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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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La nostra mente

La nostra mente

Che la mente “menta”, lo sappiamo già. Spesso ci sarebbe da chiedersi tuttavia se a questa consapevolezza sia accompagnata un’adeguata osservazione di sè, e quindi dei meccanismi cognitivi personali che ci guidano – per lo più in maniera incosciente – nella vita di tutti i giorni. La nostra cultura, intrisa di lodi per il senso di certezza ed esattezza che la razionalità sembra poterci offrire, spesso non offre una visione chiara e reale dell’evidenza secondo cui, la maggior parte delle volte, non siamo noi a scegliere, ma la nostra mente ed i suoi meccanismi automatici. La diffusa credenza secondo la quale nell’uomo esista una coscienza innata, reale autrice del processo decisionale, è ormai da considerarsi fallace.

Così come d’altronde considerare i nostri sensi completamente separati dal nostro sistema cognitivo. Pensiamo infatti ad un curioso esperimento di Quattrone e Tversky del 1984 (G. A. Quattrone, A. Tversky, “Causal versus Diagnostic Contingencies. On Self-Deception and the Voter’s Illusion”, Journal of Personality and Social Psychology, n. 46, 1984). Ad un gruppo di persone fu chiesto di tenere l’avanbraccio nell’acqua gelata fino al limite di sopportazione del dolore. Successivamente, fu detto loro di fare un pò di cyclette. In un secondo tempo questo gruppo fu diviso in due: il primo partecipò ad un incontro in cui un esperto disse loro che le persone con un cuore sano, dopo dell’esercizio fisico, avrebbero tollerato maggiormente il dolore arrecato dal freddo estremo; al secondo gruppo invece fu detto che, se avessero avuto un cuore sano, avrebbero sperimentato una riduzione alla tolleranza del freddo.

Tutti i soggetti coinvolti furono sottoposti ad una nuova prova di resistenza all’acqua gelata (esattamente come nel primo step dell’esperimento) e tutti – naturalmente – registrarono una più elevata o ridotta resistenza proprio in linea con quanto fu anticipato loro in merito al possedere cuore sano. In poche parole, il desiderio di avere un cuore sano – ed il fatto di poterlo dimostrare a se stessi – aumentava o diminuiva la percezione del dolore provata, il tutto inconsciamente.

Diversi autori – come Libet, ad esempio – hanno mostrato come le nostre decisioni vengano prese inconsciamente prima che esse divengano consapevoli, così che il processo conscio altro non sia che una razionalizzazione a posteriori di ciò che il nostro inconscio avesse già stabilito. A tal proposito consiglierei ai lettori un bel testo di Marco Della Luna e Paolo Cioni: “Neuroschiavi – siamo davvero quello che conosciamo?”. Ci riproponiamo di approfondire l’argomento in seguito, ma comunque a voi la parola! ____________ Siamo dunque realmente intelligenti, liberi e consapevoli? Le nostre scelte sono dunque reali, o sono piuttosto il frutto di un’accozzaglia di meccanismi per lo più oscuri ed insidiosi? Grazie agli studi neuroscientifici e psicologici e, ancora di più, grazie all’osservazione di noi stessi nella vita quotidiana, possiamo evincere facilmente che il cervello tenda ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, il che equivale a dire che tenda naturalmente a risparmiare energia aumentando tuttavia la velocità reattiva. La nostra mente è contenta e rilassata quanto più riesce a dare risposte in maniera semplice, diretta e univoca: quanto più un credo, un dogma, un insegnamento è semplice e svincola da un qualsiasi tipo di responsabilità personale, tanto più noi ci sentiamo sicuri, efficienti, adagiati sopra una realtà che ci appare controllabile, conosciuta e certa.

In barba al fatto che tutto questo possa portare a commettere qualsiasi tipo di nefandezza contro il proprio prossimo, ad esempio, o ad allontanarsi definitivamente da se stessi. Quanto più la nostra mente si accomoda su presunte certezze, lineari e semplici da gestire, e più la nostra risposta agli stimoli sarà automatica, rapida, senza alcuna mediazione reale dell’apparato conscio costituito dalla nostra corteccia prefrontale. Facciamo un esempio concreto.

Negli anni sessanta Stanley Milgram ha dimostrato come persone comuni, reclutate in maniera volontaria mettendo un annuncio su un giornale, possano essere facilmente condotte ad infliggere scosse di 450 volt a dei propri simili. I volontari avrebbero dovuto leggere ad alta voce alcuni termini che altre persone – “spalle” in realtà degli sperimentatori – avrebbero riconoscere come corrette, o meno, secondo la consegna. Ad ogni risposta sbagliata, fu richiesto loro di infliggere una scossa elettrica che andava dai 15 ai 450 volt, aumentando quindi di intensità ad ogni nuovo errore. Morale della favola: nessuno dei volontari si fermò a dare scosse moderate, ed il 60% di loro continuò ad infliggere scosse pesantissime di intensità massima a tutti coloro che continuavano a sbagliare risposta (che, ovviamente, simulavano urla di dolore sempre più strazianti). Si possono ritrovare tutti i riferimenti sul testo di Milgram “Obedience to Authority. An Experimental View”.

~~Fonte: Spaziomente Autrice: Silvia Salese

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