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9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 21:51

http://diving.divingrosadeiventi.it/custom/archivio/image/pesca%20in%20apnea/intro_apnea.jpgLa pesca subacquea in apnea, detta anche caccia subacquea, è un'attività di pesca praticata con la tecnica dell'immersione senza l'ausilio di attrezzature autonome di respirazione, quindi con il trattenimento del respiro (apnea), generalmente con uso di maschera subacquea, boccaglio, pinne e fucile subacqueo o fiocina con asta, e per la protezione dal freddo spesso con l'ausilio di muta e relativa zavorra per la compensazione d'assetto, è una delle varie attività di pesca sportiva ma è anche inquadrata e praticata per le attività di pesca subacquea professionale.

Origini 

La pesca subacquea in apnea è stata praticata dall'uomo inizialmente in forme primitive per procurarsi sia il cibo che per raccogliere specie essenziali per svolgere le sue attività, vedi conchiglie per colorare i tessuti, spugne per la pulizia e perle per scambi commerciali quindi per ottenere generi utili generalmente per la cosmesi o per il commercio. Fino agli anni '40 è stata quasi sempre praticata a corpo libero senza e con strumenti, anche rudimentali, quali occhialini, coltello e/o lunghe aste, soprattutto dai pescatori di ostriche nell'Oceano Pacifico e di spugne nel Mediterraneo. L'evoluzione nella sua forma moderna è avvenuta però soprattutto nell'ultimo secolo, grazie alle innovazioni nelle tecniche e nelle attrezzature subacquee. Verso gli anni cinquanta ha quindi avuto un costante e notevole sviluppo tanto che la FIPS, (poi FIPSAS) allora federazione di sola pesca sportiva dalla superficie, dette inizio ad una lunga serie di competizioni di pesca subacquea, e per forza di cose si occupò anche dello sviluppo delle attività subacquee in generale. Ad oggi viene ancora praticata prevalentemente per sport e attività ricreativa, ma anche come attività professionale, con il rilascio di licenze di pesca subacquea specifiche da parte delle regioni. Storicamente denominata "pesca subacquea", oggi il termine più in uso è pesca in apnea per sottolinearne il valore sportivo e la radicale differenza rispetto a quella effettuata in passato con l'ausilio di autorespiratori ed oggi vietata tranne che per i professionisti ma solo per corallo ed echinodermidi. La pesca subacquea in apnea viene anche praticata a livello professionale con la differenza di non avere limiti di cattura in peso e numero di specie.


Caratteristiche 

http://www.ilovepescasub.com/wp-content/uploads/pesca-sub-corvina.jpgLa pesca subacquea in apnea è riconosciuta dalla normativa nazionale e comunitaria al pari di altre forme di pesca sportiva di superficie. La sportività e la particolarità di tale disciplina è determinata dal fatto che l'immersione si svolge in apnea, cioè trattenendo il fiato per pochi minuti (massimo 2-3 per i migliori atleti), cercando la preda libera nel suo habitat naturale. Questa condizione richiede una preparazione atletica specifica, un buon livello generale di fitness e uno stato di salute dell’apparato cardio-circolatorio ottimale. Sebbene l’azione di pesca possa essere macroscopicamente schematizzata in poche fasi: preparazione in superficie, discesa, appostamento (o avvicinamento, o ingresso in tana), tiro, risalita, la pesca in apnea è in realtà un’attività ad alto grado di complessità. Per ottenere risultati è necessario, oltre ad avere una buona apnea, possedere la capacità di gestirla. Il pescatore deve avere, allo stesso tempo, un particolare adattamento all'ambiente marino e una profonda conoscenza delle abitudini delle specie bersaglio che si acquisisce con l'esperienza di moltissime ore trascorse in acqua. Una caratteristica esclusiva di questa tecnica di pesca è la capacità selettiva di scegliere il tipo e le dimensioni delle prede. Una calzante definizione è Release and Catch dove il rilascio si esprime nella decisione a monte della cattura. Il release and catch sostituisce la pratica del catch and release propria della pesca con ami dalla superficie, il pesce viene "rilasciato" senza alcuna ferita, poiché il pescatore, in via preventiva, sceglie di non colpirlo, riservandosi esclusivamente la cattura del pesce che vorrà consumare. Si predilige la cattura, anche singola, di pesci di maggiori dimensioni e con un coefficiente di difficoltà più alto. I fondali adatti a questa pratica sono prevalentemente rocciosi, o di coralligeno di piattaforma comunemente identificato con il termine grotto, ma si ottengono lusinghieri risultati anche in zone meno ricche di anfratti o con prevalenza di posidonia. In genere una rottura della monotonia di un fondale come può essere una roccia solitaria, un relitto, una tubatura sono richiami irresistibili per molte specie. Le batimetriche più usuali sono comprese tra la superficie e i primi 15-20 metri. Ma un ristretto numero di atleti particolarmente dotati è in grado di pescare con continuità oltre i 30 metri e raggiungere profondità vicine a 40-50

 Attrezzatura 

http://www.nauticamancini.com/images/fucile_arbalete_cressi_comanche.jpgL’attrezzatura è costituita da: fucile subacqueo, muta, pinne, maschera e aeratore, zavorra, boa segnasub. I fucili subacquei, annoverati tra gli attrezzi consentiti per la pesca sportiva dall’art. 138 lett.e del D. P. R. 1639/68, possono essere ad aria compressa oppure a propulsione elastica (arbaléte) e consentono un unico tiro a distanze relativamente modeste, contenute nel migliore dei casi entro 3–4 m. È preferibile per lunghe permanenze in acqua l’utilizzo di una muta umida con particolari caratteristiche di coibentazione, aderenza ed elasticità. Le mute normalmente utilizzate hanno spessori compresi tra 3,5 e 7–8 mm. e sono da preferire senza cerniere e monofoderate, di colore scuro o mimetiche per meglio dissimulare la presenza del pescatore. Le pinne sono generalmente lunghe con pala in tecnopolimero o nelle versioni più moderne in composito (fibra di carbonio o fibra di vetro). La maschera deve garantire buona vestibilità, ottimo campo visivo e volume contenuto. Questa ultima caratteristica assume maggiore importanza nel caso di immersioni profonde nelle quali è necessario compensare l'aumento della pressione con l’immissione di piccole, preziose, quantità d’aria, per evitarne lo schiacciamento e l’effetto ventosa che ne deriva. Maschere di dimensioni estremamente contenute consentono di ridurre in modo significativo la quantità d’aria necessaria ma limitano la visuale e possono essere poco confortevoli da indossare. L’aeratore è un tubo, preferibilmente corto e largo, che permette la respirazione al subacqueo in superficie. La zavorra è costituita da una cintura che trattiene saponette di piombo, mediamente di 1 kg. l’una, in quantità relativa alla profondità d’esercizio e allo spessore della muta. La boa segnasub è un galleggiante, gonfiabile o rigido, recante una bandiera rossa con striscia diagonale bianca, segnale di uomo immerso. È forse l’accessorio più essenziale di un corredo per la pesca in apnea, oltre che obbligatorio a norma di legge. Possibilmente di dimensioni generose che ne permettano l’avvistamento da grande distanza. Il pescatore deve operare in un raggio di 50 m dalla verticale della boa e le imbarcazioni possono transitare a non meno di 100 m dalla stessa per evidenti ragioni di sicurezza.

Impatto biologico 

Sebbene il nostro paese abbia una lunga tradizione di campioni, la pesca in apnea è esercitata da un numero esiguo di appassionati, rispetto alla totalità dei pescatori ricreativi, valutato in circa il 3% da studi effettuati in altri paesi come la Spagna, paese simile all’Italia per diffusione della pesca in apnea, e California USA. Il gravoso impegno fisico necessario per catturare le prede che ne limita il numero di praticanti, il fatto che la caccia in apnea sia condotta in ambiente ostile per l'uomo, l'affermarsi di tecniche di pesca all'aspetto e all'agguato che premiano la difficoltà della cattura singola o di esemplari di dimensioni in genere superiori alle prede di molti tipi di pesca di superficie, rendono la pesca in apnea una forma di pesca meno aggressiva. Nella piramide delle responsabilità del prelievo ittico alla pesca professionale è attribuito il 93%, a quella di superficie il 6,3%, e alla pesca in apnea lo 0,3%. La caratteristica capacità di selezionare le prede ne fa un sistema di pesca, se praticato in termini di legge, compatibile con le esigenze di tutela di alcune specie ittiche ove necessaria o con una eventuale regolamentazione della pesca in determinate aree a differenza di sistemi di pesca a maggiore impatto e minor selettività come ad esempio il palamito o le reti da posta. Questo concetto: "La pesca subacquea è l'attività più selettiva tra i diversi tipi di RF -Soliva, 2006” è espresso al paragrafo 2.2.2 pag. 8 di uno studio della FAO. La caratteristica di alcune specie come la cernia o le corvine che adottano come strategia difensiva il rifugio in tana negli agglomerati rocciosi le espone in modo maggiore a questa tecnica di pesca inducendone un allontanamento dalla zone più vicine alla superficie. L’allontanamento e la riduzione di queste specie non è, però, imputabile alla sola pesca in apnea ma alla pressione complessiva di tutta la pesca sia amatoriale che professionale[8][9]. Una recente pubblicazione dimostra che queste specie si riducono anche in zone dove questa è proibita[10]. Lo stesso studio rileva nelle zone a riserva parziale, dove sono consentiti diversi tipi di pesca professionale e ricreativa di superficie ad eccezione della pesca in apnea, una equivalenza in termini di quantità e taglia di specie bersaglio come il sarago maggiore, il sarago puntazzo, la cernia bruna e le corvine rispetto alle zone esterne non protette[10]. Altri lavori rilevano un aumento sia di quantità che di taglia delle specie presenti ma esclusivamente nelle zone a riserva totale. Diversamente dalla pesca in apnea amatoriale, le gare di pesca possono comportare un maggiore impatto sulla popolazione dei tratti interessati. È probabile che la concentrazione di atleti di alto livello, la frequenza delle competizioni in determinati tratti di costa comporti una riduzione sensibile di numero e taglia della cernia[17][18]. In Italia, da qualche anno, la FIPSAS ha abolito la cernia dalle competizioni agonistiche. La riduzione della presenza di questo serranide nel Mediterraneo è comunque generale, per questo alcuni paesi (Francia) ne hanno vietato la pesca sia con la lenza che subacquea .

                                                       

                                                      Pesca all'agguato

La pesca all'agguato è una delle tecniche utilizzate per la pesca in apnea.

La tecnica consiste nel muoversi silenziosamente sul fondo o in superficie nel tentativo di cogliere di sorpresa il pesce. Oltre che muoversi nel cono d'ombra visivo della sua preda, il pescatore apneista deve anche fare i conti con un altro organo di senso del pesce, la linea laterale. Quest'ultima consente alla preda di sentire le onde di pressione prodotte dalle vibrazioni sonore, quindi il movimento di un potenziale aggressore. Pertanto il pescatore subacqueo dovrà muoversi sempre lentamente e riparato da rocce che schermino le onde di pressione tra lui e la preda. È considerata una vera arte, anche perché si dovrà allenare molto la capacità apneistica dell'alteta che deve essere in grado di avere una buona autonomia, oltre ad una buona mobilità che la flora marina richiede.

Probabilmente la pesca all'agguato è la più difficile tra tutte le discipline che riguardano la pesca in apnea; la capacità di avvicinare i pesci la si ottiene solo dopo anni di esperienza. Infatti all'inizio si rimane sorpresi dalla scarsità delle prede, mentre in realtà queste ci hanno percepito e si sono allontanate prima del nostro sopraggiungere. Solo con il tempo si riesce a portare a termine un'azione di pesca efficace.

Per la difficoltà oggettiva legata all'avvicinamento alla preda e per quella ancora più palese dell'azione, che si svolge rigorosamente in apnea (se non effettuata dalla superficie), la pesca all'agguato, come del resto la pesca in apnea in generale, è da considerarsi tra le forme di prelievo più selettive (il pescatore vede la preda a cui sta per sparare) che esistono. Questo ci garantisce uno sport sano per se stessi e per la natura, infatti a differenza di tutti gli altri tipi di pesca esso è il più divertente (in quanto si ha uno scontro faccia a faccia con la preda) inoltre sprona la mente a compiere movimenti semplici capaci di fruttare una buona preda. Il fucile subacqueo consigliato per questa tecnica è sicuramente un arbalete da 80 – 90 cm, in modo da essere sicuri di riuscire a centrare il bersaglio anche a un buona distanza qualora il pesce avesse già avvertito la nostra presenza, garantendo al tempo stesso una buona manualità e un brandeggio sufficientemente comodo, oltre all'imprevedibilità del tipo di cattura. 

 

 

 

                                                  Pesca all'aspetto 

La pesca all'aspetto (o aspetto profondo) è una tecnica utilizzata per la pesca in apnea.

Essa consiste nell'appostarsi sul fondo, parzialmente occultati, ed aspettare che i pesci vengano a tiro.

Ovviamente il difficile sta nel trovare il posto giusto ed il momento giusto, infatti nell'imprevedibilità dei pesci potrà capitare che gli stessi arrivino dalla parte opposta dell'appostamento che risulterà a quel punto scoperto e determinerà la fuga del pesce. L'idea su cui si basa tale tecnica è la naturale curiosità e territorialità di tutte le specie (più o meno accentuate a seconda di molte variabili: periodi riproduttivi, fame, e altro ancora). Infatti il pesce tende ad avvicinarsi al pescatore subacqueo per verificare cosa esso sia (curiosità) o nel caso dei predatori (Pelagici, spigole..) per avvisarlo che sta occupando la sua zona (territorialità). Inoltre quest'ultimi a differenza degli altri, tendono ad avvicinarsi molto più velocemente non badanti del pericolo.

L'aspetto profondo si differenzia dall'aspetto generico per la profondità alla quale viene praticato: dai 15 ai 30 metri e oltre, per insidiare prede di rango difficilmente reperibili in acque basse, come dentici e ricciole. Richiede grande esperienza, preparazione fisica e soprattutto molta coscienza, poiché prevede tuffi impegnativi con lunghe apnee, durante le quali può capitare di dover combattere con pesci di dimensioni ragguardevoli.

Per l'aspetto profondo è preferibile usare attrezzatura specifica, come pinne con pala in materiale composito (i più diffusi sono quelli in fibra di carbonio) che hanno un'elevata elasticità, fucili lunghi e potenti (come arbalete dai 100 ai 150 cm o oleopneumatici dai 90 ai 130 cm) per colpire prede distanti (anche 4-5 metri) e maschere a volume interno ridotto (per ridurre i volumi d'aria da insufflarvi, indispensabili per compensare lo schiacciamento provocato dall'alta pressione). Tecnicamente si predilige l'uso di fucili più potenti che veloci, dato che le prede classiche sono grossi dentici, ricciole, orate e corvine, quindi vengono scartati a priori fucili che montano aste da 6 mm, elastici del 16 e tutte quelle attrezzature più indicate per la ricerca del pesce bianco. Si prediligono arbalete in legno con doppie gomme e aste medio-pesanti, fucili in monoscocca di carbonio con gomme potenti o addirittura oleopneumatici caricati ad elevatissima pressione

 

 

                                                   Pesca in tana 

La pesca in tana è una tecnica utilizzata nella pesca in apnea.

Si tratta della pesca mirata alla cattura di alcune specie il cui habitat tipico è in tane, ricavate in genere in anfratti di rocce sottomarine. È il principale tipo di pesca sub, insieme alla pesca all'aspetto e alla pesca all'agguato, mentre la pesca in acqua aperta non è molto diffusa, a causa della difficoltà nel conseguimento di risultati apprezzabili.

Si effettua in genere in siti in cui la preda possa nascondersi: il caso più frequente è costituito da anfratti di roccia di vario genere, ma vi sono specie che si rintanano in composti algali o comunque vegetali, oppure all'interno di relitti o di altre opportunità di ricovero. A seconda del tipo di pesce che si vuole insidiare cambia il tipo di tana da cercare.
La pesca alla cernia [modifica]

La "regina" della pesca in tana è la cernia, che ha i suoi rifugi a diverse profondità, sempre più spesso elevate a causa dell'intensificazione delle attività marine umane, che allontanano progressivamente gli esemplari adulti dalla superficie (rarissimamente ormai si trova a meno di 15 metri).

Il pescatore in apnea moderno è consapevole della necessità di tutelare questa specie cercando di prelevare esemplari di peso superiore ai quattro chilogrammi, poiché solo quando raggiunge tali dimensioni la cernia perviene alla maturazione sessuale ed è in grado di riprodursi. La selettività della pesca in apnea permette facilmente di stimare le dimensioni della preda prima di decidere di scoccare il tiro.

In qualche caso, ed in acque sufficientemente tranquille, la cernia potrebbe anche trovarsi a gironzolare intorno all'apertura della tana, talvolta ponendosi in verticale ("a candela"), ma è circostanza più frequente che si trovi rifugiata, magari per aver avvertito la presenza umana da qualche distanza.

La tana della cernia è tipicamente una spaccatura verticale della roccia, e molti pescatori segnalano che secondo le loro esperienze prediligerebbe tane provviste di più uscite (non necessariamente dei labirinti, ma spesso divise in almeno 3 canali di sbocco), ma allontanandosi dalla superficie apprezzerebbe anche tane senza uscita purché più comode.

Il riconoscimento della tana non è agevole, anche per una preferenza che parrebbe riscontrarsi per zone di penombra nelle quali è più arduo scorgere quelle aperture che per dimensioni o per conformazione richiamino le caratteristiche della tana tipica. Prima del tentativo alla tana, è sempre consigliabile effettuare una discesa silenziosa ad una certa distanza, se le condizioni lo consentono, anche ad una quota minore (ai due terzi), onde verificare se sia possibile rifugio del serranide e per cercare di intuire se l'apertura sia larga o tale da consentire vie di fuga.

Accertato che possa essere una potenziale tana abitata, si effettua la discesa, il più silenziosamente possibile, lungo un lato dell'imboccatura (il lato sinistro è in genere preferito per la più agevole rotazione del fucile al momento dell'exploit); è preferibile che la discesa sia effettuata al minimo di sforzo ed a seguito di buona ventilazione, dovendosi prevedere la possibilità di lunga durata dell'immersione. Giunti all'altezza dell'apertura, se possibile sfruttando un appiglio in parete, si ruota velocemente per affacciarvi contemporaneamente lo sguardo e l'arma, eventualmente dovendo sparare d'istinto. Un certo esercizio aiuta ad effettuare la manovra, presentando l'arma già in buon allineamento, necessario per il tiro istintivo.

La mira ottimale dovrebbe dirigere al centro del muso (in genere la cernia sta in tana col muso verso l'apertura), al fine di una maggior efficacia del colpo; ove per caso la si incontrasse di fianco, il bersaglio ideale sarebbe la branchia.

Se l'apertura è solo vestibolare rispetto ad una tana più interna, l'allarme eventualmente già destato richiede che la si esplori il prima possibile, facendo attenzione a contemperare le esigenze di sicurezza (le stesse delle immersioni in grotta) con l'urgenza di confrontarsi con la preda. Per il tipo di tane in genere utilizzate, però, gli esperti ed i veterani di questo tipo di pesca usano limitare severamente l'esplorazione lasciando sempre i piedi fuori dell'apertura, e non procedendo oltre la misura del corpo, così da poter eventualmente rinculare in tutta sicurezza ed evitare l'intralcio delle pinne nell'arretramento.

Una volta colpita, la cernia immediatamente si gonfia e si incastra alle (generalmente ruvide) pareti della tana, opponendo una fortissima resistenza e tentando di arretrare verso l'interno della tana, costringendo quindi il pescatore ad un recupero molto impegnativo, a meno che l'animale non sia stato colpito mortalmente (in genere con un preciso colpo frontale). Questa è la fase più pericolosa della cattura, ed è quella che la ha resa tristemente celebre a causa dei tanti incidenti subacquei causati dallo sforzo e dal prolungamento dell'apnea; oltre allo sforzo, poi, anche le emozioni della cattura possono indurre alterazioni peggiorative della gestione della riserva d'aria.

Mentre il pesce resiste, se si dispone di un mulinello per il fucile, è opportuno effettuare una risalita per organizzare una o più discese per la cattura; altrimenti occorre cercare di finire l'animale con il coltello. Per questo può essere necessario estrarlo aiutandosi con la mano libera (mentre una mantiene in tensione la sagola della fiocina); è sempre sconsigliata la presa per le branchie, peraltro assai taglienti. La cernia è una delle specie cui il pescatore apneista tenta di catturare durante la sua uscita in mare, ma non sempre ciò accade per via della scarsità dell'animale perciò ci si consolerà nel catturare altre specie che troveremo in tana come sarago, corvina. Per questa pesca è consigliato un fucile molto potente in grado da assicurare se non una morte del pesce sul colpo, la sua precoce morte proprio per questo sarà utile un fucile oleopneumatico caricato a dovere in modo da facilitare il compito. 

 

 

 

 

FONTE WIKIPEDIA 

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Published by DUCA CONTROVERSO - in IL MARE
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