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Storia dei Samurai

I samurai sono figure abbastanza giovani, considerando che sono nate alla fine del 900 d.C. come guerrieri al servizio di un signore. Erano scelti tra chi si era distinto in battaglia, uccidendo il maggior numero di barbari (gli ainu, indigeni del Giappone feudale). Il loro ruolo era, quindi, di servitori di poco conto.
Il cambiamento si ebbe nel XII secolo: l’imperatore perse di importanza diventando più che altro un simbolo e al suo posto iniziarono a governare i daimyo, i feudatari locali, che si portavano con loro i samurai.

Non ci volle molto perché i samurai acquisissero potere. Legati al loro daimyo, a cui dovevano assoluta obbedienza, la loro scalata sociale li portò a diventare una vera e propria casta. Il samurai era visto e rispettato alla stregua di un nobile e durante la peggiori guerre, quando servivano combattenti, si aveva la possibilità di battagliare per il proprio daimyo in cambio del titolo di “samurai”.

A questo punto entra in gioco Hideyoshi Toyotomi, ex contadino diventato un comandante samurai e poi daimyo. Era destinato a stravolgere il concetto di “samurai”.
Fu lui a decidere senza mezzi termini di rendere quella dei samurai una casta chiusa. Non si acquistava il titolo di samurai: lo si ereditava. Erano diventati di fatto una casta nobiliare.
Siamo tra il 1587 e il 1591. Hideyoshi emise le più ferree ordinanze del Giappone feudale, conosciute come «grande caccia alle spade» e «editto di separazione».

In pratica, il samurai diventava un titolo ereditario ed era l’unico a poter aggirarsi in pubblico con le armi. Non solo: i samurai avevano il diritto di uccidere chi gli mancasse di rispetto, se il calunniatore era di casta inferiore – un diritto che naturalmente provocò più di un abuso. Era il kirisute gomen, cioè l’«autorizzazione a tagliare e abbandonare».
Aveva inoltre diversi privilegi, come la possibilità di scegliersi un cognome per distinguersi dagli altri (usanza che ancora non esisteva in Giappone).

Durante il periodo Edo (1600-1868), il Giappone conobbe una lunga pace. I samurai avevano raggiunto l’apice del potere, ma non trovandosi un campo di battaglia furono costretti a cambiare il loro ruolo: non erano più guerrieri, bensì interpreti di duelli teatrali, burocrati e studiosi di arti (poesia, musica e scrittura, che in Giappone avevano molta importanza).
Vedete delle somiglianze con i nobili europei? In effetti, non c’erano grandi differenze.

La casta dei samurai durò fino alla fine del 1800. La colpa della loro fine fu dell’imperatore Meiji, che cercò di occidentalizzare il Giappone in tutti i modi. Con due nuovi editti obbligò il taglio del codino dei samurai e proibì loro il diritto di portare le armi in pubblico.
Un’umiliazione senza precedenti, che segnò il termine di una figura secolare.

 

fonte

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