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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 23:20
Non c'è pace per il vulcano Vesuvio che grazie alle perforazioni '' senza rischio'', continua a preoccupare migliaia di persone che vivono vicino ad esso:deboli terremoti che spaventano e che inducono il Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli a partecipare  a Napoli nella sede dell’Osservatorio Vesuviano a un incontro di aggiornamento organizzato dalla Regione Campania e dal Dipartimento stesso sullo stato dell’area flegrea, una vasta zona di origine vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli. Oltre ai sindaci di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, ai Commissari straordinari dei Comuni di Marano e Quarto e all’assessore all’urbanistica del comune di Napoli, hanno preso parte alla riunione anche l’assessore alla protezione civile della Regione Campania, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano e il Vicario del Prefetto di Napoli. Obiettivo della riunione è stato fornire ai Sindaci, in qualità di prime autorità di protezione civile, un quadro scientifico di aggiornamento sulla situazione ai Campi Flegrei che, sulla base delle ultime rilevazioni sullo stato di attività del vulcano presentate dall'Osservatorio Vesuviano, riportano alcune variazioni rispetto ai parametri tecnico-scientifici ordinariamente monitorati.
 
L’eruzione della caldera flegrea potrebbe comportare flussi piroclastici in grado di abbattersi in pieno sulla collina di Posillipo, mentre i venti nella stratosfera indirizzerebbero le ceneri vulcaniche direttamente sulla città di Napoli. Lo scenario - da brividi - è contenuto nella relazione della commissione nazionale rischi sismici e vulcanici istituita due anni e mezzo fa dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Nella caldera potrebbero aprirsi bocche eruttive in due punti: una in particolare, quella al limite del territorio napoletano, avrebbe una capacità eruttiva tale da proiettare i flussi piroclastici, cioè i frammenti emessi dall’esplosiva eruzione, direttamente sulla collina di Posillipo incenerendola in pieno.
Un lavoro delicato giunto alle battute finali. Una relazione al momento ancora top-secret, ultimata dai tecnici nelle scorse settimane dopo due anni e mezzo di lavoro.

L’incontro è stato funzionale anche ad accelerare le attività di pianificazione degli enti locali e territoriali, a partire dalla condivisione delle procedure per il flusso delle comunicazioni ai diversi enti interessati. Convocazione della Commissione Grandi Rischi. Sempre in relazione ai fenomeni riscontrati, il Dipartimento della Protezione Civile ha richiesto al Presidente della Commissione Grandi Rischi la convocazione della sottosezione Rischio vulcanico della Commissione, che dovrà esprimere valutazioni tecniche sul quadro scientifico rappresentato dall'Osservatorio Vesuviano e sui livelli di allerta da attivare rispetto al Piano nazionale dei Campi Flegrei attualmente vigente. Il nuovo scenario per il Piano nazionale di emergenza. L’incontro è stata anche occasione per il Dipartimento di comunicare che il nuovo possibile scenario pre-eruttivo ed eruttivo di riferimento per il Piano nazionale di emergenza per i Campi Flegrei è in via di ultimazione e sarà a breve disponibile. Per il suo aggiornamento e per la ridefinizione dei livelli di allerta, era stato istituito un Gruppo di lavoro con il decreto del Capo Dipartimento dell’11 maggio 2009.
Il Piano identifica un’area rossa, potenzialmente soggetta allo scorrimento dei flussi piroclastici, e un’area gialla, potenzialmente interessata dalla ricaduta di ceneri e lapilli. Corso di formazione sul Rischio vulcanico. Contestualmente alla prossima divulgazione del nuovo scenario per il Piano nazionale di emergenza per i Campi Flegrei, il Dipartimento della Protezione Civile insieme alla Regione Campania e all’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv hanno organizzato un ciclo di formazione sul tema “Protezione Civile e Rischio Vulcanico: Vesuvio e Campi Flegrei”, rivolto al personale dei comuni, ai volontari e alle strutture operative dell’area flegrea, vesuviana e di Napoli. Partirà lunedì 26 novembre il primo ciclo di formazione rivolto al personale dei comuni dell'Area Flegrea. Il corso sarà della durata di quattro giorni: i primi due di lezione teorica in aula e gli ultimi due dedicati alla visita dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell'Osservatorio Vesuviano.(il dipartimento della protezione civile)
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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 22:57

Amanti del freddo e giubbotti pesanti, potrete essere finalmente soddisfatti anche voi:  entro il 4 dicembre arriveremo ai -5°C, mentre le temperature in quota saranno passate dai -12°C ai -30°C. Parliamo in particolare delle zone del Piemonte e dell’Ovest Lombardia. Arriverà la neve in pianura e preparerà un ultimo mese perfetto per entrare nella stagione invernale, che inizia con l’ingresso del mese di Dicembre quando il giorno 22 dicembre , solstizio d’inverno, inizia ufficialmente l’inverno astronomico. Tale mese è caratterizzato da una diminuzione del regime pluviometrico a livello nazionale complice il minor apporto caldo-umido dai quadranti meridionali, ottimo carburante per i sistemi frontali, ma anche ad una maggior interferenza delle correnti settentrionali, più secche e quindi meno piovose. Le temperature tendono ad
abbassarsi notevolmente, specialmente i valori minimi grazie ad un minor soleggiamento, motivo per cui le gelate interessano in maniera diffusa le pianure del Nord e le zone interne centrali. Le discese d’aria fredda tendono a divenire più probabili grazie ad una espansione verso latitudini meridionali del Vortice Polare ed a un maggior raffreddamento del continente Europeo, specie il settore centro-orientale.

Analizzando il modello CFS si potrebbero osservare anomalie positive di geopotenziale sul vicino Atlantico, fino ad interessare marginalmente l’Irlanda, mentre lievemente inferiori la norma potrebbero risultare sul Mediterraneo Centro-Orientale. L’andamento della NAO potrebbe risultare attorno a valori neutri mentre l’indice PNA portarsi ad una fase positiva, con possibili blocchi anticiclonici che dall’Atlantico si estenderanno occasionalmente fino alla Norvegia. Le correnti oceaniche si alterneranno a quelle più fredde Artiche, più frequenti dalla seconda metà del mese, mantenendo le temperature attorno i valori medi mensili. Freddo in accentuazione sull’Europa Settentrionale. Condizioni di maltempo sull’Europa Sudorientale per le frequenti ciclogenesi alimentate dalla discesa di masse d’aria fredde verso l’Egeo, mentre prevalenti condizioni meteo anticicloniche causeranno un mese di Dicembre piuttosto asciutto sulla Penisola Iberica e Gran Bretagna. Sulle restanti Nazioni non sono attese significative variazioni dalla norma, complice un’alternanza di passaggi perturbati a momentanee fasi anticicloniche,

 

La Neve sull’Italia inizialmente potrebbe cadere principalmente a quote alto collinari, per un maggior contributo del flusso oceanico. Nel corso della seconda e terza decade una maggior spinta dell’Anticiclone delle Azzorre verso l’Islanda favorirà la discesa di masse d’aria più fredde ed instabili con nevicate che si potrebbero spingere fino a bassa quota, in particolar modo al Nord. Non sono escluse sorprese in prossimità delle pianure del Nord nel corso dell’ultima decade del mese, mentre la neve difficilmente scenderà al di sotto delle quote collinari al Centro.

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3 novembre 2012 6 03 /11 /novembre /2012 22:06

Una nuova teoria sulle catastrofi naturali dello Ieni-Cnr conquista la copertina di Nature. Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Università di Yale e Cornell e con l’Air Force Research Laboratory (Usa), apre nuovi scenari per la comprensione di sismi e altri eventi calamitosi. Sismi, frane, valanghe sebbene siano fenomeni non prevedibili potrebbero in alcuni casi rispettare un'agenda. E’ quanto emerge, per la prima volta, da uno studio dell’Istituto per l’energetica e le interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieni-Cnr) di Milano, in uscita su Nature. L’esperimento, realizzato in collaborazione l’Università di Yale e Cornell e con l’Afrl-Air Force Research Laboratory (Usa), si è guadagnato la copertina della prestigiosa rivista americana.

“Sappiamo che le catastrofi sono il risultato del lento accumularsi di una perturbazione esterna: la neve che si deposita sul pendio o il moto di una faglia”, spiega Stefano Zapperi, coautore dello studio e ricercatore dello Ieni-Cnr. “In laboratorio i nostri collaboratori dell’Afrl hanno prodotto dei micro-terremoti di intensità variabile comprimendo colonnine di nichel di dimensioni micrometriche e, come in altri esperimenti di questo tipo, abbiamo osservato che avvenivano in maniera del tutto casuale”.

Variando la velocità di compressione delle colonnine, i ricercatori hanno però “constatato che esiste un regime in cui i micro-terremoti avvengono in maniera quasi periodica, come se seguissero un ‘calendario‘”, prosegue Zapperi. “Abbiamo inoltre dimostrato teoricamente che tale periodicità è dovuta alla competizione tra due effetti: la risposta ‘catastrofica’ dei micro-terremoti e una risposta lenta di sottofondo, che nella maggior parte dei casi rimane inosservata. Quando la risposta di sottofondo avviene alla stessa velocità della sollecitazione esterna, l’evento catastrofico si verifica in modo quasi periodico”. Secondo la teoria proposta questo meccanismo è generale e dovrebbe valere anche per sistemi di dimensioni molto più grandi. “Lungo una faglia, ad esempio,tra un terremoto e un altro, l'energia viene spesso rilasciata anche tramite il lento fluire di acqua. La teoria suggerisce che se la velocità del flusso fosse simile a quella della faglia i terremoti potrebbero avvenire in modo quasi-periodico”, precisa Zapperi.

La teoria potrebbe spiegare alcune passate osservazioni di terremoti periodici: “Ma per questo sarà necessario rianalizzare e reinterpretare una vasta mole di dati sperimentali”, conclude il ricercatore dello Ieni-Cnr, a capo del progetto 'Sizeffects', finanziato dall'European Reseach Council con lo scopo proprio di capire come avviene la risposta meccanica dei materiali dalla scala atomica a quella macroscopica.

Fonte:

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1 novembre 2012 4 01 /11 /novembre /2012 17:41

  Qunado arriva una tempesta, ci si chiede, soprattutto nelle zone ad alta pericolosità, come possa essere avere la fortuna o sfortuna di vederla; un  cittadino, filma quello che gli si presenta davanti, senza mettersi in pericolo.  Giudicate voi se questa enorme nuvola tempestosa, può essere paurosa o meno. Assomiglia anche a un tornado orizzontale, di cui ho già postato un articolo tempo fa. 

tempesta in arrivo spettacolare di unknown

 

 

 

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26 ottobre 2012 5 26 /10 /ottobre /2012 22:19
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Terremoto, Giuliani: "Attendiamo scosse più elevate"Il ricercatore che aveva previsto il terremoto a L'Aquila avverte: "nelle prossime 24, 48 ore si potrebbe verificare una scossa anche più alta".

“L'evento di questa notte a Mormanno potrebbe non essere il principale ed è giusto che la popolazione sappia che nelle prossime 24, 48 ore si potrebbe verificare una scossa anche più alta. In base alle anomalie riscontrate sulle scosse di assestamento ce l'aspettavamo e lo stavamo comunicando da circa un mese, sia attraverso la nostra pagina Facebook che quella del sito della Fondazione . Anche questa volta, nessuno ci ha ascoltati”.Parole dure e precise formulate da Giampaolo Giuliani raggiunto da Panorama.it mentre è in viaggio verso Padova per la presentazione di uno studio sulla sismologia in Italia. Parole che seguono la rabbia iniziale con cui ci risponde. “Sto male e sono molto deluso – dice il ricercatore che aveva previsto il terremoto dell'Aquila pochi giorni prima che accadesse e che non era creduto da nessuno -.
 Si ripete qualcosa di già visto e provato in Italia. A Mormanno le scosse di assestamento sono più alte rispetto al normale, per questo motivo riteniamo che la vera, principale scossa debba ancora verificarsi. Non più tardi di due giorni fa avevo avuto una forte discussione con un assessore regionale calabrese e lo avevo messo in guardia, ma lui mi ha dato del ciarlatano. Gli ho risposto: prego e spero che non debba rispondere di un evento drammatico. Se penso che ieri sera, alle 22.30 colleghi russi mi avevano messo in guardia sullo sciame sismico in quella zona, mi chiedo come mai in Italia nessuno se ne sia accorto”.Per Giuliani il problema resta sempre la prevenzione. “Continuano a dare notizie false. La popolazione, non solo quella calabrese, deve sapere che il paese è a forte rischio sismico e serve una prevenzione decisa in quelle zone dove il rischio è più alto – afferma il ricercatore aquilano -. Certamente non si possono mettere a norma tutti i palazzi in poco tempo, ma la popolazione può essere avvertita e possono essere usati strumenti tecnici e scientifici in grado di valutare la pericolosità.
Delle mie quattro applicazioni, per esempio, due sono tutt'ora allo studio, ma la documentazione originale ancora non mi è stata restituita. Forse dopo la sentenza di qualche giorno fa cambierà qualcosa”.La sentenza , appunto. Cosa si prova a leggere condanne così importanti riguardo ad un evento, il terremoto dell'Aquila, che lei aveva previsto? “Non sono contento perchè i 309 morti non ritornano più. Fa specie che in Italia il mondo accademico si sia schierato verso la negligenza di alcune persone e non abbia accettato testimonianze diverse – spiega Giuliani -. Si va incontro ad una interpretazione medioevale: si processano gli scienziati come Galileo Galilei, ma il processo, seppur in primo grado, dimostra che chi doveva comportarsi in un certo modo non lo ha fatto. Galileo non avrebbe commesso un errore del genere. I giudici, a cui va il mio plauso per il coraggio incredibile, hanno dovuto coniugare il diritto con la scienza e per due anni sono stati sotto pressione.
La sentenza è un esempio per tutti gli errori commessi”.Uno degli strumenti di cui Giuliani parlava è stato messo a disposizione alla Chapman University che sta sperimentando oltreoceano uno dei suoi rilevatori di radon che, è bene dirlo, non ne avalla automaticamente l'efficacia. “È finanziato dalla Nasa e dalla Chapman e monitorizza un'area di 150 chilometri. Ce lo hanno richiesto nel novembre 2011 perchè negli Stati Uniti si aspettano un evento sismico pari all'8 grado sulla Faglia di Sant'Andrea e vogliono quanto meno prevenire la sua portata" sostiene Giuliani. "Dal 10 novembre 2011 ad oggi, in un raggio di 100 chilometri, sono stati registrati un totale di 538 terremoti di cui 344 fra magnitudo 0.0 e 1.4, 138 fra magnitudo 1.5 e 1.9, 39 fra magnitudo 2.0 e 2.4, 14 fra magnitudo 2.5 e 2.9 e solamente 3 maggiori del terzo grado Richter e rispettivamente il 13 novembre, il 20 dicembre e il 7 febbraio.
 La situazione è in costante evoluzione e prevediamo un peggioramento nei prossimi mesi”.Un monito per il futuro. “In Italia ci troviamo all'interno di una situazione sismogenetica con eventi di elevata intensità anche in zone non particolarmente ad alta densità sismica – conclude Giuliani -. Serve prestare la massima attenzione perchè potrebbe arrivare qualche evento non preannunciato. Prevenzione e utilizzo degli strumenti a nostra disposizione sono altamente consigliati. E alla popolazione di Mormanno dico: prestate la massima attenzione ai prossimi due giorni”.
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4 ottobre 2012 4 04 /10 /ottobre /2012 21:53

Nell' Oceano Pacifico, negli ultimi anni sono nate delle isole, poco più che ammassi di terra calda con il cono del vulcano quasi in mezzo agli atolli: citava nel lontano 1999 la Repubblica:

C'è una nuova isola nell'oceano Pacifico. Per adesso, è poco più di un cilindro di polveri, un cono vulcanico appena emerso dal mare, che sputa verso il cielo fiamme e vapori a qualche migliaio di chilometri dall'Australia. Lungo poco più di 200 metri e largo meno di 40, il neo-isolotto si trova nel territorio delle Tonga, un arcipelago di origine interamente vulcanica le cui 170 isole di tanto in tanto aumentano di numero in seguito a una nuova esplosione sottomarina. L'ultima arrivata si è manifestata una decina di giorni fa, con una grossa colonna di fumo a nordovest della capitale, Nuku'alofa. E da allora non ha smesso di crescere, attentamente sorvegliata da aerei della Difesa nazionale.

Ma non è detto che ce la faccia a diventare adulta. Molto spesso, infatti, le correnti oceaniche erodono velocemente la polvere di cui sono fatti questi isolotti, nati dall'improvviso emergere di un vulcano sottomarino al di sopra della superficie oceanica. Perché queste "isole temporanee", come le chiamano gli esperti, divengano permanenti, è necessario che le ceneri siano coperte da strati di lava indurita, capaci di resistere all'incalzare delle onde. Quindi non tutte le eruzioni, molto frequenti nella zona delle Tonga, riescono a donare all'arcipelago nuove fette di territorio, che l'oceano tenta continuamente di riprendersi. Il nuovo isolotto dovrà letteralmente conquistarsi l'esistenza contendendola ai flutti, ed è troppo presto per sapere se ce la farà, o se scomparirà tra le onde entro un paio d'anni, il tempo medio di vita degli atolli più instabili.

Secondo alcuni, però, questa è un'isola più fortunata delle altre perché si affaccia in superficie a meno di dodici mesi dal Duemila. Grazie alla linea internazionale del cambiamento di data, infatti, che passa più o meno per le Tonga, l'arcipelago polinesiano rivendica il titolo di prima nazione al mondo dove sorgerà l'alba del nuovo millennio. E c'è già chi ha detto che la nuova isola è un segno del cielo, addirittura il regalo del terzo millennio a chi lo vedrà arrivare per primo.

(18 gennaio 1999)

Veduta aerea su una piccola isola, Nuova Caledonia, Sud Pacifico Archivio Fotografico - 4313407

A distanza di pochi anni, la situazione si ripresenta, quasi a testimoniare che l' evoluzione del pianeta non rimane ad aspettare nessuno: nel sud del Pacifico, dei marinai australiani che navigavano nel tratto di oceano che divide la Nuova Zelanda e le Isole Tonga, hanno incontrato sulla loro rotta una gigantesca isola di pomice mai vista prima. Le isole del Pacifico sono di quattro tipi fondamentali: isole continentali, isole alte, barriere coralline, e piattaforme coralline rialzate. Le isole continentali si trovano fuori dalla Linea dell'Andesite e includono la Nuova Guinea, le isole della Nuova Zelanda e le Filippine. Queste isole sono fisicamente associate con i continenti vicini. Le isole alte sono di origine vulcanica, e possono contenere dei vulcani attivi. Tra queste le Hawaii e le isole Solomon.

A dare l’annuncio ufficiale è stato il ministro neozelandese della Difesa che ha già inviato sul posto un’unità della marina e ha annunciato una ricognizione aerea per fare i primi rilievi scientifici sull’isolotto, che vediamo nell’immagine a corredo dell’articolo. Stando alle prime informazioni, l’isola misurerebbe 7.500 km², e sarebbe grande quindi più o meno come il Friuli Venezia Giulia, e potrebbe essere emersa dopo una colossale eruzione del vulcano sottomarino Monowai, che si trova a un migliaio di chilometri da Auckland, vicino le neozelandesi isole Kermadec.

Yacht Maiken New Island 8

Yacht Maiken New Island 16

Yacht Maiken New Island 12

Yacht Maiken New Island 6

(le foto sono del 2006)

Ma ciò che ha lasciato di stucco i marinai che hanno scoperto l’isola, è il fatto che di fatto è costituita da un’immensa lastra di candida pomice galleggiante sui  flutti oceanici, data la sua origine vulcanica (raffreddandosi rapidamente in acqua la lava si trasforma in pietra pomice).

La cosa più strana che abbia mai visto in 18 anni di navigazione’,questo il commento a caldo del tenente Tim Oscar, che ha descritto l’sola come ‘una grandissima zattera di pomice che sia alza e si abbassa seguendo il movimento delle onde, con rocce emergono per circa 60 centimetri dal livello del mare e brillano bianche come ghiaccio sotto al sole’.

fonte

 

 

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7 settembre 2012 5 07 /09 /settembre /2012 22:55

Il terreno dei Campi Flegrei continua a sollevarsi e, come fa periodicamente, si scuote. Nella mattinata di oggi sono avvenute circa 200 scosse di terremoto della magnitudo massima di 1,6. Per il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Marcello Martini, ”e’ un fenomeno che si ripete periodicamente, legato al processo di deformazione dell’area dei Campi Flegrei”. Dipende cioe’ dal bradisismo, il fenomeno per il quale l’area si solleva e si abbassa periodicamente. I terremoti di oggi non hanno stupito gli esperti perche’ erano attesi. Piccoli sciami sismici erano gia’ stati registrati nei Campi Flegrei molto recentemente: il 4 agosto scorso, quando le scosse erano state pero’ appena una decina, e fra il 19 e 20 aprile, con 21 terremoti di magnitudo massima 1,4. Il processo di deformazione di quest’area, che e’ occupata da uno dei pochissimi supervulcani del mondo, e’ continuo. Qui il suolo si solleva e si abbassa periodicamente e spesso i ”cambi di rotta” possono essere accompagnati da piccoli terremoti. Ad esempio, spiega Martini, ”fra il 1982 e il 1985 e’ cominciata una lenta discesa terminata nel 2005. Da allora e’ cominciato un lento sollevamento del suolo che sta proseguendo ancora oggi”. Cio’ che l’esperienza passata ha insegnato, osserva l’esperto, ”e’ che con il processo di sollevamento si possono verificare anche dei terremoti”. Certamente, pero’, il fenomeno avvenuto oggi va comunque studiato. C’e’ anche il fatto, ha aggiunto, che i picchi di velocita’ nel movimento causato dal bradisismo si sono ridotti di dieci volte rispetto ai 15 centimetri al mese di 30 anni fa. ”Allo stato attuale non e’ un fenomeno preoccupante – ha rilevato il direttore dell’Osservatorio Vesuviano – ma lo seguiamo con estrema attenzione”. Nessuna relazione, infine, fra lo sciame sismico e la trivellazione recentemente avviata nell’ambito di un progetto internazionale sui supervulcani guidato dall’Italia, con l’Ingv. ”La perforazione – spiega Martiniha raggiunto appena 200 metri, mentre in passato ne sono state fatte altre profonde fino a 400 metri, in secondo luogo la trivellazione e’ a Bagnoli, mentre lo sciame si concentra nella in cui si trova il centro della caldera, nella zona di Pozzuoli”.

Ma oggi la terra non ha tremato solo nel Pollino: sin da stamani parliamo dell’intenso sciame sismico ai Campi Flegrei, con 113 scosse in un’ora e un quarto provocate dal bradisismo dell’area.

 Il sindaco di Pozzuoli ha per tutto il giorno ribadito che ”bisogna stare tranquilli”. Attivato gia’ un gruppo di lavoro per monitorare quanto sta accadendo e accelerata la revisione del piano comunale di protezione civile, bloccato da alcuni anni. Lo sciame sismico legato al bradisismo, fenomeno tipico dell’ area flegrea che comporta un innalzamento costante della crosta terrestre, ha interessato l’area nord ovest dei Campi Flegrei. ”Sono in costante contatto con il direttore dell’ Osservatorio Vesuviano e con i tecnici dell’Ingv e della Protezione Civile Nazionale – ha affermato il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figlioliaper monitorare e seguire l’evolversi dello sciame sismico che questa mattina ha colpito Pozzuoli, nell’area di Arco Felice. Da parte dell’ amministrazione comunale c’e’ la massima attenzione e da parte dei tecnici, comunque, abbiamo avuto ampie rassicurazioni su quanto accaduto”. Il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che dal 1970 svolge una costante attivita’ di monitoraggio sul bradisismo flegreo, ha a sua volta rassicurato l’amministrazione comunale sostenendo che ”i fenomeni sismici verificatisi in mattinata sono di modestissima entita’ e rientrano nel piu’ generale quadro del fenomeno di innalzamento della crosta terrestre per il bradisismo”. Secondo dati resi noti dall’Osservatorio Vesuviano il bradisismo nell’area flegrea ha ripreso la fase ascensionale dal 2005, facendo sollevare la terra a Pozzuoli di circa 20 centimetri fino a quest’anno. ”Un fenomeno tipico – ha aggiunto il sindaco – che non preoccupa affatto i tecnici i quali hanno anche categoricamente escluso qualsiasi eventuale collegamento con le trivellazioni nell’area di Bagnoli. Trivellazioni, tra l’altro, che sono ferme da oltre un mese e che sono arrivate a 200 metri di profondita’. Un valore ben lontano dalle camere magmatiche”. Anche il vulcanologo Giuseppe Luongo, gia’ direttore dell’Osservatorio Vesuviano negli anni ’80, quando il bradisismo flegreo visse la fase piu’ intensa nel secolo scorso, ha escluso assolutamente collegamenti tra lo sciame sismico di questa mattina e le trivellazioni del suolo in corso di svolgimento nella zona di Coroglio-Bagnoli. L’epicentro dell’attivita’ sismica di questi giorni si e’ avuto in mare a cinque chilometri dalla zona di Coroglio, di fronte al tratto di costa tra Arco Felice e Lucrino. Proprio in questa zona sono state avvertite le due scosse di maggiore intensita’, magnitudo 1,6 (ore 9,34) e 1,5 (ore 10,25). Il bradisismo nell’area flegrea si sta susseguendo da 40 anni. ”Invito la popolazione a stare tranquilla – ha ribadito il sindaco di Pozzuoli – evitando fenomeni di psicosi di massa. Noi siamo vigili e attenti”.

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In merito a queste scosse sismiche, abbiamo sentito Carlo Tansi, esperto geologo del Cnr, il quale ci ha confermato che “al sud nell’ultimo periodo ci sono molte più scosse di terremoto: si tratta di un’attività consistente, sia come numero di sismi che come entità della magnitudo. E’ in atto un’evidente attività tettonica, in quanto si stanno muovendo molte faglie. Non abbiamo idea del come siano legate tra loro, è una dinamica molto complessa e non possiamo fare correlazioni tra i movimenti delle varie faglie, ma a riguardo è molto interessante un articolo pubblicato un po’ di tempo fa su “Science” che si intitolata “i terremoti si parlano” e in sostanza spiegava che quando una faglia si muove, trasmette l’accumulo di energia sulle faglie adiacenti, dando vita a una catena. Era il risultato di studi fatti negli Usa, intorno alla faglia di San Francisco, dove c’è una rete di monitoraggio eccezionale. In Italia non sappiamo come funzionano queste dinamiche perchè la rete è meno capillare“.
Tansi ha ricordato la scossa di mercoledì scorso, 29 agosto, a Scilla, fortemente avvertita nello Stretto di Messina: “si è verificata nello stesso sistema di faglie del terremoto del 1908, anche se per fortuna è stata molto profonda e ciò ci fa pensare che non sia un evento collegabile a quanto accaduto in quella tragica alba del 28 dicembre di 104 anni fa. Dopotutto pochi giorni dopo ci sono state altre scosse nel golfo di Patti, in provincia di Messina, e nella provincia di Reggio Calabria. I terremoti al sud stanno aumentando: nessuno si azzarda a fare previsioni perchè è impossibile, ma tutta l’Italia è percorsa longitudinalmente da un sistema di faglie che vanno dal Friuli all’Emilia, attraversano tutto l’Appennino e lo Stretto di Messina arrivando fino alla scarpata di Malta (arco di Catania). Si tratta, purtroppo, di faglie attive che danno come effetti continue scosse di terremoto, più o meno intense“.

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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 22:08

A quanto pare le preghiere degli italiani, colpiti dalle ondate di calore africano che hanno messo a dura prova la resistenza fisica di molte persone,hanno avuto un esito positivo, anzi...si potrebbe dire che quello che ci prepariamo a passare nel mese di luglio-agosto, sembra sia un assaggio di autunno in piena regola:  in questi giorni sta facendo caldo su gran parte del Paese, pur senza gli eccessi di calore dei giorni scorsi. Dopotutto oggi Ancona e Guidonia hanno raggiunto i +37°C, Bologna, Perugia e Ferrara i +36°C, Arezzo, Latina, Forlì, Cervia, Pescara e Ciampino i +35°C, Roma, Rimini, Grosseto, Firenze, Viterbo, Olbia e Verona i +34°C. Al centro e al sud il sole continuerà a splendere ininterrottamente ancora per due giorni, venerdì 20 e sabato 21, ma intanto già domani sulle Alpi arriveranno i primi temporali che cambieranno marcia alla stagione, con fenomeni molto forti nel pomeriggio/sera al nord/est.

COSA POSSIAMO ASPETTARCI DAL MALTEMPO?

l’Italia sarà colpita da una forte ondata di maltempo che determinerà un autentico tracollo delle temperature, che piomberanno ben al di sotto delle medie del periodo.
Le acque dei mari intorno all’Italia sono ancora molto calde, nonostante le temperature siano un pò diminuite negli ultimi giorni. Dopotutto soprattutto l’Adriatico e il basso Tirreno rimangono decisamente caldi, e nei prossimi giorni con ancora tanto sole e soprattutto un pò di caldo tra venerdì e domenica specie al centro/sud, cresceranno ancora. All’arrivo del freddo e del maltempo dobbiamo aspettarci forti temporali con grandinate e fenomeni vorticosi, sì, veri e propri tornado (o trombe d’aria, che dir si voglia), soprattutto sul mare. Numerosi waterspout interesseranno le zone litoranee dell’Adriatico tra domenica sera e lunedì, dalle venezie alla Puglia, dove in queste situazioni sono molto frequenti fenomeni del genere.
Poi, tra lunedì e martedì, anche nel basso Tirreno e in alcune zone joniche potrebbero esserci fenomeni di questo tipo.
I forti venti settentrionali potrebbero alimentare ulteriori fenomeni vorticosi, tipici dei contrasti termici ma non ci saranno solo trombe d’aria e trombe marine. Infatti i forti temporali che si formeranno soprattutto nel medio/basso Adriatico e nel basso Tirreno assumeranno carattere particolarmente intenso, anche con grandinate, sempre a causa dei contrasti termici.
Sabato 21 il maltempo si estenderà un pò a tutto il nord, e soprattutto al nord/est e all’Emilia Romagna, con temporali anche molto forti sin dalle prime ore del mattino tra Veneto e Friuli, in estensione verso sud/ovest. Nel pomeriggio/sera anche Marche e Piemonte saranno coinvolte nel maltempo, mentre al centro/sud sarà l’ultimo giorno di caldo sole.

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Domenica 22 sarà il vero giorno della svolta: forti venti settentrionali irromperanno sul Paese con una furiosa bora nell’alto Adriatico e una tesa tramontana altrove. Le temperature crolleranno ovunque con tempo instabile e perturbato, fatta eccezione per Calabria e Sicilia dove ancora al mattino resisteranno sole e caldo, ma già dal pomeriggio/sera diventeranno un lontano ricordo. Piogge e temporali si accaniranno sulle Regioni Adriatiche, con i primi fenomeni particolarmente estremi tra Marche e Abruzzo specie nel pomeriggio/sera, quando da nord/est arriverà il nucleo d’aria più freddo e instabile a tutte le quote.

03  05  02


Quella di lunedì 23, poi, sarà una giornata tipicamente autunnale in quasi tutt’Italia. Solo al nord/ovest ci sarà qualche sprazzo di sole, per il resto il clima sarà tremendo: venti impetuosi, mareggiate e nubifragi specie al centro/sud, con particolare riferimento alle Regioni Adriatiche. Tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia ci saranno temporali molto forti con grandinate, ma anche su Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia imperverserà il maltempo e le temperature caleranno di quasi 10°C rispetto al giorno precedente. Le temperature massime sulle coste Adriatiche faranno fatica a superare i +20°C! Sull’Appennino tornerà addirittura la neve oltre i 2.300/2.400 metri di quota. Occhio ai fenomeni estremi: grandinate, trombe d’aria e trombe marine saranno in agguato soprattutto nelle zone costiere dell’Adriatico, dalla Romagna al Salento .Da lunedì 23 a mercoledì 25 luglio, per almeno tre giorni, farà decisamente fresco con temperature ben al di sotto rispetto alle medie del periodo, e soprattutto ci sarà forte maltempo con piogge e temporali anche intensi, soprattutto nelle zone Tirreniche della Regione, tra palermitano e messinese.
Attenzione anche nel basso Tirreno, tra Calabria e Sicilia, dove il mare andrà in tempesta e, anche qui, non mancheranno trombe marine e grandinate.
Il tempo rimarrà fresco e instabile per gran parte della prossima settimana. Una settimana di fine luglio, che però sembrerà di metà ottobre.

Le prossime settimane cosa ci riserbano?L' estate sarà modificata ad agosto o questa è una parentesi?

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1 luglio 2012 7 01 /07 /luglio /2012 19:19

Si sono già verificati forti temporali in diverse zone dell' Europa, in risposta al caldo opprimente che sta interessando l'Italia in questo periodo tra giugno e luglio 2012: con l' inizio di luglio, contro ogni aspettativa, si formano temporali molto intensi che i meteo locali chiamano semplicemente ''  infiltrazioni d’aria instabile che determinano condizioni temporalesche sui i rilievi delle regioni nord-occidentali ''.

Le infiltrazioni d' aria instabile sono delle mazzate contornate da grandine, fulmini e vento molto forte che in condizioni favorevoli come queste, provoca danni nel giro di pochissimo tempo.Quello che sta già succedendo in Svizzera,  la quasi totalità del suo territorio è stato colpito nelle scorse ore da violentissimi temporali con furiose grandinate, raffiche di vento fino a quasi 130km/h e piogge intense. I temporali hanno provocato gravi danni per gli allagamenti, gli alberi sradicati e le grandinate, con chicchi grossi come noci (si vedano le foto a corredo dell’articolo).

22  10  08

Questi fenomeni non sono rari nell’Europa centrale, e sono provocati proprio dallo scontro di masse d’aria con temperature molto differenti tra loro. In questi giorni si tratta, nello specifico, del gran caldo nord Africano in rotta sul Mediterraneo da sud/ovest e di un fresco Atlantico decisamente anomalo per il periodo proveniente da nord/ovest su gran parte del continente.

Questo maltempo si sta spostando verso l'Italia.Arriverà entro le prosime ore, quindi dovremo sorbirci, oltre il caldo soffocante...il maltempo a braccetto: sulla maggior parte dell' arco alpino saremo investiti da correnti più fresche che si scontreranno con il caldo africano: il mix perfetto per un inizio luglio, molto particolare. La situazione rimarra’ invece invariata al Centro Sud per almeno un paio di giorni. Sono le previsioni del meteorologo, colonnello Paolo Ernani. ”L’anticiclone africano sta portando molta aria calda verso l’Italia – spiega il colonnello all’Adnkronos – Oltre a questo c’e’ un’onda di calore sulla penisola che esercita una compressione dell’atmosfera e determina un ulteriore aumento della temperatura, cosa che giustifica i 38-40 gradi che il termometro raggiungera’ oggi al Centro Sud e nelle isole”. ”Il problema e’ che sull’Italia settentrionale sta iniziando a calare l’alta pressione per l’arrivo di aria relativamente fredda – sottolinea – L’atmosfera preesistente , dopo tanti giorni di alta pressione, si e’ arricchita di tanta umidita’, dando la sensazione dell’afa. In una situazione del genere quando arriva aria fredda si determina un forte scompenso termico tra le due masse d’aria, ovvero una forte differenza di temperatura. L’aria calda viene scalzata violentemente verso l’alto e l’aria fredda verso il basso e quest’atmosfera puo’ generare nubi temporalesche, in questo caso molto attive che potranno dar luogo a temporali violentissimi con forti grandinate e forti colpi vento, che in alcuni casi possono trasformarsi anche in trombe d’aria”. ”Questa situazione dovrebbe determinarsi gia’ nella giornata di oggi e manifestarsi in pieno domani sulle regioni Nord Occidentali: Lombardia, Piemonte e Liguria – continua Ernani  Gli stessi fenomeni dovrebbero poi trasferirsi sul resto delle regioni settentrionali e interessare l’alta Toscana, le Marche e l’Umbria. La temperatura si abbassera’ notevolmente e al Nord potrebbe scendere di 7-8 gradi. Diminuira’ anche l’afa, l’aria diventera’ piu’ respirabile, asciutta e fresca, ovvero meno umida e piu’ sopportabile. L’abbassamento della temperatura interessera’ anche le regioni del centro, dove il calo dovrebbe essere di 4-5 gradi. La situazione restera’ poco variata ancora al Sud e dal Lazio in giu’ si dovranno attendere ancora almeno un paio di giorni”.

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25 giugno 2012 1 25 /06 /giugno /2012 18:12

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQpIadHM0Fe5iAVSscsdaWjwN1NAmRABjkYHonc48Eek-vVv0M043HMHXLJuw«Ma tu vivi in una miscela di gas?» Se ce lo chiedesse qualcuno per la strada, oppure anche un amico penseremmo subito a un colpo di sole dovuto alla stagione o alle varie ondate di calore Scipione e Caronte, quest'ultimo nome non felicissimo, che stanno arroventando il nostro Paese.

E invece è proprio così: non solo viviamo in una miscela di gas, l'atmosfera, ma anche parecchio diversa da quel che generalmente pensiamo. Infatti è vero che è l'ossigeno il gas fondamentale per la nostra vita, ma ce ne è molto meno di quel che pensiamo in quella miscela gassosa che chiamiamo, oltre che atmosfera, anche più semplicemente "aria" quando sono coinvolti i nostri polmoni. Il 21 % è ossigeno mentre la stragrande maggioranza percentuale, il 78%, è dell'azoto, per fortuna inerte. Accanto a questi tracce, poche parti per mille, di roba esotica: Xeno, Krypton, idrogeno e così via. Oltre a quel che, scellerati che siamo, ci buttiamo dentro noi continuamente con industrie, automobili e così via. Tutta roba fondamentale per carità, però sappiamo bene che esageriamo alla grande pensando che l'atmosfera sia in realtà "inesauribile".

Ma non lo è affatto. A 10.000 metri, basta fare un volo transoceanico per provarlo, la temperatura esterna è grosso modo sui -60 gradi e a respirare sull'Everest ci sono riusciti proprio in pochi, grandi campioni, e per tempi brevi. La nostra conchiglia di sopravvivenza è quindi incredibilmente sottile. Se pensiamo che la Terra, uno per l'altro, ha un diametro di 12.700 chilometri, senza troppa difficoltà ci rendiamo conto che l'atmosfera che ci permette di vivere è sottile come un foglio di pellicola trasparente, quella per i cibi, sopra un bel meloncino. Impressionante vero?

E ora che andiamo al mare e quindi usiamo qualche crema protettiva dovremmo ricordarci che alterando l'atmosfera alteriamo un filtro protettivo ben più fondamentale per la vita: ferma la radiazione ultravioletta, letale, quella infrarossa, i raggi X e Gamma e così via. Senza quel sottile strato, e gli altri che gli stanno sopra sempre più rarefatti ma comunque importanti fino a un altezza di 300-400 chilometri, la nostra specie, e quasi tutte le altre, non sarebbe mai esistita.
Oggi siamo molto, molto attenti a capire se domenica prossima sarà caldo o meno, ma dovremmo ricordarci spesso, se non sempre, che ogni cosa ha il suo doppio. L'atmosfera, madre benigna, potrebbe rivoltarsi senza problemi contro di noi. Se il CO2 aumenta troppo il filtro atmosferico diventa, come su Venere dove sono 400 gradi al suolo, uno strumento di morte per gli esseri viventi. Lascia entrare infatti la radiazione solare ma non la lascia più uscire, come invece fa ora. Come un pallone da calcio che cade dall'alto ma poi continua a rimbalzare fra pavimento e soffitto, a 300.000 chilometri al secondo. Insomma se è caldo in questo periodo, facciamo però in modo che non lo diventi ancora di più in futuro.

 

 

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