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18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 21:41

Circa 2500 anni fa, una misteriosa cultura apparve e fiorì in Nigeria. Il popolo Nok ha lasciato dietro di sè bizzarre statue di terracotta - e poco altro. Archeologi tedeschi sono ora alla ricerca di ulteriori indizi per spiegare quest’oscura cultura.

 Arte Nok, Africa, Nigeria

Mezza tonnellata di frammenti di ceramica è accumulata sui tavoli del laboratorio di Peter Breunig, al sesto piano dell'Università di Francoforte sul Meno. Ci sono pentole rotte, altro vasellame, una lucertola e frammenti di argilla che raffigurano facce con immense narici.
Il frammento di testa di una statua raffigura un uomo africano con baffi, uno sguardo fisso e i capelli ammassati in alto sulla testa. Egli appare cupo, quasi sinistro. Solo pochi giorni fa, la ceramica ha percorso 8.000 chilometri via mare in provenienza dalla Nigeria, dove è stata rinvenuta.
Breunig gestisce uno scavo in Nigeria, nei pressi degli altipiani di Jos, dove fiorì un tempo la misteriosa cultura Nok, su un’area di più di 80.000 chilometri quadrati, una regione tropicale più grande dell’Irlanda. I suoi abitanti vivevano in capanne di legno e mangiavano una polenta fatta col miglio (come i popoli che vivono oggi nella stessa regione).
Alcune donne erano sottoposte a sanguinose "cicatrici - ornamenti" graffiate nel loro seno con coltelli. E, come gli archeologi immaginano, il fumo si levava in aria dai forni che creavano magistrali terracotte, alla temperatura di 700 gradi centigradi.
Il fatto più sorprendente su ciò che Breunig chiama "una società senza scrittura" è la sua età. Essa data da circa 2.500 anni fa, un momento in cui si ritiene che un'ondata di cambiamento abbia spazzato via molte culture su altri continenti. Gli scultori Nok furono contemporanei sono di Solone, di Budda e dei primi Maya.
Per anni, si è creduto che l'Africa fosse stata lasciata alle spalle in quel periodo - ma Breunig la conosce meglio. "Intorno al 500 a.C., la popolazione è esplosa", egli spiega. Le persone che vivevano come all’età della pietra, in forma nomade, improvvisamente hanno conosciuto un cambiamento importante. Breunig parla di un "Big Bang culturale".
Questa regione è ancora in gran parte inesplorato, e la Fondazione di ricerca tedesca ha stanziato consistenti finanziamenti per questo compito. Se i ricercatori di Francoforte forniranno risultati promettenti, essi continueranno a ricevere i finanziamenti statali fino al 2020.
Con l'aiuto di alcuni locali, ricercatori tedeschi hanno istituito la loro base nella primavera scorsa, che consiste di nove capanne di fango nel villaggio di Janjala. Una bandiera con l'immagine di Goethe, il simbolo dell’Università di Breunig, sventola su un albero. I tedeschi hanno pozzi, e pannelli solari forniscono energia elettrica.


Le condizioni sono difficili. Torbide sono le acque che escono dalla dalla pompa, e la lampadina solitaria nella capanna principale in muratura è l'unica in un raggio di 100 km. Di notte, a causa del calore, i ricercatori dormono sotto il cielo notturno.

Frammenti, cocci ovunque
Alla luce del sole del mattino, il gruppo si attiva. Con pale, picconi, computer portatili e dispositivi di navigazione GPS, gli scavatori percorrono un suggestivo tratto di savana alberata e colline di granito, come piccole isole.
Nei loro scavi, la squadra incontra raramente altre tracce di vita. Non ci sono scheletri conservati in terra, poiché il terreno acido ha sciolto tutte le ossa. Come i loro cimiteri, i templi e le capanne dei Nok sono scomparsi senza lasciare traccia. Nessuno sa quali fossero i loro animali da allevamento, le strade o le cerimonie religiose.
Ma i frammenti di statue in creta sono ovunque - sui pendii rocciosi, in antiche buche di rifiuti e in spazi aperti. Qualche animale occasionalmente ha scavato e le ha spostate dai loro luoghi originali.
Le più grandi di queste impressionanti figure possono misurare sino a un metro d’altezza e somigliano a re o membri di un’élite sociale. Altri indossano elmi cornuti o intagliati come zucche sulla testa. Un terzo di queste figure sono donne.
Le figure di creta sono stranamente uniformi, quasi come prodotti di serie. Gli occhi sono sempre triangolari, le pupille sono traforate, e le sopracciglia sono elevate e arcuate. Hanno un aspetto calmo, come immerse nel loro pensieri. Tatuaggi a forma di fulmini ornano le loro guance.


Gli scienziati sono perplessi su chi avrebbe potuto creare questa collezione di curiosità. Come - si chiedono - potrebbe un tale mondo di fantasia emergere a 10 gradi di latitudine dall’equatore e lontano dal resto del mondo e dalle altre civiltà?
Particolarmente sconcertante è la questione di come i Nok fondessero il ferro. Gli scavatori hanno trovato bracciali, frecce e coltelli di ferro. Nessuna popolazione sub-sahariana ha fatto nulla di paragonabile, per quanto si sa al momento.
I ricercatori tedeschi, tra cui geologi e paleo-etnobotanici, stanno ora utilizzando ogni strumento di analisi per esaminare quest’area. Essi usano strumenti a fluorescenza e a raggi X, per esempio, per individuare le ossa spezzate, e le loro telecamere a infrarossi dovrebbe rendere i resti di edifici visibili. Nei loro primi risultati, hanno imparato che i Nok vivevano mangiando il miglio, una specie di piselli e una specie di olive. E ora Breunig ritiene che le statue "siano state realizzate nel centro di alcuni grandi gruppi di lavoro."
Il prossimo inverno, la carovana dei ricercatori si sposterà di nuovo nella boscaglia con le sue tecnologie, con una quarantina di assistenti di scavo. Il progetto potrebbe finalmente fare luce su un fenomeno che è uno dei più grandi misteri della storia antica.

Una sorprendente scoperta
Nel 1943, l'amministratore coloniale civile britannico Fagg Bernard fu il primo ad acquistare una figura Nok, che era stata usata come uno spaventapasseri in un campo di patate. Fagg incoraggiò i lavoratori delle vicine miniere di stagno a farsi avanti con altri simili ritrovamenti. I locali presto iniziarono a portare a Fagg altri artefatti, anche da regioni più lontane, il che ha portò la sua collezione a 150 pezzi. Gli portavano amuleti e elefanti d’argilla. Gli portarono una figura con un fallo gigantesco che arrivava a toccarne la testa, un’altra con denti come di vampiro.
Per un lungo periodo, gli esperti in Europa e negli Stati Uniti sono stati in gran parte ignari di tali risultati entusiasmanti. Solo quando un pioniere della termoluminescenza presentò nuovi dati, nel 1970, ciò fece fischiare le orecchie alla comunità archeologica.
Questi risultati indussero la comunità degli studiosi a porsi una domanda imbarazzante: era possibile, tra il 600 a.C. e il 300 d.C., quando la Cina ha iniziato la costruzione della Grande Muraglia e i Romani costellavano il loro impero con archi trionfali, che maestri scultori africani nella lontana Nigeria realizzassero statue di fango del più alto livello estetico?
La più rapida reazione alla sensazionale scoperta venne da parte di persone impegnate nel commercio delle antichità. Nel tardo 1980, sono apparse sporadicamente sculture Nok in vendita, a Bruxelles e Parigi. Non solo collezionisti privati, ma anche i musei di proprietà dello Stato, in modo discreto, compravano tali merci, i prezzi sono saliti sino a $ 50.000 (€ 35.000) per ogni statua.
Poi, nel 1996, le sculture sono giunte a conoscenza del pubblico più vasto, quando la mostra "Africa: l'arte di un continente" ha viaggiato a Londra e Berlino. In quel momento, erano mostrate in gran parte le foto proprio di opere che Nok. I titolari delle statue originali - la maggior parte dei quali erano ricchi collezionisti americani - non ha avuto il coraggio di darle per la mostra vista la dubbia validità del modo in cui avevano acquisito le sculture africane.
L'Interpol, agenzia di polizia internazionale, ha osservato che gli oggetti sono stati "rubati sistematicamente" e che l'Africa era messa in pericolo,nel proprio patrimonio, a causa dei furti. L’UNESCO finalmente ha inserito le sculture in un elenco di oggetti che era illegale importare o esportare.
Tuttavia, queste azioni hanno poco temperato la febbre per la caccia al tesoro in Nigeria. Una miniera di gemme presso Kubacha, che si trova nella zona tribale dei Koro, è apparsa essere un Eldorado per le sculture.
"Statue molto belle e appena danneggiate vi sono state scoperte nelle tombe e nei rifugi sotterranei", raccontano.
I minatori si sono messi alla ricerca di nuovi pezzi di scelta, tra cui un cavaliere su un cavallo di fantasia e una figura che sembra strangolare un gatto.
Dettagli su questa miniera sono difficili da trovare. Si trova in una regione semi-autonoma, un distretto governato dal capo Koro Yohanna Akaito con il pugno di ferro. Akaito ha sigillato la zona con il suo esercito privato, e anche i funzionari del governo nigeriano non vi hanno accesso.
Uno dei pochi bianchi cui è stato concesso l'accesso alla zona è Gert Chesi, etnologo e e ricercatore del Voodoo.
"Il capo mi ha intrattenuto nel suo palazzo di fango", spiega Chesi. "Al mattino, la tromba ci svegliò, e poi siamo andati in miniera".
Chesi ha avuto un ulteriore motivo per venire qui. Egli gestisce la "Casa del Popolo", un museo di Schwaz, in Austria, che ospita 50 statue Nok, la più bella collezione al mondo. Con Akaito, Chesi si è occupato dei propri affari.


La maggior parte dei musei acquistano artefatti Nok senza certificati e ora nascondono i loro depositi. Chesi, invece, non fa segreto dei suoi tesori.
"Ciascuna delle nostre sculture ha una licenza di esportazione rilasciata da Omotoso Eluyemi, il direttore del museo nazionale", egli spiega. "Tutto è stato fatto legalmente."
E' vero che un funzionario dell’Ufficio nigeriano delle Antichità potrebbe rilasciare documenti doganali. Ma sembra che lo abbia fatto fin troppo volentieri, riempiendosi le proprie tasche nel processo.

Veleno e defunti
Di quando in quando, si sente parlare di cadaveri. Eluyemi è morto il 18 febbraio 2006. Secondo la versione ufficiale degli eventi, è soffocato bevendo un bicchiere d'acqua a cena. Ma gli addetti sono sicuri che il vecchio, di 58 anni, è stato avvelenato.
Queste sono le circostanze in cui gli archeologi devono operare.
Per descrivere la situazione sul terreno, Breunig dice che "i ladri sono sparsi attraverso molte migliaia di metri quadrati di terreno, c'è un buco accanto a un altro."
C'è ancora qualche speranza per salvare il patrimonio culturale dell’Africa. Ancora oggi, si trovano innumerevoli villaggi Nok intatti sotto terra. In Ungwar Kura, per esempio, il team di recente ha trovato più di 130 macine da miglio, il che suggerisce che vi era una volta un grande villaggio.
Nelle statue si identificano anche nuovi dettagli. Alcune hanno foruncoli sui volti, mentre altri sembrano essere di alti dignitari. Anelli da caviglia, catene e bracciali ornano i loro corpi, mentre i capelli sono modellati in boccoli e trecce, ed altre spesse catene adornano il collo. "Le differenze sociali sono chiaramente definite", dice Breunig.
I ricercatori non sono ancora sicuri di cosa questi particolari ornamenti possano indicare. Pavimenti di pietra si trovano spesso vicino alle statue, perciò alcuni hanno pensato che fossero situate in luoghi santi o vicino ad altari. Gli archeologi hanno trovato resti di gioielli e catene deliberatamente depositati accanto a loro, il che potrebbe dare un certo grado di sostegno a questa ipotesi.
Per il momento, però, lo scopo delle statue Nok rimane poco chiaro. E poi c'è ancora la questione di sapere se questi oggetti abbiano qualcosa a che fare con i contatti tra i Nok e gli altri popoli. Alcuni archeologi credono che la rinascita culturale sia stata provocata dal contatto con i popoli del nord, come ad esempio i Cartaginesi, e potrebbe essere arrivata dal deserto. Altri ancora puntano sui cosiddetti "faraoni neri" del Sudan, che hanno sottomesso l'intera regione del Nilo tra il 750 e il 670 a.C.
Ma, da parte sua, Breunig respinge l'idea di un tale ampio trasferimento di idee. "Ci sono 3.000 chilometri dall’Egitto ad Abuja, e vi è l'ostacolo del Sahara in mezzo", egli spiega. E, aggiunge, gli africani non avevano cammelli in epoca pre-cristiana. Al contrario, Breunig ritiene che l’arte Nok si sia evoluta in modo indipendente.
Ancora, i misteri restano. Se Breunig ha ragione, il genio degli artisti Nok è stato isolato, ha creato una civiltà tropicale dal nulla.
"Non c'è dubbio che i Nok continueranno a stupirci", dice Breunig. "Stiamo dissotterrando una magnifica parte della storia sub-sahariana."

 

Fonte: Spiegel
Traduzione: Liutprand

 

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18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 21:28
 
 
Nei pressi dell'antica piramide peruviana di Huaca Las Ventanas, i ricercatori della Utah Valley University hanno scoperto nello scorso agosto una sepoltura di massa, probabilmente il risultato di un sacrificio rituale dedicato alla scomparsa di un sovrano dell'antica cultura Sicán.
La piramide e la fossa comune vicino ad essa risalirebbero ad un periodo compreso tra il 900 e il 1.100 d.C. All'interno della tomba, una fossa di 15 x 15 metri, potrebbero essere presenti quasi un centinaio i corpi.
Per ora non c'è alcuna spiegazione sulla ragione che portò alla sepoltura di così tante persone. Haagen Klaus, archeologo che si dedica da tempo allo studio del sito di Sicán, ritiene che possa essersi trattato di un rituale sacro legato alla morte di usovrano.
"Sicán era terra sacra, e solo i rituali più sacri che coinvolgevano gli antenati sembrano essere stati eseguiti nel sito. Un sacrifici rituali di massa sembra essere la spiegazione più probabile" spiega Klaus. "Comunque, è qualcosa di diverso da ogni altro contesto riscontrato nei Sicán, dato che si trova al limite tra la sepoltura rituale e il sacrificio".
Tutti i cadaveri sono stati sepolti senza vestiti, e alcuni sono stati decapitati. Si tratta quasi esclusivamente di maschi adulti, con l'eccezione di due bambini accompagnati da ciò che sembra essere una donna adulta.
I corpi sono stati posizionati senza alcuno schema preciso, e si trovano disposti in ordine sparso all'interno della tomba. "C'è un elevato grado di variazione nella posizione dei corpi, dall'essere gettati con braccia e gambe distese, fino ad essere posizionati con cura e piegati in posizioni particolari" aggiunge José Pinilla, a capo del progetto di scavo.
Uno dei corpi è stato trovato all'interno di una fabbrica di birra sul lato orientale della fossa sacrificale. Le ossa erano state piegate e piazzate, con il viso rivolto verso il basso, sopra una giara di ceramica utilizzata per servire la "chica", una bevanda simile alla birra consumata durante i riti funebri.
Il birrificio nei pressi della tomba suggerirebbe che i Sicán abbiano tenuto un solenne banchetto durante la cerimonia di sepoltura dei corpi, consumando chica in quantità.
Alcuni corpi erano senza testa, e oltre 20 crani sono stati scoperti in una fossa più piccola. "In laboratorio tenteremo di scoprire segni dei colpi e altre forme di trauma da taglio che potrebbero indicare che queste teste non siano state asportate molto tempo dopo la morte, ma che erano in realtà teste fresche appartenenti a cadaveri recenti" sostiene Klaus.
La fossa conteneva anche numerosissime teste di animali in ceramica, tra cui raffigurazioni di lama, puma, tartarughe, orsi ed esseri umani. "Quando un contenitore di ceramica o una bottiglia si rompe per un processo accidentale, lo schema della rottura tende ad essere casuale. Quello che vediamo è la prova di una rottura accurata, ripetitiva e del tutto intenzionale di questi oggetti".
Sulla base dei diversi stili di realizzazione degli artefatti in ceramica, i ricercatori ritengono che i corpi siano stati sepolti in tre diverse occasioni tra il 900 e il 1.100 a.C.
La terza volta, i Sicán aprirono nuovamente la tomba e rimossero, alterarono, disposero nuovamente le ossa dei cadaveri. "E' stato il momento in cui i teschi e altri mucchi di ossa accuratamente selezionati, come femori e omeri, sono stati posizionati nelle rispettive fosse".
Gli archeologi sospettano che questo sacrificio di massa sia stato parte di un complesso rituale per onorare la morte di un sovrano, la cui sepoltura sarebbe ancora nascosta da qualche parte negli strati non ancora esplorati della fossa.
"Nel punto più profondo raggiunto da alcuni dei nostri scavi di esplorazione abbiamo scoperto uno strato eccezionalmente duro di argilla, realizzato dall'uomo. E' molto simile ad alcuni tipi di sigilli di argilla che gli antichi Sicán piazzavano sopra le aperture delle tombe di alcuni sovrani" conclude Carlos Elera, direttore del Sicán National Museum.
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13 luglio 2014 7 13 /07 /luglio /2014 21:20

26 maggio 1828,Norimberga
E’ una splendida giornata di sole.
Un giovane cammina lentamente,malfermo sulle gambe. Ha la pelle diafana,come quella di chi non è abituato al sole. Cammina dondolando,sembra reduce da lunghe giornate passate nell’immobilità.
Dimostra un’apparente età di circa 16 anni,e viene avvicinato dalla gente del posto.
Ripete come in una cantilena solo due parole,Kaspar Hauser, e ha con se due documenti: un biglietto dove si affida il piccolo Kaspar Hauser, nato il 30 aprile del 1812, a una persona non menzionata, e una lettera che questa persona aveva scritto per il capitano dei cavalleggeri di Norimberga, pregandolo di voler arruolare il sedicenne Kaspar nel corpo dove già aveva servito suo padre.
E’ davvero uno strano ragazzo,Kaspar;si nutre solo di pane,acqua e poco altro.
Odia la carne,non beve,sembra spaventato a morte da suoni e rumori,è affetto da fotofobia,parla pochissimo,non sa leggere ne tanto meno scrivere.
Detesta la luce solare,come detto,ma al contrario ha una vista eccezionale al buio,sembra un giovane vissuto in assoluta solitudine,lontano da qualsiasi forma di associazione civile.

I cittadini di Norimberga,incuriositi,iniziano ad accalcare per vedere quello strano giovane venuto dal nulla,con la conseguenza di sviluppare ancor più l’asocialità del ragazzo.
Le autorità,non sapendo cosa fare di lui,decidono di affidarlo ad uno studioso,il dottor Daumer,che in poco tempo,riesce a insegnargli a scrivere e a leggere;fu a quel punto che si venne a sapere parte del suo passato.
Aveva passato molti anni della sua vita,probabilmente dodici o tredici,in una cella,custodito da un uomo che gli dava da mangiare pane e poco altro,lo teneva pulito,gli tagliava i capelli,ma lo picchiava ogni volta che faceva rumore.
Un giorno l’uomo lo aveva tirato fuori dal suo nascondiglio,lo aveva accompagnato lontano,gli aveva messo in mano le due lettere e lo aveva abbandonato al suo destino
Kaspar era comunque un ragazzo dall’indole docile,e mostrava grande interesse per le cose,oltre ad un’ottima capacità di apprendimento,si comportava come un bambino innocente,a dispetto della sua età anagrafica.
La sua vera passione erano i cavalli,una delle poche parole che pronunciava correttamente quando giunse nella città tedesca;venne affidato ad un istruttore d’equitazione,e mostrò una sorprendente capacità di comunicazione con l’animale,oltre ad una innata capacità di cavalcare.
Un anno dopo i progressi del ragazzo erano evidenti;la sua intelligenza pronta,unita alla sua indubbia simpatia,lo avevano portato a farsi benvolere da tutti,e sembrava destinato ad un inserimento nella comunità cittadina.
Ma proprio quell’anno accadde qualcosa di misterioso;un giorno,mentre era solo in casa del dottor Daumer,qualcuno lo colpi alla testa,tramortendolo.

La figlia di Daumer lo trovò per terra,con la testa coperta di sangue,lo soccorse e il ragazzo potè riprendersi.
Un episodio inquietane,che arrivava poco tempo dopo l manifestata decisione di Kaspar di scrivere la propria biografia,notizia ripresa da un giornale che l’aveva pubblicata.
Qualcuno aveva evidentemente paura di quello che poteva scrivere.
Trovò lavoro,e sembrò che la sua vita dovesse diventare la vita di uno qualsiasi,fino al Il 14 dicembre 1833
Quel giorno Kaspar fu avvicinato da qualcuno,che gli disse che era al corrente di particolari della sua vita a lui sconosciuti;Kaspar si recò,come da istruzioni,al parco di Aschbac,dove l’uomo gli porse una borsa.
Ma nel momento stesso in cui il giovane la afferrava,l’uomo lo accoltellò e subito dopo sparì.
Kaspar,ferito gravemente,riuscì a tornare a casa,ma la gravità delle ferite era tale che morì tre giorni dopo.
All’interno della borsa non c’era nulla,tranne un biglietto,sul quale c’era un messaggio sibillino:
Hauser potrebbe dirvi esattamente che aspetto ho e di dove vengo. Per risparmiargli la fatica, ve lo dirò io di dove vengo. Vengo dal confine bavarese. Voglio dirvi perfino il mio nome: M L O.”
La polizia indagò,andò al parco,dove trovò la pozza di sangue ma nient’altro,nessun’orma o segno della presenza di un’altra persona.
In mancanza di indizi,si giunse alla conclusione che il ragazzo si fosse ferito da solo.
Secondo le autorità,il ragazzo aveva creato una messinscena per attirare su di se l’attenzione;si portarono a sostegno della tesi la straordinaria capacità del giovane nell’apprendimento,la sua costituzione regolare,atipica in una persona che diceva di essere stato allevato a pane ed acqua.
Ma il giovane aveva però delle caratteristiche articolari,come le ginocchia deformate,che confermavano la sua versione di essere stato sempre tenuto in catene,impossibilitato a camminare.
Allora chi era,Kaspar Hauser?

Furono molti quelli che avanzarono teorie,la più probabile delle quali è che fosse figlio illegittimo di qualche nobile,che non aveva avuto coraggio nell’ammazzarlo da piccolo,che aveva pagato qualcuno per tenerlo prigioniero fino ad una certa età,quando i ricordi dell’infanzia fossero fatalmente scomparsi.
Solo che aveva sottovalutato la prodigiosa capacità del ragazzo di adattarsi alla vita civile,per cui,sentendosi minacciato,l’aveva fatto uccidere.
Anselm von Feuerbach,l’uomo che maggiormente aiutò Kaspar ad inserirsi nella vita sociale,decise di indagare sul suo nome,Hauser,ma morì in circostanze misteriose,alimentando ancor più il fitto mistero sulla vita e la morte di Kaspar.
Un’enigma irrisolto,uno dei tanti.
Ai giorni nostri la tecnologia è venuta incontro alla storia,sciogliendo almeno un dubbio su chi non era Kaspar.
Riporto,di seguito,l’articolo di Marco Fornari.

(Da “Oltre la conoscenza” n. 19 – dicembre 1997 – articolo di Marco Fornari)

Più tardi si pensò verosimilmente che i genitori vollero sbarazzarsi di lui in ben altro modo, uccidendolo, ma che il suo carceriere non lo soppresse, avendone compassione. Decise quindi di risparmiarlo e di crescerlo a proprio rischio e pericolo. Dopo la sua morte si pensò che fosse stato di famiglia nobile, forse un principe del Baden, forse un discendente di Napoleone, ma forse anche un impostore. Sulla sua romanzesca e tragica vicenda esistono un’infinità di scritti storici e polemici pro e contro. Paul Verlaine e Georg Trakl non furono i soli a dedicargli una poesia, Jakob Wassermann ne fece il protagonista di un romanzo (Kaspar Hauser, 1908), Werner Herzog vi girò il suo più premiato film Every Man for Himself and God Against All (Il mistero di Kaspar Hauser, 1974, con le bellissime musiche di Florian Fricke dei Popol Vuh) e perfino una cantautrice americana, Suzanne vega, ne ha scritto una canzone (Wooden Horses – The Caspar Hauser’s Song). “Kaspar Hauser è stato anche il soggetto del dramma Kaspar Hauser diretto nel 1994 dal regista Peter Sehr. Nel 1996 la prova del Dna su macchie di sangue della sua giubba sembra aver escluso infine la sua appartenenza alla dinastia del Baden, senza però sciogliere l’enigma della sua apparizione dal nulla e della sua identità. Il titolo di prima pagina “Kaspar Hauser, il principe disincantato: ricerche genetiche sciolgono un enigma secolare” pubblicato su Der Spiegel (25 novembre 1996) ha fatto grande scalpore in Germania. In questo articolo si mette in risalto il fatto che due istituti di ricerche genetiche, uno tedesco e uno inglese, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno constatato che il sangue trovato sugli indumenti che Kaspar Hauser indossava al momento dell’assassinio non poteva appartenere a un figlio di Stephanie de Beauharnais. Un nuovo risultato di ricerche va naturalmente preso sul serio e va tuttavia esaminata la sua forza di convincimento. In primo luogo non è da escludere un ulteriore dubbio: se veramente si tratti del sangue di Kaspar Hauser. Inoltre bisogna prendere in considerazione anche le sorgenti d’errori del metodo usato, tanto più che i ricercatori – secondo le proprie parole – “sono arrivati vicinissimi al limite della prova”. Con questa scoperta dovrebbe venir confutato il risultato di una seria ricerca condotta su Kaspar Hauser nei secoli diciannovesimo e ventesimo che Hermann Pies, il suo più importante ricercatore, nel 1966, dopo quaranta anni di indagini, così riassume: “Giunti a questo punto, ritengo di poter affermare di aver portato prove indiziarie consistenti a favore dell’appartenenza di Hauser al Principato del Baden tali che difficilmente se ne possono portare di più stringenti, anche se si trattasse di crimini dinastici compiuti”.

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12 luglio 2014 6 12 /07 /luglio /2014 21:42

Nel mese di gennaio del 1876 il Dunraven era ormeggiato alla foce del Mersey River, presso il porto di Liverpool, pronto ad essere caricato con legname e materiale ferroso, merci destinate al sostegno di una giovane ma fiorente industria pesante delle Indie Occidentali aventi come fulcro degli scambi il porto di Bombay.

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La recente apertura del canale di Suez, avvenuta il 29 novembre 1869, aveva rivoluzionato il traffico mercantile dell'Europa con l'Asia, sostituendo con un'unica tratta di navigazione un percorso che fino ad allora prevedeva una linea di navigazione attraverso il Mediterraneo fino ad Alessandria, un percorso su ferrovia fino a Suez ed una seconda linea da qui fino al Medio ed Estremo Oriente.

Il viaggio si svolse regolarmente, ed il 6 aprile dello stesso anno la nave era pronta a salpare da Bombay, alla volta di Liverpool con un carico definito "di considerevole valore" di lana e cotone, ed un equipaggio di 25 persone.

Il viaggio attraverso l'Oceano Indiano andò per il meglio e dopo una breve sosta al porto di Aden per il rifornimento di carbone, il Dunraven iniziò la risalita del Mar Rosso con rotta NNW. Il 24 di Aprile, il giornale di bordo riportava "condizioni di tempo buono, vento debole, mare quasi calmo; navigazione a solo vapore con velocità di 6 nodi e mezzo".

Alle ore 1.00 am del giorno successivo, il secondo di bordo rilevò una luce al dritto di prua che ritenne essere appartenente all'estremità meridionale dell'isola di Shadwan; cinquanta minuti più tardi, fu avvistata un'altra luce che ritenne essere quella del faro di Ashrafi, all'imbocco dell stretto di Gubal. Durante l'intero periodo anche il capitano Care si trovava sul ponte e in nessun caso obbiettò né l'avvistamento delle luci, né la loro identificazione.

Il secondo ufficiale descrisse questa luce come "bianca e fissa" sebbene, successivamente, contraddisse questa affermazione; stranamente, nonostante anche il capitano affermasse di aver avvistato questa luce, il timoniere riportò di non aver visto nulla.

Alle ore 2.15 am, il capitano Care lasciò il ponte lasciando disposizione di essere chiamato entro un'ora; stranamente, alle ore 2.40 am, la luce precedentemente osservata, sparì dalla visuale a causa, come si seppe soltanto dopo, di un'avaria al sistema elettrico.

A questo punto la testimonianza del secondo ufficiale, divenne confusa ed ulteriormente contraddittoria: in un primo momento egli affermò di avere richiamato sul ponte il Capitano Care non appena la suddetta luce fu persa di vista; successivamente cambiò la sua versione sostenendo di aver chiamato il Capitano fra le 3.30 e le 3.40 am sebbene in contravvenzione agli ordini impartiti.

Quando il Capitano Care arrivò sul ponte, la terra era ampiamente visibile in direzione Nord, a circa 6, 7 miglia dal lato di dritta; erano a questo punto le 3.40 am e fu immediatamente dato ordine di modificare la rotta di 2 gradi a dritta, accidentalmente dirigendo proprio verso terra.

Dieci minuti più tardi, il marinaio di vedetta, avvistò un oggetto grande e scuro in acqua e , credendo si trattasse di una boa o di una meda, riferì immediatamente agli ufficiali in coperta, senza tuttavia, avere risposta.

Contemporaneamente, il secondo ufficiale, avvistò un oggetto simile e ritenendolo una barca di pescatori locali, solo casualmente ne riferì al capitano.

Questi diede immediatamente ordine di fermare le macchine, ma prima che la manovra potesse essere ultimata, il Dunraven colpì violentemente il reef che scardinò completamente i compartimenti di prua.

Probabilmente nella sua rotta per circa 300°, il Dunraven aveva subìto un lasco indotto dalle correnti provenienti da NW, che ne aveva alterato la posizione di circa 10 miglia in direzione NW.

Il faro scambiato con quello dell'isola di Gubal (l'attuale Bluff Point) era probabilmente uno situato sulla costa occidentale della penisola del Sinai, ed il cambio di rotta di 2° a dritta non aveva fatto altro che portare la nave verso Beacon Rock all'estremità del reef "Shaab Mahmud".

Le macchie nere avvistate dalla vedetta e dal secondo di bordo altro non erano che i reef semi affioranti del punto di immersione di Alternatives, ubicato tra Ras Mohammed e la stessa Beacon Rock.

Le pompe di esaurimento a vapore, furono immediatamente messe in azione, e, nel tentativo di mantenere la nave adiacente al reef corallino, fu dato fondo con una delle ancore di bordo.

Purtroppo alle ore 7.00 am il livello dell'acqua raggiunse le caldaie togliendo vapore alle macchine e condannando così la nave; a mezzogiorno circa, quando il lato di dritta era oramai sommerso dall'acqua, il capitano e l'equipaggio presero posto sulle lance di salvataggio rimanendo vicini alla nave in affondamento.

Alle 4.00 pm un sambuco arabo prese a bordo i naufraghi e, alle 5.00 pm il Dunraven scivolò dal reef ad una profondità di circa m 27; fu solo allora che il comandante prese coscienza che avevano fatto naufragio all'estremità meridionale della penisola del Sinai.

Per tre giorni il sambuco rimase ormeggiato in prossimità della nave affondata, fino a quando il Capitano Care ed il suo equipaggio fu trasbordato sulla motonave italiana Arabia e da essa trasportato fino a Suez; il definitivo rientro in patria avvenne a bordo del vapore Malwa.

Il ritrovamento

Nel 1977 un geologo tedesco di cui non si riporta il nome, durante una campagna di indagini geofisiche per una compagnia petrolifera, si dedicò alla ricerca di un relitto di cui ebbe notizia da un centro di immersione locale. Tuttavia le informazioni ricevute, risultarono così vaghe e in accurate, che ci vollero alcuni mesi prima che se ne riuscisse ad individuare l'esatta posizione. Fu appunto nei primi mesi del 1978 che, in maniera quasi accidentale, il geologo ed alcuni suoi compagni di ricerche, durante un'immersione in prossimità del fanale di segnalazione di Beacon rock, individuassero il relitto del Dunraven.
Tuttavia dovette passare quasi un anno prima che si riuscisse ad identificare il nome e la relativa storia del naufragio. Per parecchi mesi infatti, numerose ipotesi, di cui alcune, come da costume marinaresco, a dir poco rocambolesche e leggendarie, si intrecciarono al punto da far calare una fitta cortina di mistero sulla nave di recente ritrovata.

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Alcune di queste leggende, riguardarono perfino la mitica figura di Lawrenche d'Arabia; parve infatti che nel corso della Prima Guerra Mondiale, l'ufficiale inglese in questione avesse utilizzato almeno tre navi civetta (il Dufferin, la M - 31 ed il Suva) per trasferire ingenti ricchezze da Suez ad Aqaba, in modo da finanziare la ribellione degli Arabi contro l'Impero Ottomano. Risultando queste navi di disegno simile al relitto appena ritrovato, è facile immaginare come più di una voce cominciò a circolare sull'immaginario ritrovamento di una nave carica di tesori ed altre ricchezze.

Solo nel mese di novembre del 1978 fu rinvenuta una porcellana con inciso il nome della motonave Dunraven e da essa, dirempte le ultime incertezze su quale Dunraven si fosse scoperto, si potè risalire alla storia dell'intero naufragio.



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L'immersione



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Il punto di ingresso in acqua è in corrispondenza di ciò che rimane del traliccio del vecchio fanale oramai abbattuto, a ridosso del reef; in questa maniera si può puntare direttamente verso la poppa del relitto giacente, capovolto su un fondale sabbioso a m 27. Imponente risulterà a prima vista l'elica, ed il grande timone, ricoperti di concrezioni madreporiche e da coloratissimi alcionari.
Oltrepassando l'opera viva del relitto, si raggiunge il lato di dritta ove, attraverso 3 aperture lungo la fiancata, è possibile penetrare all'interno dello scafo.

In questa maniera si percorrere la nave per quasi tutta la sua lunghezza riconoscendo al suo interno l'asse dell'elica, le caldaie, la scala che conduceva sottocoperta, gli ingranaggi della timoneria ed alcune valvole del generatore di vapore.

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Caratteristica dello scafo di questo relitto è la presenza di un gran numero di glass fish, che, ritmicamente, seguono gli spostamenti dei subacquei.

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La prua, giacente a circa 18 metri, risulta evidentemente danneggiata dall'impatto con il reef e consente ampie vie di uscita dallo scafo, è possibile individuare la catena dell'ancora, il suo alloggiamento ed i verricelli di manovra. In questa zona è opportuno muoversi con circospezione in quanto abitata da un branco di lion fish (Pterois Volitans).




L'immersione può completarsi con un passaggio lungo la chiglia del Dunraven in direzione opposta, completando il profilo dell'immersione multilivello seguendo il reef a bassa profondità. In questa zona oltre alle bellissime formazioni coralline caratteristiche del Mar Rosso, è frequente l'incontro con pesci napoleone, con branchi di pesci palla, e con altro pesce di reef corallino.

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http://maldegitto.forumfree.it/?t=29171165

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12 luglio 2014 6 12 /07 /luglio /2014 21:29

                           

Chi era Silvia Browne, la medium che ha sbagliato anche sulla propria morte

 

 
  • Chi era Silvia Browne, la medium che ha sbagliato anche sulla propria morte

    Chi era Silvia Browne, la medium che ha sbagliato anche sulla propria morte

     

Il 20 novembre scorso Silvia Browne, sedicente veggente e medium nonché acclarata celebrità televisiva americana è morta a 77 anni all’ospedale Good Samaritan di San Josè, California. In Italia, con soli (per ora) 10 libri tradotti il suo nome ai più dice poco, ma in patria quasi 60 libri, alcuni dei quali best-seller, e soprattutto le sue regolari apparizioni televisive, molte volte a fianco dell’icona del giornalismo statunitense Larry King, hanno fatto di lei una vip, nel mondo dei medium e non solo.

In cinquant’anni di attività la Browne ha elargito previsioni sulla vita politica e mondana del paese, ma si è fatta strada soprattutto per la dichiarata abilità di diagnosticare malattie e di poter aiutare la polizia e le famiglie nei più vari casi irrisolti. Le imprese della Browne non potevano che attirare l’attenzione della comunità scettica, e in particolare di James Randi, illusionista e indiscusso re degli sbufalatori, che le offrì più volte di partecipare alla One Million Dollar Paranormal Challenge, il premio di un milione di dollari istituito da Randi nel 1996 (e mai vinto) per chiunque riesca a provare in condizioni controllate l’esistenza di un fenomeno paranormale.

Il poteri di Sylvia Browne si riducono infatti in due parole: cold reading, cioè lettura a freddo, un termine ombrello che racchiude diversi trucchi tipici del mentalismo. Negli spettacoli i mentalisti si esibiscono spesso in queste letture dando l’illusione di possedere poteri paranormali. Per mentalisti e medium, l’essenza del cold reading è manipolare lo spettatore (o la vittima) portandolo a condividere informazioni. “Chi è Marco? Qualcuno sta pensando a una persona di nome Marco, o Giovanni, si può alzare in piedi per favore?”

L’amico o parente di Marco (o Giovanni) che si sente più coinvolto si alzerà in piedi e sempre per tentativi ed errori, interpretando anche il linguaggio del corpo, verrà elaborata qualche narrazione plausibile di vita vissuta, il che rispecchia quello che ogni giorno fanno gli astrologi (o i loro ghostwriter) creando gli oroscopi: grazie all’ effetto Forer (o Barnum) nel giusto contesto siamo disposti a credere che un’affermazione in realtà molto vaga ci sia cucita addosso.

A volte al cold reading è affiancato l’ hot reading, lettura a caldo, nella quale l’artista o il cosiddetto veggente si procura qualche informazione sul soggetto prima di esibirsi, magari raccolte da un complice in incognito durante quelle che sembrano banali chiacchiere prima dello show, come raccontato in questo filmato che smaschera la collega Rosemary Altea, molto nota anche da noi grazie alle ripetute apparizioni nei talk show.

Un sottile gioco psicologico e una vera e propria arte che è in grado di emozionare sia chi viene letto sia chi assiste alla lettura, ma che non implica l’esistenza di alcun fenomeno paranormale. La differenza tra un mentalista (o un illusionista) e un medium è che il primo dichiara di essere un bugiardo e che voi, consapevolmente, pagate per essere ingannati. Lo stesso Randi si definisce un “onesto truffatore”.

Che dire allora di tutte le volte che Sylvia Browne  in queste decadi avrebbe fornito il suo indispensabile aiuto alle forze dell’ordine e alla famiglie alla ricerca dei propri cari?

Nel 2010 la rivista dello Csicop, equivalente al nostro Cicap, ha pubblicato un rapporto che analizza la correttezza delle previsioni pubbliche (nella maggioranza dei casi dai microfoni del The Montel Williams Show) disponibili, 115 in tutto. Dai risultati si capisce perché la Browne, nonostante le promesse, non abbia mai partecipato alla Million Dollar Paranormal Challenge: non esiste un singolo caso nel quale le letture della medium abbiano davvero fornito qualcosa di concreto ai poliziotti e alle famiglie. Quando gli elementi in arrivo dall’aldilà non erano vaghi, si rivelavano tragicamente sbagliati: nel corso della propria carriera televisiva la Browne ha rivelato alle madri la morte dei loro figli, poi ritrovati sani e salvi, o viceversa, ha pronosticato a orecchie speranzose il lieto fine, quando purtroppo non c’era più nulla da fare, oppure ancora a oggi i casi giacciono irrisolti.

Neanche con la salute ebbe troppa fortuna: con notevole faccia tosta nel 2001 disse a James Randi durante un dibattito da Larry King di visitare urgentemente un medico perché aveva un problema al ventricolo sinistro. Randi si fece controllare e non risultarono problemi oltre a quelli già noti. Quattro anni dopo, settantottenne, ebbe un infarto: niente a che vedere col ventricolo sinistro ma la Browne naturalmente non perse l’occasione di dire che era una sua profezia che si avverava.

Fin troppo facile cogliere l’ironia nel fatto che la medium abbia sbagliato a prevedere anche il momento della propria morte, che a Larry King confessò essere da qui a 11 anni. Lei probabilmente si giustificherebbe di nuovo con un “solo Dio ha ragione tutte le volte”.

di Stefano Dalla Casa

http://daily.wired.it/news/scienza/2013/11/29/browne-bufala-veggente-75295.html

(Credit per la foto: Getty Images)

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11 luglio 2014 5 11 /07 /luglio /2014 22:57
Alcuni anni fa, dopo che un sottomarino statunitense aveva cercato di creare una mappa del fondo dell'Oceano Artico, il giornale "Nature" riportava la scoperta di due grandi vulcani sotto la massa di ghiaccio, dove nessuno aveva mai lontanamente sospettato prima. Si trovano alla profondità di due miglia e coprono un'area di circa 280 miglia quadrate di fondale marino....

 

 

Una team di ricercatori dell'Università di Tulsa con a capo Peter Michael, con l'obiettivo di scoprire cos'altro ci potesse essere sotto il pack artico, partì a sua volta in missione di studio a bordo di una nave rompighiaccio messa a disposizione dalla Marina Americana. Alla spedizione prese parte anche un'imbarcazione da ricerca tedesca, la "Polarstern".

 

Poterono studiare, oltre alla zona indicata da "Nature", anche la dorsale oceanica Gakkel, una catena vulcanica lunga 75.000 Km che si allunga per 1.800 Km sotto l'Oceano Artico, dall'estremo Nord della Groenlandia fino alla Siberia. Questa ricerca ha potuto svelare molti misteri di questa zona eternamente ghiacciata (che evidentemente non lo fu sempre), che rimane comunque la parte del pianeta meno conosciuta, per via delle enormi difficoltà legate al ghiaccio, che impedisce d'effettuare studi e ricerche con i consueti metodi.

 

Pensando che i due vulcani rilevati dal sottomarino fossero un'eccezione, la scoperta di altri dodici sulla dorsale Gakkel lasciò tutti sbigottiti, tanto più che la zona presentava un'attività tettonica intensa e perfino molte sorgenti d'acqua calda.
 
 

 

Vulcani sotto il pack artico? Incredibile? Mica tanto, in fondo, se consideriamo la possibilità di un precedente slittamento dell'asse terrestre.

 

Ma... pensate davvero che non ci sia nient'altro sotto i nostri piedi, oltre a questi vulcani, di cui potremmo essere ancora all'oscuro?

 


 

 

La teoria della "Terra Cava" rimbalza alle cronache da più d'un secolo e riscuote l'attenzione di molti "eretici", compresa la sottoscritta. In pratica s'ipotizza che ci siano dei "buchi" ai Poli e in altre zone del nostro pianeta, da cui individui prescelti (alieni compresi) e navicelle spaziali entrerebbero e uscirebbero. Si tratterebbe degli accessi a un mondo sotterraneo in cui avrebbero trovato rifugio alcuni superstiti della precedente catastrofe in cui scomparve Atlantide.

Logicamente, è inutile dire che per la maggioranza della gente si tratta di una tesi ridicola.

Molti cambierebbo forse idea se avessero sentito parlare della forza cosmica misteriosa chiamata Vril... quell'energia dai poteri straordinari che proviene dall'interno della Terra e sarebbe imbrigliata e canalizzata tramite lo Djed, la torre granitica alta una settantina di metri che si trova all'interno della Grande Piramide di Giza.

 

Ovviamente, anche in questo caso siamo... "ai confini della Realtà" o, per meglio dire, in piena speculazione. Eppure la potenza del Vril esiste, con qualunque nome sia esso conosciuto: aveva a che fare con le forze Ahrimaiche che la mistica neo-occultista nazista voleva trovare inviando spedizioni in Tibet alla ricerca di Shambhala.

 

E a questo punto, per continuare nella nostra speculazione, deve aver a che fare con le tecnologie "futuristiche" della Terra Cava che il colonnello Billie Faye Woodard (in servizio all'Area 51) descrisse con molta precisione, essendovi stato per ben sei volte. Fu in grado di descrivere persone, animali, piante e clima...

 

Il Vril, o comunque si chiami, ha probabilmente che fare anche con l'energia Kundalini e la ghiandola pineale, grazie alle quali sarebbe possibile accedere in astrale a questo mondo sotterraneo multidimensionale. È la forza cosmica utilizzata a Shambhala? Forse.Ricordo, per gli scettici, che gli Indù chiamano Shambhala: "Paradesha", termine che è sopravvissuto fino a oggi come "Paradiso". È il luogo dove abitavano i Veda, gli antichi dèi venuti dallo spazio.

Il pioniere della teoria della Terra Cava fu l'astronomo e matematico inglese Edmond Halley (1656-1749), famoso per aver scoperto la celebre cometa che porta il suo nome. Era convinto che all'interno della Terra ci fosse una potente fonte luminosa, una sorta di "Sole" in grado d'illuminare e riscaldare tutto il mondo sotterraneo. Le sue teorie fecero molto scalpore allorché furono pubblicate nel "Philosophical Transactions of the Royal Society of London".

Il Capitano americano John Cleves Symmes, il 10 aprile 1818, fece scalpore per aver inviato una lettera contemporaneamente al Congresso degli Stati Uniti, ad alcuni direttori d'importanti Università e ad un certo numero di studiosi di spicco. Il testo era questo: "Al mondo intero; io dichiaro che la Terra è cava e abitabile internamente [...]". Continuava affermando che la Terra era formata da molteplici sfere concentriche e che ai Poli c'erano due enormi buchi attraverso i quali entravano atmosfera, terre e mari. Prevedendo la reazione di chi avrebbe letto la sua lettera, il Capitano Symmes allegò un certificato medico in cui era scritto che era in possesso delle sue facoltà mentali.

 

Assolutamente convinto delle sue idee, nel gennaio del 1823, richiese al Congresso il finanziamento d'una spedizione per il Polo Sud, che tuttavia fu respinto. Pubblicò allora le sue teorie in un libro dal titolo "Theory of concentric Spheres", che permise in seguito a Joseph Reynolds di convincere il presidente John Quincy Adams a finanziare la spedizione del 1829, che fu però un totale fallimento.Quasi mezzo secolo più tardi, il noto scrittore esoterista Edward George Bulwer Lytton pubblicò "The coming Race" (La razza che verrà) in cui affermava che sottoterra vivevano i superstiti d'una razza superiore che erano scampati al cataclisma che aveva quasi annientato la civiltà precedente. In questo libro si parlava per la prima volta del Vril, la forza misteriosa in possesso della razza della Terra Cava...

 

Nel 1906, lo scrittore americano William Reed, nel libro "Phantom of the Poles" (Fantasma dei Poli), continuò a parlare della terra Cava e del suo accesso ai Poli. Le sue teorie furono confermare e ampliate nel 1920 da un altro scrittore americano, Marshall B.Gardner, che scrisse "A Journey to the Earth's Interior" (Viaggio al centro della Terra). Le convinzioni espresse in questi due lavori, che ispirarono qualche decennio più tardi scrittori e registi, furono confermate dalle spedizioni polari del Contrammmiraglio Richard E.Byrd in Artico (1947) e in Antartico (1956), in cui dichiarò d'essersi spinto per 1.700 miglia oltre il Polo Nord e per 2.300 oltre il Polo Sud...Byrd, dopo la prima spedizione, affermò di essere "entrato" in un territorio misterioso privo di ghiaccio e non segnato sulle carte, accessibile mediante aperture che conducono all'interno...

 

Dopo un primo messaggio radio trasmesso dal suo aereo e un breve comunicato stampa, le scoperte di Byrd furono tacitate e soppresse dalle agenzie governative. Ovviamente, visto che non poteva trattarsi della descrizione della superficie artica! Byrd aveva parlato di un clima mite e un territorio verde con laghi, montagne e animali; ne descrisse anche qualcuno. Dobbiamo pensare che fosse impazzito o piuttosto che avesse scoperto le prove dell'esistenza della Terra Cava?

Scartando la prima ipotesi, personalmente sono propensa all'idea che l'istinto degli animali ci possa fornire una risposta. Quell'istinto che spinge d'inverno i buoi muschiati a migrare verso Nord; sarebbe in errore, se non sapesse di andare verso il caldo. E quello che spinge gli orsi e le volpi a dirigersi sempre più a Nord, come se in quella direzione ci fosse il cibo. Ma all'estremo Nord, non dovrebbe fare più freddo ed esserci meno cibo? E allora perché tutti gli esploratori nordici, e perfino gli Inuit (gli esquimesi), riferiscono che più a Nord ci si spinge, più la temperatura sale (!) a causa di un certo "vento caldo"...

 

Come mai all'estremo Nord, dove non ci dovrebbe essere vegetazione, sono stati visti in varie occasioni uccelli sconosciuti, lepri, api e farfalle? Da dove venivano? Dove potevano nutrirsi? E da dove venivano i tronchi di conifere, i fiori e i semi trovati nell'acqua artica? Quale fiume li ha trasportati? E infine, perché gli iceberg sono fatti d'acqua dolce?

 

Per le prime domande ognuno può trarre da sé le sue conclusioni. Per l'ultima, risponderò con le parole di William Reed: "Gli iceberg si formano nell'interno della Terra, dove la temperatura è calda; i fiumi scorrono verso la superficie esterna, attraverso l'apertura polare. Una volta toccato l'esterno, nel Circolo Polare Artico, dove la temperatura è bassissima, le foci dei fiumi gelano, generando così gli iceberg. Questo dura per mesi fino a quando, a causa dell'elevamento della temperatura estiva e del caldo che promana dall'interno, gli iceberg si distaccano dalle foci e vengono trascinati dall'Oceano".

 


 

 

La Marina Militare Americana sta cominciando a pensare che sotto il Polo Nord succedano cose alquanto strane... anche se la NASA ha polverizzato la teoria della Terra Cava spiegando che i loro satelliti non vedono buchi ai Poli...

 

In ogni caso (a prescindere che i vulcani sottomarini dell'Artico dormano o no), grazie al contributo dell'effetto serra (e di "altro" di cui non si parla) il pack è arrivato la scorsa estate al suo minimo e sta continuando a sciogliersi, destando notevole allarme.

 

Sentiamo parlare continuamente del riscaldamento globale che sta distruggendo gli ecosistemi. Qualche anno fa, alla U.N. Conference di Shanghai, ci fu un importante simposio su questo problema. Qualcuno predisse che la temperatura media della Terra sarebbe potuta aumentare anche di 10,4 gradi nei prossimi cent'anni. Oggi, alla conferenza mondiale sugli effetti del clima di Parigi, abbiamo saputo (!) che l'aumento di temperatura potrebbe toccare i 2 gradi (meno male, evidentemente prima si erano sbagliati...), mentre le emissioni di CO2 "passate e future" continueranno a "contribuire al riscaldamento e al rialzo del livello del mare per oltre un millennio".

 

Sappiamo che il ghiaccio si sta sciogiendo in Antartide e che la neve del Kilimanjaro sta sparendo. A Parigi, in questi giorni, affermano che il ghiacco sciolto potrebbe far aumentare il livello marino di 60 centimetri puntualizzando che la colpa è nostra...

 

Nel 2002, a una famosa conferenza dell'"American Geophysical Union" tenutasi a San Francisco, ben 9.000 geofisici convenuti da tutto il mondo concordarono che le grandi civiltà del passato non scomparvero per aver commesso azioni sbagliate, ma per dei cataclismi naturali. Questi scienziati sono convinti che il livello del mare possa aumentare di oltre 6 metri entro l'anno 3000.

 

A questo punto, dopo le lezioni impartite a questi convegni mondiali sulla sorte del nostro pianeta, credo che sarebbe molto saggio e fondamentale investire in barriere per l'acqua nelle aree più basse o più a rischio del nostro pianeta per il beneficio dei nostri pronipoti. E non lo dico solo perché sono veneziana; in fondo, sono abituata allle sirene d'allarme per l'acqua alta!

 

Ritengo che dopo l'allarme emerso ogni volta da questi mega-convegni, bisognerebbe prepararci al cambio... invece che continuare a suonare l'allarme!

 

Tra un centinaio d'anni, forse, l'idea di trasferirci sottoterra o di terraformare Marte non sembrerà più così ridicola come oggi. Però forse sarà troppo tardi.

 


 

 

daniela.bortoluzzi@fastwebnet.it

 

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10 luglio 2014 4 10 /07 /luglio /2014 21:30

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Esistono luoghi al mondo dove il mistero della vita e della morte sembrano stare in equilibrio, sospesi, uno di questi è senz’altro a Palermo Il Convento dei Cappuccini , nel quartiere Cuba, è annesso alla Chiesa di Santa Maria della Pace. Chiesa e convento risalgono al XVI secolo, benché edificati su strutture precedenti. Nel sotterraneo si trovano le famose Catacombe dei Cappuccini dove oltre ottomila mummie hanno la loro macabra esposizione,

                                                                …E MORTE

E Morte, atrocemente non si piegherà più
col suo dominio spurio sopra i tuoi occhi chiusi

è entrata in te dalle fessure aperte nelle tue ossa
che  le hanno ceduto.

per uscire con un sospiro assoluto dalla tua bocca immobile
come un taglio dritta e tesa. ora ti è asciutta e sconosciuta,
E Morte
col suo manto d’oscura bragia, danzò una danza di spasmi
sul tuo sorriso
ti prese per le gocce del tuo sangue
ti assorbì per gioco.

Una incerta crisalide involuta di te rimase
inabitata
presa ai piedi e al gomito da un lontano
rombare di stelle.

47111cerchiamo innanzi tutto di dare loro una motivazione storica, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino.

Catacomba-dei-Cappuccini-Palermo-4Si percorre in discesa dei cunicoli spogli e squallidi che conducono ad una grande porta, da qui inizia il tour dell’orrore. Uomini, donne, frati, alti prelati, nobili, dottori, bambini e neonati, una serie innumerevole di mummie affollano le pareti del grande corridoio sotterraneo. In gran parte appese, qualche centinaio sdraiate in nicchie, altre in bare aperte,  Il primo fu Frate Silvestro da Gubbio nel 1599, dopo di lui una schiera di frati, ma presto chi contava in città, la gens publica, volle far parte di quel battaglione della morte.

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Per i Gattopardi desiderare quel tipo di sepoltura scaturisce unicamente dalla loro più accesa vanità, quella di allontanare dal corpo la corruzione della morte, di mantenere integre le care spoglie per ottenere una bellezza senza tempo ma nello stesso tempo vivere con i propri cari un rapporto “senza tempo”ConventoCappucciniPalermoCBook-BR

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I familiari andavano a visitare la mummia, le facevano circolo intorno come se si trattasse di un semplice ammalato o di una persona viva, si dedicavano a lui lo pettinavano, lo profumavano, si prendevano cura del vestiario. Insomma i vivi parlavano, il morto ascoltava , si dice che c’era addirittura chi pranzasse con loro, portando le pietanze da loro preferite.

Capuchin Catacombs of Palermo, Sicily, Italy Quello che più colpisce il visitatore è il metodo utilizzato dai frati per la conservazione dei cadaveri. I corpi venivano posti distesi o seduti sopra una grata fatta di tubi di terracotta, in una stanza chiamata non a caso: colatoio – era la fase iniziale del processo di imbalsamazione che serviva al corpo per perdere tutti i fluidi.

Palermo_CatacombeCappuccini_01_2011_03_29

Serrata ermeticamente la porta i defunti vi restavano per un periodo di circa otto mesi un anno, In seguito venivano trasportati sulla terrazza del convento dove prendevano aria e sole per una ventina di giorni. Ben secchi, venivano lavati e ripuliti con acqua ed aceto e li si rivestivano dei loro abiti miglioripalermo-cappuccini1A questo punto stava ai parenti decidere, in base alle possibilità economiche, se far conservare il defunto appeso, in una bara o in un loculo. In periodi di gravi epidemie, per la conservazione, si usava immergere i cadaveri in un bagno di arsenico o di latte di calce

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a questo punto si comincia a prendere dimestichezza anche con questo scenario degli orrori e ci si può permettere un tantino di scherzare…questa coppia di mummie sembra assorta in conversazione, e non ci si potrebbe stupire se a un tratto si mettessero a gesticolare…certo se riuscissimo a capire di cosa parlano, forse potremo anche venire a capo di molti misteri

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uno sceneggiatore  teatrale e scultore conosciuto a livello nazionale Inzerilli, è andato oltre i miei scherzosi pensieri, realizzando una serie di 18 mummie ispirate proprio a quelle delle catacombe palermitane, certo molto divertenti, anche se  al limite del paradosso

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ma certo quello che ti fa fare un tuffo al cuore è trovarti improvvisamente difronte al  volto di questa bambina, la più celebre e la più bella mummia al mondo, detta anche la bella addormentata, si tratta di Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a soli due anni, di polmonite, 200px-Palermo_Rosalia_Lombardo

L’imbalsamazione, fortemente voluta dal padre affranto, fu curata dal professor Alfredo Salafia, lo stesso che imbalsamò Francesco Crispi.
Come si è scoperto solo nel 2009 grazie a studi compiuti sugli appunti di Salafia per l’operazione venne utilizzata una miscela composta da formalina, per uccidere i batteri, alcool, che unito alle condizioni micro-climatiche del luogo avrebbe contribuito alla mummificazione, glicerina per impedire l’eccessivo inaridimento, acido salicilico, che avrebbe impedito la crescita dei funghi e sali di zinco, che conferiscono rigidità, tutto questo sembrerebbe facile a ripetere, in realtà sono le dosi precise che mancano a vietarne il proseguo. La bambina appare intatta ,seppure solo per il volto e non per il resto del corpo, poiché l’imbalsamatore non poté completare l’opera a causa della sua improvvisa e prematura morte, quasi che la Signora in nero avesse voluto togliergli la facoltà quasi di ridicolizzarla.

Capuchin Catacombs of Palermo, Sicily, Italy

vuoi che in un simile ambientino non spuntassero leggende? eccone una: pare che di notte scendesse nelle Catacombe Padre Bernardo da Corleone, un santo Cappuccino morto nel ’600 e tutt’ora venerato, col preciso incarico di interrogare le mummie, su quanto avevano sentito dalla bocca dei vivi e per raccogliere preghiere e suppliche.( se fosse successo ai tempi nostri chissà quali lamentele avrebbe sentito il Santo Bernardo sui governanti, mafie e tasse!!!)

 

http://ventisqueras.wordpress.com/tag/mummie/

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10 luglio 2014 4 10 /07 /luglio /2014 21:18

Neve

150 mummie di una antica civiltà sconosciuta scoperte nel deserto di Atacama

mummies peruUn team di archeologi provenienti dalle università della Polonia, Perù e Colombia hanno scoperto 150 mummie del deserto di Atacama appartenenti ad una cultura sconosciuta che aveva anticipato la civiltà Tiwanaku e Inca da quasi 500 anni.

 
mummie di i Atacama
Immagine a sinistra: Una mummia con il cranio allungato in una posizione rannicchiata.
A destra: Un sudario che copre una mummia nel delta del fiume Tamba.  
La civiltà Tiwanaku si ritiene sia esistita tra il 500 dC e il 1000 dC, coprendo gran parte di ciò che è il Perù e il Cile di oggi.
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I  Chinchorro, un popolo di pescatori che abitava lungo le coste del Cile e del Perù, iniziarono a praticare la mummificazione nel 5.050 a.C., migliaia di anni prima degli egiziani.

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Preservate da uno dei climi più aridi della Terra, queste mummie nel deserto cileno conservano, dopo centinaia di anni, ancora la pelle, i capelli e gli abiti

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Disteso su un tappetino di vimini, un bambino con parrucca – o una perfetta riproduzione – testimonia la complessità dei rituali di mummificazione deiChinchorro . Invece di conservare la carne, il popolo del deserto usava una pasta di cenere e manganese per scolpire i corpi scarnificati, i cui organi interni venivano sostituiti con la terra.
121739814-1607fdeb-4436-45f2-bdfb-dfbfc5115973
Un recinto di ossa di balena segna i confini di una tomba di famiglia composta da due adulti e due neonati. I Chinchorro, forse, mummificavano i loro morti come se volessero riprodurre la preservazione naturale dei corpi dei loro antenati

Fonte di riferimento
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7 luglio 2014 1 07 /07 /luglio /2014 21:45

Il Giornale Online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccezionali strutture megalitiche sono state scoperte recentemente in Russia, storia umana da riscrivere? Sul Monte Shoria nel sud della Siberia, alcuni ricercatori hanno trovato un muro di dimensioni “ciclopiche” formato da pietre di granito. Si stima che alcune di queste gigantesche pietre di granito possano pesare più di 3.000 tonnellate. Sembrerebbe esclusa la l’ipotesi che si tratti di formazioni naturali, si tratta infatti di enormi blocchi tagliati “con superfici piane, angoli retti e spigoli vivi.

Nulla di questa portata è mai stato scoperto prima. Il più grande blocco di pietra mai trovato si trova presso le rovine megalitiche a Baalbek, in Libano, ed è inferiore alle 1.500 tonnellate. Come è possibile che qualcuno possa aver tagliato pietre di granito pesanti più di 3.000 tonnellate con tanta precisione, come è stato possibile il loro trasporto fino al lato di una montagna e formare una pila di pietre alta 40 metri? Secondo la versione comunemente accettata della storia, sarebbe impossibile per degli esseri umani antichi, con tecnologie molto limitate, realizzare una cosa simile. E’ possibile che la storia umana sia molto più intricata e complessa di quanto creduto fino ad ora?

 Descubierta unas estructuras “súper-megalíticas” en Rusia: ¿Origen natural o artificial?

Quando sosteniamo che questa nuova scoperta è eccezionale, non stiamo scherzando. In effetti, la prima spedizione a studiare queste pietre risale a solo pochi mesi fa. Prima di questa spedizione, non c’erano fotografie note di queste pietre megalitiche. L’archeologo John Jensen è disorientato da queste antiche rovine. I super megaliti sono stati trovati e fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov durante una recente spedizione nelle montagne della Siberia meridionale. Le seguenti immagini sono tratte dal sito russo di Valery Uvarov.

L’unica cosa certa è che questi megaliti sono molto più grandi (fino a 2-3 volte di più) rispetto ai grandi megaliti conosciuti a livello mondiale. (Esempio: La Donna Incinta- Pietra di Baalbek, in Libano, pesa circa 1.260 ton). Alcuni di questi megaliti potrebbro facilmente pesare verso tra le 3.000 alle 4.000 tonnellate. E’ stato inoltre riferito che le bussole dei geologi si comportavano in modo molto strano, per un qualche motivo sconosciuto gli aghi erano influenzati dai megaliti. Che cosa potrebbe significare? Tutto ciò che era chiaro era che si sono imbattuti in un fenomeno inspiegabile del campo geomagnetico negativo. Questo potrebbe essere un residuo di tecnologie antiche? Al momento non vi è alcuna certezza ne sull’anno presunto di costruzione ne sull’eventuale significato mistico od altro relativo alla loro costruzione. Certamente sono molto antiche, potrebbero risalire ad oltre 10.000 anni fa.

estructuras super megaliticas en rusia Descubierta unas estructuras “súper megalíticas” en Rusia: ¿Origen natural o artificial?

Queste rovine megalitiche sono innegabili vestigia di antiche civiltà altamente avanzate? Chi era questo popolo, e che fine ha fatto? Potrebbe essere possibile che sia stato spazzato via da un enorme cataclisma globale, come un diluvio universale? Non resta che attendere ulteriori spedizioni e ricerche che possano chiarire un mistero che al momento sembra insoluto.

La Russia non è estranea ad antichi siti megalitici, formazione Arkaim (Stonehenge di Russia) e Manpupuner, solo per citarne due, ma il sito nel parco nazionale di Shoria è unico, poiché, se è fatto da "l'uomo", usate i blocchi sono, senza dubbio, il più grande mai lavorato da mani umane.

Questa scoperta è stata informata dall'archeologo John Jensen, che ha dichiarato quanto segue:

"Di seguito sono le foto sono dal sito megalitico nuovo sud della Siberia, vicino alle montagne di Gornaya Shoria." Apparentemente trovato che i megaliti super sono stati fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov in una recente spedizione sulle montagne della Siberia meridionale. Le seguenti immagini sono dal sito russo di Valery Uvarov.

Non ci sono nessun misure esatte, ma la bilancia è rappresentato dalle figure umane, questi megaliti sono molto più grandi (fino a 2:58 volte più) rispetto i megaliti più grandi conosciuti in tutto il mondo. Alcuni di questi megaliti potrebbe facilmente pesare più di 3.000 a 4.000 tonnellate. Ci sono alcuni commenti sul sito Web di Valery, così le immagini visualizzate non hanno commenti, oltre a mie osservazioni limitati."

 

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Fonte:

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6 luglio 2014 7 06 /07 /luglio /2014 21:26

ALTROCONSUMO - Ora sappiamo che anche la tv ci spia

 

 HAI ANCORA QUALCOSA DA NASCONDERE? Altroconsumo dimostra che anche con le smart tv possiamo venire costantemente spiati. Ormai non c’è scampo, siamo sempre più controllati. E così ognuno acquista il privilegio di essere ascoltato…È proprio un mondo alla rovescia. Tu pensi di startene seduto sul divano a contemplare quei puntini luminosi, proiezione di una realtà più o meno reale dall’altra parte dello schermo. E invece sono “loro” a guardare te. Ti osservano, conoscono i tuoi gusti e le tue abitudini. Attraverso la telecamera potrebbero addirittura vedere cosa fai, chi hai vicino, di cosa parli. Le nuove tecnologie, non si sa bene se per difetto progettuale o di proposito, prevedono la possibilità di farsi spiare, con modalità simili a quella praticabili da qualsiasi buon hacker sul web. Ormai c’è la certezza che non si tratta più del solito allarmismo che corre sulla rete.ALTROCONSUMO HA RACCOLTO LA SEGNALAZIONE INFORMALE E HA PROVATO A AVEDERCI CHIARO, verificandol’esistenza di un sistema di “spionaggio” su una Smart TV a marchio LG. Ma non è la marca che conta, l’associazione di consumatori non esclude che il problema si verifichi in altri apparecchi. LG ha annunciato di aver risolto il problema, come fece Samsung alcuni mesi fa, ma la manipolabilità tecnica permane. Nel 2012, sono stati venduti 67 milioni di esemplari di smart tv, un mercato destinato a raggiungere gli 85 milioni di pezzi entro la fine di quest’anno. Presto ce l’avremo tutti la tv col touch screen e l’universo di internet a portata di mano. Dobbiamo farci i conti. Questa intrusione intollerabile viene favorita dall’universo digitale e rappresenta la fine di un’era. Quella della passività, dei sistemi verticali, degli intermediari. Ormai siamo tutti cittadini attivi, diciamo sempre qualcosa, dal volgare chiacchiericcio di Facebook, ai sussulti digestivi in poltrona. Nel momento in cui ci colleghiamo, al telefono, sul web o in tv, sappiamo che ci troviamo in mezzo a una piazza dalle proporzioni ben più grande del crocicchio di paese.

 

ALTROCONSUMO - Ora sappiamo che anche la tv ci spiaSAREMO TUTTI SPIATI INEVITABILMENTE. Chi rivendica il diritto alla privacy ormai fa solo ridere. La domanda semmai non è se siamo spiati, ma da chi, e per quale motivo. Per indovinare i gusti, vendere prodotti, creare consenso? Anche questo resta un mistero. Nella finta democrazia del web c’è ancora spazio e intelligenza per queste domande? In tutta onestà credo che dovremmo occuparci presto di cose ben più serie come alluvioni, povertà, crisi energetica. Chi ancora si gingilla con lo spionaggio e con la storia della privacy sta solo perdendo tempo. La morale di questa storia è una conferma: non si può non comunicare o evitare di entrare in relazione. Cerchiamo almeno di dire qualcosa di interessante!

 

*Gabriele Bindi

>Fonte<  Tratto da
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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