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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Unità 731

Das Geländer der Einheit 731.

IL PERIMETRO DELL'UNITÀ 731. IMMAGINE: WIKIMEDIA COMMONS | CC BY-SA 3.0

UNA VITTIMA NON IDENTIFICATA DELL'UNITÀ 731. IMMAGINE: WIKIMEDIA COMMONS | GEMEINFREI

Unit 731 non è solo una canzone degli Slayer ma anche un noto comparto dell'esercito giapponese nel quale, durante la seconda guerra sino-giapponese e la Seconda Guerra Mondiale, venivano condotti esperimenti sugli esseri umani. La mente geniale dietro tutto questo era il microbiologo Shiro Ishii—un uomo da cui persino Josef Mengele aveva qualcosa da imparare in quanto a crudeltà e cialtroneria.

 

Il repertorio di Ishii prevedeva: vivisezione senza anestesia, congelamento, scongelamento e amputazione degli arti (anche questa senza anestesia.) Alle vittime venivano ricucite le gambe e le braccia amputate su altre parti del corpo e venivano iniettati per endovena sangue di animali e acqua di mare. Inoltre, i malcapitati venivano infettati con malattie sessualmente trasmissibili e persino centrifugati fino alla morte. Per testare le armi, invece, spesso venivano posizionati a diverse distanze da una granata—che poi veniva fatta esplodere.

 

Per lo sviluppo di nuove armi biologiche venivano usati come cavie i cinesi. Gli aerei a bassa quota bombardavano città e villaggi nemici con pulci infettate con la peste. Il problema, in quel caso, fu che le pulci infettarono anche le stesse truppe giapponesi, perciò, dopo il primo tentativo su vasta scala, l'esperimento fu interrotto.

In seguito alla disfatta del Giappone, nel 1945, un aereo pieno di americani atterrò davanti al complesso. I soldati si trovarono di fronte a uno spettacolo raccapricciante, ma allo stesso tempo interessante in un periodo storico in cui iniziava la corsa agli armamenti. Shiro Ishii, in possesso della chiave dell'Unità 731, propose agli americani un accordo: se fosse stato risparmiato insieme a tutti i suoi uomini avrebbe mostrato i risultati della sua ricerca. Morì a 67 anni di morte naturale e senza aver trascorso un solo giorno in prigione.

C'è da precisare che anche l'Unione Sovetica, la Corea del Nord e altri regimi si sono macchiati di crimini simili.

E adesso, finalmente, una buona notizia: esiste una marea di convenzioni che cercano di impedire questo tipo di trattamenti, come ad esempio la Dichiarazione di Helsinki. E una cattiva notizia per concludere: questi accordi non vengono quasi mai rispettati.

fonte

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