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Il co-fondatore di Microsoft Paul Allen ha annunciato di aver trovato, nei mari delle Filippine, il relitto della Musashi-maru, la nave da battaglia giapponese affondata durante la guerra del Pacifico. Allen ha pubblicato una fotografia su Twitter che mostra pezzi del relitto arrugginito e il sigillo del Crisantemo, simbolo dell'appartenenza alla Marina imperiale.
L'avventuroso miliardario americano ha seguito la caccia al tesoro dal suo yacht di lusso, che funge anche da nave d'esplorazione, la M/Y Octopus, dalla quale è stato guidato il sottomarino teleguidato Octo ROV, secondo il sito di Allen. "Riposi in pace l'equipaggio della Musashi, circa 1.023 vite perdute" ha detto Allen in un altro tweet. La Musashi fu affondata nel mare Sibuyan, tra le isole Visayas, il 24 ottobre 1944 dagli aerei statunitensi, durante la battaglia del Golfo di Leyte, il più importante scontro navale della seconda guerra mondiale. La nave era una "potente nave da battaglia" con cannoni "giganteschi da 18 pollici", secondo il sito internet della Marina Usa.
Era la nave gemella della più nota Yamato, che fu danneggiata nella stessa battaglia per essere poi affondata un anno dopo in un tentativo suicida di raggiungere Okinawa. Allen, 62 anni, ha fondato con Bill Gates nel 1975 la Microsoft. E' il 51mo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio netto di 17,5 miliardi di dollari, secondo Forbes.
Ecco la storia degli ultimi giorni della nave:
~~Guidati dalle coordinate del messaggio dell'apparecchio da ricognizione, gli aerei americani non incontrarono alcuno difficoltà a ritrovare la squadra nemica e, alle 10.26, la prima ondata forte di 21 caccia, 12 bombardieri in picchiata e 12 aerosiluranti appartenenti alle portaerei Intrepid e Cabot, stabilì il contatto. Le navi giapponesi scatenarono un tiro contraereo talmente formidabile che la maggior parte degli aviatori americani non aveva mai visto nulla, di simile e di tanto spaventoso. Sembrava impossibile poter superare quella terrificante cortina di ferro e di fuoco. Ciononostante, ì piloti condussero l'attacco con risolutezza e rivolsero i loro colpi in particolare contro una delle più grosse navi avvistate. Alle 10.27 la supercorazzata Musashi ( Il terzo programma giapponese del 19S7 per il rafforzamento della marina aveva previsto la costruzione di due grandi corazzate, la Yamato e la Musashi, le cui caratteristiche erano le seguenti: lunghezza 26S metri, peso (tara) : 65.000 tonnellate, peso totale a pieno carico 72.809 tonnellate. Si trattava delle due più grosse corazzate del mondo e da allora non sono più state eguagliate. Inoltre erano dotate di 9 pezzi da 457 millimetri, il maggior calibro d artiglieria che si sia mai trovato sul mare) fu colpita da un siluro e da un, bomba che causarono gravi danni. Un'altra ondata d'attacco americana partita alle 1045 dalle portaerei, giunse a prendere contatto verso le 12.35. Un minuto dopo, la Musashi, di nuovo presa di mira, ricevette altri 4 siluri che provocarono l'allagamento di una parte dei locali macchine. Le incursioni americane si succedettero con ritmo incalzante, alle, 10.50, una quarantina di apparecchi delle portaerei Lexington ed Essex decollarono, mentre, alle 13.13, altri 65 aerei si levavano in volo. Alle 13.50, infine, 31 apparecchi si alzarono a loro volta. Questi gruppi raggiunsero la flotta nemica rispettivamente alle 13.30, alle 14.15, alle 15.20 e alle 15.50. La Musashi dava già evidenti segni di difficoltà e la sua velocità era lievemente diminuita. Accompagnata dall'incrociatore pesante navigava una ventina di miglia a poppa della formazione nipponica quando, alle 15.20, vi fu il più violento attacco americano. Gli aviatori colpirono con dieci siluri e molte bombe il mastodonte, facendo salire a 19 siluri e 17 bombe il numero di ordigni che l'avevano centrato. La Musashi era ormai condannata e l'ammiraglio Ugaki, capo della divisione, ordinò al contrammiraglio Toshihei Inoguchi, comandante della nave, di cercare di farla arenare. Ma la Musashi non era più in grado di manovrare con precisione e il suo comandante si limitò a lottare contro gli incendi e a tentare di mantenerla il più a lungo possibile a galla, giocando sul riempimento alternato dei depositi di nafta. La grande nave era in quel momento molto immersa quando alle 18.50, l'incrociatore Tone ricevette l'ordine di raggiungere la squadra. I cacciatorpediniere Hamakaze e Kiyoshimo giunsero per assistere la corazzata ferita a morte. Alle 19.25 la Musashi sbandò di 3° gradi e il comandante ordinò di abbandonarla al più presto. L'equipaggio si gettò nell'acqua e fu raccolto solamente in parte dai cacciatorpediniere. Alle 19.35, la grande nave di linea si capovolse e venne inghiottita da un enorme risucchio: 39 ufficiali e 984 marinai perirono. I 1264 superstiti vennero sbarcati a Manila poco tempo dopo. Gli aviatori americani non si limitarono ad attaccare la Musashi e, benché quest'ultima costituisse il bersaglio più accanitamente preso di mira, anche altre navi nipponiche furono colpite. L'altra corazzata gigante, la Yamato, venne centrata da due bombe e la stessa sorte toccò alla nave di linea Nagato. La corazzata Haruna ebbe lo scafo danneggiato da 5 bombe esplose vicinissime ad essa. Queste 3 navi non rimasero, però, seriamente danneggiate e mantennero il loro posto nella formazione. Ciononostante, l'incrociatore pesante Myoko fu colpito da uno, due siluri a poppa, e avendo avuto due degli alberi portaelica deformati, fu costretta a raggiungere Brunei a bassa velocità. Quel giorno, gli aerei americani effettuarono 259 incursioni contro la flotta di Kurita e riportarono un buon successo. Certo, la squadra nipponica rimaneva impressionante e contava non meno di 4 corazzate pesanti, 2 incrociatori leggeri e una decina di cacciatorpediniere Gli americani avevano riportato soprattutto una vittoria simbolica distruggendo una parte del potenziale nemico. Con l'affondamento della supercorazzata Musashi scompariva un importante motivo di orgoglio per i giapponesi.