Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
La mia salute ogni tanto sprizza scintille e un grazie doveroso, lo devo sempre ai medici che oltre a seguirmi professionalmente, mi sopportano e stanno imparando a comprendere le mie continue batutte che qualcuno sembra ormai apprezzare. Hanno già capito che quando mi metto con il pc portatile di fronte a me, sono all' opera e sono anche loro al corrente che....il blog del conte rovescio è il mio!
A breve sono sicuro che mi porteranno il pasto con il nome conte rovescio...
A parte gli scherzi, la convalescenza continua e con piccoli risultati, ogni giorno posso dire che la guarigione va avanti e nell' arco di una decina di giorni, ritengo che sarò fuori dall' ospedale per beccarmi un bel temporale, dato che al nord ormai sembra quasi consuetudine. Posso parlare dell' ospedale Molinette, dato che ne sono ospite, no?
L’ospedale Molinette è opera di Mollino. Ma non di Carlo, l’architetto-designer-fotografo-pilota-maestro di sci-scrittore eccetera eccetera, bensì di suo padre Eugenio, professionista tutto d’un pezzo dall’immaginazione creativa totalmente diversa da quella del figlio.
Il grande complesso ospedaliero, realizzato tra il ’27 e il ’34 (su un incarico risalente addirittura al 1915) al margine della città, lungo una direttrice che si dimostrava appropriata in virtù della preesistenza delle facoltà scientifiche, si definisce su un impianto a struttura ortogonale di diciannove padiglioni di altezza variabile dai due ai quattro piani, collegati da gallerie vetrate a due livelli. Il 21 luglio 1928 venne firmata una convenzione con cui si stabilì la sede del futuro ospedale, chiamata la Città Ospedaliera, lungo la sponda sinistra del Po nei pressi di un vecchio mulino chiamato “La Molinetta”: da qui il nome del complesso.
Ne venne fuori una sobria, lineare e rigorosa architettura funzionale che filtra la modularità della struttura spaziale in calcestruzzo armato, e che rifugge da qualsiasi orpello decorativo interno o esterno e da qualsiasi enfasi retorica. Come hanno scritto Magnaghi, Monge e Re nel loro “Guida all’architettura moderna di Torino”, «Al di fuori dalle polemiche tra razionalisti e tradizionalisti, rivoluzionaria nella refrattarietà alle mode formali e tutta intesa alla concreta problematica della costruzione, questa realizzazione pare nell’edilizia civile in qualche modo parallela all’architettura industriale di Mattè Trucco: e, come quella, denuncia il proprio limite nell’assenza di adattabilità». Ecco il motivo che sta spingendo verso lo spostamento del più importante ospedale del Piemonte in un nuovo sito, nonostante i numerosi interventi di trasformazione che si sono succeduti negli anni, dettati da necessità di capienza e dall’evoluzione funzionale dell’ospedale.
Tornando alla sua storia, l’ospedale venne inaugurato in pompa magna, presenti le autorità cittadine e il re Vittorio Emanuele III attorniato da una folla di personalità politiche e militari, il 9 novembre 1935. Il suo costo fu pari a 61 milioni, di cui 35 spesi dal Municipio, 21 dal Governo, 5 dall’Ospedale Maggiore (destinati all’arredamento) e 10 versati dalla famiglia Abegg. Durante la seconda guerra mondiale le Molinette rimasero agibili solo per metà a causa degli ingenti danni dovuti ai bombardamenti destinati alla Fiat Lingotto, alla Riv, alla linea ferroviaria, garantendo comunque i servizi e i ricoveri d’urgenza. Nel cortile di corso Bramante fu allestito anche un rifugio antiaereo dove vennero ricoverati i malati durante le incursioni aeree.