Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Premio vinto da Ilenia, azzeccando il titolo di una canzone nel gioco in chat con il sottoscritto, ecco l' articolo richiesto. Ancora complimenti, Ilenia.
Questa volta parliamo quindi di un argomento diverso dal solito, più incentrato in una società dove insegnamento, apprendimento e tenacia, segneranno per la nuova generazione di giovani che un domani non lontano, si ritroveranno a confrontare con giudizio e ingenuità, il frutto di tanti anni di volontà. Il mondo della scuola sta attraversando un momento di profondo malessere e malcontento che accomuna in modo preoccupante più generazioni.
Oltre agli studenti, infatti, il disagio interessa il personale docente e non docente, precario, di ruolo e vicino alla pensione (che molti vedono ormai come una meta che continuamente si sposta in avanti). La politica dei tagli alla scuola, iniziata fin dall’epoca del ministro Moratti, è proseguita dal 2008 sotto il ministro Gelmini. È poi continuata con il governo Monti e l’attuale ministro Profumo e non ha risparmiato proprio nessuno. In virtù dell’art. 64 della legge n. 133/2008, si sono risparmiati in tre anni ben 8 miliardi di euro. Era stato promesso che il 30 per cento dei risparmi effettuati sarebbe stato utilizzato per premiare i docenti più meritevoli e migliorare pertanto la didattica.
Nulla però è stato fatto. Al contrario viene paventato un incremento dell’orario dei docenti, senza alcun aumento retributivo, mentre si continuano a finanziare abbondantemente le scuole private. Oltre agli odiosi e insensati tagli, altre ombre inquietanti stanno minacciando la scuola pubblica italiana. Esiste infatti una proposta di legge sulle norme di autogoverno delle scuole (la n. 953) che, se approvata, stravolgerebbe in profondità le istituzioni scolastiche rendendole sempre più simili ad aziende commerciali, dirette da una sorta di consiglio di amministrazione e riducendo completamente il ruolo degli attuali organi collegiali.
Il cosiddetto riordino dei cicli scolastici attuato sotto il Ministero Gelmini, più che una riforma ispirata da motivazioni didattiche è stato un insieme di drastici tagli dettati da motivazioni prettamente economiche. In quest’ottica miope non si è minimamente salvaguardato quel poco di buono che sicuramente c’era stato nelle sperimentazioni precedenti (primo tra tutti il valido “liceo scientifico-tecnologico”, sostituito da un insipido “liceo scientifico delle scienze applicate”, molto meno “scientifico” del precedente). ~~le statistiche attuali ci indicano un calo o un futuro calo della popolazione studentesca. I numeri, però, per quanto ridimensionati, sono sempre indicativi di una scuola di massa. Il calo demografico e l’aumento della scolarità, secondo me, non porteranno riduzioni significative ai livelli alti dell’istruzione. Le strutture, quelle universitarie in particolare, non sono attualmente adeguate al numero degli studenti, se per studenti si intendono gli iscritti all’università che frequentano regolarmente le lezioni, i laboratori e, in generale, gli spazi universitari dove si svolgono molteplici attività culturali collaterali. Se si escludono le Facoltà scientifiche, troppo spesso gli studenti “scendono a valle” solo per informarsi sulle date degli esami e per seguire qualche lezione in aule sovraffollate, con rendimento individuale generalmente molto scarso. I rapporti con i docenti e i colleghi studenti sono quindi molto ridotti. Ne viene penalizzata la crescita culturale, professionale e umana. Non si impara la capacità di dialogare, non si realizza la possibilità di confrontarsi, non si pongono domande agli interlocutori giusti. La possibile futura riduzione del numero degli studenti universitari potrà essere sfruttata per aumentare la “qualità” dei servizi offerti. Le strutture, ovviamente, sono importanti ma non determinanti. Per una buona scuola la figura dominante è, e deve essere, quella del docente. IL DOCENTE deve essere preparato, motivato e considerato. In questi ultimi decenni c’è stato un notevole ridimensionamento del carisma del docente, in particolare di quelli della scuola media inferiore (ma non solo!) che, spesso, si sentono frustrati e demotivati. Il reclutamento dei docenti non ha sempre servito le necessità e le finalità della scuola. L’Università, per esempio, ha reclutato, per cooptazione, molti mediocri. Ci sono responsabilità ben precise, ma non saranno mai ben individuate ed attribuite. Il danno fatto è incommensurabile. Nessuno ne risponderà. Queste osservazioni ci portano anche al problema dell’educazione (in senso lato) dei giovani. La scuola ha sempre partecipato, con le famiglie, all’educazione dei giovani. Anche l’attuale crisi della famiglia non consente l’individuazione di veri ideali da parte dei giovani e contribuisce al loro disorientamento. Nel corso degli studi, ai vari livelli, si ha una grossa perdita di studenti. Gravissima è quella nella scuola dell’obbligo.
Nell’università si ha una percentuale di abbandoni di circa il 70%. Troppo!
Questo è un grosso spreco di risorse della collettività perchè non sono le tasse universitarie, anche se ad alcuni sembrano elevate, a fornire le risorse principali per il funzionamento delle università. Il nostro Paese non può permettersi di “bruciare” così ingenti risorse. ORIENTAMENTO. È indispensabile orientare i giovani fin dalla scuola media inferiore per una più sentita scelta agli studi da intraprendere. La scuola dell’obbligo non deve essere solo frequentata, ma fornire risultati in termini di educazione, cultura, educazione civica e sociale sia per gli studenti che proseguiranno negli studi sia per quelli che imboccheranno la strada di una immediata professionalità (inserimento nel mondo del lavoro). Bisognerà fare tutto il possibile per cercare di dare ai giovani la certezza del futuro, senza nascondere eventuali possibili incognite. Si dovrà fare molto orientamento, seriamente, cercando di capire ed esaltare le aspirazioni del singolo. Bisognerà indirizzare e fornire molti dati sul mercato del lavoro, anche in termini prospettici. La distribuzione degli studenti nei vari corsi di laurea ci indica la difficoltà futura di collocamento in alcuni particolari settori di preparazione mentre, in altri, i professionisti prodotti risulteranno insufficienti. Quindi, riassumendo, penso che una buona scuola del prossimo futuro dovrà: · potenziare le strutture e le attrezzature, mantenendole aggiornate agli sviluppi tecnologici, · motivare i docenti, · aiutare i giovani a capire cosa “vorranno fare da grandi”, · seguire gli studenti fornendo dei referenti con i quali risolvere le problematiche che, particolarmente nella vita universitaria, si presentano quotidianamente. Per quanto riguarda la soluzione dei problemi socio-economici si sono fatti notevoli progressi. Varie provvidenze (borse di studio, alloggi, mense ed altri servizi) sono offerte agli studenti capaci e meritevoli appartenenti a famiglie economicamente deboli.
Quello non ancora chiaro a tutti, in un Paese assistenzialista come il nostro, è che per essere capaci e meritevoli bisogna studiare. Purtroppo il sistema fiscale italiano non ci fornisce sempre la garanzia che tutte le risorse messe a disposizione degli studenti più bisognosi vadano effettivamente dove necessitano. Un altro grande sforzo è stato fatto nella direzione dei servizi e delle opportunità destinate alla generalità degli studenti. Molto resta ancora da fare! Gli studenti potrebbero trascorrere dei periodi di lavoro o di pratica nel mondo delle imprese e delle professioni. La scuola deve rinnovarsi e dotarsi di strumenti moderni. Nella vita quotidiana sono entrate telematica e informatica. I mezzi di comunicazione sono sempre più rapidi e hanno annullato le distanze; la conoscenza delle lingue è determinante. È inutile parlare di globalizzazione se poi si ha bisogno di un interprete per tradurre il nostro pensiero. Queste figure restano importanti, ma per la ottimizzazione formale degli atti. Quello che ritengo fondamentale, però, è la formazione (o educazione) permanente.
Perchè le Università non possono ricevere nuovamente i loro studenti, anche a distanza di anni, per aggiornarli o specializzarli? Con questo non penso auspicabile un mondo di tecnici. La cultura europea ha, secondo me, degli enormi vantaggi su quella anglosassone, in particolare quella nord-americana superspecialistica, perchè consente una migliore valutazione globale dei problemi. Quindi bene la cultura classica con quella scientifica, senza sterili antagonismi, fornendo le tecnologie necessarie e facendo crescere la coscienza dei propri doveri (i diritti sono già ampiamente sentiti, addirittura molti pensano di avere solo questi) al fine di essere pienamente partecipi del nostro sviluppo e per poter vivere da protagonisti nel sistema sempre più integrato a livello mondiale nel terzo millennio.
http://users.unimi.it/~monticy/nv19.htm