Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
Anonymous erano stati protagonisti di un altro attacco informatico lo scorso aprile. Si era attaccato il network di siti ufficiali della Formula 1, che sono rimasti oscurati per qualche ora a causa di un’intrusione del gruppo di pirati informatici. Il motivo di questa protesta online? E’ ancora una volta il tanto discusso GP di Formula 1 in Bahrain, che l’anno scorso non si era corso per sensibilizzare l’attenzione mondiale sui crimini compiuti dal Governo nella soppressione della rivolta popolare, mentre quest’anno è ritornato a essere in programma nonostante la situazione non si sia stabilizzata. Vittime i siti ufficiali F1 come www.f1.com e F1-racers.net, che sono rimasti oscurati per qualche ora prima di essere riportati alla normalità. Per quale motivo si è oscurato uno spazio, anzi due, così importanti e istituzionali? Ancora una volta gli Anonymous hanno preso di petto una questione prettamente “politica” che nulla c’entra contro major o etichette cinematografiche e musicali.
Come si poteva leggere nella dicitura del testo pubblicato, riportata anche all’interno del sito del ministero dell’Interno del Bahrain, caduto sotto i colpi degli attacchi informatici più o meno nello stesso frangente: “Il popolo del Bahrain ha combattuto contro l’oppressione del regime del re Hamad bin Al Khalifa per oltre un anno. Si sono registrati omicidi per le strade, aggressioni, gas nelle abitazioni, danneggiamenti a proprietà private da parte della polizia e sequestri. Il Regime continua la sua azione brutale ogni giorno e peggiora. Per questo motivo il GP del Bahrain andrebbe boicottato, perché i proventi dell’evento finanziano queste oppressioni“. Gli Anonymous hanno ricordato anche lo sciopero della fame che ormai prosegue da 70 giorni da parte dell’operatore umanitario Abdulhadi Alkhawaja, “Non è colpevole di nessun crimine, è perseguito solo per aver invocato il rispetto dei diritti umani per la popolazione“. Un intento lodevole, questa volta, per gli Anonymous che lo scorso 31 marzo sembrava potessero attaccare anche i giganti del web, ma si era capito subito che era solo una bufala.