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19 gennaio 2013 6 19 /01 /gennaio /2013 20:23

Avete timore delle vespe? L eattuali vespe che abbiamo nel nostro paese non sono così particolari rispetto ad un esemplare che vive in un altro luogo del pianeta e non dovremo fortunatamente, ritrovarcele a scorrazzare tra i nostri paesi:  Lynn Kimsey, famosa entomologa dell'Università della California, scoprì quella che fu battezzata "vespa guerriera", un'enorme specie di vespa dalla caratteristiche del tutto particolari.

Kimsey è un'entomologa di fama mondiale: al suo attivo ha la scoperta di oltre 300 nuove specie di vespe e 12 nuovi generi di insetti nell'arco della sua carriera. Ma la vespa guerriera è probabilmente una scoperta che capita ben poche volte nell'arco della ricerca di uno scienziato.

"La prima volta che ho visto la vespa sapevo che si trattava di qualcosa di insolito" spiega Kimsey. "Ho molta familiarità con le vespe della famiglia Crabronidae a cui appartiene, ma non ho mai visto nulla come questa specie di Dalara. Non conosco nulla sulla biologia di queste vespe".

La vespa guerriera (Dalara garuda) ha dimensioni enormi rispetto alle sue parenti: oltre 6 centimetri di lunghezza per i maschi, con mandibole più grosse delle sue zampe anteriori. "Le sue mandibole sono così grosse da avvolgere tutta la testa quando sono chiuse" spiega Kimsey. "Quando sono aperte, sono più lunghe delle zampe anteriori di un maschio. Non so come possa camminare. Le mandibole delle femmine sono più piccole, ma grandi più di qualunque altra specie della loro sottofamiglia".

Mandibole così sproporzionate rispetto alle dimensioni del corpo sono probabilmente parte del sistema difensivo e riproduttivo di queste vespe. "In altre specie di questo genere i maschi si appendono all'entrata del nido. Questo serve a proteggere il nido da parassiti e predatori, e per questo servizio il maschio richiede un pagamento dalla femmina accoppiandosi ogni volta che lei torna al nido. E' un modo di garantirsi la paternità. In aggiunta, le mandibole sono grandi a sufficienza da afferrare il torace delle femmine e tenerle ferme durante l'accoppiamento".

Vespa guerriera

"La chiamerò Garuda, come il simbolo nazionale dell'Indonesia" afferma Kimsey riferendosi al guerriero mitologico della tradizione indonesiana, parte uomo e parte aquila.
La vespa guerriera è stata scoperta sui Monti Mekongga nell'isola di Sulawesi, Indonesia, durante una spedizione dell' International Cooperative Biodiversity Group Program.
La vespa appartiene al genere Dalara e alla famiglia Crabronidae, e potrebbe essere solo una delle centinaia o migliaia di specie di vespe ancora sconosciute che vivono in questa regione del pianeta.
Sulawesi viene considerata una delle tre isole con maggiore biodiversità di tutto il pianeta, dopo Australia e Madagascar, ma il suo clima ostile non consente di studiare a fondo l'innumerevole varietà di animali e piante che la abitano.
Per ottenere alcuni esemplari di vespa guerriera, infatti, i ricercatori si sono dovuti arrampicare sulle pendici dei Monti Mekongga, a quasi 3.000 metri di altezza, e sopportare la dura stagione secca dell'isola. "Questa parte di Sulawesi riceve un metro di pioggia all'anno. Ci avevano detto che Sulawesi aveva una stagione secca e una umida, ma la sola differenza che siamo stati in grado di vedere è che durante la stagione secca piove soltanto durante il pomeriggio".
Nel corso di 4 anni, i ricercatori del progetto International Cooperative Biodiversity Group Program hanno raccolto sull'isola oltre un milione di esemplari animali, identificando migliaia di nuove specie finora completamente sconosciute alla scienza, tra cui pipistrelli, rane, lucertole, pesci, granchi e una miriade di insetti mai visti in precedenza.

Non tutte le vespe e le api hanno sviluppato l’istinto sociale: esistono una gran quantità di vespe che vivono solitarie. Conosciamone qualcuna.
Vespe vasaie, api tappezziere, cacciatrici di ragni... la natura ha permesso lo sviluppo di una varietà di specializzazioni impossibili da elencare tutte.
La vita di questi insetti solitari è concentrata solitamente nella costruzione di nidi elaborati che non sono destinati ad abitazione, bensì a servire da incubatrici della generazione successiva. Alcune di queste costruzioni sono davvero curiose per forma e tecnica.
Le vespe vasaie come l’Eumenes (che costruisce dei veri e propri orci di fango) o lo Sceliphron spirifex, usano appendere il proprio nido di fango cementandolo anche all’interno delle case abitate.
Sono vespe innocue, grandi cacciatrici di ragni, che paralizzano e trasportano nella celletta fino a riempirla. Deposto un uovo sul bottino, lo chiudono ermeticamente e riprendono a costruire di fianco o in altri posti riparati.
Le vasaie appartengono alla famiglia degli Sfecidi. Possono variare da pochi millimetri ai circa 4 centimetri di lunghezza. Sono spesso nere, con tratti, zampe o macchie di colore rosso o giallo.

Eleganti volatori, abilissimi costruttori di strutture aeree, solo nel nostro paese sono presenti con quasi 400 specie. Ragni, grilli, bruchi e cavallette sembrano i bocconi preferiti per questo genere di vespe.
Molte altre api solitarie e vespe fanno il nido nel terreno: in questo caso la costruzione si riduce spesso in un tunnel che porta a una stanza profonda anche parecchi centimetri nel suolo.
L’ape detta appunto “tappezziera” arriva al punto di foderare le pareti di questa stanza e il tunnel con foglie arrotolate e petali di rosa che recide con precisione e trasporta al nido.
Una notevole esponente di queste guerriere solitarie è una vespa del genere Pompilio, che vive nei deserti ed è una coraggiosa cacciatrice che insegue le sue prede a terra.
Sembra quasi voler dare una possibilità ai suoi avversari che sono spesso le grandi migali del deserto, ragni molto più grandi di lei. Eppure la Pompilio ingaggia una dura lotta e riesce spesso a sopraffarle senza usare l’arma del volo.

 

 

 

 

 

 

 

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5 gennaio 2013 6 05 /01 /gennaio /2013 22:38

A molti non e' permesso viaggiare per il mondo e scoprirne le sue bellezze, ma oggi grazie a Intenet le distanze si sono azzerate, ed ogni parte del mondo puo' benissimo essere visibile a tutti! Ci sono luoghi sconosciuti di cui non se sappiamo neanche l'esistenza, ho quindi deciso di condividere con voi i luoghi belli, misteriosi e curiosi che si trovano sul nostro stupendo pianeta, per far si che non rimangano luoghi sconosciuti e mai visti per tanti internauti!

Tra le montagne del Pindo e degli Hassia, dove la calma e fertile pianura della Tessaglia confina con le prime alture di queste montagne della Grecia centrale, sono situate le Meteore.

Delle enormi rocce di colore scuro si innalzano all'estremità della pianura tessalica, creando un quadro grandioso e selvaggio, che fa pensare a combattimenti di mitici giganti

E' uno spettacolo inimmaginabile, tanto è imponente per la sua grandezza e le sue forme. Il visitatore che guarda questi elementi di pietra si sente investire da strani sentimenti, misti di timore ed ammirazione, e dalla netta impressione della vanità dell'esistenza umana in mezzo all'Universo infinito.

Le Meteore fanno nascere nel visitatore sentimenti di timore e venerazione: sembra aleggiare nel paesaggio qualcosa della lotta intima dell'anima di un asceta, con i suoi momenti di sconforto, ma anche di sublime elevazione spirituale. I monasteri di Varlaam (in basso a destra), della Trasfigurazione (in alto) e di S. Nicola Anapafsa (a sinistra) sembrano i fedeli guardiani della tradizione cristiana, tre sopravvivenze di un modo di vita monastica che raggiunse il suo apogeo nelle Meteore 500 anni fa.

Non esistono leggende sulle Meteore e la mitologia non si è occupata di questo fenomeno straordinario. La loro.esistenza si perde nella notte dei tempi, ma solo nell'ultimo millennio gli storici hanno cominciato ad occuparsene.

Questo imponente fenomeno geologico, unico al mondo, è stato studiato a più riprese da geologi greci e stranieri, senza tuttavia che essi siano potuti arrivare ad una conclusione concorde per quanto riguarda l'origine di queste rocce giganti. Sembra che la teoria più vicina alla realtà sia quella del geologo tedesco Philipson, venuto in Grecia verso la fine del secolo scorso. A suo avviso queste enormi masse di roccia sono state create da un conoide di deiezione, cioè dai detriti (ciottoli fluviali e pietre calcaree) depositati da un grande fiume che, milioni di anni fa, si versava in un golfo profondo nel mare che allora copriva la Tessaglia.

Nel corso delle età geologiche questo deposito si modificò in una massa solida e compatta di conglomerato calcareo che fu quindi sottoposta ad una intensa opera di dilavamento quando le acque si ritirarono attraverso la valle di Tempe nell' attuale Mare Egeo. Più tardi, durante l'era terziaria, si formò il ripiegamento alpino della catena del Pindo, provocando una frattura tra queste rocce e formando tra loro la valle del fiume Peneo.

La natura inaccessibile e selvaggia del luogo assicurò agli abitanti, nel corso dei tempi, una valida protezione contro le incursioni degli invasori che a più riprese entrarono in Tessaglia. Queste rocce furono all'inizio un asilo sicuro per gli eremiti e più tardi per i monaci che, rinunciando al mondo, si sentivano più vicini a Dio, tendendo a raggiungere la perfezione della vita cristiana con la carità e le privazioni, nella pace celeste di queste rocce.

Questi asceti, all'inizio eremiti isolati, pregavano in piccole cappelle che si chiamavano «oratori». In seguito, poco a poco, si unirono a formare delle comunità religiose, per vivere più compiutamente il loro impegno cristiano.

Non si sa quando le Meteore siano state abitate per la prima volta. Tutte le fonti scritte esistenti risalgono ad epoche in cui la vita monastica era già organizzata. Alcuni bizantinologi sostengono che esistessero dei monaci organizzati in conven­ti già prima del secondo millennio d.C. Secondo altri il primo asceta fu un certo Barnaba, che nel 950- 970 fondò l'antichissimo convento di S. Spirito. Il monastero della Trasfigurazione fu fondato poco dopo da parte di un monaco cretese, Andronico, intorno all'anno 1020, mentre nel 1160 altri eremiti fondarono il convento di Stagon sulla roccia di Dupiani. Circa 200 anni dopo l'eremita Varlaam fondò il monastero dei Tre le-rarchi e di Tutti i Santi. Ancora più tardi sconosciuti religiosi fondarono altri conventi: S. Trinità, S. Stefano, Presentazione al Tempio, Russanos o Arsanos, S. Giorgio di Mandila, S. Nicola Anapafsa, Vergine di Mecani, Santi Teodori, S. Nicola di Bantova, SS. Apostoli, S. Gregorio, S. Antonio, Pantokrator, Santa Solitudine, S. Giovanni, Battista, Ipsilotera o dei Calligrafi, S. Modesto, Alysis, Apostolo Pietro, S. Demetrio, Callistrato, Arcangeli, S. Giovanni di Bunila.

Questa città monastica si organizzò nel corso dei tempi e fu sostenuta con numerosi doni e privilegi da potenti famiglie cristiane. Al culmine della sua prosperità, nel 17° secolo, o-spitò un numero veramente grande di monaci e asceti. Successivamente la sua fortuna declinò e oggi sono ancora in uso solo i monasteri della Trasfigurazione, di Varlaam, di S. Nicola Anapafsa, di Russano, della Santa Trinità, di S. Stefano (e parti di uno o due altri). I resti degli altri conventi una volta esistenti sono completamente spariti.

I primi asceti scalavano le rocce delle Meteore per mezzo di una serie di impalcature, che venivano sostenute da travi fissate nella roccia. Questa sistemazione (di cui si possono distinguere ancora le tracce) fu rimpiazzata più tardi da lunghissime e vertiginose scale di corda. Quelli che non osavano servirsene venivano tirati su per mezzo di una rete. La salita durava circa mezz'ora: mezz'ora di angoscia e di terrore. Un sudore freddo imperlava la fronte di colui che si accingeva alla salita quando, staccatasi dal suolo, la rete si metteva a girare in cerchio nel vuoto, mentre la corda strideva sul verricello, minacciando da un momento all'altro di mandare il visitatore in fondo all'abisso. Dal 1922 delle scale tagliate nella roccia permettono di accedere al monastero in modo sicuro e facile. La rete è ancora usata per il trasporto degli alimenti e di altri generi di prima necessità.

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26 dicembre 2012 3 26 /12 /dicembre /2012 00:12

Per evidenziare quanta importanza abbia l’attività antropica basti sapere che dall’inizio dell’era industriale si calcola che il rilascio di CO2 nell’atmosfera sia aumentato di un terzo.

Non si conosce ancora la potenzialità degli organismi nell’affrontare le condizioni della acidificazione per mezzo di adattamenti evolutivi. Tuttavia, alla luce di un recente studio, si può assistere a reazioni inaspettate, che aprono scenari nuovi, fornendo una visione più ottimista. Riguardo i coralli, ad esempio, lo studio in questione sembra smentire le aspettative catastrofiste che prevedono la scomparsa delle barriere coralline. La ricerca, che è stata svolta da studiosi australiani della University of Western Australia congiuntamente ai colleghi francesi del Laboratoire des Sciences du Climat e de l’Environnement e pubblicata su Nature Climate Change, è giunta alla conclusione che i coralli hanno sviluppato un meccanismo di difesa in grado di contrastare i cambiamenti climatici. “Lo scheletro di questi organismi appare molto più resistente di quanto si pensasse”, afferma il prof. Malcom Mc Culloch della UWA. Il carbonato di calcio degli organismi marini si trova sotto due forme: calcite, la fase stabile e aragonite, la fase metastabile che al di sopra di 500°C si trasforma in calcite. Gli organismi con gusci e scheletri aragonitici si trovano bene anche in un habitat divenuto più acido ed essendo molte specie di coralli costituiti di aragonite si spiega così la loro facile adattabilità a condizioni di acque più acide. Al contrario, le specie coralline con gusci a composizione calcitica si adattano molto peggio e quindi sopravvivono solo le specie che si adattano più facilmente.

Anche per quanto riguarda il plancton, uno studio dell’Helhmolz Centre for Ocean Research (GEOMAR) di Kiel in Germania, ha dimostrato le potenzialità di adattamento dell’alga unicellulare Emiliania huxleyi alla diminuzione del pH e quindi la possibilità di questi microrganismi di mitigare parzialmente gli effetti negativi dell’acidificazione degli oceani. Questi risultati, ottenuti dai biologi Kai Lohbeck, prof. Ulf Riebesell e prof. Thorsten Reusch, sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Geoscience. Ceppi sperimentali di Emiliania huxleyi sono stati isolati in acque costiere norvegesi e coltivati in laboratorio in acqua ad alto contenuto di anidride carbonica, simulando così le condizioni oceaniche previste per il futuro. Dopo circa un anno, equivalente a 500 generazioni di questa specie, che ha un’elevata velocità di riproduzione, i biologi hanno rilevato un adattamento di questa alga al tasso elevato di acido carbonico.Secondo uno studio condotto dal Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University e dall’Universita’ di Bristol gli attuali tassi di acidificazione degli oceani sarebbero arrivati ad un tasso senza precedenti nella storia della Terra.
I risultati dello studio, che aveva come obiettivo primario quello di valutare gli eventi correlati ai cambiamenti climatici nella storia del pianeta, compreso l’impatto di un asteroide che avrebbe eliminato i dinosauri e l’estinzione di massa che spazzo’ via circa il 95 per cento della vita sul Pianeta, ha evidenziato che oceani gli stanno assorbendo circa un quarto delle emissioni di CO2 rilasciate nell’atmosfera, abbassando notevolmente il pH della propria superficie.
Aumentando la presenza di CO2 nell’atmosfera e un aumentando la velocita’ con cui si dissolve nell’acqua di mare si determinerebbe infatti l’acidificazione.
Gli esperimenti condotti in laboratorio hanno messo in evidenza che qualora il pH continuasse a scendere, potremmo percepire l’impatto sugli organismi marini. Questi ultimi saranno soggetti ad una crescita piu’ lenta, a una minore fertilità, a una perdita di massa muscolare, al nanismo, a una ridotta attività e allo scioglimento dei gusci di carbonato, con effetti a domino su l'intero l’ecosistema marino. I processi coinvolti sarebbero comunque ancora più numerosi e ampi, tanto da rendere complicato valutarne preventivamente una possibile e reale reazione degli ecosistemi oceanici. Non solo. E' difficile anche anticipare in che modo gli esseri umani saranno in grado di continuare a beneficiare delle risorse marine.
Cercando di omprendere più a fondo le dinamiche interconnesse i ricercatori coinvolti nello studio hanno guardato al passato, studiando gli eventi climatici degli ultimi 300 milioni di anni connessi alle elevate emissioni di CO2 atmosferica, al riscaldamento globale e all’acidificazione degli oceani.

 

 

 

 

 

Il processo per cui gli oceani diventano più acidi consiste, sostanzialmente, nello scioglimento di anidride carbonica atmosferica nell’acqua marina, con il risultato di un aumento del contenuto di acido carbonico in soluzione e una riduzione degli ioni di carbonio liberi. Più specificamente, hanno luogo due reazioni: la prima produce acido carbonico, che si scinde ulteriormente in ioni H+ e ioni bicarbonato. La maggiore concentrazione di ioni H+ influenza il pH dell’acqua, ossia determina l’acidificazione del mare. Una seconda reazione, che produce ancora ioni bicarbonato, coinvolge, oltre all’acqua e alla CO2, anche ioni di carbonio, quindi la riduzione di questi ioni liberi, fondamentali nei processi di compensazione dei carbonati, e la calcificazione di gusci calcarei e scheletri. Questa carenza ha un impatto devastante sull’ecosistema marino e porta alla dissoluzione dei gusci calcarei delle conchiglie di molluschi, echinodermi, alghe, coralli e plancton calcareo; in pratica, di tutti gli organismi la cui esistenza è legata alla fissazione di carbonato di calcio. Per i coralli in particolare, è da sottolineare l’importanza che riveste la presenza delle loro barriere, sia come habitat per altre specie marine, sia per la protezione delle coste e quindi, in definitiva, per il corretto sviluppo di intere catene alimentari.

La formazione di barriere coralline sta, di fatto, calando in tutto il mondo ed un recente studio prevede che scenderà ancora del 60% nei prossimi cento anni, qualora la produzione antropica di CO2 continui a mantenersi sui livelli attuali. E’ stato calcolato che tra il 1751 e il 1994 il pH degli oceani si sia abbassato da 8,25 a 8,14 con un corrispondente aumento della concentrazione di ioni H+. Le popolazioni adattate erano cresciute e si calcificavano significativamente meglio rispetto alle popolazioni di origine, cresciute senza controllo in ambiente marino nelle attuali condizioni di acidificazione oceanica. I meccanismi evolutivi proposti dagli scienziati di Geomar sono la selezione di diversi genotipi e l’accumulo di nuove mutazioni benefiche. Tale adattamento non era stato dimostrato in precedenza in qualsiasi altro tipo di fitoplancton. “Con questo studio abbiamo dimostrato per la prima volta che i processi evolutivi possono agire su scale temporali e cambiamenti climatici rilevanti e quindi mitigare gli effetti negativi dell’acidificazione degli oceani attualmente in corso”, dice il biologo evoluzionista Thorsten Reusch, e aggiunge: “Questi risultati sottolineano l’esigenza di una considerazione dei processi evolutivi in futuri studi di valutazione sulle conseguenze biologiche del cambiamento globale”.

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24 dicembre 2012 1 24 /12 /dicembre /2012 22:50

 


 

Il complesso del parco dei Mostri di Bomarzo accoglie i visitatori con tutta una serie di servizi che vanno dall’ampio parcheggio (non custodito) alla tavola calda e Bar annesso, allo stand per l’acquisto di guide e souvenir e un’ampia area pic-nic con annesso un piccolo parco giochi per bambini.

Il Giardino delle Meraviglie di Bomarzo venne concepito come una nuova meraviglia del mondo, così eccezionale ed unica che nessuna cosa le potesse assomigliare...

Il Parco dei Mostri di Bomarzo fu fatto costruire da Vicino Orsini, uomo d'armi e letterato, presumibilmente tra il 1552 ed il 1580.

Quel che prese corpo fu un calderone di pietra e di bosco, in cui sono fuse varie tradizioni, da quella pagana a quella magico-esoterica ed alchimistica, da quella ermetica a quella orientaleggiante ed esotica, che accentuano il senso di disorientamento all’interno di questa particolare dimora filosofale.



Cominciamo dai dotti.

Secondo Maurizio Calvesi,storico dell'arte,il primo percorso progettato e costruito riprendeva esattamente il tema dell' "Hypnerotomachia poliphili".

La Hypnerotomachia Poliphili ("Battaglia d'amore in sogno di Polifilo") fu pubblicata nel 1499.
Bomarzo - il Drago
L'autore è certamente un tal Francesco Colonna,informazione ricavabile dall'acrostico formato dalla lettera iniziale della prima parola dei 38 capitoli ,cioè:"poliam frater franciscus columna peramavit" ("Frate Francesco Colonna amò moltissimo Polia").

Chi sia però questo Francesco Colonna è un mistero..Secondo molti un frate domenicano di Treviso,secondo altri,tra cui Maurizio Calvesi,un membro della famiglia romana dei Colonna.

La storia parte con Polifilio nella sua stanza, di notte, agitato da mille pensieri d’amore; quando si addormenta, sogna di trovarsi nei pressi di una spiaggia abbandonata,che lascia subito, per entrare in una selva molto fitta dalla quale fugge per paura di qualche pericolo, arriva quindi nei pressi di un piccolo fiume. Vorrebbe bere dell'acqua, ma viene distratto da un misterioso canto. Cercando l’origine del suono, si ferma sotto una quercia, e di nuovo si addormenta e sogna.
Nel secondo sogno il giovane si muove in un paesaggio ameno.Incontra un lupo famelico, che subito sparisce , vede poi spuntare fra i colli una strana costruzione composta da una piramide sormontata da un obelisco. Poi ancora strane costruzioni, per metà edifici ben progettati e per metà rovine:un cavallo alato su cui cercano di ergersi alcuni putti, un elefante su cui si leva un altro obelisco, misteriosi geroglifici accompagnati da scritte che in parte li decifrano. Arrivato alla porta della piramide vi entra entrando in una specie di tempio. Un drago gli impedisce di tornare indietro spingendolo verso il basso,in un intricato reticolo di locali oscuri superati i quali riesce però a trovare un uscita.



In questo nuovo luogo,più accogliente,con altre antichità e altri geroglifici inconta cinque ninfe, un’allegoria dei cinque sensi.Le fanciulle lo conducono alle terme,dove scoprono con dispetto che Polifilio significa Amante di Polia,e non di molte.Viene,quindi, condotto al cospetto della signora del luogo, Eleuterillide,il Libero Arbitrio. Dopo un sontuoso banchetto, allietato da un ballo ispirato al gioco degli scacchi, il protagonista viene indirizzatodalla regina verso il reame di Telosia (la Causa Finale, o meglio la Provvidenza). L’accompagneranno,nel primo tratto, due figure femminili: Logistica (la Razionalità) e Telemia (la Volontà).Durante il cammino Polifilo può vedere all’interno dei possedimenti di Eleutirillide un giardino di vetro, un labirinto d’acque e un giardino di seta,infine una piramide posta sopra un cubo.Il terzetto giunge infine dinanzi a tre porte,sopra ognuna una scritta: Gloria di Dio, Madre dell’Amore, Gloria del Mondo. Oltre ogni porta un gruppo di cinque donne più una matrona. Il giovane decide per la via centrale,facendo molto arrabbiare Logistica che se ne va,mentre rende felice Telemia che,prima di allontanarsi, lo abbraccia rivelandogli che presto ritroverà Polia. Le sei dame della porta prescelta, capeggiate da Filtronia (Pozione d’Amore), hanno tutte nomi che richiamano l'innamoramento. Al giovane si avvicina una graziosa ninfa,con una torcia in mano, la compagna del suo cammino.
La coppia si incammina nel giardino di Venere,poi attraversa i Campi Elisi.Qui e là incontrano vari personaggi della mitologia,protagonisti di storie d'amore.Polifilo nel cammino si invaghisce sempre più dell’aspetto gentile della sua guida.Infine ecco il tempio dedicato alla Venere Naturale o Terrestre,qui Polifilio deve prendere parte ad una complessa cerimonia,al termine della quale la sua guida si rivela come Polia,la sua adorata.
Un altra cerimonia segue la prima,al termine della quale i due si incamminano nel giardino arrivandoin un cimitero colmo di lapidi di amanti morti. Attraversandolo, si giunge finalmente al mare, dove la nave si imbarcano sulla nave di Cupido verso Citera.Sull'isola incontrano finalmente Venere,inizialmente nascosta si rivela dopo che Polifilio lacera un velo grazie ad una freccia d'oro datagli da Cupido. Segue un matrimonio mistico fra i due ragazzi.Sancito dalla ferita di entrambi, trafitti dalla medesima freccia. L’arrivo di Marte che si concede alla dea, chiude bruscamente l’episodio. Polia e Polifilo giungono presso un’altra fonte dove le ninfe raccontano loro di Adone e di come Venere ancora lo pianga. Qui termina la prima parte o il primo libro.

Nel secondo libro Polia racconta la sua storia e quella della sua famiglia.

Terminato il racconto le ninfe si allontanano,ma quando tutto sembra ormai perfetto,ecco che Polia scompare,salutando Polifilio per l'ultima volta.

Il giovane si risveglia e ricambia tristemente l’addio. Il sogno è terminato.
Il libro si chiude con un epitaffio ‘‘Felice Polia, che sei sepolta eppure vivi, Polifilo, riposando da Marte e dalle sue imprese, fece sì che tu vegliassi anche assopita.’’ Altri versi poi recitano ‘‘Viandante, ti prego, fa una breve sosta. Qui c’è il miropolio, il negozio dei profumi della ninfa Polia. Quale Polia, dirai tu? Quel fiore da cui nasce il profumo di ogni virtù, meraviglioso fiore che, per l’aridità del luogo, non può di nuovo germogliare, malgrado le lacrime sempre nuove di Polifilo. Ma se tu mi vedessi fiorire, ammireresti un’immagine che vince in bellezza ogni altra, e diresti: - O sole, quel che il tuo ardore aveva risparmiato, l’ombra è riuscita ad uccidere. - Ahimè, Polifilo, desisti: un fiore tanto disseccato non rivivrà mai più. Addio.’


Le affinità fra "il sogno di Polifilio" e il Sacro Bosco non sono in effetti poche.

In primis l'essere dedicati entrambi ad una donna morta,Polia,nel romanzo, e Giulia Farnese;in secondo luogo la particolarità dei luoghi,sospesi fra sogno e magia,con un pizzicodi realtà.

La perdita della moglie potrebbe in effetti molto chiaramente aver suggerito il testo all'Orsini.Testo che si presenta come un percorso iniziatico d'amore.Il sogno,la selva,il viaggio,le varie figure allegoriche che accompagnano il buon Polifilio..

Nel Sacro bosco poi ritroviamo in effetti strutture e sculture che ci riportano con forza alla storia narrata.

Il primo percorso dovrebbe dunque avere inizio dal tempietto sullo sommità del Parco,cinto dai 12 segni zodiacali come quello della Venere physizoa (Venere che produce la vita) discendendo troviamo dunque:il finto rudere,le fontane di Pegaso e delle Grazie,il ninfeo,un'altra fontana a forma di navicella,per arrivare infine al teatro e al sacrario di Venere.

Dopo la ri-scoperta, la rivalutazione, il cui merito andò alla famiglia Bettini.Giovanni Bettini, un grande appassionato di Arte, comprò l'intero parco e iniziò, insieme alla moglie Tina Severi, un attento restauro.Era il 1954.Da cinquanta anni il Giardino delle Meraviglie, rinominato Parco dei Mostri (probabilmente per lo stato in cui vennero ritrovate le sculture), è diventato un luogo aperto a chi lo voglia ammirare.L’eclettico principe Vicino, che lo fece erigere dal sogno, ha così ottenuto il suo piccolo dono d’immortalità.

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23 dicembre 2012 7 23 /12 /dicembre /2012 22:02

http://www.nationalgeographic.it/images/2012/10/11/080642267-fb05ff2c-ddc0-4a13-952d-2314552d3489.jpgQuesto gambero di profondità del genere Parapandalus rilascia una nuvola di materia organica bioluminescente per confondere eventuali predatori. 

La specie fa parte di un gruppo di creature dei fondali di cui si sono scoperte le proprietà bioluminescenti durante una spedizione al largo delle Bahamas.

Gli studiosi, a bordo del sommergibile Johnson-Sea-Link, hanno raccolto e osservato numerose creature bioluminescenti, tra cui anemoni, coralli, e una nuova specie di paguro, a circa 1.000 metri di profondità.

I ricercatori, fra i primi a studiare la bioluminescenza negli abitanti dei fondali, hanno esaminato poi molte creature in laboratorio. Hanno così scoperto che la bioluminescenza potrebbe anche servire agli animali a identificare il cibo in base al colore, dice Tamara Frank, biologa marina al Florida's Nova Southeastern Oceanographic Center nonché uno degli autori dello studio."È possibile che usino i vari colori della bioluminescenza per decidere cosa vogliono mangiare e cosa no", spiega Frank.

Un'altra scoperta è che gli animali di profondità emettono prevalentemente luce verde, anziché blu come le specie che vivono nella colonna d'acqua.

"Sul fondo marino le correnti sono molto attive e i detriti smossi nell'acqua possono rendere più arduo vedere la luce azzurra, mentre quella verde arriva un po' più lontano".

 

 

FONTE 

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22 dicembre 2012 6 22 /12 /dicembre /2012 07:33

curiosità terra 

La Terra...la nostra Terra: per quanto possiamo essere per qualche motivo recondito contro il nostro mondo, potremmo anche essere inclini a soffermarci a guardare un pò meglio qualche particolare: qualche interessante curiosità della quale non eravamo a conoscenza. Parliamo in questo caso della Terra. A tal proposito, in nostro soccorso, interviene Oddee che, sul suo sito, ci rivela alcune interessanti notizie degne di rilievo. 

1. La Terra non è rotonda. Il nostro Pianeta è una sfera, ma a causa della sua forza di gravità non è un cerchio perfetto. Infatti, vi è un rigonfiamento intorno all’equatore a causa di essa. Il raggio polare della Terra è di 3949,99 miglia, mentre il suo raggio è 3.963,34 migliaia equatoriali. Proprio così: la Terra ha le maniglie dell’amore.

 

2. Il nome Terra ha origini anglosassoni. Ogni altro pianeta nel nostro sistema solare ha il nome di un Dio greco o romano, ma non il nostro. La parola Terra deriva dalla parola anglosassone Erda, che significa “terra” o “suolo” e si ritiene abbia un’età di circa 1,000 anni. Ironia della sorte, il Pianeta è coperto di acqua per il suo 71%. Si tratta dell’unico pianeta che conosciamo in tutto l’universo ad avere questo preziosa sostanza in forma liquida.

3. Non ci sono 24 ore in un giorno. Spesso le persone sostengono che non ci sono abbastanza ore in un giorno e hanno ragione effettivamente. Il tempo effettivo impiegato dal Pianeta per ruotare intorno al proprio asse è di 23 ore 56 minuti e 4 secondi. Questo è ciò che è chiamato un giorno siderale. Il giorno solare, il tempo cioè necessario al Sole per tornare allo stesso punto sul meridiano, varia fino a 16 minuti durante l’anno, a causa della posizione nella sua orbita.

4. Solo la Terra ha le placche tettoniche. Gli scienziati ritengono che la Terra sia composta da sette grandi placche di “crosta” che si muovono in direzioni diverse, fino a 4 pollici per anno. Quando si infrangono le une nelle altre, in teoria, nascono le montagne; dove esse si separano, invece,  abbiamo delle valli. Tali placche, però, sono in grado di provocare terremoti e scatenare vulcani. La buona notizia è che tutte questa attività permettono al carbonio- essenziale per la nostra stessa esistenza – di essere riciclato e alimentato, facendo in modo che la vita, come la conosciamo, possa continuare.

 5. La Terra ha un pianeta gemello chiamato Theia. Gli scienziati ora ritengono che non siamo soli nella nostra orbita attorno al Sole, ma che, anzi, abbiamo un pianeta “gemello” chiamato Theia, che un tempo aveva le dimensioni di Marte ed è stata di 60 gradi sia davanti o dietro la nostra sfera Big Blue. Un pomeriggio di circa 4.533.000.000.000 di anni fa, Theia si schiantò sulla Terra e la maggior parte del Pianeta è stata assorbita. Tuttavia, una fetta consistente di Theia si sarebbe salvata, salvo poi combinarsi con i materiali del nostro Pianeta per creare la Luna. Perché pensiamo che questo? Perché la nostra Luna è insolitamente grande per un pianeta delle nostre dimensioni e ha isotopi metallici simili a quelle della Terra.

6. La misteriosa orbita perfetta della Luna. Parlando della Luna  una cosa è certa: non è fatta di formaggio. A parte questo, ci sono alcune cose che non conosciamo. Ad esempio, il centro della Luna è 6,000 piedi più vicino alla Terra, il che dovrebbe rendere la sua orbita più traballante / irregolare, sebbene, in realtà, essa sia quasi perfettamente circolare. La Luna è coperta da una polvere che odora stranamente, come se fosse polvere da sparo, anche se i materiali sono completamente diversi. Inoltre, anche se non c’è un “lato oscuro” della Luna, la forza gravitazionale della Terra fa sì che essa rallenti in modo che ruoti solo una volta durante un periodo di un mese. Ragion per cui solo un lato ci sta di fronte. In aggiunta, è piuttosto una coincidenza incredibile che il Sole sembra essere 400 volte più grande di quanto sia la Luna e 400 volte più lontano anche dalla Terra, sebbene nel cielo appaiano delle stesse dimensioni.

7. Il 90% degli oceani è inesplorato.  Siamo stati sulla Luna e su Marte, ma indovinate un po? Abbiamo appena iniziato a visitare la profondità dei nostri oceani. Infatti, meno del 10% dei mari blu profondo sono stati esplorati. L’oceano contiene il 97% della nostra acqua e il 99% della zona giorno. Abbiamo identificato 212.906 specie marine, ma è possibile che ce ne siano più di 25 milioni di che non conosciamo affatto. All’improvviso, l’esistenza del mostro di Loch Ness forse non sembra così campata in aria.

8. La temperatura più fredda registrata sulla Terra è stata di -88 gradi centigradi. Mentre il posto più freddo sulla Terra è l’Antartide (con i suoi -100 gradi F), la temperatura più fredda è stata registrata il 21 luglio 1983 presso la Vostok Station Anarctica, quando i sensori hanno registrato una temperatura di -128,6 gradi F (-88 gradi C). Il punto più caldo registrato? Il 13 settembre 1922 a El Azizia, in Libia, sono stati registrati 136 gradi F. (57, 78 gradi C).

9. Il punto più alto della Terra non è il Monte Everest. È vero, è una delle montagne più famose del mondo, e con i suoi 8.848 metri sul livello del mare è maledettamente alto. Tuttavia, ora sappiamo che se si considera che la Terra non è rotonda, qualcuno o qualcosa lungo l’equatore è leggermente più vicino alle stelle. Ciò significa che anche il Monte Chimborazo in Ecuador, con i suoi 6.310 metri sul livello del mare, poiché con la sua protuberanza è tecnicamente più lontano dal centro della Terra, risulta però più alto del Monte Everest di circa 1,5 miglia.

fonte

 
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14 dicembre 2012 5 14 /12 /dicembre /2012 22:32

http://3.bp.blogspot.com/_2_sN7j2UiJ4/TJElyRaO91I/AAAAAAAAAoo/Rd4SUw1nrbs/s1600/tempesta-2.jpgPotrebbe sembrare la solita bufala, ma non lo e' ! Inspiegabili lampi di luce (non fulmini) sono stati avvistati da diversi cittadini in diverse parti d'Italia! Il mistero e' fitto e con l'avvicinarsi del 21 dicembre le teorie piu' svariate prendono vita!

Su diversi forum vengono segnalati bagliori, avvistati da Ferrara ad Arezzo, dall'Umbria alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, intorno alle 21-22 di sera. Alcuni collegano i lampi notturni allo sciame meteorico delle Geminidi che vedrà il suo picco proprio questa notte. Altri ridicolizzano l'accaduto come frutto di fenomeni paranormali, o comunque collegati all'avvicinarsi dell'apocalisse predetto dai Maya. A Radio 105 è intervenuto anche un astrofisico che ha spiegato che il fenomeno potrebbe essere dovuto a correnti ascensionali umide (dovute al clima di questi tempi) che, a contatto con l'atmosfera, hanno generato dei fulmini, i cosiddetti "fulmini a ciel sereno". Chi li ha avvistati sostiene comunque che non siano fulmini “normali”: durano infatti meno dei fulmini e hanno colore e potenza differente. “È come se fossero delle esplosioni, dove la luce parte da un punto, poi man mano perde di intensità e infine vi è un aumento dell'intensità al centro”, dice un utente su un forum, "Anche io ho pensato fossero fulmini anche se la luce emanata mi sembrava strana", conferma un altro. Tutti coloro che li hanno avvistati sono concordi nell'assenza del rumore del tuono che accompagna i classici fulmini e nell'assenza di perturbazioni nella zona di provenienza dei lampi.

 

 

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7 dicembre 2012 5 07 /12 /dicembre /2012 23:34

The Black MarbleThe Black Marble

Ricordate la celeberrima foto della Terra tutta intera, chiamata The Blue Marble? La NASA ha appena diffuso una nuova serie di scatti del nostro pianeta nella sua interezza, che sono affascinanti non solo per l’altissima qualità, ma anche per un particolare suggestivo. Sono stati infatti realizzati di notte, immortalando i continenti illuminati solo dalle luci artificiali dell’uomo. In fotogallery possiamo ammirare così le varie facce della Terra immersa nel buio, con riflessi dorati in prossimità dei grandi agglomerati urbani. La nuova serie di fotografie è stata subito ribattezzata The Black Marble e viene rimbalzata da un sito all’altro in tutta la sua magnificenza.

The Black Marble

L’originale scatto The Blue Marble (sotto) era stato ottenuto da mano umana, da uno degli astronauti a bordo della missione Apollo 17 di ritorno dalla Luna nel 1972. Da una distanza di circa 28.000 miglia dal pianeta, l’obiettivo della fotocamera reflex a bordo del modulo aveva inquadrato per la prima volta in modo così impressionante e splendido la Terra. Una volta sviluppata e diffusa la foto, la biglia blu è diventata una vera e propria icona utilizzata per altro anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’ambiente e della nostra “astronave” che ci accoglie tutti.

The Blue Marble Terra tutta intera

The Black Marble riprende la medesima prospettiva dello scatto del 1972 ma questa volta è stata ottenuta non da mano umana quanto dai satelliti che orbitano intorno alla Terra. In realtà c’è da specificare che lo scatto è composto a sua volta da diverse immagini ottenute fotografando il pianeta in tre settimane di lavoro sparse tra Aprile e Ottobre di quest’anno. Si è cercato infatti di immortalare le varie zone dei continenti senza condizioni di nuvolosità così da offrire uno sguardo “pulito” il più possibile. C’è stato anche un po’ di fotoritocco per rimuovere tutte le luci naturali come aurore boreali, fulmini, riflessi lunari, ecc..

Si è insomma cercato di riprodurre la Terra illuminata dall’uomo, nella faccia nascosta al Sole. Per ottenere gli scatti sono state necessarie 312 orbite per un totale di 2.5TB di dati inviati a Terra. Il risultato finale è eccellente, anche se un po’ finto, inevitabilmente. L’ampio uso del fotoritocco e il collage realizzato tolgono un po’ di charme alle immagini, di sicuro non si potranno paragonare all’originale The Blue Marble, che rimane una delle più importanti, conosciute e emozionanti fotografie mai scattate da un uomo.

The Black Marble

 

 

 

 

 

 

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2 dicembre 2012 7 02 /12 /dicembre /2012 23:19
Una tromba marina a bogliasco -genova-.
La tromba d'aria diventa tromba marina quando si sposta sul mare o, comunque, su uno specchio d'acqua. La parte superiore della tromba marina ha velocità diversa dalla parte inferiore per cui il vortice d'aria finisce con l'inclinarsi e con lo spezzarsi ponendo fine al fenomeno.

Il fatto che la proboscide sia poco estesa non significa che il vortice d'aria non è in contatto con il terreno: la nube a imbuto quindi non è il tornado, ma solo una manifestazione visibile di esso; la mancata discesa dell'imbuto fino a terra può evidenziare la scarsa intensità della tromba o può indicare aria non molto umida nei bassi strati.

La proboscide è una nube a tutti gli effetti formata da goccioline d'acqua: l'aria calda e umida viene risucchiata nella parte inferiore del vortice; poichè all'interno del tornado la pressione è molto bassa, l'aria, appena entrata nell'imbuto, si espande. Questa espansione ne provoca il raffreddamento e quindi la condensazione. Tale ciclo, continuamente attivo durante la vita di un tornado, dà luogo a un processo di condensazione violento e tumultuoso.

Tuttavia, invece della nube a imbuto che raggiunge il suolo, il tornado può essere evidenziato da una nube rotante di polvere e detriti che si forma attorno alla base del vortice e al livello del terreno. Questa nube non si origina mediante condensazione: ecco quindi la differenza tra la nube a imbuto del tornado e la nube di detriti. Se la base del temporale assume una tinta rossastra il risucchio è già attivo con sollevamento di polvere e detriti nei bassi strati in trasporto verso l'alto che "coloreranno" le nubi ad immediato contatto.

Il meccanismo di formazione di una tromba marina, è di norma più semplice di quello di una tromba d'aria, in quanto è sufficiente la presenza di un cumulo congesto e non di un cumulonembo in fase matura. La formazione di questi fenomeni deriva soprattutto dall'elevata temperatura della superficie marina, che può fornire notevole energia a sistemi nuvolosi in apparenza di scarsa consistenza portando al contrasto aria calda ascendente (marina) e aria fredda discendente (della perturbazione), dando quindi origine a moti vorticosi favoriti anche dall'assenza di corrugamenti ed ostacoli in mare.
In questa situazione la forma della tromba d’aria sarà assottigliata, molto contorta e poco potente, ma tuttavia in grado di provocare danni significativi a persone o cose. Queste trombe marine sono dette "waterspout" e sono tipiche dell'Italia e dell'Europa. Però capita ogni tanto che forti temporali a supercella si formino al largo e si spostino verso la terraferma. In queste circostanze, alla base della tempesta, si formano delle potenti trombe marine, dette "tornadiche".
La loro genesi è identica a quella dei forti tornado mesociclonici e i loro effetti sono altrettanto devastanti per le zone costiere.Le trombe si formano con maggiore frequenza sui mari caldi (ad esempio sul Mediterraneo) e nelle zone delle calme equatoriali, cioè dove sono più alte le probabilità di formazione dei sistemi nuvolosi temporaleschi. In zone con acque fresche, come l’Europa occidentale, sono piuttosto rare e quando si formano generano più sorpresa e meraviglia che spavento data la loro scarsa dimensione. La frequenza è minima tra i 10° ed i 20° di latitudine ed è media tra i 30° ed i 40°. Oltre i tropici la frequenza massima si verifica nei mesi fra il termine dell'estate e l'inizio dell'autunno, nella zona temperata in estate. In Italia le trombe marine sono molto frequenti e le zone più battute sono il Friuli, la costa meridionale abruzzese, lo stretto di Messina, la costa laziale, ligure e toscana. Essendo difficilmente segnalate da qualsiasi tipo di fonte, è impossibile fornire con precisione dati statistici sulla loro incidenza.
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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 20:53

Gli Universi Paralleli esistono davvero?  Cosa ne pensa la scienza?  Possibile che il nostro non sia l'unico universo e che facciamo parte di un sistema più grande chiamato multiverso?   Ma non è tutto. Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l'esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no. E se quelli che noi chiamiamo Ufo, oggetti volanti non identificati, arrivassero attraverso dei tunnel spazio-temporali da un'altro universo parallelo? Questo e molto altro ci attende in questa ricerca. Mettetevi comodi, il viaggio è iniziato :  Buona Lettura!

 

 

 

Gli Universi Paralleli

Storie allucinanti e realmente accadute :

 

 

Il pilota misterioso

Alle 8 del mattino del 19 aprile 1959 un funzionario della dogana di Port Moresby (quella che e oggi la capitale della Papua Nuova Guinea) stava recandosi, come al solito al lavoro, quando svoltato l'angolo di una via semideserta, si trovò di fronte a una figura inconsueta :

un uomo sui trent'anni (dirà poi al settimanale statunitense True Adventure).

 

Era vestito con una tuta da aviatore britannico. Si guardava attorno con aria smarrita, come se non conoscesse affatto il luogo in cui si trovava . Il funzionario, cortese, gli chiese dove fosse diretto, che cosa stesse cercando, ma l'altro non rispose, si limitò a scuotere il capo e a trarre di tasca una specie di volumetto, aprendolo scorrendolo appena e gettandolo via, per poi proseguire, sconcertato.

 

Il doganiere lo vide sparire in una strada secondaria, raccolse il libretto e scoprì che si trattava di una mappa militare della regione stampata a Londra dal Ministero della Guerra nel 1942. C'era davvero di che restare stupefatti: chi era quel giovane che si aggirava per le vie di Port Moresby vestito come i piloti del secondo conflitto mondiale, sbarbato, pulito, senza i segni di una lunga odissea, con una carta che risaliva a diciassette anni prima?

 

Perche non aveva risposto?

Da dove era venuto e dove stava andando?

E' vero che di settemila aerei abbattuti nel corso della guerra sulla Nuova Guinea solo un centinaio potè essere ritrovato, com'è presumibile che gli altri siano stati inghiottiti dalla giungla, ma tanto non spiega i particolari del misterioso episodio. Non per tutti, almeno, perché c'è chi sostiene un'ipotesi tanto suggestiva quanto fantastica: quella secondo cui alcuni velivoli non si sarebbero persi nella foresta, ma sarebbero scomparsi in un'altra dimensione, in un altro universo.

 

 

 

Crociere allucinanti e aerei scomparsi
«Esistono tanti universi quante possono essere le pagine di un enorme volume e di questo volume noi occupiamo una pagina sola», scrive H. G. Welis, e l'americano Fredric Brown, nel suo libro What Mad Universe (Che pazzo universo!), aggiunge: «La dimensione non è che un attributo di un universo, valido soltanto in quel particolare universo.

 

 

Da qualunque altra prospettiva, un universo non è che un punto, un punto senza dimensioni. C'è un'infinità di punti sulla capocchia di uno spillo, quanti in un universo infinito oppure in un'infinità di universi infiniti. E un infinito elevato a una potenza infinita è ancora soltanto infinito. Abbiamo quindi un numero infinito di universi coesistenti e tutti gli universi concepibili esistono».

 

Gli innumerevoli universi di cui ci parlano i due autori, con altri studiosi, non soltanto dilettanti, non sarebbero ovviamente intercomunicanti. Potrebbe darsi, tuttavia, che qualche 'falla' si aprisse tra loro, consentendo la comparsa o la ricomparsa di persone e oggetti che non sono (o non sono più) di questo mondo.

 

Restando all'aviazione, citiamo lo scrittore francese Vincent Gaddis, il quale ci dice:

«All'inizio del 1940 un certo tenente Grayson, effettuando un pattugliamento notturno nel cielo di Douvres, scorse un aereo dalla sagoma sconosciuta. Gli diede la caccia, senza poterlo tuttavia raggiungere. Alfine lo vide molto chiaramente sotto un raggio di luna. Era un vecchio biplano; le sue ali portavano il disegno della croce di ferro, simbolo della Germania imperiale, e sulla fusoliera erano dipinte le insegne del barone Manfred von Richthofen, il celebre 'Barone Rosso' abbattuto nel 1918».

Si trattò di un'allucinazione o di qualche deformazione dimensionale che aveva portato nello spazio del 1940 un frammento di spazio del 1918?

 

Quanto alla scomparsa degli aerei, sentiamo il tedesco Adolf Schneid er, che inizia con la più clamorosa:

«Alle 14,02 del 5 dicembre 1945 cinque aerosiluranti del tipo Avenger partirono per un volo di esercitazione dall'aeroporto militare di Fort Lauderdale, a nord di Miami, con un equipaggio complessivo di 14 uomini. II primo messaggio arrivò alla base verso le 16, quando gli apparecchi sarebbero già dovuti essere rientrati. Il comandante della squadriglia comunicò che probabilmente aveva sbagliato rotta. Subito dopo il collegamento venne interrotto. Furono captati strani brani di conversazione tra i vari piloti, quindi, stupiti, gli uomini della torre di controllo appresero che il capo della formazione aveva passato il comando all'ufficiale di un altro aereo.

 

Di colpo gli apparecchi scomparvero dagli schermi radar. Alle 16,24 giunse l'ultimo messaggio: "Sorvoliamo uno strano mare... non abbiamo la minima idea di dove ci troviamo. Sembra..."- E fu la fine».

 

II mistero pare ormai chiarito, poiché gli Avenger, volando a bassa quota, precipitarono nel famigerato 'triangolo delle Bermude', investiti da uno dei furibondi vortici che si scatenano in quella zona. Schneider ci da però anche notizia di altre inspiegabili scomparse.

 

Nel gennaio 1948 sparì un quadrimotore inglese Tudor 4 con 40 persone a bordo(«Tempo bellissimo, volo completamente normale», suonò l'ultimo messaggio),

Nel dicembre 1949 un aereo statunitense con 32 passeggeri, sulla rotta Puerto Rico-Miami. A circa 80 chilometri da quest'ultima città il pilota chiese istruzioni per l'atterraggio. Tutto sembrava procedere ottimamente, ma all'improvviso il contatto s'interruppe.

 

Nel dicembre 1950 fu la volta di un quadrimotore Ariel, britannico.

 

Vennero poi le sparizioni di un York inglese (1953), di un Superconstellation americano (1954), di un bombardiere della Marina USA (1956), di un 'serbatoio volante' KB 50 (1962) e di due altri del tipo KC 135 (1963). Dei casi seguenti non abbiamo notizia, poiché la cronaca di Schneider si arresta a questa data. Sarà incompleta, ma già così è tale da far restare perplessi .

 

 

La Storia Dei Bambini Verdi Inglesi (1135-1154)
In due cronache risalenti agli inizi del secolo XIII si legge della storia dei “bambini verdi”. Questi bambini, un maschio e una femmina, furono trovati intrappolati in alcune tagliole per le volpi disposte intorno al villaggio di Woolpit, nel Suffolk, durante il regno di Stephen (1135-1154).

 

Avevano non solo gli abiti, ma anche la pelle, di una sfumatura verdastra, e da principio il loro unico alimento era costituito da fagioli verdi. Era difficile comunicare con i piccoli, dal momento che parlavano un linguaggio tutto loro, incomprensibile agli estranei; prima che si riuscisse a scoprire qualcosa di più sul loro conto, il maschietto morì.

 

La bambina, invece, raggiunse l’età adulta, adottò una dieta mista (dopodiché la sua pelle assunse un colore normale), imparò a parlare l’inglese e infine sposò un uomo di King’s Lynn. Coloro che la interrogarono appresero che i bambini venivano da una terra cristiana chiamata St Martin’s, immersa in un crepuscolo perenne, e avevano raggiunto a piedi il punto in cui erano stati trovati, percorrendo un passaggio sotterraneo lungo il quale le aveva guidati il suono delle campane delle chiese.

 

Il racconto potrebbe essere un’invenzione simbolica, o indicare che i bambini provenivano da un regno sotterraneo o da un universo parallelo, ma è stato anche interpretato in un modo più prosaico, nel senso che i due erano trovatelli denutriti del villaggio di Fornham St Martin’s,rimasti coinvolti nella guerra civile scoppiata durante il regno di Stephen e giunti nelle vicinanze di Woolpit dopo aver percorso le gallerie delle miniere neolitiche di selce della foresta di Thetford.

 

Secondo questa spiegazione, il colore della pelle che tanto aveva allarmato i cronisti era dovuto ad una forma di anemia, definita clorosi, che conferisce notoriamente alla pelle una sfumatura verdastra, mentre il linguaggio incomprensibile non era altro che un accento locale molto marcato.

 

I Bambini Verdi In Spagna (1887)

Andando indietro nel tempo, abbiamo il caso dei “fanciulli verdi”, riferito da John Mackiin in un articolo pubblicato dal mensile statunitense Grit nel dicembre 1966. Per dovere di verità, informiamo che i ricercatori iberici non sono riusciti a identificare la località in questione: forse non esiste più, forse c'è stato un errore di trascrizione del nome.

 

Ecco, comunque, la cronaca di Mackiin: «In un pomerìggio di agosto del 1887, due bimbi se ne andavano da una caverna a una parete rocciosa nelle vicinanze del villaggio spagnolo di Banjos. Camminavano tenendosi per mano e attraversarono così un campo in cui alcuni contadini erano intenti alla mietitura. La cosa accadde, come abbiamo detto, 80 anni fa, ma c'è ancora gente viva che ricorda quel giorno.

 

Certo nei racconti vi sono esagerazioni. distorsioni, ma i fatti basilari sembrano essere indubbi: i due bimbi che se ne venivano, timorosi, dalla caverna, parlavano uno strano linguaggio incomprensibile, i loro abiti erano fatti di una sostanza mai vista prima. E la loro pelle era verde!

 

È una storia bizzarra, illogica, senza spiegazione, che potrebbe tutt'al più richiamarci alla mente le ricerche condotte sulla quarta dimensione, su un mondo esistente accanto ai nostro: per noi un mondo di fantasmi, dal quale i fanciulli potrebbero essere fuggiti. In questo senso potrebbe essere dato credito alla teoria che li vorrebbe precipitati in un 'vortice spaziale' come un uomo precipita in una caverna aperta nel ghiaccio e non può ritrovare la via d'uscita. Ridicolo? Può essere, ma si tratta dell'unica ipotesi in grado di gettare un barlume di luce sulla comparsa dei bimbi verdi.

 

Da Barcellona arrivò un religioso a investigare sullo strano fatto. Vide i bambini, ascoltò le testimonianze e più tardi scrisse:

"Sono così convinto da quanto ho udito, che mi vedo costretto ad accettare il fatto, se pur incapace di comprenderlo e di tentarne una spiegazione con le forze dell'intelletto".

 

I mietitori stavano riposando, dopo il pasto, quando la strana coppia comparve. Non credendo ai loro occhi, gli agricoltori le si precipitarono incontro. I fanciulli, spaventati, fuggirono. Furono inseguiti, raggiunti e condotti a casa di Ricardo da Caino, un magistrato che era anche il più grosso proprietario terriero del villaggio.

Da Caino prese la mano della bambina e la strofinò. Il colore verde rimase: era indubbiamente parte della pigmentazione. Ai fanciulli venne offerto cibo, ma non mangiarono, limitandosi a prendere fra le dita il pane e la frutta e ad osservarli con un misto di sospetto e di stupore.

 

Il magistrato notò che i tratti dei loro volti, benché regolari, apparivano leggermente simili a quelli negroidi. Gli occhi erano tagliati a mandorla e incassati nelle orbite. I bimbi rimasero cinque giorni in casa di Da Caino. Non mangiarono, divenendo palesemente deboli: non si poté trovare alcun cibo che li attirasse. Alfine, dice una relazione, "accadde un giorno che fossero portati dei fagioli, su cui la coppia si gettò con grande avidità... e anche in seguito non toccò altri alimenti".

 

A quanto pare, il digiuno aveva però procurato seri danni al ragazzo: nonostante i fagioli, diventò sempre più debole e morì un mese dopo la sua comparsa.

 

La ragazza, invece, crebbe bene e divenne domestica in casa Da Caino; il suo colorito verde si rese meno intenso e la curiosità attorno a lei si affievolì. Dopo alcuni mesi imparò qualche parola spagnola e fu in grado di dare, circa il suo arrivo, una vaga spiegazione, che valse però soltanto a rendere il mistero più fitto.

 

Dichiarò di venire da una terra su cui non sorgeva il sole, dove regnava sempre il crepuscolo. "C'è un paese di luce non lontano da noi, disse, da cui siamo però separati da una corrente di grande larghezza"

Come era giunta sulla Terra?

"Vi fu un gran rumore ", poté soltanto ricordare.

 

"Noi fummo presi nello spirito e ci trovammo sul campo del raccolto".

La fanciulla visse ancora cinque anni e venne sepolta accanto al fratello.

 

Una strana storia davvero. Che si tratti di una favola, di uno scherzo, di una leggenda tramandata da generazione a generazione?

I documenti relativi al fatto che abbiamo qui esposto esistono, assieme alle dichiarazioni giurate dei testimoni che videro, toccarono, interrogarono le creature giunte, tenendosi per mano, da una caverna molto, molto profonda.

 

 

Il viaggio attraverso il nulla del Soldato Spagnolo
Le 'dimensioni sconosciute' sembrano però non soltanto inghiottire uomini e macchine, ma anche sorprenderci con apparizioni improvvise che sono ugualmente inspiegabili.

 

 

 

La mattina del 25 ottobre 1593, riferisce lo scrittore Le Poer Trench, un soldato spagnolo comparve improvvisamente nella Plaza Mayor di Città di Messico. Portava i distintivi del reggimento che a quel tempo difendeva la fortezza di Manila, a più di 9 miglia, al di là dell'oceano. Com'era avvenuto il trasferimento?

Il soldato non ne aveva idea.

 

Sapeva, in compenso, che sua eccellenza don Gomez Pérez Dasmarinas, governatore delle Filippine, era morto. Sebbene restasse un enigma il modo in cui il militare avesse viaggiato tanto senza neppure sporcarsi l'uniforme, le autorità spagnole in Messico lo incarcerarono come disertore della guarnigione di Manila.

 

Passarono le settimane, le lunghe settimane che le notizie impiegavano per giungere, via galeone, da Manila ad Acapulco. E da Acapulco la comunicazione arrivò alfine a Città di Messico: sua eccellenza don Gomez Férez Dasmarinas era morto, ucciso da un equipaggio cinese ammutinatosi presso Punta de Azufre mentre stava veleggiando diretto alle Molucche per una spedizione militare. Ed era morto proprio il giorno in cui il misterioso soldato era apparso al centro della capitale messicana.

 

L'altissimo tribunale dell'Inquisizione, sempre all'erta ai segni di stregoneria e diavoleria, si occupò del caso e, non riuscendo a venirne a capo, ordinò la traduzione del militare a Manila per ulteriori indagini. Ma tutto quanto poté essere accertato fu che l'uomo era realmente in servizio laggiù la notte del 24 ottobre.

 

In proposito esistono relazioni attendibili, tra cui quelle contenute nei libri Las Calles de Mejico di Luis Gonzales Obregón, Cronache dell'Ordine di S. Agostino e S.Domenico e Sucesos de las Islas Filipinas di Antonio De Morga, alto funzionario della 'corte criminale delle udienze reali della Nuova Spagna'.

 

 

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