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12 giugno 2012 2 12 /06 /giugno /2012 22:27

Credit: UCSB

Un team internazionale di ricercatori che comprende James Kennett, professore di Scienze della Terra all’Università della California di Santa Barbara, ha scoperto del materiale fuso in un sottile strato di roccia sedimentaria in Pennsylvania, nel South Carolina, e in Siria. Secondo i ricercatori, il materiale – che risale a circa 13.000 anni fa – si è formato a temperature comprese tra 1.700°C a 2.200°C, ed è il risultato di un impatto cosmico sulla Terra.Condurre una vasta gamma di test approfonditi, i ricercatori hanno definitivamente identificato una famiglia di nanodiamonds, compresa la forma impatto delle nanodiamonds chiamato lonsdaleite, che è unica per impatto cosmico. I ricercatori hanno anche scoperto che era sferule collisione a velocità elevate con sferule altri durante il caos di impatto. Tali caratteristiche, Kennett notato, non poteva essere formata attraverso antropica, vulcanico, o altri processi naturali terrestri. "Questi materiali costituiscono solo attraverso l'impatto cosmico"Studio supporta la teoria dell'impatto extraterrestre

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi nuovi dati sono gli ultimi a sostenere con forza la controversa ipotesi di Younger Dryas Boundary (YDB) , che propone un impatto cosmico avvenuto 12.900 anni fa, al momento della comparsa di un insolito periodo climatico freddo chiamato Younger Dryas. Questo episodio si è verificato in corrispondenza della grande estinzione della megafauna del Nord America, tra cui mammut e bradipi giganti di terra, oltre alla scomparsa della cultura preistorica. Evidenze morfologiche e geochimiche del materiale fuso confermano che non possiede un’origine vulcanica, né tantomeno umana. “La temperatura molto elevata appare identica a quella prodotta in noti episodi di impatti cosmici come il Meteor Crater in Arizona“, ha detto Kennett. “Le temperature estreme richieste – continua – sono uguali a quelli di una bomba atomica, sufficientemente alta per fare fondere la sabbia e farla bollire.” La prova che il materiale abbia origine cosmica si estende su tre continenti e copre quasi un terzo del pianeta, dalla California all’Europa occidentale, e persino in Medio Oriente.I dati suggeriscono che una cometa o un asteroide - probabilmente un grande corpo in precedenza frammentato, superiore a diverse centinaia di metri di diametro - è entrato nell'atmosfera con un angolo relativamente poco profondo. Il calore a biomassa è bruciato all' impatto, rocce superficiali fuse, e ha causato gravi perturbazioni ambientali. "Questi risultati sono coerenti con le scoperte in precedenza segnalati in tutto il Nord America del brusco cambiamento dell'ecosistema, l'estinzione megafaunal, il cambiamento culturale e umano e la riduzione della popolazione", ha spiegato Kennett.

 

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"La tempistica della manifestazione impatto ha coinciso con i cambiamenti più straordinari biotiche e ambientali oltre Messico e America Centrale negli ultimi 20.000 anni, come registrato da altri in vari depositi lacustri regionali", ha detto Kennett. "Questi cambiamenti erano grandi, brusco, e senza precedenti, ed erano stati catalogati e identificati da precedenti investigatori come un 'momento di crisi.' "

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1 giugno 2012 5 01 /06 /giugno /2012 23:08

Credit: Spiegel.de

Come riportato dall’autorevole Spiegel, uno sciame sismico sta interessando il confine tra la Germania e la Repubblica Ceca. L’attività sismica interessa la Baviera, la Sassonia e la Boemia ormai da metà Agosto, ma l’intensità delle scosse sembrano essere in aumento. Domenica scorsa una scossa sismica di magnitudo 4.0 ha interessato la regione di Vogtland, dove la popolazione ha dichiarato di cominciare ad avere timore di un sisma più forte. Un residente locale ha persino informato le forze dell’ordine credendo che ci fosse stata un’esplosione, non essendo a conoscenza che il forte boato fosse arrivato dalle profondità della terra. La statistica dice che i forti terremoti sono improbabili nella regione, ma le strutture nei pressi dell’epicentro sarebbero state costruite su un terreno molto soffice, e potrebbero quindi essere seriamente danneggiate dalle scosse. L’epicentro del sisma si trova a dieci chilometri dal villaggio di Novy Kostel nella Repubblica Ceca, facente parte del distretto di Cheb, nella regione di Karlovy Vary, in una grande vallata. Utilizzando le onde sonore però, i simologi hanno scoperto nella regione di Vogtland un serbatoio naturale di magma fuso che si accumula in rocce calde e profonde tra i 30 ed i 60 chilometri, proprio dove a prima vista nulla lascia presagire alla presenza di un vulcano. In realtà gli scienziati ne hanno trovato i resti risalenti probabilmente a 300.000 anni fa. Le caldissime rocce sotterranee, secondo un rapporto dei ricercatori, sono l’evidenza che il vulcano sta dando segnali di risveglio: dalle profondità della terra il magma sarebbe il responsabile dello sciame in atto. L’acqua bollente in risalita si insinua nelle fessure di roccia, scuotendo il terreno. A quanto pare, secondo i ricercatori del Centro Ambientale Leipzig-Halle, a risalire lentamente in superficie non c’è soltanto acqua, ma anche il magma.

Credit: sciencedirect

Nei pressi di quest’area esiste Mariánské Lázně, una città termale nella Regione di Karlovy Vary della Repubblica ceca. La città, circondata da montagne verdi, è un mosaico di parchi e case nobiliari. La maggior parte dei suoi edifici sono dei tempi d’oro della seconda metà del XIX secolo, quando molte celebrità si recarono nel luogo delle sorgenti curative di anidride carbonica. Non avevano idea che i bagni salutari contenessero gas che provengono da un serbatoio magmatico. “I flussi di gas vulcanici di elio-3 sono in quantità tali come solo nelle profondità dell’Etna, uno dei vulcani più attivi del mondo”, dice Karin Bräuer del UFZ. L’elio-3 è stato creato in profondità all’interno della terra – al contrario dell’elio-4, la versione corrente del gas nobile. I ricercatori hanno misurato il flusso di gas dal suolo, rilevando che negli ultimi anni ha cambiato composizione. La percentuale di elio-3, che proviene dal magma del mantello, rispetto alla percentuale di elio-4, è aumentata di 1/5 nell’ultimo periodo. Questo dimostra il magma ascendente. Il vulcano sotterraneo sta causando centinaia di lievi scosse sismiche da metà Agosto, permettendo alla terra di tremare anche a 100 chilometri dall’epicentro. Secondo le testimonianze dei residenti, il pavimento delle abtiazioni trema come se fosse transitato un camion. Per il momento la situazione appare sotto controllo, tenuta costantemente in osservazione. Cosa potrà accadere nel futuro non è facile dirlo, ma certamente l’antico vulcano sotterraneo sta facendo capire di essere tutt’altro che dimenticato.

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30 maggio 2012 3 30 /05 /maggio /2012 22:10

 Sahara: il più grande deserto del mondo che copre un terzo del continente africano. Nei tempi antichi, qualche migliaio di anni fa, questa vasta area è fertile prateria. Poi qualcosa è successo e il Sahara si e' trasformato in un deserto. Tra i tanti deserti nel mondo, il più vasto è il Sahara. Il nome ”Sah’ra” viene citato per la prima volta dallo scrittore arabo Ibn-el-Hakem, e significa il “vuoto”.

 Il Sahara si estende per oltre 8.000.000 di kmq ed è diviso in almeno 11 stati: Mauritania, Sahara occidentale, Marocco, Algeria, Mali, Tunisia, Libia, Ciad, Egitto e Sudan; il Sahara è formato da un unico blocco tabulare dell’era paleozoica, alto dai 300 agli 800 m. sul livello del mare, alla cui base si trovano rocce primarie in strati orizzontali, coperti per buona parte da terreni più recenti e interrotte da rocce eruttive.Ci fu un tempo in cui era anche ricoperto dai ghiacciai. Infatti, le tracce della glaciazione del tardo Ordoviciano (oltre 400 milioni di anni fa) sono particolarmente chiare in alcune zone del deserto del Sahara, dove sono ben visibili forme tipiche di modellamento glaciale del territorio. Poi fu invaso parzialmente dal mare; all’epoca dei dinosauri, per un certo tempo dell’era mesozoica (tra 200 e 65 milioni di anni fa), era bagnato da grandi fiumi, costellato da laghi e acquitrini.

Questo immenso deserto si trova in Africa settentrionale, tra 16° di longitudine ovest e 35° longitudine est.
Si estende dall’ Atlantico al Mar Rosso per una lunghezza di circa 4000 km, con l’unica interruzione della Valle del Nilo, e per una larghezza 1500-2000 km dal Mediterraneo fino alle regioni centrali dell’Africa, dove il passaggio da deserto a savana è a volte assai incerto e stabilito da fattori di ordine climatico.

        

 

Oggi ci sono prove sufficienti per dimostrare che il deserto del Sahara era una volta un ecosistema con un pascolo ed era un posto molto più umido di quanto non lo sia oggi.Nel Sahara non ci sono corsi d’acqua e quindi l’idrografia è rappresentata da una rete di valli disseccate e di fiumi fossili orientati verso il Niger, il Ciad, e il Nilo , nei quali scorre l’acqua solo in caso di piogge eccezionalmente abbondanti. Ricchissima è, invece, la circolazione sotterranea alimentata da numerose falde poste a diverse profondità che danno origine alla grande maggioranza delle oasi.

 

 Che cosa ha causato questo importante cambiamento climatico?

Molti scienziati ritengono che il Sahara si sia prosciugato a causa di un cambiamento dell' orbita della Terra, che colpisce l' irraggiamento solare, o la quantità di energia elettromagnetica che la Terra riceve dal sole.  Per usare parole più semplici, l'insolazione si riferisce alla quantità di luce solare che splende in giù su una particolare area a una certa ora. Dipende da fattori quali la posizione geografica, ora del giorno, stagione, paesaggio e tempo locale.

 Uno scienziato del clima, Gavin Schmidt, del NASA Goddard Institute for Space Studies, ha spiegato che circa 8.000 anni fa, l'orbita della Terra era leggermente diversa da come è oggi. L'inclinazione e' cambiata da circa 24,1 gradi rispetto alle attuali 23,5 gradi.

"Inoltre, la Terra ha avuto il suo massimo avvicinamento al Sole nell'emisfero settentrionale (con) l'estate nel mese di agosto", ha detto Schmidt.

"Oggi, quello più vicino approccio è nel mese di gennaio. Così, d'estate nel nord era più caldo allora di quanto lo sia ora".

Le variazioni di inclinazione orbitale della Terra e la precessione (o il movimento di ondeggiamento) si verificano a causa delle forze gravitazionali provenienti da altri corpi del sistema solare.Non a caso, si suppone che Nibiru, leggendario pianeta abitato dagli annunaki, ne sia il presunto responsabile, anche se non vi sono dati certi.

C'è stato un tempo in passato antico, quando Sahara era verde.

Per capire esattamente ciò che accade, immaginate una trottola quando è leggermente disturbata, come una trottola, la Terra oscilla un po 'troppo intorno al suo asse di rotazione. Questo cambia inclinazione tra circa 22 e 25 gradi circa ogni 41.000 anni, mentre la precessione varia a circa un 26 mila anni. Questi cicli sono stati determinati dagli astronomi e validati da geologi che studiano i record dei sedimenti oceanici.

"Se si ottiene una lunga serie di tempo che può essere ben datata, si dovrebbe essere in grado di vedere le frequenze nei dati che corrispondono ai periodi previsti dalla teoria", ha spiegato Schmidt.

Anche se gli scienziati concordano sul fatto che il Sahara era una volta un luogo verde, è ancora ampiamente dibattuto come il passaggio si è verificato. A causa della mancanza di paleo-ambientali record, gli  scienziati spesso devono ricorrere alla modellazione del clima.

Nel 1999, un gruppo di scienziati tedeschi hanno realizzato la simulazione al computer e hanno  utilizzato, per creare un modello di migliaia  di anni fa il clima della Terra .i Hanno concluso che la transizione climatica del Sahara si è svolta bruscamente, in un arco possibile di circa 300 anni.

 

C'è stato un tempo in passato, quando il Sahara era verde.

 

Ci sono però altri scienziati che sono in disaccordo con tali calcoli. Le prove del nuovo scenario vorrebbero  che la regione orientale del deserto del Sahara, in particolare l'area nei pressi del lago Yoa in Ciad, si sia essiccata lentamente e progressivamente a partire dalla metà periodo dell'Olocene.

"I risultati di questo studio sono che le caratteristiche sedimentologiche e geochimiche dei sedimenti lacustri confermare che il Sahara è stato, di essiccazione lenta di seimila anni fa, per raggiungere le condizioni attuali circa 1.100 anni fa", ha detto Pierre Francus, professore presso il National Istituto di Ricerca Scientifica in Quebec, Canada.

Gavin Schmidt appartiene al gruppo di scienziati che pensano che ci siano prove sufficienti di improvvisi cambiamenti del Sahara.

"Data la dipendenza molto forte della vegetazione sulla disponibilità di acqua, alla fine del 'Green Sahara' è nata improvvisamente circa 5.500 anni fa", ha detto Schmidt. "Così, un cambiamento molto lento in orbita (led) a un brusco crollo in tale ecosistema."

Il Sahara è una vasta area e non dovremmo respingere la possibilità che parti della terra siano  inaridite bruscamente mentre altre regioni, hanno un periodo di tempo più lungo per trasformarsi in un deserto.

 

 "Sembra che l'essicazione era progressista nella nostra zona, ma non significa automaticamente che è stato il caso in altri settori, come il Sahara Occidentale", ha detto Francus. "Non possiamo escludere completamente la possibilità di essicazione brusche. Comprendere le differenze regionali nel cambiamento climatico è la prossima sfida per gli scienziati del clima."

Come esempio, cita il Francus Dryas recente in cui il cambiamento climatico repentino n ha avuto luogo tra 12.800 e 11.500 anni fa.

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, la fine di questo periodo è stato particolarmente brusco quando, ad esempio, in Groenlandia, la temperatura aumentata di 18 gradi Fahrenheit in circa un decennio.

"Molti scienziati ritengono che i cambiamenti climatici improvvisi sono possibili in futuro, ma la natura, la direzione e l'intensità di questi cambiamenti molto probabilmente sarà region-dipendenti", ha detto Francus.

Francus anche notato che ci sono alcuni modelli che non possono prevedere un cambiamento brusco del clima a tutti. Alcuni scienziati ritengono che non c'è abbastanza conoscenza per comprendere i processi di guida questi cambiamenti in primo luogo perché è difficile modellare l'umidità del terreno e la copertura.

            

Per il momento non è ancora chiaro quanto tempo ci volle prima che l'intero Sahara si trasformò in un deserto.

Il Sahara si potrebbe essere prosciugato gradualmente o improvvisamente.

Quello che sappiamo è che il più grande deserto del mondo era solo qualche migliaia di anni fa un luogo verde rigoglioso. Per capire come il clima cambiate rispetto al passato e che tipo di forze naturali colpito questi cambiamenti, è possibile determinare le precise giochi di ruolo bahavior umane sul cambiamento climatico in corso.

"I modelli che vengono utilizzati per prevedere il clima futuro hanno bisogno di essere testati, e utilizzando le informazioni dal passato è un modo per raggiungere questo obiettivo", ha detto Francus.

Gli scienziati della NASA stimano il cambio di  inclinazione assiale della Terra ad una velocità di circa 2,6 centimetri ogni anno. Le variazioni di inclinazione orbitale della Terra influiscono il tempo e il clima.

 

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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 06:23

http://www.nextme.it/images/stories/Scienza/Scienzaambiente/pianura_padana.jpg

Terremoto in Emilia. Uno studio effettuato alcuni anni fa aveva messo in luce che alcune strutture geologiche nascoste hanno deviato i fiumi dal loro corso. E sono le stesse che hanno scatenato i terremoti nella Pianura Padana.

Il risultato è frutto di una ricerca realizzata dai geologi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Gianluca Valensise, coautore dell'articolo scientifico pubblicato allora su Annals of Geophysics, ha spiegato in una recente intervista in che modo sono state individuate le strutture sepolte.

Tutto comincia con la ricerca del petrolio da parte dell'Eni, che effettuò delle mappature all'epoca d'oro dell'esplorazione petrolifera in Pianura Padana, tra gli anni '40 e gli anni '70. Secondo l'esperto, tali mappature utilizzavano la tecnica della sismica a riflessione, che consisteva nel fare brillare dell'esplosivo e con un gran numero di sismografi disposti lungo allineamenti opportunamente tracciati nel misurare "il tempo di percorso delle onde sismiche tra la superficie, gli strati rocciosi sepolti che riflettevano parte dell'energia, e l'arrivo dell'energia rimbalzata in superficie".

In questo modo era possibile "disegnare il sottosuolo" e delineare le cosiddette anticlinali, ossia strutture nate dalla compressione degli strati rocciosi. Per rendere l'idea, simili alle pieghe che si formano su un tappeto spinto quando viene spinto contro un muro: "Poiché il petrolio tende ad accumularsi nelle anticlinali, conoscere l'esatta posizione di queste ultime consentiva di perforare a colpo quasi sicuro ed estrarre petrolio (o gas naturale)" spiega Valenise.

Tuttavia, a differenza del tappeto, le anticlinali sono la riposta superficiale "morbida" all'accavallamento delle sottostanti rocce, più rigide, lungo le faglie, ossia i piani di rottura che generano i terremoti: "Il movimento della faglia profonda (da 5-10 km ad alcune decine di km) dunque genera un’anticlinale, che pur essendo, come nella Pianura Padana, completamente ricoperta da un materasso di sedimenti marini e alluvionali spesso anche molte migliaia di metri, può comunque arrivare a deformare debolmente la superficie topografica, creando blande ma ampie depressioni o inarcamenti. Attraverso il tempo geologico l'attività tettonica finisce per interagire con il reticolo fluviale, attirando i fiumi nelle depressioni e respingendoli dalle zone che sono in crescita".

Proprio le deviazioni dei fiumi sono per i geologi di fondamentale importanza visto che permettono di conoscere le coppie faglia-anticlinale attive presenti al di sotto della Pianura Padana. “Sia l'Appennino che le Alpi sono due classiche catene montuose, che evolvono spostandosi la prima verso nordest e la seconda verso sud. Il sottosuolo della Pianura Padana è quindi il luogo di incontro di queste due catene, che idealmente 'strizzano' questa grande area depressa ad una velocità che i dati satellitari (GPS) indicano essere dell'ordine del centimetro per anno".

Ma a differenza di quanto è stato spesso ritenuto, la Pianura Padana, considerata un luogo non sismico, ha prodotto una violenta scia di terremoti, dal 20 maggio ad oggi. Valensise conclude con un paradosso: "La Pianura Padana è stata spesso snobbata dai geologi, che la consideravano noiosa, debolmente considerata dai sismologi, che spesso ed erroneamente hanno ritenuto che la sua piattezza indicasse la sua incapacità di generare terremoti, e vista da molti semplicemente come un territorio utile per l’agricoltura e l'industria. Pur nella sua drammaticità il terremoto del 20 maggio ne ha mostrato invece caratteristiche invisibili a occhio nudo".

"C'è da aspettarsi che questo terremoto darà l'impulso ad una nuova stagione di studi e ricerca scientifica su questa importante porzione del nostro territorio" conclude.

 

FONTE Francesca Mancuso

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22 maggio 2012 2 22 /05 /maggio /2012 21:30
Il “suono dell’ Apocalisse” dilaga su youtube. Dall’estate scorsa inquietanti boati sembrano scuotere i cieli del pianeta. Allarmate segnalazioni arrivano da Usa, Europa, Costa Rica, Russia, Australia. Ma cosa c’è di vero? E quale sarebbe la causa di questi fenomeni? “La fonte di una manifestazione così potente e immensa di onde acustiche a bassa frequenza – ha detto il geofisico russo Elchin Khalilov – non può che essere legata a processi energetici di larga scala, ad esempio alla ripresa dell’attività solare”.
L’intervista, diffusa dall’agenzia Wosco, ha eccitato i catastrofisti e irritato la comunità scientifica. “Le onde acustiche gravitive (Acoustic Gravity Waves o AGW) -commenta Cesidio Bianchi, ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – possono propagarsi nell’atmosfera in seguito a fenomeni di enorme potenza quali le eruzioni solari, che investono la Terra con grandi quantità di plasma.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Una frazione di particelle ionizzate, le più energetiche, impattano la ionosfera polare e attraverso meccanismi elettrodinamici, generano AGW che si propagano fino alle nostre latitudini. Ma si tratta sopratutto di infrasuoni, quindi rilevabili dagli strumenti e non dall’uomo”. Le AGW potrebbero essere provocate anche da esplosioni atomiche o da forti eventi sismici e per questo lo stesso Khalilov ha fatto ulteriormente discutere, proponendo di utilizzarle per prevedere i terremoti. “Ma questo è assurdo – aggiunge Bianchi – visto che le AGW si manifestano simultaneamente all’evento sismico e mai prima”.
 E tuttavia Khalilov ha avanzato anche un’ipotesi alternativa per spiegare gli Sky Hum: “il 15 novembre 2011 tutte le stazioni geofisiche della rete “Atropatena” che registrano anche le variazioni del campo gravitazionale terrestre, hanno rilevato un forte picco”. Le stazioni sono collocate a notevole distanza: Istanbul, Kiev, Baku, Istamabad e Yogyarta, in Indonesia. “Dunque – secondo Khalivov – un evento di questa portata potrebbe aver avuto origine nel nucleo terrestre e, poichè i processi che avvengono nel nucleo regolano l’energia interna del pianeta, dovremo aspettarci per la fine del 2012 un aumento di terremoti, eruzioni, tsunami ed eventi climatici estremi, con un massimo nel 2013/2014, quando l’attività solare toccherà il picco”. Un’ulteriore allame, che ha spinto la comunità scientifica a reagire di nuovo.
  Se è vero che il campo magnetico terresre, che si genera nel nucleo a oltre 3mila km di profondità, ha accelerato un po’ la sua consueta variazione secolare, “cio non implica alcuna relazione tra nucleo e atmosfera – chiarisce Antonio Meloni, ricercatore dell’ Ingv – e anche in merito all’ipotizzata connessione tra AGW, campo magnetico e nucleo si può dire che non esiste alcuna conferma”.
 
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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 22:26

La Terra è un pianeta sorprendente e la nostra natura è piena di meraviglie. esistono anche i   canti delle piante .

Questa volta vorremmo focalizzare l'attenzione dei nostri lettori su un altro dei fenomeni geologici straordinari, vale a dire le cosiddette pietre della crescita. E 'difficile immaginare che le pietre possono davvero crescere, ma queste pietre sembrano essere vive!

Il rumeno Trovants Museo Riserva Naturale si trova a Valcea County, vicino alla strada che collega Ramnicu Valcea e Targu Jiu, 8 km da Horezu le ha scoperte e ne descrivera' le caratteristiche. 

Qui, in un piccolo villaggio chiamato Costesti, ci sono alcune pietre affascinanti e misteriose, chiamati trovants, che si ritiene di avere una vita in loro. Trovant geologicohe è un termine usato spesso in Romania.

Significa precisamente,  sabbia cementata.  Trovants sono fenomeni geologici che consistono in forme sferiche di sabbia cementata,  apparse a causa di qualche potente attività sismica.

I terremoti che hanno portato alla creazione dei primi trovants si suppone abbiano avuto luogo 6 milioni di anni fa.Ciò che rende questi trovants unici e misteriosi è che si riproducono dopo essere venuto in contatto con l'acqua. Dopo la pesante pioggia le pietre crescono a partire da 6-8 millimetri e finendo con 6-10 metri.

E 'davvero notevole!

Trovants in Romania sono le pietre che crescono.

 

Uno degli aspetti più strani su queste pietre è che anche se sono di dimensioni variabili, da un paio di millimetri, anche a 10 m, sono molto simili, tenendo conto di una legge naturale che dice non ci sono cose come le pietre identiche, inoltre, proprio come le famose rocce a Death Valley, California, i trovants spesso spostarsi da un luogo a un altro.

Gli scienziati ritengono che le pietre, crescono di dimensioni ad alto contenuto di sali minerali diversi, che sono sotto il loro guscio. Quando la superficie si bagna, iniziare a diffondere queste sostanze chimiche e mettere pressione sulla sabbia, rendendo la pietra "crescere".

 

A "vivente" pietra.

 

 

 

A trovant di forma strana.

 

Trovants Oggi sono protetti.

 

Tuttavia, nonostante i loro sforzi, gli scienziati non sono riusciti a trovare una spiegazione logica perché le pietre hanno estensioni che ricordano le radici. Se sono tagliate, le loro sezioni sono dotate di anelli colorati, proprio come gli alberi.

Queste pietre si comportano quasi come una sorta di inorganica sconosciuta forma di vita! Non possiamo negare che il nostro pianeta è veramente sorprendente!I residenti locali sono a conoscenza delle proprietà delle pietre insolite per più di 100 anni, ma non hanno mai visto le trovants sotto  alcuna attenzione particolare. Le pietre sono state spesso utilizzatiecome materiali da costruzione e pietre tombali.

Oggi, il Museo Trovants in Romania è protetta dall'UNESCO.

fonte

 

 

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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 21:53

foto-terra-121-megapixel

 

Quella che vedete qui sopra è un’immagine davvero stupefacente, che ritrae per la prima volta la Terra tutta intera a una definizione di ben 121 megapixel ossia HD. E’ stata ottenuta grazie alle immagini scattate dal satellite idrometerologico russo Electro-L attraverso il suo sensore di ultima generazione. Si può considerare l’unico vero erede della celebre Blue Marple della Nasa ossia la famosa Biglia Blu che per anni è stata presa come simbolo della foto spaziale perfetta del nostro pianeta. Un unico scatto che immortala il pianeta in toto, senza collage oppure senza sfruttare software che vanno a manipolare eccessivamente ciò che l’occhio del satellite ha bloccato per sempre in digitale. Ma andiamo a scoprire come è stata ottenuta questa foto e come funziona, con tanto di video e cosa offre il satellite.

Iniziamo dalla risoluzione che è da 121 megapixel e permette di mostrare una definizione mai vista prima con ogni pixel che equivale a un chilometro nella realtà. Merito dell’evoluto e potente strumento orbitante Electro-L ossia un satellite idrometerologico che si occupa dell’osservazione dello stato di salute dei bacini d’acqua del nostro pianeta e allo stesso tempo studia le variazioni climatiche. Essendo dotato di sensori fotografici, è possibile sfruttarlo anche come una sorta di fotocamera ad altissima risoluzione che orbita intorno alla Terra. E così è stato scattato un ritratto a 121 megapixel dell’intero pianeta, meraviglioso.

 

Ovviamente non è l’unico scatto della Terra completa che ottiene il satellite Electro-L, visto che ogni giorno dal 2011 invia foto a intervalli di 30 minuti. Alcune sono focalizzate su determinate parti della Terra, altre la ritraggono integralmente. Il satellite orbita a un’altitudine di 36.000 km sul piano equatoriale ed è geostazionario ossia ruota alla stessa velocità del pianeta, come se fosse ancorato a un punto fisso sulla superficie.

 

Sono presenti anche diversi video (vedi sopra e sotto) che mostrano l’emisfero settentrionale combinando tre lunghezze d’onda della luce visibile e una nell’infrarosso. In questo caso, il colore arancione sull’immagine raffigura la vegetazione evidenziandola rispetto al resto dell’ambiente. Le diverse colorazioni degli oceani mostrano i gradi di profondità, è possibile individuare anche diverse formazioni nuvolose che però non nascondono eccessivamente il panorama. Sul sito ufficiale del progetto è possibile ammirare una corposa fotogallery con altri scatti a colori naturali.

 

 

 

http://www.tecnocino.it/

 

 

 

 

 

 

 

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13 maggio 2012 7 13 /05 /maggio /2012 21:08

Una delle specie piu' grandi che popolano gli oceani, da migliaia di anni, hanno sempre affascinato con il loro canto, ma cosa significa realmente?

Una specie come la megattera,ha un ''canto'' che e' eseguita solo dai maschi e solo durante la stagione dell'accoppiamento; lo scopo dei cantisecondo esperti, dovrebbe essere una parte importante per aiutare la loro selezione naturale. Se le canzoni siano un comportamento competitivo tra maschi che seguono uno stesso potenziale partner, un sistema per definire il territorio o una tecnica di corteggiamento da maschio a femmina non è conosciuto ed è tuttora soggetto di studi.

 La "voce" di questi enormi e pacifici mammiferi  ha sempre creato domande e misteri che hanno alimentato la vita stessa degli oceani. Il canto delle balene consiste in una serie di suoni prodotti dalle balene per poter comunicare.In pochi sanno che i canti seguono una struttura distinta e gerarchica. La parola "canto" è usata per descrivere il campione di suoni prevedibili e ripetibili prodotti da determinate specie di balene (specialmente la Megattera, Megaptera novaeangliae) in un modo che ai cetologi ricorda il canto umano.Una collezione di quattro o cinque unità è conosciuta come sotto-frase,  dura forse dieci secondi. Una collezione delle due sotto-frasi costituisce una frase. Una balena ripete tipicamente la stessa frase da due a quattro minuti (fenomeno conosciuto come tema). Una collezione di temi è riconosciuta come un canto. La balena ripeterà lo stesso canto, che dura forse venti minuti, di nuovo e di nuovo nel corso delle ore o persino dei giorni.

Il processo biologico usato per produrre i suoni varia da una famiglia di Cetacei all'altra. Tutti i Cetacei, comunque, (balene, delfini e focene) sono molto più dipendenti dal suono per la comunicazione e i sensi rispetto ai loro cugini terrestri perché l'assorbimento della luce da parte dell'acque rende la visione difficile e perché il movimento relativamente lento dell'acqua rispetto all'aria diminuisce l'efficacia del senso dell'olfatto.Le balene che occupano le stesse regioni geografiche tendono a cantare canzoni simili, solo con leggere variazioni.Invece balene che vivono in regioni che non si sovrappongono cantano collezioni di unità completamente differenti. Le balene non hanno la struttura delle "labbra foniche". Posseggono invece una laringe che sembra giocare un ruolo principale nella produzione del suono, ma che è priva delle corde vocali. Gli scienziati restano quindi incerti sull'esatto funzionamento del meccanismo.

Megattera
spettrogramma, velocità 10x

Il processo comunque, non può essere completamente analogo a quello dell'uomo, poiché le balene non devono espirare per produrre suoni. È probabile che riciclino l'aria nel corpo a questo scopo. Anche i seni craniali possono essere usati per creare i suoni, ma ancora una volta i ricercatori non sanno spiegare come. Mentre si ritiene che i complessi e cupi suoni della Megattera (e di alcune balenottere azzurre) siano principalmente utilizzati per il corteggiamento, i suoni più semplici di altre balene vengono utilizzati durante tutto l'anno. Le megattere producono inoltre una terza classe di suoni detti richiamo del pasto (feeding call). Questo è un suono prolungato da cinque a dieci secondi, con frequenza quasi costante. Le megattere generalmente si nutrono cooperativamente raggruppandosi, nuotando sotto banchi di pesci e tagliando verticalmente attraverso il pesce e contemporaneamente fuori dall'acqua. Prima di questi movimenti le balene eseguono i loro feeding call. Lo scopo esatto del richiamo non è conosciuto, ma le ricerche suggeriscono che i pesci sappiano riconoscerli. 

Mentre gli Odontoceti (inclusa l'orca) sono in grado di utilizzare l'ecolocalizzazione (essenzialmente l'emissione di ultrasuoni) per rilevare la dimensione e la natura degli oggetti con molta precisione, questa capacità non è mai stata dimostrata per i Misticeti. Inoltre, a differenza di alcuni pesci come gli squali, il senso dell'olfatto di una balena non è altamente sviluppato. Perciò, dato che la scarsa visibilità degli ambienti acquatici e il fatto che il suono viaggia così bene nell'acqua, suoni nella fascia udibile dall'uomo trovano un ruolo nella navigazione delle balene.

 

Se le canzoni siano un comportamento competitivo tra maschi che seguono uno stesso potenziale partner, un sistema per definire il territorio o una tecnica di corteggiamento da maschio a femmina non è conosciuto ed è tuttora soggetto di studi. L'interesse per il canto delle balene venne sollecitato dai ricercatori Roger Payne e Scott McVay, che analizzarono i canti nel 1971. I canti seguono una struttura distinta e gerarchica. Le unità di base del canto (talvolta chiamate "note" per praticità) sono emissioni unitarie ed ininterrotte di suoni che persistono fino ad alcuni secondi. Questi suoni variano in frequenza da 20 Hz a 10 kHz (la banda tipicamente udibile da un umano è da 20 Hz a 20 kHz).

Le unità possono essere modulate in frequenza (es. la tonalità può salire, scendere o rimanere costante durante la nota) o anche modulato in ampiezza (salire di volume o diventare più silente). Una collezione di quattro o cinque unità è conosciuta come sotto-frase, che dura forse dieci secondi. Una collezione delle due sotto-frasi costituisce una frase. Una balena ripete tipicamente la stessa frase da due a quattro minuti (fenomeno conosciuto come tema). Una collezione di temi è riconosciuta come un canto. La balena ripeterà lo stesso canto, che dura forse venti minuti, di nuovo e di nuovo nel corso delle ore o persino dei giorni. Questa gerarchia a "matrioska" dei suoni ha catturato l'immaginazione degli scienziati. Inoltre, ogni canto di balena evolve lentamente col tempo.

 Nel corso di un mese una particolare unità che era cominciata come una tonalità con gradazione verso l'alto (con aumento di frequenza) può lentamente appiattirsi e divenire una nota costante, mentre un'altra unità può prontamente aumentare di volume. Cambia anche il ritmo di evoluzione del canto di una balena - in alcuni anni il canto può variare abbastanza velocemente, in altri anni potrebbe non essere annotata una grande variazione. Di seguito immagini molto belle di questo animale e il video del loro canto.

balena1

balena 2

 

Ad esempio, la profondità dell'acqua o la presenza di un grande ostacolo di fronte possono essere rilevati mediante i suoni vigorosi emessi dai Misticeti. Due gruppi di balene, le Megattere e le sottospecie di balenottera azzurra trovate nell'oceano indiano, sono note per la produzione dei suoni ripetitivi in varie frequenze conosciuti come canto delle balene. Il biologo marino Philip Clapham descrive il canto come il "probabilmente più complesso nel regno animale" (Clapham, 1996). I maschi delle Megattere eseguono le vocalizzazioni solo durante la stagione dell'accoppiamento, facendo supporre che lo scopo dei canti sia aiutare la selezione naturale.

 

 


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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 18:36

 

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L'Etna è il vulcano attivo più grande d'Europa e uno tra i più grandi del mondo. La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1600 km2, con l'asse maggiore in direzione Nord-Sud lungo circa 60 km e quello minore in direzione Est-Ovest di circa 40 km. Il suo volume è intorno ai 500 km3.

Il perimetro di 150 km è segnato dai fiumi Simeto e Alcantara e, per circa 30 km, dal Mar Ionio. A Sud, la piana di Catania separa il vulcano dai monti Iblei, più antichi e di origine vulcanica, a Nord confina con i Monti Peloritani, costituiti prevalentemente da rocce granitiche.

Fino a 500 m s.l.m. l'inclinazione dei fianchi a Est e a Sud non supera i 3°. Allo stesso livello, a Nord-Ovest, l'inclinazione è di 10°. Sopra i 1800 m vi è un brusco aumento di pendenza in corrispondenza del cono Mongibello e a 2900 m di quota l'inclinazione dei fianchi è di 25°. Il diametro basale del cono Mongibello è di circa 10 km.

La parte terminale dell'Etna ha la forma di un cono con fianchi inclinati di 32°, diametro basale intorno ai 2 km e un'altezza di circa 260 m. La punta di questo cono è troncata dal cratere centrale, con diametro di 500 m e perimetro dell'orlo di circa 1700 m, che rappresenta il punto di sbocco del condotto di alimentazione centrale.

Almeno una delle numerose bocche presenti sul cratere centrale è quasi sempre attiva con emissione di lava o sbuffi di gas e cenere. Quando il magma si trova a livelli più profondi e non vi sono eruzioni, le bocche del cratere centrale sono soggette a frequenti franamenti. Per questo la cima dell'Etna cambia continuamente forma. La sua altezza misurata nel 1994 era di 3321 m s.l.m.

Attualmente sul cratere centrale vi sono due profonde strutture, La Voragine, formatasi prima del 1950 e la Bocca Nuova, formatasi nel 1968. La Bocca Nuova aveva in origine un diametro di soli 8 metri, ma già nel 1983 presentava un diametro di 300 metri.

Nel 1911, sul versante esterno del Gran Cono, a quota 3100 m s.l.m., si è formato il Cratere di Nord-Est, dove si è avuta attività persistente tra il 1960 e il 1970. Il perimetro del cratere è di circa 800 m e la sua altezza è cresciuta nel tempo per trabocchi di lava e per l'accumulo di materiale eruttato nelle fasi di attività stromboliana. La bocca eruttiva si è progressivamente spostata verso l'alto al crescere dell'altezza del cono. Nel 1970 diventa il punto più alto dell'Etna, nel 1973 è a 3290 m di quota e nel 1978 raggiunge 1 3345 m s.l.m.

L'intero edificio può essere considerato come la successione di coni sviluppatisi uno sopra l'altro, intorno a uno stesso punto di risalita del magma. Data la successione di differenti coni uno sull'altro, costruiti da fasi eruttive diverse, la struttura interna del cratere di Nord- Est è particolarmente complessa.

Il cono terminale divide la piattaforma su cui è impostato in due terrazze: una a Sud-Est, detta Piano del Lago e una a Nord-Est che forma in parte la Valle del Leone. Queste due strutture sono i resti di antichi crateri, colmati dai prodotti dell'attività successiva.

Il Cratere del Piano, quasi completamente coperto dal cono terminale, ha una forma circolare con un diametro di circa 2600 m. Il pianoro nell'area occidentale è detto, per la sua forma, Cratere Ellittico.

Il versante orientale dell'Etna è inciso da una vallata profonda, la Valle del Bove, sulle cui ripide pareti si vedono sovrapposti i prodotti eruttati nelle ultime decine di migliaia di anni. La Valle del Bove è lunga 8 km e larga 5. La scarpata è alta 1200 m sotto l'attuale cratere principale e diminuisce fino a poche centinaia di metri verso Est.

Il fondo della Valle del Bove è ricoperto dalle colate di lava recenti, emesse sia dal cono centrale che da bocche eruttive apertesi sui fianchi o all'interno della depressione stessa. Un'altra vallata più piccola, Val Calanna, si trova a Sud-Est della Valle del Bove. La Val Calanna è lunga 3 km e larga 2, ha un fondo piatto ricoperto da colate di lava recenti.

Numerose eruzioni dell'Etna sono avvenute lungo fessure apertesi sui fianchi del vulcano. Quando le pareti si fratturano e inizia un'eruzione laterale, in genere cessa l'attività ai crateri centrali. Le pendici dell'Etna sono disseminate di centinaia di coni, alcuni molto grandi come il Monte Minardo, il Monte Ilice, i Monti Rossi e i Monti Silvestri. Altri sono piccoli conetti che si sono formati nei pressi di bocche eruttive effimere o attive per breve tempo.

L'Etna è definito un vulcano composito (o strato-vulcano). Il termine definisce le strutture vulcaniche con pendenza dei fianchi progressivamente in aumento verso l'alto per il regolare accumulo di prodotti derivanti da alternate fasi esplosive ed effusive intorno a una bocca eruttiva centrale.

La definizione non è perfettamente appropriata per l'Etna, costituito prevalentemente da colate di lava. La pendenza dei suoi fianchi è il risultato di una moderata attività persistente al cratere centrale che accresce con piccole colate di lava la parte sommitale più rapidamente rispetto alla base, interessata solo dalla sporadica attività laterale.

L'ampio apparato dell'Etna si è costruito attraverso fasi di attività e periodi di riposo e di erosione.I punti di risalita del magma si sono spostati nel tempo e hanno conferito al vulcano la forma irregolare attuale.

Le previsioni degli esperti

 

“Siamo nella fase in cui le eruzioni si susseguono ogni 5-6 giorni. Di solito questo andamento precede un’eruzione importante”. Parla con la sicurezza dello studioso Salvatore Giammanco, ricercatore della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ricercatore e attento osservatore dei segnali emessi dalle postazioni collocate dall’INGV sul monte Etna e nella Valle del Bove, che degrada verso la costa orientale-jonica della Sicilia. “Abbiamo registrato un aumento del tremore vulcanico circa tre ore prima dell’attività stromboliana”. Intorno alle 10 di ieri il vulcano si è illuminato, con lingue di fuoco pirotecniche, visibili anche da Barcellona Pozzo di Gotto, circa 50 km a nord dell’Etna. “Le eruzioni si vedono da tutta l’isola: l’Etna è alto 3330 metri”, precisa sorridendo Giammanco.

DA GENNAIO DI QUEST’ANNO ERUZIONI SEMPRE PIU’ FREQUENTI
Vi è una ciclicità negli ultimi fenomeni attivi dell’Etna. “Da una al mese, nei primi sei mesi dell’anno, si è passati a una eruzione ogni 15 giorni e, ora, a una ogni 5-6 giorni e durano circa un paio d’ore. E’ il segnale evidente di una ripresa massiccia dell’azione eruttiva del vulcano, normalmente invece caratterizzata da emissioni di gas o da attività stromboliana”. ‘Attività stromboliana’ è un termine scientifico che sta ad indicare “una sequenza ritmica e continua di esplosioni all’interno del cratere”. Il magma, che fonde a una temperatura tra i 1050 e i 1100 gradi centigradi, si muove nelle viscere e genera gas che portano alla fuoriuscita di fontane di lava alte, mediamente, in eventi di questo tipo, 500-600 metri oltre la sommità del cratere in eruzione . “La ‘fontana’ più alta la misurammo il 4 settembre del 1999, quando raggiunse 2 km di altezza”, spiega Giammanco. “Le ceneri, invece, sotto la spinta termica, per effetto delle correnti convettive atmosferiche e dei gas sprigionati si spingono anche oltre i 20 km di altezza”. Fumi densi, di colore grigio nero, carichi di polvere incandescente, raffreddata a contatto con l’aria più fredda, che finiscono spesso per offuscare la visione dello spettacolo eruttivo. E che soprattutto riversano a terra tonnellate di cenere, con la conseguente chiusura dell’aeroporto di Catania e gli inevitabili disagi in città e nelle zone limitrofe, per la popolazione e le colture. Sono circa 900 mila gli abitanti interessati dall’attività dell'Etna.

LE ERUZIONI SI POSSONO PREVEDERE
“L’Etna in questi giorni scarica in media tra i 700 mila e 1 milione di metri cubi di lava per ogni eruzione”. Sono numeri grandi, che stupiscono. “Ma non è niente. Un’eruzione importante arriva a riversare varie decine e talora centinaia di milioni di metri cubi di lava fuori dal vulcano”, tiene a precisare Giammanco. Dunque quella attesa a breve avrà una portata simile? “In base alle nostre previsioni sì”. I terremoti non si possono prevedere, le eruzioni dei vulcani sì? “Certamente. Voglio sfatare una volta per tutte questa opinione: l’uomo è in grado di prevedere le eruzioni dei vulcani, magari con poche ore di anticipo, ma può farlo”, afferma con tono apodittico Salvatore Giammanco. Allora anche quella del vulcano islandese che ha paralizzato per settimane i voli di mezzo emisfero. E quando dovrebbe avvenire la prevista ,imponente eruzione dell’Etna? A giorni o tra qualche mese? La risposta giunge al termine di una serie di domande rivolte al nostro studioso per chiarire meglio l’origine di questi fenomeni e ciò che ci si deve ancora aspettare da ‘A Muntagna, come i siciliani chiamano il loro vulcano.

L’Etna nasce dallo scontro tra la placca euroasiatica che spinge da nord e la placca africana che spinge da sud.
E’ vero. Viene spesso rappresentato come uno scontro frontale, ma è anche laterale. Più esattamente, la placca africana tende ad andare sotto quella euroasiatica.

Quando c’è un’eruzione vuole dire che c’è stato o c’è contemporaneamente anche un movimento delle placche?
Non è proprio così. Il magma si forma per il movimento delle placche, ma, una volta formato, ha vita propria. Certamente, se vi è stato uno spostamento delle placche anche molto tempo prima, questo può dare le sue conseguenze sulla struttura endogena del vulcano.

Questo cosa vuol dire?
Che a seguito del movimento delle placche si possono formare fratture e spazi vuoti nella crosta terrestre, diciamo per semplificare. Il mantello terrestre, un composto semifluido e plastico, che si trova normalmente a 30 km di profondità, va a finire in questi spazi vuoti e fonde, perché da una situazione di alta pressione passa a pressioni più basse. Per dare meglio l’idea, è come una bottiglia di spumante, che resta chiusa grazie alla pressione, forte, del tappo. Una volta tolto, la pressione si abbassa e lo spumante esce. Ecco, diciamo che quando la crosta cede c’è una “stappatura” del mantello e si forma il magma.

Che a un certo punto deve uscire. Come fa?
Nel caso dell’Etna, sale dai condotti vulcanici, normalmente quelli centrali, ma occasionalmente anche da quelli eccentrici, cioè totalmente separati dai condotti centrali. I crateri sommitali sono espressione della risalita del magma dai condotti centrali. Attualmente i crateri in cima sono quattro: la Voragine e la Bocca Nuova, che si sono formate all'interno del Cratere Centrale rispettivamente nel 1945 e 1968, il Cratere di Nord-Est, che esiste dal 1911 che è attualmente il punto più alto dell'Etna (3330 m), e infine il Cratere di Sud-Est, nato nel 1971, che è quello che sta dando vita alle attuali fasi eruttive.

Se la quantità di magma non viene smaltita all’esterno che succede?
Il magma quando si accumula spinge e di solito esce dalle parti più deboli dell’Etna, qual è in particolare il versante jonico. Ma attenzione, se la quantità di magma non ce la fa ad uscire dai crateri centrali, il vulcano si può spaccare anche lateralmente. E può essere distruttivo.

Perché il versante jonico è il più debole?
L’Etna ha 500 mila anni di vita. E non è sempre stato lì. L’Etna moderno è il risultato dell’edificazione e del successivo smantellamento di una ventina di precedenti vulcani. In passato, fino a circa 12 mila anni fa, era alto 4400 metri. Poi ci fu un’eruzione devastante che distrusse mille metri della sommità del vulcano

E’ il cratere di Sud-Est che rende l’Etna più debole?
E perché in questo momento è il più attivo? Perché si colloca all’intersezione di due grosse strutture di faglia, che regolano di fatto la vita del vulcano. Mi spiego. Il magma risale attraverso due faglie principale una diretta verso sudest, l’altra verso nordest. Le due faglie si incrociano proprio sotto il cratere di Sud-Est. E dunque questa parte è più debole perché qui il magma può raggiungere più facilmente la superficie. Da considerare, che il versante di sudest dell’Etna “frana” di alcuni millimetri ogni anno verso il mare. Comunque, noi continuiamo a dire che l’Etna sta eruttando dal cratere di Sud-Est, ma si tratta in realtà di una nuova bocca eruttiva, formatasi nel 2009, e spostata più in direzione Est, verso il mare.

Le eruzioni sono accompagnate da scosse telluriche?
Non sempre. Per esempio, nel 2001, 2002 e nel 2008, per citare i casi più recenti, abbiamo registrato anche numerose e forti scosse di terremoto, avvertite dalla popolazione, ma solo perché si è trattato di eruzioni laterali, che si hanno cioè, come dicevamo, solo quando il magma apre una nuova via di fuga sul fianco del vulcano.

Dunque, il terremoto non si può prevedere, le eruzioni dei vulcani sì.
Noi come INGV abbiamo stazioni sismiche e stazioni Gps che permettono di seguire il percorso del magma verso la superficie. Poi, ci sono le stazioni che misurano la fuoriuscita di anidride solforosa dalla cima dell’Etna, primo segnale dell’arrivo di un nuovo quantitativo di magma. Ripeto, l’uomo può prevedere le eruzioni. E in effetti, noi mandiamo dei comunicati alla Protezione civile, alle Prefetture e agli organi competenti con ore, molte ore di anticipo rispetto al fenomeno eruttivo. Quindi, parlano le carte.

In caso di eruzione importante dell’Etna, quali rischi corre la popolazione?
I rischi per la popolazione sono praticamente nulli, dato che le eruzioni etnee sono ben "annunciate" e, anche nel peggiore degli scenari, danno il tempo di prendere i necessari provvedimenti. Si tratta comunque di rischi legati essenzialmente all'invasione da parte di colate laviche, che quindi mettono a repentaglio le proprietà terriere e le abitazioni.

Quali sono i comuni più esposti?
Sono quelli del versante meridionale del vulcano (ad esempio, Ragalna, Belpasso, Nicolosi) ed alcuni del versante orientale (Zafferana Etnea, Fornazzo, Sant'Alfio), che sono cioè quelli più prossimi alla zona sommitale del vulcano (anche se ne distano circa 10-15 km). C'è poi il rischio da ricaduta di ceneri e lapilli vulcanici, che riguarda praticamente tutti i comuni del versante meridionale e di quello orientale del'Etna. In quest'ultimo caso, tuttavia, i danni sono limitati e al più si tratta di avere l'incomodo di ripulire tetti e strade.

Sarà necessario procedere all’evacuazione di alcune zone?
I piani di evacuazione vengono predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile a vari livelli (comunale, provinciale e regionale, nonché nazionale nel caso di eventi particolarmente forti); per quanto mi risulta i piani di evacuazione esistono per tutti i centri abitati dell'area etnea già da tempo, anche se come già detto prima per fortuna negli ultimi decenni non c'è stato bisogno di metterli in pratica.

La frequenza delle emissioni aumenta, vuol dire che si sta avvicinando la forte eruzione?
Bella domanda. Non è detto.

E allora la grande eruzione quando arriverà?
Mi tengo largo e dico entro i prossimi sei mesi.

Forse anche nei prossimi tre?
Forse.

 

 

FONTE

 

 

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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 21:21

Non potrei passare queste deliziose foto alla mia sola vista senza rendere partecipe chi mi segue, giorno dopo giorno, cosicche' carissimi, ho voluto cercare in ogni angolo del web, delle foto che riprendono la Luna nella sua maestosita' della sua pienezza:

gli scatti che vedrete sono di ogni parte del mondo.

Supermoon picture: full moon over Christ the Redeemer in Rio, 2012

Photograph by Victor R. Caivano, AP    Rio de Janeiro, Brazil

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