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Gli angeli del fango: meglio chiamarli volontari della speranza

Gli angeli del fango: meglio chiamarli volontari della speranza

Nome appropriato per ciò che è capitato in questi giorni in Italia, ove questo curioso termine è saltato fuori grazie a molte persone che hanno aiutato in modo disciplinato, corretto, omertoso, ineguagliabile e eroico, chiunque sia stato vittima delle ondate di fango che hanno causato perdita di anni di lavoro, case, vestiti, ecc.

Un nome che non rende assolutamente giustizia a coloro che si sono impegnati in una onorevole campagna senza aspettare ordini da nessuno, poiché proprio questo dovrebbe passare come messaggio per le persone che amministrano molte sezioni dedicate alle emergenze. D'accordo gestire le emergenze, ma le questioni burocratiche a riguardo spesso tradiscono un reale bisogno di persone che non possono aspettare giornate intere, qualcuno che dia il '' via libera '' per aiutare il suo prossimo. E mentre la politica giunge sempre dopo le tragedie, alcuni giovani sono riusciti ad arrivare in tempo: sono lì a mani nude tra il fango, senza neanche che la protezione civile gli fornisca guanti e pale. Hanno forza, non credo che si possa dire lo stesso della speranza. Gliela hanno tolta con quella giungla di contratti, che a volte sono costretti ad accettare. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 44,2%. Il resto sono figli di contratti precari che durano al massimo un anno, come pure della partita Iva, dove circa la metà di ciò che si guadagna viene tassata. E sarebbe anche giusto qualora ci fossero servizi.

Li hanno chiamati “angeli del fango” tutti quei giovani che sono andati a Genova a dare un proprio contributo dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio, ancora una volta, la città. Una semplificazione giornalistica che, anche stavolta, non rende l’idea. In realtà sono i giovani che inorgogliscono questo Paese.

Non chiamateli Angeli del fango, perché questi ragazzi sono arrabbiati. Sorridono a tutti, e ridono schizzandosi d’acqua, ma – tra quelli che non studiano – uno su due è disoccupato. E praticamente tutti i lavoratori hanno un contratto precario, o lavorano in nero.

Chi tra loro ancora studia , tornerà martedì in scuole fatiscenti, sovrappopolate, dove nessuno li tratterà da “grandi”: grandi come invece stanno dimostrando di essere, in queste ore. Le sovrastrutture generazionali di questo paese, e le sue scelte economiche, li contengono e li costringono in uno spazio troppo ridotto: quello dell’assenza di futuro e di speranza. La loro presenza nelle strade è un vero fiume in piena che bisogna saper ascoltare.

Non voglio fare politica, su chi poteva e chi non poteva, ci sarebbe troppo da parlare e spesso parlare troppo, non salva le vite e i risparmi di anni di sacrifici. Ringrazio apertamente tutte le persone che hanno dato un messaggio chiaro e sincero alle persone bisognose. Vi hanno chiamato '' angeli del fango ''. Ognuno ha un ruolo e un lavoro in questo paese, spesso si sbaglia a voler trovare dei termini giusti per persone che non hanno interesse a volerlo. Sono sempre più i volontari, a dare un reale appoggio alla propria gente, sia che siano stranieri, che italiani. Anche se molto in ritardo, arriva qualcuno più tardi, sempre più volte non arriva proprio. Quindi se qualcuno vorrebbe iniziare a chiamarvi con nomi più adatti in ogni situazione, direi assolutamente un nome:

i volontari della speranza.

di ogni genere e di ogni etnia, non cambia. Ma cambia invece per chi ne trae beneficio.

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