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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Antichi scavi sotterranei e le nuove idee di utilizzare il sottosuolo

La scoperta potrebbe rivoluzionare il campo dell’archeologia e portare a una revisione della storiografia antica, così come potrebbe scontrarsi contro la cittadella accademica o sgonfiarsi alla prova dei fatti.

Non abbiamo infatti ancora dati sufficienti per inquadrare la notizia diffusa dall’archeologo tedesco Heinrich Kusch che ha dato alle stampe il suo libro Secrets Of The Underground Door To An Ancient World.

Dopo la scoperta nel 1994 di Gobleki Tepe  risalente a 12 mila anni fa e destinata a riscrivere la storia del Neolitico, ora emerge un’altra costruzione megalitica, altrettanto misteriosa: una rete di un migliaio di tunnel sotterranei che avrebbe collegato la Scozia alla Turchia – dove, guarda caso, si trovano proprio gli scavi di Gobleki Tepe, al confine dell’Iraq…

 

 

Molti testi antichi narrano di misteriosi popoli che vivrebbero al di sotto della “Terra degli uomini” e che sarebbero in grado di interferire con le vicende della storia. Alcuni di essi opererebbero per il bene dell’umanità, come i “Sette Saggi” che dalle profondità del Tibet controllano i destini del mondo; altri sarebbero invece bramosi della nostra civiltà e punterebbero alla sua conquista: il ferocissimo popolo dei Nagas dalle sembianze di serpente, ad esempio, terrorizzava periodicamente i popoli dell’Asia Centrale in tempi remoti.

Renè Guenon nel suo interessantissimo Le Roi du Monde raccoglie le memorie di Ossendowski e ci parla, tra l’altro, dell’incredibile mondo “inviolabile” di Agharti, centro iniziatico sotterraneo in Tibet.Dopo la scoperta in varie parti d’Europa, tra cui Austria e Germania, di tratti di tunnel, scavati nella roccia, presumibilmente risalenti al Neolitico, Kusch avrebbe dedotto che intorno al 10000 a. C. una popolazione sconosciuta avrebbe costruito i tunnel, o perlomeno avrebbe dato vita al progetto di un mega tunnel sotterraneo che avrebbe unito l’Europa alla Turchia.

Il Dr. Kush ha infatti dichiarato al German Herald che in Baviera sarebbero stati rivenuti ben 700 metri di questa rete sotterranea, mentre in Austria 350 metri, ma in tutto si tratterebbe di un migliaio di tratti di galleria.

Se non possiamo ancora accertare l’esistenza di un unico tunnel sotterraneo scavato nella roccia e al di sotto del livello del mare, è innegabile l’esistenza di diversi tratti di gallerie risalenti, secondo gli studiosi, al Neolitico.

Ora, viene da domandarsi il perché di queste immani costruzioni, gli strumenti utilizzati per scavare gallerie sotterranee e il tempo impiegato.

In merito al primo interrogativo gli studiosi sembrano orientati a spiegare l’architettura neolitica come una forma di rifugio della popolazione dai “predatori” in superficie: uno stratagemma simile non trova però riscontro in studi o scoperte precedenti.

In secondo luogo, quanto tempo potevano passare rifugiati sottoterra i nostri avi senza canaline o condutture d’aria?

I passaggi sotterranei misurano all’incirca 70 cm, ma in alcuni punti si allargherebbero lasciando spazio a delle vere e proprie “camere” dall’utilizzo sconosciuto, che farebbero però pensare alla Camera del Re e alla Camera della Regina della Piramide di Cheope. Un inutile esercizio di sincretismo archeologico? Forse, ma anche nel caso della Grande piramide ci troviamo di fronte a dei veri e propri enigmi, come la mancanza di cartigli o iscrizioni, la presenza dello Zed, e la difficoltà di accesso alla Camera della Regina. La rete sotterranea poteva avere anche una funzione “iniziatica” come probabilmente aveva la Grande Piramide, o serviva soltanto come passaggio da un luogo all’altro del pianeta? E in questo caso, che importanza dovremmo dare alle leggende che narrano di costruzioni sotterranee e di popoli che abitavano nelle viscere della Terra? Gli uomini del Neolitico potrebbero aver “imitato” delle creature che vedevano entrare e uscire della grotte o da nascoste entrate al mondo infero?

In attesa di una conferma da parte dei geologi, la data di costruzione della rete sotterranea sembra coincidere con quella del sito di Gobleki Tepe. Ciò farebbe almeno supporre che possa essere esistita una popolazione anti diluviana più evoluta del classico “uomo del Neolitico”, come abbiamo imparato a conoscerlo dalle conclusioni dell’archeologia accademica. Senza con questo dover necessariamente rispolverare il mito di Atlantide, Lemuria o Mu, non è così inverosimile teorizzare che siano esistite popolazioni scomparse con il Diluvio (riportato dai miti e dalle religioni classiche e accertato dalla geologia) autrici di quelle vere e proprie “anomalie” del sistema storiografico che stentano a farsi ricomprendere sotto la categoria di civiltà “primitive”.

Non è certo perché avevano a disposizione “molto tempo libero”, come alcuni archeologi hanno ipotizzato, che culture classificate come “primitive” avrebbero potuto dare vita a una rete sotterranea di tunnel o ai megaliti di Gobleki Tepe, dotati soltanto di selci e molta pazienza. Il tentativo di banalizzare le scoperte contemporanee perché la loro portata storico-simbolica sfugge ancora ai nostri cervelli positivisti, è ridicolo. Ed è un insulto a quelle popolazione che hanno impiegato decine o centinaia di anni per dare vita a complesse costruzione, il cui fine ancora ci sfugge per nostra limitatezza, non a causa loro…

Se negli ultimi trent’anni stanno emergendo dei reperti – e in questo senso vanno ricomprese anche le ossa di scheletri di Giganti rivenute in tutto il mondo – che sfidano il sapere comune e che non sono per questo “catalogabili” negli schemi che ci siamo fissati finora, forse, sono quelli stessi schemi – per quanto difficile e doloroso possa essere – che dovrebbero essere riveduti. Dal punto di vista storico, antropologico, filologico questi reperti non possono essere stipati a forza in categorie che non li possono contenere. Questa è una violenza che uno storico per quanto convinto delle proprie “credenze” e di quanto appreso fino ad ora, dovrebbe rendersi umilmente conto.

In secondo luogo ci si dovrebbe chiedere quali strumenti siano stati utilizzati ben dodicimila anni fa per scavare questa rete sotterranea e se, come sostiene l’archeologo tedesco, in seguito sorsero in prossimità delle entrate alle gallerie luoghi di culto e Chiese.

L’esistenza di queste gallerie era forse conosciuta anche in un recente passato? E se così fosse, perché questo segreto è rimasto letteralmente “sepolto” fino ad oggi?

 

 

Secondo una leggenda popolare, al di sotto dei Monti Martani esisterebbe (o sarebbe esistita) una grandiosa città sotterranea, regno della Regina degli Umbri: la città, chiamata Criptona, risalirebbe a molto prima dell’arrivo dei Romani, quando la regione era dominata dal popolo degli Umbri, che avevano la loro fortezza a Sant’Erasmo. Questo popolo indoeuropeo trovò e utilizzò le gallerie sotterranee scavate secoli prima da un altro popolo di cui si è persa ogni traccia: i Pelasgi.

Dalla montagna di Cesi – continua la leggenda – si apre la via a un vero e proprio regno sotterraneo fatto di città e strade larghe e comode, che la Regina degli Umbri utilizzava per spostarsi su bighe trainate da superbi destrieri.

Attraverso i cunicoli si attraverserebbe il Monte Eolo e si arriverebbe fino a Carsulae.

Nelle numerose grotte che si aprono nella zona, i sacerdoti in passato usavano gettare offerte (cibo, oggetti votivi) per propiziarsi le divinità ctonie. Ma c’è anche chi dice che quelle stesse grotte servivano ai popoli di superficie per comunicare con le genti della leggendaria Criptona.

Importanti scavi e ritrovamenti sono stati effettuati nella zona di Orvieto, riportando alla luce una vera e propria “città sotterranea” oggi visitabile mediante tour organizzati. Gli antichi abitanti di Orvieto avrebbero costruito cunicoli, gallerie, grotte, pozzi, cisterne e strade in quasi 2500 anni di scavi, forse dettati dall’esigenza di raccogliere riserve d’acqua per la propria sussistenza.

Ma anche Todi e Narni sembrano avere la stessa particolarità, e cioè un “mondo” al di sotto della propria superficie urbana.

E Perugia? La Rocca Paolina, simbolo dello spietato potere papale, rappresenta la parte “sotterranea” della città, con la sua architettura interna particolare, fatta di archi, di strade e di case. Ma non è la sola. All’interno della collina su cui poggia la città è stato scavato un fitto reticolato di cunicoli e tunnel, conosciuti dagli Etruschi (che in parte li utilizzavano per il trasporto dell’acqua) e poi riadattati per le esigenze delle genti medievali (in particolare i conventi e le chiese). All’epoca delle signorie sembra che le famiglie nobili li utilizzassero per la fuga, mentre in questo secolo quelli ancora percorribili servivano per ripararsi e proteggersi dalle bombe o dalla violenza dei soldati che saccheggiavano le case durante la guerra.

Risale all’epoca della guerra anche la costruzione del rifugio antiaereo posto sotto la Rocca Paolina. Il rifugio, con la sua struttura a H (due corridoi paralleli collegati da un tratto più breve) oggi è in completo disuso ma ancora interamente percorribile. Vi si possono trovare le tracce di un precedente assetto d’emergenza: panche laterali per sistemare i rifugiati, nicchie separate scavate nella roccia viva –  dove gli appartenenti alle diverse porte si ritrovavano, bagni e un locale di pronto soccorso, ecc. Restano oggi sono solo macerie di mattoni e sbarre di ferro orizzontali conficcate nel muro, ma il rifugio è stato molto utile alla città durante i bombardamenti.

Dalla Finlandia alla Danimarca, nei paesi scandinavi si afferma la tendenza a interrare edifici, luoghi pubblici e vie di comunicazione. Eppure nella regione meno popolata d'Europa non manca certo lo spazio in superficie.

Per la prima volta al mondo è stato presentato a Helsinki il progetto di un'intera città sotterranea. Entro il 2020 dovremmo assistere alla costruzione di 400 locali sotterranei per un volume complessivo di nove milioni di metri cubi. Un tunnel collega ormai da diversi anni la stazione centrale della città a un centro commerciale distante quasi un chilometro.

Qui si trova un negozio conosciuto in tutta Europa, lo Stockmann. La sua superficie è cresciuta fino a quasi 10mila metri quadrati. Per non intralciare il traffico nel centro cittadino, facilitare l'eliminazione delle macerie e trasportare i materiali, la città ha costruito una rete di vie sotterranee. Questa rete servirà in futuro come circuito sotterraneo di rifornimento per ridurre il traffico nel centro storico di Helsinki. Tre svincoli periferici a nord della capitale, sul mare, saranno costruiti in parte sottoterra.


Il prossimo progetto in cantiere si chiama Pisara, "la goccia" in finlandese. Si tratta di una ferrovia sotterranea che andrà dalla periferia alla vecchia stazione centrale, e che avrà effettivamente la forma di una goccia. In tre anni una ferrovia a grande velocità collegherà la stazione ferroviaria e la stazione della metropolitana all'aeroporto Vantaa, distante 20 chilometri. Il collegamento sarà sotterraneo e passerà sotto la pista di decollo.


La più grande stazione di autobus sotterranea è stata costruita cinque anni fa a Helsinki. E il posto più visitato della capitale è la Temppeliaukion, che ogni anno attira mezzo milione di turisti. Al contrario di Gerusalemme, il tempio è inserito nella collina. Il muro scavato nella roccia fornisce un'ottima acustica ed è un luogo perfetto per i concerti.


Helsinki accoglie anche l'Agenzia europea dei prodotti chimici (Echa), che gestisce le procedure di registrazione e controllo delle sostanze chimiche nell'Ue. L'argomento decisivo nella scelta del luogo è stato il suolo roccioso, che ha permesso di scavare quattro piani e delle sale conferenze. L'edificio resisterebbe anche a un attacco atomico, dicono con orgoglio i responsabili del luogo. A dieci chilometri dal centro storico di Helsinki è stata scavato il più grande centro commerciale del Nord Europa. Oltre ai negozi, ospita una piscina e numerose saune che fanno parte dello stile di vita dei finlandesi.


 

 

Ma tutte queste meraviglie non sono nulla in confronto al tunnel di 50 chilometri che dovrebbe attraversare Tallinn e collegare la Finlandia all'Europa. Il tunnel dovrebbe accelerare lo sviluppo della regione e diminuire la dipendenza dell'economia finlandese dal trasporto marittimo. Collegamenti stradali e ferroviari attraverso il golfo di Finlandia faciliteranno il trasporto delle merci e delle persone. Ma la decisione di costruire questo collegamento non è ancora definitiva.


Dall'altra parte del Baltico, nello stretto di Belt Fehmarn, si costruisce un tunnel di 18 chilometri a 40 metri di profondità. Il costo (più di cinque miliardi di euro) sarà a carico della Danimarca, che grazie a questo tunnel sotterraneo beneficerà di un collegamento permanente con la Germania. Finora c'era solo un collegamento sulla penisola dello Jutland.


Dal giardino alla miniera


In Svezia l'attività sotterranea si concentra a Stoccolma. Era dall'epoca di Alfred Nobel, inventore della dinamite, che non si sentivano altrettante esplosioni nella capitale. Sotto il lago Melar si costruisce un tunnel ferroviario che contribuirà a decongestionare l'area metropolitana e passerà accanto alla città vecchia e alla più antica chiesa della città, che risale al tredicesimo secolo e ospita le tombe dei re svedesi.


Ma gli investimenti sotterranei più interessanti in Svezia sono a nord, a Kiruna. Sui marciapiedi illuminati della sua miniera, mezzo chilometro sotto terra, c'è più gente che nel centro di Stoccolma. Tutti possono scendere nelle gallerie sotterranee, osservare il lavoro dei minatori, bere un caffè o visitare un museo e altri luoghi di questa città sotterranea. In superficie Kiruna è invece destinata a scomparire, perché ci si è resi conto che il filone di ferro più importante passa proprio sotto la città. Per sfruttarlo senza pericoli bisognerà quindi trasferire i suoi abitanti, anche se nessuno sa ancora dove.


Anche la costa norvegese investe sottoterra. La lunghezza di questa costa, compresi i fiordi e le isole, è di 25mila chilometri. Negli ultimi tempi i norvegesi cercano di renderla più dritta costruendo passaggi sotterranei e tunnel sottomarini. La galleria che collegherà le due più grandi città norvegesi, Oslo e Bergen, sarà lungo quasi 25 chilometri e diventerà il più lungo tunnel stradale del mondo.


Eppure la Scandinavia è una delle regioni d'Europa meno popolate; c'è abbastanza posto per tutti e sembra difficile capire il perché di questa tendenza. In passato si costruivano città giardino e gli scandinavi avevano un grande esperienza in questo campo (come per esempio il quartiere di Tapiola a Helsinki). Ma oggi si ha l'impressione che preferiscano abitare in luoghi che assomigliano più a una città che a un giardino. 


Indipendentemente da quello che pensano gli urbanisti, la gente pensa con la propria testa e con il proprio portafoglio. E oggi per andare a vivere in centro si è disposti a pagare cifre astronomiche. Ma visto che gli scandinavi non amano gli edifici alti e i grattacieli, l'unica alternativa era scavare. (traduzione di Andrea De Ritis)


 

 

Fonte : ildemocratico

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