Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
15 novembre 2012 4 15 /11 /novembre /2012 22:09

http://haerdekel.hu/wp-content/uploads/2012/09/kek-sarkany-glaucus-atlanticus-blue-dragon-01-e1347628325449-380x380.jpgIl suo vero nome e' GLAUCUS ATLANTICUS   è una specie di  lumaca dalle piccole dimensioni e vive nel  mare azzurro, e' un nudibranco pelagico , un mollusco gasteropode marino della famiglia dei Glaucidae. Questa è l'unica specie ma è strettamente correlata alla Glaucilla marginata, che qualche volta è Glauca! 

Inizialmente quando la vidi per la prima volta la scambiai per il solito fake che gira su internet, ma facendo una piccola ricerca mi sono subito accorto che questo stupendo esemplare marino, che sa tanto di "EXTRATERRESTRE" non e' altro che una piccola specie di lumaca senza guscio!

La dimensione normale di questa specie arriva fino a 3 cm. E 'grigio ed argentato  sul lato dorsale e blu scuro e chiaro ventralmente. Ha delle scure strisce blu lungo il bordo del suo piede. Ha un corpo affusolato che è appiattito e ha sei appendici .

Questo nudibranco è di tipo pelagico, ed è distribuito in tutti gli oceani del mondo, nelle acque temperate e tropicali. Le regioni in cui si trova questa lumaca sono dall'est al sud della costa del Sud Africa, nelle acque europee, la costa orientale dell'Australia e del Mozambico. Questa specie galleggia in superficie a testa in giù e si lascia trasportare dalle correnti marine e dal vento sulla superficie del mare.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/21/Glaucus_atlanticus_1_cropped.jpg/618px-Glaucus_atlanticus_1_cropped.jpg http://www.seaslugforum.net/images/033874.jpg                                                                                                                                                                     Si nutre principalmente  di Siphonophora, caravelle portoghesi (Physalia), Velella ed altri tipi di meduse.

La prima volta è stato scoperto questa specie fu durante il secondo viaggio del capitano Cook nel Pacifico.

A bordo della nave c'erano i ricercatori Johann Reinhold Forster e suo figlio, Johann Georg Adam Forster che hanno descritto l'animale nella loro pubblicazione nell' anno 1777. A bordo della nave c'era anche Sydney Parkinson, un illustratore e artista scozzese di storia naturale, che ha disegnato gli esemplari raccolti e li ha creato delle  mappe.

E' sostanzialmente un essere velenoso, il suo alimento principale è una specie di medusa, la Physalia physalis , che conta  ben 10 tipi di veleni diversi sui suoi tentacoli, ognuno caratterizzato da un suo colore, e che non sono conosciuti ancora rimedi per alcuni tipi dei suoi veleni. I tentacoli della Physalia physalis possono provocare la paralisi e persino l'arresto cardiaco di un uomo. Quindi se questo essere la mangia e sopravvive, immaginate quanto possa essere pericoloso lui!

Un video per farvi vedere il drago blu  mentre si nutre della velenosissima medusa Physalia physalis:

 

 

 

http://www.nhm.ac.uk/resources-rx/images/1049/glaucus-marginatus-nudibranch-plain_72619_1.jpghttp://ih2.redbubble.net/image.6397893.6465/flat,550x550,075,f.jpg

 http://2.bp.blogspot.com/_1kdSlVA6INk/TTN9QX_3dpI/AAAAAAAAB6s/-8YePaoPCf8/s1600/Glaucus_Atlanticus_1.jpg

 
Che essere incredibile e allo stesso tempo meraviglioso! Non si finisce mai di scoprire  nuove creature che popolano il nostro maltrattato pianeta!  
  Se vi e' piaciuto questo piccolo "extraterrestre" lasciate un piccolo commento, e' sempre gradito!  Grazie  

 

 

Repost 0
Published by DUCA CONTROVERSO - in il nostro pianeta
scrivi un commento
13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 17:21

Eclissi solare tra poco, in diretta streaming: per chi volesse seguirla, questo è un buon gancio per vederla in diretta, tra poco più di un' ora, alle 20.30 ora italiana!

       I cieli sopra una fetta dell’Australia settentrionale diverranno neri per un paio di minuti, affascinando migliaia di persone accorse sul luogo dell’osservazione. Una fase parziale dell’evento sarà visibile da tutta l’Australia, la Nuova Guinea e la Nuova Zelanda, così come su parte dell’Antartide e una vasta area del Sud America. 

 

 

ECLISSE 2012 QUI' LA PUOI SEGUIRE IN DIRETTA

 

 

      oppure qui!!

  l' eclissi ti aspetta!

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 21:37

http://static.blogo.it/ecoblog/e/e9d/121105130353-large-280x297.jpg Sappiamo ancora poco dell’immenso patrimonio di biodiversità che pullula gli oceani e che rischia di andare perduto prima che molte specie siano state identificate. A ricordarcelo è l’identificazione in Nuova Zelanda di una specie di balena rarissima, di cui la scienza sa poco o nulla.

Un articolo apparso oggi su Current Biology ce la descrive per la prima volta: si chiama Mesoplodon traversii e ha il rostro simile ad una vanga. Su questa specie aleggiava il mistero più fitto: pur essendo un grande mammifero, nel corso di 140 anni sono stati ritrovati soltanto pochi resti in Cile ed in Nuova Zelanda e da lì i biologi sono risaliti alla sua esistenza.

Poi è arrivata la svolta quando purtroppo due individui della specie, una mamma ed il suo piccolo, si sono spiaggiati e sono morti a Opape Beach, una spiaggia della Nuova Zelanda. Era il dicembre del 2010. Gli esperti del New Zealand Department of Conservation sono stati chiamati a fotografare i due esemplari di balena ed hanno raccolto dei campioni di tessuto per analizzarne il DNA. Inizialmente le balene sono state identificate come due esemplari di balena grigia. Da analisi genetiche più approfondite svolte successivamente, però, è emerso chiaramente che si trattava di due esemplari di Mesoplodon traversii. Increduli i biologi hanno ripetuto nuovamente le analisi prima di rendere pubblica la scoperta.

I ricercatori non sanno perché questa specie finora è rimasta semisconosciuta alla scienza. Probabilmente queste balene vivono perlopiù al largo e muoiono negli abissi senza spiaggiarsi, così è molto raro avvistarle vive vicino alla riva o trovare le loro carcasse sulla spiaggia. Del resto, come puntualizza Rochelle Constantine della University of Auckland, la Nuova Zelanda è circondata da oceani e c’è ancora un’infinita di specie marine sulle quali aleggia il mistero o che sono completamente sconosciute ai biologi.

 

 

FONTE 

Repost 0
Published by DUCA CONTROVERSO - in il nostro pianeta
scrivi un commento
1 novembre 2012 4 01 /11 /novembre /2012 22:49

Nominato come una delle Sette Meraviglie della Russia (a ragione, secondo il mio modesto parere), i Sette Giganti di Manpupuner è un complesso misterioso situato a Nord degli Urali, la catena montuosa che separa la Russia dall'Europa, nel distretto di Troitsko-Pechorsky della Repubblica di Komi.

Le Repubblica di Komi è uno stato facente parte della federazione russa, e si trova ad Ovest della catena montuosa degli Urali. Circa il 70% del territorio è ricoperto da foresta boreale, che si estende fino all' Europa creando la più vasta estensione di foresta vergine europea; il resto del territorio è invece composto da tundra, steppa e paludi.

Il complesso megalitico è composto da 7 torri di roccia che emergono dal terreno con un'altezza che varia da 30 a 42 metri, sei delle quali disposte in cerchio, mentre la settima esterna alla formazione circolare.
Conosciuta anche come "I sette uomini forti", Manpupuner è un'attrazione molto popolare in Russia, ma stranamente non lo è a livello internazionale.

Il mistero di questa strana formazione rocciosa rimane ancora oggi non completamente svelato. Le informazioni sulle sue possibili origini sono scarse, e si hanno solo ipotesi su come la loro altezza e la loro particolare forma possano essersi formate nel corso dei millenni.

Ognuna di queste sette torri di roccia rappresenta una vera sfida anche per il più esperto scalatore, oltre al fatto che raggiungere Manpupuner è un'impresa non indifferente, trovandosi in un ambiente ostico e difficile da attraversare, la steppa.

Il nome originale del complesso, in lingua Mansi, è Man-Pupu-Nyor, che significa "piccola montagna degli dei". I totem di roccia della località non sono solo formidabili per la loro posizione, le loro dimensioni e la loro presenza inquietante in un paesaggio completamente spoglio e privo di formazioni analoghe nel raggio di decine di chilometri, ma anche per le loro forme inusuali: alcune di queste torri sono più strette alla base che all'estremità superiore, e sei di esse sono disposte in cerchio, con la settima che le "osserva" a distanza.

Le ipotesi sulle loro origini hanno scatenato la fantasia dei locali ed alimentato numerose leggende. Alcuni sostengono che siano state create dagli dei, altri addirittura si spingono ad affermare che sia opera degli alieni.
Tradizionalmente la zona era riservata agli sciamani Mansi, la popolazione originaria della zona oggi limitata a qualche migliaio di unità. Una delle leggende più frequenti sull' origine delle rocce è quella che vede uno sciamano effettuare un incantesimo contro sei giganti malvagi che tentavano di attraversare le montagne, trasformandoli in roccia ma rimanendo anch'esso vittima del suo stesso incantesimo, tramutandosi nella settima roccia esclusa dal gruppo delle altre sei.

Geologicamente parlando, e per rimanere coi piedi ben piantati per terra, si presume che il complesso roccioso sia nato circa 200-300 milioni di anni fa, tempo in cui in quella posizione si stagliava una montagna. Con il trascorrere del tempo, l'erosione causata da pioggia, gelo e vento ha contribuito a creare le strane forme che ora sembrano emergere dalla terra.
E' infatti ampiamente dimostrato come il ghiaccio possa creare delle profonde fratture nella roccia, modellandola secondo forme che talvolta rappresentano delle vere e proprie opere d'arte naturali di rara bellezza.
Sulla catena degli Urali si possono trovare altre forme simili a quelle di Man-Pupu-Nyor, ma niente che possa eguagliarne le dimensioni e la spettacolarità.

Gli Urali corrono da Nord a Sud nella parte Ovest della Russia lungo 2.498 km nelle steppe del Kazakistan fino a raggiungere l'Oceano Artico. E' considerata una delle catene montuose più vecchie del mondo, ed un confine naturale tra l'Europa e l' Asia.




 

FONTE

Repost 0
Published by DUCA CONTROVERSO - in il nostro pianeta
scrivi un commento
14 ottobre 2012 7 14 /10 /ottobre /2012 22:21

110310164842.jpg

Sono 18, e alcune di queste sono uniche al mondo, le nuove specie di minerali individuate nelle isole Eolie, a Vulcano.

La notizia di un anno fa, rimane certamente come una delle più singolari, che riguardano il vulcano delle isole Eolie: i minerali che risultano essere unici al mondo, sono ancora oggi un mistero di come si siano potuti creare all' interno di un vulcano. La scoperta e' il risultato della convenzione firmata tra la sezione napoletana dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), ossia l'Osservatorio Vesuviano, e il dipartimento di Chimica strutturale e stereochimica inorganica dell'universita' di Milano. Le fumarole sono strettamente associate all’attività vulcanica, alla durata e di tipo di emissioni gassose: ritrovamenti di minerali così particolari si spiega data la produzione di cristalli solitamente limitata all’intensità della manifestazione fumarolica del vulcano. Ad oggi, l’isola, un tempo dimora del dio greco Efesto, rappresenta una delle aree italiane più ricche di specie minerali, con più di cento cristalli: di questi, finora documentati, 25 sono stati ritrovati solo sull’isola siciliana.

 

 

''Altri 38 minerali sono allo studio e ancora da definire'', ha detto , Massimo Russo, dell'Ingv, autore della ricerca con Italo Campostrini, Carlo Maria Gramaccioli e Francesco De Martin, dell'universita' di Milano.

''Sono minerali di origine fumaroliche - ha aggiunto- e al momento minerali di questo tipo non sono stati trovati altrove. Rientrano comunque nella composizione probabile delle specie che possono che possono essere presenti in vulcani analoghi''.

La descrizione dei nuovi minerali, pubblicata dall'Associazione Micromineralogica Italiana (Ami) nel volume ''Vulcano - tre secoli di storia'', e' stata approvata dall'Organizzazione Mineralogica Internazionale (Ima), composta di mineralogisti di tutto il Mondo, che funge da organismo di controllo all'approvazione di nuovi minerali. Sono piu' di cento le specie di minerali finora documentate su Vulcano e 25 di queste al momento sono state trovare soltanto su questa isola.

Sono state scoperte utilizzando strumenti di nuova generazione, come microscopi elettronici a scansione (Sem) con analizzatore (Ede) per valutare la composizione chimica, insieme a diffrattometri a raggi-X per polveri e per cristallo singolo. Grazie a questi stessi strumenti, negli ultimi 20 anni il numero delle specie di minerali note nel mondo e' aumentato 2.000 a 4.700.

Nell' isola di Vulcano, ci sono anche opere d' arte ricavate dalla roccia vulcanica come questa.

 

fonte ANSA

 

 

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
12 ottobre 2012 5 12 /10 /ottobre /2012 22:02

 Godetevi questo spettacolare video:

 

                                       
Il picco di attività registrato dal Sole a maggio e giugno 2011 - con numerose tempeste solari e il più imponente brillamento mai registrato negli ultimi quattro anni - ha regalato agli appassionati delle luci del Nord sensazionali aurore boreali. Non poteva certo farsele scappare il fotografo di natura norvegese Terje Sørgjerd, che lo scorso marzo ha trascorso una settimana a fotografare il cielo intorno alla città di Kirkenes, Norvegia, e nel Pas National Park, al confine con la Russia. La temperatura fissa sui -25 gradi °C non gli ha impedito di far andare la fotocamera ogni giorno dalle quattro del pomeriggio alle cinque del mattino, quando l'aurora è meglio visibile. Il video che ne risulta è da togliere il fiato: gli esperti prevedono un periodo di intensa attività solare da qui al 2013, chissà che a qualcuno non venga voglia di osservarla di persona. 

 

Repost 0
Published by DUCA CONTROVERSO - in il nostro pianeta
scrivi un commento
27 settembre 2012 4 27 /09 /settembre /2012 17:40

http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2011/08/autunno.jpg

Lo sapevate che quest'anno l'equinozio d'autunno non cadrà il 21 settembre? Dovremo attendere il 22 e, in alcuni paesi, addirittura il 23 settembre per abbandonare l'estate ed entrare nella stagione dai toni caldi.

Nell'emisfero settentrionale, il Sole sorgerà più tardi e la notte arriverà prima. L'equinozio, in pratica, giunge quando le giornate sono più brevi e la durata del giorno e della notte è approssimativamente la stessa. Inoltre, l'autunno porta temperature più fresche, mentre a sud dell'equatore ha inizio la primavera. 

Gli uomini primitivi trascorrevano molto più tempo di noi all'aria aperta. E il cielo per essi era sia un orologio che un calendario. Il Sole sciorinava le ore della giornata nonché la sua lunghezza e il luogo in cui esso tramontava o si alzava era regolare durante tutto l'arco dell'anno. Ai nostri antenati si devono i primi osservatori per analizzare il passaggio della nostra stella. In Perù, Machu Picchu ospita la pietra Intihuatana la cui funzione era quella di mostrare l'esatta data dei due equinozi, come di altri importanti periodi dell'anno.

Oggi, sappiamo che l'equinozio ed il solstizio sono eventi astronomici, causati dalla posizione dell'asse della Terra nel corso della incessante orbita attorno al Sole. Gli emisferi settentrionale e meridionale ricevono la luce ed il calore in modo diverso. Viviamo l'equinozio due volte l'anno, in primavera e in autunno, quando l'inclinazione dell'asse terrestre e la sua orbita attorno al Sole si combinano in modo tale che l'asse non sia inclinato né verso il Sole né contro di esso.

Entrambi gli emisferi terrestri ricevono dunque i raggi solari perfettamente allora stesso modo. Non a caso l'etimologia della parola equinozio è proprio la parola latina 'equinox', il cui significato è aequus (uguale) e nox (notte). E nell'emisfero settentrionale è proprio quello che stiamo vivendo. Il momento in cui l'estate ci abbandona e l'inverno si preannuncia.

In natura, è questo il periodo delle migrazioni degli uccelli. Mentre noi, gli umani, smettiamo di vestirci di bianco prediligendo toni più caldi. Il mondo animale, invece, trasforma la propria pelliccia con un manto più pensante per fronteggiare le temperature rigide dell'inverno. Alberi, piante e fiori terminano il loro periodo di crescita. Ma ci sono noti i colori intensi che assumono le foglie in autunno. Uno sguardo al cielo? Fomalhaut, la stella autunnale, è ben visibile nei cieli notturni.

Le stagioni, non bisogna dimenticarlo, hanno durate diverse. Ed è proprio l'estate ad essere la stagione più duratura, sebbene a noi appaia quella più breve. Di qui il motivo per cui l'autunno arriva in "ritardo". Quest'anno il Sole raggiungerà la longitudine di 180 gradi in concomitanza con il 23 settembre.

Che sia il 22 o il 23, dunque, l'arrivo dell'autunno dipenderà dal posto sulla Terra in cui se ne attenderà il sopraggiungere.

Federica Vitale  dal sito www.nextme.it

Repost 0
Published by DUCA CONTROVERSO - in il nostro pianeta
scrivi un commento
19 settembre 2012 3 19 /09 /settembre /2012 21:17

Il  transito di Venere del 6 Giugno 2012 lo ricordiamo tutti o perlomeno, chi ha seguito con curiosità l' evento. In quel determinato giorno non è successo niente sulla Terra di significativo, anche se avevo già specificato in articoli passati, che gli eventi naturali legati all' astronomia, possono accadere nei periodi seguenti; specialmente dopo pochi mesi da eclissi totali , parziali o, allineamenti planetari.  La Terra e il Sole, quindi, anche questa volta, sarà daranno vita ad una spettacolare eclissi totale di Sole. La seconda eclissi solare del 2012 si verificherà in corrispondenza del nodo ascendente della Luna nel centro della Bilancia. Sarà il fenomeno più bello dell’anno, in quanto la notte prenderà per qualche minuto il posto del giorno, determinando uno dei più suggestivi fenomeni della natura.

 

 

 

Il cono d’ombra della Luna attraverserà l’Oceano Pacifico meridionale, tranne per le aree a nord dell’Australia. La penombra prodotta dalla Luna produrrà invece un’eclissi parziale visibile da una regione molto più ampia che coprirà il Sud del Pacifico (tra cui Australia e Nuova Zelanda), il sud del Sud America e parte dell’Antartide. Il percorso centrale dell’eclisse passerà nel parco nazionale di Garig Ganak Barlu, in Australia, a circa 250 chilometri ad est di Darwin, alle 21:35 (ora italiana). Viaggiando a sud-est, l’ombra attraverserà rapidamente il Golfo di Carpentaria e raggiungerà la penisola di Cape York alle 21:37. La prima e unica regione popolata del percorso si trova lungo la costa orientale del Queensland, sulla città di Cairns. La città posta nei pressi della Grande Barriera Corallina si troverà a circa 30 chilometri a sud della linea centrale. La popolazione potrà godere dell’eclissi totale alle prime ore del mattino per 2 minuti, quando il Sole sarà ad un’altezza di 14° sull’orizzonte orientale. Gli osservatori sulla linea centrale potranno assistere a 5 secondi in più di totalità, ma le condizioni atmosferiche locali avranno un ruolo ben maggiore rispetto alla scelta di un sito che vivrà il fenomeno per qualche secondo in più.

DOPO AVER LASCIATO L’AUSTRALIA L’OMBRA SCIVOLERA’ SOPRA L’OCEANO

disturbata da un ulteriore approdo per il resto del suo percorso. Il massimo oscuramento si verificherà nel Sud del Pacifico alle 23:11:48 (ora italiana). In questo istante, l’asse d’ombra della Luna passerà più vicino al centro della Terra. La durata massima della totalità sarà di 4 minuti e 2 secondi, con un’altezza del sole di 68°, mentre la larghezza del cono d’ombra sarà di 179 chilometri. Proseguendo attraverso il vasto Pacifico del Sud, il percorso dell’ombra finirà a circa 800 chilometri ad ovest del Cile, alle 00:48. Nell’arco di 3 ore, l’ombra della Luna (l’eclissi di Sole si verifica quando la Luna si interpone tra la Terra ed il Sole) percorrerà un sentiero di circa 14.500 chilometri di lunghezza, che coprirà lo 0,46% della superficie terrestre. Le esclissi totali di Sole rappresentano forse il fenomeno astronomico più spettacolare e suggestivo a cui la terra possa assistere. Improvvisamente il giorno lascia il posto all’oscurità, permettendo di osservare variazioni meteorologiche e naturalistiche eccezionali. La temperatura tende a raffreddarsi per assenza di irraggiamento solare, mentre una brezza costante si fa strada durante la fase di totalità: è il vento dell’eclissi. Il calo di luce altera i comportamenti degli animali: quelli notturni escono dalle loro tane, e viceversa, molti altri vanno a riposare. Il cielo stellato, soprattutto per quanto riguarda le stelle più brillanti, appare improvvisamente al posto del blù del giorno, svanendo a sua volta mentre il disco lunare permette nuovamente la visione del Sole. Naturalmente dall’Italia, visti gli orari descritti, il fenomeno non sarà visibile. Per assistere alla prossima eclissi totale di Sole dalla nostra penisola, si dovrà attendere il 2081. Cosa aspettarci dunque dopo l' eclissi solare, sulla Terra? 2 fattori molto importanti che con il passaggio e la fine dell' ultimo katun, secondo il calendario maya, incideranno con il pianeta, saranno gli oceani e i vulcani. I maya non hanno profetizzato una fine del mondo, ma un cambiamento della coscienza e spirituale: questo per quanto riguarda l' uomo. Il pianeta segue, ciclicamente, dei cambiamenti che ogni giorno, possiamo notare. Nel passaggio tra un 'era ad un' altra, quindi dal passaggio all' era dell' acquario, cambiamenti più accentuati nel pianeta  li dovremo vivere sulla nostra pelle e se molti di voi si faranno una frase su eventi naturali molto importanti,come: '' ho altri problemi per la testa'' o ''sono tutte scemenze'', tornate voi con i piedi per terra, ci sono troppe persone che pagano le conseguenze del benessere di chi non capisce  o non vuol capire, che la Terra può essere molto pericolosa.

Una eclisse solare molto importante, per chi si ricorda e chi c' era già nel 1961, ha fatto parlare molto di se'.


L’eclisse totale iniziò alle 8.30 al largo del Golfo di Biscaglia, attraversò la Francia centro-meridionale, alle 8.35 entrò in Italia interessando le regioni del Piemonte meridionale, la Liguria, parte dell’Emilia-Romagna, la Toscana, il nord del Lazio, l’Umbria, l’Abruzzo, e le Marche. Alle 8.40 era già sull’Adriatico, quindi, entrò nella ex-Jugoslavia, poi la Romania meridionale e la Bulgaria settentrionale, attraversò il Mar Nero settentrionale e curvò decisamente verso nord entrando negli immensi territori della ex-Unione Sovietica. Alle 10.30 l’ombra della Luna concludeva la sua folle corsa sull’Altopiano Centrale Siberiano.
Molto più frequenti sono le eclissi parziali visibili dall’Italia. La più spettacolare è stata quella dell’11 agosto 1999, quando intorno alle 12.30, da San Romualdo, il disco del Sole risultò eclissato per circa il 90% della sua superficie, provocando un notevole calo di luce. In quell’occasione la fascia della totalità sfiorò l’Italia, passando appena al di là delle Alpi Orientali. L’eclisse iniziò alle 11.30 nell’Oceano Atlantico, a sud di Terranova in Canada. Dopo aver attraversato l’Oceano, alle 12.15 entrò nel continente Europeo nella Francia del nord (Normandia), quindi entrò in Germania, poi in Austria, Ungheria, Romania, il Mar Nero, la Turchia, l’Iran, il Pakistan, l’India, e si concluse intorno alla 15.00 nel Golfo del Bengala. In sole 3 ore e mezza l’ombra lunare aveva attraversato mezzo mondo.
L’eclisse più antica visibile dall’Italia di cui si ha notizia certa, è quella del 402 a.C., mentre la prossima ventura sarà quella del 3 settembre 2081, quando la veloce ombra della Luna, andrà ad oscurare il cielo delle nostre regioni nord-orientali, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Se invece ci accontenteremo di una più modesta “eclisse anulare”, allora sarà sufficiente aspettare il 1 giugno 2030.
 Per quegli anni, dopo la eclisse importante , sono seguiti dei libri che Ballard, scrisse: seguite quindi l' altro post.

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
17 settembre 2012 1 17 /09 /settembre /2012 21:36

Come non postare delle immagini che possano fare sognare chi guarda il cielo e domandarsi: cosa c'e'  oltre l' azzurro del cielo? Per poter sognare devo nessariamente guardare oltre quel cielo azzurro? Forse no:

Sfondi spazio - immagine terra

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento
10 settembre 2012 1 10 /09 /settembre /2012 21:49

Questa foto non è uno scherzo o una elaborazione di grafica: un effetto di questo genere naturale è stato finalmente spiegato dal biologo marino Woodland Hastings della Harvard University. Questa luminescenza affascinante è presente tra molte specie di organismi, che vanno da calamari e meduse ai batteri, lucciole, e lucciole. Bioluminescenza è evoluto un numero di tempi diversi, e gli enzimi e substrati che la provocano, denominato luciferases e luciferins, differiscono tra i gruppi principali organismi.

La bioluminescenza – nelle onde è prodotta da minuscole forme di vita vegetale marina, il fitoplancton (ovvero l’insieme degli organismi presenti nel plancton in grado di sintetizzare sostanza organica da sostanze inorganiche disciolte, utilizzando la radiazione solare come fonte di energia) e ora gli studiosi hanno scoperto come fanno.Varie specie di fitoplancton producono bioluminescenza, e la loro luce può essere vista nei mari di tutto il mondo.

Il tipo più diffuso è prodotto dai cosiddetti dinoflagellati, alghe microscopiche acquatiche contenenti clorofilla. Uno studio co-firmato da Hastings ha identificato nella membrana cellulare dei dinoflagellati una particolare conformazione a canale che risponde ai segnali elettrici, e che potrebbe essere alla base del meccanismo che consente ai microrganismi di produrre luce.Oltre a batteri e dinoflagellati, che, con i suoi studenti e colleghi, ha pubblicato articoli sulle biochimici e molecolari dei meccanismi della produzione di luce e pesci con batterica organi luminosi. Il suo laboratorio ha prodotto la prima prova di quorum sensing nei batteri.

La mia ricerca riguarda le componenti molecolari che regolano il ciclo circadiano, il cosiddetto "orologio biologico" e il meccanismo dell'oscillatore cellulare stesso e partecipano. L'orologio circadiano controlla molti processi palesi, come il ciclo sonno/veglia, ma nei casi analizzati, la base fondamentale comporta l'espressione di gene.
Stiamo studiando un dinoflagellato unicellulari modello, Gonyaulax, in cui abbiamo dimostrato che l'espressione circadiano della bioluminescenza coinvolge una sintesi quotidiana e la distruzione di due proteine coinvolte nella reazione biochimica. Tuttavia, il mRNA per queste proteine rimane allo stesso livello di giorno e notte, così che la sintesi è controllata a livello traslazionale. Questo controllo sembra essere coinvolgere una proteina che si lega nella regione non tradotta 3' del messaggio; l'attività dell'associazione si riduce all'esordio della notte, quando inizia la sintesi del sistema di luminescenza, e viceversa, indicando che essa funzioni come un repressore orologio-controllato. Il sito di legame di questa proteina abbraccia una regione di nt-lungo 22, che contiene 7 ripetizioni UG.
Altri processi ed altre proteine in Gonyaulax sono anche regolati dall'orologio circadiano, alcuni con la massima attività durante il giorno. Attualmente stiamo studiando la regolazione di queste proteine differenti-questo dovrebbe dare comprensione riguardo il meccanismo molecolare dell'orologio circadiano.
Il nostro laboratorio sta anche studiando la biologia cellulare e biochimica di luminescenza nella Gonyaulax, localizzazione cellulare e nel controllo degli organelli che emettono luce e il gene della luciferasi in questo organismo. La ricerca riguarda anche gli aspetti fondamentali delle reazioni che emettono luce, compresi i meccanismi di chemiexcitation e i ruoli specifici di luciferases.
 

ondeblu4.jpg

ondeblu5.jpg

Negli ultimi anni, Hastings ha studiato un'altra specie di dinoflagellato, il eterotrofi N. scintillans . Da qualche tempo, il gene della luciferasi di Noctiluca clonata è evasa, ma nel suo articolo PNAS inaugurale con Liu, il successo Hastings relazioni nella clonazione del gene e la scoperta che la sua struttura, pur avendo elementi simili ad altre specie, si differenzia in maniera intrigante. Messo in allarme per una "marea rossa" di Noctiluca nel Golfo del Messico,  è andato subito a raccoglierle. "Wow, sono arrivati gli ​​organismi", esclama Hastings. "In pochissimi minuti, le reti sono state brulicanti di Noctiluca e quasi nient'altro. Abbiamo portato le cellule congelate  a Harvard, ma la clonazione non è stata semplice. "

Nell'articolo, segnalano che Noctiluca luciferasi 's ha solo un singolo dominio catalitico, privo di residui responsabili per il controllo del pH. Curiosamente, un secondo dominio delle gene codifica per una proteina di legame luciferina-come sequenza, che in Gonyaulax verifica come sia un gene separato. Così una singola proteina in Noctiluca sembra possedere sia catalitica e le proprietà del substrato di legame, che si trova nelle proteine ​​separate in altre specie.

 

 

 

Repost 0
Published by il conte rovescio - in il nostro pianeta
scrivi un commento

 FORUM

Cerca

VIDEO IN EVIDENZA

http://www.loguardoconte.info/video/esperimenti-umani-condotti-da-alieni-154833/

Testo Libero

statistiche accessi

IL CONTE E IL DUCA

 

      thumbnail

 http://i.imgur.com/53qQJ.jpg