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Il fisico David Hathaway del Marshall Space Flight Center, durante un incontro dell’American Geophysical Union a San Francisco, ha affermato che il ciclo solare numero 24 “ha tutte le carte in regola per essere il più intenso ciclo solare degli ultimi 400 anni”.
Ha calcolato che, nel momento di massimo, le macchie solari saranno pari a 160, dandosi un margine di errore di 25 macchie in eccesso o in difetto.
Il ciclo numero 24 potrebbe raggiungere il suo picco proprio in questi mesi.
L’analisi di Hathaway è stata confermata anche dal professor Mausumi Dikpati del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado.
Quando una tempesta solare si scontra con il campo magnetico terrestre, l’impatto causa una scossa nel campo stesso. Se tale scossa è molto potente prende il nome di tempesta geomagnetica.
Nel 1859 ci fu la più grande tempesta geomagnetica o solare mai registrata, conosciuta come “Evento di Carrington”, distrusse le reti del telegrafo di tutto il mondo e produsse un’aurora boreale visibile anche a latitudini inusuali (es. Roma, Giamaica, Hawaii e Cuba). Fu visualizzata il primo settembre 1859 e deve il suo nome a Richard Carrington, un astronomo inglese che, grazie al suo studio delle macchie solari, fu precursore anche della Legge di Spörer. Richard Carrington, allora all’età di 33 anni, accentrò la sua attenzione su un paio di luci accecanti apparse improvvisamente dentro una formazione di macchie solari che stava studiando; avevano una strana forma a fagiolo ed eguagliavano, se non superavano addirittura, la stessa luminosità della nostra stella. Il giorno successivo, poco prima dell’alba, i cieli nei pressi delle latitudini di Cuba, Bahamas, Giamaica, El Salvador ed Hawaii si colorarono di rosso sangue a causa di intense e variopinte aurore, la cui causa era da riportare a quelle luci che Carrington la mattina precedente aveva avuto la fortuna di poter osservare, ed altro non erano che flare, esplosioni magnetiche che avvenivano sulla superficie solare.
Nel 1958 si è registrata una tempesta geomagnetica così forte che le aurore boreali hanno illuminato i cieli a latitudini meridionali come quelle del Messico. A quel tempo, però, non esisteva ancora l’attuale tecnologia nelle telecomunicazioni e la sua diffusione capillare sul pianeta; e a quel tempo non erano in orbita satelliti che le tempeste elettromagnetiche potessero mettere fuori uso.
Se accadesse oggi quello che è accaduto in passata gli effetti sarebbero sicuramente molto più gravi.
Una buona dimostrazione ce l’ha fornita un flare che nel 1989 ha colpito il continente nordamericano bruciando le linee elettriche, facendo saltare le power grid negli Stati Uniti e in Canada e provocando pertanto lunghi blackout di corrente. E si è trattato solo di un episodio. La tempesta ha danneggiato trasformatori in Quebec, New Jersey, e in Gran Bretagna, causando più di 200 anomalie di alimentazione attraverso gli Stati Uniti dalla costa orientale a Nord-Ovest del Pacifico.
Che cosa succederebbe se gli episodi fossero molti e ripetuti in breve tempo?
Un assaggio ci è stato dato nell’anno 2005, caratterizzato dall’arrivo sulla Terra di flare estremamente potenti; e il 2005 è stato un anno di minimo solare eppure a settembre si è raggiunta una fase culminante delle tempeste, in una delle settimane più turbolente della storia dell’attività solare documentata.
Intanto, vi è da dire che una tempesta solare eccezionale si è già verificatasi tra il 22 ed il 23 gennaio 2012 che secondo quanto riportato nel sito della Nasa, sarebbe stata la tempesta solare più grande di quella del 2005.
I prossimi 18 mesi saranno caratterizzati da una elevata attività solare, che produrrà fino a sei tempeste elettromagnetiche potenti che raggiungeranno la Terra. Questo è stato affermato negli ultimi giorni dal celebre astrofisico britannico Maggie Aderin-Pocock.
“Ora il Sole è al culmine del suo ciclo di attività di 11 anni, anche se la tempesta non ha causato alcun danno, credo che ne verrà una più potente“, ha detto Aderin-Pocock in merito alla tempesta solare del 15 marzo di classe M. Secondo le stime del gruppo internazionale di scienziati, l’attuale fase di attività solare continuerà fino al 2013. “In un futuro ci saranno tempi duri a venire “, ha detto l’esperto.Tuttavia, molte persone in diversi paesi si sono lamentati di ulteriore deterioramento della salute, così come l’umore, che secondo gli esperti, potrebbe essere correlato alle tempeste solari.
E’ pur vero che il campo magnetico terrestre ci protegge: ma il campo magnetico terrestre si sta indebolendo e potrebbe cessare di essere una valida protezione.
Il centro di massa del sistema solare si sposta continuamente a causa delle configurazioni orbitali e degli allineamenti planetari, e può arrivare a raggiungere un punto lontano anche 1,6 milioni di chilometri dal Sole stesso. Come è naturale che sia, il Sole tende a oscillare e a rigonfiarsi verso il centro di massa del sistema solare. Quanto è più intensa l’attrazione gravitazionale che agisce sul Sole, tanto più probabile è che la superficie della stella si fessuri, liberando di colpo quella che viene chiamata “radiazione imprigionata“, l’insondabile quantità di radiazione intrappolata dentro il Sole, una radiazione che può essere rimasta intrappolata anche da decine di migliaia di anni e la cui violenza è davvero inimmaginabile.
In circostanze normali questa radiazione fuoriesce dal Sole in un flusso più o meno costante, ma se la superficie della nostra stella venisse lacerata, la radiazione imprigionata potrebbe essere rilasciata in grandi eruzioni.
Sami Solanki, dell’Istituto Max Planck per la ricerca sul sistema solare di Katlenburg-Lindau, in Germania, ha dichiarato che ”attualmente il Sole è più attivo che in qualsiasi altro momento degli ultimi 11.000 anni, con l’eccezione, forse, di alcuni brevi periodi”.
Il glaciologo dell’Università dell’Ohio Lonnie Thompson da anni sta raccogliendo una massiccia documentazione e riprova del fatto che 5200 anni fa la Terra abbia subito una catastrofe climatica. Attraverso l’analisi di molti elementi, che vanno dagli anelli di crescita degli alberi ai cadaveri umani, dal polline delle piante agli isotopi dell’ossigeno, lo scienziato è giunto alla conclusione che 5200 anni fa un’improvvisa caduta, seguita da un’impennata dell’attività solare, ha trasformato il Sahara da una zona verdeggiante in deserto, ha ridotto le calotte glaciali ai poli e ha alterato l’ecologia globale.
Nasa: uno scudo protettivo per difenderci dalle tempeste solari
Un nuovo progetto della NASA chiamato “Solar Shield” potrebbe contribuire a proteggere le linee elettriche da questi eventi. “Solar Shield è un sistema nuovo e sperimentale che tramite previsioni di andamento solare, permette di mettere in sicurezza le linee prima della tempesta magnetica”, spiega il leader del progetto Antti Pulkkinen “Possiamo grazie a queste previsioni sapere quali trasformatori stanno per essere colpiti da un evento di questo tipo e quindi spegnerli per salvaguardarne l’integrità”. Ciò che crea questi danni viene definita all’americana “GIC” – abbreviazione di Corrente Geomagneticamente Indotta. Quando una CME, ovvero Emissione di Massa Coronale (cioè quando il sole espelle miliardi di tonnellate di particelle ad alta energia dalla sua superficie) colpisce il campo magnetico terrestre, l’impatto destabilizza il campo magnetico stesso e lo fa vibrare. Queste vibrazioni magnetiche inducono correnti ovunque, dagli strati superiori dell’atmosfera terrestre fino al suolo sotto i nostri piedi. Le più potenti correnti geomagneticamente indotte possono sovraccaricare i circuiti, distruggendoli.
Insomma, il sistema dell’agenzia spaziale americana è un vero e proprio scudo solare. Dotato di trasformatori, i quali dovrebbero contenere l’energia costantemente emessa, anche se, spiegano alcuni tecnici della Nasa, “questi sarebbero molto costosi e difficilmente riparabili in caso di guasti“. Inoltre, la Terra rimarrebbe sotto costante minaccia e, dunque, priva di difesa dalle scariche di energia durante l’intero arco di tempo necessario alla loro riparazione.
La Nasa ha ideato un piano in cui sarà possibile ipotizzare dove e quando le tempeste potrebbero nascere prima di raggiungere l’atmosfera. Il SOHO (Solar & Heliospheric Observatory) e le due navicelle STEREO (Solar Terrestrial Relations Observatory) saranno così in grado di identificare la massa coronale espulsa (CME-Coronal Mass Ejection) verso la Terra, creando un’immagine 3D che possa aiutare gli astronomi a misurarne la potenza e a determinarne la direzione.
Il viaggio del CME dal Sole alla Terra dura dalle 24 alle 48 ore, a seconda della sua intensità. Una volta intercettata la tempesta solare, la navicella spaziale ACE (Advanced Composition Explorer), grazie ai suoi sensori, ne rileverebbe la velocità, il campo magnetico e la densità già ad una distanza di 930.000 miglia dalla Terra. In meno di mezz’ora, dunque, la Nasa assicura la possibilità di calcolare con una discreta precisione il luogo di impatto della GIC. Ciò ridurrebbe il periodo di tempo durante il quale la zona di impatto rimarrebbe nel blackout.
Lo scudo solare è ancora al vaglio delle sue possibilità di riuscita. Tra i contro che ne rallentano la sua sperimentazione ci sarebbe di fatto la sua resistenza alle alte temperature e la capacità di contenimento delle scariche di energia, nonché la sua precisione nell’anticiparle.