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9 settembre 2012 7 09 /09 /settembre /2012 21:31

La nascita della psicologia moderna, grazie a Freud, ha fornito molte suggestioni alla produzione artistica della prima metà del Novecento. Soprattutto nei paesi dell’Europa centro settentrionale, le correnti pre-espressionistiche e espressionistiche hanno ampiamente utilizzato il concetto di inconscio per far emergere alcune delle caratteristiche più profonde dell’animo umano, di solito mascherate dall’ipocrisia della società borghese del tempo.

Sempre da Freud, i pittori, che dettero vita al Surrealismo, presero un altro elemento che diede loro la possibilità di scandagliare e far emergere l’inconscio: il sogno.

Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica. O, per meglio dire, possono essere svincolate dalla normale catena logica degli eventi reali, mostrando situazioni che, in genere, nella realtà sono impossibili a verificarsi. Il primo studio sistematico sull’argomento risale al 1900, quando Freud pubblicò : «L’interpretazione dei sogni». Secondo lo studioso il sogno è la «via regia verso la scoperta dell’inconscio». Nel sonno, infatti, viene meno il controllo della coscienza sui pensieri dell’uomo e può quindi liberamente emergere il suo inconscio, travestendosi in immagini di tipo simbolico. La funzione interpretativa è necessaria per capire il messaggio che proviene dall’inconscio, in termini di desideri, pulsioni o malesseri e disagi.

Il sogno propone soprattutto immagini: si svolge, quindi, secondo un linguaggio analogico. Di qui, spesso, la sua difficoltà ad essere tradotto in parole, ossia in un linguaggio logico. La produzione figurativa può, dunque, risultare più immediata per la rappresentazione diretta ed immediata del sogno. E da qui, nacque la teoria del Surrealismo.

Il Surrealismo, come movimento artistico, nacque nel 1924. Alla sua nascita contribuirono in maniera determinante sia il Dadaismo sia la pittura Metafisica.

Teorico del gruppo fu soprattutto lo scrittore André Breton. Fu egli, nel 1924, a redigere il Manifesto del Surrealismo. Egli mosse da Freud, per chiedersi come mai sul sogno, che rappresenta molta dell’attività di pensiero dell’uomo, visto che trascorriamo buona parte della nostra vita a dormire, ci si sia interessati così poco. Secondo Breton, bisogna cercare il modo di giungere ad una realtà superiore (appunto una surrealtà), in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno.

Il Surrealismo è dunque il processo mediante il quale si giunge a questa surrealtà. Sempre Breton così definisce il Surrealismo:

«Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale».

L’automatismo psichico significa quindi liberare la mente dai freni inibitori, razionali, morali, eccetera, così che il pensiero è libero di vagare secondo libere associazioni di immagini e di idee. In tal modo si riesce a portare in superficie quell’inconscio che altrimenti appare solo nel sogno.

Al Surrealismo aderirono diversi pittori europei, tra i quali Max Ernst, Juan Mirò, René Magritte e Salvador Dalì. Non vi aderì Giorgio De Chirico, che pure aveva fornito con la sua pittura metafisica un contributo determinante alla nascita del movimento, mentre vi aderì, seppure con una certa originalità, il fratello Andrea, più noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio.

La tecnica surrealista dello spostamento del senso

Il surrealismo è un movimento che pratica un’arte figurativa e non astratta. La sua figurazione non è ovviamente naturalistica, anche se ha con il naturalismo un dialogo serrato. E ciò per l’ovvio motivo che vuol trasfigurare la realtà, ma non negarla.

L’approccio al surrealismo è stato diverso da artista ad artista, per le ovvie ragioni delle diversità personali di chi lo ha interpretato. Ma, in sostanza, possiamo suddividere la tecnica surrealista in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsueti e quella delle deformazioni irreali.

Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst, pittore e scultore surrealista. Egli, partendo da una frase del poeta Comte de Lautréamont: «bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio», spiegava che tale bellezza proveniva dall’«accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse».

In sostanza, procedendo per libera associazione di idee, si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranei per ricavarne una sensazione inedita. La bellezza surrealista nasce, allora, dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti (l’ombrello e la macchina da cucire), che non hanno nulla in comune, assieme in un luogo ugualmente estraneo ad entrambi. Tale situazione genera una inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze.

Le deformazioni irreali riguardano invece la categoria della metamorfosi. Le deformazioni espressionistiche nascevano dal procedimento della caricatura, ed erano tese alla accentuazione dei caratteri e delle sensazioni psicologiche. La metamorfosi è invece la trasformazione di un oggetto in un altro, come, ad esempio, delle donne che si trasformano in alberi (Delvaux) o delle foglie che hanno forma di uccelli (Magritte).

Entrambi questi procedimenti hanno un unico fine: lo spostamento del senso. Ossia la trasformazione delle immagini, che abitualmente siamo abituati a vedere in base al senso comune, in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine della realtà.

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8 settembre 2012 6 08 /09 /settembre /2012 22:36

Piramidi di el Kurru. Le prime piramidi nubiane sono state costruite a el Kurru, 13 km a sud del tempio di Ammone al Jebel Barkal. Il sito di el Kurru contiene le tombe di Kashta e di suo figlio Piye, dei successori Shabaka, Shabatko e Tanutamun e di 14 principesse. Taharqa (c.690-664 aC) invece costruì la sua piramide nel nuovo sito di Nuri, ma poi il suo successore Tanutamun (c.664-656 a.C.) ritornò a el Kurru.

 

El-Kurru è stato uno dei cimiteri reali usati da Nubian la famiglia reale. Reisner ha scavato le piramidi reali. La maggior parte della data di piramidi alla prima parte del periodo di Kushite, da Alara di Nubia al re Nastasen (inizio del terzo secolo BCE).

L'area è divisa in a tre parti da due wadis. La sezione centrale sembra di essere la più vecchia e contiene parecchie tombe di tipo di tumulus che precedono il Regno di Napata. Reisner pensò che la più prima tomba, retrodatò del tempo del Faraone Sheshonq I dell'Egitto Antico (circa 850 BCE) e precede il Regno di Napata prima di circa 200 anni. Agli studiosi presenti (Kendall, Hakem, Totok) pensano i primi tratti di cimitero indietro al periodo di Ramesside ed escono con le più prime sepolture alla fine della Ventesima Dinastia dell'Egitto Antico (circa 1070 BCE), sebbene Kendall sia ritornato la sua posizione e adesso aderisce a una datazione più vicino a quella che proposta da Reisner.

La parte più alta del cimitero contiene 4 tomba tumulus. In direzione al nord, attraverso wadi del nord il Tum.6 è situato. Nell'oriente delle tombe tumul troviamo la fila di almeno otto piramidi. Uno di loro parzialmente si intromette su una tomba tumuls . Il del sud la maggior parte di questa fila di piramidi che appartengono a Kashta (con ogni probabilità a) sua moglie Pebatjma. Prima che questa fila è altra fila di piramidi che include quelli di Piye, Shabaka e Tanutamani.

Le prime tombe avevano una sovrastruttura in pietra a base circolare con pareti quasi verticali. La camera sepolcrale era scavata nella roccia e aveva una nicchia laterale dove veniva deposto il corpo del defunto insieme al corredo funerario. La presenza di un buon numero di vasi di produzione egiziana attesta l'esistenza di rapporti commerciali con il Nord. Un primo cambiamento nella tipologia delle sepolture interviene con la tomba 6. Il metodo costruttivo è più accurato e la sovrastruttura si trova racchiusa all'interno di un muro a forma di ferro di cavallo aperto a E; fa la sua comparsa una cappella in mattoni crudi, sempre orientata verso Est. La presenza di questo elemento architettonico e di un tipo di ceramica locale dipinta con motivi egiziani, sembrerebbe dimostrare una graduale assimilazione della cultura faraonica da parte delle popolazioni autoctone.

I corredi funerari di re e regine della XXV dinastia comprendevano vasi canopi e un numero elevato di ushabti; la salma era mummificata e posta all'interno di un sarcofago in pietra. Nella tomba del re Tanutamani le pareti della camera funeraria e dell'anticamera erano state dipinte con testi e figure che rimandano al patrimonio religioso egiziano. Lo stile è caratterizzato dalla purezza di forme e dall'arcaismo che trovano precisi riscontri nelle tendenze artistiche egiziane dell'epoca. C'erano anche 14 piramidi per le regine di el-Kurru, ma misuravano da 6 a 7 metri, mentre quelle dei re erano di 8 o 11 metri. A nord-est del cimitero reale, G. Reisner trovò le tombe di 24 cavalli e due cani. 

Piramidi di Nuri. Si trovano nell'altro lato del fiume rispetto al Jebel Barkal. Nuri contiene le tombe di 21 re e fra 52 fra regine e principi. Taharqa è stato il primo re a costruire la sua tomba a Nuri e la sua piramide è sempre stata la più alta. Le piramidi di Nuri sono più larghe di quelle precedenti ad el Kurru e sono alte dai 20 ai 30 metri. Dopo il 308 a.C, fu Meroe, più a sud, fra la quinta e la sesta cateratta, a diventare il nuovo cimitero reale. Le Piramidi di Nuri si trovano vicino ad un piccolo villaggio non lontano dalla città di Karima, sull'altra sponda del Nilo. Sono state costruite tra 664 e il 300 a.C. e contenevano le mummie di 19 Re e 54 Regine dell'impero di Kush. Queste piramidi erano più grandi di quelle di Karima e la più alta superava i 40 metri. Oggi purtroppo non sono in buone condizioni e quasi tutte sono crollate e sepolte sotto la sabbia.

 

Per quanto riguarda le modalità costruttive e le soluzioni progettuali le piramidi nubiane hanno in comune la stessa particolarità di quelle dell’Antico Regno, cioè che ogni piramide è sempre e comunque diversa dalle altre, perché vi è una diversità costruttiva o tipologica che la rende unica e irripetibile. Questa straordinaria consuetudine conferma la continuità stilistica e costruttiva delle Piramidi egizie.
Le tre piccole piramidi non scavate da Reisner, più di ottanta anni fa, si ha il quadro esatto di ciò che rinvennero gli archeologici americani. Le piramidi, mai scavate, posseggono tutti gli elementi architettonici che le costituivano, intatte, e quindi è possibile applicare un intervento conservativo di anastilosi per ricomporre, sia il nucleo, sia i rivestimenti delle piramidi, utili ad una migliore e più congrua azione conservativa di lunga durata. Invece, nel caso delle piramidi esplorate da Reisner, lo stato di conservazione è più preoccupante. L’aggressione da parte dei fenomeni di deterioramento come alveolizzazioni e disgregazione delle murature è molto sviluppata per la natura geologica del materiale lapideo, utilizzato per la costruzione delle piramidi, che risulta essere del tipo sedimentario ed arenaria, facilmente deteriorabili.

L’ ISAD, In questi anni di studio ha osservato nelle vestigia delle piramidi nubiane le diverse fasi evolutive di queste straordinarie architetture, e non siamo riusciti a capire quali motivazioni abbiano indotto i sovrani nubiani ad ordinare la costruzioni di questi monumenti per celebrare la loro morte.
Le modalità costruttive e le soluzioni progettuali le piramidi nubiane hanno in comune la stessa particolarità di quelle dell’Antico Regno, cioè che ogni piramide è sempre e comunque diversa dalle altre, perché vi è una diversità costruttiva o tipologica che la rende unica e irripetibile. Questa straordinaria consuetudine conferma la continuità stilistica e costruttiva delle Piramidi egizie.
Infatti, Shabaka, il secondo faraone della XXV dinastia, fece edificare il proprio complesso piramidale diverso dal suo predecessore. La diversità consisteva nell’aver creato dopo la scala una breve galleria ricavando dalla roccia naturale la camera funeraria. La cappella mortuaria venne realizzata sempre nel lato est al di sopra della galleria e del vano scala, le quali vennero colmate di terra per nascondere la camera funeraria alle incursioni dei ladri, ciò significa che vi erano le stesse preoccupazioni che avevano gli Egizi. .
Le piramidi di Nuri generalmente erano molto più grandi di quelle di El Kurru, le loro altezze si aggiravano tra i 20 e i 30 m. Le cappelle funerarie erano sempre costruite sul lato orientale della piramide e furono decorate con rilievi, ed addobbate con steli.
Gli altri sovrani che edificarono le loro piramidi a Nuri proseguirono la tradizione di diversificare ogni piramide dall’altra nella tecnica costruttiva, nelle dimensioni o nella tipologia, come nel caso di accrescere fino a tre camere sotterranee, creando tra l’anticamera e la camera funeraria, un altro ambiente, detto della “confessione negativa”, tratto dai rituali del Libro dei Morti.
La necropoli di Nuri ospitò così oltre all’unico faraone della XXV dinastia che la creò anche i re nubiani di Kush e ben 53 piramidi di piccole dimensioni di regine e principesse che oggi sono sparpagliati nella campagna di Nuri al di là del costone roccioso dove vennero edificate le prime piramidi.

Piramidi di Meroe. 

A Meroe vennero costruiti palazzi e piccole piramidi, e sviluppato un sistema di scrittura che gli studiosi ancora oggi non riescono a tradurre completamente. Sebbene Meroe sia stata scavata per oltre 150 anni, gli archeologi non hanno ancora chiarito come si sia originata la città: sembra essere emersa dal nulla.  Meroe fu cimitero reale per 600 anni. Per i materiali usati e la tecnica di costruzione le piramidi si sono preservate fino ad oggi. Tutte le tombe di Meroe sono state saccheggiate, soprattutto dal cacciatore di tesori Giuseppe Ferlini che nel 1834 mandò in frantumi le cime di 40 piramidi, trovo solo un nascondiglio di oggetti d'oro oggi esposti a Berlino e Monaco. Diventa capitale dopo che l'egizio Psammetico II sconfigge Aspelta a Napata. Il regno di Meroe prospera per molti secoli: la nuova posizione facilita la lavorazione del ferro perché c'è più combustibile che a Napata, e anche il commercio attraverso il Nilo coi mercanti greci che si trovano sulle rive del Mar Rosso. Intorno al 300 a.C. i sovrani iniziano a farsi seppellire a Meroe.
Nel 23 a.C.il governatore romano dell'Egitto, Gaio Petronio, risponde ad un attacco della Nubia nel sud dell'Egitto, distrugge la parte settentrionale del regno di Meroë e saccheggia Napata. Oggi nei dintorni di Meroe ci sono più di 200 piramidi suddivise in tre gruppi, e sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità nel 2003.

 

 [Foto: Meroe]

Nel 23 a.C.il governatore romano dell'Egitto, Gaio Petronio, risponde ad un attacco della Nubia nel sud dell'Egitto, distrugge la parte settentrionale del regno di Meroë e saccheggia Napata. Oggi nei dintorni di Meroe ci sono più di 200 piramidi suddivise in tre gruppi, e sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità nel 2003. Le piramidi di Meroe, diverse per forma e taglia da quelle egizie, non sono facilmente accessibili, bisogna attraversare le sabbie del deserto per arrivarci e il fuoristrada è d’obblogo.Una buona base di partenza è la città di Atbara, 100 km aNord di Meroe, dove ogni sabato si tiene un interessante mercato dei cammelli, da non perdere.
Già a 30 km da Meroe, nel villaggio di Shendi, è possibile visitare numerosi e interessanti templi, tra cui quelli di Musawarat e Naqa. Ma è sicuramente a Meroe il sito più affascinante e ricco, la cui bellezza vale indubbiamente lo sforzo e la fatica per arrivare.

 

A tutt’oggi nessuno ha saputo spiegare perché i
kushiti abbiano costruito una città in mezzo al deserto e questo è solo uno dei tanti segreti che questa antica civiltà conserva gelosamente fra le sabbie.

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26 luglio 2012 4 26 /07 /luglio /2012 18:48
http://1.bp.blogspot.com/_vmBFdPwLqxU/Ryer9j4FJrI/AAAAAAAABCA/K6U749r8gD4/s1600/este_30174010_42140.jpg
Se ne è parlato da molti anni, di un mistero che ha interessato per un secolo chiunque abbia visto e visitato il luogo in questione. La misteriosa esplosione che interessò TUNGUSKA, pari a mille atomiche di Hiroshima, avvenuta 99 anni fa nella remota località della Siberia, sta per avere una spiegazione scientifica grazie ai ricercatori del Cnr e dell'Università di Bologna. Per anni si è fantasticato attorno alle cause dell'esplosione: si è parlato di Ufo, antimateria, buchi neri o altri fenomeni mai dimostrati. Ora i nostri scienziati sono certi di avere in mano le prove che a Tunguska si è verificato il maggiore impatto storicamente accertato tra il nostro Pianeta e un corpo celeste.
LA VICENDA
Alle 7,14 del 30 giugno 1908 una devastante esplosione nelle vicinanze del fiume Podkamennaja Tunguska, abbattè 60 milioni di alberi in un'area di 2150 chilometri quadrati. Il rumore dell'esplosione fu udito a 1000 chilometri di distanza. Alcuni testimoni che si trovavano a 500 chilometri dal punto di impatto, riferirono di aver visto sollevarsi una nube di fumo all'orizzonte. Alcuni convogli della Ferrovia Transiberiana, a 600 chilometri dal punto di impatto rischiarono quasi di deragliare. Ma a Tunguska non è rimasta nessuna traccia di un cratere di impatto o di altri elementi chiaramenti riconducibile ad un corpo di origine extraterrestre. Almeno fino ad oggi.
 
Ecco come questo evento è descritto da un testimone, residente locale, Semyon Semenov:

ASTEROIDE O COMETA
Sulla rivista scientifica 'Terra Nova', è stato pubblicato il lavoro di un gruppo di ricercatori italiani dell'Ismar-Cnr e delle Università di Bologna e Trieste - Luca Gasperini, Francesca Alvisi, Gianni Biasini, Enrico Bonatti, Giuseppe Longo, Michele Pipan e Romano Serra - che hanno condotto sul luogo una spedizione scientifica. Dagli studi risulta che il lago Cheko, un piccolo specchio d'acqua, circa 500 metri di diametro, situato ad una decina di chilometri dall'epicentro dell'esplosione del 1908, può essere il cratere causato dall'impatto di un 'frammento' di circa cinque metri, sopravvissuto all'esplosione principale, che si è schiantato a 'bassa velocità', ovvero a circa un chilometro al secondo. "L'esplosione si sarebbe verificata nell'atmosfera, 5-10 chilometri al di sopra della regione di Tunguska - spiega Luca Gasperini dell'Ismar-Cnr di Bologna -. Si è trattato della deflagrazione di un asteroide o di una cometa, (la prima ipotesi sostenuta in particolare da scienziati americani, mentre la seconda è sostenuta da ricercatori russi, ndr), di circa 50-80 metri di diametro. La zona di devastazione se centrata su Bologna - sottolinea il ricercatore - raggiungerebbe Ferrara a nord, Forlì a ovest e Modena a est". Lo studio è stato condotto usando un unico strumento, il GPR. Come risultato è stato provato che non era un meteorite, ma una cometa.
LA RICERCA
"Abbiamo effettuato uno studio geofisico e sedimentologico del lago per verificare se la sua formazione potesse essere correlata all'evento, e per rilevare nella sequenza sedimentaria del lago evidenze geofisiche e geochimiche dalle quali trarre informazioni sulla natura dell'oggetto cosmico", ha spiegato Luca Gasperini dell'Ismar-Cnr. "Varie spedizioni di studiosi avevano già esplorato la zona dell'esplosione senza trovare segni d'impatto o frammenti, e formulando ipotesi, anche molto diverse fra loro, per far luce su quello che è ormai considerato a tutti gli effetti un 'mistero'. Il nostro studio sul campo è stato effettuato principalmente utilizzando rilievi di acustica subacquea, con un obiettivo dunque più ambizioso di quello della prima spedizione italiana, avvenuta nel 1991, anch'essa organizzata dal professor Giuseppe Longo dell'Università di Bologna, e limitata alla ricerca di microparticelle dell'oggetto cosmico nella resina degli alberi".

"Stavo muovendo la mia ascia quando il cielo a nord si è diviso in due parti ed è apparso il fuoco sopra la foresta, che ha coperto l'intera parte nord del cielo. In quel momento mi sono sentito molto caldo, come se la maglietta fosse in fiamme. Volevo strapparmela, ma il cielo si chiuse e ci fu un forte botto. Sono caduto e sono stato spazzato via.
Dopo il colpo le rocce sembravano cadere dal cielo, sembrava di sentire degli spari, il terreno tremava e sdraiandomi temevo che le rocce mi avrebbero rotto la testa. Quando il cielo si aprì, arrivò un vento caldo da nord, come da un cannone, che ha lasciato tracce a terra. Scoprii quindi che molte finestre si erano rotte e che la serratura della porta del granaio si era rotta."

In qualche modo più tardi di notte il 30 Giugno, si osservarono luci nel cielo, nubi splendenti e un crepuscolo insolitamente colorato in varie zone dell'Europa Occidentale e della Russia. Con osservazioni fatte in Germania ed Inghilterra, si capì che questa luce non era dell'aurora, ma di natura differente.
Studiando questo fenomeno, astronomi Francesi suggerirono prima che il 30 Giugno la Terra si scontrò con una nube di polveri cosmiche. Più tardi questa ipotesi venne supportata da molti altri scienziati prominenti, in particolare B.I. Vernadsky. Egli pensò che forse non si trattava di una semplice nube di polvere, ma di una nube ghiacciata, parte del nucleo di una cometa.

Accadde che avvicinandosi alla Terra, il nucleo ghiacciato della cometa si ruppe in frammenti, espulsi a kilometri di distanza per l'esplosione. Essendo caduti sulla superficie del nostro pianeta, formarono molti crateri, incluso il canale di Suslov esaminato dal gruppo di Alekseev. La coda della cometa che si ruppe, attraverso l'atmosfera causò lo strano bagliore nei cieli., osservato la notte dopo la caduta del corpo celeste. Gli scienziati hanno anche studiato le tracce della materia di origine non terrestre trattenuta nella resina degli alberi nell'epicentro dell'esplosione (crescono ancora). I ricercatori hanno concluso che la sostanza era molto simile alla polvere cosmica parte del nucleo della cometa. Questo li ha convinti ulteriormente che lo "straniero" di Tunguska non dovrebbe essere chiamato meteorite, ma cometa.

Quindi, la teoria suggerita molti anni fa dall'Accademico V.I. Vernadsky sulla natura di cometa del meteorite di Tunguska ora ha ricevuto una conferma. E' interessante che siano serviti quasi 100 anni agli scienziati per risolvere questo mistero. Però come dicono, meglio tardi che mai.

UN LAGO DIVERSO
Durante la spedizione 'Tunguska99' è stata quindi per la prima volta investigata con tecniche molto sofisticate la morfologia del fondo e la natura dei depositi del sottofondo lacustre, e raccolti campioni di sedimento. "Grazie a tali indagini - ha aggiunto il ricercatore - è stato possibile scoprire che la morfologia del lago è diversa da quella dei comuni laghi siberiani di origine termo-carsica: la natura dei sedimenti recuperati dal fondo sono invece compatibili con l'ipotesi dell'impatto, che sarebbe avvenuto in una foresta acquitrinosa con uno strato sottostante di permafrost (suolo permanentemente ghiacciato) spesso oltre 30 metri". E' stato proprio lo scioglimento del permafrost avvenuto subito dopo l'impatto a modellare la forma e le dimensioni attuali del lago, e a nasconderne la vera natura di cratere da impatto per tutto questo tempo. Questa scoperta, se confermata, contribuirà, cento anni dopo a svelare il mistero di Tunguska, dando forti contributi, e nuove paure, sulla comprensione degli effetti dell'impatto di un asteroide o una cometa con la Terra. Ipotesi tutt'altro che remota e non infrequente nella storia del nostro pianeta.

 
 
 
 Una teoria di cui voglio rendervi partecipi, lo posterò in un nuovo articolo. 
 
 
 
 
     
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25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 21:59

http://www.vglobale.it/images/stories/News/ghiacciaio.jpgÈ stato dedotto che lo zoo-plankton è stato trasportato dalla corrente del Golfo, ma il fatto che specie tropicali potessero sopravvivere nelle acque dell'Artico rappresenta un'evidente indicazione che le acque marine artiche si sono riscaldate. Tuttavia, potrebbe non essere così .


Dopo i batteri tropicali che vivono nel mar Baltico e che hanno causato un aumento rapido nei Paesi Baltici dei casi di infezioni tropicali come il colera e le gastroenteriti, ora si scopre che anche il plankton tropicale ha raggiunto i mari subpolari artici.

È, infatti, la prima volta che sono state scoperte specie tropicali di zoo-plankton che vivono e proliferano nelle acque dell'oceano Artico di fronte alle coste norvegesi. Lo hanno annunciato ricercatori americani, norvegesi e russi della Columbia University dopo aver pubblicato i risultati delle loro ricerche sul Journal of Micro Palaeontology (volume 31, n. 2, luglio 2012, pagg. 139-158). Lo zoo-plankton trovato appartiene alla specie «radiolaria», costituita da organismi microscopici che tendono ad aggregarsi fra di loro formando figure simili a piccole conchiglie e che si nutrono di micro-alghe e di batteri.

I campionamenti in mare sono stati effettuati nel 2010, quando una nave oceanografica polare norvegese aveva intrapreso una serie di ricerche marine nelle acque dell'oceano Artico a nord-ovest dell'arcipelago delle isole Svalbard, a circa metà strada tra l'Europa ed il Polo Nord. Nell'esaminare, poi, in laboratorio i campioni di acqua prelevati, i ricercatori hanno scoperto con sorpresa questo zoo-plankton tropicale che aveva differenti dimensioni e in differenti fasi di sviluppo. Quindi, questo tipo zoo-plankton tropicale, non solo aveva invaso le acque dell'Artico, ma aveva trovato anche le condizioni dell'ambiente marino adatte alla sua proliferazione, nonostante le apparenti condizioni proibitive di quelle aree polari.

I ricercatori hanno così dedotto che sicuramente lo zoo-plankton è stato trasportato dalla corrente del Golfo, ma il fatto che specie tropicali potessero sopravvivere nelle acque dell'Artico rappresenta un'evidente indicazione che le acque marine artiche si sono riscaldate e che l'ecosistema artico è in condizioni favorevoli anche alla proliferazione di micro-organismi tropicali. Tuttavia, potrebbe non essere così nella realtà, perché il riscaldamento marino potrebbe far parte di un ciclo periodico in cui il flusso delle acqua calde della corrente del Golfo è talmente intenso da penetrare le acque fredde dell'Artico.

Le verifiche condotte hanno, però, mostrato che la temperatura media delle acque dell'Artico (e non solo quelle interessate dalla corrente del Golfo) è aumentata di 5 °C in questi ultimi 60 anni, vale a dire che c'è stato un tasso di riscaldamento pari a ben 0,83°C per decennio, ovvero 8,3°C per secolo, un incremento, questo, molto elevato soprattutto se si tiene conto che nel frattempo c'è un continuo apporto di acque fredde provenienti dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, oltre che di quelli marini dell'Artico. Insomma, le condizioni termiche marine sono tali che anche impulsi più intensi della corrente del Golfo, che in passato avrebbero avuto durata limitata, ora si trovino nella condizione di poter persistere molto più a lungo nel tempo.

Anche se non vi è certezza di una correlazione tra invasione del plankton tropicale e riscaldamento del clima, i risultati di questa ricerca sono compatibili con gli effetti dei cambiamenti climatici ed ambientali in corso. Occorrono ovviamente conferme successive per verificare se si tratta di un episodio effettivamente isolato oppure di una nuova situazione dell'Artico.

 

 

 

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25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 20:52

La Nasa ha diffuso un'immagine che mostra come il 97% dello strato superficiale a luglio sia stato interessato dal disgelo

 

http://www.corriere.it/Media/Foto/2012/07/25/ghiacci--620x420.jpg La Nasa ha pubblicato una nuova immagine che mostra le rilevazioni satellitari sullo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia nella prima metà di luglio, definendo il risultato «senza precedenti». Per alcuni giorni lo strato di ghiaccio che ricopre la grande isola si è sciolto a ritmi mai osservati negli ultimi trent’anni di dati raccolti con i satelliti. Quasi tutta la copertura di ghiaccio della Groenlandia, dalle costiere dove il ghiaccio è più sottile fino alle aree centrali, dove il ghiaccio è spesso oltre due chilometri, è stato interessato dallo scioglimento. Le misurazioni sono state effettuate da tre satelliti indipendenti e analizzate dagli scienziati della Nasa e da diverse università.


FUSIONE - In media in estate, circa la metà della superficie della calotta glaciale della Groenlandia dà segni di scioglimento, un fenomeno naturale. Ad altitudini elevate, la maggior parte dell’acqua di fusione si ricongela rapidamente sul posto. Vicino alla costa, una parte di acqua di fusione è trattenuta dalla coltre di ghiaccio e il resto si perde verso l’oceano. Ma quest’anno il grado di fusione del ghiaccio in corrispondenza o in prossimità della superficie è aumentato drammaticamente. I dati satellitari denunciano che le piattaforme di ghiaccio della Groenlandia si stanno pericolosamente assottigliando. I ricercatori non hanno ancora stabilito se questo ampio evento di fusione avrà un effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di questa estate e se contribuirà all’innalzamento del livello del mare.

IN FOTO - L’immagine pubblicata sul sito della Nasa mostra l’estensione del fenomeno tra l’8 e il 12 luglio scorsi. Le zone rosse indicano le aree in cui si è sicuramente verificato lo scioglimento dei ghiacci, mentre quelle rosso chiaro le aree dove è probabile che il ghiaccio si sia sciolto. Il fenomeno è stato repentino: l’8 luglio solamente il 40 per cento della superficie risultava interessata dal disgelo, quattro giorni dopo era il 97 per cento.

ARIA CALDA - Questo evento ha coinciso con un picco di insolita aria calda o una cappa di calore sulla Groenlandia che ha dominato il clima della Groenlandia a partire dalla fine di maggio. Secondo la glaciologa Lora Koenig, del centro Goddard della Nasa, «eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. L'ultimo evento è avvenuto nel 1889», osserva. «Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione come questo nei prossimi anni - aggiunge - la situazione sarà preoccupante».

GHIACCIAIO A RISCHIO - Qualche giorno fa, dal ghiacciaio Petermann, uno dei due che collegano la calotta interna alle coste, si era staccata una massa con una superficie di circa 120 chilometri quadrati, pari a circa la metà dell'iceberg che si staccò dallo stesso ghiacciaio due anni fa.

 

 

 

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 16:16

Il petrolio non si sta esaurendo:lo afferma un recente studio americano. Ma siamo sicuri che sia una buona notizia?

http://www.focus.it/Allegati/2012/2/corbis-5531_665802.jpg La notizia è di quelle che, a intervalli più o meno regolari, torna ad occupare le prima pagine dei giornali: il petrolio non si sta esaurendo. Se i consumi continueranno ai ritmi attuali, le riserve del nostro pianeta saranno sufficienti per i prossimi 70 anni.
Lo afferma uno studio pubblicato qualche giorno fa dal sito di informazione finanziaria Bloomberg in base agli ultimi dati resi noti dal Servizio Geologico degli Stati Uniti. Secondo gli scienziati dell'ente americano nel sottosuolo della Terra ci sarebbero almeno 2 mila miliardi di barili di greggio che attendono solo di essere estratti.

Perforazioni pericolose
Ma siamo sicuri che sia una buona notizia? In realtà negli ultimi anni le stime sulle riserve mondiali di petrolio sono diventate più ottimistiche perchè hanno iniziato a considerare sfruttabili anche i giacimenti della Patagonia, quelli Africani della Rift Valley e le sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada.
Ciò che gli esperti di Bloomberg non quantificano nel loro report è l'impatto ambientale provocato dallo sfruttamento di queste risorse.

Tutto esaurito
La teoria sull'esaurimento del petrolio è stata formulata per la prima volta nel 1956 da King Hubbert, un geologo della Shell. Hubbert aveva previsto un picco nella produzione di greggio per l'inizio degli anni '70, al quale sarebbe seguito un inesorabile declino.
La teoria si rivelò giusta a metà: le riserve di petrolio effettivamente non sono infinite, ma le nuove tecnologie di prospezione e perforazione e il raggiungimento di depositi sempre nuovi, prima considerati inaccessibili, hanno più volte spostato in avanti nel tempo il picco di produzione. L'ultimo record risale allo scorso mese di novembre, quando la produzione mondiale si è attestata sui 90 milioni di barili al giorno.

Caccia al greggio
Oggi le moderne tecniche di prospezione geosismica permettono di esplorare in pochi giorni vasti tratti di fondo marino: speciali navi sparano nell'acqua fortissime cariche di aria compressa che mandano verso il pavimento oceanico violente onde d'urto. L'analisi del riflesso di queste onde sul fondo permette ai ricercatori di estrapolare dati sulla composizione del sottosuolo.
Se la ricerca del giacimento dà esito positivo la trivellazione viene affidata ad altre navi appositamente attrezzate, in grado di perforare i fondali marini fino a 8 km di profondità, in zone dove le classiche piattaforme non sarebbero mai potute arrivare.
Ma quindi... quando finirà il petrolio? Difficile dirlo con certezza, anche perchè molti paesi produttori, per esempio i Paesi Arabi, non diffondono informazioni sulle proprie riserve.

 

 

FONTE 

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13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 22:39

Spettacolare Aurora Boreale catturata in Norvegia. Credit: Jason Ahrns



Provengono dallo spazio che sta sopra di noi, lontano dalla superficie terrestre ma non fuori dal nostri pianeta. Anche in questo momento, mentre voi state ascoltando della musica o ricevete il segnale Internet via wireless, questi suoni sono generati, lassù. Essi ci comunicano la presenza costante del flusso di particelle, uno sciame immenso che proviene dal Sole e che incontra gli strati alti dell'atmosfera, la ionosfera, più esattamente. E sulla ionosfera il flusso rimbalza, se così non fosse raggiungerebbe il suolo con effetti poco gradevoli per la vita sul nostro pianeta. L'aurora boreale, quel fenomeno che si coglie nelle regioni più vicine ai poli, quando nel cielo appaiono quelle fantastiche strisce di luce, gialle, rosse, bianche, l'aurora boreale è l'effetto ottico dello sciame di particelle che rimbalza sulla ionosfera.

Molte leggende e miti parlano di suoni associati alle aurore, ma sono sempre state considerate frutto dell'immaginazione o illusione. Tuttavia, un gruppo di ricercatori in Finlandia, ha fatto un nuovo esperimento osservando con diversi microfoni qualsiasi suono avvenuto durante l'aurora. Tutto questo è stato fatto per tante volte negli ultimi 12 anni. Hanno così trovato chiari suoni che si ripetono in certi momenti del progresso delle Luci del Nord nel cielo.
 
"In passato si riteneva che l'aurora boreale fosse troppo lontana perché le persone potessero sentire i suoni che produce" ha spiegato Unto K. Laine, della Aalto University, in Finlandia. "Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che la fonte dei suoni che sono associati all'aurora boreale è probabilmente da ricercare nelle stesse particelle energetiche che creano le luci nella zona alta dell'atmosfera, ma i disturbi geomagnetici prodotti da loro, sembrano creare suoni molto più vicini al terreno. "

 

Ulteriori registrazioni fatte dagli ricercatori hanno permesso di determinare con precisione la posizione della sorgente di suoni, che si trovava circa 70 metri sopra il terreno. Hanno effettuato le registrazioni in contemporanea con misurazioni dei disturbi del campo magnetico della Terra, ottenute dall'Istituto Finlandese per la Meteorologia. I suoni non comparivano sempre, ma quando succedeva, le misurazioni mostravano che le aurore avevano un pattern tipico che si ripeteva.

Il team ha anche spiegato che questa non è ancora da considerarsi una prova scientifica circa la diretta correlazione tra i suoni e l'aurora boreale, ma simili eventi sono stati registrati soltanto durante periodi di alta attività geomagnetica, durante tempeste solari.

 

Antenna usata per le registrazioni dei suoni prodotti dalle aurore. Credit: Unto K. Laine

"La nostra ricerca ha dimostrato che, durante l'avvento delle luci del nord, le persone potrebbero star sentendo suoni naturali delle aurore, collegati a quello che vedono" ha spiegato Laine. I suoni sono molto morbidi quindi vanno ascoltati con tanta attenzione per discernere la loro presenza rispetto al rumore di fondo.

I dettagli circa come sono creati questi suoni sono però ancora un mistero. I suoni hanno spesso anche patners diversi e gli scienziati sospettano che potrebbero anche esserci dietro meccanismi diversi.  L'effetto sonoro è invece prodotto da apparecchiature che registrano il campo elettromagnetico generato dal fenomeno,. L'intensità di questi segnali è altissima. Circa 10 mila volte quella del più potente radar militare oggi in funzione. Sulla Terra, verso il suolo cioè, questa intensità va scemando. Se così non fosse voi non sentireste nessuna trasmissione radio, e nemmeno televisiva; nessun cellulare funzionerebbe. Internet via wireless nemmeno, qualcosa di meglio si potrebbe ottenere con collegamenti via cavo. In breve: gran parte delle modalità di comunicazione che stiamo usando da decenni sarebbero annullate. Qualcosa del genere accade, raramente, quando il flusso di particelle proveniente dal Sole raggiunge livelli particolarmente elevati. Verso i poli non si comunica, in altre parti del pianeta ci sono problemi. Ma tutto, in linea di massima, ritorna normale nell'arco di ore. Una sezione di ricerca dell'ESA, l'Ente spaziale europeo, ha raccolto i suoni che state ascoltando. Lo ha fatto con una accuratezza superiore a quella finora disponibile, e sta anche analizzando come si comporta l'aurora, perché il campo generato non è sempre uguale e le sue variazioni sono in parte connesse alle dimensioni del pianeta e alla sua velocità di rotazione intorno al proprio asse. Ma il dato più interessante è che si può guardare verso lo spazio e cercare questi suoni puntando verso stelle lontane. Se intorno ad esse ci sono dei pianeti con atmosfere, e quindi buoni candidati per eventuali forme di vita, bene, da loro, da questi pianeti, dovrebbero arrivarci i suoni che già cogliamo intorno alla Terra. Potremmo dire che queste sonorità, che in certi momenti possono ricordare quelli di piccoli degli uccelli, quando sono ancora nel nido, od anche quello delle rondini, qualcuno dirà giustamente, uccelli un po' meccanici, robotici, e se pensiamo alla rondini ci immaginiamo che siano migliaia in cielo, bene, sono una possibile traccia di vita nell'Universo. Ma se sono rimasti solo robot, allora dell'atmosfera potrebbero anche farne a meno, e i suoni potrebbero davvero essere solo quelli delle rondini meccaniche.

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8 luglio 2012 7 08 /07 /luglio /2012 10:05

Nuovamente al caldo torrido, afoso e insistente che arriva dall' Africa: oramai l'italia e' nell' estate più calda che si poteva avere dopo il 2003. Anche se sembra divisa in due dove, il nord è attraversato da correnti fresche e quindi interessato da nubifragi e violenti temporali, conditi con una discreta attività di fulmini: oggi 8 luglio a Torino, il caldo afoso si avverte in maniera moderata, nuvole che coprono il sole a singhiozzo, alternano momenti di sollievo all' arsura e fanno passare anche questa giornata, senza stare male. Al centro Italia e al sud, il caldo diviene molto insistente e poco sopportabile. Anche oggi, 8 luglio, stiamo subendo gli effetti della nuova ondata calda definita da molte persone, ''Minosse'', nome attribuito per il caldo insopportabile. Lo potrei definire invece, uno tsunami di calore, dove con la sua influenza, non aiuta di certo terreni e abitanti a godersi normalmente questa estate.In settimana l’anticiclone libico-algerino si intensificherà ulteriormente sul bacino centrale del Mediterraneo, con una recrudescenza del caldo su Sicilia, Sardegna meridionale, Calabria, Basilicata e Puglia, dove i termometri potranno schizzare sopra i +38° +40° all’ombra. Purtroppo, vista la stagnazione delle configurazioni bariche sullo scacchiere europeo, questa ondata di calore sembra destinata ancora a lungo, almeno fino alla meta del mese, colpendo con durezza le regioni del sud e favorendo un ulteriore riscaldamento delle acque superficiali del “mare Nostrum” intorno l’Italia. Al nord la calura sarà meno intensa, ma verrà accompagnata da elevati tassi di umidità relativa che acuiranno l’afa, specie sulla pianura Padana e lungo le aree costiere, con temperature comprese fra i+32° e i +34° +35°. Se l' Italia soffre quindi di questo caldo, in America non va certamente meglio:  la stampa americana descrive l’eccezionale ondata di calore che si e’ abbattuta sugli Stati Uniti, in particolare sulla costa orientale, e che finora ha provocato almeno 30 vittime, soprattutto tra gli anziani. ”Il Grande Sudore”, titolano alcuni giornali riferendosi alle temperature record, anche oltre i 40 gradi centigradi, ch stanno soffocando citta’ come New York, Washington, Filadelfia e Chicago. Tra le autorita’ federali, statali e cittadine e’ massima allerta, anche per scongiurare il pericolo di pericolosi black out dovuti soprattutto all’uso massiccio dei condizionatori d’aria. La gente in molte cittadine viene invitata a restare in casa. Lo stato di allerta e’ stato dichiarato in 20 Stati. Solo a Chicago si contano dieci morti. In Ohio tre anziani sono deceduti in casa per l’eccessivo calore dovuto a una interruzione dell’energia elettrica che non ha permesso il funzionamento dei condizionatori delle loro abitazioni. Altre tre vittime del caldo in Wisconsin, due in Tennessee e tre in Pennsylvania. Ma l’ondata di calore – affermano i metereologi – e’ destinata a perdurare almeno per tutto il weekend e il bilancio delle vittime alla fine si potrebbe rivelare piu’ pesante.

Se le sensazioni sono giuste senza essere un meteorologo, ci saranno altre 3 settimane di caldo alternato, dopodiche' avremo nuovi arrivi di correnti fresche e un' estate più affrontabile senza aver paura di scoiglierci come ghiaccioli al sole.

Come affrontare questa intensa calura?

EVITARE:

1 ore più calde, quindi dalle 11.30 alle 16, non stare costantemente sotto il sole e se siete in spiaggia, fatelo con attenzione, alternando la tintarella a rinfrescate di ombra e acqua.

2 non fate bagni, anche se frettolosi, dopo aver mangiato, ricordando a voi ed ad altri che la digestione può essere pericolosa se sottovalutata: la vostra vita è più importante del caldo che sopportate.

3 mangiate frutta fresca, le angurie e meloni, sono ottimi in questa stagione, pesche, albicocche, tutta la frutta che vi piace per la vostra salute.

4 bevete molta più acqua, della solita e se siete soliti a berne poca...fate uno sforzo per voi stessi e per chi vi è accanto: abbiamo acqua a sufficienza per ogni esigenza, 1 litro al giorno in più non vi farà male, suddivisa per la giornata( oltre a quella che bevete).

5 attenti a sbalzi di calore dovuti all' aria condizionata e attenti ai ventilatori, i quali danno piacevole senzazione di rinfresco ma non possono sostituire l' aria rovente di queste giorni: Cefalee, cervicali, dolori reumatici sono ansiosi di farvi passare brutti momenti.

6 chi ha la possibilità, approfitti di fare più bagni e rinfrescate varie, l' estate dopotutto è anche questo.

7 gelati? non ne ho parlato. Che aspettate? Vari prezzi e varie preparazioni per la loro creazione: prediligo ovviamente il gelato artigianale, prodotti in agrigelateria e gelaterie di produzione propria: sembra che anche quest' anno i gelati vengano presi d' assalto..

Mettiamo anche le svariate granite a multigusti con cannucce e palettine. Un ' estate da bere in pochi sorsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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6 luglio 2012 5 06 /07 /luglio /2012 06:20

Una delle alternative sul come passare una domenica con il sole: il parco del Valentino a Torino offre la possibilità di trascorrere una giornata, immersi nella natura, con un fiume a fianco romantico dove lo segue per tutta la lunghezza del parco. Oggi, sabato 23 giugno, ho trascorso qualche ora in questo parco, ormai storico, in compagnia della natura che nonostante sia all' interno di una città, crea l' illusione di essere fuori dallo smog, del caos cittadino, quindi godersi una anticipazione di relax prima delle vacanze estive.  

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Una delle prime immagini che mi si presentano davanti al parco che colpiscono la mia attenzione, e' il castello del borgo medioevale del Valentino, immerso nella vegetazione di cui solo una torre spicca dagli alberi.Tutto il borgo,costruito nel 1884, è stato fatto per riprodurre un borgo feudale del XV secolo La giornata è molto afosa,  la vampata di calore africana continua a non dare tregua e ogni zona d' ombra, elargische un minimo di refrigerio. Il parco del Valentino oltre a essere a tutti gli effetti un ottimo posto per trascorrere tutta la giornata, vanta numerose attrazioni turistiche, le quali non possono essere che apprezzate da tutti coloro che le visitano.Il classico esempio e' proprio il castello medioevale, ove entrargli all' interno, riporta con la mente a un tempo lontano, quasi come a essere nuovamente a contatto con giullari di corte, regine , re e cavalieri imbarbati da cerimonia o da guerra. 

 

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Il parco offre una incredibile varietà di ambientazioni, variano dalla classica gita in barca sul fiume Po con l' imbarcazione VALENTINO 1 e VALENTINO 2, della GTT, a pagamento ovviamente, alla visita alla rocca dove armi medioevali possono essere visitate con una guida o senza.

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 All' interno del castello, sono a disposizione luoghi e negozi tipici per la rievocazione storica del periodo,dove si ripropongono edifici piemontesi e valdostani, accostati a costituire un nucleo abitato animato dalle botteghe artigiane. Dalla fontana  alla tettoia del forno per il pane, dal laboratorio del maniscalco, all'Ospizio per accogliere i pellegrini. Sotto il portico della Casa di Bussoleno è allestita una cartiera, ove l'antica pila a magli sfilaccia gli stracci per la carta. Dietro alla facciata della chiesa è da pochi anni allestita una sala mostre, dove, in determinati periodi, si propongono al pubblico esposizioni e allestimenti temporanei.   
 

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  Una chiesetta all' interno del castello puo' ospitare poche decine di persone che possono visitarla in maniera fulminea: basta entrarci per rendersene conto!Sicuramente adatta alla preghiera e alla meditazione, di certo non per celebrare celebrazioni dove numerose persone sarebbero impossibilitate nell' entrarci.  Camminando all' interno del castello,  sotto i porticati, si può ammirare uno spettacolo che solo la semplicità della natura può offrire: un nido di rondine con relativa famiglia al suo interno, scruta passanti senza spaventarsi, senza emettere alcun suono: solo uno sguardo di curiosità.

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Continuando la nostra visita, non possiamo che fermarci nuovamente a osservare sul come diverse persone, colgano occasione di intrattenersi nel prato che non manca all' interno del parco: un piccolo strappo alla regola per godersi il sole e un pacifico relax, magari in compagnia di una buona lettura.L' unica regola da tenere sempre in considerazione è sempre la stessa, quando si intraprendono azioni di questo genere: RISPETTO VERSO LA NATURA, RISPETTO PER IL PARCO STESSO.

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La meraviglia di questo parco, non si ferma solo a questo;piccoli stagni sono stati creati al suo interno con una significativa partecipazione di oche, anatre, cigni, aironi:il luogo è piuttosto pulito e affascinante, vale la pena fermarsi, davanti alle ringhiere per potersi godere nella semplicità, questi graziosi pennuti, ormai abituati alla presenza dei visitatori e quindi avvicinabili per foto e riprese per un bel ricordo.

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Nel cammino della nostra interessante osservazione, il Po continua a essere un attrazione alquanto curiosa.Quando non è interessato da pressioni meteo che lo alzano di qualche metro, rimane una discreta meta per poter camminare adiacente al suo corso d' acqua, di correre a piedi o in bici, in qualsiasi modo una persona ritenga di gustarselo come ritiene più opportuno.Ho scelto di rimanere a lato del parco, in modo da vedere la moltitudine di gente che passa sulla strada con risciò, pattini e combriccole di famiglie con le bici, nonchè coppie e amanti degli animali.  

Amare la propria città non è uno sbaglio, basta apprezzare le bellezze che la natura offre anche in luoghi cittadini e ricordate... una domenica nei parchi di ogni città può solo far assaporare una semplice  passeggiata, con chi volete.

 

 conte rovescio 

 

 

 

 

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20 giugno 2012 3 20 /06 /giugno /2012 13:35
Mentre in tutta Italia si boccheggia per il caldo e l' afa, al nord ovest, si verificano scontri di masse d'aria calde e un po' più fresche, generando un minimo di refrigerio per gli abitanti. L' effetto collaterale di questi scontri meteo caldi- umidi, generano temporali che possono essere anche di un certo rilievo: i fulmini che ne conseguono sono uno spettacolo che  può essere ammirato senza conseguenze, almeno.... dipende da dove ci si trova.
Anche ieri 18 giugno 2012 ci sono stati temporali sparsi, pochi fulmini, giusto per dare rinfresco anche in serata: il clou del caldo della sttimana sara' tra pochi giorni, allarmi della protezione civile sono stati già attivati per le persone anziane e chi soffre di caldo in modo spasmodico.Le avvisaglie per questo genere di condizioni meteo, comunque, sono attesie con nuovi forti temporali ma soprattutto grandinate, dopo quelli che nei giorni scorsi hanno causato gravi danni alle coltivazioni prima nel Pinerolese poi in provincia di Cuneo.  A favorire fenomeni temporanei di maltempo - spiega l’Arpa – e’ il confine ”con una struttura di bassa pressione posizionata sulle regioni nordoccidentali europee”. 
P1020564.JPG 
 
  Il meteo di questo tipo che stiamo assaporando amaramente, non sarà l'inizio dell' estate in maniera così irrompente, ci possiamo aspettare una fase calante dell' afa dal fine settimana, con conseguenze riallineamento con la media del periodo.
 
 
 
 
 
 

 

video e commenti sono miei, non ci fate caso!

 

 

 

 

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