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24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 21:55

L’uomo è una triade di corpo, Anima e Spirito. Tra lo Spirito e il corpo esiste un mediatore, l’Anima. Noi Gnostici sappiamo che l’Anima è rivestita di un abito meraviglioso, il Corpo Astrale. Già sappiamo dai nostri studi gnostici che l’astrale è un doppio organismo dotato di meravigliosi sensi interni.

Le Sette Chiese- Leadbetter, Arcani Maggiori, Magia Sexual, Corpo Astrale, Anima

I grandi chiaroveggenti ci parlano dei sette chakra e il signor Leadbeater li descrive con dovizia di dettagli. Questi chakra sono realmente i sensi del Corpo Astrale. Detti centri Magnetici si trovano in intima correlazione con le ghiandole di secrezione sessuale.

Nel laboratorio dell’organismo umano esistono sette elementi sottoposti ad un triplice controllo nervoso. I nervi, come agenti della legge del triangolo, controllano il settenario ghiandolare. I tre differenti controlli nervosi, che interagiscono tra loro, sono i seguenti: PRIMO, il sistema nervoso cerebro-spinale, agente delle funzioni coscienti; SECONDO, il sistema nervoso del gran simpatico, agente delle funzioni subcoscienti, incoscienti e istintive; TERZO, il sistema parasimpatico o vago, che collabora frenando le funzioni istintive, sotto la direzione della mente.

Il sistema cerebro-spinale è il trono dello Spirito Divino. Il sistema del gran simpatico è il veicolo dell'astrale. Il vago o parasimpatico obbedisce agli ordini della mente. Tre Raggi e sette centri magnetici sono la base di qualsiasi cosmo, tanto nell’infinitamente grande, quanto nell’infinitamente piccolo.

COM’È SOPRA, COSÌ È SOTTO.

Le Sette Chiese- Leadbetter, Arcani Maggiori, Anima

Le sette ghiandole più importanti dell’organismo umano costituiscono i sette laboratori controllati dalla legge del triangolo. Ciascuna di queste ghiandole ha il suo esponente in un chakra dell’organismo. Ciascuno dei sette chakra è in intima correlazione con le Sette Chiese del midollo spinale. Le Sette Chiese della spina dorsale controllano i sette chakra del sistema nervoso gran simpatico.

Le Sette Chiese entrano in intensa attività con l’ascesa del Kundalini lungo il canale midollare. Il Kundalini dimora negli elettroni. I saggi meditano in lui, i devoti lo adorano e, nei focolari dove regna il Matrimonio Perfetto, si lavora con lui praticamente.

Il Kundalini è il fuoco solare rinchiuso negli atomi seminali, la sostanza elettronica ardente del sole che, quando è liberata, ci trasforma in Dei terribilmente divini.

I fuochi del cuore controllano la salita del Kundalini lungo il canale midollare. Il Kundalini si sviluppa, evolve ed avanza in accordo con i meriti del cuore. Il Kundalini è l’energia primordiale rinchiusa nella chiesa d’EFESO. Questa Chiesa si trova due dita sopra l’ano e due dita sotto gli organi genitali. Il divino Serpente di Fuoco dorme nella sua chiesa attorcigliato tre volte e mezzo. Quando gli atomi solari e lunari fanno contatto nel TRIVENI, vicino al coccige, il Kundalini, il Serpente igneo dei nostri magici poteri, si risveglia. A mano a mano che il Serpente sale lungo il canale midollare, pone in attività ciascuna delle Sette Chiese.

Le Sette Chiese - Chacra Muladhara, Kundalini

I chakra delle gonadi (le ghiandole sessuali), sono governati da Urano e la ghiandola pineale, situata nella parte superiore del cervello, è controllata da NETTUNO. Tra queste due ghiandole esiste un’intima correlazione, e il KUNDALINI deve congiungerle con il Fuoco sacro per conseguire la Realizzazione fino in fondo.

La Chiesa d’EFESO è un loto con quattro petali splendenti. Questa chiesa ha la lucentezza di dieci milioni di soli. La terra elementale dei saggi si conquista con il potere di questa Chiesa.

Le Sette Chiese - Chacra Svadistana, Kundalini

La salita del Kundalini nella regione della PROSTATA pone in attività i sei petali della Chiesa di Smirne. Questa chiesa ci conferisce il potere di dominare le acque elementali della vita e la felicità di creare.

Quando il Serpente sacro arriva alla regione dell’ombelico, possiamo dominare i vulcani, perché il fuoco elementale dei saggi corrisponde alla Chiesa di Pergamo, situata nel plesso solare. Detto centro controlla la milza, il fegato, il pancreas, ecc. Il centro di Pergamo ha dieci petali.

Le Sette Chiese - Chacra Manipura, Kundalini

Con la salita del Kundalini alla regione del cuore la Chiesa di TIATIRA, con i suoi dodici petali meravigliosi, si pone in attività. Questa chiesa ci conferisce il potere sull’aria elementale dei saggi. Lo sviluppo del centro cardiaco conferisce ispirazione, presentimento, intuizione, e poteri per uscire coscientemente in Corpo Astrale, come pure poteri per porre il corpo in stato di JINAS.

Le Sette Chiese - Chacra Anahata, Kundalini, Astral, Magia Sexual, Arcani Maggiori

Il secondo capitolo dell’Apocalisse tratta delle quattro chiese inferiori del nostro organismo. Esse sono i quattro centri, conosciuti come il Fondamentale o Basico, il Prostatico, l’Ombelicale e il Cardiaco. Ora studieremo i tre centri magnetici superiori, menzionati nel terzo capitolo dell’APOCALISSE. Le tre Chiese superiori sono la Chiesa di Sardi, quella di Filadelfia e, per ultima, quella di Laodicea.

La salita del Kundalini nella regione della laringe creatrice ci conferisce il potere di udire le voci degli esseri che vivono nei mondi superiori. Questo chakra è in relazione con l’Akasha puro. L’Akasha è l’agente del suono. Il chakra laringeo è la Chiesa di Sardi. Quando il Kundalini apre la Chiesa di Sardi, allora fiorisce sulle nostre labbra feconde, fatto Verbo. Il chakra laringeo ha sedici petali meravigliosi.

Le Sette Chiese - Chacra Vishuda, Kundalini

Lo sviluppo completo di questo CENTRO AKASHICO ci permette di conservare il corpo vivo anche durante le notti profonde del GRAN PRALAYA. È impossibile l’incarnazione del GRAN VERBO senza aver risvegliato il Serpente sacro. L’Akasha è precisamente l’agente del Verbo. Esso è per il Verbo ciò che i cavi conduttori sono per l’elettricità. Il Verbo ha bisogno dell’Akasha per la sua manifestazione.

L’Akasha è l’agente del suono. Il Kundalini è l'Akasha. L’Akasha è sessuale. Il Kundalini è sessuale. Il centro magnetico dove normalmente vive il Kundalini è assolutamente sessuale, come lo dimostra il fatto concreto del luogo in cui è situato, due dita sopra l’ano e due dita sotto gli organi genitali; lo spazio che occupa è di quattro dita in larghezza,. Solo con la Magia Sessuale è possibile risvegliare il Kundalini e svilupparlo completamente. Questo è quello che non piace agli INFRASESSUALI. Essi si sentono SUPERTRASCESI e odiano mortalmente la MAGIA SESSUALE. Una volta qualcuno, dopo aver ascoltato una nostra conferenza sulla Magia Sessuale, protestò dicendo che in tal modo gli gnostici corrompono le donne. Quest’individuo era infrasessuale. L’uomo protestò perché noi insegniamo la scienza della rigenerazione ma, in cambio, non protestò né contro il sesso intermedio, né contro le prostitute, né contro il vizio dell’onanismo, né disse che questa è gente corrotta. Protestò contro la dottrina della rigenerazione, ma non contro la dottrina della degenerazione. Così sono gli infrasessuali. Si sentono immensamente superiori a tutte le persone di sesso normale. Protestano contro la rigenerazione, ma difendono la degenerazione.

Gli INFRASESSUALI mai potranno incarnare il Verbo. Essi sputano nel SANTUARIO SACRO del sesso e la Legge li castiga gettandoli per sempre nell’abisso. Il sesso è il SANTUARIO dello SPIRITO SANTO.

La Chiesa di Filadelfia si apre quando il Kundalini arriva all’altezza dell’intracciglio. Essa è “l’occhio della Sapienza”. Il PADRE che è in segreto dimora in questo centro magnetico. Il chakra dell’intracciglio ha due petali fondamentali e moltissime radiazioni splendenti. Questo centro è il trono della mente. Nessun vero chiaroveggente dice di esserlo. Nessun vero chiaroveggente dice: “IO VEDO”. Il chiaroveggente INIZIATO dice: “Noi formuliamo concetti”.

Le Sette Chiese - Chacra Ajnaa, Filadelfia

Ogni chiaroveggente ha bisogno dell’INIZIAZIONE. Il chiaroveggente senza Iniziazione è esposto a cadere in gravissimi errori. Il chiaroveggente che vive raccontando le sue visioni a tutti è esposto alla perdita della sua facoltà. Il chiaroveggente chiacchierone può anche perdere l’equilibrio della mente. Il chiaroveggente deve essere silenzioso, umile, modesto. Il chiaroveggente deve essere come un bambino.

Quando il Kundalini arriva all’altezza della ghiandola pineale, si apre la chiesa di LAODICEA. Questo fior di loto ha mille petali risplendenti. La ghiandola pineale è influenzata da Nettuno. Quando questa CHIESA si apre riceviamo la poliveggenza, l’INTUIZIONE, ecc. La pineale è in intima relazione con i chakra delle gonadi o ghiandole sessuali. A maggior grado di potenza sessuale, maggior grado di sviluppo della ghiandola pineale. A minor grado di potenza sessuale, minor grado di sviluppo della ghiandola pineale. URANO negli organi sessuali e NETTUNO nella ghiandola pineale si uniscono per portarci alla REALIZZAZIONE TOTALE.

Le Sette Chiese - Chacra Sahasrara, Kundalini, , Laodicea

Nelle scuole di RIGENERAZIONE (tanto mortalmente odiate dagli infrasessuali) s’insegna a lavorare praticamente con la scienza d’Urano e di Nettuno.

Il SENTIERO TAO include tre sentieri, essendo questo il quarto. Molto si è detto sui quattro cammini. Noi gnostici percorriamo il quarto cammino con piena coscienza. Durante l’atto sessuale trasmutiamo gli istinti brutali del corpo fisico in volontà, le emozioni passionali dell’astrale in Amore, gli impulsi mentali in comprensione; e come Spirito, realizziamo la GRANDE OPERA. Così percorriamo i quattro cammini nella pratica. Non è necessario né diventare fachiri per seguire il primo sentiero, né monaci per il secondo, né eruditi per il terzo. Il SENTIERO DEL MATRIMONIO PERFETTO ci permette di percorrere i quattro cammini durante lo stesso atto sessuale.

Dal primo versetto al settimo, l’Apocalisse parla del centro coccigeo. La chiesa d’Efeso è in questo centro. Il Serpente igneo si trova avvolto tre volte e mezzo in questo centro creatore. Chi lo risveglia e lo fa salire lungo il midollo spinale, riceve la spada fiammeggiante e quindi entra nell’Eden.

Nel Serpente si trova la redenzione dell’uomo, ma dobbiamo stare in guardia contro l’astuzia del serpente. Si deve contemplare il frutto proibito e sentirne l’aroma, ma ricordare quello che disse il SIGNORE JEHOVAH: “SE MANGERETE DI QUESTO FRUTTO, MORIRETE”. Dobbiamo godere la gioia dell’Amore e adorare la donna. Un bel quadro ci affascina, un bel pezzo di musica ci porta fino all’estasi, ma una bella donna adorabile vorremmo possederla nell’atto. Essa è la viva rappresentazione di DIO MADRE. L’atto sessuale con l’adorata ha le sue delizie indiscutibili. IL GODIMENTO SESSUALE È UN DIRITTO LEGITTIMO DELL’UOMO. Godete la gioia dell’Amore, ma non disperdete il seme. Non commettete sacrilegio. NON SIATE FORNICATORI. LA CASTITÀ CI TRASFORMA IN DEI. LA FORNICAZIONE IN DEMONI.

Le Sette Chiese- Krum Heller

Krumm Heller, DISSE: “I SEGUACI DI SET ADORAVANO LA GRAN LUCE E DICEVANO CHE IL “SOLE”, NELLE SUE EMANAZIONI, FORMA UN NIDO IN NOI E COSTITUISCE IL SERPENTE”. I NAZZARENI DISSERO: “TUTTI VOI SARETE DEI SE USCITE DALL’EGITTO E PASSATE IL MAR ROSSO”. Krumm Heller ci racconta, nella sua CHIESA GNOSTICA, che questa setta gnostica, aveva come oggetto sacro un calice in cui bevevano il seme di BENIAMINO. Questo, secondo HUIRACOCHA, era una miscela di vino e acqua. IL GRAN MAESTRO KRUMM HELLER dice che sull’altare dei Nazzareni il simbolo sacro del Serpente sessuale non mancava mai. "Realmente la forza, il potere che accompagnò Mosè fu il serpente sulla verga, che poi si trasformò nella verga stessa. Fu certamente il serpente che parlò agli altri serpenti e che tentò ad Eva”.

Il Saggio HUIRACOCHA, in un altro paragrafo della sua opera immortale intitolata “La CHIESA GNOSTICA”, dice: “MOSÈ NEL DESERTO MOSTRÒ AL SUO POPOLO IL SERPENTE SULLA VERGA E DISSE CHE CHI AVREBBE UTILIZZATO TALE SERPENTE NON SAREBBE STATO DANNEGGIATO DURANTE IL TRAGITTO”. Tutto il potere meraviglioso di Mosè si trovava nel serpente sacro del Kundalini. Mosè praticò moltissimo la Magia Sessuale per innalzare il Serpente sulla verga. Mosè ebbe moglie.

ENella notte terrificante dei secoli passati, gli austeri e sublimi IEROFANTI DEI GRANDI MISTERI furono i gelosi guardiani del GRANDE ARCANO. I grandi sacerdoti avevano giurato SILENZIO e la chiave dell’arca della scienza si occultava agli occhi del popolo. SOLO I GRANDI SACERDOTI CONOSCEVANO E PRATICAVANO LA MAGIA SESSUALE. LA SAPIENZA DEL SERPENTE è la base dei “Grandi Misteri”. Questa si coltivò nelle SCUOLE DEI MISTERI d’Egitto, Grecia, Roma, India, Persia, Troia, Messico degli Aztechi, Perù degli Incas, ecc.

Krumm Heller ci racconta che: “NEL CANTO D’OMERO A DEMETRA, TROVATO IN UNA BIBLIOTECA RUSSA, SI VEDE CHE TUTTO GIRAVA ATTORNO AD UN FATTO FISIOLOGICO COSMICO DI GRANDE TRASCENDENZA”. In questo canto arcaico di quell’UOMO-DIO che cantò l’antica TROIA e l’ira d’ACHILLE, si vede chiaramente che la Magia Sessuale serve da pietra angolare al grande TEMPIO D’ELEUSI. La danza a nudo, la musica deliziosa del tempio, il bacio che inebria, l’incantesimo misterioso dell’atto segreto, facevano d’Eleusi un paradiso di DEI E DI DEE ADORABILI. A quel tempo nessuno pensava a “porcherie”, bensì a cose sante e sublimi.

A nessuno sarebbe venuto in mente di profanare il tempio. Le coppie sapevano ritirarsi in tempo, per evitare lo spargimento del “VINO SACRO”.

In Egitto appare OSIRIDE, il principio maschile, di fronte ad ISIDE, l’eterno ed adorabile Femmineo. Nel paese soleggiato di KEM, il SIGNORE d’ogni perfezione lavorò anche con il Grande ARCANO A.Z.F., precisamente durante il suo periodo di preparazione iniziatica, prima di iniziare la sua missione. Così è scritto nelle memorie della Natura.

Le Sette Chiese - Venus

IN FENICIA, ERCOLE E DAGON SI AMANO INTENSAMENTE, IN ATTICA, PLUTONE E PERSEFONE, però, come dice il dottor Krumm Heller, tra di loro già si parla chiaramente del FALLO e dell’UTERO: “Questo è il LINGHAM-YONI dei Misteri Greci”.

I GRANDI SACERDOTI D’EGITTO, antichi eredi della sapienza arcaica, che gli ATLANTIDEI coltivarono, rappresentarono il Gran DIO IBIS DI TOTH con il membro virile in stato d’erezione e Krum Heller racconta che sul FALLO eretto d’IBIS DI TOTH si scrisse una frase che diceva: “Datore della Ragione”. Vicino alla scritta risplendeva gloriosamente un fior di loto.

Gli antichi saggi dell’Egitto sacro incisero sui muri millenari il simbolo divino della Serpe sessuale.

Il segreto della MAGIA SESSUALE non era comunicabile. Esso è il Grande Arcano. Quegli infelici, che divulgavano il segreto indicibile, erano condannati alla pena di morte. Venivano portati in un cortile lastricato e davanti ad un muro millenario coperto di pelli di coccodrillo, e di geroglifici indecifrabili, veniva tagliata loro la testa, strappato loro il cuore e le loro ceneri, maledette, erano sparse ai quattro venti. Ci viene ora in mente CAZOTTE, il grande poeta francese che morì ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese. Quest’uomo, in un celebre banchetto, profetizzò la propria morte e la sorte fatale che attendeva un certo gruppo di “NOBILI INIZIATI”, che progettavano la divulgazione del GRANDE ARCANO. Ad alcuni profetizzò la ghigliottina, ad altri il pugnale, il veleno, il carcere, l’esilio. Le sue profezie si adempirono con assoluta esattezza. Nel Medio Evo, chiunque divulgasse il GRANDE ARCANO, moriva misteriosamente, o per le camicie di NESSO, o per le saponette avvelenate che arrivavano come regalo di compleanno alla porta del condannato per i MAZZOLINI DI FIORI PROFUMATI, o per il pugnale.

Il Grande Arcano è la chiave di tutti i poteri e la chiave di tutti gli imperi. I poteri della Natura si scatenano contro gli audaci che tentano di dominarla. I Grandi Ierofanti nascondono il loro segreto e i RE DIVINI non consegnano a nessun mortale la chiave segreta del loro potere. DISGRAZIATO, INFELICE quel mortale che, dopo aver ricevuto il segreto della Magia Sessuale, non sa utilizzarlo. “Per costui meglio sarebbe non essere nato o attaccarsi al collo una pietra da mulino e gettarsi in fondo al mare”. Alla natura non interessa la REALIZZAZIONE COSMICA DELL’UOMO, anzi, ciò è persino contrario ai suoi stessi interessi. È questa la causa per cui essa si oppone con tutte le sue forze davanti all’intrepido che vuole dominarla.

Le Sette Chiese - Khajurahao, Magia Sessuale

Viene del tutto a proposito ricordare un curioso aneddoto. Una volta, una povera guardia di dogana passeggiava lungo la spiaggia. D’un tratto, qualcosa richiamò la sua attenzione, vide sulla sabbia, colpita dalle onde furiose dei Caraibi, un oggetto di cuoio. L’uomo si avvicinò e, con grande sorpresa, s’imbatté in una piccola valigia di cuoio nero. Immediatamente si diresse alla capitaneria di porto e consegnò l’oggetto al suo superiore. Compiuta la missione, tornò a casa sua. Quando la mattina seguente tornò al lavoro, l’ufficiale superiore, pieno di rabbia, consegnò all’uomo una moneta da venti centesimi, dicendogli nel contempo: “IMBECILLE! Questo è ciò che meriti, prendi questa moneta e impiccati. Tu, non meriti di vivere. Con questi venti centesimi, comprati una corda ed appenditi ad un albero. Venne a te la fortuna e tu la disprezzasti. La valigetta che mi consegnasti, conteneva circa un milione di dollari. Vattene da qui. FUORI DI QUI, IMBECILLE! Non meriti di vivere!”. Questa è realmente la sorte fatale che attende quelli che non sanno approfittare del TESORO PREZIOSISSIMO DEL GRANDE ARCANO. Essi non meritano di vivere. Mai nella vita IL GRANDE ARCANO DELLA MAGIA SESSUALE era stato rivelato e ORA LO STIAMO DIVULGANDO. Infelici coloro che, dopo aver trovato sul loro cammino il tesoro dei Re, lo disprezzano come la guardia dell’esempio! Il tesoro del Grande Arcano vale ancor più della fortuna trovata dalla guardia. Disprezzarlo è essere veramente imbecilli.

Per risvegliare il Kundalini è necessaria la donna. Dobbiamo tuttavia avvertire che l’Iniziato deve praticare la Magia Sessuale con una sola donna. Quelli che praticano la Magia Sessuale con diverse donne, commettono il delitto dell’ADULTERIO. Essi non progrediscono in questi studi. Disgraziatamente esistono certi soggetti che usano la Magia Sessuale come pretesto per sedurre le donne. QUESTI SONO I PROFANATORI del tempio. Simile categoria d’uomini cade inevitabilmente nella Magia Nera. Avvertiamo le donne che si guardino da questi personaggi perversi della sessualità.

Esistono pure molte donne che, con il pretesto di realizzarsi fino in fondo, “DICONO”, si uniscono con qualsiasi uomo. Quello che queste donne passionali vogliono è saziare i loro desideri carnali. Il mondo è sempre mondo e da quando stiamo divulgando il Grande Arcano, sono apparsi, come c’era da aspettarsi, i maiali che calpestano la dottrina e subito muoiono avvelenati dal PANE DELLA SAPIENZA. Il culto della  

 

La Forza sessuale è un'arma terribile. Gli scienziati non hanno potuto scoprire l'origine della elettricità. Noi affermiamo che la causa della energía elettrica dobbiamo cercarla nella Forza Sessuale Universale. Tale forza non solo risiede negli organi della sessualità, ma anche negli atomi e negli elettroni dell'Universo. La luce del Sole è un prodotto della sessualità. Un atomo di idrogeno si unisce sessualmente con un atomo di carbonio per produrre luce solare. L' idrogeno è maschile. Il carbonio è femminile. Dall' unione sessuale di ambodue risulta la Luce Solare. Molto interessanti risultano gli studi sui processi del carbonio. Questi processi sono la gestazione della luce.

La causa causorum dell’elettricità va cercata nel Fuoco Serpentino Universale. Questo fuoco dimora negli elettroni. I Saggi meditano in lui, i Mistici lo adorano e quelli che seguono il sentiero del Matrimonio Perfetto lavorano praticamente con lui.

La forza sessuale in mano ai Maghi Bianchi e ai Maghi Neri, è un’arma terribile. Il pensiero attrae verso la spina dorsale il fluido sessuale per depositarlo nella sua sacca corrispondente. Con lo spargimento fatale di questo fluido, si perdono trilioni di atomi solari. Il movimento di contrazione sessuale, che segue lo spargimento del seme, raccoglie dagli inferni atomici dell’uomo trilioni di atomi satanici che rimpiazzano gli atomi solari perduti. È così che formiamo il Diavolo dentro di noi.

Le Sette Chiese (Altdorfer: Cristo)

Quando freniamo l’impulso sessuale dentro di noi, allora il fluido meraviglioso ritorna al Corpo Astrale, moltiplicando i suoi ineffabili splendori. È così che formiamo il Cristo in noi. Con l’energia sessuale, quindi, possiamo formare dentro di noi il Cristo o il DIAVOLO.

Il Grande Maestro, nella sua qualità di Cristo Cosmico incarnato, disse: “Io sono il pane di vita, io sono il pane vivo. Chi mangia di questo pane, avrà vita eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, avrà vita eterna e io lo resusciterò. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui”.

Cristo è l’Anima Solare, lo Spirito vivente del Sole. Egli, con la sua vita, fa crescere la spiga di grano e nel grano, nel seme, è rinchiusa tutta la potenza del Logos Solare. In ogni seme vegetale, animale o umano, si trova racchiusa, come dentro un astuccio prezioso, la sostanza cristonica del Logos Solare.

Facendo ritornare l’energia creatrice verso dentro e verso l’alto, germina, nasce dentro di noi un bimbo meraviglioso, un Corpo Astrale Cristificato. Questo veicolo ci conferisce l’immortalità. È il nostro Crestos Mediatore. Con questo veicolo arriviamo al Padre che è in segreto. “Nessuno arriva al Padre se non attraverso me”, disse il Signore di ogni perfezione.

Le Sette Chiese (Cristo-Croce)

Il fantasma astrale, che i mortali posseggono, non è altro che un abbozzo d’uomo. Non possiede neppure unità. Questa parvenza di fantasma è un covo di demoni e di ogni uccello sudicio ed esecrabile. Dentro questo fantasma astrale vive l’io (il Diavolo). Questa è la legione infernale. L’io è legione. Come un corpo si compone di molti atomi, così anche l’io si compone di molti milioni di io, intelligenze diaboliche, ripugnanti demoni che litigano tra di loro. Quando una persona muore, diventa questo: “legione”. La persona, in se stessa, diventa polvere. Resta in vita solo questo: la legione di io. I chiaroveggenti sono soliti incontrarsi con i disincarnati, vestiti in vari modi e contemporaneamente in posti differenti. La persona sembra essere diventata molte persone. È una legione. Però, quando abbiamo fatto nascere in noi un Corpo Astrale Cristificato, continuiamo, dopo la morte, a vivere in questo corpo siderale. Allora siamo realmente immortali. Questa categoria di persone, che possiede il corpo astrale cristificato, dopo la morte si trova con la coscienza sveglia. I disincarnati comuni e correnti, dopo la morte, vivono con la coscienza addormentata. La morte è realmente il ritorno alla concezione fetale. La morte è il ritorno al seme. Colui che muore, ritorna al nuovo ventre materno completamente incosciente, addormentato.

La gente non ha nemmeno incarnato l’Anima. L’Anima delle persone è disincarnata. Le persone hanno incarnato soltanto un embrione d’Anima. La gente malvagia non ha nemmeno quest’embrione d’Anima. Solo possedendo un Corpo Astrale Cristificato, possiamo incarnare l’Anima. La gente comune e corrente è soltanto un veicolo dell’io. Il nome d’ogni mortale è legione.

Solo con la Magia Sessuale possiamo far nascere dentro di noi l’Astrale Cristico. La tentazione è fuoco. Il trionfo sulla tentazione è luce. “Il desiderio frenato fa salire il liquido astrale verso l’alto, verso la ghiandola pineale e così nasce dentro di noi l’Adam-Cristo, il superuomo”.

 

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18 gennaio 2014 6 18 /01 /gennaio /2014 22:36

psicoenergetica 

 

 

 

Il modello della psicoenergetica ci aiuta a sviluppare una nuova conoscenza scientifica, che consente di unificare i diversi campi finora separati del sapere, in un unico corpo sintetico e multidisciplinare.

 

L’uomo, inteso come coscienza, è un vasto campo di energie e di forze, suddiviso in “orbite” o livelli che lo compongono, costituenti la sfera della coscienza e in continua interazione tra loro. Energie e forze dunque animano la coscienza.

 

Un aspetto fondamentale della Psicoenergetica è la struttura della coscienza umana costituita da questi diversi livelli di espressione. Essi sono i piani di manifestazione, le varie “orbite” in cui è suddiviso il campo di coscienza dell’uomo. Li possiamo definire come livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.

 

Il livello fisico è la manifestazione visibile dell’uomo, che percepiamo attraverso i cinque sensi.

 

Il livello emotivo è il piano sul quale “sentiamo”, dove proviamo la marea di emozioni e sentimenti che ci sono tanto familiari. Esso è considerato un piano “liquido”, soggetto a continui sbalzi e riflussi.

 

Il livello mentale dell’uomo è la sede della funzione pensiero, intesa come attività mentale concreta, e ha in più la capacità di volgersi verso il livello superiore della mente, quello mentale astratto, per cogliere le intuizioni, le ispirazioni, le idee.

 

In riferimento al funzionamento della mente ordinaria, noi parliamo di pensiero logico, mente concreta, o funzione pensiero, in rapporto invece a ciò che si apre al livello superiore, parliamo di mente astratta, pensiero analogico, funzione intuitiva.

 

Le due menti nel loro complesso costituiscono il “piano mentale”, e da un buon funzionamento di questo piano dipende l’andamento della nostra vita.

 

Abbiamo fin qui parlato dei tre livelli di manifestazione della personalità, quella complessa e multiforme struttura psichica che porta ciascuno di noi a operare nel mondo degli effetti e a procurarci le esperienze più varie. Per personalità si intende quindi la caratteristica energetica risultante dall’integrazione sempre più serrata tra le forze del corpo fisico, quelle del corpo emotivo e quelle del corpo mentale.

 

Man mano che si sviluppa la volontà, la personalità si integra sempre di più, stabilendo una gerarchia di valori e affermandola all’interno e all’esterno, così da ridurre al minimo i conflitti interiori.

 

La coscienza può essere vista anche come un campo elettromagnetico, con un suo polo positivo e uno negativo: è quindi un sistema bipolare. Il polo positivo è l’essenza, quello negativo è la sostanza, che diviene forma attraverso la vibrazione emessa.

 

Che parallelo esiste tra le leggi dell’elettromagnetismo e il funzionamento della coscienza?

 

La corrente elettrica, percorrendo un conduttore, genera nello spazio circostante un campo magnetico, la cui intensità, in un qualunque punto dello spazio, è direttamente proporzionale all’intensità della corrente che percorre il conduttore e inversamente proporzionale alla distanza del punto stesso dal conduttore. Analogamente l’elemento nucleare dell’uomo, il Sé, genera nello spazio della coscienza un campo magnetico. In fisica per “campo” si intende una porzione di spazio in cui si fa sentire l’effetto di una forza. Anche in Psicoenergetica si parla di campo per indicare un’area particolare dello spazio nella quale l’energia psichica favorisce il ripetersi di eventi. L’uomo è un campo di energie al centro del quale si trova un magnete, o nucleo, che è il Sé transpersonale.

 

Ecco che appare il livello superiore, che nelle culture e nelle religioni di ogni tempo e di ogni luogo viene definito come aspetto spirituale o divino. Esso è un’area della nostra coscienza, esattamente come le altre appena descritte, ma che di norma non viene percepito in quanto esso vibra a una frequenza maggiore e quindi non è sperimentabile attraverso i cinque sensi ordinari, che sono adatti a rispondere alle vibrazioni del mondo visibile.

 

Scrive Roberto Assagioli: “La Psicoenergetica ha solide basi scientifiche, poiché deriva dai progressi della fisica moderna e soprattutto dalla scoperta che la materia è energia o, più precisamente, che è uno stato speciale dell’energia. Tale rapporto è stato espresso da Einstein con la famosa equazione e=mc². Questo è un rapporto matematico, cioè basato su di una legge matematica. Ma le leggi matematiche sono razionali, sono di natura mentale, cioè frutto di un pensiero. Perciò l’astronomo Eddington potè affermare, già nel 1932, che “la sostanza del mondo è sostanza mentale”. E il fisico Sir James Jeans ha espresso la stessa cosa in modo ancora più esplicito: “La corrente della conoscenza procede verso una realtà non-meccanica, l’universo comincia ad apparire più simile ad un grande pensiero che a una grande macchina”.

 

In psicoenergetica, una definizione di Energia che può essere utile come punto di riferimento è la seguente: “È qualcosa di primordiale, che sta alla base di tutte le manifestazioni della vita del mondo, un impulso vitale, qualcosa che muove il mondo, che trasmette le forme, che ispira l’evoluzione; si intende soprattutto il potere costruttore, ma anche purificatore e distruttore dell’eterna trasformazione, questa energia che pervade il tutto può essere anche chiaramente spirito o energia psichica”.

 

Secondo le culture orientali, l’Energia è un Principio fondamentale dell’universo che pervade tutte le manifestazioni vitali. Nel mondo occidentale, all’inizio del secolo scorso, Einstein mise in evidenza l’identità di sostanza tra materia ed energia secondo la ben nota formula che si può così interpretare: “L’energia contenuta in una porzione di materia è uguale alla sua massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce”.

 

Si può dire che la materia inerte non esista: ciò che appare statico e immobile è invece un insieme di particelle in rapidissimo movimento; questo ha fatto dire al fisico Planck: “In realtà la materia non esiste e tutto è energia”. In sintesi le scoperte della fisica moderna ci dicono che materia e energia sono la stessa cosa: la realtà essenziale dell’universo è energia; la materia è energia in stato di condensazione; l’energia è materia allo stato radiante.

 

Possiamo definire quindi l’uomo un campo di energie in manifestazione. Essendo un campo, egli è descrivibile secondo i termini adottati nella descrizione della fisica dei campi; ciò presuppone l’esistenza di un centro, di un nucleo, che alimenta e mantiene in vita il campo stesso, che possiamo definire il Sé.

 

Quando le energie assumono una forma che si manifesta in una identità ordinariamente percepita e si identifica in modelli di vita costruiti e abituali, parliamo di “forze” e creazione di engrammi, cioè di “schemi di funzionamento” viventi nelle diverse orbite della personalità.

 

L’energia, dunque, vive nell’orbita supercosciente della psiche mentre le forme, o forze, sono relative all’orbita della nostra personalità e ai suoi tre livelli: fisico, emotivo e mentale.

 

La coscienza dell’uomo è vista anche come un modulo di trasformazione dell’energia.

 Monica Bregola

http://www.esonet.org/articoli-psicologia-esoterica/la-visione-psicoenergetica-dell-uomo

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17 gennaio 2014 5 17 /01 /gennaio /2014 22:53

Gli ELEMENTALI sono energie, che noi antropomorfiziamo ma che non hanno un corpo e una forma, essi sono corrispondenti agli elementi in natura:terra, aria, acqua, fuoco. 


Atlantic Water - Caparica
 Siamo noi quindi che gli diamo vita identificandole in una determinata maniera.
Essi, essendo simili alle creature animali,sono soggette alla volontà dell'uomo e ne sono complici.

Sono formate dal desiderio,dalla passione e dell'intenzione dell'ssere umano,quindi non sono ne buone ne cattive,ma possono diventare entrambe le cose a secanda della valenza che gli si attribuisce e dello scopo x cui si chiamano.

Spiriti di natura, dunque gli elementali sono stati suddiviso a seconda dell'elemento che devono regolare:
Silfidi per l'aria, Salamandre per il fuoco; Gnomi per la terra,O ndine per l'acqua.

Gli spiriti elementali sono difficili da gestire e necessitano di un motivo molto concreto e impellente, per essere invocati.

Nel piano astrale si possono incontrare inoltre le FORME PENSIERO.

Esse sono gli spiriti dei trapassati che ancora non si sono accorti di essere morti,di solito dopo un incidente violento,un suicidio o un omicidio o semplicemente spiriti che hanno da risolvere faccende prima di passare oltre(questo capita se in punto di morte una persona ha desideri insoddisfatti nella vita che appunto divengono forme pensiero e si riflettono sul piano astrale).

I corpi astrali in questo caso sono tratenuti dalle loro passioni e ritardano a disintegrarsi con il corpo fisico anche se è presente un richiamo dai piani alti(ogni anima fa un processo ascensivo attraverso i piani una volta abbandonato il corpo)...Inoltre pur mantengono sembianze del corpo umano a loro appartenuto e spesso anche ricordi e perticalarità peculiari....  Non è mia intenzione farne una classificazione ,come spesso se ne trovano in giro,ma piuttosto informare circa la loro esistenza.Nessuno potrebbe negare il fatto che i 4 elementi siano tangibili,tuttavia è difficile pensare a un pezzo di un qualsiasi elemento che si distacca dalla sua matrice originaria e se ne va "a spasso" per conto proprio.Eppure la stragrande maggioranza delle manifestazioni avviene cosi (molti degli avvistamenti u.f.o sono strettamente collegati a questo).
Non starò a dilungarmi sulle ragioni che hanno portato l'intera umanità a rimuovere questa semplice idea(ovvero che ogni elemento della terra è vivo e può avere una sua coscienza),ma è accaduto,quindi siamo piombati in una sorta di buio totale,un'era in cui si prega un Dio su un trono dorato e dalle fattezze umane,un Dio che istiga innumerevoli conflitti in suo nome,un Dio che non esiste se non in virtù di ciò che lo alimenta,il denaro e la paura,dimenticando e sporcando deliberatamente la Madre (la terra) e i suoi spiriti,l'unica divinità tangibile,reale.
Spesso si dice che questi esseri (spiriti elementali),non abbiano coscienza del bene e del male.Io non trovo che sia esattamente cosi.Immaginate di avere a vostra disposizione una forza immensa(perchè tale è la forza della madre) che deve essere nutrita e guidata,e adesso applicate questo semplice concetto al mondo che ci circonda,presto capirete come mai non è il massimo.Questo(ma è solo una mia idea),è il libero arbitrio.Non oso immaginare quali scenari si prefigurerebbero all'orizzonte se ci venisse tolto,ma temo che non sia possibile,per fortuna.
Non esiste un uomo sulla faccia della terra che non possa interagire con la madre,perchè il primo strumento che essa ci ha donato per poterlo fare è il pensiero.Più esso è forte,più sarà recepito e immagazzinato.Gli spiriti elementali sono abbastanza lieti di aver a che fare con chi dimostra loro affetto,e spesso un uomo può chiedere e ottenere,ma non può mai pretendere.
Più si diventa consci dell'energia eterica che ci circonda,più sarà facile.Purtroppo però mi rendo conto che mettere a contatto una persona che vuole rimanere cieca con questo tipo di realtà è un lavoro arduo,spesso si rivela inutile,anche in compagnia del migliore dei maestri: la maggioranza della gente ha cosi tanti problemi in testa che non pensa minimamente all '"energia sottile",e cosi non fa altro che ignorare lo strumento con cui potrebbe superarli.
L'ultima cosa,e forse la più importante,è quella di non chiedere mai solo per se stessi.Quando si desidera è bene utilizzare parte della nostra energia anche per gli altri e il benessere di Gaia.Chiedere soltanto per se stessi non è un azione malvagia,e non si va all'inferno..però è fortemente limitante,e limitati sarebbero i risultati.

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16 gennaio 2014 4 16 /01 /gennaio /2014 22:28

La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.

Photo of Dr. Robert Lanza

Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: "Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe" che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.

L'autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics.

Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l'aver clonato diverse specie di animali in via d'estinzione.

Ma da un po' di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo. Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l'universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l'universo materiale in cui viviamo e non il contrario.

Prendendo la struttura dell'universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l'intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora.

La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà. Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica.

In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso.

 

Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all'inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. E così via, all'infinito.

Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione.

Secondo la sua teoria, l'energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.

Fonte: wallstreetitalia.com

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12 gennaio 2014 7 12 /01 /gennaio /2014 22:35

509707a~Statua-di-Atlante-che-sorregge-il-mondo-Posters.jpgIl karman significa che non possiamo farla franca»
(detti del Buddha)

L’anima umana, conosciuta nella Tradizione come la «stella del microcosmo», è di per sé potenzialmente immortale, ma parte degli esseri vuole rimanere immortale soltanto in questo stato di esistenza. Alcuni esseri umani hanno anime antichissime, e questo è il senso segreto della «barca dei milioni di anni» che, guidata dal Dio in noi (Horus), traghetta il morto (iniziato) nel suo viaggio nel Nilo (spina dorsale umana) descritto nel Libro dei Morti 136. La barca, in senso ermetico, è l’anima umana, veicolo della coscienza dell’iniziato nei mari dell’esistenza e in quelli più tempestosi dell’iniziazione. Il suo sviluppo non può avvenire che nell’arco di molte esistenze, poiché essa deve apprendere dai propri errori. Premi e punizioni non sono elargiti che da sé stessi, dalla parte più divina dell’anima, il Dio personale e Signore di Giustizia, il Melkisedeq del nostro essere, il quale pesa le azioni dell’uomo valutandone la conformità alla Legge divina. Nei misteri orfici si insegnava infatti che, dopo la morte fisica, l’anima si autogiudica in senso spirituale, o meglio è la parte superiore dell’anima che giudica quella inferiore. Gli iniziati tendono ad anticipare il giorno del giudizio, attraverso l’iter alchemico, scatenando l’ira di Dio su sé stessi e morendo prima di morire. Allo stesso modo, alla fine di questo grande ciclo di 25.600 anni, le anime che avvertiranno in sè di essere indegne di ascendere definitivamente, si autogiudicheranno condannandosi a vivere un altro mega-ciclo, un altro giro di ruota, onde apprendere la lezione della materia. La reincarnazione, quindi, è la legge dell’evoluzione dell’anima, e si lega indissolubilmente al principio del karman, che il popolo ebraico ha sempre conosciuto come “Legge Mosaica” e gli arabi come “Legge del Taglione”. Vale la pena spendere qualche parola in più sull’argomento, perché a torto ritenuto patrimonio esclusivo della tradizione orientale, laddove karman e reincarnazione, profondamente correlati fra di loro, sono princìpi chiave dell’Ordine di Melkisedeq e di tutta la tradizione mistico-esoterica dell’Occidente. Non sono princìpi contemplati dai dogmi occidentali e dalle chiese essoteriche per motivi che solo una persona illuminata può ben intuire. Se non si conosce l’ostacolo, non lo si può neanche affrontare e dominare; e oggi, la gran parte della gente non crede minimamente nella legge del karman, né la conosce, subendola passivamente e inconsapevolmente. Il poeta templare portoghese Fernando Pessoa scrisse qualcosa sulla quale vale la pena meditare: «Nei loro scritti, i Rosacroce non fecero alcun accenno esplicito alla dottrina della reincarnazione, principio fisico di tutto l’occultismo. Tale dottrina, sebbene di fatto contenuta nel vero cristianesimo, non è in esso impartita essotericamente. Insegnarla avrebbe significato offendere le popolazioni cristiane, sollevare l’odio della chiese cristiane, pregiudicare quella preparazione che era lo scopo dei loro libri» (Pagine Esoteriche). Ci si chiede come sia possibile che due avatar come Siddharta (Buddha) e Giovanni Battista (Cristo), inviati entrambi dal Re del Mondo, possano aver mai insegnato qualcosa di così profondamente diverso e inconciliabile come la reincarnazione l’uno, e l’assenza di essa l’altro. Soltanto il principio diabolico e separatore può creare una tale apparente confusione. Entrambi erano esseri luminosi e non potevano che insegnare Luce e Verità. Il problema è che Siddharta fu autorizzato a parlare del principio di causalità (karman) negli scritti e in pubblico senza veli, mentre Gesù, compiendo la sua missione di insegnamento in un’altra e diversa area geografica, vi potè accennare solo velandolo, ma insegnandone i princìpi ai suoi discepoli nel segreto iniziatico. Ogni anima è una particella di scintilla divina involuta e raddensata sempre più dalle “colpe” derivanti da pensieri, parole e opere contrarie alla Legge cosmica. Il peccato originale non dipende certamente dalla scelta originaria dell’Adamo primordiale, ma è il bagaglio karmico che ogni uomo porta con sè da altre vite, quel bagaglio che il Matto dei tarocchi (lama 22) porta in spalla nel suo cammino e che deve redimere con i suoi sforzi. Che questo sia il senso del fagotto del Matto lo dimostra anche Platone, laddove  afferma che i giudicati dopo la morte abbiano «il resoconto di tutte le loro azioni appese di dietro» (Repubblica 614C). Bisogna essere molto chiari sul termine “peccato”. Il greco hamartia che lo identifica significa “mancare una mèta, sbagliare il bersaglio, fallire l’obiettivo”. Parimenti, l’ebraico khet e l’aramaico bisha indicano sia “peccare” che “mancare il bersaglio, fallire, compiere un errore”. Si utilizza istintivamente l’espressione “che peccato!” per indicare il disappunto per un fallimento. Peccato originale è semplicemente il mancato obiettivo del popolo adamico di servire Dio per fare solo la propria volontà, e l’errore di ambire a divenire come Dio, Dio a sè stesso, con la conseguente caduta vibrazionale e l’inizio del dominio della Ruota del Destino che lo costringe a errare, nel duplice senso di girare e sbagliare. Non è un peccato, per come lo intende il dogma, ma un errore a cui si può rimediare con appropriato sforzo. Quindi, non peccare  significa essere impeccabili nel portare la Grande Opera a compimento, come fece il nostro amato fratello e maestro Gesù che, dritto alla mèta, non deviò mai né a destra né a sinistra, evitando le insidie tortuose del Leviathan dentro e fuori di lui. Karman è il termine utilizzato dalla tradizione orientale per indicare l’inesorabilità delle conseguenze degli atti e  della tendenza al riequilibrio delle posizioni di debito e credito karmico. Esistono tuttavia due forme di karman: 1. il grande Karman (Grande Destino), che gli induisti legavano al rispetto del Dharma, la Legge Cosmica, la Tradizione, e che è dato da pensieri, parole e opere  conformi o contrarie alla volontà del Dio Altissimo; 2. il piccolo Karman (Destino Inferiore), detto A-Dharma (Antitradizione) dato da pensieri e opere contrarie o conformi alla legge del bene e del male di questo mondo. Il primo è amministrato da Melkisedeq, il Tutore della Legge Cosmica, Colui che giudica inesorabilmente il comportamento dell’Uomo nei confronti di Dio Altissimo e della sua Legge. II secondo è gestito dagli Arconti, i Signori del karman di questo piano, i quali gestiscono premi e punizioni relativi a pensieri, parole e opere tra gli uomini. Queste due giurisdizioni spesso sono in conflitto fra loro. Pur tuttavia, la Legge karmika-dharmika ha sempre l’ultima parola, poiché ciò che conta per la salvezza dell’anima è il rispetto della Legge Cosmica, non quello della Legge degli Arconti. So che dirò qualcosa di forte ma faccio spesso l’esempio di Madre Teresa di Calcutta, che potrebbe essere una santa nel mondo degli uomini, ma addirittura violare la Legge Cosmica o semplicemente trascurarla. Un conto è salvare le vite fisiche e i corpi, altro conto è salvare le anime. Un Figlio della Luce non viene per guarire e salvare il nostro Io materiale, ma quello animico. Gesù non era molto contento di operare guarigioni fisiche, ma insegnava a fini salvifici, perché il rischio della seconda morte è sempre in agguato. Che senso ha guarire un individuo o salvargli la vita se poi esso perde la sua anima? Gesù ci insegna proprio questo: «Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?» (Matteo, 16:26). È un potere subdolo e ingannatore quello che spinge verso il rispetto della legge karmica, trascurando totalmente la Legge Eterna che prevede il sacrificio di sé stessi per Dio. I poteri religiosi di questo mondo non vogliono insegnare questo. In particolare, la Chiesa Romana non ha mai insegnato a sacrificare il proprio ego al Cristo in noi, rinnegando così l’insegnamento di Rabbi Gesù. Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me?» (Giovanni, 13:38). Ne consegue che c’è tutta una famiglia di veri santi secondo Dio, assolutamente non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica e sconosciuti all’umanità intera. I santi secondo il mondo hanno tutti gli onori e i santi secondo Dio vengono aggrediti e spesso giustiziati. Ci si chiede che fine abbia fatto l’insegnamento di Gesù nel dogma della Chiesa. In questo senso non ve n’è traccia alcuna. 

Fin qui ho mostrato come coesistano due leggi: una è il Dharma, teso a regolare i rapporti tra l’uomo e Dio. L’altro è l’a-Dharma, che regolamenta i rapporti tra gli uomini,  e quelli fra gli uomini e gli dèi di questa creazione. Ciò significa che i giusti e i santi secondo Dio potrebbero non essere giusti e santi secondo il mondo. Qui non ci troviamo di fronte a due leggi che operano gerarchicamente, come nel caso delle fonti normative, ove ad es. la fonte costituzionale è madre della fonte legislativa e questa di quella amministrativa. Forse, alle origini il Grande Dharma e il piccolo Dharma si integravano, ma da molto tempo non è più così. Ecco perche gli Esseni, duemila anni fa, scrivevano che Beliar (il Signore del Karman di questo mondo, l’accusatore) decreta che il giusto sia ingiusto e l’ingiusto giusto. Cosa significhi ciò è presto detto. Se questo sistema di terza densità è embargato e tagliato fuori dai regni a più alta vibrazione, la legge (astrale) che lo regola è sconnessa dalla grande Legge. E se i decreti di Beliar sono iniqui, non ci si deve meravigliare che i Santi di Dio vengano combattuti aspramente, a maggior ragione perchè   questi santi sono estranei al mondo, ritenuti alieni. Qui bisogna fare chiarezza su un concetto cruciale. Non è la Sinistra iniqua ad essere aliena a questo mondo, lo sono piuttosto i Santi Vigilanti che vengono qui a portare luce, pace e giustizia, distruggendo ciò che è corrotto e separando il puro dall’impuro. Ma sono costretti a confrontarsi anche con la Legge del Karman. In generale, il Karman è la legge della retribuzione e dei meriti. Krishna ne dà una definizione: “Il karman è la forza della creazione da cui tutte le cose traggono vita” (Baghavad Gita VIII). Krishna vuol rivelare che la Legge dell’azione mantiene sotto il proprio dominio tutte le attività dell’uomo e della natura (leggi fisiche). La piccola Legge karmica ci insegna che se un individuo  fa del bene (credito karmico)  riceve col tempo del bene, e viceversa con le opere negative (debito karmico). Ogni causa produce il suo effetto, in una reazione a catena. Nei “Detti dei Padri del Deserto” vi è l’insegnamento di un anziano che la dice lunga sulla consapevolezza del karman da parte dei cristiani primitivi: “Da qualunque prova tu sia colto, non incriminare nessuno se non te solo, dicendo: «m’è accaduto per mia colpa, causa i miei peccati»”. Il monaco zen Basho scrisse: “Tutto ciò che avviene nella vita è una ricompensa o un castigo per quel che abbiamo fatto. Solo gli ignoranti si lagnano del destino. Ognuno mangia i frutti dell’albero delle sue azioni. Il karman accumulato in lunghe età del passato ci tiene in piedi, in queste vite amare”. Basterebbe meditare sulle sagge parole di Basho per comprendere che l’Albero della conoscenza del bene e del male è la legge karmica che regole le cose di questo mondo causale, perché foriera di buona e cattiva sorte. Persino Aristotele  accennò alla legge karmica: “Gli antichi hanno detto che noi siamo nati per pagare il fìo di alcuni delitti commessi in una vita anteriore” (Protrettico)”. Il destino di un essere umano dipende in larga parte dal proprio karman, dal bagaglio di meriti e demeriti che eredita da altre esistenze, ed ogni uomo si definisce dalle proprie azioni (karman). Le capacità intellettuali, i sentimenti, i modi e le abitudini di ogni uomo, il suo aspetto, eventuali malattie croniche, tutto è condizionato dagli effetti delle azioni passate, sia di questa vita che di quelle precedenti. Se una singola vita fosse l’inizio e la fine, mostrerebbe chiaramente l’ingiustizia e la natura parziale di Dio, che avrebbe fatto solo alcune persone buone e sane, e altre cattive e malate. In Giovanni 9:3,  rispondendo ai discepoli che gli chiedono  se un cieco dalla nascita fosse così per sua colpa o per colpa dei suoi genitori, Gesù spiega che ciò avviene per manifestare le opere di Dio,  per manifestare la legge di semina e raccolta (a ciascuno secondo le proprie opere) in quell’anima che probabilmente aveva compiuto  gravi errori in una precedente incarnazione e che si era data la cecità per apprendere dagli errori stessi, e per cercare in una vita successiva la vera vista, quella spirituale, e comprendere che quella normale sia una falsa vista, utile solo per muoversi in questo mondo. Questa interpretazione è suffragata da Giovanni 9:34, ove è detto che il cieco nato era “nato tutto nei peccati” ; ma quello stesso bagaglio karmico gli era stato guarito dalle acque alchemiche e purificanti della piscina di Siloè, ove tutti gli iniziati all’alchimia cercano il dissolvimento del karman. Mark Hedsel ci insegna che l’indice manifesto della qualità karmica proveniente da altre vite è il cranio: “La vostra testa è l’immagine della vostra incarnazione precedente. Osservando la testa con la dovuta attenzione meditativa, si notano chiaramente queste diversità di tempo e di intensità spirituale…La tradizione arcana sostiene che, in una data vita, la testa è la somma delle forze spirituali della vita precedente, come una sorta di seme proveniente dal passato…Allungata o tozza, rozza o raffinata, disarmonica e armoniosa, in tutte queste forme l’iniziato riesce a decifrare le direzioni del passato che hanno forgiato la personalità di chi gli sta di fronte” (L’Iniziato). Generalmente, un’anima porta i segni delle sue opere nel corpo astrale, e quei segni affiorano anche nel corpo fisico. Sono segni che possono riverberarsi di vita in vita se l’anima non attua uno sforzo per dissolvere la causa e l’origine del segno stesso. Ce lo insegna Mosè nelle parole di YHWH a Caino: “Non è forse vero che se tu agisci bene ne porti il segno, e  se non lo fai, al contrario, il vizio ti si dipinge in faccia?” (Genesi 4:7). In base alla legge: “il simile attrae il simile”, un’anima incolpata si può incarnare solo in un corpo con caratteristiche ereditarie (genetiche) che corrispondano alle colpe o ai meriti dell’anima che si sta per reincarnare. Giunta alla propria perfezione, l’anima sfugge a questa Legge e torna allo Spirito puro, a Dio, nella pienezza della sua coscienza. I Rosacroce, nel manifesto Confessio Fraternitatis cap XIV, alludendo alla possibilità che un individuo possa accedere alla fonte alchemica nota come “medicina universale”, affermano che ciò sarebbe negato a “coloro che, per volontà di Dio, devono essere afflitti da malattie e subire i rovesci del destino”, quindi a coloro il cui karman non lo permette. Questo ruolo di Melkisedeq come Giudice interiore dell’anima è ben evidenziato in Esodo 4:11 ove YHWH, Signore di Giustizia, dice a Mosè:  “Chi ha dato una bocca all’uomo, o chi lo rende muto o sordo o veggente o cieco? Non sono forse Io, il Signore?”. Gli Esseni, che conoscevano bene questa verità, non ammettevano all’iniziazione individui le cui menomazioni fisiche o mentali  tradissero un karman pre-natale piuttosto pesante (il piombo degli alchimisti che appesantisce l’astrale umano). La Santa Tradizione ammette all’iniziazione solo persone  sane e, per chi comprende certi meccanismi alchemici, non può essere diversamente: “Uno zoppo, un cieco, uno storpio, chiunque ha nel suo corpo qualche difetto permanente o è colpito da una qualche impurità corporale, nessuno di costoro potrà andare con essi alla guerra (n.d.a. guerra santa o iniziazione). Devono essere tutti uomini perfetti nello spirito e nel corpo”. Il motto: “sano come un pesce”  in realtà nasce dall’antica tradizione degli iniziati (pesci, piccoli), i quali non solo dovevano essere sani per accedere all’iniziazione, ma una volta ammessi al tempio, grazie all’acqua della vita, ad una vita sana e pura, guidata da buoni pensieri, divenivano sempre più refrattari a qualsiasi tipo di malattia, attivando un circolo (uroburo) virtuoso. Al contrario, zoppi, ciechi e storpi  nascondono  anime che devono scontare un karman negativo, e non degne per quella vita di ricevere l’iniziazione. Giamblico  scriveva che “la scuola di Pitagora era convinta che chi avesse difficoltà nell’apprendimento, fosse malformato e per così dire, incompleto e sterile” (La Vita Pitagorica 73). Dura lex sed lex

Nessuno è degno, alchemicamente, di mangiare la carne e bere il sangue del Cristo in sé, qualora abbia un karma pesante, il cosiddetto piombo karmico. L’interdizione della funzione cristiana (messa) ad accedere all’eucaristia e all’unione mistica se si è nel peccato è il riflesso sbiadito di ben altra interdizione che impedisce il sacerdozio melchisedecchiano, con relativa eucarestia alchemica del pane e del vino, a coloro che devono espiare gravi crimini. D’altronde, essi stessi non vorranno mai accedere al sacerdozio eterno, poiché il loro destino è scontare errori passati e faranno ogni cosa per attuare il loro destino. Solo il Sacerdote dei Sacerdoti, Melkisedeq, può decidere chi ammettere alla tavola rotonda della sua corte e chi no. Se non si comprende il valore del concetto di karman, d’istinto si sarebbe portati a credere a decisioni crudeli o razzistiche, ma un uomo stupido o malformato cela una penalità karmica da espiare. La sua anima deve scontare errori commessi in vite precedenti: non può accedere all’iniziazione, per tornare a Dio, né lo vuole. Gli iniziati sono e devono essere persone sane fisicamente e mentalmente, devono essere puri, devono avere un’aura radiante, che invece negli impuri – nella Bibbia codificati come “lebbrosi” – si presenta opaca, rotta in più punti e quant’altro. Le stesse malattie sono espressione manifesta di blocchi karmici e di conseguenti conflitti tra la mente e lo spirito all’interno della psiche (anima) che si riverberano nel fisico. Il termine “malattia” nasconde la mal’azione, il mal’atto: pensieri e opere che aggravano la posizione debitoria karmica. E’ una verità insegnata anche da Siracide 38:15: “Chi pecca contro il proprio creatore cade nelle mani del medico”. Pur tuttavia le malattie congenite, che non possono essere curate, sono sicura espressione di una pesante situazione karmica e di impurità animica che impediscono di fatto l’iniziazione, poiché il soggetto che le manifesta deve espiare in altro modo. Se l’iniziato deve essere puro e sano, a maggior ragione Gesù, il più grande degli iniziati, doveva essere un individuo perfetto sul piano psico-fisico. Ci chiediamo come sia possibile che due noti massoni, Lomas e Knight, nel loro saggio “La Chiave di Hiram”, dimostrino di non conoscere tale principio, sostenendo che Gesù fosse gobbo o addirittura  “piccolo di statura”. La gente comune è inconsapevole dell’azione inesorabile di questa Legge, e chiama disgrazia o fortuna tutto ciò che loro accade di cattivo o di buono. Le masse profane non comprendono che tutti gli eventi (effetti), sia individuali che collettivi (karman individuale, di gruppo, di razza, di nazione, planetario ecc.) derivino da cause precedenti, per cui “tutto è giusto e perfetto”. I Maestri, invece,  ponendosi  in armonia con tutte le cose, ottengono il controllo cosciente sugli avvenimenti della vita e trascendono le penalità o i benefici karmici, poiché sia le une che gli altri legano a questo piano. Si pongono cioè al di là del bene e del male. Il Magister o Uomo Perfetto è l’essere consapevole, fin dall’inizio del suo viaggio spirituale, che per annullare il debito e l’esigenza della reincarnazione, e per andare al di là del bene e del male, occorra sacrificare l’ego (personalità illusoria) al proprio Dio (Io) interiore, onde manifestarlo. Ce ne offre una splendida conferma la Baghavad Gita IX, ove Krishna rivela: “Vi sono alcuni spiriti eletti che mi riconoscono e mi amano con devozione perché sanno che sono l’origine di tutte le cose e mi vedono in tutte le cose. Essi sono eletti perché si sacrificano a me con devozione e costanza…Gli uomini che non hanno fede in questa verità non giungono sino a me e ritornano al ciclo delle morti e rinascite”. Quindi, o il sacrificio dell’Ego o la permanenza nella ruota eterna delle reincarnazioni. Altre strade non esistono.

La vibrazione del karma
Il termine utilizzato da molte religioni orientali deriva dal sanscrito “karman” che significa “azione” e non “peccato”, dal momento che l’azione può essere positiva o negativa. Il karman non è necessariamente una posizione negativa, tant’è che si parla sia di buon karman che di cattivo karman. Tuttavia, tale lemma è cabalisticamente e non casualmente simile al termine “crimine” (lat. crimen) che indica una mal’azione di particolare gravità, una lesione grave dell’altrui libertà, così come  il termine colpa è associato alla cabalistica “qelippa” (guscio, scorza), termine ebraico che indica la materia karmica che cristallizza e condensa l’energia spirituale in noi, trasformando ad un livello inferiore la vibrazione eterea. L’anima, infatti, è una forma spirituale pura che è tuttavia avvolta da involucri (gusci, veli) che rispecchiano le colpe (karman, kelippa) registrate dalle particelle del corpo spirituale. Quando è incolpato (“intarmato” o incarnato), il corpo spirituale è avvolto da sette involucri eterici che rispecchiano le colpe dell’anima, e segnano e caratterizzano l’uomo. Ogni colpa ha il proprio colore-suono (frequenza) nell’orchestra del satanico e ogni uomo è costituito dal suono e dalla melodia che corrispondono al suo livello di coscienza e alle sue colpe.  Allorché l’anima depone la sua veste di vergogna – i suoi involucri, le sue colpe – dissolvendo il karman, essa ridiviene l’essere spirituale puro e luminoso, nuda di fronte al Padre e ormai degna di rientrare nell’antica dimora. Essa ha deposto la foglia di fico, il suo corpo sottile non è più macchiato. Un altro sinonimo di “peccato”  è “misfatto” che occultamente proviene dall’egizio “Isfat” che nelle scuole egizie indicava il caos, la forza opposta all’ordine e all’armonia, caos alimentato dal karman del mondo e dall’istinto di ribellione dell’uomo a Dio che si esprime in pensieri, parole ed opere contrarie alla Legge divina. L’irruzione di Isfat nell’ordine interiore comportò per gli esseri originari l’avvolgersi con le loro stesse sensazioni contrarie alla Legge, e la conseguente condensazione dei corpi sottili;  dall’altra comporta ogni giorno il male e la malattia (mal’azione), che sono sempre conseguenza di conflitti karmici tra l’uomo e la sua anima,  tra l’uomo ed altre anime, e soprattutto tra l’anima umana e Dio. Altra elaborazione cabalistica interessante ci è offerta dall’associazione di Aryman (il principio del Male nel sistema zoroastriano) con il termine karman. In realtà, Aryman (Beliar, Anticristo ecc.) rappresenta in noi proprio il karman individuale (il Drago) da combattere, karman che offusca la luce interiore (Ahura Mazda) e l’affoga con i veli della personalità. E’ la materia che l’uomo crea con i propri pensieri per velare Dio a se stesso e allontanarsene sempre più. L’iniziato non deve ambire a farsi una buona posizione creditoria nell’ambito della legge di giustizia di questo piano, ossia l’Albero della conoscenza del bene e del male – che è poi l’obiettivo spesso inconsapevole dell’uomo nobile ma non iniziato – ma piuttosto spezzare il rigorismo karmico (posizione di equilibrio  sulla bilancia karmica) per abbracciare la Legge eterna (Albero della Vita eterna) ed avere un sano rapporto con l’Io Sono che è in tutte le cose. Gli esoteristi e saggi induisti, che studiarono la legge del karman meglio dei saggi di altre tradizioni, affermavano che  fosse di tre specie: samcita (accumulato nel passato ma non giunto a maturazione); agamin (azione compiuta che darà i suoi frutti nel futuro); prarabhda (karman ormai maturato e che è impossibile neutralizzare). La liberazione dal karman-destino, il cui presupposto è anche la conoscenza di esso (per guarire il male occorre sapere quale esso sia), è essenziale per passare ad un nuovo gioco evolutivo, perché in caso contrario il bagaglio karmico costituisce un pesante “blocco” all’evoluzione spirituale, legando a questo piano indefinitamente finché non lo si trascenda. In tal senso, lo scioglimento del karman, il vero peccato originale con il quale ogni uomo nasce, è realizzabile per via alchemica (via rapida horiana) o attraverso innumerevoli reincarnazioni (via lunga osiridiana). Se ciò non avviene, l’influsso sul destino umano di stelle e pianeti, con i loro relativi archetipi e caratteri è ineluttabile, e l’uomo non farà altro che trascorrere l’eternità nella più beata ignoranza di se stesso, girando come uno scoiattolo impazzito su una ruota in perenne movimento.

Chi si libera dall’influsso degli astri (chiamato “costellazione” dal saggio Jacob Bohme)  a livello spirituale e fisico, chi ha elevato la propria vibrazione al di sopra degli influssi planetari e stellari, ha un’anima pervasa di luce e compenetrata dallo Spirito e si è liberato dalla legge karmica. Non è comunque cosa semplice, ma richiede sforzi enormi e una battaglia con sè stessi. Tutti gli esseri sono legati a questa Legge, pressocchè analoga ad una delle leggi principali della Fisica ed in particolare della “dinamica” come enunciata da Newton: la “Legge di Causa-Effetto”, secondo cui ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria (terza legge della dinamica). Ciò non deve apparire bizzarro in quanto la Legge (Dharma) è l’espressione del processo cinetico cui va soggetto ogni tipo di fenomeno. Tale Legge è legata strettamente al “principio di causalità”, principio della Fisica secondo cui ogni evento  è determinato da una causa che lo precede ed è a sua volta causa dell’effetto che lo segue, principio madre della cd. “reazione a catena” (effetto domino), l’infinita serie di reazioni karmiche che l’iniziato punta ad arrestare per sè stesso. In fisica, la legge di azione e reazione si basa sulla legge di conservazione dell’energia che è valida per ogni sistema chiuso. Ciò comporta che laddove uno guadagna, l’altro perde; laddove uno vive, l’altro muore, in modo che il totale sia sempre una quantità fissa. Se una stella cade in forma umana, una forma umana ascende in stella. Tutto ciò esclude inesorabilmente il caso (caos) che secondo la Tradizione è solo il nome che si offre ad una legge che soprattutto gli occidentali si ostinano a non voler conoscere, con effetti pesanti sulle loro esistenze, a differenza di quei pochi esseri, non necessariamente benevoli, che sanno muoversi nell’ambito della legge karmica traendone benefici non solo in questa vita ma anche nelle successive. Nella tradizione occidentale la piccola  Legge karmica è codificata in diversi modi: “Albero del  bene e del male” (Genesi), “Legge mosaica” (Esodo), “Legge del taglione” (Corano), “Legge di semina e raccolta” (Nuovo Testamento), “Legge Carnale” (San Paolo), A-Dharma o Antitradizione (Induismo). In tal senso, questo mondo è detto “Universo causale”. Non è certo un principio insegnato nell’ortodossìa dogmatica ebraica e cristiana e tantomeno musulmana, che negano sia la legge karmica che il principio delle reincarnazioni. Eppure Cristo-Io Sono svela che si semina ciò che si raccoglie, in questa come in altre vite future, e che Egli dà a ciascuno secondo le proprie opere (Apocalisse 22); e  Paolo insegna che “non ci si può prender gioco di Dio, perché ognuno  raccoglie ciò che semina” (Galati 6:7). Che la Legge mosaica nasconda  la Legge karmica è insegnato dallo stesso Gesù:  “Tutto ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (e viceversa): questa è infatti la Legge e i Profeti” (Matteo 7:12). Questa Legge viene definita Regola Aurea, e come detto da Gesù stesso e da Paolo (Romani 13: 8-10), sintetizza la Legge di Mosè (Torah), l’analogo  inferiore del Dharma (Legge Superiore) ; ciò conferma che la “Legge Mosaica”  sia uno splendido  quadro della  Legge del karman, ma solo quella di Gesù (sacerdozio di Melkisedeq)  è la Legge atta a trascenderla attraverso la penitenza alchemica e la remissione dello spirito in vita, sintetizzati da quel celebre “tutto è compiuto”. Solo coloro che interpretano alla lettera le scritture non hanno compreso che la Legge del Taglione (“occhio per occhio…” di Esodo 21:24) sia un’esplicazione occulta dell’inesorabilità della legge karmica che governa le cose di questo mondo. Gesù la rivela anche nell’episodio dell’arresto al Getzemani:  “Tutti quelli che mettono mano alla spada moriranno di spada” (Matteo 26:52); ma anche in Luca 6:36 ove non poteva essere più chiaro: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato…con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio”. E’ un principio noto anche dai maestri cabalisti: “Col metro con cui un uomo misura sarà misurato” (mSotah 1.7). In Matteo 5:25  Gesù incalza:  “In verita vi dico che non uscirete di prigione (ciclo delle reincarnazioni n.d.a.) finchè non avrete pagato fino all’ultimo spicciolo”.  Platone diceva la medesima cosa in  Cratilo 400C : “Tale carcere (corpo fisico, la tomba dell’anima e in generale il nostro illusorio Cielo, n.d.a) è custodia dell’anima, sinchè essa non abbia finito di pagare i suoi debiti”. Un velato accenno alle conseguenze karmiche delle azioni umane è fatto da Gesù in Matteo 6:19 : “Non accumulate tesori sulla terra, ma accumulate tesori nel cielo (interiorità, n.d.a), dove nè tignola e ruggine consumano”, perché i tesori dell’anima saranno ereditati nella successiva incarnazione e col tempo riaffioreranno. L’accumulo di beni terrestri si traduce in un accumulo karmico che i redattori del testo biblico codificarono col termine “Ira di Dio”, come dimostrato da Giobbe 36:13 : “I perversi di cuore accumulano l’ira” ; e da Paolo : “Tu però con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il Giorno dell’Ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio” (Romani 2:5). E’ questo un principio della Cabala, in virtù del quale maggiore è il piombo karmico (il Saturno degli alchimisti), più violentemente si accende il fuoco dell’ira di Dio nell’individuo ribelle. Melkisedeq (Adonai YHWH) è proprio l’amministratore della più alta giustizia karmica, come dimostrano le parole di Deuteronomio 7:9 : “Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la benevolenza per mille generazioni (n.d.a. esistenze, reincarnazioni) con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti (n.d.a. regole karmiche), ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma nella sua persona lo ripaga” ; e di Giovanni 5:29, in cui Cristo dice: “Il mio giudizio è giusto”. Nella tradizione induista, questo ruolo spetta a Varuna, il Melkisedeq dei Veda : “I decreti di Varuna, il Re del Mondo, sono veri” (Atharva Veda 1,10,1). Il supremo vendicatore e giustiziere è Melkisedeq, il Signore di Giustizia, il quale opera la redistribuzione e il riequilibrio di una situazione di debito dell’uomo nei confronti di Dio. Attenzione: dell’uomo nei confronti di Dio e non dei rapporti karmici fra gli esseri umani. Quest’ultima è gestita dagli Arconti stellari e planetari. Egli vede tutto, nessun pensiero o azione umana gli sfugge, tant’è che la Tradizione lo conosce come “colui dai mille occhi’ (onnivedente, che è in tutti gli uomini). Egli è l’interiore di tutti gli esseri nel suo aspetto astrale, e tutto registra: pensieri, parole, opere e omissioni, rigorosamente contro Dio e la Legge divina. Nel Museo del Prado è esposto il capolavoro di Hieronymus Bosch, intitolato “I sette peccati capitali”. Al centro dell’opera si nota un iride e, sotto l’immagine del Cristo, le seguenti parole: “Attento, attento Dio ti guarda”, il che è una verità di cui l’iniziato prende coscienza nel suo viaggio. Melkisedeq è la Legge Suprema e il Tutore di essa, e la legge è inesorabile ed uguale per tutti senza eccezioni e favoritismi, perché Melkisedeq, come era ritenuto dagli Esseni, è implacabile ma perfettamente giusto nei suoi decreti, come insegnato da Siracide 5:6 : “Non dire: «la sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati» perché presso di lui ci sono misericordia (grazia) ed ira (rigore)…senza dubbio farà giustizia…è paziente in essa…perché improvvisa esplode l’ira del Signore”. A coloro che realmente lo amano (Figli della Luce) e si sacrificano per Lui, promette benedizione per molte reincarnazioni finchè non saranno maturi i tempi per entrare nella vera Terra Promessa. E’ a lui che l’iniziato chiede di non tener conto del fardello karmico proveniente da altre esistenze: “Non imputare a noi le colpe dei nostri padri (incarnazioni precedenti n.d.a.), ci venga incontro la tua grazia. Aiutaci Dio nostra salvezza, salvaci e perdona i nostri peccati (n.d.a. karman” (Salmi 79:8).

 

 

http://mikeplato.myblog.it/karman-e-reincarnazione/

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10 gennaio 2014 5 10 /01 /gennaio /2014 23:16

Siamo veramente liberi di costruire la nostra vita? Il nostro futuro è davvero nelle nostre mani? Il nostro Wellthiness è solo frutto del nostro agire o è già scritto a priori?

Nella lontana e spirituale India vengono conservate migliaia di foglie di palma sulle quali, si dice, che ci sia scritto il destino degli uomini.

 

La tradizione vuole che, migliaia di anni fa, degli uomini santi, i Rishi, abbiano avuto la possibilità di canalizzare le conoscenze riguardanti eventi futuri del mondo e le informazioni dettagliate su ogni persona che avrebbe visitato l’India per conoscere il proprio destino.

LE ORIGINI

Le origini del Shastra Naadi (trattati di energia canalizzata) sono avvolte nelle nebbie del tempo. Si tratta di un affascinante sistema di predizione usato, per molti secoli, e che, per chi ci crede, rappresenta una guida affidabile per la conoscenza di se stessi, del proprio passato e futuro, delle proprie relazioni e dei propri destini.

Una serie di ricerca hanno dimostrato che questo sistema è utilizzato da almeno 4000 anni, dal momento che i trattati Naadi sono stati scritti (su rotoli di foglie di palma) in sanscrito, la lingua predominante dell’antica India.

La trasmissione originale avveniva per via orale.

I Shastra, si ritiene, che siano stati i primi ad essere composti molto tempo fa dai Sapta Rishi (sette saggi) – Agasthya, Kausika, Vyasa, Bohar, Bhrigu, Vasishtha e Valmiki.

Il centro principale nel quale si svolge ancora oggi la lettura dei Naadi Shastra è nel Vaitheeswarankoil, nei pressi di Chidambaram nel Tamil Nadu, uno stato nel sud dell’India.

Qui Lord Shiva, si narra, che ha assunto il ruolo di un vaidhya (un medico), dedito a cercare di alleviare le sofferenze dei propri devoti.

Fino al 1930, i Naadi sono rimasti non più che un antico retaggio: erano poco utilizzati quando, non, addirittura, incomprensibili da parte della maggioranza degli astrologi indù.

La conservazione delle foglie di palma Naadi la e la traduzione dal sanscrito in una forma antica della lingua Tamil è stata effettuata, su larga scala, circa 1000 anni fa, durante il regime dei re di Tanjore (dal 9 al 13 secolo dC).

Quando, poi, con il passare del tempo e l’usura, le foglie hanno iniziato a rompersi, i governanti Tanjore hanno incaricato una serie di studiosi di trascrivere il tutto su fresche ola (foglie di palma). Alcuni dei grantha Naadi sono stati anche tradotti in un’altra lingua indiana del Sud, Telugu.

Ogni Naadi è costituito da una ola particolare o una foglia di palma, scritta in ezathu vatta, lingua tamil, tramite uno strumento simile ad un chiodo chiamato ezuthani.

Le foglie di palma sono preservate venendo sfregate con olio di pavone, quando vengono utilizzate per i vaticini. Vengono conservate, specialmente, nella biblioteca Mahal Saravasti di Tanjore, nel sud dello stato indiano del Tamil Nadu.

Le previsioni dei Naadi sono, in generale, espresse in forma di commenti, anche se nei Shiva Naadi sono presenti come conversazioni tra il Dio Shiva e Parvati Mata, che esprimono la loro preoccupazione e le benedizioni su di loro devoti.

I contenuti delle varie foglie sono una serie di manoscritti altamente organizzati divisi in sedici capitoli o kandams. Le Kandams descrivono i vari aspetti della vita materiale e spirituale del destino di un individuo come la famiglia, il matrimonio, professione, ricchezza…

L’ASTROLOGIA

Il termine Naadi si riferisce ad un arco molto piccolo dello zodiaco, di dimensioni che vanno da 1/150 ad 1/600 di un segno (da 12 a 3 minuti). Ci sono molti antichi testi astrologici Naadi alcuni dei quali si occupano solo delle implicazioni astrologiche ed altri che combinando le caratteristiche della chiromanzia e dell’astrologia.

Del primo tipo sono testi come Bhrigu Naadi, Dhruva Naadi, ecc, mentre gli scritti in lingua tamil come Saptarishi Naadi appartengono al secondo gruppo.

Nella cultura Naadi, le persone che hanno come ascendente un determinato segmento di arco temporale, pare che siano soggetti a seguire modelli di vita predefiniti espressi in termini di transiti planetari. Sulla base di un simile schema interpretativo viene letto il vasto corpus di manoscritti registrati sulle foglie di palma.

IL PERCORSO DI LETTURA

Il percorso di lettura del destino inizia fissando un appuntamento, con circa due settimane di anticipo, perché, oggi, i lettori Naadi sono molto occupati. Il giorno stabilito, prima che la cerimonia inizi, ai partecipanti viene domandato di registrarsi depositando, su piccoli fogli di carta, l’impronta digitale del proprio pollice (il destro per gli uomini ed il sinistro per le donne) ed un nome, non necessariamente il proprio vero.

Le impronte digitali sono state suddivise in 108 categorie, per potere procedere alla particolare lettura Naadi.

Quindi, il primo passo è di stabilire a quale delle suddette categorie corrisponde l’impronta digitale del pollice. Una volta rintracciato il gruppo di appartenenza, il lettore Naadi inizia la ricerca tra le foglie di palma.

L’operazione di indagine è molto lunga e può durare anche l’intera giornata. Invero il processo di individuazione è scandito da due diverse fasi: nella prima il lettore Naadi, tramite l’impronta digitale, identifica un certo numero di foglie che le corrispondono e tra le quali ci potrebbe essere la specifica del soggetto in questione, nella seconda, con l’aiuto del soggetto stesso, al quale il lettore pone una serie di domande, viene trovata la sua foglia personale.

Quindi, appena il lettore seleziona le potenziali foglie del destino, chiede al soggetto che lo ha interpellato di accomodarsi in una stanza, per dare inizio alla seconda fase di scrematura.

Le opinioni di chi ha compiuto questa esperienza sono, spesso, discordanti.

Nelle seguenti pagine vedremo insieme chi ne dà un’opinione positiva, mentre in un successivo post, vedremo quanto viene detto dai detrattori oltre a dare indicazioni più precise su luoghi e costi.

Dunque, tra i sostenitori, come Ram, ammettono

 “Anche se avevo sentito da molti raccontare tutto il processo di lettura Naadi, a passarci di persona, è stata un’esperienza del tutto diversa, in un certo senso anche un po’ terribile ed umiliante per cominciare. Qui c’era un ragazzo sorridente a distanza, che poteva leggere tutto su di me – il mio passato, il mio futuro, non solo in questa incarnazione, ma anche nelle incarnazioni precedenti e successive. Nella stanza il lettore aveva tre pile di foglie di palma, ognuna con circa 30 foglie inserite tra due sottili lastre di legno di rosa e tutte legate insieme con una cordicella sporca che dava l’idea del frequente uso che ne veniva fatto

Prima di incominciare, a chi lo interpella, il lettore chiede di rispondere ad una serie di quesiti ai quali si deve, semplicemente, rispondere con un ‘sì’ o un ‘no’, per non fornire ulteriori informazioni e dettagli.

Il lettore apre il primo gruppo di foglie ed inizia a leggere, ad alta voce, i contenuti in lingua tamil. Ogni volta che il lettore identifica qualche informazione che potrebbe essere abbastanza importante per formulare una domanda, interrompe la lettura e comunica all’interpretare che lo accompagna il quesito.

Se la risposta è affermativa, prosegue nella consultazione della foglia ponendo altre domande, finchè non arriva una risposta affermativa, al che cambia il gruppo di foglie.

Per avere un’idea del tipo di domande, proviamo a vedere insieme, uno stralcio dell’esercizio compiuto da Ram, un testimone diretto:

Lettore Naadi: sei il primo figlio nato dai tuoi genitori?

Ram : No (il lettore accantona la foglia e prende la successiva)

Lettore Naadi: Hai due fratelli?

RAM: No (passa alla foglia dopo)

Lettore Naadi: I tuoi genitori sono vivi?

Ram: Sì.

Lettore Naadi: sei l’ultimo dei figli nati dai tuoi genitori?

Ram: Sì.

Lettore Naadi: Sei di fede musulmana?

RAM: No (cambia foglia)

Il processo continua così finché, il lettore non riceve una serie di risposte affermative di chi lo interpella.

Allora annuncia che, con molta probabilità, la foglia nelle sue mani, dovrebbe essere quella giusta, ma, per saperlo, deve passare ai dettagli dei nomi che, vanno, confermati. (Sino a tale momento, non viene menzionato nessun nome dei parenti del soggetto in questione).

Lettore Naadi: il nome di tuo padre e il tuo nome sono composti ciascuno di due parti, e la prima parte in entrambi avrebbero cominciato con ‘Ra’?

Ram: Sì (il nome del Padre è Ramachandran, mentre il suo è Ramakrishnan)

Lettore Naadi:La seconda parte del nome di tuo padre è collegata alla Luna (Chandra in lingua sanscrita, che è considerato il progenitore di tutte le lingue indiane, si riferisce alla Luna)

Ram: Sì

Lettore Naadi: La seconda parte del tuo nome rimanda, invece, al nome del mangiatore Burro? (chi ha familiarità con la filosofia indiana può ricordare la storia di Krishna ed il suo amore per il burro in giovane età).

Ram: Sì.

Lettore Naadi: Il nome di tua madre è quello della divinità del tempio nella città di Madurai? (La divinità che presiede al tempio nella città di Madurai è Meenakshi, e la madre del soggetto ha il suo nome).

Ram: Sì.

Lettore Naadi: Il nome del tuo moglie è Uma.

Ram: Sì.

Il commento del testimone è entusiasta:

È stato semplicemente fantastico. C’era una foglia di palma scritta più di mille anni fa che menzionava il nome di mia moglie direttamente e non con giochi di parole come per i miei genitori!”

Lettore Naadi: Tu dovresti avere tre figli ma il primo è morto. Il maggiore dei sopravvissuti è una ragazza, poi c’è un ragazzo.

Ram: Sì.

Lettore Naadi: Sei nato nel 1955 nel mese di ‘Aadi’? (14 luglio al 14 agosto)

Ram: Sì.

Lettore Naadi: Sei nato alle 5 di notte?

Ram: Sì. (l’Astrologia indiana calcola il giorno dall’alba all’alba.)

A questo punto il lettore descrive in modo generico le posizioni planetarie e siderali al momento della nascita del soggetto e conclude così l’analisi della sezione generale della foglia Naadi. Chi vuole può poi passare alle altre 13 sezioni – una corrispondente a ciascuna delle 12 case oltre as una per la precedente incarnazione

Un aspetto curioso della lettura delle foglie Naadi è che sembrano descrivere come presente l’attuale situazione di chi le interpella, quasi che millenni fa, lo scrittore avesse saputo con precisione, non solo che quella determinata persona sarebbe giunta a farsi leggere il proprio destino, ma anche, quando, di preciso.

Perciò, conclude Ram

“Questo vorrebbe dire che abbiamo avuto un incontro con il nostro destino per appuntamento, e non perché l’abbiamo cercato! …è forse un po’ difficile da digerire l’idea che i nomi che io e mia moglie abbiamo scelto, dopo molte discussioni e polemiche, per i nostri figli sono stati quelli, che, in ogni caso, avrebbero dovuto essere e che, questo, comunque, era stato deciso prima ancora che noi, i nostri genitori ed i loro genitori fossero nati?!

Indipendentemente dal fatto che ci crediamo o meno alla possibilità che qualcuno abbia scritto millenni fa il nostro destino, è interessante notare come il desiderio di rifiutare la credenza, diffusa in epoca Postmoderna, che tutto, dal mondo alla vita dell’uomo, sia affidato esclusivamente al caso, ad una serie fortuita di coincidenze, ha sempre meno credibilità nella società di oggi.

Il numero di persone che ricerca un senso, il Senso del proprio esistere, convinta di avere una missione da compiere su questa Terra, di essere frutto di un disegno divino (per alcuni che non lede il libero arbitrio, per altri che assume la forma di uno stretto determinismo) cresce in continuazione.

La ricerca di senso è proprio una delle cifre che contraddistinguono l’era in stato nascente, un’epoca nella quale l’uomo, come da sempre, dà due diverse risposte. Da un lato, si sente, fino in fondo, responsabile di se stesso, del proprio futuro, artefice del proprio destino. Si tratta dell’atteggiamento tipico della nuova generazione dell’UniCum. Dall’altro, si convince di non avere scelta, di essere inserito in un meccanismo, a-priori, dal quale non può sfuggire.

Le due alternative descrivono due modi diversi di affrontare la vita: uno più attivo, pro-attivo, co-creattivo, l’altro più passivo, più deterministico

In entrambi i casi, però, consta il fatto che l’era dell’uomo ad una dimensione, in balia del caso, del nonsenso, pare abbia, ormai, segnato il passo.

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5 gennaio 2014 7 05 /01 /gennaio /2014 23:05


Trovo che sia molto importante affrontare certe tematiche con la dovuta attenzione. E' importante per due motivi: uno, perché mi permette di riordinare le idee, le scoperte che ho avuto modo di assimilare ma non di esporre e quindi capirle meglio sul piano intellettivo razionale; quindi un capirsi meglio, come scrivere un'equazione giusta dopo averne scoperto il principio.
Due, perché trovo possa essere d'immenso conforto condividere quelle idee, quegli appunti, con qualcuno che vuole capirci qualcosa in più proprio riguardo quelle esperienze che stanno vivendo o, più modestamente, dare un nuovo punto di vista sulla questione e fornire una informazione in più su un argomento che si sta approfondendo.
Quale che sia il caso, è utile esporlo in qualsiasi modo possibile.

I titoli dei miei post si auto compongono ogni qualvolta che diversi argomenti -la maggior parte correlati fra di loro e quasi mai messi a casaccio- vertono su specifici punti di risonanza coscienziale che ho avuto modo di approfondire con adeguata accuratezza e studio. Ne esce quindi un argomento integro e compatto, al cui interno vi è un accordo che lega quei temi da titolo alle dinamiche passate al setaccio dalla mia attenzione.
Quello di cui voglio parlare in questa sede è una casistica di eventi e fenomeni non locali ma interiori, che scaturiscono dalle prime fasi esplorative introspettive, dallo sforzo coscienziale che da i suoi primi frutti.

Un passo indietro, quindi, che non fa mai male e funge da ricapitolazione necessaria e colmativa per tutti quegli argomenti tralasciati poiché aprioristicamente -ma sbadatamente- ritenuti noti al lettore che ha avuto modo di seguirmi in questo percorso.

Per me, come immagino per chiunque altro, la meraviglia suscitata dalle prime esperienze rende queste come le più straordinarie e indelebili. Nonostante lo stupore successivo, scaturito da quelle esperienze irreali ma lucidissime, il grado di straordinarietà delle prime esperienze non può essere battuto. Vuoi perché si tratta del primo approccio all'ignoto -e quello ti risponde-, vuoi per la riuscita di quel qualcosa che si ritene impossibile e che tuttavia sei riuscito a fare con un certo sforzo, ma il primo vero scalino ha dell'impagabile.

Non che il resto delle esperienze non dia spettacolo e meraviglia, eh: son guai grossi, quando si perde la capacità di meravigliarsi di fronte alla grandezza e alla piccolezza. Sarebbe come perdere il bimbo interiore.

Credere di sapere già tutto e guardare ogni cosa con occhi da navigato, rende la mente -e le persone più in generale- vecchi e senza l'animo dell'avventuriero. Per cui facciamo un passo indietro, e vediamo di analizzare quello che succede quando la coscienza apre -per la prima volta- le porte della percezione con un calcio e una preghiera.

*


Nella serie di articoli "How To" sono stati spiegati i meccanismi, le dinamiche e il conseguimento di cui ogni post si prefigge di discutere e spiegare. Gli esercizi vertono, principalmente, sul ricollegare ed espandere la capacità dei canali sensoriali per entrare volontariamente in un certo stato di coscienza alterato.

Il Ricordo di Se, uno dei tanti e fondamentali esercizi, deve essere svolto con costanza e sforzo, ma senza pretendere un risultato immediato dopo i primi due giorni di allenamento. La tempistica varia dalla volontà alla forma mentis dell'alchimista. Una cosa fondamentale che bisogna apprendere, per esperienza personale, è quella di lavorare senza voler nulla in cambio. Quando molli la presa il risultato è garantito; poiché ci si libera dal giudizio e dalla frenesia di conseguire quel fine, è ovvio che si scarica quell'energia barriera che impediva all'obiettivo di avvicinarsi a noi.
Fatto questo, ci si accorge dell'orgasmo coscienziale che fa da contraccolpo alla presa di coscienza istantanea, fulminea.

Cosa succede?
La dimensionalità, partendo dalla visione dell'esterno, viene destrutturata e ricomposta. I bit d'informazione che i nostri organi di senso acquisiscono sono fondamentalmente non filtrati e messi sotto diretto contatto con l'energia solidificata che comunica con la coscienza per trasferirne i veri dati sensoriali al di la della mera visione fisica.
La luminosità si ingigantisce e non acceca. La prospettiva diviene nitida e le cose appaiono solide ma al contempo vibranti, tremule per la luce. La sensazione di irrealtà, di essere in un sogno, si fa sempre più espansiva.

D'altro canto, sarebbero centinaia le sfaccettature di cui sarebbe interessante parlare e sviscerare atomo per atomo, percezione per percezione, per poter comprendere al meglio gli effetti dell'esperienza allucinatoria coscienziale auto indotta. Tuttavia si rischia di dilungarsi troppo; quindi, più opportunamente, cerchiamo i punti cardine che facciano da mappa a questa zona sepolta e inesplorata dell'introspezione.
Dopo aver compreso con poche ed efficaci parole lo stato di percezione e interazione con l'ambiente esterno, si rivolge l'attenzione all'interno. Si passa quindi alla propriocezione, a ciò che si prova, che si sente, che si esperisce al di qua della barriera illusoria collassata.

La propriocezione è classificata come un senso, ormai ufficialmente.
Eppure, in questo frangente di espansione coscienziale, questa parola non è sufficiente a esprimere la complessità delle informazioni extracorporee trasmesse dall'energia alla coscienza.
Bada bene: quando questo processo ha luogo, non sono più i normali organi di senso a recepire le informazioni dall'esterno, quindi non è più il cervello a elaborarle. O meglio: non solo quello.

In questa nuova ottica, la prospettiva del proprio corpo cambia e si adegua al nuovo stato di coscienza, cioè a dire che il corpo viene esperito alla stessa maniera dell'ambiente esterno, come fosse un qualcosa che sta fuori, l'avatar in cui ci siamo calati per giocare, il veicolo che ci permette di interagire con la virtualità. Questo accade perché lo sforzo verso il lavoro alchemico produce uno spostamento del punto di unione, cioè del perno centrale che fa da canale d'esperienza, il punto attraverso cui noi entriamo, siamo e creiamo il mondo e le esperienze che in esso viviamo.
La cosa sensazionale di questa alterazione di coscienza è che ci si riesce totalmente a disidentificare da qualsiasi zavorra crediamo ci appartenga, in essere o avere. La questione non cambia. Ci si dissocia -non in maniera schizofrenica o comunque patologica, anche se qualcuno c'è caduto-  dal corpo, dalla mente cerebrale pensante, dalle espressioni associative dell'inconscio, dalle informazioni che acquisiamo sotto forma di dati sensoriali o vibrazioni sottili.

Si trova quel qualcosa, che può essere meritatamente definito come "Centro di Gravità Permanente", cioè ci si identifica con l'osservatore interiore forgiato col lavoro alchemico, quel punto di coscienza, quel sole che è tutto e alberga in uno spazio adimensionale e privo dell'asse del tempo. Un sole alla cui periferia ruota tutta la realtà, come una incomprensibile forza di gravità che fa ruotare tutto l'universo attorno senza neanche muoversi di un millimetro.

Conseguire questo stato alterato di coscienza costa sforzo costante e, il più delle volte, è effimero. Dura dalle ore ai giorni, dipende molto dalla vostra disposizione personale.
Non scoraggiatevi, ricercatelo ricordando quello che avete provato in tale stato. Riavvicinatevi ad esso col silenzio interiore, l'attenzione e il ricordo della mèta. Una volta cristallizzato -cioè reso permanente- questo stato, avrete tutta un'altra strada da percorrere.

Non illuderti mai di essere arrivato.
Il baratro è sempre in cerca di superbi da sbranare.
Parsifal A. Drake
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4 gennaio 2014 6 04 /01 /gennaio /2014 22:55

 

1) Sfruttando quale forza, le costellazioni influenzerebbero il cambiamento socio-politico delle civiltà umane? 

 

Chi ha portato la vita sul nostra pianeta continua a guidare la nostra evoluzione inviando periodicamente tra noi coloro che chiamiamo Messia. Per consentirci di comprendere il momento e il luogo della loro Venuta, si è provveduto a stabilire un punto di ancoraggio tra Cielo e Terra nella corrispondenza tra le tre piramidi della Piana di Giza e le tre stelle della Cintura di Orione; ben lungi dall’essere episodico, questo collegamento consente la sovrapposizione delle costellazioni zodiacali con alcune precise regioni del bacino del Mediterraneo; in tal modo, il passaggio del Sole da una dimora zodiacale alla seguente suggerisce, tanto in passato quanto oggi, il luogo e il tempo in cui i Messia vengono al mondo.
2) La precessione degli Equinozi ha sempre dato vita a cambiamenti radicali nella nostra società. Questo fenomeno quando ha avuto inizio? In quale era precessionale?
Il punto più remoto che gli studi mi hanno consentito di rilevare, finora, risale all’Era della Vergine (13.500 a.C. – 10.400 a.C. circa), ma non escludo ulteriori evoluzioni nella ricerca.
3) Quando finirà l'Era dei Pesci cosa dovremo aspettarci?
Accadrà quello che è accaduto nelle Ere precedenti: giungerà un nuovo Messia. Il compito di chi, come me, si adopera alla diffusione di questa Verità, è quello di preparare la strada al nuovo Maestro, individuare e condividere i segni che consentiranno alle generazioni future di riconoscerlo, accoglierlo e seguirlo.
4) Gesù avvertì di diffidare di tutti coloro che, dopo di lui, diranno di essere il messia e mostreranno poteri simili. Chi è il Messia di cui si pronostica l'avvento?
Non ci è dato saperlo, nessuno nelle Ere precedenti ha conosciuto in anticipo le finalità dei Messia (da cui i fraintendimenti e le persecuzioni di cui sono stati vittime, durante e dopo la loro esperienza terrena); il compito che ci spetta è acquisire e comprendere i segni che ci aiuteranno a distinguere i falsi messia da quello autentico, e far sì che la sua Venuta non resti una speranza legata all’ambito religioso, ma diventi una certezza storica.
5) Alcuni grandi monumenti del passato sono orientati secondo il cielo di 12 mila anni fa. Cosa accadde in quel periodo?
Segni dell’incessante ricerca di un rapporto tra Cielo e Terra sono rintracciabili in ogni angolo del mondo e in ogni epoca; studi sulla Sfinge che “guarda” la costellazione del Leone e ne riproduce fedelmente la sagoma sono stati mirabilmente condotti da validi studiosi, ai quali rimando per maggiori approfondimenti; tuttavia, mi permetto di nutrire un ragionevole dubbio sull’identificazione, tanto della Sfinge quanto della costellazione, con un leone. Il mio percorso di studi conduce alla conclusione che si tratti del dio egizio Anubi e, quindi, di un cane.
6) La Genesi secondo Ragone ... Da chi siamo stati creati e perché?
Il processo di espansione dell’Universo implica la creazione di nuove forme di vita laddove vi sono le condizioni favorevoli per lo sviluppo dell’esistenza; chi ci ha creati lo ha fatto per Amore, lo stesso Amore che muove un padre e una madre a generare un figlio; la teoria secondo cui saremmo il risultato di un mero esperimento di laboratorio compiuto da creature aliene avide di oro, capricciose e corruttrici, non è solo una grave e offensiva menzogna, ma è soprattutto il segno della triste deriva di certe espressioni del pensiero occidentale. Alcuni seguono la via della distruzione di quel poco che il mondo continua a considerare sacro; io ho scelto di dedicare la mia ricerca alla costruzione di un mondo possibilmente migliore e a mantener viva la speranza tanto nel Cielo quanto nel futuro dell’Umanità, senza formulare frettolosamente conclusioni scandalistiche, nichiliste e, ammettiamolo, decisamente lucrose per chi le propone, ma che non recano alcun beneficio all’Uomo.
7) Ci saranno altri ''Diluvi Universali''? 
Se ci atteniamo all’interpretazione biblica del fenomeno, inteso come punizione voluta dall’Alto per colpire l’Uomo, la mia risposta è no; se per “Diluvi” intendiamo le catastrofi naturali, come lo tsunami del dicembre 2004 nel sud-est asiatico o il terremoto di Fukushima del 2011, è evidente che la natura reagisce con sempre maggiore violenza alla devastazione che perpetuiamo nei confronti della nostra madre Terra. Finché non impareremo ad averne rispetto e a preservarla, sarà inevitabile pagarne le conseguenze.
8) Il Segreto delle Ere da chi è custodito? Interpretando il movimento dei corpi celesti è possibile predire il futuro della nostra specie e, quindi, anche quelli della coscienza superiore che ci ha generati?
Il Segreto delle Ere è ben noto nei recessi più impenetrabili della nostra società, in quegli ambienti dove chi gestisce il potere non ha né un volto né un nome; ne sono a conoscenza coloro che si adoperano per proteggerlo e coloro che faranno di tutto per ostacolarlo. Ciò che vediamo alla luce del giorno non è come appare: c’è un vasto, inimmaginabile mondo nascosto che muove le fila della storia umana, e non sempre con fini amorevoli.
Strettamente connessa al Segreto delle Ere è la questione del chi e perché ha portato la vita sulla Terra; l’Umanità sta lentamente prendendo coscienza di essere parte di un disegno universale del quale siamo solo una piccola ma significativa parte, ed è indispensabile che questa consapevolezza sia accompagnata da un’adeguata evoluzione della coscienza individuale e collettiva che, al momento, è piuttosto debole. Il maestro arriva quando l’allievo è pronto; chiediamoci, perciò, se siamo realmente preparati ad accogliere una simile rivelazione. Coloro che gestiscono il potere non negano l’esistenza di forme di vita extraterrestri perché vogliono escluderci dalla conoscenza della verità, ma per una ragione molto più complessa e gravosa, che riguarda la sopravvivenza stessa dell’Uomo.
Ma su questo tema potrò dire di più solo in un futuro prossimo.
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1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 00:17

Esiste una prova scientifica del campo energetico umano. La professoressa Valerie Hunt dell’Università della California Los Angeles, è una fisiopatologia e insegnante di cinesiologia. Ha condotto, più o meno dagli anni settanta, una serie di esperimenti con un elettromiografo.
L’elettromiografo è un apparecchio che misura l’attività elettrica dei muscoli.
Utilizzando il suo strumento con una danzatrice, mentre ballava, e con dei guaritori (misurò le variazioni dell’attività elettrica dei muscoli dei loro pazienti durante i trattamenti) dottoressa Hunt notò che registrava un’attività elettrica insolita.
I campi elettrici conosciuti, onde cerebrali, frequenze emesse dai muscoli e dal cuore non superano i 250 cicli al secondo.

valerie hunt

La Hunt scoprì, accanto alle frequenze legate all’attività elettrica dei muscoli, un altro campo energetico la cui frequenza andava, in media, da 100 a 1600 cicli al secondo e oltre.
Tale campo aveva una minore ampiezza dei campi energetici umani ed era più sottile.
Particolarmente eccitante fu la costatazione che l’intensità cresceva in corrispondenza dei chakra principali.
Ampliò le sue ricerche a persone in grado di vedere il campo energetico umano, con risultati sorprendenti.
Nel corso della lettura dell’aura, il colore che i sensitivi indicavano, corrispondeva a una precisa frequenza registrata dall’apparecchio.

Era possibile fare lo stesso, visualizzando l’onda di frequenza su di un oscilloscopio (strumento che trasforma le onde elettriche in una configurazione visibile su uno schermo).
Notò, inoltre, che la frequenza dell’aura, variava secondo certe regolarità.
Una frequenza intorno ai 250 cicli al secondo, simile a quella del corpo fisico, caratterizzava persone i cui principali interessi erano rivolti al mondo materiale.

400 – 800 cicli al secondo era la frequenza di sensitivi e guaritori.
Coloro che possono entrare in trance e sembrano costituire il canale di fonti d’informazioni “altre”, si trovavano in una ristretta banda di oscillazione, compresa tra gli 800 e i 900 cicli al secondo.
Al di sopra dei 900 cicli al secondo, era la banda di quelle che la Hunt chiama personalità mistiche.
La differenza tra queste personalità e i sensitivi e i medium sarebbe che, mentre questi ultimi sono una sorta di veicoli passivi dell’informazione, i primi sanno come valersene. Le personalità mistiche, pur restando in contatto con la realtà ordinaria, hanno spesso doti di sensitivi e riescono ad andare in trance.

Gli elettromiografi registrano al massimo frequenze di 20.000 cicli al secondo. Utilizzando un apparecchio modificato, la Hunt riscontrò che vi sono individui la cui frequenza supera i 200.000 cicli al secondo.
Queste misurazioni confermano l’antica convinzione che, a un maggiore grado di evoluzione spirituale, corrisponde una frequenza più elevata dell’aura.
Le ricerche della Hunt costituiscono un’ulteriore conferma del paradigma olografico, ma questo va oltre l’informazione di base che mi prefiggevo di fornire in questo scritto.

(Ho tratto queste informazioni da M. Talbot, Tutto è uno: l’ipotesi della scienza olografica, Cesena: Macro © 1997)

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28 dicembre 2013 6 28 /12 /dicembre /2013 22:25
Reincarnazione.JPG

 
Si deve evitare un diffuso equivoco riguardante la reincarnazione. L’opinione popolare è che Titus Balbus  sia rinato come John Smith, una persona cioè con la medesima personalità e carattere, le stesse cognizione che aveva nella vita precedente, con l’unica differenza che indossa ora cappotto e pantaloni invece che una toga, e parla inglese dialettale e non latino popolare. Non è così. Quale sarebbe l’utilità terrestre nel ripetere la stessa identica personalità o carattere un milione di volte dagli inizi del tempo fino alla fine? L’anima nasce per far esperienze, crescere, evolvere fino a che possa portare il Divino nella Materia. E’ l’essere centrale che d’incarna, non la personalità esteriore – la personalità è semplicemente una forma che esso crea per le rappresentazioni della propria esperienza in una determinata vita. In un’altra nascita l’essere centrale creerà per sé una vita e una carriera diverse.
Supponiamo che Virgilio sia rinato; potrebbe riprendere la poesia in una o due altre vite, ma certamente non scriverà un’epica, forse piuttosto liriche ma eleganti e belle come avrebbe voluto scriverne a Roma senza riuscirci. In un’altra nascita probabilmente non sarà affatto poeta, ma un filosofo o uno yogi che cerca di conseguire e di esprimere la più alta verità – perché anche questa fu una tendenza irrealizzata della sua coscienza in quella vita. Forse, in precedenza era stato un guerriero o un sovrano che avevano compiuto festa come Enea o Augusto prima che lui stesso li cantasse. E così via – in una direzione o nell’altra l’essere centrale sviluppa un nuovo carattere, nuova personalità, cresce, evolve e passa attraverso tutti i tipi d’esperienza terrestre.

Nella misura in cui l’essere che evolve sviluppa sempre più e diventa più ricco e complesso, esso accumula le proprie responsabilità. Talvolta esse restano dietro gli elementi attivi, immettendovi qui e là un certo colore, dei tratti, o delle capacità – altre volte emergono invece in primo piano e vi è una personalità molteplice, un carattere polivalente, una capacità multiforme, o talvolta ciò che appare come una capacità universale. Ma se una personalità precedente o una precedente capacità emergono pienamente, non è per ripetere ciò che già è stato fatto, ma per modellare la stessa capacità in nuovi modelli e forme e forgiarla in una nuova armonia dell’essere che non sarà una riproduzione di ciò che era stato prima. Non ci si può quindi aspettare che sia ciò che il guerriero o il poeta erano stati. Qualcosa delle caratteristiche esteriori può riapparire, ma molto cambiato e nuovamente modellato in una diversa combinazione. E’ in una nuova direzione che le energie saranno guidate, per fare ciò che non era stato fatto prima.
C’è poi un’altra cosa. Non è la personalità, il carattere che siano di primaria importanza nella rinascita, ma l’essere psichico che sta dietro l’evoluzione di quale natura ed evolve con essa. Lo psichico, quando lascia il corpo, si libera poi anche della mente e del vitale lungo il cammino al suo luogo di riposo, e porta con sé il nocciolo delle sue esperienze, - non gli eventi fisici, non i movimenti vitali, non le costruzioni mentali, non delle capacità o delle caratteristiche, ma qualcosa di essenziale che ha raccolto da essi, ciò che si potrebbe chiamare l’elemento divino per il cui scopo tutto il resto esisteva. E’ per questo che di solito non vi è alcuna memoria degli avvenimenti e delle circostanze esteriori delle vite passate – per tale tipo di memoria deve esserci un forte sviluppo per un’interrotta continuità della mente, de vitale, e persino del fisico sottile; pur rimanendo infatti tutto questo in una specie di memoria in uno stato germinale, normalmente non emerge. Ciò che fu l’elemento divino nella magnanimità del guerriero e che si era espresso nella sua lealtà, nobiltà o nel suo grande coraggio, ciò che fu l’elemento divino dietro la mentalità armoniosa e la generosa vitalità del poeta e che in esse si era espresso, tutto questo riamane e può trovare una nuova espressione in una nuova armonia di carattere, oppure, se la vita si è ora volta al Divino, può essere assunto come un assieme di capacità per la realizzazione o per il lavoro che deve essere fatto per il Divino.

Mére

E poi ci sono quelli che hanno imparato qualcosa, che sono più o meno occultisti, o quelli che credono nella rinascita in modo puerile, che credono cioè che si tratti di una piccola personalità che indossi un abito fisico, poi un altro, e un altro ancora … come una bambola cui si cambi d’abito.  Per loro è proprio così, si cambia il corpo come si cambiano i vestiti. Ci sono poi anche quelli che hanno scritto libri molto seri, e vi narrano tutte le loro vite fin da quando erano scimmie! E’ assolutamente puerile.
Poiché, in effetti, in novecentonovantanove casi su mille è solo una minuscola formazione psichica al centro dell’essere che sopravvive alla morte; tutto il resto viene dissolto, va in frammenti che sono dispersi da ogni parte; l’individualità non esiste più. Infatti questo spesso, nel corso della vita fisica, lo psichico partecipa consciamente agli avvenimenti della vita fisica stessa?…  Non parlo di persone che fanno lo yoga e possiedono un minimo di disciplina; parlo di persone medie, che hanno una capacità psichica nel senso che il loro psichico è sufficientemente sviluppato da essere capace di intervenire nella vita e guidarla: alcuni passano anni e anni senza che l’intervento psichico abbia luogo. 
Vengono e vi dicono in quale paese erano nati, com’era loro padre, la loro madre, e la casa dove vivevano, com’era il tetto della chiesa e il bosco che c’era vicino, e vi raccontano gli eventi più banali della loro vita!  E’ assolutamente idiota, perché è tutto inventato; questi ricordi non esistono più. La memoria che si può ancora avere è quella di un momento particolare della vita in cui vi sia stata una circostanza speciale, dei movimenti “vitali”, per così dire, in cui lo psichico improvvisamente partecipa, tramite una chiamata interiore o una necessità imperativa – tutt’a un tratto lo psichico interviene e il momento è impresso nella memoria psichica. Con la memoria psichica, si ha il ricordo di una serie di circostanze legate a un momento della vita, e in particolare dell’emozione interiore, della coscienza attiva in quel determinato momento; e quindi tutto questo passa nella coscienza assieme a determinate associazioni, assieme a ciò che si trovava attorno a voi, può essere una panoramica pronunciata, una frase udita; ma quel che è importante è lo stato d’animo nel quale ci si trovava, è questo che rimane chiaramente impresso. Sono queste come delle vere fasi nella vita psichica, cose che hanno lasciato una profonda impressione e hanno partecipato alla sua formazione. 
Perciò, come andate riscoprendo all’indietro il vostro essere psichico, come costanza, con continuità e chiarezza, sono queste le cose che si ricordano. Possono essere abbastanza poche, ma sono lampi nella vita di un individuo; ma non si può dire:”Ho incontrato la tale e la tal altra persona, ho fatto la tale e la tl altra cosa, ero chiamato col tale o tal altro nome e stavo agendo in questo o quest’altro modo”. O altrimenti, significherebbe che in quel momento – ma è molto raro – c’era una combinazione di circostanze tali da poter fissare data o luogo, paese ed età. Può accadere.
Naturalmente, l’essere psichico partecipa sempre di più, e sempre più cresce l’insieme delle memorie. Si può ricostruire una vita, ma non tutti i suoi dettagli. Si può dire che in certi momenti “era così”, o “era quello”. Alcuni momenti, sì, momenti importanti di una vita… Si deve essere un individuo interamente identificato col proprio psichico, il quale abbia organizzato l’intera esistenza attorno a se stesso unificando così l’intero essere, esclusivamente volto verso il Divino; poiché, se il corpo decade, lo psichico rimane. Solo un essere completamente formato, cosciente, può ricordare esattamente tutto quello che sia accaduto in un’altra vita. Può persino passare coscientemente da una vita all’altra senza nulla perdere della propria coscienza.
Ma, quanti sulla terra hanno raggiunto un tale strato? … Non molto, credo. E generalmente costoro non sono inclini a raccontare le loro avventure.
 

Aurobindo

Prendiamo in considerazione, ad esempio, una scintilla divina che per attrazione, o affinità e selezione, raduni attorno a sé un principio di coscienza fisica. (Questo lavoro è già molto percettibile negli animali – non credetevi di essere eccezionali, che voi soltanto abbiate un essere psichico e tutto il resto della creazione no! Comincia nel minerale, è un po’ più sviluppato nella pianta, e nell’animale c’è un primo barlume della presenza psichica). Arriva poi il momento in cui questo essere psichico è sufficientemente evoluto per avere una coscienza indipendente e una volontà personale. Quindi, dopo innumerevoli vite più o meno individualizzate, diventa cosciente di se stesso, dei suoi movimenti e dell’ambiente che ha scelto per la propria crescita. Arrivato poi ad un certo stato di percezione, decide – generalmente all’ultimo minuto della vita che ha appena terminato sulla terra – le condizioni nelle quali passerà la sua prossima vita. 
Qui debbo dirvi una cosa molto importante: l’essere psichico può progredire e formare se stesso solo nella vita fisica e sulla terra. Appena lascia un corpo, entra in un riposo che dura più o mneo a lungo in accordo con la propria scelta e il proprio grado di evoluzione – un riposo di assimilazione per poter compiere un progresso per così dire passivo, un riposo per una crescita passiva che permetta allo stesso essere psichico di passare a nuove esperienze e progredire ancora più attivamente. Ma, al termine di una vita (che di solito non finisce fino a che l’essere psichico non abbia fatto quello che voleva fare), questo essere psichico sceglie l’ambiente, il luogo approssimativo, le condizioni e il tipo di vita nei quali nascerà, ed anche  un programma molto preciso delle esperienze attraverso le quali dovrà passare in vista dei progressi che vuol realizzare.

Mére

Quando lo psichico sta per entrare nel mondo, sceglie in anticipo la forma ce ha intenzione di assumere?
E’ una domanda interessante. Dipende. Come vi ho appena detto, ci sono psichici in formazione, in via di progresso; questi, generalmente, al loro inizio non hanno molto da scegliere, ma quando arrivano a un certo grado di crescita e di coscienza (normalmente mentre sono ancora in un corpo fisico e hanno avuto un certo numero di esperienze), allora, in quel momento, decidono quella che sarà il loro prossimo campo di esperienza.
Posso farvi degli esempi, anche se molto esteriori. Supponete che un essere psichico abbia di fare l’esperienza della supremazia, del potere, allo scopo di conoscere le reazioni e come volgerle al Divino: imparare cioè cosa una vita di potere vi possa insegnare.
Questo tipo di essere psichico s’incarna allora in un re o in una regina. Godono quindi di un certo potere, e in quel periodo fanno le proprie esperienze. Giungono in seguito alla fine della loro vita, e sanno ormai quel che volevano conoscere; ora stanno per andarsene, per lasciare il corpo divenuto ormai inutile, e si stanno preparando per la prossima esperienza. Ebbene, in quel momento, quando l’essere psichico è ancora nel corpo e assimila quello che ha imparato, decide per la prossima occasione. E a volte è un movimento di azione e reazione; poiché dopo aver studiato un intero campo di esperienze, ha bisogno di studiare il suo contrario. Molto spesso sceglie infatti una vita opposta a quella passata. Così, prima di andarsene, dice:”la prossima volta sarà in quel certo ambiente che prenderò un corpo” … Immaginate, ad esempio, che lo psichico abbia raggiunto uno stadio di crescita in cui vorrebbe avere la possibilità di lavorare sul corpo fisico per renderlo capace di divenire cosciente del contatto col Divino e trasformarlo: allora, quando sta per lasciare il corpo nel quale ha esercitato autorità, potere e attività, quel corpo insomma che aveva usato per la propria crescita, dice:”La prossima volta nascerò in un ambiente neutro, né basso né alto, dove non sarà necessario, dove non si avrà né grande potere ma nemmeno grande miseria” – assolutamente neutro, capite? 
Una via di mezzo. Sceglie perciò questa situazione. Poi, ritorna nel proprio mondo psichico per avere il proprio necessario riposo, per assimilare l’esperienza appena avuta e per la preparazione di quella futura. In seguito, naturalmente, si ricorda della sua scelta, ma non può da quella sfera – prima di discendere un’altra volta, al termine del periodo di assimilazione, quando è il momento di ritornare, di venire sulla terra – non può, da là, vedere le cose materiali con noi le vediamo: gli appaiono sotto un’altra forma. Comunque, certe differenze possono ancora essere previste: le differenze di ambiente, di attività nell’ambiente, possono essere chiaramente viste e percepite.
E’ in grado di avere una visione totale, o globale. Ha la possibilità di scegliere. A volte sceglie la nazione: quando vuole un certo tipo di educazione, civiltà, influenza, può scegliere anticipatamente la propria terra. A volte invece non lo fa, ma sceglie solamente il proprio ambiente e il tipo di vita che condurrà. E poi, da lassù, prima di scendere cerca il tipo di vibrazioni che vuole: le può vedere molto chiaramente. 
E’ come se mirasse al posto dove vuole cadere. Ma è solo un’approssimazione, perché un’altra condizione è necessaria: non conta solamente la sua scelta, ma è importante ci siano anche, da quaggiù, una ricettività importante ci siano anche, da quaggiù, una ricettività e un’aspirazione. Ci deve essere qualcuno in quell’ambiente che egli abbia scelto, generalmente è la madre (qualche volta entrambi i genitori, ma la più indispensabile è la madre), che debba avere un’aspirazione e una ricettività, qualcosa di sufficientemente passivo e aperto o un’aspirazione cosciente verso qualcosa di elevato. E questo accende una piccola luce per l’essere psichico. Nella massa che rappresenta per lui l’ambiente nel quale ha intenzione di nascere, se c’è, oltre all’influenza della  volontà che egli vi proietta, anche una piccola luce accesa, allora sa dove andare.
Questa indicazione è necessaria; si può fare una differenza di giorni o di mesi, ma, probabilmente, non di anni. Ad ogni modo, crea un’incertezza, ed è la ragione per cui l’essere psichico non può prevedere la data esatta della nascita;”Nascerò in quel mese, in quel giorno e a quell’ora”. E’ necessario che trovi qualcuno che lo riceva, e quando l’anima lo vede vi si precipita. Tuttavia, gli perviene solo un’immagine, anzi, non è nemmeno un’immagine, ma qualcosa di molto simile.
L’essere psichico si tuffa nell’incoscienza, poiché il mondo fisico, di qualsiasi coscienza umana si tratti, è molto frequente rispetto alla coscienza psichica. Così, l’anima va a cadere nell’incoscienza: è come se cadesse a testa in giù, e ne viene come stordita. E’ per questo che, generalmente, tranne pochissime eccezioni, l’essere psichico, rimane incosciente per un lungo periodo: non sa dove si trova e neppure quello che fa, non sa nemmeno perché si trovi lì, niente di niente.
Ha una grande difficoltà ad esprimersi – poiché si trova ora in un bambino che non ha ancora cervello, che ha solo un embrione di cervello a malapena formato, e non possiede quindi gli elementi per esprimersi. Così, è molto raro che un bambino manifesti immediatamente l’essere eccezionale che contiene … ma può accadere – sono cose di cui si è sentito parlare. Succede, ma generalmente ci vuole tempo. Lentamente, l’essere psichico si sveglia da suo torpore e diventa consapevole che è lì per qualche ragione e per una scelta. DI solito, ciò coincide con il momento di un’educazione mentale intensiva che vi esclude però completamente dalla consapevolezza psichica. A questo punto, subentra allora la necessità di una massa di circostanze e di eventi di tutti i tipi, di emozioni e di tante altre cose che aprano le porte interiori e si possa cominciare a ricordare che dopo tutto si è venuti da un altro mondo per una ragione precisa.
Altrimenti, se tutto procedesse normalmente, l’essere psichico potrebbe stabilire il suo contatto abbastanza in fretta, quasi subito, Se avesse la possibilità di trovare qualcuno in possesso di un po’ di conoscenza, se invece di cadere in un mondo di conoscenza, s invece di cadere di un mondo di ignoranza cadesse dove vi fosse un po’ di conoscenza, tutto potrebbe invece avvenire piuttosto rapidamente.
Ma la volontà psichica e la crescita psichica sfuggono a tutte le comuni nozioni di giustizia, di ricompensa e punizione, come gli uomini di solito le concepiscono. Ci sono religioni e filosofie che vi raccontano ogni genere di storie, che non sono altro che l’applicazioni della giustizia umana al mondo invisibile, e sono quindi solo stupidaggini. Poiché non è affatto così, la nozione di ricompensa e punizione come l’uomo la intende è un’assurdità e non è per niente applicabile, per niente, alle realtà interiori. Così, una volta che siete entrati nel vero mondo spirituale, tutto ciò diventa proprio una stupidaggine, poiché le cose non stanno affatto così.
Molti vengono a dirmi:”Cosa avrò mai fatto nella vita precedente per trovarmi ora in condizioni così difficili, assalito da tante sfortune?” E’ molto spesso sono costretta a dire a certe persone:”Ma non vedi che è una benedizione, una grazia? E forse sei tu stesso che l’hai chiesto nella vita precedente, così da poter fare un progresso grande”… Queste sono nel complesso le idee correnti:”Ah” Il mio corpo è in cattive condizioni, cosa ho fatto? Quali crimini ho commesso nella vita precedente da meritarmi in questa…” . Sono tutte puerilità.
Può un essere psichico incarnarsi in due corpi diversi?
 Non è così semplice … L’essere psichico è il risultato dell’evoluzione, cioè dell’evoluzione della Coscienza divina che si è diffusa nella Materia e lentamente ha elevato la materia e l’ha fatta crescere perché fosse in grado di ritornare al Divino. L’essere psichico è stato progressivamente formato proprio da questo nucleo di coscienza divina attraverso le varie vite. Poi, viene il momento di cui questo essere raggiunge una specie di perfezione, di perfezione nella propria crescita e formazione.
 E’ a questo punto che, molto di frequente, dato che possiede una propria perfezione ancora maggiore, e a manifestare ancora meglio il Divino, di solito attira a sé un essere dell’involuzione, cioè una di quelle entità che appartengono a ciò che Sri Aurobindo chiama il Sovramentale [Overmind] che viene così ad incarnarsi in questo essere psichico – può trattarsi di una di quelle entità che gli uomini chiamano generalmente dèi, un certo tipo di divinità. 
Quando avviene questa fusione, l’essere psichico ne viene naturalmente magnificato e diviene partecipe della natura dell’essere che so è incarnato in lui. E’ così che ja allora il potere di produrre delle emanazioni. Questi essere hanno infatti il potere di produrre emanazioni di se stessi, vale a dire che possono proiettare fuori di sé una parte di se stessi che diviene indipendente e si incarna in qualche altro essere.  Ci possono essere quindi non solo due ma anche tre, quattro o cinque emanazioni; dipende dai casi, ma è possibile. 
 Significa insomma che una certa individualità può avere la stessa origine psico-divina, per così dire, di altri; e, di solito, qualora ci siano varie emanazioni, le varie persone sentono di essere quell’essere, e a buon diritto, poiché tutte portano in sé qualcosa di quell’essere divino: è come se una parte di quella divinità fosse volata via da se stessa e fosse sdoppiamento, ma una specie di proiezione di sé. Lo sdoppiamento dà l’idea che quel che si p sdoppiato abbia perso parte delle proprie facoltà: se vi tagliate in due il corpo, ve ne resterà solo una metà; ma se avere il potere di emanare qualcosa all’esterno, rimarrete sempre ciò che siete, ma allo stesso tempo ce n’è un altro in un’altra persona.

Aurobindo

Considerare l’idea della rinascita e le circostanze della nuova vita come una ricompensa o una punizione di punya [meriti] o di papa [demeriti] è una rozza idea umana di “giustizia”, assai antifilosofica e antispirituale e che distorce il vero scopo della vita. La vita, qui in questo mondo,  un’evoluzione e l’anima cresce con l’esperienza, sviluppando attraverso di essa questo o quell’aspetto nella natura; e se vi è sofferenza è proprio per fare questa esperienza, non per un giudizio inflitto da Dio o dalla Legge Cosmica per gli errori o le cadute che, nello stato d’ignoranza, sono inevitabili.
 

Aurobindo

Riguardo all’affermazione che:”Le relazioni che si stabiliscono in una nascita persistono in successive nascite, le loro probabilità dipendono dalla forza del legame”, sì, è possibile, ma non è la legge – di regola lo stesso tipo di relazione non si ripete -; le stesse persone spesso si rincontrano ancora altre volte sulla  terra in vite diverse, ma le loro relazioni sono diverse. Non sarebbe di alcuna utilità, per lo scopo che ha la rinascita, se la stessa personalità con le stesse relazioni e con le stesse esperienze si ripetessero di continuo.
 

Aurobindo

Di solito, un’anima segue continuamente la medesima linea del sesso. Se ci sono cambiamenti di sesso, si tratta, come regola generale, di parti della personalità che non sono centrali.
 

Aurobindo

Ci sono dei movimenti che possono sembrare retrogradi, ma sono solo movimenti a zig zag, non costituiscono una vera caduta all’indietro, ma sono un ritorno di qualcosa che non sia stato elaborato, così che si possa in seguito retrocedere in avanti. L’anima non ritorna a una condizione animale, ma una parte della personalità vitale può separarsi e unirsi ad una nascita animale per potervi così elaborare le proprie propensità animali.
Non c’è alcuna verità nella credenza popolare dell’avaro che diventa un serpente, Sono superstizioni romantiche popolari.

Aurobindo

L’anima, l’essere psichico, una volta raggiunta la coscienza umana non può più regredire alla coscienza animale inferiore, né in un albero o in un semplice insetto. E’ invece vero che una parte dell’energia vitale, o della coscienza strumentale formatasi o una parte della natura possano farlo, e molto spesso lo fanno, qualora ci sia un qualche forte attaccamento a qualcosa nella vita terrena.

Mére

La settimana scorsa vi ho parlato della nascita: come cioè le anime entrino nel corpo; e vi go anche detto come questo corpo si formi in un modo molto insoddisfacente, capita così praticamente per tutte – le eccezioni sono così rare che non vale nemmeno la pena di parlarne.
Vi ho detto come voi veniate in questo mondo, a causa do questa nascita oscura, con tutto il vostro bagaglio fisico pieno di cose di cui dovete in genere sbarazzarvi se volete veramente progredire. Qualcuno mi ha scritto, citandomi le mie stesse parole:”Siete portati in questo mondo con la forza, l’ambiente vi è imposto con la forza e le leggi dell’atavismo vi sono imposte con la forza”, e mi chiede chi mai sia la causa di tutto questo.
Evidentemente, avrei potuto essere più esplicita, ma pensavo fosse abbastanza chiaro.
Il corpo viene prodotto da un uomo e una donna che diventano il padre e la madre. E sono persone che non hanno neppure le capacità per chiedere all’essere che stanno per mettere al mondo se questi lo voglia o se sia in accordo con il loro destino.
Ed è appunto a questo corpo, che loro stesso formano, che impongono, con la forza della necessità, un atavismo, un ambiente e in seguito un’educazione che costituiranno quasi sempre un ostacolo alla sua crescita futura.
Per questo ho affermato, e lo ripeto ancora (pensavo fosse chiaro), che è a causa del genitori fisici e del corpo fisico, niente altro; l’anima che si incarna, sia che stia ancora crescendo e che sia totalmente sviluppata, si trova a dover lottare contro le circostanze impostale dal tipo di nascita animale e deve lottare per riuscire a trovare la sua propria via e ritrovare il suo sé completo.
E’ così.
E’ possibile per il padre e la madre far nascere …. Insomma, chiedere l’anima che vogliono?
Chiedere? Per questo dovrebbero avere una conoscenza occulta che generalmente non hanno. Ma in ogni caso, quello che è possibile è fare che la cosa non avvenga come negli animali, guidati dall’istinto o dal desiderio, e poi molto spesso e un’aspirazione; i genitori devono mettersi in una condizione di aspirazione, quasi di preghiera, così che l’essere che hanno intenzione di formare possa costruire un involucro adatto ad incarnare un’anima – un’anima che possano perciò chiamare perché s’incarni in quella forma. Ho conosciuto persone – non molte, tali cose non accadono spesso – che hanno scelto circostanze speciali, si sono preparati attraverso la concentrazione e la meditazione e un’aspirazione particolare, e che hanno cercato di attrarre un essere eccezionale nel corpo che stavano formando.
In certi paesi, nei tempi antichi, e persino adesso, la donna che è in attesa di un figlio viene messa in condizioni speciali di bellezza, di pace e di agio, in condizioni fisiche molto armoniose, così chela creatura si possa formare nelle migliori condizioni possibili. Questo è evidentemente quello che si dovrebbe fare, poiché è alla portata delle possibilità umane; gli esseri umani sono già sufficientemente evoluti perché tutto questo non sia così eccezionale. E tuttavia è piuttosto eccezionale, poiché pochissimi ci pensano, mentre poi sono innumerevoli quelli che fanno figli senza neppure volerli.
E’ insomma possibile chiamare quaggiù un’anima ma in questo caso si deve essere abbastanza coscienti e quindi si deve cercare di fare quel che si fa nelle migliori condizioni. E’ molto raro, ma è possibile.
Quando si forma un corpo, l’anima che vi si incarna è obbligata a incarnarsi proprio in quel corpo?
Non comprendo  bene il problema.
La formazione del corpo dipende totalmente dall’uomo e dalla donna; tuttavia, l’anima che si manifesta nel nascituro, nel corpo che si sta formando, è obbligata a manifestarsi in quel corpo?
Cioè se l’anima possa scegliere fra corpi diversi?
Si
Certo, ma è davvero eccezionale, nonostante tutto, che tra questa enorme massa umana un’anima cosciente possa prendere un corpo secondo la sua propria volontà. E’ un fatto davvero raro.
Vi ho già detto che quando un’anima è cosciente, pienamente formata e vuole incarnarsi, generalmente cerca di vedere, dal proprio dominio psichico, da qualche parte sulla terra una corrispondente luce psichica. Inoltre, durante l’incarnazione precedente, prima di lasciare il corpo e prima d lasciare l’atmosfera terrestre, l’anima, come risultato dell’esperienza conseguita nella vita appena terminata, sceglie in generale (non nei dettagli, ma nell’insieme) le condizioni approssimative della sua vita futura. Ma sono casi eccezionali. Potrebbe essere stato così per noi, ma la maggioranza, la grande maggioranza degli essere umani, persino tra coloro che sono ben educati, la domanda non si pone nemmeno. 
E’ un essere psichico in formazione che arriva, più o meno formato, e qui avviamo tutti gli stadi di formazione, dalla scintilla che diventa una piccola lice fino all’essere pienamente formato, e tutto ciò si estende nell’arco di migliaia di anni. Quest’ascesa dell'anima per divenire un essere cosciente con una volontà propria e capace di decidere della propria vita, richiede migliaia di anni.
Quindi per tornare al discorso dell’anima che dica:” No, non voglio questo corpo, me ne cerco un altro” … non dico che sia impossibile – tutto è possibile. Infatti, ci sono i casi dei bambini nati morti; significa che non c’era un’anima che vi era incarnata. Ma può anche succedere per altre ragioni, anche solo per una malformazione, non si può dire. Non dico che il caso di un rifiuto sia impossibile, ma di solito quando un’anima cosciente e libera sceglie di prendere un corpo sulla terra, essa lavora su quel corpo ancora prima della nascita. Non ci sono quindi motivi per non accettare anche gli inconvenienti che possano essere dovuto all’ignoranza dei genitori; poiché l’anima ha scelto il luogo per una ragione che non è ignorante; vi ha visto là una luce – può essere anche solo la luce di una possibilità, ma c’era una luce ed è proprio per questa che ha deciso di venire. Va bene, potrebbe dire:! Ah, no, non mi piace”; ma dove potrebbe andare a trovare qualcosa che gli piaccia? Può accadere, non dico che sia impossibile, ma non capita spesso. 
Poiché, quando l’anima guarda giù sulla terra della dimensione psichica per scegliere il luogo della sua prossima nascita, essa sceglie con sufficiente discriminazione ed ‘ difficile che commetta un così grave errore. E’ successo anche che delle anime si siano incarnate ma se ne siano poi andate. Può essere dovuto a molte ragioni. Per i bambini che muoiono molto presto, dopo pochi giorni o settimane, la ragione può essere qualcosa del genere. In genere si dice che in questi casi l’anima necessitasse solo un una piccola esperienza per porta a termine la propria formazione: e così, dopo una vita di poche settimane se ne è andata. Tutto è possibile. Raccontare la storia dell’anima richiederebbe tante storie quante ne sarebbero necessarie per raccontare la storia dell’uomo …
In sostanza, quindi, il decidere in modo arbitrario:”E’ in questo modo e non in quell’alto; capita così e non invece così” è molto puerile. Può capitare qualsiasi cosa. Si presentano vari casi, di cui alcuni sono più frequenti di altri; si può generalizzare, ma non si può mai dire:”Questo non è possibile; succede sempre in questo modo, o sempre in un altro modo”. Le cose non avvengono così.
Ad ogni modo, si, in ogni caso, anche nel migliore dei casi, anche quando l’anima sia cosciente, persino quando abbia coscientemente partecipato alla formazione del corpo fisico, fino a quando il corpo sarà sempre prodotto nel normale modo animale, non si potrà evitare all’anima di dover lottare e correggere tutto ciò che le viene da quest’animalità umana.
I genitori possiedono per forza una certa particolare formazione, e si trovano in un loro peculiare stato di salute che può essere buono o cattivo; anche nel migliore dei casi, i genitori portano in sé una certa massa di atavismo, di abitudini e di formazione nel loro subcosciente e persino nella loro coscienza che sono a loro volta il risultato della loro propria nascita, dell0amoente in cui hanno vissuto e della vita che hanno avuto; e anche se sono presone del tutto riguardevoli hanno però in sé una quantità di cose che sono assoluta,mente contrarie ad una vera vita psichica - anche i migliori, anche i più coscienti. Inoltre, ci sono poi tutte le cose della vita che arriveranno. 
Anche se ci si mette tutto l’impegno per l’educazione dei propri figli, questo vengono in contatto con ogni tipo di gente che avrà una certa influenza su di loro, soprattutto quando sono molto giovani; e tutte queste influenze entrano nel subcosciente, e si dovranno in seguito combattere. Lo ripeto ancora; anche nel migliore dei casi, siete sempre costretti, dato il modo in cui attualmente è prodotto il corpo umano, ad affrontare innumerevoli difficoltà che provengono in sostanza dal subcosciente, che emergono alla superficie e contro le quali si è obbligati a lottare per poter essere completamente liberi e normalmente sviluppati.

Mére

La rinascita non è una teoria da discutere, è un’esperienza che non ammette dubbio alcuno per chi l’abbia avuta.

Aurobindo

L’unica questione che, attraverso tutte le complicazioni, è poi la somma di tutta la filosofia e attorno alla quale alla fine gira tutta la ricerca umana è il problema di noi stessi: perché siamo qui e cosa siamo, cosa c’è dentro di noi, prima di noi, e attorno a noi, e cosa dobbiamo fare di noi stessi, dei nostri significati interiori e del mondo in cui viviamo.
Nell’idea della rinascita evolutiva, qualora avessimo la possibilità di accettarne la verità e di riconoscere i suoi antecedenti e le sue conseguenze, abbiamo una base assolutamente sufficiente che possa rispondere su tutti i punti interconnessi dell’unica eterna questione. Una evoluzione spirituale, cioè, la cui scena è l’universo e la terra è il campo e lo stadio in cui ci troviamo, ma il cui piano è ancora tenuto nascosto dall’alto alla nostra conoscenza limitata – questo modo di vedere l’esistenza è una chiave luminosa che possiamo utilizzare per molte porte di ciò che ci è oscuro.
Ma dobbiamo vederla nella sua prospettiva corretta, per poter cogliere le sue vere proporzioni e, soprattutto, per vederla nel suo significato spirituale più che nel suo processo meccanico. L’incapacità di poterlo fare in modo corretto ci condurrà in gradi sofisticazioni filosofiche, ci poterà ora da un lato ora da un altro in esagerate negazioni e lascerà la nostra asserzione del problema, per quanto perfetta ne possa risultare la logica, insoddisfacente e senza convinzione alla comprensione globale dell’umanità e alla complessità della sua anima.

Aurobindo

La sola idea di ripetute nascite come processo dell’esistenza della nostra anima non ci porta molto più lontano della semplice realtà materiale di questa singola vita nel corpo, questo primo fatto della nostra sensazione cosciente e della memoria che è l’occasione di tute le nostre speculazioni. Dietro al nostro presente punto di partenza e precedente o stesso inizio successivo nella nostra corsa nei campi dell0’essere, la rinascita ci ricorda in effetti di un passato, di vissuti eventi anteriori, di un’esistenza dell’anima in molto corpi precedenti che ha direttamente creato quello che siamo adesso.
Ma per quale uso o vantaggio, se non ci sia un significato progressivo nella nostra preesistenza e nella nostra perseverante continuità?  Fa retrocedere davanti a noi, lontano nella nostra visione, l’ostruzione dell’imminente parete vuota della morte; il nostro peregrinare sulla terra diventa meno un luogo o breve non rintracciabile percorso, che termina in un improvviso ed ambiguo cul de sac: la nostra dissoluzione fisica rimane priva del più crudele veleno del suo aculeo.
 Poiché infatti il peso della morte per l’uomo, la sua creatura pensante, volitiva, sensibile, non p la perdita di questo povero involucro o veicolo che è il corpo, ma è la cieca finalità psichica che la morte suggerisce, la stupida fine materiale del nostro volere, pensiero, aspirazione e sforzo, la brutale interruzione dei cari e dolci affetti e delle relazioni del cuore, la futile e inesorabile discontinuità di quel meraviglioso senso dell'anima il quale tutto contiene e che ci do le nostre radianti visione della gloria e della gioia dell’esistenza – questa è la discordanza e l’aspra incongruenza contro le quali la creatura vivente e raziocinante si rivolta perché incredibili e inammissibili. L’ardente sforzo verso l’immortalità della nostra vita, mente e psiche che possono acconsentire alla cessazione solo ribellandosi con ostilità alla propria fiamma naturale, e il suo stesso diniego, che l’oscura acquiescenza di un corpo ce consente inerte alla morte quanto alla vita ci apporta, rappresentano tutta la dolorosa e irriconciliabile contraddizione della nostra duplice natura. La rinascita prende questa difficoltà  e la risolve nel senso di una continuità dell’anima con il ritmo della ripetizione fisica. Come altre soluzioni non materialistiche essa dà ragione all’ispirazione dell'anima invece che a quella del corpo, e avvalora la riesca di sopravvivenza, ma diversamente da certe altre mistifica la vita del corpo con la sia utilità per un’ininterrotta esperienza che l’anima può avere di se stessa: il nostro così breve agire in un corpo cessa quindi di essere un caso isolato o un brusco interludio, riceve la giustificazione di un futuro adempimento così come di un passato creativo per le sue azioni e relazioni altrimenti casuali.
Ma la semplice persistenza, la continuità meccanica non è sufficiente; non è tutto ciò che il nostro essere psichico rappresenta, non è l’intero e luminoso significato della sopravvivenza e della continuità: senza  ascensione, senza espansione, senza una qualche crescita direttamente nella luce, nella forza del nostro Spirito, le nostre parti più elevate agiscono qui sempre incomplete, la nostra nascita nella materia non è giustificata da nessun significato adeguato. Staremmo ben poco meglio che nel caso in cui la morte restasse la nostra finalità, poiché la nostra vita alla fine diviene una futilità indefinitamente continuata e rinnovata e temporaneamente conseguente, invece di essere una futilità inconseguente, bruscamente conclusa e subito condannata.
Con la rinascita, inoltre, anche questo mondo attorno a noi, il nostro ambiente, le sue suggestioni e le sue opportunità non sono più lasciati come campo di una fioritura fisica effimera o come una Vita che ben poco si preoccupa dell’individuo e che ha per costui ben poco si preoccupa dell’individuo o che ha per costui ben poco significato, sebbene forse possa offrire molto alla specie durante la sua incerta e maggiore durata. Il mondo sviluppa invece attorno a noi un campo di esperienze dell’anima, un sistema di ricorrenze dell'anima, un mezzo di auto-effettuazione, forse una cristallizzazione delle effettive immagini, riflessioni di sé dell’essere cosciente. 
Ma per quale finalità, se la nostra ricorrenza è solo una ripetizione o una fluttuazione esitante entro pochi modelli fissi con un campo di realizzazioni molto limitato e sempre incompleto? Poiché infatti sarebbe proprio così, se non c’è sbocco verso l’alto, se non c’è una progressioni infinita o liberazione o estensione nelle infinità dell’anima. La rinascita ci dice che quel che siamo è un’anima che opera costantemente il miracolo della propria incarnazione; ma il perché di questa incarnazione, cosa debba fare, qui, quest’anima con se stessa e quale uso debba fare di questo mondo che gli viene dato come suo grandioso scenario, con il suo difficile e plastico materiale e il suo assediante insieme di stimoli e suggestioni multiformi, non è affatto più  chiaro di prima. La percezione invece della rinascita come un’occasione e un mezzo di evoluzione spirituale colma ogni lacuna. Fa della vita un’ascensione significativa e non una ricorrenza meccanica; ci apre le prospettive divine di un’anima in crescita; rende il mondo un nesso dell’’espansione spirituale di se stessi; ci mette alla ricerca, e con una sicura promessa per tutti di una grande scoperta ora o in seguito; dell’auto-conoscenza del nostro Spirito e dell’auto –realizzazione nella nostra esistenza di una intenzione saggia e divina.
La sensazione opprimente di un cerchio di ricorrenze meccaniche e l’appassionata ricerca di uno sbocco verso una fuga assoluta avevano ossessionato i vecchi enunciati sulla verità della rinascita e avevano lasciato su di essi, nonostante le profondità scandagliate, una certa impronta di inadeguatezza insoddisfatta, - non erano illogici, poiché sono sufficientemente logici una volta ammesse le loro premesse, ma insoddisfacenti, perché non ci giustificano il nostro esistere. Poiché infatti omettendo l’utilità divina dell’opera cosmica,  essi non ci spiegano con sufficientemente ampia, diligente e risoluta completezza Dio, noi stessi e l’esistenza, negano troppo, mancano il senso positivo del nostro anelito, e lasciano risuonare un’immensa nota di futilità spirituale e di discordia cosmica.

Aurobindo

Gli interrogativi che circondano la nostra esistenza si spiegano allora tutti assieme con una certa soddisfacente pienezza. Siamo un’anima dello Spirito e del Sé trascendenti che si dispiega nel cosmo in una costante personificazione evolutiva, della quale l’aspetto fisico è solo un basamento di forma che corrisponde nella sia evoluzione ai gradi ascendenti dello spirito, ma la cui crescita spirituale è il senso reale e il movente.
Ciò che si trova dietro a noi è la condizione passata dell’evoluzione spirituale, le gradazioni ascendenti dello spirito già scalate, dalle quali attraverso costanti rinascite abbiamo sviluppato quello che siamo, e stiamo tutt’ora sviluppando questa condizione umana presente e intermedia dell’ascensione. Quello che ci circonda p il costante processo della rivelazione nel suo aspetto universale; le condizione passate vi sono contenute, contemplate, da noi superate, ma in modo generale e vario ancora ripetute come un supporto ed uno sfondo;  le condizioni presenti esistono con come un’inutile ricorrenza, ma in una gestazione attiva e significativa di tutto ciò che deve essere ancora rivelato dallo spirito, non una ricorrenza decimale irrazionale che ripete per sempre le sue figure invano, ma una serie in espansione dei poteri dell’Infinto. Quello che ci sta di fronte sono le maggiori potenzialità, i gradi non ancora ascesi, le ancora più grandiose manifestazioni che sono state intese.
Noi siamo qui per essere questo mezzo dell’ascendente manifestazione di sé dello spirito.
 Quello che dobbiamo fare con noi stessi e con i nostri significati è di crescere e di aprirli ai più grandi significati dell’essere divino, della coscienza divina, potere divino, gioia divina, della coscienza divina, potere divino, gioia divina e unità molteplice, e quello che dobbiamo fare col nostro ambiente è di usarlo coscientemente sempre  più per scopi spirituali e farne sempre più una forma per il dispiegarsi ideale di una perfetta natura e concezione di sé del Divino nel cosmo. E’ questa sicuramente la Volontà nelle cose che è all’opera, grande e deliberata, senza fretta, senza sosta, attraverso ogni ciclo, per una infinita Realtà nelle sue proprie figure finite.
 Tratto da: Link

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Published by il conte rovescio - in Esopsicologia
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