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Il Taal è uno stratovulcano attivo situato nella regione di Calabarzon, provincia di Batangas, sulla costa occidentale dell'isola di Luzon, nelle Filippine. Il vulcano è costituito da un basso cono di tufo che sorge nel mezzo del lago Taal, all'interno di una grande caldera del diametro di 25 chilometri. A nord delle Filippine a circa 70 chilometri dalla capitale Manila, in un'area metropolitana abitata da oltre 12 milioni di persone, vi è un'enorme caldera vulcanica con un diametro di oltre 20 km.
Praticamente per darvi un'idea dimensioni superano anche i nostri Campi Flegrei.
Un vulcano che, solo in questi ultimi giorni ha dato non poche preoccupazioni a migliaia di persone che abitano troppo vicino ad esso: il vulcano ha dato un tangibile segno di voler eruttare con una forza spaventosa. Il governo, ha dato ordine di abbandonare tutte le case e di non tornare per evitare vittime; nonostante questo molte persone sono ritornate a prendere cose a casa o a dar da mangiare ai loro animali.
Secondo il governo filippino, l’eruzione avrebbe già provocato danni all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca per oltre 53 milioni di euro. Le autorità hanno allontanato 50mila persone che abitavano in zone pericolose nelle province di Batangas e Cavite e ha allestito 200 campi per accoglierle. Intanto le città, i campi e le foreste attorno sono state completamente ricoperte di cenere. Il 14 gennaio la colonna eruttiva si è interrotta: ciò vuol dire che “questa fase di picco esplosivo è scemata”, ma l'eruzione è ancora in corso e “può evolvere in un'eruzione di tipo esplosivo, finire, o magari dare origine esplosioni violente di acqua e rocce (dette di tipo freatico) che possono andare avanti per un tempo lungo”, ha spiegato all'Ansa Piergiorgio Scarlato, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il fatto che sia stata decisa un'evacuazione di tipo preventivo “con un così alto numero di persone indica che un'evoluzione esplosiva di tipo Pliniano (come quella di Pompei nel 79 d.C.) è un'ipotesi reale, decisa su un principio di cautela”, ha detto ancora Scarlato.
In questo caso però l'impatto sarebbe ben maggiore dell'area di 25 chilometri quadrati evacuata e avrebbe ricadute “ben più ampie, per centinaia di chilometri. Basti pensare che nel raggio di 100 chilometri vivono 20 milioni di persone”. I vulcani filippini sono autentiche bombe atomiche, che esplodono con una violenza inaudita: il più noto, nel 1991, è stato il monte Pinatubo, che dopo 500 anni, il 15 giugno, aveva sventrato una montagna in pochi secondi e le sue ceneri miste a pietre erano salite fino a 32 km di altezza, ricadendo poi e lasciando sul terreno un totale di 722 morti con 200 mila persone senza tetto. Non sappiamo ancora se il vulcano Taal entrerà nella storia delle catastrofi, speriamo proprio di no.