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8 febbraio 2013 5 08 /02 /febbraio /2013 21:01

 


 

 Avevo gia' sentito una volta questa storia, ma adesso e' tornata nuovamente a galla. Rimane un mistero il curioso caso di Kura, una bambina che piange lacrime di cristallo.

Non ho trovato informazioni valide per questo caso, quindi in attesa di vari riscontri per poter giudicare questo caso  riportero' solo quello che si sa  in merito a questa storia.

Le pietre fuoriescono dall’occhio destro di Kura Nitya, 7 anni, da 15 giorni. Abitante in un villaggio vicino a Hyderabad, Nitya ha “pianto” circa 12-25 pietre al giorno.

I suoi genitori si sono rivolti a diversi oculisti che non sono stati in grado di diagnosticare la causa del problema. Secondo suo nonno Gopal Reddy, le pietre hanno iniziato saltar fuori il 26 ottobre. ‘Inizialmente abbiamo pensato che fosse un potere divino e abbiamo pregato Dio per fargli fermare questo fenomeno’, ha detto inoltre di aver conservato le pietre per analisi mediche.

Nitya ha raccontato che la parte inferiore del suo occhio destro si gonfia alcuni minuti prima che le pietre in modo indolore spuntano fuori. L’oftalmologo Dr Kalyan Chakaravarthy ha affermato che lo stato fisico di Nitya è perfetto, e che non vi è alcuna ragione logica per il fenomeno. 

http://www.vip.it/wp-content/uploads/2011/11/Kura-Nitya.jpg 

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6 febbraio 2013 3 06 /02 /febbraio /2013 18:57

La storia e' delle piu' agghiaccianti e misteriose, molte trasmissioni televisive ne hanno parlato ed anche il noto programma "Mistero" dedichera' un po' di spazio a questo  castello mediovale che si pensa popolato dallo spirito di un ragazzo morto molto giovane!!

Circondato da colli ameni ed uliveti, il piccolo e tranquillo borgo medievale di Fumone si offre al viaggiatore tutto arroccato attorno al suo castello, in un pittoresco amalgama grigio tra le abitazioni ed il fortilizio, da cui spuntano eleganti cipressi. Eretta tra il IX ed il X secolo, la Rocca Longhi De-Paolis è famosa non soltanto per essere stata la prigione di Celestino V, nonché il luogo della sua morte, ma anche per ospitare uno straordinario giardino pensile, che, con i suoi 800 m s. l. m., è il più alto d’Europa ed è da sempre conosciuto come “la terrazza della Ciociaria”: da qui, in un passato abbastanza recente, quando le città e le strade di pianura non producevano come oggi un inquinamento eccessivo, lo sguardo poteva abbracciare l’intera provincia di Frosinone, mentre nelle giornate più terse comparivano a Nord la Cupola di San Pietro e a Sud la vetta del Vesuvio e le sue epocali eruzioni.

Il toponimo “Fumone”, del resto, deriverebbe indirettamente dalla sua stessa posizione somma ed isolata. Distante circa 80 km da Roma, l’Arx Fumonis fu sin dall’Alto Medioevo un’imprendibile fortezza (respinse, tra gli altri, anche gli assedi degli imperatori Federico Barbarossa ed Enrico VI), un baluFumoneardo formidabile conteso tra le maggiori famiglie nobiliari laziali. Passata poi alla Chiesa, la rocca assolse a lungo e in maniera straordinaria la funzione di controllo del territorio meridionale dello Stato Pontificio. Alla vista dei nemici, infatti, dal culmine di un’alta torre (oggi scomparsa) si levava un’enorme colonna di fumo: essa avviava un sistema di segnalazioni simili a catena, che coinvolgeva paesi limitrofi come Rocca di Cave, Castel San Pietro, Paliano, Lariano, Serrone e Castro dei Volsci, e che giungeva infine alle mura capitoline, avvertendo così la “città eterna” dell’imminente pericolo. Nella zona si diffuse il celebre detto: “Quando Fumone fuma tutta la campagna trema”.
Da diversi anni aperto alle visite, il Castello Longhi de Paolis compare ormai puntualmente in tutte le guide turistiche. Prima di arrivare a Fumone, tuttavia, forse non tutti i visitatori sanno che questa rocca dall’aspetto austero permetterà loro una delle passeggiate più inquietanti ed insolite del Lazio.

Un insediamento dalle origini oscure

Le origini di Fumone sono tutt’altro che chiare. Si pensa ad un antichissimo insediamento ernico, come testimonierebbero i numerosi reperti ritrovati nelle campagne ed ora conservati nel museo comunale. A nostro parere, inoltre, non è da escludere che il sito ove oggi sorge il paese fosse utilizzato in epoca pre-romana come tempio dedicato alle divinità telluriche, come suggerisce la posizione solitaria e panoramica. Non a caso, infatti, da qui sono ben visibili le vicine Alatri, Anagni, Ferentino e Veroli, cittadine che conservano reperti, a volte eccezionali (è il caso di Alatri), del remoto passato ernico ed in cui sono presenti, su chiese e edifici privati, numerosi simboli riconducibili al recupero medievale di tali culti tellurici, come ad esempio la “Triplice Cinta” o il “Centro Sacro”. Un’ipotesi, questa, che potrebbe essere meglio sorretta da un eventuale ritrovamento, anche a Fumone, di simboli collegabili così diffusi in quasi tutte le “città megalitiche” degli ernici, almeno in quelle, cioè, il cui patrimonio edilizio e tessuto urbano originari non siano stati troppo alterati nel tempo.

Leggende e orrori

Da sempre il Castello di Fumone è custode di segreti, arcani e memorie drammatiche. Sede fin dall’XI secolo di una piccola prigione della Chiesa, la rocca nel Medioevo era tristemente nota per le condizioni disumane in cui versavano i detenuti e per le torture che vi si praticavano. Di solito essere condannato alla prigionia a Fumone equivaleva ad essere condannato alla morte più atroce. Losche immagini venivano tramandate di questo luogo dalle origini oscure: secondo alcuni studiosi, infatti, il toponimo “Fumone” non deriverebbe, come viceversa prima accennato, dalla colonna di fumo che si sprigionava dal maniero, bensì dalle nubi grigio-nere che una tradizione popolare vuole si addensassero misteriosamente e costantemente su di esso.

Il Pozzo delle Vergini

Ad ogni modo, la visita al castello pare confermare tali premesse non certo confortanti. Appena entrati nel castello, dopo un’iniziale breve ma ripida rampa di scale, il visitatore ha già la sensazione di essere fuori dal tempo. Le luci soffuse, il rosso delle pareti, il silenzio creano da subito un’atmosfera tetra e angosciante che sfocia nel primo ricordo tragico conservato all’interno dell’edificio: il “Pozzo delle Vergini”. In origine probabilmente situato all’aperto, questo pozzetto stretto e profondissimo è storicamente legato alla pratica dello Jus primae noctis, diffusa nel Medioevo nei borghi di campagna e rivendicata a FuCastello Longhi - De Paolismone da uno degli antichi proprietari del castello: come è noto, sulla base di questo diritto, le donne appena spostate dovevano giacere la loro prima notte di nozze con il signore del posto; e, quel che più contava, dovevano giungervi vergini, pena la morte o qualche orripilante tortura. A Fumone il castigo previsto per le inadempienti era veramente perentorio: le povere disgraziate che erano scoperte “impure” dal loro “nobile” aguzzino venivano immediatamente e senza pietà gettate nel suddetto pozzo, al fondo di cui – pare - svettassero lame affilate: nella nera cavità le loro urla risuonavano fortissime per poi svanire in una quiete demoniaca. Oggi, affacciandosi all’orlo della cavità, posta in un cantuccio, accanto al ciglio di una scalinata, si possono provare sensazioni di pietà miste a ripugnanza.

L'antipapa Gregorio VIII

Nella rocca e’ tuttora sepolto, dopo otto secoli, l’”antipapa” francese Gregorio VIII. Si chiamava Maurizio Bordino e fu opposto man mano ai pontefici Pasquale II, Gelasio II e Callisto II. Da quest’ultimo fu definitivamente sconfitto e poi condotto come prigioniero, nel 1124, alla Rocca di Fumone, dove avrebbe atteso il trapasso nell’indifferenza dei più.

La tragica vicenda del "Marchesino" e le presenze spettrali del castello

La visita continua di sala in sala, tra affreschi, arazzi, eleganti arredi e svariate opere d’arte, mentre l’accompagnatore narra di monaci murati vivi chissà dove nel castello e mostra toccanti iscrizioni amorose d’epoca romana. Ad un certo punto si giunge all’archivio, dove, tra importanti ed antichi documenti, riposa, un po’ defilata, in un angolo, una piccola credenza. Al suo interno è celato il ricordo di una vicenda tra le più spaventose del castello. La guida infatti inizia a raccontare la triste e macabra storia del “marchesino”, avvenuta nel XIX secolo. Ultimo fratello dopo sette sorelle, il piccolo Francesco Longhi, quale primo figlio maschio, avrebbe bb pomezia avuto in eredità tutti i beni di famiglia. La tradizione vuole che le perfide sorelle, invidiose e per nulla intenzionate a perdere le proprie ricchezze (magari finendo suore contro la propria volontà o spose di qualche uomo indesiderato) decisero quindi che l’odiato fratellino doveva perire. Lo uccisero giorno dopo giorno, in maniera torbida ed ambigua, senza lasciare tracce, mettendo cioè quotidianamente nella sua scodella minuscoli pezzetti di vetro. In breve tempo comparirono i primi dolori che divennero via via più atroci, sino a trasformarsi in una lenta e terrificante agonia: morì alla tenera età di cinque anni. La madre, allora, straziata dal dolore causato dalla perdita di quel figlio tanto atteso ed amato, ordinò, disperata e delirante, che le sue spoglie fossero “imbalsamate” con la cera e poste in una teca di cristallo, cosicché se ne potesse eternarne la memoria. E così è stato. Aperto lo sportello del mobiletto, l’impressionante salma viene offerta alla vista, allo stupore e al raccapriccio degli astanti, mentre i tanti quadretti che ritraggono lo sguardo triste del fanciullo sembrano osservarli. Tutt’ora non è chiaro il metodo usato per la mummificazione: il dottore morì subito dopo il lavoro in circostanze oscure.
Secondo una leggenda nota agli abitanti di Fumone, il castello sarebbe infestato dal fantasma di Emilia Caetani Longhi: sembra che ogni notte ella, con passo inquieto e riecheggiante, si rechi a trovare il figlioletto, lo prenda in braccio ed inizi a dondolarlo tra nenie e lamenti. Ma pare che anche lo stesso “marchesino” non abbia abbandonato il castello, e che il suo spirito dispettoso si diletti a nascondere o spostare piccoli oggetti. Inoltre, come se non bastasse, saltuariamente dai sotterranei si udirebbero le urla e i gemiti degli spettri dei prigionieri dei sotterranei, la cui anima, dopo la tormentata esperienza terrena, non trovò mai riposo.


La prigionia e la morte di Celestino V

Il castello di Fumone è celebre anche per la vicenda della prigionia e della morte di Celestino V, il papa che «per viltade», secondo Dante, aveva fatto «il gran rifiuto», rinunciando il 13 dicembre 1295 alla tiara. Come è noto, vi fu nascostamente rinchiuso dal suo successore, il giurista Benedetto Caetani, appena salito al soglio pontificio col nome di Bonifacio VIII, sebbene le motivazioni della segregazione siano tuttora oscure. Nella rocca - all’epoca carcere della Chiesa - lo accolse un’angusta e fredda celletta: ancor oggi, guardandola, si prova un senso di repulsione per la sorte del povero prigioniero. Accanto alla cella è una piccola cappella (conserva reliquie, ex-voto ed un’iscrizione a ricordo della visita di Paolo VI al castello nel 1966) che i Longhi eressero nel Settecento in onore del Santo, il quale, peraltro, era stato benefattore del loro lontano antenato. Celestino si spense il 19 maggio 1296, dopo lunghi mesi di torture, stenti e malattieFumone. Passarono alcuni secoli, però, finché fosse reso noto che il suo teschio era forato: si pensò allora che era stato orrendamente assassinato con un chiodo nel cranio, forse per mano di Roffredo Caetani, nipote di Bonifacio VIII. Le cronache del tempo raccontano che poche ore prima della morte di Celestino V si verificò nel castello di Fumone uno straordinario prodigio, che fu interpretato come il presagio della morte del santo: apparve infatti una croce splendente, che rimase sospesa in aria innanzi alla porta della cella ove egli era rinchiuso. Successivamente, nel corso del processo di canonizzazione di Celestino ordinato da Clemente V nel 1313, a testimoniare il prodigio sarebbero accorsi in molti, tra i quali i due cavalieri, originari di Ferentino, che lo tenevano in custodia. Era l’estremo tentativo di riparare ai torti subiti da questo grande papa, la cui vita, per molti versi, rimane avvolta nel mistero.

La salita al giardino pensile


a visita del castello termina sul magnifico e vasto giardino pensile all’italiana, ricavato in età moderna dalla ristrutturazione del cammino di ronda e dall’abbattimento di alcune torri. Qui il visitatore può ammirare alberi secolari che una leggenda vuole siano la trasformazione di antichi amanti, mentre la guida invita tutti i visitatori, o almeno gli scaramantici, a toccare la pietra sommitale degli 800 mt, gesto che la tradizione ritiene porti fortuna. Intanto lo sguardo spazia sul paesaggio circostante, riposando l’animo turbato da una visita non certo allegra e riscattando il castello delle tante crudeltà ed orrori di cui fu testimone.

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31 gennaio 2013 4 31 /01 /gennaio /2013 18:58

http://www.leggendemetropolitane.net/image.axd?picture=2009%2f9%2flive.jpg

Nessuno conosce la verita' e per anni e per decenni ancora si continuera' a parlare di questa leggenda intramontabile!


Sarebbe difficile risalire all’origine della leggenda sulla morte di Paul Mc Cartney. Controversie sono anche le motivazioni per cui sia nata. Potrebbe essere stata una idea della casa discografica dei Betales, la Apple Records, a finici di marketing e pubblicitari, o solo uno scherzo giocato dai quattro baronetti a tutti i loro fan.

In ogni caso, il fattore scatenante di questa storia può essere fatto risalire al 1969, quando durante una trasmissione radiofonica della stazione WKNR di Detroit, il disc-jockey Russ Gibb riceveva la telefonata di un misterioso ascoltatore, tale “Alfred”, che sosteneva di conoscere un agghiacciante segreto della vita dei Beatles. Il fantomatico Alfred, in diretta radiofonica rivelò che Paul Mc Cartney era morto in un incidente stradale avvenuto il 9 Novembre 1966.

In quel periodo, i Beatles erano impegnati nella realizzazione del’album che avrebbe dato una svolta alla storia del rock: Sgt. Pepper’s lonely hearts club band. Nel corso della telefonata, Alfred citò alcuni articoli tratti dal giornali inglesi, a proposito di un incidente avvenuto alle cinque del mattino del 9 Novembre 1966. Il guidatore dell’auto distrutta, completamente sfigurato, non era stato identificato. Ma secondo Alfred aveva un nome: Paul McCartney. Dopo quattro mesi dall’incidente, nel febbraio 1967, il fan club ufficiale dei Beatles lanciò, senza una apparente ragione, uno strano concorso: «Cerchiamo il sosia di Paul McCartney». Centinaia di persone, da ogni parte del mondo, spedirono la loro foto e si presentarono alle selezioni indette dal fan club. Il vincitore del concorso no fu però mai nominato....Perché? Forse per nasconderlo. Secondo il misterioso Alfred, infatti, il sosia di Paul fu trovato davvero, il quale, dopo “ritocchi” ai lineamenti e alla voce, ne prese il posto. L’industria discografica, dunque, avrebbe sostituito Paul con un sosia. Con la complicità di Lennon, Harrison e Starr. Sembra però che questo terribile segreto abbia generato una sorta di senso di colpa dalla band, a giudicare dai vari indizi lasciati sugli album e le canzoni. Indizi lasciati quà e là, per far trapelare un terribile segreto o per fare forse un simpatico scherzo a milioni di fan?

Ad esempio, sulla copertina di Magical mistery tour (1967), Paul è l’unico a tenere una rosa nera invece di una rossa, ed inoltre, in una immagine di gruppo, sulla batteria di Ringo, troviamo la scritta «Love 3 Beatles » ...ma i Beatles non erano in 4 ? Sempre in Magical mistery tour, Paul e compagni indossano delle maschere. Una di esse raffigura un tricheco. Secondo la simbologia delle leggende nordiche (vecchia passione di Lennon) il tricheco rappresenta la morte. Quale, dei quattro Beatles indossava questa tetra maschera? La soluzione ci viene offerta da Lennon nella canzone Glass onion (The Beatles, 1968), in cui si dice : «Vi avevo parlato del tricheco. Ebbene, ecco un’altra pista per voi: il tricheco era Paul».Ma la canzone, a nostro avviso più diretta ed eloquente, perché così maledettamente inquietante è Strowberry fields forever (Magical mistery tour ,1967), dove, alla fine, dopo un pezzo strumentale psichedelico, Lennon sussurra «..I’ve buried Paul», «..Ho sepolto Paul».

Cosa abbiamo quindi di fronte? Uno scherzo, una leggenda cruenta, o semplicemente un insieme di coincidenze? La maggior parte degli indizi, sono in effetti molto ambigui. Chi c’è dietro tutta questa storia? Tutti i Beatles hanno smentito, e Paul Mc Cartney ci sembra tutto fuorché morto.Una cosa è certa, però. Finché durerà il mito dei Beatles, durerà anche il mito della morte di Paul!

                                                             Butcher's Album (1966)

http://www.leggendemetropolitane.net/post/2003/image.axd?picture=2009%2f9%2fbutcher.jpg Il vero nome dell'album è "The Beatles Yesterday and Today", ma dall'immagine della copertina ne è derivato il nomignolo di "Butcher Album", l'album del macellaio. Questo disco, almeno nella versione che vedete, è rarissimo, poiché appena uscito in forma di lancio discografico, fu ritirato dal mercato, e fatto uscire con una copertina diversa, in seguito alle numerose lamentele dei benpensanti.
I primi indizi li troviamo nella copertina, dove la sanguinosa carne, unita alle bambole rotte, possono rappresentare la natura dell'incidente automobilistico di cui fu vittima Paul. Notate come Gorge Harrison tenga una testa della bambola vicina alla testa di Paul, a significare la decapitazione di Paul in seguito all'incidente.
Nella versione ufficiale, e quindi nella nuova copertina, troviamo ancora indizi. Notiamo che Paul è seduto dentro una cassa, delle fattezze di una bara, mentre gli altri sono tutti fuori.

Per quanto riguarda i testi dell'album, già nella mitica Yesterday possiamo trovare un, seppur labile, indizio: "I believe in yesterday, suddenly, I'm not half the man I used to be, there's a shadow hanging over me. Yesterday came suddenly...". Paul non è più lui, o per lo meno non è quello che pensa di essere. In Nowhere Man, ascoltiamo: "you don't know what you're missing, nowhere man can you see me at all?". Paul non è più vivo, e ora si trova sepolto; da lì non riesce a vedere più niente, più nessuno.
                                         

                                       Sgt. Peppers lonely hearts club band (1967)

http://www.leggendemetropolitane.net/image.axd?picture=2009%2f9%2fpepper.jpg È sicuramente l'album, che sia nella grafica, sia nelle canzoni, contiene più indizi degli altri. Sembra essere la rappresentazione "in codice" del funerale di Paul. Al centro, sulla sinistra, vediamo i quattro Beatles in versione "statue di cera " (dal museo di Madame Tussaud). Uno di essi, Ringo Starr, è vestito a lutto, ed è lo stesso Paul a consolarlo, mettendogli la mano sulla spalla. Lo sguardo di Ringo è rivolto verso la parte inferiore della copertina, dove spiccano varie composizioni tra cui notiamo una chitarra basso (strumento usato da Paul) con il manico rivolto dal verso dei mancini (come d'altronde lo era Paul), di crisantemi, classici fiori funebri.

Guardiamo ora i Beatles. McCartney è l'unico a tenere uno strumento nero: l'oboe. Sopra la sua testa c'è una mano sospesa (che in alcune culture orientali è un simbolo di morte): è forse l'estremo saluto di addio? Il particolare più agghiacciante si trova però all'interno della copertina. Ed è la scritta "O.P.D." sul braccio di Paul. In Inghilterra, questa sigla sta per "Officially Pronounced Dead" (Ufficialmente dichiarato morto), viene usata nei casi di morte violenta quando non è possibile accertare l'identità del cadavere.

In basso, sotto la "T" scritta coi fiori rossi, notiamo una statuetta della divinità indù Shiva, il distruttore, e notiamo che la sua mano indica McCartney. Tra l'altro, mentre gli altri tre Beatles sono posizionati a tre quarti, solo Paul è visto perfettamente di fronte, proprio come le sagome dietro di lui, quasi a far nascere il sospetto che anche lui sia una sagoma. Ed ecco un altro indizio particolarmente laborioso. Prendete uno specchietto e poggiatelo a metà della scritta "lonely hearts" sulla batteria. Potete notare che si forma una nuova scritta: "I ONEIX HE | DIE". "I ONE I" può essere letto come tre uno, riferiti ai tre beatle restanti. La croce può essere un riferimento al fatto che Paul è morto, segue poi una scritta inequivocabile: "He die", che letteralmente significa "lui morire".

Sul retro della copertina di Sgt. Pepper, e George Harrison, con il pollice della mano destra, indica una riga della canzone She's leaving home che dice: "Wednesday morning at 5 o'clock " , " Mercoledì mattina alle cinque", lo stesso orario del presunto incidente di Paul. Un ultimo indizio infine contenuto nell'album è presente nella canzone, A day in the life, dove un verso è particolarmente significativo: "Era una notizia triste, ma nonostante ciò ho dovuto ridere [...] Ha perso la vita in macchina, non si era accorto che era scattato il semaforo [...] Avevano già visto la sua faccia". Sempre nella foto nel retro dell'LP, Gorge, in rosso, compone con le dita una L, John, in verde, una V, Ringo, in rosa, una E. Paul, in blu, è l'anello mancante, è quindi il buco, ovvero una O, ed ecco che si compone la parola LOVE, amore.

 

                                                     Yellow Submarine (1969)

http://www.leggendemetropolitane.net/image.axd?picture=2009%2f9%2fsubmarine.jpg Notiamo subito, come avevamo visto nell'album precedente, che sopra la testa di Paul c'è una mano, che secondo alcune teorie è spesso simbolo di morte o di disgrazia.
E' interessante qui notare proprio la figura del sottomarino. Già nella copertina, potrebbe dare l'impressione che sia sepolto nella collinetta sormontata dai musicisti. Se quindi accostiamo l'immagine del sottomarino a quella della bara, notiamo che la similitudine regge anche durante la canzone. "Il cielo è blu, il mare verde…", viene cantato, e se il sottomarino è una bara, il suo mare è la terra, e quindi il verde dell'erba. Ecco quindi che "la terra dei sottomarini", può apparire anche come un cimitero. Inoltre, alla fine di "All you need is love", se ascoltiamo con attenzione, John Lennon sussurra "Yes he's dead… we loved you yeah yeah yeah". E in Northern Song "When you are listening...you may think that the band is not quite right... the band is a little dark and out of key, you're correct, there's nobody there". "Mentre ascolti.. potresti pensare che la band non è tranquilla… la band è un po' giù e fuori chiave, hai ragione, non c'è nessuno là".

 

                                                          Abbey Road (1969)

http://www.leggendemetropolitane.net/image.axd?picture=2009%2f9%2fpid.jpg Nella copertina è l'unico ad essere scalzo e ad avere gli occhi chiusi, ed inoltre tiene una sigaretta con la mano destra,nonostante Paul è notoriamente mancino. Nella processione lungo la strada John rappresenta il prete (o Dio stesso), Ringo rappresenta il becchino, Paul il deceduto, e George è l'altro becchino. Mentre tutti gli altri hanno la gamba sinistra in avanti e la destra dietro, Paul è l'unico ad avere le gambe posizionate al contrario. Sul lato destro della strada è parcheggiata un ambulanza o un carro funebre.

Sul alto sinistro è parcheggiato un Maggiolone, sulla targa leggiamo "LMW 28IF", secondo molti la targa significherebbe "Linda Mc cartney Weeps (Linda Mc Cartney piange)" e "28 If" sarebbe relativo al fatto che se Paul fosse stato vivo, nell'anno di uscita del disco avrebbe avuto 28 anni.

 

 

Gli indizi Sonori

Revolution 9. Il brano inizia con una voce che scandisce tre volte: "Number Nine". Ascoltandolo al contrario, però, si ricava l'agghiacciante frase: "Turn me on, dead man".
"Number 9"
ripetuto 3 volte [Wave File - 25Kb] - mu_001e1.wav (24,83 kb)

"Number 9" al contrario, cioè: "Turn me on, dead man" [Wave File - 25Kb] - mu_001e2.wav (24,41 kb) 

I'm so tired. Alla fine del brano si sente una voce confusa. Ascoltandola al contrario si sente, piuttosto chiaramente, la frase: "Paul is Dead man: miss him, miss him, miss him!"
La voce confusa [Wave File - 228Kb] - mu_001e3.wav (227,50 kb)
La voce al contrario: "Paul is dead man..." [Wave File - 49Kb] - mu_001e4.wav (48,51 kb) 

I am the Walrus. Nel corso del brano si sente una voce in sottofondo: riproducendola al contrario, però, la voce diventa intellegibile: "Ha ha, Paul is Dead".
Voce in sottofondo [Wave File - 83Kb] - mu_001e5.wav (82,60 kb)
Voce riprodotta al contrario: "Ha ha, Paul is Dead". [Wave File - 84Kb] - mu_001e6.wav (83,59 kb)

Strawberry Fields forever. Poco prima del termine del brano, John Lennon pronuncia le parole: "Cranberry sauce". Tuttavia, molti sostengono di udire: "I buried Paul" (cioè: "Ho sepolto Paul").
"Cranberry Sauce"
o "I buried Paul"? [Wave File - 43Kb] - mu_001e7.wav (42,42 kb)

 

 

 

FONTE

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