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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Bersani e le sue dimissioni entro breve: il PD collassa

E’ Stefano Esposito, senatore Pd, a lanciare per primo la notizia su Twitter: a breve Bersani si dimetterà davanti all’assemblea dei grandi elettori al Capranica. E puntualmente, poco dopo accade. Pier Luigi Bersani si è dimesso da segretario del Partito Democratico, e ufficializzerà l’addio dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Queste le sue parole: “Abbiamo prodotto una vicenda di una gravita’ assoluta. Sono saltati meccanismi di responsabilita’ e di solidarieta’, oggi e’ stata una giornata drammaticamente peggiore di ieri. Uno su quattro di noi ha tradito. Per me e’ inaccettabile”. E ha concluso: ‘Nella situazione che si e’ creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione’. Infine ha annunciato che domani, alla 5° votazione, il Pd voterà scheda bianca.

“TRADITORI!” – Un’assemblea tesissima, quella del Capranica, dove Bersani, descritto dai presenti come furioso, annuncia le sue dimissioni accusando i franchi tiratori di essere dei traditori. Un’accusa che al termine dell’intervento del segretario viene rilanciata da altri, tra i quali Dario Franceschini che, a quanto si apprende, ripete le parole di Bersani: ‘uno su quattro ha tradito’. L’addio di Bersani dopo che sara’ risolto il nodo del presidente della repubblica si consuma cosi’ tra gli applausi, anche polemici, di qualcuno, e le accuse incrociate tra le varie tifoserie, alimentando il sospetto che il Pd sia a un punto di rottura nel quale non si escludono scissioni. E si torna con orrore alla storia di una decina d’anni fa:

 

DIMISSIONI DI BERSANI, I MOTIVI -

A pesare sulla scelta, senza dubbio, il tradimento vigliacco dei 100 franchi tiratori che in mattinata avevano applaudito Prodi per poi impallinarlo a sera. Un’elezione, quella del padre fondatore del Pd, che aveva tutta l’aria di una sfida simbolica non tanto al paese, quanto al partito. Il modo per rinnovarsi, tagliando la parte marcia che da sempre lo zavorra, dando un duro colpo a Berlusconi e persino a Grillo. La più grande delusione di Bersani è forse proprio questa: aver constatato con mano l’inutilità di anni d’insulti e sacrifici, delle umiliazioni con i grillini e davanti agli elettori, di tutto. L’aver compreso di aver posto fiducia nelle persone sbagliate. Più precisamente, in cento di loro.

bersani si dimette

BERSANI SI DIMETTE E FA BENE –

Pierluigi Bersani con il suo gran rifiuto ora dice ufficialmente basta a una parte marcia del partito che presiede(va), e lo fa con tutte le ragioni. Quello che in questi due giorni è successo è incredibile e inaccettabile: non si è mai visto nella storia politica del Paese, se non nei suoi momenti più bui, che un segretario di Partito candidato Premier debba dimettersi per colpa del suo stesso partito. Nemmeno nei paesi più disagiati del mondo si verificano ancora simili giochetti alle spalle dell’elettorato e del paese. E chi esulta oggi per i guai del Pd ha fatto male i conti: l’insoddisfazione non si può fermare né “domare”. E sicuramente ad oggi, nonostante l’addio di Bersani, non è sazia.


BERSANI SI DIMETTE, LA GIORNATA – Con tutta probabilità è il flop di Prodi a determinare l’addio di Bersani al Partito Democratico, arrivato dopo una nervosissima giornata segnata dal tradimento di 100 franchi tiratori durante la votazione del presidente della Repubblica, ruolo per il quale Bersani aveva in mattinata proposto il padre del partito, Romano Prodi. Un nome, come detto, approvato con un applauso scrosciante (e falso) in assemblea, ma che non si è poi concretizzata in elezione durante lo scrutinio del pomeriggio, quando anzi Prodi non ha ricevuto nemmeno i voti di tutta la coalizione che lo sosteneva.

BERSANI E LO SMACCO -

Uno smacco incredibile per Bersani, che prende la giusta decisione e lascia il partito in mano ai suoi assassini, da domani in prima fila (si spera) ad affrontare la questione presidenziale con il primo dilemma: inciucio con il Pdl sì o no? Basterà la mediazione di Monti (una facciata?) a mascherare al popolo un Presidentissimo? Come reagirà il paese se, a questo punto, non venisse eletto Rodotà? Tutte domande che i coraggiosissimi cento dovrebbero iniziare a farsi. Così come i loro ispiratori.

 

fonte

 

 

 

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