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30 marzo 2013 6 30 /03 /marzo /2013 23:28

Google Maps Luoghi censurati

  • Google Maps censura
  • Google Maps Babilonia
  • Google Maps Cornwell
  • Google Maps Michael Aaf Airport
  • Google Maps Russia censura

Le Google Maps sono visitate ogni giorno da milioni e milioni di persone che navigano tra le mappe a colpi di clic completando il giro del mondo in poche scrollate e zoomate. C’è chi cerca particolarità e curiosità e chi invece si sofferma sui luoghi delle vacanze preferite. Non mancano schermate misteriose con aerei in volo, animali e giochi di luce bizzarri. Ma in questo marasma di informazioni e dati ci sono dei luoghi che non si possono visitare nemmeno in modo virtuale. Sono le coordinate segrete di edifici, luoghi storici o privati che Google ha dovuto opportunamente censurare, dietro specifica richiesta, ne abbiamo selezionate alcune.

Nell’immagine di copertina troviamo il Palazzo reale ad Amsterdam chiamato Koninklijk Paleis Amsterdam che si può intravedere in mezzo ai pixel volutamente sfocati. Fa parte di una serie di edifici non visibili nella loro nitidezza, facenti parte della corona olandese, come anche la villa Huis ten Bosch. Inoltre presso Vlissingen si può notare una sorta di colorazione mimetica fatta come con Paint per coprire non si sa bene cosa. Tra i luoghi più censurati ci sono molti aeroporti come quello di Buffalo Niagara International Airport che si può ammirare solo in parte, senza scendere troppo con lo zoom. In Giappone, il Minami Torishima Airport dell’isola di Minami Torishima è come sovra-saturato nei colori per proteggere i segreti della Japan Maritime Self-Defense Force.

buffaloniagara

Non solo potenziali obiettivi di terroristi, ma su Google Maps sono volutamente celati anche obiettivi di bracconieri. Come nel caso del Tantauco National Park in Cile che non svela alcun particolare proprio per non creare un appoggio per i criminali alla caccia degli animali in pericolo di estinzione. C’è infatti chi su Google Maps organizza le vacanze e chi i colpi.

tantauco cile

Sembra che sulla tundra russa sia passato un gigantesco evidenziatore a cancellare in fretta e furia qualcosa di segreto. Un po’ come nella satira si illustravano i censori dell’Unione Sovietica. Che cosa si nasconde dentro la macchia marrone non lontana dalla cittadina di Egvekinot a sua volta in prossimità dello Stretto di Bering, che separa la Russia dall’Alaska?

googlemaps_russia censura

Il Dugway Proving Ground in Dugway, Utah è un sito occupato dall’esercito americano dove si testano in modo massiccio sostanze chimiche molto pericolose, armi batteriologiche e dove si conducono test riservati. L’edificio Michael Aaf è praticamente cancellato via con la gomma.

michael_aaf

Sempre negli Stati Uniti, la Cornell University Combined Heat and Power Plant in Ithaca, New York, aperta nel 2010 è stata opportunamente censurata su Google Maps. E’ uno stabilimento eco-friendly dove si genera elettricità pulita da gas naturali per cercare di abbattere l’emissione di sostanza nocive. E’ un progetto universitario, sì, ma top secret.

powerplant cornwell

Infine un luogo suggestivo come Babilonia in Iraq, che può sembrare una città in mezzo al fumo denso e spesso. A proposito di Google Maps, ecco una raccolta di immagini divertenti catturate grazie anche al servizio di mappatura stradale a livello umano Google Street View, che in un’occasione ha persino visto… Dio.

iraq babilonia

 

fonte

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29 marzo 2013 5 29 /03 /marzo /2013 21:47

Il virus Guanarito non è molto conosciuto. Non solo presso il pubblico dei lettori medi di quotidiani, penso che anche molti cultori della materia lo ignorano, e farebbero fatica a dimostrare una conoscenza in merito.

Questo virus fa parte di un genere, gli Arenavirus, che da luogo a forme che clinicamente si manifestano con emorragie sistemiche, che cioè si possono verificare in diversi organi ed apparati con conseguenze tanto gravi, che possono uccidere i malcapitati che si infettano. Appartengono allo stesso genere il virus Junin, il virus Lassa, Il Lujo, il Machupo, il Sabia ed il Whitewater Arroyo virus. Questi sono tutti virus che condividono la stessa caratteristica clinica di provocare emorragie sistemiche, di poter essere letali, e di essere trasmessi da roditori, che fungono da reservoir del virus. In pratica ciascun virus riconosce una particolare specie di roditore, che funge da serbatoio e che nella maggior parte dei casi insiste in una particolare area geografica, delimitando in tale maniera il territorio in cui può capitare quella precisa malattia.

Nel caso del Guanarito, che provoca la febbre emorragica venezuelana, il roditore che rappresenta il serbatoio della malattia è lo short-tailed cane mouse, che si trova nella parte occidentale del paese e predilige l’ambiente costituito dai campi anche coltivati dove cresce erba alta in abbondanza. Questo virus è stato protagonista di un episodio abbastanza spiacevole, per non dire preoccupante, di cui la stampa americana ha dato molto recentemente notizia. Una provetta contenente materiale relativo al virus Guanarito è scomparsa dal Laboratorio di Alta Sicurezza di livello BSL4, il massimo, dell’Università del Texas a Galveston.

Il livello di contenimento del virus HIV ad esempio è inferiore: BSL3. Un’ispezione condotta come di routine in questo laboratorio il 20 e 21 di questo mese ha messo in luce questa mancanza. I responsabili del laboratorio hanno riconosciuto che la scomparsa della provetta rappresenta un “fatto serio”. Le prime illazioni riguardo all’accaduto però non fanno cenno ad un’eventuale sottrazione del materiale a fini loschi. Appuntano invece l’attenzione sull’ipotesi ritenuta al momento di gran lunga la più probabile: quella di un mero e fortuito errore umano. La provetta potrebbe essersi rotta, rimasta appesa ad un guanto o semplicemente caduta sul pavimento: “..the vial could have gotten stuck to a glove or finger and merely fallen on the floor…”. Così ha dichiarato lo Scientific Director del Laboratorio Dr. Scott Weaver.

Però aggiunge, atteso che non vi è alcun pericolo per la popolazione americana, in quanto le procedure di pulizia e di igienizzazione del laboratorio stesso conducono al pieno smaltimento in condizioni di massima sicurezza di tutti i materiali di lavorazione, le ricerche non falliranno di identificare l’autore o gli autori di questo pericoloso errore. Altri aggiungono che in mancanza sul suolo degli Stati Uniti appunto di quel particolare roditore che funge da serbatoio del virus Guanarito, la malattia non può diffondersi.

Questo è il resoconto del fatto, personalmente nel leggerlo, oltre che un po’ agghiacciato, mi sono sentito un uomo di altri tempi. La mia prima domanda è come ci si può ritenere veramente al sicuro da incidenti di laboratorio, ma soprattutto attraverso quali controlli la società è in grado di garantirsi un’incolumità che può essere messa a repentaglio in un momento qualsiasi. Si ha notizia di molti incidenti capitati nel corso degli anni in questi laboratori. Negli Usa sono molti gli Stati che contengono Laboratori di massima sicurezza, a livello BSL4, a costo elevato, si parla di 200 milioni di dollari per edificarli, più le spese di gestione. Questi laboratori vennero costruiti sull’onda emotiva dell’incidente di Boca Raton del 2001. Quali sono i risultati conseguiti? Quali i vaccini o i farmaci che sono stati concepiti, testati in questi laboratori costosissimi? La malaria è stata sconfitta? E la ricerca sull’Hiv si è avvantaggiata in questi luoghi?

Il virus Guanarito è pericoloso, dal 10 al 20% di letalità su qualche centinaio di casi negli ultimi anni, ma forse il miglior modo di combatterlo è quello di sviluppare un’agricoltura pulita e derattizzare le campagne venezuelane.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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28 marzo 2013 4 28 /03 /marzo /2013 22:23

La scienza hi-tech non ha confini, non conosce ostacoli su cosa si possa inventare o costruire per superare le attuali barriere che noi stessi creiamo: I ricercatori dell'Università del Texas di Austin hanno creato un nuovo "mantello dell'invisibilità" in stile "Harry Potter" sottilissimo, con uno spessore nell'intorno dei micrometri. Non è la prima volta che si parla di invisibilità e sinora sono stati applicati i metodi più disparati – ingombranti e inadatti a un uso concreto - per "nascondere" oggetti altrimenti visibili ad occhio nudo.

Lo stesso gruppo di ricercatori è stato il primo ad occultare con successo un oggetto tridimensionale usando un metodo chiamato "plasmonic cloaking", che usava materiali più "ingombranti" per annullare la dispersione delle onde, mentre la nuova soluzione è stata chiamata "mantle cloacking".

I ricercatori texani hanno imboccato una via più elegante, non solo davvero sottile, ma anche in grado di nascondere oggetti tridimensionali da microonde nel loro ambiente naturale, in tutte le direzioni e da ogni punto di osservazione. Per farlo si sono serviti di uno strato ultrasottile che hanno chiamato "metascreen". La ricerca è stata pubblicata sul New Journal of Physics.

Il mantello dei ricercatori americani è stato realizzato attaccando strisce di un nastro di rame con uno spessore di 66 micrometri a una pellicola in policarbonato flessibile con uno spessore di 100 micrometri, in un design a rete (fishnet, cioè la rete con cui si prendono i pesci). Per provare la sua efficacia è stato usato per occultare un'asta cilindrica di 18 centimetri dalle microonde, mostrando un funzionamento ottimale quando le microonde erano a 3.6 GHz e su un bandwidth moderatamente ampio (3.3 - 3.9 GHz). Secondo i ricercatori per via della "conformabilità intrinseca del metascreen" e la robustezza della tecnica di mascheramento proposta, usando gli stessi principi è possibile nascondere anche oggetti di forma irregolare e asimmetrica.

Si tratta in sostanza di come annullare la dispersione delle onde che rimbalzano sulle superfici di un oggetto. La ragione per cui vediamo con i nostri occhi gli oggetti che usiamo nella vita comune è dovuta ai raggi luminosi, che rimbalzano sulle superfici per arrivare ai bulbi oculari, che sono capaci di processare le informazioni rapidamente. La vera novità è che mentre i precedenti studi sull'occultamento sia avvalevano di metamateriali "ingombranti" per deviare o piegare le onde in arrivo intorno a un oggetto, questo nuovo metodo usa un metascreen ultrasottile metallico.

"Quando i campi dispersi dal mantello e l'oggetto interferiscono, si annullano a vicenda e l'effetto complessivo è la trasparenza e l'invisibilità a tutti gli angoli di osservazione", ha affermato il coautore dello studio, il professore italiano Andrea Alù.

"I vantaggi di questo metodo rispetto alle tecniche esistenti sono la sua adattabilità, facilità di produzione e il bandwidth maggiore. Abbiamo dimostrato che non si necessita di un metamateriale per annullare la dispersione da un oggetto - una semplice superficie modellata che è conforme all'oggetto potrebbe essere sufficiente e, per molti aspetti, persino migliore di un metamateriale".

In futuro i ricercatori proveranno a usare il nuovo metodo per nascondere un oggetto dalla luce visibile. "In linea di principio questa tecnica potrebbe essere usato per nascondere la luce", ha aggiunto il professore Alù. "In realtà, i metascreen sono più facili da realizzare a frequenze visibili rispetto ai metamateriali e questo concetto ci pone più vicini a una realizzazione pratica. La dimensione degli oggetti che può essere efficacemente occultata con questo metodo scala in base alla lunghezza d'onda di funzionamento, quindi se lo applichiamo a frequenze ottiche potremmo essere in grado di bloccare in modo efficiente la dispersione di oggetti con dimensioni di micrometri".

"Inoltre, abbiamo immaginato altre applicazioni interessanti con il nostro metodo e la luce visibile, come ad esempio la realizzazione di nanotag e nanoswitch ottici, e dispositivi di rilevamento non invasivi, che possono fornire diversi vantaggi alla strumentazione biomedica e ottica". Che dire, in tempo di crisi un mantello del genere potrebbe anche essere utile...

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22 marzo 2013 5 22 /03 /marzo /2013 23:46

 

Life Length telomeri esame sangue età biologica

Si chiama Life Length l'azienda britannica che entro qualche mese metterà in vendita un test in grado di stabilire quanto resta da vivere a chi lo esegue.

Sviluppato da Maria Blasco, del Centro Nazionale di Ricerche sul Cancro di Madrid, consiste in un'analisi del sangue che prende in considerazione la lunghezza dei telomeri, le parti terminali dei cromosomi.

Si ritiene che i telomeri, che si accorciano a ogni duplicazione dei cromosomi, abbiano un legame con l'invecchiamento delle cellule e dell'organismo intero.

«Sappiamo che le persone nate con telomeri più corti del normale hanno una durata della vita più breve» spiega Maria Blasco.

Il test, che costerà 500 euro, potrà predire con una certa approssimazione la "velocità di invecchiamento" di chi vi si sottopone, non certo indicare una data di morte precisa.Per la precisione, l'esame mira a quantificare - basandosi sulla lunghezza dei telomeri - l'età "biologica" di una persona, che poi si può confrontare con quella "cronologica".

Ammettendo che funzioni, sono già molte le perplessità che stanno nascendo circa il suo uso: da un lato, c'è chi teme le ripercussioni psicologiche che conoscere quanto resta da vivere (che l'informazione risponda alla realtà o meno) potrebbe avere sulle persone; da un lato, si intravede la possibilità di un uso scorretto.

Si può immaginare, per esempio, una compagnia di assicurazioni che si rifiuti di concedere una polizza sulla vita a chi non voglia sottoporsi al test, e altri inquietanti scenari analoghi.

Tutto ciò, però, al momento fa parte del mondo delle possibilità: per il momento ci sono soltanto le informazioni pubblicate dal quotidiano britannico The Indipendent.

D'altra parte alcuni esperti, come Colin Blakemore (neuroscienziato di Oxford che è stato a capo del Medical Research Council) sono poco convinti: «Sono scettico su questo test, e preoccupato: soprattutto perché mancano le prove che questa informazione sia utile, e ciononostante l'esame va a toccare argomenti estremamente importanti, come predire l'aspettativa di vita».

«La mia preoccupazione principale» - continua Blakemore - «riguarda l'affidabilità dei test. Dobbiamo sapere molto di più prima di fare previsioni»fonte

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10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 19:59


I ricercatori della Tufts University hanno per la prima volta dimostrato la possibilità di alterare lo sviluppo di un embrione agendo sul voltaggio della membrana delle cellule che lo compongono. Per semplicità, hanno fatto crescere un occhio sulla coda di un embrione di rana Xenopus. "L'ipotesi è che per ogni struttura del corpo ci sia un voltaggio specifico delle membrane cellulari che guida l'organogenesi" spiega Vaibhav P. Pai, primo autore della ricerca. "Queste cellule si trovavano in regioni in cui non si credeva si potessero sviluppare degli occhi. Questo suggerisce che cellule di qualunque zona del corpo possano essere guidate per formare un occhio".

I ricercatori hanno agito sul voltaggio della membrana delle cellule che compongono la coda di alcuni girini del genere Xenopus, rendendolo identico a quello riscontrato nelle cellule che in queste rane contribuiscono alla formazione di un occhio. Pai ed il suo team volevano comprendere come le cellule utilizzino i loro segnali elettrici naturali per comunicare con le altre durante il processo di creazione degli organi. Le ricerche precedenti si erano già concentrate sulle rane Xenopus, scoprendo che la fitta rete di comunicazione elettrica che si instaura tra le cellule degli embrioni è indispensabile per il corretto sviluppo del "viso" dei girini.

Alcuni gruppi di queste cellule contribuiscono alla formazione degli occhi esprimendo geni chiamati EFTF (Eye Field Transcription Factors). Queste cellule hanno una membrana iperpolarizzata coinvolta direttamente nella realizzazione del cristallino e della retina, e si pensa che questa particolare polarizzazione inneschi l'espressione dei geni EFTF dando il via alla formazione di un occhio. Controllando questa particolare polarizzazione della membrana cellulare, quindi, sarebbe possibile attivare particolari geni in cellule generalmente adibite alla costruzione di altri organi. I primi esperimenti di questa ricerca si sono concentrati sull'alterazione della membrana di cellule della testa. Il cambiamento di voltaggio ha creato individui anormali, con occhi deformi o addirittura nessun occhio.

Successivamente, i biologi della Tufts hanno dimostrato di poter controllare l'incidenza di occhi anormali manipolando il voltaggio delle cellule degli embrioni. "Le deformità erano proporzionali alla portata della depolarizzazione" afferma Pai. "Abbiamo sviluppato delle tecniche per innalzare o abbassare il voltaggio allo scopo di controllare l'espressione genetica". I risultati migliori sono stati ottenuti manipolando le cellule della coda e del dorso, ma i ricercatori stanno effettuando gli stessi esperimenti anche su cervello, colonna vertebrale e arti. Si tratta sostanzialmente di una riprogrammazione genetica del tutto nuova che apre la strada a nuove soluzioni in campo biomedico: in futuro, potrebbe essere possibile far crescere organi artificiali agendo principalmente sul voltaggio delle membrane cellulari.

"Questi risultati ci mostrano un nuovo regolatore della formazione degli occhi durante lo sviluppo, e suggerisce nuovi approcci per il rilevamento e la riparazione dei difetti di nascita che colpiscono il sistema visivo" afferma Michael Levin, professore di biologia della Tufts University. "A parte le applicazioni di questa tecnica nella medicina rigenerativa degli occhi, questo è il primo passo per decifrare il codice bioelettrico".

Fonte:
Vedi:

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5 marzo 2013 2 05 /03 /marzo /2013 22:41

Se esiste una risposta a delle cure che non hanno speranza, direi che la cura con le cellule staminali è quella giusta. Parlando da profano e non da ricercatore medico ovviamente, questa cura secondo me è la più grande scoperta dall' inizio secolo e attuata su dei pazienti in giovane età, anzi giovanissima, dato che parliamo di bambini di pochi anni. Ho già menzionato in un altro articolo, tale scoperta dal prof. Vannoni e ancora adesso, trovo che sia molto riduttivo, dare spiegazioni a dei genitori che non hanno che l' unica speranza di vedere il proprio figlio rinascere da una morte certa, con una cura per l' appunto riguarda le cellule staminali.

Perchè dopotutto, attuare secondo le disposizioni del prof. Vannoni una cura e ampliarla a molte persone per curarle definitivamente, ha un costo. Il costo di non poter utilizzare più persone che necessitano cure costose, una sicura fonte di guadagno per le case farmaceutiche che producono medicinali che prolungano un' agonia di una malattia che solo la morte può terminare.Il mio sfogo, per essere sincero, è diretto nel poter constatare che dei rusultati sicuri e miracolosi ci sono, per le persone che hanno beneficiato di tali cure. Cure negate ad altre persone perchè, ritenute dannose e pericolose. Certamente meno dannose della morte del paziente, per via ''naturale'', esente da responsabilità mediche e da ogni via legale perseguibile per un decesso causato da farmaci inadatti.

Le Iene durante il servizio con la famiglia della piccola Sofia a Firenze

 seguire uno stralcio dell'intervista:
"Le cellule staminali sono una risorsa incredibile che c'è dentro il nostro organismo, è quella che ci mantiene in vita, che decide quanto dobbiamo invecchiare e che ci ripara.... Le staminali sono in tutte le specie viventi. Se a una lucertola tagli la coda, le ricresce grazie alle sue staminali, allo stesso modo in cui queste cellule fanno crescere i nostri capelli e le nostre unghie e tengono giovani i nostri organi. Noi prendiamo questo meccanismo e lo amplifichiamo...e lo andiamo a inserire su malattie talmente gravi che la natura non riesce a riparare col suo bagaglio e il suo ritmo di sviluppo di cellule staminali. Il metodo Vannoni è un metodo per estrarre le staminali in modo attivo. Noi le prendiamo dalla parte spugnosa dell'osso, dal bacino; il pezzettino di osso che prendiamo lo lavoriamo e ne riusciamo a tirar fuori 5 tipi di staminali diverse, ognuna con le sue funzioni e con le sue utilità..Dal nostro serbatoio di cellule staminali, noi ne prendiamo un pochino e le moltiplichiamo e le rimettiamo nel nostro organismo in una quantità molto maggiore...".

"Si è aperta per la medicina una porta incredibile, che lascia una speranza nel futuro di allungare la vita di tutti, di far vivere meglio le persone anziane, di curare malattie importanti come la malattia di Gioele o di Celeste, che oggi non hanno soluzioni. Per quali malattie può essere efficace il metodo? Oggi abbiamo un'esperienza su 60 malattie diverse, tutte malattie gravissime, tutte malattie che non hanno alternativa di cura. Tipo la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la Sma, il Parkinson...tutte le malattie dell'osso, quindi la rigenerazione della cartilagine, dell'anca, tutte le malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla, il lupus...Con 1 o 2 iniezioni di staminali queste malattie vengono completamente fermate, debellate per anni. In alcuni casi dopo alcuni anni ci possono essere delle piccole recidive. Si fa un'altra endovena...Con le staminali si guarisce da tante patologie...Le staminali non fanno miracoli, sono una cura, una terapia, e come ogni terapia, funziona a seconda della gravità della malattia, da quanto tempo c'è la malattia, da quanto è veloce. Parliamo, però, di malattie che non hanno nessun'altra possibilità di cura...".

"Ci sono persone che sono morte? Non per la terapia. Ci sono persone che, purtroppo, sono morte in seguito all'interruzione della terapia che è stata fatta in Italia. Persone che sono state trattate nel 2008, che avevano avuto consistenti miglioramenti con malattie neurodegenerative molto importanti, quando le terapie sono state interrotte e non è stato più possibile curarli, dopo un anno hanno cominciato a peggiorare e la malattia ha fatto il suo corso. Le terapie sono state interrotte perché non produciamo in un laboratorio farmaceutico, quindi non produciamo le cellule staminali come se fossero dei farmaci, le produciamo come se stessimo facendo un trapianto e questo, secondo una legge della Comunità Europea, non è fattibile in Italia, tranne che in casi compassionevoli che sono permessi dalla legge italiana...L'Europa ha stabilito nel 2008 che le cellule staminali sono dei farmaci, quindi non sono cose vive, sono delle molecole e vanno prodotte in un laboratorio farmaceutico, come per fare dei farmaci iniettabili, con le regole di un laboratorio farmaceutico. Le staminali, però, non sono molecole e se le tratto come tali alla fine o muoiono o diventano inefficaci e questo, purtroppo, è quello che sta succedendo a fronte di una rigidità eccessiva, che impedisce alle terapie con staminali di diffondersi in tutta Italia. Ogni ospedale italiano dovrebbe avere un centro di cura con cellule staminali e lo potrebbe fare con un allestimento bassissimo se fossero, come sono, effettivamente considerate come trapianti. Invece, essendo considerate dalla legge come farmaci siamo costretti a produrre dentro dei laboratori farmaceutici che costano milioni di euro, per autorizzare i quali ci vogliono anni."
C’è stato però un blocco sul metodo Vannoni sulle staminali da parte della Comunità europea, questo perché il dottor Vannoni non ha scelto la strada della sperimentazione, come obbliga il Consiglio Superiore di Sanità, ma si è avvalso delle cure compassionevoli. In poche parole c’è stata un’interruzione perché le terapie non vengono svolte in un laboratorio farmaceutico e ciò non è permesso dalla Comunità Europea.

Cellule staminali: San Marino punta all'export in Cina

 

Forse la risposta allora possiamo trovarla al di fuori dell' Italia, pur rimanendo in Italia? Si scopre così che anche a San Marino, hanno a che fare delle cure con le cellule staminali: guarda qui. Per via dei diritti di copyright, non posso copiare tali studi ma  posso indirizzarvi a tale sito per poterlo leggere in piena libertà.

L' inchiesta che sta portando avanti il giudice Raffaele Guariniello sull'uso improprio di cellule staminali da Torino sta infognando sempre più la Repubblica di San Marino a leggere quanto scrive oggi su La Stampa Niccolò Zanzan.

Personaggio chiave Davide Vannoni, conosciuto anche a San Marino.
Zanzan pubblica una intervista alla figlia di un paziente, Claudio Font.
' Dove ha fatto il prelievo?
'Alla Ibm di San Marino. Sembrava un centro estetico più che una clinica. E anche nella carta intestata per il bonifico - guardi qui - c'era scritto 'Istituto di bellezza'. Dopo il prelievo, anche il primo trattamento venne fatto a San Marino.
Materialmente lo eseguì il dottor Luciano Fungi. Fu lui a dirci di segnare con un pennarello il punto esatto dell'iniezione. Si immagini i problemi ad ogni doccia di mio padre'.
Quando fu sottoposto al secondo trapianto di staminali?
'La Ibm di San Marino, nel frattempo, era stata posta sotto sequestro per esercizio abusivo della professione medica. Quindi gli venne fissato un appuntamento a gennaio 2009 al centro trapianti di Trieste, l'unico autorizzato in Italia. Ma sempre in un giorno festivo, strano. E la cosa che mi colpì maggiormente è che dopo l'iniezione non fu tenuto neppure in osservazione. Tornò subito a casa in condizioni drammatiche. Delirava. Diceva che lo avevano rapito'.
'

E anche:

Alberto Custodero

ROMA - "Pericolose per la salute". Il ministero della Salute boccia definitivamente quello che è stato definito il "metodo Di Bella delle staminali". Ovvero, la presunta terapia proposta dalla Stamina foundation di Davide Vannoni, laurea in lettere e filosofia (si autodefinisce "neuroscienziato"). E di Marino Andolina, medico coordinatore del "Dipartimento trapianti adulti e pediatrico" presso l'Irccs Burlo Garofalo di Trieste. La loro terapia staminale è stata al centro di una querelle politico-giudiziaria-scientifica nazionale: messi sotto inchiesta dal procuratore torinese Guariniello. Legittimati da due giudici che ne hanno autorizzato la cura su due bambine, Celeste a Venezia, e Smeralda a Catania, entrambe affette da gravissime malattie degenerative. Poi di nuovo stoppati dal Tar, quindi "convenzionati" e accolti in una stanza nell'Asl "Spedali civili" di Brescia. Il loro inserimento in questa struttura sanitaria pubblica bresciana aveva fatto scattare un'inchiesta da parte di una commissione voluta dal ministro della Salute Balduzzi composta da Iss, Nas e Aifa con il fine di riportare ordine nella caotica vicenda. Ora, finalmente, è arrivata l'ultima relazione della Commissione ministeriale redatta da uno dei massimi esperti di biologia delle cellule staminali in Italia, Massimo Dominici. Le sue conclusioni sono senz'appello. Nanni Costa, dell'Iss (e presidente del Comitato trapianti del Consiglio d'Europa), ne spiega, in sintesi, i principali punti. "Il metodo Stamina - dice Costa - è pericoloso per la salute perché a volte ai pazienti è inoculato materiale biologico prelevato dallo stesso malato. Ma altre volte vengono iniettate cellule prelevate da terze persone, con il rischio di contagio batterico e virale che ciò comporta". "Le metodologie di preparazione dei preparati - aggiunge - sono grossolane, con errori marchiani, e del tutto fuorilegge. I laboratori sono in luoghi non adatti. Sui vasetti che conservano i tessuti prelevati ci sono etichette scritte a matita, per lo più incomprensibili. Quelli di Stamina, poi, hanno detto che con le loro cellule vogliono fare alcune cose, in realtà quelle cellule possono avere effetti collaterali imprevisti. Hanno fatto confusione con i brevetti e non hanno mai pubblicato un risultato delle loro ricerche nelle pubblicazioni scientifiche". Il documento di Dominici consente ora al procuratore Guariniello, che ha chiuso l'indagine preliminare, di procedere al rinvio a giudizio dei 12 indagati che avevano proposto le loro cure a una settantina di persone. Il laboratorio torinese delle cellule staminali di Vannoni, Andolina e soci "era ricavato - scrive Guariniello - in uno scantinato abusivo gestito da due ucraini". Ma si avvalevano anche di un altro scantinato nella repubblica di San Marino "nell'intento palese di sfuggire ai controlli delle autorità italiane". Per convincere ad accettare il loro metodo, gli esperti della Stamina, onlus senza fine di lucro (che, però, si faceva pagare dai 7 ai 50mila euro), mostravano ai familiari dei malati i video "di un ballerino russo affetto da Parkinson che si alzava dalla carrozzella e tornava a ballare". "Di una giovane paralizzata dalla Sla che riprendeva a camminare". "Di un uomo che guariva da una grave forma di psoriasi alle mani". Ma si trattava solo di un inganno: di qui, la contestazione da parte del procuratore torinese del reato di associazione per delinquere e truffa.

Sono dell' avviso che le risposte più plausibili sono di fronte a ciò che si vede, anzichè a scritti ed esposti che non aiutano di certo a trovare una cura che deve salvare delle vite. Si arriva così alle solite notizie che lasciano tristi e angosciati:

San Marino punta ad esportare in Cina la tecnologia scientifica per la conservazione delle staminali. Ad avviare una collaborazione con gli esperti cinesi sarà la Bioscience Institute, un'azienda privata aperta a San Marino nel 2007, a soli 200 metri dal confine con l'Italia, che si occupa della conservazione delle cellule staminali raccolte dopo il parto dal cordone ombelicale. Una nota dell'istituto annuncia che "una delegazione di una delle maggiori corporation cinesi operanti nel settore dei servizi sanitari sarà oggi a San Marino per una visita scientifica al Bioscience Institute". L'amministratore delegato Giuseppe Mucci incontrerà il suo omologo Lin Gang, presidente della Successplus di Guangzhou.
"Si punterà soprattutto a definire la possibilità di esportare in Cina, oggi seconda potenza economica del pianeta, il modello aziendale e strutturale dei laboratori Bioscience Institute". All'Istituto, che si occupa anche della conservazione di fibroblasti e delle cellule staminali mesechimali, le cellule staminali vengono conservate per venti anni in stato di criogenia per azoto liquido. All'attivo dell' istituto collaborazioni con Austria, Svizzera francese e Qatar(8 aprile 2011).



Interessante anche il sito che tratta di appuntamenti e dell' importanza delle cellule staminali.



 

 

 

 



Le Iene durante il servizio con la famiglia della piccola Sofia a Firenze

 Uno dei casi seguiti dall' opinione pubblica è senza dubbio, divulgato tramite il programma delle '' Le iene'', ottimo programma che tratta diversi articoli di cronaca e di malasanità, nonchè di truffe organizzate e di mancate aspettative di persone che ricercano giustizia in una giustizia che non sembra esserci.

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2 marzo 2013 6 02 /03 /marzo /2013 22:31

Nessun controllo della mente per questi soldati americani di pattuglia - non ancora.

Il casco utilizzato dai militari degli Stati Uniti è cambiato drasticamente nel corso degli anni. Nella prima guerra mondiale , il M1917/M1917A1 caschi, noto anche come "Doughboy" o "bacinella" questi caschi, hanno protetto le teste dei fanti americani. Essi sono stati sostituiti nel 1941 da M-1 " in acciaio piatto, "la versione standart del casco nella seconda guerra mondiale, il conflitto coreano e in tutta la guerra del Vietnam. Dal 1980, i caschi militari degli Stati Uniti si erano evoluti in un unico pezzo con una struttura composta da più strati di fibre di Kevlar 29 balistico.

Il casco del prossimo futuro, tuttavia, può contenere qualcosa di più di una maggiore protezione da schegge volanti. Un ricercatore Arizona State University, in collaborazione con un finanziamento della Difesa degli Stati Uniti Advanced Research Projects Agency (DARPA), sta cercando di sviluppare un casco militare dotato di tecnologia per regolare i cervelli dei soldati. La tecnologia è transcranica ultrasuoni pulsata , che offre alta frequenza onde sonore per regioni specifiche del cervello . Sotto l'influenza di queste onde sonore, i neuroni trasmettono gli impulsi ai loro obiettivi, esercitando un controllo su di loro. Sul campo di battaglia, questo ha implicazioni enormi. Utilizzando un controller, un soldato potrebbe rilasciare impulsi ad ultrasuoni per stimolare diverse aree del cervello. Per esempio, lui o lei potrebbe desiderare di essere più attenti dopo essere stato sveglio per molte ore o rilassarsi quando è il momento di prendere qualche shuteye. Il soldato potrebbe anche essere in grado di alleviare lo stress o diventare incurante del dolore, eliminando la necessità di morfina e altri stupefacenti.

Naturalmente, per alcune persone  questo tipo di neurotecnologia è pura fantascienza. Altri temono che lo Zio Sam sta cercando di conquistare le menti dei suoi soldati. Dopo tutto, è una cosa di avere un sergente istruttore urla nell'orecchio. E 'un'altra cosa completamente di avere uno dentro la tua testa [fonte: Dillow ].

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15 febbraio 2013 5 15 /02 /febbraio /2013 23:18

 

 

Un 'auto con determinate caratteristiche, legate al consumo nullo di benzina e capaci di percorrere distanze elevatissime senza spendere quasi nulla, chi le comprerebbe? ? Soltanto i blogger privati hanno cercato di diffondere in giro la novita'.

Non sarebbe poi una novita' ma diciamo che questa è una buona evoluzione di una " vecchia" novita' ..capace di modificare QUALSIASI MOTORE A SCOPPIO al fine di alimentarlo con sola Acqua.
Soltanto Acqua.

A dire il vero già da qualche anno , su youtube , e sui forum specializzati di Ingegnieri "Fai da Te", giravano progetti circa la facile modifica dei motori esistenti ma questa volta l'Ingegnere Lorenzo Errico sembra fare sul serio.

Il suo prototipo promette di marciare per 5000 KM con soli 5 LITRI DI ACQUA.
L'Ingegnere Lorenzo Errico ha anche scelto una macchina di grossa cilindrata ( Nissan 370Z R34) ed è anche bella esteticamente.

Insomma il suo progetto si è anche meritato LA COPERTINA DEL "THE SUN".
Ma i media Italiani non sembrano andare fieri della cosa, e preferisco il silenzio, probabilmente imposto.


Risultato della rielaborazione quasi totale di una Nissan 370Z R34, questo prototipo monta un innovativo kit di alimentazione che produce ossidrogeno in maniera indipendente e funziona in simbiosi perfetta con il motore originale.

Il mix di idrogeno e ossigeno (nel rapporto 2:1) viene iniettato nel motore generando una drastica riduzione degli idrocarburi non bruciati e delle emissioni in generale, risultando anche in un importante miglioramento del consumo di carburante.


Anche se per ora la potenza del motore resta invariata, l'ideatore del sistema, Lorenzo Errico, fa sapere che in uno stadio successivo sarà possibile aumentarla considerevolmente.


Si chiama La Z-Hydro, ed ha fatto il suo debutto mondiale al prossimo Motor Show di Essen, in Germania, tra il 27 novembre e il 6 dicembre e sarà in mostra ai maggiori eventi di tuning europei durante tutto il 2010!
Qualcuno ne ha sentito parlare nei maggiori mainstream italiani ? Io ho trovato solo un link della Repubblica.it qui. Ma non dovremmom accontemtarci.

Per dovere di Cronaca pubblico anche uno dei rari post Critici nei confronti dell'inventore che ho trovato all'interno del Forum linkato qui sopra: ( non pubblico il nick qui per questioni di privacy)

Purtroppo come spesso accade le belle cose vengono rovinate per ignoranza e per avidità, nel caso di Lorenz1955 oltre a tutto questo ci potrebbe essere anche malafede, ma quest'ultima sarà messa al vaglio della magistratura.
Quello che mi preme sottolineare è che ho avuto a che fare personalmente con Lorenzo Errico, il suo nome viene citato su Repubblica Z-Hydro Marangoni, la Nissan che va ad acqua - Attualità - Motori - Repubblica.it
A tutti quelli che pensavano di poter veder risolti almeno in parte il problema dei consumi e delle emissioni inquinanti dei motori endotermici dovrà purtroppo attendere; abbiamo sottoscritto un contratto di fornitura delle celle del sig. Lorenzo Errico (non è ingegnere come scrive repubblica), è stato PAGATO e poi oggi ha comunicato che non avrebbe consegnato più nulla;
-6000 € + IVA
-Viaggi in aereo, treno, cene alberghi, tutto spesato.
Scrive che quantificherà quanto ha speso e chiederà un conguaglio con quanto abbiamo già versato...della serie non restituisco nulla e non vi do nulla.
Non entro nello specifico ma fornirò tutto il necessario (documenti) a chi lo richiederà in pvt.

Nel male comunque qualcosa di buono, ho appena comunicato a Roy Virgilio di energeticambinete quanto è accaduto, in verità ne è a conoscenza fin dall'inizio di questa triste storia, la cosa buona è che abbiamo registrato un nuovo sito www.progettoHHO.com, questo sito sarà collegato al forum di energeticambiente e riprenderà in modo professionale le moltissime esperienze raccolte in giro per il mondo e non solo in Italia (siamo gli ultimi arrivati).
Abbiamo acquistato celle di vario genere in più parti del mondo, dal sistema fai da te in kit al sistema professionale, dagli USA alla Germania, tutti questi sistemi verranno provati, misurati e certificati grazie alla collaborazione di un importantissimo centro ricerche italiano e di aziende specializzate nell'utilizzo di gas speciali, non solo, verranno riportate anche le misure effettuate sui motori a banco e certificate, il tutto per confrontare i vari dispositivi ma soprattutto per verificare chi dice che cosa.
Non anticipo altro o vi rovino la sorpresa, resto nella speranza che il sig. Lorenzo Errico rinsavisca e metta a disposizione quanto gli è stato profumatamente pagato, lo confronteremo con i sistemi prodotti da altre aziende visto che siamo stati costretti a spendere altri euro per avere dei dispositivi funzionanti (si spera).


Sito ufficiale del progetto: http://www.hydromoving.com/

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7 febbraio 2013 4 07 /02 /febbraio /2013 22:53
foto Da video
La scienza, la medicina, la tecnologia: quando l' uomo vuole ottenere un risultato con le proprie capcità, riesce ad ottenere un risultato sempre più futuristico, fino ad arrivare a costruire, un progetto che lo si attendeva da anni, dove molti scienziati hanno lavorato anni, per ottenere dei risultati che in questi anni, stiamo vedendo in determinate condizioni fisiche. L'avventura su cui ci siamo imbattuti stavolta, riguarda un bimbo sudafricano al quale, alla nascita, furono amputate le dita, ha ricevuto la mano che non ha mai avuto. Il “miracolo” è stato reso possibile grazie all’ingegno di due uomini straordinari, che hanno realizzato il progetto collaborando online. I due, Ivan Owen di Bellingham, Washington, USA e Richard Van As, Sud Africa, hanno utilizzato software e tecnologia di stampa 3D per costruire a distanza una mano meccanica che il bimbo ha già iniziato ad utilizzare.

La storia
Tutto è cominciato con la X-Finger di Ivan, una mano meccanica, creata dall’ingegnere per una convention di fantascienza del 2011 e divulgata poi con un video su YouTube Richard, che aveva perso 4 dita della mano destra a causa di un incidente era alla ricerca di un modo per costruirsi da solo la protesi, e navigando in rete ha trovato proprio il video della X-finger di Ivan. Dopo aver notato lo straordinario potenziale del progetto, il sudafricano Richard a deciso di contattare l’americano Ivan e così insieme hanno dato inizio alla loro collaborazione online. L’ambizioso progetto è stato documentato passo dopo passo sul blog www.comingupshorthanded.com/. I due si sono inviati modellini e prototipi delle mani prima di incontrarsi.

Grazie al Blog
Grazie alla pubblicazione del blog , la mamma del piccolo Liam, Yolandi viene a conoscenza del progetto e decide così di contattare i due, che in soli tre giorni e mezzo hanno costruito il primo prototipo della protesi per la mano di Liam .Pochi giorni fa Liam ha ricevuto la sua mano meccanica e finalmente riesce a giocare e a raccogliere le cose.

Un lavoro per tutti
Grazie alla pubblicazione online del progetto, oggi chiunque può scaricarsi il set completo dei files digitali delle dita meccaniche per riuscire a costruire la propria versione di mano meccanica senza spendere le cifre esorbitanti necessarie all’acquisto di protesi commerciali

Liam gioca felice con la sua nuova mano meccanica, costruita dagli scienziati 2.0

Interessante la notizia che, made in Italy, sembra anellare bene, la notizia della mano robotica a basso prezzo, proprio da una delle città d' Italia più famose: Pisa.
il progetto di Maria Chiara Carrozza, direttore della Scuola Superiore Sant'Anna, coniuga alta tecnologia e diritti fondamentali in maniera altrettanto mirabile. Non parliamo di computer a prezzo politico ma di una mano robotica, di una protesi raffinatissima, a costi limitati: circa 100 dollari contro i 20mila dollari di una protesi corrente. Così da poter essere usata soprattutto nei paesi emergenti o in quelli flagellati da conflitti, dove una disabilità anche lieve può diventare gravemente invalidante.

Il lavoro che ha portato alla presentazione del primo prototipo è stato lungo: 10 anni di studio multidisciplinare per mettere a fuoco la complessa biomeccanica della mano, i meccanismi che sottendono ai tanti movimenti, l’analisi della percezione tattile. Il tutto per cercare di imitare al meglio quello che accade in natura. L’ultimo tratto di questa lunga strada l’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna l’ha precorso insieme ad altri 6 partner provenienti da 5 nazioni, tutti riuniti nel progetto SmartHand finanziato dall’Unione Europea.

L’obiettivo del progetto era quello di realizzare una protesi che fosse in grado di eseguire tutte le prese di una mano umana. Come hanno dimostrato i diversi test eseguiti su pazienti amputati, grazie alla mano robot è possibile scrivere, mescolare, versare dell’acqua, movimenti considerati semplici ma finora impossibili da eseguire per chi abbia una protesi. Il risultato finale è l’acquisizione di una funzionalità pari all’80% di quella naturale. La presenza di 4 motori all’interno della protesi consente di flettere e stendere le dita e cambiare la presa, mentre i 40 microsensori propriocettivi distribuiti nella struttura robotica consentono al sistema di misurare la posizione della mano nello spazio. In più, uno studio durato 5 anni sulla percezione tattile ha consentito ai ricercatori pisani di creare dita artificiali che, grazie alla presenza di particolari microsensori, riescono a distinguere i diversi tipi di tessuto. Il tatto è infatti fondamentale per potersi riappropriare della capacità di manipolazione. La mano robot viene innestata sul moncone amputato dei pazienti e i suoi elettrodi vengono applicati sui muscoli residui. È da qui che arrivano i segnali elettrici che la mano deve interpretare per potersi muovere.

Ora che il progetto è praticamente finito – il prototipo è stato già testato su diverse persone in Italia e Svezia e nelle prossime settimane è previsto un test su pazienti cinesi -, Carrozza ha deciso di lanciare la sfida low cost. Raccolta già da Prensilia, spin-off in provincia di Pisa che si è detta pronta a mettere sul mercato la protesi a 100 dollari.
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6 febbraio 2013 3 06 /02 /febbraio /2013 23:45

Meograph per l'intestazione della pagina di destinazione Istruzione

Il processo di raccolta immediata trasmissione di notizie è uno di una successione di strati, ogni bit nuova informazione, l'origine e l'inversione può ispirare una nuova storia.  Al suo meglio, si rompe notizie in tempo quasi reale. Nel peggiore dei casi, crea peggiore il rapporto segnale-rumore in giornalismo.  Al fine di districare gli eventi che circondano le riprese del teenager della Florida dal membro Neighborhood Watch, Meograph, con notizie, Google Earth e Google Maps, tracciati ogni punto evento che, con il senno di poi, è stato determinato per essere vero, o almeno probabile, su una linea temporale multimediale, aggiungendo la quarta dimensione del tempo per tre di spazio. Se tu fossi mai uno di quei ragazzi che si piegarono sotto pressione ogni volta che si doveva presentare qualcosa alla classe, non importa quanto tu fossi stato preparato, allora ti sarebbe piaciuto avere Meograph. Meograph è una nuova applicazione destinata ai giornalisti, studenti, insegnanti, e viaggiatori per fare quattro presentazioni tridimensionali. Poiché la storia è raccontata, con capacità di registrazione vocale, grafica piace incorporato i video di YouTube e le foto sono presentati simultaneamente su mappe GoogleEarth e una linea temporale nella parte inferiore dello schermo.

Gli insegnanti in tutto il paese stanno aggiungendo Meograph ai loro piani di lezione e gli studenti stanno creando interessanti, presentazioni interattive in metà tempo. Nell'odierno mondo frenetico, multimediale è un must per stimolare gli studenti e viene insegnato in ogni programma di insegnamento, ma può essere molto complicato per gli insegnanti insegnato in un'altra epoca. Meograph ha una interfaccia semplice da usare che sicuramente risolvere questo problema. Non siate sorpresi se i vostri figli tornano a casa che ti chiede di aiutarli con la loro Meograph per la scuola. Avere una storia da raccontare? Registrati per avere un account gratuito Meograph e lasciare che il divertimento abbia inizio!  

A parte i mezzi di comunicazione, il prodotto potrebbe essere utile per gli storici che impiegano la pratica di Digital Humanities per visualizzare un aspetto della loro area di studio e dai viaggiatori di presentare un record di impegno di un viaggio. Leybovich vede anche altre possibilità per la "quarta dimensione" di questo racconto a quattro dimensioni, compreso il corpo umano.Vorrebbe sviluppare una versione medica che si estende narrazione medica nel regno geospaziale del corpo umano.

Meograph strumento di authoring

Meograph Tutorial:

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