Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

La pratica di mettere in dubbio o smentire - basandosi su metodologie scientifiche - affermazioni false, esagerate, antiscientifiche è l'attività di un debunker[5]. La tradizionale area tematica di intervento del debunker concerneva inizialmente fenomeni ufologici, teorie del complotto, affermazioni sul paranormale, religione, eventi miracolistici o presunti tali, ricerche compiute al di fuori del metodo scientifico. Data la crescente diffusione del fenomeno Fakenews (disinformazione, complottismo, misinformazione, bufale) o nella terminologia adoperata da Claire Wardle[6] "ecosistema della disinformazione", la figura odierna dello sbufalatore si occupa principalmente di verificare l'attendibilità delle fonti mettendone in dubbio la veridicità del contenuto. Tale attività si focalizza sul processo comunicativo: ne ripercorre le varie fasi, partendo dal prodotto finito (notizia), analizzandone il contenuto, il contesto, le fonti, per individuare dunque le motivazioni all'origine della notizia ed eventualmente smascherarle. Di conseguenza, il lavoro del debunker consiste non tanto nel discriminare il vero dal falso, quanto piuttosto il vero dal verosimile. Egli utilizza determinati strumenti che la tecnologia offre e che si rivelano efficaci per stabilire la veridicità o meno di una notizia. Quelle cioè di chiarificazione, argomentazione e spiegazione con cui altri utenti, spesso esperti del tema, cercano di smontare le sciocchezze che sembrano fare così tanti proseliti sui social network. L'indagine ha mappato il modo in cui le persone hanno interagito con 50.220 post di questo genere circolati nel complesso su 83 pagine Facebook di carattere scientifico, 330 pagine "complottiste" e 66 pagine dedicate proprio al debunking: se gli utenti li hanno presi in considerazione, come hanno commentato, come si sono comportati in seguito.