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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Dopo la morte? Saremo atomi di idrogeno

Pubblicati tutti i file della Difesa sugli Ufo
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Gli alieni, almeno quelli che hanno preso contatto con la Terra, hanno i piedi molto grandi, conoscono la sorte degli uomini, e si spostano proprio sui noti dischi volanti. E' quanto emerge dagli oltre 2000 documenti sugli Ufo del ministero della Difesa della Nuova Zelanda, che ha deciso di rendere noti tutti gli 'X File' che descrivono gli 'incontri ravvicinati' con forme di vita da altri pianeti, in anticipo sui tempi, perché la loro pubblicazione era prevista per il 2050.

Tra i documenti più interessanti, quello del 1978 che attirò l'attenzione dell'allora premier Robert Muldoon, che descrive l'incontro nei cieli sopra South Island tra un aereo cargo e migliaia di luci fortissime che nessun radar è stato in grado di identificare. C'è anche un video che registrò l'accaduto, mai spiegato dalle autorità nonostante le diverse inchieste aperte.

In un altro file c'è un testimone che descrive e documenta il suo incontro nel 1995 con un omino verde con un piede di enormi dimensioni, che gli ha raccontato come gli uomini, dopo la morte, si trasformino in atomi di idrogeno per 150 anni per poi diventare particelle di sodio.

Non si tratta di testimoni qualunque, ma i documenti raccolgono i racconti di piloti dell'aviazione o personale aereo, e sono accompagnati da disegni delle loro apparizioni.Alcuni contengono anche esempi di 'scrittura' aliena.

 

 

epicurea hack

“Io non credo nel destino, le cose succedono e basta. Come gli epicurei, mi dico: finché ci sono io c’è la vita, quando c’è la morte non ci sono più io. non credo nell’aldilà, non credo ci sia nulla dopo la morte. Credo che le mie molecole resteranno, l’atomo di idrogeno è praticamente immortale, ha una vita lunghissima, quindi le particelle che compongono il mio corpo sopravvivranno. Non sarò più io, le mie molecole si sparpaglieranno nell’atmosfera terrestre, serviranno a costruire altre persone, altri oggetti, chissà. Comunque io non ci sarò più. Non ho paura di morire, ho paura di soffrire, paura dell’accanimento terapeutico, ad esempio di restare un vegetale nelle mani degli altri. Penso che il mio cervello sia l’hardware e l’anima il software, costruito dall’esperienza. Dal momento in cui si nasce a quello in cui si muore noi facciamo continuamente nuove esperienze, che vanno ad arricchire e costruire il nostro software. L’anima/software muore con me, con la morte il cervello non esiste più e tutto finisce. (…) Non sono mai andata sulla tomba dei miei genitori, non vado a trovare ossa sepolte, preferisco guardare i miei cari guardando una loro foto (…) Ho avuto una vita piuttosto felice, tutto sommato.”
Margherita Hack.

 

 

http://www.ansa.it

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