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4 luglio 2014 5 04 /07 /luglio /2014 22:21

Guidare i bambini alla presenza mentale, per coltivare insieme a loro la felicità e il sorriso. Dal libro Semi di felicità l'articolo "Mamma,cos’è la consapevolezza?".

La presenza mentale è considerata sempre più uno strumento educativo essenziale per lo sviluppo dell’attenzione, della comprensione emotiva e cognitiva, della coscienza del proprio corpo e della sua coordinazione, della consapevolezza e abilità in campo relazionale.
Ancora più rilevante è il ruolo della presenza mentale nella riduzione dello stress, dell’ansia e dell’ostilità, favorendo così il benessere, la pace, il senso di sicurezza e la gioia.

Molto spesso, alla base del nostro sistema educativo c’è una forte competitività sulle prestazioni, che lascia poco spazio all’apprendimento socio-emotivo. Certo, è importante che le scuole trasmettano le conoscenze curricolari di base necessarie ai bambini, ma è altrettanto importante che si soffermino anche sullo sviluppo della stabilità emotiva e della tolleranza sociale. La presenza mentale è uno strumento straordinario per sviluppare nei bambini la capacità di promuovere la pace in se stessi e nel mondo che li circonda.

Alcuni anni fa il preside della scuola femminile Welham a Dehra Dun, in India, mi invitò a condividere alcuni esercizi di consapevolezza con le studentesse, per aiutarle ad alleviare lo stress nel periodo degli esami. Mi resi conto che con semplici esercizi di respirazione e di meditazione camminata le ragazze riuscivano a recuperare la calma e a ridurre l’ansia. Accogliendo la proposta della Scuola dell’Ambasciata Americana a Delhi tenni poi un corso di dieci settimane sulla presenza mentale per gli insegnanti.

Quegli insegnanti continuano a incontrarsi una volta alla settimana: pur essendo molto occupati, hanno dato priorità a queste riunioni perché hanno ritenuto che la consapevolezza fosse un valore essenziale per il benessere loro e dei bambini.

«Semi di felicità», di cui pubblichiamo qui di seguito un brano, è un manuale che gli adulti possono utilizzare e condividere facilmente con i bambini. È un invito a praticare la consapevolezza noi per primi, in modo da poterla poi insegnare a partire dalla nostra esperienza. Il libro, curato da Sister Jewel, raccoglie gli insegnamenti di Thich Nhat Hanh e l’esperienza maturata in tanti annidi lavoro con i bambini nella comunità di Plum Village, in Francia.

Se adottiamo gli strumenti contenuti in questo volume lavorando con la nostra famiglia e coi bambini della nostra comunità, sia i grandi che i piccoli potranno beneficiare della pace, del miglioramento della comunicazione e della gioia che ne nasceranno.

Ogni membro di una comunità ha un ascendente sugli altri: se piccoli gruppi di persone praticano la presenza mentale all’interno di una scuola o di una comunità, da loro si diffonde poi capillarmente un’energia di pace, si sviluppa un senso di connessione tra le persone e con l’ambiente circostante. In quell’atmosfera di guarigione olistica, ogni bambino potrà sviluppare i propri specifici talenti personali con gioia e autenticità.

L’utilità della consapevolezza
La presenza mentale ci aiuta a riconoscere ciò che sta accadendo nel momento presente. Quando inspiriamo consapevolmente, siamo consci della nostra inspirazione: quella è consapevolezza del respiro. Quando ci godiamo una tazza di tè e la beviamo in piena consapevolezza del momento presente, quella è consapevolezza del bere. Quando camminiamo e diveniamo consapevoli di ogni passo che facciamo, questa è consapevolezza del camminare.

Per praticare la presenza mentale non occorre che andiamo da un’altra parte: possiamo praticarla in casa nostra o mentre ci spostiamo da un luogo a un altro. Possiamo mantenere le nostre attività abituali – camminare, sedere, lavorare, mangiare e parlare –ma compierle essendo consapevoli di ciò che facciamo.

La consapevolezza è un’energia che possiamo generare noi stessi: tutti possiamo inspirare ed espirare consapevolmente e tutti siamo in grado di muoverci consapevolmente. Ogni essere umano ha la capacità di essere consapevole, dunque non si tratta di qualcosa di strano. Tutti abbiamo in noi un seme di consapevolezza: se perseveriamo nella pratica quel seme crescerà forte, e al momento del bisogno avremo a disposizione l’energia della consapevolezza.

La pratica della consapevolezza aumenterà la qualità del nostro apprendimento e migliorerà anche la qualità della nostra vita, aiutandoci a gestire la nostra sofferenza e a generare pace, comprensione e compassione.
Può aiutarci a migliorare o a ripristinare la comunicazione e a indurre la riconciliazione, permettendoci di entrare in contatto con la gioia di vivere. È importante non solo parlare e leggere di consapevolezza ma praticarla veramente.

Quando guardi un tramonto meraviglioso, se sei consapevole puoi entrare in contatto profondo con quel tramonto; se invece la tua mente non è concentrata ma distratta da altre cose – se sei trascinato nel passato o nel futuro oppure immerso nei tuoi progetti – non sei davvero lì presente e non puoi godere della bellezza di quel tramonto. La consapevolezza ci permette di essere del tutto presenti qui e ora, mettendoci in grado di godere delle meraviglie della vita che hanno il potere di guarirci, trasformarci e nutrirci.

Fermarsi
Secondo il Buddha, la consapevolezza è la fonte della felicità e della gioia. Ognuno di noi ha in sé un seme di consapevolezza, ma in genere ci dimentichiamo di innaffiarlo. Se sappiamo come prendere rifugio nel nostro respiro, nei nostri passi, possiamo allora toccare i nostri semi di pace e gioia, e permettere loro di manifestarsi, e ne possiamo godere. Invece di cercare rifugio in una nozione astratta di Dio, Buddha o Allah, prendiamo coscienza di poter stabilire un contatto con Dio, Buddha o Allah nel nostro respiro e nei nostri passi. Sembra facile e lo possiamo fare tutti, ma ci vuole un po’ di allenamento. La pratica di fermarsi è fondamentale.

In che modo ci fermiamo
Ci fermiamo prendendo consapevolezza della nostra inspirazione ed espirazione e dei nostri passi. La nostra pratica di base è respirare in consapevolezza e camminare in consapevolezza. Se desideriamo godere appieno dei doni della vita dobbiamo praticare la
consapevolezza per l’intera giornata, sia che stiamo facendo il bagno, preparando la colazione per nostro figlio, guidando per andare al lavoro oppure in classe con i bambini. Ogni passo e ogni respiro possono essere opportunità di gioia e felicità.

La vita è piena di difficoltà; se non abbiamo dentro una sufficiente riserva di gioia, non avremo strumenti per prenderci cura di noi stessi e non cadere nella disperazione.

Con la consapevolezza, possiamo proteggere la nostra gioia interiore e affrontare meglio le sfide della nostra vita. Possiamo creare dentro di noi una base di libertà, spazio e amore.

Diventare limpidi
Prima di fondare Plum Village vivevo in un eremo a un’ora e mezza d’auto da Parigi. Si trovava su una collina, circondato da boschi. Un giorno arrivò una famiglia di profughi dal Vietnam. il padre stava cercando lavoro a Parigi e mi chiese di prendermi cura della figlia di cinque anni, Thuy, il cui nome significa «acqua». Thuy e un altro bambino stavano da me e facemmo un patto: quando arrivava il momento della meditazione seduta della sera, sarebbero andati a dormire e avrebbero smesso di giocare o di parlare. Prima di sedermi in meditazione, appena indossavo la tonaca e accendevo un bastoncino d’incenso i due bimbi si mettevano tranquilli.

Un giorno, Thuy e altre ragazzine stavano giocando vicino all’eremo ed entrarono a chiedere un po’ d’acqua. Avevo del succo di mela biologico che mi aveva dato un vicino, e ne offrii un bicchiere a ogni bimba; l’ultimo andò a Thuy, ma non volle berlo perché era pieno di polpa, quindi lo lasciò sul tavolo e tornò fuori a giocare. Circa un’ora più tardi, Thuy tornò molto assetata a cercare un po’ d’acqua. Le indicai il bicchiere di succo di mela e le chiesi: «Perché non bevi quello? È buonissimo». Guardò il succo di mela e vide che si era fatto limpidissimo, perché nel frattempo tutta la polpa si era depositata sul fondo. Lo bevve molto volentieri.

Mi chiese quindi perché il succo di mela fosse diventato così limpido: le risposi che aveva praticato la meditazione seduta per un’ora. E lei capì! Dato che lo avevamo lasciato lì per un’ora, il bicchiere era rimasto fermo e il succo era diventato limpido. Disse: «Adesso capisco perché pratichi la meditazione seduta: vuoi essere limpido!». Io le dissi: «Sì, hai capito il senso della meditazione seduta. Se sai come sederti, come metterti in una posizione fisica stabile, se sai come occuparti della tua inspirazione ed espirazione, allora dopo un po’ di tempo diventi serena e limpida». Ecco perché ci piace fare meditazione seduta ogni giorno: imitiamo il succo di mela… o forse è il succo di mela che imita noi!

I benefici della pratica della presenza mentale insieme ai bambini
Spesso gli insegnanti chiedono ai loro studenti di «stare attenti», ma difficilmente dicono loro come si fa. La pratica di consapevolezza o presenza mentale insegna agli studenti a prestare attenzione, e quel modo di prestare attenzione migliora sia l’apprendimento scolastico che l’acquisizione delle capacità sociali ed emozionali. La consapevolezza è una risposta molto efficace allo stress e migliora il processo neurologico chiamato «funzione esecutiva», vale a dire l’abilità di organizzare compiti, gestire il tempo, stabilire priorità e prendere decisioni. I bambini possono trarre beneficio dall’apprendere a focalizzare l’attenzione, diventando meno reattivi e più compassionevoli verso se stessi e gli altri.

Dal libro Semi di felicità, in vendita in offerta su www.terranuovalibri.it.

 

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/spiritualita-e-riflessione/715-mamma-cos-e-la-consapevolezza#.U7coW8sripo

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1 luglio 2014 2 01 /07 /luglio /2014 22:01


Cathalogus librorum Haereticorum

 

 

 


 Parlo della chiesa cattolica,che sin dalla sua fondazione,ha visto di malocchio tutto ciò che deviava dai canoni ufficiali,tacciando di eresia quello che si scostava da essi.
Nacque così,già durante il concilio di Nicea, un primo indice di opere che un buon cristiano non doveva leggere.
Il che suona quantomeno bizzarro,visto che la gente in grado di leggere un libro,peraltro merce rarissima,la si contava sulla punta delle dita di una mano sola.
I primi scritti ad essere messi all’indice furono quelli di Ario,che contestava la divinità di Gesù,e che per tale motivo venne dichiarato eretico.
I suoi scritti circolavano solo in ambienti ristrettissimi,e continuarono a farlo fino al medioevo,quando,ad essi,si aggiunsero opere importanti,come il De Monarchia di Dante,o anche,incredibilmente,gli scritti commentari di Paolo II,il papa che aveva commentato il concilio di Basilea.
La nascita della stampa a caratteri mobili,con l’invenzione di Guthenberg,dette un formidabile slancio alla diffusione della cultura.
Una delle opere più diffuse,che tra l’altro fu anche la prima ad essere edita,era
la Bibbia.


Ed il primo a capirne la fondamentale importanza fu Martin Lutero,autore della prima traduzione in volgare,che di fatto divenne il libro più importante ad essere messo all’indice.
Con la nascita del santo Uffizio,e il contemporaneo affermarsi dell’Inquisizione,venne creato il Cathalogus librorum Haereticorum,che confluì,in seguito,nell’indice Paolino.
Nato in funzione anti protestante,per arginare la diffusione delle opere luterane,divenne ben presto il compendio di tutto ciò che di pericoloso c’era per la dottrina cattolica.
All’interno dell’indice iniziarono ad apparire opere importanti,tra le quali il Decamerone di Boccaccio o quelle di Erasmo da Rotterdam,unitamente a tutte le opere di Machiavelli,insieme a trattati di magia,di stregoneria e di astrologia.


Alla fine del concilio di Trento,subito dopo il 1560,nacque un secondo indice di opere proibite,il codice tridentino,che di fatto riabilitava molti dei libri precedentemente condannati,dando anche la possibilità di leggere
la Bibbia in volgare,e mantenendo come eretici i libri più pericolosi,fra i quali il temuto Clavicola Salomonis,

 

la chiave di Salomone,che si riteneva fosse in grado di evocare demoni.
Con il codice Clementino si ritornò all’antico,e vennero proibite opere fondamentali,come quelle di Copernico,giudicate pericolosamente eretiche.

La Bibbia di Gutenberg

 

La confusione iniziò a regnare sovrana,soprattutto fra gli editori,che spesso non sapevano quali fossero i testi pubblicabili e quali no;in Spagna,per esempio,la fortissima influenza dell’Inquisizione giunse a censurare molte opere che,viceversa,erano lette in altre parti d’Europa.
Molti processi per eresia vennero istituiti proprio per il possesso di libri proibiti; se c’era un minimo di tolleranza per le opere di alcuni scrittori,il possesso di libri di stregoneria o di negromanzia spesso era un viatico per il rogo.
Nel corso dei secoli successivi,l’indice dei libri divenne sempre più corposo.
Autori importanti videro le loro opere condannate come offensive per la morale cristiana,o anche semplicemente immorali:Leopardi,Cartesio,Zola,Voltaire,i filosofi illuministi,Wilde e molti altri finirono nella lista nera.
Fu papa Giovanni XXIII,nel corso del Concilio Vaticano II prima,e Paolo VI poi,nel 1966,ad abolire definitivamente l’indice.

Che divenne solamente un lontano ricordo dei secoli dell’oscurantismo.
Va detto,per la cronaca,che l’Opus Dei nonostante la pratica di catalogazione dei libri proibiti sia tata ufficialmente abolita dalla gerarchia ecclesiale,continua a tenere un suo indice ragionato di testi considerati anti morale.

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28 giugno 2014 6 28 /06 /giugno /2014 22:03

Il pugno di uomini che nel 1920 raggiunse stremato le rive del fiume Tarra, affluente del Rio Catatumbo, era tutto ciò che restava dell’imponente spedizione petrolifera che tre anni prima era partita verso la Sierra de Perijeé, la catena montuosa coperta da inestricabile foresta vergine che si trova ai confini tra Colombia e Venezuela. A capo di essa vi era il geologo svizzero Francois de Loys, che aveva accettato l’incarico dalla compagnia olandese “Colon Development”, ed il cui scopo principale era quello di realizzare il prospetto geologico del bacino del Rio Tarra, per contribuire al promettente programma di produzione petrolifera locale iniziato l’anno precedente. L’impresa non fu però delle più agevoli: la zona da esplorare si rivelò estremamente inaccessibile, calda, umida, insalubre ed inospitale.
Ai numerosi ostacoli naturali si aggiunse poi la pericolosa presenza degl’Indios Motilones, che assieme alle malattie decimarono ad uno ad uno i membri della spedizione. Per l’esausto gruppo di superstiti le sorprese però non erano ancora destinate a finire, infatti, a pochi metri dalla riva del Rio Tarra, Loys ed il suo seguito s’imbatterono in due grosse scimmie prive di coda che avanzavano minacciosamente verso di loro camminando in posizione eretta. Visibilmente irritate, si spostavano urlando e brandendo dei rami a mo’ di armi, giunte all’apice della furia defecarono nelle proprie mani utilizzando gli escrementi come proiettili che lanciarono contro i membri del gruppo.

Un esemplare, la femmina, fu abbattuto dai fucili mentre il maschio dandosi alla fuga riuscì a fuggire indenne. Il cadavere fu raccolto, disposto seduto su di una cassa da imballaggio per fusti di petrolio, sorretto da un bastone postogli sotto il mento e quindi fotografato. L’immagine, molto nitida e di ottima qualità è giunta sino a noi, ma dopo più di ottant’anni non ha ancora smesso di destare dibattiti e polemiche.

Scimmia di Loys

Le perplessità sorte sull’identità della “scimmia di Loys”, non sono dovute tanto alla natura dell’animale, una scimmia in un territorio in cui se ne contano non meno di cento specie diverse, quanto alle sue, presunte, straordinarie caratteristiche. Prima di approfondire tale argomento, risulterà però utile un piccolo preambolo di zoologia che possa permettere di comprendere appieno l’importanza, se questa dovesse essere autentica, della fotografia scattata da Loys.

Molto sinteticamente, l’Ordine delle scimmie si suddivide in due Sottordini: le catarrine e le platirrine. Le prime appartengono tutte al vecchio Continente, mentre le seconde sono tipiche esclusivamente dell’America centrale e meridionale. La famiglia più numerosa è quella dei cebidi, caratterizzata da 36 denti, pollice ridotto e talvolta assente, unghie piatte e lunga coda ben sviluppata, talvolta prensile. L’animale descritto e fotografato da Loys, pare invece fuggire a questa catalogazione, presentando caratteristiche tipiche delle antropomorfe, (andatura eretta, assenza di coda, 32 denti) le quali però non sono presenti nel continente sudamericano, ma solo in Asia ed in Africa.
A dire il vero, leggende riguardanti grandi scimmie, simili agli scimpanzé ed ai gorilla, sono presenti in America meridionale sin dai tempi più lontani, spesso giungendo da posti remoti nei quali tali racconti non potevano essere stati introdotti dagli europei.

Tra i Caribi della Guyana, è diffusa la credenza nei “kanaima”, fantastica popolazione di esseri demoniaci che vagano per i boschi armati di clave, ed assalgono coloro che capitano a tiro, spezzando loro le ossa. In Colombia questi esseri sono chiamati “didi” e vengono descritti come uomini selvaggi che abitano le foreste, metà uomini e metà scimmie, dotati di enorme forza e completamente coperti di pelo, così come anche i “vastiri” del Brasile e del Venezuela. Naturalmente, è molto probabile che tali racconti non siano necessariamente legati alla reale presenza di scimmie antropomorfe, quanto piuttosto ad immagini puramente mitologiche. Non mancano tuttavia citazioni più interessanti, anche se non particolarmente indicative, come ad esempio, quella riportata nel 1769 dal libro “Natural History of Guiana” del Dr. Edward Bancroft che mentre si trovava nel cuore della Guiana, riferì della presenza di una sorta di “orang-utan”. D’altro canto la presenza di grandi primati in Sud America risulta alquanto improbabile, se non altro per motivi di ordine geologico.

Attualmente sappiamo per certo che un tempo l’America del sud era unita all’Africa, dalla quale si distaccò in seguito al fenomeno della deriva dei continenti. Questa separazione, avvenuta all’inizio del Cretaceo, (il periodo precedente al terziario) precedette quindi la fase di evoluzione verso i grandi mammiferi. Per questo motivo le forme di vita del Sud America si trovarono separate dalla corrente evolutiva principale che caratterizzò l’Africa e che portò allo sviluppo dei grandi quadrupedi così come li conosciamo. E’ quindi più sensato ipotizzare l’esistenza di forme di vita equiparabili, anche se totalmente diverse, alle forme africane, frutto del fenomeno noto come “evoluzione parallela”, per il quale gruppi tassonomici che derivano dallo stesso progenitore sono caratterizzati, in tempi e luoghi diversi, dai cambiamenti evolutivi di alcuni caratteri nella stessa direzione come risposte alle stesse opportunità adattative.

Cosa poteva essere dunque, la grande scimmia immortalata da de Loys? “Ad una prima occhiata dell’unica fotografia di cui disponiamo, la mente fa irresistibilmente pensare ad un atele o scimmia ragno, con un’insolita espressione umana sul volto”. (cit. Heuelmans)

L’atele, detto anche scimmia ragno a causa della sproporzionata lunghezza degli arti, possiede una testa piccola e faccia priva di barba. Il pelame, piuttosto ruvido e lungo sulle spalle, è più scuro sul dorso, il colore predominante è il nero.Gli ateli sono le platirrine più agili, possono infatti “volare” di albero in albero con balzi di oltre dieci metri; mentre si arrampicano si tengono strette ai rami contemporaneamente con mani, piedi e coda, usando per aggrapparsi, gli uni o gli altri indifferentemente. Quando non hanno fretta corrono a quattro zampe. Come tutti gli altri cebidi, talvolta si muovono o si fermano anche sulle sole zampe posteriori, soprattutto quando si guardano intorno. Nel far questo, quando è possibile, preferiscono però tenersi aggrappati ai rami con la coda; sul terreno scendono molto di rado. Lo zoologo americano Clarence Ray Carpenter, che studiò attentamente il comportamento dell’atele di Panama (Ateles geoffroyi) nella foresta tropicale, venne assalito, talvolta, dai componenti di un gruppo: le scimmie scoprivano l’intruso, emettevano un grido rauco, scendendo spesso dalla cima sui rami più bassi dell’albero. Le loro grida si ripetevano con tanta maggiore frequenza quando più essi si avvicinavano all’intruso. Qualche volta i maschi più forti e forse anche alcune femmine scuotevano i rami con brontolii minacciosi. Carpenter racconta che più volte gli animali si avvicinavano fino a 12, 13 metri da lui, afferrando con mani, piedi o coda rami o pezzi di legno secco e lanciandoglieli, nel frattempo le scimmie si grattavano irosamente il pelo con le unghie delle mani e dei piedi.

Se la scimmia di Loys era davvero un atele, come molte caratteristiche suggeriscono, (come ad esempio l’abitudine di lanciare i propri escrementi verso i nemici), rimane comunque da chiarire come in un momento così critico dell’esplorazione, la spedizione possa essersi presa la briga di fotografare un animale così comune in Sud America, a meno che la scimmia in questione fosse molto più grande e massiccia di qualsiasi altro atele avvistato precedentemente, oppure possedesse caratteristiche al di fuori del comune.

La possibile assenza di coda, testimoniata da Loys, non è però accertabile esaminando la fotografia, che ritraendo l’animale frontalmente, occulta questo particolare e d’altro canto è anche difficile stabilire se la scimmia fosse realmente più grossa di un atele comune. Secondo Heuvelmans, il torace della scimmia di Loys sembra compresso in direzione dorso-ventrale, come quello delle antropomorfe, come si può notare dalla larghezza delle spalle ed è più lungo di quello di un atele. Rimane però da stabilirne la taglia: gli ateli più grandi non superano i 110 cm quando stanno in piedi sulle zampe posteriori, mentre secondo Loys, che ne fece la misurazione, il cadavere della foto era alto invece 157 cm.

Nel 1929, il Professor Montandon, il più eminente zoologo francese, tenne una conferenza all’Accademia delle Scienze di Parigi, che aveva per argomento “La scimmia con caratteristiche antropoidi.” “In accordo con M. Cintract, un fotografo da me consultato, giudicando il numero delle assi della cassa, questa doveva essere alta all’incirca 50 cm e l’altezza dell’animale aggirarsi dai 150 ai 160 cm. D’altro canto, la misura standard di una cassa da imballaggio per fusti di petrolio è di 45 cm e ciò indicherebbe che l’animale era alto almeno 150 cm.” Questo confermerebbe l’accuratezza delle misurazioni eseguite da Loys e nel 1929 Montandon pubblicò una minuziosa descrizione dell’animale, da lui battezzato “Ameranthropoides loysi”.

La descrizione di Motandon non forniva però una soluzione del problema, poiché l’eminente naturalista Sir Arthur Keith, suo acerrimo rivale d’oltremanica, era convinto si trattasse semplicemente di una varietà di atele, e che la coda fosse stata occultata di proposito nella fotografia, implicando l’ipotesi di una frode. Anche il mammologo americano Philip Hershkovitz, che durante la Guerra si trovava nell’area esplorata da Loys senza trovare traccia dell’amerantropoide, abbracciò la stessa conclusione. Se da un lato Montandon non riusciva a dimostrare che l’animale ucciso da Loys era davvero una scimmia antropomorfa sudamericana, dall’altro nemmeno le ipotesi di Keith ed Hershkovitz, benché forse più credibili, potevano gettare acqua su di un fuoco destinato a rimanere accesso per molti anni a seguire.

Nel 1991 giunse un’inaspettata ed interessante informazione da una spedizione americana, che scoprì che gli abitanti del sud del Venezuela riconoscevano nella foto della scimmia di Loys il “momo grande” (grande scimmia), un atele di 150 cm ancora sconosciuto alla scienza. (Miller e Miller 1991) La presenza di un atele di taglia maggiore di tutte le specie sinora conosciute non sarebbe un’evenienza così improbabile, sappiamo infatti con certezza che un simile animale è realmente vissuto in America meridionale, e come spesso accade in questi casi, le prove concrete della sua esistenza giungono dal passato, tramite la scoperta di interessanti reperti fossili.

I primi resti della scimmia denominata Protopithecus brasiliensis, letteralmente “scimmia primitiva del Brasile”, parte di un femore e di un omero, furono scoperti dal naturalista danese Peter W. Lund nel 1836, ma questo ritrovamento fu totalmente ignorato passando inosservato per più di 150 anni. Nel 1992, il paleontologo americano Walter Hartwing della Gorge Washingtojn University, e il brasiliano Castor Cartelle dell’università del Minas Gerais, ne scoprirono uno scheletro completo in una caverna presso Campo Formosa, Brasile.

L’esame dei fossili ha permesso di stabilire che questo animale doveva essere una specie di grande scimmia lanosa o scimmia ragno estintasi circa 10.000 anni fa, probabilmente a causa di mutazioni climatiche e ambientali o della caccia praticata dagli antenati degli indios attuali. (Hartwig e Cartelle, 1996; Cartelle e Hartwig, 1996). I resti indicano un animale pesante circa 25 chilogrammi, vale a dire quasi il doppio del più grande atele conosciuto in Sud America. Si è potuto quindi stabilire che queste scimmie erano più grandi dei loro discendenti, certamente dei giganti fra le scimmie del Nuovo Mondo, pur non essendo antropomorfe e non avendo nulla a che fare con i gorilla o gli scimpanzé.

Nel 1999 un biologo e un geologo venezuelani, Angel L. Vigoria e Franco Urbani, realizzarono un lungo articolo riguardante l’amerantropoide per una rivista scientifica svizzera: “Bulletin de la Société Vaudoise des Sciences Naturelles.”, nel quale l’interesse verso la bibliografia di de Loys pare prendere nettamente il sopravvento sulle prove zoologiche effettive, per quel che concerne le loro conclusioni personali:
“E’ appurato che François de Loys è stato un uomo di scienza serio e responsabile, ottimista e rispettoso, e caratterizzato da un intrepido spirito d’avventura. Sembra improbabile che un simile scienziato possa avere architettato la truffa dell’amerantropoide solo per la fama. [...] Ci sono motivi sufficienti per potere affermare che de Loys non era un bugiardo, soprattutto un documento irrefutabile, una fotografia originale scattata in un’epoca in cui i trucchi fotografici e la manipolazione delle immagini non esistevano affatto.” (Viloria et al. 1999)

Si potrebbe senza dubbio contestare, come Raynal ha fatto notare, che i trucchi fotografici esistono sin da Méliès, pionere del cinema francese (1861-1938) e che gli autori non considerano il fatto che nulla avrebbe impedito a de Loys di scattare una fotografia facendo in modo che l’oggetto raffigurato potesse sembrare più grande di quanto non fosse in realtà.

Inoltre, qualificare la fotografia come documento irrefutabile è quantomeno azzardato, anche perché l’assenza di punti di riferimento indipendenti non permette di stabilire l’effettiva grandezza della creatura: perché nessuna persona si è sistemata accanto alla scimmia durante la fotografia per confermarne l’altezza di 157 cm?
Infine, perché François de Loys non menziona un fatto così spettacolare nei suoi libri sulla spedizione in Venezuela, ed attese il 1929 (quasi 10 anni dopo) per rivelare una notizia così stupefacente?

Nel 1998, Pierre Centlivres e Isabelle Girod pubblicarono un articolo sull’amerantropoide, per la rivista di etnologia “Gradhiva”, suggerendo trattarsi di un trucco ideato da George Montandon, dovuto ai suoi pregiudizi razziali sull’origine dell’uomo: riferendosi per caso alla foto della scimmia e ripercorrendo i documenti ammassati da Loys sugli Indios Motilones, Montandon vide in quella foto “l’anello mancante” tra le scimmie sudamericane e gli Indios, per confermare le sue deliranti teorie ologenetiche, di conseguenza avrebbe avuto più di un motivo per dimostrare l’esistenza di un primate sud americano. (Centlivres et Girod 1998).
A questa ipotesi erano giunti (indipendentemente da Centlivres e Girod), anche i criptozoologi Loren Coleman e Michel Raynal (1996, 1997).

In sintesi, alla luce attuale dei fatti, l’ipotesi più comune è che l’animale immortalato nella fotografia di Loys possa essere in realtà un comune atele e che Montandon sia stato il mandante del complotto. Anche la remota, ma improbabile possibilità che la spedizione possa realmente avere abbattuto un atele appartenente ad una specie sconosciuta, forse un esemplare vivente del Protophitecus brasiliensis, che in seguito Montandon, esaminando la foto, avrebbe sfruttato per dimostrare la validità delle sue teorie, “trasformandolo” in una scimmia antropomorfa, perde di credibilità alla luce del fatto che numerosi mammologi e primatologi hanno dimostrato che l’esemplare abbattuto non sembra essere altro che un comune Ateles belzebuth (Coleman & Raynal 1996).

Come se non bastasse, la rivista “Interciencia” del luglio – agosto 1999, pubblicò una lettera molto interessante, risalente al 1962 ed indirizzata al direttore della rivista Diario El Universal, che sembra proprio mettere la parola fine a questa tortuosa e grottesca vicenda:

Enrique Tejera (1962): [Lettera a Guillermo José Schael]. Diario El Universal, Caracas. 19 luglio.

[...]Tale scimmia è un mito. Gli racconterò la sua storia.[…]
Il signore Montandon ha detto che la scimmia non ha coda. Questo è certo, ma ha dimenticato di dire qualcosa, cioé che non l’ha perché gliela tagliarono. Posso assicurarlo signori, perché fu davanti a me che l’amputarono.

Chi parla in questo momento lavorava nel 1917 in un campo di esplorazione di un’industria petrolifera nella regione di Perijá. Il geologo era il signore François De Loys, l’ingegnere il Dr. Martín Tovar Lange. De Loys era un burlone e molte volte ridevamo dei suoi scherzetti. Un giorno gli regalarono una scimmia che aveva la coda malata: le fu amputata. Da quel momento De Loys lo chiamava “el hombre mono” ( l’uomo scimmia).

Tempo dopo io e Loys ci trovavamo in un’altra regione del Venezuela: nella zona chiamata Mene Grande. Camminava sempre a fianco della sua scimmietta, che però morì di li a poco. De Loys decise di farle una fotografia, e credo che il signor Montandon non lo negherà, è la stessa fotografia che egli ha presentato oggi (Tejera si riferisce alla conferenza “La scimmia con caratteristiche antropoidi.”, tenutasi presso l’Accademia delle Scienze di Parigi, alla quale era presente). […] Più recentemente in un viaggio a Parigi, il mio stupore fu grande visitando il Museo dell’Uomo. In cima ad una scala monumentale, riempendo la parete di fondo, stava un’immensa fotografia e sotto la didascalia: “La prima scimmia antropoide incontrata in America”. Èra la fotografia di De Loys, ma magnificamente ritoccata. Non si vedeva più la pianta presente nello sfondo né si capiva su che scatola era seduta la scimmia. Il trucco è fatto talmente bene che tra alcuni anni la scimmia in questione sarà alta più di due metri. […] Per finire devo avvisarla: Montandon non era una brava persona. Dopo la guerra fu fucilato perché tradì la Francia, la sua patria.

Cordialmente,

il suo amico Enrique Tejera.

1) Ologènesi: Teoria evolutiva formulata dal Rosa, secondo la quale alla base dell’evoluzione sarebbe da porsi la possibilità che compaiano linee filetiche provenienti da una determinata specie; questa si evolverebbe per un dato tempo, seguendo una stabilita direzione e non subendo influssi da fattori esterni. Ad un dato momento, gli individui appartenenti alla specie divergerebbero, per così dire, dicotomicamente, dando vita a due specie diverse. Ciascuna di esse sarebbe una nuova linea filetica.

[ via CriptoZoo ]

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22 giugno 2014 7 22 /06 /giugno /2014 21:16

Albert Einstein

Albert Einstein definisce spazio e tempo come due entità strettamente correlate tra loro formando un’unica cosa: “Il Tessuto Spazio-Temporale”. La freccia del tempo, viaggia in avanti nel futuro alla velocità della luce. Osservando con un potente telescopio, le stelle più remote dello spazio e calcolando la loro velocità di allontanamento rispetto a noi si risale alla loro età originaria. Noi sappiamo che quelle stelle non esistono più, sono collassate da miliardi di anni, però la luce emessa tanto ha impiegato per giungere sino ai nostri occhi e di conseguenza potremo dire di osservare “l’immagine riflessa” di come erano nel passato e quindi solo l’ombra. La luce è una “radiazione elettromagnetica” che si propaga nel tessuto spazio-tempo a 4 dimensioni lasciando dietro di se una scia di frequenze derivate o subordinate dette propriamente “armoniche” nel tessuto spazio-temporale, proprio come la bava di una lumaca, ma siccome (come onda elettromagnetica) può essere riflessa, propagherà anche la sua frequenza armonica nel futuro (cioè in avanti rispetto alla frequenza portante presente).

La lumaca nel percorrere un tragitto supposto rettilineo e in un determinato lasso di tempo, traccia tutti i singoli istanti di tempo finiti che si accodano alla “frequenza portante”, cioè alla lumaca stessa che ne è il vagone trasportatore, quindi queste armoniche si proietteranno indietro nel “passato” inteso come spazio già percorso dalla freccia del tempo.

Tutto ciò che è passato o futuro rispetto all’eterno presente è solo ombra! Si immagini il tessuto spazio temporale come fosse un tappeto e la luce il treno che viaggia determinando lo spazio che compie in funzione del tempo, guardandosi allo specchio, ai nostri occhi si noterà che la nostra immagine è riflessa orizzontalmente cioè al contrario ma si sa anche con gli assi invertiti e capovolti, di conseguenza si può subito intuire che ci si sta vedendo come si era nel passato di un miliardesimo di secondo ma allo stesso tempo se le i bosoni posso superare la velocità della luce, si avrà pertanto la sensazione si poter percepire gli eventi futuri prima ancora di visualizzarli. Per ingannare la freccia del tempo che viaggia ininterrottamente in avanti nel futuro, esistono svariati modi tra i quali i più conosciuti sono:

1) Sistema iperspazio: viaggiare in un tunnel creato artificialmente nel tessuto spazio-temporale, cioè distorcendo due punti estremi dello spazio e tempo come un foglio di carta ripiegato a forma di staffa di cavallo “U” e i punti (A e B) in modo tale da prendere la cosiddetta “scorciatoia” che congiunge A con B arrivando in questo modo prima al traguardo rispetto al normale percorso che impiegherebbe luce, viaggiando nelle normali condizioni di (spazio e tempo).

2) Sistema a curvatura: curvare completamente il tessuto spazio-temporale (con potenti campi magnetici, campi di forza ed elettromagnetici) ripiegandolo su se stesso come un foglio di carta, in modo tale da formare un anello chiuso dove si viaggerà in avanti sino al futuro più anteriore compiendo un angolo di 180° gradi e dopo averlo superato si entra nel passato più remoto per ritornare poi nel presente (un po’ come nel film ritorno al futuro)

3) Col sistema antigravitazionale: Questo sistema si suddivide in due metodi: 1° metodo consiste nell’usare l’antimateria prodotta artificialmente bombardando con protoni l’elemento 115 stabile che si trasmuta in elemento 116 decadendo subito ed emettendo particelle di antimateria in grado (per la loro proprietà caratteristica di polarità opposta) di amplificare la gravità “A” che distorce lo spaziotempo, permettendo viaggi interstellari nello spazio e nel tempo. Il 2° metodo (che sarebbe per ora quello più usato nell’area 51) è quello di raffreddare un liquido ferromagnetico a temperature criogeniche e ottenere la superfluidità a resistenza e frizione = 0, quindi ottenendo effetti antigravità che fatto (all’interno di una ciambella) roteare a 60.000 giri al minuto e a 200.000 atmosfere si crea l’antigravità accelerandolo sino a velocità relativistiche, si è in grado di distorcere lo spazio ed il tempo e quindi viaggiare a proprio piacimento sia nello spazio che nel tempo attraverso il tessuto spazio-tempo. Vi è poi in questo caso abbinata la tecnologia di invisibilità ottica (ripiegando i raggi di luce) e una nanotecnologia con materiale che pesa quanto l’idrogeno con densità 70 volte più duro del diamante e temperature che superano i 10.000 °C (diecimila gradi centigradi) senza fondere, abbinata ad una bolla di antimateria come scudo protettivo contro le armi al plasma o laser o collasso causato dal superamento della velocità della luce.

TeoriaImmagineRiflessa

4) Col sistema ad energia di punto 0: questa è presente in tutto l’universo. L’energia di fissiono e quella di fusione prodotte nell’esplosione di una bomba atomica sono enormemente grandi, tuttavia solo ‘1% di 1Kg di uranio viene convertito in energia, mentre unendo 1 grammo di materia con un grammo di antimateria si ottiene energia sino a 7 volte quella di una bomba atomica a fissione da 200 Megatoni cioè l’equivalente a 200.000.000 di tonnellate di TNT (dinamite). Nel caso dell’energia punto 0 secondo gli scienziati essa terrebbe unita la materia e se si riuscisse ad isolare un solo atomo da quest’ultima, l’atomo imploderebbe su se stesso generando una quantità di energia talmente grande da far apparire (a detta degli stessi scienziati) la bomba atomica poco più di un petardo. Potrebbe dunque bastare un solo atomo o qualcuno in più se (fatti implodere) per far esplodere un pianeta grande quanto la Terra.

La teoria appena descritta si può verificare e dimostrare solo nel caso venisse considerato lo spazio-tempo come (singoli istanti di tempo finiti) di un discreto su cui il tempo stesso non ha valori infiniti (come segnale per il analogico del continuo) ma piuttosto scatti discreti e finiti come nel segnale di impulsi digitale e la freccia del tempo di conseguenza non si calcoli come tempo che scorre di tale fenomeno ma piuttosto come spazio che viene percorso da tale fenomeno in tempi finiti di singole particelle quindi di finiti punti rispetto a noi. Pertanto la teoria della dilatazione temporale non viene supportata dalla teoria dell’”Immagine Riflessa” perché se si comandasse il clock di un processore (CPU) che governa un motore passo-passo o in questo caso il propulsore di un’astronave che viaggia a velocità prossima a quella della luce il fenomeno della “dilatazione temporale” andrebbe ad aggredire il clock interno stesso della (CPU) con conseguente riduzione di velocità e quindi opponendosi al moto dell’astronave stessa che nella rivoluzione digitale non è ammissibile tale assurdità. Concludendo si ha pertanto, che la luce non è costante nel vuoto (essendo distorto il tessuto spazio-temporale sulla quale tale onda elettromagnetica si propaga), anch’essa di conseguenza sarà costretta a rallentare il suo moto seguendo il percorso dello spazio-tempo sino a venire assorbita dalla forte gravità di un buco nero e quindi variando la sua velocità al variare della forza di gravità e della temperatura.

 

http://mondomisteri.altervista.org/blog/teoria-immagine-riflessa/

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21 giugno 2014 6 21 /06 /giugno /2014 22:23

uomini_dormienti

GAUTAMA SIDDARTA SAKYAMUNI DETTO IL BUDDHA ottenne il risveglio più di 2500 anni fa. E con lui altri suoi adepti lungo i secoli. Molti continuarono a dormire. Anche oggi ci sono uomini dormienti, nelle varie gradazioni che vanno dalla sonnolenza al letargo.Ma quali sono le caratteristiche di un uomo dormiente di oggi? Di base solo una, nelle sue molteplici varianti. L’uomo dormiente non verifica e non sperimenta, al fine di osservarne il risultato, le informazioni che riceve dall’esterno. Questo dovuto a un condizionamento continuo che ha inizio nella culla e che termina nella tomba.Quando nasce l’individuo arriva in un mondo di cui non conosce o non ricorda nulla e non sopravviverebbe senza l’aiuto dei genitori. Ogni volta che viene avvicinato al seno per la poppata si rafforza la consuetudine, costituita dal costante ripetersi nel tempo della stessa invariata azione. Quando l’individuo vede che un altro individuo, in questo caso la madre, fa una serie di azioni più o meno identiche senza variazione a favore della sua sopravvivenza nasce la fiducia. Da quel momento quello che fa o dice la madre o il padre viene considerato vero e valido senza verificare, a meno che non gli si dica di trovare la sua propria verità. Se il padre e la madre sono esseri dormienti ne erediterà il sonno. Quando gli viene detto che a scuola imparerà le cose che gli serviranno nella vita, per il bambino è tutto vero e non sente la necessità di verificare la validità di ciò che gli viene insegnato. E si fa un concetto del mondo che non è verificato e non corrisponde al mondo reale.

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uomini_dormientiTHE TRUMAN SHOW RAPPRESENTA DA VICINO LA SITUAZIONE DEGLI UOMINI DORMIENTI.Si potrebbe far nascere un bambino a Eurodisney e fargli credere che quello è il mondo e crescerebbe felice e spensierato fra tutti quegli abitanti gioiosi. E se non uscisse mai dai cancelli del parco giochi morirebbe convinto di aver vissuto una vita vera. La maggior parte delle persone vivono in un mondo finto irreale, e non essendo veramente a contatto con la realtà non possono provare vere emozioni, avere pensieri che derivano dal osservazione della realtà non essendone in contatto, agire secondo i propri veri desideri. Oscar Wilde, personaggio scomodo per la società del suo tempo, lo sarebbe anche per la nostra attuale, aveva già visto tutto questo ai suoi tempi: La maggior parte delle persone sono altra gente. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro vite una pantomima, le loro passioni una citazione. – Oscar Wilde, De Profundis, 1905.Il condizionamento funziona molto bene sugli uomini dormienti. La pubblicità funziona molto bene con gli esseri dormienti. Per molti di quelli che dicono di non venire influenzati dalla pubblicità ci sono altri tipi di condizionamenti come il credere che la medicina ortodossa così come viene insegnata nelle università curi qualcosa, oppure che se non si mangia carne si diventa anemico che la televisione dice la verità o altri fantasiosi miti. Ce ne davvero per tutti.FACCIAMO ESEMPI DEL MONDO INVENTATO E COMPARIAMOLI CON IL REALE-Il primo esempio è questo: mondo inventato. L’IPOCRISIA NON HA LIMITI. L’ipocrisia non ha limiti, avrai visto delle pubblicità come questa con il maialino sorridente che è felice di diventare un bel prosciutto per allietare la tavola. Immagini come questa entrano nella mente degli uomini dormienti e sostituiscono il loro giudizio, li privano delle loro responsabilità. Permettono a loro di non guardare in faccia la realtà. Vedendola dovrebbero prendersi delle responsabilità che non si sono mai presi la briga di assumere. Una vita da dormiente non da grandi emozioni, ma neanche grandi dolori. E il prosciutto alla fine non ha più alcuna relazione con il maiale sgozzato, nascosto dal maialino sorridente. E a molti quando comprano un “etto di cotto” non gli viene in mente più il maiale.

 

 uomini_dormienti

 

MONDO REALE QUESTA E’ UNA TAPPA DEL PERCORSO. Che il prosciutto fa per arrivare alla fine su molte tavole. Il maialino è nato in una gabbia probabilmente con pavimento fatto di sbarre di ferro, dove molte volte si è ferito le zampette scivolando tra le sbarre. E’ stato allattato dalla mamma, solo perchè per adesso non c’è ancora nessuno che beve il latte di maiale, e brutalmente sottratto quando il suo organismo poteva accettare il mangime iperproteico, che lo avrebbe fatto aumentare rapidamente di peso fino al suo massimo possibile. E’ stato castrato per trasformare il suo desiderio sessuale in ossessione per il cibo. Quando ha raggiunto il peso stabilito era pronto per il macello dove è stato elettroshoccato, preso a pistolettate se necessario e sgozzato, con non poche probabilità di essere ancora vivo. Poi è stato abilmente sezionato ed ogni sua parte è stata destinata alle specifiche lavorazioni del prosciutto crudo, cotto, lardo, cotenna, salami ecc.

uomini_dormientiMONDO INVENTATO-MOLTE IMMAGINI SONO DISPONIBILI SULLA MUCCA E IL SUO LATTE. La pubblicità ci fa vedere mucche felici di darci il loro latte, per berlo con piacere e per fare i formaggi. Mi ricordo della mucca Carolina, una vecchia pubblicità per i formaggini. C’erano un sacco di gadgets compreso un mucca gonfiabile che si poteva avere con i punti, ma si dovevano mangiare cosi tanti formaggini e i genitori erano contenti perchè riuscivano a farli mangiare ai loro figli così prendevano il calcio che fa bene alle ossa, anche se in realtà non viene assimilato nella forma presente nei prodotti derivati dal latte pastorizzato. I bambini di adesso sono tormentati da yogurt che crescono pronti in vasetti sugli alberi, il latte viene da mucche felici che scorrazzano nei prati e il calcio che fa bene alle ossa c’è ancora. Ci sono libretti che raccontano come il latte dalla mucca arriva nei cartoni, ma quello che insegnano non esiste nella realtà e contribuiscono a mantenere nello stato di sonno gli uomini del futuro.

uomini_dormientiMONDO REALE-IL LATTE CHE SI COMPRA AL SUPERMERCATO. Non viene da mucche che corrono sui prati come vediamo nella pubblicità. Proviene da mucche ingabbiate che sono sottoposte a cicli intensivi di mungitura e producono cosi tanto latte da diventare delle macchine. Non è come produrre solo il latte per i loro piccoli,la loro è una condizione innaturale inesistente in natura, un’alterazione introdotta dall’uomo. La mungitura avviene meccanicamente a un ritmo tale che spesso causa la mastite, una infezione delle mammelle, che procura dolore.Indipendentemente dal fatto che il latte di mucca non sia un alimento adatto agli umani, la sua qualità viene stabilita dai livelli più o meno alti di ormoni, batteri, germi, antibiotici, e altre sostanze chimiche presenti. Vai a vedere una fattoria con tante mucche da latte, osserva come vivono e come vengono trattate. Anche se come visitatore vedrai solo la decima parte di quello che succede.

uomini_dormienti MONDO INVENTATO-OGNI ANNO CON L’ARRIVO DEI PRIMI FREDDI ARRIVA L’INFLUENZA. Le autorità mediche sono prodighe di consigli, propagati incessantemente dai media durante i TG, nelle rubriche del tipo Medicina & Benessere dove l’esperto del giorno in camice bianco spiega come il nuovo virus sta arrivando dalla Cina passando dalla Mongolia e arriverà in Italia nel pomeriggio di mercoledì prossimo o al massimo giovedì mattina e che quindi l’influenza raggiungerà l’apice entro la fine di Febbraio. Quindi il consiglio è che gli anziani e i bambini vengano vaccinati essendo le fasce più deboli e quindi più a rischio. L’Italia è l’ultimo paese assieme alla Francia che mantiene la legge sulle vaccinazioni obbligatorie. Oltre a quelle ne vengono proposte altre facoltative per “aumentare lo spettro della protezione” dalle malattie infettive.

 

 

uomini_dormientiLA VACCINAZIONE E’ STATA INIZIATA CIECAMENTE NEL 1796 DA EDWARD JENNER. Jenner ha preso del pus dalla ferita purulenta di una mucca malata e l’ha iniettato nel sangue dei suoi “pazienti”. Così si diede inizio a una spregevole pratica(immunizzazione o vaccinazione) la cui forma è cambiata di poco ai giorni nostri. Ci sono bambini morti e soggetti rovinati per sempre dalla poliomielite o sclerosi multipla contratta tramite vaccinazione, fatti provati perchè sono stati risarciti per quelle ragioni. La morte in culla è la definizione per una morte “inspiegabile” che occorre ai bambini nei primi mesi. In Giappone, quando la prima vaccinazione fu posticipata di un mese, misteriosamente le morti in culla diminuirono vertiginosamente. Le sostanze chimiche usate per legare i virus, fra cui alluminio, mercurio, formaldeide e altre, intossicano un organismo che funzionerebbe molto meglio se non venisse artificialmente infettato dai vaccini. Ora vengono usati virus uccisi o indeboliti e questo solo confonde il sistema immunitario. Le case farmaceutiche promuovono i loro veleni ovunque, vorrebbero che la popolazione mondiale venisse vaccinata più e più volte con i loro vaccini per ogni malattia vera e presunta, come già fanno negli allevamenti di animali, con il risultato di trovarci a dover affrontare sempre più nuove malattie.Per ogni singolo aspetto della vita possiamo trovare esempi di immaginazione e realtà. Molti vivono nel mondo immaginario e forse continueranno fino alla loro morte convinti di aver vissuto nel mondo reale. Molti altri possono prendere atto di aver vissuto in un sogno e iniziare a vivere veramente, prendendosi responsabilità per quello vedono da svegli. Il mondo non è quello che vediamo in TV, dove tutti sono belli, vincono premi, le donne cadono ai piedi di chi ha l’ultimo modello di una macchina, superdonne che parcheggiano salendo in retromarcia su un camion o stendono un uomo che ha sfiorato il loro orologio. Ma se impariamo a guardare la realtà, verificando e sperimentando, al fine di osservarne il risultato, le informazioni che riceviamo dal esterno, possiamo fare qualcosa per cambiarla se non ci piace.

 Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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18 giugno 2014 3 18 /06 /giugno /2014 21:34

 

 
“Alternativa 3” [ VIDEO ] è un programma televisivo, trasmesso una sola volta nel Regno Unito nel 1977 e successivamente andato in onda in Australia e Nuova Zelanda, ufficialmente come una beffa, sulla scia della produzione radiofonica di Orson Welles, "La guerra dei mondi".

Il programma fu originariamente concepito per essere trasmesso il giorno 1 aprile 1977. La messa in onda fu, però, ritardata fino a giugno. I titoli di coda indicano la data del giorno 1 aprile.

"Alternativa 3" fu la puntata conclusiva di una serie documentaristica, intitolata “Science report”. I documentari, prodotti dalla rete “Anglia Television”, furono conclusi con la puntata scritta da Chris Miles e da David Ambrose e per cui Brian Eno compose la musica.


La ricostruzione comincia con una serie di misteriose sparizioni che coinvolgono fisici, ingegneri, astronomi. Tra le strane morti è riportata quella del Professor William Ballantine di Jodrell Bank.

Nella ricerca presentata nella puntata viene ipotizzato che gli scienziati scomparsi sono stati impegnati in un piano segreto statunitense-sovietico per la terraformazione di Marte, suggerendo che i viaggi interplanetari sono possibili da molto più tempo di quanto sia comunemente creduto. Il programma ospita l'astronauta Apollo Bob Grodin (interpretato dall'attore Shane Rimmer) che sostiene di essersi imbattuto in una misteriosa base lunare durante la sua missione.

Poiché i ricercatori hanno determinato che la Terra non sarà in grado di sostenere la vita per molto tempo, a causa dell'inquinamento che porta a cambiamenti climatici catastrofici, il fisico Dr Carl Gerstein (interpretato da Richard Marner) afferma che si prospettano tre alternative per affrontare il problema. La prima alternativa è la drastica riduzione della popolazione umana sulla Terra ed il concomitante impiego di strumenti ad hoc per preservare delle condizioni climatiche miti in aree riservate ai maggiorenti. La seconda opzione è la costruzione di vasti rifugi sotterranei destinati alle élites ed al personale necessario al funzionamento delle strutture ipogee, fino a quando il clima si sarà stabilizzato. La terza alternativa, la cosiddetta "Alternativa 3", è la colonizzazione di Marte, attraverso una stazione d'appoggio sulla Luna.

Il programma termina con un lavoro investigativo, sulla base di informazioni raccolte da Grodin: i giornalisti, grazie ad uno speciale dispositivo di decodifica, riescono a vedere il filmato della videocassetta che il radioastronomo Ballantine aveva inviato ad un suo amico, direttore di un giornale prima di essere eliminato. Nel filmato si assiste ad un atterraggio sulla superficie di Marte nel 1962! Russi e Statunitensi, galvanizzati, celebrano il successo dell'operazione con esclamazioni di giubilo, ma all’improvviso essi si accorgono che qualcosa si muove sotto il suolo marziano…

Adam Kadmon mette in evidenza le singolari coincidenze legate alla trasmissione: nella seconda metà degli anni 70 erano “profetizzati” eventi che sono poi occorsi. La glaciazione, preannunciata in “Alternativa 3”, di cui si notano i prodromi, sarebbe stata preceduta dall’intensificazione dei fenomeni vulcanici e tettonici, da sconvolgimenti climatici, incendi rovinosi.

Molti scienziati che si occupavano di ricerche nel campo dell’astronautica sono effettivamente scomparsi in circostanze misteriose. Questa ecatombe ha precorso la strage degli ufologi e dei genetisti: genetica ed ufologia sono campi assai delicati, poiché connessi con segreti inconfessabili custoditi dai vertici delle classi dirigenti.

Insomma, se “Alternativa 3” fu una burla, fu uno scherzo con sorprendenti anticipazioni degli avvenimenti posteriori e dai numerosi addentellati con le investigazioni sotterranee in merito ai risultati della scienza e della tecnologia militari, settori avanti almeno di molti decenni rispetto ai rispettivi ambiti civili. L’accuratezza degli “oracoli” può dipendere o dall’avanzato livello della geologia, della climatologia, della cosmologia, con cui furono elaborati precisi modelli di previsione delle dinamiche geo-climatiche, o si potrebbe spiegare con l’orchestrazione, per opera del governo occulto, del destino mondiale.

Di primo acchito il programma pare accreditare l’ipotesi secondo cui gli U.F.O. sarebbero astronavi di fabbricazione terrestre, basate su sistemi propulsivi avveniristici (sistemi antigravitazionali, uso della zero point energy …), ma il quadro è forse più complesso. Certe tecnologie potrebbero essere il frutto di retroingegneria (Philip Corso docet), inoltre il terraforming del “pianeta rosso”, attuato, secondo la ricostruzione, con ordigni nucleari, potrebbe aver innescato una reazione “esterna” dalle conseguenze imprevedibili…
Fonte: Tankerenemy *
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16 giugno 2014 1 16 /06 /giugno /2014 22:03

 

 
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Edward Teller scrisse un libro bianco, alla fine degli anni ‘90, nel quale descrisse un’operazione di proporzioni epiche per cambiare il corso di ciò che era “temuto” da un gruppo internazionale di scienziati, compreso lo stesso Teller, dei Livermore National Laboratories, ossia un insieme di cataclismi causati dal cosiddetto “riscaldamento globale”, dall’eccesso di radiazione ultravioletta, dall’assottigliamento dello strato di ozono e da altre catastrofi teoriche (Edward Teller's "Sun Screen" Document - PDF). Dimostrando ciò, Teller, padre della bomba all’idrogeno, diventò responsabile di distorte strategie dalle conseguenze letali per l’umanità. Sicurezza, tossicità, mortalità, impatto ambientale, etica sono parole con cui Teller non ebbe alcuna familiarità. (WHO IS EDWARD TELLER?)

Le strategie per mitigare il riscaldamento globale e l’impatto dei raggi ultravioletti furono presentate alla comunità da Teller e da altri e portarono all’impiego di un microparticolato. Così un microparticolato di bario, alluminio, selenio, torio fu disperso da aerei ad alta quota (scie chimiche stratosferiche) e ionizzato con una specifica carica elettrica (BARIUMFLUORIDE OPTICAL CRYSTAL SAFETY DATA SHEET) (Chemtrails and Barium - absorption & inhalation...) (2003 Chemtrails over America (RADIO FREQUENCY MISSION PLANNER). Dobbiamo supporre che la ionizzazione del particolato di metalli pesanti permetta ad essi di permanere in sospensione a lungo. La carica elettrica del particolato potrebbe costituire il perfetto controllo delle radiofrequenze. Teoricamente i metalli pesanti dovrebbero bloccare e riflettere l’1/2% della luce solare ed i livelli di radiazione ultravioletta dovrebbero diminuire. Teller raccomandò l’uso di aerei commerciali (ad alta quota n.d.t.) e militari (a bassa quota n.d.t.) per questa enorme operazione. Crediamo che l’uso militare di queste tecnologie sia dimostrato dal programma della "Difesa" denominato “RF Dominance”.

Il progetto dell’aeronautica militare V.R.T.P. e quello della Marina R.F.M.P. (V.T.R.P.E.) includono l’impiego di particolato metallico composto da fibre dall’alluminio (chaff) ([2025] Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025).

Il progetto della C.I.A. “Cloverleaf” è stato uno dei primi programmi di aerosol nell’atmosfera e nella stratosfera. Seguirono le operazioni del Dipartimento della “Difesa”, mentre l’Aeronautica Militare fu coinvolta in altri piani, nell’ambito di strategie volte alla modificazione dei fenomeni meteorologici e di geoingegneria.

Vari enti federali furono impegnati in questa massiccia irrorazione. Fu uno sforzo globale per "salvare" la Terra da un destino segnato. Vedi Stratospheric Welsbach seeding for reduction of global warming: US Patent: 5,003,186-Stratospheric Welsbach Seeding. Il complesso militare ed industriale diventò fervente artefice di questo piano. In particolare, la Hughes Aircraft Corporation of California si impegnò in tale attività.



Il torio, l'alluminio ed il silicio furono identificati in una speciale mistura riferibile al seguente brevetto: Welsbach Refractory Seeding Agents U.S. Patent 5, 003,186. - March 26, 1991. Questo brevetto fu aggiudicato nel 1990 dalla Hughes Aircraft Corporation. La dispersione di particolato Welsbach cominciò agli inizi degli anni '90 in una vasta area della stratosfera sul Nord America. Le operazioni si espansero poi a tutto l'emisfero occidentale: si ritiene che molte di queste operazioni fossero ufficialmente finalizzate a ripristinare la coltre di ozono per opera dell'U.S.A.F. Ciò è connesso a H.A.A.R.P. che riscalda la ionosfera. La base H.A.A.R.P. è ubicata a Gakona in Alaska; secondo il Dottor Bernard Eastlund, l'impianto è usato in "missioni" per ripristinare lo strato di ozono. Il sistema H.A.A.R.P. ha fini militari, anche se molte operazioni sono rimaste classificate Weather Modification and Geo-Engineering practices. (AF2025 v3c15-1 Weather as a Force Multiplier: Owning... (Ch 1): (Carnicom - Aerosol Operations).

Il sistema H.A.A.R.P. [1] è impiegato per molti interventi clandestini, dei quali la modificazione meteorologica è un importante obiettivo. Onde elettromagnetiche di varia frequenza e lunghezza sono irradiate nell'atmosfera e riflesse dalla ionosfera, mentre particolato chimico viene diffuso nell'atmosfera insieme con filamenti di polimeri e composti in grado di assorbire o riverberare le onde elettromagnetiche per influire sulle correnti a getto e per alterare i modelli climatici. In molte occasioni, sono stati reperiti brevetti di sistemi per causare siccità. La siccità può essere indotta, riscaldando la stratosfera con le microonde e diffondendo particolato igroscopico contenente titanato di bario, trimetilalluminio e potassio. (Program for Climate Model Diagnosis and Intercomparison: PCMDI Home Page) (Stratospheric Welsbach seeding for reduction of global warming: US Patent: 5,003,186-StratosphericWelsbach Seeding).

[1] Le voci che danno la base H.A.A.R.P. dismessa sono del tutto infondate, tanto che sulla Rete, all'epoca dell'annuncio dato ai media, era reperibile il preventivo di spesa per il 2014. In realtà la struttura è ora sotto il controllo della D.A.R.P.A.
Fonte
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15 giugno 2014 7 15 /06 /giugno /2014 21:29

 


sicurezza aerea a rischio
Un totale di 13 aeromobili sono scomparsi improvvisamente dai radar per circa 25 minuti e in due diverse occasioni.
aircraft radar Austria--
Oltre all’Austria e i paesi limitrofi, gli addetti ai monitor di sicurezza di volo hanno chiesto un’indagine a livello europeo su questi insoliti incidenti "senza precedenti". In Austria i voli sparirono misteriosamente dagli schermi dei controllori del traffico aereo il 5 giugno e 10 giugno per 25 minuti ogni volta, secondo quanto riferito da Marcus Pohanka di Austro Control - organizzazione di sicurezza del volo Austriaco .
Gli addetti al controllo del traffico aereo nelle regioni limitrofe della Germania e la Repubblica ceca hanno riferito di avere rilevato problemi simili.Marcus Pohanka ha riferito che la posizione, l'altezza e l'identità del velivolo svanirono dai radar Austriaci in diverse occasioni, in quello che lui chiamava incidenti "senza precedenti". Marcus Pohanka di Austro Control ha aggiunto che alcuni paesi vicini avevano sperimentato problemi simili. 
Il quotidiano Kurier, con sede a Vienna, ha riportato che problemi simili sono stati segnalati dai controllori di volo a Monaco di Baviera e Karlsruhe in Germania e a Praga, nella Repubblica ceca.Poahanka ha rifiutato di riferire quali sono state le compagnie aeree e gli aerei coinvolti nelle sparizioni , ma ha suggerito che alcuni potrebbero essere stati degli aerei passeggeri che volavano ad alta quota. La Eurocontrol e la European Aviation Safety Agency dell'UE indagherà sugli incidenti.Poahanka ha sottolineato che qualora gli aerei si fossero trovati in pericolo, i controllori del traffico aereo supplementari sarebbero stati immediatamente chiamati ai loro posti e delle misure di emergenza sarebbero state attivate in modo da stabilire immediatamente il contatto vocale con i piloti e l'ampliamento dei corridoi di volo.
Il quotidiano Kurier ha citato un esperto senza nome il quale ha affermato che il problema era probabilmente correlato con delle interferenze tra i transponder degli aerei e gli strumenti dei controllori di volo a terra. Un quotidiano austriaco ha sentito un alto funzionario di un’autorità di sicurezza che è addirittura arrivato a parlare “del più grande quasi-disastro dell’aviazione civile in Europa centrale”.
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14 giugno 2014 6 14 /06 /giugno /2014 21:36

I morti ci trattengono: resta nel cimitero con me!

Comincia tutto con una storia di fantasmi e una scommessa tra amici. Un gruppo di uomini all’osteria passano la serata a giocare a poker. A un certo punto qualcuno comincia a raccontare delle storie con elementi paurosi e fantastici, capitategli personalmente. Nessuno gli crede, tutti sono convinti che stia raccontando frottole e ridacchiano.

Uno dei presenti inizia a narrare di un fatto vicino, di un fantasma che vaga nel cimitero locale oppure di una tomba maledetta perché sembra vi sia sepolto un peccatore o una strega. Nasce una discussione su chi di loro sia più coraggioso e abbia il coraggio di entrare là dentro di notte. Un ragazzo accetta la sfida. Infila il suo lungo mantello, perché la notte è fredda. Accompagnato dai compari, che lo attendono fuori, entra nel cimitero e sparisce alla vista degli altri. Risoluto, si avvicina alla tomba.

Per provare di essere davvero entrato deve piantare un paletto sulla tomba incriminata. Prende il legno e, nonostante la serata sia buia e senza luna, riesce a porlo in verticale sul tumulo. La terra dovrebbe tremare o il fantasma dovrebbe urlare per il dolore. Non accade nulla. L’uomo sorride di fronte all’ingenuità dei suoi amici e si prepara a uscire vittorioso dal cimitero. Fa un passo per allontanarsi dalla tomba ma sente che non può farlo. Qualcosa sta trattenendo il suo mantello, impedendogli di spostarsi più di un metro. Qualcosa. L’uomo suda freddo. Ha capito che il suo gesto non è passato inosservato, che Qualcosa, dalle profondità della terra, sta reclamandolo laggiù per punirlo. Un gufo lancia il suo verso cupo. La paura è troppo forte. L’uomo urla e si accascia a terra, morto per lo spavento. I compagni sentono l’urlo angosciato e si ritraggono spaventati dal cimitero.

Sono passati pochi minuti da quando l’uomo è entrato e solo qualcosa di terribile (forse il fantasma) può averlo spinto a gridare con terrore. Due suoi amici prendono coraggio e decidono di andare a vedere cosa sia successo. Entrano nel cimitero. Camminano nel buio facendosi coraggio a vicenda. Poi vedono qualcosa di chiaro per terra, vicino alla tomba maledetta. Si avvicinano e scoprono che il biancore che hanno notato poco prima sono i capelli dell’amico. L’uomo è morto di paura e i suoi capelli sono diventati completamente canuti. Ironia della sorte, nessun fantasma o essere maledetto ha provocato la morte del coraggioso. Semplicemente, un lembo del mantello è rimasto impigliato nel paletto che l’uomo ha piantato sulla tomba. E, trattenuto, egli ha pensato che la maledizione si fosse compiuta… La leggenda del vestito impigliato al cimitero ha un’origine antica. Se ne trovano traccia in Europa fin dal Medioevo e la sua diffusione e fama sono tali che ispirò anche un episodio del telefilm Ai confini della realtà andato in onda per la prima volta negli Stati Uniti nel 1961.

Del resto, il cimitero è il luogo di paura per eccellenza, tanto che negli anni venti in Abruzzo i comunisti si riunivano spesso vicino ai camposanti: essendo il luogo abitato dagli spiriti, la polizia non aveva il coraggio di andarci di notte. Giuseppe Rama nel suo Leggende di streghe veronesi racconta una versione della storia ambientata a Pescantina, vicino all’Adige, in cui la Carla, una vecchia morta in fama di strega, viene sotterrata senza neppure il conforto di una preghiera del prete. Una popolana, mossa a pietà, decide di riabilitare la Carla e si reca al cimitero con un grosso chiodo benedetto da conficcare nella tomba. Ma nel momento in cui la donna cerca di allontanarsi, sente che qualcosa la sta trattenendo per la gonna e muore di paura temendo che sia la stessa strega a volerla legare a sé. Le amiche, giunte poi a vedere cosa le sia successo, scoprono che la gonna è rimasta impigliata quando il chiodo è stato spinto dentro la terra.

 

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14 giugno 2014 6 14 /06 /giugno /2014 21:26

La cattedrale di San Vito (foto Alamy/Milestone Media)Accanto alla Torre delle Polveri , sul più grande crocevia praghese, c'è un grande edificio che, un tempo, si chiamava Casa di Rappresentanza di Praga. Qui, narra la leggenda si aggira una tra le più amate ed antiche apparizioni senza testa di cui la città di Praga abbonda. Ciascuna - il monaco senza testa di Pohorelec, la suora senza testa di Kampa e la cavalcata dei 14 senza testa di Piazza Carlo- non ha più di una sola leggenda.

Sul templare, invece se ne raccontano molte, una di queste è vecchia di seicento anni. A quel tempo, egli era superiore o maestro del ramo boemo del glorioso Ordine dei Templari. Gli invidiosi e avidi poteri secolare ed ecclesiastico, però, per poter usurpare le sue enormi sostanze, cominciarono in ogni parte del mondo a perseguitare i Templari con false accuse e a portarli davanti a iniqui tribunali, ino a che l'intero Ordine si estinse nelle segrete e sui patiboli. Anche i Templari del Regno di Boemia furono raggiunti dal medesimo destino e l'ultimo a morire fu il loro maestro di Praga, anch'egli sotto la spada del boia. Solo che il cavaliere boemo senza macchia e senza paura neanche quando gli fu tagliata la testa si piegò davanti alla malafede umana.

Prima di inginocchiarsi davanti al ceppo del boia, giurò solennemente che, dopo la morte, sarebbe stato per l'eternità testimone, accusatore e rimprovero visibile dell'ingiustizia e dell' iniquità umana. Lo Spirito passa i suoi giorni al piano rialzato della casa n.6 della Via del Tempio costruita nei luoghi della vecchia sede dell'Ordine. Nell'insieme, il suo aspetto non disturba in alcun modo gli abitanti della casa. In compenso è avvertibile la presenza, nella casa, del suo cavallo, il quale aveva il suo posto nella stalla dove ora, al piano terra c'è un appartamento di due stanze. Dentro si sente di tanto in tanto, in maniera per nulla piacevole, la tipica puzza delle stalle. Sebbene il proprietario abbia più volte diminuito l'affitto dell'appartamento, dentro si sosno alternati molti inquilini.

Intorno alle 11 della notte, il templare senza testa scende al piano terra, sella il suo cavallo ed esce per le strade a spargere paura. Da sei secoli attraversa sempre lo stesso circondario dietro la chiesa di Tyn. E' vestito di una meravigliosa armatura d'acciaio, dalle spalle gli scende il mantello da templare bianco con la croce rossa, al fianco la spada d'acciaio di Damasco. Anche il cavallo è bardato e ha i finimenti pieni di fibbie e fiancali d'argento. La figura del cavaliere finisce, però, con il colletto d'acciaio del suo usbergo. L'elmo, infatti lo tiene nella sinistra, lo stringe al petto corrazzato e dentro c'è la sua testa tagliata. Al templare piace alzare il gomito, e pure parecchio, ma il buon cuore della gente di Praga lo scusa. Dopo anni e anni di girovagare attraverso le stradine della città, il templare cominciò a sentirsi la gola secca come dopo le sue cavalcate nei deserti in Terra Santa.

E quando non potè più sopportarlo, cominciò a cercare qualche oasi dove placare la sete. Una notte si fermò davanti ad una taverna, lasciò il cavallo nella stradina laterale e ci entrò dentro. Gli avventori rimasero di stucco. Il cavaliere, invece, con estrema naturalezza, prese un boccale di birra al più vicino e cominciò a bere. Tirò fuori la testa dall'elmo e se la mise sotto il gomito, poi senza parlare , avvicinò il boccale alle labbra. La testa incominciò a tracannare birra con avidità e si scolò una brocca intera leccandosi i baffi. La gente allora fuggì fuori dalla taverna. Il templare rimasto solo incominciò allora a bere tutti gli avanzi di birra degli avventori del locale, solo che l'unico risultato di tutto quel bere fu che sul pavimento, sotto le sue scarpe, sguazzavano vere e proprie pozzanghere di birra. Questo fatto si ripetè molte volte, e solo per merito della sua ottima birra il taverniere non perse la sua clientela. Questo aveva una figlia di nome Juliana, era a lei che toccava pulire le pozzanghere di birra del Templare.

La ragazza aveva però un animo sensibile ed una volta si avvicinò con coraggio al cavaliere e gli disse: - In questo modo non può bere, signor cavaliere. Deve prima poggiare debitamente la testa sul collo affinché la birra non coli sul pavimento- Il cavaliere ubbidì, appoggiò la testa dov'e regola appoggiarla e bevve di nuovo, a quel punto il cavaliere con le lacrime agli occhi guardava con riconoscenza la fanciulla. Finalmente dopo secoli era riuscito a bere come si deve. Per ricompensare la ragazza, il Templare si sfilò dal dito un pesante anello d'oro e glielo diede in dono. Juliana non lo aveva liberato da un incantesimo, lo aveva liberato, invece, dalla sete. Con la vendita dell'anello il taverniere e la figlia poterono costruire una nuova casa e poterono trasformare la taverna in una lucrosa attività. Per gratitudine, in ricordo misero sulla nuova casa una insegna con un anello d'oro.

 

http://www.theseventhpapyrus.it/misteri.htm

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