Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
18 dicembre 2013 3 18 /12 /dicembre /2013 22:26

 

aogashima1

Se per voi vivere all'interno di un vulcano sembra una pura e semplice follia, gli abitanti dell'isola di Aogashima non sembrano pensarla allo stesso modo.

Aogashima ("isola blu") è un'isola vulcanica che si trova a 358 km di distanza da Tokyo, e fa parte dell'arcipelago delle isole Izu. Tutte le isole di Izu sono di origine vulcanica, ma Aogashima ha una morfologia del tutto particolare: all'interno di una caldera larga 1,5 km che costituisce buona parte del perimetro dell'isola si trova una caldera vulcanica più piccola, Maruyama, che si solleva di circa 200 metri rispetto alla base del cratere che la contiene.

All'esterno della caldera più grande si trova il villaggio di Aogashima, amministrato dalla prefettura di Tokyo. I suoi 205 abitanti (dato del 2009) hanno a disposizione un piccolo porto, un eliporto e un piccolo supermercato/bar, e offrono ai pochi visitatori che si avventurano sull'isola attività di immersione subacquea e di trekking sulle pendici del vulcano.

La storia degli insediamenti umani su Aogashima è ancora incerta. La maggior parte dei suoi abitanti storici sono stati giapponesi, ed è grazie a loro che, durante il periodo Edo, fu possibile registrare le eruzioni del 1652 e del 1670-1680. La popolazione locale, nell'arco di parecchi secoli, non sembra mai aver superato le 300-400 unità.

aogashima2

Per raggiungere Aogashima ci sono solo due opzioni: tramite elicottero o via mare partendo dall'isola di Hachijojima. Il metodo consigliato sembra essere l'elicottero, dato che il porto non è attrezzato per ospitare ogni genere di imbarcazione.

Le condizioni di attracco al porto sono ancora più difficili quando l'isola viene colpita da una tempesta tropicale, rimanendo totalmente isolata dal mondo esterno ad eccezione di un collegamento radio e satellitare. Durante il periodo delle tempeste, c'è il 50% di possibilità che l'unica barca che raggiunge ogni giorno Aogashima non riesca nemmeno a lasciare il porto per le cattive condizioni del mare.

aogashima3

Sembra un posto da favola, perfetto per allontanarsi dalle noie della vita quotidiana e isolarsi felicemente dal genere umano, se solo non fosse che il vulcano che si trova sotto l'isola di Aogashima è attivo, e il suo ultimo evento eruttivo, esteso nell'arco di quattro anni, risale solo a poco più di 200 anni fa.

Durante l'evento vulcanico del 1785, 140 dei 327 abitanti dell'isola persero la vita. L'eruzione fu innescata da un terremoto che fece aumentare la pressione del vapore accumulato all'interno della caldera Ikenosawa, la più grande delle due.

aogashima4

Nel 1781, uno sciame sismico scatenò la prima vera eruzione; successivamente, una grande fuoriuscita di lava nel 1783 costrinse gli abitanti ad evacuare l'isola, ma le case vennero nuovamente ricostruite qualche mese dopo ignorando completamente che l'intera Aogashima si stava preparando per la futura enorme eruzione che avrebbe ucciso buona metà della popolazione locale.

aogashima5

ditadifulmine

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
13 novembre 2013 3 13 /11 /novembre /2013 22:39

disastri ambientali

La Terra è in grado di offrire spettacoli fantastici ed immagini altrettanto surreali se riprese dall'alto. Molte riprendono o ricordano disegni astratti e forme bizzarre. Una varietà di colori da farrebbe invidia ad un pittore. Il risultato è sorprendentemente mozzafiato.

Tuttavia, questa bellezza è solo apparente. Se vista dal basso, infatti, essa può essere spesso il frutto di fenomeni devastanti, quali inquinamento, desertificazione, espansione urbana, agricoltura e catastrofi naturali.

Si deve ad un attivista ambientalista, Yann Arthus-Bertrand, una serie di scatti-denuncia. Perché viste dal satellite, alcune aree possono sembrare suggestive, ma in realtà sono cicatrici di cui il pianeta soffre. E spesso, inequivocabilmente per colpa dell'uomo.

Queste immagini fanno parte di una raccolta dal titolo Earth from Space (La Terra dallo spazio). Un'opera di denuncia che, per mezzo dei satelliti, ha l'obiettivo di sensibilizzare e attirare l'attenzione su alcuni problemi che affliggono il nostro pianeta.

Arthus-Bertrand, dunque, da buon attivista ambientale, grazie a questi scatti ha voluto rendere noti gli effetti nocivi di alcune attività umane e descriverle in immagini grazie al suo libro fotografico. Le catastrofi naturali, purtroppo, sono all'ordine del giorno. Spesso non se ne parla o se ne parla troppo poco. Ma l'inquinamento, la desertificazione, l'espansione urbana e l'agricoltura, oltre agli effetti a volte devastanti della natura stessa, recano solo sfregi irrimediabili.

 

Il fiume Senegal è lungo 1.790 km e marca il confine tra il Senegal e la Mauritania. Nel Medioevo, il fiume Senegal ripristinò il contatto con il Mar Mediterraneo, mediane la via del commercio trans-sahariano.

 

Un esempio su tutti. Era il 2010 quando un'esplosione sull'unità di perforazione semisommergibile uccise 11 operai e provocò il ferimento di altri 16. Questo causò l'affondamento e l'incendio della Deepwater Horizon, causando una massiccia fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. L'immagine è stata scattata alcuni mesi dopo l'esplosione della piattaforma petrolifera. È possibile far caso alle chiazze di petrolio che si dipanano sulla superficie, apparendo bianche. Inutile confermare che l'esplosione ha causato ingenti danni a causa degli idrocarburi penetrati nella palude del delta, un'area ovviamente ricca di biodiversità.  

 

 

fonte

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
12 novembre 2013 2 12 /11 /novembre /2013 22:47

Noi nasciamo figli della terra, questa è una realtà che non può essere cambiata né dagli indigeni né dall’uomo bianco.
Gli U’wa sono un’etnia americana i cui superstiti vivono in Colombia. Orgogliosi della loro veneranda tradizione, gli U’wa tentano di difendere il loro territorio e la loro cultura dall’uomo bianco che essi chiamano “riowa”. Rapaci e spregiudicate compagnie petrolifere, con l’avallo del governo colombiano, mirano a costruire pozzi per l’estrazione del greggio nella regione abitata dagli U’wa. E’ una triste vicenda che purtroppo si ripete spesso: multinazionali che mirano al profitto distruggono gli ecosistemi, mentre i nativi tentano di preservare la propria identità dall’aggressione e dallo snaturamento che la “civiltà occidentale” reca con sé.

 È curioso che questa tribù pre-colombiana veneri il Creatore con il nome di Sira. Leggiamo nella carta del popolo U’wa.

La legge del nostro popolo si differenzia da quella dei bianchi, perché la legge del ‘riowa’ (bianco) viene dagli uomini e sta scritta su un foglio di carta, mentre la legge del nostro popolo viene da Sira (Dio). Fu Sira (Dio) che la dettò e la scrisse nel cuore dei nostri sapienti Werjayas (sciamani). Il rispetto verso i viventi ed i non viventi, ciò che si conosce e quello che non si conosce, appartiene alla nostra legge: la nostra missione nel mondo è quella di raccontarla, cantarla e metterla in pratica per sostenere l’equilibrio dell’universo. La nostra legge U’wa sostiene il mondo. La nostra legge è antica quanto la stessa terra. La nostra cultura si è organizzata seguendo il modello della creazione, per questo la nostra legge della terra e la terra stessa sono una cosa sola. La nostra legge non morirà”.

E’ possibile che il nome Sira sia in qualche modo legato alla pristina radice che significa “luminoso”, da cui il termine Sirio che identifica l’astro (in realtà un sistema ternario) più fulgido del firmamento?   “Sira” potrebbe significare “radioso”, essendo la luce in senso lato attributo divino. D’altronde nelle lingue indoeuropee la base deiwo rappresenta la più antica denominazione della divinità ed è collegata con la nozione di luce. Tale morfema si conserva nelle aree più marginali, come nel sanscrito deva, nel lituano diévas, ma è pure rintracciabile nel latino deus (con la variante divus) e nell’inglese devil, con palese scivolamento semantico.

L’analisi linguistica ci conduce a cercare addentellati tra Sirio, i numi ancestrali, enigmatiche provenienze sideree. Ci porta dai miti antichi con eroi che attraversano il cielo e la terra sino al Medioevo: nel Sacro Corano, infatti, reperiamo un misterioso versetto della sura n. 53, nota come An-Najm النّجْم, “la Stella”. Il versetto recita: “Egli (Allah) è il Signore di Sirio”.

Vero è che gli U’wa vivono in una plaga assai distante dal Medio Oriente dove i culti stellari incentrati su Sirio erano assai diffusi (si pensi agli Egizi, ma pure ai Dogon ed alle loro sorprendenti conoscenze astronomiche). Tuttavia l’ipotesi secondo cui le culture del passato ebbero un’origine comune è plausibile: ciò motiva le profonde somiglianze tra popoli tra loro discosti nel tempo e nello spazio. D’altronde le narrazioni magico - religiose manifestano una straordinaria persistenza: anche se cambiano dei particolari, anche se si agglutinano nuovi racconti ed esegesi, la sostanza della Tradizione resta ed è trasmessa lungo le generazioni. Così saremmo propensi a vedere nel Creatore degli U”wa una divinit
à originata da un’unica sorgente cui attinsero molte genti del passato.

A proposito di dei e di etimologie, vorremmo concludere questo breve articolo, soffermandoci sulla controversa etimologia dell’ebraico Eloha-Elohim. A nostro avviso, ha ragione il Professor Mauro Biglino che traduce Elohim con “splendenti” e non chi lo rende con “legislatori”. Infatti è parola confrontabile con il greco “helios”, sole, da un ceppo linguistico che designa probabilmente di nuovo la luce. 

Forse noi U’WA potremo seguire il nostro cammino, dunque, così come gli uccelli fanno i loro grandi viaggi senza nessuna provvista, così noi seguiteremo il nostro viaggio senza conservare il più piccolo rancore contro il Riowa (bianco) perché è nostro fratello. Continueremo cantando per sostenere l’equilibrio della terra non solo per noi e per i nostri figli, ma anche per egli (il bianco) perché ne ha bisogno. Nel cuore degli U’WA c’è preoccupazione per i figli dell’uomo bianco, per questo se lo vogliono e lo permettono non arresteremo l’aria che nasce nelle nostre montagne ma i nostri fiumi dovranno partire dalle nostre terre così limpidi come arrivarono. Così, la purezza dei fiumi parlerà agli uomini del mondo “di sotto” della purezza del nostro perdono. 

 

 


Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Non c'è Creazione nella Bibbia - Mauro Biglino 


Insomma, la luce è divina, comunque sia definita nelle varie lingue. 

 

 

 

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
11 novembre 2013 1 11 /11 /novembre /2013 23:03

Energie nella Chiesa di S.Giorgio a Palau foto da: http://www.uomoterra.it

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati da Arianna
segue serie di video, Videoreportage di Red Ronnie

Energia in Sardegna 1 Chiesa S. Giorgio

canale: EarthVegan >

 

Caricato in data 29/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
La prima tappa e a Palau
Ecco la chiesa San Giorgio.

Energia in Sardegna 2 Arbusti sono alberi

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Entriamo nel bosco dove il magnetismo del luogo trasforma lentisco da arbusto in vero e proprio albero, i cardi sono giganti e le edere diventano tronchi.
Iniziamo a scoprire anche le pietre della guarigione, che gli antichi usavano per curarsi. La prima è la "pietra delle tre tacche".

Energia in Sardegna 3 Viaggio astrale sulla roccia

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Arianna mostra una roccia a forma di barca dove è possibile fare un viaggio astrale e la pratica iniziatica. Racconta di come Jung dicesse che l'uomo "primitivo" vivesse nel mito, a contatto con la terra e non avesse stress o nevrosi.

Videoreportage di Red Ronnie.

Energia in Sardegna 4 turismo aumenta nei siti

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Nonostante siano ancora pochi quelli che si sono accorti di quanto siano preziopsi questi siti archeologico-energetici, mentre il turismo in Sardegna è calato drasticamente, quello "alternativo" è aumentato. L'Associazione Uomo Terra, di cui Arianna fa parte, non sente la crisi, anzi, sono aumentate le richieste per visite a questi luoghi incontaminati, che vanno per questo rispettati.
C'è chi dice che la Sardegna fosse l'antica Atlantide, comunque è la prima terra emersa in Europa. Inizia anche il racconto sul Pozzo di Santa Cristina, nell'oristanese

Videoreportage di Red Ronnie.

Energia in Sardegna 5 Medicina dalla terra

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Continua il viaggio all'interno di questo bosco magico, tra rocce di granito vecchie di 310 milioni di anni, fino al cuore del magnetismo, dove c'è l'antico altare scavato nella roccia e il "sedile" della Sacerdotessa.
Arianna racconta come i greci abbiano scritto di come questi luoghi, dove i sardi venivano a curarsi, facessero perdere la cognizione del tempo.
La nostra medicina, che usa solo la farmacologia, va contro le stesse origini di Ippocrate.

Energia in Sardegna 6 Aura e magnetismo

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Arianna ci porta nel posto di massimo magnetismo, dove si può vedere l'aura che esce dalle nostre mani. Uomo Terra organizza anche notti in questo luogo e sono un ripristinare un antico rituale di incubazione dove si possono percepire anche presenze, messaggeri di luce o angeli. Red racconta di come in Africa, in un villaggio, ci fosse un danzatore con maschera, che rappresentava ali antenati che tornavano a dare consigli al villaggio e di Maria Carta che gli raccontava delle "ombre", le "umbras" che lei vedeva.

 

Caricato in data 30/ott/2011

Visita ai posti energetici della Sardegna accompagnati di Arianna Mendo, di UomoTerra (www.uomoterra.it)
Siamo nell'entroterra di Palau, nella Sardegna che pochi conoscono, nei luoghi dove 6.000 anni fa viveva una civiltà evoluta.
Attraverso una grotta di granito si arriva al grembo della madre terra. Ammiriamo poi il avoro degli agenti atmosferici, vento e acqua, sul granito. Fino all'antico portale di questo sito sacro. Arianna racconta di come l'antico popolo sardo fosse attento a trovare l'rquilibrio tra maschile e femminile, tra terra e cielo. Si siede poi nella "sella", una roccia modellata migliaia di anni fa, che trasmette energie con potenzialità di aiuto per l'apparato urogenitale. Le donne vi si sedevano per propiziare il concepimento.
Si parla poi di cinesiologia e delle "tesserine" che l'Associazione Uomo Terra "carica" di energie in grado anche di annullare gli effetti negativi dei telefonini.
Questo video conclude il primo viaggio nei luoghi energetici della Sardegna.

 

 

 

 

fonte

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
20 ottobre 2013 7 20 /10 /ottobre /2013 22:01

Che cosa sono allora i fulmini globulari? Per il momento è facile dire che cosa non sono.
Secondo gli studi di un altro ricercatore, statunitense Martin Uman, non possono essere ad esempio provocati da fenomeni termici, come un corpo che si sta raffreddando, perché hanno dimensioni e forma costanti e non salgono mai verso l'alto (come i corpi caldi dovrebbero fare). Essendo mobili non possono essere un effetto "corona" come i fuochi di S. Elmo, in cui la scarica rimane attaccata a corpi conduttori di elettricità (ad esempio gli alberi delle barche, che diventano così luminosi e scoppiettanti). Potendo materializzarsi all'interno di strutture metalliche come gli aerei, infine, non dovrebbero essere originati da sorgenti di energia esterna.
Insomma i fulmini globulari sono ancora un mistero. E per studiarli sono d'aiuto tutte le osservazioni possibili.

 

                                                            


I fulmini globulari o sfere di luce sono un fenomeno luminoso in atmosfera affascinante ed al tempo stesso molto raro: si dibatte su origini e cause, in quanto sono ancora diverse le teorie che si contrappongono. Trattasi di "sfere" di diametro variabile, ferme o in movimento con velocità variabili, quasi sempre collegate a temporali.

Il video al riguardo, che parrebbe autentico, è stato girato in Russia nel villaggio Emanzhelinka (regione di Chelyabinsk) durante il temporale lo scorso 5 giugno: una palla di fuoco, dopo aver volteggiato in cielo, avrebbe colpito il tetto di una palazzina bruciando in parte due appartamenti e rovinando decine di elettrodomestici.

Silicio incandescente
La teoria di Kapitza è del 1955. Da allora la ricerca è proseguita, fino ad arrivare alla recentissima teoria pubblicata sulla rivista scientifica britannica Nature da John Abrahamson e James Dinniss, fisici neozelandesi dell'università dì Canterbury. Secondo i due i fulmini globulari sarebbero originati, da una particolare reazione chimica tra un fulmine "normale" e il suolo. In questa reazione si formerebbero infatti filamenti di microparticelle di silicio e carbonato di silicio che bruciano a contatto con l'ossigeno, emettendo l'energia necessaria a formare i fulmini globulari. In laboratorio il modello ha funzionato solo in parte: si sono cioè formate le microparticelle di silicio, ma non il fulmine globulare. La teoria dei ricercatori neozelandesi prevede anche che il fulmine globulare diventi visibile solo a distanza di qualche minuto dal fuImine, il che permetterebbe di spiegare molte testimonianze che parlano di fulmini globulari non assodati a fulmini "normali

Entrano negli aerei

Un altroluogo frequentato dalle palle di luce sono gli aerei, preferibilmentead alta quota. Il che è ancora più strano perchè negli aerei, che hanno una fusoliera metallica, l'interno è elettricamente isolato dall'esteno. Gli avvistamenti sono avvenuti in tutto il mondo. La maggior parte proviene però dalla Russia (vedi tabella a pagina successiva). In Italia Carbognani ha raccolto, dal 1998 ad oggi, le testimonianze di 3 casi: uno a Catania, uno a Formello (Roma) durante un temporale e sempre in una casa, uno, il più grande (un metro di diametro e arancione), sul preappennino romagnolo, conclusosi con una forte esplosione. L'aspetto dei fulmini globulari è molto vario, sia per il colore sia per la struttura: «Possono apparire solidi con un involucro gassoso che sambra riflettere la radiazione dell'ambiente esterno» spiega Carbognani «oppure rotanti, multicolori e circondati da un involucro trasparente, oppure ancora in combustione (per quelli più piccoli)». Si muovono in tutte le direzioni ma mai verso l'alto. Possono andare anche contro vento e in alcuni casi sono stati attratti da oggetti metallici al suolo.

Il racconto di uno scienziato

Il racconto che segue è la testimonianza pubblicata dalla rivista Nature, di Graham K. Hubler, ricercatore del Naval research laboratiry di Washington (USA).

«Ho visto un fulmine globulare durente un temporale, nell'estate del 1960. Erano le 9 di sera ed era buio. Io ero seduto con la mia ragazza sotto la tettoia di un parco di New York (…) Una sfera giallo-biancastra delle dimensioni di una pallina da tennis apparve all'improvviso a circa 15 metri da noi. Non era associabile ad alcun fulmine "normale". C'era poco vento. La palla si librava a 2 metri e mezzo dal suolo e si muoveva lentamente verso di noi. Appena entrò sotto la tettoia "cadde" sul pavimento, che era di legno ed era bagnato, passando ad un metro da noi e senza che noi sentissimo alcun calore. Svolazzò sul pavimento con un movimento a sobbalzi, ed uscì dalla tettoia verso destra. Si alzò fino ad un metro dal suolo, si spostò di altri 5 metri, cadde di nuovo al suolo e sparì senza alcuna esplosione. Ricordo che faceva il rumore di un fiammifero appena acceso. Aveva la luminosità di una lampadina da 10 W. (…) il tutto durò 15 secondi".

 

Elfi spettri e altri strani fulmini

Ci sono anche altri fulmini misteriosi, oltre a quelli globulari. Sono i cosiddetti "elfi": effetti di luce a metà strada tra i fulmini e le aurore boreali che si manifestano opra le nuvole (e quindi sono difficilmente visibili) durante i temporali. Scoperti nel 1994, sono di vari tipi: spettri rossi, getti blu, elfi ad anello.

Secondo uno dei dei più attenti studiosi del fenomeno, il meteorologo americano Walt Lyons, potrebbero avere un ruolo cruciale nell'equilibrio elettrico globale, ed essere in pratica la manifestazione visibile del passaggio di energia dalla Terra allo spazio. Si verificano in conseguenza di un fulmine "normale" e sono probabilmente la manifestazione luminosa di flussi verso l'alto di elettroni accelerati.

 

 

 

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
11 ottobre 2013 5 11 /10 /ottobre /2013 21:36
La miniera di carbone colombiana dove qualche anno fa gli scienziati hanno rinvenuto la più grande specie di serpente mai vissuta sul pianeta (Titanoboa, a destra) ha restituito un'altra scoperta: una nuova specie di coccodrillo preistorico gigante, lungo sei metri. Sessanta milioni di anni fa Acherontisuchus guajiraensis conviveva con il gigantesco serpente e altri rettili in un sistema fluviale simile a quello del Rio delle Amazzoni, che si snodava attraverso una delle più antiche foreste pluviali del pianeta prima di sfociare nell'attuale Mar dei Caraibi.

In questo ampio fiume dal fondale piatto, A. guajiraensis andava a caccia di pesci, che erano anche le prede preferite di Titanoboa. Ciò significa che i due "pesi massimi” preistorici probabilmente si litigavano il cibo, e magari a volte i coccodrilli più giovani diventavano la cena del serpente.

Secondo il responsabile della ricerca Alex Hastings, un dottorando in paleontologia
dei vertebrati della University of Florida che lavora al Florida Museum of Natural History, uno dei problemi del coccodrillo era infatti quello di "andare a caccia di pesci senza irritare Titanoboa al punto di diventare lui stesso la preda”. 

Capire l'evoluzione dei coccodrilli

I fossili del coccodrillo preistorico sono stati rinvenuti nella miniera di carbone di Cerrejón (una delle più grandi a cielo a aperto del mondo) nel 1994, e conservati negli uffici della miniera fino a 2004. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista
Palaeontology, nuove spedizioni sul campo nel 2004 e nel 2007 hanno riportato alla luce altri resti fossili.

Lo studio dei fossili rivela che A. guajiranesis apparteneva alla famiglia Dyrosauridae, coccodrilliformi che vivevano negli habitat marini e costieri. Un coccodrilliforme è un rettile dell'ordine Crocodylia, che comprende, tra gli altri, coccodrilli, alligatori, caimani e gaviali.



Secondo Christopher Brochu, paleontologo della University of Iowa, la nuova specie può fare luce sull'evoluzione e sul destino dei Dyrosauridae, la cui storia presenta molti punti oscuri. Ad esempio, sappiamo che questi animali arrivarono in America del Sud circa 75 milioni di anni fa dall'Africa, nuotando attraverso l'Oceano Atlantico. I Dyrosauridae sono anche uno dei pochi gruppi di grandi animali che sopravvissero alla grande estinzione di massa che portò alla scomparsa dei dinosauri, circa 65,5 milioni di anni fa. Nonostante ciò, fattori ambientali come il clima potrebbero aver causato alla fine la loro scomparsa, dice Brochu, che non ha partecipato allo studio. Secondo le testimonianze fossili infatti questi animali iniziarono a diminuire con il raffreddamento del pianeta durante l'Eocene, tra 56 e 49 milioni di anni fa.

Rifugio fluviale

La scoperta di A. guajiranesis sembra smentire la teoria che solo i giovani Dyrosauridae trascorressero parte del tempo nei corsi d'acqua dell'interno, prima di ritornare in mare per continuare il loro ciclo vitale.

Due caratteristiche della nuova specie confermano l'idea che A. guajiranesis trascorressero tutta la vita nei fiumi: la mole degli individui adulti e il bacino stretto e allungato dell'animale, dice Hastings. Una simile struttura ossea suggerisce che il rettile si fosse adattato nel tempo alle acque calme dei fiumi che non richiedevano il bacino più ampio tipico dei coccodrilliformi marini, che devono affrontare le forti correnti oceaniche.

Hastings ritiene inoltre che, inizialmente, A. guajiranesis si sia rifugiato nei fiumi per sopravvivere all'estinzione che cancellò gran parte della vita sulla Terra. "Riuscì a conquistare questo nuovo habitat e a prosperare, nonostante ci fosse un serpente di 13 metri nei paraggi”, dice Hastings.

 

Un gruppo di ricercatori americani ha finalmente svelato uno dei misteri che avvolgevano i Deinosuchus, giganteschi coccodrilli vissuti sul continente americano 70 milioni di anni fa. Le grandi misure raggiunte da questi rettili preistorici – 10 metri di altezza, tre di lunghezza per 50 tonnellate di peso – erano infatti inspiegabili per gli scienziati. Ora uno studio pubblicato su Nature, condotto alla Stanford University in California, in collaborazione con il Field Museum of Natural History di Chicago, rivela il segreto di questi giganti della preistoria. Secondo i ricercatori americani, i Deinosuchus si sviluppavano allo stesso ritmo degli altri animali fino ai dieci anni di età. Ma a differenza dei dinosauri della stessa taglia, i Deinosuchus continuavano a crescere fino ai 35 anni, raggiungendo una dimensione pari a cinque volte quella dei coccodrilli attuali. Le analisi condotte sugli scheletri dei Deinosuchus dimostrerebbero inoltre che gli animali vivevano in media 50 anni, cioè molto più a lungo degli altri dinosauri.

 

boar-croc

Il recente ritrovamento da parte di Paul Sereno, dell’Università di Chicago, e del suo team, nel deserto del Sahara, di 5 tipi di coccodrilli preistorici vissuti nell’era del Creatceo sconosciuti fino ad ora. Sopra fiurato, il terribile Boar Croc, uno dei coccodrilli preistorici rinvenuti nel Sahara.

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
5 ottobre 2013 6 05 /10 /ottobre /2013 22:16

Il lago Natron, in Tanzania, ha un potere letale per alcuni animali. A causa del suo ph molto elevato, le specie che vi si avvicinano rimangono letteralmente pietrificate, come mostrano le immagini incredibili scattate dal fotografo Nick Brandt.

Un effetto calcificazione che sembra quasi il frutto di effetti speciali. In realtà, l'unica manipolazione del fotografo consiste nell'aver raccolto le carcasse sulla spiaggia portandoli di nuovo sullo specchio d'acqua, come se fossero realmente morti lì.

Il lago Natron è un lago della Tanzania settentrionale che si trova al confine con il Kenya, a ridosso della Great Rift Valley.
Questo lago è di dimensioni relativamente ridotte, infatti raggiunge a stento i 3 metri di profondità.
La particolarità del lago Natron, così come per gli altri laghi altamente alcalini, sta nella sua intensa colorazione rosso scuro con striature bianche in presenti in superficie, solo durante la stagione secca.

Questa particolare colorazione è dovuta alla elevata concentrazione di microrganismi fotosintetici che proliferano durante la stagione secca, quando cioè le temperature sono più elevate, e fanno si che la concentrazione di sali nell'acqua aumenti in maniera considerevole a causa dell'intensa evaporazione.

Le acque del lago Natron, inoltre reppresentano un importantissimo "rifugio" per i fenicotteri rosa (il quale colore è dato proprio dall'ingestione delle microalghe), che sfruttano le condizioni inospitali del lago per trarre riparo dai potenziali predatori durante il periodo di riproduzione.

(Sigue leyendo más abajo)
calcified fish eagle

calcified dove

calcified flamingo

calcified bat

calcified songbird

calcified swallow

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
11 settembre 2013 3 11 /09 /settembre /2013 21:42

 

Sono in totale ventuno le meraviglie del mondo votate e annunciate come tali nel corso della storia dell'uomo. Ognuna corrisponde non solo a opere dell'uomo o a luoghi naturali, ma anche a un Paese, una cultura, una storia fatta talvolta solo di racconti e leggende.

Spesso ci chiediamo dove andare nel prossimo viaggio o che luogo vorremmo visitare. Le meraviglie del mondo sono uno spunto per scoprire mete che potrebbero regalarci la bellezza di un monumento, la grandezza della natura e la storia di un intero popolo. Qualsiasi cosa vi spinga a partire e qualsiasi cosa cerchiate in un viaggio, nessuna di queste mete potrà mai deludervi.

Le sette meraviglie del mondo antico sono: i giardini pensili di Babilonia, il Colosso di Rodi, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Artemide a Efeso, il Faro di Alessandria d'Egitto, la Statua di Zeus a Olimpia e la Piramide di Cheope a Giza. L'elenco, stabilito da Greci e Romani intorno al III secolo a.C., è giunto a noi tramite scritti conservati nel corso di 2000 anni. Tra le sette, solo la Piramide di Cheope, costruita oltre 5000 anni fa, resta intatta.

Dal III secolo a.C. a oggi l'uomo di meraviglie ne ha costruite e riscoperte molte altre, così, durante le Olimpiadi 2000 una società svizzera ha lanciato un referendum mondiale via internet per determinare le sette meraviglie del mondo moderno; in questa occasione si intraprese anche l'elezione di quelle naturali, non più opere architettoniche frutto dell'umanità, ma bellezze frutto della natura.

Le sette del mondo moderno sono state annunciate nel 2007: la grande muraglia cinese, Petra, il Cristo Redentore, Machu Picchu, Chichén Itza, il Colosseo e il Taj Mahal.

Le sette meraviglie del mondo naturale sono state annunciate nel 2011: la foresta amazzonica, la baia di Ha long, le cascate dell'Iguazu, l'isola di Jeju, l'isola di Komodo, il fiume sotterraneo Puerto-Princesa e la Table Mountain.

Table Mountain

Table MountainBastano cinque minuti di funivia per risalire la Table Mountain e godere della vista a 360° di Città del Capo e dell’incontro dei due oceani (Indiano e Atlantico) che racchiudono l’Africa. Sulla montagna (piatta, come dice il suo nome) si possono fare diverse passeggiate, vedere oltre 1460 specie di piante e diversi tipi di animali.
(Foto Corbis)

L'isola di Jeju

L'isola di JejuUn isola vulcanica a sud della Corea. Hallasan, la montagna più famosa di Jeju, ospita grotte tra le più grandi del mondo scavate negli anni in cui scorreva la lava del vulcano, oggi spento. Restano più di 1800 piante e 4000 specie animali di cui 3300 sono insetti.
(Foto: Corbis)

Il fiume sotterraneo Puerto Princesa

Il fiume sotterraneo Puerto PrincesaSalire in barca ed entrare nella cavità di una montagna rocciosa, le acque cristalline riscaldano il silenzio di una grotta che si dirama per 8 chilometri e sulle cui pareti si sono formate numerose stalattiti e stalagmiti. Dove il fiume sfocia, una laguna chiara è incorniciata dagli alberi e la foresta circostante ospita scimmie, varani e scoiattoli. Per visitare il parco nazionale di Puerto Princesa dovete recarvi nelle Filippine.
(Foto: Corbis)
Isola di Komodo
Isola di Komodo. Nel centro dell’arcipelago indonesiano, tra le isole di Sumbawa e Flores, l’isola di Komodo è diventata parco nazionale nel 1980 con lo scopo di proteggere i draghi di Komodo. Oggi, conserva inoltre biodiversità tra cui numerosi uccelli e specie marine. L’ambiente ha il fascino della foresta equatoriale contrastata dal colore delle spiagge bianche e l’acqua azzurra del mare.
(Foto: Corbis)
Le cascate dell'Iguazú
Le cascate dell'IguazúAl confine tra Brasile e Argentina, si formano per quasi 4 km oltre 275 cascate alte fino a 80 metri. Uno spettacolo naturale racchiuso nei parchi nazionali delle due rispettive nazioni che li ospitano, Iguaçu e Iguazú. Il suono del rombo delle cascate e gli arcobaleni formati con la nebbia di acqua e sole fanno di questo luogo una vera meraviglia della natura.
(Foto Corbis)
La baia di Ha Long
La baia di Ha LongIn Vietnam, un’insenatura protegge la baia “dove il drago scende in mare”, così dice una leggenda. Una meraviglia naturale fatta di migliaia di isolette rocciose e di grotte abbracciate solo dal cielo e dal mare.
(Foto Corbis)
Taj Mahal
Taj MahalCostruito nel VII secolo d.C. dall’imperatore dell’India per sua moglie. Il Taj Mahal è un mausoleo, ma in realtà più che ad un monumento funebre, ci troviamo davanti ad un monumento dedicato all’amore eterno. Per visitarlo potete recarvi in India, nella città di Agra.
Il Colosseo
Il ColosseoEd è la nostra capitale ad ospitare una delle meraviglie del mondo moderno: il Colosseo. Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, è stato voluto nel I secolo d.C. da Vespasiano che ne ha iniziato la costruzione, è stato in uso fino al VI secolo per spettacoli e manifestazioni. Nel centro storico di Roma, è tutt’oggi conservato e visitato dai turisti di tutto il mondo.
(Foto Corbis)
Chichén Itza
Chichén ItzaIn Messico, potrete visitare le rovine dell’antica città della popolazione Maya: il sito archeologico comprende numerosi reperti, il più famoso dei quali è probabilmente il tempio di Kukulkan, risalente al periodo tra XI e XIII secolo d.C. e conosciuto come piramide Maya.
Informazioni
(Foto Corbis)
Il Cristo redentore
Il Cristo redentoreLa statua di Gesù apre le braccia al Brasile, alta 38 metri, si affaccia sulla baia di Rio de Janeiro, a 700 mt sul livello del mare. Per visitarla dovete volare in Brasile e farvi contagiare dall’entusiasmo di questo meraviglioso popolo.
 
(Foto Corbis)
La grande muraglia cinese
La grande muraglia cineseLa costruzione, che risale al III secolo a.C., serviva per confinare la Cina dalle altre popolazioni. Sopra le mura è presente una lunga strada, le misurazioni sono variabili, ma secondo gli ultimi dati si parla di oltre 21.000 km. Per vederla e percorrerla dovete recarvi in Cina, in uno dei tanti punti in cui è possibile salire sulle grandi mura.
Informazioni
(Foto Corbis)
 
 
Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
18 luglio 2013 4 18 /07 /luglio /2013 22:18

Selvaggia e solitaria… è la Valle Antrona

La Valle Antrona è un solco vallivo nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, nelle Alpi Pennine, che si allunga per circa 25 km tra il versante orientale del pizzo d'Antigine (3188 m) e la val d'Ossola, nella quale sbocca da destra all'altezza di Villadossola. Orientata prevalentemente da ovest a est, è percorsa dal torrente Ovesca, un tributario del quale, il torrente Troncone, alimenta il lago di Antrona, formatosi nel 1642 per sbarramento in seguito a una frana e sfruttato dagli impianti idroelettrici di Rovesca.

Il Parco Naturale dell'Alta Valle Antrona è stato istituito nel 2009 einteressa un territorio dalla superficie complessiva di 7444 ettari nei comuni di Antrona Schieranco e Viganella.Si estende tra la quota dei 500 metri del fondovalle nei pressi di Viganella fino ai 3656 metri del Pizzo Andolla, nell'alta Val Loranco. L’area protetta interessa anche la Val Troncone e la Val Banella e il tratto della Val Loranco a monte del Lago Alpe dei Cavalli. Qui vi sono quattro bacini artificiali: il Lago di Cingino, il Lago di Campliccioli, il Lago di Camposecco, il Lago Alpe dei Cavalli e quello naturale di Antrona.

La Valle Antrona ha conservato un ambiente naturale ancora molto integro, in cui la presenza dell’uomo è abbastanza modesta, anche se la zona è abitata dall’antichità. Nei secoli si è sviluppata l’attività mineraria, con l’estrazione di oro nell'alta valle e di ferro in Val Brevettola. Nel secolo scorso è avvenuta la colonizzazione idroelettrica con la creazione della rete dei cinque laghi. Questi sono circondati da monti bellissimi, aspri e selvaggi.

La fauna che popola il parco è simile a quella che è presente nel resto della val d’Ossola: caprioli, cervi, camosci e stambecchi sono gli ungulati caratteristici. Si trovano inoltre marmotte, volpi, tassi, ricci e scoiattoli. L’avifauna è costituita da pernici bianche, fagiani di monte, coturnici, rapaci come l'aquila reale, la poiana, il gheppio e lo sparviero; numerosi sono i passeriformi e immancabile il gracchio alpino. Completano il quadro faunistico anfibi come la rana temporaria, rettili e alcuni pesci d'acqua dolce, oltre a variopinti insetti.

In Valle Antrona il clima è continentale, quindi vi si estendono coltivi e prati, fino ad arrivare alla prateria alpina. Boschi misti di latifoglie lasciano il posto nell'alta valle alle conifere, che alle quote superiori sfumano nelle lande alpine. La vegetazione tipica del parco è il lariceto, con sottobosco a prevalenza di mirtillo e rododendro: si possono vedere grandi distese di larici dall'Alpe Lombraoro salendo all'Alpe Cingino, nei dintorni di Cheggio e nella zona tra Antronapiana e il lago di Antrona.

I monti di Antrona sono da quattrocento anni lo sfondo di antiche processioni, chiamate ‘autani’, cioè ‘litanie’. La tradizione risale al XVI secolo e aveva la funzione di proteggere il popolo da epidemie e carestie. Le autani della valle Antrona sono tre: la più importante è quella di Montescheno, una delle processioni più lunghe delle Alpi. Si cammina su impervi sentieri di montagna, intonando canti sacri, con il prete che benedice la terra per sette volte. Le altre due autani sono quella di Seppiana e quella dell'Alpe Cavallo.

Visitando il parco si possono seguire cinque itinerari: quello che va a Bordo, un villaggio antico, stanziale fino agli anni Cinquanta; oppure quello che va da Cheggio, un ampio pascolo posto su un dolce pendio a nord di Antronapiana, all'oratorio di S. Bernardo. Il terzo sentiero esplora i diciotto laghetti naturali in alta quota, tutti sopra i duemila metri, mentre il quarto conduce alla scoperta della incisioni rupestri in valle, portando il visitatore alla ‘pietra del merler’. Per i buoni camminatori c’è il percorso verso il rifugio Andolla, e inoltre non mancano occasioni anche per gli amanti dello sport: nel comune di Antrona Schieranco vi sono attrezzature per gli sport invernali come sci da discesa e da fondo e pattinaggio su ghiaccio.

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
14 luglio 2013 7 14 /07 /luglio /2013 21:09

 

"La serata è bellissima, Lobsang!", disse una voce ben amata. "Veramente molto bella", risposi, alzandomi rapidamente per potermi inchinare davanti al Lama Mingyar Dondup. Il Lama si sedette accanto al muro e mi fece segno di fare altrettanto. Puntando il dito verso l'alto, mi disse: "Ti rendi conto che delle persone come te o come me possano assomigliare a questo?". Lo guardai, stupito. Come potevo assomigliare alle stelle nel cielo notturno? Il Lama era alto, un bell'uomo, di nobile aspetto. Ma non assomigliava certo a un gruppo di stelle! Rise della mia espressione stupefatta. "Prendi sempre tutto alla lettera, Lobsang, sempre alla lettera", sorrise. "Volevo dire che le cose non sono sempre come sembrano. Se tu scrivessi 'Om! ma-ni pad-me Hum' tanto in grande da riempire l'intera Vallata di Lhasa, la gente non lo potrebbe leggere; sarebbe troppo grande perché lo potessero afferrare". Si fermò e mi guardò per assicurarsi che seguissi la spiegazione e poi continuò: "E nello stesso modo, le stelle sono 'così grandi' che non possiamo determinare ciò che formano in realtà".

Lo guardai come se avesse perso i sensi. Le stelle formano qualcosa? Le stelle erano — sì — semplicemente stelle! Poi pensai a una scrittura così grande da riempire la Vallata e, di conseguenza, illeggibile a causa della sua grandezza. La dolce voce continuò: "Pensa se tu dovessi rimpicciolire, rimpicciolire, diventare piccolo come un granellino di sabbia. Come ti sembrerei allora? Supponiamo che tu diventassi ancora più piccolo, così piccolo che il granellino di sabbia assumesse le dimensioni di un mondo, per te. Allora cosa vedresti di me?". Si fermò e mi fissò con uno sguardo penetrante. "Ebbene?", chiese, "cosa vedresti?". Stavo lì seduto, a bocca aperta, come un pesce appena pescato, con la mente paralizzata al solo pensiero.
"Vedresti, caro Lobsang", disse il Lama, "un gruppo di mondi largamente dispersi, galleggianti nell'oscurità. A causa della tua piccolezza vedresti le molecole del mio corpo come mondi divisi da uno spazio enorme. Vedresti mondi rotare attorno a mondi, vedresti 'soli' che sarebbero le molecole di alcuni centri fisici, vedresti un universo!". Il mio cervello scricchiolava, avrei quasi giurato che il 'meccanismo' che ho sopra le sopracciglia avesse tremato convulsamente nello sforzo che facevo per seguire quell'insegnamento così strano, così eccitante.

La mia Guida, il Lama Mingyar Dondup, si chinò in avanti e mi alzò il mento. "Lobsang", ridacchiò, "hai gli occhi storti nello sforzo che fai per seguirmi". Allontanò il viso dal mio e rise, lasciandomi alcuni minuti perché mi riprendessi. Poi disse: "Guarda la stoffa della tua veste. Toccala!". Feci come diceva, sentendomi uno sciocco mentre guardavo la veste logora che indossavo. Il Lama osservò: "È stoffa, abbastanza soffice al tatto. Non è trasparente. Ma immagina di vederla attraverso una lente che la ingrandisca dieci volte. Pensa ai fili spessi di lana di yak, ogni filo dieci volte più grosso di quanto tu lo veda qui. Potresti vedere la luce attraverso i fili. Ma ingrandiscilo un milione di volte e potresti passare attraverso la stoffa su di un cavallo, soltanto che ogni filo sarebbe troppo grande per poterlo scavalcare!".
Ora che mi veniva spiegato, era chiaro. Seduto al mio posto, pensavo, facendo cenno di sì con la testa "come una povera vecchietta", osservò il Lama. "Signore", replicai finalmente, "allora tutto ciò che vive è costituito da tanto spazio cosparso di mondi". "Non è proprio così semplice", rispose, "ma mettiti comodo e ti parlerò un po' del Sapere che scoprimmo nella Caverna degli Antichi". "Caverna degli Antichi!", esclamai, pieno di un'avida curiosità, "Volevate parlarmi di questo e raccontarmi della Spedizione!". "Sì, sì", mi calmò, "e lo farò, ma prima di tutto parliamo dell'Uomo e della Vita come venivano concepiti dagli Antichi ai tempi dell'Atlantide".

Nel mio intimo ero molto più interessato alla Caverna degli Antichi che una spedizione di alti Lama aveva scoperto e che conteneva riserve favolose di sapere e di manufatti di un'età in cui la Terra era molto giovane. Conoscendo bene la mia Guida, sapevo che era inutile aspettarsi il racconto fino a quando non fosse pronta, e non era ancora giunto il momento. Sopra le nostre teste le stelle brillavano con tutta la loro gloria che non veniva offuscata dall'aria rarefatta e pura del Tibet. Nei Templi e nei Monasteri buddhisti le luci si spegnevano a una a una. Da lontano, attraverso l'aria notturna, giungeva il guaito lamentoso di un cane cui rispondevano, abbaiando, i cani del Villaggio di Sho, sotto di noi. La notte era calma, perfino placida, e nessuna nuvola copriva la faccia della luna appena sorta. Le bandiere delle Preghiere pendevano, fiacche e senza vita, dai pali. Il suono debole di una Ruota delle Preghiere giungeva da qualche angolo remoto mentre un monaco devoto, imbevuto di superstizione e inconsapevole della Realtà, faceva girare la Ruota nella vana speranza di guadagnarsi il favore degli Dei.
Il Lama, la mia Guida, sorrise sentendo quel suono, e disse: "A ognuno secondo la sua fede, a ognuno secondo il suo bisogno. Gli orpelli del cerimoniale religioso sono un sollievo per molti, non dovremmo condannare coloro che non hanno ancora percorso abbastanza la Via e che non sono ancora capaci di reggersi senza grucce. Ti parlerò, Lobsang, della natura dell'Uomo". Mi sentivo molto vicino a quell'Uomo, l'unico che mi avesse mai dimostrato considerazione e amore. Ascoltai attentamente per giustificare la sua fiducia in me. Almeno, è così che iniziai, ma presto trovai l'argomento affascinante e allora ascoltai con un'impazienza malcelata.
"Il mondo intero è fatto di vibrazioni. Perfino i poderosi monti dell'Himalaya", disse il Lama, "non sono che una massa di particelle sospese in cui nessuna particella può toccare l'altra. Il mondo, l'Universo, consiste di piccolissime particelle di materia attorno alle quali vorticano altre particelle di materia. Come il nostro Sole con i suoi mondi che gli rotano intorno sempre alla stessa distanza l'uno dall'altro, senza mai toccarsi, così tutto ciò che esiste è composto di mondi vorticanti". Si fermò e mi osservò, chiedendosi forse se tutto questo fosse troppo difficile per me, ma lo capivo benissimo.
Continuò: "Gli spiriti che noi chiaroveggenti vediamo nel Tempio sono persone, persone vive, che hanno lasciato questo mondo e sono entrate in uno stato per cui le loro molecole sono tanto distanziate le une dalle altre che possono passare attraverso il muro più spesso senza toccarne una singola molecola".
"Onorevole Maestro", dissi, "perché avvertiamo un formicolio quando uno 'spirito' ci sfiora?". "Ogni molecola, ogni piccolo sistema di 'sole e pianeta' è circondato da una carica elettrica, non il tipo di elettricità generata dall'Uomo per mezzo di macchine, ma un tipo più raffinato. L'elettricità che vediamo scintillare nel cielo in certe notti. Come la Terra ha l'Aurora Boreale che risplende ai Poli, così la più piccola particella di materia ha la sua 'Aurora Boreale'". Uno 'spettro' che si avvicina troppo a noi trasmette una lieve scossa alla nostra aura, ed è per questo che avvertiamo il formicolio".
Attorno a noi la notte era tranquilla, neanche un soffio d'aria turbava la quiete; regnava un silenzio che si può conoscere solo in paesi come il Tibet. "L'aura, allora, che vediamo, è una carica elettrica?", chiesi. "Sì!", rispose la mia Guida, il Lama Mingyar Dondup. "Fuori dal Tibet, in paesi dove fili che trasportano la corrente elettrica ad alto voltaggio attraversano la terra, gli ingegneri elettrotecnici osservano e riconoscono un effetto 'corona'. Questo 'effetto corona' consiste in una corona o aura di luce azzurrina che sembra circondare i fili. Si vede soprattutto nelle notti buie e con la foschia, ma naturalmente esiste sempre per coloro che possono vedere". Mi guardò pensoso: "Quando andrai a Chungking a studiare medicina, userai uno strumento che segna le onde elettriche del cervello. Tutta la Vita, tutto ciò che esiste, è elettricità e vibrazione".
"Ora sì che sono perplesso!", risposi, "come può la Vita essere vibrazione ed elettricità? Posso capire una cosa, ma entrambe, no". "Ma mio caro Lobsang!", rise il Lama, "non vi può essere elettricità senza vibrazione, senza movimento! È il movimento che genera l'elettricità, perciò le due cose sono intimamente collegate". Notò la mia espressione perplessa e con il suo potere telepatico lesse nel mio pensiero. "No!", disse, "non una vibrazione qualsiasi! Lascia che te lo spieghi in questo modo; immagina un'enorme tastiera di musica che si estenda da qui all'infinito. La vibrazione che noi consideriamo solida sarà rappresentata da una nota su quella tastiera. La nota seguente potrebbe rappresentare il suono e l'altra rappresenterà la vista. I sentimenti, le sensazioni, gli scopi che non riusciamo a capire durante la permanenza su questa Terra saranno rappresentati da altre note. Un cane può udire delle note alte che un essere umano non può udire, e un essere umano può udire delle note basse che un cane non può udire. Si potrebbero dire delle parole in tonalità alte che un cane riuscirebbe a captare senza che un essere umano ne sia a conoscenza. Nello stesso modo, delle personalità del cosiddetto mondo dello Spirito possono comunicare con persone ancora su questa Terra quando possiedono il dono speciale della chiaraudienza".
Il Lama si fermò e rise leggermente: "Ti sto facendo tardare, e tu vuoi andare a letto, Lobsang, ma sarai libero domani mattina per ricuperare". Fece un cenno verso l'alto, verso le stelle che luccicavano con tale splendore nell'aria limpidissima. "Da quando ho visitato la Caverna degli Antichi e ho avuto modo di provare gli strumenti meravigliosi che vi si trovano, strumenti conservati intatti dai tempi dell'Atlantide, mi sono spesso divertito con un capriccio della fantasia. Mi piace immaginare due creature senzienti, più piccole perfino del virus più piccolo. La loro forma non ha importanza, bisogna concedere loro solo l'intelligenza e il possesso di ottimi strumenti. Immaginale in uno spazio aperto nel loro mondo infinitesimale (come noi adesso!). 'Che notte bellissima!', esclamò Ay, fissando intensamente il cielo. 'Sì', rispose Beh, 'fa pensare al senso della Vita, a cosa siamo, a dove stiamo andando?'. Ay meditò, guardando le stelle infinitamente sparse nei cieli. 'Mondi senza limiti, milioni, miliardi di mondi. Mi chiedo quanti di essi siano abitati?'. 'Sciocchezze! Sacrilegio! Ridicolo!', balbettò Beh, 'tu sai che non c'è vita tranne che su questo nostro mondo. Non ci dicono i Preti che siamo fatti a immagine di Dio? E come può esserci altra vita che non sia esattamente uguale alla nostra — no, è impossibile, stai perdendo i sensi!' — Ay borbottò, di cattivo umore, allontanandosi, 'Potrebbero sbagliarsi, sai, potrebbero sbagliarsi!'". Il Lama Mingyar Dondup mi sorrise e disse, "Ho perfino un seguito per questa storia! Eccolo:
"In un lontano laboratorio, due scienziati stavano lavorando a una scienza che noi non riusciamo neanche a concepire, con dei microscopi fantasticamente potenti. Uno di essi era rannicchiato su uno sgabello con gli occhi incollati al meraviglioso microscopio. Improvvisamente sussultò, spinse indietro la sedia, grattando rumorosamente il pavimento.
'Guarda, Chan!', gridò al suo Assistente, 'Vieni a vedere questo!'. Chan si alzò, andò verso il suo Superiore, tanto eccitato, e si sedette davanti al microscopio. 'Ho un milionesimo di grano di solfuro di piombo su questo vetrino', disse il Superiore, 'dai uno sguardo!'. Chan regolò il microscopio e fischiò per la sorpresa improvvisa. 'Santo Cielo!' esclamò, 'è proprio come se si osservasse l'Universo con un telescopio. Sole ardente, pianeti orbitanti...!'. Il Superiore parlò meditabondo: 'Mi chiedo se riusciremo a ottenere un ingrandimento tale da poter arrivare a vedere un mondo singolo — mi chiedo se c'è vita laggiù!'. 'Sciocchezze!', disse Chan bruscamente, 'certamente non c'è vita senziente. Non può esserci; non ci dicono i Preti che siamo fatti a Immagine di Dio, come può esserci Vita intelligente laggiù?'".
Sopra le nostre teste, le stelle rotavano nel loro corso, infinito, eterno. Sorridendo, il Lama Mingyar Dondup cercò nella sua veste e ne estrasse una scatola di fiammiferi, un tesoro che veniva fin dalla lontana India. Lentamente ne tirò fuori un fiammifero e lo tenne davanti a sé. "Ti farò vedere la Creazione, Lobsang!", disse allegramente. Con mossa calcolata ne strofinò la testa sulla superficie ruvida della scatola, e avendola accesa, tenne in alto la scheggia ardente. Poi la spense! "Creazione e dissoluzione", disse. "La testa fiammeggiante del fiammifero ha emesso migliaia di particelle ognuna delle quali, esplodendo, si è allontanata dalle compagne. Ognuna costituiva un mondo a sé, il tutto, un Universo. E l'Universo è morto quando la fiamma è stata spenta. Puoi dire che non vi fosse vita su quei mondi?". Lo guardai dubbiosamente, senza sapere cosa dire. "Se si trattasse di mondi, Lobsang, e ci fosse vita su di essi, per quella Vita, i mondi sono durati milioni di anni. E noi, siamo solo un fiammifero acceso? Noi viviamo qui, con le nostre gioie e i dolori — soprattutto dolori! — pensando che questo mondo non abbia fine? Pensaci, e continueremo a parlarne domani". Si alzò e sparì dalla mia vista.

 

 

Da: "La caverna degli antichi" di Lobsang Rampa

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento

 FORUM

Cerca

VIDEO IN EVIDENZA

http://www.loguardoconte.info/video/esperimenti-umani-condotti-da-alieni-154833/

Testo Libero

statistiche accessi

IL CONTE E IL DUCA

 

      thumbnail

 http://i.imgur.com/53qQJ.jpg