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9 marzo 2013 6 09 /03 /marzo /2013 19:15
Esistono tantissimi tipi di uccelli al mondo. Molti riescono a volare ma altri no. Fanno pur sempre parte della categoria dei volatili. Quali sono gli uccelli più grandi al mondo ? Ecco una lista dei 4 più grandi :
  1. EMU
  2. STRUZZO
  3. CONDOR
  4. ALBATROS
EMU
Questo uccello è australiano, raggiunge un peso di 55 KG anche e come velocità può arrivare a toccare i 50 KM/H. Vive in Tasmania e può arrivare a quasi 2 metri in altezza. Solamente secondo allo struzzo, per la sua mole non riesce a spiccare il volo. Sicuramente uno degli uccelli più grandi al mondo. L'emù è il secondo uccello più grande del mondo dopo lo struzzo. Appartiene alla famiglia dei Dromaiidae e può sfiorare i due metri di altezza per un peso di circa 50 chili. Ha zampe lunghe che gli consentono di correre molto veloce e di raggiungere anche i 50 chilometri orari. Velocità che va a compensare l'incapacità di volare a causa di ali troppo piccole. Le zampe terminano con tre dita che si sono adattate allo spostamento a terra. Questi grossi uccelli sono caratterizzati da un piumaggio ispido e scuro alla nascita, che diventa via via più chiaro man mano che l'esemplare cresce. Peculiarità degli emù è il colore blu della pelle. Hanno il becco appuntito che utilizzano per cercare da mangiare nel terreno e tra i cespugli. Le femmine solitamente sono più grandi dei maschi. Gli emù tendono a vivere in coppia o in piccoli gruppi. Si nutrono di vegetali, semi, germogli, di piccoli insetti e di invertebrati.

 

STRUZZO
QUAL'È L'UCCELLO PIÙ GRANDE DEL MONDO

L’uccello più grande del mondo è lo struzzo che, pur avendo le ali, non è in grado di volare. Lo struzzo ha un’altezza minima di 2,5 metri e una lunghezza di circa 1,80 metri. Si tratta di un volatile originario dell’Africa e, per opera dell’uomo, è stato introdotto anche in Australia.

Lo struzzo detiene un altro primato: è l'uccello corridore più veloce del mondo, infatti, può raggiungere i 70 Km/h. Questo volatile ha il collo molto lungo e il corpo robusto tanto da arrivare a pesare 150 Kg.

Le ali, poiché rivestite di piume grandi e flosce anziché di penne remiganti (che consentono a tutti gli uccelli di volare) non gli consentono di spiccare il volo.


CONDOR
QUAL'È L'UCCELLO PIÙ GRANDE DEL MONDO
Il condor riunisce in sè 2 specie di avvoltoi americani : il condor delle Ande ed il condor della California. Entrambi possono superare una dimensione alare di 3 metri con il condor delle Ande che supera questa misura. E' l'uccello con l'apertura alare maggiore al mondo. Arrivano a pesare all'incirca tra i 10 e i 14 KG in età adulta e presentano diversi piumaggi. Molti avranno visto avvoltoi americani con la testa priva di piumaggio, praticamente calvi. Sono i classici condor che si cibano di carcasse di animali morti.

ALBATROS
QUAL'È L'UCCELLO PIÙ GRANDE DEL MONDO
L'Albatros è uno degli uccelli più belli al mondo ed è un uccello di mare. Infatti vive negli Oceani meridionali e nel Nord dell'Oceano Pacifico. L'albatros urlatore è l'uccello con l'apertura alare più grande al mondo che può raggiungere i 3 metri e mezzo. Sono tra gli uccelli più grandi al mondo in generale e riescono a percorrere lunghi tragitti in aria senza sforzarsi molto, grazie alla spinta data dalle ali. Con il loro becco lungo riescono a catturare i pesci, le seppie, i krill, di cui si nutrono. Vivono in gruppi e popolano spesso isole remote negli Oceani.
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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 22:13

Nonostante siano stati sempre temuti dall'uomo, hanno sempre attirato l'attenzione di molti ricercatori e studiosi per capire e comprendere la loro vera natura. Sono sempre molto affascinanti da vedere e negli ultimi decenni grazie anche alle ultime novita' nel campo della fotografia, si riescono a filmare e fotografare con grande facilita'! Ci sono degli scatti davvero sorprendenti che ci fanno capire la vera forza della natura e siccome personalmente sono sempre stato attratto da loro condividero' oggi quest'articolo con voi.

 

http://www.abc.net.au/news/image/4377924-3x2-940x627.jpgI fulmini sono delle scariche elettriche improvvise e violente che si verificano tra due nubi oppure tra una nube e la superficie terrestre a causa di differenze di potenziale molto elevate nell'ambito dell'atmosfera. Il fenomeno si manifesta con un effetto luminoso (lampo) ed uno sonoro (tuono) che non vengono percepiti simultaneamente dall'osservatore a causa delle diverse velocità di propagazione della luce(300.000 Km/s) e del suono (340 m/s). Il lampo viene visto pertanto quasi istantaneamente, mentre il tuono viene udito dopo un intervallo di tempo tanto più grande quanto più è distante il fulmine.
http://farm1.staticflickr.com/129/390350345_a0a04a139d_z.jpg
Normalmente un fulmine è composto da un ramo principale e da molti rami secondari, con il caratteristico aspetto a zig-zag, determinato dalla ricerca del percorso di minor resistenza elettrica. La lunghezza può raggiungere i 2-3 Km, con punte di 5 Km in Sud Africa; quando si verificano tra nubi, i percorsi possono anche raggiungere i 10-15 Km.

                                              Come nascono


Dalla fisica è noto che se si caricano elettricamente due corpi conduttori con cariche di segno opposto, non c'è passaggio di corrente elettrica se essi sono separati da un materiale isolante. Aumentando il numero delle cariche, l'intensità del campo elettrico aumenta proporzionalmente fino ad un certo limite, caratteristico di ogni isolante, oltre il quale il materiale cede istantaneamente con un passaggio violento di corrente fra i conduttori


cariche_1.gif (528 byte)    cariche 2.gif (2150 byte)

La scarica produce la perforazione del materiale ed il valore limite del campo elettrico, oltre il quale si ha tale fenomeno, è noto come rigidità dielettrica. Nel caso dell'aria pulita e asciutta il valore del campo è di circa 30 KV/cm, che scende notevolmente, a valori inferiori a 3-4 KV/cm, in presenza di umidità, di pulviscolo atmosferico o di altre impurità.

Il fulmine è l'equivalente atmosferico del fenomeno precedentemente descritto; in tal caso l'isolante è l'aria ed i due corpi conduttori sono la nube ed il suolo oppure due diverse nubi o due diverse parti di una stessa nube.

Convenzionalmente, si definisce la polarità di un fulmine quella della carica posseduta dalla parte della nuvola con la quale avviene lo scambio delle cariche elettriche. Dalle analisi temporalesche risulta che il 90% dei fulmini sono negativi. La sostanziale differenza tra i fulmini positivi e quelli negativi è che i primi sono spesso costituiti da più colpi,(scariche che si susseguono) mentre i secondi sono sempre costituiti da un solo colpo. Dalle rivelazioni fatte fin ad ora risulta che il 70% dei fulmini positivi supera il valore di corrente di 20 KA mentre solo il 19% di quest’ultimi raggiunge e supera il valore di 200 KA. Le frequenze associate alla corrente di fulmine vanno da 1 a 100 KHz per i fulmini negati e da 0,3 a 100 KHz per i fulmini negati. Sono presenti comunque numerose armoniche di modesta ampiezza che raggiungono tal volta anche frequenze di alcuni MHz.
http://1.bp.blogspot.com/_7qlSrwtHo3I/THwTQF2ubhI/AAAAAAAABgg/H5E0QmK5lA4/s1600/lightning-fl.jpg
E' ormai accertato che le grosse nubi temporalesche (cumulonembi) sono cariche positivamente nella parte più alta e negativamente in quella più bassa; esistono diverse teorie che cercano di giustificare tale situazione, una di esse, abbastanza credibile, è che le separazioni delle cariche abbiano origine dalle collisioni fra i vari elementi di nube rappresentati dalle piccole gocce di acqua o dai piccoli cristallini di ghiaccio, formatisi in seguito alla condensazione o alla sublimazione del vapore acqueo. All'interno delle nubi temporalesche esistono forti correnti ascensionali e precipitazioni che innescano complessi procedimenti di crescita e di interazione dei vari elementi, determinando le collisioni sopracitate.
               



Si è ritenuto che le più piccole particelle tendano ad acquisire cariche negative, mentre le più grandi acquisiscano cariche positive. Queste particelle tendono a separarsi per effetto delle correnti ascensionali e della forza di gravità, fino a che la nube non assume lo stato elettrico precedentemente descritto (positivo in alto e negativo in basso). La suddetta separazione produce enormi differenze di potenziale sia all'interno della nube che fra la nube e la terra, che per induzione tende a caricarsi positivamente.
http://cacarc.files.wordpress.com/2011/06/fork-lightning.jpg
Le differenze di potenziale possono raggiungere le centinaia o migliaia di milioni di volt, causando il superamento della rigidità dielettrica dell'aria: in tale istante scocca il fulmine. Il meccanismo della scarica è tuttavia alquanto complesso e si manifesta in due tempi:

1.Inizialmente dalla nube scende verso il suolo una scarica debole ed invisibile composta da particelle cariche negativamente, essa è detta scarica pilota (o scarica guida o stepped leader) ed avanza verso il basso con una velocità relativamente piccola (circa 100 Km/s) e con percorsi successivi di breve lunghezza (circa 50 m). Lungo tale percorso a zig-zag si crea un'intensa ionizzazione che predispone alla seconda fase.
2.Quando la scarica pilota si avvicina al suolo, da quest'ultimo parte una scarica "di ritorno" diretta verso l'alto e composta da un flusso di cariche positive presenti sulla superficie terrestre. Quando le due scariche si incontrano, esse segnano nell'aria una specie di scia di congiunzione tra cielo e terra; lungo tale traccia risale verso la nube una fortissima corrente elettrica ad una velocità stimata in circa un terzo di quella della luce.


cariche_3.jpg (19984 byte)


La scarica di ritorno (return stroke) può durare tra qualche decina e qualche centinaia di microsecondi e libera una quantità enorme di energia di tipo termico, ottico (lampo), acustico (tuono) ed elettromagnetico.

Il canale conduttore, creato dalla scarica guida, può ramificarsi in parecchie branche, lungo le quali si possono avere diverse scariche di ritorno giustificando così l'aspetto tutto ramificato del fulmine, simile alle radici di una pianta. Spesso lungo il canale conduttore, dopo la prima scarica, si può avere un'altra scarica guida verso il basso, che innesca un secondo fulmine. Questo può verificarsi più volte in uno o due secondi, causando l'effetto tremolante nella luce del lampo.


Il tuono

Lungo lo stretto canale percorso dal fulmine, l'aria si riscalda, quasi istantaneamente, fino a 15.000 °C, determinando un'espansione esplosiva che ad una certa distanza si manifesta con un fragore noto come tuono. Se un fulmine cade ad una distanza relativamente breve, il tuono viene avvertito come un colpo secco; se cade lontano, il lampo è seguito da un rombo sordo e prolungato in quanto le onde sonore vengono rifratte dall'atmosfera e fatte rimbalzare da colline, montagne e altre conformazioni del terreno.
http://blogs.nasa.gov/cm/blog/whatonearth.blog/1013883main_EPOD%20Lightning.JPG
Poiché il suono si propaga a 340 metri al secondo, mentre la luce a 300000 chilometri al secondo, si ha una differenza tra la visione del fulmine (lampo) e la percezione del tuono, che è tanto più rilevante, quanto più lontano si è avuta la scarica elettrica.

Per calcolare la distanza in metri tra noi e il fulmine, basta moltiplicare per 340 i secondi che passano tra il lampo e il tuono.


Bersagli del fulmine

Un fulmine segue generalmente il percorso di minor resistenza elettrica tra la nuvola e il suolo, che non corrisponde tuttavia al percorso più breve dal punto di vista geometrico. Ogni cosa che si sopraeleva sul suolo, come alberi, camini, edifici alti, cime di monti e persino un individuo a piedi, accorciano quindi il percorso e possono diventare il bersaglio del fulmine: più l'oggetto è alto, più è vulnerabile.
http://wifly.files.wordpress.com/2011/03/istock_000003506509small.jpg
La scarica elettrica di un fulmine può anche trasmettersi attraverso corpi conduttori di elettricità, come tubi metallici, fili spinati, mazze da golf, grondaie e corsi d'acqua.

Altri parametri che influenzano la densità dei fulmini sono la consistenza del terreno, la presenza del mare o di laghi. Calcoli statistici hanno stato stabilito una distribuzione media di questa densità, che viene utilizzata come riferimento per il dimensionamento dei sistemi di protezione contro i fulmini, con una densità minima di 1,5 fulmini/anno per Kmq, media di 2,5 fulmini/anno per Kmq, fino ad una densità massima di 4 fulmini/anno per Kmq. La norma CEI 81-3 (2^ edizione) riporta, per ogni comune il relativo valore medio del numero dei fulmini a terra per kmq (Nt).

Sulla Terra si hanno 16 milioni di temporali all'anno ovvero circa 44 mila al giorno, con la caduta di 100 fulmini al secondo. Mediamente, in Italia, il numero di fulmini per chilometro quadrato in un anno (Nt) risulta pari a due. Ma non tutte le zone sono interessata allo stesso modo dal fenomeno. La figura evidenzia le differenze
italia.gif (1884 byte)


ROSSO - Nt = 4----- VERDE - Nt = 2.5 ----- BLU - Nt = 1.5

Secondo un'antica credenza, un fulmine non può colpire due volte lo stesso punto; l'esperienza insegna che ciò non è vero, ad esempio, nel corso di un anno, l'Empire State Building è stato colpito 48 volte, e la cima di una montagna svizzera ben 100 volte!

 

Effetti e danni provocati

La caduta di un fulmine può provocare sulle strutture colpite diversi effetti e precisamente:

Termici. L'energia sviluppata da un fulmine ha la capacità di fondere materiali metallici, provocare l'incendio di materiali combustibili o infiammabili, etc. L'altissima temperatura può sgretolare un albero, facendo evaporare la linfa e, a volte, riesce a fondere la sabbia, trasformandola in schegge di vetro.
Meccanici. Il passaggio di corrente determina sforzi elettrodinamici di entità direttamente proporzionale al quadrato del valore della corrente e inversamente proporzionale alla distanza fra i conduttori. Queste sollecitazioni possono provocare la rottura degli ancoraggi, degli elementi dell’impianto di protezione esterno (parafulmine, ecc.) e dei corpi metallici della struttura. Una corrente di 100 KA (superata dal 5% dei fulmini) provoca su due conduttori paralleli, lunghi 1 metro, una forza di 4 KN se distano 50 cm; di 400 KN se distano 0,5 cm. Forze di questo tipo sono infatti in grado di schiacciare un cavo multipolare, provocando l’estrusione dell’isolante con conseguente corto circuito tra i conduttori.
Chimici. Le forti scariche causano la formazione di ozono e di composti nitrici tramite l'ossidazione dell'azoto. In quest'ultimo caso è come se nel suolo fossero iniettate gigantesche quantità di materie azotate.
Elettromagnetici. Le scariche sono accompagnate da forti emissioni di onde elettromagnetiche che producono disturbi nelle trasmissioni radio, in particolare nel campo delle onde lunghe e medie. Le sovratensioni indotte nelle linee elettriche e telefoniche possono causare danneggiamenti nelle apparecchiature collegate, in particolare di quelle elettroniche.

Secondo i ricercatori un fulmine può entrare nel corpo umano attraverso le aperture del cranio, cioè occhi, orecchie, naso e bocca e si scarica a terra dopo aver percorso il sangue e il sistema nervoso. Come conseguenza più probabile si ha l'arresto del cuore e dei polmoni, ma mentre il primo può riprende a battere autonomamente, i polmoni hanno bisogno della respirazione bocca a bocca. Per cui la morte può giungere per soffocamento. Sembra che con un adeguato soccorso il 70% delle persone colpite da un fulmine può sopravvivere senza danni. Nei casi più gravi si possono avere carbonizzazione dei tessuti dove la corrente entra ed esce dal corpo.


Sicurezza e sopravvivenza

Ogni temporale è preannunciato da tuoni e quindi conviene subito cercare un riparo adeguato tenendo presente che una casa è il posto più sicuro in particolare se nelle vicinanze iniziano a cadere fulmini. Anche in casa è opportuno tuttavia seguire alcuni accorgimenti e precisamente:

Evitare di stare vicini a superfici e ad oggetti metallici; è pure opportuno non sostare accanto alle pareti o in stanze troppo piccole.
Non accendere apparecchi elettrici; si ricorda che l'antenna televisiva, purché opportunamente messa a terra può funzionare da parafulmine.


Non tenere aperte le porte e le finestre.

All'aperto, in mancanza di zone riparate e sicure occorre osservare che alberi, tralicci, antenne, bandiere possono fungere da richiamo e quindi conviene rannicchiarsi su di un qualsiasi oggetto isolante, evitando di sdraiarsi per terra.

In particolare sono molto pericolosi gli alberi, specie se isolati, vecchi e pieni di cavità. La corrente passa attraverso il tronco facendo evaporare all'istante la linfa e provocando l'esplosione del tronco; se quest'ultimo è liscio e bagnato le probabilità di danneggiamento sono molto minori.

E' sconsigliabile rimanere in acqua durante un temporale, essendo essa un ottimo conduttore di elettricità. Un buon rifugio, al contrario, è l'automobile


Tipi di fulmine

Si possono fare diverse classificazioni a secondo di come avviene la scarica elettrica oppure a secondo del loro aspetto. Nel primo caso si hanno:

Scariche tra nube e terra, sono i veri e propri fulmini e sono i più pericolosi perché possono ovviamente colpire l'uomo e causare i maggiori danni. Non sono i più comuni ed il loro meccanismo è stato visto in precedenza.
Scariche interne alle nubi, il meccanismo è simile a quello precedente e provocano quasi unicamente lampi. Sono il tipo più comune
Scariche aeree, si producono fra due diverse nubi

A seconda del loro aspetto e delle loro caratteristiche, i meteorologi distinguono diversi tipi di fulmini, quelli più noti sono i seguenti.

1.Fulmini a razzo; sono una varietà di fulmine a linea in cui la scarica procedono tanto lentamente da creare l'impressione di un razzo che voli nel cielo (molto raro);
2.Fulmini Globulari; sono i più misteriosi essendo stati osservati sporadicamente ed essendo ancora sconosciute le cause fisiche. Essi si presentano come delle sfere luminose di vario diametro (da 2 cm ai 10 m) e colorate di rosso, arancione, giallo, bianco, e altri colori ancora. La loro durata può essere di diversi minuti. Possono essere statici o in rapido movimento a zig-zag, riuscendo persino a passare attraverso pareti, porte, finestre chiuse senza danneggiarle.
3.Fulmini a perla (o a collana), che appare suddiviso in segmenti ad intervalli più o meno regolari;
4.Fulmini superficiali; hanno l'aspetto di lingue di fuoco uscenti dall'orizzonte e sono prodotti da scariche elettriche non direttamente visibili dall'osservatore anche se può udirne il tuono. Possono verificarsi dentro una nube o dietro nubi più vicine, rendendole visibili anche a grandissima distanza. Quando il tuono non è più udibile (oltre i 15 Km) si parla di lampi di calore.
5.Fuochi di S. Elmo, sono scariche elettriche più o meno continue, di piccola o moderata intensità. Tali scariche provengono da oggetti elevati sulla superficie terrestre (parafulmini, alberi di nave, pennoni, etc) o da aeroplani in volo (eliche, estremità delle ali, etc).

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24 febbraio 2013 7 24 /02 /febbraio /2013 16:39

E' spettacolare vedere le fontane di lava che l'etna ci ha regalato ieri sera! 

Il catanese e' ormai abituato a questo tipo di spettacolo, e nel suo costante e continuo guardare e monitorare "a muntagna" quando scorge un bagliore rosso nella cima piu' in alto, sa che c'e' qualche cosa che non va'.

Si teme, ma al tempo stesso il catanese sa che l'etna e' sempre stata rispettosa nei confronti dei suoi vicini di casa, ogni tanto sbuffa lava altre volte cenere, e qualche altra volta scuote un po' la gente come avvertirci e ricordarci che lei e' ancora la', viva e attiva!

Ieri sera ha dato spettacolo, non si poteva ignorare, nelle strade i passanti nonostante le centinaia di eruzioni viste, si fermano a osservare la sua potenza, una potenza in grado di sputar fuori la lava a 800 metri di altezza!

 

 

Quinta eruzione in quattro giorni dell'Etna. Dal nuovo cratere di sud-est, una forte attività esplosiva, con emissione di cenere lavica e fontane di lava alte centinaia di metri. Il braccio lavico si dirige verso la Valle del Bove.

La Sac ha chiuso l'aeroporto di Fontanarossa di Catania per tre ore. I decolli sono stati sospesi e due voli, uno proveniente da Milano Linate e l'altro da Sharm el Sheikh, sono stati dirottati sullo scalo di Palermo.

Il nuovo parossismo giunge 36 ore dopo l’ultimo episodo eruttivo in zona sommitale, che era avvenuto alla Bocca Nuova la mattina del 22 febbraio. 

Il parossismo del 23 febbraio è stato più intenso di quelli precedenti, con fontane di lava alte 600-800 m e una nube di cenere e scorie che è stata spostata dal vento forte verso nord-est, mentre il volume di lava questa volta è inferiore a quello degli episodi precedenti.

La durata della fontana di lava è stata di meno di un’ora. Si attendono ulteriori dettagli. 

http://www.cataniatoday.it/~media/base/4242799634025/58883_10200330260395065_462811394_n-2.jpg 

 

 


 

 


 

 

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20 febbraio 2013 3 20 /02 /febbraio /2013 23:47

 

 

In Australia è stata scoperta una cupola di 50 km creato dall'impatto con un asteroide attorno a 35 milioni di anni fa. La cupola si trova sul fondo del Mare di Timor (in una regione denominata Mount Ashmore) ed è al centro di un cratere ancora più grande. L'asteroide aveva un diametro stimato fra 5 e 10 chilometri. Era pertanto di dimensioni giganti. La scoperta del cratere sul fondo marino è stata pubblicata sull’Australian Journal of Earth Sciences dagli scienziati dell'università nazionale di Canberra che ha guidato la ricerca. Secondo il prof. Andrew Glikson l'impatto dell'asteroide è avvenuto in un periodo in cui altri asteroidi hanno colpito la Terra in Nord America (fonte LaStampa 22/05/2010). Gli impatti avrebbero causato la rapida diminuzione della temperatura terrestre, causando la glaciazione del continente antartico. Il cratere e la calotta da impatto sono stati individuati nel 2009 dalla compagnia petrolifera che effettuava le operazioni di trivellazioni nell'area sottomarina.

 

E' stato scoperto da una squadra di scienziati dell'Università Nazionale australiana, vicino a Melbourne, un enorme cratere di raggio superiore ai 200 km lasciato dalla caduta di un grandissimo meteorite. Secondo gli esperti il cratere si è formato dopo l'impatto di un asteroide di almeno di 10 km di dimensione.

Come fa notare lo scienziato Andrew Glikson: "si tratta del terzo cratere più grande mai trovato sulla Terra". Glikson suppone che l'enorme cratere sia stato generato da un meteorite schiantatosi a terra circa 300 milioni di anni fa e che la sua caduta abbia provocato una nube di polvere e vapore che con molte probabilità coprì per alcuni giorni la Terra intera

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4 febbraio 2013 1 04 /02 /febbraio /2013 22:42

Usa safari in wyoming tra bisonti e coyote

Safari e Tour naturalistici d'inverno a Jackson Hole, in Wyoming, per fotografare bisonti, lupi e cervi. Per un condensato di divertimento sulla neve Jackson Hole è la meta indicata, a circa duemila metri di altitudine, nota anche a livello internazionale per le sue piste da sci e l'atmosfera da western. La vallata di Jackson Hole e l'omonima cittadina di Jackson prendono il nome da David Jackson, cacciatore e commerciante di pellicce vissuto nel XIX secolo. Jackson è sede dell'aeroporto, collegato da voli nazionali con Denver, Salt Lake City, Dallas/Ft. Worth, Minneapolis, Chicago, Atlanta e Los Angeles.Dall'Italia servono almeno uno scalo o due per raggiungere la destinazione. L'area è infatti un'ottima base di partenza per visitare i Parchi Nazionali del Grand Teton e di Yellowstone. Proprio in quest'ultimo gli appassionati di motoslitta troveranno pane per i propri denti perché vi si possono effettuare escursioni spettacolari – insieme a guide specializzate – alla ricerca di bisonti, cuccioli di lupo e altri animali che vivono nel parco. Una giornata o anche mezza in compagnia di biologi può essere l'occasione per saperne qualcosa di più sulla storia e anche sulla geologia di un'area naturalistica unica al mondo.
Il viaggio è indicato per chi è già stato negli Stati Uniti, magari per una visita nelle metropoli a stelle e strisce, da New York a San Francisco, e vuole tornare nel Paese per conoscerne un lato meno urbano e più selvaggio.
Un'organizzazione di guide esperte naturaliste e di fotografi di fauna professionisti, la Jackson Hole Wildilfe Safaris, organizza safari che puntano a far entrare ogni partecipante in diretto contatto con lo spettacolare ambiente naturale della Valle di Jackson. L'escursione di 8 ore (dal 1° dicembre, fino al 1° Aprile 2013) raggruppa chi desidera esplorare la vallata e scoprirne la fauna, partendo da Teton Village. Best of Jackson Hole inizia la giornata alle 7.00 del mattino con una colazione, caffe', the e cioccolata calda prima di puntare verso il National Elk Refuge ed il Grand Teton National Park alla ricerca dell'abbondante fauna selvatica. Migliaia di cervi mulo, cervi, alci, big horn sheep e bisonti migrano nella vallata in cerca di cibo, unitamente a coyote, lupi, volpi, aquile, cigni ed occasionalmente anche qualche puma. Questo raduno invernale faunistico fa di una vacanza d'inverno a Jackson Hole un'opportunita' favolosa per avvistare animali allo stato brado. Il programma prevede poi una visita al National Museum of Wildlife Art: tele, acquarelli, schizzi e sculture di famosi artisti americani sono esposte in un incredibile edificio che ben si mimetizza al paesaggio circostante. Il pranzo si svolge al Rising Sage Cafe', per continuare nel pomeriggio con una gita sulla slitta trainata dai cavalli, attraverso la famosa riserva invernale dei cervi - il National Elk Refuge - che conduce in mezzo ad una delle piu' grandi mandrie di cervi del Nord America.

 Inverno sulle Montagne Rocciose, nello Stato del Wyoming
Costo: da 195 dollari (adulti) a 175 dollari (senior 65+/bambini 8-12).
Altra proposta e' il safari fotografico, accompagnati da un professionista ed una guida, per un tour privato. A disposizione dei partecipanti vengono messe la conoscenza delle tecniche fotografiche e l'equipaggiamento necessario. Occorre un'abilita' precisa per trovare soggetti faunistici che si prestano ad essere fotografati in tutta sicurezza, oltre a storiche strutture e scenari naturali unici. Un tour e' ideato su misura per principianti, basandosi sull'esperienza e sulle zone di interesse. Dura 3 o 4 giorni, impegna l'intera giornata dalle 6 alle 8 ore e parte o al mattino o al pomeriggio per la formula della mezza giornata. Per la formula della giornata intera la flessibilita' e' totale.
Costo Mezza Giornata: 625 dollari fino a 5 persone - Persona extra: 75 dollari (fino ad un massimo di 12)
Costo Giornata Intera: 950 dollari fino a 5 persone - Persona extra: 100 dollari (fino ad un massimo di 12).
Per esperti fotografi la spedizione fotografica inizia con una sana colazione in una coffee house di Jacskon, per poi esplorare il National Elk Refuge, che ospita migliaia di cervi in inverno, centinaia di bisonti, bighorn sheep ed una varieta' d'avifauna acquatica. Poi si punta a nord lungo il versante occidentale della riserva verso il Grand Teton National Park, che costeggiato a sud svela ampia fauna selvatica. Le soste per gli scatti sono molteplici. S'ammirano praterie con antilopi, la piccola cittadina di Kelly, e si hanno spettacolari vedute della catena montuosa. Tra le specie che frequentemente si incontrano: bisonti, cervi, alci, volpi, coyote, aquile calve, cigni e, se si ha fortuna, anche lupi. Tempo disponibile permettendo, si visita anche il Jackson Hole Visitor Center o il nuovo centro dedicato all'alce al Grand Teton National Park. I percorsi variano a discrezione della stagione, della percorribilita' strade e della migrazione della fauna. Questo tour per specialisti dispone di trasporto equipaggiato per la neve, una guida esperta locale, l'uso di binocoli, telescopi e guida stampata sulla zona da esplorare. S'aggiungono bevande calde nei bar, merende organiche ed un ricordo. L'escursione dura 4 ore da Novembre al 30 Aprile 2013, con la partenza per il safari all'alba dal Teton Village alle 7.00 ed una per il tramonto che varia nella stagione.
Costo: $125 (adult) $115 (seniors 65+/bambini 8-12) - Versione Privata: $595 (fino a 5 persone) - Persona extra $85

*accesso al parco e mancia alla guida sono escluse.

 

 

 

 

 

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31 gennaio 2013 4 31 /01 /gennaio /2013 18:20

http://img129.imageshack.us/img129/5913/padaung3.jpgE' incredibile pensare che ai tempi d'oggi possano ancora esistere queste usanze cosi' barbare e primitive!

Queste donne con questa loro particolarità sono costrette a vivere in quartieri-ghetto e ad essere esposte al pubblico di turisti che affollano quella zona, giunti lì solo per ammirarle e fotografarle, come se fossero dei fenomeni da circo o, peggio, degli animali. 

In Birmania in un  piccolo sottogruppo dei Karen-Bwe che vive nella remota regione montana dello stato Kayan, è una tra le etnie più misteriose e affascinanti dell'intero Oriente. Il nome padung di questa minoranza tra le minoranze, in lingua birmana significa "lungo collo". Questa tribù è divenuta oggetto di un "turismo etnico" a causa proprio di una singolare usanza dalle sue donne, per la quale è stato coniato l'appellativo di donne-giraffa. Un'antichissima tradizione non ancora del tutto abbandonata, vuole che esse debbano avvolgere attorno al collo una lunga e pesante spirale d'ottone. Questo particolare ornamento è composto da due parti distinte.

http://2.bp.blogspot.com/-t6H8O5onMxc/TnncaTz4V8I/AAAAAAAABFI/xCZA0q59yPw/s1600/COLLO.jpgQuella inferiore, che ricopre in parte la spalla, è a guisa di bavero ed è tenuta insieme da un'ansa formata a sua volta da anelli, mentre la parte superiore è formata da una lunga spirale che avvolge il collo. All'età di cinque anni, nel corso della "cerimonia del plenilunio", alle bambine vengono imposte spirali d'ottone alle braccia e le caviglie, quindi vengono sottoposte ad un vigoroso massaggio per stirare i muscoli del collo dopodiché vengono fatti loro indossati i primi tre chili di collare attorno alla gola. Questo rito di iniziazione segna per sempre la vita delle future donne. Nel corso degli anni il collare viene poi via via aumentato di peso. Nella tradizione di questo popolo il monile non solo conferisce agli occhi dei membri della tribù un particolare fascino a chi lo indossa, ma anche prestigio sociale e morale. Senza di esso la tradizione rendeva improponibile sia il matrimonio che la maternità e irrealizzabile l'affermazione personale. Giunte in età da marito, il collo di queste donne, che nel frattempo ha raggiunto l'eccezionale lunghezza di venticinque centimetri, si trova ormai racchiuso in un collare da una decina di chili.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è il collo ad allungarsi, ma la cassa toracica, che sotto la pressione esercitata dal peso del collare, si abbassa. Il collo così deformato viene limitato nei movimenti e a causa dell'atrofizzazione dei muscoli, non è più in grado di sorreggere la testa. Qualora il collare venisse tolto, queste donne morirebbero soffocate poiché la testa cadendo bloccherebbe la respirazione. In passato alle spose infedeli veniva inflitta come punizione l'allontanamento dal villaggio dopo che era stato loro tolto il collare.
http://img.fotocommunity.com/Ritratto/Tagli-stretti/DONNA-GIRAFFA-a20102972.jpgQuesta pratica di abbigliamento, costringe a dover giornalmente massaggiare gambe, braccia e collo per agevolare la circolazione sanguigna.
Attribuire a questa usanza un valore puramente estetico sarebbe però un errore. Come sempre dietro ad ogni usanza e ad ogni costume si cela la necessità di affermare la propria identità. Ecco quindi che questi elementi divengono segni distintivi con il preciso compito di trasmettere un'informazione e un'affermazione di sé con riferimenti unanimemente riconoscibili per quanto riguarda l'appartenenza alla propria tribù, al proprio status sociale, alla differenziazione tra donne nubili e sposate, alla protezione dai pericoli e dalle malattie finanche ad un mezzo per comunicare con le divinità. Così anche per le donne-giraffa l'usanza di avvolgere la gola in stretti collari si può ricondurre a miti leggendari.
Si narra che in un tempo lontano i Padaung vivessero nella lussuria e nei piaceri. I nat, gli spiriti della locale credenza popolare, indispettiti da questo comportamento superficiale e indolente decisero di punire i Padaung aizzando feroci tigri contro le loro donne. Gli uomini preoccupati dal rischio di perdere le proprie amate, seguendo i consigli di un vecchio saggio, decisero di utilizzare grossi fili d'oro per fabbricare spirali con le quali proteggere il collo e gli arti delle donne dai morsi dei felini. Da allora le donne, pur utilizzando un metallo meno prezioso dell'oro, non abbandonarono più quell'usanza che anzi venne adottata come simbolo di seduzione e fedeltà.
Il "peso" di questa bellezza non influisce tuttavia sulla attività delle donne; i loro movimenti infatti non sono impediti dai collari e permettono loro di lavorare nei campi, andare al mercato, svolgere le faccende domestiche, tessere al telaio e accudire i figli.

http://www.amativiaggi.it/wp-content/uploads/2011/10/Donna-Giraffa.jpg

 

Non perdetevi questi video sono davvero interessanti!

 

 

 

 


 


 

 

 

 

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27 gennaio 2013 7 27 /01 /gennaio /2013 21:31

C'e' chi pensa che specie animali siano tutte conosciute e catalogate, invece non e' proprio cosi'. C'e' ancora molto lavoro da fare e da come ci rancconta l'articolo appena sotto, si pensa che ci vorranno almeno 50 anni per selezionarle e catalogarle tutte! 

 

Una nuova analisi suggerisce che le specie attualmente viventi si aggirino sui 5 milioni, molte meno di quanto finora pensato, sia per la presenza di molti “doppioni” fra i due milioni circa di specie finora descritte, sia perché le dimensioni di alcuni serbatoi di specie nuove sono stati ridimensionati. Questo alimenta la speranza che sia possibile identificarle prima che molte cadano nell'oblio dell'estinzione.

 

Con un po' di sforzo - e svariate centinaia di milioni di dollari all'anno - la maggior parte delle specie animali e vegetali potrebbe essere identificata entro la metà del secolo. Ad affermarlo sono tre biologi delle Università di Auckland, di Oxford e della Griffith University a Sidney, che in un articolo a prima firma Mark Costello pubblicato su “Science” contestano la preoccupazione che la maggioranza delle specie ancora da scoprire siano destinate a cadere nell'oblio perché si estingueranno prima che sia possibile descriverle.

Secondo gli autori, all'origine di questa visione pessimistica vi sarebbero due preconcetti: il primo relativo al numero di specie viventi e il secondo al numero di tassonomisti che si dedicano alla loro descrizione.

http://www.lescienze.it/images/2013/01/24/104735410-a028e66e-65d7-4546-8bdd-260e3845d6f3.jpg
                                                  © Damaske, Jim/ZUMA Press/Corbis

 


 
Le stime relative alle specie da scoprire operano delle estrapolazioni basate sul ritmo delle scoperta all'anno e il numero di specie conosciute, che secondo il “Catalogue of Life”, l'indice più completo delle specie viventi note, sarebbero al momento poco più di 1,3 milioni. Tuttavia, osservano Costello e colleghi, per quanto nella compilazione di questo catalogo si sia cercato di eliminare i sinonimi - le specie involontariamente descritte e battezzate più volte - una più attenta revisione degli elenchi rivela che i doppioni sono molto più diffusi di quanto si pensi, interessando in media almeno il 20 per cento delle specie, con punte dell'80 per cento fra alcuni generi di alghe e perfino di pesci d'acqua dolce. Sulla base di questa e altre considerazioni i ricercatori arrivano a stimare il numero di specie esistenti in circa cinque milioni (± 3 milioni), molte meno cioè dei 30-100 milioni ipotizzati sulla base di estrapolazioni sulla ricchezza della vita nelle profondità oceaniche e delle specie di insetti che alla luce dei più recenti studi appaiono improbabili.

Quanto ai tassonomisti – osservano i ricercatori – solitamente ci si affida alla “sensazione” che sia un'attività fuori moda, che interessa a pochi, ma se è vero che sono diminuiti nei paesi occidentali, non è così per il Sud America e l'Asia, dove sono in aumento. Inoltre, sta aumentando il numero di dilettanti che, grazie anche alla disponibilità di risorse in rete, stanno tornando a svolgere un lavoro significativo, proprio come era avvenuto fra il XVII e il XIX secolo.

http://www.lescienze.it/images/2013/01/24/105409403-774401d3-69b5-4419-be05-7f871d0b3770.jpg
                                Linneo, il fondatore della tassonomia moderna. (© Bettmann/CORBIS)

 
Più complessa è la valutazione del tassi di estinzione, che secondo alcuni ricercatori arriverebbero addirittura al 5 per cento all'anno, ma che Costello e collaboratori stimano invece nel'uno per cento annuo e forse anche inferiore.

"La sovrastima del numero di specie sulla Terra è controproducente perché può far pensare che i tentativi di scoprire e conservare la biodiversità sia senza speranza", spiega Costello. "Il nostro lavoro suggerisce che è ben lungi dall'essere così. Siamo convinti che solo con un modesto aumento dello sforzo nella tassonomia e la conservazione, la maggior parte delle specie potrebbe essere scoperto e protetto dall'estinzione."

Per riuscire nell'impresa, che comunque resta estremamente ardua – concludono i ricercatori – sarebbe necessario un sostegno da parte dei governi di tutto il mondo alle attività di ricerca e descrizione delle specie e di formazione di nuovi tassonomisti, con un impegno che Costello quantifica in una cifra oscillante fra i 500 milioni e il miliardo di dollari all'anno.

 

 

 

FONTE 

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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 20:49

Mentre nel resto d'europa per trovare acque sotterranee calde si deve scavare sino a 4 km di profondita', mentre a Napoli si scopre che bastano solo pochi centinaia di metri! Questa e' la notizia incredibile di Ernest Huenges, responsabile del settore geotermico del Geo Forschung Zentrum di Potsdam.

http://unugtp.is/static/images/Activities/Visiting_lecturer/ErnstHuenges.jpgI vulcani non fanno solo paura, possono portare anche ricchezza e quindi Napoli punta sull'energia geotermica. La citta' del Vesuvio, che nella zona ovest ha anche un altro vulcano, quello dei Campi Flgrei, entro l'anno fara' partire il progetto di una centrale geotermica propria nella zona flegrea per sfruttare il calore del sottosuolo per il riscaldamento domestico e per la poduzione di elettricita'. L'annuncio e' arrivato durante un convegno sul tema ''Ambiente, pace, geotermia, sviluppo e lavoro'', che si e' svolto oggi a Napoli. ''Puntiamo su un impianto pilota trigenerativo, integrato da altre fonti che in questo caso saranno il solare termodinamico e una biomassa liquida come il riciclo di oli vegetali o le coltivazione di alghe. Elementi tutti naturali'', spiega Antonio Luongo, consigliere comunale e delegato del sindaco De Magistris per l'energia. ''La geotermia e' una delle energie sostenibili di cui siamo ricchi: secondo gli esperti il potenziale geotermico presente nel sottosuolo flegreo e' pari all'energia prodotta da quattro grandi centrali nucleari'', spiega Luongo illustrando la scelta dell'amministrazione comunale di puntare sullo sfruttamento del geotermico. ''Seguendo il Paes (il piano di azione per l'energia sostenibile approvato in consiglio comunale ad agosto, ndr) - ha proseguito Luongo - il Comune si sta attivando seriamente su queste tematiche, secondo le direttive europee e seguendo l'Horizon 2020 per quanto riguarda l'implementazione delle energie sostenibili. Inizialmente puntiamo sul teleriscaldamento, poi sulla produzione di energia elettrica''. L'impianto sarebbe il piu' grande di una serie di ''piccoli impianti sparsi per la citta''', dice Luongo, e dovrebbe essere costruito con finanza privata ''c'e' gia' una compagine - ricorda Luongo - che ha partecipato ai bandi delle smart city e di cui fanno parte Istituti di ricerca, Universita' e diverse aziende private. Verrebbero quindi messi nel progetto capitali provati con il contributo europeo come previsto dal progetto per le smart city''. La costruzione dell'impianto geotermico dovrebbe impiegare circa sei mesi. ''Io sono convinto - conclude Luongo - che con una geotermia 'democratica', non invasiva, ma di superfice e con impianti di nuova generazione a reiniezione noi potremmo aprire un nuovo futuro per la citta' di Napoli e sono ceto che su questo avremo anche l'apoggio delle associazioni ambientaliste''. Sullo sviluppo del geotermico e' intervenuto anche Marcello Martini, direttore dell'Osservatorio Vesuviano: ''La geotermia - ha detto - ha avuto un forte sviluppo negli ultimi anni, dai grossi impianti si e' passati allo sviluppo di sistemi con produzioni intermedie se non addirittura domestiche e si e' addirittura sviluppata in zone dove non ci sono vulcani, semplicemente sfruttando il gradiente della terra''. Sugli eventuali rischi legati allo sfruttamento di questa energia, Martini ha spiegato che ''bisogna sempre rapportarli agli impieghi - ha detto - noi studiamo il sistema geotermico dal punto di vista vulcanologico ma anche per l'eventuale utilizzo di questa energia. Ovviamente, come per tutte le cose umane, l'uso che se ne fa ne determina anche le condizioni di sicurezza o meno'' 

 

Cos'e' la Geotermia

Esistono diversi sistemi geotermici, ma attualmente vengono sfruttati a livello industriale solo i sistemi idrotermali, costituiti da formazioni rocciose permeabili in cui l'acqua piovana e dei fiumi si infiltra e viene scaldata da strati di rocce ad alta temperatura.
Le temperature raggiunte variano dai 50-60 °C fino ad alcune centinaia di gradi.
L'uso di quest'energia comporta vantaggi come l'inesauribilità a tempi brevi, se sfruttato in modo razionale ed il minor inquinamento dell'ambiente circostante; un certo inquinamento non viene escluso per la possibile immissione nell'area di elementi tossici, come zolfo, mercurio e arsenico presenti nei fluidi geotermali, per questo motivo le aree geotermiche sono sottoposte a verifiche ambientali annuali.
Rivolto solamente ad una produzione di energia termica, è il sistema geotermico a bassa entalpia che sfruttando il naturale calore del terreno con l'ausilio di una pompa di calore riesce a produrre energia termica per l'acqua calda sanitaria e per il riscaldamento degli edifici.
In alcune particolari zone si possono presentare condizioni in cui la temperatura del sottosuolo è più alta della media, un fenomeno causato dai fenomeni vulcanici o tettonici.
In queste zone "calde" l'energia può essere facilmente recuperata mediante la geotermia.
La geotermia consiste nel convogliare i vapori provenienti dalle sorgenti d'acqua del sottosuolo verso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica e riutilizzando il vapore acqueo per il riscaldamento urbano, le coltivazioni in serra e il termalismo.
Per alimentare la produzione del vapore acqueo si ricorre spesso all'immissione di acqua fredda in profondità, una tecnica utile per mantenere costante il flusso del vapore. In questo modo si riesce a far lavorare a pieno regime le turbine e produrre calore con continuità.
In tal senso molto promettenti sembrano essere gli sviluppi relativi all'energia geomagmatica, che presenta una distribuzione territoriale molto estesa a motivo dell'assenza di utilizzo di acqua ma solo calore.
La geotermia a bassa entalpia
La geotermia a bassa entalpia sfrutta il sottosuolo come serbatoio di calore.
Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, viceversa in estate il calore in eccesso presente negli edifici, viene dato al terreno.
Questa operazione è resa possibile dalle pompe di calore, motori che tutti noi conosciamo nella forma più diffusa rappresentata dai frigorifero.
Impianti di questo tipo non necessitano di condizioni ambientali particolari, infatti non sfruttano né le sorgenti naturali d'acqua calda, né le zone in cui il terreno ha temperature più alte della media a causa di una particolare vicinanza con il mantello.
http://www.scienzadiconfine.eu/frontiere%20scienza/tecnologie/immagini%20tec/bassa%20entalpia.jpgQuello che questa tecnologia sfrutta è la temperatura costante che il terreno ha lungo tutto il corso dell'anno.
Normalmente, già ad un metro di profondità, si riescono ad avere circa 10-15 °C. A questo punto si utilizza la pompa di calore che sfrutta la differenza di calore fra il terreno e l'esterno per assorbire calore dal terreno e renderlo disponibile per gli usi umani.
Più questa differenza è alta migliore è il rendimento.
La pompa di calore necessita di energia elettrica per funzionare.
Per rendere l'impianto ambientalmente più compatibile ed energeticamente autosufficiente, si può quindi abbinare ad un impianto fotovoltaico che produrrà l'energia necessaria per alimentare la pompa di calore.
Lo stesso impianto può essere utilizzato per raffrescare gli edifici, facendo funzionare la pompa di calore al contrario, quindi assorbendo il calore dalla superficie e trasferendolo al sottosuolo.
L'alternanza del funzionamento estate/inverno permette di non raffreddare sensibilmente la zolla di terreno in cui sono situate le sonde.


Sonde geotermiche
http://www.scienzadiconfine.eu/frontiere%20scienza/tecnologie/immagini%20tec/geotermico%20profondità.jpgPer trasferire il calore dal terreno si utilizzano delle sonde geotermiche: tubi ad U costituiti da materiali con alta trasmittanza termica nei quali passa un liquido che assorbe il calore e lo porta in superficie o nel sottosuolo.
Le sonde possono essere di due tipi: verticali orizzontali. Nel primo caso la sonda scende nel terreno andando verso temperature più elevate e necessitando di macchinari particolari per il carotaggio del terreno.
Nel secondo caso è necessario un terreno sufficientemente pianeggiante nel quale i tubi vengono posati a seguito di un semplice scavo ad una profondità non elevata.
Nel secondo caso le sonde possono essere posizionate anche sul fondo di un lago artificiale o naturale sfruttando, in questo caso il calore dell'acqua.

 

Le centrali geotermiche
http://www.scienzadiconfine.eu/frontiere%20scienza/tecnologie/immagini%20tec/geotermico%20toscana.jpgIl flusso di vapore proveniente dal sottosuolo produce una forza tale da far muovere una turbina, l'energia meccanica della turbina viene infine trasformata in elettricità tramite un sistema alternatore.
I sistemi geotermici possono essere a vapore dominante, quando l'alta temperatura determina la formazione di accumuli di vapore, o ad acqua dominante, se l'acqua rimane allo stato liquido.
Nel primo caso l'energia geotermica può essere utilizzata per produrre energia elettrica, inviando il vapore, attraverso dei vapordotti, a una turbina collegata a un generatore di corrente.
Se il fluido non raggiunge una temperatura sufficientemente elevata, l'acqua calda potrà essere utilizzata per la produzione di calore. 

 

http://www.scienzadiconfine.eu/frontiere%20scienza/tecnologie/immagini%20tec/fenomeni%20geotermici.jpg

 

 

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24 gennaio 2013 4 24 /01 /gennaio /2013 22:36

 

birmania

Affascinante effetto ottico che si combina con la magia dell' acqua nel lago: questa formazione rocciosa è situata in un lago della Birmania. E’ possibile vederla soltanto in un determinato periodo dall’anno, a seconda dell’illuminazione del Sole. Piegate la testa sulla spalla sinistra e vedrete perche’ e’ spettacolare. Per una maggiore facilità di visione , l' immagine è stata anche ribaltata in verticale, per poter ammirare come la natura a volte, sia anche arte.

Lago Birmania
Una delle destinazioni di maggior fascino tra i paesi orientali che vanta oltre 5.000 anni di storia. La Birmania, dal 18 giugno 1989 denominata Myanmar, sorprende per le numerose testimonianze culturali e religiose, le sue bellezze e il suo mistero hanno affascinato generazioni di viaggiatori e che fù definita da Kipling "la terra dorata". Qui vi si possono trovare siti archeologici unici, scenari mozzafiato e una popolazione che si compone di oltre 130 etnie, ognuna con i propri costumi e le proprie tradizioni. Un viaggio dove il tempo pare essersi fermato.

 

 

 

 

 

 

 

 

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19 gennaio 2013 6 19 /01 /gennaio /2013 20:47

 Conoscere le meduse non è un' idea tanto sbagliata;ritrovarsi nelle condizioni di chiedersi troppo tardi come e perchè avere a che fare con questi abitanti del mare ultimamente è divenuto una discussione piuttosto diffusa: l' aumento delle temperature nel mare ha influito non poco sulla loro proliferazione e in Italia, in diverse regioni che costeggiano il mare, questo problema è divenuto un reale problema: allora, vi pongo un articoletto su :

Come difendersi dalle meduse:
Le risposte degli esperti alle domande più comuni di tutti, bagnanti, pescatori e turisti: dai rimedi naturali contro le punture agli stratagemmi per non essere colpiti.

Come si evitano le meduse?
Guardare il mare: se ci sono, di solito si vedono e l’unico modo per evitarle è... non fare il bagno. Le meduse non ci attaccano, non vengono verso di noi: siamo noi che andiamo loro addosso. Come spiega Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento: «Le meduse si spostano verticalmente, quindi possono stare in superficie e possono scendere sul fondo. Sono animali che si muovono, e spesso vanno dove le portano le correnti. Non ci sono regole predefinite: le trovi ovunque. Perché le meduse sono parte del plancton e si spostano con la corrente. Possono nuotare ma non riescono a contrastare il moto delle correnti».

Se vedo una medusa lontana, posso tuffarmi?
Se ci sono meduse urticanti in mare è meglio non fare il bagno, a meno che non ce ne siano veramente pochissime. Le meduse che pungono hanno solitamente tentacoli molto lunghi: Pelagia arriva a 10 metri mentre Physalia (chiamata anche Caravella Portoghese) raggiunge anche i 20 metri. Quindi anche se la medusa sembra lontana non è detto che i suoi tentacoli non siano vicini.

medusa-di-Echizen


Le meduse possono uccidere?
Sì, alcune meduse possono causare shock anafilattico. Inoltre, il forte dolore che provoca la puntura può essere fatale in individui con problemi di cuore. Bisogna quindi andare al pronto soccorso in caso di reazione cutanea diffusa, difficoltà respiratorie, sudorazione, pallore e disorientamento.
Racconta Boero: «In Australia le meduse fanno più vittime degli squali. E Physalia - in Florida - ha ucciso. Ma ad oggi non ci sono stati casi di vittime a causa di punture di medusa nel Mediterraneo anche se spesso le persone punte finiscono all'ospedale».

Si possono toccare le meduse non urticanti?
Meglio di no, anche se il loro veleno, per noi, è quasi innocuo. Anche i tentacoli delle meduse innocue, infatti, hanno i cnidocisti (i piccoli organelli cellulari che contengono il veleno) che possono restare sul palmo della mano e, se non le laviamo e poi ci tocchiamo gli occhi (o altre parti delicate), possiamo trasferire il veleno e provocare un'infiammazione.

Di cosa è fatto il liquido urticante delle meduse?
Da una miscela di tre proteine: una con effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. «Non ci sono antidoti specifici per questi veleni - spiega Boero - che tuttavia sono termolabili, cioè si degradano ad alte temperature».



Cosa si prova quando si è punti?
Una reazione infiammatoria locale che dà bruciore e dolore. «La pelle si arrossa e compaiono piccole rilevatezze dette pomfi, ma dopo circa 20 minuti la sensazione di bruciore si esaurisce e resta la sensazione di prurito» spiega Francesco Sacrini, specialista in dermatologia presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano. Il grado di dolore-bruciore varia a seconda delle aree colpite e diventa insopportabile in caso sia colpita più del 50% della superficie corporea.

Cosa fare quando si è punti?
Stare calmi, respirare normalmente, uscire subito dall’acqua e poi lavarsi la parte colpita con acqua di mare. «Restare in acqua è pericoloso perché si possono avere anche reazioni gravi come lo shock anafilattico» consiglia Mario Aricò, dermatologo presso l’Università di Palermo e primario della divisione di dermatologia all’ospedale Giaccone di Palermo.
Precisa Sacrini: «La prima cosa da fare è lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la scarica del veleno delle cnidocisti. L’acqua di mare, invece, è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata».

Rimedi naturali: funzionano? Fa bene applicare sulla parte una pietra (o acqua) calda, strofinare con sabbia calda, lavare con ammoniaca (o urina), aceto o alcool?
Questi rimedi fai da te non solo sono inutili, ma possono anche peggiorare la situazione.
Il calore di una pietra o della sabbia non servono assolutamente perché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi. Nemmeno l'ammoniaca e l’urina che la contiene servono: non sono disattivanti della tossina delle meduse e potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita.

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Qual è la medicazione da fare?
Per avere un’immediata azione antiprurito e per bloccare la diffusione delle tossine è bene non grattarsi e applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio. «Non sono prodotti facili da trovare in commercio - consiglia Arricò -, ma si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione che va dal 3 al 5%». L’ideale è una concentrazione al 5%.
«In commercio c’è un gel (utile anche per le punture di zanzare) che si può applicare più volte al giorno perché non ha controindicazioni. Creme al cortisone o contenenti antistaminico, invece, sono inutili perché entrano in azione solo dopo 30 minuti dall’applicazione e cioè quando il massimo della reazione è esaurita naturalmente» spiega Sacrini.

Come evitare, infine, che sulla pelle resti la cicatrice?
Non bisogna esporre la parte al sole, ma tenerla coperta finché non è finita l’infiammazione che può durare anche due settimane. L’area di pelle colpita dalle meduse, infatti, tende a scurirsi perché resta sensibile alla luce solare.

Occhialini, maschera e tute anti-medusa aiutano?
Nuotare con gli occhialini o la maschera aiuta a guardare sott’acqua e a scorgere eventuali pericoli e una tuta da surf può proteggere la pelle. Utili anche le nuove tute anti-medusa ideate e prodotte in Australia, in vendita in Italia on-line.

E le creme antimedusa?
Per quanto riguarda le creme antimedusa in commercio non ci sono ancora studi che provino la loro efficacia. Spiega Sacrini: «Queste creme contengono estratti derivati dal pesce pagliaccio (pesce che ha una sostanza repellente per le meduse, ndr) ma nella letteratura medica solo un articolo sostiene che sia efficace e ritengo che non sia sufficiente».

Infine, è vero che le meduse amano i mari puliti e caldi?
La loro presenza non significa necessariamente che l’acqua sia pulita anche se, come tutti gli animali, le meduse non amano l’inquinamento. Dice Boero: «Ci sono specie che prediligono le acque fredde (incluse quelle artiche), e specie che prediligono quelle calde. Proprio come succede per i pesci: ci sono quelli tropicali, quelli artici, quelli costieri, quelli di profondità».

pescatori-giapponesi-banco-meduse


C’è una stagione in cui le meduse popolano di più i mari?
Di solito, le meduse diventano più abbondanti dopo la primavera. Dice Boero: «Prima c’è la fioritura del fitoplancton (verso febbraio - marzo), poi quella dei crostacei, verso marzo aprile, e poi cominciano le meduse. Velella (che non è una medusa) è molto abbondante verso aprile maggio (anche quest’anno), mentre Pelagia è più estiva. Ma quest’anno ha iniziato ad essere presente già da febbraio».

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