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3 maggio 2013 5 03 /05 /maggio /2013 21:12

una ricerca  le formiche sanno quando un terremoto sta per avvenire. Il loro comportamento cambia in modo significativo prima del terremoto e ripristinano il loro normale comportamento solo un giorno dopo il sisma.

Le formiche sanno quando sta per arrivare un terremoto.

 

Gabriele Berberich della University Duisburg-Essen in Germania, ha presentato questi risultati giovedi.

Berberich e i suoi colleghi hanno scoperto che le formiche rosse del legno preferiscono costruire le loro colonie lungo le faglie attive. Hanno contato in Germania 15.000 cumuli di formiche lungo le faglie che, ricordiamolo, sono le fratture terrestri lungo le quali la crosta terrestre si rompe violentemente in caso di terremoto.

Utilizzando una speciale telecamera , Berberich ei suoi colleghi hanno seguito le formiche ventiquattro ore su ventiquattro per tre anni, dal 2009 al 2012, scoprendo che il comportamento delle formiche si modifica in caso di terremoto, un giorno prima che questo si verifichi, ma solo quando il terremoto è superiore a magnitudo 2.  Nel periodo dello studio, ci sono stati, nelle zone della ricerca, 10 terremoti di magnitudo tra 2,0 e 3,2, e molti più piccoli. Gli esseri umani possono percepire solo terremoti di magnitudo superiore a 2.

La normale attività delle formiche consiste nell’andare a raccogliere cibo durante il giorno riposare durante la notte. Ma prima di un terremoto, le formiche non tornano nel loro tumulo di notte ma rimangono all’esterno affaccendate. Questo comportamento strano e anomalo continua fino a un giorno dopo il terremoto.

Le formiche potrebbero essere in grado di prevedere i terremoti  captando le emissioni di gas che cambiano o rilevando piccoli cambiamenti nel campo magnetico della Terra. Le formiche rosse del legno infatti, hanno cellule speciali chiamate chemo-recettori in grado di rilevare i cambiamenti nei livelli di biossido di carbonio. E hanno anche cellule magneto-recettori che rilevano i campi elettromagnetici.

Questa è la prima volta che viene riportata la capacità delle formiche di reagire a terremoti futuri. Ricerche precedenti avevano stabilito un’altra bizzarra capacità di alcune formiche – la capacità di resistere all’alta radioattività.

La sensibilità tra gli animali ai terremoti è stata ampiamente riportata da tutto il mondo, ma in nessun caso con capacità predittive di un giorno e in modo così certo.

Comprendere come le formiche “riescono a prevedere” l’arrivo dei terremoti, potrebbe permetterci di costruire strumenti in grado di anticipare eventi sismici catastrofici. Nel frattempo, compratevi una colonia di formiche rosse del legno.

Gli antichi vedevano nel terremoto lo scuotersi dei titani imprigionati all'interno del mondo. In altre epoche, particolari condizioni climatiche registrate in corrispondenza di terremoti, facevano tremare non tanto il sottosuolo, quanto le gambe delle persone, proprio quando quelle precise condizioni climatiche sembravano ripresentarsi a preannunciare un nuovo sisma. A volte la saggezza popolare si confondeva con superstiziose credenze. Insolite migrazioni di animali, venivano interpretate come un chiaro segnale di un appuntamento con il terremoto.  

Oggi si è a conoscenza che le formiche sono in grado di percepire minime variazioni di campi magnetici. L'abbandono di formicai in determinate zone, può essere associato a queste variazioni magnetiche e quindi può intendersi come un possibile segnale precursore. Molti animali, fra cui il cane, sono in grado di percepire segnali naturali, come ad esempio gli ultrasuoni, che gli umani non sono in grado di udire. L'uomo infatti è in grado in gioventù di udire e distinguere suoni che vanno da circa 16 a 16.000 hertz o cicli al secondo. Alcuni, i più dotati, riescono a raggiungere anche i 20.000 hertz.

Gli animali, talvolta riescono a udire suoni anche di frequenza doppia, come il caso dei pipistrelli. Inoltre, abituati a fare tesoro delle proprie sensazioni istintive, gli animali sono molto più in grado di noi di percepire il pericolo, anche se non riescono a comprenderne la causa. Chi scrive è stato personalmente coinvolto in un'esperienza abbastanza particolare. Una delle sere successive al fatidico 6 maggio, un piccolo gruppo formato dalla mia famiglia e altri vicini, eravamo incerti se allontanarci o meno dalle abitazioni per trascorrere la notte. La decisione fu presa grazie ad una mucca. La poverina, probabilmente impaurita proprio da segnali che nessuno di noi riusciva a percepire, continuava a muggire disperatamente dalla stalla.

   Il suo stato di salute sembrava fuori discussione, e i lamenti furono interpretati come una sensazione istintiva di pericolo. Durante la notte infatti vi fu una scossa di assestamento piuttosto violenta, c'è chi racconta dell'abbaiare dei cani nella sera antecedente la scossa, mentre poco prima e subito dopo il sisma il silenzio era totale.Attualmente la scienza non è in grado di prevedere con sufficiente precisione la ricorrenza di terremoti. Può unicamente limitarsi a effettuare delle ipotesi di ricorrenza sulla base di conoscenze statistiche. Purtroppo non è infatti possibile conoscere a fondo fenomeni accaduti in epoche anche relativamente recenti. Uno dei segnali ampiamente studiati e necessari per previsioni a breve termine, sono le microscosse, ovvero le serie di sommovimenti di intensità minima, generalmente non rilevate dalla popolazione, ma registrate dai sensibili sismometri attualmente a disposizione.

 Non è però possibile confrontare le rilevazioni attuali, con quelle accadute in condizioni analoghe nel passato. I sismografi infatti sono strumenti relativamente troppo recenti. Ulteriori ipotesi di prevedibilità si basano proprio sulle rilevazioni che confermano sempre più inequivocabilmente la teoria dei movimenti delle zolle. Purtroppo l'esistenza di intere città costruite su zone ampiamente sismiche, rende la prevedibilità di terremoti uno dei campi degli studi geologici più importante.

Oltre che sui comportamenti meccanici, molti scienziati seguono strade alternative cercando segnali e riscontri anche nel mondo animale, in considerazione della grande sensibilità di questi nell'interpretazione di segnali che sono spesso completamente inavvertiti dall'uomo. Un altro degli ultimi campi seguiti con interesse dalla scienza, è quello dei segnali naturali del pianeta formati da emissione di onde elettromagnetiche di    frequenza molto bassa.

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25 aprile 2013 4 25 /04 /aprile /2013 21:17

I sinkhole, oltre ad essere noti come fenomeni di sprofondamento del terreno per cause naturali, sono dei fenomeni che hanno la fatale magia della spettacolarità: eccone quindi delle foto veramente incredibili e sconvolgenti: 

 

 

 

 

 

 

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25 aprile 2013 4 25 /04 /aprile /2013 20:58
Nel 1841, Edgar Allan Poe raccontava di un vortice,  potente vortice nel mare, che inghiottiva tutto..." Adesso 172 anni più tardi, un video di YouTube dal titolo "Incredibile mostruoso whirlpool "dà la gravità per le parole di Poe, anche se (probabilmente) su una scala leggermente più piccola. Situato in Dviete, Lettonia, vicino alle rive del fiume Daugava, il video mostra un misterioso vortice ribollente - che distrugge tutto ciò che entra.
 Enormi blocchi di ghiaccio? Andati. Isole galleggianti di detriti? Annientate. "Ingoiare tutto e trascinarlo verso la sua direzione", recita la descrizione da Janis Astičs, "questo vortice mostruoso sembra come se un tappo è stato estratto dal terreno sottostante." Astičs non è troppo lontano nella sua analisi, in realtà. Mentre la maggior parte di questi fenomeni in natura si verificano a seguito di correnti veloci e suggestive, l' incontro l'un l'altro in direzioni opposte (spesso causati da maree oceaniche), il fenomeno delle quote del  video ha molto in comune con una  vasca drenante. In effetti, una versione più lunga dello stesso video mostra il misterioso "mulinello mostruoso" in Lettonia è stato formato con l'acqua del fiume in piena che scorre in una insenatura sul lato a monte di un ponte. Tutti i detriti si riversano sotto la strada su cui gli spettatori sono in piedi e l' acqua scorre a valle. Secondo la Federazione Europea del Turismo Rurale, Dviete valle del fiume della Lettonia, dove è stato girato il video, è sede di una zona umida di massa durante le inondazioni stagione. La palude serve come un'area critica per gli uccelli, sia per la nidificazione e la migrazione.
 
 

fonte

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22 aprile 2013 1 22 /04 /aprile /2013 21:22

Il Polo Nord magnetico della terra è in movimento verso la Russia a quasi 40 miglia (64 chilometri) all’anno a causa di modifiche magnetiche nel nucleo del pianeta, secondo i risultati di una nuova ricerca.
Il nucleo è troppo profondo per gli scienziati per rilevare direttamente il suo campo magnetico. Ma i ricercatori possono dedurre i movimenti del campo tramite la registrazione come campo magnetico terrestre in cambiamento in superficie e nello spazio.
Ora,i dati appena analizzati suggeriscono che c’è una regione di magnetismo sulla superficie del centro, forse creata da un misterioso “flusso” del magnetismo derivante dal più profondo del nucleo, in rapido mutamento.
“Ed è questa regione che potrebbe essere la responsabile dello spostamento del polo magnetico lontano dalla posizione naturale di lunga data in Canada settentrionale”,ha affermato Arnaud Chulliat, un geofisico all’Institut de physique du Globe de Paris in Francia.
Il Nord magnetico, che è il luogo dove effettivamente puntano gli aghi della bussola è vicino,ma non esattamente nello stesso luogo come il Polo Nord geografico.Attualmente,il Nord magnetico è vicino all’isola di Ellesmere del Canada.

I Navigatori hanno utilizzato il Nord magnetico per secoli per orientare loro stessi…
Anche se i sistemi di posizionamento globali hanno sostituito in larga misura tali tecniche tradizionali,molte persone ancora utilizzano le bussole per muoversi sott’acqua, o dove non si è in grado di comunicare con i satelliti GPS.
Il Polo Nord magnetico si è spostato poco dal luogo scoperto dagli scienziati nel 1831. Quindi nel 1904, il Polo ha iniziato lo spostamento a nordest ad un ritmo costante di circa 9 miglia (15 chilometri) all’anno.
Nel 1989 si è avuta una accelerazione, e nel 2007 gli scienziati hanno confermato che il Polo è ora al galoppo verso la Siberia a 34,37 miglia (55,60 chilometri) all’ anno.
La terra ha un campo magnetico perché il nucleo è costituito da un centro di ferro solido circondato da filature di metallo liquido. In questo modo si crea un “Dinamo” che guida il nostro campo magnetico.

Il campo magnetico terrestre è prevalentemente dipolare, cioè simile a quello generato da una calamita localizzata al centro della Terra, e ha anche veramente subito spettacolari inversioni di polarità. Questo fenomeno consiste all'inizio in una diminuzione di intensità del campo e, nel giro solo di pochi millenni, porta il polo Nord magnetico a divenire un polo Sud e viceversa. Se si potesse osservare il fenomeno con una bussola si vedrebbe una rotazione dell'ago che da Nord si sposta progressivamente verso Sud. Questo fenomeno che come detto avviene in qualche migliaio di anni, viene chiamato un'inversione.

In media, ogni 300 mila anni avviene un'inversione dei poli magnetici della Terra. L'ultima inversione è avvenuta circa 780 mila anni fa. Infatti, le rocce fuse eruttate dai vulcani contengono ferro non magnetizzato a causa delle temperature, ma quando si raffreddano, la loro componente ferrosa si magnetizza "registrando" il campo magnetico al momento.

Nella loro storia le inversioni non hanno una definita periodicità e non mostrano apparentemente alcuna regolarità. Purtroppo di questo fenomeno non sono ancora disponibili spiegazioni soddisfacenti e l'argomento è uno dei più complessi in geofisica.
Gli scienziati sono quindi in grado di studiare il paleomagnetismo, risalendo a epoche remotissime e scoprendo, appunto, l'instabilità dei poli magnetici.I segnali ci sono tutti, è passato molto tempo dalla precedente inversione planetaria, il polo nord magnetico si sta muovendo velocemente, esiste un "buco" magnetico noto come anomalia del Sud Atlantico, ed il campo magnetico terrestre si sta indebolendo velocemente.

Gli scienziati sospettano che,poiché il nucleo fuso è costantemente in movimento, i cambiamenti nel suo magnetismo potrebbero essere associati alla posizione di superficie del Nord magnetico.
Sebbene la nuova ricerca sembra eseguire il backup di questa idea, Chulliat non è pronto a dire se il Nord magnetico attraverserà poi la Russia.
“È troppo difficile da prevedere”, ha detto Chulliat.

La cartografia globale del campo magnetico terrestre mostra un forte minimo dell'intensità del campo in un'area, della grandezza di diversi milioni di chilometri quadrati, che si estende dall'America meridionale verso est a interessare una vasta regione di Oceano Atlantico meridionale. È la cosiddetta anomalia magnetica del sud Atlantico, una regione di considerevole attenuazione del campo magnetico terrestre rispetto al valore che si ha altrove normalmente a quelle latitudini.

Come noto il campo magnetico terrestre non consente al vento solare di giungere direttamente alla superficie del nostro pianeta che proprio a causa dello schermo formato dal campo, viene protetto dalla radiazione corpuscolare di origine solare. La regione di spazio a forma di cometa nella quale in campo è così confinato si chiama magnetosfera. Solo in certe condizioni che dipendono da alcuni parametri nel vento solare, la magnetosfera può aprirsi e consentire alla particelle del vento solare di raggiungere la nostra atmosfera.

L'anomalia atlantica, proprio per il basso valore del campo magnetico terrestre, rappresenta una piccola “buca” nello scudo magnetico della Terra.

Il fenomeno avviene nella fascia dell’atmosfera del nostro pianeta, chiamata ionosfera. Strato il cui settore si estende da un minimo di 80Km ad un massimo di 500Km di altezza dal suolo.

 

Si pensi che l'anomalia del Sud Atlantico produce conseguenze di grande importanza per i satelliti astronomici e per altri veicoli spaziali che orbitano intorno alla Terra ad altezze di diverse centinaia chilometri in quanto queste orbite portano questi oggetti periodicamente, ad ogni orbita, all'interno dell'anomalia esponendoli così ogni volta a forti radiazioni per la durata di parecchi minuti.

La progettazione della Stazione Spaziale Internazionale, che vi passa attraverso in una parte delle sue orbite, ha richiesto una schermatura supplementare per risolvere questo problema: il telescopio spaziale Hubble e altri satelliti non effettuano osservazioni quando attraversano l'anomalia.

Nessun effetto registrabile dell'anomalia atlantica si verifica invece al suolo, protetto non solo dalla magnetosfera, ma anche dall'atmosfera terrestre.

 

Nell’area oggetto del fenomeno atmosferico si nota la caratteristica che il valore del campo magnetico terrestre è più basso, rispetto a quello che si registra in tutte le altre corrispondenti aree geografiche del pianeta. E visto che la difesa dal vento solare dipende proprio dall’influenza e quindi dal valore del campo magnetico che è direttamente proporzionale all’influenza. Nell'area del Sud-Atlantico abbiamo uno scudo protettivo più debole, rispetto a tutto il resto della ionosfera che circonda il globo terrestre .
 Molti scienziati pensano che l'anomalia sia un effetto secondario dell'inizio di un'inversione magnetica: la letteratura esistente sull'argomento riporta come una delle varie cause dei cambiamenti dei confini dell'anomalia del Sud Atlantico dalla sua scoperta ad oggi il lento indebolimento del campo magnetico terrestre.

Quello che è certo è che il campo magnetico si sta indebolendo e che le fasce di Van Allen si avvicineranno alla superficie terrestre allargando di conseguenza l'area dell'anomalia.
È stato dimostrato che il campo magnetico terrestre sta diminuendo più velocemente di quanto non si credesse in passato: i dati mostrano che l’intensità del campo magnetico terrestre si sta riducendo da almeno 2000 anni.
Il problema sta nella velocità stimata per la decrescita, che secondo gli scienziati sarebbe decisamente maggiore di quanto non sia stato valutato in precedenza.

Tra l'altro, ai tempi di Gesù il campo era notevolmente più intenso di quello che è oggi, almeno un cinquanta per cento più intenso. Ma solo poco prima, ai tempi dei costruttori delle piramidi d'Egitto, era invece ancora più basso del valore attuale. Una storia di alti e bassi lunghissima nel tempo.

Nel profondo interno della Terra viene originato il campo e la sua dinamica è causata dal complesso sistema di correnti elettriche che fluisce nel nucleo terrestre. Dalla metà dell'Ottocento a oggi il campo è diminuito di circa il 7-8% del valore che aveva ai tempi di Gauss, il grande fisico matematico tedesco che agli inizi dell'Ottocento ne stabilì per primo quantitativamente le caratteristiche globali. Questa diminuzione di intensità, proseguendo al livello attuale, porterebbe in solo un millennio alla fine del campo magnetico terrestre!

 

Il campo magnetico della Terra ci protegge dal vento solare, ma che cosa accadrebbe se il campo magnetico scomparisse completamente?
Nel corso dei miliardi di anni di evoluzione del nostro pianeta, il campo magnetico è diminuito di intensità molte centinaia di volte, per poi riacquistare vigore successivamente. Sono cambiamento che si verificano in centinaia di migliaia di anni, molto lenti, graduali, spesso con delle oscillazioni su scala temporale minore. Tuttavia non ci sono tracce di estinzioni di massa causate da questo fenomeno: il campo magnetico è stato nullo o molto minore di oggi per un periodo di tempo fortunatamente troppo breve perché la sua assenza potesse produrre conseguenze perniciose.
Il campo magnetico terrestre, infatti, svolge un ruolo fondamentale per il mantenimento di condizioni ambientali favorevoli alla vita sul nostro pianeta. Grazie al campo magnetico, sia i raggi cosmici, cioè quelle particelle cariche di alta energia che piovono sulla Terra dallo spazio profondo, sia il vento solare, cioè quelle particelle cariche che provengono dalla corona solare, sono in gran parte deviate o rallentate prima di raggiungere gli strati atmosferici.
Se questo non accadesse, i raggi cosmici e il vento solare depositerebbero grandi quantità di energia in atmosfera attraverso gli urti con il gas. Questo causerebbe un riscaldamento atmosferico, che avrebbe come conseguenza la perdita dell’atmosfera stessa per evaporazione. Incidentalmente, questa è proprio una delle ipotesi per spiegare l’assenza di atmosfera su Marte, che è privo, appunto, anche di campo magnetico.

 


Fra l’altro un’atmosfera molto più rarefatta di quella attuale non sarebbe più in grado di assorbire la radiazione solare di alta energie né gran parte delle particelle di alta energia che costituiscono i raggi cosmici stessi: la superficie della Terra sarebbe raggiunta da dosi di radiazione ionizzante sufficienti per sterilizzarla.
Tuttavia, il fatto che il campo magnetico si stia riducendo non significa affatto che scomparirà per sempre. È vero, invece, che il campo magnetico terrestre ci ha abituato a variazione e oscillazioni di intensità e di direzione su diverse scale temporali. Ben sappiamo che le bussole dei navigatori del ‘700 oggi non sono affidabili: il polo sud magnetico ha vagabondato per 1100 km dall’800 a oggi.
Quindi non solo l’intensità ma anche la direzione campo magnetico terrestre è variabile, ed è il nucleo fluido della Terra che genera il campo magnetico.

 

La rotazione terrestre crea una serie di vortici nel nucleo liquido. Le correnti e le differenze di temperatura danno vita a una grande dinamo: è così che si forma il campo magnetico intorno alla Terra.
Ma quale è il meccanismo attraverso il quale intensità e direzione del campo magnetico vengono modificate?
Abbiamo molti indizi che l’inversione delle polarità del campo magnetico terrestre si sia verificata centinaia di volte negli ultimi miliardi di anni. La diminuzione del campo magnetico misurata negli ultimi 2000 anni potrebbe essere proprio un indizio di un campo magnetico che nei prossimi millenni è destinato a invertirsi: la “calamita” terrestre si potrebbe completamente capovolgere.

 

 

Insomma, tutte le anomalie magnetiche terrestri fanno pensare che siamo prossimi ad un imminente inizio del processo di inversione dei poli magnetici terrestri. Questo porterebbe ad incredibili anomalie ed addirittura alla presenza simultanea di multipli poli magnetici durante la fase di inversione dei poli.

 

 

 

 

Nota: in questa pagina è possibile vedere una eccezionale animazione che mostra il girovagare dei poli magnetici negli ultimi secoli:

 

http://geomag.usgs.gov/movies/movies/index.php?type=declination&format=gif    

fonte fonte   

 

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20 aprile 2013 6 20 /04 /aprile /2013 19:29

lumache giganti

Le lumache giganti sono della specie africana; milioni di esemplari si muovano durante la notte distruggendo i raccolti di canna da zucchero e patate. Visto l’elevato numero delle lumache è stato invitato il governo per sradicare il problema. Alle Barbados vive già almeno un’altra specie di chiocciola piuttosto grossa (quasi come queste), Megalobulimus oblongus… ma il fatto che queste siano “straniere/nuove” risveglia un “meccanismo di allarme” sui generis.Questa specie, particolarmente vorace, e’ in grado di attaccare molti tipi di vegetali. Non solo.

 Questo invasore puo’ anche trasmettere diverse malattie all’uomo, compresa una particolare forma di meningite, anche se al momento nessun caso e’ stato registrato negli Usa. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura dello Stato americano sono gia’ state raccolti 117.000 esemplari da quando le lumache, nel 2011, sono state scoperte in Usa. Questi animali non disdegnano alcun vegetale e amano anche lo stucco delle case, da dove attingono calcio per la loro conchiglia. Sono anche molto prolifiche perche’ depongono fino a 1.200 uova all’anno. Per le autorita’, dunque, e’ urgente agire prima della stagione delle piogge – tra due mesi – periodo in cui le lumache escono dalla conchiglia e invadono i campi.

07

Importate illegalmente negli anni '60 stanno ora tornando a diffondersi: mangiano piante, plastica, stucco e copertoni e sono anche pericolose per la salute. Ecco perché sono così diffuse e come si sta cercando di debellarle.Le chiocciole giganti africane (Achatina fulica) originarie dell'Africa orientale ma diffuse da tempo anche alle Hawaii, sono considerate una delle specie invasive più distruttive: nel loro menù figurano oltre 500 specie di piante, ma sono ghiotte anche di plastica, stucco (che usano come fonte di calcio per ricostruire il proprio guscio), copertoni e in generale di qualunque cosa verde si pari sul loro cammino.

 

 

 

 

 

 

 

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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 22:27

Spesso, quando non si riesce a spiegare un fenomeno molto particolare come dei cerchi inspiegabili sulla sabbia, attribuiamo la colpa a esseri di altri mondi, alle loro astronavi o dischi volanti....in questo caso la risposta è molto più vicina alla nostra realtà, che a quella fantascientifica.. le termiti della specie Psammotermes allocerus aumentano le proprie chance di sopravvivenza nel deserto della Namibia producendo i caratteristici “cerchi delle fate”, zone circolari di terreno arido circondate da erba perenne. Si tratta di una complessa opera ingegneristica: distruggendo la vegetazione effimera che compare dopo le piogge, le termiti creano le condizioni per una maggiore permanenza dell’umidità nel sottosuolo che favorisce anche la biodiversità locale.

    Il mistero dei Cerchi delle fate

Sono le termiti a creare i misteriosi “cerchi delle fate” (fairy circle), costituiti da due zone concentriche – un centro arido e una fascia di erba perenne intorno – che si osservano nel deserto delle coste sud-occidentali dell’Africa. A risolvere il mistero di queste formazioni, che possono durare decenni, è stato Norbert Juergens, ricercatore del Biocenter Klein Flottbek dell’Università di Amburgo, in Germania, dimostrando che queste peculiari condizioni del suolo sono determinate dalla presenza di termiti della specie Psammotermes allocerus. Queste termiti vivono nella sabbia e attraverso un’opera di “ingegneria del territorio” adattano l’ambiente alle proprie esigenze, incrementando indirettamente anche la biodiversità locale.

Secondo quanto riferito nell’articolo pubblicato dalla rivista “Science”, le prime osservazioni dei cerchi, che si presentano lungo un stretta fascia di territorio che percorre il margine orientale del deserto della Namibia, dall’Angola fino alla parte nord occidentale del Sudafrica, hanno dato origine a numerose ipotesi. Tra le diverse possibilità considerate, la presenza di piante velenose oppure di insetti, quali formiche o appunto termiti, in grado di alterare localmente l’ecosistema del suolo, ma i test condotti sul campo non hanno mai dato indicazioni in grado di confermarle.

Juergens ha analizzato un’ampia base di dati sulle caratteristiche ambientali, biologiche e geografiche della zona, misurando inoltre personalmente per quattro anni il contenuto di umidità all’interno dei cerchi fino a 60 centimetri di profondità e raccogliendo dati per valutare la presenza di organismi associati ai cerchi in tutta l’area geografica interessata.

Ha così scoperto che l'unica specie di insetti associata alla quasi totalità dei cerchi studiati era Psammotermes allocerus, una specie di termiti che, a profondità che variano da pochi centimetri ad alcuni decimetri, costruisce nidi e gallerie sotterranee, riscontrate sia direttamente sotto l’area interna dei cerchi sia intorno a essa.

Juergens è riuscito a documentare che la caratteristica conformazione dei cerchi è frutto dell'opera delle termiti, escludendo che questi insetti abbiano solo il ruolo di colonizzatori di strutture preesistenti. Le due zone concentriche sono infatti frutto dell’attività degli insetti e sono funzionali alla loro sopravvivenza.

Le termiti rimuovono la vegetazione effimera che cresce dopo le precipitazioni annuali, impedendo la traspirazione dell’acqua; l'umidità così viene trattenuta più a lungo nel sottosuolo, favorendo la sopravvivenza degli insetti nell'ambiente desertico. Inoltre, quest'opera favorisce indirettamente, nella fascia circolare intorno alla zona arida, la crescita di erba che, non trovando specie vegetali in competizione, può permanere per tutto l'anno.

La presenza di una zona di vegetazione perenne, che ha dimostrato di resistere per decenni anche alle più severe condizioni di siccità, inoltre aumenta considerevolmente la biodiversità locale, attraendo numerose specie di formiche, api, e piccoli mammiferi.

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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 22:18

Il nostro pianeta ha sempre riserve nascoste di bellezze uniche e naturali, quando le si cerca....le si trova. E' tutto assolutamente reale, risultato millenario di una Natura che non manca mai di stupire e di affascinare. Si chiama The Wave, l'Onda. The Wave è un'onda, un'onda perfetta scavata nella roccia, fasci di muscoli pietrificati ed esposti al sole, al dolore delle stagioni, filamenti paralleli di stelle comete, scie iridescenti di astri sconosciuti.
Ma arrivare a The Wave non è semplicissimo, sia perché bisogna attraversare un'area selvaggia e remota senza alcun sentiero tracciato, guidati solo dal proprio senso dell'orientamento e da pochi riferimenti visivi (una collina, una fenditura nella roccia, un albero), e sia perché l'accesso alle Coyote Buttes è rigidamente regolamentato e controllato.Questa formazione rocciosa arenaria è situata negli Stati Uniti d'America vicino all'Arizona e alla frontiera dello Utah.Una volta arrivati a The Wave vorrei che prima di cominciare subito a fotografare, che sarà una tentazione molto molto forte!!, vi fermaste un momento, dimentichi di tutto.
Dimenticatevi di voi stessi soprattutto, che non ci sia più pensiero, emozione, sudore o carne, ed inalate invece la roccia che scorre e si liquefa intorno a voi - polmoni roccia, sangue roccia - abbandonatevi nello smemoramento di sé – la roccia entra nelle vene e sul per il naso e paralizza – e poi, senza nessuna esitazione, raggrumatevi in roccia, perché qui siete al centro del creato, là dove le leggende e le sfere si incontrano.

The Wave
E solo allora, con i vostri nuovi occhi di roccia, cominciate a fotografare.
Prima di tutto lasciatemi dire che è possibile fotografare The Wave in qualsiasi momento della giornata, anche se l'alternanza di ombre e luci muta considerevolmente con il passare delle ore, ma sono talmente tante le occasioni fotografiche e le composizioni possibili che si possono ottenere immagini straordinarie ad ogni ora del giorno.
Pertanto mi limiterò a darvi solo qualche informazione di carattere generale.
Alcune delle formazioni e delle striature di roccia multicolore che si trovano alla destra del corridoio principale che conduce a The Wave, sarebbe meglio fotografarle al mattino presto.
The Wave invece può essere fotografata dalla tarda mattinata e fino alle prime ore del pomeriggio, tenendo però ben presente che, mano a mano che il pomeriggio avanza, la parte centrale di The Wave sarà parzialmente in ombra, causando così qualche problema nella gestione dei contrasti.
A pomeriggio inoltrato, quando la zona d'ombra raggiungerà la sua massima estensione, cercare di controllare i contrasti potrebbe essere più semplice, io comunque vi consiglio di evitare composizioni in cui si alternino zone d'ombra a zone di luce se non volete poi rischiare di avere parecchie immagini inutilizzabili a causa di problemi di esposizione.
Per il resto date libero sfogo al vostro istinto creativo, utilizzate tutte le ottiche in vostro possesso nella ricerca delle composizioni più ardite e portatevi soprattutto dietro parecchia pellicola (o tante card di memoria se scattate in digitale), perché vedrete che la vostra creatività sarà stimolata come non mai e, soprattutto, non avrete una seconda occasione di tornare a The Wave a breve termine, a meno che non abbiate prenotato anche per il giorno dopo.

E' uno dei più incredibili spettacoli cromatici che la natura ha realizzato nel corso dei secoli, è considerato uno dei luoghi più belli e insoliti del pianeta.

Le rocce hanno acquisito nel corso del tempo tali forme e colori che, soprattutto in contrasto col cielo blu, sembrano uscite dalla tavolozza di un pittore. Invece la mano dell'uomo in questo caso non c'entra nulla, è tutto merito di Madre Natura.

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Ola Piedra2

 

 

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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 21:47
Un gruppo di ricercatori avrebbe provato in via definitiva che un rovesciamento improvviso e repentino si sarebbe già verificato sulla Terra circa 41mila anni fa.
La ricerca è stata condotto dal Centro di Ricerca tedesco per le Geoscienze (GFZ). I ricercatori hanno esaminati dei campioni del Mar Nero che mostrano tale inversione improvvisa della polarità terreste. Infatti questi campioni prelevati e studiati hanno dimostrato che il loro magnetismo era diametralmente invertito e tale inversione secondo gli studiosi non può che essere avvenuta in maniera istantanea.
Il gruppo di ricerca guidato dal Dott. Norbert Nowaczyk e dal Prof. Helge Arz, non si è limitato a studiare solo i campioni del Mar Nero ma ha ampliato il suo raggio operativo in zone come il Nord Atlantico, il Pacifico del sud e le isole Hawaii. Gli studi condotti in queste zone hanno ulteriormente evidenziato che l’inversione dei poli ha riguardato ovviamente tutto il mondo e quindi non si può più parlare di anomalie magnetiche relative ad alcune zone, ma di un vero e proprio evento improvviso a livello globale.
 I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati anche sulla rivista Terra and Planetary Science Letters. Lo studio condotto ha inoltre evidenziato per la prima volta, la velocità di tale rovesciamento dei poli magnetici così come spiega lo stesso Dott. Norbert Nowaczyk: “La geometria del campo di polarità invertita, con linee di campo puntano nella direzione opposta rispetto alla configurazione attuale, durata solo circa 440 anni, ed è stata associata con una intensità di campo che era solo un quarto del campo di oggi.
I cambiamenti di polarità effettive durarono solo 250 anni. In termini di tempi geologici, che è molto veloce. Durante questo periodo, il campo era ancora più debole, con solo il 5% della forza del campo attuale. Come conseguenza, la Terra in quel frangente perse quasi completamente lo scudo di protezione contro i raggi cosmici principali, con conseguente esposizione alle radiazioni”.
Quanto dichiarato dal Dott. Nowaczyk è provato dai picchi di Berillo radioattivo presenti nei carotaggi di ghiaccio recuperati nella calotta glaciale della Groenlandia dieci volte superiori alla norma così come il Carbonio radioattivo e ciò, secondo gli studiosi del gruppo di ricerca non può che essere stato determinato da una collisione di protoni ad alta energia provenienti dallo spazio cosmico che si sono scontrati con gli atomi dell’atmosfera. Il fatto che tale inversione di polarità si è verificata nel passato del pianeta Terra, è noto già da circa 45 anni e fu scoperto dopo una analisi della magnetizzazione delle colate laviche nei pressi del villaggio di Laschamp nella zona di Clemont-Ferrand nel Messico centrale.
 Infatti i campioni di lava prelevati differivano di molto rispetto all’attuale campo magnetico terrestre e da allora infatti questo fenomeno è conosciuto come ‘evento di Laschamp’ anche se i dati dei campioni prelevati in Messico hanno dato solo una parte delle letture del campo magnetico mentre invece quelli prelevati recentemente dal gruppo di ricerca tedesco evidenziano rendono una immagine più completa oltreché approfondita della variabilità ad alta risoluzione temporale.
Gli scienziati inoltre stanno studiando se a generare l’improvvisa e repentina inversione del campo magnetico terrestre siano stati degli altrettanto improvvisi cambiamenti climatici con l’ausilio dell’eruzione di un super vulcano avvenuta circa 39500 anni fa che fra l’altro era situato laddove ora si trova l’Italia e più precisamente nell’area adesso conosciuta come i ‘Campi Flegrei’. Si è trattato della più grande eruzione vulcanica conosciuta ad oggi verificatasi negli ultimi 100mila anni e le ceneri di tale eruzione con i suoi 350km cubici di roccia e lava espulsi, sono andati a distribuirsi sia su tutto il Mediterraneo orientale per arrivare persino nella Russia centrale.
I tre scenari estremi riportati nella ricerca del gruppo tedesco, ossia: Esplosione vulcanica, cambiamenti climatici estremi ed inversione di polarità improvvisa sono stati studiati per la prima volta nella storia della scienza e catalogati con un ordine cronologico ben preciso.

Carla Liberatore

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18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 23:01

A MOUNT DANDENONG

Nascosto in un'insenatura denso lungo la tortuosa strada Mt Dandenong Tourist è la fama internazionale William Ricketts Sanctuary. Il santuario non è solo esperienze più iconiche del Dandenong, ma uno dei luoghi più affascinanti e tranquilla sulla montagna. Città dello stato di Victoria in Australia, la principale attrazione da visitare è il William Ricketts Sanctuary: una stupenda foresta di eucalipto popolata di sculture di aborigeni in ceramica in totale armonia con il paesaggio circostante.

William Ricketts-Aboriginal Gates

William Ricketts Sanctuary, sculture di aborigeni nella foresta pluviale dell’Australia. Si trova a Mount Dandenong, città dello stato di Victoria, ed è il lavoro di un ceramista del secolo scorso nutrito della sua passione per gli indigeni australiani.Nascoste nella lussureggiante foresta pluviale australiana, giacciono delle misteriose figure che si confondono tra foglie e tronchi d’albero. Esse sembrano a volte scrutare, altre volte a sorvegliare, altre volte ancora invece sembrano invitare a entrare. Sono le fantastiche sculture in ceramica del William Ricketts Sanctuary, conservate nella foresta di Mount Dandenong, città e montagna nello stato di Victoria, Australia.

 

WILIAM RICKETTS

fu un ceramista e scultore nato a Richmond, nel 1898. Non ricevette mai nessuna formazione nelle arti che apprese, ma la sua abilità e la sua visione gli conquistarono ben presto i favori del pubblico. Il suo soggetto preferito erano gli Aborigeni: il rispetto per quel popolo e per la loro connessione con la madre terra australiana è rispecchiato in queste opere che ne personificano la grandezza.Ricketts auspicava un’Australia moderna che abbracciasse la spiritualità e il rispetto per il mondo naturale degli aborigeni. Dal 1934 si stabilì permanentemente a Mount Dandenong; ma dal 1949 al 1960 effettuò numerosi viaggi nell’Australia centrale per vivere con le tribù aborigene dei Pitjantjatjara a degli Arrernte. Ricketts fu notevolmente influenzato dalla loro cultura spirituale, e l’influsso ricevuto fu trasfuso nelle sue opere, che si mostrarono in forma di sculture che si integravano perfettamente nel paesaggio circostante come parte integrante di esso. Ricketts stesso si sentiva come adottato dai Pitjantjatjara.

LO SCULTORE HA LASCIATO MOLTE OPERE DIETRO DI SE’

  William Ricketts Sanctuary

realizzate a questo modo: tra queste, quelle costruite nel santuario degli uccelli di Pitchi Ritchi, presso Alice Springs, Australia centrale. Ma il suo capolavoro è proprio quello in cui sono custodite le sculture che osservate in queste foto: il Potter’s Sanctuary, successivamente riconosciuto come Williams Ricketts Sanctuary. Un lavoro di cinquanta anni culminato nella realizzazione di 92 sculture di ceramica che si fondono con tronchi, rocce e piante.La foresta di eucalipto che lui scelse per trasformarla in questo luogo unico è oggi l’espressione del sogno di un individuo che desiderava un rapporto spirituale con la sua terra. Vecchi saggi, così come figure di bambini, sono i custodi di questo posto: nei loro occhi, l’essenza della cultura aborigena e la conoscenza di chi vive con la natura. Gli indigeni stessi con cui passò tanti anni fecero da modelli per queste statue. Ricketts visse qui fino alla sua morte, nel 1993.Il governo di Victoria comprò il santuario nel 1960 e ne fece un parco pubblico. Il William Ricketts Sanctuary si trova sulla Mt Dandenong Tourist Road, ed è facile da raggiungere sia dalla città omonima, che dalla vicina Olinda.

 

 

 

Fonte

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13 marzo 2013 3 13 /03 /marzo /2013 22:42

L' interessante documento che riguarda la nostra amata Terra, contiene delle informazioni che riguardano tutti noi, implicitatamente, dato che siamo i suoi abitanti e legati alla sua crescita. Una crescita costante e continua, che associa dei continui cambi di flussi magnetici alla sua climatologia che oggi definiamo come piuttosto pazzerella. Oggi va di voga chiamare fenomeni estremi, delle condizioni climatiche molto catastrofiche e a quanto pare...dovremmo non solo abtuarci, ma anche saperla evitare, anzichè continuare a fare finta di niente.  I poli Nord e Sud magnetici, secondo le teorie geofisiche e paleomagnetiche, non sarebbero fissi nel tempo, ma si invertirebbero ogni 200'000 anni circa. Secondo queste teorie, il campo magnetico della Terra avrebbe origine dalle correnti elettriche interne presenti nel nucleo di ferro liquido. E' quindi la circolazione di questi giganteschi flussi di carica elettrica che trasforma il nostro pianeta in un'enorme calamita; e l'orientazione dei poli dipende dal movimento di queste ultime. Andiamo a trattare la teoria che porta a questa ipotesi più che reale:

Sopra le nostre teste da tre anni, il satellite Oersted è in orbita con una missione: registrare il campo magnetico terrestre. Nulla di strano, sembrerebbe a prima vista. Invece, come si legge in un articolo uscito di recente sulla rivista Nature, l'analisi dei dati raccolti sembra presagire una specie di rivoluzione magnetica "imminente".

Dal confronto dei risultati di Oersted con quelli del satellite Magsat (attivo negli anni '80) infatti, è stato possibile osservare i cambiamenti avvenuti nel nostro pianeta negli ultimi vent'anni. E si è scoperto che due regioni della Terra (poste rispettivamente nell'Africa meridionale e al Polo Nord) hanno subito enormi variazioni del proprio campo magnetico locale.

 

 

 

Lo stato attuale del nostro pianeta - affermano Gauthier Hulot e gli altri autori dell'articolo di Nature - assomiglia moltissimo a quelle simulazioni al computer, altamente asimmetriche, che descrivono i periodi di tempo prossimi alla cosiddetta inversione del campo magnetico terrestre. Durante questi periodi, il campo magnetico diventa sempre più debole fino a "scomparire" per poi riapparire invertito. Le cause di questo fenomeno non sono ancora state individuate con sicurezza.
I poli Nord e Sud magnetici, secondo le teorie geofisiche e paleomagnetiche, non sarebbero fissi nel tempo, ma si invertirebbero ogni 200'000 anni circa. Secondo queste teorie, il campo magnetico della Terra avrebbe origine dalle correnti elettriche interne presenti nel nucleo di ferro liquido. E' quindi la circolazione di questi giganteschi flussi di carica elettrica che trasforma il nostro pianeta in un'enorme calamita; e l'orientazione dei poli dipende dal movimento di queste ultime.
Le prime prove delle passate inversioni del campo magnetico terrestre furono raccolte nel 1906 da Bernard Brunhes che analizzò antiche rocce ignee e sedimentarie. Queste rocce possono infatti "memorizzare" lo stato del campo magnetico terrestre all'epoca della loro formazione.

Le due immagini riportate in questa pagina sono le simulazioni delle linee di forza del campo magnetico terrestre. La prima in alto a sinistra rappresenta una situazione in cui i due poli (arancione e azzurro) sono ben visibili, mentre quella di fianco a destra è un'immagine un po' più "inquietante", in cui si notano vortici e zone turbolente, che rendono difficile distinguere due poli separati in maniera netta.
Stati di instabilità si sono verificati in passato senza però provocare l'inversione della polarità del campo, quindi non è possibile stabilire con certezza se la nostra epoca ne testimonierà uno. Per evitare sorprese, vi consigliamo ogni tanto (diciamo ogni 500 anni, per essere ottimisti), di dare con indifferenza un'occhiata alla vostra bussola personale.

Ancora più nello specifico:

Parlare di inversioni geomagnetiche non è certo usuale. Il magnetismo terrestre infatti è uno dei fenomeni più importanti che ci circondano quanto uno dei meno studiati, o sicuramente uno dei meno noti. Va da sè che non ce n'è nemmeno una versione italiana su Wikipedia, e ho detto tutto...Vediamo di che si tratta. Che la terra potesse 'scambiairsi' i poli magnetici fu una teoria nei secoli che solleticò la fantasia di molti studiosi ma che rimanè campata in aria finchè all'inizio del secolo in vulcani giapponesi furono scoperte delle prove di questo fatto. Del materiale lavico ferroso del periodo del pleistocene invece di andare a nord come di consueto si vide che andava verso sud, firma indelebile di un'attrazione magnetica 'spostata'. Lo studio del 'paleomagnetismo', questa la scienza che si occupa dello studio sul magnetismo delle rocce ha inoltre, negli anni evideniato dei curiosi aspetti. Si è notato, per esempio che le rocce 'variano' il Loro magnetismo proprio mentre si raffreddano, Negli anni '60 si era arrivati alla conclusione -parziale- che il campo magnetico 'cambia' ogni milione di anni circa. Con l'andare del tempo, l'entrare negli studi dei computer prima, dei supercomputer poi, il dati che conessi si è riusciti ad elaborare hanno dato a questa scienza un aspetto del tutto nuovo, se chiediamo queste cose ad un professore di scinza che si è laureato 40 anni fà, ne sà più o meno quando ne sa l'uomo della strada. Quello che invece abbiamo sotto i Nostri piedi è una realtà molto complessa e sotto molti aspetti sconosciuta. Scordiamoci 'Viaggio al centro della Terra', invece la situazione potrebbe essere molto più vicina a 'Core', infatti come al solito ad Hollywood almeno lì, ci si aggiorna... Le annotazioni Paleomagnetiche indicano che il campo geomagnetico è esistito per almeno tre miliardi anni. Tuttavia, basato sul formato e sulla conduttività elettrica del centro della terra, il campo, se non si stesse generando continuamente, decadrebbe soltanto dopo 20.000 anni ( più o meno un giro completo della 'precessione degli equinozi) poiché la temperatura del centro è troppo alta per sostenere il magnetismo permanente. In più, esposizione paleomagnetica delle annotazioni quello la polarità del dipolo del campo geomagnetico ha invertito molte volte nel passato, il tempo medio fra le inversioni che sono di circa dai 200.000 anni con invece diversi eventi di inversione che richiedono soltanto duemila anni. In pratica queste osservazioni parlano a favore di un meccanismo all'interno della terra che genera esso stesso e continuamente il campo geomagnetico. D'altronde il concetto è oltremodo semplice. il calore interno dell a terra, unito al moto el pianeta intorano a se stesso, sommato a quello intorno a sole e a quello, lentissimo dell'asse terrestre che 'trottola' facendo un giro completo ogni 22.000 anni danno un'energia che genera il geomagnetismo. Da qui si potrebbe , sbagliando, tirare in ballo la precessione per tanti fenomeni 'misteriosi', come ho letto a suo tempo in internet ma che ritengo oltremodo fantasiosi. infatti, come si diceva il 'trottolare' della terra è sicuramente importante, ma quanto mai il 'girare' intorno a se stessa e nemmeno quanto il girare di gaia intorno al Sole. Solo un'interazione di questi tre potrà dare, mettendo insieme anche dati di casualità, di deriva dei continenti, e di tutte quelle variazioni fisiche significative che potranno nel tempo generare energia tale far si che questa si rinnovi 'invertendo' il proprio campo. Questa mia spiegazione semplicistica è per il 99% dei lettori di questo blog. Per tutti gli altri ( spero tanti ma non ci conto) rimando al sito dove ho preso queste informazioni. Si tratta di un insegnante di scienza della terra quidi affidabile, dell'università Californiana quindi aggiornato quanto basta. L'indirizzo lo travate sotto.
Una parentesi nel geomagnetismo dobbiamo aprirla, almeno per il ripsetto su NiKola Tesla. Questo vero e proprio eroe di internet, scopritore a livello a volte pratico, a volte teorico man mano della corrente alternata, della radio e delle armi ad energia diretta, fu uno dei più grandi studiosi dei fenomeni elettromagnetici. Forse per questioni di interesse, forse perchè la solitudine, e lo studio nel tempo lo portarono via via a formulare sempre nuove teorie sempre più bizzare e difficili da dimostrare che la comunità scientifica in pratica lo isolò e morì quasi povero a ben 81 anni. Purtroppo molti dei suoi studi furono andati bruciati nel rogo del proprio studio all'inizio del secolo, ma fu proprio dagli incredibili studi di questo particolarissimo scienziato se tanti dubbi, leggende e vere e proprio teorie tuttora possibili hanno alimentato nel tempo cinema e romanzi fantastici. Anche qui non si può fare un riassunto, il materiale è così sconfinato e collegato tra le varie teorie che ci vorrebbe un interogrande blog, ma ecco un accenno alle teorie più fantastiche. macchina del tempo, teletrasporto ed antigravità, poi 'teorie molto più possibili o in parte provate. 'trsporto grandi quantità di energia senza fili. 'raggio della morte', energia perpetua rinnovabile e pulita, deirvante dal geomagnetismo terrestre. per il 'raggio della morte' questo, sembra sia stato sperimentato ai suo i tempi anche da Marconi, eni pressi di di Roma, il quale era acerrimo nemico scientifico di Tesla. La cosa ha fatto scattare migliaia di articoli in questo senso, ma di prove zero. Comunque armi del tipo descritto da Tesla ora esistono eccome come le bombe che fanno parte del munizionamento Nato atte a distruggere transstor in dnel raggio di decine di Km2; , inoltre ci sono le varie armi ad energia diretta, tarate in maniera molto 'bassa' ma che volendo potrebbero distruggere ogni forma di vita al loro passaggio. Fra gli studi di Tesla c'è anche quello ripreso alla grande dal ministero della difesa americano e che ora è passato in gran parte in mano alle università, in quanto i pericoli imminenti -leggi Russia- non sembrano più tali e perchè lo scudo spaziale missile- antimissile sembra ora sufficente. Intanto per questa ed altre decine di possibili applicazioni in Alaska negli ultimi 20 anni è stato cosctuito un mega sito futuristico chiamato Harpa posto in cui sono state e stanno studiando tra le più innovtive visioni di Tesla.

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