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4 agosto 2013 7 04 /08 /agosto /2013 21:39

Televisione del futuro

Televisione_del_futuro.jpg
 Incredibile ma vero, è nata la nuova TV 4D del futuro. Nell’aeroporto di New York ed in quello di Londra Luton sono apparse le prime immagini olografiche 3D di persone reali. L’effetto olografico di visione 4D, è ottenuto proiettando un video su una lastra di vetro dalla forma del personaggio.
L'olografia è una tecnologia ottica basata dall’impiego impiego di luce laser opportunamente proiettata su una lastra di vetro. L'immagine risultante da l’illusione della tridimensionalità.
Dalla Università di Arizona, dei ricercatori sono riusciti a generare ologrammi in 3D, trasmessi da un luogo all’altro tramite internet in una frazione di secondo. Le tecniche olografiche volte alla creazione di supporti per memorizzazione di massa olografici sono in fase avanzata di studio con la produzione di prototipi e vari annunci di imminente commercializzazione, da parte di aziende dell\'industria elettronica quali Maxell. Vi sono fonti che un certo Ron Blackburn è stato alla Lockheed per 30 anni, lavorando per 20 anni nel programma stealth, di Groomlake della base segreta S-4, poco distante dall’area 51.
Da lì è uscita la tecnologia segreta che nel 2001 (l’11 Settembre 2001) siano stati usati degli ologrammi per riprodurre l’aereo Boeing 747, è stato visto volare sopra la Casa Bianca ed in realtà si afferma che stato fatto atterrare in una base militare.
Se in effetti si notasse bene l’aereo che va a schiantarsi alla seconda torre, si vedrà che qualche metro prima dell’impatto del 747 manca l’ombra al muro dell’edificio, ed inoltre durante l’impatto (fotogramma per fotogramma) l’aereo si schiaccia completamente come un foglio di carta piegato a fisarmonica e come se sparisse nel muro, senza provocare alcun frammento, né dell’aereo, né dell’edificio stesso del Word Trade Center.
Come certamente si è potuto intuire, non si tratta di un fotomontaggio perché l’aereo è stato ripreso dalle fotocamere dei cellulari in maniera amatoriale, qui si tratta di una “perfetta proiezione olografica” (tecnologia del 2001) che gli americani per primi hanno voluto provare e dimostrare al mondo intero ma non solo, ora hanno anche pensato, che rende loro di più commercializzarla al pubblico. 

Proiettore Olografico. Scritto da: Rofex

http://mondomisteri.altervista.org/Notizie/Televisione_del_futuro.php

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3 agosto 2013 6 03 /08 /agosto /2013 23:10

ARCADIJ PETROV è uno scienziato russo, ricercatore di fama mondiale, fondatore e direttore dell' Arkady Petrov Fonds, un'organizzazione no-profit a Mosca.





 

In qualità di presidente del Centro " Bioinformation Technologies ", si è dedicato alla ricerca della " matrice di bio-informazione della persona".

Questa ricerca si concentra sulla scoperta di tecniche di guarigione attraverso metodi non chirurgici e senza farmaci, affrontando malattie incurabili come la cecità congenita o accidentale, malattie cardiovascolari, del pancreas e altri organi.
 
 

 

Il Prof. Petrov ha contribuito a facilitare il trattamento di successo di centinaia di persone 
con diverse malattie.

Alcuni di questi casi includono la rigenerazione completa di organi precedentemente rimossi e il recupero totale da una varietà di malattie nelle loro ultime fasi di rigenerazione come reni malati, cistifellea, pancreas, organi riproduttivi femminili inefficienti, tiroide debilitata e non ultimo la ricrescita di denti.

Petrov e altri scienziati russi hanno imparato come inviare onde cerebrali  curative di certe frequenze al corpo con il risultato che i pazienti possono rigenerare gli organi malati o mancanti.
 
La tecnologia di Petrov ha attirato l'attenzione di tutto il mondo ed è ora una tecnologia riconosciuta.
I risultati riguardanti la rigenerazione degli organi sono infatti ampiamente documentati e riconosciuti dallaMedicina tradizionale con diagnosi confermata e autenticata.
 
Arcadij Petrov è autore della trilogia "Creazione dell'Universo" ( titolo originale Creation of the World) bestseller in Russia - a breve in uscita anche in Italia il primo volume Salva Te Stesso con Macro Edizioni.
Gli altri due volumi, non ancora pubblicati in Italia, sono : "Salvare il mondo in Te" e "Salva il Mondo intorno a Te".
 
Le tecniche di guarigione vengono insegnate nel  Centro diPetrov a Mosca, tuttavia su YouTube si trovano dei video, con testimonianze di guarigione avvenute anche  dopo aver semplicemente letto per intero la trilogia "Creazione dell'Universo", come quella della Sig.ra Galina Vladimirovna Nesheretova che nel 2005 ha avuto larigenerazione di due denti.
 
Praticamente tutti sono in grado di raggiungere queste capacità. Nel nostro centro abbiamo sviluppato specifici corsi di formazione che insegnano a fare questo. In particolare nel nostro centro troviamo che gli organi che sono stati precedentemente rimossi dal corpo con la chirurgia, crescono di nuovo. Ciò significa che è sufficiente inviare impulsi mentali specifici alle aree di quei cromosomi che sono responsabile dell'organo precedentemente rimosso, ossia attraverso cosciente focalizzazione mentale.
 


TESTIMONIANZE


 



Riporto qui di seguito alcune testimonianze riguardanti la  rigenerazione degli organi avuta con la tecnologia dello scienziato russoArcadij Petrov ( puoi leggere la prima partequi).

RIGENERAZIONE RENE.

 

Anatoly Ostrezov nato nel 1931 - Samara (Russia).



" Nel 1950 il mio rene sinistro è stato rimosso dopo che ero stato accoltellato.Ho vissuto con un solo rene per 56 anni. Nel Giugno 2006 sono andato alCentro Arcady Petrov per ricevere un addestramento nelle loro tecniche di guarigione. Durante la formazione Arcadij Petrov ha avviato la rigenerazione del mio rene mancante. Prima di iniziare ho fatto un'ecografia che confermava l'assenza del mio rene sinistro. Avevo anche dei rapporti medici dell'ospedale che spiegavano le ragioni per cui il mio rene era stato rimosso.  Durante il processo di rigenerazione è stato fatto un video che mostra i risultati della rigenerazione verificati con gli ultrasuoni.
La lettura della prima ecografia mostrava l'assenza del mio rene sinistro.  Il 24 Agosto 2006 la seconda ecografia mostrava l'iniziale formazione di un nuovo rene di 65 x 26 mm. La terza ecografia fatta il 14 Febbraio 2007 mostrava un rene di 110 x 46 mm.  Un rapporto medico è stato rilasciato da un medico dell'ospedale di Leninsky. Il medico ha verificato attraverso gli ultrasuoni che il nuovo rene era sano e funzionava normalmente".



RIGENERAZIONE DENTI 
 Irina Golovanova - Krasnoyarsk.


" Io sono un medico Odontoiatra. Questo metodo rigenera non solo i denti mancanti, ma anche i denti che hanno problemi patologici.
 Il 16 Febbraio 2006 ero personalmente presente al primo seminario per la rigenerazione dei denti fatto a Krasnoyarsk. In quel periodo avevo problemi con il mio 7° dente in alto per parodontite cronica e gengivite ed era molto doloroso. Quando il processo di rigenerazione è stato avviato, ho provato un dolore sordo e piacevole intorno a quel dente. Ho sentito un leggero prurito che si estendeva all'interno del dente. In seguito questo metodo è stato utilizzato anche per il resto dei miei denti che avevano bisogno di rigenerazione. Dal 16 Febbraio al 10 Maggio tutti i sintomi e i dolori della parodontite andarono via e tutti i denti stavano bene.
 Nella prima parte del corso di Arcadij Petrov  ho potuto assistere al processo di rigenerazione e vedere come le prime cellule staminali sono state messe nella posizione corretta e come hanno iniziato a crescere. Sono certa che queste tecniche avranno un grande significato nella salute generale delle persone che le utilizzano".

RIGENERAZIONE DENTI.


Galina Vladimirovna Nesheretova - Kurgan.


" Mi chiamo Galina Nesheretova, ho 56 anni e vivo nella città di Kurgan. Do testimonianza che dopo la lettura  della trilogia " Creazione del Mondo" di Arcadij Petrov, si è verificata in me la rigenerazione di due denti superiori.
Avevo un ponte d'oro che improvvisamente si è staccato. Mi è dispiaciuto che il ponte si fosse staccato ed esattamente un mese dopo si è verificato un gonfiore nella gengiva. Ho pensato ad un processo infiammatorio ma poi ho scoperto con la lingua che in quel punto spuntavano due dentini aguzzi.
Mentre stavo leggendo il libro sono arrivata ad un punto dove l'autore spiegava la rigenerazione dei denti.  Ho pensato se fosse possibile che succedesse anche a me e come sarebbe stato bello se mi fossero ricresciuti i denti. 
 Poi ho pensato : " Ma come è possibile visto che ho delle corone". In seguito, improvvisamente, mi si sono staccate queste corone. Mi sono meravigliata tanto ed ero felicissima. 
L' ho fatto vedere ai miei figli. Ho aperto la bocca, tutti guardavano ed era vero! Tutti gioivano con me e addirittura mi invidiavano.
Sono immensamente grata per questo, per la possibilità che mi si è presentata e per queste nuove tecnologie che oggi esistono".

Quando il ponte della Sig.ra  Nesheretova si è staccato, lei ha cercato subito la sua amica dentista ma non è riuscita a trovarla. 
Il periodo di tempo in cui la dentista è stata "casualmente" inritracciabile è esattamente lo stesso periodo che è stato necessario ai suoi denti, completi di radice, di ricrescere.
  



FRATTURA COLONNA VERTEBRALE- Lirin Sergei - città di Nizniy Novgorod.


" Mio figlio aveva una frattura di due dischi della colonna vertebrale. Lui è rimasto sdraiato a letto per un lungo periodo. 
 I medici stavano usando certe tecniche di stretching ma con  scarsi progressi. Il suo sistema immunitario era molto debole e aveva sviluppato l'artrite.
 Il nervo trigemino su un lato della sua faccia necessitava una correzione ma i medici non potevano correggerlo. Aveva molto dolore e spasmi continui. Usavano stimolatori cerebrali per cercare di migliorare la sua condizione e lui passava molto tempo all'ospedale e naturalmente anche i suoi studi ne risentivano.
 Così la nostra unica possibilità di salvarlo era di incontrare Arcadij Petrov ed io non potevo perdere questa opportunità.
 Prima di iniziare ad utilizzare le tecnologie del Prof. Petrov, mio figlio è stato visitato dal  Prof. Sirovskiy,  scienziato molto conosciuto a Mosca che dirige il reparto di neuro-rianimatologia a Burdenko.
 La sua diagnosi fu terribile. Disse che il ragazzo non sarebbe mai ritornato ad una salute normale e che sarebbe stato disabile per il resto della sua vita.
Il ragazzo aveva lo sguardo di un uomo di novant'anni ed era molto sconvolto.
Lo stesso giorno, dopo la visita, siamo andati ad incontrare Arcadij Petrov. 
Durante la prima settimana usando le sue tecnologie di bioinformazione, abbiamo potuto vedere i risultati definitivi. La dinamica di miglioramento delle condizioni del ragazzo è stata verificata mediante attrezzature mediche in ospedale e dopo due mesi e mezzo il nostro ragazzo ha vinto un concorso regionale di ciclismo estremo.
Sono molto grata che lui abbia avuto indietro la sua salute ed il suo entusiasmo.
Ora si sta godendo di nuovo la vita e lo sport che ama". 

Ivan Saharchuk - Dottore in Scienze Mediche, membro del " New York Science Academy", Professore Capo del Dipartimento di Terapia Medica dell'Università Nazionale Ucraina.


" Sono stato molto felice di leggere la trilogia " Tree of Life" di Arcadij Petrov.
Mia moglie ed io abbiamo insieme cento anni di esperienza pratica nel campo della medicina.
 Anche se siamo entrambi medici professionisti, a causa della cattiva salute cronica sperimentata per molti anni, siamo stati costretti a cercare aiuto presso un uomo che è lontano da un professionista medico tradizionale.
Abbiamo avuto un grande apprezzamento per i libri di Petrov  e abbiamo cominciato ad usare le tecnologie descritte nei libri su noi stessi.
In un tempo molto breve i nostri sintomi hanno iniziato ad indebolirsi e a scomparire. Dalla nostra esperienza abbiamo concluso che la medicina moderna ha ancora molta strada da fare per essere in grado di aiutare le molte persone che soffrono di malattie come l'arteriosclerosi, il cancro, le malattie da virus  e quelle della vecchiaia come la demenza. 
L'attenzione dovrebbe essere data a queste nuove tecnologie che vengono descritte in questi libri  e insegnate al Centro Arcadij Petrov".

 Queste testimonianze, che sono solo una piccola parte delle guarigioni avvenute, dimostrano che la radicata credenza secondo la quale gli organi non possono rigenerarsi da soli e i denti, una volta persi, non possano ricrescere, è decisamente da rivedere.

Ritengo quindi che sia importante divulgare questo tipo di informazioni perché questo consentirà di abbattere più velocemente la barriera dell'impossibile, un pò come successe quando Roger Bannister nel 1954 batté un record nella corsa ritenuto "impossibile" per più di un secolo.
Una volta che quella barriera fu infranta e il record depennato dalle cose impossibili, fu facile per gli altri corridori replicare e migliorare il risultato.

Fintanto che si continuerà a pensare che è impossibile così sarà, ma ora i tempi sono maturi per aprirsi a nuove cose.

Consigliatissima la visione del documentario "Luce dell'Eternità" con Arcadij Petrov, specialisti del settore medico tradizionale e testimonianze di persone guarite.

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31 luglio 2013 3 31 /07 /luglio /2013 22:02

È veramente tempo di rivelazioni, sopratutto nel campo energetico.
È innegabile che ormai da ogni parte del mondo scienziati-sperimentatori autonomi vengono alla ribalta e portano alla conoscenza del grande pubblico le loro straordinarie scoperte, specie attraverso il web e informatori indipendenti.
Dal sito http://www.peswiki.com, al momento il miglior portale mondiale sull’argomento Free-Energye cioè energie gratis e libere per tutti, estraggo e traduco le notizie riguardo il motore magnetico realizzato dall’inventore e sperimentatore scienziato turco Muammer Yildiz, dopo 33 anni di studi sul magnetismo e 44 prototipi di motori funzionanti con la forza di soli magneti permanenti.

Per i profani in assoluto, vuol dire che questo motore non usa nessun combustibile per girare, ma la forza attrattiva e repulsiva di semplici magneti.
Il segreto del funzionamento di questo motore dovrebbe risiedere nel design dello stesso, cioè nel modo in cui sono disposti i magneti sul rotore e in contrapposizione sullo statore, la parte esterna e immobile del motore.
La durata dei magneti di attuale fabbricazione, quelli al neodimio ad esempio, è davvero lunga, si parla di decenni, basti pensare agli altoparlanti che funzionano grazie ad un  magnete e che, a meno che non venga “bruciato” l’avvolgimento di rame, possono suonare bene per 20-30 anni e tuttavia alla fine della loro vita il magnete sarebbe ancora quasi totalmente “carico”.

Ebbene Muammer Yildiz nel corso degli anni ha prodotto vari modelli di questi motori, che in realtà sono quindi, non utilizzando nessun tipo di energia, dei veri e propri generatori di movimento rotatorio, che può quindi essere convertito in corrente elettrica facilmente, utilizzando un alternatore direttamente connesso ad esso.
La potenza dei prototipi finora costruiti va da 1  a 2 kw e nel passato l’inventore ha mostrando già il suo motore e condotto vari test rintracciabili on line, tuttavia nei prossimi giorni dovrebbe partire  un test definitivamente accademico che verrà condotto per 30 giorni consecutivi in una università europea non meglio specificata.
Nel brevissimo video girato il 17 gennaio 2013 si vede perfettamente come il motore viene fatto partire, funziona e poi viene arrestato.

 

Questo filmatino è stato girato dal Dr Ward van der Houwen che, dai Paesi Bassi, una volta saputo del test ufficiale in partenza, ha deciso di armare una troupe e costruire un documentario da mostrare al mondo intero, anche per verificare di prima mano, producendo un video-documento incontrovertibile che narrerà inoltre la storia dell’inventore e il percorso personale di Muammer Yildiz.
I dettagli finora certi si leggono da una breve missiva di Halil, aiutante e socio nel progetto di divulgazione:

L’università sta preparando una camera isolata dove un solo motore verrà testato, ma Mr. Yildiz ne ha preparati due.
Gli strumenti che verranno possibilmente usati in fase di test sono un alternatore, una dinamo, batterie, un riscaldatore elettrico, lampade, misuratore di coppia Misuratore di giri, dinamometro e altro.
Mr. YILDIZ intende dimostrare che può tenere la velocità costante o controllarla + o – e può anche controllare la potenza + o -.
Al momento non abbiamo bisogno di nulla, solo di Preghiere per la Gente!
Personalmente ho un obbiettivo: un sito web con tutti i contenuti tradotti in tutti i linguaggi del mondo, dai loro madrelingua, in maniera corretta. Per gli uomini di affari capire e scrivere in inglese o tradurlo, potrebbe non essere un problema, ma per la gente che non parla un linguaggio straniero, voglio davvero farlo.
Anche per i portatori di handicap, ho bisogno di supporto, per aiutarli a seguire gli eventi, perché una delle mire del BSMH PROJECT (il progetto di sviluppo in fase di business plan) è di aiutare i portatori di handicap, gli anziani e i bambini nelle loro vite quotidiane.
Questo è un progetto umanitario. Non personale, ma globale. Non è solo commerciale.
Sinceramente: Halil TURKMEN – BSMH TURK

L’Articolo è estrapolato dal dossier completo attualmente in fase di scrittura a questo link:
http://www.peswiki.com/index.php/Event:2013:Validating_Muammer_Yildiz%27_Magnet_Motor_for_30_Days_at_European_University

In quest’altro video documento, pubblicato il 13 gennaio 2013 si possono ammirare delle splendide immagini che mostrano il certosino lavoro di ricerca nella costruzione di diversi prototipi e le bellissime foto dei pattern magnetici generati in fase di studio, in attesa del documentario vero e proprio, che dovrebbe finalmente dirimere l’annosa questione sul funzionamento dei motori puramente magnetici.

 

Sul sito ufficiale è pieno di informazioni e c’è anche una pagina in Italiano, questa: http://www.bsmhturk.com/it.php  dove si legge:

DA NANO A MEGA DISPOSITIVI: NESSUNA MANUTENZIONE

Garanzia a vita: La costante energia rotativa che viene prodotta dal dispositivo può essere utilizzata per collegarsi a qualsiasi sistema meccanico esterno come albero, elica, ruota, trasmissione, alternatore, ecc.

Il dispositivo è compatibile per il funzionamento con qualsiasi meccanismo o sistema.
Tutti i sistemi che funzionano tramite una sorgente di energia possono utilizzare questo dispositivo.

In conclusione, a riprova del fatto che nel mondo ci sono molte persone che stanno replicando questi esperimenti, vi propongo il Motore Magnetico Argentino TORIAN 3, definitivamente molto più rudimentale, ma comunque visibilmente funzionante.
Il mondo adesso deve sapere se un nuovo e diverso futuro è davvero alle porte oppure no e se queste invenzioni sono tutte bufale oppure no: verificare per credere!
Grazie ad Allan Sterling per l’importante lavoro informativo che svolge e ai quanti condivideranno questo articolo presso i loro contatti contribuendo con un semplice gesto alla divulgazione.

Emanuele Nusca

Fonte: opptitalia.org

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20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 22:45

Il treno viaggerà da Los Angeles a San Francisco in 30 minuti Il progetto Hyperloop è il treno del futuro. Si tratta di un nuovo sistema di trasporto superveloce che può viaggiare a velocità due volte superiori a quelle di un Concorde: ben 1200 chilometri orari. Molto più di quanto possibile oggi con il treno giapponese Maglev 2000, chiamato anche “bullet train”, capace di arrivare a 580 Km/h, ma che solitamente si muove a non più di 480 Km/h. Spostandosi a velocità tanto elevate uno dei problemi principali è rappresentato dalla resistenza dell’aria, che per essere vinta richiede un quantitativo ingente di energia, senza tralasciare le vibrazioni e il rumore generati.


 Secondo il suo inventore,  Elon Musk, il supertreno può viaggiare da Los Angeles a San Francisco in soli 30 minuti genererando energia grazie a pannelli solari.
Hyperloop non risente degli effetti degli agenti atmosferici come la pioggia e il vento in quanto viaggia sottoterra o in una galleria artificiale sospeso su rotaie, non avendo quindi problemi di attrito.

Musk ha definito la sua TAV "la quinta via del trasporto". Sarà annunciato ufficialmente il prossimo 12 agosto."Missili" nel vuoto. Il presidente di Tesla ha parlato per la prima volta di Hyperloop un anno fa, a luglio 2012, lanciando l'idea di un "quinto mezzo di trasporto" alternativo a nave, aereo, auto e treno. Costo stimato della tratta Los Angeles-San Francisco: sei miliardi di dollari, comunque meno di un decimo dell'alta velocità ferroviaria da 70 miliardi che da tempo si ipotizza di costruire tra le due città. Ora, cosa sia davvero Hyperloop, resta ancora un mistero. Musk ha dispensato qua e là degli indizi: all'inizio dell'anno, ad esempio, ha detto che il progetto potrebbe essere un incrocio "tra un Concorde, un cannone a rotaia e un hockey da tavolo". A suscitare interesse è stato proprio il riferimento alla railgun, un sistema di lancio per proiettili conduttivi che sfrutta gli impulsi elettrici e i campi elettromagnetici. La Marina Usa lo studia dal 2005, dal 2012 è partita la seconda fase del programma e il primo prototipo, a febbraio dello scorso anno, è stato in grado di sparare un proiettile di 40 libbre (poco più di 18 kg) a 5.600 miglia orarie, sette volte la velocità del suono. Chissà se questi test hanno ispirato Musk, ma c'è chi tira in mezzo anche la levitazione magnetica, già usata dai treni ultraveloci, e l'utilizzo del vuoto pneumatico per eliminare qualsiasi forma di attrito, anche se Musk pare avere già escluso quest'ultimo. Per ora, sono solo ipotesi.

 

Hyperloop, il visionario progetto di Elon Musk per rivoluzionare il trasporto pubblico

Hyperloop, il visionario progetto di Elon Musk per rivoluzionare il trasporto pubblico (immagine: The Verge).

Hyperloop non dovrà tenerne conto, visto che le persone viaggeranno all’interno di “capsule” racchiuse in una sorta di tubo, riducendo notevolmente qualsiasi attrito. Cosa ci sia esattamente all’interno al momento non è chiaro. L’immagine allegata è stata realizzata da John Gardi per ipotizzarne il principio di funzionamento, ma non rappresenta uno scherma ufficiale, anche se Musk l’ha commentata dicendo che in qualche modo si avvicina al progetto originale. Smentito anche l’utilizzo di binari chiusi nei quali viene ricreato il vuoto: tutti i dettagli saranno svelati il mese prossimo.

L’ostacolo più grande per la realizzazione di un progetto simile potrebbe però essere un altro, ovvero dove posizionare la linea di trasporto. Va infatti considerato che, a causa dell’elevata velocità, l’andamento della struttura dovrà essere il più possibile lineare: anche un minimo cambiamento rispetto alla direzione intrapresa eserciterebbe una spinta laterale molto forte sui passeggeri, con conseguenze ben immaginabili. Anche in prossimità dei punti di imbarco e sbarco, l’accelerazione e la decelerazione dovranno avvenire in modo graduale. Se ne saprà di più il 12 agosto, quando Elon Musk ne parlerà pubblicamente.


fonte

 

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13 luglio 2013 6 13 /07 /luglio /2013 21:39

Osare definire storici i due studi pubblicati su Science, in cui si riportano i risultati ottenuti al TIGET di Milano rispettivamente nei confronti della leucodistrofia metacromatica e della sindrome di Wiskott Aldrich, non è un’esagerazione. Per la prima volta, infatti, si può parlare di una cura efficace nei confronti di due malattie che fino a oggi davano poche (o nessuna) speranza. E il trattamento unisce due eterne promesse, finora per lo più disattese, della medicina moderna, che finalmente, messe insieme, sembrano funzionare: la terapia genica e le cellule staminali. Di queste ultime, delle loro potenziali risorse come “pezzi di ricambio”, e delle tante aspettative deluse che hanno provocato, si è parlato fin troppo negli ultimi mesi. Per quanto riguarda la terapia genica, poi, l’idea, apparentemente semplice, che, una volta noto il gene difettoso, sarebbe bastato sostituirlo con uno corretto si scontrò con la realtà non appena, all’inizio degli anni Novanta, si cominciò a sperimentarla in clinica: da un lato era difficile far lavorare in maniera abbastanza efficiente i geni che si introducevano nell’organismo, in modo da produrre una quantità sufficiente della proteina mancante; dall’altro il rischio di effetti collaterali gravi, per esempio leucemie, era sempre in agguato. Nel 1996 Luigi Naldini, attuale direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (TIGET)  di Milano, ebbe però un’intuizione che allora sembrò temeraria, ma che oggi si rivela vincente: utilizzare come vettore dei geni da introdurre nella cellula il virus dell’AIDS, privato di tutte le sue componenti patologiche.

È stato questo usato il metodo usato nei confronti di entrambe le malattie di cui si parla oggi. Un approccio più immediato nel caso della sindrome di Wiskott- Aldrich, una malattia ematologica che, oltre a compromettere le difese dell’organismo e predisporre a molte altre malattie, facilita le emorragie. In questo caso le staminali ematopoietiche, prelevate dal midollo osseo del paziente, corrette e poi reinfuse, hanno sostituito quelle malate, dando origine a un sistema immunitario e funzionante e a piastrine normali. La sfida è stata un po’ più ardua nei confronti della malattia neurodegenerativa, la leucodistrofia metacromatica, in cui le cellule staminali dovevano arrivare al cervello e rilasciare la proteina corretta in quantità sufficiente a essere raccolta dalle cellule nervose circostanti.  Ma le cellule ingegnerizzate hanno funzionato, e nessuno dei tre bambini sembra per ora rispettare l’implacabile calendario della malattia, scandita dalla perdita progressiva di tutte le capacità cognitive e motorie, per cui oggi dovrebbero essere già compromessi.

Così, inevitabilmente, nell’aula dell’Istituto San Raffaele gremita di ricercatori e giornalisti per la conferenza stampa di presentazione di questi incredibili risultati, il convitato di pietra era Davide Vannoni.  Nessuno degli intervenuti ha nominato lui, né la Stamina Foundation, ma ogni volta che si citava la leucodistrofia metacromatica il pensiero correva alla piccola Sofia, col cui nome ormai, almeno in Italia, è conosciuta questa malattia. «Quando i genitori della bambina si sono rivolti a noi, purtroppo, la malattia era già in fase troppo avanzata per poterla inserire nello studio» spiega con rammarico Alessandra Biffi, che ha condotto questa sperimentazione. Una delle chiavi del successo è stata infatti la precocità del trattamento, somministrato al manifestarsi dei primi sintomi, o addirittura prima che comparissero, in fratellini di pazienti destinati ad ammalarsi anche loro: in tutti l’analisi del DNA aveva infatti sentenziato la stessa mutazione genetica, responsabile di un difetto dell’enzima arilsulfatasi, e quindi la stessa prognosi senza speranza.  «Non sapevamo se avrebbe funzionato, e non potevamo escludere possibili rischi» ricorda commossa la ricercatrice, che oggi non riesce a trattenere la gioia, davanti a un risultato che va al di là delle aspettative: questi tre bambini che stanno bene, in cui il beneficio della terapia è innegabile, e altri sette che promettono altrettanto bene ma per cui è ancora troppo presto per dichiarare vittoria.

Altrettanto felice è la mamma di Jacob, uno dei tre piccoli affetti da sindrome di Wiskott-Aldrich: «La diagnosi è arrivata quando aveva solo quattro mesi» racconta la giovane signora, di origine indiana, ma che vive sulla costa orientale degli Stati Uniti. «L’unica speranza era un trapianto di midollo, ma non c’era un donatore compatibile. Poi ci hanno parlato di Alessandro Aiuti, e della sperimentazione clinica che stava per cominciare a Milano: con la cura, la vita di mio figlio è cambiata». Mentre prima ogni piccolo trauma provocava emorragie e il rischio di un’infezione era sempre in agguato, dopo il trattamento il bambino e la sua famiglia hanno cominciato ad assaporare quello che è il sogno di tutte le persone coinvolte in queste terribili malattie: una vita normale.

È uno splendido dono che la ricerca italiana, finanziata con 19 milioni di euro provenienti da Telethon, ha regalato a bambini provenienti da vari Paesi del mondo. Due di loro vivono negli Stati Uniti, eppure hanno fatto un viaggio della speranza controcorrente rispetto a quelli usuali, trovando in Italia una guarigione che ha poco di miracoloso. È piuttosto frutto del lavoro di una settantina di persone tra ricercatori e clinici, che hanno lavorato sodo per 15 anni, non senza battute di arresto e momenti di scoraggiamento, per raggiungere questo risultato.  «Un risultato che non abbiamo mai garantito, nemmeno quando portavamo in televisione gli ammalati e le loro famiglie per chiedere aiuto agli italiani attraverso le nostre maratone» precisa Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon. «Quello che abbiamo promesso era un impegno, e lo abbiamo mantenuto» aggiunge. Dopo aver rivendicato il fatto di non aver mai fatto false promesse, Pasinelli sottolinea i metodi rigorosi seguiti nella ricerca, il ricorso alle costose ma sicure cell factories che si attengono alle norme GMP, cioè di “buona pratica clinica”, l’adesione a tutti i passaggi richiesti dalle autorità regolatorie che, ci tiene a sottolineare «sono a tutela dei pazienti. Perché nessuna malattia è tanto grave, e nessun paziente tanto compromesso, da non meritare ogni cautela, e il migliore dei trattamenti possibili». E poi ancora ricorda come i ricercatori si sono sottoposti pazientemente ai severi scrutini della commissione internazionale indipendente che decide periodicamente  se riconfermare l’assegnazione dei fondi, e a volte abbiano accettato di allungare il percorso per seguire le indicazioni ricevute, in vista di una maggiore sicurezza. Infine, i loro dati, raccolti e documentati, sono stati passati al vaglio di una delle due più importanti riviste del mondo. E solo dopo aver superato quest’ultimo esame hanno comunicato al pubblico i loro risultati, parlando di successo.

No, nessuno ha nominato Davide Vannoni  e Marino Andolina, nessuno ha accennato alla Stamina Foundation, ma nessuno, allo stesso modo, ha potuto fare a meno di notare la differenza nel metodo di lavoro, nell’umiltà e nella serietà della comunicazione di questi scienziati e di chi li sostiene, rispetto ai facili slogan dell’esperto in processi persuasivi e del suo staff. Roberta Villa

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=oAX0hDMpGss     fonte

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12 luglio 2013 5 12 /07 /luglio /2013 21:15

La fotografia Kirlian è nata nel 1939 rimanendo controversa in occidente. Gli scettici affermano che ciò
che viene visualizzato nelle foto altro non è che un'insieme di cariche elettrostatiche e/o magnetiche degli
oggetti osservati.
L' aura mostrata nelle immagini assume caratteristiche differenti in base agli oggetti fotografati. La luce intorno
agli esseri umani appare bianca, leggermente in penombra come in una eclissi lunare. Questo ha fatto credere
agli studiosi di stare osservando l'anima così come essi la immaginavano.

Nel 1962 studi approfonditi mostrarono connessioni tra alcune discipline e la fotografia Kirlian, quali
l'imposizione delle mani o l'agopuntura.
Osservando l'uso di queste tecniche sotto lo sguardo spettrico della fotografia Kirlian, infatti, si sono
potute analizzare numerose sfumature di colore che sono andate a completare lo spettro dell'aura
umana influenzata dalle proprie emozioni.
Il dolore, ad esempio, è stato identificato con colori lividi e del tutto diversi da quelli osservati in qualunque
altro stato emotivo.

 

Secondo i cultori del paranormale la fotografia kirlian permetterebbe di vedere l'aura vitale o di dimostrare l'esistenza di misteriose bioenergie. Le fotografie fatte con la tecnica Kirlian mostrano infatti, attorno a una foglia o una mano, suggestivi aloni colorati, corone luminose.

I pranoterapeuti, che affermano di guarire le persone con l'energia che sprigionerebbe dalle loro mani, utilizzano la fotografia Kirlian per dimostrare di avere un'aura particolarmente sviluppata o di emettere in grande quantità dei non meglio specificati "biofotoni". Non è raro trovare, fra occultisti, guaritori e pranoterapeuti, fotografie di questo tipo messe in bella mostra sulla parete, vicino a diplomi e riconoscimenti.

[Una foto che mostra la caratteristica aura del cosiddetto effetto Kirlian]

L'effetto Kirlian però non ha nulla di paranormale: dipende solo dal particolare processo fotografico con cui si ottiene. Deve il suo nome allo scopritore Semyon Davidovich Kirlian, un tecnico russo, riparatore di macchine fotografiche che nel 1939 scoprì il fenomeno.

Nel procedimento di ripresa si deve posare l'oggetto su una pellicola fotografica (o su una lastra di vetro con sotto la macchina fotografica) dove viene fatta passare una scarica elettrica: si ottengono così le suggestive immagini circondate da aloni di vari colori.

L'aura vitale, le bioenergie o il fluido dei pranoterapeuti non c'entrano nulla: gli aloni si ottengono anche fotografando un chiodo, una chiave inglese o qualsiasi altra cosa. Le luci che si vedono sono dovute infatti ai gas presenti nell'aria che circonda l'oggetto che viene fotografato: questi vengono ionizzati dal campo elettrico durante il passaggio della corrente.

kirlian.jpg

 

Per scattare una fotografia Kirlian è necessario disporre di un equipaggiamento speciale capace di
catturare uno spettro di frequenze molto più vasto di quello osservato dalle ordinarie fotocamere.
Una volta ottenuta la foto, inoltre, la lettura della stessa appare molto complessa se analizzata senza
aver conseguito uno studio speciale a riguardo.
Ricercatori della fotografia Kirlian sono comunque in grado di leggere perfettamente una immagine
così da identificare l'entità fotografata, il suo stato emozionale, i suoi principali problemi di salute attuali o passati e
numerose altre informazioni.

 

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1 luglio 2013 1 01 /07 /luglio /2013 21:43

hydrobetatron

 

 Ugo Abundo e di Luciano Saporito, proprio come supporto per questo progetto, per la volontà di lavorare nell’ ambito della nuova Scienza LENR, comunemente nota col nome (anche se improprio) di “fusione fredda”, con filosofia Open Source, hanno ideato un sito web, con la volonta di aprire le porte a tutti coloro che vogliono credere al loro lavoro. Pertanto potrete seguire passo passo tutto il lavoro di sviluppo dell’apparato “hydrobetatron,” che verrà svolto anche in futuro, volto alla realizzazione di un dispositivo, (il reattore), efficiente e ingegnerizzabile da chiunque possieda le necessarie capacità tecniche: infatti tutti i dati, le ricerche, i piani costruttivi saranno di dominio pubblico.Scopo del reattore é la produzione di energia economica, inesauribile e pulita, cosa che riteniamo vitale sia per il benessere (e la libertà) dell’ Uomo che per la salvezza del pianeta Terra. Vi invitiamo ad aiutare il progetto hydrobetatron.org! Con l’ energia economica, inesauribile e pulita, aiuterete Voi stessi e anche il nostro pianeta!In questi giorni stiamo costituendo, con soci fondatori un gruppo di ricercatori LENR, l’Associazione senza fini di lucro “OPEN Power”; ad essa potranno iscriversi privati sostenitori dell’idea della condivisione, ricercatori, altre associazioni, enti pubblici e privati.Gli scopi, lo statuto e il bilancio dell’Associazione saranno consultabili su questo sito;l’obiettivo finale è offrire a tutti, ad auspicabile successo delle ricerche raggiunto, una alternativa libera e gratuita (per lo sfruttamento della nuova energia) al tradizionale percorso ricerca-brevetto-sfruttamento industriale da parte dei competitors.

HYDROBETATRON.ORG E’ UN SITO WEB NATO PER VOLONTA’

 

IL PROGETTO

hydrobetatron è la naturale evoluzione del  progetto scolastico interdisciplinare athanor nato nel 2011 dall’ iniziativa del prof. Ugo Abundo e di alcuni suoi Colleghi presso l’ I..I.S. Leopoldo Pirelli di Roma. Si tratta quindi, fin dalle sue prime origini, di un progetto che ha visto la collaborazione di più soggetti: l’ Istituzione Scolastica, gli Insegnanti e gli Studenti.Verso il  termine dell’anno scolastico (aprile 2011) é stata depositata domanda di brevetto cautelativo, beneficiaria l’Istituzione Pubblica, proprio per proteggere l’idea da sfruttamenti da parte di terzi.Naturale, in un certo senso, è stata quindi la sua evoluzione nell’ attuale progetto hydrobetatron, che per volere del Prof. Ugo Abundo, ha sposato con entusiasmo e interamente la filosofia dell’ open source, ovvero la filosofia della collaborazione e della condivisione libera del lavoro e dei risultati conseguiti. Come molti di Voi già sapranno, questa filosofia (open source) é nata inizialmente in ambito informatico, dando come frutto, per esempio, linux, che è a tutt’ oggi uno dei migliori sistemi operativi per computer esistenti, liberamente fruibile da tutti, poiché open source. Potremmo citare anche l’ ormai famosa enciclopedia libera online wikipedia che è nata e evolve anch’ essa grazie a questa filosofia di libera condivisione!
Non v’é libertà senza sviluppo, non v’é vero sviluppo senza libertà. L’Hydrobetatron ricordiamo è l’erede del celebre Athanor, il reattore messo a punto dallo stesso Abundo all’interno di un progetto scolastico. Dai test emerge che a fronte di un’energia immessa di 38,6 W il macchinario ne avrebbe prodotto circa 52,9. Ovviamente, come ricordano gli stessi interessati, sull’esattezza delle misure gravano i limiti degli strumenti a disposizione.
La promessa però è quella di arrivare quanto prima ad un sistema di misurazione soddisfacente:

 

 





 

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22 giugno 2013 6 22 /06 /giugno /2013 23:10

Anche i cloni ritornano, come gli zombi. Il 20 marzo 2013 La Repubblica  riprende dal New York Times un articolo d’una giornalista, Kolata, che nel 97 aveva contribuito allo tsunami Dolly con una raffica di scoop e nel 98 li aveva rielaborati in ‘Clone’, un discutibile ‘instant bestseller’. Ricordiamo che nel 2003 dopo un’enorme sovraesposizione mediatica (per questa!, sostiene Kolata) Dolly sviluppò problemi fisici e comportamentali: fu eutanizzata e finì imbalsamata in un museo scozzese. Intanto s’erano generati cloni d’altre specie, poi persi per strada.

Clone Book

riproduttivo: ingoiava le uova fecondate e le incubava nello stomaco sino al ‘parto’ cui arrivava dopo due mesi di digiuno; se mangiava, digeriva cibo e figli. Clonarla potrebbe chiarirne sia l’evoluzione, indiziata d’incompatibilità col darwinismo, sia l’estinzione, associabile all’insolita riproduzione: purtroppo i pochi cloni nati vivi sono morti subito. Un esito simile ebbe un esperimento del nostro Loi, che nel 2001 clonò un muflone sardo (pure in estinzione).

Per clonare un organismo occorre trapiantare il DNA (genoma) d’una sua cellula in un uovo. Perché il trapianto funzioni, il DNA deve essere totipotente, come quello dell’uovo fecondato: così impone il Dogma Centrale della Biologia Molecolare, per cui tutte le cellule d’un organismo devono avere lo stesso DNA (quello dell’uovo fecondato). In teoria basta quindi estrarre dalle cellulle il DNA e trapiantarlo in uova:  dotate così del genoma del donatore le uova ‘fecondate’ vanno trasferite in utero e a termine dovrebbero nascere organismi tutti geneticamente identici al donatore. Insieme avrebbero formato un clone, cioè un gruppo di suoi gemelli identici ma posticipati. In pratica la tecnica era immatura, complessa e rischiosa: le rese erano così scarse che si chiamò ‘clone’ un singolo (spesso il solo) organismo clonato.

Nel 2007 il francese Wegnez sentenziò: ‘la clonazione non ci consentirà di salvare specie in via d’estinzione, né di clonare animali preistorici, ma potrà aiutarci in molti settori applicativi’ (‘Clonazioni’, Dedalo). In realtà oggi anche la seconda previsione è falsa: i cloni semplicemente non esistono. Urge capire perché, visto che hanno fruttato un Nobel. Ma non a Wilmut, il padre di Dolly, nata da una cellula adulta, bensì a Gurdon, il nonno di una nidiata di rospi, clonati mezzo secolo prima da cellule embrionali. Gurdon aveva portato a sviluppo normale solo una frazione dei suoi cloni: ma concluse che ‘ai geni richiesti per lo sviluppo la specializzazione cellulare non causa perdite o inattivazioni irreversibili o cambiamenti permanenti’. Sorvolò sul fatto che le cellule adulte producevano cloni incapaci di crescere normalmente. In questo senso il primo ‘successo’ arrivò nel 97 e premiò Wilmut & C: trapiantarono 434 cellule mammarie d’una pecora adulta e generarono un solo ‘clone’, Dolly. Per Wilmut fu fama planetaria. Poco alla volta si clonò l’intera fattoria, ma i primati restavano inclonabili, le procedure permeabili a frodi e refrattarie a miglioramenti.  La fine prematura e tormentata di Dolly, e di tanti altri cloni, tradiva l’esistenza di problemi.

Ora il Nobel 2012 per la medicina premia ‘la scoperta della riprogrammabilità genetica di cellule mature’ attribuita al giapponese Yamanaka e a Gurdon: ma mentre il primo ha messo a punto un sistema estraneo alla clonazione che sfrutta la trasformazione di cellule adulte mediata da geni e il loro avvio verso l’induzione della  ‘pluripotenza staminale’, il secondo aveva ripreso vecchi esperimenti di Briggs e King, clonato cellule embrionali, difficilmente definibili ‘mature’, e comunque non ha dimostrato ‘la riprogrammabilità genetica di cellule mature’. Intanto multinazionali come la Bayer abbandonano; gruppi che vendono milioni di animali sperimentali (topi cavie conigli etc) come il Jackson Lab, una non-profit pioniera della clonazione, o la Charles River, non li hanno né in catalogo, né nei corsi d’aggiornamento. Ma guru come Watson e Church, vogliono clonare animali estinti da eoni, i Neandertal: a Venter La Repubblica del 31 marzo 2013 attribuisce l’idea di clonare marziani a partire dal loro ipotetico DNA… Intanto sulla Terra si chiariscono alcuni problemi: durante lo sviluppo il DNA accumula variazioni epigenetiche (che lo ‘decorano’) e genetiche (che lo riarrangiano): a dispetto del Dogma Centrale e in risposta a eventi sia casuali, sia programmati, il DNA delle cellule adulte si differenzia da quello assemblato al concepimento, l’unico dotato d’una totipotenza che la saggezza evolutiva vuole effimera; e forse anche da quello che compare negli embrioni, nei feti, nei piccoli e negli adulti. Durante lo sviluppo d’ogni organismo la totipotenza originale subisce un’obliterazione eterogenea, progressiva e irreversibile, e le cellule clonabili diminuiscono in numero e funzionalità. L’aveva detto Weismann oltre un secolo fa.

Per tutto questo e per un’insolita sciatteria sperimentale Dolly non convinse tutti: qui cedo un attimo all’autobiografia. Con Zinder, stimato genetista della Rockefeller University di New York dove nel 97 ero in sabbatico, e altri, compilammo una lista di dubbi e l’inviammo a Nature: aveva appena pubblicato Dolly e la rifiutò. La girammo a Science: a dicembre aveva eletto la clonazione a ‘scoperta dell’anno’ ma a gennaio 98 la pubblicò col titolo ‘Dolly Confirmation’; in calce la replica dei clonatori, che accettavano dubbi, promettevano controlli, invocavano attenuanti. Ma non firmavano tutti e cinque, come doveroso: solo due, più un fiancheggiatore esterno. Protestammo, Science neppure rispose e noi desistemmo. Zinder non digerì né lo smacco di quelli che a torto ritenne dubbi infondati, né il sarcasmo che Wilmut & C ci riservarono nella loro biografia di Dolly (‘The second creation’, un biblico ‘instant flop’): entrò in depressione e non arrivò a godersi la rivincita. Infatti diventava chiaro perché questo non è un mondo per cloni: vi predomina il sesso che ripara il DNA. La clonazione invece l’usa così com’è nelle cellule adulte. Infatti clonare animali viventi, come pecore topi buoi etc (magari OGM), per non parlare di primati, uomo compreso, è statisticamente improbabile, economicamente fallimentare, eticamente discutibile. Clonare specie estinte è peggio: ai riarrangiamenti del DNA attuati da vivi s’aggiungono i danni accumulati da morti; inoltre mancano uova e madri gestatrici. Ecco perché risuscitare col DNA dinosauri, mammut e simili, o Neandertal, è utopia.

Nonostante tutto questo la clonazione ha avuto un impatto incredibile sulla scienza e sopratttutto sull’immaginario: nata dal sensazionalismo delle grandi riviste specialistiche e dall’acquiescenza dei media, da un eccesso di trionfalismo e sciovinismo nella scienza, dall’arrivismo di pochi ricercatori e dall’indifferenza di tanti, è cresciuta negli anni dell’uomo sulla luna, dell’ingegneria genetica, della fecondazione in provetta: persino autorevoli Nobel come Lederberg scommettevano sulla clonazione e sul suo auspicabile uso sull’uomo. La nostra millenaria aspirazione all’immortalità dei nostri geni assicurata in parte dalla riproduzione sessuale, pareva finalmente garantita dalla clonazione, e in toto. Così Dolly è diventata un’icona delle bioscienze e il Dogma Centrale la sua giustificazione: due zombi da seppellire. Ora arriva il trafiletto del quotidiano inglese The Independent: annuncia la creazione di un maiale resistente a tutte le malattie, ottenuto per mutagenesi con ‘DNA editing’, un procedimento, si insinua, semplice, quasi naturale. Pochi dati: ‘Pig 26’ non è un clone, né pare destinato a produrne, come peraltro desiderabile, dato che è raro e prezioso. In più è nato nella culla dei cloni, in quel Roslin Institute responsabile di Dolly.

CLONI IN TAVOLA

Gli animali d’importanza zootecnica devono essere sani, specie se destinati alla tavola; così i cloni e i loro prodotti, come il latte. A favore dell’uso alimentare dei cloni sino a pochi anni fa uscivano vibranti proclami di operatori e enti regolatori, nazionali e internazionali, ONU compresa. Il governo USA nel 2007 pubblicò un tomo di 847 pagine che sosteneva l’innocuità alimentare e addirittura i vantaggi dei cloni: ne assicurava la totale accettazione entro 5 anni (è in ritardo). Se i cloni sono gemelli identici d’un organismo sano, non c’è ragione per non portarli in tavola; ma sinora con insolita frequenza e precocità hanno mostrato malanni come obesità, carenze respiratorie, immunitarie e altre. Tutto si può dire dei cloni tranne che sono sani, come tassativo per usi alimentari! Alcuni operatori ne hanno sacrificato un paio, cioè una congrua frazione: li hanno analizzati a fondo e hanno concluso che erano ‘normali’. Ma questi controlli sono fuorvianti: i cloni devono essere sani costitutivamente, non a scadenza, che sappiamo improvvisa e devastante; vanno macellati quando è il momento, non sinché sono giovani e ‘sani’. Inoltre i cloni sono pochissimi rispetto al parco totale, e quindi esclusi dalla grande distribuzione. Che poi possano esser reintrodotti nel ciclo della riproduzione sessuale e generare figli ‘normali’ è possibile ma contraddice la ragione stessa della clonazione, ne annulla gli ipotetici vantaggi e ne rinvia le possibili conseguenze. Anche per questo l’industria, dopo i suoi contributi iniziali e gli investimenti successivi, ha abbandonato i poveri cloni; ora anche la scienza li rinnega.

 

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12 giugno 2013 3 12 /06 /giugno /2013 21:51

File:Two face cat.jpg

Un grande mistero della vita è rappresentata da persone che possiedono un doppio DNA, del quale esistono spiegazioni razionali e plausibili. Questo genere di fenomeno, può riguardare gli esseri umani e il mondo animale.

Dunque in biologia sono chiamate chimere organismi animali o vegetali che sono composti di tessuti geneticamente eterogenei. Nel mondo sono ben noti gli esperimenti del grande selezionista russo, frutticoltore-genetista Ivan Michurin, il quale, in sostanza, è stato il primo a occuparsi della creazione artificiale delle chimere vegetali tramite ibridazione delle chimere tra di loro per aumentare il raccolto e la resistenza alle avverse condizioni atmosferiche.

Tuttavia tra le piante il chimerismo capita molto più frequentemente che tra i mammiferi. Per questi ultimi è una grande rarità. Tanto più interessante è la storia capitata all’americana Lydia Fairchild, la quale dopo il divorzio ha deciso riscuotere gli alimenti dall’ex marito. Al suo consorte è stato chiesto il prelievo del DNA, alla pari della stessa signora Fairchild. Qui però le è stata riservata una sorpresa: si è svelato che lei non era la madre dei propri due figli, ma anche al terzo bimbo che portava in grembo. Inizialmente i medici hanno supposto che ciò poteva essere causato dalla trasfusione del sangue o dal trapianto degli organi, ma Lydia in precedenza non è mai stata sottoposta alle procedure del genere. Le autorità locali erano già intenzionate a rinviarla a giudizio in un processo penale per truffa, quando il suo avvocato ha presentato alla corte un articolo del The New England Journal of Medicine sul chimerismo. E’ stato disposto di condurre alcune ricerche mediche. E’ stato appurato che il DNA dei figli della signora Fairchild confermava soltanto la parentela con la loro nonna, la madre di Lydia. Si è riusciti a far luce su questo mistero soltanto dopo l’analisi dei capelli e dei peli prelevati dal pube della donna. E’ risultato che contenevano il materiale genetico eterogeneo. Il fatto stava che, da embrione, Lydia aveva inghiottito sua sorella-gemella e le cellule di quest’ultima sono rimaste nel suo corpo. Cosicché ancor prima della sua nascita Lydia è diventata una chimera. Dopo le analisi tutti i capi d’imputazione a suo carico sono stati tolti e la televisione ha dedicato un programma, intitolato The Twin Inside Me, al suo caso.

Al momento attuale sono stati registrati circa cinquanta casi del chimerismo umano. In realtà i precedenti simili possono essere molti di più.

Il biologo Svetlana Kasatkina, in un’intervista concessa a La Voce della Russia, ha raccontato in quale caso una persona può procurarsi due composizioni dei geni, trasformandosi in una chimera:

Il chimersimo può svilupparsi nelle persone in alcuni casi, si di carattere naturale sia di carattere artificiale. I primi riguardano i processi che si svolgono con l’embrione durante la gravidanza. Due ovuli fertilizzati possono unirsi, diventando uno solo, com’è avvenuto nel caso di Lydia Fairchild, portando al loro possessore il doppio DNA. Esiste poi il chimerismo gemellare, quando gemelli eterozigoti a causa della coalescenza dei vasi sanguigni trasmettono l’uno all’altro le proprie cellule. Infine l’ultima variante del chimerismo naturale – è il microchimerismo materno. Avviene se le cellule del feto penetrano il sistema sanguigno materno e vi si ambientano. In modo tale poi che permette ala madre del bambino di sbarazzarsi di molte malattie.

Per quanto riguarda il chimerismo artificiale, abbiamo a che fare con trapiantologia. Nel caso di trapianto a volte è di vitale importanza che l’organismo diventi una specie di chimera e non inizi a rigettare un nuovo organo. C’è stato un caso molto curioso, quando a un uomo, malato di HIV e di linfoma, è stato trapiantato midollo osseo per togliergli una delle sue malattie, e inaspettatamente sono state curate con successo anche queste due malattie. Il suo donatore è risultato portatore di un gene che provvede alla resistenza a queste malattie, e l’ha trasportato al ricevente insieme con il midollo osseo. Il chimerismo – è l’indirizzo della medicina che deve essere sviluppato da ogni lato perché il suo potenziale è semplicemente inesauribile.

Cosicché le persone-chimere possono avere un impatto molto influente sul nostro futuro. I medici non hanno dubbi che gli studi di questo fenomeno aiuteranno a curare molte malattie che oggi sembrano incurabili.

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9 giugno 2013 7 09 /06 /giugno /2013 22:20

ZTE Nubia Z7

Non possiamo rimanere che allibiti nel leggere le caratteristiche del nuovo gioiello tecnologico che la Cina si prepara a lanciare sul mercato degli smartphone: la casa produttrice cinese ZTE ha da poco annunciato il lancio di un nuovo smartphone della gamma Nubia. Si tratta del Nubia Z7 che secondo alcune indiscrezioni giunte in questi giorni presenterà delle caratteristiche tecniche innovative e tali da soddisfare la grande maggioranza dei consumatori.

 

ZTE Nubia Z7 1Innanzitutto il nuovo smartphone ZTE Nubia Z7 disporrà di touchscreen da 6,3 pollici con una risoluzione di 2560 x 1440 punti. Altra caratteristica da non sottovalutare è poi la presenza di un processore Octa Core ad 1.4 GHz ed ancora 128 GB di memoria interna ed una batteria da 4.000 mAh. Importante è poi anche la fotocamera posteriore da ben 16 megapixel. Il sistema operativo del nuovo smartphone ZTE Nubia Z7 sarà Android nella versione 5.0.

Ancora una volta la casa cinese ha avuto cura di creare uno smartphone dalle caratteristiche tecniche davvero avanzate e tali da accontentare i consumatori più esigenti e dei tanti utenti interessati a questo tipo di dispositivo.

 

ZTE Nubia Z7 2Per quanto riguarda poi la data di arrivo sul mercato della telefonia mobile del nuovo smartphone ZTE Nubia Z7 non si hanno ancora notizie certe e sicure e con ogni probabilità bisognerà attendere ancora del tempo prima di poter vedere il nuovo smartphone in commercio. Nel frattempo però gli utenti interessati potranno valutare attentamente le caratteristiche tecniche di cui dispone il nuovo prodotto che di certo possono considerarsi estremamente interessanti.

 

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