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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Allineamenti archeoastronomici: un diverso assetto per la Terra circa 17000 anni fa

 Si sono individuati quattro allineamenti archeoastronomici che convergono significativamente nel periodo compreso fra 16.200 e 17.400 anni fa circa: tre di questi allineamenti partono dai centri di base delle piramidi e si incrociano sul Gebel Qibli, mentre il quarto parte da  Heliopolis e punta a Giza. Nella tabella seguente riepilogo i dati essenziali: per ciascuna linea visuale si riportano l’azimut, la stella-obiettivo, la data in cui l’allineamento era verificato e infine l’ampiezza del campo entro cui si distribuiscono le date stesse.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
data
(yr BP)
KHUFU – GEBEL QIBLI 157,34° SIRIO
(levata)
16.710
KHAFRE – GEBEL QIBLI 128,04° ALNILAM
(levata)
17.430
MENKAURE – GEBEL QIBLI 100,16° ALDEBARAN
(levata)
17.270
HELIOPOLIS – GIZA 223,32° ALNILAM
(tramonto)
16.160
campo distribuzione date 16.893
±635

Come si vede, gli allineamenti si inseriscono in una finestra temporale di poco più di 1.200 anni, centrata sulla data di 16.900 anni fa circa.
La tabella seguente mostra lo scarto rispetto all’azimut teorico, supponendo di effettuare le osservazioni intorno a tale data.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
scarto
azimut
KHUFU – GEBEL QIBLI 157,34° SIRIO
(levata)
-1,61°
KHAFRE – GEBEL QIBLI 128,04° ALNILAM
(levata)
+3,63°
MENKAURE – GEBEL QIBLI 100,16° ALDEBARAN
(levata)
+2,41°
HELIOPOLIS – GIZA 223,32° ALNILAM
(tramonto)
-5,00°
deviazione standard degli scarti +3,94°

È evidente che, sotto il profilo statistico, quanto più ristretta è la finestra temporale e quanto minore è la deviazione standard degli scarti,  tanto più significativa è da ritenersi la convergenza: vale a dire, tanto più improbabile che sia puramente casuale.

A mio parere, questi dati dovrebbero incoraggiare l’idea che gli allineamenti archeoastronomici di Giza siano intenzionali. Tuttavia non si può ignorare un fatto, e cioè che la dispersione degli scarti sopra riportati non sembra compatibile con le capacità di un’attenta osservazione ad occhio nudo. Pertanto, o si ammette che le osservazioni furono effettuate a più riprese in un periodo molto ampio, oppure si deve presumere che esista un errore di tipo sistematico.

Analizzando più in dettaglio i dati, sembra in effetti di poter dire che incrementando di qualche grado tutti gli azimut il risultato statistico tende a migliorare. Il modo più semplice di incrementare simultaneamente tutti gli azimut è quello di ruotare il nord in senso orario, il che equivale a ipotizzare un antico diverso assetto della Terra, ossia una diversa posizione del polo nord geografico: ciò implicherebbe, per  l’antico sito di Giza, una diversa latitudine e un diverso orientamento cardinale, con  la conseguenza di apportare una variazione sistematica a tutti gli azimut precedentemente calcolati.

Quest’idea si incontra con alcune realtà archeologiche del sito di Giza che in tal modo potrebbero acquisire un preciso significato: mi riferisco al Muro del Corvo e ad altre strutture, che presentano un orientamento differente dal preciso orientamento cardinale che caratterizza tutti gli altri monumenti di Giza (fatta eccezione per le vie rialzate). Il Muro del Corvo , situato in prossimità del Gebel Qibli, è forse la più antica struttura della piana di Giza ed è orientato non esattamente ad est, come potrebbe sembrare naturale, ma a circa 6° più a nord dell’est. Anche la piccola piramide di Khentkawes ha la sua faccia orientale rivolta a circa 4° a nord dell’est; e così pure l’esteso insediamento adiacente ad essa (perciò denominata “città di Khentkawes”), recentemente scavato da Mark Lehner .

Val la pena verificare se questa ipotesi di un antico diverso assetto della Terra possa contribuire in maniera significativa a rafforzare la plausibilità degli allineamenti archeoastronomici di Giza e lo schema globale di correlazione terra-cielo.


Un disegno planetario

Ne  Il segreto di Giza ho sviluppato la tesi che segue: se si sovrappone alla Terra l’intera volta celeste, facendo corrispondere Giza con la stella Alnitak della Cintura d’Orione, ne scaturisce uno schema (che ho chiamato “disegno planetario”) che sembra porre in correlazione gli slittamenti polari (secondo la teoria di  Charles Hapgood ) con lo spostamento del polo celeste nel ciclo precessionale. Ora vorrei tentare un’operazione simile sulla base della nuova correlazione stellare che fa riferimento, come si è visto, alla regione del Duat celeste  con le costellazioni dei Gemelli, del Toro, di Orione, del Cane Maggiore e del Cane Minore. Lo scopo è, come ne Il segreto di Giza, di verificare se lo schema di sovrapposizione dimostri una coerenza intrinseca e dia segno, pertanto, dell’esistenza di un progetto intenzionale.

Si tratta di definire innanzitutto la geometria della sovrapposizione, ossia: a) il centro della sovrapposizione (cioè i punti da sovrapporre nelle rispettive sfere, terrestre e celeste); b) la rotazione relativa fra le due sfere rispetto al centro della sovrapposizione.
Per quanto riguarda il centro della sovrapposizione, le alternative sono diverse: ciascuna delle stelle principali del Duat celeste (Sirio, Alnilam, Aldebaran, Procione, Castore) è candidabile, ma si potrebbe pensare anche ad un punto medio rispetto a tutti questi astri: ad esempio la stella 13 della costellazione dell’Unicorno, come ho fatto in >Appendice 1 tentando un primo approccio al problema.

Non è semplice stabilire a priori, senza sconfinare nell’arbitrio, quale di queste soluzioni sia quella giusta, vale a dire quella originariamente pensata dagli artefici del sito; è forse preferibile, allora, scegliere la soluzione che offre i risultati migliori in termini di coerenza complessiva dello schema. Risparmiando al lettore i numerosi e laboriosi passaggi intermedi, ai fini della presente esposizione assumo direttamente la soluzione ottimale, che fissa Procione quale centro della sovrapposizione. A posteriori, devo dire che si vede una certa logica in tale scelta: intorno a 17.000 anni fa il meridiano celeste passante per Procione attraversava i Gemelli proprio fra le due ‘teste’ di Castore e Polluce, e ciò potrebbe aver attirato l’attenzione degli antichi artefici inducendoli ad incorporare tale allineamento nel loro schema.

A questo punto, fissato il centro della sovrapposizione, bisogna sovrapporre il cielo alla Terra. Poiché, però, la Terra è un globo osservabile dall’esterno, mentre la volta celeste lo è dall’interno, per procedere con l’operazione è necessario ‘rivoltare’ l’interno della sfera celeste all’esterno, realizzando un mappamondo celeste analogo al globo terrestre. Solo ora il mappamondo celeste può essere sovrapposto alla Terra facendo coincidere i punti di collimazione: Giza e Procione.

Resta da definire la rotazione relativa delle sfere rispetto al punto di collimazione. Innanzitutto, la rotazione dovrà essere tale da portare il nord celeste a corrispondere con il sud terrestre: questo ribaltamento delle direzioni cardinali è implicito nell’aver ‘rivoltato’ la sfera celeste dall’interno all’esterno, come detto sopra. Chiarito ciò, va detto che l’allineamento delle due sfere potrebbe essere univocamente definito solo se la mappa stellare coincidesse perfettamente con la mappa terrestre, vale a dire, se le stelle del Duat celeste fossero perfettamente sovrapponibili ai monumenti di Giza. Ma abbiamo già visto che non è così, e che la corrispondenza, seppure innegabile e  assai significativa, è comunque solo approssimativa: per gli eventuali errori o approssimazioni compiuti dagli artefici;  per le trasformazioni successive subite dal sito; per la diversa dimensione relativa delle due mappe terrestre e celeste (molto maggiore quella celeste); per l’ambiguità intrinseca ad ogni rappresentazione di geometria sferica; non ultimo, per l’incertezza dei dati su cui si basa l’archeoastronomia quando più pretende di rivolgere lo sguardo indietro nel tempo. Stando così le cose, non resta che verificare un’intera gamma di allineamenti compatibili con il margine di approssimazione riscontrabile nella sovrapposizione (imperfetta) del Duat celeste su Giza.

Cosa dovrebbe mostrare la sovrapposizione delle due sfere, così costruita? L’auspicio è di ritrovarvi una corrispondenza significativa, come potrebbe esserlo la coincidenza del polo terrestre con il polo celeste intorno a 16.900 anni fa. Anche in questo caso risparmio al lettore la meticolosa quanto noiosa esposizione di tutte le verifiche effettuate, e passo a fornire direttamente il risultato: nessun allineamento, fra quelli compatibili nel senso sopra precisato, è in grado di portare il polo celeste di 16.900 anni fa a coincidere con l’attuale  polo terrestre; ci va però molto vicino, ad appena 3° di distanza. Questo significa che se il polo terrestre si fosse trovato in un punto diverso dal presente (benché non tanto distante quanto ritenevo possibile ne Il segreto di Giza), allora lo schema di sovrapposizione potrebbe acquisire coerenza e pertanto credibilità.

Si tratta a questo punto di individuare con precisione quella ipotetica collocazione del polo terrestre tale da garantire la coerenza del disegno planetario e al contempo, possibilmente, migliorare la precisione degli allineamenti archeoastronomici.


L’antico polo

È stato necessario effettuare una lunga serie di computazioni e verifiche per accertare che la migliore convergenza delle date e il rispetto della coerenza del disegno planetario si ottiene assumendo che anticamente il polo nord geografico fosse ubicato alle coordinate lat. 85,7°N / long. 13,6°O.

disegno_planetario_a.jpg?w=500

Il disegno planetario: il polo nord 16.900 anni fa

Con questo assetto del globo terrestre, la direzione nord a Giza era ruotata di poco più di 3,5° in senso antiorario, in modo tale che il Muro del Corvo e la piramide di Khentkawes mancassero l’antico est di soli 2,5° e 0,5° rispettivamente. La tabella che segue riporta i dati relativi agli allineamenti archeoastronomici, modificati in funzione dell’ipotetico antico assetto della Terra.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
data
(yr BP)
KHUFU – GEBEL QIBLI 160,92° SIRIO
(levata)
16.830
KHAFRE – GEBEL QIBLI 131,63° ALNILAM
(levata)
17.110
MENKAURE – GEBEL QIBLI 103,75° ALDEBARAN
(levata)
16.780
HELIOPOLIS – GIZA 226,91° ALNILAM
(tramonto)
16.930
campo distribuzione date 16.912
±165

La data media è molto vicina a quella precedentemente calcolata, ma il campo di distribuzione delle date si è molto ristretto. Ora, la deviazione standard degli scarti rispetto agli azimut teorici, supponendo di effettuare le osservazioni intorno alla data media di 16.900 BP, è di circa 1,15°.

linea visuale azimut
(visibilità)
stella
obiettivo
scarto
azimut
KHUFU – GEBEL QIBLI 160,87° SIRIO
(levata)
-0,80°
KHAFRE – GEBEL QIBLI 131,57° ALNILAM
(levata)
+1,66°
MENKAURE – GEBEL QIBLI 103,69° ALDEBARAN
(levata)
-0,78°
HELIOPOLIS – GIZA 226,85° ALNILAM
(tramonto)
+0,19°
deviazione standard degli scarti +1,15°


Conclusione

Con l’ipotesi della dislocazione polare, il risultato già significativo emerso dalle verifiche esposte nelle appendici 1-2-3 viene ulteriormente corroborato: la convergenza della date degli allineamenti archeoastronomici si restringe ancor più intorno a 16.900 anni fa, ed emerge uno schema di sovrapposizione terra-cielo (il “disegno planetario”) in cui il polo celeste va esattamente a coincidere con l’antico polo geografico. Ritengo estremamente positivo questo risultato, che può essere inteso come un punto di incontro in cui indizi di natura archeologica ed altri di natura geofisica – come vedremo – si supportano a vicenda.

La mia proposta di mettere in campo un’ipotetica dislocazione polare (non ancora provata nel caso specifico e, in generale, neppure perfettamene compresa a livello teorico) potrebbe apparire azzardata e pregiudizievole per la validità complessiva delle mie tesi, qualora la scienza giungesse a smentire l’effettiva realtà dell’evento. Tuttavia osservo che il ‘disegno planetario’ presenta una sua validità anche nel caso che i poli geografici fossero sempre ubicati dove lo sono al presente: infatti, adottando una sovrapposizione cielo-terra leggermente differente (il che è possibile giacché si tratta di una corispondenza approssimata e non esatta) si ottiene un disegno planetario che porta il polo (sud) celeste di 16.900 anni fa alle coordinate lat. 31,1°E – long. 87,0°: vale a dire a soli 3° dal Polo Nord attuale.  Pertanto, benché ad un livello di precisione inferiore, si può comunque affermare che intorno a 16.900 anni convergono tutte le le correlazioni astronomiche descritte, anche nel caso che non si sia mai verificata la dislocazione polare ipotizzata.

disegno_planetario_b.jpg?w=500

Il disegno planetario nell'ipotesi che non siano avvenute dislocazioni polari

fonte

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