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12 settembre 2014 5 12 /09 /settembre /2014 21:06

Sono intelligenti, molto veloci ed estremamente pericolosi: In Uganda, una specie di coccodrilli giganti abita le acque. Dato che i pesci sono quasi terminati, i feroci rettili si sono specializzati nella caccia agli esseri umani. Le autorità sembrano impotenti.

Karim Oneyi guarda malinconicamente la sua mano sinistra, ormai deforme. Stava attraversando sulla sua barca da pesca il Lago Vittoria, in Uganda, quando: "E' successo il 26 gennaio 2006, poco prima del tramonto, quando stavo pescando proprio vicino alla spiaggia", racconta il 40enne, ricordando il luogo dell'incidente, Wairaka, 95 chilometri a est della capitale Kampala. "Improvvisamente ho scoperto qualcosa di strano nell'acqua, ho pensato che fossero alghe. Ma poi questo qualcosa afferrò la mia mano e mi trascinò in profondità". Oneyi era caduto nelle grinfie di un coccodrillo affamato.

"Non riuscivo a liberarmi dalla sua bocca, combattevo contro di lui", dice l'uomo magro con una voce piena di amarezza. Poi per fortuna si sono precipitati i soccorsi, che sono riusciti ad allontanare l'enorme animale con colpi di bastone. "Mi sono salvato, ma è terribile incorrere in una disabilità in età adulta in questo modo". Pochi anni dopo anche il fratello Oneyis è stato vittima di un attacco simile. Ora reca pesanti ferite su entrambe le braccia.

Il killer coccodrillo che mangiò 83 persone

Ormai in Uganda si parla sempre più spesso di rettili giganti. Di recente, il 30 marzo, gli attivisti per i diritti degli animali si sono battuti in rete per la salvaguardia di questa specie, dopo il polverone mediatico che si è sollevato nel paese. Un coccodrillo di 800 kg, avrebbe infatti già mangiato almeno sei persone. L'esemplare più grande mai trovato in Uganda pesava 1000 kg e, secondo l'autorità di protezione degli animali dello Stato, nel 2005 avrebbe ucciso almeno 83 persone.

Un totale di 79 coccodrilli assassini sono stati catturati e trasferiti a parchi nazionali negli ultimi dieci anni. Molti sono riusciti a ritornare ai corsi d'acqua e a diffondere nuovamente la paura e il terrore.

Il più grande coccodrillo catturato il mondo

Il pesce da mangiare non basta più

Anche il Lago Alberto, il Lago Kyoga e il Nilo Bianco, adiacenti al lago Vittoria, ospitano coccodrilli. Secondo le informazioni rilasciate dallo stato ugandese, a partire dal 2000 più di 340 persone sono state uccise dagli attacchi dei grandi rettili.

Tuttavia, gli esperti temono che il numero potrebbe essere maggiore, perché non tutti gli attacchi mortali sono segnalati. "I coccodrilli sono un problema molto grave in Uganda", ha dichiarato il direttore responsabile degli animali selvatici Peter Ogwang. L'appetito nei confronti degli esseri umani rischia di essere incoraggiato, perché i laghi sono sovrasfruttati. "Non c'è pesce a sufficienza da mangiare per i coccodrilli, e così questi attaccano gli esseri umani".

Sempre più attacchi contro l'uomo

Molti cittadini sono arrabbiati con il governo perché manca un'adeguata protezione nei laghi. "Anche a sette anni, i bambini vanno a pesca per aiutare i genitori", si lamenta il 59enne Hamza Mugarya. Secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sulla pesca per l'Africa a partire dal 2012, la fauna ittica in Uganda sarebbe ora in diminuzione, pur restando ancora il maggior produttore di pesce d'acqua dolce del continente.

Non è ancora chiaro quanti siano i coccodrilli in totale nel Paese. Ma secondo i recenti sondaggi ugandesi, più di 600 di loro sarebbero stati registrati solo in una piccola zona nel nord-ovest del lago Alberto. "I rettili si riuniscono in alcune aree, dove molti pescatori sono soliti pescare. Se un uomo viene ucciso, un altro flusso di coccodrilli giunge a divorane il corpo". Dal momento che sempre più persone si stabiliscono a vivere intorno ai laghi, ci sono sempre più prede dei rettili pericolosi.

Il cacciatore di coccodrilli

Persone fatte a pezzi

Le autorità, nel frattempo, stanno cercando di educare la popolazione ad essere più attenta: "Consigliamo alla gente di non andare a nuotare nell'acqua dei laghi", ha dichiarato l'esperto ugandese Charles Tumwesigye. "Noi segnaliamo i pescatori con le barche più grandi e chiediamo loro di avvisarci immediatamente se vedono un coccodrillo. "Tuttavia, è necessario altro denaro per catturare gli animali con metodi moderni e portarli in altri posti più sicuri. "Al momento, facciamo tutto a mano, e molti dei nostri dipendenti sono feriti", ha dichiarato Tumwesigye.

Il timore attanaglia i residenti del luogo, che escono ogni giorno sui laghi, al fine di guadagnarsi da vivere. "I coccodrilli sono incredibilmente intelligenti e veloci", dice il pescatore Henry Nnyanzi. "Attaccano prima di vedere o sentire". Quattro anni fa, aveva un amico che era un esperto dei "mangiatori di uomini", che è stato fatto a pezzi. L'uomo ricorda: "Siamo stati in grado di seppellire solo le gambe, il resto del suo corpo era stato divorato il coccodrillo".

 

http://www.bluewin.ch/it/news/diversi/articoli/2014/05/coccodrilli-che-mangiano-gli-uomini.html

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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 21:52

L'albero della danza

E’ difficile dire quanto possa vivere esattamente un albero: molto dipende dalla specie a cui appartiene e dalle condizioni ambientali in cui vive, naturalmente. Ad ogni modo un albero può raggiungere età così longeve che superano i secoli e rendono le piante testimoni dell’evoluzione dell’uomo.

Oggi vi raccontiamo la storia di 12 alberi leggendari situati negli angoli più remoti della Terra, una galleria di piante secolari che in qualche maniera raccontano la storia dell’uomo e delle sue credenze.

Cipresso di Montezuma(Fotografia di Infinita Highway, Getty Images)

Alcuni ritengono che questo cipresso di Montezuma, noto anche come Árbol del Tule, sia l’albero più grosso del mondo. Secondo il comitato che si occupa delle nomination per il patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, la pianta misura 35 metri di diametro e 30 di altezza. L’albero deve il suo nome alla chiesa di Santa Maria del Tule nello Stato messicano dell’Oaxaca, in cui l’albero si trova da circa 2.000 anni, quando forse venne piantato da un sacerdote azteco.

Baobab, Madagascar (Fotografia di Mint Images Limited, Alamy)

In Madagascar, un uomo raccoglie corteccia da un albero di baobab nei pressi del villaggio di Andavadoaka. Con la corteccia si fabbricano corde, ma sull’isola la pianta ha anche una valenza religiosa. “Sull’isola l’usanza di adorare gli alberi si basa sulla credenza che gli spiriti degli antenati vivano nelle foreste e in altre forme naturali considerate pacifiche”, spiegano Armand Randrianasolo e Alyse Kuhlman, che partecipano al progetto alberi sacri del Missouri Botanical Garden. Per questo è abbastanza usuale notare ai piedi dei baobab offerte come rum, miele, monete o caramelle, o vedere i malgasci rendere omaggio ai loro antenati avvolgendo tronchi e rami con panni bianchi e rossi.

L’albero della danza (Fotografia di Landschaftsverband Westfalen-Lippe)

Si chiama tanzlinde, albero della danza, l’enorme tiglio millenario situato a Steinfurt, in Germania, la cui chioma richiede addirittura il sostegno di un’impalcatura sotto cui possono svolgersi danze e riunioni di tutta la comunità. Alberi come questo sono piuttosto diffusi in vari paesini europei.

Fico Sacro, Thailandia (Fotografia di Natasha K, Getty Images)

Una scultura del Buddha in arenaria avviluppata dalle radici di un Ficus religiosa, o fico sacro, al monastero di Ayutthaya, in Thailandia. Fu proprio un Ficus religiosa, nell’attuale India, l’albero sotto cui, 2.600 anni fa, si sedette Siddhartha fino a raggiungere l’illuminazione e diventare il Buddha. Questo albero infati viene scelto spesso per rappresentare Buddha nell’arte e nella letteratura.

La spina Santa di Glastonbury, Inghilterra (Fotografia di James Osmond)

Il Biancospino di Glastonbury – anche detto la Spina santa – nacque secondo la leggenda dal bastone di Giuseppe d’Arimatea che lo piantò in questa zona dell’Inghilterra meridionale al suo sbarco dalla nave con cui portò il Santo Graal dalla Terrasanta. Ma nel 2010, in una sola notte l’albero venne distrutto in un atto di vandalismo. Oggi ne resta solo il tronco. Nel corso dei secoli il biancospino è stato replicato più volte per talea; quindi, quando la pianta venne abbattuta per la prima volta durante la Guerra Civile Inglese, un suo clone venne ripiantato al posto dell’originale. La partcolarità di questa pianta è che fiorisce due volte all’anno, attorno a Pasqua e a Natale. Tutti gli inverni un ramoscello del biancospino finisce a casa dei reali inglesi.

Il Candelabro, California (Fotografia di Transcendental Graphics, Getty Images)

In quest’immagine degli anni Trenta un’auto attraversa il cosiddetto Chandelier Tree, l’albero candelabro, nell’Underwood Park in California. Questa sequoia alta quasi 100 metri venne scavata durante i primi tempi delle macchine a benzina. Oggi in America del Nord resta solo il 5% circa delle foreste originali di sequoie.

Eucalipto, Australia (Fotografia di Nick Rains, Corbis)

La foschia mattutina ammanta un antico eucalipto nello stato australiano del Victoria. Ci sono centinaia di specie di eucalipto, e quasi tutte sono native dell’isola conntinente. Eucalyptus regnans, o eucalipto australiano, è una delle piante da fiore più alte del mondo, seconda solo alle sequioie californiane. Queste piante, che si sono rivelate fondamentali sia per gli aborigeni sia per i coloni, forniscono un olio utilizzato in alcuni rituali per ripulire l’aria dalle energie negative, mentre per i koala le loro foglie sono la fonte principale di cibo.

Cipresso solitario, California (Fotografia di Michele Falzone, Getty Images)

Il Lone Cypress, il cipresso solitario sulla costa vicino Monterey, in California, è uno degli alberi più fotografati del mondo. Si sa che si tratta di una pianta antica, ma la sua età non è stata ancora determinata con esattezza. Questo albero può vivere fino a 400 anni, ma l’esposizione alle intemperie potrebbe farlo sembrare più vecchio di quello che è.

La quercia di Abramo (Fotografia di Michael Maslan Historic Photographs, Corbis)

Venerata da secoli, la quercia di Abramo, nella Valle di Mamre, vicino a Hebron, in Cisgiordania (qui in una foto del 1890 circa) segna il luogo dove si dice che il padre fondatore di Israele venne visitato dagli angeli che gli promisero un figlio.
Questa quercia del monte Thabor potrebbe avere anche 5.000 anni, e potrebbe essere ciò che resta di una foresta che un tempo ricopriva la regione.  Vuole la leggenda che la pianta morirà prima dell’arrivo dell’Anticristo. Il fusto principale è morto nel 1996, ma due anni dopo è spuntato un ramo che fa sperare in una ripresa.

L’arco dei sicomori, California (Fotografia di Ellen Isaacs, Alamy)

Allacciati assieme come questi due sicomori, uniti a formare un arco, gli alberi del Gilroy Gardens Theme Park in California sono stati “modellati” per assumere forme particolari: un intervento che prende il nome di “grafting”.

Pino dai coni setolosi, California (Fotografia di William James Warren, Science Faction/Corbis)

I pini dai coni setolosi come questo fotografato nella california orientale sono considerati fra gli organismi viventi più antichi della Terra. Si ritiene che alcuni abbiano raggiunto anche i 5.000 anni di età. Crescono lentamente e vivono in regioni alpine aride e ventose; per queste caratteristiche sono fra le piante più minacciate dal riscaldamento globale.

Il Castagno dei Cento Cavalli, Catania

Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero di castagno plurimillenario, ubicato nel Parco dell’Etna e considerato come il più famoso e grande d’Italia. Si narra che una Regina (forse Giovanna la Pazza) con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale durante una battuta di caccia nelle vicinanze dell’albero e proprio sotto i rami trovò riparo assieme a tutto il numeroso seguito.

Fonte National Geographic

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16 luglio 2014 3 16 /07 /luglio /2014 22:27

 

 

 

 

 

In vari articoli avevo già parlato dei sinkhole, ossia di fenomeni di sprofondamento. L' ultimo in particolare, ha attirato l' attenzione delle persone comuni, scaturendo non poche domande sulla loro formazione e soprattutto....del perchè.I ricercatori sono stati inviati per indagare il foro, che ha confuso gli scienziati con il suo aspetto drammatico.

Alcuni hanno ipotizzato che potrebbe essere stata fatta da un meteorite che ha colpito la terra, un'esplosione sotterranea, o una voragine causata dal crollo di roccia.

 Un commentatore fantasioso potrebbe anche pensare che sia la prova "dell'arrivo di un UFO" per il pianeta.  Il nome della zona, Yamal, si traduce come la "fine del mondo" e la penisola telecomando arriva nell'Oceano Artico.  Esso contiene alcune delle più grandi riserve di gas della Russia e il cratere è apparso meno di 20 miglia dal campo di gas più grande, Bovanenkovo.  Il colore scuro dei lati del cratere è stato detto in un rapporto Zvezda TV per indicare "processi di temperatura" o bruciore. Si ritiene che il foro è stato formato da una miscela di acqua, sale e gas, accensione un'esplosione sotterranea.

 Il gas aveva accumulato nel ghiaccio mescolato con la sabbia sotto la superficie quello che era un mare 10.000 anni fa, e acceso quando il permafrost sciolto ''ha fatto schioccare una bottiglia di champagne" creando l' effetto tanto acclamato.

Le Sinkhole sono da sempre esistite, questo la premessa fondamentale al fine di non alimentare la preoccupazione su un fenomeno che lascia molto discutere dopo la tragedia di Tampa, quando uno sfortunato uomo, a Febbraio, è stato inghiottito nel sonno dentro una voragine.

Le Sinkhole possono essere effetto di fenomeni di carsismo, e quindi naturali, con cedimento del tetto della struttura, ma anche artificiali e quindi indotte da un forse errato sfruttamento del terreno fondale da parte dell’uomo. Quando si parla di doline, inghiottitoi, siamo in presenza di fenomeni naturali di erosione delle rocce calcaree o di origine comunque carbonatica causata o da variazioni considerevoli della falda freatica, di profondità, oppure dall’infiltrazione di acqua per percolazione che reagisce con la roccia carbonatica.oppure dall’infiltrazione di acqua per percolazione che reagisce con la roccia carbonatica.

Sinkhole in Florida

Sinkhole in Florida

 

In Italia sono presenti molte doline causate dal carsismo. Non solo quelle del Friuli Venezia Giulia, noto per fenomeni spinti del carsismo, ma anche in Puglia sul tavoliere si ritrovano esempi eclatanti e di importante impatto visivo, come ad esempio la dolina di Altamura. Inghiottitoi si possono trovare anche in caso di bacini endoreici, bacini imbriferi senza emissari. In questo caso, quando non si è in presenza della formazione di un lago, sicuramente ritroveremo un inghiottitoio e quindi saremo in presenza di fenomeni carsici spinti.

 

Assai pericolose sono le Sinkhole generate da un potenziale scorretto sfruttamento del suolo da parte dell’uomo. Il fattore di pericolo è rappresentato dal fatto che il cedimento del tetto della struttura, il suolo, avviene senza preavviso alcuno e quindi rappresentando un fenomeno assai insidioso ed a volte anche mortale, come accaduto a Tampa, in Florida, a Febbraio. La formazione di queste voragini può essere generata da una errata valutazione geotecnica del sottosuolo che viene caricato con le sovrastrutture ma anche dallo svilupparsi di fenomeni di erosione derivanti dalla mutazione della circolazione delle acque sotterranee e nel caso di tessuto urbano può essere indotta anche dall’uomo per la modifica dei sottoservizi e degli schemi idraulici sotterranei anche nel caso di perdite di acqua. Come anticipato il cedimento è improvviso e senza preavviso e per questo assai insidioso. Ovviamente non si esclude anche l’impossibilità dell’uomo nel prevedere tali cedimenti in sede di realizzazione delle strutture e quindi una sua deresponsabilizzazione. A volte possono generarsi a causa di cedimenti molto profondi della formazione rocciosa del tutto imprevedibili.

 

 

 

 

http://www.centrometeoitaliano.it/cosa-sono-le-sinkhole-genesi-delle-voragini-e-delle-doline/

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7 luglio 2014 1 07 /07 /luglio /2014 21:35

Come condurre la lotta al grillotalpa

  Il grillotalpa è un insetto lungo dai 4 ai 6 cm di colore bruno (marrone o rosso scuro), con due ali e con la parte posteriore del corpo più sviluppata di quella anteriore. L'abitat ideale di questo insetto sono i prati d'erba, gli orti e i campi di patate: predilige infatti, quale nutrimento, le colture tuberose, le radici e i semi. Appartiene alla famiglia degli Ortotteri.

È un animale notturno che vive nelle gallerie che scava grazie alle robuste e dentate zampe anteriori e al suo corpo dotato di uno scudo rigido. La sua caratteristica peculiare è quella di scavare e distruggere le radici e per questo motivo risulta essere un grosso pericolo per le piantagioni specie per quelle con terreno umido. Nella guida vedremo come condurre la lotta a questo insetto. Con le temperature calde i grillitalpa adulti emergono dal terreno e cominciano a nutrirsi e accoppiarsi, i voli iniziano ad aprile – maggio e continuano fino a giugno e Luglio, durante questi mesi , la popolazione aumenta in modo significativo diventando tutto di colpo una seria minaccia.
Le uova sono deposte in profondità in gruppi da 40 e una singola femmina può deporre fino a 10-12 gruppi da 40, successivamente le uova si schiudono in piccole ninfe che sembrano tanto come gli adulti, ma sono più piccole e la mancanza ali che si sviluppano per tutta l’estate fino all’autunno, quando cominciano a trasformarsi in adulti. Gli adulti possono fare danni notevoli in primavera, ma la lesione più grave di solito si verifica a fine stagione (agosto-ottobre), quando i grilli talpa sono grandi e molto attivo.

Nel caso aveste problemi con questo curioso animaletto...consiglio questo:

La biodinamica è una disciplina che propone rimedi naturali per risolvere diversi problemi comuni, come la cura delle malattie delle piante o altro. Questa disciplina suggerisce dei consigli anche per liberarsi del grillotalpa. Un rimedio biodinamico molto efficace contro il grillotalpa è quello di posizionare, lungo i bordi del terreno, una bottiglia di plastica tagliata a metà e riempita di pezzi di ortaggi o di birra.

La trappola va coperta con una tegola per impedire che vi entri la pioggia e per creare oscurità. Dopo alcuni giorni, attirati dai residui organici della bottiglia, i grillotalpa vi finiranno dentro. A questo punto li si potrà bruciare, distribuendo sul terreno la cenere ottenuta. I resti degli insetti bruciati rappresentano delle tossine per i grillotalpa, che si terranno alla larga dalla zona “contaminata”.



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20 giugno 2014 5 20 /06 /giugno /2014 22:26

Le Grotte di Mogao, situate nel nord-ovest della Cina, sono il tesoro dell’arte buddista maggiore e meglio conservato del mondo. Nel 1987 le grotte sono state inserite nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale. La Commissione dell’UNESCO per il Patrimonio Mondiale le ha così valutate: le Grotte di Mogao sono famose per lo loro statue e dipinti murali, presentando migliaia di anni di arte buddista.

Alla periferia di Dunhuang, nella provincia del Gansu, nel nord-ovest della Cina, si trova un colle chiamato “Mingsha”, ossia “della sabbia che risuona”. Sul lato est del colle, in direzione sud-nord, lungo circa 2 km si estende una serie di grotte su cinque livelli, le grotte di Mogao. I lavori di costruzione delle grotte durarono più mille anni, dal 4 ° al 14° secolo.

L’inizio della costruzione delle grotte risale al 366 d.C. Attraverso i lavori compiuti nel corso delle varie dinastie, queste sono aumentate di continuo: al tempo della dinastia Tang, nel 7° secolo, qui esistevano già più di mille grotte, da cui l’appellativo di “Grotte dei Mille Buddha”.

      

Durante lo scavo delle grotte, nel corso delle varie dinastie vi sono state scolpite molte statue buddiste e realizzati numerosi dipinti murali. Poichè le grotte si trovano lungo il percorso della Via della Seta, che congiungeva est ed ovest, costituivano anche un punto di confluenza fra religioni, culture e conoscenze orientali e occidentali.

Dopo i cambiamenti storici e le distruzioni per mano dell’uomo, ad oggi qui rimangono circa 500 grotte, con una superficie di 50.000 mq di dipinti murali e più di 2000 statue. Le figure delle statue delle Grotte di Mogao sono svariate, con abiti, ornamenti e tecniche artistiche diverse, il che riflette le caratteristiche delle varie epoche. Anche i dipinti murali sono grandiosi. Se li si collega l’un l’altro, ne potrebbe nascere un corridoio dipinto lungo 30 km.

I dipinti sono principalmente di tema buddista, con figure di Budda, Bodhisattva e Re celesti; molte sono le serie di dipinti su storie comprese nei sutra e leggende buddiste di India, Asia centrale e Cina, insieme a personaggi storici. Inoltre i dipinti delle varie epoche riflettono la vita sociale delle varie classi delle diverse etnie, i loro abiti e ornamenti, la plastica dell’antica archittettura, la musica, la danza e l’acrobazia, registrando la verità storica degli scambi culturali fra la Cina e l’estero, per cui gli studiosi chiamano le Grotte di Mogao una “biblioteca sulle pareti”.

Nel 1900 venne scoperta inaspettamente una stanza nascosta contenente una collezione di testi, chiamata in seguito “Grotta delle scritture”, ricca di 50.000 cimeli culturali risalenti al 4°-11° secolo. I contenuti riguardano la storia, la geografia, la politica, le etnie, gli affari militari, la letteratura e l’arte, la religione, la medicina, la scienza e tecnica della Cina, dell’Asia centrale e meridionale e dell’Europa, da cui l’appellativo di “enciclopedia dell’antichità”.

Dopo la scoperta della grotta delle scritture, esploratori stranieri dei vari paesi giunsero a frotte sul posto. In meno di 20 anni trafugarono 40.000 testi buddisti e molti preziosi dipinti, una tragedia per le Grotte di Mogao. Attualmente i cimeli di Mogao conservati in Gran Bretagna, Francia, Russia, India, Germania, Danimarca, Svezia, Corea del Sud, Finlandia e Stati Uniti occupano due terzi del totale della Grotta delle scritture.

Al seguito della scoperta della grotta, un’equipe di studiosi cinesi ha iniziato le ricerche sui documenti di Dunhuang. In decine di anni, anche gli studiosi dei vari paesi hanno dimostrato molto interesse per l’arte di Dunhuang, procedendo a continue ricerche. Nel settore delle ricerche su Dunhuang, gli studiosi cinesi hanno già ottenuto risultati molti influenti.

Il governo cinese presta sempre molta attenzione al lavoro di tutela delle Grotte di Mogao, un tesoro culturale nazionale. Visto il continuo aumento dei visitatori, per tutelare il loro contenuto, sotto il monte Sanwei, di fronte alla Grotte di Mogao, il governo ha costituito un centro di esposizione dell’arte di Dunhuang, riproducendo parte delle grotte per la visita.

Recentemente il governo cinese ha deciso di investire 200 milioni di Yuan, moneta cinese, per realizzarne una versione virtuale, utilizzando metodi ad alta tecnologia. Secondo la presentazione, le grotte virtuali daranno ai visitatori l’impressione di entrare nelle vere grotte, ammirando tutte le opere d’arte ivi contenute, come architetture, sculture policrome e dipinti murali. Attualmente sono già state fotografate per via digitale tutte le grotte e presto le immagini saranno inserite nel computer realizzando “grotte digitali piane e tridimensionali” di alta qualità. Gli esperti hanno rilevato che la creazione delle Grotte di Mogao virtuali non solo permetterà di evitare il deterioramento dei dipinti, ma promuoverà anche la registrazione e la tutela del patrimonio d’arte di Dunhuang, permettendo ai cimeli culturali e alla cultura di Mogao di conservarsi a lungo.

 

http://italian.cri.cn/chinaabc/chapter14/chapter140402.htm

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4 aprile 2014 5 04 /04 /aprile /2014 22:11

Il giornale Spiegel, riferisce, che una recente tempesta ha eroso la sabbia della spiaggia di Cardigan Bay in Galles, scoprendo qualcosa di insolito: una foresta preistorica di 4500 anni fa. A quanto pare, la foresta era diventata la vittima dell’innalzamento del livello marino avvenuto appunto in quel periodo.

Lo Spiegel scrive:

“Gli alberi sono morti più di 4500 anni fa. Una volta la foresta copriva un’area di diversi chilometri tra le località gallesi di Borth e Ynyslas. Con i cambiamenti climatici il livello del mare si alzò, e la torba, la sabbia e l’acqua salata, inghiottirono gli alberi e la foresta, così  scomparve.”

Immaginatevi tutto questo. Adesso vorrebbero farci credere che le temperature terrestri dell’Olocene, era più o meno costanti e che i livelli del mare non sono più alti di oggi.

Ovviamente il clima a quei tempi era probabilmente molto più caldo ed i livelli del mare erano davvero superiori. Ciò è confermato dalla NASA, che discute i risultati del livello del mare per l’Inghilterra del Nord e la Scozia, e possibili implicazioni per il Regno Unito:

“ Dalla fine dell’ultima era glaciale, 20.000 anni fa, la terra ed i livelli del mare intorno alla costa del Regno Unito sono cambiati in risposta al ritiro dei ghiacci. Come il ghiaccio si scioglieva, il rilascio di questo enorme peso ha portato la massa ad inclinarsi lentamente verso nord o verso sud, un processo chiamato aggiustamento isostatico. [...]

L’azione dell’era Glaciale sulla nostra massa è stato come spremere una spugna che finalmente ritrova la sua forma. La crosta terrestre ha reagito nel corso di migliaia di anni, e continua a reagire. [...]

La nuova mappa mostra come il Regno Unito e l’Irlanda hanno risposto alla compressione degli strati di ghiaccio del nucleo della terra e l’attuale tasso di inclinazione terrestre. In Northumberland, i ricercatori hanno trovato sedimenti di 7.000 anni fa, cinque metri più in basso, e altri di 4000 anni fa a 1 metro sopra l’attuale livello del mare. Ciò indica, che il livello del mare è salito sopra i livelli attuali, da circa 7500 anni fa fino a 4.500 anni fa, e poi è sceso e continua a scendere.”

Ma il Northcumberland è molto più a nord di Cardigan, dove le lastre di ghiaccio erano probabilmente molto più sottili, e la regolazione in modo isostatico a Cardigan Bay dovrebbe essere inferiore.

http://donsmaps.com/icemaps.html

I resti della foresta scoperti, ci dicono una cosa: Oggi il Galles è più alto di 4500 anni fa e sta tornando, come molto tempo per Cardigan Bay, ad occupare la posizione che aveva prima.Il cambiamento climatico è normale e non c’è niente che possiamo fare per ristabilire e conservare il clima che avevamo 50 anni fa.

Cambierà da solo.

 

Fonte : http://notrickszone.com/2014/02/25/coast-of-wales-recent-storm-uncovers-ancient-forest-that-was-under-sea-water-4500-years-ago/

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4 aprile 2014 5 04 /04 /aprile /2014 22:01
Recente immagine dell'Isola Vulcanica di Niijima, nell'Oceano Pacifico. Credit: NASA

Recente immagine dell'Isola Vulcanica di Niijima, nell'Oceano Pacifico. Credit: NASA


Nel Novembre 2013, nacque una nuova terra emersa sul nostro pianeta! Un vulcano marino lungo la costa occidentale dell'Oceano Pacifico, erutto con tanta forza da creare un'isola. La nuova isola, o Niijima, emerse a 500 metri circa da un'altra isola passata chiamata Nishino-shima, che emerse tra il 1973-74. Quattro mesi dopo, queste due isole, la vecchia e la nuova, si sono ormai fuse in una più grande e l'eruzione vulcanica alla loro base non mostra segni di volersi fermare. Il 30 Marzo 2014, il satellite Landsat 8 ha catturato quest'immagine dell'isola che si trova a circa 1.000 km a sud di Toykio, nella Catena Isolare di Ogasawara.
 

 

Le due isole prima della fusione

Le due isole prima della fusione

isola

Isola Niijinoshima

Isola Niijima

Globalmente, la nuova formazione arriva a circa poco più di 1.000 metri in diametro. Due coni si sono formati intorno alle sorgenti vulcaniche principali ed arrivano a circa 60 metri sopra il livello del mare. L'altezza è salita di 3 volte rispetto a Dicembre! Erik Klemetti, vulcanologo che sta esaminando la situazione, ha notato poche settimane fa che "Questo è un fantastico esempio di come le isole vulcaniche come le Isole Bonin sono cresciute nell'arco di centinaia di migliaia di eruzioni."

Un pennacchio di gas vulcanico, vapore e cenere si alza dall'isola. Piccole particelle nel pennacchio stanno gettando semi di nuvole nelle vicinanze. Nella parte est dell'isola, si può vedere anche un sedimento di color verde, causato dall'espansione dell'isola sott'acqua.

http://thewatchers.adorraeli.com/2014/03/26/new-images-of-growing-japanese-island-nishino-shima/

http://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=83447

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16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 22:40
Si parla spesso di "luoghi incantati" che rigenerano il corpo e lo spirito. E non c’è bisogno di andare fino in vetta all’Himalaia o fra le piramidi egizie, quando ne abbiamo a portata di mano. In Sardegna, più precisamente in Costa Smeralda, di fronte all’arcipelago di La Maddalena, dove il mare è forse il più bello del mondo, l’entroterra racchiude affascinanti, antichissime segreti. Lì, nel cuore di paesaggi suggestivi ed arcaici, si trova una delle più alte concentrazioni di energia...........

Incominciamo il nostro tour dalla zona cosiddetta di S.Giorgio per via di una graziosa chiesetta campestre dedicata al santo martire. La chiesetta, bianca e linda, in stile spagnolo, venne riedificata, su un luogo di culto precedente, intorno al 1675 da un gruppo di frati o di eremiti.
Entriamo nella chiesetta......ci avviciniamo all’altare.....è da non credere! Qui si può percepire un’energia soffusa e delicata che, dalle mani, pervade a poco a poco tutto il corpo.
Un po’ più avanti, a qualche centinaio di metri, ci incamminiamo lungo un piccolo vallo che porta ad un boschetto nascosto tra lentischi dalle eccezionali dimensioni. Si entra davvero in un altro mondo. Non pare neanche di essere in Sardegna a pochi chilometri dalla costa. Pare piuttosto di essere in una foresta del Borneo o delle Amazzoni.........Qui l’energia è davvero di casa. In mezzo a questa vegetazione folta ed intricata, si svelano rocce dalle forme più diverse che emanano vibrazioni intense e particolari. Sono rocce che sono state lavorate e tagliate dall’uomo: le antiche popolazioni del luogo le avevano sicuramente adoperate ed utilizzate a fini sacri e terapeutici. Successivamente sembra che i Templari durante i loro spostamenti, attraversando l’isola, abbiano riscoperto e riutilizzato questi luoghi.

Incuriositi e stupiti come bambini che sperimentano cose più grandi di loro, ci avviciniamo a queste rocce per provarne l’effetto.........

La prima è una roccia che presenta sulla sua superficie tre tacche. Per captarne l’energia occorre poggiare una mano su una sorta di pomello e l’altra all’interno di uno degli incavi e, se si rimane in ascolto, l’effetto si percepisce, eccome! Secondo test fatti risulta che la prima tacca può essere utile per problemi all’apparato osseo, la seconda per problemi legati all’apparato uro-genitale e la terza per rafforzare il sistema immunitario.

Salendo un po’ più in alto, troviamo una roccia che presenta tre gradini posta accanto ad un’altra dalla evidente forma di barca. La barca: simbolo del viaggio, di passaggio da una dimensione all’altra, mezzo verso il regno ultimo, quello dei morti. Sdraiandosi qui sopra si entra in uno stato meditativo nel giro di pochi minuti, la mente si calma, le tensioni si allentano.....

La roccia a gradini posta accanto doveva servire come momento di attesa e preparazione prima di compiere il viaggio meditativo. Ci si sedeva per raccogliersi, concentrarsi, ripulirsi interiormente.

Continuando questo inusuale percorso, arriviamo ora ad una grotta che era abitata già nella preistoria. La cosa davvero affascinante è che la grotta possiede una proprietà particolare: quella di far vedere i fasci di luce che fuoriescono dalle dita delle mani. In altre parole, in questa grotta, denominata della luce, è possibile visualizzare l’energia che è intorno al nostro corpo, la famosa "aura".

Ma il bello (e il divertente) arriva ora: siamo di fronte ad una roccia incredibilmente potente a livello energetico - la forma è quella di una sella e per sentirne gli effetti bisogna montarci sopra come se si andasse a cavallo. Si dice che essa fosse una porta dimensionale e in tempi remoti aprisse gli orizzonti dello spazio e del tempo. Oggi si sa invece che può essere utile per aiutare nei problemi legati all’apparato riproduttivo e si dice anche che abbia un effetto......Viagra. Provare per credere!

Riprendiamo ora la strada, che si fa sterrata, e saliamo più in alto, sulla cresta dei monti. Un paesaggio suggestivo e pittoresco, si apre davanti ai nostri occhi: è il Bosco di la Pedra Niedda, uno dei pochi lecceti presenti in Gallura. La sensazione è magica, irreale: come in una fiaba - sembra di veder sbucare, da qualche angolo, da un momento all’altro, fate e gnomi.


Qui ci fermiamo per una pausa ristoratrice godendoci l’incanto del bosco, il piacevole tepore del sole e assaporando l’acqua della sorgente, un’acqua leggera e fresca che dona all’istante una sensazione di benessere.

Nel pomeriggio riprendiamo l’escursione per raggiungere i templi preistorici di "La funtana di La Idda" (La fontana del paese). Qui si trovano le rovine di uno dei più grandi santuari della Sardegna nuragica (siamo intorno al XII-X sec. a. C.). Il santuario è composto da una serie di piccoli tempietti e da una fontana dalle acque oligominerali di rare proprietà. L’area, possiamo ben immaginarcelo, veniva utilizzata per le cerimonie sacre dove si raccoglievano tutti gli abitanti dei villaggi circostanti in occasione di grandi feste e riti particolari durante i solstizi o i pleniluni.

Salendo poco più su, scopriamo un’altra zona ricca di pietre granitiche e tra esse a colpirci di più è una roccia lavorata a sedile, come una panca naturale, comodissima, dove sono stati ricavati due posti su cui sedersi, uno carico di energia maschile, l’altro di energia femminile. Il luogo è inondato da un’energia calda, che ti accarezza dolcemente.

Per come va il mondo oggi, sembrerebbe il luogo ideale per fare terapie di coppia che educano a una comunicazione ed intesa fra i partner.................il sedile sembra davvero una culla di intimità e di amore.......

"Gli antichi sapevano già" ci dice chi ci sta sapientemente guidando su questi siti persi nel tempo. In effetti, nell’antichità, come affermano oggi molti studiosi, l’uomo aveva un legame molto stretto con la natura e la percepiva come un essere dotato di una sua vita autonoma. Per questo motivo, l’uomo sapeva intessere un vero e proprio dialogo con gli elementi naturali e trovare le corrispondenze segrete fra le cose: dai pianeti, su cui inventava miti e leggende fantastiche, agli animali, dai cui movimenti sapeva trarre auspici, ai luoghi, cui veniva riconosciuto un loro spirito (il "genius loci" degli antichi romani). L’uomo non ha dunque edificato casualmente i suoi templi, le sue città e costruiva dove vi erano benefici influssi che provenivano dal sottosuolo, dove si emanavano energie forti e salutari. Energie che potete venire a scoprire qui, itinerando per la Gallura, quella ancora lontana dal frastuono e dal clamore turistico e racchiusa ancora in una coltre di mistero.
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23 febbraio 2014 7 23 /02 /febbraio /2014 22:55

 

 

Ci sono posti al mondo talmente nascosti che non tutti ne conosco l'esistenza. Meraviglie create da Madre Natura o dalla mano sapiente dell'uomo. Luoghi imperdibili e amatissimi dai turisti alla ricerca di un'esperienza diversa dal solito.
La Cueva de los Cristales fu scoperta nella miniera di Naica, nei pressi di Chihuahua, nell'anno 2000 quando fu estratta l'acqua dalla caverna. Non esiste nulla di simile in tutta le Terra. Le colonne di cristallo che si intrecciano sono le più grandi colonne di cristallo naturali del mondo. Nonostante la grandezza del posto è quasi impossibile visitarlo per via delle condizioni interne: circa il 100% di umidità e temperature che sfiorano i 44°C, con un bacino di magma caldo nel terreno sottostante. Senza l'adeguato equipaggiamento un uomo resisterebbe solo 10 minuti.

«È stato come vedere un film di fantascienza, o un’illustrazione del "Viaggio al centro della Terra" di Giulio Verne. Siamo scesi in fondo a una miniera d’argento che sprofonda nel deserto di Chihuahua, nel Messico settentrionale, fino a 300 metri di profondità, e siamo arrivati davanti a una porta d’acciaio sbarrata da anni. Cioè da quando, nel 2002, crollò un diaframma di pietra e i minatori si trovarono davanti a uno spettacolo straordinario: una caverna letteralmente invasa da cristalli lunghi fino a 14 metri, lucidi e taglienti come vetro. Un mondo al limite del sogno, ma impossibile da penetrare senza speciali attrezzature perché, all’interno, la temperatura raggiunge i 50 gradi e l’umidità è vicina al cento per cento. Una combinazione micidiale, che concede un’autonomia di tre o quattro minuti, poi si finisce "cotti al vapore". Per questo la caverna delle meraviglie venne subito sigillata».

A raccontare la scoperta del 2002 e la recentissima discesa nella grotta messicana è Tullio Bernabei, del gruppo speleologico «La Venta», direttore del progetto di ricerca che per alcuni anni studierà la cavità. «Per prima cosa abbiamo dovuto affrontare il problema di come entrare nella grotta e dopo lunghe ricerche e sperimentazioni condotte da Giovanni Badino, fisico dell’università di Torino e condirettore scientifico del progetto, siamo arrivati alla progettazione di tre speciali tute munite di un sistema refrigerante che la Ferrino ha messo a punto per questa specifica situazione.

Con questi "scafandri" è stato possibile restare nella caverna per oltre un’ora. Comunque, non è stato facile penetrare in quell’ambiente. Pareva di muoversi sott’acqua e non siamo riusciti a percorrere più di un centinaio di metri; un movimento sbagliato, uno strappo alla tuta, o una piccola ferita potevano essere fatali. La percezione del pericolo è stata costante, palpabile». Bernabei racconta la discesa al «centro della terra» mostrandoci alcune immagini scattate nella grotta. L’ambiente sembra proprio quello delle illustrazioni del viaggio immaginato da Verne. Gli esploratori, chiusi nelle tute arancioni e coi volti coperti dai respiratori, si muovono tra centinaia di colonne trasparenti e sfaccettate che emergono dalle pareti dell’antro e attraversano lo spazio in tutte le direzioni, sbucano dalla roccia scura come lame di ghiaccio, si ammassano appuntite negli angoli più angusti, sbocciano come fiori taglienti sulla pietra più scura, attraversano il vuoto come fasci di luce rappresa. Solo la fantascienza ha immaginato scenari simili. Ma questa è realtà. Una realtà in gran parte inspiegabile, almeno per ora: non si conosce la reale dimensione della cavità, nessuno sa dire quando e in quanto tempo si formarono i cristalli. Ma la recente esplorazione ha fornito qualche indizio.


Le cristallizzazioni sono di selenite, una forma purissima di gesso, e hanno avuto origine in un ambiente sommerso grazie alla particolare interazione tra acque sulfuree, calde, provenienti da strati profondi, e acque più fredde filtrate dall’esterno attraverso gli strati di roccia. Un processo complesso, verificatosi in una condizione di straordinario equilibrio, al quale potrebbero aver contribuito batteri che non sono stati ancora individuati, ma dei quali sono state trovate prove indirette data l’esistenza di minerali che si formano solo in presenza di certi microrganismi. L’esplorazione e lo studio della grotta procederanno, ma il tempo a disposizione non è molto. Oggi la caverna è asciutta solo perché la compagnia mineraria tiene in azione le idrovore che permettono ai minatori di estrarre l’argento. Tra circa sei anni l’estrazione finirà e le pompe si fermeranno: l’acqua delle profondità ingoierà di nuovo la caverna dei cristalli giganti.

 

http://ilramodoro-katyasanna.blogspot.it/2012/10/la-grotta-dei-cristalli-cave-of.html


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7 gennaio 2014 2 07 /01 /gennaio /2014 19:52

 

luci_terremoto

 

C’è una forma di  “Ufo” ( oggetto non identificato)  che ora ha trovato una spiegazione scientifica. Si tratta di luci nel cielo che a volte sono state viste comparire prima di un terremoto. Ebbene esse non sono il risultato di visionari, bensì di fenomeni che avvengono in prossimità di fratture sub verticali che, muovendosi nella crosta terrestre, producono terremoti. Queste faglie, così sono chiamate le fratture dai geologici, danno vita a correnti elettriche che fluiscono rapidamente in superficie e che una volta nell’atmosfera producono globi luminosi di varie dimensioni.La terra si muove, e fa scintille di luce. Queste correnti elettriche indotte fluiscono in superficie attraverso fenditure dove, ionizzandosi insieme alle molecole d'aria, generano la luminosità osservata. Per molto tempo le luci sono state considerate un mito. I sismologi hanno accertato la loro esistenza quando sono state fotografate in Giappone a Nagano durante lo sciame sismico di Mitsushiro, tra il 1965 e il 1967.

Svelato il mistero delle luci prima dei terremoti

Si manifestarono anche a L’Aquila

Via Francesco Crispi a L’Aquila. Qui sono state osservate sfere luminose prima del sisma del 2009 Fenomeni luminosi di vario tipo sono spesso stati associati a terremoti prima o durante il loro svolgersi, ma mai dopo.  Questi fenomeni, chiamati anche con la sigla EQL da EarthQuake Light, sono stati osservati anche durante il terremoto de L’Aquila del 2009. In quel caso numerosi testimoni dissero di aver osservato delle sfere di 10 cm di diametro lungo via Francesco Crispi,  in prossimità del centro storico della città. Il 12 novembre del 1988 luci rossastre vennero viste 12  giorni prima del terremoto che interessò la città di Quebec in prossimità del St. Lawerence River. E nel 1906 a 100 km di distanza da San Francisco una coppia di persone disse di aver osservato globi luminosi volteggiare nel cielo qualche giorno prima del violentissimo terremoto che colpì la città degli Stati Uniti. Uno studio presentato oggi su Seismological Research Letters ha passato in rassegna 65 terremoti che hanno mostrato EQL dal 1600 ad oggi e per l’85% dei casi tali luci sono apparse in prossimità di faglie sub verticali. Queste faglie sono la causa del 5% dei terremoti terrestri, ma bel il 97% di casi di luci associate ai terremoti.   L’atmosfera si “infiamma” “I dati sono inequivocabili e sorprendenti. Non sappiamo ancora perché i fenomeni luminosi scemano man mano che le faglie diventano orizzontali, ma questo è quanto”, ha spiegato Robert Thériault, un geologo del Ministère des Ressources Naturelles of Québec e responsabile della ricerca. I terremoti che danno maggiori luci sono quelli che hanno una Magnitudo superiore ai 5 gradi. Secondo il ricercatore le luci si formerebbero in seguito agli stress cui sono sottoposte le rocce poco prima di un terremoto. Tali stress attivano flussi di elettroni che una volta raggiunta l’atmosfera ionizzano l’aria creando “fenomeni di luce” di varie dimensioni. Potranno un giorno anche queste fonti di luce diventare segni premonitori di terremoti? Non è da escludere anche se la distanza dal luogo del sisma sia in tempi spaziali che temporali non permette un allarme preciso dell’intensità del sisma e della localizzazione dell’ipocentro.

Il fenomeno è stato osservato e filmato poi durante il terremoto del Perù del 2007, il terremoto del Sichuan del 2008, e il terremoto del Cile del 2010. Ma anche durante il terremoto dell'Aquila del 2009. Le luci sono iniziate nove mesi prima della scossa principale e proseguite per 5 mesi dopo. Poco prima della grande scossa, alcune persone hanno visto una luce tremolante alta 10 centimetri sopra il lastricato di via Francesco Crispi nel centro della città. Ma le luci telluriche potrebbero assumere un valore importante: "Possiamo considerarle come un fenomeno pre-terremoto - ha detto Thériault - e combinando questi dati con altri tipi di parametri che variano poco prima di un sisma, potremo un giorno tentare di prevedere questi eventi che sono così catastrofici per l'uomo".

    Le aree più interessate da questo fenomeno sembrano essere l’Italia, la Grecia e la valle del Reno tra Francia e Germania, così come diverse zone del Sud America e probabilmente anche diverse aree in Cina.

 

 

 


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