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27 ottobre 2012 6 27 /10 /ottobre /2012 19:59

http://www.zonelibere.net/images/stories/zonelibere_img/istella_motore_ricerca.jpg«Non possiamo lasciare il web a Google» disse nel 2003 Renato Soru. Oggi le sue parole appaiono quanto mai profetiche alla vigila del lancio del nuovo motore di ricerca tutto italiano, che debutterà a novembre. Dietro iStella, questo il nome del progetto, c’è proprio Soru, già fondatore nel 1998 di Tiscali e tornato al mondo dell’innovazione web dopo l’esperienza politica che lo ha visto arrivare a ricoprire la carica di Presidente della Regione Sardegna del 2004 al 2008.

L’operazione iStella, partita già nel 2006 dopo un incontro tra Soru e con l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, appare come una sfida impari, una sorta di Davide contro Golia destinata, questa volta, a premiare il più forte. Contrastare lo strapotere di Google e imporsi sul mercato è una battaglia ardua ma, come spiegano i promotori, iStella è un progetto partecipativo che sarà sviluppato puntando al massimo sui contenuti italiani, secondo il modello di koti di ricerca già esistenti in altri Paesi.

A spiegare meglio e ad anticipare il progetto sono le parole dello stesso Soru che, in un’intervista rilasciata a La Repubblica, ci tiene a precisare che non si tratta affatto di una sfida a Google: «Primo, tutti possono partecipare aggiungendo documenti. Secondo, nessuno viene tracciato quando effettua delle ricerche. Terzo, i risultati delle ricerche saranno obiettivi e non profilati in basi ai nostri precedenti comportamenti. Quarto, la popolarità non è tutto, se uno cerca Dante Alighieri e per qualche motivo una pizzeria Dante Alighieri ha molto successo, da noi troverete sempre primo l’omonimo Istituto. Quinto, i tre miliardi di pagine che scarichiamo saranno gratis a disposizione di chiunque voglia fare studi sul web italiano».

Tre miliardi di pagine indicizzate, quante ce ne sono nella nostra lingua, più quelle solitamente visitate dagli italiani che usano il web. E il tutto senza tracciare gli utenti. È questa la sfida lanciata dal team di sviluppo, guidato da Giuseppe Attardi, Domenico Dato e Antonio Gulli (i genitori di Arianna e del sistema IXE). Si parte con l’indicizzazione di tre miliardi di pagine web italiane, poi spazio per gli archivi di enti, fondazioni e istituti. Infine, chi vuole, potrà contribuire con studi, foto o altri contenuti. Il rischio è bissare l’esperienza fatta solo pochi anni fa dal matematico padovano Massimo Marchiori che lanciò nel web, con scarsissimi risultati, il motore di ricerca Vulonia.

Tuttavia, assicurano gli ideatori di iStella, nel mondo esistono già molti motori di ricerca nazionali che puntano tutto sui contenuti web domestici e che hanno grandissima risonanza in patria, tanto da convivere pacificamente accanto al gigante Google. Questa è la strada che intende seguire iStella, che ha l’obiettivo di inglobare al suo interno l’intera storia italiana, indicizzando gli archivi di enti, fondazioni e istituti che oggi non sono ancora sul web. Altro punto a favore del motore di ricerca di Soru è il suo carattere social. Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è permettere gli utenti di contribuire condividendo contenuti e inserendo pagine.

La sfida è ardua, quasi impossibile. Ce la farà questa volta il piccolo Davide a battere il gigante Golia?

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11 ottobre 2012 4 11 /10 /ottobre /2012 18:00

http://www.newspedia.it/wp-content/uploads/2012/10/felix-baumgartner-live-450x337.jpg

Felix Baumgartner: video in diretta live il 14 ottobre, Red Bull Stratos ci riprova. Niente è perduto: dopo il tentativo di lanciarsi dalla stratosfera e rinunciare per il meteo avverso, (il cui video è stato seguito in diretta live su Youtube e numerosi altri siti, da migliaia di persone) Felix Baumgartner ci riprova. Sul sito ufficiale Red Bull Stratos, sponsor dello storico lancio con paracadute dallo spazio, sono stati pubblicati data e orario del prossimo tentativo. Sarà quello buono? Ha già subito più di un rinvio il volo di Felix Baumgartner, che dovrebbe raggiungere la stratosferica, in senso letterale, altezza di 36 chilometri con un pallone, per poi lanciarsi a capofitto e raggiungere e superare la velocità del suolo.

Ma le condizioni metereologiche sono state sempre avverse: troppo vento. In un’operazione talmente delicata, che ha richiesto mesi e mesi di preparazione non solo da parte di Felix Baumgartner, ma di una vera e propria equipe di scienziati, tutto deve essere perfetto: il margine di errore deve assottigliarsi per quanto possibile vicino allo zero.

La brezza del New Mexico di questi giorni potrebbe bastare a mandare in malora tutto. La delusione per tutti coloro che hanno seguito la diretta streaming del lancio, il cui video ha spopolato sia su Youtube che in una nutrita lista di siti Web, è stata tangibile. Su Twitter gli ashtag dedicati a Felix Baumgartner sono schizzati nei trending topics di tutto il mondo, da #livejump a Red Bull Stratos.

Il record per il paracudista dello spazio Felix Baumgartner sarebbe doppio: sia per l’altezza del lancio, sia perché sarebbe il primo uomo a superare la velocità del suono a corpo libero. Quali potrebbero essere gli effetti sulla salute di Felix Baumgartner? Potrà il suo fisico, seppure protetto da una fantascientifica tuta, resistere a una simile velocità? Si aprirà un’alba verso una nuova era per l’uomo? L’uomo supersonico? E’ quello che scopriremo: lui la prende con ironia, e dice che, quando sarà lassù, non farà grandi pensieri filosofici. Penserà soltanto che non deve rimetterci le penne.

 

 

Qui' potrete seguire l'evento http://www.redbullstratos.com/

 e qui l' aggiornamento inerente gli ultimi minuti!

http://sonoconte.over-blog.it/article-lancio-dalla-strarosfera-avvenuto-con-successo-felix-baumgartner-realizza-il-nuovo-record-di-lanci-111251560.html 

 

 

 

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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 17:38

 

                                     


 
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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 17:29

Roma, 8 ott. - L'assegnazione del Nobel 2012 per la Medicina agli studiosi John B. Gurdon e Shinya Yamanaka e' "il prestigioso riconoscimento di una scoperta straordinaria che ha mostrato come le nostre cellule adulte siano in grado di 'ringiovanirsi' attraverso una riprogrammazione epigenetica e tornare a essere pluripotenti, cioe' capaci di rigenerare i tessuti del nostro corpo". Cosi' il professor Roberto Colombo della facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' Cattolica e direttore del Centro per lo Studio delle Malattie Ereditarie Rare. Questi studi, ha continuato, "sebbene il traguardo non sia ancora stato raggiunto hanno confermato che anche le staminali dell'adulto, se opportunamente riprogrammate con cocktail di fattori di trascrizione, sono cellule preziose per la riparazione di danni ai tessuti presenti nei pazienti.
  Ottima scienza e buona etica si incontrano a servizio dell'uomo malato". I due ricercatori, ha aggiunto l'esperto, "hanno mostrato sperimentalmente che e' possibile esplorare una via alternativa ed eticamente accettabile per la terapia cellulare di alcune malattie, senza ricorrere all'uso di cellule staminali embrionali. (AGI) .

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20 settembre 2012 4 20 /09 /settembre /2012 19:37

Hanno sbagliato le auto-dichiarazioni. Il presidente Inps: «Stiamo verificando se la legge consente le rate»

 

Duecentomila pensionati dovranno restituire la quattordicesima indebitamente percepita nel 2009. Tanti sono gli errori riscontrati nelle autodichiarazioni presentate in quel periodo. A confermare le indiscrezioni dei giorni scorsi è stato il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua che ha cercato una soluzione distensiva. «L'Inps obbedisce alle leggi dello Stato ma può fare in modo da recuperare le quattordicesime nel modo più indolore possibile». Per indolore, il presidente Mastrapaqua non intende cancellazioni, ma la dilazione degli importi. «Lo faremo in 24 mesi, anziché 12, per consentire a tutti di avere una trattenuta bassa evitando un impatto negativo». Sono circa 300 euro diviso 24, quindi 12 euro al mese. «Stiamo verificando - ha proseguito- se la norma ce lo consente. Se otteniamo l'autorizzazione lo faremo senza problemi». «Anche l'anno scorso sono stati 185mila, quest'anno 200mila, a dover restituire la quattordicesima». Dove nascono così tanti errori? «Viene dichiarato un reddito errato», ha spiegato il presidente Inps. «E dichiarando un reddito più basso c'è diritto a una quattordicesima».

 

 

 

CORRIERE.IT 

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17 settembre 2012 1 17 /09 /settembre /2012 19:18

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTzhADBpk_EnbYEDf5XUbhjTM9AX7hJM0Ngqkw5yW6UW5kc0GZPC'era da apettarselo. L'interesse e la voglia di entrare in possesso dell'iPhone 5 ha polverizzato ogni aspettativa. Apple ha comunicato i dati relativi ai preordini dell’iPhone 5: nelle prime 24 ore ne sono stati ordinati due milioni di unità, il doppio rispetto all’iPhone 4S per il quale i preordini erano stati pari a 1 milione. Secondo le previsioni di alcuni analisti, il nuovo smartphone di Apple potrebbe arrivare a vendere 10 ilioni di unità nel solo primo weekend di vendite. La richiesta per iPhone 5 supera la fornitura iniziale e, anche se la maggior parte dei preordini verrà evasa e consegnata il 21 settembre, sembra che molti utenti dovranno attendere ottobre.

Va ricordato che il nuovo nato della casa di Cupertino è in preordine solo sull'Apple Store statunitense, presso alcuni operatori telefonici e rivenditori autorizzati Apple negli Stati Uniti, in Australia, Canada, Francia, Germania, Hong Kong, Giappone, Singapore e Regno Unito. In questi Paesi, sarà disponibile il 21 settembre, a partire dalle 8 del mattino ora locale. La settimana successiva, il 28 settembre, sarà la volta dell'Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera.

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 21:20

http://img.plug.it/sg/gogreen2010/upload/aut/0001/auto-elettriche7.jpgQuando saranno competitive le auto elettriche? Secondo la maggior parte degli italiani tra 10-15 anni. La risposta però non è corretta: sul mercato infatti ci sono già una decina di modelli elettrici pronti per circolare in strada.

I numeri non sono confortanti: nei primi otto mesi del 2012 sono state vendute appena 325 vetture elettriche (fonte: Unrae).
«Bisogna avere pazienza» dicono i costruttori. Anche il diesel, che oggi supera in numero i veicoli a benzina, ha avuto un fase di crescita molto lunga che si è spalmata su un arco di tempo di almeno tre decadi. I problemi erano simili a quelli che oggi si trova ad affrontare la mobilità elettrica: offerta limitata, alti costi d’acquisto e di utilizzo.

L’Unione europea sta facendo la sua parte per dare uno stimolo concreto alla riduzione delle emissioni dei veicoli, ma «è necessaria una strategia più ampia a livello mondiale e nazionale. Questa si deve basare su quattro pilastri fondamentali: l’incentivazione e lo sviluppo delle infrastrutture per la ricarica, l’agevolazione degli acquisti per le amministrazioni pubbliche e per i privati e lo sviluppo del car sharing» ha dichiarato Jaques Bousquet, presidente Unrae, al convegno Una scossa alla città organizzato dal mensile Espansione.

In questo senso dovrebbero andare gli incentivi per la mobilità a basse emissioni previsti a partire dal 2013 (e che continueranno fino al 2015), di cui però pochi operatori sono soddisfatti. I fondi stanziati (140 milioni di euro in tre anni) sono troppo esigui e non sono destinati solo alle auto elettriche, ma a tutte quelle a combustibili alternativi che non abbiano emissioni superiori a 120 gr/km di CO2. Un provvedimento che, a detta degli esperti, aiuterà soprattutto il mercato delle auto a metano.

E pensare che la mobilità elettrica potrebbe essere un’importante leva di crescita e di ripresa per il settore dell’automotive che al momento sta soffrendo molto nel nostro paese. Tre italiani su quattro (fonte: ricerca Interactive-Espansione) vorrebbe un’automobile elettrica, ma l’offerta attuale non soddisfa le esigenze dei potenziali clienti.

La loro wish list è lunga e pretenziosa: l’autonomia dovrebbe essere di almeno 250 km e la velocità massima di 130 km/h. Il prezzo non dovrebbe superare quello delle vetture diesel o benzina, anche se qualcuno comincia a riconoscere alle elettriche un valore più alto. Il 37,5% degli intervistati ha infatti dichiarato che sarebbe disposto a pagarle un po’ di più di un modello equivalente a combustibile tradizionale. Per fare un pieno da 150 km, però, non si vorrebbe spendere più di 10 euro. Non solo: l’energia utilizzata per dovrebbe provenire dalle fonti rinnovabili e la ricarica si vorrebbe poterla effettuare nel garage di casa in non più di un’ora.

Una serie di richieste che non sono però così lontane dalla realtà: esistono già sistemi di ricarica rapida che impiegano solo trenta minuti per un pieno e poi i prezzi delle vetture si stanno abbassando. La media ora è scesa a 30mila euro, ma con gli incentivi e con la formula di noleggio si può arrivare anche a un prezzo inferiore ai 20mila euro.

«Oltre al ruolo attivo delle istituzioni, che dovranno agevolare il passaggio alla mobilità leggera, quello che serve adesso è una comunicazione più ampia ed efficace nei confronti dei consumatori. Da una parte attraverso le prove su strada, dall’altra attraverso l’informazione istituzionale che dovrà essere costruttiva e comunicare anche i vantaggi economici della mobilità elettrica. Allo stesso tempo, bisogna che aumenti il numero delle colonnine. Non si potrà avere un ritorno economico immediato, ma lo sviluppo delle infrastrutture porterà a un incremento delle vendite e viceversa» ha detto a termine del convegno Francesco Fontana Giusti, direttore immagine e comunicazione – Renault Italia al termine del convegno.

 

 

virgilio.it

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 16:23

http://ww2.informarexresistere.fr/wp-content/uploads/2012/07/Francois-Hollande-400x287.jpg

Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi – già altissimi – e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo. Se Mario Monti avesse azzardato una sola di queste misure, il famigerato spread avrebbe toccato vette inarrivabili.

Eppure, tutto tace. Mentre sui quotidiani stranieri, in particolare su quelli anglosassoni, i titoli continuano a somigliarsi tutti (tra i più gettonati: «la luna di miele finirà presto» e «la vie en rose durerà poco»), sui mercati finanziari l’incantesimo regge. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi. Segno che il mercato pensa che la Francia somigli molto più alla Germania che alle peccaminose Italia o Spagna. Segno che la “rossa” Parigi è diventato un porto sicuro, alla pari dei Paesi “falchi” guidati da austeri conservatori à la Merkel che anelano allo zero deficit come alla panacea di tutti i mali.



Certo, anche Hollande si è impegnato sul rigore. I numeri però sono numeri. Nel primo trimestre dell’anno il debito è salito all’89,3% del Pil e il deficit veleggia a fine anno verso il 4,5%. Il premier Jean-Marc Ayrault si è impegnato a ridurlo sotto il 3% l’anno prossimo e di azzerarlo quello dopo. Ma anche le stime sul Pil sono state riviste allo 0,4% quest’anno e all’1-1,3% per l’anno prossimo. E Hollande non ci pensa neanche, per dire, a rimandarsi le assunzioni nel pubblico o a toccare la legge sui licenziamenti come gli chiedono in molti.

Gli analisti, ovvio, avvertono che bisogna guardare ai rendimenti dei bond decennali e non a quelli a brevissimo termine. E che nei prossimi mesi sono destinati a risentire dell’«effetto Hollande», se non farà anche riforme strutturali. Però lo spread francese, intanto, è inchiodato a 110 punti, a distanze siderali dal nostro. Con tutto che in Francia, negli ultimi 5 anni sono spariti 400mila posti nel manufatturiero e il Pil pro capite è sceso negli ultimi 10 dal 95 al 90% di quello tedesco. E con tutto che una settimana fa i maggiori economisti e imprenditori hanno chiesto allarmati uno «shock per il rilancio della competitività», che è un noto punto debole dell’economia oltralpe. I mercati, per ora, se ne infischiano.

 

 

FONTE 

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17 luglio 2012 2 17 /07 /luglio /2012 22:38

Presso tutti i Comuni d'Italia è possibile firmare per un referendum abrogativo parziale sulla legge per le indennità parlamentari

Possiamo fare qualcosa di diverso, delle nostre solite lamentele contro una cerchia di politici che non fanno altro che arricchirsi con i nostri problemi:

Questa iniziativa è cominciata il 12 Maggio scorso e vuole fare capire e fermare i politici, infischiandosene sia della crisi economica sia dei sacrifici chiesti agli elettori, continuano a godere di privilegi economici “vergognosi”.

 Anche il Governo Monti, “tecnico” sulla carta, si è voluto mantenere il consenso di PD+UdC+PdL, anche perchè il “prezzo” della loro desistenza viene pagato dai contribuenti. Insomma il Professore non farà mai entrare nella sua spending review gli stipendi o le pensioni o i benefit di deputati e senatori. Capito?

 L’obiettivo che ci è offerto è “minimo”, infatti si punta ad abrogare l’articolo 2 della legge 1261 del 1965, che prevede una diaria a titolo di “rimborso” delle spese di soggiorno a Roma (che ha raggiunto circa 3.500 euro al mese per ogni parlamentare, senza necessità di presentare nè fatture nè scontrini), è “grande” l’occasione per dare un “segnale” a chi confonde una missione per servire il proprio Paese con l’opportunità di intascare tutti i soldi possibili…

 Come partecipare? Occorre recarsi presso il proprio Comune, con un documento di identità valido, e chiedere di firmare per il referendum abrogativo parziale sulla legge per le indennità parlamentari (Art. 2 L . 31/10/1965, n. 1261).

 I giornali infatti dipendono dai finanziamenti più o meno erogati alla luce del sole dalla Casta: appartengono a leader politici, dipendono da inserzioni di imprese al cui cda siedono esponenti politici, e se sono giornali di partito, ricevono finanziamenti la cui abolizione potrebbe essere il passo successivo a questa abrogazione.

Necessitano almeno 500 mila firme entro il prossimo 30 Luglio (qualcuno dice il 31 ed in altri comuni o regioni lo stop è previsto al 26: meglio chiamare nel vostro Comune di residenza per non arrivare in “ritardo”).Non troverete informazioni su questa iniziativa nè su “certa” carta stampata (specie quella che gode di circa 150 milioni offerti dalla casta e pagati dalla comunità) nè sulla tv di Stato (che appunto appartiene alla politica e non ai cittadini, che pure pagano il canone).

 Nel mondo internauta siamo molti di più di questo numero, dobbiamo andare a firmare questo referendum e dimostrare quanto le nostre intenzioni siano reali.Noi facciamo i sacrifici, noi dimostriamo quanto sia difficile fare delle rinunce, dimostriamo a noi stessi che un piccolo gesto può fare la differenza: possiamo farlo.

e se i comuni non hanno i moduli cosa fare?

se nei Comuni di residenza non sono disponibili i moduli potete farli scaricare dal comune stesso a questo indirizzo -> http://www.unionepopolare.eu/attachments/article/283/modulofirme.pdf in comune direttamente.

In seguito andrà vidimato dalla segreteria comunale sempre negli stessi uffici, per rendere valide le firme ed il documento stesso. Va fatto scaricare on line dai dipendenti comunali direttamente. Devono collegarsi all’indirizzo, stamparlo e vidimarlo. Sono tenuti a farlo e la raccolta è valida a tutti gli effetti (Risposta ricevuta dal comitato Unione Popolare).

Ricordatevi che va stampato su carta uso bollo a colori, quindi un formato A3 fronte retro, altri formati non sono validi.

 

COPIATE L' ARTICOLO, LINKATE, MANDATE, SPARGETE LA VOCE.

 

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16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 20:26

http://www.iconicon.it/blog/wp-content/uploads/2012/07/viaisoldi.jpgPurtroppo nove istituti di credito italiani si sono visti sottrarre ingenti somme di capitali dallo Ior, la banca del vaticano, che ha spostato tutti i depositi in Germania, patria di Ratzinger, Sommo Pontefice nonchè unico azionista e conoscitore del reali stato dei suoi bilanci. A perdere il prestigioso cliente sono stati ben nove istituti di credito tra cui Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Lo Ior, la banca del Vaticano, ha tolto dalle banche italiane tutti i suoi depositi. La decisione presa in seguito a quella della Banca d’Italia che ha considerato l’istituto per le opere di Religione, alla stessa stregua di una banca extra comunitaria.

All’Italia, è stata preferita la Germania, patria del Sommo Pontefice (attualmente suo unico azionista) e giudicata, in seguito alla superiore potenzialità di crescita, come zona di migliori investimenti e maggiore stabilità finanziaria.In realtà l’operazione ha avuto inizio l’anno scorso, ma solo adesso ne è stata data notizia, in seguito al controllo dei rapporti finanziari da parte della procura di Roma in seno alle attività, presunte di riciclaggio avviate dalla banca vaticana. Il tutto partito dal sequestro di 23 milioni di euro “sospetti”.

A perdere il prestigioso cliente sono stati ben nove istituti di credito tra cui Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Immediata la replica della Santa Sede che ha voluto precisare che lo Ior non è una banca ma una Fondazione di diritto sia civile che canonico regolata da un proprio statuto
La prova? Il fatto che non emette prestiti. Forse un po’ poco per giustificare una mossa un po’ “strana”, soprattutto in un momento di grave carenza di liquidità da parte delle banche, sempre più costrette a rifiutare mutui per carenza di garanzia, come una recente indagine della stessa Banca d’Italia ha reso noto in una sua indagine conoscitiva.

La particolarità di questo istituto di credito ordinario (infatti è giuridicamente riconosciuto come tale e non come Fondazione di diritto), creato nel 1941, è quella di non avere sportelli e bilanci molto discreti: sono infatti noti solo al Papa e a tre cardinali. Il che in tempi di necessarie trasparenze antiusura e antievasione suonano ancora molto “antiquate”. Per questo motivo più di una volta lo Ior è stato coinvolto, a vari livelli, in scandali di natura economica.

Nonostante questo ancora i dirigenti dell’Istituto si rifiutano di cambiare le disposizioni interne e di aprire i propri bilanci anche agli ispettori in fase di indagine. Delle due l’una: o è una banca extra comunitaria (quindi controllabile) o non lo è (quindi non deve amministrare capitali, né avere un’organizzazione mondiale di banche controllate). Tertium non datur

 

 

 

 

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