostanzialmente, e non è stato da noi prodotto, è una cosiddetta energia statica: energia, perché sensibile tanto attivamente quanto passivamente; statica, non già perché immobile, in quanto per la peculiare dimensione tempo del Piano Astrale è possibile l'immediata molteplice trasformazione di ogni oggetto, ma poiché non dotata di intelligenza, e dunque impossibilitata a dirigere il proprio flusso selettivamente. Di solito, tali energie statiche non comportano alcun pericolo per lo sperimentatore, avendo potenzialmente quale massima caratteristica offensiva ed ostruzionistica quella di rappresentare una barriera invalicabile per tutti i viaggiatori o, quantomeno, per coloro al di sotto di un determinato grado di Iniziazione. A volte ci si trova di fronte ad oggetti che hanno la medesima funzione (e magari anche l'aspetto) di un muro di cinta o di una qualsiasi fortificazione del piano fisico. Possono non esserci note o direttamente comprensibili le ragioni di una tale limitazione e di un simile confine, ma l'effetto che esse hanno è quello di precluderci una data area e solitamente, queste frontiere sono presiedute da uno o più Guardiani, di cui ci occuperemo in dettaglio nel successivo paragrafo. Eppure, per motivi facilmente intuibili, alcune di queste energie statiche possiedono caratteristiche anomale ed il loro campo magnetico è particolarmente penetrante o assorbente. In definitiva può capitare che, venendo incautamente a contatto con un oggetto dall'apparenza banalissima ed innocua, parte della nostra energia venga mutata, trasformata in modo affatto desiderabile o, peggio, risucchiata e vampirizzata, risultando in un più o meno grave shock accompagnato dal consueto catalogo di ossessioni e turbamenti psicofisiologici. Il meccanismo di questi fenomeni è empiricamente alquanto semplice da comprendere: si immagini il Corpo Astrale, risultante di onde cerebrali promananti da centri nervosi del corpo e quindi un campo magnetico, come un recipiente di liquido da cui nulla può uscire se non è spinto fuori da qualcos'altro che ne prende il posto. Essendo l'Universo un ambiente in continua mutazione ma tendente sempre all'equilibrio assoluto, se immettiamo energia maligna nel nostro campo benigno con forza sufficiente da espellere parte o tutta l'energia originaria, otterremo un campo magnetico con proporzioni bene-male alterate a vantaggio del male, mentre all'esterno di questo campo si disperderà o potrà essere raccolta in un campo diverso dal nostro l'energia benigna fuoriuscita.

PERICOLI DELLE ENERGIE DINAMICHE

Per ciò che attiene alle cosiddette energie dinamiche, ossia ogni intelligenza presente sul Piano Astrale, il discorso è estremamente più complesso del precedente, avendo a che fare con vita organizzata e libera. Le energie dinamiche non sono solo i Guardiani, i Messaggeri, gli Angeli, i Demoni, gli Animali e quant'altro di animato è presente sul piano, ma anche altri viaggiatori presenti nel medesimo momento e spazio. Da questi ultimi è bene comunque guardarsi: molti tipi di attacchi astrali sono compiuti approfittando dei nostri esperimenti dai nostri nemici più potenti e più forti di noi. L'ottimo "Psichic Self Defence" della Sorella Dion Fortune, è sicuramente il più esaustivo manuale di difesa astrale. In ogni caso, ogni qual volta si incrocia un'altra figura animata, che potrebbe anche essere un semplice fantasma, o residuo temporaneo senza volontà, oppure una larva, e cioè una scoria con l'istinto del vampiro, è sempre opportuno metterla alla prova con i Segni di L.V.X., o proiettandole addosso un pentagramma attivo e fiammeggiante di bando dello spirito. Nella stragrande maggioranza dei casi, se l'energia dinamica incontrata non è per noi positiva, o non è compatibile col nostro campo magnetico, si disperderà nel nulla, annichilita dal pentagramma, lasciandoci libero il campo. I Segni di L.V.X. infine, dovrebbero costringere l'entità a palesarsi nel bene e nel male e, in quest'ultimo caso, a rimanere innocua per qualche tempo permettendoci di passare indenni. I condizionali sono usati perché l'efficacia di tali azioni, che non possono venire considerate veri e propri rimedi, dipende solo dalla nostra capacità tecnica e dalla potenza della nostra energia. Il Piano Astrale non è quasi mai popolato da figure potentissime, ma l'eccezione è sempre dietro l'angolo, e lo scontro con essa può risultare in fastidiosi problemini.

POSSIBILI PRECAUZIONI E RIMEDI

La migliore precauzione da usarsi contro le energie statiche è quella di non entrare in contatto con esse, almeno finché non si ha la possibilità di effettuarne una precisa identificazione. Ciò nonostante, in alcuni rari casi, è possibile che tali oggetti possiedano un campo magnetico davvero forte, capace di risucchiarvi senza possibilità di opporre resistenza. Nei pochi attimi a disposizione, prima dell'annichilimento della vostra energia, dovrete vibrare il nome divino appropriato alla sfera del Piano Astrale in cui vi trovate e proiettare tra voi e l'oggetto in questione una barriera fiammeggiante, una sorta di scudo che impedisca il fluire dell'energia. Un discorso analogo può essere fatto per le intelligenze e per tutte le altre energie dinamiche: vi sono metodi, generalmente cabalistici, per svelare la vera identità di chi si trova al vostro cospetto: con gli appropriati nomi divini ed i corretti pentagrammi elementali o gli esagrammi planetari, l'entità sarà costretta ad ubbidirvi, svelandovi l'inganno ed apparendovi per ciò che veramente è. Domande e test cabalistici di particolare difficoltà inoltre, quando l'intelligenza sarà stata addomesticata, vi permetteranno di controllare la veridicità delle sue successive affermazioni. Ricordate, in ogni caso, che sul Piano Astrale, l'uomo è Re, e tutte le altre entità sono a lui soggette, per la virtù e la potenza di Nomi e Simboli.

 CENNI DI TAUMATURGIA ASTRALE

Come sopra, così sotto. Ogni affezione del corpo fisico, per il principio della corrispondenza tra i vari piani, può essere curata semplicemente modificando il proprio Corpo Astrale. Ovviamente, tali modifiche debbono essere permanenti e subconscie: non è utile continuare ad immaginare, sforzandosi, il proprio Corpo Astrale in una certa forma; è necessario che davvero il Corpo sia "sano", e che costantemente, anche quando la vigilanza della coscienza si allenta (ad esempio durante le ore dedicate al riposo), la perfezione e la salute siano presenti. Viceversa, le affezioni del corpo fisico, in modo automatico, hanno un riflesso sull'Aura di una persona: è così possibile diagnosticare particolari mali psicofisici. Il colore, la densità e la regolarità dell'Aura di un soggetto, sono chiari indizi di particolari problemi che affliggono il corpo o la mente: un'Aura molto frastagliata, con i contorni sfuocati o addirittura tanto sbiaditi da confondersi con la luce dell'ambiente, indica uno stato di malessere psicologico, una depressione anche fisica ed una probabile malattia non ancora manifestata a livello cellulare. Un individuo col mal di fegato, ad esempio, avrà la zona astrale corrispondente di un colore scuro e poco brillante, non luminoso. Con l'intervento di un terapeuta abbastanza esperto e potente, è possibile riparare l'Aura, facendola ritornare all'originario colore giallo-verdastro, od oro negli Iniziati d'alto rango, con contorni netti ed uniformi. Questa riparazione, soprattutto se ripetuta (quando necessario) nel tempo, per il principio della corrispondenza tra i Piani, avrà un rapido riflesso sul fisico e sulla mente. In definitiva, ogni guarigione è possibile, a patto che il terapeuta possieda la necessaria potenza e capacità di modulare la sua energia per modificare l'Aura del paziente secondo necessità.

 

http://www.eclettismo.altervista.org/Magia/astrale/astrale6.htm

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16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 22:25

Nel 1225 il teologo inglese Roberto Grossatesta scrive De Luce, un testo in cui sono preconizzate alcune idee che stanno alla base della moderna cosmologia. Alcuni ricercatori hanno provato a tradurre in equazioni quelle idee, dimostrando che sono addirittura compatibili con le attuali teorie sull'esistenza di universi multipli.

Roberto Grossatesta in un disegno del XIII secolo. Da Wikipedia.

Roberto Grossatesta in un disegno del XIII secolo. Da Wikipedia.

Chi l’avrebbe detto che in pieno Medioevo, periodo storico non certo aperto alla scienza, sarebbero stati gettati, seppur involontariamente, i semi di una delle teorie oggi più avanzata e dibattuta sull’evoluzione del cosmo, ovvero quella che prevede l’esistenza di più universi?

Quando le ‘streghe’ venivano bruciate come fossero fiammiferi e i più eminenti dotti giuravano e spergiuravano che la Terra fosse al centro dell’Universo, fulcro di quella ordinatissima e perfettissima armonia celeste, il teologo inglese Roberto Grossatesta scriveva il trattato De Luce (La Luce). Era il 1225 quando Grossatesta, che aveva studiato le opere recentemente riscoperte di Aristotele sul moto delle stelle e della Terra in una serie di nove sfere concentriche, propone nel suo scritto l’idea di un universo iniziato con un lampo di luce. Questo lampo avrebbe spinto tutta la materia verso l’esterno, da un piccolo punto fino a trasformarla in una grandissima sfera. Questa analogia vi ricorda qualcosa? Ma sì, è sorprendente moderna, assai vicina al concetto che sta alla base della ben nota teoria del Big Bang.

Una simile visione, o meglio previsione,  annidata nel paludato latino del De Luce, non poteva certo lasciare indifferenti anche qualcuno dei ricercatori del nostro XXI secolo, e così è stato. Tom McLeish , fisico presso la Durham University nel Regno Unito, aiutato da alcuni colleghi ha provato a ‘tradurre’ le speculazioni di Grossatesta dalla lingua di Cicerone a quella della matematica contemporanea, fatta di simboli, equazioni differenziali e complessi metodi di approssimazioni numeriche, per vedere a quali risultati avrebbero portato.

“Abbiamo cercato di scrivere in termini matematici quello che il teologo ha detto con parole latine”, dice McLeish. “Abbiamo così a disposizione una serie di equazioni, che possono essere inserite nei computer e risolte. Stiamo esplorando con il solo ausilio della matematica un nuovo tipo di universo, che poi è proprio quello che i fisici teorici delle stringhe fanno a tempo pieno. Possiamo considerarci dei teorici delle stringhe medievali”.

Nell’universo di Grossatesta luce e materia sono accoppiati insieme. Quando dall’impulso iniziale la loro espansione raggiunge una densità minima, entra in quello che viene definito uno stato perfetto e cessa e il il processo di accrescimento si arresta. Questa sfera perfetta emette allora una nuova forma di luce chiamata lumen, che invece si propaga verso l’interno, ‘purificando la materia imperfetta dentro la sfera e comprimendola, fino a che raggiunge anch’essa uno stato ideale e a sua volta diventa sorgente di lumen. Andando a ritroso, il processo prosegue e lascia come unico ‘residuo’ di materia imperfetta da cui, guarda caso, si è generata proprio la Terra.

Di certo a Grossatesta non sfiorò nemmeno l’idea di poter essere considerato un lontano precursore delle moderne teorie cosmologiche, addirittura fino a sottintendere la possibilità dell’esistenza di universi multipli. “Ovviamente non poteva neanche immaginare che nella sua visione del cosmo si possono arrangiare tanti multiversi”, continua McLeish. “Ma tra ottocento anni che cosa dirà la gente delle ipotesi che stiamo facendo oggi?”.

 

http://www.media.inaf.it/2014/03/14/multiversi-dal-medioevo/

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14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 22:22

Mi chiamo Geremia e sono un viaggiatore. Ho iniziato a viaggiare in una camera di ospedale,ci sono finito a 21 anni. Me lo ricordo bene, mi svegliai in piena notte e vidi il mio corpo disteso sul letto,ero convinto di essere morto .Per fortuna dopo due secondi precipitai in basso ,affondando nel letto come se ci stessi cadendo con tutto il mio peso.
Dopo questo episodio, trascorsi parte della mia vita tentando di ricreare l'evento .
Avevo solo una vaga idea di cosa fosse un viaggio astrale , quindi acquistai dei libri sull'argomento , ma gli esperimenti consigliati portarono scarsi risultati. Anche i consigli dei miei conoscenti non servirono a niente ,per cui decisi di intraprendere un cammino solitario per trovare il mio metodo personale.
Innanzitutto volevo capire qual'è la condizione basilare del viaggio astrale. All'epoca non avevo idea di cosa fossero i campi energetici, quindi non sapevo qual'era lo strumento con cui mi spostavo ,eppure avevo intuito che la condizione base per farlo era la consapevolezza di avere una coscienza da poter trasferire lontano dal proprio corpo. Da quel momento in poi per un periodo mi limitai a dei piccoli spostamenti nei luoghi che conoscevo, soprattutto casa mia ,un posto familiare in cui potevo muovermi con facilità.
Improvvisamente una notte mi svegliai sentendo un fortissimo rumore metallico.
Questo continuò ad accadere per diversi giorni ed ogni volta mi svegliavo per lo spavento. Il quinto giorno però ebbi la lucidità necessaria per fermarmi ad ascoltare questo rumore infernale. Più ascoltavo questo rumore , più la mia mente si svegliava nonostante il corpo fosse ancora pienamente addormentato, riuscivo perfino a udire il mio respiro. Pochi attimi dopo fui percorso da una sorta di corrente elettrica che mi pulsava lungo tutto il corpo ,dopodichè ebbi una totale perdita dell'orientamento. Io ero fermo ma tutto il mondo girava. Iniziai a vedere una serie di luci blu e bianche che lampeggiavano freneticamente e mi sentii spingere velocissimo. Quando mi fermai, dopo una manciata di secondi , vidi una luce bianchissima mentre qualcuno urlava forte il mio nome. Mi svegliai poco dopo provando la stessa sensazione di sprofondare nel letto.
Imparando a controllare le mie reazioni in queste situazioni, iniziai a sentire rumori e frasi in lingue incomprensibili.
Con la pratica sono riuscito a scacciare la paura.
La paura si scaccia facendola entrare in noi e mettendola a confronto col desiderio di andare oltre. La curiosità deve sempre essere maggiore del terrore.
Dopo circa un anno ho avuto il coraggio necessario per entrare in quella luce bianchssima .Nella seconda parte descriverò i luoghi che ho visto oltrepassata questa soglia.
Per ora mi sento di dare dei consigli a tutti coloro che fossero interessati a questo tipo di esperienze. Il primo è quello di desiderare veramente il viaggio, il secondo è non avere paura, il terzo è quello di imparare a conoscersi ed accettarsi, solo in questo modo si avrà una coscienza predisposta al distacco.
Tecnicamente invece, consiglio una respirazione suddivisa in quattro parti: inspirare per 4 secondi, trattenere per 4 secondi, espirare per 4 secondi , aspettare 4 secondi prima di inspirare di nuovo. A questa tecnica consiglio di associare una qualunque frase o mantra che regoli il ritmo.
Non esiste un metodo valido per tutti ,ognuno deve cercare il suo tenendo ben presente che non si tratta di raggiungere un posto, ma di viaggiare nel profondo della propria coscienza.
Il resto verrà da se.

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14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 22:16

Questo argomento, quindi non di meno questo post più in generale, risulta per me di estrema difficoltà. Nel comporlo, nel sintetizzarlo, nell'esporlo in tutte quelle sfaccettature che mi attirano verso l'epicentro d'interesse di quello che ho da dire; la gravità che mi attrae con così tanta forza verso l'alienazione, sfiorando l'apatia, è tanto forte quanto la sua inafferrabilità sul piano intellettuale.
Tuttavia proprio quell'entusiasmo, figlio dell'alienazione e dell'estremo interesse che la verità insita scatena in me, pretende di essere espressa, per non dire urlata, in una qualche forma fenomenica, esige di essere trascinata in parole in questa dimensione nella quale regna il suono, la logica; e tuttavia una coerenza, lontana per quanto possa essere, esiste e non è di facile utilizzo come a tanti piace credere.

  Tutto ciò che è Coscienza, sublime verità ultima delle aspirazioni inconcepibili umane, quelle che stazionano di la del mentale -e di cui, tuttavia, se ne sente il richiamo- non hanno nome o voce, non sono catalogate ufficialmente da istituzioni, né hanno completezza se non quella che soggettivamente si sperimenta attraverso intuizioni, frammenti di possibilità che si trasmuta a fuoco lento in una situazione dapprima incredibile, poi possibile e infine certa.

Così come l'Apocalisse che sopraggiunge continuamente all'interno del nostro Mondo, sconvolgendo tutto; così come la creazione di Dio, l'assunzione al cielo e la demiurgicità che manifesta il mondo e lo plasma, anche l'argomento di questo post ha a che fare con quel sintomo di coscienza che sfiora l'archetipo e ne sta dietro. Quello che c'è prima, che l'ha modellato e ne ha fatto prendere le mosse.
  La vita stessa è un'aspirazione, una percezione. Se non è questo, cos'altro può essere?


 

"E' tanto reale quanto più lo diventa per te..."
 -Imaginaerum-



Avrei preferito scrivere di questo argomento più avanti, tra un paio di “How To”, quando ormai il lettore sarà già abbastanza allenato da recepire il messaggio intriso nel testo e avvezzo a tutta quella serie di lavori che stazionano al di fuori del campo razionale di esperienza.

Perché? Perché, come già accennato in quella che avrebbe dovuto fare da Introduzione al post, certi argomenti non rientrano in quella branca di “sapere” confezionato e misurabile che accontenta tutti nella moderna forma mentis. L'originalità dell'intuizione sta nel fatto che viene colta dal singolo, e quel singolo fa tesoro dell'eccezionalità dell'informazione trasmessa da un'altra entelechia percettiva che ha scoperto quella determinata cosa, mentre al resto del branco, che sta fuori e si nutre di informazioni grasse, compatte ed estremamente esplicite, non restano che le briciole da interpretare in maniera più o meno esotericamente errata.

Non vi sarà il razionale, pertanto l'intelletto deve affinarsi, la persona tutta deve esercitarsi lungo un addestramento che dura tutta la vita e gli permette di acquisire la genuinità di ciò che esperisce senza interrogare per forza la forma con cui questa appare.

Detto questo, facciamo attenzione.


Nell'istante in cui una persona muore, è chiaramente sottintesa la cessazione di tutte le sue funzioni vitali. Da quelle respiratorie a quelle cerebrali, tutte; anche se non tutte alla stessa maniera e nello stesso tempo.

Oggigiorno la gente crede di essersi riscattata dal misticismo, avvolgendosi attorno al sudario della materia e della scienza, pretendendo arrogantemente di poter fornire a ogni occasione, evento o fenomeno una spiegazione razionale e plausibile. Tuttavia, col passare del tempo e della dubbia sincerità di certe figure istituzionali, si è assistito al crollo -più o meno lento ma inesorabile- di quella falsa sicurezza che ha fatto tanto perno sulla credibilità delle “ricerche”. Un camicie bianco e una laurea, per quanto guadagnati possano essere, non assicurano onniscienza e divinità.

Il misticismo, al contrario, si è evoluto in una forma diversa e più raffinata, spingendo via il beneficio del dubbio e millenni di teorie riguardo l'evento finale della vita umana.
Non il perché, non il come, ma il cosa. Cosa accade una volta che si muore?

Una prima ipotesi interessante può essere fornita dalla singolare attività che svolge il cervello durante e dopo la morte del corpo.

Al momento della cessazione dell'attività cardiaca, il sangue non arriva più al cervello e i neuroni, particolarmente sensibili alla carenza di ossigeno, si spengono in un arco di tempo che varia dai quattro ai sei minuti, portando così la morte cerebrale e la fine dell'esperienza fisica. Teoricamente, quindi, la vita dopo la morte “continua” per quella manciata di minuti, durante i quali può accadere tutto o niente.
Per non parlare, poi, delle ormai infinite esperienze raccolte da medici di persone che raccontano di un qualche episodio post-mortem durante il quale avrebbero visto la loro vita intera proiettata su uno schermo, o di essersi ricongiunti ai propri cari come “cessazione del dolore” (Near Death Experience). E' di uso comune, ad esempio, esprimere un qualcosa di pericoloso come “tutta la vita m'è passata davanti”. Non a caso.
Ma cosa c'è, effettivamente, dopo la morte? I cliché, qui, devono interrompersi. Non è utile sentire frasi fatte tipo “Nessuno è mai tornato per raccontarlo” e simili, perché quando ci si arriva a tanto così da quell'esperienza, la riesci a vedere dappertutto. Ed è proprio questo di cui voglio parlarvi.

Tutta la vita non è che una preparazione alla morte.

Ce l'hanno detto gli antichi, continua a ripetercelo ogni esperienza profondamente spirituale o emotiva che viviamo, momenti che spingono il dito nella piaga e cercano di spiegarti, con cenni più o meno espliciti, dettagli che figurano solo a livello ipermnestico e quasi mai consapevoli, che ogni cosa è preparata per l'avventura finale.
La morte non è un viaggio, ma è il viaggio. E' la summa, il compendio onirico totale di ogni esperienza, bellissima e infinitamente bruttissima che ha avuto modo di elaborarsi e ingigantirsi nella vostra vita, fino a diventare così importante da risultare risveglio o trauma.

Cosa succede effettivamente? Una domanda legittima.
La divisione fra stato ordinario e onirico è così sottile che è impossibile da percepire. Si perde ogni ricordo, ogni memoria di ciò che si è stati e di tutti gli eventi importanti che hanno segnato la vostra vita, nel bene e nel male. La morte è uno stato di coscienza, un viaggio, un sogno pregno di simbolismo e vita che si struttura proprio su quelle memorie perse e tende a farle ritrovare. O, in alternativa, a perderle del tutto.

Siamo totalmente immersi nel nostro mondo interiore, piccoli come lo siamo stati una volta, per ripartire dal primo grande ricordo consapevole che abbiamo della nostra esistenza, per poi ripercorrere tutta la vita e ritrovare chi siamo, riscoprirci, riscattarci da tutti quegli errori, quei traumi che hanno composto il sogno nella sua interezza. Di solito vi è una figura chiave, quella dello psicopompo, che accompagna l'anima in questa ricerca del se, seguendo quelle briciole di pane che ci siamo lasciati dietro per tutta una vita.

Spesso, tuttavia, lo psicopompo può non rivelarsi amichevole come la figura del Virgilio nella Divina Commedia di Dante. Nel film Imaginaerum (che è un ottimo esempio visivo dell'esperienza di post-mortem e dal quale ho tratto ispirazione per questo post) il ruolo di psicopompo viene svolto da un pupazzo di neve, che si rivelerà essere non proprio quello che diceva.

[Vi invito a guardare il film per intero, senza rovinarvi la sorpresa di un'esperienza che, a mio dire, è la più coscienziale, introspettiva e veritiera che io abbia mai visto nella storia del cinema.]

Vi sono due forze polarizzate, finanche nel post-mortem e il mondo onirico creato da noi per quel trip: l'una è positiva, e ha lo scopo di aiutare l'anima a ritrovare quei frammenti di se che ci ricollegano alla memoria della vita appena trascorsa; l'altra è una forza negativa, e ha lo scopo di far perdere del tutto la memoria e scadere nell'oblio l'anima insieme ai traumi e all'inconsapevolezza.

Cosa accade nel caso la forza negativa e traumatica ha la meglio? Quello che succede da secoli, e cioè che ci si dimentica di quello che si è stati, ci si dimentica della vita, di tutto, e ci ritroviamo pieni di ferite emotive in un altro corpo, reincarnati, con quel pelo sulla lingua che ci dovrebbe far ricordare qualcosa li per li, ma non ci viene mai in mente.

Tutto questo, è bene dirlo, è comunque un evento strano e che ha a che fare con delle interferenze esterne ai danni dell'uomo. Qualcuno vuole, chiaro e tondo, che le anime tornino qui a fare dei giri di giostra senza mai ricordarsi niente.

Nel Bardo Thodol, il libro tibetano dei morti -così come pure in quello egizio- vi è scritto chiaramente tutto questo, anche se in maniera piuttosto ermetica ed archetipica. Provare a rileggere quei testi in questa chiave di lettura non costa nulla. Vi troverete molte più conferme di quanto ne possiate immaginare.

Quindi cosa fare?
Nel nostro periodo storico, per fortuna, c'è stato un crescendo di interesse verso la coscienza, il mantenere coscienza negli stati alterati, i viaggi astrali e i sogni lucidi.

Cos'hanno di così particolare, queste capacità?
Sono semplicemente accomunate dal fatto che ci vuole una dose massiccia di coscienza per viverle: sono tutte un pretesto, una preparazione per l'evento finale. Il mondo, la subliminalità della società attuale, abusa dell'uomo e ne perpetua il sonnambulismo per scopi precisi.
Liberarsi da quell'uovo, quell'insicurezza e acquisire la consapevolezza necessaria fino al momento del trapasso, è di vitale importanza per passare quello che molti definiscono “Ciclo di Esistenza”. Com'è possibile, altrimenti, riconoscere il fatto di essere morti, di stare vivendo quella esperienza e prendere decisioni consapevolmente?

E quindi è tutta una preparazione, una giostra, un gioco di percezioni, un tour nel materiale che ti fa tanto agognare, come una scarpa troppo stretta, ma che ti dice “Aspetta la sorpresa” quando te la togli a fine serata e vai a letto.

E' un thriller di tre ore con la mega sorpresona finale che dispiega tutto un altro film, un altro gusto, un nuovo modo di vivere.

Sei minuti bastano per morire.
Parsifal A. Drake

 
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